Dopo il successo dei live nei Palasport di tutta Italia, continua il nuovo tour di Tananai. Fino a settembre, con la sua band, calcherà i palchi dei festival con la sua anima musicale pop ed elettronica
Continua il viaggio live di Tananai con la tournée estiva nei principali
festival della stagione. In primavera aveva registrato il tutto esaurito e oggi
aggiunge date ai suoi live. Fino a settembre, insieme alla sua band, calcherà i
più grandi palchi dell’estate suonando e cantando con il pubblico i suoi
successi. Dalle hit su cui scatenarsi, come “Baby Goddamn” (quadruplo disco di
platino) e “Sesso Occasionale” (doppio disco di platino) alle canzoni più
malinconiche, come “Abissale” (doppio disco di platino) e “Tango” (doppio disco
di platino) tratte dal suo primo album di inediti “Rave, Eclissi”, certificato
disco di platino, e dall’EP “Piccoli boati”. Durante il live, Tananai mostra
tutte le sue anime, dalla parte più pop a quella elettronica, ma non manca un
momento più intimo piano e voce. Tananai si è esibito a giugno al Cortona
Comics di Cortona (AR) (sold out) continuando poi il tour nel mese di luglio al
Sequoie Music Park di Bologna, Brescia Summer Music, Flowers Festival di
Collegno (TO), Live in Genova Festival, Pordenone Live, al Mamamia di
Senigallia (data riposizionata), Sonic Park Matera, Arena Musa di Benevento, ad
agosto al Suonica Festival alla Spiaggia del Faro di Jesolo (VE), Viper Summer
Festival di Cinquale (MS), Zoo Music Fest di Pescara, Oversound Music Festival
di Gallipoli (LE), al Roccella Summer Festival di Roccella Jonica (RC), Sotto
Il Vulcano Fest di Catania, presso i Cantieri Culturali alla Zisa in occasione
del Green Pop Festival di Palermo, esibirsi al celebre Red Valley Festival di
Olbia e al Vallecamonica Summer Music di Edolo (BS), per concludere con
speciali appuntamenti al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) sabato 9 settembre
e alla Cavea Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma venerdì 25
settembre.
Presentati a Napoli agli investitori pubblicitari e alla stampa i programmi della Rai per la prossima stagione. Dall’intrattenimento all’approfondimento, dalla cultura alla fiction. E ancora i film, i ragazzi, lo sport. La presidente Marinella Soldi: «Il nostro approccio è responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso, ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal contratto di servizio». L’amministratore delegato Roberto Sergio: «Abbiamo fatto un grande sforzo per aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze che di contenuti»
Un’offerta sempre
più vasta e di qualità per i canali tradizionali, generalisti e specializzati,
e per la piattaforma RaiPlay. Il Centro di Produzione Rai di Napoli, che
festeggia i 60 anni di attività, ha ospitato la presentazione agli investitori
pubblicitari e alla stampa dell’offerta del servizio pubblico 2023-2024. Una
Rai che guarda al futuro e all’innovazione con determinazione, consolidando i
valori che contraddistinguono l’azienda: «Ai
nostri inserzionisti, io vorrei parlare del come facciamo il nostro prodotto,
il nostro lavoro. Perché alla radice
della distinzione e unicità del servizio pubblico, rispetto a tutti gli altri
media, commerciali, over the top, il frastuono dei social media, c’è proprio il
“come”, il come si costruisce quello che facciamo, la nostra missione» afferma
la presidente della Rai Marinella Soldi, che prosegue, «se il nostro “come” è
un approccio responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso,
ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal Contratto di
Servizio di cui tanto si è parlato ultimamente, questo si traduce in un linguaggio, una scelta dei temi, una
qualità che i media commerciali possono ignorare e che invece fa del nostro un
prodotto unico, necessario e vincente, in sintonia con lo zeitgeist di una
democrazia moderna». Trenta i nuovi programmi in palinsesto e tantissime le
conferme di appuntamenti di successo. «Abbiamo fatto un grande sforzo per
aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i
nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze che
di contenuti» ha detto l’amministratore delegato Roberto Sergio, secondo il
quale «aggiungere maggiore pluralismo è un investimento sul futuro della
Rai, tanti programmi sono una sperimentazione, con magari la possibilità
di lanciare nuovi talent e avere prodotti di successo. Quest’anno abbiamo
avuto il coraggio di provare a farlo, insieme a programmi storici
straordinari». Il direttore generale Giampaolo Rossi parla di una Rai «indirizzata al pubblico generalista ma anche con grande
capacità di indirizzarsi verso i canali specializzati e soprattutto una Rai che
si sta trasformando in digital media company, che sta investendo molto sui
contenuti delle nuove piattaforme per la distribuzione non lineare. Una Rai che
guarda al futuro con la valorizzazione di talenti ma anche di prodotti
completamente innovativi». La parola d’ordine per conquistare il mercato
è eccellenza. «I nostri
obiettivi sono quelli di valorizzare al meglio, sia dal punto di vista quantitativo
che qualitativo, l’offerta meravigliosa che ci viene messa a disposizione dai
nostri editori che fanno un lavoro straordinario su tutte le piattaforme – dichiara
l’amministratore delegato di Rai Pubblicità Gian Paolo Tagliavia – la stagione
televisiva si prospetta interessante, abbiamo anche ottime sensazioni per
quanto riguarda RaiPlay e tra poco ci saranno cose molto interessanti anche dal
punto di vista radiofonico. C’è grande fiducia anche perché quest’anno il mercato sembra migliore rispetto alle aspettative».
