Al cuor non si comanda… mai

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Divisi tra ragione e sentimento, i protagonisti della seconda stagione della serie ambientata a Le Molinette, nella Torino degli anni Sessanta, si raccontano al Radiocorrieretv. Il pubblico può seguire le loro vicende la domenica in prima serata su Rai 1

Matteo Martari è Alberto Ferraris

Come si dividerà il suo personaggio tra ragione e sentimento?

Il dottor Ferraris è un uomo sopraffatto dalla ragione ma che, come spesso accade, non può sottrarsi alle ragioni dettate dal sentimento. In questa seconda stagione il nostro Alberto vivrà molto in bilico tra testa e cuore, è il suo destino.

Nella serie il racconto di anni pieni di poesia…

Siamo alla fine dei Sessanta, anni che entrano prepotentemente nelle vite dei personaggi, si respira un’aria magica, tutti abbiamo potuto apprezzare quella grande attenzione al dettaglio, così magistralmente riprodotta in scena dalle maestranze. Ci si è presi cura di ogni piccolo particolare per rendere la narrazione sempre più credibile e aiutare cast e spettatori a lasciarsi avvolgere da questa atmosfera.

Come spiega il successo internazionale di “Cuori”?

Raccontiamo bene un Paese che puntava all’eccellenza, nel caso specifico quella del reparto di cardiochirurgia de Le Molinette, una realtà all’avanguardia. Dietro questo successo c’è però anche la grande capacità italiana di raccontare le storie d’amore.

Come ci si prende cura del proprio “cuore”?

Dal punto di vista medico… con uno stile di vita sano, una buona alimentazione e attività fisica (ride). Umanamente, avendo il massimo del rispetto verso se stessi.

Daniele Pecci è Cesare Corvara

L’immagine dell’Italia viaggia nel mondo grazie alla serialità…

Con “Cuori” stiamo raccontando un periodo storico piuttosto felice dell’Italia, florido, pieno di speranza e di eccellenze, di voglia di fare e di sperimentazione. La serie ha mostrato al mondo la grandezza di un ospedale, all’avanguardia per quello che riguardava il trapianto di cuore, la creazione della macchina cuore polmone. In questo modo siamo riusciti ad approfondire un pezzo importante della nostra storia, un’operazione molto interessante per comprendere che tipo di Paese siamo e siamo stati.

Come evolve il personaggio del dottor Corvara?

Non è certo un periodo facile per lui, da una parte rimane lo scienziato che abbiamo conosciuto nella prima stagione, proiettato nello studio, attento al suo ospedale, dall’altra ritroviamo un uomo che deve fare sempre di più i conti con la malattia, con la perdita dell’amore. Dovrà imparare a ripartire da zero, nella vita come nella professione. Sarà una bella avventura umana, credo che per lo spettatore sarà interessante vedere come risalirà la china.

Come si “cura” il cuore?

Questa è la domanda delle cento pistole… Non saprei, probabilmente lasciando entrare solo le cose belle, dando spazio al positivo. A volte però, come nel caso di Corvara, potrebbe non essere sufficiente perché, per quanto lui eccella nella professione, l’incontro con l’amore di una donna molto giovane lo espone a pericoli, a situazioni che lo rendono sempre più vulnerabile.

Andrea Gherpelli è Mosca

Un racconto sempre un po’ in bilico tra i battiti del cuore e le ragioni della testa…

Tra cuore e testa c’è una continua invasione di campo, non esiste mai una separazione netta, a volte si riesce a tenere a casa il cuore, altre si esce completamente dai binari. Mosca questo lo sa bene, deraglia spesso, un comportamento, purtroppo per lui, molto spontaneo. Dovrà però accorgersi che bisogna farsi scrupoli delle proprie azioni.

Come considera il periodo storico che racconta la storia?

Sono anni pieni di poesia, caratterizzati da uno spiccato senso del bello, un’epoca che si racconta anche attraverso le musiche e nella quale si assecondava il desiderio di abbattere le distanze. La gente aveva la necessità di guardarsi a fondo, di toccarsi, di animare il proprio cuore, qualcosa che stiamo perdendo, oggi siamo più propensi a dare spazio ai social network, invece di vivere la magia di un incontro.

Cuori e l’amore del pubblico internazionale…

Questa è una storia che non ha confini, è soltanto ambientata in Italia, ma è costruita con ingredienti che fanno parte dell’essere umano. Il cuore, d’altra parte, si sa, è uno zingaro e va.

Bianca Panconi è Virgina Corvara

Bentornata “Virginia”…

Il pubblico ha ritrovato una ragazza più matura e sicura di sé, non più la ragazzina “ribelle” che non sapeva quale direzione prendere nella sua vita. In questa seconda stagione si percepisce il forte desiderio di ricominciare.

Come manifesta questa sua nuova consapevolezza?

Virginia è apparsa fin da subito come un personaggio all’avanguardia, nello stile e dell’atteggiamento. Dopo una delusione sentimentale ha il coraggio di lasciare Torino e, per sette mesi, si trasferisce a Parigi per studiare. Al suo ritorno in Italia è una ragazza più consapevole delle sue capacità, meno attenta all’abbigliamento e più concentrata sul proprio sviluppo intellettuale.

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Amiche (e rivali)

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Paola e Simona. In gara il sabato sera su Rai 1 a “Ballando con le Stelle”, padrone di casa la domenica mattina a “Citofonare Rai 2”. Il RadiocorriereTv incontra le due popolari conduttrici

Come è andata la partenza della terza stagione del vostro programma?

SIMONA: Assolutamente bene, c’era e c’è la felicità di ritrovarsi. Attraverso la nostra amicizia abbiamo creato una cosa molto divertente, uno show di intrattenimento leggero, puro al cento per cento, “Citofonare Rai 2” sta andando nella direzione che noi vogliamo.

Quali le novità?

PAOLA: Innanzitutto si comincia prima, alle 10.30. Con noi c’è Gene Gnocchi ospite fisso, che si è creato un ufficio speciale, l’ufficio “di Gene”. È lui a riferirci il sentiment del pubblico, anche se molto spesso le cose se le inventa (sorride). Con noi ci sono sempre Valeria Graci e Antonella Elia. Abbiamo anche un nuovo gioco musicale con la nostra band l’Isola delle rose.

Due amiche sempre più amiche, come si costruisce un rapporto professionale partendo dall’amicizia?

PAOLA: Con la stima reciproca e con il rispetto.

SIMONA: Con grande lealtà.

Cosa ha aggiunto questa esperienza al vostro rapporto?

