Con il sorriso, sul palco e nella vita

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Dalla navicella spaziale all’ufficio delle poste, dal Castello di Dracula al museo della Palla. Sono le quattro stanze misteriose dalle quali sei concorrenti vip dovranno trovare la via d’uscita. Alla guida di “Liberi tutti”, con i Gemelli di Guidonia e Peppe Iodice, la conduttrice pugliese, che al RadiocorriereTv parla del suo rapporto con il gioco: «Amo mostrare il mio lato fanciullesco, ironico, che equivale a sentirmi libera, a essere davvero quella che sono». Da lunedì 23 ottobre in prima serata su Rai 2  

NAPOLI 10 ottobre 2023 LIBERI TUTTI conduce bianca guaccero

Ritorna in Tv per fare giocare gli italiani… cosa l’ha portata a questo progetto?

La curiosità. È un progetto nuovo che stiamo costruendo tutti insieme, un percorso diverso anche dal punto di vista della conduzione. Il nostro ruolo non sarà quello tradizionale del “signore e signori buonasera”, ma saremo proprio parte integrante della sfida. Il pubblico a casa e gli amici vip si cimenteranno con il gioco.

Prima di questa esperienza che effetto le facevano le escape room?

Non le conoscevo, non avevo mai giocato. Ci sono entrata per la prima volta insieme agli autori, al cast, alla produzione. Mi sono divertita al punto da scoprirmi estremamente competitiva, determinata a trovare la soluzione.

Quali caratteristiche deve avere un concorrente per trovare la via di fuga?

Deve essere attento ai particolari, sviluppare il pensiero laterale senza mai accontentarsi dell’evidenza. La chiave sta nell’avere un approccio logico.

Quanto conta il gruppo per trovare la giusta strategia?

Lo spirito di gruppo è fondamentale. Avremo squadre composte da tre concorrenti che dovranno arrivare insieme alla vittoria per aggiudicarsi la possibilità di prendere parte alla sfida finale. Il gioco di squadra aiuta anche a mettere in risalto le singole personalità, l’ho provato personalmente (sorride). Giocando ho riscoperto il mio approccio logico-matematico.

Che cosa rappresenta per lei il gioco?

Nella mia vita ha un ruolo centrale, amo giocare e sono un po’ il “giullare” di casa. Mi piace fare divertire mia figlia, inventiamo personaggi, facciamo le voci, giochiamo con il cane. Certo, serietà sulle cose importanti, ma il mio spirito fanciullesco emerge sempre.

Insieme a lei i Gemelli di Guidonia e Peppe Iodice… difficile tenerli a bada?

Mi piace paragonarci a una compagnia teatrale, all’interno della quale ognuno ha il proprio ruolo. Io sono la moglie di Peppe, quella precisina e petulante, i Gemelli sono quelli che non sbagliano mai. E ogni personaggio ha una funzione all’interno del gioco. 

Un comedy-show in prima serata, quanto è forte in lei la cifra della commedia?

Premesso che lascio fare il comico a chi lo è per mestiere, e Peppe in questo è davvero eccezionale, penso di avere in me il seme della comicità, seguo la regola del non prendermi mai troppo sul serio. Credo anche che la comicità corrisponda al superamento di un dolore, all’elaborazione di una difficoltà. Osservo i comici, li studio, cerco di imparare da loro.

Sul palcoscenico, nella vita, cosa la rende felice?

Amo mostrare il mio lato fanciullesco, ironico, che equivale a sentirmi libera, a essere davvero quella che sono. Così è nel lavoro, così è nella vita di tutti i giorni.

Questo non è sempre possibile, ma quando trovo le persone giuste con cui condividere la mia essenza, sono davvero felice e divertita.

Tanti successi alle spalle, che rapporto ha con la popolarità?

Il mio percorso professionale è stato graduale. Ho cominciato con il cinema a 17 anni, poi sono arrivate le serie televisive, le prime partecipazioni in Tv, fino al “Festival di Sanremo” con il grande Pippo Baudo. Un passo dopo l’altro, un viaggio che mi ha portata fino a “Detto fatto”. Ecco, entrare per quattro anni di fila, tutti i giorni, nelle case degli italiani, mi ha regalato un rapporto molto intenso con il pubblico, mi sono resa conto cosa voglia dire far parte in qualche modo della quotidianità delle persone, delle loro abitudini. Questa sensazione di famiglia con il pubblico è ciò che di più bello mi ha lasciato quel programma.

Si ripensi per un istante ragazzina, come vede la giovane Bianca che sognava il successo?

Vedo una ragazza sognatrice e piena di insicurezze. Ho avuto tante volte la sensazione di non essere all’altezza, ma ho sempre reagito cercando di conoscere e di conoscermi, pronta a misurarmi con il mondo. L’ho fatto trasferendomi a Roma appena diciottenne, lasciando il mio paese: avevo forse bisogno che la vita mi prendesse un po’ a schiaffi. Devo dire che le esperienze mi hanno insegnato tanto, e non gratuitamente.

Cosa direbbe oggi a quella ragazza?

Di non fermarsi, di avere fiducia in se stessa, di ricordare che tutto quello che accade parte prima di tutto da noi.

Chi è Bianca oggi?

Una donna che non ha forse risolto tutte le sue fragilità, ma che ha la consapevolezza di averle. Credo che sia già un buon punto di partenza (sorride).