Cuore della presentazione il racconto dell’offerta tradizionale e della
piattaforma, illustrato dai direttori della Distribuzione Stefano Coletta e di
RaiPlay Elena Capparelli. Nelle prossime pagine del RadiocorriereTv le principali
novità della stagione. L’intera programmazione è consultabile collegandosi al
QR-code a fianco.
La regista Paola Sangiovanni ci porta a scoprire un modello culturale maschile che si fonda sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni. Giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3
Roberto, Domenico e Mario sono accomunati dal desiderio di costruire un
futuro in cui il modello culturale maschile si allontani dalla competizione e
dal potere e si fondi sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni. “Nel
cerchio degli uomini” racconta le storie personali e quelle collettive che
nascono dalle attività che mettono in campo con la loro associazione, a
cominciare dalla loro scelta fondante, il cerchio di autocoscienza maschile. L’uomo, da una parte soggetto privilegiato di una società ancora
patriarcale, dall’altra, come mostrano le cronache, ci appare oggi anche
disperatamente fragile e capace di agire la violenza, in primo luogo nei
rapporti più intimi, verso di sé e soprattutto contro le donne. Prodotto da
Kon-Tiki Film in collaborazione con Rai Documentari, “Nel cerchio degli uomini”
arriva, in un momento cruciale, a mostrare una possibile via di cambiamento.
Una storia di uomini che, senza rinunciare alle qualità tradizionalmente
associate al maschile, fa proprie le dimensioni dei sentimenti, degli affetti e
della cura, in primo luogo di sé. Il documentario ci porta a scoprire una
realtà che, con pazienza e tenacia, tenta da anni di portare a una maschilità
nuova, più ricca e felice. A raccontare questa storia lo sguardo di una
regista, Paola Sangiovanni, che ha già saputo raccontare nei suoi precedenti
lavori con sensibilità e profondità, tra storia personale e storia collettiva,
l’impegno delle donne nella Resistenza; le protagoniste del Femminismo che ha
cambiato la società italiana negli anni Settanta; la violenza delle guerre
contemporanee sul corpo delle donne, attraverso le testimonianze di un soldato
italiano in Somalia e di una donna vittima di violenza in Bosnia, che cerca di
portare davanti alla giustizia gli stupratori. Il documentario inedito e necessario di Paola
Sangiovanni, in onda giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3, si fa
strumento prezioso di conoscenza e ha l’indubbio valore di aprire un varco, di
restituire l’immagine viva e autentica di un tipo di mascolinità “salubre”, che
tenta quotidianamente di percorrere una sotterranea ed energica opera di
destrutturazione e ricostruzione del proprio stare al mondo, attraverso
l’incontro, il confronto, l’ascolto e la fiducia nell’altro.
Per la conduttrice di “Tg2 Post” la sfida della prima serata con “Filorosso”, l’approfondimento estivo del martedì di Rai 3. «Nella vita come nel lavoro a guidarmi è la curiosità» racconta al RadiocorriereTv: «Non avrei potuto fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole»
Cosa ti ha portato alla prima serata di Rai 3?
Una continuità con l’informazione. Passo dal “Tg2
Post” quotidiano a “Filorosso”, un approfondimento settimanale in prima serata.
Le notizie non vanno in vacanza e quest’anno neanche io (sorride).
Nel mare magnum inarrestabile di notizie, come
si mantiene la rotta e come si crea il filo rosso?
C’è una squadra straordinaria di
professionisti ineguagliabili, di inviati in gambissima che confezionano
inchieste in Italia e in giro per il mondo. Seguiremo gli eventi dell’estate,
l’attualità, con un approfondimento dei fatti. Per di più d’estate succedono generalmente
più cose che nel corso dell’inverno.
Come sarà il tuo stile di narrazione?
Non vado a copione e ciò che faccio in studio
mi somiglia molto: ci saranno interviste dinamiche, ospiti, collegamenti, molti
contributi filmati. Cercheremo, ogni martedì sera, di proporre un viaggio agli
spettatori seguendo un filo rosso, che è quello che ci lega al bisogno di
informazione.
Qual è l’ospite che ti dà più soddisfazione?
Quello che riesce a interagire senza barriere,
che mi segue lungo un filo rosso. Accade quando si stabilisce un rapporto
empatico, di condivisione di un momento insieme, cercando di fare informazione.
E quello che invece ti fa arrabbiare?
(sorride)
Gli intervistati che non rispondono alle domande, che sono tanti, quelli che
cominciano un discorso a prescindere da ciò che gli hai chiesto.
In questi casi cosa si fa?
Ribatti,
ci riprovi fino a quando non ti rispondono. E se proprio non lo fanno dici: va
bene, ho capito che non mi vuol rispondere (sorride).
Il senso di
responsabilità di un giornalista del servizio pubblico…
Sempre
altissimo, perché devi essere equilibrato ed equidistante, devi sempre verificare
le tue fonti ed essere certo di ciò che dici, serve correttezza. È utile, pur
non essendo semplice farlo, mantenere un minimo di distanza dalla notizia, per
essere più obiettivi, per non rischiare di farsi trascinare dall’emozione.
Ricordi la tua prima volta in diretta?
Nel 1987 in una televisione locale romana dove
conducevo il notiziario. Non c’erano servizi filmati, leggevamo le notizie. Nel
1992, dopo tanta Tv privata, sono arrivata in Rai, dove ho appena festeggiato i
trentun anni. Una bella cifra direi.