SIMONA: Siamo sempre più unite, ci confidiamo, ci aiutiamo. Non parlo solo di lavoro, è un’amicizia vera, quasi una parentela.

PAOLA: Sicuramente conoscenza, perché la nostra è comunque un’amicizia fresca, di poco tempo. Una frequentazione assidua ci ha fatto conoscere molto meglio.

Che cosa avete scoperto, di più, l’una dell’altra?

PAOLA: Che Simona è esattamente quella che avevo immaginato. Una persona schietta e leale, una professionista molto seria e dedita al lavoro.

SIMONA: Che Paola è una persona molto buona, generosa, cosa che avevo già intuito.

Quando la si pensa diversamente, o qualcosa non va, cosa succede?

PAOLA: È normale non pensarla sempre allo stesso modo e in tal caso ci si confronta. Quando c’è l’educazione si parla e si individua la soluzione migliore.

SIMONA: Se c’è qualcosa che non va, ad esempio nel lavoro, ci sentiamo io e Paola, ne parliamo, poi condividiamo con tutto il gruppo.

In che cosa siete totalmente diverse?

SIMONA: Forse nella follia, ma lo siamo sempre meno. Quando abbiamo iniziato avevamo prerogative di carattere differenti. Nel tempo ci siamo mischiate e unite: io ho dato a lei un po’ di follia, lei mi ha dato un po’ più di razionalità.

PAOLA: In video Simona ha più un’attitudine a mostrarsi, io sto più in difesa.

A cena insieme di che cosa parlate?

SIMONA: Non di televisione. Abbiamo tanto in comune, anche se lei è già nonna e io spero di diventarlo più tardi possibile (sorride).

PAOLA: Di figli, di famiglia, come accade tra le donne che vanno a cena da sole. Parliamo di tutto tranne che di lavoro.

Che cosa rimane dello stupore degli inizi della vostra carriera?

PAOLA: Tutto, quando parto con un nuovo progetto c’è lo stesso stupore di un tempo, sento le farfalle nello stomaco. Accade a ogni prima puntata (sorride). È adrenalina, è linfa vitale.

SIMONA: Sono ancora emozionata e curiosa di fare cose nuove. È tutto come all’inizio.

Cosa provate se vi ripensate agli esordi?

SIMONA: Che non ho mollato mai!

PAOLA: Mi faccio tanta tenerezza. Non ero ragazza, ma una bambina. Avevo 16 anni e all’epoca a quell’età si era veramente bambini. Mi ricordo spaurita, non conoscevo niente della vita, tutto era difficile.

In che cosa il mondo dello spettacolo vi ha deluso e vi ha sorpreso?

PAOLA: Come in tutti i lavori si vivono momenti diversi, talvolta hai soddisfazioni altre hai delusioni. A stupirmi ancora oggi è l’ansia che provo prima di una prima. C’è ancora dopo quarant’anni, ma credo che se facciamo questo lavoro è anche per quell’energia lì.

SIMONA: Anche nelle delusioni ho sempre trovato il lato positivo, mi sono servite a crescere, a migliorare. Siamo un po’ un’azione in borsa, l’ho sempre avuto chiaro, possono esserci up e down (sorride). L’importante è essere sempre qui. Bene o male, anche quando non ero nella Tv generalista, ho sempre lavorato, e il pubblico mi ha seguito e voluto bene. Un grande orgoglio.

Che cosa significa confrontarsi con il pubblico della domenica mattina?

SIMONA: È un pubblico nuovo, che abbiamo scelto, è stato bello poter crescere e coprire una fascia difficile. Piano piano, con il lavoro e l’entusiasmo, siamo riuscite a riempire uno spazio che non c’era.

PAOLA: Quando scrivi un programma, e “Citofonare Rai 2” l’abbiamo scritto Serena Costantini e io, pensi sempre al pubblico a cui ti stai rivolgendo, cercando di arrivare con empatia e con il sorriso nelle case di chi ti guarda.

Da complici ad avversarie in pista… sta per arrivare “Ballando con le stelle”…

PAOLA: Esatto! C’è tanta ansia, ma ci sono anche entusiasmo e curiosità perché è una sfida nuova, che mi permette di mettermi in gioco in modo diverso rispetto a ciò che ho fatto fino ad ora.

SIMONA: Siamo avversarie per modo di dire. Certo, anche se ci vogliamo bene, la competizione c’è, con grande affetto, grande amore.

Cosa vi ha convinte a partecipare, a fare fatica in sala prove per tante settimane?

SIMONA: Milly! È stata fondamentale, me ne ha parlato durante “Il cantante mascherato”, ha avuto l’idea di mettere le componenti di una coppia l’una contro l’altra.

PAOLA: Milly mi ha convinto a mettermi di nuovo alla prova con me stessa. Per quanto riguarda la fatica non mi spaventa, è l’ultimo dei miei pensieri.

Cosa temete di “Ballando”?

PAOLA: Di non essere in grado di ballare, ad esempio… vedendo che non l’ho mai fatto nella mia vita (sorride). Non mi spaventa mostrare quello che veramente sono, con le mie fragilità, le mie insicurezze. Fa parte di un processo di consapevolezza che credo fondamentale. Quando ti conosci così bene da non temere il giudizio degli altri hai raggiunto un obiettivo importante.

SIMONA: Non temo niente, devo solo stare attenta a gestire bene le energie. Ho paura di farmi male, non sono più quella di vent’anni che faceva l’ISEF e praticava tanti sport contemporaneamente.

Che spazio ha la Tv nella vostra vita?

PAOLA: Un lavoro bellissimo che ho il privilegio di fare, ma non viene prima dei miei affetti, della mia famiglia.

SIMONA: È il mio lavoro principale pur non essendo l’unico. Con il mio compagno Giovanni Terzi abbiamo una società di produzioni che realizza documentari, attività che mi dà grande soddisfazione.

Che cosa dite a voi stesse quando vi guardate allo specchio…

SIMONA: Mi dico che non ho mollato mai. Crederci sempre arrendersi mai è il claim della mia vita.

PAOLA: Mi do una pacca sulla spalla e mi dico brava, perché ho fatto tanta strada in salita, anche con me stessa, e ho retto botta comunque. Sono qui oggi con il sorriso, l’entusiasmo, la conoscenza e la consapevolezza.

Quale giravolta siete pronte a fare nella vostra vita?

PAOLA: Vivo molto il presente e sono per il qui e ora. Sono pronta a tutte le giravolte che la vita mi presenterà e che avrò voglia di fare.

SIMONA: Ogni giravolta. Ho sempre gettato il cuore oltre l’ostacolo. Può andar bene o può andar male, ma dopo non ho rimpianti.

