ULISSE, IL PIACERE DELLA SCOPERTA

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Da 7 settembre, in prima serata su Rai 1, quattro puntate con Alberto Angela per conoscere luoghi affascinanti e personaggi dalle storie emozionanti

A partire da giovedì 7 settembre alle 21,25 su Rai 1 riprendono i grandi viaggi del programma di Rai Cultura “Ulisse, il piacere della scoperta”. Alberto Angela torna in prima serata con una nuova stagione di quattro puntate dedicate a luoghi da sogno e a personaggi del passato dalle storie emozionanti.

La prima puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta” ci porta alla scoperta di Petra,l’affascinante città dei Nabatei, dimenticata per secoli e riscoperta solo all’inizio dell’Ottocento. È Il punto di partenza per un itinerario alla scoperta della Giordania, una terra di mercanti, di profeti, di re. Qui, in un angolo del fiume Giordano, Gesù è stato battezzato; dall’alto del monte Nebo Mosè ha guardato la terra promessa senza tuttavia poterla raggiungere; e qui sorgevano le mitiche città di Sodoma e Gomorra sprofondate nel Mar Morto. Sono molte le sorprese che ci riserva questo lembo di Oriente. A cominciare da una delle città romane meglio conservate: Jerash, l’antica Gerasa, fino alla distesa pietrosa di Um Ar-Asas, e Amra. Tanti i personaggi mitici nella storia della Giordania, ma uno in particolare si impone nell’immaginario collettivo grazie anche a uno splendido film: Lawrence d’Arabia. Impossibile percorrere l’ammaliante deserto del Wadi Rum senza pensare continuamente a lui.

La seconda puntata, in onda il 14 settembre, ha per protagonista una ragazza ebrea divenuta immortale grazie al suo emozionante diario:Anna Frank. Alberto Angela ci conduce nei luoghi dove Anna è cresciuta ed è stata felice prima che la sua vita cambiasse per sempre obbligandola a rifugiarsi con la famiglia in un nascondiglio segreto per sfuggire alla violenza dei nazisti. Scopriremo quante insidie la clandestinità nascondesse, conosceremo i benefattori che aiutarono i Frank in quei terribili momenti. Ma chi invece li ha traditi? Esiste davvero un cold case Anna Frank, sapremo mai i nomi dei possibili delatori? E mentre Anna si nascondeva, una sua coetanea faceva la staffetta contro gli invasori: è Audrey Hepburn.Ascolteremo una sua rara intervista, nella quale ha raccontato di essere stata una delle prime persone a prendere in mano e a leggere il diario originale di Anna. Nei medesimi anni un’altra ragazzina ebrea, in Ungheria, viveva gli stessi travagli di Anna Frank, è la scrittrice Edith Bruck, che ci ha raccontato la sua terribile esperienza nei campi di sterminio e di concentramento di mezza Europa, fra cui il campo di Bergen Belsen. E’ proprio qui, che con Alberto Angela rivivremo gli ultimi giorni di vita di Anna e di sua sorella Margot.                                                                                                                             

 “Istanbul, la città che visse tre volte” è il titolo della terza puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta” in onda giovedì 21 settembre. È un viaggio di Alberto Angela nella storia di una delle città più affascinanti del mondo: prima colonia greca col nome di Bisanzio, poi con il nome di Costantinopoli per più di mille anni capitale dell’Impero Romano d’oriente e per altri cinquecento dell’Impero Ottomano e infine megalopoli della moderna Turchia con il nome di Istanbul. Nell’appassionante storia di questa città, divisa tra Europa ed Asia, si muovono imperatori e sultani, basilisse e concubine, eunuchi e visir, e ciascuno lascia un’impronta più o meno duratura del suo passaggio nell’inconfondibile skyline che si affaccia sul Corno d’Oro. Un viaggio nella storia e nelle bellezze artistiche di una città che ha avuto centinaia di vite diverse, sicuramente almeno tre, se si considerano i nomi con cui è stata conosciuta nei secoli: Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul.

