Il suo “Stasera tutto è possibile” ha appassionato e divertito ancora una volta la grande platea Tv. Lo showman napoletano è ora protagonista su Rai 2 con “Bar Stella”, il martedì, il mercoledì e il giovedì in seconda serata : «Far rivivere quel luogo è riportare a galla tutte le mie emozioni»
Dalla prima partecipazione ad “Amici”
nel 2009 come ballerino alla conduzione delle prime serate sulla Rai, Stefano
De Martino di strada ne ha fatta tanta. Sul palco nelle vesti di padrone di
casa ha dimostrato di saperci fare, e così ecco arrivare i successi di “Made in
Sud”, condotto anche in piena pandemia, dell’esilarante “STEP”, del musicale
“Tim Summer Hits”. A Stefano l’applauso trasversale di un pubblico che ne
apprezza classe e genuinità e che dalla scorsa settimana ha ripreso a
frequentare il “Bar Stella”, luogo caro al conduttore e ormai familiare ai
telespettatori. «Se lo scorso anno abbiamo raccontato
la storia del bar di Torre Annunziata che fu del mio bisnonno, di mio nonno e
di mio padre, in questa seconda edizione ‘Bar Stella’ è sempre più un live
show, con la musica dal vivo, le chiacchiere tra amici, gli ospiti, il commento
alle notizie del giorno» dice De Martino. In onda dal Centro
di Produzione della Rai di Napoli, il programma si ispira alla Tv di ieri,
quella di Arbore e di Corrado, pur volendo raccontare le storie e le emozioni
dei nostri giorni. «Mi piace la televisione di un tempo, amo
rivedere i varietà che hanno fatto storia, i conduttori che hanno reso unica la
nostra televisione. Penso ad esempio, tra i più grandi, a Corrado, maestro di
ironia» prosegue lo showman che con “Bar Stella” si è messo in gioco
al cento per cento, come conduttore e autore: “Far rivivere il Bar Stella è
riportare a galla tutte le mie emozioni. Lì sono cresciuto, trascorrevo le mie
giornate dopo la scuola, pranzavo, facevo i compiti, giocavo con mio nonno.
Quel luogo rappresenta per davvero un pezzo di me». Obiettivo di De Martino, regalare un sorriso allo spettatore a fine
giornata: «Ci mettiamo tutto il nostro entusiasmo, la nostra curiosità, a chi
ci sceglie attraverso la Tv cerchiamo di trasmettere fiducia». Protagoniste di
“Bar Stella” anche nella nuova edizione sono la comicità e la musica. Dietro il
bancone il barista Luciano (Herbert Ballerina) e la barista Ambrosia (Vincenzo
D’Ambrosio), nel locale immancabile l’Avvocato D’Afflitto (Giovanni Esposito) e
il cameriere Franco (Franco Castiglia). Ad assicurare la musica dal vivo i
musicisti della Disperata Erotica Band. «Mi sento molto fortunato, faccio il
lavoro che amo insieme a persone che stimo. ‘Bar Stella’ è il mio programma del
cuore e mi rende felice» prosegue De Martino, che nella
stagione televisiva in corso ha già portato a segno un altro importante
risultato, la conferma del successo di “Stasera tutto è possibile” che
ereditato da Amadeus conduce da quattro edizioni. E ora? Tanta voglia di
continuare a raccontare e a raccontarsi, tre sere a settimana su Rai 2, con la
semplicità e il brio che da sempre lo contraddistinguono. Un po’ varietà, un
po’ late show, il conduttore apre le porte di “Bar Stella” a tutti, proprio
come accadeva nel locale di famiglia: «Tra i tavoli del bar c’era chi
festeggiava e chi cercava consolazione alla fine di una giornata andata così
così, c’erano il medico e il pescatore. C’era la vita. Nonno sapeva mettere
tutti a proprio agio».
Da lunedì 5 dicembre alle 7.15 su Rai 2 e RaiPlay il nuovo atteso programma dello showman siciliano in diretta dal glass box studio di Via Asiago a Roma
Pronto a dare
il buongiorno agli italiani con l’ironia e il sorriso che l’hanno reso uno degli
showmen più amati di sempre. Fiorello sta per tornare in Tv e lo fa con “Viva
Rai 2!”, dal 5 dicembre ogni mattina alle 7.15, in onda anche sulla piattaforma
RaiPlay e su RadioTuttaItaliana. Al suo fianco Fabrizio Biggio e un cast semplicemente
effervescente, a partire da Gabriele Vagnato, tiktoker
da oltre 3,5 milioni di follower, dal coreografo Luca Tommassini, dal maestro
Enrico Cremonesi e dal rapper Daniele Lazzarin, in arte Danti. «Iniziare la giornata con il
buonumore credo sia fare servizio pubblico, questo rientra nei compiti della
Rai» dice l’amministratore delegato Carlo Fuortes. Con Fiorello
l’infotainment incontra il varietà, per un appuntamento rigorosamente in
diretta che prenderà spunto anche dalle notizie della giornata. Ingrediente
imprescindibile la satira. Non
mancheranno la lettura dei giornali con l’originalissima rassegna stampa, gli
ospiti musicali, balletti e inviati sui
generis. Casa del programma, il glass box costruito all’esterno della sede Rai
di Via Asiago a Roma, una grande scatola trasparente che consentirà al pubblico
(passanti compresi) di essere parte integrante di quello che il conduttore ha
definito un “mattin show”. Centoquindici spettacoli da non perdere. Il
programma andrà in onda in replica su Rai 1 in terza serata e nel weekend, alle
10.30, su Rai Radio 2.