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IO, NOI E GABER

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Presentato alla Festa del Cinema di Roma, il ritratto scritto e diretto da Riccardo Milani, sarà disponibile al cinema il 6, 7 e 8 novembre. La proiezione speciale del 22 ottobre è stata il grande preludio a una serie di nuove iniziative realizzate e supportate dalla Fondazione Gaber a coronamento di un anno di straordinarie celebrazioni a vent’anni dalla scomparsa del “Signor G”

«La sensazione che ho è che Gaber manchi molto», così il regista e autore Riccardo Milani su “Io, noi e Gaber”, il documentario girato tra Milano e Viareggio, nei luoghi cari all’artista, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Un ritratto vivido del “Signor G”, protagonista di una delle pagine più preziose della storia culturale del nostro Paese, genio libero e artista indimenticabile. A vent’anni dalla sua scomparsa (1° gennaio 2003) l’opera è un viaggio esclusivo che attraversa tutte le fasi della  sua carriera artistica: dai primissimi esordi nei locali di Milano al rock con Adriano Celentano, dal sodalizio artistico e surreale con l’amico Jannacci agli iconici duetti con Mina, alle canzoni con Maria Monti, dagli anni della popolarità televisiva al teatro, con l’invenzione, insieme a Sandro Luporini, del Teatro Canzone, piena espressione del suo impegno politico e culturale.  Sullo sfondo, come “locus amoenus” che tutto muove e in cui tutto converge, c’è il Teatro Lirico di Milano, simbolo del vicendevole amore tra Gaber e il pubblico milanese, e che oggi porta il suo nome Teatro Lirico Giorgio Gaber. Riccardo Milani racconta Gaber attraverso il ricordo personale della figlia Dalia e delle persone storicamente a lui più vicine, ma anche con le testimonianze di colleghi e artisti che lo hanno vissuto e amato. Una galleria di personaggi che comprende Gianfranco Aiolfi, Massimo Bernardini, Pier Luigi Bersani, Claudio Bisio, Mario Capanna, Francesco Centorame, Lorenzo Jovanotti Cherubini, Ombretta Colli, Paolo Dal Bon, Fabio Fazio, Ivano Fossati, Dalia Gaberscik, Ricky Gianco, Gino e Michele, Guido Harari, Paolo Jannacci, Lorenzo Luporini, Roberto Luporini, Sandro Luporini, Mercedes Martini, Vincenzo Mollica, Gianni Morandi, Massimiliano Pani, Giulio Rapetti – Mogol, Michele Serra.
«Giorgio Gaber – dice Riccardo Milani – è stato una persona importante della mia vita. Da piccolo mi ha divertito con l’allegria di “Goganga”, “Il Riccardo” o “La Torpedo blu”, e dal liceo in poi mi ha fatto alzare la testa e avere uno sguardo sul mondo segnando il mio percorso di formazione. Raccontarlo per me è stato soprattutto un modo per ringraziarlo per tutto quello che nei decenni mi ha dato e, soprattutto, ha dato a tutti noi». Gaber è stata una voce importante per tutti, capace di anticipare tutto quello che in questi decenni si è avverato, prevedendo che l’ideologia del mercato avrebbe schiacciato oggi tutte le altre, segnando una disperata continuità tra lui e Pier Paolo Pasolini. Per questo, continua Milani, «tra le rarissime certezze della vita, ce n’è sicuramente una: Gaber ci serve ancora e ci serve adesso». «È stato un lavoro lungo e intenso, al quale la Fondazione – aggiunge Paolo Dal Bon, Presidente della Fondazione Gaber – ha partecipato rimanendo sempre vicina al regista e alla troupe. Abbiamo avuto il privilegio di assistere ad un vero e proprio lavoro cinematografico, il vero cinema applicato al racconto della storia artistica e della vita di Giorgio Gaber, che ci auguriamo possa restare a disposizione di tutti per sempre, proprio come i film classici. Un’opera realizzata con grande passione, rispetto e ammirazione per la figura di Gaber, come se fosse in qualche modo sempre presente, come se aleggiasse sul lavoro di tutta l’equipe». 

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L’amore, il motore di tutto

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Nella serie l’attore ha vestito i panni di Gildo Claps: «Era la prima volta che raccontavo una storia realmente accaduta. Ho temuto che, nonostante lo sforzo, il progetto non riuscisse a rappresentare in toto trent’anni di sofferenza e di dolore»

Qual è stata la sua preoccupazione nell’avvicinarsi a questa storia?

Quella di non fare abbastanza. Era la prima volta che raccontavo una storia realmente accaduta. Ho temuto che, nonostante lo sforzo, il progetto non riuscisse a rappresentare in toto trent’anni di sofferenza e di dolore.

Nei lunghi mesi di preparazione, di lavorazione, lei e Gildo Claps siete diventati amici. C’è qualcosa che nonostante un rapporto di fiducia che si è instaurato non è riuscito a chiedergli?

Devo confessare che io e Gildo abbiamo raramente parlato del caso, nonostante il tanto tempo trascorso insieme. Non mi sono mai permesso di chiedergli di eventi e situazioni specifici, proprio perché non ho mai voluto che lui pensasse che lo stessi studiando, che da lui potessi rubare delle cose. Nel non chiedergli niente, prima di iniziare le riprese, gli ho domandato solo se ci fosse qualcosa di cui si pentisse, qualcosa che avrebbe potuto fare diversamente, o meglio. Lui mi parlò della giornata al mare a Montegiordano in cui incontrarono Danilo Restivo. Gildo mi disse che se avesse intuito qualcosa, se fosse stato brusco nei suoi confronti, Restivo forse non si sarebbe più avvicinato a Elisa.

Quanto amore ha incontrato in questa storia?

Infinito, infinito. Per la storia, per la famiglia Claps, per i miei colleghi di scena. L’amore ha mille facce diverse, ma è sempre il motore di tutto. È un racconto d’amore gigantesco nei confronti di una sorella, di tutta una famiglia, di una comunità. Amore puro che ha spinto tutti noi a metterci anche qualcosa in più.

Qual è il valore della memoria?

Ha senso fare una serie del genere per la memoria, nel nome di Elisa. Mamma Filomena dice che della figlia non si parla mai abbastanza, la sua è la storia di una ragazzina di quindici anni piena di sogni, di speranze, di vita, che a un certo punto viene interrotta. Ma lo è anche per ricordare tutto ciò che di terribile circonda questa vicenda della quale abbiamo a fuoco un personaggio che rappresenta il male, il maligno per eccellenza. Dietro c’è invece una serie di personaggi sfocati, nascosti, di cui si vedono solo dei tratti. Sono i personaggi che vanno ricordati ancora di più perché non pagheranno mai fino in fondo.

