Vogliono tutte ballare con me

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FABRIZIO BIGGIO

Mercoledì 22 febbraio 2023. È da poco passato mezzogiorno quando raggiungiamo al telefono il compagno d’avventura di Fiorello a “Viva Rai 2!”, programma rivelazione della stagione Tv. La sua voce è squillante, il tono è accogliente, nonostante la sua giornata sia iniziata molte, ma molte, ore prima

ROMA 7 DICEMBRE 2022 PUNTATA DI “VIVA RAI2” IN ONDA DAL LUNEDI AL VENERDI ALLE ORE 07 00 SU RAIDUE. NELLA FOTO FABRIZIO BIGGIO – ROSARIO FIORELLO

Ciao Fabrizio, come stai?

Bene, un po’ assonnato, ma appena riattacco con te vado a letto (sorride).

“Viva Rai 2!”, da una scommessa a un successo… come stai vivendo questo momento della tua carriera?

Mi diverto e questa è una cosa preziosa. Quando puoi fare il tuo lavoro divertendoti è un privilegio. Non è cosa scontata. A “Viva Rai 2!” si è creato un clima di amicizia, di amici al bar, perché tutto è nato al bar. Si ride in trasmissione, ma questo è soltanto la punta dell’iceberg, perché continuiamo a divertirci e a scherzare per tutta la mattinata mentre cerchiamo le idee per il giorno dopo. C’è davvero un bel clima. Certo, se non fosse alle cinque del mattino sarebbe tutto perfetto… (sorride).

Che cosa stai scoprendo delle prime ore dell’alba, anzi della fine della notte, che prima non sapevi?

Esco sempre alle 5.25 in punto dal residence in cui vivo a Roma e a quell’ora c’è pochissima gente in giro. E così incontro sempre le stesse persone, chi attraversa la strada sempre al solito incrocio, la stessa ragazza che fa jogging, il furgone del pane di fronte alla panetteria parcheggiato allo stesso modo. Sembra il giorno della marmotta che si ripete sempre identico. Quando le persone in giro sono poche, le loro abitudini si notano facilmente. E poi è bello che alle 8 del mattino abbiamo già fatto la performance e abbiamo tutto il giorno davanti.

Le persone vi amano così tanto da sopportare di essere svegliate presto… una bella dimostrazione d’affetto…

C’è tanta gente che ha cambiato le proprie abitudini per vederci, che mette la sveglia alle 7.15 per stare con noi. Questo ci fa un piacere enorme, oltre ai tanti che vengono in via Asiago tutte le mattine e ci riempiono il cuore. Pensa se arrivassimo un giorno e trovassimo la strada vuota. Voglio dire grazie a tutti quelli che passano a trovarci, ci danno un sacco di energia.

Quando hai capito che la formula “2 + allegra brigata” sarebbe stata quella giusta per uno show del mattino?

Già dal bar di Roma dove cominciammo a novembre con “Aspettando Viva Rai 2!” su RaiPlay. Non c’è un momento esatto, è stato tutto molto graduale. Rosario crea un clima molto bello in cui sono tutti felici di essere lì, a partire da chi viene a pulire il glass box alle 5 del mattino con il sorriso. Siamo come una grande famiglia, felici di essere dentro questa grande avventura.

Come questo show ha cambiato la tua vita?

La mia vita è cambiata perché sono un dormiglione, posso svegliarmi a mezzogiorno senza nessun senso di colpa. Non mi sembra di sprecare la vita quando dormo. Inoltre, mi sono trasferito a Roma, quindi la famiglia, i bambini, li vedo meno. Però è bello mancarsi e nel week-end, quando ci ritroviamo, apprezziamo di più lo stare insieme. Ci sono tante belle cose che sono venute fuori da  questo programma.

Ricordi il tuo primo incontro con Rosario?

