Emozioni e risate da prima serata

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Con il nuovo anno ritornano, attesissime, le grandi fiction firmate Rai.  Si parte l’8 gennaio con “Le indagini di Lolita Lobosco”

Le indagini di Lolita Lobosco – Seconda stagione – Dall’8 gennaio in prima serata su Rai 1
Lolita Lobosco (Luisa Ranieri) è una donna del Sud, mediterranea, vivace, empatica, in carriera; vicequestore del commissariato di polizia a Bari, a capo di una squadra di soli uomini. In un mondo ostinatamente maschile, come quello dell’investigazione e della giustizia, Lolita sceglie di rimanere se stessa, un prezioso mix di esplosiva bellezza e intelligenza emotiva che le permette non solo di affermarsi, ma anche di combattere alcuni pregiudizi ancora esistenti nei confronti delle donne al comando.  In questa seconda stagione Lolita è alle prese con nuovi casi di omicidio che saprà risolvere con acume e creatività, anche grazie alla collaborazione preziosa dei fidi Forte ed Esposito. Parallelamente, la vicequestore cerca di tener fede alla promessa fatta a suo padre alla fine della prima stagione, ossia quella di trovare il suo assassino. Chiarito infatti che l’omicidio di Petresine è opera della malavita organizzata che agiva nel porto di Bari, rimane da scoprire chi sia stato l’esecutore materiale del delitto. L’indagine si rivela tuttavia molto complessa, anche perché qualcuno sembra avere interesse a non far avvicinare Lolita alla verità. Se sul lavoro le difficoltà sono molte, la vita privata della nostra protagonista non è meno complessa: alla gestione del fidanzamento con un uomo molto più giovane, Danilo (Filippo Scicchitano), si aggiungono le preoccupazioni per Nunzia (Lunetta Savino) e il suo speciale rapporto d’amicizia con Trifone (Maurizio Donadoni), i dissidi di Forte (Giovanni Ludeno) con la moglie Porzia (Claudia Lerro) e la nuova sfida di Esposito (Jacopo Cullin) con la fidanzata Caterina (Camilla Diana), per non parlare dei disastri sentimentali dell’amica del cuore Marietta (Bianca Nappi). Come se non bastasse, nella vita di Lolita si affaccia una vecchia conoscenza, la sua prima cotta, l’affascinante Angelo Spatafora (Mario Sgueglia).

Il nostro Generale Il 9-10 e il 16-17 gennaio in prima serata su Rai 1

A quarant’anni dalla strage di Via Carini (3 settembre 1982), la serie racconta la storia del Nucleo speciale antiterrorismo creato dal Generale Carlo Alberto dalla Chiesa – interpretato da Sergio Castellitto – per combattere l’attacco delle Brigate Rosse allo Stato in quella che fu una vera e propria guerra per la difesa della democrazia. Da una parte il Generale e un gruppo scelto di giovani carabinieri sotto copertura, addestrati con metodi investigativi innovativi per l’epoca, e dall’altra ragazzi altrettanto giovani, i brigatisti, che coltivavano l’obiettivo di sovvertire lo Stato democratico attraverso sequestri, omicidi e attentati. Le vicende del Paese – raccontate anche attraverso immagini e filmati di repertorio originali – si intrecciano a quelle personali e familiari dei protagonisti. La serie si avvale della consulenza storica del giornalista Giovanni Bianconi e del coinvolgimento, in fase di produzione, dei familiari del Generale dalla Chiesa, di alcuni dei veri membri del Nucleo speciale antiterrorismo, di alcuni dei magistrati che hanno partecipato alle indagini e poi istituito i processi. Questo ha permesso di portare sullo schermo non solo la ricostruzione accurata di una vicenda storica ancora poco conosciuta, ma anche il racconto più intimo e personale della vita dei protagonisti. Realizzata con la collaborazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, con il sostegno del Mic e di Film Commission Torino Piemonte, la serie è stata girata anche in alcuni dei luoghi reali delle vicende narrate, tra cui la Caserma dei Carabinieri Pietro Micca di Torino e il cortile dove le Brigate Rosse uccisero Fulvio Croce, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino. ν

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La passione di una vita

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Con “Linea Bianca”, il sabato pomeriggio su Rai 1, è tornato a raccontare le nostre montagne: «Ci insegnano a gestire l’energia, la stagionalità, a scegliere la calma, a vivere con serenità il nostro tempo»I

Il viaggio di “Linea Bianca” è ripartito, dove ci porterete nelle prossime puntate?

Continuiamo a raccontare il territorio montano che costituisce circa il 70 per cento della superficie nazionale, mentre troppo spesso diamo visibilità alla sola parte costiera. Capendo la montagna possiamo anche imparare a convivere con l’emergenza energetica, a ridurre gli sprechi. In montagna sono molte le località non ancora raggiunte dal metano, nelle quali si usano le bombole del gas, si cucina con legna e cippato. Nel corso della storia l’uomo ha imparato a immagazzinare calore, facendo uso tra l’altro della terracotta, dell’argilla. Le famose olle, ad esempio, consentono la massima efficienza. Sono conoscenze che dobbiamo portare nelle nostre città, nel rispetto dell’ambiente, per risparmiare ed evitare sprechi. La montagna ci insegna anche a rispettare la stagionalità, a scegliere la calma, a vivere con serenità il nostro tempo. 

Un invito a riappropriarci dei nostri ritmi naturali…

L’essere umano ha necessità di ritrovare il proprio tempo e di farlo in ogni situazione. Parlo del tempo che ci dedichiamo per una passeggiata, per una lettura. In passato ci si distraeva con un libro o guardando fuori dalla finestra, sognando a occhi aperti. Oggi la distrazione è data dal telefonino e così il tempo non è più solo nostro. In montagna questo recupero del tempo ce l’hai per una serie di cose che devi fare, per spostarti. I monti ti chiamano, ti fanno ammirare tante cose. Domenica, in esterna per la trasmissione, ho perso il treno perché distratto e attratto da un tramonto…

Dove è successo?

A Prato Piazza, in Alto Adige, a 2 mila metri. Ero lì per la seconda puntata di “Linea Bianca”. Nel primo pomeriggio, dopo una nevicata durata ore, il cielo ha iniziato ad aprirsi, aveva un colore rosso forte, sembrava un dipinto. Quel momento mi ha dato tanta energia. 

Nel programma vi occupate da tempo di cambiamenti climatici, cosa capiamo con l’osservazione delle nostre montagne di ciò che sta accadendo al Pianeta?

