«Un viaggiatore vero non potrà mai essere insoddisfatto. Ogni posto può regalare delle emozioni, l’importante è sempre saperle cogliere e osservare»: la conduttrice al timone anche della versione serale del “Kilimangiaro”, in onda dal nuovo studio di Milano
Camila Raznovich,2019
“Kilimangiaro” in prima serata. Quali sono le
novità di questa nuova stagione?
Le novità sono rivolte a tutti gli spettatori
che ogni estate aspettano e seguono le prime serate del Kilimangiaro. Ai
Viaggiatori in procinto di partire, ma anche e soprattutto a tutte quelle
persone che vogliono viaggiare e conoscere il mondo insieme a noi, magari
guardandoci comodamente da casa. Sono
tante, tantissime le persone che ci ringraziano perché li portiamo in angoli di
mondo che difficilmente potrebbero visitare. Quest’anno la frase “stiamo
lavorando per voi” assume anche un significato pratico: abbiamo un nuovo studio
a Milano che abbiamo letteralmente costruito ex novo. E poi ci saranno tanti
filmati inediti che i nostri filmmaker hanno girato proprio per l’occasione di
queste prime serate.
Dove ci porteranno i sei appuntamenti?
In giro per tutto il mondo, ma anche in giro
per la cultura, come ad esempio facendoci conoscere la Milano di Leonardo.
Lei è cresciuta in viaggio e in diverse
comunità. Cosa porta al “Kilimangiaro” di tutte le sue esperienze?
Abbiamo portato al Kilimangiaro un
grandissimo cambiamento rispetto a quello che era sempre stato, nei modi, nei
termini e nel contenuto. Siamo usciti dalla sfera cartolina turistica e siamo
entrati in una narrazione del viaggio e della cultura del posto.
Che ricordi ha del suo primo viaggio in
solitaria?
Il mio primo viaggio in solitaria è stato
dopo la maturità classica in India, avevo 19 anni. Prima di partire avevo un
mix di emozioni, paura, eccitazione, curiosità e poi, come sempre nella vita
accade, mi ricordo che la paura è durata giusto il tempo di mettere piede in
India. Quando sono atterrata a Mumbai, che allora era ancora Bombay, tutte le
paure sono sparite perché iniziava la mia avventura. In questi casi poi
necessità fa virtù ed è proprio in questi momenti che scopri di avere molte più risorse di quelle che pensi
di avere.
Cos’è importante in un viaggio?
In un viaggio è importante lasciarsi stupire,
essere curiosi, lasciare a casa i pregiudizi e guardare, osservare e ponderare
la possibilità che anche le cose più lontane da noi, più diverse da noi, siano
ugualmente interessanti, meravigliose e giuste. Credo che a volte si abbia
troppa paura delle cose che non conosciamo e quindi tendiamo a giudicarle
perdendo così la possibilità di imparare.
Qual è invece l’insoddisfazione di un
viaggiatore?
Un viaggiatore vero non potrà mai essere
insoddisfatto. Ogni posto può regalare delle emozioni, l’importante è sempre
saperle cogliere e osservare.
Qual è, in cima ai suoi desideri, il posto
nel mondo che desidera visitare?
È un sogno
pre-covid, attraversare la Cina, con le mie ragazze. Un Paese che mi ha sempre affascinata
e che ancora mi affascina tantissimo, indubbiamente un Paese che va conosciuto.
Per come sta andando il mondo, sarà sicuramente uno dei protagonisti del
prossimo secolo per cui è bene capirlo per poi poterlo giudicare, apprezzare o
meno.
Due tappe televisive del lungo tour che lo sta portando nei più importanti teatri italiani: Massimo Ranieri debutta con il suo show sul piccolo schermo. Al suo fianco Rocío Muñoz Morales. Il 26 maggio e il 2 giugno alle 21.30 su Rai1
Massimo Ranieri torna su Rai1 con due
serate speciali, un grande show che vuole omaggiare il “varietà” di una volta.
Un racconto fatto di storie, aneddoti personali e le più belle canzoni di
sempre. Ad accompagnare l’artista in questo suo viaggio tra i grandi classici della
canzone italiana, una fan d’eccezione, un’attrice che si è fatta conoscere e
amare non solo per la bravura, ma anche per la simpatia, la solarità e la
bellezza: Rocío Muñoz Morales. Nel corso delle due puntate, Massimo Ranieri
ospiterà grandi artisti della scena musicale italiana: gli amici di una vita,
ma anche comici e grandi talenti della danza. La scenografia, realizzata da
Gennaro Amendola, è quella delle grandi occasioni ed evoca gli show degli anni
‘60 e ’70. La regia televisiva, che giocherà fra tradizione e modernità, è
affidata a Duccio Forzano. L’orchestra è diretta dal Maestro Leonardo De
Amicis. A completare l’assetto di queste due meravigliose serate evento
dedicate a uno degli artisti più amati di sempre, un grande corpo di ballo
coreografato da Grazia Cundari. Massimo Ranieri ci aspetta il 26 maggio e il 2
giugno alle 21.30 in prima serata su Rai1. “Tutti i sogni ancora in volo” è una
produzione Direzione Intrattenimento Prime Time, in collaborazione con
Ballandi.
