Tutti i colori di una terra bellissima

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LINEA VERDE ESTATE

Dal mare alla montagna, dai musei ai borghi antichi passando per la buona tavola: alla scoperta di ciò che rende l’Italia uno dei posti più belli al mondo. Con Angela Rafanelli e Peppone ogni domenica alle 12.30 su Rai 1

PEPPONE CALABRESE

L’Italia in verde

È nelle piccole storie che scopriamo la grandezza della nostra Italia, un Paese che «riprende consapevolezza, riscopre il valore del fare italico, invidiato in tutto il mondo» afferma il conduttore lucano di “Linea Verde Estate” definito dall’imprenditore Brunello Cucinelli “nuovo umanesimo della tv italiana”

Che posto occupa il verde nella sua vita?

Vengo da una città tra le più verdi del Paese, uno dei capoluoghi di regione tra i più alti d’Italia, mio nonno Peppe era un agricoltore contadino che faceva la transumanza. Ho un rapporto ancestrale con il verde, con la natura e con tutto quello che riguarda la possibilità di vivere in simbiosi con essa.

Quanto le sue origini hanno influenzato le scelte professionali?

Mio nonno era legato alla terra, mio padre, invece, unico figlio maschio della famiglia, ha studiato, è diventato medico e ci ha fatto crescere a Potenza, lontano dalla campagna. Nella mia infanzia quel mondo c’era, ma era latente, la consapevolezza della sua importanza è arrivata successivamente. A pochi mesi dalla laurea in Giurisprudenza, ho iniziato a lavorare come amministrativo al Cnr per un progetto internazionale e, piano piano, tornato in Basilicata, ho cominciato a capire che in provincia la qualità della mia vita era molto più alta che in città, che mi mancava il senso di appartenenza, il legame con la gente.

In che senso?

Ho sempre avuto un rapporto molto forte con la comunità, fin da ragazzo. A Siena, durante gli anni di università e di lavoro al Cnr, mi sono imbattuto nelle contrade, esempio illuminato di comunità, scoprendo in maniera sempre più evidente cosa significhi stare “insieme”, prendersi cura l’uno dell’altro, organizzare le persone e renderle felici. Quando sono tornato a Potenza ho provato a realizzare qualcosa che andasse in questa direzione, ho costituito un’associazione di volontariato, lavorato in una cooperativa per persone con disabilità e aperto anche un ristorante. Sentivo forte la necessità di essere un portavoce di tutte quelle parole mai dette degli agricoltori contadini, tra cui mio nonno. Ho costruito una piccola comunità del cibo, oggi potrei definirla “contemporanea”, non intendendo la tecnica di lavorazione, ma qualcosa in linea con l’esigenza di non mortificare la terra, di non contribuire alla sua desertificazione, di spingere verso quelle buone pratiche e valori che raccontiamo anche a “Linea Verde”, e che io sostengo già da molto tempo prima di lavorare anche tv.

Un lucano in giro per l’Italia che ci fa?

Porto in giro il mio essere della provincia. L’Italia è la provincia, una parola troppo spesso intesa in senso negativo, come quel nucleo di persone incapace di produrre tendenze di moda, sociale, economiche… Chi vive in città ha sempre l’idea che tutto si crei all’interno della metropoli, ma appena ha la possibilità di “rilassarsi” – termine che mi urta tantissimo (ride) – lontano dal caos, scopre che quel piccolo mondo ci regala non solo aria pulita, ma anche bellezza artistica, una vita lenta, diversa, ma felice. Nei paesi ci si innamora ancora di una chiacchierata lunga, ci si guarda negli occhi per trasferire le proprie emozioni, si ha voglia di aprirsi all’altro perché fonte inesauribile di idee, di conoscenza e di valore. In questi luoghi ci si incontra, ci si vede, la comunità c’è sempre.

Cosa stiamo perdendo in città?

Dei viaggi alla scoperta di noi stessi guardando gli altri. Chi vive in grandi città è troppo concentrato sul trasferimento, si deve sempre arrivare da qualche parte, si corre, pure la domenica. Ma perché? Ci stiamo perdendo tanto, quando invece dovremmo ricordare il γνῶθι σαυτόν, “conosci te stesso”.

A proposito di conoscenza, parliamo un po’ di Angela Rafanelli, la tua compagna di viaggio…

Angela è per me una persona molto cara, abbiamo costruito un rapporto di amicizia e di stima reciproca. È una vera professionista, studia tantissimo, ha una cifra narrativa importante, è sempre attenta a tutto, è leggera, mai superficiale però. Mi ci rivedo molto. Nella costruzione del racconto cerchiamo entrambi il rispetto dell’altro. È un punto di riferimento per me, uno stimolo alla crescita, nelle nostre chiacchierate c’è tanta profondità. Quello che più mi piace del nostro rapporto è il confronto, soprattutto su argomenti scomodi. Se si parla con il cuore scalzo, senza alcuna sovrastruttura, tutto diventa più facile.