Nel suo percorso artistico “Per Elisa” e altri recenti lavori ci parlano di un attore che si mette in discussione, che non teme il cambiamento… cosa la muove?

La voglia di provare un rischio, che mi permetta di essere più vivo, vitale. A un certo punto avevo bisogno di alzare l’asticella, per dimostrare a me stesso e a chi guarda che potevo fare meglio e di più. C’è una continua voglia di crescere, che mi fa scorrere il sangue più veloce, che non mi fa stare mai sereno.

Che Gianmarco ha trovato?

In divenire. Ho trovato qualcuno che vuole assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, nei progetti, nei gruppi di lavoro.

Cosa ha provato nel rivedere la serie sullo schermo?

Ho rivisto le prime due puntate insieme al cast, ho provato un’emozione forte e grande commozione. Non solo perché la serie è il risultato di una fatica gigantesca, anche per le scene potentissime che abbiamo girato, ma per le reazioni della troupe, che mi hanno restituito il senso che il lavoro fosse valido. Sono speranzoso che la serie possa andare molto bene e, al tempo stesso, che con la sua uscita si continui a parlare di questa storia e che tutto questo possa portare anche a nuove rivelazioni. Perché mollare?

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Quanta vita tra le Stelle

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Tra i programmi più amati e popolari della Tv “Ballando” ha raggiunto l’edizione numero diciotto con un cast “alla stars”. La conduttrice al RadiocorriereTv: «Il ballo è protagonista insieme ai personaggi che lo interpretano, con le loro debolezze, la loro forza, la loro vita». Con Paolo Belli, la big band, il grande team Rai dell’Auditorium del Foro Italico di Roma, da sabato 21 settembre in diretta in prima serata su Rai 1

“Ballando” diventa maggiorenne… Milly sta preparando la festa?

Queste sono feste da fare un po’ in silenzio perché porta sempre male celebrarsi. Non è una cosa da fare (sorride). Però è chiaro che sentiamo l’onore e l’onere di essere al diciottesimo anno, non è tanto usuale per i programmi. Ci sono titoli che possono essere in onda da cinquant’anni, ma sono titoli con i contenuti che cambiano. Penso alla serie dei “Fantastico”, ma anche di “Domenica In”, altro successo contemporaneo e di sempre. Però è un titolo che rappresenta uno slot orario e ognuno ci mette dentro il programma che vuole. Con “Ballando” il programma è fisso, ha una sua fisionomia che non è cambiabile, questo rende più complicato rimanere attuali, piacere alla gente. Per questo dobbiamo darci un gran da fare.

Che ricordo ha del debutto, 18 edizioni fa?

Fu all’insegna del grande entusiasmo, se vuoi anche dell’incoscienza. Tutti dicevano che un programma di ballo non sarebbe andato bene in Tv, ma nel nostro caso il ballo non rappresentava un siparietto di snodo all’interno di un varietà, di un one man show, bensì un argomento a cui appassionarsi. A “Ballando” il ballo è protagonista insieme ai personaggi che lo interpretano, con le loro debolezze, la loro forza, la loro vita. Il programma fu un successo dalla prima puntata, non ci fu bisogno di spiegarlo alla gente.

Come si mantiene vivo un format?

Intanto con un cast sempre diverso. Ogni anno devi trovare la soluzione giusta per avere un cast che non ripercorra nulla di quello che è già successo l’anno precedente. E poi ci sono tanti accorgimenti, piccole innovazioni introdotte di edizione in edizione, che non devono però sconcertare il pubblico. Serve cautela, devi rimanere fedele a te stesso con piccoli cambiamenti di scrittura.

C’è chi pensa che dietro alle schermaglie tra concorrenti e giuria ci sia il suo zampino…

Assolutamente no. La nostra è una giuria indipendente, non è guidata con l’auricolare da un autore. Ognuno dei giurati interviene spontaneamente. E se i concorrenti fossero stati in qualche modo imboccati da noi, in diciotto anni qualcuno lo avrebbe detto. Nessuno ha mai condizionato nessuno.

Le è mai capitato di temere che lo “scontro” potesse andare oltre?

Ho grande fiducia nel sentimento Rai 1 che anima tutti noi. Quando si arriva a “Ballando con le Stelle” l’apparato ti dà subito la sensazione di essere in un luogo in cui la nostra storia, la nostra tradizione, il nostro rispetto reciproco sono un fatto assodato nel tempo. C’è quasi una legge non scritta, se non ti comporti in una certa maniera la gente si arrabbia. Il pubblico non vuole trovare su Rai 1 quello che magari trova da altre parti.

Si pensi per una volta concorrente, tra i giurati chi temerebbe di più?

(sorride) Non è un fatto individuale ma corale. Tra loro c’è una dinamica straordinaria, si compensano e si esaltano a vicenda. Li temerei come insieme, sono un insieme compatto, ma che non ha mai intenzioni malvage: quando ti criticano lo fanno per non farti adagiare, per farti tirare fuori la grinta. Stiamo in televisione, non stiamo facendo una gara. La giuria ha ben presente quella che è l’aspettativa del pubblico e sprona i personaggi a dare di più.

Mandiamo in pista i giurati e assegniamo un ballo a ognuno di loro… cosa facciamo ballare a Mariotto e compagni?

Lui è un tanguero appassionato, ma devo dire che il tango è un ballo che si adatta un po’ a tutti. Salvo Carolyn, che è una tecnica e che può davvero ballare quello che vuole. Affiderei a tutti il tango come prova di maturità.

Quanto le fa bene “Ballando”?

Lo trovo un programma straordinario perché nel corso degli anni mi ha messo in contatto con tantissimi personaggi. Ho esplorato storie, ho capito cose delle persone, del loro modo di vivere. Al di là della meravigliosa cornice del ballo, che è anche motore del programma, il lato umano è importantissimo: è un’esperienza istruttiva.

