Voce del verbo integrare

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Le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale tra sperimentazione e integrazione. Il RadiocorriereTv incontra la giornalista e conduttrice di “Codice”

Barbara Carfagna,2023

Quale viaggio faremo nel corso delle sette puntate?

Siamo andati a vedere l’impatto in diverse società anche abbastanza inedite, del digitale e dell’intelligenza artificiale. Abbiamo scelto anzitutto di osservare quei governi in cui l’intelligenza artificiale non è tanto temuta quanto già integrata. Penso all’esperimento che si sta facendo in Romania, dove l’intelligenza artificiale raccoglie i pareri dei cittadini e li sintetizza in una risposta univoca ai ministri. Siamo andati anche a Singapore, dove c’è una startup che governa insieme all’esecutivo con un super computer, abbiamo sondato l’impatto del digitale tra le società indigene, quelle che passano direttamente dalla cultura orale a Youtube, che registra la loro lingua. Sempre su Singapore abbiamo cercato di capire come diventa green una città nata sul digitale, e poi in Amazzonia come un ambiente green viene digitalizzato. Abbiamo analizzato varie soluzioni di intelligenza artificiale sulla salute, abbiamo esplorato il tema del sesso, per capire come è cambiata la sessualità sul digitale, come sono cambiate le relazioni. E poi abbiamo dedicato un’intera puntata alle nuove organizzazioni, ossia a capire come le aziende sono state costrette a modificarsi e a cambiare.

Il dibattito è aperto, c’è chi è entusiasta e chi la teme. Tu da che parte stai?

Sono dell’idea che si debba comprenderla e cambiare completamente i paradigmi. Smontando il modo in cui siamo abituati a pensare, ripensando in una maniera completamente diversa che include i sistemi di intelligenza artificiale generativi.

Potrebbe arrivare a condizionare l’informazione?

Già l’ha condizionata, innanzitutto perché non si parla d’altro. E poi perché la paura di perdere l’attività di mediazione, in Italia sta purtroppo superando la sperimentazione. Io sono sempre per sperimentare e integrare.

Sette stagioni, come è cambiato, se è cambiato, il tuo approccio al digitale, alla tecnologia?

Il mio approccio non è cambiato. A essere cambiata è la velocità con cui ogni innovazione può modificare l’intero sistema. Mi domando, ed è il quesito sotteso a tutte le puntate, se questa velocità di innovazione ci porti al progresso.

Tra digitale e analogico c’è un punto di equilibrio virtuoso?

C’è la nostra capacità di discernimento. “Codice” nasce anche per rendere le persone consapevoli affinché possano disegnare il loro futuro e non essere disegnate dai sistemi e dal digitale. Con la consapevolezza puoi decidere quando uscire dal digitale e rientrare nell’analogico, cosa portare nel digitale e cosa lasciare nell’analogico e viceversa.

L’Italia e il digitale. A che punto siamo in rapporto agli altri Paesi europei e a quelli più avanzati del mondo?

Essendo l’Italia un Paese mediterraneo siamo un po’ più frenati nell’abbracciare anche solo le tematiche relative al digitale, anche a differenza di quanto fatto dall’Inghilterra, che si sta facendo un po’ pioniera dal punto di vista regolatorio. La nostra chiave è un po’ quella della ricerca di come il digitale possa aumentare l’esistente.

Tra boomer e giovani le distanze si accorciano o si allungano?

Dipende di quali generazioni parliamo. Secondo me i giovani nati adesso, che hanno cinque anni, non li recupereremo più, non li capiremo neanche. Mentre tra un boomer e un 25-30 enne cambia poco, certo, cambiano alcuni stili, alcune cose, ma non troppo di più che in passato, nonostante la differente percezione della vita e della società. I bambini vivranno come gli indigeni dell’Amazzonia, passeranno direttamente dalla cultura orale a quella digitale.

Quanto digitale e quanto analogico ci sono nella tua vita?

Nella mia vita ho conservato moltissimo di analogico, in termini di sapori, di voler essere in presenza specialmente nei posti belli. Vivo a Roma, una città splendida, in questo momento sono a Villa Torlonia e preferisco anche continuare a incontrare le persone. Penso che l’intelligenza e la comunicazione passino anche per il corpo, non solo per la testa, e questo non lo baratterei mai. Come non baratterei mai la possibilità di condividere le esperienze con i tanti amici lontani che ho utilizzando la tecnologia digitale.

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Viaggio in un’Italia meravigliosa

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Reportage, ospiti, collegamenti in diretta sotto il sole lungo lo Stivale. Il mezzogiorno di Rai 1 è all’insegna di “Camper”, dal lunedì al venerdì alle 12.25. Il giornalista-conduttore si racconta al RadiocorriereTv: « L’estate è un momento di relax positivo, attivo, in cui troviamo più facilmente tempo per noi stessi, per crescere, per alimentare la nostra curiosità, la nostra conoscenza»

Marcello Masi “Camper”,2023

Una lunga estate in Tv, Marcello, come ti sei organizzato?

