Re Giorgio

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Dietro le quinte della presidenza Napolitano. Da Rai Libri il volume della giornalista, ex quirinalista, Daniela Tagliafico. Nelle librerie e negli store online

L’altro Giorgio Napolitano, quello che le cronache politiche non hanno quasi mai raccontato. Daniela Tagliafico ci consegna un ritratto inconsueto e informale dell’undicesimo capo dello Stato accompagnandoci “dietro le quinte di una Presidenza” che ha lasciato un segno indelebile nella storia repubblicana. Nel volume di Rai Libri i fatti della politica e della vita pubblica scorrono quasi in secondo piano. A emergere è certamente l’uomo delle istituzioni che il New York Times definì “Re Giorgio” per la sua capacità di traghettare l’Italia in un momento di difficile crisi politico-istituzionale, ma soprattutto quello appassionato d’arte e di teatro, di letteratura, di scienze di musica. Del mare. Di Giorgio Napolitano il libro racconta anche la profonda spiritualità e la solida amicizia con Papa Ratzinger, che al presidente rivelò, prima di darne comunicazione ufficiale, l’intenzione di dimettersi dal Soglio pontificio.

Numerose le testimonianze raccolte dall’autrice, dalle parole del cardinale Ravasi a quelle di Giuseppe Tornatore, da Marcello Lippi a Paolo Nespoli, alle quali si uniscono aneddoti, retroscena e curiosità della vita a Palazzo, degli impegni istituzionali, del rapporto con il protocollo e i collaboratori. L’occhio attento della cronista per una narrazione intima e autentica. “Re Giorgio. Dietro le quinte di una Presidenza” di Daniela Tagliafico, edito daRai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali. L’autrice, laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno. Si è occupata di politica estera e interna nella redazione del Tg1, del quale è stata vicedirettrice. Nel maggio 2006, con l’elezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica, ha assunto l’incarico di direttrice di Rai Quirinale.

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THE CEREBROS

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Risate virali

Il RadiocorriereTv incontra i componenti della popolare social factory che con cento milioni di visualizzazioni sul web, ottenute grazie ai divertenti e pungenti video di satira, ha conquistato l’attenzione e l’affetto del pubblico della rete

Ragazzi, ci raccontate nello spazio di un tweet, per i pochi che ancora non vi conoscessero, chi sono i “The Cerebros”?

“The Cerebros” è un gruppo di amici scanzonati, composto da Berardino Iacovone, Gianmarco Esposito e Stefano Bacchiocchi, che realizza video comici e virali sul web e che conduce il programma radiotelevisivo “Fattacci”.

Il web vi ha riservato in questi anni numeri altissimi, un aggettivo per descrivere il vostro successo…

“Immarcescibile” (ridono fragorosamente). Scherziamo, immarcescibile non sappiamo neanche cosa significhi… il nostro successo è: “prezioso”.

Come si mantiene e si consolida un risultato artistico importante?

Noi crediamo tantissimo nel lavoro quotidiano e nella continuità dell’impegno profuso. Gli ottimi risultati ottenuti sul web, ci hanno infatti consentito di approdare in Radio e Tv, con il format che conduciamo quotidianamente. Il format è impreziosito dalla presenza della co-conduttrice Elena Tubertini e dell’opinionista televisivo Moreno Amantini, con la sua rubrica “Promossi e Bocciati”.

Cosa significa fare satira oggi?

Il web fortunatamente è un mezzo in cui c’è ancora molta libertà d’espressione, quindi, fare satira nei nostri video comici non è un problema, basta essere coscienti che una parte del pubblico potrebbe non essere d’accordo con noi e non farne un dramma (sorridono).  A ogni modo, quando facciamo satira prediamo ispirazione dai fatti d’attualità e non facciamo prigionieri, nel senso che se una cosa non ci piace, la prendiamo in giro, la “parodiamo”, la “scherziamo”. Spesso accade che questo senso di fastidio, rispetto a qualcosa che è accaduto, sia condiviso da molti utenti del web e ciò rende i nostri video virali sui social.

Il successo di “Mare fuori” ha contagiato anche voi…

Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii tantissimo… il successo di questa serie ha ispirato il nostro ultimo video comico che ha spopolato su social network e media classici. C’è da dire che le serie tv ci hanno da sempre portato bene, infatti, nel 2020 siamo arrivati al grande pubblico e ai media nazionali con la saga “CovMorra”, una parodia, in 4 episodi, della famosa serie tv “Gomorra”. Nella nostra parodia Genny Savastano e Ciro di Marzio, non spacciano cocaina bensì Amuchina, che nei periodi di pandemia sembrava essere un bene introvabile, tanto da essere soprannominata l’oro trasparente. L’ultimo, video invece è ispirato al grandissimo successo ottenuto dalla serie “Mare Fuori” ed abbiamo scherzato proprio sul fatto che da quando sono arrivati i protagonisti di “MareFuori, quelli di “Gomorra” non li riconosce più nessuno (sorridono).

La politica, l’attualità, la cronaca… cosa solletica la vostra attenzione?

Tutto, non si butta via niente. 

Come alimentate la creatività e come nascono le vostre realizzazioni?