Qual è il complimento più bello che ha ricevuto nel tempo?

A “Linea Verde” è arrivato da Brunello Cucinelli che mi ha definito “il nuovo umanesimo della televisione italiana”. Sottolineava il fatto che con le persone io faccio un passo indietro, faccio parlare le loro storie, che non sempre hanno visibilità.

Il girovagare per lo Stivale è il suo forte, ci regala qualche istantanea?

È un’Italia che riprende consapevolezza, riscopre il valore del fare italico, invidiato in tutto il mondo e per troppo tempo messo da parte o maltrattato per inseguire “giocattoli” più luminosi, ma troppo distanti dalla nostra natura. Il nostro è un piccolo Paese, un puntino nel mappamondo, non possiamo competere con i giganti che hanno, per esempio, una grande produttività. Ma è proprio questo nostro essere “piccoli” che fa la differenza. Perché è lì che c’è il nostro valore. Tanti ragazzi, laureati e con esperienze professionali importanti, stanno tornando nei piccoli centri di provincia, mettendo in circolo nuove idee, creatività e inventiva. Sono artefici del proprio destino. Laddove si pensa ci sia noia, spesso c’è fame di emergere e desiderio di fare la differenza. Un giovane che diventa un calzolaio e anche produttore di borse e scarpe artigianali, ragazzi che tornano a produrre la melanzana violetta in Calabria, esportando in tutto il mondo e vendendo al prezzo che dicono loro, la filiera chiusa delle pecore in Alto Adige che diventano filato, sono le storie da raccontare, perché diventano il nuovo sogno.

Che tipi sono gli italiani della terra?

Noi siamo tutti della terra. Quando mi occupo di Team Building spesso chiedo ai manager di chiudere gli occhi e ripensare alla loro infanzia. L’immagine che restituiscono è quella di loro bambini con la mamma o la nonna a fare il sugo, la pasta di casa, l’orto del nonno. Io spero che si comprenda la necessità di valorizzare le piccole attività agricole, artigianali, bisogna sostenerle, perché la vera forza, il motore del Paese è tutto lì.

Tra agricoltura e tecnologia, dove si colloca Peppone?

Sono due mondi che non solo possono, ma devono stare in equilibrio e in sintonia. Le nuove tecnologie devono mettersi a disposizione dell’agricoltura e dell’artigianato per stare nel mondo ed essere sempre più sostenibili, è una grande opportunità che il progresso concede quella di spostarsi da una parte all’altra del globo in tempi rapidi, di utilizzare mezzi di trasporto sempre più veloci, sfruttare una comunicazione efficace attraverso i social… tutto questo deve creare opportunità.

Che cosa regala al pubblico un programma come “Linea Verde Estate”?

Regala la normalità, la modalità di andare in giro per il Belpaese curiosi, l’opportunità di accumulare esperienze, suggerimenti per organizzare un viaggio in famiglia abbandonandosi alla scoperta, all’incontro di storie ricche di fascino. Il modo di raccontare di “Linea Verde” nel tempo è cambiato, restituisce al pubblico una narrazione olistica del territorio, con le bellezze architettoniche, artistiche, culturali, l’economia con gli agricoltori, gli artigiani che costituiscono l’ossatura dell’Italia.

ANGELA RAFANELLI

Al ritmo della natura

La conduttrice toscana è tornata alla guida di uno dei programmi più amati dell’estate. «Parlare del territorio significa raccontare la nostra società» dice al RadiocorriereTv, e parla della sua passione per l’estate: «È un momento magico, e proprio perché fa caldo porta a ragionare un po’ di meno, a lasciarsi andare, le persone sono più portate ad aprirsi»

La sua estate è ancora una volta nel segno del verde… come sta andando?

Del verde e del blu. Come vuole l’estate il nostro viaggio è terra e mare, come nei migliori ristoranti (sorride). L’Italia è così bella che merita di essere raccontata. Domenica scorsa siamo andati in Calabria, una terra ricchissima, ancora poco conosciuta dai non calabresi. È ancora una terra di ritorno, è autentica e genuina, è pazzesca. Adoro andarci, tra la gente c’è tanta voglia di raccontarsi, di condividere. Ci torneremo anche domenica prossima e poi saremo in Maremma, in Puglia.

Cosa le sta insegnando questo programma?

Che parlare del territorio significa raccontare la nostra società, la nostra Italia. Stiamo incontrando tantissimi giovani che ritornano nella loro terra, con le conoscenze contemporanee, per occuparsi anche di agricoltura. Molti di loro sono donne, non figli d’arte, si tratta di un ritorno consapevole. Alla base c’è il desiderio di rimettere la propria vita al ritmo della natura, delle stagioni. È anche bello vedere come la tecnologia sia al servizio di un’innovazione che non tradisce la tradizione.