Insalata a pranzo, carboidrati a cena (sorride). Battute a parte, c’è poco da organizzarsi: a letto presto e sveglia presto altrimenti non arriviamo alla fine dell’estate. Insomma, credo che non farò nessuna puntatina a Ibiza.

Tante finestre aperte per raccontare la nostra Italia… quale itinerario seguite?

Un itinerario a 360 gradi. Nel corso delle settimane visiteremo tutte le regioni italiane e lo faremo grazie ai nostri inviati, bravissimi, che hanno tanta voglia di raccontare l’Italia migliore. Passeremo da momenti più seri come l’arte e l’archeologia ad argomenti più popolari come le feste e le sagre, parleremo di animali, di prevenzione e anche di fisica nucleare (sorride). Ogni argomento, che raccontiamo anche grazie alle immagini, sarà tema di chiacchierate e di dibattito.

Cosa significa raccontare l’estate?

L’estate è una stagione meravigliosa, che in questo periodo stiamo vivendo a singhiozzo per l’alternanza di sole e temporali. L’estate è anche un’opportunità, un momento di relax positivo, attivo, un periodo in cui oltre a goderci mare e montagna, colline e laghi, riusciamo a trovare più facilmente tempo per noi stessi, per crescere, per alimentare la nostra curiosità, la nostra conoscenza. Gli inviati danno l’opportunità a tutti, anche a coloro che in vacanza non ci possono andare, di fare queste esperienze. Le nostre voci non lasciano nessuno solo.

Che cos’è il viaggio per Marcello Masi?

Negli ultimi sette anni della mia vita il viaggio è stato la mia vita. Sono stato in viaggio senza fermarmi anche durante il lockdown e ho scoperto una grande umanità in un’Italia in difficoltà. Quel periodo mi ha lasciato molto. Ho scoperto un’Italia generosa, intraprendente, creativa, piena di giovani. È vero che i ragazzi hanno poco spazio, ma è altrettanto vero che non stanno con le mani in mano, che si danno da fare eccome. Ci sono tantissime startup che meriterebbero molta più attenzione di quella che hanno dalla parte dell’impresa ma anche dello Stato. Dobbiamo aiutare questi giovani a crescere, perché hanno tutti i numeri per farlo.

Vacanze in camper, ti è capitato?

No, e anche per questo è curioso che conduca un programma con questo nome. Ma è anche vero che utilizziamo la parola camper per dare l’idea di libertà, della possibilità di cambiare itinerario ogni volta che si vuole. Da questo punto di vista la vacanza in camper mi piace molto.

Cosa rende sorprendente il nostro Paese agli occhi di un turista?

La sua estrema varietà di proposte. Non abbiamo nulla che ci manchi, nemmeno il deserto. Abbiamo il mare, i monti, le colline, il cibo, la cultura, la bellezza. In Italia il turista può scialare, scegliere ogni meta e viverla intensamente.

Per le tue vacanze, zaino o valigia?

Ormai valigia. Lo zaino l’ho messo in spalla per tanti anni ma ora non ce la faccio proprio (sorride). E ti dirò di più, valigia con le rotelle.

Cosa non può mai mancare nel tuo bagaglio?

Al di là dell’abbigliamento leggero, non devono mancare le mete da raggiungere. Amo improvvisare, e quando mi tuffo in un luogo, un territorio, voglio conoscere tutto ciò che ha di importante da offrire.

C’è un brano che più degli altri ti racconta l’estate?

“Azzurro” di Paolo Conte, interpretato in maniera magistrale da Adriano Celentano. Quando sento quella canzone, anche in pieno inverno, sento l’estate arrivare.

E un libro?

Ne ho tanti, ma non mi vergogno di dire che estate è per me sinonimo di Emilio Salgari, delle letture di quando ero ragazzo, di romanzi e racconti che hanno lasciato in me il segno. Con Salgari ero sempre in vacanza.

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A Macerata la XXXIV edizione

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Il Festival dedicato alla canzone popolare e d’autore prende il via il 19 giugno accendendo lo Sferisterio e tutto il centro della città. Svelati in conferenza stampa Rai, Main Media Partner, gli otto finalisti. Attesa per il vincitore assoluto che sarà votato dai 2400 spettatori del teatro all’aperto

Dal 19 al 24 giugno, Macerata sarà la cornice della 34° edizione di Musicultura Festival, con le serate conclusive che si svolgeranno allo Sferisterio, gioiello architettonico e simbolo delle Marche. Il concorso artistico dedicato alla canzone popolare e d’autore è stato presentato in RAI a Roma, nella Sala degli Arazzi di Viale Mazzini. Questi i nomi, i brani e le città di origine: AMarti, Pietra (Ferrara); Ilaria Argiolas, Vorrei guaritte io (Roma); Cecilia, Lacrime di piombo da tenere con le mani (Pisa); Lamante, L’ultimo piano (Schio, VI); Simone Matteuzzi, Ipersensibile (Milano); Santamarea, Santamarea (Palermo); Cristiana Verardo, Ho finito le canzoni (Lecce); Zic, Futuro stupendo (Firenze).  I protagonisti del concorso si ritroveranno poi a Macerata, dove spetterà ai 2.400 spettatori presenti allo Sferisterio esprimersi e decretare con il voto il Vincitore Assoluto 2023.