Ogni giorno, sia per la nostra trasmissione radiotelevisiva che per trovare nuova ispirazione per i video comici, rimaniamo aggiornati sull’attualità tramite i media d’informazione, ma non possiamo trascurare i trend e le notizie che vengono lanciati dai social network. Spesso, proprio da questi ultimi, prendiamo ispirazione per le notizie da trattare nel nostro programma. Mentre per i video comici l’iter è un po’ più complesso, nel senso che nel gruppo la mente creativa è quella di Berardino Iacovone, che nei momenti più assurdi della giornata, mentre è dal barbiere, mentre cucina o mentre dorme, come fossero delle illuminazioni, partorisce le idee, che poi sottopone a Gianmarco e Stefano e se loro ridono quando lui le racconta allora si realizza un video comico.   

La ricetta di una parodia di successo…

Non ve la possiamo dare, altrimenti ci copiano tutti (sorridono).

Un progetto, una social factory, che guardano al domani, in quale direzione?

Vorremmo andare avanti nella direzione che abbiamo tracciato in questi ultimi anni, ovvero essere un collettivo artistico polivalente, attivo sui social con i video comici, ma anche sui media classici con programmi radiofonici e televisivi e, perché no, magari anche con serate live e progetti cinematografici come le tanto amate serie TV, non dimenticandoci mai del nostro obiettivo principale che è sempre quello di far divertire il pubblico.

Come immaginate la vostra maturità artistica?

Facendo contenuti comici e conducendo un programma radiotelevisivo in Rai. Osp… scusate, questo non dovevamo dirlo (ridono).

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Raccontiamo l’identità italiana

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FABRIZIO ZAPPI

Il RadiocorriereTv intervista il direttore di Rai Documentari. «Per funzionare un documentario deve raccontare una storia o indagare una realtà che suscitino interesse nello spettatore. E deve farlo con un linguaggio narrativo moderno»

NAPOLI 07 LUGLIO 2023 PHOTOCALL DI PRESENTAZIONE DELL’ OFFERTA RAI 2023/2024. NELLA FOTO FABRIZIO ZAPPI

Documentare i grandi protagonisti, contemporanei e non. Qual è la linea editoriale del Servizio pubblico?

Per Rai Documentari consiste nel raccontare attraverso il linguaggio del documentario di creazione i grandi protagonisti e gli avvenimenti emblematici nei quali si è condensata la storia recente del nostro Paese, perché offrono un punto di vista privilegiato per comprendere meglio un’epoca e le radici storiche e culturali del nostro presente. Direi che sia i documentari più direttamente impegnati nel racconto storico, sia quelli che per alcuni aspetti sono caratterizzati da un tono leggero, cercano di dare un contributo alla costruzione dell’identità degli italiani, colta nella sua storicità e nelle sue manifestazioni più interessanti.

Uno dei titoli di punta è il racconto di Lucio Battisti, ci spiega questa scelta?

Grazie alla collaborazione artistica con Mogol, la sua musica e le sue canzoni hanno segnato una rottura definitiva nella musica italiana e hanno influenzato fortemente la cultura popolare, contribuendo alla formazione della grammatica emotiva di milioni di italiani. Si tratta di un documentario che rientra in una linea editoriale specifica che Rai Documentari dedica alla musica italiana con prime serate su Rai 1, della quale fanno parte i documentari dedicati a Franco Battiato (“Il coraggio di essere Franco”) e ai Pooh (“I Pooh. Un attimo ancora”), che sono andati in onda nella scorsa stagione ottenendo risultati straordinari in termini di share e di pubblico, dimostrando come il documentario narrativo possa essere competitivo con le altre forme dello storytelling televisivo, ovviamente con costi contenuti e molto interessanti dal punto di vista strategico.

Cosa deve avere una narrazione documentaristica per funzionare?

Sicuramente deve raccontare una storia o indagare una realtà che suscitino interesse nello spettatore. L’altro importante requisito è il linguaggio narrativo, che deve essere moderno, competitivo con le altre forme dello storytelling e dialogare con altri linguaggi, dalla fiction all’animazione. Un esempio è il documentario “4 giorni per la libertà. Napoli 1943”, che andrà in onda a settembre in occasione della ricorrenza dell’insurrezione di Napoli contro l’occupazione nazista, per il quale ci siamo avvalsi dell’animazione per ricostruire alcune azioni eroiche, di sequenze cinematografiche del capolavoro di Nanni Loy del 1962, ma anche di un brano rap napoletano cantato da Massimiliano Gallo e della voce narrante di Luisa Ranieri.

Quali sono le principali novità in onda da settembre?

“Lucio per amico. Ricordando Battisti”, che andrà in onda in prima serata su Rai 1 il 13 settembre. Sempre sulla rete ammiraglia andrà in onda un documentario dedicato a Claudio Cecchetto, che ci condurrà attraverso la musica nel cuore degli anni Ottanta e Novanta grazie alle interviste dei più grandi talent televisivi e musicali di oggi che furono lanciati da Cecchetto. Su Rai 2 ritorna il generecrime con una serie di titoli che raccontano casi di omicidio rimasti scolpiti nell’immaginario collettivo, mentre su Rai 3 una serie di otto appuntamenti settimanali metteranno a fuoco la storia recente del nostro Paese e la vita di alcuni personaggi della cultura e dello spettacolo italiani: da Tortora a Totò, da Giorgio Gaber a Enrico Mattei. L’offerta del prime time sarà affiancata da numerosi documentari rivolti al pubblico della seconda serata e del day time, dove troveranno spazio formati più brevi con biografie di personaggi contemporanei che hanno raggiunto l’eccellenza nel loro campo, e documentari di carattere sociale e istituzionale che arricchiranno l’offerta nello spirito di servizio pubblico che la Rai svolge per il Paese.