Che il cambiamento è molto più veloce di quello che abbiamo raccontato fino a ora. La fusione dei ghiacciai è esponenziale. Pensavamo che in alcuni decenni non ne avremmo più trovati alcuni, ma i tempi sono ben più stretti e potrebbe trattarsi anche di pochi anni. Penso al Calderone del Gran Sasso in Abruzzo, che è anche stato declassato. In città ti accorgi meno del cambiamento, accade con la siccità, con la pioggia improvvisa, ma in montagna è tutto ben più visibile. La mia preoccupazione è che sia già troppo tardi per tornare indietro, spero che madre natura possa ritrovare equilibrio. Possiamo solo non aggravare una situazione complessa.

Le storie di montagna sono prima di tutto storie di persone, ce n’è una che nel corso di questi anni ti ha toccato di più di altre?

Di storie ce ne sono tante, ma mi viene in mente una parola ed è coraggio. Ci sono persone che hanno avuto il coraggio di cambiare la propria vita andando alla ricerca dello star bene, senza limitarsi e accontentarsi, ma vivendo al massimo il proprio tempo.

Montagna come risorsa?

Non dico che tutti dobbiamo trasferirci in montagna, ma che gli italiani sono fortunati. A pochi chilometri dalle case di gran parte di noi c’è un’area montana che ci può regalare una passeggiata, un po’ di relax tra i colori e i profumi della natura. 

Con la montagna hai un rapporto indissolubile…

La montagna per me è passione e lavoro. Ogni volta che vado mi sento a casa, sono ben accolto, perché l’accoglienza è una caratteristica comune a chi vive sui monti.  Nell’indole delle popolazioni montane c’è l’aiuto: ho trovato tantissimo volontariato, cosa che in città un po’ si perde. Se rimani a piedi con l’auto su una strada montana non esiste che qualcuno non si fermi a darti una mano.

Una stagione di grande impegno televisivo, con “Unomattina”, come sta andando?

Sono molto contento di avere un rapporto quotidiano con il mio pubblico, di potere condividere esperienze e racconti. Al tempo stesso sono felice del rapporto sereno che c’è in redazione, in studio, con gli inviati. “Unomattina” ha un approccio positivo, propone esperienze di condivisione, di confronto tra le persone e va alla ricerca di buona energia. Vogliamo fornire un altro punto di vista e questo ha pagato.

Come ti vedi nel futuro?

Mi piacerebbe vedermi così, proprio come sono ora. Con questa voglia di fare, con questa energia, cercando di portare sempre il sorriso a chi segue i programmi che faccio. Un approccio alla Fabrizio Frizzi, di un uomo felice della vita. Mi piacerebbe rappresentare un po’ una bombola d’ossigeno capace di fare sciogliere le tensioni.

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La danza e la bellezza

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L’étoile del Teatro alla Scala pronta ad accompagnarci il 1° gennaio in prima serata su Rai 1. «Danzare è un arricchimento per la vita, per le sensazioni che si possono ricevere» dice il grande ballerino, che sulla sesta edizione dello show anticipa: «Abbiamo preparato uno spettacolo di intrattenimento, di leggerezza, che possa fare sorridere ed emozionare»I

Danza con me

Il 2022 sta per concludersi, cosa le lasciano questi dodici mesi, da artista e da cittadino?

Per me è stato un anno molto importante, di rinascita, che ha visto il riprendersi di molte cose, a iniziare dai viaggi: sono stato a ballare per la prima volta in Australia, per la prima volta a Cuba, adesso ho ballato in Oman, a Muscat. Tanti luoghi nuovi che ho potuto toccare con la danza. Li ho vissuti in maniera diversa, facendo esperienze nuove. Penso anche ai tanti spettacoli in Italia, non posso non ricordare un evento particolare come il “Ballo in bianco” in piazza Duomo a Milano durante “OnDance”, evento che ha segnato il mio 2022. È stato un anno segnato dalla guerra, dal conflitto nato vicino a noi, vedere queste tragedie è stato umanamente difficile. La guerra è stato il buio di questo periodo.

Ci presenta l’edizione 2023 di “Danza con me”?

Sarà un’edizione con tanti ospiti nuovi. Avremo Luca Zingaretti e Cristiana Capotondi alla conduzione, due grandi attori molto amati dal pubblico di Rai 1. Ci affiancheranno Virginia Raffaele che ritorna per la terza volta, Alberto Angela per la seconda. Tanti nuovi amici come Elio, Paola Minaccioni, Blanco, Dardust, avremo Claudia Gerini, Edoardo Leo, Dargen D’Amico. Un parterre molto ricco, ma soprattutto avremo tanti numeri di danza, perché è sempre la danza, di livello internazionale, a essere il cuore del programma. Vogliamo costruire uno spettacolo di intrattenimento, di leggerezza, che possa fare sorridere. In questo momento il pubblico ha bisogno di serenità.

C’è una cifra che accomuna i protagonisti di “Danza con me”?

Ognuno porta qualcosa. Quello che mi piace, soprattutto di Luca e Cristiana, ma anche di altri, è il sapersi mettere in gioco, essere a disposizione del programma. Molte volte chiediamo complicità alle nostre idee, alle nostre invenzioni. È la complicità con gli ospiti a fare la differenza.

C’è un giusto punto d’incontro tra l’alto e il popolare?

Il punto d’incontro è questa trasmissione, che riesce a veicolare l’alto, come i passi a due di repertorio classico, neoclassico, contemporaneo, in un contesto di intrattenimento. Ma il passo a due è quello, è intatto e si vede in tutta la sua bellezza. Momenti di danza pura inseriti in un contesto di leggero.

Alla prima edizione pensava che il programma sarebbe diventato un appuntamento tanto atteso dal pubblico televisivo?

Sinceramente non me l’aspettavo, non pesavo proprio che saremmo arrivati alla sesta edizione e devo dire che la cosa mi rende tanto felice e orgoglioso. Significa essere riusciti a entrare nelle case di tantissimi italiani e questo vuol dire anche avere la possibilità di fare conoscere la danza a tanti giovani. Magari iniziano proprio da questa trasmissione ad amarla, poi arrivano a teatro. È ciò che di più bello possono fare il programma e la Tv.

La danza per raccontarci e per esprimere le nostre emozioni, un esercizio che consiglierebbe anche a chi non balla per professione?