Un ritorno alla terra nell’era di Internet…

In Abruzzo ho incontrato una ragazza che ha realizzato il sogno di dedicarsi alla terra pur non essendo figlia di allevatori, lo ha fatto grazie a una piattaforma che le ha permesso di imparare le buone pratiche dell’allevamento, il mestiere. Ci è accaduto anche in Toscana dove abbiamo conosciuto un’altra ragazza che, al secondo anno di Agraria, ha deciso di prendersi un gregge di capre. Molti dei suoi collaboratori, volontari, li ha avvicinati proprio attraverso la rete. L’online aiuta a condividere il sapere e spesso a rendere concreti i propri sogni. La tecnologia, se utilizzata bene, può essere una risorsa per conservare le tradizioni.

“Linea Verde Estate” è da sempre sinonimo di incontri. Cosa la colpisce delle storie della gente?

Il coraggio. Nessuno, quando ti butti in un progetto, ti dice come andrà a finire. C’è il fuoco dentro, il bisogno ancestrale di stare in armonia con la natura che ti fa fare un salto nel buio. È anche vero che inconsciamente, quando ti affidi a lei, una rete ce l’hai sempre. Può esserci una risposta faticosa, ma non sbagliata.

La natura è sempre madre…

Per forza, sempre.

Ha il pollice verde?

Più che il pollice ho l’orecchio verde, cerco di essere sempre in ascolto. Non ho il tocco, apro le orecchie per sentire cosa dice la natura, che è come un bimbo piccolo, ha in sé tutti gli strumenti. La natura parla.

Cos’è per lei l’estate?

È “Linea Verde”, è esplorazione. È un momento magico, e proprio perché fa caldo porta a ragionare un po’ di meno, a lasciarsi andare, le persone sono più portate ad aprirsi. Il caldo è veramente sfidante. Penso alle persone della troupe, che si spostano con i pesi, le telecamere.

Ha un metodo (efficace) per sopportare il caldo…

Mettersi all’ombra, bagnarsi la testa e i polsi, vestirsi di chiaro e bere tanta acqua non fredda. L’acqua tiepida disseta di più di quella fredda ed evita le congestioni.

Ci regali un ricordo di una tua estate?

È  una fotografia che mi ritrae bambina, al mare, con i braccioli, insieme a mia mamma e a mia sorella. In quello scatto mio padre non c’è perché fu lui a fare la foto, ancora non c’erano i selfie (sorride). Un altro ricordo meraviglioso mi porta in Sardegna, sono sempre con mia sorella su un canotto a forma di coccodrillo.

Lei è di Livorno, voi il mare l’avete dentro…

In città d’estate si sta sempre in infradito. In spiaggia come per strada o all’ufficio postale. Siamo in simbiosi con il mare.

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Sostenibile, globale, coinvolgente

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PRIX ITALIA 2023

“Engage Me” è il titolo della 75esima edizione del premio, a Bari dal 2 al 6 ottobre. Oltre 250 programmi in concorso per la partecipazione di più di 80 broadcaster da tutti i continenti

Giunto al suo 75° compleanno, il Prix Italia continua a proporre un panorama unico di produzioni di qualità, “prendendo il polso” delle tendenze e delle novità dei broadcaster di tutto il mondo, e rispecchiando inevitabilmente lo zeitgeist e il sentimento di un pubblico sempre più globalizzato. Parola chiave dell’evento, che quest’anno sarà intitolato “Engage me”, è sostenibilità, sia dal punto di vista delle produzioni che dei temi trattati, anche grazie al premio speciale Prix Italia/Ifad/Copeam, che ha richiamato una selezione di produzioni particolarmente ricca e diversificata. “Stiamo sperimentando: il prossimo Prix Italia è un progetto pilota della Rai per la creazione e la produzione di eventi sostenibili” afferma la presidente della Rai Marinella Soldi. Oltre 250 i programmi in concorso quest’anno, con la straordinaria partecipazione di più di 80 broadcaster provenienti da tutti i continenti. Tra i temi quello della guerra nel racconto della cronaca e nell’approfondimento dei risvolti sociali e culturali. L’allentarsi dell’emergenza pandemica ha riportato anche una forte voglia di socialità e di cultura: musica, arti performative, innovazione e intrattenimento sono  come non mai presenti nella rosa delle produzioni pervenute. La parola passa ora ai giurati: più di 80 esperti e addetti ai lavori da tutto il mondo, selezionati dai broadcaster della rete del Prix, passeranno l’estate esaminando e selezionando i prodotti iscritti per poi incontrarsi a Bari. Una novità di quest’anno è la selezione di una shortlist ristretta di 3 finalisti per ciascuna categoria, che verrà pubblicata all’inizio di settembre e sarà visibile dal pubblico in sala durante la settimana dell’evento. La rassegna dei prodotti finalisti sarà presentata nel corso del festival, dove i giurati sceglieranno i vincitori solo al termine di un confronto aperto a tutti con i produttori, i registi, i protagonisti dei prodotti candidati, con la scommessa di mettere insieme l’eccellenza internazionale e l’interesse del pubblico generalista. “I numeri di questa 75esima edizione ci parlano di un Concorso che ha saputo rinnovarsi diventando  sempre più globale, attuale e coinvolgente. Proprio il nostro Festival – afferma la Segretaria Generale del Prix Italia Chiara Longo Bifano – è stato scelto come progetto pilota Rai per la realizzazione di eventi sostenibili ESG, avviando un processo per ridurre progressivamente l’impatto sull’ambiente in armonia con il magnifico territorio della Puglia”. Un progetto rappresentato già nel nuovo k visual: L’albero, simbolo della terra che ospita il Prix Italia; della Community internazionale che ne costituisce la linfa vitale e ne alimenta le connessioni; del futuro del pianeta. 75, come gli anni del Prix e della Costituzione italiana. Un numero che diventa QRcode per abbracciare l’innovazione, essere paper-free e rendere facilmente accessibile a tutti il programma e le informazioni di un’edizione ricca di anteprime e sorprese www.prixitalia.rai.it