Main Media Partner del Festival è la Rai, con Rai Radio1, Rai 2, TGR, Rainews24, Rai Canone, Rai Italia e RaiPlay Sound impegnate a raccontare l’evento a tutto tondo. Rai Radio 1 trasmetterà le due serate di spettacolo in programma allo Sferisterio dalle quali sarà realizzato anche un programma televisivo che andrà in onda su Rai 2 in seconda serata e che verrà diffuso nei cinque continenti da Rai Italia, che ha accompagnato le diverse tappe che hanno portato alla scelta dei finalisti.

«Mi sento di dire che stiamo vivendo una delle edizioni del concorso più interessanti di sempre, forse la più vivace; la qualità delle proposte in campo, sia in termini di contenuti sia di personalità, è particolarmente alta e piacevolmente varia, in netto contrasto con l’omogeneità di suoni, lessico, tematiche che la filiera industriale musicale tende attualmente a privilegiare  – ha commentato il direttore artistico di Musicultura Ezio Nannipieri – Ci sforziamo di contribuire onestamente a mantenere aperto uno spazio di libertà e di indipendenza creative, dove non vada perso il gusto dell’incontro e del confronto. Siamo molto contenti dei risultati del concorso e più in generale di quello che attraverso il concorso apprendiamo di un Italia che scrive e canta con la voglia di condividere questa esperienza».

«Per quanto riguarda i talenti di Musicultura, cerchiamo di registrare l’eccentricità, nel senso di novità – prosegue Ezio Nannipieri – La nostra è una ricerca pura, senza fini economici, motivata dal piacere della scoperta».

La conduzione è affidata a Flavio Insinna e a Carolina Di Domenico. Per entrambi è la prima volta a Musicultura. I due presentatori sono entusiasti della loro partecipazione alla conduzione. «Entro in punta di piedi perché l’esperta di musica è Carolina. L’ho conosciuta in una serata di beneficenza di una piccola onlus per pazienti ematologici, di cui il motore e l’anima era Fabrizio Frizzi – racconta Flavio Insinna – Ai ragazzi faccio innanzitutto un in bocca al lupo e ricordo che Vasco è arrivato sempre in fondo a Sanremo, ma poi non mi pare che gli sia andata male. Il verbo è abusato, ma detto da un vecchio saltimbanco, fidatevi: ‘divertitevi’». Carolina Di Domenico sottolinea l’importanza di una manifestazione votata alla musica giovane ed emergente: «In questo momento Musicultura rappresenta la resistenza della musica italiana.  Nel senso che dare spazio, trovare, cercare persone e artisti che hanno un approccio di ricerca della propria identità è un percorso che adesso, nella maggior parte dei casi, non è permesso dato che c’è una via molto più ristretta e più breve in cui si cerca di arrivare ad un successo fatto principalmente di visualizzazioni».

Il 23 e il 24 giugno sono confermate sul palco dello Sferisterio, le partecipazioni di Ermal Meta, Paola Turci, Santi Francesi (già vincitori assoluti di Musicultura nel 2021 come The Jab) Rachele Andrioli e Coro a Coro, Dardust, Chiara Francini, Fabio Concato, Mogol. Come sempre, le due serate di spettacolo saranno impreziosite da sorprese dell’ultimo minuto. La fase conclusiva di Musicultura 2023 non accenderà solo lo Sferisterio, ma anche l’intera città di Macerata, dove dal 19 al 24 giugno è in programma La Controra, un vero festival nel festival, con concerti, recital, incontri, dibattiti, tutti ad ingresso libero, ospitati nelle piazze, nei cortili e nei palazzi del centro storico cittadino. La settimana di Musicultura si aprirà lunedì 19 giugno con l’atteso concerto nella centralissima Piazza della Libertà di Ron. La sera seguente, nella stessa piazza, sarà la volta di un omaggio allo strepitoso canzoniere di Mogol-Battisti, con il concerto di Gianmarco Carroccia e la sua band, intitolato Emozioni. Mercoledì 21 la piazza ospiterà il concerto dei vincitori del concorso. Tra le iniziative speciali c’è da segnalare il 22 giugno “Dalla e Battisti dall’alba al tramonto”: nell’anno in cui i due Luci avrebbero compiuto 80 anni, Musicultura ha pensato di ricordarli in un modo semplice, diretto, popolare; sotto la torre civica dell’orologio, la città si ritroverà per intonare in coro una canzone dell’uno e dell’altro a ogni scoccare dell’ora, senza soluzione di continuità dall’alba al tramonto. Tra gli altri ospiti attesi Stefano Zecchi, Giangilberto Monti e Vito Vita, Collettivo Rosario, Yasmina Pani, Gabriella Greison, oltre ad alcuni degli artisti impegnati anche allo Sferisterio, tra i quali Chiara Francini, Mogol, Ermal Meta.