Nella quarta ed ultima puntata di questa stagione, giovedì 28 settembre, insieme ad Alberto Angela ripercorreremo la storia di uno dei più famosi, affascinanti e discussi imperatori di Roma: Nerone. Figura fuori dagli schemi tradizionali, il ritratto che di Nerone che ci è stato tramandato dalle fonti antiche è quello di un imperatore lussurioso, megalomane e sanguinario, capace di uccidere la madre, Agrippina, e addirittura di incendiare Roma per poter dare libero sfogo ai suoi progetti urbanistici. Ma chi era davvero Nerone? Indagheremo sulla vita di questo personaggio, facendo luce sui molti lati oscuri – e sulle molte fakenews – che per secoli ne hanno alimentato il mito. Un viaggio che avrà inizio proprio da quello che è stato l’evento più famoso del suo regno, il Grande Incendio di Roma che nel luglio del 64 d.C. ridusse la capitale dell’impero a un cumulo di macerie. Come in una moderna “spy story”, insieme ad Alberto Angela proveremo a ricostruire le tappe del più grande incendio dell’antichità, smentendo molti dei “falsi miti” intorno a questa tragedia ed evidenziando il reale ruolo avuto da Nerone in questo episodio cruciale non solo per la storia di Roma, ma per tutto il mondo occidentale.

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Una commedia pericolosa

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Enrico Brignano, Gabriella Pession, Paola Minaccioni e Fortunato Cerlino sono i protagonisti della pellicola diretta da Alessandro Pondi, coprodotta da Rai Cinema e Rodeo Drive. «Un film sulla verità e la menzogna, due concetti separati da un labile confine – dice il regista – tutti nascondono qualcosa, tutti hanno un piccolo o grande segreto inconfessabile»

Una commedia a tinte gialle, rosa e nere. È nelle sale il quarto film di Alessandro Pondi interpretato da Enrico Brignano, Gabriella Pession, Paola Minaccioni e Fortunato Cerlino. Da quando a sette anni vide per la prima volta un film di James Bond, Maurilio Fattardi (Brignano) sogna di diventare un agente segreto. Oggi è responsabile della sicurezza di un centro commerciale e si fa chiamare Agente Mao. Vive da solo in un appartamento a Roma e dalla sua finestra sul cortile spia i condomini, di cui sa tutto! Proprio nell’appartamento di fronte si trasferisce una donna molto attraente: è Rita (Pession), una hostess di linea un po’ malinconica. Una sera Maurilio assiste ad una furiosa litigata tra lei e uno sconosciuto. Le ombre che intravede suggeriscono che l’uomo le sta mettendo le mani al collo. Questo è omicidio! Ma quando Maurilio arriva nell’appartamento di Rita in compagnia della polizia il cadavere non si trova. Per giunta, sulla porta appare Rita che li guarda allibita. Maurilio sembra l’unico a credere a ciò che ha visto e inizia un’indagine privata e rocambolesca, coinvolgendo la bella vicina di casa. La verità non è mai quel che sembra e ognuno cerca di nascondere i propri segreti. Indizio dopo indizio, nonostante tutto sembri giocare contro di loro, i due riusciranno a ricostruire una serie di segreti e a scoprire la verità. “Il film si ispira ad un grande classico del cinema, ‘La finestra sul cortile’ di Alfred Hitchcock, raccontato con le sfumature di ‘Misterioso omicidio a Manhattan’ di Woody Allen e il tono scanzonato e avvincente de ‘La pantera rosa’ di Blake Edwards, dove il giallo si mescola alla commedia causando una serie di reazioni a catena esilaranti” afferma il regista Alessandro Pondi. “‘Una commedia pericolosa’ – prosegue – è un film sulla verità e la menzogna, due concetti separati da un labile confine, e racconta come, per arrivare alla verità, bisogna necessariamente cercare le cause di determinate azioni e non soffermarci esclusivamente sugli esiti finali. I vari personaggi della storia sono tutti in bilico tra verità e menzogna, tutti nascondono qualcosa, tutti hanno un piccolo o grande segreto inconfessabile”. Maurilio (per tutti ‘Agente Mao’) esplora le vite degli altri raccontandoci che la verità cambia aspetto a seconda dell’angolazione da cui la si guarda.