Qual è il filo rosso nel percorso
professionale e umano di Manuela Moreno?
Lavoro e vita corrono in parallelo, sono
connessi, non riesco proprio a scindere le due cose. A legarli è la curiosità,
il voler capire, farmi mille domande su quello che succede. Non avrei potuto
fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole. Dei
mille “perché” che mi ponevo da bambina ho fatto una professione.
Un’estate al lavoro, più i pro o i contro?
“Filorosso” è una grandissima occasione che mi
ha dato la Rai, azienda che adoro, che mi ha fatto crescere e che mi ha fatto
conoscere tante persone anche in giro per il mondo. Quando mi è stata proposta
la conduzione del programma ho subito accettato con entusiasmo.
Nel corso dell’inverno hai realizzato
“inchieste” divertentissime per lo show di Fiorello. Quanto conta per te l’ironia
e quanta ce n’è nella tua vita?
La mia vita ne è piena, sono veramente una
“giocherellona”. Quando Fiore mi ha proposto di realizzare le mie inchieste
sono impazzita e nel farle mi sono divertita come una matta. Ho avuto la
possibilità di mettermi in gioco con un talento ineguagliabile, Rosario è un
artista che sa fare tutto benissimo. Mi sono fidata ciecamente, ancor prima di
sapere che cosa avrei dovuto fare.
Difficile trattenersi dal ridere?
Difficilissimo, mi sono occupata di cose così
assurde che ridevo, proprio come si fa a scuola, al limite delle lacrime.
Se non avessi fatto la giornalista?
Non so dire in quale campo, ma mi sarebbe
piaciuto fare l’atleta. L’altra mia grande passione è infatti lo sport. Ho fatto
ginnastica artistica a livello agonistico e ho continuato, per quanto
possibile, a fare tutti gli sport che mi sono capitati lungo la strada. Tranne
lo sci perché soffrivo un po’ il freddo.
Ad aprire il programma alle 9 è Tiberio Timperi con attualità, territorio, salute e benessere. Alle 10 il testimone passa a Serena Autieri e a Gigi Marzullo per “Unomattina Estate Show”: un’ora di leggerezza scandita da musica, costume e incontri con grandi personaggi. Alle 11 spazio alle cronache, alle inchieste, ai grandi gialli del passato. Dal lunedì al venerdì su Rai 1
Uno Mattina Estate,2023
Alle 9 (e alle 11) c’è Tiberio
Il tuo primo pensiero al risveglio…
Meglio il secondo (sorride). Mi dico, dai
facciamo colazione e poi, dove eravamo rimasti? Che dobbiamo fare?
A proposito di colazione, cosa metti in
tavola?
Cambia di giorno in giorno, e anche sui social
network ne do prova. Questa mattina ho fatto colazione con due piccoli
maritozzi alla panna. Una tazza regale, quella di Re Carlo, a volte biscotti,
altre pane nero con marmellata e cioccolata da spalmare.
Che rapporto hai con l’estate?
Odio l’estate, proprio non la sopporto. Si
suda, è tutto più faticoso, la luce è forte.
I mesi più caldi li passerai al lavoro, e
quando le telecamere si spengono?
Vado in piscina, guardo film… e va bene così.
Che cosa significa essere un conduttore del
servizio pubblico?
Hai alle spalle una tradizione importante, è una
bella responsabilità. Ti dà una forte sensazione.
Come si mantiene vivo e fresco un programma
come “Unomattina Estate” che ha superato i trent’anni di messa in onda?
Basandosi sull’attualità che si rinnova ogni
giorno, oltre ad alcune piacevoli abitudini consolidate nel corso degli anni.
Che cos’è per te la televisione?
Una cosa che si può spegnere (sorride).
Che cos’è per te la Rai?
È l’azienda di mio papà, anche se nel tempo è
molto cambiata, è un punto di riferimento per il Paese. Quando entri negli
studi di via Teulada o in quelli di Saxa Rubra senti proprio la storia, ti
ricordi che la Rai è un’azienda fatta da persone e da idee. Dio lo sa quanto
sono importanti oggi le idee.
In viaggio tra Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese. Il mercoledì in seconda serata su Rai 1
Guerre, catastrofi
naturali, epidemie, terrorismo, corruzione e povertà: di alcuni Paesi nel mondo
si sa solo quel che di brutto accade e, difficilmente, si prova desiderio o
curiosità di scoprire cosa ci sia oltre ai titoli di giornale. L’idea che si ha
in Occidente di Nazioni come Iraq, Somalia, Afghanistan, Kazakistan, Siria, RD
Congo, Nord Corea, spesso si limita alla pessima fedina che la Storia ha loro
assegnato. Dopo oltre 35 anni di avventure televisive, Beppe e Filippo Tenti si
mettono in viaggio per scardinare questi stereotipi e scoprire incredibili
nuove realtà nascoste, su itinerari spesso difficili e pericolosi. Un viaggio che porta la carovana di
“Overland” in Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese, a scoprire Parchi Naturali
e Siti Unesco pressoché sconosciuti.