Gli otto vincitori sono stati designati a giudizio del Comitato Artistico di Garanzia, che in questa edizione è composto da Francesca Archibugi, Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Diego Bianchi, Francesco Bianconi, Maria Grazia Calandrone, Luca Carboni, Alessandro Carrera, Guido Catalano, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Giorgia, La Rappresentante di Lista, Dacia Maraini, Mariella Nava, Vasco Rossi, Ron, Enrico Ruggeri, Tosca, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Sandro Veronesi, Boosta, Fabrizio Bosso, Angelo Branduardi, Cristina Donà e Irene Grandi. Gli otto artisti si esibiranno sia il 23 che il 24 giugno. Il voto dei 2.400 spettatori dello Sferisterio designerà il Vincitore Assoluto.

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Taobuk nel segno delle libertà

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Dall’antico teatro di Taormina, il Festival che premia le eccellenze nella letteratura, nella scienza, nel teatro, nel cinema, nell’arte.  Tra i premiati, il Nobel Annie Ernaux, David Quammen, Marco Bellocchio, Michele Placido, Valeria Golino e Levante. Con la conduzione di Antonella Ferrara e Massimiliano Ossini, sabato 24 giugno, in seconda serata su Rai 1

Torna anche quest’anno l’appuntamento dal Teatro Antico di Taormina con Taobuk Festival SeeSicily, promosso dalla Regione Siciliana nel segno della valorizzazione del turismo culturale, che premia le eccellenze nella letteratura, nella scienza, nel teatro, nel cinema, nell’arte. 

Rai e Rai Sicilia confermano, anche per questa edizione dal 15 al 19 giugno, la partnership. La serata finale, condotta da Antonella Ferrara e Massimiliano Ossini, sarà trasmessa il 24 giugno in seconda serata su Rai 1 e, grazie a Rai Italia, sarà fruibile per 22 milioni di famiglie italiane nel mondo.

Tema di questa XIII edizione “Le libertà”: quelle riconosciute e soprattutto quelle negate.  Spiega la direttrice e ideatriceAntonella Ferrara: «Taobuk esplorerà l’immensa e inebriante potenza creativa, la dignità e le opportunità che la libertà e le libertà conferiscono all’uomo.  Tra le ragioni che hanno portato a scegliere il concept c’è proprio l’urgenza, dettata dal momento storico in cui viviamo, di aprire una riflessione a più voci sul processo storico di una fondamentale conquista della civiltà, ossia il ribaltamento delle libertà da prerogativa di alcuni ceti a status riconosciuto ad ognuno fin dalla nascita».

La serata-evento ospiterà la cerimonia di consegna dei prestigiosi Taobuk Award 2023. Quelli per la Letteratura 2023 vanno a tre scrittrici: la francese Annie Ernaux, Premio Nobel 2022, l’iraniana Azar Nafisi e la statunitense Joyce Carol Oates. Tre profili distanti nel loro itinerario artistico, ma affini nell’impegno attivo per la piena emancipazione femminile. 

Il Taobuk Award per la Scienza 2023 è assegnato allo scrittore e giornalista del

“National Geographic” David Quammen.Alla scienza sarà tributato anche il Taobuk Da Vinci Award che quest’anno va a due premi Nobel, il giapponese Shinya Yamanaka (Nobel 2012 per la Medicina) e l’americano Gregg Leonard Semenza (Nobel 2019 per la Medicina e la Fisiologia), all’israelianoTal Dvir, esperto in biotecnologie, ed allo specialista mondiale nel campo dei trapianti per la cura del diabeteCamillo Ricordi.

Premiato anche il cinema italiano con il regista Marco Bellocchio e la montatrice Francesca Calvelli, Michele Placido, Valeria Golino, Edoardo Leo. Riceveranno il Taobuk Award anche l’artista Giuseppe Penone, la cantautrice siciliana Levante, il violinista e compositore David Garrett e la coreografa Giulia Staccioli, fondatrice della compagnia di danza Kataklò, i cui ballerini saranno tra i protagonisti dello spettacolo. Ospite per la prima volta al Festival lo scrittore francese Daniel Pennac che dialogherà con Salvatore Ferlita, docente di Letteratura italiana presso l’Università degli studi di Enna Kore e che, con l’attore e regista teatrale Paco Ioffredo, proporrà dei brani tratti dal suo ultimo spettacolo “Dal sogno alla scena”.  

Copertura informativa verrà garantita da RaiNews24 e dalla Tgr Sicilia che seguirà la cerimonia d’apertura e alcune delle serate.
Spazi di approfondimento saranno previsti nei programmi contenitore in diretta mentre Rai Cultura prevede un evento sul portale:
https://www.raicultura.it/letteratura/eventi/Taobuk-Festival-SeeSicily-2023-Le-liberta-b22cf2e6-16fd-44c7-9d4d-162a6f42f3bf.html e uno speciale web con maggiori approfondimenti.

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Nuove avventure per Peppa Pig

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Su Rai Yoyo (e su Rai Play) la nona stagione della seguitissima serie animata inglese. Appuntamento tutti i giorni alle 7.35

Peppa e George imparano cose nuove da poter fare in casa e fuori. La seguitissima serie inglese narra la vita quotidiana di una serena famigliola di maialini, composta dalla piccola Peppa, dal suo fratellino George, mamma Pig e papà Pig. I nuovi episodi della nona stagione della serie animata sono arrivati su Rai YoYo e RaiPlay. L’appuntamento è tutti i giorni, alle 7.35, sul canale 43.