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LINEA VERDE BIKE

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Con Federico Quaranta e Giulia Capocchi il racconto del territorio italiano attraverso il mezzo “green” per eccellenza: la bicicletta. Il sabato alle 12.00 su Rai 1

2022,Linea Verde,Federico Quaranta

In Italia esiste una moltitudine di piste ciclabili e ciclovie, in alcuni casi ricavate da vecchie ferrovie ormai dismesse, tracciati di bike-trekking, itinerari storici, naturalistici ed enogastronomici dedicati alle due ruote, con percorsi permanenti segnalati. Proprio attraversando questa ricca ragnatela di rotte dedicate alle due ruote, “Linea Verde Bike”, alle 12.00 su Rai 1, dà vita ad un racconto delle bellezze e delle peculiarità di un territorio italiano, diverso ogni settimana.

“Linea Verde Bike” è un format televisivo settimanale condotto da Federico Quaranta e Giulia Capocchi, arguti e genuini storytellers. Ideato da Ludovica Casellati e Giuseppe Bosin, è un racconto del territorio italiano, con una carrellata di situazioni e personaggi virtuosi legati al mondo dell’ambiente, dell’agricoltura e dell’enogastronomia, dalla prospettiva di chi, questo territorio, lo percorre grazie all’utilizzo del mezzo di trasporto “green” per eccellenza: la bicicletta.

Nella prima serie di Linea Verde Bike Federico Quaranta e Giulia Capocchi attraverseranno le zone a ridosso della laguna veneta fra le province di Treviso e Venezia, il Salento, le montagne del cuneese in Piemonte, la maremma toscana, la provincia bresciana in Lombardia e quella perugina in Umbria.

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Ribelli

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FEDERICA DE DENARO

Angela Casella madre coraggio, Domenico Modugno, Padre Pio e Marco Pantani sono i protagonisti della seconda edizione del programma in onda su Rai 3 dal 9 settembre. Uomini e donne che si sono ribellati alle convenzioni e al sistema a costo di grandi sofferenze e solitudini. La conduttrice al RadiocorriereTv: «Raccontiamo storie di coraggio e libertà»

“Ribelli”, siamo alla seconda edizione, che viaggio faremo?

Un viaggio che racconta le personalità uniche e ribelli di uomini e donne che, in vari campi, hanno rotto, scardinato, schemi precostituiti, e hanno avuto il coraggio di affrontare rischi e sfide.

Quattro grandi storie con personaggi altrettanto significativi …

Apriremo l’edizione, che prenderà il via il 9 settembre, raccontando una storia straordinaria, che anche personalmente mi ha appassionata tantissimo, quella di Cesare Casella, ma soprattutto di sua mamma Angela, la vera ribelle. La ricordiamo come madre coraggio, un’eroina moderna. Cesare fu rapito a Pavia nel 1988, vittima di uno dei più lunghi sequestri a scopo di estorsione mai avvenuti in Italia, e venne rilasciato dopo 743 giorni di prigionia. Lui è vivo quasi solo grazie a questa mamma che, in preda a una solitudine disperata, arrivò  a sfidare la criminalità organizzata. Andò nella Locride dove si incatenò e si rivolse alle donne calabresi parlando loro da mamma a mamma. Questo smosse la coscienza collettiva e portò alla liberazione di Cesare. Grazie anche ad Angela Casella e al suo coraggio in Italia si approvò di lì a poco la legge sul blocco dei beni, provvedimento che diede fine alla lunga lista di sequestri che per decenni aveva tenuto l’Italia sotto scacco dei rapitori.

Non sono solo storie di persone che hanno cambiato il corso della loro vita…

… ma che hanno contribuito a cambiare anche la nostra e quella del nostro Paese. La seconda personalità che incontreremo sarà quella di Domenico Modugno, prima grande icona pop della musica leggera nazionale. Entrò come un tornado nel paludato mondo della musica degli anni Cinquanta, in cui si parlava sono di amore, introducendo i temi del suicidio, dei figli non riconosciuti, solo per citarne alcuni. Con lui la musica leggera cambiò, Modugno fu rivoluzionario anche per la sua gestualità, per il suo vivere la scena. La sua vita stessa fu una vita da ribelle.