Sicuramente sì. “OnDance”, la manifestazione che organizzo ogni anno, invita le persone a provare a ballare ogni genere di danza. Non ce n’è un solo tipo, non ci sono solo la classica o la break dance. Le scelte sono innumerevoli. Ballare vuole dire prendere consapevolezza del proprio corpo e lasciarsi andare, o controllarlo seguendo una musica. La danza è liberatoria e al tempo stesso ti fa sentire il corpo come poche altre cose, unendo il movimento con la musica. Chi lo fa ha un grandissimo giovamento, anche persone che non diventeranno mai ballerini. È un arricchimento per la vita, per le sensazioni che si possono ricevere.

Dopo avere raggiunto traguardi immensi, cosa può ancora sognare Roberto Bolle?

Una bella domanda a cui può essere difficile rispondere (sorride). In questo momento le soddisfazioni sono molte e giungono da tanti progetti che sto seguendo. Mi auguro di farlo il più a lungo possibile. Spero di provare sempre gioia, passione e desiderio di andare avanti,  di creare cose nuove. Il bello, anche in “Danza con me”, è essere fedele a un format senza smettere di rinnovarsi.

Cosa legge negli occhi dei giovani che coltivano il sogno della danza?

In trasmissione abbiamo avuto un pubblico di ballerini, di studenti della danza. Nei loro occhi ho visto entusiasmo, passione, il desiderio di nutrirsi di danza. Nello sguardo di molti ho visto anche la preoccupazione di non avere un futuro nel nostro Paese, perché le possibilità di lavoro sono poche. È un tema su cui mi batto in prima linea.

Quali sono le priorità per l’arte e la cultura in Italia?

Abbiamo il tavolo della danza istituito nel maggio scorso. Nel frattempo, il governo è caduto, c’è stato un grande ritardo. Ora si cerca un’interlocuzione con il ministro Gennaro Sangiuliano per capire se sia disponibile ad accogliere le idee per cambiare le regole della formazione e della produzione di spettacoli. Sono i due grandi temi che hanno bisogno di nuove regole, per andare avanti e rinnovarsi.

Che cos’è per lei la bellezza e dove la ritrova nella quotidianità?

È un valore importante che rende speciale la nostra vita, che altrimenti sarebbe piatta.  È  anche qualcosa che ci dà un brivido, un’emozione, che ci fa sognare. La ritrovo nella danza come nella natura, la ritrovo nei viaggi, mi piace scoprire le bellezze architettoniche delle città. La bellezza è intorno a noi, bisogna trovarla, scoprirla, nutrirsene.

L’ultimo brivido che ha provato?

In ordine di tempo mi riporta a pochi giorni fa, in Oman. Penso alla bellezza del deserto, delle dune, della sabbia con la sua policromia di colori, penso a tutte le variazioni del beige, del rosso, del giallo, o alle architetture del teatro della grande moschea.

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Quanta bellezza intorno a noi

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CULTURA

Alberto Angela torna il 25 dicembre in prima serata su Rai 1 con “Stanotte a Milano”. Da mercoledì 28 le nuove puntate di “Meraviglie” che ci porteranno per la prima volta oltre i confini nazionali. I due programmi sono realizzati in 4k

Una serata evento prodotta da Rai Cultura e dedicata a Milano, per raccontare i luoghi d’arte e la storia della città dopo il calar del sole, quando l’assenza di folle e turisti lascia spazio a dettagli e suggestioni più raccolte e intime. Dopo aver omaggiato le più belle città d’arte italiane, da Napoli a Venezia, dal Vaticano a Torino, il 25 dicembre alle 21.25 su Rai1, Alberto Angela ci presenta “Stanotte a Milano”.

Partendo dalla guglia maggiore del Duomo, proprio sotto la Madonnina, Alberto attraversa la città di notte, alla scoperta dei tesori più o meno nascosti del capoluogo lombardo: dal palcoscenico del Teatro alla Scalaallabasilica di S. Ambrogio, dalla pinacoteca di Brera alla biblioteca Ambrosiana, custode dell’inestimabile Codice Atlantico di Leonardo. Un viaggio nell’arte che porta lo spettatore al cospetto del Cenacolo Vinciano, ma anche tra i “Sette Palazzi Celesti “, la gigantesca installazione di Anselm Kiefer custodita nel Pirelli Hangar Bicocca, o tra i futuristi del Museo del 900. Un viaggio nella storia della città, già capitale dell’Impero Romano, orgoglioso comune medievale e signoria tra le più splendide con i Visconti e gli Sforza. In questo percorso non mancano i luoghi più rappresentativi della vita milanese di oggi, come la Stazione Centrale, la Galleria, i Navigli e i grattacieliche negli ultimi decenni ne hanno ridisegnato l’orizzonte.

Nel suo viaggio Alberto Angela è guidato dal racconto di grandi ospiti, che vivono a Milano e che con questa città hanno un rapporto particolare: Zlatan Ibrahimović, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, Javier Zanetti si uniscono a lui per tracciare un ritratto della città e della sua evoluzione negli anni. Giancarlo Giannini, presenza fissa negli speciali di “Stanotte”, interpreta stavolta il sommo poeta milanese Alessandro Manzoni. Sonia Bergamasco dà voce e volto alla poetessa dei Navigli, Alda Merini. I primi ballerini del Teatro alla Scala Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko danzano nell’inconsueto palcoscenico dei laboratori di scenografia negli ex stabilimenti Ansaldo,Elio con i suoi musicisti omaggia la canzone di Enzo Jannacci e Malika Ayane è protagonista di un’intensa performance musicale in Galleria.

Arte, musica, storia e costume si intrecciano per offrire un punto di vista notturno su questa città fatta di contrasti, che ha trovato la sua cifra nel continuo rinnovarsi per essere sempre nel presente. 