Dal 29 novembre, il
martedì, mercoledì e giovedì, con Stefano de Martino su Rai 2
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
Stefano de
Martino riapre il suo Bar Stella su Rai2 in seconda serata dal martedì al giovedì.
Se la prima
stagione, in onda lo scorso inverno per quattro puntate, ci ha fatto conoscere
lo storico bar del nonno di Stefano, la sua storia e i personaggi che vi
lavorano, quest’anno si entra nel vivo delle storie dei clienti che
frequenteranno il locale, con un focus aperto ad avventori nuovi in ogni
puntata: personaggi che propongono “argomenti da bar” inaspettati e
sorprendenti (spesso legati all’attualità, vista la frequenza della messa in
onda) che possono divenire oggetto di discussione, leggera e spensierata come
sempre, fra clienti e lavoranti del posto.
Un’attenzione
particolare sarà data agli ospiti musicali che, con il gruppo resident
‘Disperata Erotica Band’, proporranno versioni di classe e originali di brani
sempre famosi.
Insomma, quest’anno
il barista Luciano (Herbert Ballerina) e l’Avvocato D’Afflitto (Giovanni
Esposito) la barista Ambrosia (Vincenzo D’Ambrosio) e il cameriere Franco
(Franco Castiglia) disquisiranno di arte, economia, ambiente, con avventori del
calibro di professori universitari, imprenditori, sociologi, filosofi.
Ma sempre… non
troppo seriamente, davanti ad un aperitivo o un buon caffè.
Il grande pubblico ha applaudito le sue gesta alle Olimpiadi di Atlanta, dove conquistò l’oro, e nelle più importanti competizioni internazionali di atletica leggera. Il RadiocorriereTv incontra il campione degli anelli Jury Chechi, tra i protagonisti del programma “Il circolo dei Mondiali” in onda su Rai 1 e RaiPlay
Come
è stato ritrovare la squadra del “Circolo…”?
Molto
bello. “Il Circolo degli
Anelli” è stato un’esperienza divertente,
anche istruttiva. Ritrovare i miei compagni di viaggio è stato molto piacevole.
Come
affronta la diretta?
A
volte con un po’ di preoccupazione, sempre con senso di responsabilità, perché
cerco di fare bene. Però la vivo anche con la consapevolezza che se ti prepari
le cose possono andare bene, proprio come facevo per le gare. La preparazione
ti aiuta a gestire meglio il momento della diretta.
Che rapporto è nato con i suoi compagni di squadra?
Sara
Simeoni la conoscevo già bene ma ho avuto la possibilità di conoscerla ancora
meglio al “Circolo degli Anelli”. Una persona straordinaria, di grande umanità
e simpatia. Quando capisci che una persona è se stessa, e non solo una grande
atleta forte e determinata, è davvero una grande sorpresa. Alessandra De
Stefano è una professionista straordinaria e di grande competenza, Diego
Antonelli è una persona molto piacevole che ha capacità giornalistiche non
indifferenti.
Lei
e Sara Simeoni siete diventati una coppia televisiva, parola d’ordine ironia…
L’ironia
e la leggerezza sono davvero utili, importanti, ma sempre con sobrietà,
competenza. Spesso mi sono permesso di dare delle indicazioni, di fare delle
proposte, ma sempre tenendo presente il nostro vissuto. Non siamo né uno
showman né una showgirl. Abbiamo competenze sportive e non snaturiamo il nostro
modo di essere.
Conosciamo
la sua intesa con gli anelli, con il calcio come va?
Il
calcio lo seguo, mi piace, ma non sono tifoso di nessuna squadra. Lo seguo così
come tutti gli altri sport.
Va
allo stadio?
Sono
andato poche volte, alcune è stato piacevole altre meno. Nei tifosi scattano
meccanismi che non comprendo fino in fondo, e poi vedere una partita in piedi
dà noia (sorride). Allo stadio non puoi sederti, i tifosi sono sempre in
movimento.
I
Mondiali sono appena iniziati, come sta andando?
Da
un punto di vista tecnico-tattico questo Mondiale mi sta piacendo molto, ci
sono tante sorprese. Simpatizzo per il Giappone, ha vinto contro la Germania e
sono felicissimo. Un bellissimo campionato, anche se l’assenza dell’Italia fa
un po’ perdere valore alla competizione.
C’è
una formazione che l’ha conquistata più delle altre?
Al
momento mi ha colpito positivamente l’Inghilterra, anche se nel confronto con
l’Iran non ha espresso tutte le sue potenzialità, e poi la Francia, competitiva
nonostante le assenze. Può davvero ambire, ancora una volta, ad arrivare verso
la fine del torneo.
Sono
Mondiali molti discussi, in cui molti giocatori sono promotori di gesti forti, simbolici.
Anche questo è la forza dello sport?
Sì,
ma anche se sarò impopolare, credo che certe volte diamo a un evento sportivo delle
responsabilità, dei significati, che vanno oltre quello che è l’evento stesso. Penso
ai messaggi della Germania contro la
Fifa, o dell’Iran, che non ha cantato l’inno, o alla fascia arcobaleno. Sono
gesti che vogliono sensibilizzare su situazioni che vanno certamente sistemate,
ma non credo che i Mondiali di calcio debbano avere anche questo compito.