Con mamma e papà Pig, Peppa e George cercano di fare ordine e di eliminare le cianfrusaglie che non servono più; con Nonno e Nonna Pig costruiscono un hotel per insetti e un rifugio per osservare i gufi; con il signor Patato fanno lezioni di ginnastica e con la signorina Coniglio lezione di nuoto; con gli amici di Nonna e nonno Pig partecipano alla rievocazione storica degli anni Sessanta e scoprono le strane usanze di quegli anni lontani.

Peppa e George, con tutta la famiglia, vivranno l’emozione di una gita in canoa sulle rapide del fiume e impareranno come passare il tempo e divertirsi lo stesso se in vacanza piove a dirotto. Quanto alle vacanze, saranno ancora più emozionanti passate lontano da casa con nonno e nonna Pig, ma la cosa più bella, dopo aver imparato tanto, sarà sempre fare ritorno a casa e ritrovare mamma, papà Pig e Goldie, adorato pesce rosso.

La serie ormai divenuta un cult, è stata trasmessa in 180 Paesi e dopo i primi riconoscimenti nel 2005 – Pulcinella Award 2005, Annecy Grand Prize 2005, Bradford Animation Festival Award 2005, Bafta Children’s Awards 2005 e 2011 – ha al suo attivo nomination e premi nei maggiori festival internazionali.

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GenZ Vs Boomer, new entry per Diaco

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Tre giorni di audizioni sotto il sole di Roma. Il 7, 8 e 9 giugno si è svolta la fase finale della selezione dei nuovi componenti del cast del programma rivelazione dell’ultima stagione televisiva che riprenderà l’11 settembre

BELLA MA’

“BellaMa’” si prepara a vivere la seconda stagione, che prenderà il via lunedì 11 settembre in diretta su Rai 2, e lo fa rinforzando ulteriormente un cast che ha già dato grandi soddisfazioni al conduttore-autore Pierluigi Diaco. Vincitore negli ascolti e nel gradimento, l’appuntamento pomeridiano di Rai 2 conferma la mission più volte dichiarata: essere talent di parola attraverso un incontro tra generazione Z (18-25 anni) e boomer (over 55 anni). Sono stati ben 2.400 i candidati, da ogni parte d’Italia, che si sono iscritti sul sito di Rai Casting per partecipare alla nuova edizione del programma. Dopo una prima selezione, circa novanta aspiranti concorrenti sono stati convocati agli studi Dear-Fabrizio Frizzi di Roma per incontrare la commissione giudicante composta da Antonella Elia, Rita Forte, Emanuela Villa e Adriana Volpe, titolari di alcune delle rubriche fisse del programma, dai tre autori Andrea Amato, Maurizio Gianotti e Filippo Mauceri e, ovviamente, Pierluigi Diaco. Tanto entusiasmo, voglia di raccontarsi e una certezza: il confronto quotidiano aiuta a crescere, anche quando non si è più giovanissimi. Le telecamere? Testimoni della capacità di giovani e meno giovani di sapersi mettere in discussione. I 20 nuovi concorrenti saranno annunciati e presentati nella puntata speciale di sabato 9 settembre, “Aspettando BellaMa’”, dove incontreranno anche il cast di 30 opinionisti, sempre divisi tra generazione Z e boomer. “BellaMa’” è una produzione originale Rai sotto la direzione di genere Intrattenimento Day Time guidata da Angelo Mellone, capostruttura Daniele Cerioni, capoprogetto Monica Flores, produttrice esecutiva Sabina Ceresani.

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100 anni in una notte

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Il 16 giugno alle 20.35 su Rai 1, Rai Radio 3, RaiPlay e in mondovisione, l’“Aida” di Giuseppe Verdi nella serata inaugurale del centesimo festival areniano. Sul palco, nell’allestimento di Stefano Poda, Anna Netrebko e Yusif Eyvazov. A dirigere la grande orchestra dell’Arena di Verona, il maestro Marco Armilliato. Ad accompagnare i telespettatori nella diretta Milly Carlucci con Alberto Angela e Luca Zingaretti