E’ inveceun viaggio che attraversa l’Europa da Est a Ovest e da Sud a Nord, alla ricerca delle bellezze più rappresentative di ciascun Paese, ma anche delle linee di una storia comune e di una comune identità, “Meraviglie” che, in questa nuova serie intitolata “Stelle d’Europa”, in onda da mercoledì 28 dicembre, varca per la prima volta i confini nazionali per esplorare, oltre a quelli italiani, anche i siti Unesco più spettacolari del nostro continente. Oltre al racconto di Alberto Angela, alle splendide immagini girate in 4K con l’uso di audaci droni acrobatici, la serie si arricchisce delle testimonianze di ospiti celebri e di performance artistiche in alcuni dei luoghi più significativi del viaggio.  Nella prima puntata il viaggio parte da Mont Saint-Michel, nel nord della Francia, isolotto che sembra danzare tra terra e mare al ritmo delle maree. Sede di una celebre abbazia benedettina, sorge al centro di un’immensa baia aperta sul canale della Manica, dove le maree sono tra le più potenti d’Europa. Nelle fasi più intense il mare si ritira di una ventina di chilometri, per poi ritornare isolando l’abbazia dalla terraferma. Prosegue poi per Lisbona, in Portogallo, porta occidentale d’Europa aperta verso l’immensità degli oceani. Dalla torre di Belém, ai ricami del monastero dei Jéronimos, Angela racconta questa affascinante città adagiata sulle sponde del Tago e affacciata all’oceano. Ci guida in tram tra le viuzze dell’Alfàma, l’antico quartiere arabo, e alla scoperta dei magnifici azulejos del palazzo dei marchesi di Fronteira, fino alla chiesa del Carmo dove una magnifica Dulce Pontes, canta sulle note del maestro Ennio Morricone. La tappa italiana di questa edizione è Verona, la città scaligera che ha ispirato l’amore letterario di Romeo e Giulietta. All’Arena, l’antico anfiteatro nato per ospitare i gladiatori e oggi divenuto uno dei più grandi teatri lirici del mondo, Alberto Angela incontra Roberto Bolle, leggendario Romeo della danza. Al balcone di Giulietta, Riccardo Cocciante interpreta un brano della sua opera popolare dedicata ai due tragici amanti. Il viaggio si conclude a Chartres, cittadina francese sede della più antica e meglio conservata cattedrale gotica del vecchio continente. Le sue celebri vetrate, che si conservano intatte da nove secoli, hanno dato il nome ad un colore, il celebre “blu di Chartres”. Un enigmatico labirinto al centro della navata è in realtà un percorso iniziatico che conduce il fedele alla salvezza. “Stanotte a Milano” e “Meraviglie – Stelle d’Europa” sono produzioni realizzate da Rai Cultura in 4K, dirette da Gabriele Cipollitti con la fotografia di Vincenzo Calò. Scritte da Alberto Angela con Fabio Buttarelli, Ilaria Degano, Vito Lamberti, Aldo Piro, Emilio Quinto.

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La libertà in una lacrima

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COLLECTION DE FILIPPO

«Filumena è un testo vivo. E come è giusto che sia, vuole essere rappresentato. Vuole continuare a essere vissuto. Dagli interpreti e dal pubblico» afferma Francesco Amato, regista della trasposizione televisiva della “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Il film vede riunita la coppia Scalera – Gallo che ha fatto brillare “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”. Il 20 dicembre in prima serata su Rai 1 e in streaming su RaiPlay

FRANCESCO AMATO, regista

Come ci si confronta con Eduardo De Filippo?

Non ci si confronta con De Filippo, né con De Sica, né con Zeffirelli, o con tutti coloro che frequentano e hanno frequentato la sua arte, e questa storia in particolare.  Si parte sconfitti e si cerca di realizzare il proprio film. Da ragazzino giocavo a pallone nella squadra del mio paese in Piemonte, qualche volta capitava di sfidare la Juventus e perdevano dodici a zero, pur giocando bene. Nei limiti delle nostre capacità, abbiamo cercato di dare conto dell’attualità della storia, una vicenda ancora viva che è legittimo mostrare e rivisitare. Noi l’abbiamo fatto secondo i canoni dell’attualità e della nostra sensibilità, mettendo al centro il rapporto erotico tra Filumena e Domenico, illuminando quello che sarebbe accaduto tra loro, da ben venticinque anni una coppia con una dipendenza affettiva molto forte.

VANESSA SCALERA

Che viaggio artistico e umano è stato quello con Filumena Marturano?

È stato il viaggio, il ruolo dei ruoli… senza Francesco Amato, il mio regista eletto (ride) e Max (Massimiliano Gallo) come protagonista, sarebbe stato più difficile da intraprendere. Mi sono sentita a casa con loro, pur facendo, come attrice, un viaggio solitario. Le più grandi del cinema italiano si sono confrontate con questo ruolo, non vi dico quindi cosa ho provato quando mi è stato proposto. Un misto di adrenalina e ansia che mi ha fatto passare nottate insonni. Francesco però mi ha dato una chiave importante, partire sconfitti e non avere paura. Ci siamo buttati in questa avventura, affrontandola con estrema serietà e abnegazione, dedicando più di tre settimane di prove come si fa a teatro, precedute da un eccellente lavoro di scrittura del regista con gli sceneggiatori.

MASSIMILIANO GALLO

Ci racconta il suo incontro con Filumena Marturano…

Per me è stato uno splendido regalo. Quando affronti Eduardo De Filippo e questi macrotesti, nell’immaginario collettivo c’è sempre qualcosa di grande, in questo caso si pensa immediatamente a Marcello Mastroianni e Sophia Loren, oltre a “I fantasmi” di Eduardo e Titina (i fratelli De Filippo legati da un sodalizio familiare e artistico). Penso però che, in generale, non si faccia un buon servizio all’autore quando si afferma che Eduardo non si possa toccare. È l’autore italiano più rappresentato nel mondo, si deve continuare a mettere in scena per la sua grandezza. Sarà il pubblico a decidere se bene o male. Abbiamo affrontato questo lavoro con grandissima dedizione e umiltà, consapevoli di avere a che fare con un testo straordinario. La sensazione è di aver fatto un ottimo lavoro.

LA COLLECTION DE FILIPPO

La collection De Filippo è un ambizioso progetto di trasposizione filmica dei capolavori teatrali di Eduardo De Filippo, immenso protagonista del teatro italiano e internazionale, che impegna la Rai nel suo ruolo centrale di Servizio Pubblico dedicato a custodire e rinnovare la memoria culturale del nostro Paese. Le sue commedie fondono perfettamente comicità e inquietudine, ritmo dell’azione e riflessione che, sotto un’apparente leggerezza, come uno specchio amaro e ironico, riflettono la nostra società.