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RUGGERO ROLLINI

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Micro e macro, tutto è chimica

Tra i protagonisti di “Noos” su Rai 1 incontra il pubblico con ironia e semplicità: «Il divulgatore fa un po’ da ponte fra scienza e società»

Come è nata la sua passione per la chimica?

La passione per la chimica è nata già da quando ero bambino, come quella per le scienze in generale, perché io sono cresciuto in un paesino di 4000 abitanti circondato da boschi. Quindi sono cresciuto, circondato dalla natura e non si può non rimanerne affascinati. La chimica in particolare: oltre ad aver avuto lungo tutto il percorso di studi dei docenti molto bravi di scienze che mi hanno fatto appassionare alla chimica, è una disciplina ponte, che ti collega al mondo sub microscopico degli atomi e delle molecole, al mondo macroscopico che ci circonda. In questo passaggio, in questo legame che crea, io mi ci perdo.

Quanto capire la chimica può aiutarci nella quotidianità?

Tantissimo, perché in realtà tutto quello che ci circonda è chimica, siamo circondati da chimica. Noi stessi siamo delle macchine molecolari, delle macchine chimiche molto, molto complesse. Rimaniamo in vita per una serie di reazioni chimiche che avvengono in ogni istante nel nostro corpo. Conoscere non delle cose complicate, ma almeno dei concetti di base della chimica ci aiuta a cucinare, perché la cucina è una serie di reazioni chimiche. A pulire casa, per sapere quale prodotto utilizzare per quella determinata macchia, senza farci fregare da certi siti che propongono rimedi naturali che poi alla fine non funzionano. La chimica è davvero straordinariamente utile, se compresa, per navigare la nostra vita quotidiana.

Cosa significa essere un divulgatore?

Credo che essere un divulgatore voglia dire offrire un servizio alle persone, mettersi al servizio della cittadinanza. Viviamo nella società della conoscenza, forse mai come prima d’ora sapere è potere. E allora, rendere accessibili dei concetti che possono essere anche molto complessi, senza sminuire questa complessità, il classico semplificare senza banalizzare la conoscenza prodotta dall’industria scientifica, credo che sia fortemente democratico. La divulgazione è uno degli strumenti della democrazia all’interno della società della conoscenza e quindi il ruolo del divulgatore è quello di mettere in contatto dei mondi che altrimenti difficilmente si parlerebbero, perché la scienza viene fatta nei laboratori, nelle riviste accademiche. Eppure, la scienza ha ripercussioni gigantesche sulla società e la società ha ripercussioni gigantesche sulla scienza. Il divulgatore fa un po’ da ponte fra queste realtà.

Fisica e chimica, amiche o nemiche?

Direi molto amiche. Non ci sarebbe fisica senza chimica e non ci sarebbe chimica senza fisica, tant’è che una delle discipline che più mi appassionavano quando studiavo chimica, si chiamava chimica-fisica, la disciplina ponte tra la chimica e la fisica. Non possono l’una fare a meno dell’altra, sono entrambe discipline fondamentali, e quando si parlano tirano fuori delle cose strepitose.

Quali sono le difficoltà che incontra?

Trovo che la difficoltà maggiore sia vincere quella che in gergo tecnico si chiama chemofobia, la paura che un po’ tutti abbiamo delle sostanze chimiche, ciò che percepiamo come chimico, sintetico, fatto dall’industria, istintivamente ci spaventa. E questo ce l’abbiamo un po’ tutti. Perché comunque, parliamoci chiaramente, nella seconda metà del secolo scorso l’industria chimica alcune volte non si è comportata in maniera ineccepibile. Da lì si è creata una frattura con la società e adesso parlare di chimica è complesso perché c’è scetticismo. La difficoltà che trovo è quella di riuscire a ricucire il legame fondamentale tra industria chimica e cittadinanza, fra chimica e cittadinanza.

Cosa le ha insegnato Piero Angela?

Forse l’insegnamento più grande che ho ricevuto da Piero, nel vederlo lavorare, è stato l’incredibile attenzione che aveva per il suo pubblico.  L’ultima stagione di “Superquark+” l’abbiamo girata a luglio, sappiamo che Piero ci ha lasciato poco dopo. E lui, fino all’ultimo, ha riletto, approvato o modificato, ha dato suggerimenti a tutti i testi prima che andassimo in studio. Penso alla fatica che quest’uomo ha fatto per vidimare i testi. Perché se un programma era fatto da Piero Angela, allora lui doveva averlo letto e approvato e aver dato il via libera alla sua registrazione. Questo rispetto nei confronti del pubblico credo che sia una cosa che non mi lascerà mai.

GIULIANA GALATI

Alla portata di tutti, utile e affascinante

Raccontare la fisica è il suo mestiere. Del maestro Piero Angela dice: «Mi ha insegnato a sorridere davanti a una telecamera, ma anche l’importanza del riscontro altrui». Il giovedì sera a “Noos”, in prima serata su Rai 1

Come è nata la sua passione per la fisica?