Tre anni fa ero andato a trovare l’amica Andrea Delogu in via Asiago mentre lui stava facendo “Viva RaiPlay!” nel glass. Andrea, amica comune, ci presenta e si comincia a parlare. A un certo punto Fiore mi chiede di seguirlo nel glass e mi fa sedere accanto a sé. Ci conoscevamo da appena tre minuti ed eravamo in onda insieme. Ci siamo divertiti e così mi ha chiesto di fare con lui anche le altre puntate. Lo scorso anno, con “Viva Rai 2!”, mi ha richiamato.

Cosa ti ha insegnato Fiore?

Tante cose. È un po’ come giocare a calcio. Tu sei un buon calciatore, poi capiti in squadra con Maradona. Lo vedi giocare e dici… ma come fa! Un po’ di cose le osservi e basta, e niente, le può fare solo lui. Io rubo, rubo, vedo il ritmo che Rosario riesce a dare, i suoi tempi, il mestiere, la preparazione. Ho imparato che per questo mestiere bisogna sempre prepararsi, perché è un mestiere e bisogna onorarlo. Si va in onda essendo preparati, poi, sulla preparazione, nascono l’improvvisazione e il cazzeggio. Si prova, si pensa, si studia, quando si è in diretta c’è il risultato di tutto quell’impegno. La cosa bella è che in Tv passa la leggerezza, come se fosse tutto semplice. Come quando vedi giocare Maradona o Roberto Baggio (sorride).

Niente male il tutù o la tutina da ballo, come sei arrivato a osare così tanto?

È colpa sua (Fiorello). Un giorno ha detto di volermi vedere ballare nudo in strada con zero gradi, questo per la goliardia che c’è tra di noi. E così, ospite di una puntata Elena D’Amario, mi sono cimentato con lei. Ha funzionato, era divertente e da lì è nata la gag che tutte le grandi ballerine vogliono danzare con me.

Nessun precedente di Biggio-ballerino?

Le volte che ho ballato in vita mia le puoi contare a “Viva Rai 2!”, perché sono solo quelle (sorride).

Tu di “Viva Rai 2!” sei anche autore, quanto ci potrete ancora stupire?

Ci chiediamo ogni giorno, con tante puntate ancora da fare, come potremo mantenere l’asticella così alta. E poi ci sono gli ospiti, le ricorrenze. Chiacchierando, le cose vengono fuori.  Anche noi ci stupiamo. Finché dura siamo contenti.

Dall’altro lato del tavolo (e di Fiorello), c’è il buon Mauro Casciari…

Mauro è una persona stupenda, meravigliosa. Fa parte del buon umore, tante trovate sono le sue. Magari in onda è più silenzioso, ma è indispensabile.

Alle vostre spalle si anima all’improvviso Ruggero… cosa provi di fronte alla sua energia?

Gli chiedo spesso come faccia. Nelle puntate notturne di “Viva Rai 2… Viva Sanremo!” eravamo tutti distrutti. Quando Rosario andava in onda nei collegamenti con il Festival e faceva quello stanco, era una gag fino a un certo punto, lui era veramente distrutto. L’unico sveglio, con gli occhi aperti e pimpante, era Ruggero. A 83 anni è rinato, va in onda, firma gli autografi, fa le foto. Ha un’energia invidiabile.

Andare a ruota libera, quali rischi si corrono?

Con Rosario nessuno. Ti tiene sotto la sua ala protettrice, finché c’è la sua intelligenza nel fare le cose, che è il suo marchio, sei tranquillo. Se io o Casciari dovessimo dire una cosa sbagliata, lui rimedierebbe in qualche modo.

Nel tuo cassetto dei sogni che cosa c’è dentro?

Un mio film, che è già scritto e che mi piacerebbe riuscire a realizzare. Chissà, intanto sta nel cassetto.

Fabrizio Biggio è un uomo felice?

Madonna! Felice perché la vita è difficile, faticosa però sorprendente. Lasciarsi sorprendere è forse un po’ il segreto per essere felici.