Dopo “Natale in Casa Cupiello” e “Sabato, Domenica e Lunedì” il progetto si arricchisce di una commedia eccezionale, scritta per la sorella Titina: “Filumena Marturano”, una donna che combatte per la sua dignità di essere moglie e madre. Ancora una volta, come in quelle precedenti, il centro del racconto è la famiglia e la ricerca dell’armonia che Eduardo non ha mai avuto nella sua vita personale. Per essere se stessa Filumena costruirà una vita senza lacrime e ingannerà non solo Domenico, ma l’intero mondo in cui vive. Su questa figura straordinaria di donna ha lavorato Francesco Amato raccontando anche quello che accade al di fuori del testo teatrale, in una messa in scena di una città governata dagli uomini dove Filumena combatte perché “E ffigli so’ ffigli. E so’ tutte eguali”.

LA STORIA

Filumena Marturano è una donna con un passato da prostituta che da anni convive con Domenico Soriano, un ricco pasticciere. È lei a governare i suoi affari e l’amministrazione della casa, mentre l’uomo continua a fare la bella vita, illudendosi di essere ancora giovane. Per costringerlo a sposarla, Filumena si finge in punto di morte, ma appena dopo la celebrazione del matrimonio, Domenico scopre l’inganno e chiede l’annullamento. Solo allora la donna gli rivela che uno dei suoi tre figli, cresciuti in segreto, è in realtà suo. Le certezze dell’uomo vacillano e il desiderio di scoprire quale dei ragazzi è sangue del suo sangue inizia a consumarlo.

I PERSONAGGI

Filumena Marturano (Vanessa Scalera)
Una donna con un passato da “malafemmina” che combatte per la conquista della sua dignità di moglie e di madre.

Domenico Soriano (Massimiliano Gallo)
Un uomo che non vuole crescere, ricco e distratto. Scoprirà grazie a Filumena l’importanza di essere padre.

Alfredo Amoroso (Marcello Romolo)
Il portiere del palazzo dei due protagonisti, sempre coinvolto da Domenico Soriano nella sua disperata ricerca di un’improbabile giovinezza.

Rosalia (Nunzia Schiano)
La serva fedele di Filumena, a lei deve tutto ed è l’unica a sapere cosa nasconde il passato della sua padrona.

I FIGLI DI FILUMENA

Michele (Francesco Russo)
Idraulico. Si è sposato molto giovane ed ha già 3 figli che non sanno chi è la nonna. Accoglie Filumena quando decide di andare via di casa.

Riccardo (Massimiliano Caiazzo)
Camiciaio. Ha un’attività commerciale a Via Chiaia, che utilizza non solo per vendere la sua merce, ma per provare a conquistare quante più donne possibile.

Umberto (Giovanni Scotti)
Studente. È l’unico che ha voluto studiare, lavora in una piccola redazione giornalistica e scrive di tutto, soprattutto annunci mortuari.

Avv. Bruno Nocella (Vittorio Viviani)
Un senatore che ha la legge dalla sua parte nel tentativo di concludere un matrimonio conveniente per una delle sue figlie, Diana.

Diana (Anna Iodice)
La rivale di Filumena. Ha dalla sua la giovinezza e la bellezza.

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VOGLIO VIVERE COSI’ … E FELICE CANTO

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SPECIALE TG1

Il 25 dicembre, in seconda serata su Rai1, il docufilm sulla vita di Luciano Pavarotti nel quindicennale della sua scomparsa. Materiale curioso, esclusivo, inedito, a cura del giornalista Leonardo Metalli. «Documenti che neanche Nicoletta Mantovani e Adua Veroni conoscono – ci rivela l’autore – perché sono raccolti negli archivi Rai, dove nessuno di noi immaginava fossero»

INTERVISTA A LEONARDO METALLI

Un docufilm con immagini inedite. Com’è iniziato e quanto è durato questo minuzioso lavoro di ricerca?

Ho contattato Nicoletta Mantovani per avere i diritti e la possibilità di usare “Caruso”, interpretata da Luciano Pavarotti, dato che stavo realizzando uno speciale su Lucio Dalla. In quell’occasione è nata l’idea di narrare l’artista che non conosciamo, non vediamo, facendolo rivivere in una sorta di racconto attualizzato. Un sogno per me. Il lavoro di ricerca e di produzione è durato quasi un anno.

Nel docufilm emerge più Luciano Pavarotti tenore, oppure la sua parte meno conosciuta come la grande umanità, la sua passione per la pittura, il tennis, l’equitazione?

La particolarità è stata il suo modo di vivere e di affrontare la vita. Il racconto che gli amici fanno di lui è quello che emerge al primo posto, non sono la sua meravigliosa voce e le sue opere, ma la sua grande personalità, la sua forza, la passione che metteva in tutte le cose che faceva, come nella cucina e nello sport. Un’altra chiave di lettura, un tassello importante per chi ama Luciano Pavarotti.

Tony Renis racconta come ha convinto Celine Dion a duettare con Pavarotti. Immagini esclusive di Bono Vox che canta in italiano al suo matrimonio. Zucchero svela i segreti dietro al duetto di ‘Miserere’. Spaccati della vita di Luciano Pavarotti, con eventi per la prima volta raccontati dagli amici più stretti…

Un’altra delle particolarità di questa narrazione è proprio quella di cercare documenti filmati e raccontati dalla viva voce anche di persone che non ci sono più. Documenti che neanche Nicoletta Mantovani e Adua Veroni, la prima moglie, conoscono, perché sono raccolti negli archivi Rai, dove nessuno di noi immaginava fossero. Ad esempio, ci sono immagini dei primi incontri preparatori tra Zubin Mehta, Plácido Domingo, José Carreras, Luciano Pavarotti, proprio negli studi Rai. Un documento storico indimenticabile. Altre immagini esclusive sono quelle di Bono Vox al matrimonio blindato di Pavarotti, che canta in romanesco “Stand by me” italianizzando la canzone. Ma anche altri video sportivi molto particolari, girati in America.

Gli amici hanno rappresentato un punto fermo della vita di Luciano Pavarotti. Ha trovato qualcosa che anche a lei, che ne è un profondo conoscitore, ha suscitato sorpresa?

Continuamente. Perché andando a scandagliare la vita dell’artista, anche se lo conoscevo bene, mi sono reso conto che la parte che riguarda l’opera è quella più piccola. Emergono la sua grande inventiva e il suo modo di interpretare la vita.

La tecnica di racconto fonde immagini di repertorio ad interviste con un restauro dei filmati. Tutto questo, grazie alla qualità, renderà le immagini del docufilm più attuali?