Quale
finale vorrebbe vedere?
Quella
che purtroppo non vedrò, perché l’Italia non c’è. L’altro mio sogno, e penso rimarrà
tale, sarebbe vedere Giappone-Argentina.
Quanto
sport c’è nella sua vita?
Il
più possibile (sorride).
Cosa
fa per mantenersi in forma?
Corpo
libero, in gergo tecnico calisthenics, la base della ginnastica. E poi amo
andare in bici.
Che
cosa le hanno dato, negli anni, il pubblico e la popolarità?
Una
delle gratificazioni più importanti della mia vita. Ci sono persone che mi
riconoscono e mi fanno i complimenti, mi ringraziano. Sono testimonianze
gratificanti. Sono importanti la fama e i soldi, ma nulla quanto l’affetto
delle persone.
Chi
è Jury Chechi nella vita di tutti i giorni?
Un
uomo che ha ancora degli obiettivi da raggiungere e al tempo stesso sereno per
avere raggiunto il più importante della sua vita.
“Qui e Ora” è il terzo dei cinque appuntamenti con le opere teatrali di Mattia Torre con la regia televisiva del Premio Oscar Paolo Sorrentino. Protagonisti dello spettacolo Valerio Aprea, che abbiamo intervistato, e Paolo Calabresi. Il 3 dicembre alle 22.00 su Rai 3
Valerio Aprea, qual e
il valore del teatro di Mattia Torre oggi?
Il coronamento di un percorso, iniziato tanti anni fa nella
più totale sordina che è arrivato fino a qui. In questo mestiere, se si rimane
assolutamente fedeli a se stessi, portando avanti quello che ci rappresenta
profondamente – come ha fatto Mattia – senza cercare alcuna forma di successo,
il successo arriva. Non è un caso che la firma televisiva sia quella di Paolo
Sorrentino.
Qual è l’eredità di Torre?
Rappresenta tutta la mia vita, al pubblico Mattia lascia del
materiale imprescindibile. Tra le sue tante peculiarità, ha dimostrato che la
scrittura può anche permettersi di utilizzare in abbondanza una forma di
turpiloquio senza per questo essere mai lontanamente volgare, anzi coltissima. Mattia
è stato elegante e raffinatissimo perfino nell’usare parolacce, mischiando nei
suoi testi lessico sopraffino e lussureggiante.
In che modo convivono i
diversi linguaggi del teatro e della televisione?
“Sei Pezzi facili” sono la dimostrazione del fatto che il
classico ossimoro teatro-televisione, sia possibile. In questo caso è stata
molto importante la mano di Sorrentino che ha portato il cinema a servizio del
teatro per la televisione. Una miscela misteriosa ben riuscita. Chi ha avuto la
fortuna di assistere alla registrazione dello spettacolo dal vivo, ha vissuto le
macchine da presa come parte integrante dello spettacolo, tra interazione e
fusione totale.
Davanti a quale
emozione mettono queste opere?
Sono quattro monologhi e due spettacoli. Io faccio “Gola”, un
reading di mezz’ora, forse lo spettacolo più esclusivamente comico rispetto
agli altri, quello che meno reca con sé la tridimensionalità tematica ed
emotiva. È una pièce che nasce per far ridere furiosamente, ma amaramente. “In mezzo al mare” invece, è un monologo scritto
da Mattia nel 2003 che ho portato a teatro per diversi anni, comico e amaro, è
la storia di un uomo che dichiara di non sapere nulla di sé e della vita. Si
creano per questo momenti di comicità irrefrenabile, ma anche una buona dose di
poesia e di commozione. “Qui e Ora”, l’altro spettacolo che faccio con Paolo
Calabresi, racconta di due motociclisti incidentati che per un’ora e un quarto
di spettacolo interagiscono in una sorta di antagonismo perenne che rivela modi
di porsi differenti e confliggenti. Tutti gli spettacoli mischiano l’altissimo
e il bassissimo, la furia e la gentilezza, la poesia, la comicità e la
commozione. Parlano di tutto, della vita e della morte, di noi in quanto
italiani, ma anche di noi individui.
Come potremmo definire
la scrittura di questo autore?
Uno sguardo sulla vita in un incontro di contenuti molto
originali, con una lingua irriproducibile.
Trama
Un incidente frontale
tra due scooter in una strada secondaria della periferia di Roma, con i soccorsi
che tardano ad arrivare, porta due uomini feriti e a terra, a confrontarsi e a
odiarsi perché opposti, inconciliabili. Aurelio è un cuoco famoso, sicuro di
sé, protagonista anche di un programma radiofonico. Claudio è un disoccupato,
mammone, impacciato, svogliato e sempre sul punto di soccombere ma ancora
miracolosamente vivo
Sul satellite e in rete sulla piattaforma RaiPlay, tanti programmi ad hoc e il meglio della programmazione della Rai. Il Servizio Pubblico raddoppia la sua offerta internazionale e lo fa nel segno della contemporaneità, inserendo la lingua inglese in Tg dedicati e sottotitoli su molti prodotti
Rai Italia,
Rai Italy e Rai World Premium sono l’offerta che la Rai dedica agli italiani
all’estero, a tutti coloro che vogliono conoscere il Belpaese e apprezzano il
Made in Italy. La nuova programmazione guarda al futuro e parla al mondo con
l’intento di portare l’Italia e l’italianità in ogni dove. A parlare di offerta
innovativa è l’amministratore
delegato della Rai Carlo Fuortes: «La direzione per l’estero guidata da Fabrizio Ferragni è in una fase
di grandissimo cambiamento, che rispecchia il cambiamento dell’azienda.