Veniamo al cast 2023…

Abbiamo cercato di fare un cast più che mai “all stars”, cercando di mantenere il più possibile fedeal nostro titolo.Un cast di stelle che sono onoratissima di avere con noi, sono personaggi che ci hanno dato fiducia, che hanno messo la loro professionalità nelle nostre mani: abbiamo il massimo impegno per valorizzarli tutti in maniera straordinaria. La nostra vittoria è quando un personaggio che esce da “Ballando” non solo ha vissuto una bella esperienza dal punto di vista umano e professionale, ma ne esce arricchito come immagine, con ancora più affetto e simpatia da parte del pubblico di quando è entrato.

Chi è il suo ballerino impossibile?

Lo dico da sempre: Richard Gere. Nell’anno in cui iniziammo il programma uscì nelle sale “Shall we dance”, il paradigma di quello che facciamo noi, la storia di una persona normale che trova soddisfazione e realizzazione in una cosa semplice quale è ballare. Avere Richard Gere come ballerino per una notte sarebbe la quadratura del cerchio.

Cosa ballano Milly e suo marito Angelo in una serata tutta loro?

Angelo non è uno da ballo del mattone, da ballo romantico. Il suo genere è “La febbre del sabato sera”, che conosce alla perfezione. A lui piace questo e io un po’ lo seguo (sorride).

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Apulia Digital Experience 2023

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Dal 10 al 12 novembre Bari aprirà le porte di ADE, la prima conferenza internazionale made-in-Italy dedicata all’innovazione digitale nelle industrie creative. L’appuntamento è organizzato da Apulia Film Commission e Rai Com, sotto la direzione artistica di Roberto Genovesi, finanziato dalla Regione Puglia e promosso dalla Rai

Un punto di incontro tra creatività e innovazione per gli universi del gaming, del cinema e audiovisivo, dell’arte e del branding, con un focus speciale dedicato ad Israele. La Puglia e il suo capoluogo sono pronte a ospitare ADE Apulia Digital Experience 2023, conferenza internazionale in programma tra il 10 al 12 novembre, evento, organizzato da Apulia Film Commission e Rai Com, sotto la direzione artistica di Roberto Genovesi, finanziato dalla Regione Puglia e promosso da Rai. ADE racchiude l’essenza della creatività digitale, dell’interattività e della tecnologia. A partire dal gaming, cinema, audiovisivo, arte e branding alle frontiere dell’innovazione digitale, web3, metaversi e Intelligenza Artificiale, la conferenza sarà il cuore pulsante del mondo creativo per tre giorni intensi con panel, keynote e presentazioni. Incontri esclusivi e approfonditi con figure di spicco dei diversi settori digitali e creativi. Un’opportunità di networking senza eguali per aziende, professionisti e creativi per promuovere collaborazioni e immaginare il nostro futuro. La Puglia, con la sua ricca eredità culturale e un attento impegno verso l’innovazione, offre lo sfondo perfetto per creare nuova convergenza tra talenti. L’evento di quest’anno è un appello ai professionisti, artisti e innovatori di tutto il mondo per incontrarsi a Bari e ridefinire le opportunità di sviluppo delle industrie creative. In un segmento speciale, ADE 2023 rivolge la sua attenzione a Israele, Paese ospite della prima edizione. Una nazione che è stata all’avanguardia negli avanzamenti dell’IA nell’ultimo decennio, con un numero crescente di startup di IA che continuano a prosperare in Israele. L’evento metterà in luce i leader dell’industria delle intelligenze artificiali israeliana, condividendo spunti e promuovendo il networking con le startup tecnologiche italiane.

La prima giornata sarà un tuffo nel mondo dei videogiochi in collaborazione con VGHC Video Games and High Culture, componente integrante di ADE 2023. Il programma aprirà le conversazioni sull’intersezione tra videogiochi e alta cultura, con un approfondimento sulla storia e l’evoluzione dell’arte dei videogiochi, arricchito da spunti di professionisti, educatori e ricercatori del settore. Quest’anno, il focus verrà dedicato al racconto della Storia nei videogiochi, sottolineando come questo mezzo sia in grado di educare, informare e diffonde la consapevolezza del nostro passato. ADE 2023 esplorerà anche il legame intricato tra avanzamenti tecnologici e industrie creative. Il programma sarà arricchito da due concorsi: “Raccontare la Puglia con l’IA” dedicato agli autori e ai creativi italiani, promuove la realizzazione di progetti destinati alla presentazione, alla valorizzazione e alla diffusione del patrimonio artistico, culturale e turistico della Regione Puglia attraverso l’ideazione di prodotti digitali basati sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. E Digital Licensing Excellence Awards, organizzati in collaborazione con Licensing Italia e Licensing International, per celebrare aziende, brand, influencer e creatori di contenuti che hanno saputo innovare il mondo del licensing esplorando gli universi del digitale.

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Killers of the Flower Moon

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Arriva nelle sale l’attesissimo film del premio Oscar Martin Scorsese con Robert De Niro e Leonardo Di Caprio

Un cast stellare con i premi Oscar Robert De Niro e Leonardo Di Caprio per un crime epico basato su una storia vera: una sequenza di omicidi brutali, e misteriosi, nota con il nome di “regno del terrore”, che insanguinarono la nazione Osage negli anni ’20. Fra i protagonisti anche Jesse Plemons, Lily Gladstone e Brendan Fraser. Arriva nelle sale il 19 ottobre “Killers of the Flower Moon”, il nuovo attesissimo film del premio Oscar Martin Scorsese presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes.

All’inizio del XX secolo la scoperta del petrolio trasformò l’esistenza degli Osage, che diventarono da un giorno all’altro immensamente ricchi. L’improvviso benessere di questi nativi americani attirò l’interesse dei bianchi che iniziarono a manipolare, estorcere e sottrarre con l’inganno i beni degli Osage fino a ricorrere all’omicidio.