Sabato 23 settembre incontrerete una ricorrenza importante.

Quella della morte di Padre Pio da Pietralcina. A San Pio sarà infatti dedicata la terza puntata di “Ribelli”. Parleremo di una delle figure più importanti della chiesa moderna, amatissima e al tempo stesso molto discussa, anche dalla Chiesa stessa. Padre Pio non si fermò davanti a nessuno, nemmeno contro chi contestava il suo agire.

Nell’ultimo appuntamento di “Ribelli” sarà invece raccontato un grande sportivo.

Marco Pantani, icona del mondo del ciclismo, protagonista di una storia dalle tinte chiaroscure. L’aspetto di ribellione, di coraggio, dell’uomo e dello sportivo Pantani, è stato quello di avere denunciato un malfunzionamento del mondo dello sport e del ciclismo in particolare.

Quanta contemporaneità c’è in queste storie?

Tantissima, le figure che raccontiamo possono essere davvero una fonte di ispirazione. Si tratta di persone che hanno avuto il coraggio di prendere in mano la propria vita e di andare oltre gli ostacoli. La società contemporanea ci porta a volte a stare nel nostro comodo, bisogna invece avere il coraggio di scardinare lo status quo. Penso che, ad esempio, Angela Casella sia una donna a cui ispirarsi. La parola ribelli unisce in sé i concetti di coraggio e libertà.

Cosa rappresenta per te “Ribelli”?

Un passaggio importantissimo. Sono felice perché questo programma arriva in un momento di grande maturità, al di là dell’età anagrafica. Parto facendo giornalismo, quello più tradizionale, poi con “Vita in diretta” ho fatto un po’ di tutto, dalla cronaca bianca allo spettacolo, quindi, mi sono dedicata al territorio e alla cucina. “Ribelli” è un regalo del mio direttore, Angelo Mellone, che ha colto in me la voglia di rimettermi in gioco, spero di poter dare tanto. Raccontare storie è un privilegio assoluto, il motivo per cui faccio questo lavoro.

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I segreti della longevità

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PETROLIO

In attesa della nuova stagione, uno speciale del programma di inchiesta e approfondimento con Duilio Giammaria. Mercoledì 6 settembre in prima serata su Rai 3

«Longevità significa riuscire ad andare avanti negli anni e sentirti bene con il tuo corpo». Parola di Roberto Bolle, 48 anni e un’intensissima attività con una tournée in tutto il mondo. Anche lui, che parla del proprio rapporto con il fisico e l’età, è tra le voci dello speciale sulla longevità di “Petrolio”, il programma di inchiesta e approfondimento con Duilio Giammaria, in onda mercoledì 6 settembre in prima serata su Rai 3.

La scienza e la ricerca annunciano l’arrivo, entro dieci anni, di farmaci capaci di interrompere o rallentare il processo di senilità. Ma c’è, intanto, chi non aspetta e “Petrolio” ha seguito la giornata tipo del milionario texano Brian Johnson che investe due milioni di dollari l’anno nel suo tentativo di bloccare la senilità: «Dimostrare che l’età può essere arrestata – dice – cambierebbe ogni cosa».

In attesa delle cure rivoluzionarie contro la senilità, invece, nel nostro Paese crescono l’età media e contemporaneamente numerose patologie croniche, infiammatorie e neuronali, legate alla degenerazione senile che pesano sulla vita degli anziani e delle loro famiglie, e sul sistema sanitario.

“Petrolio” indaga, inoltre, sul rischio di pericolose conseguenze dovute all’uso di integratori che, seppure di origine vegetale, possono avere impatti drammatici sulla salute e mette in luce i retroscena di un mercato valutato miliardi, che sfugge ai controlli, in quanto gli integratori sono catalogati come alimenti e non farmaci. La speranza di potersi curare con metodi alternativi spinge al consumo di integratori e vitamine: un fenomeno che ha trasformato l’Italia in uno dei principali mercati a livello globale. L’uso di pillole che promettono miracoli è diventato un’abitudine per molti italiani, che cercano facili soluzioni: dalla stanchezza all’irascibilità, dalla caduta dei capelli alle malattie neurodegenerative.