LA SECONDA E LA TERZA
PUNTATA
Mercoledì 12 Luglio
2023 – Iraq
Un viaggio tra città e monumenti le cui origini si perdono nella notte dei
tempi come Hatra, il minareto di Samara e la Ziggurat di Ur, la piramide della
Mesopotamia. La storia antica dell’Iraq è ciò che lo rende un Paese unico, con
un forte bisogno di presente: i segni del suo passato, le cicatrici della
sofferenza sono ancora visibili; per farcela serviranno un lungo periodo di
pace e tutta la forza di un popolo incredibile.
Mercoledì 19 Luglio
2023 – Uganda
Il Paese vanta una varietà di parchi nazionali e riserve
naturali che ospitano alcune delle specie animali più rare e affascinanti. Al
Queen Elizabeth National Park scopriamo la sua straordinaria biodiversità e
un’incredibile fauna selvatica come elefanti, bufali, antilopi, giraffe, leoni,
leopardi e molti altri animali. Nel corso della puntata emerge il profondo
legame della popolazione locale con gli animali.
Per allietare l’estate dei bambini sono arrivati in prima visione su Rai Yoyo e RaiPlay i nuovi episodi della seconda stagione della serie a cartoni animati ispirata al popolarissimo personaggio creato da Maria Perego. Tutti i giorni alle ore 10.30 sul canale 42 e sulla piattaforma RaiPlay
Per Topo
Gigio tutto è una sorpresa e una novità da esplorare! Ma il suo entusiasmo e la
sua ingenuità spesso lo portano a combinare qualche pasticcio. Per fortuna, al
suo fianco ci sono sempre la sua migliore amica Zoe, pronta a dargli una mano a
sistemare le cose, Bob, compagno di scuola di Zoe con una grande passione per
le bici e le invenzioni bizzarre, e il G-Team (Talpa, Piccione, Coniglietti,
Tartaruga, Rospo), in prima linea per seguirlo nelle sue nuove, divertentissime
“missioni”! Grazie a loro, a fine giornata le cose si sistemano sempre ed è il
momento giusto per dire a Zoe… “Strapazzami di coccole!”. Capelli biondi, denti
sporgenti, grandi orecchie rotonde e un’inconfondibile vocina con la quale
pronuncia la sua frase preferita: «ma cosa mi dici mai?». Questo l’identikit di Topo
Gigio, il personaggio inventato da Maria Perego che da oltre 60 anni vive nell’immaginario
collettivo di bambini e adulti, in Italia e in tanti paesi del mondo. La sua prima
apparizione televisiva è nel 1959 nella trasmissione “Alta Fedeltà” con la voce
di Domenico Modugno, ma la sua voce storica è quella di Peppino Mazzullo (dal
2010 la voce ufficiale è quella di Leo
Valli). Nel 1961 fu il primo pupazzo animato
ad apparire nel “Carosello”, come testimonial di una nota marca di biscotti. Il
1961 è anche l’anno del debutto sul Corriere dei Piccoli e al cinema con il
film Le avventure di Topo Gigio diretto da Federico Caldura, marito di Maria
Perego, che ha contribuito a creare il celebre topo. Negli anni successivi partecipa a moltissime trasmissioni della Rai dove dialoga con i
presentatori: tutti lo ricordano accanto a Mago Zurlì/Cino Tortorella nello “Zecchino
d’Oro”, a Memo Remigi nel programma per bambini L’inquilino del piano di sotto
e con la sua soubrette preferita: Raffaella Carrà, nella “Canzonissima” del
1974, dove sono irresistibili nel duetto “Strapazzami di coccole”, altra sua
frase tormentone.
È stato
ospite 94 volte dell’“Ed Sullivan Show”, il più famoso programma degli Stati
Uniti, in onda dal 1948 sulla CBS per oltre vent’anni. Come lui nessuno mai. I
Beatles, che gli sono secondi, solo 26 volte. Negli Usa diventò uno slogan la
sua dolce richiesta del bacio della buonanotte: «Ed…Edy…Kiss me goo’night!». Un
personaggio ancora talmente famoso negli Usa, che in una delle ultime puntate
dell’altrettanto celebre “David Letterman Show”, chiuso il 20 maggio 2015 dopo
oltre vent’anni sempre sulla CBS, l’attore comico Will Ferrer chiede al conduttore:
“Quando esce Topo Gigio?”. Gag che rievoca un altro addio, appunto
quello di Ed Sullivan, che nel suo show ospitò il pupazzo italiano per quasi
dieci anni. Fino alla sua ultima puntata, nel 1971. Oltre un
milione, e infinite repliche, le sue apparizioni sulle tv di tutto il mondo
fino ad oggi, dove ha conosciuto personaggi straordinari come Louis Armstrong,
Ginger Rogers, John Wayne, Frank Sinatra, Michael Jackson, Diego Armando
Maradona, Dario Fo, Hugo Pratt, Lucio Dalla e tantissimi altri, tutti suoi sinceri
ammiratori. Topo Gigio ha fatto il giro del mondo.