Torna sabato 27 maggio alle 14.00 su Rai 1 il programma dedicato al mare e agli oceani. Conducono Donatella Bianchi e Fabio Gallo, con la partecipazione della giornalista del TG1 Valentina Bisti. La prima puntata dedicata a Linosa e Lampedusa
Fiumicino : Linea Blu . Nella foto : Donatella Bianchi e Fabio Gallo
Sabato
27 maggio torna “Lineablu” con una nuova edizione, la trentesima. In onda dal
1994, è lo storico appuntamento della Rai dedicato al Mediteranno e, più in
generale, al mare e agli oceani del pianeta.
Donatella
Bianchi e Fabio Gallo ripartono alla scoperta dei luoghi più suggestivi della
penisola, della biodiversità marina e costiera e, insieme, porteranno ancora il
mare nelle sue infinite declinazioni, ambientali, sociali, economiche e
culturali, nelle case degli italiani.
Sarà
un’edizione speciale anche grazie al contributo di un celebre volto del TG1,
Valentina Bisti che percorrerà i cammini e i sentieri che si affacciano sul
mare per raccontare gli aspetti più nascosti dei paesaggi e delle comunità da
punti di vista unici, privilegiati.
Sopra,
sotto e intorno al mare sarà ancora una volta lo slogan che guiderà il viaggio
di “Lineablu2023”.
La
prima puntata è dedicata alle isole d’alto mare, terre di grandi contrasti,
simboli del mare aperto proprio nel cuore del Mediterraneo. La prima esclusiva dell’anno sarà
l’esplorazione e la ricostruzione delle ultime ore di volo del Martin Baltimore
AG699, bombardiere della Royal AirForce, a ottant’anni dal suo
affondamento. Naufragato nel Giugno del 1942 a poche centinaia di metri
dalle coste dell’isola di Linosa, ritrovato nel 2016 su un fondale di 85 metri
in perfetto assetto di navigazione e documentato per la prima volta dal team
subacqueo di “Lineablu”. Il viaggio di “Lineablu” approderà alle isole Pelagie,
simbolica cerniera tra Europa e Africa. Lampedusa e Linosa, nel cuore dello
Stretto di Sicilia, sempre al centro delle cronache per gli sbarchi dei
migranti, raccontate questa volta da un punto di vista diverso, per le loro
caratteristiche geologiche e naturalistiche.
Linosa,
incantevole ed estrema, selvaggia e isolata, con le sue coste e suoi fondali
turchesi, resta l’habitat ideale per la riproduzione di specie protette come la
Carretta Carretta e le berte, uccelli d’alto mare. Fabio Gallo incontrerà gli
abitanti dell’isola, costretti a vivere tra mille difficoltà a causa
dell’isolamento, ma resilienti e innamorati del loro scoglio vulcanico e
racconterà la stretta interazione tra il vulcano e l’isola: i paesaggi di lava,
l’agricoltura eroica, la bellezza mozzafiato. E con Valentina Bisti il pubblico
potrà andare alla scoperta della Riserva Naturale Orientata Isola di Lampedusa,
attraverso sentieri che racconteranno gli aspetti naturalistici dell’isola e la
particolarità del fenomeno geologico dei valloni, isola laboratorio ideale per
i ricercatori di Enea impegnati nel monitoraggio del ciclo del carbonio in
atmosfera e in mare.
Sabato 27 maggio alle 21.45 su Rai3 una puntata speciale del programma condotto da Francesca Fialdini. Ad aprire la serata la storia della centenaria Yvonne Girardello, la prima hostess italiana. Dopo di lei Albertina Gasparoni, segretaria di Aldo Moro, Graziella Pera, costumista e scenografa, la cantante Edda Dell’Orso, Maria Caruso, figlia di contadini del sud, e Giulia Bassani, ingegnere aerospaziale del nuovo millennio
“Le Ragazze”, Francesca Fialdini,2023
“Le Ragazze”, il programma di Rai Cultura condotto da Francesca Fialdini, arriva in prima
serata. L’appuntamento è sabato 27 maggio alle 21.45 su Rai3 per raccontare storie di donne, famose o
sconosciute, che sono state ventenni dagli anni ‘40 agli anni ‘90, o che lo
sono oggi. Racconti che si intrecciano, regalando alle nuove generazioni un
originale sguardo al femminile sul mondo.