Attraverso il contributo degli esperti della società pubblica “Sport e Salute”, “Petrolio” esplora anche quali siano metodi e accorgimenti per una vita più longeva: la restrizione calorica, il digiuno intermittente, cibi naturali e attività fisica. Tutti metodi per mantenere attivo il metabolismo e vivere meglio. Anche perché bisogna fare i conti con le conseguenze mediche e sociali di una popolazione più longeva, ma ancora in gran parte sedentaria e quindi soggetta a sovrappeso e obesità: in alcune regioni, più del 50% dei bambini rientra in queste categorie e ciò ha e avrà un impatto pesante sul sistema sanitario già oberato dalla cura di patologie che potrebbero essere prevenute.

Protagonista anche lo scienziato Luigi Fontana, specialista mondiale di longevità e metabolismo, in un viaggio dalla Puglia al Trentino, in cui l’attualità scientifica si fonde con la pratica ospedaliera.

In studio, con Duilio Giammaria, il decano della farmacologia italiana Silvio Garattini e l’immunologa Alessandra Viola condivideranno le migliori conoscenze e le pratiche per vivere una vita lunga e sana, mentre il filosofo della biologia Telmo Pievani esplorerà la storia biologica del mondo per comprendere il contesto in cui digiuno intermittente e restrizione calorica sono stati la prassi nell’evoluzione millenaria dell’umanità.

Il programma è firmato da Duilio Giammaria e scritto con Marco Bonfante, Salvo Carrara, Giovanna Ciorciolini, Micaela Farrocco. Collaborazione di Chiara Cetorelli. La scenografia è di Claudia Sammicheli, Luca Marianelli, il direttore di produzione è Guido Costantini e quello della Fotografia Gianni Tosti. I costumi sono di Alessandra Di Battista e il produttore esecutivo è Gabriella Serafini. A cura di Laura Chieregato, la regia è di Marco Bonfante.

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Costruiamo oggi il racconto di domani

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MARIA PIA AMMIRATI

Il RadiocorriereTv intervista la direttrice di Rai Fiction: «Vogliamo essere all’altezza delle attese del nostro grande pubblico»

Maria Pia Ammirati ,2021

Tra novità e riconferme, come sarà la nuova stagione delle fiction?

Sarà un racconto articolato e ricco per formati, generi e ibridazioni. Tante novità insieme al ritorno di storie e personaggi che gli spettatori hanno amato. Perché vogliamo essere all’altezza delle attese del nostro grande pubblico e della responsabilità che abbiamo verso il Paese. In autunno, tra le novità, “Il metodo Fenoglio” (regia di Alessandro Casale), “Il caso Claps” (regia di Marco Pontecorvo), “Noi siamo leggenda” (regia di Carmine Elia) e l’original Rai Play “Eppure cadiamo felici” (regia di Matteo Oleotto), mentre tornano con nuove stagioni serie amatissime come “Blanca” (regia di Jan Maria Michelini, Michele Soavi), “Un professore” (regia di Alessandro Casale), “Imma Tataranni – Sostituto procuratore” (regia di Francesco Amato, Enrico Rosati), “I bastardi di Pizzofalcone” (regia di Monica Vullo, Riccardo Mosca), “Cuori” (regia di Riccardo Donna) e “Lea” (regia di Fabrizio Costa). In primavera, in prima visione moltissimi titoli originali, tra cui “La Storia” (regia di Francesca Archibugi) dall’omonimo romanzo di Elsa Morante con Jasmine Trinca, “Gloria” (regia di Fausto Brizzi) con il grande ritorno da protagonista di Sabrina Ferilli, “Mameli” (regia di Luca Lucini, Ago Panini) sul grande eroe del Risorgimento, “La lunga notte – La caduta del Duce” (regia di Giacomo Campiotti) con Alessio Boni, “Il clandestino” (regia di Rolando Ravello) con Edoardo Leo. Tra le conferme, la nuova attesissima stagione della serie cult “Mare fuori” (regia di Ivan Silvestrini), il ritorno di “Doc – Nelle tue mani!” (regia di Jan Maria Michelini, Nicola Abbatangelo, Matteo Oleotto), “Màkari” (regia di Monica Vullo, Riccardo Mosca) e “Studio Battaglia” (regia di Simone Spada).