La mia passione per la fisica è nata un po’ per caso. Quando ho fatto la tesina della maturità avevo deciso di trattare il tempo come argomento trasversale e avevo approfondito quelli che sono i paradossi della relatività di Einstein. Mi aveva molto incuriosito perché mi sembrava un qualcosa di apparentemente magico e allo stesso tempo scientifico. Ho cercato di capire se la fisica potesse essere la mia strada perché fino ad allora non avevo assolutamente idea di cosa fare da grande. Ho iniziato a chiedere a chi l’aveva studiata all’università, a partire dalla mia professoressa del liceo, ad altri professori universitari che incontravo durante le conferenze che andavo a sentire. Tutti mi dicevano che la fisica dell’università era completamente diversa da quella che si fa a scuola. Stavo frequentando il liceo classico e non riuscivo a capire quale potesse essere la differenza. Una volta iscrittami a fisica mi è stato tutto più chiaro e dopo qualche difficoltà iniziale ho capito di aver fatto la scelta giusta.

Quanto capire la fisica può aiutarci nella quotidianità?

Noi siamo circondati da fisica, in qualsiasi cosa che facciamo, è nella tecnologia che usiamo senza sapere neanche cosa c’è dietro. Senza le conoscenze della relatività non potremmo mai costruire un GPS, ma la fisica è anche nelle cose più semplici, come un frigorifero, oppure sapere perché riusciamo a camminare su un pavimento. Probabilmente, nella maggior parte dei casi, possiamo usare la fisica senza saperla così bene, però se riusciamo a conoscerne i principi possiamo prendere delle piccole decisioni, anche quotidiane, che ci fanno stare meglio. Banalmente, su come vestirsi o di che colore comprare un’auto per evitare di soffrire troppo il caldo, oppure possiamo prendere delle decisioni che sono molto più impattanti sulla vita di tutti e quindi, per esempio, sulle forme di energia che possono essere più sostenibili a lungo tempo.

Cosa significa essere un divulgatore?

Innanzitutto, far capire la bellezza e l’importanza di quello che studi. Quando dico di essere una fisica le persone rispondono spesso: “Sarai sicuramente un genio, non ci ho mai capito niente, l’ho sempre odiata”. Vorrei invece dimostrare che la fisica è una materia che, come tutte le altre, è alla portata di tutti, è utile e affascinante. Vorrei trasmettere la mia passione e fornire qualche conoscenza in più, che può tornare utile, e condividere il fascino che si prova nello studiare l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande.

Quali sono le difficoltà che incontra?

Una è quella di dare il messaggio che non tutto, nella fisica, deve avere un fine utilitaristico. Tante persone si aspettano che ci sia sempre una ricaduta pratica, per esempio una nuova tecnologia, io invece per molto tempo ho fatto divulgazione sul mio ambito di ricerca, che all’epoca erano i neutrini, che non si vedono e sono completamente inutili per la nostra quotidianità. I neutrini ci attraversano, non possiamo sfruttarli a nostro vantaggio, ma sono bellissimi e affascinanti. Possono darci dei suggerimenti per risolvere i misteri dell’Universo, fanno cose stranissime. È importante conoscerli, studiarli perché in realtà ci sono ricadute, anche se indirette, magari non sul tema di ricerca in sé, ma sulle tecnologie che vengono messe a punto per studiare quel tema.

Fisica e chimica, amiche o nemiche?

Assolutamente amiche, anche se nelle puntate di “Noos” ogni tanto io e Ruggero facciamo un po’ a gara a proporre l’esperimento più spettacolare o più divertente. Fisica e chimica sono due discipline che guardano alla realtà da due punti di vista diversi, che spesso poi si incontrano e si sovrappongono. Al di là delle barzellette, sono materie che vanno molto d’accordo e sono assolutamente complementari.

Cosa le ha insegnato Piero Angela?

Sicuramente a sorridere davanti a una telecamera, ma anche l’importanza del riscontro altrui. È una cosa che ho imparato osservando il suo comportamento, quello di una persona che a novant’anni continuava a chiedere il parere delle persone che erano intorno a lui, per sapere se quello che aveva detto in una conferenza, in una puntata, fosse abbastanza chiaro, corretto, se andasse bene. E se lo chiedeva lui, con tutta l’esperienza che aveva, e sicuramente consapevole di essere il numero uno in Italia, a maggior ragione lo dobbiamo fare tutti noi.

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Io, artigiana della Tv

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LORENA BIANCHETTI

Pronta a partire per Lisbona per raccontare ai telespettatori di Rai 1 la Giornata Mondiale della Gioventù, ma anche a mettersi in gioco in un nuovo progetto dedicato all’amore, al corteggiamento, al rapporto genitori figli. Il RadiocorriereTv incontra la giornalista che ritroveremo anche alla guida di “A Sua immagine”: «Mi sento al servizio di chi ci guarda, cerco di portare in video la voce di tutti»

2021, A sua Immagine” Lorena Bianchetti

Sei la conduttrice che non si ferma mai, come stai trascorrendo queste ultime settimane di luglio?

In riunione al computer con l’aria condizionata accesa (sorride). Dopo avere girato l’Italia per realizzare le puntate di “A Sua immagine” del sabato, e continuando ad andare in diretta la domenica mattina, stiamo preparando gli appuntamenti dedicati alla Giornata mondiale della gioventù che si svolgerà a dall’1 al 6 agosto a Lisbona. Anche quando sono in sovraccarico mi ricordo sempre del punto da cui sono partita, per me è tutto un dono.