Ad aprire la puntata sarà una centenaria, Yvonne
Girardello, prima hostess italiana e Ragazza degli anni ‘40. È
la decana di questa edizione de “Le
Ragazze”. Nata nel 1923 al Lido di Venezia, dopo la guerra Yvonne viene
assunta come prima hostess della storia dell’aviazione civile italiana.
Una vita fatta di voli andata e ritorno Lido-Roma tutti i giorni dell’anno, ma
anche di incontri con passeggeri speciali, soprattutto durante i giorni della
Mostra del Cinema di Venezia quando il Lido si riempiva di star: Sandra Milo,
Domenico Modugno, Maria Callas. Il suo invito alle giovani generazioni: vivete
al massimo.
Segue
il racconto intrecciato delle Ragazze degli anni ‘60. Albertina Gasparoni, segretaria di Aldo Moro, Giovanni Leone e
Sandro Pertini: la sua è la vita di una persona comune che diventa testimone
oculare della storia. Vive da vicino prima il dramma del rapimento e della
strage di via Fani, poi quello della morte di Moro. Durante i giorni del
sequestro gli inquirenti si rivolgeranno a lei per riconoscere la calligrafia
delle lettere dalla prigionia del Presidente Moro. Dal 1978 al 1985 è nella
segreteria personale del Presidente Sandro Pertini e dopo la sua morte diventa
molto amica della moglie Carla Voltolina, che sarà per lei una seconda madre. Insieme
a lei la storia dell’eclettica Graziella
Pera, celebre costumista e scenografa che ha fatto la storia della
televisione firmando gli esagerati abiti e copricapi della Laurito, i costumi
di “Indietro tutta” di Renzo Arbore e le mitiche spalline di Raffaella
Carrà in “Carramba che Sorpresa”.
Per
gli anni ‘50 ci sarà la cantanteEdda Dell’Orso: la sua voce
inconfondibile è legata alle più famose colonne sonore composte da Ennio
Morricone per capolavori come “C’era una volta il West”, “Giù la
testa”, “Metti una sera a cena” e “C’era una volta in
America”. La sua storia incontra quella di Maria Caruso. Nata in una famiglia contadina del sud, dopo la
terza elementare, come tutte le bambine dell’epoca, Maria viene mandata a
lavorare in campagna e come lavandaia. È un mondo, quello delle campagne del
dopo la guerra, nel quale la donna è totalmente assoggettata prima alla
famiglia e poi al marito e alla madre di lui.
In
questa serata speciale le protagoniste dei racconti intrecciati Graziella Pera
e Albertina Gasperoni, Edda dell’Orso e Maria Caruso si incontreranno per la
prima volta in studio: una novità che vuole sottolineare ancora di più la diversità
delle storie all’interno dell’identità delle generazioni.
Chiude
questo straordinario appuntamento in prima serata la ragazza del nuovo
millennio, Giulia Bassani, aspirante
astronauta. Giulia è la giovanissima di questa edizione de “Le
Ragazze”. A soli 24 anni è già ingegnere aerospaziale. La passione per lo
spazio arriva a 15 anni grazie all’esempio di Samantha Cristoforetti, il
suo idolo.
“Le Ragazze” è un
programma di Cristiana Mastropietro, Riccardo Mastropietro e Giulio Testa
prodotto da Pesci Combattenti per Rai Cultura. La regia è di Riccardo
Mastropietro e Jovica Nonkovic.
Per la prima volta sul grande schermo la saga di Saint Seiya di Masami Kurumada in live-action. La proiezione nel corso del Festival che si terrà a Pescara dal 31 maggio al 4 giugno
Sarà presentato in anteprima italiana, giovedì 1 giugno 2023, a “Cartoons On
The Bay – International Festival of Animation, Transmedia and Meta-Arts 2023”, “I Cavalieri dello Zodiaco”, diretto
da Tomek Bagiński. Tratto dalla celebre serie animata,
porta per la prima volta sul grande schermo la saga di Saint Seiya di Masami Kurumada in live-action.
Giunto alla 27a edizione, “Cartoons”, promosso dalla Rai e
organizzato da Rai Com, torna dal 31 maggio al 4 giugno 2023 a Pescara, dopo il successo dello scorso anno. Seiya, interpretato da Mackenyu, è un testardo adolescente di strada che
trascorre il suo tempo alla ricerca della sorella rapita e a combattere per
ottenere denaro. Quando in uno dei suoi combattimenti sprigiona
involontariamente poteri mistici che non sapeva di avere, Seiya si ritrova
coinvolto in un mondo di santi in guerra, di antichi addestramenti magici e di una dea reincarnata che ha bisogno della
sua protezione. Per sopravvivere, dovrà abbracciare il suo destino e
sacrificare tutto per conquistare il posto che gli spetta tra i Cavalieri dello
Zodiaco. Il film, prodotto dalla Toei
Animation Production e
interpretato anche da Famke Janssen, Madison Iseman, Diego Tinoco, Mark
Dacascos, Nick Stahl e Sean Bean, uscirà solo al cinema il 26, 27 e 28 giugno
2023, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures. A “Cartoons On The Bay” saranno ospiti anche il regista e
produttore cinematografico britannico Peter
Lord e il regista e produttore
israeliano Ari Folman, che
riceveranno il Premio alla
Carriera e Ian Mackinnon, produttore e leggenda della stop motion, che ritirerà il premio Studio of the year 2023 assegnato allo Studio MacKinnon &
Saunders e farà anche parte della giuria internazionale del Festival, che assegnerà i Premi
Pulcinella delle varie categorie del concorso.