Il nuovo contratto di servizio prevede la digitalizzazione della
nostra offerta e Rai Italy è esattamente questo. Stiamo immaginando un’offerta
estero innovativa rispetto al passato». Una rivoluzione che passa attraverso la piattaforma Rai Play, che ospita la
nuova finestra Rai Italy. «La parte video on demand disponibile sarà sempre più ricca – prosegue
Fuortes – composta da programmi che rispecchiano le nuove linee guida del
contratto di servizio e costruiscono un racconto contemporaneo, di modernità.
Ci saranno anche corsi di lingua fatti con la Treccani, corsi di
cucina. Ma soprattutto ci sarà una parte in inglese dedicata a coloro che
non parlano italiano». Una svolta digitale che ben
disegna l’attuale contesto storico, la presidente della Rai Marinella Soldi ha ricordato come
all’estero vivano «sei milioni di italiani stranieri
residenti, circa 80 milioni di oriundi, soprattutto in Sudamerica e
principalmente in Brasile e Argentina, e poi 250 milioni di persone che
affermano di amare il nostro Paese e di esserne particolarmente interessate.
Pubblici molto diversi, che richiedono un’offerta diversificata che vada oltre
una classica produzione incentrata sulla nostalgia, tipica di quella rivolta
agli emigrati». A sostenere l’azione della Rai
sono le istituzioni governative, come testimoniato dal ministro degli Esteri e
vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani e del ministro della Cultura
Gennaro Sangiuliano. «La Rai è fondamentale per la
difesa della cultura italiana, per promuovere il nostro Paese nel mondo – ha
detto il responsabile della Farnesina – svolge un ruolo importantissimo perché
i nostri connazionali, sei milioni, che vivono all’estero più tutti gli
italiani che viaggiano, hanno la possibilità di sentirsi vicini alla ‘casa’ Rai.
Un ruolo fondamentale che va assolutamente sostenuto». L’offerta estera della Rai gioca un ruolo centrale
nella promozione del sistema Italia. «La Rai deve tornare ad assumere la funzione di raccontare al mondo
l’immaginario dell’Italia, che è una vera e propria superpotenza mondiale della
cultura – ha affermato Gennaro Sangiuliano – l’Italia è un unicum, un immenso
patrimonio storico-culturale frutto del passaggio e della coesistenza di
culture diverse: latini, greci, longobardi, arabi, goti, spagnoli. Un grande
bacino di conoscenza, l’architrave su cui si può fondare il nostro Pil insieme
all’industria, pure frutto del genio italiano». A Fabrizio Ferragni, direttore Rai per
l’offerta estera, il compito di presentare le novità di Rai Italy, nuova sezione
della piattaforma RaiPlay: «I punti centrali sono il passaggio dal
satellite al digitale per quanto riguarda l’Europa, che renderà Rai Play
trasparente in tutto il continente. Rai Italy mette a disposizione degli utenti
un servizio in lingua inglese che raggiunge 22 milioni di case». Sul fronte satellitare Rai Italia realizza quattro differenti palinsesti suddivisi a seconda
delle aree geografiche del mondo: diversi per orari di messa in onda e anche
per contenuti. Quattro le novità della nuova proposta: l’uso della lingua
inglese e il Tg in lingua, appositamente realizzato da Rainews24, che sarà
fruibile anche on line; l’utilizzo di un canale satellitare e della piattaforma
di RaiPlay con una sezione dedicata; la possibilità di vedere Rai Italia anche
in Europa, dove vivono 3 milioni di italiani iscritti all’Aire; la presenza di
350 ore delle produzioni originali, iniziando da ‘Casa Italia’, trasmissione
quotidiana condotta da Roberta Ammendola e da “Il Confronto” settimanale condotto
da Monica Setta, anche sulle tre reti generaliste e sul web. Altri format
dedicati all’estero sono “Italian Colors”, in collaborazione con la TgR,
“Italian Food” dedicato all’enogastronomia, “Paparazzi” con l’ironia di Filippo
Solibello e di Marco Ardemagni, “Cristianità”, con la Santa Messa e l’Angelus
del Papa, e ancora “Gli Italians”, “Italian Genius”, “Unesco 58”, “Borghi”, “La
classe”, “A scuola di italiano con lo Zecchino d’Oro”.
30 storie straordinarie di persone che si sono distinte in alcuni campi professionali e non solo, rappresentative dei più alti valori umani e solidali, insignite dal Presidente Sergio Mattarella con l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Dal 28 novembre, dal lunedì al venerdì alle 20.15, su Rai 3
Tornano le grandi storie di eroismo quotidiano di cittadine e
cittadini insigniti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con
l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nella nuova stagione di “Nuovi
Eroi”, il format originale prodotto da Stand
by Me e Rai Approfondimento con la preziosa collaborazione del Quirinale, in
onda dal 28 novembre, dal lunedì al venerdì alle 20.15 su Rai 3.