Dall’Europa, al Sud America fino al Giappone, il mondo intero ha fatto la
conoscenza del topolino italiano. In Giappone, paese dove Topo Gigio è
popolarissimo, nel 1967 è stato il protagonista di un lungometraggio di Kon
Ichikawa con la sceneggiatura di Caldura e di una serie tv nel 1988. E dopo il
terremoto e lo tsunami, nel 2011 è stato nominato “Goodwill Ambassador” per la
ricostruzione. Già dal 1997, Topo Gigio e la sua creatrice erano stati nominati
ambasciatori dell’Unicef. Negli anni ’80 e ’90 Topo Gigio è stato ancora
ospite fisso nei programmi di Rai Uno “La Banda dello Zecchino” e “La festa
della mamma”. Con circa 5 milioni di follower su Facebook e più di 248 milioni
di visualizzazioni su YouTube, Topo Gigio è oggi una star anche del web. Per
Halloween nel 2015, la star internazionale Shakira ha postato sulla sua pagina
Facebook una foto dove è ritratta insieme al campione di calcio Gerard Piqué, e
ai due figli, tutti vestiti da Topo Gigio, ottenendo 5,3 milioni di like in
sole 24 ore. Nel 2017, dopo 11 anni
di assenza, è tornato allo “Zecchino
d’Oro” al fianco di Carlo Conti per
festeggiare le 60 edizioni del concorso canoro e della finale. Nel 2020 ha
debuttato su RaiPlay e Rai Yoyo la nuova serie animata che è stata subito
accolta con favore dal pubblico.
«Avverto una forte aspettativa, c’è la consapevolezza che questo sia uno dei programmi informativi più importanti non solo dell’azienda, ma del panorama editoriale italiano. Per fortuna posso contare sul sostegno di una squadra fenomenale» afferma il nuovo conduttore di “Agorà Estate”, da lunedì 3 luglio alle 8 su Rai 3
12 giugno 2023
AGORA’ ESTATE
Pronto
per la partenza?
Mi sto preparando
con la squadra, si studia molto.
La politica e l’attualità di un’estate intensa, che racconto
sarà?
Viviamo uno dei momenti più importanti, secondo me, nella
storia dell’Italia repubblicana. Sono tempi estremamente interessanti, sfide
con cui il Paese si confronta e con uno scenario internazionale che interviene pesantemente
sulla politica nazionale. Pensiamo, per esempio, a ciò che è successo in Russia
con la Brigata Wagner, i fattori internazionali irrompono nella politica
italiana, cambiano gli assetti nazionali e dobbiamo essere pronti a dare risposte
immediate. Da giornalisti abbiamo la possibilità di raccontare la complessità
della realtà, difficile e sfidante allo stesso tempo. Facile da dire, meno da tradurre
e portare tutto questo in uno studio. È la nostra sfida, noi siamo lì per ascoltare,
capire e spiegare.
Partendo
dalla tua storia professionale, come vivi questo debutto in un programma
complesso come “Agorà”?
Da una parte non vedevo l’ora… anche perché non sono stato
sempre completamente fuori da uno studio. In questi anni, a Rainews24 ho
condotto il telegiornale, rassegne stampa, approfondimenti, speciali, è stato
sempre un percorso di gavetta e di crescita. Adesso che ci avviciniamo al
debutto, mi sto rendendo meglio conto e penso “non avrò preso un boccone troppo
grande?”. C’è una grande aspettativa…
In che senso?
Io sono un figlio di “Agorà” fondamentalmente. Ho iniziato a Rai
1, per tanti anni ho lavorato a “Unomattina” dove sono stato vice autore e
successivamente inviato. Con Gerardo Greco sono passato proprio ad “Agorà” e
non ho mai smesso di fare l’inviato. Questa crescita professionale mi ha
portato fino a questo punto. Avverto una forte aspettativa, c’è la
consapevolezza che sia uno dei programmi informativi più importanti non solo
dell’azienda, ma del panorama editoriale italiano. Ho la fortuna di contare sul
sostegno di una squadra fenomenale, di lavorare con un gruppo coeso, insieme da
tanti anni. “Agorà” ha una macchina redazionale, dirigenziale, di produzione e
di studio che è una corazzata.
Cosa ti
ha insegnato l’esperienza di reporter in Ucraina?
La guerra è uno spartiacque della vita, in generale, della
mia in particolare, ma soprattutto della storia del continente europeo degli
ultimi 70 anni. Fare l’inviato mi ha insegnato la differenza tra realtà e
propaganda, disinformazione e fake news. Questo, ovviamente, non vale solo per
la guerra, per cui tutto è mastodontico. Andare sul posto è un privilegio, una
potenza “di fuoco”, non sono tanti gli editori come la Rai che vantano la
presenza nei luoghi cruciali di tantissimi inviati che, per comprendere meglio
la realtà, raccontano i fatti direttamente dove le cose accadono. Un privilegio,
un onere e un onore di cui dobbiamo ricordarci. Io mi sento molto libero nel
mio lavoro.
Pensi che
il pubblico abbia perso l’interesse per la buona informazione?
Lo si diceva anche per la radio che sarebbe scomparsa con le
nuove tecnologie, e invece è esplosa, funziona su tutte le piattaforme digitali
e viene ascoltata prevalentemente dai giovani. C’è stato un contraccolpo, i
social ne sono in parte responsabili, si è però compreso che l’informazione
libera e di qualità, che va pagata perché è costosa da fare, rappresenta uno
dei beni primari fondanti della democrazia. La gente lo ha capito, alle persone
sta diventando molto chiaro, tocca a noi, e al nostro lavoro, far fruttare al
meglio quel valore, quel costo. È una delle grandi sfide su cui ci si gioca la libertà
delle democrazie occidentali, perché se si affida tutto a siti dove le cose si comprano,
dove le informazioni sono veicolate da qualunque partner commerciale – che ha
tutte le motivazioni per farlo – queste sono destinate a scomparire. Forse non
siamo stati abbastanza bravi in passato, noi stessi giornalisti non siamo
riusciti a veicolare l’importanza di comprare i giornali, di sostenere la
televisione pubblica, di investire nell’informazione, presidio della democrazia
e della libertà.