Piero Angela raccontato dal figlio Alberto. Uno speciale in prima serata per raccontare il più grande divulgatore televisivo di sempre. Giovedì 25 maggio su Rai 1
Per
oltre settant’anni ha accompagnato il grande pubblico televisivo lungo la
strada della conoscenza. Lo ha fatto con programmi diventati cult sul piccolo
schermo, alla radio, con i suoi libri, e facendo sempre uso di ogni strumento
tecnologico che potesse facilitare la divulgazione. Alberto Angela ripercorre
tutte le tappe della carriera del padre Piero: il primo impiego in radio, gli
esordi in televisione come corrispondente per la Rai da Parigi e Bruxelles,
l’esperienza come inviato di guerra in Algeria e Vietnam, gli incontri con le
grandi star del cinema e della
musica, l’approdo alla conduzione del telegiornale su Rai 1. “Piero Angela – Un viaggio lungo una vita” è
il titolo dello speciale di “Ulisse, il piacere della scoperta”
dedicato al più grande divulgatore italiano, che Rai Cultura propone giovedì 25
maggio alle 21.25 su Rai1. Una serata per scorgere le tante facce, anche quelle
più private, dell’uomo che ci ha portati sulla luna e che ci ha raccontato la
scienza e la natura in prima serata. “Quark”, “Super
Quark”, “Viaggio nel Cosmo”, “La macchina
Meravigliosa”, “Il pianeta dei dinosauri”: programmi che hanno
segnato profondamente la storia della televisione italiana, sia dal punto di
vista dei contenuti, che da quello della forma e delle innovazioni del mezzo
televisivo in sé. Piero Angela era un pioniere, un visionario che, sempre con
razionalità e rigore scientifico, ci ha raccontato la complessità del mondo, i
progressi della scienza e della tecnologia, ma anche, anzitempo, le conseguenze
dell’accelerazione del progresso: dai problemi ambientali a quelli etici. Un
intellettuale che sapeva parlare a tutti, spiegando cose a volte molto
complesse con parole semplici e chiare. Insieme ad Alberto Angela, le voci e i
ricordi di tanti amici e collaboratori di Piero. Un viaggio che racconta anche
le passioni del grande divulgatore, a partire dal Jazz. Erano gli anni del dopoguerra, quando
sotto il nome di Peter Angela animava i jazz club della sua città, Torino. A
raccontare il giovane Piero è Stefano Bollani. Jovanotti racconta invece di
come, per un suo tour, Piero gli fece compagnia per tutte le tappe. E poi
Riccardo Muti sulla scelta di Angela di usare l’aria sulla quarta corda di Bach
come sigla dei suoi programmi e ancora il Nobel per la fisica Giorgio Parisi,
l’astronauta Paolo Nespoli, la giornalista Gaia Tortora. Una puntata in cui
ritroviamo i racconti in prima persona di Piero: dall’infanzia sotto le bombe
al padre, lo psichiatra Carlo Angela, che salvò dalla morte molti ebrei; dai
sogni realizzati a quelli che ha dovuto lasciare a metà; dalla lotta contro le
fake news e le bufale scientifiche alla sua ultima fatica, “Prepararsi al
futuro”, una trasmissione nata per mettere al corrente le nuove
generazioni sui problemi del mondo. Quando è andata in onda Piero Angela non
c’era già più, ma la sua voce, il suo pensiero, la sua visione del mondo
rimarranno con noi per molto tempo ancora.
In “Vivere non è un gioco da ragazzi” l’attrice interpretaAnna, la madre di Lele. Ex stella di periferia, fa la barista e ama la lettura. Più sofisticata del marito, subisce un ricatto che potrebbe risolvere i problemi economici a casa, ma si troverà di fronte a una dura scelta. Lunedì 22 maggio in prima serata su Rai 1
Nella serie interpreta
il ruolo della mamma di un ragazzo che resta imbrigliato nel mondo della droga.
Come vive Anna questo calvario?