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Mare fuori mi ha cambiato la vita

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ARTEM

«Io e Pino? Come gemelli siamesi. Ma lui ha avuto maestri sbagliati». L’attore parla del suo personaggio e del successo ottenuto nella serie di Rai 2

Come ha vissuto il ritorno a “Mare Fuori”?

Con grande entusiasmo e spensieratezza, sapendo che “Mare Fuori” avrebbe “spaccato” (sorride). I risultati delle prime due stagioni facevano prevedere un buon successo della terza.

Come questa esperienza ha cambiato la sua vita?

L’ha cambiata in modo positivo. Lavorare significa imparare, confrontarsi con gli altri. Significa formarsi da un punto di vista artistico, personale e spirituale. La vita è magnifica e bisogna crescere, avendo sempre gratitudine nei confronti di ciò che ci viene dato, delle possibilità che ci vengono offerte. Sono grato a Dio, ai produttori, alle persone con cui collaboro.

Pensi ad Artem prima di “Mare fuori”, che ragazzo ricorda?

Un ragazzo che aveva fame, che voleva lottare in qualsiasi modo pur di raggiungere il suo sogno.

Com’è cambiato nel tempo il rapporto con Pino, il suo personaggio?

Oggi lo vedo molto più maturo, più a suo agio nell’amore, nelle amicizie. Pino è più sereno, e questo mi fa piacere, da un certo punto di vista stiamo crescendo insieme. Certo, lui non ha avuto una guida, non ha saputo convogliare nel modo giusto le proprie energie e si è fatto trascinare dal contesto in cui è vissuto, ha avuto maestri sbagliati.

Si dice che un attore non debba mai giudicare il proprio personaggio, ma che debba viverlo e basta. Lei a Pino è arrivato a volere bene?

Lo adoro. Ormai fa parte di me e io faccio parte di lui. Siamo due gemelli siamesi.

Che cos’è Napoli per lei?

La mia casa, il mio tempio, è il luogo in cui sono diventato uomo. Vorrei che ci fossero meno pregiudizi nei suoi confronti e al tempo stesso che potesse offrire maggiori opportunità. Napoli ha grandi potenzialità ed è anche una città ricca di talenti.

Quando nasce la sua passione per la recitazione?

Dopo l’uscita della prima stagione di “Mare Fuori”, lì è accaduto qualcosa, un boom interiore che mi ha fatto capire che la strada era quella giusta. Tutto è nato per caso, per gioco, per speranza. Lavoravo in un autolavaggio e cercavo di mettere da parte i soldi per realizzare quello che era il mio sogno all’epoca, diventare pugile, campione del mondo. Oggi sono contento e grato per avere scoperto la recitazione.

Pronto a mettersi alla prova anche con altri personaggi?

Quando metti disciplina e amore in ciò che fai, tutta la tua anima, puoi interpretare personaggi diversi. L’attore è come il musicista, che con sette note può creare tantissime composizioni. Bisogna credere nella propria evoluzione, nelle proprie capacità.

Cosa la rende felice?

La vita.

Cosa si dice in famiglia di questa sua affermazione?

Gli occhi di mia madre parlano da soli, vederla orgogliosa di me è la felicità più grande. Sono sempre stato concentrato sui miei obiettivi, sono felice che arrivino i frutti.

Come vede il suo futuro?

Non temo il futuro perché sto costruendo bene il mio presente. Non ho paura nemmeno di smettere di lavorare, di un eventuale declino, di cadere, anche perché vengo già dal basso. Al tempo stesso guardo la vita con ottimismo.

Nel cassetto dei sogni?

C’è l’Oscar. Per dimostrare che anche se vieni dal basso, ma hai la testa sulle spalle e tanta volontà, puoi arrivare al riconoscimento più grande.