Cosa
possono fare l’informazione, la Rai, per ridurre il gap esistente tra parte
degli italiani e la politica, la cosa pubblica…
Se c’è qualità e la si sostiene, alla fine il lavoro paga e
rimane nel tempo. Bisogna fare questo, sostenere i programmi giornalistici e di
approfondimento di qualità, realizzati secondo i crismi dell’onestà
intellettuale e del racconto della verità. In questo la Rai gioca una partita fondamentale,
con tutte le sue piattaforme e canali, rappresenta, probabilmente, il più
grande editore d’Europa. Dovremmo essere più bravi nel comunicare meglio il
valore del Servizio Pubblico, essere più fieri di quello che facciamo e
rappresentiamo, ovvero uno dei baluardi della libertà.
Qual è
quindi il valore aggiunto di un giornalista del Servizio Pubblico?
Sono quasi diciannove anni che lavoro in Rai, ho iniziato nel
2005 e da allora non ho mai smesso. Sono stato precario fino a tre anni fa, ho
visto emittenti televisive, reti private, quotidiani, mensili, settimanali di
ogni tipo, posso affermare che siamo molto più liberi, perché il nostro editore
è il Parlamento. L’azienda è molto grande, ha tantissima offerta informativa,
non dipende dai grandi gruppi industriali o finanziari. È questo il nostro
valore aggiunto. Il giornalismo radiotelevisivo pubblico è veramente libero,
dobbiamo comunicarlo meglio, far capire all’esterno le nostre grandi
professionalità.
Cosa fai
quando ti accorgi che un intervistato non ti sta dicendo la verità?
Succede molto spesso, chiedere è lecito rispondere cortesia.
Basta lavorare di sottrazione e fare la cronaca. È la cosa più facile,
raccontare i fatti esattamente come sono, senza troppe interpretazioni.
Cosa pretendi
da te stesso, da questa esperienza?
Il massimo, come sempre. Sono una persona molto determinata,
anche abbastanza cocciuta. Vorrei lavorare bene, innovare, partendo però dalla grande
tradizione che contraddistingue “Agorà”. Aspiro a un programma senza
pregiudizi, capace di raccontare la realtà per quello che è, senza filtri
ideologici, cercando di essere estremamente dinamici. Vogliamo costruire un
programma realizzato come un giornale da sfogliare. Il core business, ovviamente,
sarà la politica, con inviati sul territorio per parlare di Ucraina e di Emilia-Romagna.
E poi ci sarà tanto racconto dell’estate, con interviste e la presenza di tanti
volti. Si inizia con la parte delle “hard news”, poi cambiamo passo e
linguaggio, ci rallentiamo un po’ e proviamo ad aprirci di più al pop. Una bella
sfida, insomma. Io sono molto adrenalinico.
Cosa ti
ha insegnato il mestiere del giornalista nella vita?
Intanto mi stupisco del fatto che ci paghino per farlo (ride),
è un privilegio avere la libertà di andare sui posti, vedere cosa succede e
raccontarlo alla gente. Non è poco. È il mestiere che sognavo di fare fin da
piccolo, è una bella responsabilità. Prendo molto seriamente il fatto che hai
un mandato per fare questo lavoro, e devi essere corretto, pulito.
Ti fa paura il dilagare dell’intelligenza artificiale?
Potrebbe minare il mestiere del giornalista?
È qualcosa che voglio capire bene, quindi sono già in ritardo
su questo argomento (ride). Onestamente non lo so. Il mestiere è lo
stesso da sempre, nel tempo sono cambiati gli strumenti. Per fare una diretta
prima dovevi avere il camion, il satellite, la parabola, poi sono arrivati gli
zainetti, macchinosi e faticosi, adesso si ricorre al cellulare per tutto. La
tecnologia ha cambiato i paradigmi, ma non il mestiere. Non sono impaurito,
piuttosto sono spaventato di quello che l’intelligenza artificiale può fare in
altri ambiti, per esempio sull’infrastruttura della Difesa.
La cronaca e l’attualità, le storie di vita e i grandi eventi, l’intrattenimento e lo spettacolo. Dal 3 luglio, alle 17.05 su Rai 1, a tenere compagnia ai telespettatori sono Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini, intervistati dal RadiocorriereTv
Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini,2023
Che estate sarà quella 2023?
NUNZIA: Dal punto di vista personale sarà
un’estate impegnativa, da secchiona quale sono, la mia spiaggia sarà la
redazione (sorride). Sotto l’aspetto professionale sarà una grande
avventura con un compagno di viaggio eccellente, sia come professionista che
come carattere. La mia ambizione è informare e incuriosire le persone che ci
seguiranno, sanare alcune solitudini che ci saranno anche quest’estate.
GIANLUCA: Mi auguro più serena possibile. Sono
alla mia quarta “Estate in diretta” e, visto che le ultime erano state anche un
po’ dominate dal covid, spero che quest’anno si rientri in una totale normalità.
Mi piacerebbe che fosse un’estate un po’ anni Sessanta o Ottanta, con grande
voglia di divertirsi. E poi, vedendo che sarà in diretta, non possiamo fare
troppe previsioni (sorride).
Cosa avete pensato l’uno dell’altra quando vi
siete conosciuti?
GIANLUCA: Un vulcano, troppo forte, esplosiva.
Forse per la prima volta nella coppia di conduzione la parte calma sarò io.