Una Giornata mondiale della gioventù speciale anche perché sarà la prima dopo il covid…

Proprio all’attesa di un evento tanto amato dedicheremo alcuni appuntamenti straordinari da Lisbona. Sabato 29 luglio alle 16, saremo in diretta su Rai 1 con uno speciale. Andremo in onda dalla capitale portoghese anche venerdì 4 agosto alle 9.05 con un reportage dedicato soprattutto ai quasi 60 mila ragazzi italiani che parteciperanno alla Giornata. Doppio appuntamento sabato 5, alle 16 dal parco Tejo e poi, dalle 21.15 in prima serata. Il 6, dopo la diretta del mattino, torneremo a Roma.

Riavvolgiamo il nastro e parliamo di quello che è stato un momento speciale per te e per tutta “A Sua immagine”, la visita di Papa Francesco negli studi della Rai a Saxa Rubra, come è andata?

Avevo avuto l’occasione di intervistarlo un anno fa a casa sua, a Santa Marta, ma accoglierlo in studio è stato un dono molto speciale, un grande regalo per me, per la trasmissione e per tutta la Rai. La sua presenza ha regalato perle importanti di vita, sia per i credenti sia per i non credenti. Papa Francesco ha ribadito che la televisione deve raccontare l’umanità, cosa che ho sempre cercato di fare nei programmi che ho condotto, e di questo faccio tesoro. Mi hanno colpito ancora una volta la sua umiltà, la sua disponibilità, il suo sorriso avvolgente. È stata una giornata incredibile, di grande grazia.

Come ha reagito il personale dello studio all’arrivo di un ospite così speciale?

Ho letto nei volti di tutti una grande gioia, è stato un modo ulteriore per sentirci famiglia.

Una famiglia che frequenti ormai da tanti anni…

Adoro la squadra che realizza “A Sua immagine”, penso che la Rai possa vantare maestranze straordinarie. Molti di loro mi hanno visto proprio crescere, feci il primo programma trent’anni fa, ero molto giovane. Alcuni mi conoscono da una vita, ci sono stima, amicizia. Sono molto fortunata a lavorare in questa azienda.

Sei senza dubbio una conduttrice popolare, come senti, addosso, l’affetto del pubblico?

Come un incoraggiamento e un legame all’insegna dell’umanità. Parlo al pubblico ma è il pubblico a regalare tanto a me, è mia fonte di ispirazione. Mi sento al servizio di chi ci guarda, cerco di portare la voce di tutti anche nelle mie interviste, come è stato con il Papa, di prepararmi al meglio per riuscire a raccontare con semplicità. Non ho scelto questo lavoro per avere popolarità, che è solo una conseguenza di ciò che faccio. La mia scommessa è non perdere la vita, che continua a essere semplice, in mezzo alla gente.

Cosa dice tua figlia Estelle di questa mamma che lavora in Tv?

Sa che è un lavoro normale. Da figlia di artigiani quale sono, le dico che anche la sua mamma è un’artigiana, un’artigiana della Tv.

Con la nuova stagione debutterai anche in “Mi presento ai tuoi” su Rai 2, cosa ci puoi anticipare?

Inizierà a ottobre e siamo già al lavoro. Sarà un programma dal tono più leggero rispetto ad “A Sua immagine” e anche in quel caso cercherò di mettere al centro l’umanità. Un pretesto leggero che ci porterà ancora una volta all’incontro, al dialogo tra generazioni, tra genitori e figli. È una nuova sfida, l’azienda mi ha chiamato e io sono pronta a viverla. È un’occasione per mettermi alla prova con un nuovo progetto pur senza voler rivoluzionare me stessa. La vita è fatta di varie corde, di vari contesti.

Siamo in un mondo che ci riempie di stimoli, cosa riesce ancora a sorprenderti?

In senso negativo il poco valore che spesso si dà alla vita umana, al rispetto degli altri. A volte sembra che sia calato un tappeto di velluto sul cuore di alcune persone. Dall’altra parte vedo che non è questo che vince, l’umanità silenziosa  alla fine ha la meglio. Dalla pandemia siamo usciti un po’ disorientati, è giunto il momento di ricostruire. La televisione può fare la sua parte per trasmettere il senso della vita, che consiste nel rispetto della dignità della persona, nell’accettare le specificità e le diversità che sono ricchezze.

Cosa significa incontrare la felicità?

L’ho trovata nel mio matrimonio, in mia figlia, nella famiglia d’origine. Il lavoro è soddisfazione, la felicità è un’altra cosa. Il percorso che ci conduce alla felicità è importante: la gioia e la bellezza di scalare una montagna sono altrettanto forti e fondamentali di raggiungere la vetta.