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Si torna a ballare sotto la pioggia

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Se la prima volta di “Blanca” è stata di prova, un momento di grande sperimentazione tecnica, la seconda stagione è una ricetta riuscita veramente.  E il pubblico che segue la storia il giovedì in prima serata Rai 1 lo ha confermato

IAN MICHELINI, REGISTA

Cosa significa per un regista dirigere ancora una volta una serie di grande successo come “Blanca”?

Significa avere la responsabilità di lavorare ancora meglio, abbracciare totalmente il progetto e portare fino in fondo le scelte fatte nella prima stagione, alzando sempre più l’asticella. La prima volta è stata di prova, la seconda è una ricetta riuscita veramente.

Quale sarà l’evoluzione della protagonista?

Blanca cresce e imparerà in qualche modo a essere donna, sorella, amica vera, “madre”. Questa ragazza sarà costretta a passare dall’essere una ragazza coraggiosa, simpatica, cinica a donna e abbracciare, ancora di più, quei suoi difetti che la rendono così particolare. Crescere non significa migliorarsi come persone, ma avvolgere il proprio essere fino in fondo, facendo i conti con i propri limiti.

Cosa le lascia questo lavoro?

Tanta voglia di ricominciare un’altra volta, perché ho lavorato con persone interessanti, piene di talento, penso a Maria Chiara, a Enzo Paci e a Giuseppe Zeno. È stato un set divertente, aperto alle improvvisazioni, musicale perché fortemente connotato dalla musica.

A proposito di musica…

Anche quest’anno i Calibro hanno fatto un lavoro straordinario, abbiamo anche prodotto un nuovo disco e un vinile. La colonna sonora ha lo stesso mood della prima stagione, ma totalmente rinnovato, quindi nuove canzoni, nuovi brani, reinterpretazioni di quelli vecchie. Ci siamo divertiti a fare un “Blanca” 2.0, ma ancora meglio.

MARIA CHIARA GIANNETTA è Blanca

Blanca ci ha insegnato ad avere sempre “fame di vita”. Come evolverà il personaggio?

La fame di vita di questa ragazza sarà sempre presente, ma sarà la stagione della maturità, della crescita, nella quale è costretta a prendere decisioni importanti e ad assumersi delle responsabilità verso il lavoro, ma anche nel suo privato. Dovrà cominciare a mettersi da parte per gli altri.

Quali le principali novità?

Come tutti i supereroi che hanno subito un fortissimo trauma, per andare avanti devono trovare la forza di rinascere dalle loro ceneri, e Blanca ci riuscirà, acquisterà più forza, acuirà le sue capacità. Dal punto di vista tecnico, nella serie ritroviamo la camera nera, ma con una nuova forma di proiezione nei contesti, quasi reale. Uno degli elementi di novità è la bomba, un effetto visivo, sonoro e di calore molto importante. Tutto questo per Blanca sarà una nuova challenge, per usare un linguaggio moderno (ride).

Cosa ha significato per lei questo ruolo?

Blanca ha risvegliato la mia parte più istintiva, dormiente da un po’ anche a causa di quello che negli ultimi anni è successo a tutti noi. Mi ha aiutato ad avere un contatto nuovo con quella parte del mio carattere più aperta al rischio, che per troppo tempo era stata soffocata.  

PIERPAOLO SPOLLON è Nanni

Come ritroviamo Nanni?

Peggio, molto peggio (ride). Nanni esce dal carcere ma, invece di una rieducazione, vive una condizione di annullamento umano. Si rende conto di quello che ha fatto, ma al tempo stesso sente di aver subito un torto nel passato, quando ha scontato una pena di quindici anni da innocente. Dovrà rinascere dalle sue ceneri come una fenice.

Come farà?

Come Blanca, anche lui è affamato di vita, riparte da zero, mattoncino dopo mattoncino, scontrandosi contro i pregiudizi della società, che preferisce etichettare le persone invece di conoscerle nel profondo. Nanni si ritrova solo, abbandonato, ma la vicinanza anche di una sola persona può completamente cambiare il gioco.

Blanca è stata un volano anche per la sua carriera. Come gestisce tutto questo successo?

Sono in quella fase della carriera in cui le persone mi riconoscono per strada, ma non sono preso d’assalto, una celebrità ancora a misura d’uomo. Sono felice quando la gente parla con me e mi confida le emozioni che ha provato quando recito. Fortunatamente non c’è una morbosità nei miei confronti, se potessi, firmerei per questo per tutta la vita, amo il contatto con la gente, chiacchierare e dire le stupidaggini. Ma forse, non essendo io un grande sex symbol, non avrò mai quel problema, anzi no, non è vero che non sono bello, è che non voglio avere quel successo (ride)

GIUSEPPE ZENO è l’Ispettore Liguori

Una nuova bellissima avventura…

… un ritorno pieno di entusiasmo! Quando sei consapevole di aver preso parte a un progetto che il pubblico ha amato molto, riproporlo è sicuramente uno stimolo in più, per noi attori, ma anche per tutti coloro che hanno creduto nella serie. Non possiamo garantire per il risultato, ma possiamo affermare che tutti ci abbiamo messo passione e ancor più consapevolezza. Nella prima stagione, grazie a un regista geniale come Ian Michelini, abbiamo sperimentato, in questa seconda sono certo che il pubblico sarà coinvolto ancora di più nelle novità.

Che ritmo ha questa seconda stagione?

Un ritmo legato al battito della vita, inclusivo e che si concede delle improvvisazioni. Ha a che fare con l’impellente necessità da parte di Blanca di riappropriarsi della propria esistenza, al di là dei suoi limiti. È cieca, ma questo non è mai stato un motivo per abbattersi o arrendersi, la sua storia è un vero e proprio inno alla vita.

Come verrà trascinato Liguori nel mondo di Blanca?

Liguori sarà sempre più immerso nel suo mondo fino a far emergere un conflitto importante dovuto all’istinto di protezione che sente nei confronti di questa ragazza che, con la sua continua voglia di mettersi in gioco, combinerà grandi casini, davanti ai quali Liguori può solo alzare le mani e dire “forse avevi ragione tu”. La linea narrativa orizzontale sarà decisamente particolare, c’è grande attrazione sentimentale tra i personaggi, ma anche stima reciproca. Vedremo come sapranno gestire la complessità.

SARA CIOCCA è Lucia

Nella prima stagione il suo personaggio ha imparato a ballare nella pioggia con Blanca, cosa succede in questo nuovo viaggio?