Temo che quello che accade nella serie sia una delle paure
più grandi per noi genitori. Il ruolo di Anna l’ho amato molto perché è una
donna forte, concreta, che ha sempre lavorato e fatto di tutto per dare il
meglio alla sua famiglia. Affronta tante fatiche e, nonostante questo, la
famiglia è molto unita e la coppia è solare e vera. Davanti a queste grandi
difficoltà, però, l’equilibrio familiare comincia a vacillare, perché quando un
figlio prende una strada diversa rispetto a quello che si sperava per lui, è un
colpo brutto per ogni genitore.
Come si è preparata per
vestire i panni di Anna?
Ho attinto molto dalla mia vita quotidiana. Ho due figli,
seppure piccoli, e tutte le paure e le fragilità di Anna sono anche le mie. Li
faccio crescere spiegando che devono ragionare con la loro testa, che non
devono avere paura dei genitori e che non devono vederci come dei nemici.
La storia racconta di
una profonda crisi che porta ciascun personaggio a fare i conti con i propri
fantasmi interiori. Quali sono quelli di Anna?
Anna ad un certo punto ha rinunciato a tutto in nome di due
maternità. Quindi i suoi fantasmi sono aver dovuto fare un passo indietro
rispetto ai suoi sogni e alle sue ambizioni e, forse, ad un amore molto grande
che però l’ha messa anche in difficoltà. E’ una donna risolta per metà. I vuoti
vengono spesso fuori.
La vicenda di Lele, suo
figlio nella serie, farà deflagrare l’equilibrio familiare?
Sì, perché tra l’altro a livello economico la famiglia
attraversa una grande crisi e Lele inizia a prendere una strada particolare pur
essendo un bravo ragazzo. Per amore e per apparire come un ragazzo ricco che
può permettersi cose che noi non possiamo dargli, inizia a spacciare. Una
storia contemporanea che parla ai giovani e ai genitori.
Il tema della serie è
fortemente ispirato alla verità della vita quotidiana. Ci si potranno
riconoscere molti genitori e molti figli?
Assolutamente sì. Credo che queste storie siano belle e confacenti
a un servizio pubblico reale. La serie ricorda ai genitori che i figli non
vanno mai persi di vista: il fatto che crescano in questo mondo, ci dà la
possibilità di controllarli di più, ma allo stesso tempo li espone a più
pericoli. Bisogna tenere alto il livello di attenzione parlando loro,
ascoltandoli, guardandoli davvero.
Cosa porta con sé della
sua adolescenza?
Erano anni diversi e la mia adolescenza è stata particolare.
“Non è la Rai” a quindici anni, ha sicuramente dato un taglio diverso a un’età
in cui si vive di spensieratezza. Ho iniziato a lavorare molto giovane e ad
avere il senso della responsabilità molto presto. Sono contenta di questo
perché ho avuto un senso di disciplina che mi ha salvato da tante cose. Credo
che i giovani debbano mettere a fuoco una passione. Che sia sport, arte,
studio, è l’unica forza reale che tiene lontano dai rischi.
Ha iniziato a lavorare
nella tv da giovanissima e la sua grande popolarità è arrivata con le fiction.
Quale momento ha segnato maggiormente la sua carriera?
Credo che “Mine vaganti” sia stato il punto di svolta. Il
film che ha consacrato il mio ruolo di attrice.
Quale ruolo non le è
stato ancora mai proposto ma le piacerebbe interpretare?
Mi piacerebbe molto un ruolo sbagliato, sporco, cattivo. Fino
ad oggi sono stata madre, compagna, poliziotta, infermiera, sempre rivolta agli
altri. Mi piacerebbe raccontare un personaggio più oscuro.
Nella serie di Rai 1 diretta da Rolando Ravello, l’attore è il commissario Saguatti, poliziotto ruspante e popolare, con metodi poco ortodossi ma che rivelerà risvolti imprevedibili: «All’inizio con il protagonista gioca un po’ al gatto con il topo, lo tratta male, ma nel corso della storia si rivelerà più umano»
Un ritorno alla fiction e un debutto in
Rai. Cosa l’ha spinta ad accettare questo progetto?
Innanzitutto, l’amicizia con lo
sceneggiatore, Fabio Bonifacci. La serie è tratta da un suo libro (Il giro
della verità). I veri protagonisti della storia sono i ragazzi, gli
adolescenti con i loro problemi. Il mio personaggio, il commissario Saguatti,
all’inizio era solo un cammeo, che poi è stato allargato nella stesura e nel
corso delle riprese. Bonifacci e il regista Rolando Ravello mi hanno
simpaticamente accerchiato, ma anche il ruolo ha rappresentato qualcosa di
nuovo.