C’è un piccolo segreto che è anche una fortuna. Praticamente, quando cercavo il materiale con i bravissimi ricercatori del Tg1 negli archivi Rai, che ritengo sia la più grande custode della storia, mi sono accorto che c’erano documenti talmente vividi che potevano essere valorizzati semplicemente per quello che erano. Ad esempio, ci sono la madre e la sorella di Luciano Pavarotti che sembrano attuali. Le tecniche Rai di quarant’anni fa erano già avanzate e ci hanno reso il lavoro meno complesso.

Vedremo anche l’omaggio della National Italian American Foundation, la più grande associazione di italo americani presente negli Stati Uniti, che lo ricordano con una pergamena che hanno consegnato a lei.  Quali immagini ha scelto per questa occasione?

Luciano è stato due volte ospite dell’Associazione e venne festeggiato come italiano dell’anno. Ho scelto il momento in cui Luciano Pavarotti cantava l’inno nazionale. Nel docufilm sembra che l’attestato venga consegnato come se Luciano fosse ancora qui. Il premio, creato in occasione del documentario per far sì che rimanga agli atti, lo ritiro io. Nel documentario c’è anche Nicoletta Mantovani, che ricorda il grande concerto che lui aveva tenuto al Central Park.

Qual è stato il suo rapporto con il maggior tenore di tutti i tempi e cosa ha significato oggi, attraverso la realizzazione di questo documentario, entrare negli aspetti più intimi della sua vita?

Ho conosciuto lui e Nicoletta a Capri negli anni ’90. Lui era stato invitato alla prima di una manifestazione che si chiamava “Capri Hollywood” con cui collaboravo. Gli feci un’intervista sulla figura della Madonna e sul suo modo di intendere la religione, ritrovata e inserita nel docufilm. Pavarotti spiega il suo rapporto con la religione, le figure carismatiche della Chiesa. L’ho rivisto ad una serie di eventi, anche a New York, ma era inavvicinabile. Con lui restavano i suoi amici intimi per giocare a briscola. Li faceva venire da Modena, organizzava il loro viaggio e si faceva portare il Lambrusco. Per me, scoprire e poi raccontare tutto questo, è stato davvero unico. Abbiamo vissuto settimane di montaggio, soprattutto di notte, nelle quali sembrava ad un certo punto di stare con l’artista, sembrava davvero di stare in famiglia.

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Arnoldo Mondadori. I libri per cambiare il mondo

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DOCU-FICTION

La storia di un grande editore, un “self made man” che ha creato una delle maggiori industrie culturali d’Europa, partendo da un grande sogno: portare la lettura nelle case di tutti gli italiani. Con la regia di Francesco Miccichè e Michele Placido nel ruolo del protagonista, in prima serata su Rai 1 mercoledì 21 dicembre

Per la prima volta una docu-fiction racconta la storia di un grande editore italiano, il primo ad aver creduto nel concetto di “editoria popolare”. E’ “Arnoldo Mondadori. I libri per cambiare il mondo”, diretta da Francesco Miccichè, che Anele in collaborazione con Rai Fiction propone in prima serata su Rai 1 mercoledì 21 dicembre.

Intrecciando narrazione fiction, documenti di repertorio e interviste a importanti testimoni,la docu-fiction racconta la grande storia imprenditoriale e umana di Arnoldo Mondadori, interpretato da Michele Placido, un “self made man”, figlio di un ciabattino di Ostiglia, costretto all’età di dieci anni ad abbandonare la scuola, che con la sua straordinaria visione imprenditoriale ha creato una delle maggiori industrie culturali d’Europa, partendo da un grande sogno: portare i libri e la lettura nelle case di tutti gli italiani. L’infanzia segnata dalla deprivazione, gli esordi come ragazzo di bottega in una tipografia, l’incontro con la moglie Andreina Monicelli, interpretata da Valeria Cavalli, e infine la maturità e il successo come editore che coinvolgerà anche il rapporto conflittuale con il figlio primogenito Alberto, interpretato da Flavio Parenti.

Una storia che si intreccia inevitabilmente con le vicende dell’intero Paese, coprendo un arco narrativo che parte dall’ultimo decennio dell’Ottocento passando per il ventennio fascista e la Seconda Guerra Mondiale, fino agli anni della ricostruzione e del boom economico, con l’ideazione nel 1965 degli “Oscar Mondadori”, gli innovativi libri tascabili venduti nelle edicole, che rappresenteranno una vera e propria rivoluzione nel mercato editoriale italiano, rendendo la lettura accessibile a tutti. 

«Per raccontare questa storia epica, di un uomo venuto da povertà e fame che con la sola forza delle proprie idee ha creato un vero e proprio impero culturale, – spiega il regista Francesco Miccichè – abbiamo ricostruito scene ambientate in quasi tutto il XX secolo. Abbiamo messo in scena luoghi e costumi che raccontano un periodo che va dai primi del 900, quando Arnoldo era bambino, fino al 1971, anno della sua morte. In questo senso questa è stata una docufiction certamente impegnativa e ambiziosa».

La sceneggiatura è scritta da Francesco Miccichè con Salvatore De Mola, e Michele Placido, che ha aderito con entusiasmo al progetto, con la sua partecipata interpretazione ha dato umanità al personaggio di Arnoldo Mondadori: «Le relazioni familiari che raccontiamo, – dice al proposito il regista – da quella con la moglie Andreina Monicelli a quella più sofferta ma sempre affettuosa con il figlio Alberto, grazie a lui hanno acquisito corpo e sostanza in maniera appassionata».

«Abbiamo inteso il nostro lavoro – conclude il regista – come un omaggio ad un uomo che ha fortemente inciso sulla diffusione della cultura italiana, ad un protagonista della nostra storia grazie al quale siamo diventati quello che siamo».

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The Fabelmans

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AL CINEMA

Un ritratto intimo e intenso di un’infanzia nell’America del Novecento, “The Fabelmans” di Steven Spielberg ripercorre gli eventi che hanno scandito la vita e la carriera del regista. Questo racconto di formazione, incentrato sul desiderio di un ragazzo di riuscire a realizzare i propri sogni, ha un’eco universale nella sua esplorazione dei temi dell’amore, dell’ambizione artistica, del sacrificio, nonché di quei segreti inconfessabili che consentono di fare luce su se stessi e sui propri cari, con chiarezza ed empatia. Nelle sale dal 22 dicembre, con Gabriel LaBelle, Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Judd Hirsch

(from left) Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle), Mitzi Fabelman (Michelle Williams), Burt Fabelman (Paul Dano), Natalie Fabelman (Keeley Karsten), Reggie Fabelman (Julia Butters) and Lisa Fabelman (Sophia Kopera) in The Fabelmans, co-written, produced and directed by Steven Spielberg.

Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle) è appassionato di cinematografia, un interesse alimentato in lui anche da sua madre Mitzi (Michelle Williams), donna dalla spiccata vena artistica. Suo padre Burt (Paul Dano), invece, un uomo di scienza dalla brillante carriera, pur non opponendosi alle aspirazioni del figlio, le considera alla stregua di un hobby. Nel corso degli anni, Sammy continuerà a documentare le vicende della sua famiglia, girando film amatoriali sempre più elaborati, interpretati da sua sorella e dai suoi amici. A 16 anni è già un acuto osservatore e narratore della sua realtà familiare, ma quando i suoi si trasferiscono altrove, Sammy scoprirà una verità sconvolgente che riguarda sua madre e che cambierà per sempre il suo rapporto con lei, con ripercussioni sul suo futuro e su quello dell’intera famiglia. “The Fabelmans”, nei cinema dal 22 dicembre, è diretto da Steven Spielberg e scritto da Spielberg in collaborazione con il commediografo vincitore del Pulitzer Tony Kushner. La musica è opera di John Williams, compositore premiato con cinque premi Oscar.  «Non avrei potuto realizzare questo film senza il contributo di Kushner, una persona a me vicina, che ammiro profondamente, che mi conosce bene e che rispetto enormemente – spiega Spielberg – per dare una forma a questa storia, è stato fondamentale potermi aprire senza riserve con qualcuno, abbandonando qualsiasi imbarazzo o vergogna. Quando ero molto giovane, è accaduto qualcosa, un evento che racconto nel film, che ha cambiato la mia percezione di mia madre: improvvisamente non era più solo un genitore, bensì una persona». Un racconto intimo che avvolge lo spettatore. «Ho avuto il privilegio di raccogliere le confidenze di Steven, di aiutarlo a scavare nella sua memoria – racconta Kushner – Steven aveva appena perso suo padre, e penso che tutto ciò che ha esternato in quel momento sia scaturito anche dall’elaborazione del dolore e del lutto. In alcuni momenti pensavo che, anche non avessimo realizzato nulla, sarebbe stata comunque stata un’esperienza straordinaria». “The Fabelmans” è la storia di una famiglia ebrea-americana a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60. Il film cattura anche un momento specifico della cultura cinematografica. Il personaggio di Sammy, che vive una crisi di identità a causa di un filmino amatoriale girato in casa, che ridefinirà la sua visione dei suoi genitori e scuoterà la sua fiducia nel mondo, è raccontato sullo sfondo della Hollywood degli anni ’50, un’industria che si lasciava alle spalle l’epoca dei roadshow e dei B movies per inaugurare la Nuova Hollywood degli anni ’70, con film originali, meno patinati, da un lato più realistici, dall’altro più sensazionali, a volte entrambe le cose. Il rapporto di Sammy con la cinepresa anticipa la cultura dell’auto documentazione e dei social media. La sua incessante ricerca di emozioni e di momenti catartici riflette una più complessa consapevolezza di come il cinema possa intrattenere e illuminare, esibire e manipolare, mitizzare e demonizzare. Le riprese sono state accompagnate da un vortice di emozioni inaspettate, sia per Spielberg che per tutti i suoi collaboratori. «Mi ero ripromesso che sarei stato il più professionale possibile – dice il regista – cercando di mantenere una distanza fra me e il soggetto. Tuttavia, è stato veramente difficile mantenere questa promessa. La storia mi trascinava costantemente verso i ricordi più personali. Ricreare situazioni realmente accadute nella mia vita, vederle svolgersi davanti ai miei occhi, è stata un’esperienza molto strana, quasi dolorosa. Non avevo mai vissuto niente di simile».

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Confusi

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PIATTAFORMA RAI

Dal 23 dicembre un nuovo original di RaiPlay che ha per protagonisti quattro studenti universitari ventenni che vivono insieme nella stessa casa. Una real comedy dal linguaggio smart per raccontare la generazione Z

Quattro studenti universitari, tre ragazze e un ragazzo, insieme nella stessa casa: sono i protagonisti di “Confusi”, il nuovo original di RaiPlay in boxset dal 23 dicembre sulla piattaforma Rai. Quando cominciano l’università, Nicole, Maria Grazia, Stefania e Ludovico si trovano per caso a condividere lo stesso appartamento a Milano. I ragazzi hanno vite diverse alle spalle, individualità differenti, sogni e bisogni distanti, ma sono tutti e quattro ugualmente… confusi! La real comedy parla di loro, ma nella serie tutti i ventenni di oggi possono ritrovarsi, anche grazie ad un linguaggio veloce, smart e contaminato dai social network. La generazione Z, allergica alle definizioni e alle etichette, è raccontata con taglio ironico ma sguardo lucido. I protagonisti, infatti, sono aperti, curiosi, inclusivi, fluidi, liberi, ma anche incerti su chi sono e chi diventeranno. Cercano la loro strada e si confrontano con le prove della vita con ‘orgogliosa’ confusione. Nella casa in cui vivono ogni giorno accade qualcosa che fa confrontare i quattro coinquilini. Non ci sono adulti, ma una chat di gruppo per parlare di amori, amicizie, sesso, lavoro, delusioni e sogni.

«L’idea di raccontare la vita di quattro ventenni che si ritrovano a vivere insieme e si misurano con la vita senza più l’intermediazione dei genitori – sottolinea Elena Capparelli, direttrice di RaiPlay – è nata dal desiderio di rappresentare con leggerezza il momento in cui si inizia a diventare ‘grandi’ e, anche se ci si sente talvolta un po’ ‘confusi’, è un momento di crescita unico e bellissimo, anche per dare voce ai propri desideri, alle proprie idee, alle proprie paure».

La serie è prodotta da Blu Yazmine e accompagnata dalle musiche e dalla sigla di Alfa, giovane e promettente cantautore della scuola genovese.

Per conoscere meglio i protagonisti, sono già disponibili su RaiPlay le loro backstories. Ognuna delle dieci puntate previste è accompagnata da un contenuto extra che permette di approfondire i temi chiave dell’episodio, aggiungendo piccoli tasselli al puzzle del racconto finale, e di restituire il vero punto di vista della generazione Z.