Come si dice a Roma… Nunzia è molto sveglia, pronta, anche per le esperienze
professionali che ha avuto. Penso che ci troveremo bene.
NUNZIA: Una persona semplice, sorridente,
molto disponibile nei miei confronti, sicuro di maneggiare una macchina
complicata, ma che conosce bene da diversi anni.
Quale tipo di contaminazione ci sarà tra voi?
GIANLUCA: Nunzia è una persona molto curiosa e
penso che nelle vicende di nera porterà un approccio meno strettamente
giornalistico e più di curiosità.
NUNZIA: Da quando l’ho conosciuto, Gianluca
per me è “Sempri”. Essendo lui un professionista da Tg, molto istituzionale, il
mio obiettivo sarà un po’ quello di provocarlo, di shakerarlo.
Che linea seguirà la vostra narrazione?
NUNZIA: Racconteremo un’Italia vera, che ha in
pancia tanta bellezza. Una narrazione informativa, sempre di cuore, perché non
potrò astrarmi dal mio coinvolgimento rispetto a storie di violenza che mi
toccano come madre, come moglie, come donna che ha fatto parte delle
istituzioni.
GIANLUCA: Accompagnare le persone nel corso
del pomeriggio, a maggior ragione d’estate, significa tenere compagnia anche a
chi non può lasciare casa per le ragioni più diverse. Arrivi nei salotti degli
spettatori a portare un po’ di frescura, di curiosità, di allegria, di racconto
della cronaca.
Come si devono trattare argomenti sensibili
senza essere morbosi e senza dimenticare l’empatia?
NUNZIA: Si trattano avendo umiltà e rispetto
nei confronti degli altri, cose che sono alla base della mia vita. Alcune
storie possono creare sofferenza in chi le vive e in chi poi le ascolta.
GIANLUCA: La parola giusta è proprio empatia.
In trent’anni di diretta ho raccontato un po’ tutto. Non devi mai eccedere e
serve il giusto grado di racconto. Bisogna essere rigorosi su ciò che devi
raccontare e tralasciare ciò che invece è inutile, perché pura morbosità. Se
sei una persona e non un personaggio la racconti in una maniera, se sei solo un
personaggio, in un’altra.
Che rapporto avete con l’estate e soprattutto
con il caldo?
GIANLUCA: Sembra paradossale, ma potrei stare
tre mesi di fila al mare e sarei contento. Certo, l’estate in città è spesso
tosta, come quando cammini per Roma alle 14 per arrivare in Rai (sorride).
Con la mia famiglia abbiamo preso una casina al mare vicino Roma, così per me
sarà più facile raggiungerli al termine della trasmissione, per cenare insieme,
per giocare a padel con mia moglie.
NUNZIA: Per me l’estate è mare. Amo stare
sulla spiaggia così come immergermi, scoprire i fondali… anche in questo si
manifesta la mia curiosità.
Che cosa porterete di ciò che siete nella vita
reale?
NUNZIA: La verità perché non sono in grado di
mentire, non sono una donna capace di recitare. Anche in un racconto il mio
volto parla più delle mie parole. Sarà sempre la Nunzia vera, senza maschere ed
esitazione. Il pubblico scorge la verità sul volto di chi conduce.
GIANLUCA: Spero tutto e se sarà così avremo
vinto. Più sei naturale e più funzioni.
Quanto spazio ha nella vostra vita la
leggerezza?
GIANLUCA: Il 95 per cento. Amo ridere,
scherzare, giocare. Sono un eterno ragazzino. Ho 53 anni e penso non cambierò
mai.
NUNZIA: Nonostante questo mio essere
secchiona, una che studia e approfondisce, per me gli amici, la famiglia, i
miei genitori, le mie sorelle, mia figlia, sono lo spazio di leggerezza di
cuore che ti regala il sorriso. Dico sempre a mia figlia di sorridere con il
cuore alle persone che incontra, perché questo farà bene anche a lei.
A
proposito di leggerezza, tre domande leggere leggere. Come vi tenete in forma
nel corso dell’estate?
NUNZIA:Con dieci minuti di allenamento a corpo libero tutti i giorni. Mi collego
con il mio personal trainer Raffaele, poi doccia e al lavoro. Questo mi
consente di stare a posto con la coscienza quando sgarro con i miei gelati o
con un bicchiere di vino.
GIANLUCA:
Gioco a padel come un matto. Anzi, mi sto prosciugando troppo…
Quale piatto romano prepareresti per Nunzia?
GIANLUCA: Beh, a Nunzia farei una carbonara
con tanto pepe, da ustionarsi la bocca (ride fragorosamente). Voglio
vedere se effettivamente ha tutto questo pepe in corpo.
Nunzia, un piatto per Gianluca?
NUNZIA: ‘a pizza… cu ‘a pummarola ‘ncoppa (sorride).
Come la
faresti?
NUNZIA:
Capricciosa, è ovvio. Non sono una grande cuoca ma un’esecutrice materiale
delle ricette di mio padre, che cucina benissimo. Seguo alla lettera, e mi
riesce. Se posso evitare di cucinare, lo evito con piacere.
Canzone estiva che dedichi a Gianluca…
GIANLUCA: “Una rotonda sul mare”, che in
questo caso è il nostro studio, che è rotondo.
NUNZIA: “Tu vuo’ fa’ l’americano, ‘mericano,
mericano, ,a si’ nato in Italy, sient’ a mme, nun ce sta niente ‘a fa ok,
napulitan, tu vuo’ fa’ l’american”.