Una storia che ci racconta il
travaglio del giovane Lele nell’assumersi la responsabilità dei propri errori,
ma che affronta anche il tema del rapporto genitori-figli…
Il rapporto genitori e figli è
atavico, e in ogni epoca ha i suoi problemi. La serie comincia con una
tragedia, la morte di un ragazzo per una pasticca di droga tagliata male
spacciata da Lele. Ma la vera storia è proprio quella di Lele (Riccardo De
Rinaldis). All’inizio lo abbiamo visto salire i gradini della questura
insieme al padre Marco (Stefano Fresi) per andare a denunciarsi. Una
scelta preceduta da un momento di difficoltà e di sofferenza.
Come “girano” le verità nella serie?
Insieme al rapporto genitori-figli c’è
il tema etico: è giusto o non è giusto dire la verità? Nel corso delle puntate
Lele si contorce, si chiede se parlare con i genitori, con gli amici, con il
commissario Saguatti…
Che tipo è il suo commissario?
All’inizio con Lele gioca un po’ al
gatto con il topo, lo tratta male, ma nel corso della storia si rivelerà più
umano. Il gioco delle verità è legato in qualche modo anche a lui, che alla
fine una bugia la dirà. Nasconderà qualcosa, probabilmente a fin di bene,
capendo che la responsabilità delle pasticche tagliate male non è del giovane.
Come ha vissuto l’incontro con il suo
personaggio?
Fare l’“antipatico” è una cosa che mi
risulta simpaticamente difficile, visto che di default, da “Zelig” in poi,
appaio come simpatico. Come attore mi ha incuriosito fare qualcosa che andasse
fuori dalla mia comfort zone.
Un commissario che quando si ritrova
con il suo assistente, l’appuntato Paternò (Antonio Perna), sa essere anche
ironico…
Il regista mi ha affiancato il
personaggio di Paternò con il quale è nato un duo comico e sono tornato a fare
un po’ da spalla a un comico puro. Sul set ci siamo divertiti a improvvisare
anche al di fuori del copione, ne esce un contrappunto simpatico.
La difficoltà di essere genitori e
quella dei ragazzi di trovare un posto nel mondo… è davvero così difficile
vivere il gioco della vita?
Direi di sì. Credo che oggi lo sia
molto di più che un tempo. Noi avevamo ideali, magari sbagliati, ma un po’ più
di alto respiro. Anche quelli che dicevano “no future” a modo loro prendevano
una posizione. Oggi, mi permetto di dire, i selfie e ciò che diciamo sui social
non sono la stessa cosa. Certamente arrivano a molte più persone, potenzialmente
a milioni, ma il contenuto non ha la stessa forza. E poi aggiungi anche la
crisi economica.
Da padre come vede i nostri giorni?
Penso ai miei figli che l’adolescenza
l’hanno superata, oggi hanno più di vent’anni e sono alla ricerca di lavoro. Io
ho iniziato a lavorare a fine anni Settanta e allora un giovane poteva
scegliere. Ho lavorato nel turismo in un’agenzia di viaggi, ho deciso di fare
l’attore, ho cambiato, ma con la consapevolezza che avrei potuto tornare
indietro. Mi sembrava ci fossero più prospettive. Oggi sono cavoli amari. Anche
ai miei figli non so cosa consigliare, cosa dire. Sono un po’ pessimista sul
futuro.
TITOLO BOX:
LA STORIA
TESTO BOX:
Il diciottenne Lele, bravo ragazzo
di umili origini, frequenta il liceo con i figli dell’élite bolognese ed è
innamorato di Serena, bellissima, intelligente e perfetta reginetta della
scuola. Invitato una sera in discoteca da Serena e dal suo gruppo di amici,
Lele per fare colpo su di lei prende una pasticca di Mdma. Risucchiato nel
mondo delle discoteche e della droga, Lele rimane però presto senza soldi e,
per continuare a frequentare Serena, si ritrova a comprare le pasticche nel suo
quartiere e a rivenderle in discoteca al doppio del prezzo. Una sera vende una
pasticca al suo amico Mirco, che viene trovato morto il giorno dopo proprio a
causa della droga. Per Lele, corroso dai sensi di colpa perché convinto di
essere l’assassino di Mirco, inizia un calvario che stravolge il rapporto con
Pigi, suo migliore amico, con Serena e con i genitori.