Sotto il cielo di Verona un evento destinato a lasciare un segno nella storia della lirica. Venerdì 16 giugno la bacchetta di Marco Armilliato dirigerà il nuovo allestimento di “Aida” di Giuseppe Verdi, firmato da Stefano Poda, in occasione della serata inaugurale del centesimo festival areniano. L’evento, trasmesso da Rai Cultura dall’Arena della città scaligera in diretta su Rai 1 e in mondovisione a partire dalle 20.35, sarà condotto da Milly Carlucci, con la partecipazione straordinaria di Alberto Angela e di Luca Zingaretti. Grande l’attesa per l’allestimento scenico e per la regia, con piramidi trasparenti e architetture di luci per un’“Aida” tecnologica e intimista al tempo stesso, che guarda al futuro ma dialoga con il passato. Protagonista, nel ruolo di Aida, la star Anna Netrebko, ad affiancarla il tenore Yusif Eyvazov (Radamès). A interpretare Amneris sarà Olesya Petrova, nei panni Amonasro Roman Burdenko, Ramfis Michele Pertusi. «L’Arena è un’eccellenza della nostra nazione, perché è archeologia, storia, arte – ha affermato il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, presentando la serata evento – e lo è, con il belcanto italiano, con la nostra tradizione musicale, con Giuseppe Verdi». Da oltre cent’anni l’opera lirica e la città scaligera sono un tutt’uno. «Il ringraziamento va a Giovanni Zenatello, colui che ideò le stagioni dell’Arena di Verona nel 1913. Quest’anno festeggiamo il centenario, in quanto la numerazione progressiva venne interrotta in occasione delle due guerre mondiali e per il Covid – spiega Cecilia Gasdia, sovrintendente della Fondazione Arena di Verona – non dimentichiamo che l’opera è la prima invenzione multimediale dell’uomo e il più antico ‘made in Italy’ che esista. Inauguriamo con ‘Aida’, opera regina». Grande la soddisfazione del sottosegretario alla Cultura con delega alla Musica e allo Spettacolo dal vivo Gianmarco Mazzi: «L’Italia celebra questo centenario nel segno dell’incoraggiamento: vogliamo creare una serata che dia orgoglio all’arte per cui siamo noti in tutto il mondo. La mondovisione va in questa direzione e noi la stiamo promuovendo anche attraverso le nostre ambasciate». Enorme lo sforzo della Rai, come sottolinea la direttrice di Rai Cultura Silvia Calandrelli che parla di «fascino, emozione e magia: un viaggio nella grande musica. La proposta di un grande spettacolo, il capolavoro di Giuseppe Verdi, un grande omaggio al prodotto italiano più conosciuto al mondo. Un regalo al pubblico italiano. L’impegno del Servizio pubblico a favore della cultura».

Le riprese saranno realizzate dal Centro di Produzione Tv di Milano, con 19 telecamere in alta definizione di cui 5 mezzi speciali, come la spidercam, il lift con binario di 28 metri, 2 steadycam e 1 drone in diretta, e poi 72 microfoni nella buca d’orchestra e in palcoscenico, 16 radiomicrofoni dedicati ai solisti, 8 microfoni ambiente per il pubblico. 65 le persone al lavoro tra cameramen, microfonisti, tecnici audio e video, personale di regia e ancora trucco, parrucco e costumi. La regia televisiva è affidata a Fabrizio Guttuso Alaimo. Lo spettacolo sarà trasmesso anche su Rai Radio 3, su Rai 1 HD canale 501 e su RaiPlay, dove rimarrà disponibile per sette giorni dopo la prima. A precedere la rappresentazione, lo spettacolare sorvolo dell’anfiteatro scaligero da parte delle Frecce Tricolori, Pattuglia Acrobatica Nazionale dell’Aeronautica Militare.  

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La mia Reazione? Un motore hybrid

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Da giugno a dicembre il preserale di Rai 1 è “Reazione a catena”. Sta per partire la diciassettesima edizione del game show che mette alla prova l’intuito, la prontezza e la padronanza della lingua italiana dei concorrenti in studio e dei telespettatori. Il conduttore: «È un gioco che ti fa stare bene, sia mentalmente sia fisicamente»

Con l’estate ritornano “Reazione a catena” e la nostra intervista. Domanda di rito, Marco, è pronto?

Siamo già a Napoli, stiamo lavorando, siamo prontissimi. E vi dico subito che c’è una bella novità, un nuovo gioco.

Ce lo racconta?

Si chiama “Quattro per una” ed è molto carino. Ci sono quattro modi per arrivare alla stessa parola. Vi faccio un esempio: se dico più che tonda… puoi agganciarci qualcosa… più che quadra… che cos’è? È una graffa.

Cosa le sta dando questa esperienza?

Tantissimo, a partire dal gruppo di lavoro. Ci sono autori di grande esperienza che fanno questo programma da 17 anni. E poi “Reazione a catena” è un gioco che ti fa stare bene, sia mentalmente sia fisicamente. Mi trovo molto bene nel Centro di produzione della Rai di Napoli, il pubblico è caldo, senza dimenticare che parliamo di un programma importante di Rai 1.

Cos’hanno in comune Napoli e “Reazione a catena”?

Sicuramente la creatività, perché i napoletani sono molto creativi, ma anche la gioia e la solarità. È sicuramente un bell’abbinamento.

Cosa cerca di capire dei concorrenti quando li incontra per la prima volta? 

Cerco di cogliere il loro carattere, capire che cosa portano di loro stessi in trasmissione. Il programma rappresenta un’Italia che si racconta poco, piena di belle storie che spesso non fanno notizia. Sono le storie della quotidianità delle quali abbiamo bisogno. Ecco, il gioco, “Reazione a catena” è il contenitore adatto.

Che cos’è per lei la competizione?

Una sfida con se stessi, la vivo sempre in questo modo. È chiaro che ci sono gli avversari. Se ti scontri, come accade in una partita di calcio, devi anche valutare i punti deboli degli altri, ma la cosa più importante è capire se hai dato il meglio di te.