Trenta nuove puntate per raccontare le storie
straordinarie di persone che si sono distinte in alcuni campi professionali e
non solo, eroi comuni, quasi sempre sconosciuti al grande pubblico,
rappresentativi dei più alti valori umani e solidali che definiscono il
significato di Nazione, che si sono fatti apprezzare per l’impegno civile e per
il forte senso di comunità, diventando un esempio virtuoso per tutto il Paese.
Tra le storie della nuova
stagione, quelle
di cittadine e cittadini che si sono impegnati a favore di persone fragili o
svantaggiate, cercando di modificare in meglio le loro esistenze, come Matteo
Mazzarotto e Ivana Perri che –
attraverso la loro associazione il Carro – si dedicano all’inclusione e
al sostegno delle persone con gravi disabilità cognitive-sensoriali nella
delicata fase del ‘Dopo di noi’, quando non si hanno più accanto i propri
familiari; Vittoria Ferdinanditra i fondatori nonchédirettrice
del ristorante inclusivo di Perugia, dove la metà del personale è costituito da
giovani con disturbi psichiatrici; Marco Sciammarella che nel 2010 crea,
insieme ad altri esperti e insegnanti di musica, musicoterapia e
riabilitazione, AllegroModerato, un’orchestra sinfonica composta da 50
elementi, per due terzi con disabilità fisiche e mentali; Rachid Berradi
marocchino di nascita, siciliano d’adozione, fra i mezzofondisti più forti
della nazionale azzurra negli anni 2000, che oggi si impegna nel sociale e
nella diffusione della legalità tra i giovani di Palermo.
E ancora storie di grande coraggio in
situazione estremamente difficili, come quella di Giovanni Lo Dato e Mauro
Mascetti che hanno salvato 25 bambini minacciati dal divampare di un incendio
in un pullman; ma anche storie di persone comuni che, grazie al loro impegno,
sono riuscite a fare cose straordinarie come Martina Pigliapoco, la giovane
carabiniera di San Vito di Cadore, che durante un intervento eroico durato più
di quattro ore, ha impedito il suicidio di una donna che minacciava di buttarsi
da un ponte tibetano, o Valentina Bonanno, che ha fondato un’associazione in
Kenya dedicata al supporto della gravidanza, in un contesto caratterizzato da
elevata mortalità durante il parto, o ancora Ciro Corona, da anni impegnato
in progetti anti camorra di
riqualificazione del territorio di Scampia e dei suoi abitanti e nella
promozione di modelli alternativi all’illegalità e alla cultura camorristica.
In ogni puntata la storia di uno di questi
eroi comuni viene raccontata attraverso un’intervista diretta al protagonista,
intervallata dalle testimonianze di amici, familiari e colleghi, da immagini
fotografiche e video privati e da repertorio di cronaca, perché le loro vicende
s’intrecciano molto spesso con momenti cruciali della nostra storia
recente. Anche per questa stagione, a
guidare il racconto la voce fuori campo di Veronica Pivetti, mentre i passaggi
decisivi della vita del protagonista di puntata sono ricostruiti come sempre
attraverso suggestivi re-enactement.
Chiude ogni episodio la cerimonia di
conferimento dell’Onorificenza al Merito Civile svoltasi al Quirinale alla
presenza del Presidente Mattarella. Un Ordine
nazionale, istituito nel 1951, destinato a “ricompensare benemerenze
acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e
nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali,
filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere
civili e militari’’.
«Avevo bisogno di un ruolo non solo interessante, ma che fosse completamente diverso da quello di Andrew DeLuca in “Grey’s Anatomy”. Questo film era proprio quello che cercavo». L’attore italo canadese è il nuovo Re del terrore nel secondo capitolo dei Manetti Bros, “Ginko all’attacco”, e della sua compagna Miriam Leone dice: «L’alchimia tra di noi si è sentita subito»
Dal bravo ragazzo in “Grey’s
Anatomy”, a Diabolik. Com’è andata?
Quando è terminata la mia
esperienza in “Grey’s Anatomy” (nel ruolo del Dr. DeLuca) avevo bisogno di
un ruolo non solo interessante, ma che fosse completamente diverso da quello di
Andrew. In “Diabolik. Ginko alla riscossa” ho avuto l’opportunità di recitare,
dopo tanto tempo, in italiano, mettendomi alla prova in una parte più oscura,
criminale. Era proprio quello che cercavo per reintrodurmi al pubblico italiano
che mi conosceva di meno, ma anche per cambiare la mia immagine negli Stati
Uniti.
Cosa prova quando vede
scritto su tutti i giornali: Giacomo Gianniotti è il nuovo Diabolik?
È una grande emozione ritornare
al cinema italiano con una storia così, in cui si respira tutto il made in
Italy, con un personaggio iconico che tutti riconoscono. Questo mi mette un po’
di pressione, ma è un modo di lavorare che mi piace, è una buona spinta.
Cosa l’ha attratto di
questa storia? Come si entra in sintonia con un personaggio di questa portata?
Anche se i fumetti non appartengono
alla mia generazione (l’attore è nato a Roma nel 1989), grazie ai miei
genitori sono cresciuto guardando i film di quell’epoca. Penso per esempio alla
saga di James Bond con Sean Connery e le sue macchine bellissime, donne
strepitose e gadgets davvero particolari, un po’ come in Diabolik.