Tratto dall’acclamato, omonimo, best seller di David Grann, “Killers of the Flower Moon” è una storia d’amore e tradimento in un intrigo avvincente per la scoperta della verità. Diretto da Martin Scorsese e scritto da Scorsese con Eric Roth, “Killers of the Flower Moon” è un’esclusiva per l’Italia Leone Film Group in collaborazione con Rai Cinema.

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I tanti colori del Tango

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L’attualità da conoscere e capire. La contemporaneità da vivere e da ballare. Da lunedì 16 ottobre in seconda serata su Rai 2 il nuovo appuntamento con l’approfondimento

Luisella Costamagna,2023

Dal 16 ottobre il ritmo della seconda serata di Rai 2 sarà quello del tango…

Il ritmo del tango è il ritmo della realtà in questo momento storico. Il tango può essere struggente, passionale, feroce, ma anche melanconico o nostalgico. Mi sembra che la realtà abbia esattamente lo stesso ritmo non lineare: vive di accelerazioni, di frenate, esattamente come il tango. Puoi metterti il pugnale in bocca o la rosa, ti puoi innamorare o puoi lasciarti. Il tango è il modo giusto per raccontare la realtà, con punti di vista diversi, spiazzanti, con sorprese. Il programma vorrebbe tener dentro tutti questi elementi, la leggerezza ma anche il dramma, passare dal talk con l’approfondimento sui temi di attualità, all’intervista al vip.

In studio non sarai da sola…

Con me ci saranno due amici, Saverio Raimondo e Francesco Pannofino. Saverio sarà al mio fianco per tutta la puntata, Francesco sarà protagonista di un ingresso a sorpresa. Sono orgogliosa che abbiano accettato e che siano convinti della partecipazione a “Tango”.

Come hai immaginato il programma?

L’ho immaginato pensando a quello che poteva divertirmi, e quindi divertire gli spettatori. Io vivo nel mondo e credo che la gente, in questo momento, abbia bisogno di sapori diversi, con ingredienti differenti, proprio come la realtà in cui viviamo. Dobbiamo fare i conti con l’accelerazione improvvisa e drammatica della guerra in Israele, dobbiamo capire, ma dobbiamo anche di distrarci. “Tango” è anche quello che cerco io quando guardo la televisione.

Nove mesi fa la vittoria a “Ballando con le Stelle”, ora un programma tutto tuo…

Sono stati mesi diversi nei quali sono tornata a fare l’opinionista politica. Ho anche sperimentato un ruolo nuovo, come ad esempio al tavolo de “La vita in diretta”, dove si commentano argomenti più leggeri. Il fatto che siano più leggeri non vuol dire che siano meno interessanti e meno utili. Anzi, il racconto del compleanno della centenaria è un racconto del paese che vorrei mettere dentro a un approfondimento settimanale. Detto ciò, ora sono felice di tornare alla conduzione.

Che cosa significa raccontare la realtà di oggi?

La realtà di oggi è un ritmo non lineare, è un’accelerazione, è un’impennata improvvisa e poi una frenata. Per inseguirla e per coglierla devi raccontarla in modo spezzato. Per esempio, con l’ingresso di un comico che ti aggiunge quella punteggiatura che magari fa venire fuori da un personaggio più di quanto tu ti aspettassi. Intervistando la persona che hai visto spesso in Tv, ma raccontandola in un altro modo. Le persone sono dei mondi, da un personaggio dello spettacolo puoi tirar fuori elementi profondi, da un politico invece le sue passioni.

Qual è il punto d’incontro tra fare Servizio Pubblico e fare ascolti?

Non ho mai ragionato sull’inseguimento degli ascolti. Mi sono sempre preoccupata di fare una cosa dignitosa, che mi piacesse, che fosse quella che volevo fare, una cosa che mi rappresentasse. Voglio fare quello che piace a me sperando che la gente da casa ci si riconosca.

C’è un personaggio della politica, dello sport, della società civile, con il quale vorrebbe ballare il tango?

(sorride) Mi viene in mente Papa Bergoglio, sarebbe dirompente…

Essendo per di più argentino…

… chi meglio di lui, un tango argentino con Papa Bergoglio. Il tango è un approccio, è un punto di vista, è un modo. Non è necessariamente un ballo, poi chissà che non ballerò anche con qualche ospite…

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Per Elisa

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«Una storia di ingiustizia, sofferenza e dolore, ma anche di forza, ribellione, riscatto»: il regista Marco Pontecorvo ha diretto la serie su uno dei casi di cronaca tra i più sconvolgenti della storia italiana. Con Gianmarco Saurino nel ruolo di Gildo Claps, martedì 24 ottobre in prima serata Rai 1

«Raccontiamo la storia di una infaticabile battaglia per la verità durata diciassette anni, durante i quali la famiglia Claps ha dovuto subire quasi due decenni di false piste e vicoli ciechi, di richieste di riscatto e di falsi avvistamenti, di opache complicità̀ e cospirazioni, dell’alternarsi della solidarietà della gente, con tentativi di screditare ed emarginare la famiglia, di depistaggi e bugie deliberate, di silenzi e di voci, di dolorosi colpi di scena e rivelazioni, prima che fosse finalmente resa giustizia ad Elisa». Con queste parole il regista Marco Pontecorvo presenta “Per Elisa. Il caso Claps”, una narrazione asciutta e realistica su uno dei casi di cronaca tra più sconvolgenti della storia italiana: l’omicidio della sedicenne potentina Elisa Claps.