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Il fattore umano

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INFORMAZIONE

Tornano su Rai 3 i reportages giornalistici sulla violazione dei diritti umani nel mondo. Da lunedì 24 luglio alle 23.15 su Rai 3

Torna su Rai 3 “Il Fattore Umano”, il programma giunto alla terza edizione che fa da fact-checking per monitorare quanto i diritti umani siano realmente rispettati nei Paesi del mondo.  Una serie di reportages giornalistici di 45 minuti che svelano come la libertà, in tutte le sue declinazioni, e l’uguaglianza delle persone siano violate da regimi autoritari, da autocrazie e anche in Paesi democratici nei confronti dei più deboli e delle minoranze. Anche quest’anno il racconto è affidato a film maker e inviati, che con i loro reportage documenteranno sul campo, in vari Paesi del mondo e spesso in condizioni di rischio, la violazione dei diritti fondamentali. Nove diverse tematiche, raccontate dai protagonisti senza la presenza del giornalista inviato, per lasciare spazio al racconto corale delle vittime e dei “carnefici”, alle immagini, ai contesti, al materiale di repertorio. Il fil rouge del racconto è costituito da uno scrittore, un intellettuale o un artista, profondo conoscitore del problema che si affronta, che parlerà della propria vita e della propria esperienza all’interno del contesto sociale, culturale e politico oggetto del reportage stesso.

Lo stile asciutto ed essenziale è la chiave del programma di Raffella Pusceddu e Luigi Montebello, con la collaborazione di Elisabetta Camilleri e di Antonella Palmieri. La regia è di Luigi Montebello, le musiche originali di Filippo Manni e Massimo Perin, il progetto grafico di William Di Paolo. Dal 24 luglio alle 23.15.

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Apre l’Hotel Portofino

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In arrivo su Rai 1 il period drama britannico, diretto da Adam Wimpenny, che racconta le appassionanti vicende di una famiglia inglese che, durante i ruggenti Anni Venti, gestisce un albergo per turisti dell’alta società sulla Riviera ligure. Da martedì 25 luglio in prima visione alle 21.25

Arriva sulla rete ammiraglia della Rai, da martedì 25 luglio in prima visione alle 21.25, “Hotel Portofino” di Adam Wimpenny, una serie britannica in tre puntate. Un period drama coinvolgente e appassionante, incentrato sulle vicende di una famiglia inglese che, durante i ruggenti Anni Venti, gestisce un hotel per turisti dell’alta società sulla magica Riviera ligure. Lo splendido paesaggio costiero è lo sfondo che esalta le vicende dei personaggi e costituisce uno degli elementi di fascino della serie, arricchita da suggestive scenografie, ambientazioni e meravigliosi abiti d’epoca. La serie, ideata da Matt Baker e basata sull’omonimo romanzo di J.P. O’Connell, sarà disponibile anche in lingua originale e vanta un cast d’eccezione, attori internazionali come Natasha McElhone (“Californication” e “Designated Survivor”) nei panni di Bella, proprietaria e anima di Hotel Portofino, e Mark Umbers che interpreta suo marito, uomo affascinante e pericoloso. Al loro fianco vediamo alcuni interpreti molto apprezzati nel panorama attoriale italiano: Daniele Pecci (“Cuori”, “I Medici – Nel nome della famiglia”),Lorenzo Richelmy (“Marco Polo”), Rocco Fasano (“SKAM Italia”).

La storia inizia così…

Riviera ligure 1926: l’affascinante proprietaria dello splendido Hotel Portofino, l’inglese Bella Ainsworth, intraprendente figlia di un ricco industriale britannico, si deve destreggiare tra i suoi ricchi, cosmopoliti ed esigenti clienti senza trovare grande aiuto nell’aristocratico e ambiguo marito Cecil. Questo si disinteressa dell’albergo e sperpera i denari di famiglia al casinò, la figlia Alice si occupa e preoccupa di tutto, il figlio Lucian, reduce dalla Prima Guerra Mondiale, vorrebbe dedicarsi alla pittura, ma Cecil spinge perché sposi la ricca Rose, figlia di una sua vecchia fiamma. Intanto, fuori, il Fascismo si fa strada a suon di prepotenze e Bella è costretta ad affrontare Vincenzo Danioni, il corrotto vicesindaco di Portofino, un convinto fascista intenzionato a danneggiare l’immagine dell’hotel con ogni mezzo possibile…

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Kennedy, fu vera gloria?

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Amori e potere di un presidente entrato nel mito. Il volume di Bruno Vespa, edito daRai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali

È il 22 novembre del 1963. Tre colpi di fucile sparati dal Deposito di libri scolastici di Dallas sull’auto presidenziale in corteo mettono fine all’esistenza di John Fitzgerald Kennedy. Un assassinio dai risvolti oscuri, una delle pagine più controverse della storia americana del XX secolo, che annovera anche le ipotesi di un coinvolgimento mafioso e di un complotto internazionale. Inchieste giudiziarie e giornalistiche che non hanno comunque impedito al 35° Presidente degli Stati Uniti d’America di entrare nel mito. Con una narrazione critica lucidissima Bruno Vespa ricostruisce le origini familiari e l’ascesa al potere di “Jack”, gli anni di governo dai risultati talvolta deludenti sul fronte interno ed estero, le luci e le ombre di una presidenza che molti storici e giornalisti hanno ritenuto  sopravvalutata. Quindi il racconto di un privato ingombrante: i tanti rapporti extraconiugali, l’amore per Marilyn, la bulimia sessuale, le troppe malattie tenute nascoste. Con la competenza del cronista d’esperienza e nel rispetto della documentazione storica, Vespa racconta Kennedy oltre il mito, mettendo al centro l’uomo, i suoi sogni e le sue fragilità.