Da Luca Marinelli a
Giacomo Gianniotti…
Per un film e un Diabolik completamente
diverso. Credo che il personaggio che interpreto abbia sfumature diverse da
quelle portate in scena da Marinelli. Quello che vedrete al cinema non è un
sequel, ma un altro progetto dei Manetti Bros. Come per i film di Bond, quando nella
storia entra un nuovo attore questo cerca di prendere sempre il meglio del precedente,
aggiungendo ciò che lui ha dentro di sé. Troverete un Diabolik più romantico,
lui ed Eva Kant sono ormai una coppia realizzata, mentre nel primo capitolo
abbiamo incontrato un uomo che provava a capire come amare questa donna, era il
momento della conquista. Eva Kant è riuscita a sciogliere il suo cuore di
ghiaccio.
Una crisi interna per
tutti i personaggi, in che modo Diabolik è costretto a “fare i conti” con i
sentimenti, a gettare la maschera? Anche lui ha delle debolezze?
Certamente! La maschera è
una delle tante metafore del film, il suo travestimento riflette anche il
nostro, le maschere che tutti noi indossiamo durante il giorno. La speranza, di
Diabolik come la nostra, è che almeno con il proprio compagno si possa essere
completamente nudi. Diabolik riesce a smascherarsi completamente con la sua
compagna, l’unica che lo vede veramente per com’è.
Diabolik ed Eva Kant una
coppia a prova di furto. Dal suo primo incontro con Miriam Leone all’ultimo
ciak, come avete costruito sintonia e alchimia?
Faccio l’attore da tanto
tempo e ogni volta la speranza è che nel cast possa scattare la chimica e,
anche se poi bisogna lavorarci su per renderla migliore, se non scatta
naturalmente non ci si può fare niente. Con Miriam sono stato fortunato,
l’alchimia tra di noi si è sentita subito, siamo andati molto d’accordo e ci ha
accomunato carattere, senso dell’ironia, interessi. Ci siamo trovati molto bene
insieme, nelle scene più intime si è creata quella connessione amorosa che si
vede anche sullo schermo. Speriamo che il pubblico senta forte l’attrazione tra
questi due personaggi, iconici proprio come il loro amore.
Eva Kant, l’unica a
scaldare la vita oscura di Diabolik, è stata una femminista prima del
femminismo. Cosa sarebbe Diabolik senza di lei?
Le sorelle Giussani hanno
creato una storia di femminismo e questo si vede anche nei film. Nella prima
pellicola dei Manetti vediamo Eva Kant lanciare un bellissimo gioiello
nell’Oceano, Diabolik, prima di lei, si sarebbe certamente buttato a mare per
recuperarlo. Ora invece capisce che non esiste qualcosa di più prezioso della sua
donna. Alla fine, se vivi tutta la tua vita accumulando ricchezze ma non hai nessuno
con cui condividere le tue gioie, questa è molto vuota. Lo capisce anche
Diabolik, che con lei trova la ragione di tutto.
I Manetti hanno, ancora
una volta, compiuto una finissima operazione di stile e cura di ogni
particolare. Di questo secondo capitolo, quali dettagli l’hanno colpita di più?
La sceneggiatura, i set, i
tanti particolari presenti nei vari rifugi, pieni di attrezzi, aggeggi di ogni
tipo, le maschere che crea, le dentiere… I registi curano molto lo stile e non
dimenticano quello delle Giussani, artiste capaci di creare qualcosa davvero
originale che va comunicato anche nel film. Per il pubblico, infatti, sarà come stare in
una pagina del fumetto. Forse non è per tutti, ma il tentativo è stato offrire
al pubblico un progetto moderno, che parte dagli anni Sessanta e resta attuale
ancora oggi.
“La profondità degli
abissi” di Manuel Agnelli (testo molto premiato) ha accompagnato il primo
racconto. A Diodato il compito di immergerci nella mutevole materia del
desiderio. Quanto hanno pesato le musiche questa volta?
Tutti i progetti dei
Manetti hanno una cura maniacale anche delle musiche. Sono registi appassionati,
che hanno anche grandi rapporti personali con molti musicisti italiani, tanto
da realizzare un musical, “Ammore e malavita”. Diodato ha composto una sigla
strepitosa, molto bondiana direi, che ci cala immediatamente nell’epoca.
L’ossessione di Ginko per
il Re del terrore: è una forma estrema di amore anche questa?
Non direi amore, piuttosto
rispetto, qualcosa che li accomuna. Diabolik riesce a sfuggire sempre alla
cattura, lui è l’inafferrabile, ma Ginko non può far altro che riconoscere il
suo essere un passo avanti, la sua intelligenza. Merita quindi di essere
famoso. Al contrario, l’ispettore gli sta sempre alle spalle, e questo provoca
al nostro ladro una grande eccitazione.
A un certo punto Eva Kant
dice “Valeva la pena aspettare”. Lo pensa anche il pubblico italiano
impaziente di vivere al cinema il secondo capitolo della saga dei Manetti. La
spaventa tutta questa attenzione?