Una storia che unisce drammaticamente l’Italia all’Inghilterra quando, nella tranquilla cittadina di Bournemouth, viene assassinata Heather Barnett, madre single, vicina di casa proprio di Danilo Restivo. Anni per connettere i due delitti, per arrivare alla condanna di quello che fin dal principio era stato indicato come sospetto. Ancora oggi però, su questi fatti non è stata scritta la parola fine, troppi i lati oscuri e i quesiti senza risposta. «È un grande privilegio per me aver potuto raccontare questa storia al pubblico televisivo italiano e internazionale, perché si tratta di una storia privata ma esemplare, di ingiustizia, sofferenza e dolore, ma anche di forza, ribellione e riscatto» continua Pontecorvo, che si è addentrato nei meandri della personalità dei personaggi per esaltarne le sfumature e le profondità, rendendoli così veri e tridimensionali. «La responsabilità di portare una storia realmente accaduta sullo schermo è sempre tanta – aggiunge il regista – e l’aver conosciuto e instaurato un rapporto di fiducia e amicizia con i veri protagonisti della vicenda mi ha spinto a un rigore e a un rispetto, se possibile, ancor più̀ grande nell’approccio ai contenuti, allo stile e al senso intrinseco della storia. Senza il supporto sentito e sincero di Filomena, Gildo, Irene, senza la loro vicinanza agli attori che li hanno interpretati, non ce l’avremmo fatta. Speriamo di aver onorato le loro battaglie».

La storia inizia così

Potenza, 12 settembre 1993, domenica mattina. Elisa Claps esce di casa con l’amica Eliana per andare a messa alla chiesa della Santissima Trinità, dove incontra Danilo Restivo. Da quel momento nessuno avrà più sue notizie. Danilo Restivo torna a casa in ritardo, stravolto, con una ferita sulla mano. I fratelli di Elisa, Gildo e Luciano, insieme agli amici e alla fidanzata di Gildo, Irene, la cercano ovunque, invano. Danilo Restivo ammette di aver incontrato Elisa, ma suo padre Maurizio interrompe il confronto del figlio con Gildo. Il comportamento di Danilo appare sempre più sospetto. Il padre lo manda a Napoli. Tornato a Potenza, Danilo Restivo viene finalmente interrogato, si dichiara innocente e la polizia non ha sufficienti elementi per trattenerlo. Partono comunque le indagini ufficiali, ma i vestiti che Danilo indossava la domenica non vengono sequestrati. La mamma di Elisa, Filomena, ha un colloquio con Don Mimi’, il parroco della chiesa della Santissima Trinità, che afferma di non aver notato nulla di particolare il giorno della scomparsa della ragazza. Gildo scopre, leggendo il diario segreto della sorella, che lei era stata più volte seguita da Danilo. Porta il diario in procura, ma gli viene detto che non si tratta di un indizio utile.

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Giovani che raccontano i giovani

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LA RAI IN DIGITALE

Nuovi format e nuovi linguaggi più agili nei palinsesti della prossima stagione di Rai Contenuti Digitali e Transmediali, la direzione guidata da Maurizio Imbriale. Un’offerta che parla ai nativi digitali con produzioni originali e idee innovative abbracciando i temi più vari. Parola d’ordine sperimentare nuovi format per indagare la realtà in tutte le sfaccettature

Direttore Imbriale, “Nati digitali” è un claim che va oltre il claim. Oggi più che mai la Rai ha un obiettivo importante.

Una direzione che nasce per andare a intercettare il pubblico tra i 18 e i 35 anni, quello della generazione Z e dei millennials, che tradizionalmente segue tantissimi prodotti audiovisivi ma non sulle reti generaliste e su quelle specializzate.

Che cosa ci regalerà questa stagione?

Tanti prodotti che vanno dall’intrattenimento, alle docu-serie, alla fiction. Spaziamo un po’ in tutti i generi declinandoli anche in forme differenti, che avranno come sede naturale d’approdo RaiPlay, ma che avranno anche versioni realizzate ed editate in maniera differente per la rete generalista.

Cosa significa fare Servizio Pubblico e al tempo stesso dover portare a casa nuovi spettatori…

È una sfida molto importante, intrigante, ma anche molto ardua. Il pubblico soprattutto dei nativi digitali è abituato ad avere informazioni snack molto veloci, rapide. Mentre in realtà Rai e RaiPlay hanno una funzione che è leggermente diversa, tanto è vero che noi vinciamo sempre in termini di permanenza ma non di click. Questo vuol dire che chi si collega a RaiPlay lo fa per vedere il contenuto, non per consumarlo. È una differenza sottile e importante. Noi cerchiamo comunque, attraverso la nostra direzione, di realizzare dei prodotti che siano declinati in maniera differente. Prodotti leggermente più brevi per RaiPlay, che possibilmente verranno anche “spillolati”, suddivisi in tante piccole sezioni, per essere visti in maniera random, mentre per la Tv useremo un linguaggio più televisivo, con un respiro più ampio e una narrazione diversa, con prodotti che potranno variare dai 50 ai 90 minuti.

Quali sono le storie che i giovani vogliono sentirsi raccontare?

Soprattutto le storie che li riguardano, fatte da persone che vivono le loro stesse esperienze: giovani che raccontano i giovani. Noi cerchiamo di farlo attraverso vari prodotti, cito “Confusi 2”, sketch comedy che parla di giovani ed è scritta da giovani. Ricordo “Faccende complicate” con Valerio Lundini, “Conferenza stampa”, che vede protagonista un pubblico di liceali, a domanda libera sui talent. Cerchiamo sempre di coinvolgere i giovani parlando il loro linguaggio.

Con uno sguardo attento alla contemporaneità…

Parlando dei giovani non si può non essere contemporanei, quindi indagare la realtà in tutte le sfaccettature, le problematiche legate a un disagio giovanile che esiste e che con il covid si è molto accentuato.

Da direttore qual è il suo sogno più grande?

Di fare un prodotto che abbia una forza da tale da poter attrarre i giovani così come, per altro, in alcune situazioni è già accaduto per prodotti non della mia direzione, che è appena nata, come “Mare fuori” e “Una pezza di Lundini”.