Quale narrazione state “disegnando” per le storie che vedremo nei prossimi anni?

Il lavoro sulla fiction non può che nascere dal rapporto consolidato con il nostro pubblico. Occorrono attenzione e sensibilità per intercettare e anticipare quello che gli spettatori vedranno perché costruiamo adesso il racconto di domani e dunque è fondamentale confermare il patto di fiducia che ci lega al nostro destinatario. La nostra Fabbrica continua a lavorare per produrre storie che accompagnino il Paese che cambia, interpretandolo.

Le parole chiave della narrazione del Servizio Pubblico?

Spirito del tempo e cioè una capacità di ascolto che traduca in storie la singolarità complessa e stratificata del momento che stiamo vivendo; Paese, che vuol dire il racconto dell’Italia e della sua ricchezza di sentimenti, speranze, tradizioni e territori; Giovani, che custodiscono il futuro e che stanno diventando sempre più periferici rispetto alla televisione; Qualità quale segno distintivo della nostra offerta; Made in Italy, che trova nella fiction una vetrina che si apre sul mondo; Fiducia, un valore decisivo che dice dell’indispensabile reciprocità tra il nostro racconto e chi ci guarda.

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Paolo. L’uomo che inventò il Cristianesimo

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LIBRI

Personaggio cruciale e misterioso al contempo, uomo di intelligenza, forza e volontà fuori dal comune. Corrado Augias racconta Saulo di Tarso, il Santo folgorato sulla via di Damasco, che raccolse l’irripetibile magistero di Gesù di Nazareth e lo canonizzò. Dal 5 settembre in libreria e negli store digitali

Un viaggio alle origini della dottrina cristiana. Corrado Augias ricostruisce nei suoi momenti topici la vita pubblica e religiosa di Saulo di Tarso, conosciuto con il nome di Paolo, analizzando la figura dell’Apostolo delle genti, dell’uomo che raccolse l’insegnamento di Gesù di Nazareth, lo elaborò e lo divulgò nel mondo. Nel volume, che unisce la cifra della narrazione a quella del saggio, tra cronaca e speculazioni filosofiche e sociologiche, l’autore ritrae un personaggio controverso e misterioso: Paolo è l’ebreo che non conobbe Gesù e che ne perseguitò i seguaci. Ma Paolo è soprattutto l’uomo che, folgorato sulla via di Damasco, dedicò la propria vita alla diffusione delle parole del Nazareno e alla canonizzazione dei suoi insegnamenti. Con il lascito di Gesù nelle proprie mani, Paolo pose le basi per la nascita del Cristianesimo.

“Paolo. L’uomo che inventò il Cristianesimo” di Corrado Augias, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali.

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GIGANTOSAURUS, la terza stagione

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La vita è un’avventura per i quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo cretaceo. Sono loro i protagonisti della serie animata in onda tutti i giorni alle ore 12.35 su Rai Yoyo e disponibile su RaiPlay

I dinosauri sono sempre molto amati dai bambini. E si rivolge proprio a loro la serie animata “Gigantosaurus” prodotta da Rai Kids e Cyber Group Studios. I nuovi episodi della terza stagione sono in onda tutti i giorni, alle ore 12.35 su Rai Yoyo, oltre a essere disponibili su RaiPlay (dove ci sono anche le precedenti stagioni).

Quattro piccoli dinosauri e un enorme Gigantosauro! Rocky, Bill, Tiny e Mazu sono quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo cretaceo. La vita è sempre un’avventura: nuovi vulcani spuntano continuamente, brachiosauri dal collo lungo ed enormi triceratopi vagano liberi, docce meteoriche illuminano il cielo notturno e l’enorme T-Rex Gigantosaurus che regna su tutto! La semplice menzione del nome di Gigantosaurus è sufficiente per suscitare una serie di emozioni contrastanti nei quattro giovani dinosauri: paura (Bill), fascino (Rocky), risate (Tiny) e interesse scientifico (Mazu). Attraverso le avventure dei giovani dinoeroi, la serie riflette i diversi modi in cui i bambini di 4-6 anni scoprono il mondo e se stessi.