I sentimenti e il cuore si sono rafforzati grazie a Blanca, ora Lucia troverà ancora più conforto, stimolo e sicurezza nella sua grande passione, la chitarra. Anche per me la musica è una delle grandi salvezze della vita, non ne posso fare a meno.

Cosa rappresenta Blanca nella vita di questa ragazza?

Grazie a Blanca, Lucia scopre cosa significa avere accanto una madre, una persona che ti sprona e ti aiuta a seguire le proprie passioni, i propri sogni. Per lei sarà l’amica più fedele e sincera.

Che rapporto ha con Maria Chiara Giannetta?

Nel momento in cui si entrava in scena c’era molta musica, armonia, abbiamo trovato l’intesa immediatamente. Il momento più bello, quello prima dello stop quando ci abbandonavamo alle improvvisazioni, liberando quello che c’era veramente dentro di noi. Da Maria Chiara ho imparato tantissimo, è una grande donna, ma soprattutto una grande amica.

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AMANDA

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«Non mi succedevano cose belle perché non avevo nessuno a cui raccontarle» dice la protagonista del film che segna l’esordio alla regia della sceneggiatrice Carolina Cavalli. La pellicola, che porta ancora una volta sul grande e piccolo schermo il talento di Benedetta Porcaroli, in esclusiva su RaiPlay dal 14 ottobre

Amanda, 24 anni e di famiglia borghese, o, per usare le sue parole, “ricca e liberale”, da quando ha memoria, non ha mai avuto un’amica. È una ragazza sveglia, sagace, avrebbe a disposizione molte risorse, ma non compie alcuno sforzo per inserirsi nella società come i suoi coetanei. Vive una vita da “esclusa”, non riesce neanche a reggere il confronto con la sorella maggiore, apparentemente più inquadrata, in realtà sempre sull’orlo di una crisi di nervi. «Quando ho scritto Amanda non è che avessi delle intenzioni particolari, se non quelle di scrivere una bella storia» afferma la regista, che aggiunge: «Non so bene se Amanda parli di solitudine o di amicizia. Fondamentalmente parla di Amanda, che è molto sola e vuole un’amica a tutti i costi». Se decide di partecipare a un rave, la giovane ci va con la colf sudamericana: «So come essere sola in una stanza piena di gente che non è da sola», ripete. A un certo punto però qualcosa nella sua mente scatta e decide di avvicinarsi a Rebecca (Galatea Bellugi), figlia di una cara conoscente della madre, Viola (Giovanna Mezzogiorno). Amanda sceglie la sua nuova missione: convincerla che sono migliori amiche. Impresa non facile, perché la sua coetanea da anni è barricata nella sua camera… Ma qualcosa lentamente comincia a cambiare e, quando conosce un tipo che le piace, Dude (Michele Bravi), riflette: «Non mi succedevano cose belle perché non avevo nessuno a cui raccontarle».

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Tre premi alla Rai

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PRIX ITALIA 2023

Il Servizio Pubblico italiano vince con il film evento “Esterno notte”, la serie “Mare fuori” e il documentario “Plastica connection”. La presidente Marinella Soldi: «Orgogliosi dei riconoscimenti conquistati»

Con ben tre premi, tra cui quello del Presidente della Repubblica, la Rai chiude la 75ᵃ edizione del Prix Italia a Bari con un grande risultato, il migliore dal 2001. «La qualità dei prodotti candidati al Prix Italia 2023 – commenta la Presidente della Rai Marinella Soldi – è stata straordinariamente alta e questo rende Rai ancora più orgogliosa dei tre premi conquistati, tra cui, per la prima volta, il Premio del Presidente della Repubblica. Un film-evento d’autore, una serie che è un fenomeno tra i giovani, un documentario d’impatto capace di indagare in profondità: i tre titoli vincitori – prosegue la Presidente Soldi – mostrano come la Rai sia capace di produrre una gamma ampia di contenuti rilevanti e apprezzati dal pubblico, per ogni tipo di pubblico».
Il Servizio Pubblico – arrivato con cinque produzioni tra le ventisette finaliste – vince il Premio Speciale in Onore del Presidente della Repubblica con la fiction “Esterno notte” di Marco Bellocchio, scritto da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Ludovica Rampoldi, Davide Serino. Una serie Rai prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment (Fremantle Group) con Simone Gattoni per Kavac Film, in collaborazione con Rai Fiction, in coproduzione con Arte France. 
La Giuria – composta da Paola Corvino (Produttrice, Intramovie), Graham Ellis (Controller Production of BBC Audio), Lia Furxhi (presidente Centro Nazionale del Cortometraggio), Aldo Grasso (critico radiotelevisivo), Walter Iuzzolino (presidente Prix Italia 2023) – ha assegnato, all’unanimità, l’ambìto riconoscimento alla produzione giudicata migliore tra le ventisette finaliste con la seguente motivazione: “Questo programma rappresenta l’apice dell’eccellenza nella narrazione audiovisiva di oggi, con scrittura e recitazione impeccabili e una regia sublime. È stato inoltre ampiamente apprezzato in quanto storia del passato che parla al presente con voce chiara e autorevole, senza mai prendere posizioni scontate. Infine, ma non meno importante, il programma ha dato vita a una serie di personaggi memorabili e profondamente commoventi, raccontati attraverso dettagli e momenti di vita quotidiana che hanno catturato l’attenzione”. Altro riconoscimento di prestigio arriva per Rai nella categoria Digital Fiction con “Mare Fuori”, il più grande successo di RaiPlay che ha ottenuto oltre 200 milioni di visualizzazioni. Una produzione Rai Fiction e Picomedia da un’idea di Cristiana Farina, scritta con Maurizio Careddu e la regia di Ivan Silvestrini. La serie si aggiudica il premio “per la sua capacità nell’accorciare le distanze tra i giovani e i media di servizio pubblico, grazie alla sua estrema qualità, proporzionale all’impatto che ha avuto”.
Il Premio Speciale Prix Italia-Ifad-Copeam – che competa il palmarès di questa 75ᵃ edizione – è stato assegnato a “Plastica Connection”, di Teresa Paoli, giornalista e film-maker, inviata di “PresaDiretta”. Questo Premio speciale – giunto alla seconda edizione con lo scopo di creare consapevolezza sui temi della sostenibilità e, in particolare, sulla sicurezza alimentare – è andato all’inchiesta della Paoli che aveva come obiettivo quello di promuovere la consapevolezza dell’impatto ambientale della plastica sulla vita del pianeta. “La giuria ha particolarmente apprezzato l’approccio sistemico a un tema ambientale particolarmente rilevante, analizzato con accuratezza in tutti i suoi aspetti”.