Star e maestranze sul red carpet dei Lumina Studios di Roma per la 68esima edizione del premio. Quattro le statuette a “Le otto montagne”, “Esterno notte” e “La stranezza”. David speciali a Isabella Rossellini ed Enrico Vanzina. Il Capo dello Stato: «Il cinema è un testimone che passa di mano in mano». Intanto il Governo annuncia: «Dal 16 giugno al 16 settembre tutti i film italiani ed europei al cinema si potranno vedere a 3 euro e 50». Di seguito tutti i vincitori
Il
cinema che premia il cinema. Il cinema che riconquista, giorno dopo giorno, le
sale. Il premio David di Donatello è ancora una volta momento di riflessione
sul presente e sul futuro della settima arte. Mercoledì 10 maggio l’Italia ha
onorato il grande schermo, lo ha fatto
prima al Quirinale, di fronte al Presidente della Reppublica, quindi ai Lumina
Studios di Roma, dove è andata in scena la cerimonia di premiazione. «Il cinema è un
testimone che passa di mano in mano – ha dichiarato Sergio Mattarella – questo
patrimonio di invenzioni, di professionalità, di creazione artistica, di
supporto industriale, divenuto col tempo un’importante infrastruttura del
Paese, ha generato sapere, percezioni condivise. Ha prodotto una scuola, ha
ampliato le potenzialità espressive della società. Il cinema ha fornito un
contributo significativo allo sviluppo della nostra civiltà. Il Premio David di
Donatello esprime questo senso della storia. Storia del cinema che è storia
italiana». In apertura della diretta Tv,
condotta da Carlo Conti e Matilde Gioli, è stato il sottosegretario alla
Cultura Lucia Borgonzoni ad annunciare l’impegno del Governo a rinsaldare
ulteriormente il rapporto tra cittadini e sale: «metteremo
a disposizione un finanziamento da 20 milioni per promuovere il cinema in sala.
Dal 16 giugno al 16 settembre tutti i film italiani ed europei saranno fruibili
al cinema a 3 euro e 50. Il resto ce lo metteremo noi. Il cinema va visto in
sala, non c’è storia». Di seguito, categoria per
categoria, tutti i vincitori della 68esima edizione.
Giovane e innamorato del proprio mestiere, della serie di cui è protagonista afferma: «In “Vivere non è un gioco da ragazzi” quel che accade spinge gli adulti a interrogativi difficili, li costringe ad aprire gli occhi sulle difficoltà che i giovani incontrano». Di Lele, il personaggio che ha portato in scena, racconta con affetto: «Lo definisco un romantico d’altri tempi che crede nell’amore a prima vista e, in nome di questo sentimento, farebbe di tutto»
Un
racconto che mette al centro la vita di Lele. Come si è sentito ad affrontare
questo viaggio?
All’inizio
avevo un po’ di paura, era la mia prima esperienza da protagonista e sentivo un
bel peso da portare. Sono stato però affiancato da persone fantastiche, sia
dietro sia davanti alla telecamera. Dopo l’inziale paura, tutto è andato in
discesa, è stato un viaggio divertente.
Chi
è Lele?
Un
giovane come tanti che viene da una famiglia umile, ama il calcio e le ragazze.
Lo definisco un giovane romantico, un ragazzo d’altri tempi che crede
nell’amore a prima vista e, in nome di questo sentimento, farebbe di tutto.
Lele si lascia guidare dalle emozioni, prende decisioni spesso affrettate, al
contrario di me che sono assolutamente razionale e, prima di decidere su qualcosa,
devo pensarci un milione di volte e valutare tutto quello che potrebbe succedere.
Riccardo
e Lele…
Rispetto
al mio personaggio, io per fortuna ho superato il periodo del liceo, le prime
scoperte e i primi amori, ecco perché credo di aver insegnato più io a Lele (ride).
Diciamo che tutti i suoi “errori” e le conseguenze di alcune sue azioni, mi
hanno illuminato, facendomi riflettere su come la troppa superficialità possa
essere deleteria. Ci unisce il bellissimo rapporto con la propria famiglia, una
relazione nel mio caso basata sulla condivisione, la chiave secondo me per un
rapporto sano. La trasparenza rende tutto più bello e più forte.
Parliamo
allora del mondo degli adulti nella serie…
Alcuni
si rendono conto che nascondere ai figli cose ritenute “scomode”, potrebbe rovinare
il rapporto con loro. In “Vivere non è un gioco da ragazzi” quel che accade
spinge gli adulti a interrogativi difficili, li costringe ad aprire gli occhi
sulle difficoltà che i loro ragazzi incontrano.
Quale
aspetto dell’adolescenza l’ha spaventata di più?
Sono
stato un adolescente felice, circondato da persone che mi amavano, amici
stupendi. Il momento forse più brutto è legato a qualche problema fisico che ho
dovuto affrontare, ho sofferto di acne molto pesante, e per un po’ di tempo mi
sono sottoposto a terapie complicate, con controindicazioni forti. Pur essendo
piccolo, avevo iniziato a lavorare nella pubblicità, e quando si entra nel
mondo del lavoro si cresce molto più in fretta. Hai presto a che fare con i
soldi, devi capirne il valore e come metterli via, ti ritrovi a frequentare
molte persone, tutto ovviamente positivo, ma può capitare che si creino nuove
paure.
Come
si è trasformato il suo sogno da bambino oggi?