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All’ombra della montagna

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FIORI SOPRA L’INFERNO

Gianluca Gobbi e Giuseppe Spata sono i protagonisti del thriller psicologico con Elena Sofia Ricci, in onda il lunedì su Rai 1 e in streaming su RaiPlay

24 gennaio 2023 FIORI SOPRA L’INFERNO : Rai1 con Giuseppe Spata, Elena Sofia Ricci, Gianluca Gobbi

GIANLUCA GOBBI

Tutto nasce da un caso letterario…

Il romanzo di Ilaria Tuti ha davvero conquistato tutti, non so quante traduzioni ha concretizzato in Europa. Sull’onda di questo successo, speriamo di replicare anche noi con la serie.

Qual è il suo ruolo in “Fiori sopra l’inferno”?

Sono l’Ispettore Capo Giuseppe Parisi, l’ombra di Teresa Battaglia in questo crime-thriller molto “freddo”. Mi piace definire questa storia come un quadro di Hopper, c’è sempre un lume di candela all’interno di un enorme buio. Tutto si svolge a Travernì, immaginario paesino tra Italia e Austria, la cui tranquillità viene sconvolta da un serial killer. Parisi segue passo dopo passo le indagini con Teresa, una donna alla quale vuole molto bene e che sente di dover proteggere.

Quali sono i punti di forza di questo thriller psicologico?

Probabilmente la società oggi ha bisogno di questo tipo di storie, un thriller “accogliente”, qualcosa di molto teatrale che tiene sempre qualcosa di caldo in mezzo al buio, alle ombre e al freddo della neve. È lì che troviamo una speranza, la solita e vecchia luce.

TITOLO:

GIUSEPPE SPATA

TESTO:

Come entra il romanzo di Ilaria Tuti nella storia?

Questo libro è stato un punto di riferimento assoluto fin dalla preparazione, si passava dalla sceneggiatura al romanzo per catturare quante più suggestioni possibili. È grazie alla penna strepitosa della Tuti che tutto questo progetto è nato, le sue montagne, il suo immaginario, i suoi personaggi… Un testo che andava assolutamente rispettato.

Chi è Massimo Marini?

Un giovane ispettore che viene assegnato alla sezione omicidi di Travernì sotto il comando di Teresa Battaglia. In questi luoghi si ritrova a cominciare da zero la sua vita, deve tagliare i ponti con il proprio passato e ripartire dal proprio mestiere, che è l’unica cosa in cui crede fermamente. Il suo è un cammino verso la ricerca della felicità. È un personaggio molto fragile e, allo stesso tempo, coraggioso.

Sulle montagne di questo paese immaginario l’incontro con Teresa Battaglia…

All’inizio è stato piuttosto difficile, condizionato dal retaggio un po’ provinciale di Marini. È un giovane che vuole immediatamente dimostrare di saper fare bene il proprio mestiere ma, grazie a Teresa, scopre l’enorme differenza tra la teoria e la pratica nella gestione delle indagini. Impara, dunque, a stimare questa donna prima professionalmente e, verso la fine, anche umanamente.

Quale rapporto sì instaurato con i suoi colleghi di set?

Molto bello, un bel viaggio con tutti. Elena Sofia Ricci, poi, mi ha restituito con estrema semplicità e generosità la sua esperienza enorme, tra teatro, tv e cinema, lavorare con lei è stato un privilegio, un motivo di crescita.

Cosa colpisce di questo racconto?

È imprevedibile, avvincente, insolito. Un racconto dai toni molto scuri, con la montagna che incombe con il suo fascino già nel romanzo, un luogo che cela un “inferno” sotto, restituisce dei cadaveri, nasconde killer, ma lo fa in uno scenario meraviglioso. i cosiddetti “fiori sopra l’inferno”. 

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Sanremo, la luce più forte

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#SANREMO2023

Il RadiocorriereTv incontra Amadeus, direttore artistico del 73° Festival della Canzone Italiana: «Orgoglioso dei miei giovani, fanno bene alla musica»

SANREMO 11 FEBBRAIO 2023 SERATA FINALE DEL 73 FESTIVAL DELLA CANZONE ITALANA DI SANREMO. NELLA FOTO AMADEUS GRUPPO MUSICALE ANTYTILA

È calato il sipario su Sanremo 2023, cosa rimane nel suo cuore?