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Con il cuore di Blanca

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In sei serate la seconda stagione della serie interpretata da Maria Chiara Giannetta, con Giuseppe Zeno, Enzo Paci e Pierpaolo Spollon. In onda da giovedì 5 ottobre su Rai 1

La follia di Blanca, la sua unicità e la sua fame di vita ci hanno conquistato nella prima stagione, e le nuove puntate saranno l’occasione per entrare ancora di più nel suo mondo. Nella seconda stagione della serie diretta da Jan Maria Michelini e da Michele Soavi, dal 5 ottobre su Rai 1, scopriremo nuovi segreti sulla sua famiglia, forse ancora più inaspettati di quelli legati alla morte della sorella, che porteranno non pochi sconvolgimenti nella vita della protagonista e in quella di chi le sta vicino… soprattutto ora che, diventata consulente della Polizia a tutti gli effetti, si trova ad affrontare anche sul lavoro sfide nuove e difficili, che la renderanno ancora una volta protagonista delle indagini al commissariato San Teodoro. Torneranno gli amati compagni di avventura: la fedele Linneo (interpretata da Fiona), Lucia (Sara Ciocca), che avrà un ruolo ancora più importante nella vita di Blanca, il padre Leone (Ugo Dighiero) e l’amica Stella (Federica Cacciola); ritroveremo i colleghi del commissariato, Bacigalupo (Enzo Paci) e soprattutto l’ispettore Liguori (Giuseppe Zeno): la tensione sentimentale tra lui e la nostra eroina crescerà, soprattutto quando lui farà ingelosire Blanca con una nuova fiamma che viene dal passato; e poi ancora Sebastiano, di cui scopriremo nuovi lati inediti. Ma arriveranno anche personaggi nuovi che costringeranno Blanca a fare i conti con quella che è la sua storia e a decidere chi vuole essere. Per esempio, nonostante il suo bisogno di assoluta autonomia, dovrà accettare di trovarsi una collaboratrice domestica visto che il nuovo incarico da consulente non le permette di occuparsi delle faccende di casa. Ogni puntata racconterà un caso d’indagine con un’ambientazione particolare scelta tra i luoghi caratteristici di Genova, a mostrare un mondo diverso e i personaggi che vivono al suo interno, raffigurati con realismo e un pizzico di commedia. Oltre ai gialli verticali, ci sarà anche un nuovo intrigante giallo di stagione. Il commissariato sarà sotto l’attacco di un misterioso attentatore seriale che semina il panico a Genova, facendo esplodere diverse bombe per la città, e che coinvolgerà Blanca in prima persona. Nel mentre, in una corsa contro il tempo, Blanca farà di tutto per proteggere le persone che ha attorno. In questa nuova stagione Blanca imparerà che colleghi, amici e amanti a volte ci staccano pezzi di cuore e se li portano via, in qualche posto lontano, fuori dalla nostra possibilità di proteggerli. Di proteggerci. Ma realizzerà che solo accettando questo rischio può capire davvero e ancora meglio la bellezza di ballare sotto la pioggia.

I nuovi personaggi

Elena (Michela Cescon)

Elena ha circa 50 anni ed è la collaboratrice domestica di Blanca. Le sue parole e i modi diretti conquistano la protagonista, che la assume dopo un brevissimo colloquio. Ed è così che la donna comincia a frequentare la casa prendendosene cura e facendo sì che al suo ritorno Blanca trovi sempre le stanze in ordine, i vestiti stirati e un pasto caldo. Ma il piccolo idillio che si è creato tra loro, si infrangerà molto presto: scopriremo infatti che Elena nasconde qualcosa. Cosa sta cercando? Che vuole davvero da Blanca?

Polibomber (Stefano Dionisi)

È un misterioso attentatore seriale che semina il panico a Genova, facendo esplodere diverse bombe per la città: è determinato a restare nell’ombra e giocare al gatto col topo con le forze dell’ordine, che tiene sotto tiro con i suoi colpi e le sue telefonate, realizzate con una sinistra voce contraffatta.

Veronica Alberici (Chiara Baschetti)

Veronica è un’affascinante avvocatessa che lavora per lo studio di Livia, la madre dell’ispettore Liguori. È una donna smart e intraprendente, che avendo a che fare con il commissariato,  si trova a essere corteggiata dal figlio del proprio capo.Il suo rapporto con Veronica sarà per Liguori come un ritorno a casa, ben diverso da quello con Blanca, pieno di conflitti nonostante l’evidente attrazione.

Paolo Sivori (Raffaele Esposito)

Il caso d’indagine sull’attentatore seriale che impegna i nostri dall’inizio di questa nuova stagione si rivela via via sempre più intricato. Per questo motivo, la Questura centrale decide di costituire una sorta di unità di crisi, anzi per essere precisi unità speciale, guidata da Paolo Sivori, capo della Digos (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali) di Genova.

Ivan Scarabotti (Carlo Sciaccaluga)

Scarabotti è un giovane agente di Polizia appena entrato in servizio. È molto timido ma anche leale, sempre solerte nel rispondere ai suoi superiori e pronto a farsi in quattro per la sua squadra, con l’energia di chi è alle prese con un lavoro che ama. Per la sua sollecitudine, e anche per un’inclinazione un po’ da “secchione”, diviene ben presto il bersaglio di Carità, che ha un’indole alquanto diversa.

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Prix Italia 2023

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NEL SEGNO DELLA SOSTENIBILITA’

Dal 2 al 6 ottobre a Bari, la 75ª edizione del Prix Italia. Un nuovo viaggio alla scoperta delle migliori produzioni internazionali Radio&Podcast, Tv e Digital tra eventi, incontri e anteprime