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Uno sguardo verso il futuro

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Fabrizio Bentivoglio si trasforma nell’imprenditore che ha fatto sognare l’Italia nella sfida alla conquista della Coppa America del 1992. La docufiction “Raul Gardini” diretta da Francesco Miccichè esplora la vita privata e professionale attraverso materiali di repertorio, interviste d’archivio, testimonianze, ma anche con ricostruzioni di fiction e interviste alle persone che gli sono stati vicino

Rivive in un film per la tv la straordinaria avventura, umana e imprenditoriale, di Raul Gardini, uomo carismatico dalla personalità complessa, che tanto ha dato al Paese e alle persone che gli sono state vicino e che ancora molto avrebbe potuto offrire se non si fosse improvvisamente interrotta la sua voglia di vivere. Figura di primo piano dell’imprenditoria italiana degli anni ‘80 e dell’inizio degli anni ‘90, armatore capace di far sognare l’Italia con la sfida alla conquista della Coppa America del 1992, Raul Gardini ha avuto sempre davanti a sé grandi obiettivi. La docufiction diretta da Francesco Miccichè, in onda domenica 23 luglio in prima serata Rai 1, esplora l’imprenditore, l’uomo d’affari e i suoi legami con la famiglia e la terra, la sua visione del mondo e i suoi sogni, concentrando la narrazione nel periodo che va dall’11 marzo 1990, giorno del varo del Moro di Venezia, al 23 luglio 1993, il suo ultimo giorno di vita. Furono questi anni fondamentali per la vita professionale di Gardini e per la storia del nostro Paese: dalla crisi di Enimont alla frattura di Gardini con il resto della famiglia Ferruzzi, dal suo allontanamento dal gruppo all’avvio di Tangentopoli. La docufiction permette di rivivere quel periodo e di avvicinarsi alla storia di Gardini attraverso materiali di repertorio, interviste d’archivio, testimonianze, ma anche con ricostruzioni di fiction di vita familiare e non, interviste a chi lo ha conosciuto, ai manager che gli sono stati vicini, agli amici più cari, tra i quali Vanni Balestrazzi, amico dalle scuole elementari di Raul, che ancora oggi ne difende la memoria. Attraverso la sfida per la conquista della Coppa America – un’impresa che lo stesso Gardini definì non soltanto sportiva, ma di conoscenze tecnologiche “guardando al futuro” – emergeranno la complessità e le contraddizioni di un uomo, di un imprenditore con una visione strategica che ha sempre creduto nella crescita industriale dell’Italia e dell’Europa.

LOCATION

Il film è stato girato a La Monaldina, la tenuta di famiglia nella campagna ravennate, dove Raul Gardini ha trasferito i suoi uffici dopo il divorzio con i Ferruzzi e dove ancora oggi sono conservati intatti molti dei suoi preziosi arredi. Grazie alla collaborazione e alla fiducia dei figli dell’imprenditore, si è avuto accesso a fotografie e oggetti personali. L’attuale proprietario, l’imprenditore Maurizio Vecchiola, ha consentito di girare, invece, sul Moro 2, imbarcazione molto amata da Raul sulla quale sono state realizzate le scene in mare aperto. Nelle riprese sono stati, inoltre, coinvolti il circolo velico del porto di Marina di Ravenna, dove Gardini era socio, il Mausoleo di Teodorico,  la Basilica di San Vitale e il mausoleo di Galla Placidia di Ravenna.

LA SCENA

Grande attenzione ai luoghi, ma anche ai costumi e ai fabbisogni di scena, elementi importanti che contribuiscono a veicolare al pubblico emozioni. Un esempio: la penna originale con cui Idina Gardini-Ferruzzi moglie di Raul, firmò il miliardario divorzio con i suoi fratelli.