È un cuore affollato di gioia, di sentimenti, di canzoni, di emozioni. Cinque giorni che mi sono sembrati quasi il triplo, talmente tante sono state le cose accadute in così poco tempo, che normalmente accadono in un anno intero (sorride).

Ventotto canzoni che raccontano quello che siamo, la nostra società. Soddisfatto, a Festival concluso, della sua scelta musicale?

Assolutamente soddisfatto, felice. Sono ventotto canzoni che rispecchiano intanto la storia, l’umore, quello che volevano portare in gara i cantanti. Poi, chiaramente, rispecchiano il sentimento di molte persone, di molti giovani.

È alla quarta conduzione, come è cambiato il suo modo di vivere e sentire Sanremo?

L’emozione è la stessa. Dal primo al quarto festival il mio atteggiamento non è mai cambiato, mai mi sono sentito più tranquillo o sicuro. Diciamo che, ovviamente, conosco di più la macchina. L’esperienza ti aiuta a conoscere meglio tutto il mondo Sanremo anche se, per assurdo, rispetto al primo anno oggi ci lavoro di più perché con il tempo bisogna affinare la perfezione.

Come è cambiata la musica nel nostro Paese?

È cambiata totalmente. Ma la cosa bella è che c’è una presenza di giovani notevole, con musica attualissima, internazionale, mantenendo però lo stile della musica più tradizionale. Al tempo stesso i nomi più tradizionali, anche musicalmente, si stanno adeguando a un suono attuale. I giovani fanno bene a tutti.

Soddisfatto dei sei giovani che ha portato sul palco dell’Ariston?

Sono orgoglioso di loro.

Ci regala una frase con la quale ama descrivere il Festival?

Sanremo è la luce più forte che illumina lo spettacolo, la musica, l’arte, i sentimenti e la libertà di espressione. Tutto questo è Sanremo e tutto questo non può più tornare indietro.

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Un bellissimo viaggio di otto mesi

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EMMA VALENTI

Dopo essere approdata nel cast di “Don Matteo”, l’attrice è entrata a far parte di quello di “Che Dio ci aiuti 7”, la seguitissima serie di Rai1. Ruoli che la stanno facendo apprezzare e conoscere. Il suo personaggio è Ludovica Perini, una ragazza che fugge dalla famiglia e che, inizialmente, si presenta con freddezza. Con il tempo riuscirà a farsi amare nella serie e dal pubblico.

Ha già interpretato ruoli di spessore in serie tv amate dal pubblico. Com’è stato recitare in “Che Dio ci aiuti”?

La mia prima esperienza è stata “Don Matteo”, sempre con la famiglia Lux, dove sono entrata come in una macchina già avviata. Poi è arrivato il ruolo in “Che Dio ci aiuti”, dove mi sono sentita accolta come in una famiglia.

Data anche la sua giovane età, possiamo dire che “Don Matteo” è stata un’ottima palestra?

La mia prima cosa importante. Non pensavo di essere pronta per affrontare un personaggio nella serie dato che in quel momento mi trovato in un percorso formativo. Sono tornata a casa, dopo averlo girato, con un bagaglio gigante. Devo tanto a tutti.

Che personaggio è oggi Ludovica Perini?

Ha iniziato il suo percorso nella serie con un fare antipatico. Però gli stessi spettatori si sono resi conto subito che in lei c’era qualcosa che la rendeva così fredda. Senza spoilerare nulla, posso però dire che la madre di Ludovica, che è anche la sua eroina, è in carcere per frode. Un punto di riferimento per lei che viene a mancare improvvisamente. Ecco perché è introversa e non vuole legare con nessuno. Fa praticantato in uno studio legale solo per cercare di tirare fuori dal carcere sua madre. Inizierà ad avere una storia, a provare affetto anche per le altre ragazze del convento, cambierà atteggiamento. Il pubblico amerà questo personaggio.

Come si è sentita in questo particolare ruolo?