LA NUOVA FRONTIERA

All’inizio degli anni Sessanta Kennedy pensava che gli americani dopo il boom economico si fossero seduti, e allora nel discorso decisivo per la sua vittoria della campagna elettorale, li conquistò dicendo “non dovete chiedere voi a me, sarò io a chiedere a voi di camminare insieme per una nuova frontiera, per aprire dei nuovi orizzonti”. E gli americani gli credettero.

A BERLINO

Quando nel pieno della Guerra fredda Kennedy parlò ai berlinesi e disse “io sono un berlinese”, la folla impazzì. Lui rimase così impressionato che affermò: “Mi sono spaventato, se avessi detto a quella gente di andare ad abbattere il Muro di Berlino, loro lo avrebbero fatto. Quando ne avrò bisogno, o quando ne avrà bisogno il mio successore quando ci sarà, in un momento di sconforto, gli dirò: vai in Germania a rincuorarti”.

IN L’ITALIA

Kennedy era favorevole al centrosinistra, al contrario dell’ambasciata americana che aveva sempre remato contro. Quando venne in Italia, a Roma e soprattutto a Napoli, l’entusiasmo fu travolgente, la gente correva da tutti i vicoli verso il corteo presidenziale e lui ne riportò un ricordo incancellabile.

JOHN E JACKIE

Quella di Kennedy sembrava la famiglia ideale, e in quella famiglia ideale credettero gli americani. Ma la realtà era molto diversa. Loro, dopo i primi tempi, non si amavano più: quando doveva rientrare a casa, Jackie avvertiva, per essere sicura di non trovare il marito a letto con un’altra donna.

JOHN e MARILYN

Kennedy ha avuto decine e decine di donne, tutte amate in maniera compulsiva, raramente una relazione lunga. Ma la donna delle donne fu Marilyn Monroe, conquistata una sera a cena e poi amata in maniera clandestina con alcune complicità fino al momento trionfale, al Madison Square Garden, quando Kennedy accettò la nomination per diventare presidente degli Stati Uniti. Fu quella sera che Marilyn intonò per lui il motivo “Happy birthday Mister President”.

DALLAS

Da una finestra del deposito dei libri scolastici del Texas, Lee Oswald con un fucile italiano di precisione sparò il primo colpo e colpì Kennedy al collo. Non era una ferita mortale. Sparò un secondo colpo che non colpì il Presidente. Se Kennedy non avesse avuto il busto ortopedico che ha indossato per tutta la vita si sarebbe spostato in avanti e si sarebbe salvato. Non potette farlo e il terzo colpo gli fracassò il cranio. Jackye raccolse il sangue e quello che restava del cervello.

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La grande estate Rai

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IACOPO VOLPI

I Mondiali di calcio femminile, quelli di nuoto e di scherma, gli Europei d’atletica leggera e di pallavolo. Il direttore di Rai Sport al RadiocorriereTv: «La nostra squadra è in campo per trasmettere tutte le emozioni dello sport»

I Mondiali di calcio femminile in Australia e Nuova Zelanda sono partiti, come li racconta la Rai?

Trasmettiamo quindici partite: quelle dell’Italia, i quarti di finale, le semifinali, la finale e alcuni altri match interessanti del nostro girone. È un evento in cui la Rai e il suo l’amministratore delegato Roberto Sergio, così come Rai Sport, credono molto. Sono certo che nonostante il fuso orario il risultato del Mondiale sarà ottimo.

Che cosa ti aspetti dalle azzurre?

Che lascino una buona immagine. Non vinceranno il Campionato del mondo, anche se spero di essere smentito, ma quel che è certo è che il calcio femminile italiano ha fatto dei passi in avanti eccezionali. Le azzurre venderanno cara la pelle, c’è una grande Nazionale, ci sono atlete molto preparate, c’è un bel seguito. Quattro anni fa, senza fuso orario, ci fu un vero e proprio boom in televisione.

Cosa rende il calcio femminile così attrattivo?

Il calcio femminile si gioca da una vita, ma ad alto livello è una bella novità. Anche in futuro, sulla Rai, le nostre atlete avranno un posto in prima fila.

Che squadra ha messo in campo Rai Sport?

Abbiamo una telecronista d’esperienza che è Tiziana Alla, al suo fianco c’è Carolina Morace, tra le più forti giocatrici italiane, bravissima attaccante e allenatrice. Abbiamo uno studio con Simona Rolandi, nostra conduttrice di provata fede, e Katia Serra, ex giocatrice e commentatrice espertissima. In Nuova Zelanda c’è l’inviata Alessandra D’Angiò, che racconterà il Mondiale dal punto di vista sportivo e non solo.

Gli appuntamenti di Rai Sport per i mesi estivi non si fermano al calcio…

Siamo in corsa con il Mondiale di nuoto in Giappone e con quello di scherma a Milano, mentre dal 19 agosto ci saranno i Campionati del mondo di Atletica leggera che trasmetteremo da Budapest. Agosto sarà anche all’insegna della pallavolo, con l’Europeo femminile, la cui prima partita si giocherà il 15 all’Arena di Verona, e quello maschile, dal 28 agosto. Il 25 partirà invece il Mondiale di basket maschile dalle Filippine. Avremo poi tutte le partite della Nazionale di calcio in diretta, in autunno ci sarà il grande tennis, con la Coppa Davis, e appena farà freddo ripartiremo con la stagione dello sci.