No, no, mi eccita. Sono
così contento che finalmente sia al cinema, i film non sono realizzati per
essere tenuti in un computer. Ovviamente c’è un po’ di ansia, però vogliamo far
divertire, commuovere, eccitare, è un lavoro che merita di essere visto in sala.
Sono contento che sia arrivato il momento di condividerlo.
La trama
Un
piano apparentemente perfetto per Diabolik ed Eva Kant. Ma non sanno che dietro
questo colpo si nasconde una trappola dell’astuto ispettore Ginko, che mette a
dura prova il loro legame. Tradita dal Re del Terrore, Eva decide di vendicarsi,
proponendo all’ispettore di collaborare alla cattura di Diabolik. Una decisione
difficile per Ginko che deve anche affrontare l’arrivo di Altea, duchessa di
Vallenberg…
Il
commento dei Manetti Bros
Questo secondo
capitolo della trilogia del diamante rosa, vuol continuare a essere la
storicizzazione cinematografica del fumetto italiano più famoso dagli anni Sessanta
che, con il primo capitolo Diabolik, aveva vinto la sfida sia per il giudizio
della critica, sia per il riscontro del pubblico. Abbiamo così continuato a
puntare a un prodotto capace di coniugare il cinema con le atmosfere ed i
sapori del fumetto. Una meticolosa operazione di stile a livello di
scenografia, location, costumi, ambienti e automobili, ricostruendo le
abitudini degli anni ’60 attraverso lo scouting di luoghi, palazzi, strade,
ristoranti e hotel a Milano, Trieste, Bologna e sul litorale romano. Dei
protagonisti di Diabolik, hanno continuato la loro avventura con noi Miriam Leone
(Eva Kant) e Valerio Mastandrea (Ginko), e nella ricerca del nuovo Diabolik e
di una nuova protagonista, Altea, abbiamo puntato su due attori di fama
internazionale quali Giacomo Gianniotti e Monica Bellucci. Diodato, artista di
grande fama, ha composto ed interpretato per “Ginko all’attacco” la canzone
originale “Se mi vuoi”, che siamo convinti possa ripetere e addirittura
superare il grande successo di Manuel Agnelli con la sua “La profondità degli
abissi”.
Un monologo che racconta un mese di vita di una donna,
attraverso le quattro fasi del ciclo femminile. «Mattia Torre era un essere umano sensibile, curioso.
Non scriveva di quello che viveva, ma di ciò che lo appassionava e lo faceva
riflettere» afferma Geppi Cucciari, protagonista
di una delle opere teatrali dirette da Paolo Sorrentino. Sabato 26 novembre
alle 22.00 su Rai 3
Un
monologo tutto al femminile…
Un’opera in cui si respira l’ironia di Mattia Torre. Ho avuto,
e ho ancora il privilegio di portare in scena il suo ultimo spettacolo scritto
per il teatro. Si racconta di una donna che non sono io, ma che somiglia a me
più di ogni altra donna abbia mai rappresentato, questo perché sapeva quali
parole regalare a chi. Il mondo ha perso un grandissimo autore e drammaturgo,
noi abbiamo perso un amico.
Di cosa tratta “Perfetta”?
Mattia Torre ha spesso scritto delle miserie e delle
ricchezze dell’essere umano, argomenti che ben conosceva, ma riusciva a
raccontare anche di ciò che non conosceva direttamente, come nel caso del mio
spettacolo nel quale si affronta una cosa che innegabilmente non poteva sapere,
il ciclo mestruale della donna di cui celebra la bellezza. Una volta mi disse
“io e il mio cortisone abbiamo scritto questo spettacolo”. Lo compose, infatti,
negli anni più difficili sotto il profilo fisico, ma certamente molto proficui
dal punto di vista emotivo. Lui non scriveva di quello che viveva, ma di ciò che
lo appassionava e lo faceva riflettere. E poi si si preparava, perché credeva
nella competenza, termine che dovrebbe essere centrale nelle vite di tutti. Ha potuto affrontare il tema della
gravidanza, di ciò che accade a una donna ogni mese in quei giorni così pieni
di vitalità e colori semplicemente perché ha studiato, ha parlato con
ginecologhe, con sua moglie ostetrica, si è incuriosito su un tema così
distante da lui. Mattia era un essere umano sensibile, curioso, lo studio
veniva affinato dalla sua genialità, ma le due cose sono sempre andate
insieme.
Come avete affrontato questo viaggio?
Ci siamo approcciati a questo lavoro con quel senso di
gratitudine nei confronti di un amico pieno di talento che ha creduto in noi in
tempi diversi. Grazie a Paolo (Sorrentino, il regista) Mattia può ambire
a quello che meritava di più, l’immortalità. In quindici anni abbiamo portato
in giro per l’Italia le sue opere, la gente ha scelto di comprare un biglietto
per andare a vederle a teatro. Questa volta, grazie a un regista come
Sorrentino e a Francesca (moglie di Mattia Torre) che ci ha sempre
creduto tantissimo, è il teatro che entra nelle case degli italiani. In queste
opere si avverte tutta la sua presenza anche se in assenza. Abbiamo registrato
questi sei spettacoli con sole venti persone a teatro. Davanti a noi un
pubblico in totale silenzio. Era quasi come essere da soli. Il rumore di quel
silenzio non lo dimentico, come non dimentico che, tutte le volte che succede
qualcosa, mi chiedo cosa avrebbe scritto Mattia, come lo avrebbe trattato.