Mi sono divertita ad interpretare l’antipatica che ha battute taglienti nei confronti di Azzurra.

Nella fiction sono presenti attrici di grande talento e molto apprezzate come Elena Sofia Ricci e Francesca Chillemi. Che rapporto avete creato?

Ho avuto la sfortuna di non lavorare tanto con Elena Sofia Ricci che ha girato con me poche scene. Non ho potuto trascorrere con lei molto tempo, ma ho constatato che è veramente come ognuno di noi se la immagina. Super ospitale, con me e con tutti. Nella prima scena insieme, abbiamo parlato e condiviso una passione comune, la danza. Ha iniziato a parlarmi di ballerine e ci siamo subito trovate. Il rapporto con Francesca è stato graduale. Ci siamo prima studiate e poi è nato qualcosa, come nei nostri personaggi, come tra Ludovica e Azzurra. Adesso è vero affetto, io le voglio molto bene.

La danza diceva, è la sua passione…

Mi ha accompagnato sin da quando ero piccolina, quando praticavo danza classica. Ho dovuto smettere per un incidente, ma adesso che mi sono rimessa in sesto e ho terminato anche gli studi al Centro Sperimentale, voglio iniziare di nuovo a ballare. Fa parte di me e mi manca tanto. E’ una disciplina che, secondo me, anche gli attori dovrebbero praticare per percepire il proprio corpo e i propri istinti. E’ fondamentale secondo me fare un percorso del genere.

Cosa c’è di Ludovica, il personaggio che interpreta, che le appartiene?

La sua sensibilità. Più avanti si scoprirà che ha un cuore grande e poi mi ritrovo anche nel valore che dà all’amicizia, alla famiglia e all’amore. Credo che molte ragazze potranno rispecchiarsi in questo personaggio. A me è successo. L’importante è che venga compreso.

Attiva sui social, condivide spesso anche immagini dal set. Come definisce questi momenti?

Un viaggio bellissimo di otto mesi. Abbiamo vissuto tanto, tutti insieme, abbiamo fatto tanti backstage, quindi perché non condividere anche questo. Il dietro le quinte è sempre affascinante.

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Sempre noi stessi

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RICCHI E POVERI

Con le loro hit fanno e hanno fatto cantare e ballare centinaia di milioni di persone. Ora sono tra i giudici di “The Voice Senior”. Il RadiocorriereTv li ha intervistati

THE VOICE SENIOR

Come state vivendo il ruolo da coach a “The Voice Senior”?

Angela: Stiamo vivendo un’esperienza meravigliosa perché ci divertiamo, spesso dimentichiamo anche il ruolo che abbiamo talmente stiamo bene con gli altri coach. Profonde e belle anche le storie dei protagonisti.

Angelo: Quando ci giriamo verso il pubblico, in attesa di ascoltare le canzoni, facciamo due chiacchere con gli altri coach e ci sembra di stare nel salotto di casa con gli amici.

Cosa vi aspettate da questa nuova avventura?

Angela: Non abbiamo aspettative, noi facciamo le cose che ci piacciono e ci divertono. Naturalmente abbiamo progetti di lavoro e ci fa sempre piacere fare cose nuove. Nonostante abbiamo tanti anni di esperienza e gavetta, c’è sempre da imparare dagli altri.

Angelo: Impariamo anche da noi stessi, perché ci si mette sempre alla prova.

Quale tipo di voce vi emoziona di più?

Angelo: Mi emoziona tanto Mengoni, penso sia molto bravo, così come Giorgia.

Angela: A me piacciono quelli che si emozionano mentre cantano, perché mettono anima e cuore. Si può fare un’esecuzione perfetta, ma senza cuore non arriva al pubblico.

Siete sempre d’accordo tra voi sulle scelte e sulle voci?

Angelo: No.

Angela: No, a volte ci diamo anche le gomitate ma non si vede. Poi ci guardiamo e ci ritroviamo sempre. Alla fine arriviamo alle stesse conclusioni. Siamo così anche nella vita, esattamente come a “The Voice”.