FABRIZIO BENTIVOGLIO

Erano anni che aspettava l’occasione giusta per interpretare questo ruolo, al quale ha dedicato straordinaria attenzione e particolare cura. La passione e l’entusiasmo coinvolgente di un interprete attento, ha evitato il pericoloso percorso dell’imitazione e ha trovato una chiave misurata e credibile per far rivivere un uomo così carismatico.

PILAR FOGLIATI

Nel film Tv è Maria Bertasi. Quello interpretato dall’attrice romana è l’unico personaggio inventato. Fogliati veste in panni della giornalista che fa da giusto contraltare a Raul (Fabrizio Bentivoglio).

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RUMORS

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Un teen drama norvegese di grande successo, diventato un caso nel panorama delle serie scandinave dopo “Skam”. In esclusiva su RaiPlay la serie diretta da Kjersti Steinsbø

Arriva in esclusiva sulla piattaforma del Servizio Pubblico “Rumors”, fiction di successo norvegese che gioca sul complesso tema della definizione di sé nel periodo dell’adolescenza. Al centro della narrazione il confine, spesso troppo labile, tra realtà delle cose e la loro percezione attraverso i social network per una generazione in cui l’esigenza di comunicare attraverso un post, che si tratti di falsità o rivelazioni imbarazzanti, diventa sempre più pressante. Il protagonista della storia è Erik, un ragazzo misterioso e sfuggente che, a soli sedici anni, scappa da una brutta storia di bullismo, cercando di ricominciare una nuova vita a Vesterøy, una piccola isola al largo della costa norvegese. Qui il ragazzo si inserisce in un gruppo storico di amici cresciuti insieme e che si frequentano da sempre: tra loro ci sono Mathias e Sara, promessi sposi fin dall’infanzia, ricchi e bellissimi, e Thea, l’influencer della comitiva, sempre pronta a postare foto e commenti. I tre ragazzi cercano in ogni modo di far sentire Erik parte del gruppo, ma la sua resistenza, accompagnata dai misteri sulle ragioni del suo trasferimento e dalla sua completa assenza da ogni social, destano sospetti e ipotesi assurde, che ben presto si tramutano in prese in giro diffuse online.
Seppur lontano dal suo passato, Erik non riesce a sfuggire alle voci che circolano sul suo conto messe in giro anche dai suoi nuovi amici, che sui social cominciano a imbastire una rete fatta di bugie e misteri.

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Live “Abissale”

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Dopo il successo dei live nei Palasport di tutta Italia, continua il nuovo tour di Tananai. Fino a settembre, con la sua band, calcherà i palchi dei festival con la sua anima musicale pop ed elettronica

Continua il viaggio live di Tananai con la tournée estiva nei principali festival della stagione. In primavera aveva registrato il tutto esaurito e oggi aggiunge date ai suoi live. Fino a settembre, insieme alla sua band, calcherà i più grandi palchi dell’estate suonando e cantando con il pubblico i suoi successi. Dalle hit su cui scatenarsi, come “Baby Goddamn” (quadruplo disco di platino) e “Sesso Occasionale” (doppio disco di platino) alle canzoni più malinconiche, come “Abissale” (doppio disco di platino) e “Tango” (doppio disco di platino) tratte dal suo primo album di inediti “Rave, Eclissi”, certificato disco di platino, e dall’EP “Piccoli boati”. Durante il live, Tananai mostra tutte le sue anime, dalla parte più pop a quella elettronica, ma non manca un momento più intimo piano e voce. Tananai si è esibito a giugno al Cortona Comics di Cortona (AR) (sold out) continuando poi il tour nel mese di luglio al Sequoie Music Park di Bologna, Brescia Summer Music, Flowers Festival di Collegno (TO), Live in Genova Festival, Pordenone Live, al Mamamia di Senigallia (data riposizionata), Sonic Park Matera, Arena Musa di Benevento, ad agosto al Suonica Festival alla Spiaggia del Faro di Jesolo (VE), Viper Summer Festival di Cinquale (MS), Zoo Music Fest di Pescara, Oversound Music Festival di Gallipoli (LE), al Roccella Summer Festival di Roccella Jonica (RC), Sotto Il Vulcano Fest di Catania, presso i Cantieri Culturali alla Zisa in occasione del Green Pop Festival di Palermo, esibirsi al celebre Red Valley Festival di Olbia e al Vallecamonica Summer Music di Edolo (BS), per concludere con speciali appuntamenti al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) sabato 9 settembre e alla Cavea Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma venerdì 25 settembre.