Da sempre i dinosauri appassionano i bambini piccoli (dai 2 ai 6 anni), fino al punto da diventare quasi un’ossessione per circa un bambino su tre, che arriva a conoscerne a memoria nomi, caratteristiche, alimentazione. Una passione così particolare, da non poter essere ignorata dalla scienza. Dagli studi svolti, è di fatto emerso un impatto positivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini che nutrono un interesse così profondo verso qualcosa, in particolar modo verso i dinosauri.

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UN PAESE, UNA VISIONE, UN FUTURO

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Tra sequel e novità, ancora una stagione ricca di emozioni grazie all’offerta fiction. Storie sorprendenti e personaggi coinvolgenti che nascono dalla forte vocazione di servizio pubblico

L’offerta di fiction della prossima stagione nasce dalla forte vocazione di servizio pubblico e con l’obiettivo di raccontare il Paese con la densità di temi, fermenti e conflitti che lo caratterizzano. Tanti nuovi titoli e i sequel delle serie più amate che hanno l’ambizione di restituire la ricchezza e la complessità del presente senza mai perdere il legame con il passato, né lo sguardo verso il futuro. §
La “visione” della grande serialità targata Rai, un vero e proprio patrimonio a disposizione del Paese, mira da un lato a raccordare l’attualità alla memoria e ai valori che custodisce, dall’altro, a scorgervi gli indizi di un futuro da intercettare. La consapevolezza è quella di essere responsabili di una parte importante dell’immaginario collettivo, il mestiere, invece, è costruire storie sorprendenti, proporre personaggi coinvolgenti affidandoli ai grandi talenti di una tradizione tutta italiana che si rinnova e continua: scrittori, registi e attori, volti di un nuovo divismo che entra nelle case degli italiani e in cui tanti si riconoscono.

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Al servizio del pubblico, con la schiena dritta

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FEDERICO RUFFO

“Mi manda Rai Tre” torna dal 16 settembre il sabato e la domenica mattina alle 9.10. Il RadiocorriereTv incontra il conduttore del programma amico dei consumatori

Per il quarto anno alla guida di “Mi manda Rai Tre”, com’è cambiato il programma nel corso delle edizioni?

Quando l’ho ereditato, “Mi manda Rai Tre” era molto, molto differente da quello che è oggi, nonostante fosse già in parte cambiato nel corso degli anni precedenti. Quando Michele Lubrano iniziò nel 1990 la televisione era diversa, così come il concetto di diritto del consumatore.

Era la Tv rivoluzionaria di Angelo Guglielmi…

Era un momento in cui tutto quello che veniva fatto era nuovo e lo era anche il linguaggio utilizzato. Ovviamente le cose dopo tanto tempo vanno riviste, e così con Franco Di Mare, allora direttore di Rai 3, ci siamo interrogati su quale potessero essere il percorso e l’idea da seguire. Pensammo di fare quello che era stato fatto anni prima con “Chi l’ha visto?”, la cui formula originale era già stata rivisitata. Perché occuparsi soltanto delle persone scomparse cercando di riportarle a casa, quando la tecnologia aveva un po’ preso il posto di quello che faceva la Tv? E così il programma aprì alla cronaca nera, ai grandi delitti, con grande successo di pubblico. A “Mi manda Rai Tre” abbiamo capito che era necessario spostarsi sul reportage, sull’inchiesta, invertendo il paradigma: mentre prima erano solo ed esclusivamente i cittadini a segnalarci quello che non andava, quello che subivano e a chiederci una mano, dovevamo anche noi raccontare loro quello che non sapevano. Si è allargato il nostro raggio d’azione, siamo andati oltre le truffe, abbiamo cominciato a parlare della qualità del cibo, di salute, di come vengono spesi i soldi delle nostre tasse…

Per essere ancora di più a servizio del pubblico…

E sempre con la schiena dritta. Parliamo a tutto il pubblico, anche ai giovani, lo facciamo attraverso RaiPlay, Internet, con numeri importanti. Anche in termini di risultati social siamo subito dietro i grandi programmi e, di puntata in puntata, crescono gli spettatori giovani.