TITOLO BOX:

Cosa vedremo

TESTO:

La Conferenza Stampa

Torna il programma di Giovanni Benincasa che segue l’incontro di 350 ragazzi con grandi personaggi dello spettacolo, dello sport e del giornalismo. I giovani, fra i 14 e i 20 anni, diventeranno giornalisti per un giorno e incalzeranno gli il- lustri ospiti con domande semplici e dirette ma anche bizzarre e inaspettate.

Faccende Complicate

Una serie di reportage filmati, scritti e realizzati dal comico Valerio Lundini. Un viaggio in giro per l’Italia per intervistare e raccontare storie che ci riguardano tutti da vicino. Dieci tappe durante le quali Lundini sarà testimone di tutte le “faccende complicate” che coinvolgono gli italiani.

Listen to me – Ascoltami

Un palco dove si esibiscono in successione cinque persone, un pubblico di ragazzi. I personaggi – persone comuni o volti noti del mondo dello spettacolo o dello sport – raccontano in cinque minuti una storia inedita e densa di
autenticità.

Confusi 2

Una real comedy che aspira a raccontare i ventenni di oggi con un taglio ironico e divertente e un linguaggio veloce, troncato, contaminato dai social network. I quattro protagonisti di “Confusi” vivono sempre sotto lo stesso tetto, all’interno delle proprie camerette, a volte si sentono a casa, a volte si rifugiano, altre volte chiudono la porta del mondo per vivere la propria intimità e la propria confusione.

Scuola di danza 2 – I ragazzi dell’Opera

La seconda stagione del programma vede i giovani diplomati alla ricerca di un lavoro e di un equilibrio emotivo ed esistenziale. I ragazzi del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma daranno vita a momenti emozionanti e a storie legate all’inarrestabile passaggio al mondo adulto

Le Città del futuro

Le città rappresentano il fulcro della civiltà umana, ma sono diventate il luogo e la principale causa di aggressione dell’ambiente da parte dell’uomo. “Le Città del futuro” è una serie documentaristica, realizzata in collaborazione con Rai Documentari, che racconta come i centri urbani dovranno cambiare per trasformarsi da parte attiva del cambiamento climatico in fonti di soluzioni

Touch – Il futuro a portata di mano

Riprende, in veste completamente rinnovata, il magazine settimanale dedicato a tutto ciò che fa cambiamento: digitale, ecologico, sociale. Un viaggio nelle nuove tecnologie e nei nuovi stili di vita.

Voci fuori dal coro

La storia dell’arte è stata contrassegnata, nei secoli, da un atteggiamento di grande pregiudizio e diffidenza verso le figure femminili: uomini potenti, artisti molto noti, persino familiari e amici si sono dimostrati totalmente riluttanti a riconoscere il valore, la creatività, l’immaginazione, la competenza, la cultura delle loro colleghe donne. Attraverso un percorso di otto puntate da venti minuti, dalla sala A di Via Asiago, il direttore d’orchestra Beatrice Venezi racconterà altrettante figure femminili che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica, addirittura cambiandola.

Pillole contro la disinformazione

Guerra, clima, vaccini, migranti, elezioni politiche, mercati finanziari, relazioni. La disinformazione investe tutti gli ambiti dell’attualità e inquina l’ecosistema mediatico con fake news, bufale, teorie del complotto. Per combatterla occorrono: consapevolezza del fenomeno, conoscenza dei suoi meccanismi, utilizzo di specifici strumenti di contrasto. La terza stagione vede dieci brevi filmati che, oltre ad essere pubblicati su RaiPlay, sono trasmessi da tutti i canali Rai.

Lillo e Greg 610 da vent’anni

Serata di festa il 3 dicembre 2023 per Rai Radio2 che nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma celebrerà il ventesimo anniversario di “610”, il programma cult di Lillo e Greg con Carolina Di Domenico. Buonumore assicurato per il pubblico presente che si divertirà assistendo a una rassegna degli sketch che hanno caratterizzato il programma negli anni.

SkillZ

Il lavoro e le competenze digitali sono necessari per i giovani e per tutta la popolazione. Per questo Rai, con il Fondo Repubblica Digitale (voluto dal Governo e da ACRI), sta sviluppando un progetto dedicato alle competenze necessarie per i lavori del futuro, con l’obiettivo di raggiungere i giovani tra i 15 e i 34 anni. Martina Socrate è il volto di “SkillZ”. È lei, influencer da un milione e seicentomila followers, che ci guida nei mondi della musica, dei videogiochi, del giornalismo o della moda con un linguaggio efficace e coin- volgente.

Women of Science EBU

Un innovativo progetto pilota di EBU – Europe – an Broadcasting Union – che mette al centro le opportunità che le materie STEM (science, technology, engineering and mathematics) possono offrire alle donne. Rai Contenuti Digitali e Transmediali sta producendo un documentario da 15’ sul tema e la stessa cosa stanno facendo altri 5 broadcaster (compresa BBC). Il progetto prevede in totale sei storie raccontate con un linguaggio armonizzato.

Drugs

La serie, in collaborazione con Rai Documentari, descrive le patologie legate a dipendenze da sostanze o da comportamenti compulsivi e vuole raggiungere e informare un pubblico soprattutto giovanile. Il racconto mescola linguaggi visivi diversi, mutuati dalla fiction e dai videoclip.

Oltre il cielo

La docu-serie “Oltre il Cielo” racconta le fasi del recupero, in carcere e in comunità, di alcuni giovani coinvolti in storie di varia criminalità. Parallelamente, in un montaggio tra presente e passato, si snoda la vita di Don Claudio Burgio, responsabile della Comunità di Vimodrone e cappellano dell’istituto di pena minorile Cesare Beccaria di Milano. Si seguirà poi Don Claudio e una delle giovani educatrici che lo supporta, nel lavoro di recupero dei ragazzi della comunità Kairos e in un istituto di pena.

Parti da qui

Un format itinerante, realizzato in collaborazione con le Direzioni Comunicazione e RaiPlay e Digital, che raggiungerà le scuole di molte città italiane per coinvolgere le ragazze e i ragazzi e metterli a confronto con personaggi noti sui temi a loro più cari.