Il Prix Italia 2023 è un nuovo traguardo per il futuro dell’azienda

Per questa 75ª edizione del Prix Italia la Rai ha deciso di osare. Ci siamo messi in gioco, abbiamo trasformato una sfida con numerose incognite in un percorso straordinariamente ricco. “Engage me” vede il Prix Italia come progetto pilota Rai di sostenibilità ESG – Environmental, Social e Governance: per la prima volta abbiamo organizzato un evento inquadrato in una cornice di sostenibilità ben definita, con regole complesse da applicare in un’azienda come la nostra. Lo abbiamo fortemente voluto perché il servizio pubblico ha il dovere di muoversi lungo un cammino virtuoso fatto di un’attenzione senza precedenti verso le tematiche sociali, economiche e ambientali. Non solo ce lo chiede il nostro pubblico, ma è una priorità anche per tutti i dipendenti Rai. È stato un percorso sfidante, costellato di soddisfazioni e anche di qualche difficoltà che ci ha spinto a volerci migliorare sempre più. Abbiamo implementato le nostre competenze, scoperto e premiato sensibilità aziendali, ampliato i nostri orizzonti in materia di sostenibilità, tenendo conto dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite e confrontandoci con esperti, anche internazionali, del mondo della produzione sostenibile. Per esempio, il palco del Prix Italia è stato posizionato in modo strategico per sfruttare al massimo la luce naturale del sole, abbiamo scelto di valorizzare il territorio che ci ospita, quello della Puglia, pensando ai pasti con prodotti locali, gli ospiti potranno utilizzare biciclette elettriche per spostarsi, gli spazi e i contenuti del Prix saranno accessibili a tutti: abbiamo scelto di lasciare un’eredità positiva in termini di impatto sull’economia e sulla comunità. Il nostro obiettivo è chiaro: la Rai guarda al domani, alle future generazioni e prende con orgoglio un impegno dal quale non si potrà tornare indietro: organizzare eventi e produzioni sempre più attenti all’ambiente e al sociale. Naturalmente si tratta dell’inizio di un processo articolato: il traguardo delle produzioni sostenibili non può certo essere immediato, ma rappresenta il frutto di un percorso che abbiamo deciso di avviare e di portare avanti nel tempo. Per un servizio pubblico sostenibile, inclusivo, credibile, rilevante e di qualità. Questa è la Rai e il Prix Italia 2023 è il suo ambizioso progetto pilota verso il servizio pubblico del futuro.

Marinella Soldi – Presidente Rai

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Eppure cadiamo felici

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Dal 6 ottobre su RaiPlay la nuova serie dedicata all’adolescenza liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Enrico Galiano con la regia di Matteo Oleotto. Con Gaja Masciale, Giorgia Wurth, Matteo Branciamore

Da un romanzo di successo, a una serie che ha tutte le premesse per incontrare il favore del pubblico di RaiPlay. L’adolescenza è un periodo terribile per tutti, ma soprattutto per Gioia Spada (Gaja Masciale), 16 anni, costretta a traslocare per l’ennesima volta in un paesino con sua madre Sabrina (Giorgia Wurth). Sabrina, giovane e bellissima, ha avuto la brillante idea di andare a vivere a Gorizia dalla Nonna Claudia (Paola Sambo), ex frontwoman di una band grunge con la quale non ha rapporti da anni. Oltre alla disastrosa situazione familiare, Gioia deve confrontarsi con l’inserimento in una nuova scuola che, per una come lei, solitaria, senza amici e senza social non è proprio semplice. Gioia, però, ha una passione: scattare foto alle persone girate di spalle. Questo perché, secondo il suo sguardo cinico ma romantico, il mondo “di spalle” appare migliore di quello che è. A scuola fa la conoscenza di Sara (Margherita Morchio), della bella e stronza Ludovica Benni (Linda Pani), che  la  prende  subito  di  mira, del figo del liceo Andrea (Enea Barozzi), uno sfacciato Dj con grande risonanza social. E fra i professori c’è Bove (Matteo Branciamore): scapestrato, ribelle, incasinato, è l’unico che riesce a capirla. Nonostante l’interesse di Andrea, Gioia ha occhi solo per LO (Costantino Seghi), un ragazzo misterioso che la aspetta di notte in posti dove nessuno può vederli. Lo vive per strada, assieme a un anziano senzatetto; ha commesso qualcosa di terribile in passato e potrebbe farlo di nuovo. Gioia non sa che la verità la travolgerà come un fiume in piena. “Eppure cadiamo felici”, diretta da Matteo Oleotto, è liberamente ispirata all’omonimo bestseller di Enrico Galiano. Sin dall’uscita in libreria nel 2017, il libro ha conquistato il cuore di migliaia di lettori in tutta Italia, diventando un fenomeno di culto e social. “Il mio punto di partenza è stato sicuramente il romanzo di Enrico Galiano – afferma il regista – un testo che ho trovato molto divertente e ricco di suggestioni visive. È proprio la lettura che mi ha ispirato un certo uso del colore, elemento importante nella serie. Oltre ai colori, abbiamo scelto delle location con delle forme geometriche molto precise: volevo costruire un racconto colorato, che a tratti può sembrare forse un po’ eccessivo, ma che ci sembrava giusto. Un mondo caldo, colorato e accogliente creato attorno ai personaggi”.

I personaggi della serie

GIOIA
Ha sedici anni e un carattere all’apparenza ruvido e spigoloso. Ma è solo una maschera, muro sottile dietro cui nasconde le sue tante insicurezze. Ironica e tagliente ma, al contempo, timida, fragile e indifesa ha un rapporto conflittuale ma di grande complicità con sua madre, la causa ultima della sua vita nomade che l’ha portata a cambiare città più volte dei vestiti. Proprio per questo non ha mai avuto un vero amore o una vera amica. L’arrivo a Gorizia, dove sua madre è nata, le regalerà l’amore, nuove amicizie e anche qualcosa in più: una nonna speciale! Peccato che Lo, il ragazzo che le farà perdere la testa, è per tutti morto un anno prima.

LO
Affascinante, passionale, sfuggente. Lo è un mistero, a cominciare dal nome con cui si presenta a Gioia. Un “articolo determinativo” – come l’apostrofa lei con l’ironia che la caratterizza – che di certo e determinato ha ben poco. Nel suo passato e nel suo presente si nasconde, infatti, un segreto che Gioia, suo malgrado, sarà costretta a scoprire. Il ragazzo ha contraddizioni e sentimenti non espressi, ma sotto la superficie si nasconde il bisogno di qualcuno che lo aiuti a confrontarsi con i suoi fantasmi e a superarli. Gioia gli permetterà di guardare dentro di sé e di aprirsi sinceramente.

SABRINA
Sabrina non è esattamente la madre che tutti vorrebbero avere. O almeno questo è quello che Gioia pensa di lei. Svampita, inaffidabile, pasticciona, ma anche generosa, allegra, ipersensibile, Sabrina prende ogni decisione d’istinto e senza pensarci troppo, almeno fino al momento in cui non è costretta a fare i conti per la prima volta con le proprie responsabilità di madre e di figlia.

CLAUDIA
Più che una nonna, un’icona. Un’icona rock. Claudia, ex leader di un gruppo musicale alternativo degli anni ’90, ha improntato tutta la propria vita a non seguire gli schemi, fieramente anticonformista, antiborghese, antitutto, in perenne aperto conflitto con la frivola spensieratezza di sua figlia. Saranno la malattia e la scoperta di essere parte di una famiglia a farle rivalutare il proprio modello di vita autarchico e solitario.