Quanto è complesso, oggi, difendersi dalle truffe?

Mostruosamente, perché è tutto molto più veloce di un tempo, quando le truffe

richiedevano diversi passaggi. A chi non è accaduto in questi anni di rischiare di rimanere vittima del fishing (truffe informatiche), anche attraverso il telefono? Chi non ha ricevuto un messaggio, una mail, che sembravano arrivare dalla banca, e che invece nascondevano una truffa? Ricevi il messaggio sullo smartphone, lo apri, vieni avvertito della presenza di operazioni sospette sul conto corrente e ti si chiede di verificarle aggiornando le informazioni. A quel punto, nel giro di cinque minuti, i tuoi soldi sono ci sono più.

Distinguere il vero dal verosimile, è questa la sfida?

È soprattutto capire che il verosimile è diventato molto più verosimile di un tempo. Prima, con un minimo di attenzione, potevi capire, ora non più. La parola d’ordine è prevenire.

In che modo?

Informando, spiegando, e nel caso di “Mi manda Rai Tre” spingendo il pubblico a porsi delle domande. Perché  se hai un dubbio, se non riesci a capire dove qualcuno stia guadagnando in un’operazione che ti viene proposta, allora vuol dire che il guadagno sei tu.

Come è cambiato il rapporto del programma con il pubblico?

La casalinga di Voghera non è più quella di trent’anni fa. Ha studiato, non chiede che le si spieghino in maniera semplice le cose, ma pretende qualità e cerca un racconto che sia dinamico, pretende che le cose abbiano senso, che siano di qualità. La qualità continuerà a fare la differenza.

“Mi manda Rai Tre” ha oggi una nuova pelle, un’identità riconoscibile…

Non è stato facile cambiare marcia, cambiare linguaggio, capire quale poteva andare bene. Io arrivavo da “Report”, una delle prime serate più viste dell’azienda, ed ero convinto che quel linguaggio potesse funzionare. Ma nel tempo ho capito che quella marcia, in questo programma, non era giusta.

Che cosa ti hanno insegnato questi tre anni di trasmissione?

A dedicarmi completamente a un programma, a diventarne genitore. Essere a capo di un progetto è un po’ come esserne il papà. Ho avuto dei maestri eccezionali che non si staccavano un minuto dal montaggio, penso a Riccardo Iacona che non si allontana mai dalla redazione. Riccardo è un gigante. Lo stesso valeva per tanti maestri che a volte mi sembravano frettolosi nei tagli e nelle valutazioni, che mi pareva non capissero quanto lavoro c’era dietro. Poi, quando diventi genitore, capisci che avevano sempre ragione loro. Per me è stato così. Di un programma devi conoscere ogni frame. Devi assicurarti che ogni secondo di quello che hai prodotto, sia il meglio che si potesse fare.

Con il programma hai raccontato tante storie, ce n’è una che ti ha toccato più delle altre?

A segnarmi di più è stata quella degli orsi del Trentino, in particolare quella di M49 che è stata rivelatrice di tante cose, a partire da una percezione netta tra chi in questo Paese è convinto che dobbiamo restituire qualcosa alla natura e chi invece pensa il contrario. Di quel reportage mi occupai in prima persona per vedere da vicino quell’essere magnifico, fu incredibile sentirlo respirare a un metro da me e capire che era condannato all’ergastolo. Penso anche a una storia sulle contaminazioni alimentari, la gente spesso dimentica che anche mangiare soltanto un pezzo di formaggio fatto con il latte non cotto, può costarci un’infezione incredibile.

Ai vostri telespettatori che cosa auguri?

L’augurio è doppio, in primo luogo di non avere bisogno di noi (sorride). Quindi di essere contenti di vederci, di pensare che il tempo che trascorrono con noi sia ben speso. Anche perché il tempo, lo sappiamo, è la cosa più preziosa che abbiamo.

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