Nel gioco sono più competitivi gli uomini o le donne?

Entrambi. Ma “Reazione” è un gioco di squadra, dove a competere sono gruppi di persone: contano l’affiatamento, l’intesa.

Qual è la parola che meglio racconta questo momento della sua vita?

Una domandona (sorride). Forse confronto, in riferimento al mondo dei miei figli, che hanno tra loro età molto diverse: il più grande ha 28 anni, la seconda quasi 19, la terza quasi 13. Cerco sempre di osservarli per capire dove vanno loro e dove stiamo andando tutti insieme. Ti raccontano quello che pensano, cosa sentono come importante.

In questo confronto c’è qualcosa che la sorprende più di ogni altra cosa?

La velocità, sono veramente rapidissimi. Ma anche l’eterno presente. Da ragazzo facevo spesso riferimento al passato, cercando di capire da dove venivamo, ne parlavo con i miei genitori che ci raccontavano. Oggi il passato sembra molto sottile, una cosa che si attualizza solo se c’è qualcosa del presente che lo giustifica. Questo non mi piace tanto, ma vedo che è così.

Che peso ha nella sua vita l’affetto del pubblico?

È un peso centrale. Certo, sto alle direttive dei miei capi, ma sono al servizio del pubblico. Sono attento alla sensibilità di chi è di fronte al video così come di coloro che assistono al programma in studio. Li ho alle mie spalle e avverto i loro umori, capisco quando si divertono e quando si annoiano, sento il mormorio. Il pubblico va sempre ascoltato, ti dà il polso di come sta andando la puntata, è un termometro in tempo reale.

Al lavoro per gran parte dell’anno, come ricarica le batterie?

Per “Italia Sì” abbiamo uno stop a Natale, e riusciamo a fare qualche giorno di vacanza. Ma anche per “Reazione”, registrando le puntate, troviamo il tempo per riposare. Devo anche ammettere che “Reazione a catena” mi aiuta a ricaricare le batterie, se fosse un motore sarebbe un ibrido, che più gira più produce energia (sorride).

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Denti da squalo

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Nelle sale il film di Davide Gentile che racconta la storia di Walter e della più incredibile estate della sua vita. Con Tiziano Menichelli, Stefano Rosci, virginia Raffaele, con la partecipazione straordinaria di Edoardo Pesce e con Claudio Santamaria

«Una fiaba drammatica, cruda, a tratti violenta, ma anche avventurosa, spericolata, sognante e divertente, come solo sa essere il passaggio da un’infanzia interrotta da un trauma familiare a un’adolescenza che si affaccia prepotente». Davide Gentile firma “Denti da squalo”, pellicola coprodotta da Goon Film, Lucky Red, Idea Cinema con Rai Cinema. Primo lungometraggio del regista, il film ha per protagonista Walter, interpretato dal giovane Tiziano Menichelli, che deve fare i conti con la prematura scomparsa del padre. La scuola è finita e nel suo vagare estivo, apparentemente senza meta per il litorale romano, un luogo affascinante e misterioso cattura la sua attenzione: una villa abbandonata con una gigantesca, torbida, piscina. Ma la villa non è incustodita e inizierà per lui un viaggio indimenticabile.«L’aspetto che mi ha più colpito, e che per me rendeva originale, interessante e unico il copione di ‘Denti da squalo’ – prosegue il regista – è la nobilitazione dell’infanzia. In questo film c’è sì un ragazzino che vuole crescere in fretta ma capisce anche che fare pace con il proprio passato, riavvicinandosi alla madre e risolvendo il conflitto con la figura paterna, è ciò che deve perseguire e accettare prima di diventare grande per davvero». Una fiaba drammatica, cruda, a tratti violenta, ma anche avventurosa, spericolata, sognante e divertente, come solo sa essere il passaggio da un’infanzia interrotta da un trauma familiare a un’adolescenza che si affaccia prepotente. «Seguiamo Walter in un’estate che non è come le altre, segnato nel profondo da un incontro magico e misterioso – spiega Gentile – vediamo il suo mondo esteriore, il suo quotidiano, riviviamo stralci del suo passato entrando in quello spazio interiore nel quale si sta formando la sua identità, dove la figura di un padre amato, ma mai rispettato, deve ‘morire’ un’altra volta perché Walter possa trovare il suo vero e nuovo sé». Nel cast, insieme a Tiziano Menichelli, ci sono Stefano Rosci, Virginia Raffaele, Claudio Santamaria ed Edoardo Pesce. Il tono generale del film oscilla tra il drammatico e il leggero, il riflessivo e l’ironico, l’emotivo e l’avventuroso. All’elemento realistico si  contrappone l’elemento “fiabesco” e “magico”: lo squalo. Il simbolo per eccellenza di forza e paura incontrollabili, vive in una piscina. Per Walter lo squalo è tutto quello che lui non è, ma la cattività cambia la sua natura. Tra lui e il ragazzo nasce un legame empatico, quasi magico: uno specchio della consapevolezza di Walter, espressione del suo viaggio interiore e del percorso che gli farà capire il valore della libertà. La distribuzione internazionale del film è affidata a Rai Com.