Da
piccolo non avevo uno scopo preciso, non sapevo di voler fare l’attore, vivevo
giorno per giorno, giocavo a pallavolo, frequentavo la scuola e non pensavo
assolutamente a cosa avrei fatto nel futuro. Alla fine del liceo è arrivato il
mio primo lavoro in televisione e, dal primo giorno di set, ho scoperto che
questa sarebbe stata la mia strada. Questo desiderio, oggi, è ancora più forte.
C’è
qualcuno che l’ha influenzata positivamente, spingendola a crederci ancora di
più?
Sono
stato veramente fortunato, in tutta la mia piccolissima carriera, intorno a me ho
sempre avuto persone che mi hanno fatto amare questo lavoro, aiutandomi a
scoprire la bellezza del cinema, la mia più grande passione oggi. Non posso
dire che un solo incontro abbia contribuito alla mia crescita, tutti in qualche
modo hanno aggiunto un tassello a ciò che mi appassiona: recitare.
Che
cosa le dà la recitazione?
Mi
fa stare bene, allenta tutte le tensioni, mi costringe a spingere le emozioni
al limite, a rilasciare quella energia che nella vita si trattiene. Recitare mi
dà tranquillità e leggerezza. Un po’ come una seduta dallo psicologo (ride).
Com’è
andata con i grandi attori come Claudio Bisio, Stefano Fresi, Nicole Grimaudo?
Vederli
recitare sul set è stato entusiasmante. Sono persone con i piedi per terra, simpaticissime,
con me molto gentili. Ho incontrato attori disposti a darmi consigli che ho
cercato di assorbire come una spugna. Sono queste le persone che aiutano ad
apprezzare il proprio mestiere, ti fanno sperare di essere, anche tra
vent’anni, come loro, innamorati di quello che fanno.
La
verità è al centro della narrazione della serie…
Nella
vita sono ancora in cerca della mia verità, del mio essere e il fatto che stia
scoprendo la mia spiritualità influisce molto in questa ricerca. Io sono una
persona sincera, come dicono gli inglesi, cerco di essere “true to yourself”,
vero rispetto a quello che si è. In
“Vivere non è un gioco da ragazzi” se Lele avesse detto la verità fin da
subito, molti dei problemi che vengono fuori si sarebbero potuti evitare. Dalla
verità non si può fuggire, mai.
Anche
se per finzione, come si è trovato a passare dall’interrogazione all’interrogatorio
con Bisio?
In
questo romanzo di formazione un sassolino smuove una valanga, una piccola
decisione può cambiare la tua vita in un attimo. Per fortuna non è stato
proprio un incubo per me perché avevo Claudio Bisio davanti, ma pensare di
trovarmi in una situazione di questo genere è davvero terrificante. Meglio l’interrogazione
tutta la vita (ride).
Quando
ha scoperto di avere il talento necessario per rischiare?
Le
prime volte che sono stato scelto pensavo a un colpo di fortuna, poi però ho
cominciato ad avere fiducia nelle mie capacità, grazie anche agli
incoraggiamenti di chi, con un complimento, con uno sguardo complice, sentiva in
me qualcosa di profondo. Alla fine, un attore punta a questo, ad avere un
feedback dagli altri. Non c’è stato quindi un momento preciso, è qualcosa che
accade tutti i giorni, cerco di ricordare sempre l’amore che sento per il mio
lavoro.
Quale
messaggio spera possa arrivare dalla serie a un ragazzo come lei?
Parlando
di verità, spero arrivi veramente il motivo per cui è stata realizzata questa
serie, riflettere sul fatto che le cose, spesso, possono avere una doppia
faccia. Pensi alla droga come sballo, stai bene per un attimo e, dopo, tutto il
tuo mondo rischia di crollare. Ecco perché anche questo racconto invita a
razionalizzare le proprie scelte, a prendersi del tempo per valutare quello che
si fa. Si parla di tantissime cose, di amicizia, di amore, del rapporto tra genitori
e figli, ci sono tantissimi topic che spero colpiscano il pubblico.
La
presenza di molte piattaforme digitali e di conseguenza di una elevata
produzione è un’opportunità in più per i giovani attori?
Sono
certamente a favore delle piattaforme, più si produce, maggiori sono le
opportunità professionali, d’altro canto, essendoci un marasma di roba, è
difficile decidere il progetto giusto. Penso che un attore che si affaccia ora
in questa realtà non debba avere la fretta di dire sì a tutte le proposte, se
vuoi rimanere nella legacy del cinema italiano, devi scegliere bene e non avere
la smania di esserci a tutti i costi.
Cosa
le regala nella vita l’adrenalina, la felicità?
Gli
amici, la bella della compagnia. Un sabato pomeriggio al parco, fare un picnic con
le persone che ami. Per me è il massimo di piacere.
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