“Non mi spaventa tanto amare” è il singolo di Gianmarco Carroccia, già in rotazione nelle radio e inserito nella track list del suo primo album di inediti che uscirà il prossimo inverno. Reduce dalla presenza fissa a “I Migliori Anni”, condotto da Carlo Conti su Rai 1, e da “Musicultura”, condotto da Flavio Insinna su Rai 2 e Rai Radio 1, è pronto per il tour estivo nelle arene e piazze più importanti d’Italia
Dopo tanto successo con
il progetto “Emozioni”, sta lavorando al suo primo album. Quando uscirà?
Tra la fine del 2023 e gli inizi del 2024.
“Non mi spaventa tanto
amare” è il suo singolo. Un invito a non nascondere i propri sentimenti?
Lancia questo messaggio. Esternare i propri sentimenti,
quello che abbiamo dentro, è sempre una cosa positiva, a maggior ragione in
questo periodo storico particolarmente triste che stiamo vivendo, dove c’è
spesso la titubanza di mettersi in gioco. Si tratta di una canzone alla quale
sono particolarmente legato, che è nata in poco meno di mezz’ora, sia nel testo
che nella melodia. Solitamente quando
nascono istintive e di getto come questa, le canzoni risultano molto efficaci.
Quando l’ha scritta e
cosa l’ha ispirata?
L’ho scritta qualche anno fa ed è nato prima il testo mentre
ero in viaggio. Anche il modo di registrarla è stato tradizionale. Ci siamo
ritrovati in studio io e quattro musicisti e ognuno ha messo idee e sound, fino
all’ottenimento del prodotto finale. Credo che la musica vada creata insieme e
condivisa. Oggi è invece qualcosa che avviene raramente, perché gli strumenti
elettronici hanno sostituito i musicisti. La canzone è stata pubblicata nel
maggio scorso, anche se era in programma di far uscire un pezzo più estivo
scritto con Mogol. Ma Carlo Conti, che l’ha ascoltata, mi ha suggerito di far
uscire questa canzone e di continuare il filone cantautorale, anche se è in
controtendenza rispetto a quello che ascoltiamo di solito.
Com’è arrivato il
desiderio di produrre canzoni sue?
Un bisogno, perché il progetto “Emozioni” che mi ha dato
tanto, mi ha permesso di coltivare e far crescere un pubblico sempre più grande
che mi chiedeva di far uscire anche qualcosa di nuovo, qualcosa che mi
rappresentasse totalmente.
Il suo amore per Lucio
Battisti, nato fin da giovanissimo, lo ha coltivato anche durante i suoi studi.
E proprio con Mogol da anni ha portato avanti il progetto “Emozioni”. E’ sempre
attivo o sta iniziando un nuovo percorso?
Il progetto va avanti e facciamo tanti spettacoli insieme.
Però, allo stesso tempo, nell’ultimo anno ho iniziato a fare vari concerti
anche senza Mogol e la risposta è stata molto positiva. Tanti sold out anche
senza di lui. Colgo l’occasione dei concerti per iniziare a proporre anche le
mie canzoni che vengono accolte con entusiasmo e questo mi rende felice.
Ma la sinergia con
Mogol com’è nata?
Qualcosa successo anni fa. Io lo invitai a venire ad un mio
concerto a Sperlonga dove c’erano circa quattromila persone che cantavano
insieme a noi in un coinvolgimento totale. Da quel momento abbiamo deciso di
iniziare un percorso insieme partendo dall’Auditorium Parco della Musica che ci
ha aperto la strada verso i palcoscenici più belli d’Italia. Tutto è nato
gradualmente e casualmente grazie a tante persone che ci hanno seguito sempre
più numerose.
Ospite fisso nella
trasmissione “I migliori anni” su Rai 1 con Carlo Conti. Ci sono altri
progetti televisivi o radiofonici in lavorazione o che le piacerebbe realizzare?
L’obiettivo più stimolante che spero di raggiungere, è quello
di partecipare al Festival di Sanremo per percorrere quel gradino in più che mi
porterebbe sicuramente tantissima visibilità. Sarebbe lo step decisivo dopo tante
belle cose fatte, come questa ospitata da Carlo Conti e come il concerto di
Natale presso la Camera dei Deputati, quando per la prima volta è stata portata
la musica pop in un luogo istituzionale. Una bellissima soddisfazione.
La musica cantautorale
com’è collocata nella scena musicale del nostro Paese?
Attualmente quasi tutte le radio trasmettono un genere
musicale rivolto soprattutto ai giovanissimi. Quindi la musica cantautorale si
sente sempre meno, anche se ci sono tantissimi artisti davvero bravi. C’è però
poco spazio per loro.
Oggi la musica resta
per pochissimo tempo. Poi ci sono successi, come quelli di Battisti e Mogol,
che restano per decenni. Cosa non funziona più nella musica?
Credo sia cambiato il modo di fare discografia e musica. Una
volta c’erano orchestre anche di sessanta persone, c’era un lavoro di condivisione
e si cresceva insieme. Oggi è tutto molto più individuale, le etichette discografiche
vogliono il successo subito con un pezzo bomba e che però magari non dura nel
tempo. L’artista, fino a qualche anno, fa veniva coltivato in maniera diversa.
Prossimi appuntamenti
per l’estate 2023?
Il calendario è molto ricco in tutta Italia e vi aspettiamo
nei posti più belli con il nostro spettacolo.
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