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Le donne di Pasolini

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Giovedì 15 giugno, in prima assoluta, un affresco inedito e originale del mondo del grande intellettuale. Un docu-film diretto da Eugenio Cappuccio, narrato da Giuseppe Battiston, in prima serata su Rai 3

Pasolini, Pier Paolo ital. Schriftsteller u. Filmregisseur, Bologna 5.3.1922 ? Ostia 2.11.1975. – Pier Paolo Pasolini und Sängerin Maria Callas bei den Dreharbeiten zu “Medea” (Italien, 1969) im Cinecitta Studio in Rom, Italien. – Foto, 1969 (aufgenommen für die Zeitschrift “Look”).

Alla ricerca di uno sguardo inedito sulla poetica di Pasolini, Giuseppe Battiston ripercorre i territori friulani, la terra della madre di Pasolini, raccogliendo le voci delle persone che lì vivono e lo hanno conosciuto: da Casarsa della Delizia, con Casa Colussi, sede del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, e il Bar degli Amici, a Versuta con la sua chiesetta, dove Pasolini aprì con la madre una scuoletta, da Aquileia e dintorni alla laguna di Grado, set del film “Medea”.

«Provo semplicemente a ripartire da queste amate campagne senza tempo e dalle sue radici – afferma Battiston all’inizio del suo viaggio – Radici che sono in questi luoghi, ma anche e soprattutto in una donna, sua madre, e così mettersi in ascolto di lei e, con lei, delle donne che in qualche modo gli sono state vicine e importanti compagne di vita. Forse è come prendere una strada secondaria, una deviazione, e chissà se proprio da lì io non riesca a sentire ancor più chiara la viva voce di Pier Paolo». Il docu-film attraversa gli snodi fondamentali della vita di Pasolini per ricomporne l’eredità  culturale e gli aspetti più umani e personali: le difficoltà economiche della famiglia durante la sua infanzia, il rapporto difficile col padre e con la propria omosessualità e il conseguente senso di colpa, lo scandalo e il processo dopo i fatti di Ramuscello del 1949, il legame del tutto personale con il sacro e la religione, l’impegno politico e la stima per Gramsci, fino alla sua seconda parte della vita a Roma, dai successi letterari al passaggio all’arte cinematografica. E poi gli incontri con personalità come Totò, Alberto Moravia, Ninetto Davoli, Eduardo De Filippo, dei quali vengono proposte interviste video in cui raccontano aneddoti personali sul regista. Un racconto cadenzato dai legami femminili più intensi e indissolubili che Pasolini ha stretto nella sua vita, veri e propri amori platonici estranei all’eros. Cinque figure femminili diversissime fra loro, ma accomunate dal loro essere anticonformiste, passionali e appassionate, in grado di coniugarsi con la sensibilità di un artista che ha lasciato un segno indelebile nella cultura non solo italiana e capace di un rapporto con il femminile profondissimo. Su tutti, si staglia il legame simbiotico con la madre Susanna, che desiderava sentire ogni giorno, anche a costo di percorrere 50 chilometri in Africa per raggiungere un telefono pubblico, e alla quale scrisse in una poesia “Tu sei la sola al mondo che sa del mio cuore ciò che è sempre stato, prima di ogni altro amore”. Arte e letteratura sono invece le basi del rapporto con la poetessa ebrea Giovanna Bemporad, grande traduttrice dei Classici. Conosciuti a Bologna, tra liceo e università, «Passavamo le ore a parlare e a leggerci poesie fino a notte; anche qui, a Versuta, quando Pier Paolo mi ha chiesto di venire qui ad aiutarlo con la scuoletta». Grande stima e affetto provava per lui anche Oriana Fallaci, specie per «il suo occhio poetico, di un grande cronista che naviga contro l’omologazione della sua epoca. Lui si mise a descrivere, studiare un mondo che noi tutti ignoravamo. Pier Paolo era poeta sublime dei guai, di quei ragazzi di strada, delle loro vite, gioiose e disgraziate. Studia come un entomologo innamorato, cercando di avvicinare quella poesia alla realtà». Laura Betti è stata invece l’anfitriona che ha introdotto Pasolini nei salotti degli intellettuali romani, l’amica innamorata, “moglie non carnale”, sacerdotessa della sua eredità, che dedicherà tutta la sua vita per dargli giustizia e verità. È infine una complicità speciale quella che lo lega a Maria Callas: se lui era affascinato da lei per la “violenza totale dei suoi sentimenti senza freni”, la complessa lavorazione di “Medea” nel 1969 e lo sguardo del regista che andava oltre “alla diva sacra della scena che ero sempre stata” regala invece a lei una nuova consapevolezza artistica, un passaggio che culmina nell’amore violento e irrealizzabile con Pasolini: «Impossibile non innamorarsi di un uomo così. Mi ha illuso. Anzi, sono stata io a illudermi». 

Una coproduzione Rai Documentari e Anele con il contributo di Rai Teche e con il sostegno di Fondazione Aquileia. Il docu-film, diretto da Eugenio Cappuccio, sarà trasmesso da Rai 3 giovedì 15 giugno in prima serata.

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