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OFFERTA TV 23-24

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Di tutto, di tutti

Presentati a Napoli agli investitori pubblicitari e alla stampa i programmi della Rai per la prossima stagione. Dall’intrattenimento all’approfondimento, dalla cultura alla fiction. E ancora i film, i ragazzi, lo sport. La presidente Marinella Soldi: «Il nostro approccio è responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso,  ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal contratto di servizio». L’amministratore delegato Roberto Sergio: «Abbiamo fatto un grande sforzo per  aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i  nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze  che di contenuti»

Un’offerta sempre più vasta e di qualità per i canali tradizionali, generalisti e specializzati, e per la piattaforma RaiPlay. Il Centro di Produzione Rai di Napoli, che festeggia i 60 anni di attività, ha ospitato la presentazione agli investitori pubblicitari e alla stampa dell’offerta del servizio pubblico 2023-2024. Una Rai che guarda al futuro e all’innovazione con determinazione, consolidando i valori che contraddistinguono l’azienda: «Ai nostri inserzionisti, io vorrei parlare del come facciamo il nostro prodotto, il nostro lavoro.  Perché alla radice della distinzione e unicità del servizio pubblico, rispetto a tutti gli altri media, commerciali, over the top, il frastuono dei social media, c’è proprio il “come”, il come si costruisce quello che facciamo, la nostra missione» afferma la presidente della Rai Marinella Soldi, che prosegue, «se il nostro “come” è un approccio responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso, ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal Contratto di Servizio di cui tanto si è parlato ultimamente, questo si traduce  in un linguaggio, una scelta dei temi, una qualità che i media commerciali possono ignorare e che invece fa del nostro un prodotto unico, necessario e vincente, in sintonia con lo zeitgeist di una democrazia moderna». Trenta i nuovi programmi in palinsesto e tantissime le conferme di appuntamenti di successo. «Abbiamo fatto un grande sforzo per  aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i  nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze  che di contenuti» ha detto l’amministratore delegato Roberto Sergio, secondo il quale «aggiungere maggiore pluralismo è un investimento sul futuro  della Rai, tanti programmi sono una sperimentazione, con magari la  possibilità di lanciare nuovi talent e avere prodotti di successo.  Quest’anno abbiamo avuto il coraggio di provare a farlo, insieme a  programmi storici straordinari». Il direttore generale Giampaolo Rossi parla di una Rai «indirizzata al pubblico generalista ma anche con grande capacità di indirizzarsi verso i canali specializzati e soprattutto una Rai che si sta trasformando in digital media company, che sta investendo molto sui contenuti delle nuove piattaforme per la distribuzione non lineare. Una Rai che guarda al futuro con la valorizzazione di talenti ma anche di prodotti completamente innovativi». La parola d’ordine per conquistare il mercato è eccellenza. «I nostri obiettivi sono quelli di valorizzare al meglio, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, l’offerta meravigliosa che ci viene messa a disposizione dai nostri editori che fanno un lavoro straordinario su tutte le piattaforme – dichiara l’amministratore delegato di Rai Pubblicità Gian Paolo Tagliavia – la stagione televisiva si prospetta interessante, abbiamo anche ottime sensazioni per quanto riguarda RaiPlay e tra poco ci saranno cose molto interessanti anche dal punto di vista radiofonico. C’è grande fiducia anche perché  quest’anno il mercato  sembra migliore rispetto alle aspettative». Cuore della presentazione il racconto dell’offerta tradizionale e della piattaforma, illustrato dai direttori della Distribuzione Stefano Coletta e di RaiPlay Elena Capparelli. Nelle prossime pagine del RadiocorriereTv le principali novità della stagione. L’intera programmazione è consultabile collegandosi al QR-code a fianco.

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Nel cerchio degli uomini

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La regista Paola Sangiovanni ci porta a scoprire un modello culturale maschile che si fonda sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni.  Giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3

Roberto, Domenico e Mario sono accomunati dal desiderio di costruire un futuro in cui il modello culturale maschile si allontani dalla competizione e dal potere e si fondi sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni. “Nel cerchio degli uomini” racconta le storie personali e quelle collettive che nascono dalle attività che mettono in campo con la loro associazione, a cominciare dalla loro scelta fondante, il cerchio di autocoscienza maschile. L’uomo, da una parte soggetto privilegiato di una società ancora patriarcale, dall’altra, come mostrano le cronache, ci appare oggi anche disperatamente fragile e capace di agire la violenza, in primo luogo nei rapporti più intimi, verso di sé e soprattutto contro le donne. Prodotto da Kon-Tiki Film in collaborazione con Rai Documentari, “Nel cerchio degli uomini” arriva, in un momento cruciale, a mostrare una possibile via di cambiamento. Una storia di uomini che, senza rinunciare alle qualità tradizionalmente associate al maschile, fa proprie le dimensioni dei sentimenti, degli affetti e della cura, in primo luogo di sé. Il documentario ci porta a scoprire una realtà che, con pazienza e tenacia, tenta da anni di portare a una maschilità nuova, più ricca e felice. A raccontare questa storia lo sguardo di una regista, Paola Sangiovanni, che ha già saputo raccontare nei suoi precedenti lavori con sensibilità e profondità, tra storia personale e storia collettiva, l’impegno delle donne nella Resistenza; le protagoniste del Femminismo che ha cambiato la società italiana negli anni Settanta; la violenza delle guerre contemporanee sul corpo delle donne, attraverso le testimonianze di un soldato italiano in Somalia e di una donna vittima di violenza in Bosnia, che cerca di portare davanti alla giustizia gli stupratori. Il documentario inedito e necessario di Paola Sangiovanni, in onda giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3, si fa strumento prezioso di conoscenza e ha l’indubbio valore di aprire un varco, di restituire l’immagine viva e autentica di un tipo di mascolinità “salubre”, che tenta quotidianamente di percorrere una sotterranea ed energica opera di destrutturazione e ricostruzione del proprio stare al mondo, attraverso l’incontro, il confronto, l’ascolto e la fiducia nell’altro.