Il 20 agosto riprenderà invece la Serie A…

… e saremo pronti a raccontarla. Sabato 19 agosto saremo in diretta con “Speciale Campionato” (Rai Sport HD), il giorno successivo con “La domenica sportiva” (Rai 2) e lunedì 21 con “Calcio totale” (Rai Sport HD). “Novantesimo minuto” tornerà invece a settembre.

Che campionato ti aspetti?

Siamo ancora in fase di campagna acquisti e qualcuno si sta ancora attrezzando. Credo che il Napoli venderà cara la pelle, nonostante abbia perso qualche pezzo importante, uno di questi è Spalletti. L’Inter mi pare messa molto bene, sebbene Lukaku sembri perso e il portiere sia in uscita. La Juve non avrà le coppe, ma potrebbe attrezzarsi. A inizio campionato vediamo sempre meglio Inter e Juve, poi la classifica si muove, due anni fa abbiamo visto un Milan eccezionale, lo scorso anno il Napoli. Senza dimenticare la Lazio che è arrivata seconda, che ha fatto un gran secondo posto con una rosa molto limitata, non in qualità ma in quanto a numeri.

Che cosa significa raccontare lo sport sui canali del Servizio Pubblico?

Prendere esempio dai vecchi telecronisti e dai vecchi commentatori, certamente adeguando un po’ il linguaggio: servono il bel racconto, la cronaca e la volontà di portare nelle case e sugli smartphone degli spettatori quello che non riescono a vedere. Abbiamo ottimi telecronisti e commentatori tecnici che sanno raccontare, dobbiamo dare la sensazione di competenza e trasmettere le emozioni.

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L’Universo? Uno stupore continuo

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Astrofisica e comunicatrice ama la ricerca e il rapporto con il pubblico. Scelta da Piero Angela per far parte della squadra di “Superquark +” è ora una uno dei volti di “Noos” di Alberto Angela su Rai 1

Perché è importante spiegare e capire il nostro Universo?

Alziamo gli occhi al cielo da quando siamo comparsi sulla Terra, e non soltanto per misurare il tempo. L’Universo ci affascina naturalmente perché contiene in sé tra le più grandi e intime domande dell’essere umano: che cosa c’è là fuori, oltre il cielo? Siamo soli in tutta questa vastità cosmica? Da dove veniamo? E che fine faremo? Perderci in simili domande mentre osserviamo le stelle ha il potere straordinario di farci sentire un po’ più umani e di ridimensionare alcune convinzioni che derivano dal guardarci sempre troppo da vicino. Alla fine, siamo tante forme di vita diverse che passano il loro poco tempo a disposizione su di un piccolo pianeta blu. Come diceva l’astrofisico Carl Sagan, “la Terra è un minuscolo granello di polvere solitario sospeso nel grande, avvolgente buio cosmico”.

Ci spiega la sua formula per raccontare lo spazio?

All’Universo serve davvero poco aiuto per apparire interessante. Io cerco di non abituarmi a quello che ho imparato, spesso ancora me ne stupisco. Spero che l’effetto che fa a me l’astrofisica sia lo stesso che produce anche in chi ascolta.

Qual è la domanda che si sente rivolgere con maggiore frequenza?

Nel cuore della nostra galassia abita un buco nero gigante con una massa pari a quella di quattro milioni di Soli messi insieme. E i buchi neri, si sa, sono delle aspirapolveri gravitazionali. Appena il pubblico scopre di questo ospite così imponente, i respiri si fanno più corti e arriva la domanda: “ma la Via Lattea e la Terra, allora, saranno inghiottite da questo buco nero?”. Se venissimo risucchiati da un buco nero non faremmo un’esperienza piacevole e finirci dentro è quindi una preoccupazione più che giustificata, ma la risposta è no: il “nostro” buco nero è abbastanza lontano da non doverci impensierire, né noi né le altre centinaia di miliardi di stelle che popolano la nostra galassia.

Quali sono le regole della divulgazione moderna?

Spesso si pensa che raccontare la scienza sia un’operazione verticale, fatta cioè dall’alto verso il basso, magari in modo freddo e distaccato. Ho scoperto che invece può avere diverse temperature. Come nel film di Billy Wilder, a qualcuno il jazz piace caldo. Ad altri la comunicazione scientifica, per esempio a me.

Cosa le ha insegnato Piero Angela?

Per prima cosa la cura. La comunicazione è oggi veloce, poco attenta, e il lavoro di divulgazione può diventare frenetico. È facile cadere nella fretta. Piero Angela ha sempre mantenuto un altro stile, prendendosi cura della propria operazione di comunicazione, del linguaggio scelto, della prospettiva adottata, del messaggio inviato e, soprattutto, della relazione che si stabilisce con l’orecchio di chi ascolta. C’è sempre stata in lui, e conseguentemente nei suoi programmi, la volontà di raggiungere il più possibile quelle persone e quei contesti che alla scienza non si sarebbero mai avvicinati altrimenti, e farlo per davvero, senza mai far sentire nessuna persona inadatta o fuori luogo. Credo sia questo l’altro grande insegnamento che ci ha lasciato in eredità, lavorare alla redistribuzione del sapere in modo sincero e autentico.

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