ANDREA
Bello, simpatico, intelligente, Andrea, leader del liceo, sembrerebbe avere tutto per essere felice. Si renderà conto che non è proprio così semplice nel momento in cui si innamorerà per la prima volta e capirà che seguire il proprio sogno musicale ha un prezzo molto alto.

SARA
Sara è l’opposto di Gioia: sfrontata, sicura di sé e incurante dei giudizi di tutti. Lesbica convinta, è figlia di una ricca famiglia di Gorizia che l’adora. Almeno all’apparenza una vita perfetta, ma che nasconde più di una zona d’ombra, figlia dell’ipocrisia di un padre che strumentalizza la sua battaglia per i diritti e l’uguaglianza per fini “elettorali”. Sì, perché dietro la sua patina dorata, ogni famiglia, anche la sua, nasconde mancanze e problemi. E un problema grande Sara ce l’ha con la sua paura di amare davvero, di lasciarsi andare per timore di soffrire, sentirsi un accessorio come le capita con suo padre. Ma, grazie anche alla vicinanza di Gioia, imparerà a fare i conti con i suoi timori e a superarli. Si spera!

PROFESSOR BOVE

Non bisogna essere per forza un ottimo insegnante per diventare un bravo maestro. Bove non lo sa ancora ma è destinato a scoprirlo presto! Ex ricercatore che si è visto rubare tutti i meriti da un collega che considerava anche amico, appena divorziato dopo un matrimonio devastante, Bove è un perdente nato. Forse anche per questo, sin dall’inizio, attira le simpatie di Gioia che vede in lui qualcuno capace di capirla senza giudicarla. Peccato che, tra mille donne, si innamorerà proprio di sua madre. Davvero un bel casino!

ALFREDO
Burbero e dalla battuta sagace, Alfredo è l’orso dal cuore buono, gestisce l’omonimo bar dalla clientela affezionata che verrà rivoluzionato dall’arrivo della nuova cameriera, Sabrina. Nasconde anche lui, come lei, qualche segreto, ma una volta messa da parte ogni diffidenza, farà di tutto per aiutarla.

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L’Agorà del Weekend

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SARA MARIANI

Da quasi dieci anni nella squadra del programma come redattrice e inviata, la giornalista conduce ora gli appuntamenti del fine settimana: «Fiera che l’azienda abbia investito su di me». Il sabato e la domenica alle 8 su Rai 3

Agorà,2023

“Agorà Weekend”, che viaggio è per gli spettatori e per te?

Cerchiamo di informare, di approfondire, scegliendo dei focus per le nostre puntate, ma facendolo anche con leggerezza, con un approccio più accogliente e adatto al fine settimana. Ci sono gli inviati con i loro servizi, con i collegamenti in diretta, per un racconto articolato con un taglio diverso. Raccontiamo meno la politica stretta e piuttosto come la politica si riflette sul mondo reale. Diamo spazio anche all’approfondimento culturale, a me tanto caro anche per la mia formazione umanistica, con inserti di terza pagina. Fermo restando che i fatti dell’attualità continueranno ad avere la precedenza nella narrazione. Se succede un evento importante “Agorà Weekend”, così come “Agorà”, sono in prima linea, come accaduto, ad esempio, in primavera, con l’alluvione in Romagna.

Nel segno del servizio pubblico…

E grazie all’apporto, fondamentale, delle redazioni regionali della TgR. Le risorse messe a disposizione dall’azienda rappresentano un vero valore.

Cosa significa avere in mano la fiducia dello spettatore e continuare a meritarsela?

È la grande scommessa. Bisogna continuare ad agire nel solco di una tradizione autorevole, quella di “Agorà”. La fiducia si rinnova preparandosi, guardandosi intorno, non smettendo mai di studiare, cercando di mantenere gli occhi aperti. Vuol dire anche concentrarsi sulle cose e sul come raccontarle, e non sul chi le cose le racconta. I più grandi esempi di buona informazione sono esperienze collettive.

Come è cambiato nel tempo il racconto della politica e della società nella narrazione di “Agorà”, come di “Agorà Weekend”?

Se apri i social, se accedi ai mille modi di informarsi che abbiamo, vedi che i tempi di fruizione dell’informazione sono cambiati. Ecco, è importante prenderne atto, farlo, pur senza caderne vittime. La cosa più intrigante è che questo lo ha capito in primo luogo la comunicazione politica stessa, cambiando passo.

Come nasce una tua intervista?

Dal saputo e al tempo stesso da una curiosità soggettiva. È lecito chiedersi, perché questa persona mi incuriosisce? Un’intervista è sempre l’incontro tra due persone. Ad “Agorà” cerchiamo anche di costruire nuovi ruoli per i nostri ospiti, per personaggi che vengono da noi. Chi ha detto che Mario Tozzi debba parlare solo di ambiente? Chi ha detto che un politico debba per forza parlare di ciò che si occupa? È un percorso interessante da fare.

Come reagisci quando un intervistato sembra non dirti la verità?

È complicato, anche perché è difficile capire quando un ospite ti sta mentendo. Non sono una di quei giornalisti che pensano che la verità sia una e una sola, che sia così chiara e lampante da vedere in ogni momento. La mia formazione mi porta a considerare il percorso dialettico. Ovviamente la verità non si costruisce, ma possiamo provare a fare ragionare le persone, sulla base di un racconto, un dialogo, che nella realtà ci vanno. La grande sfida è sempre quella di dare modo a chi ci guarda di farsi un’idea. Ho sempre voglia di capire le cose mentre le sto scoprendo, un percorso che si fa insieme allo spettatore, andando oltre i barocchismi e ai tecnicismi della politica.

Se potessi intervistare un protagonista della storia repubblicana passata, chi sceglieresti?

Se rispondo con il cuore, da italianista, dico Italo Calvino, del quale il 15 ottobre

cadrà il centenario della nascita. Sono molto sensibile alla narrazione, al racconto, alla letteratura. Avvicinarsi a Calvino, leggerlo, studiarlo, significa anche capire il Paese.

Di che cosa parleresti con lui?

Mi piacerebbe parlare di tutto, di come vede cambiato il popolo italiano, inteso come insieme di cittadini. Gli chiederei di dirmi la sua sulla nuova impostazione della politica. E poi gli domanderei anche come si possa andare incontro alle esigenze dei nuovi italiani anche nell’ambito dell’informazione.

A proposito di italiani, in tutti questi anni di lavoro ad “Agorà” cosa hai scoperto di loro?