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Le vacanze possono aspettare

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Per la conduttrice di “Tg2 Post” la sfida della prima serata con “Filorosso”, l’approfondimento estivo del martedì di Rai 3. «Nella vita come nel lavoro a guidarmi è la curiosità» racconta al RadiocorriereTv: «Non avrei potuto fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole»

Cosa ti ha portato alla prima serata di Rai 3?

Una continuità con l’informazione. Passo dal “Tg2 Post” quotidiano a “Filorosso”, un approfondimento settimanale in prima serata. Le notizie non vanno in vacanza e quest’anno neanche io (sorride).

Nel mare magnum inarrestabile di notizie, come si mantiene la rotta e come si crea il filo rosso?

C’è una squadra straordinaria di professionisti ineguagliabili, di inviati in gambissima che confezionano inchieste in Italia e in giro per il mondo. Seguiremo gli eventi dell’estate, l’attualità, con un approfondimento dei fatti. Per di più d’estate succedono generalmente più cose che nel corso dell’inverno.

Come sarà il tuo stile di narrazione?

Non vado a copione e ciò che faccio in studio mi somiglia molto: ci saranno interviste dinamiche, ospiti, collegamenti, molti contributi filmati. Cercheremo, ogni martedì sera, di proporre un viaggio agli spettatori seguendo un filo rosso, che è quello che ci lega al bisogno di informazione.

Qual è l’ospite che ti dà più soddisfazione?

Quello che riesce a interagire senza barriere, che mi segue lungo un filo rosso. Accade quando si stabilisce un rapporto empatico, di condivisione di un momento insieme, cercando di fare informazione.

E quello che invece ti fa arrabbiare?

(sorride) Gli intervistati che non rispondono alle domande, che sono tanti, quelli che cominciano un discorso a prescindere da ciò che gli hai chiesto.

In questi casi cosa si fa?

Ribatti, ci riprovi fino a quando non ti rispondono. E se proprio non lo fanno dici: va bene, ho capito che non mi vuol rispondere (sorride).

Il senso di responsabilità di un giornalista del servizio pubblico…

Sempre altissimo, perché devi essere equilibrato ed equidistante, devi sempre verificare le tue fonti ed essere certo di ciò che dici, serve correttezza. È utile, pur non essendo semplice farlo, mantenere un minimo di distanza dalla notizia, per essere più obiettivi, per non rischiare di farsi trascinare dall’emozione.

Ricordi la tua prima volta in diretta?

Nel 1987 in una televisione locale romana dove conducevo il notiziario. Non c’erano servizi filmati, leggevamo le notizie. Nel 1992, dopo tanta Tv privata, sono arrivata in Rai, dove ho appena festeggiato i trentun anni. Una bella cifra direi.

Qual è il filo rosso nel percorso professionale e umano di Manuela Moreno?

Lavoro e vita corrono in parallelo, sono connessi, non riesco proprio a scindere le due cose. A legarli è la curiosità, il voler capire, farmi mille domande su quello che succede. Non avrei potuto fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole. Dei mille “perché” che mi ponevo da bambina ho fatto una professione.

Un’estate al lavoro, più i pro o i contro?

“Filorosso” è una grandissima occasione che mi ha dato la Rai, azienda che adoro, che mi ha fatto crescere e che mi ha fatto conoscere tante persone anche in giro per il mondo. Quando mi è stata proposta la conduzione del programma ho subito accettato con entusiasmo.

Nel corso dell’inverno hai realizzato “inchieste” divertentissime per lo show di Fiorello. Quanto conta per te l’ironia e quanta ce n’è nella tua vita?

La mia vita ne è piena, sono veramente una “giocherellona”. Quando Fiore mi ha proposto di realizzare le mie inchieste sono impazzita e nel farle mi sono divertita come una matta. Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco con un talento ineguagliabile, Rosario è un artista che sa fare tutto benissimo. Mi sono fidata ciecamente, ancor prima di sapere che cosa avrei dovuto fare.