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Sfida a 12 per l’Ariston

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SANREMO GIOVANI

Solo sei degli artisti in gara canteranno tra i big al Festival della Canzone Italiana. I loro nomi li conosceremo venerdì 16 dicembre in prima serata su Rai 1

29 novembre 2022 SANREMO GIOVANI

Colla Zio – Asfalto

Cosa avete provato quando avete saputo di essere tra i 12?

Non abbiamo realizzato subito, il giorno dopo abbiamo elaborato e ci è venuta voglia di spaccare… non vediamo l’ora.

Il brano che portate a Sanremo…

È un pezzo che racconta di un non amore, speriamo che faccia ballare. Il nostro progetto si basa sull’amicizia e sulla comune passione per la musica.

Il sogno d’artista…

Ci piacerebbe fare musica anche in futuro e farla insieme, tra di noi.

Fiat 131 – Pupille

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ho urlato dalla gioia. Andare a Sanremo è il sogno di sempre.

Il brano che porta a Sanremo…

Una dedica d’amore. In qualsiasi relazione, un amore come un’amicizia, possono esserci delle incomprensioni tanto da fare allontanare due persone. Il brano è un invito a guardarsi negli occhi e ritrovare il dialogo. Un messaggio importantissimo.

Il sogno d’artista…

Fiat131 vuole comunicare i propri stati d’animo, le proprie emozioni.

gIANMARIA – La città che odi

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Sono stato contento e soddisfatto del lavoro fatto per arrivare a questo traguardo. Non c’era nulla di scontato e per questo sono stato molto felice.

Il brano che porta a Sanremo…

È nato a giugno prima che tornassi a casa dai miei. Inizialmente non credevo molto in questo brano, poi l’ho riscoperto con il tempo.

Il sogno d’artista…

Fare sempre meglio, crescere. Il sogno è quello di diventare, un giorno, a essere un artista a 360°.

Giuse The Lizia – Sincera

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Una bella botta emotiva, Sanremo Giovani è un traguardo assurdo, significa vedere realizzati i propri obiettivi. È una bandierina che piazzi nella speranza che sia la prima di un lungo cammino.

Il brano che porta a Sanremo…

Scritto per caso un po’ di tempo fa. Nella scelta dei pezzi abbiamo pensato fosse uno dei più validi.

Il sogno d’artista…

Fare musica per tradurre in canzoni i miei sentimenti.

Maninni – Mille porte

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Non ci credevo e ho pianto come un bambino, mi sono sdraiato per terra e me la sono goduta.

Il brano che porta a Sanremo…

Una storia autobiografica che racconta un particolare momento della mia vita in cui io stesso ero il mio nemico numero uno. Ho dovuto combattere con il mio stesso mostro.

Il sogno d’artista…

Che la mia musica possa emozionare il più gran numero di persone possibili.

Mida – Malditè

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ho avuto la notizia in un momento in cui ero un po’ triste e mi ha subito tirato su. 

Il brano che porta a Sanremo…

Parla di una dolce relazione tossica, spero piaccia a chi la ascolterà.

Il sogno d’artista…

Il mio sogno d’artista e di ragazzo combaciano: la musica è la mia vita, non faccio altro dalla mattina alla sera. Sogno di vincere un Latin Grammy essendo madrelingua spagnolo.

Noor – Tua Amelie

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Dieci minuti in cui non capivo più nulla. Poi ho realizzato e sono ancora emozionatissima.

Il brano che porta a Sanremo…

Una lettera che scrivo a me stessa in cui racconto una storia. Una storia difficile raccontare, la mia e di tante altre ragazze. È un grido d’aiuto e al tempo stesso di liberazione: una canzone di speranza.

Il sogno d’artista…

Il mio sogno era ed è andare a Sanremo e continuare a fare sempre musica.

Olly – L’anima balla

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ero in stazione, tornavo da Roma verso Milano insieme al produttore del brano ed è stato incredibile… l’anima ballava.

Il brano che porta a Sanremo…

Rappresenta tutto ciò che mi smuove dentro. Una sensazione di energia, di passione, che mi porta a fare le cose, evitando la paura.

Il sogno d’artista…

Cambia con costanza una volta l’anno cercando di raggiungere obiettivi sempre più alti. Lo stadio da riempire è un’ambizione enorme che spero di poter raggiungere prima o poi.

Romeo & Drill – Giorno di scuola

Cosa avete provato quando avete saputo di essere tra i 12?

Un saliscendi di emozioni assurde. Siamo partiti da una cameretta e ora ci troviamo qui, in un ambiente fantastico. Speriamo di rimanerci il più possibile. Siamo davvero orgogliosi di questo percorso.

Il brano che portate a Sanremo…

Scritto un anno fa, insieme, in un pomeriggio preso male. Il triste misfatto è diventato qualcosa di divertente.

Il sogno d’artista…

Di proseguire, insieme, a fare musica.

Sethu – Sottoterra

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Una grandissima emozione, chi mi è stato vicino in questo periodo sa quanto ho dovuto lavorare per portare il brano all’audizione. Tanto stress, ma anche grande soddisfazione.

Il brano che porta a Sanremo…

Il titolo del brano potrebbe sembrare macabro, ma in realtà è una canzone d’amore, che parla della capacità di creare attorno a se stessi uno spazio in cui riuscire a respirare.

Il sogno d’artista…

Di arrivare alle persone nel modo più genuino e diretto possibile, senza troppe maschere.

Shari – Sotto Voce

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ero mega contenta, mi si è riempito il cuore e ho ricominciato a cucinare, a fare la pasta. Avevo smesso di farlo, quel giorno ho provato qualcosa di bello.

Il brano che porta a Sanremo…

Porto un mio brano, molto personale, in cui parlo della mia famiglia e di un momento della mia vita in cui ho pensato di scappare dalla realtà. Per un certo periodo l’ho fatto e nella canzone parlo delle conseguenze.

Il sogno d’artista…

Riuscire a trasmettere quello che la musica mi dà. Con i miei brani vorrei portare me stessa e lanciare dei messaggi.

Will – Le cose più importanti

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Un po’ di sana sorpresa. Ero molto contento, anche perché credo nel progetto. Non vedo l’ora di poter portare la mia musica sul palco del Casinò.

Il brano che porta a Sanremo…

Una canzone a cui tengo particolarmente, parla di un ricordo e della mancanza di una persona. Mi piacerebbe che il pubblico, ascoltando il brano, ci trovasse dentro le proprie emozioni.

Il sogno d’artista…

Un tour negli stadi, esagero, perché amo cantare live (sorride).

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