TRAMA
Un monologo
che racconta un mese di vita di una donna, attraverso le quattro fasi del ciclo
femminile. Una donna che conduce una vita regolare, scandita da abitudini che
si ripetono ogni giorno e che, come tutti noi, lotta nel mondo. Ma è una donna
e il suo corpo è una macchina faticosa e perfetta che la costringe a dei cicli,
di cui gli uomini sanno pochissimo e di cui persino molte donne non sono così
consapevoli. È la radiografia sociale ed emotiva, fisica, di ventotto comici e
disperati giorni della sua vita.
Lele Adani, nella squadra dei commentatori di Rai Sport, è pronto a raccontare con tutta l’emozione del caso il Campionato del mondo di calcio. Il RadiocorriereTv lo ha incontrato poco prima della partenza dall’Italia
ROMA 21 OTTOBRE 2022 PRESENTAZIONE DEL PALINSESTO RAI PER I MONDIALI IN QATAR “VISIONE MONDIALE.QATAR 2022”
NELLA FOTO GABRIELE ADANI
Un
Mondiale in assenza della nostra Nazionale da raccontare agli italiani. Da dove
si comincia?
Si
comincia dalla passione, dalla magia, dai grandi campioni, dalle storie. Dal
fatto che il Mondiale di calcio è l’evento più popolare di questo sport, che è
a sua volta il gioco più popolare di tutti. Per la proprietà transitiva il
Mondiale è di tutti, e questa è la cosa più bella. Dispiace ovviamente non
esserci con la nostra nazionale. Sappiamo anche che tanti dei protagonisti,
giocatori che hanno caratterizzato le storie di noi tutti nell’ultimo
ventennio, saranno al canto del cigno. Penso che tutto questo sia già tanto per
attendere con impazienza l’avvio del Campionato del mondo.
Prima
in campo, ora al microfono della Rai, come è cambiato il suo modo di vedere e
vivere il calcio?
Da
calciatore è stato un sogno realizzato, adesso cerco di accompagnare il sogno
dei calciatori che lo stanno ancora vivendo, facendolo entrare con rispetto,
trasporto e preparazione nella testa e nel cuore di coloro che seguono questo
sport.
Diamo
uno sguardo al campo di gioco, quali sono le nazionali favorite?
A
mio avviso ce ne sono tre: Brasile, Francia e Argentina. Ma sarà un Mondiale
che ci regalerà sorprese perché ci sono nazionali preparate, penso alla Spagna,
alla Germania, all’Inghilterra, e poi il Portogallo è una squadra forte, così
come l’Uruguay, che ha un buon ricambio generazionale e storicamente è
difficilissima da battere. Non possiamo nemmeno escludere qualche sorpresa…
C’è
una formazione che la incuriosisce in modo particolare?
Penso
che possa essere proprio il Portogallo, veramente forte, una squadra che ha
giocatori nei più grandi club del mondo. La seguirò con attenzione: qualche
volta ha stupito, altre è arrivata e non ha raccolto. E poi ha Ronaldo, che sta
vivendo un momento un po’ delicato e che in Qatar avrà il suo ultimo grande
atto a livello mondiale.
Il
campione che ci stupirà?
Sono tanti. Ai
Mondiali arrivano i giocatori più forti, non è un campionato under. Penso all’uruguaiano
Darwin Núñez che potrebbe
dare il cambio a Suarez e a Cavani e potrebbe lasciare il segno, sta acquisendo
sempre più titolarità nel Liverpool, sono curioso di vederlo.
La finale dei
sogni?
Brasile-Argentina.
Scenario possibile?
Ci sono possibilità. L’Argentina ha trionfato proprio in
Brasile con gol di Di Maria al Maracanã aggiudicandosi l’ultima
Copa América, il Brasile è una squadra con giocatori fortissimi, campioni. Ma
la Francia non sarà d’accordo.
Il
ricordo più caro legato ai Mondiali?
Il
commento, nel 2014, della partita Spagna-Cile giocata al Maracanã. La Spagna veniva
da un ciclo supervincente e il Cile si riappropriò dei propri colori. Il
risultato fu di 0-2. Non potrò mai dimenticare l’esplosione d’amore dei 50 mila
cileni. Era il Cile di Sampaoli. Un momento incredibile in cui si fermerà la
grande Spagna.
Da
dove deve ripartire la Nazionale azzurra per ritrovare vigore?
Dalla
mente del proprio allenatore, dalla capacità di ritrovarsi e rinnovarsi, dal
dar fiducia ai giovani talenti italiani. E dal fatto che la nostra è una
Nazionale che non può mai calare l’attenzione. L’Italia, storicamente, ha un
passaggio quasi naturale e repentino che la porta dalle stelle alle stalle.
Cosa
ha messo in valigia?
Magliette
a maniche corte perché sarà caldissimo, ma soprattutto grande entusiasmo.
Cosa
si aspetta dal Qatar?
Che
ci siano calore, organizzazione e grande rispetto nei confronti di tutti i
tifosi del mondo. Il Mondiale spinge le persone a fare grandi sacrifici per
seguire le proprie nazionali, e dato che il Quatar non è un Paese calcistico
per tradizione, mi auguro che si faccia trascinare e ammaliare da tutto
l’entusiasmo che arriverà dal mondo intero.
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