Difficile trattenersi dal ridere?

Difficilissimo, mi sono occupata di cose così assurde che ridevo, proprio come si fa a scuola, al limite delle lacrime.

Se non avessi fatto la giornalista?

Non so dire in quale campo, ma mi sarebbe piaciuto fare l’atleta. L’altra mia grande passione è infatti lo sport. Ho fatto ginnastica artistica a livello agonistico e ho continuato, per quanto possibile, a fare tutti gli sport che mi sono capitati lungo la strada. Tranne lo sci perché soffrivo un po’ il freddo.

Cosa ti fa piacere che il pubblico dica di te?

Che sono una persona corretta.

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Per voi ci facciamo in 3

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UNOMATTINA ESTATE

Ad aprire il programma alle 9 è Tiberio Timperi con attualità, territorio, salute e benessere. Alle 10 il testimone passa a Serena Autieri e a Gigi Marzullo per “Unomattina Estate Show”: un’ora di leggerezza scandita da musica, costume e incontri con grandi personaggi. Alle 11 spazio alle cronache, alle inchieste, ai grandi gialli del passato. Dal lunedì al venerdì su Rai 1

Uno Mattina Estate,2023

Alle 9 (e alle 11) c’è Tiberio

Il tuo primo pensiero al risveglio…

Meglio il secondo (sorride). Mi dico, dai facciamo colazione e poi, dove eravamo rimasti? Che dobbiamo fare?

A proposito di colazione, cosa metti in tavola?

Cambia di giorno in giorno, e anche sui social network ne do prova. Questa mattina ho fatto colazione con due piccoli maritozzi alla panna. Una tazza regale, quella di Re Carlo, a volte biscotti, altre pane nero con marmellata e cioccolata da spalmare.

Che rapporto hai con l’estate?

Odio l’estate, proprio non la sopporto. Si suda, è tutto più faticoso, la luce è forte.

I mesi più caldi li passerai al lavoro, e quando le telecamere si spengono?

Vado in piscina, guardo film… e va bene così.

Che cosa significa essere un conduttore del servizio pubblico?

Hai alle spalle una tradizione importante, è una bella responsabilità. Ti dà una forte sensazione.

Come si mantiene vivo e fresco un programma come “Unomattina Estate” che ha superato i trent’anni di messa in onda?

Basandosi sull’attualità che si rinnova ogni giorno, oltre ad alcune piacevoli abitudini consolidate nel corso degli anni.

Che cos’è per te la televisione?

Una cosa che si può spegnere (sorride).

Che cos’è per te la Rai?

È l’azienda di mio papà, anche se nel tempo è molto cambiata, è un punto di riferimento per il Paese. Quando entri negli studi di via Teulada o in quelli di Saxa Rubra senti proprio la storia, ti ricordi che la Rai è un’azienda fatta da persone e da idee. Dio lo sa quanto sono importanti oggi le idee.

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Il mondo con gli occhi di Overland

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In viaggio tra Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese. Il mercoledì in seconda serata su Rai 1

Guerre, catastrofi naturali, epidemie, terrorismo, corruzione e povertà: di alcuni Paesi nel mondo si sa solo quel che di brutto accade e, difficilmente, si prova desiderio o curiosità di scoprire cosa ci sia oltre ai titoli di giornale. L’idea che si ha in Occidente di Nazioni come Iraq, Somalia, Afghanistan, Kazakistan, Siria, RD Congo, Nord Corea, spesso si limita alla pessima fedina che la Storia ha loro assegnato. Dopo oltre 35 anni di avventure televisive, Beppe e Filippo Tenti si mettono in viaggio per scardinare questi stereotipi e scoprire incredibili nuove realtà nascoste, su itinerari spesso difficili e pericolosi.  Un viaggio che porta la carovana di “Overland” in Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese, a scoprire Parchi Naturali e Siti Unesco pressoché sconosciuti.

LA SECONDA E LA TERZA PUNTATA

Mercoledì 12 Luglio 2023 – Iraq

Un viaggio tra città e monumenti le cui origini si perdono nella notte dei tempi come Hatra, il minareto di Samara e la Ziggurat di Ur, la piramide della Mesopotamia. La storia antica dell’Iraq è ciò che lo rende un Paese unico, con un forte bisogno di presente: i segni del suo passato, le cicatrici della sofferenza sono ancora visibili; per farcela serviranno un lungo periodo di pace e tutta la forza di un popolo incredibile.

Mercoledì 19 Luglio 2023 – Uganda

Il Paese vanta una varietà di parchi nazionali e riserve naturali che ospitano alcune delle specie animali più rare e affascinanti. Al Queen Elizabeth National Park scopriamo la sua straordinaria biodiversità e un’incredibile fauna selvatica come elefanti, bufali, antilopi, giraffe, leoni, leopardi e molti altri animali. Nel corso della puntata emerge il profondo legame della popolazione locale con gli animali.

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