Ho scoperto un Paese che ha voglia di essere ascoltato. Che ha voglia di dare il proprio contributo ma che ha perso di vista gli strumenti per provare a farlo. C’è un rischio di scollamento fra il mondo raccontato e il mondo reale, che è molto più sfaccettato e difficile da ridurre a una immagine univoca. Questa è la difficile scommessa sul racconto del Paese. Ma credo che l’informazione debba tornare in qualche modo a fare un vecchio lavoro: quello di dare un contributo e degli strumenti per costruirsi pensiero e coscienza critica, una parola non più di moda purtroppo.

Lavoro a parte cosa ti fa stare bene?

La persona che sta per aprire la porta di casa in questo momento, il mio compagno Michele. Ho la fortuna di avere una famiglia e amici meravigliosi, ma in particolare lui. È un regalo grande.

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Mix perfetto di fiction e vita vera

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“Imma Tataranni” torna e stravince, appassionando il pubblico italiano e trovando il gradimento anche fuori dai confini nostrani: “Con grande piacere abbiamo scoperto che “Imma Tataranni” è stata venduta in moltissimi paesi nel mondo” racconta Massimiliano Gallo

“Lo straordinario risultato d’ascolto del primo appuntamento conferma ulteriormente l’assoluta qualità di un prodotto che attraverso il linguaggio della fiction sa unire alla perfezione l’aspetto ‘investigativo’ e la vita quotidiana, con tutti i suoi risvolti umani. Senza dimenticare di lasciare al pubblico – con leggerezza – la riflessione su temi che interpellano ciascuno di noi” commenta Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction. “Il mio ringraziamento – prosegue Ammirati – va a un cast eccezionale, a partire da Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo, agli straordinari registi Francesco Amato e Kiko Rosati, a Ibc Movie e Rai Com che hanno condiviso l’impegno produttivo. E alla città di Matera, senza la quale Imma non sarebbe Imma”

MASSIMILIANO GALLO

Quanto ci è mancato Pietro…

Una terza serie piena di soprese incredibili, con Pietro alle prese con la crisi matrimoniale, il suo incontro con Sara e il nuovo hobby, la scrittura. Sì, Pietro frequenterà un corso di scrittura per cimentarsi con la criminologia.

L’amore per la serie è volato oltre i confini nazionali…

Con grande piacere abbiamo scoperto che “Imma Tataranni” è stata venduta in moltissimi paesi nel mondo. Le ragioni di questo successo sono da ricercare nella sua capacità di raccontare storie vere, di presentare dinamiche familiari in cui tutti, in qualsiasi parte del pianeta, si possono riconoscere. C’è poi il quadro di un’Italia straordinaria filtrata dalla bellezza di Matera, città simbolo di una territorialità che racchiude una storia universale.

Quale lavoro è stato compiuto per proporre una serie mai “ripetitiva”?

Fin dal principio c’è stata una cura attentissima sulla scrittura, sui personaggi, un grande lavoro di approfondimento. Il nostro regista, Francesco Amato, è il padre di tutta questa operazione, molto attento a “ritoccare” le battute per renderle sempre più efficaci. La serialità è un terreno molto complicato nel quale ci si concentra spesso solo sull’elemento sorpresa. Io credo, però, che il pubblico si affeziona ai personaggi, vuole riconoscerli e seguire la maturazione durante l’arco narrativo di una vita possibile, con i toni del dramma e della commedia.

CARLO BUCCIROSSO

Che esperienza è stata in questa terza stagione?

È sempre molto complicato per un attore rispondere a questa domanda, perché si gira molto tempo prima della messa in onda e i ricordi del set sono un po’ sbiaditi… quello che però rimane forte è l’emozione.

Perché amiamo così tanto questa serie?

I motivi del successo di una serie vanno cercati nella semplicità, al di là della simpatia degli attori e della credibilità di ciò che si racconta e di come si racconta. A questo aggiungiamo una sceneggiatura importante, una scelta azzeccata dei ruoli, anche quelli minori, un cast credibile, una direzione eccelsa e il modo così naturale di raccontare e interpretare queste storie. Fino a questo momento mi sono sempre divertito, se il pubblico, gli attori, il regista lo vorranno, spero che si possa andare ancora avanti. È un po’ come la vita, una convivenza.

La città dei Sassi, un fascino irresistibile

Matera esce sempre molto bene dai film e dalle serie, rappresenta una location meravigliosa che dona fascino a ciò che si racconta.

E veniamo a Vitali…

… sempre ligio al dovere, in perenne combutta con il Sostituto procuratore. Affronta le situazioni con grande grande naturalezza e con ironia, dividendosi tra lavoro e famiglia, mai tanto presente, a parte mio figlio.

ALESSIO LAPICE

Quanto amore per il maresciallo Calogiuri

Dalla fine della seconda stagione ho dovuto rispondere tantissime volte alla domanda: “Ma ti svegli?”, come se io, Alessio Lapice, fossi Calogiuri anche fuori dal set. Sono stato inondato dall’affetto della gente, dalla gratitudine del pubblico che ci segue con grande interesse. Questa è, secondo me, la stagione più ricca di accadimenti e di colpi di scena, a un certo punto i personaggi centrali tenderanno a spezzarsi nel tentativo di unirsi a nuove strade che potrebbero allontanarli… o forse no (ride).

Perché la serie piace così tanto?

Sceneggiatori molto bravi che rimescolano sempre le carte, mantenendo però sempre le linee centrali e lo stile sempre più intrigante della serie, un regista che inserisce sempre nuovi ostacoli nel percorso dei protagonisti. Lo abbiamo visto con Calogiuri, da ragazzo innocente, puro, un soldatino disciplinato e diligente, si trasforma piano piano in un uomo più sicuro di sé.

ALICE LAZZARITI

Come si sopravvive in questa famiglia così bizzarra?

Una famiglia molto particolare, non proprio convenzionale, nella quale però tutti ci si possono ritrovare e provare empatia. C’è papà Pietro, l’uomo di casa, mamma Imma, verso la quale la figlia prova terrore – e chi non lo avrebbe incrociando quella camminata e quello sguardo così inquietante. E poi ci sono le nonne che, anche in questa terza stagione, sapranno stupire il pubblico.

e Valentina…

… parte per Napoli, iniziando un nuovo percorso, quello della maturazione e della consapevolezza. In questa stagione sarà sempre più il tramite della comunicazione tra i suoi genitori.

Lei è cresciuta con il suo personaggio…

Quando ho iniziato avevo 17 anni, oggi ne ho 22. Sono cresciuta sul set con Valentina, un personaggio al quale sono molto affezionata, è una parte di me. Il viaggio che ho condiviso con “Imma Tataranni” sarà sempre un pezzo del mio cuore.

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