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La casa di tutti

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«Il programma sarà un luogo di incontro e confronto. Cerchiamo una connessione sana tra la politica e le persone». Parte “Avanti Popolo”, martedì 10 ottobre in prima serata su Rai 3

Nunzia De Girolamo,2023

Per la prima volta alla conduzione di un programma che racconta la politica, la società. Che narrazione sarà?

Sarà un programma di infotainment che racconta la politica, la società, la cronaca. Tutto quello che riguarda il nostro Paese, dove a essere protagonista tornerà a essere il popolo, la gente comune. Un programma di racconto, realistico, pluralistico. “Avanti popolo” sarà la casa di tutti dove non porterò in scena le idee personali legate alle mie esperienze, ma il mio ruolo di conduttrice, che è anche un po’ di arbitro, tra il popolo che ha perso i luoghi del confronto con la politica o i protagonisti della vita pubblica, e quei protagonisti.

Cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida?

Un po’ perché sono una folle con elementi di razionalità (sorride). La sfida l’ho accettata perché, nel bene e nel male, fa parte della mia esistenza. Ho vissuto sfidando innanzitutto me stessa, e continuo a farlo buttando il cuore oltre l’ostacolo. In virtù anche della mia precedente esperienza, amo il racconto della vita reale, ascoltare le persone, mi piacerebbe tanto poter condurre delle battaglie che, attraverso il Servizio Pubblico, possano diventare anche delle piccole soluzioni. So che sarà una goccia nell’oceano, ma tutti dovrebbero dare il proprio contributo. Quando mi è stato proposto mi sono tremate le vene, e ancora mi tremano. Entro in punta di piedi cercando di fare una cosa completamente diversa, la mia ansia è anche sinonimo di grande rispetto per il pubblico di Rai 3.

“Avanti popolo” sembra essere anche un’esortazione. Come vedi oggi il rapporto tra i cittadini e la politica?

Come sigla del programma abbiamo scelto “Amen”, la canzone di Francesco Gabbani, il cui testo dice “E allora avanti popolo, che spera in un miracolo”. C’è ancora un popolo che ci crede, che va a votare, che pensa che le cose possano cambiare, che vuole essere protagonista. Questo nasce dal fatto che abbiamo perso i luoghi del confronto, non solo con la politica. Siamo tutti parte dell’evoluzione culturale del Paese, nell’esserne parte siamo tutti complici e protagonisti. Il problema è che mentre prima, anche rispetto alla politica, c’erano le piazze, le sezioni, i circoli, le case del popolo, le segreterie politiche, oggi tutto questo non esiste. Certo, abbiamo la piazza virtuale dei social, ma lì non metti la faccia, non ti incontri con gli occhi, non è carne viva. Tanto è vero che abbiamo il problema che molte persone si nascondono dietro quello schermo, poi quando le incontri, gli rispondi, ci interloquisci, cambiano anche idea perché si sentono considerate. Anche con i social, spesso si esprime, con i cosiddetti haters, un malessere che non trova sfogo in altri luoghi. Questo vorrei portarlo in televisione nel rispetto di tutti, sia della politica sia del popolo, cercando di creare una connessione sana.

Si dice che giovani e politica non siano mai stati così distanti. È davvero così?

Dobbiamo capire che sono cambiati i linguaggi, gli strumenti. I ragazzi si sentono spesso non considerati, talvolta delegittimati. I giovani hanno un linguaggio che devi intercettare, e non parlo solo della politica. C’è un’intera generazione che vorrebbe essere ascoltata e io credo che sia arrivato il momento di farlo. Non abbiamo le soluzioni in tasca per ogni cosa, ma già l’ascolto renderebbe tutto più semplice nel circuito malato che si è generato oggi.

Come spieghi la politica a tua figlia?

Nelle azioni quotidiane. Gea è una bambina molto interessata, ti può parlare di reddito di cittadinanza o di altri problemi, però ha il privilegio di stare in una famiglia in cui la politica è pane quotidiano. Cerco di spiegargliela attraverso i valori. Non è facile, guardiamo il Tg, documentari, e parliamo di ciò che viene raccontato. Con Gea guardiamo “Mare fuori” e attraverso quella serie le racconto dove inizia il male e dove finisce, come ci si riabilita. Cerco di farle capire come la politica sia nella vita di tutti noi, la facciamo in ogni nostra azione. Quando getti una carta o una gomma per strada hai fatto una scelta: non rispettare l’ambiente, la collettività. Stare in società significa seguire le regole, rispettando gli altri.

La politica vista da fuori, la politica vista da dentro. Cosa cambia?

Cambia che sono diventata una conduttrice con un master in politica e questo per certi versi è un vantaggio. Mi porta anche tante polemiche, tanto pregiudizio, ma tra i miei tanti scopi ci sarà quello di dimostrare agli altri che saprò essere equidistante da tutto e saprò usare il vantaggio di avere visto la politica da vicino per farla capire anche agli altri, rispettando le differenze.

Un’intervista impossibile, chi vorresti di fronte a te?

Come politico Obama. Lui è un “yes we can”, è una cultura che cambia, un’America che riprende forma. Al di là delle ideologie, è un po’ una speranza. È un po’ come Giorgia che fa cadere il tetto di cristallo e dimostra che una donna può governare un Paese, come Elly leader delle opposizioni. Noi immaginiamo e desideriamo ciò che vediamo.

La tua carriera televisiva procede a gonfie vele. Te lo aspettavi?

Non me l’aspettavo e speriamo che queste vele non si sgonfino (sorride).

A cosa penserai, martedì sera, un istante prima di andare in onda?

Alle parole di Gea. Quando è iniziata “Estate in diretta” mi ha detto “mamma, quando si accende la telecamera giocatela tutta, non ti hanno scelto per caso”. Questo mi ha fatto calare la tensione. Insieme a Gea penserò alle persone a casa, sono le uniche alle quali vorrò parlare.

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