Che sensazione avete provato nel guardare prima la trasmissione dal televisore per poi viverla sulle famose poltrone girevoli?

Angelo: Per me è stato molto diverso, da spettatore esterno noti altre sfumature.

Angela: Sono due cose differenti, in studio vivi la magia del momento, sei coinvolto.

Come è il rapporto con gli altri coach?

Angelo e Angela: Siamo affiatati, stiamo benissimo insieme. C’è affetto e stima.

Nonostante abbiate scalato le classifiche italiane e internazionali, vi presentate sempre con la stessa semplicità e ironia. È anche questo il segreto del vostro successo?

Angela: Penso di si, per noi è come se fosse sempre la prima volta. Il pubblico ci dispensa tanto affetto perché coglie l’autenticità della nostra emozione.

Angelo: Il pubblico percepisce la nostra complicità. Non recitiamo: sul palco siamo noi stessi.

Quanto contano le storie dei senior, la parte emotiva del programma…

Angela: Al 50 per cento, quando i cantanti hanno storie particolari e forti scatta l’empatia.

Angelo: Se conoscessimo le storie personali prima dell’esecuzione forse daremmo giudizi diversi ma noi giudichiamo la voce, la performance ed è giusto che sia così.

Ci raccontate il giorno più bello della vostra carriera?

Angela: Quando ci siamo conosciuti. Angelo ancora non cantava, quando abbiamo sentito la sua voce bellissima e lui ha deciso di cantare con me ero felicissima, anche perché eravamo ragazzini. Poi sono arrivati Franco e Marina e si è formato il gruppo, il prosieguo lo conoscete tutti.  

Angelo: Io da ragazzino ero molto più timido, è stata Angela ad incoraggiarmi con la sua verve.

Quali sono i vostri prossimi progetti musicali?

Angela: Subito dopo “The Voice” abbiamo il tour in Australia e poi ci aspetta la sala d’incisione con nuovi progetti.

Angelo: Per noi è come il primo giorno, ci entusiasmiamo sempre per i progetti da realizzare.

“The Voice Senior” è un altro appassionante viaggio nella vostra incredibile carriera. C’è qualcosa che non avete ancora fatto?

Angela: Un film o un musical, una fiction, per il resto abbiamo fatto tutto.

Angelo: Nella nostra carriera abbiamo sperimentato anche il teatro con mostri sacri come Walter Chiari, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Angela: Queste esperienze ci sono rimaste nel cuore. Il teatro ti rimane addosso, e poi chissà…

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La notte di Napoli, la voglia di ripartire

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RESTA CON ME

In onda la domenica su Rai 1 la serie di Rai Fiction – Palomar tratta da un’idea di Maurizio De Giovanni e diretta da Monica Vullo. Ottimo riscontro di pubblico per la prima puntata, seguita da…. spettatori per uno share di…

Set della serie TV “L’ultimo spettacolo!” di Monica Vullo. Nella foto Francesco Arca, Mario Di Leva e Alex Vandamme. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d’autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito. Set of TV series “L’ultimo spettacolo!” by Monica Vullo. in the picture Francesco Arca, Mario Di Leva and Alex Vandamme. Photo by Gianni Fiorito This photograph is for editorial use only, the copyright is of the film company and the photographer assigned by the film production company and can only be reproduced by publications in conjunction with the promotion of the film. The mention of the author-photographer is mandatory: Gianni Fiorito.

È una Napoli notturna e diversa quella narrata da “Resta con me”, la serie con Francesco Arca e Laura Adriani diretta da Monica Vullo in onda la domenica in prima serata su Rai 1. “‘Resta con me’ è stato un viaggio lungo ed emozionante, una sfida che mi ha permesso di spaziare nei toni e nei generi – afferma la regista – la storia, infatti, contiene in sé molti sapori: quello che all’apparenza è un poliziesco procedural classico, man mano acquista mille sfumature e lambisce generi diversi, dal family alla commedia, passando per il racconto sociale”. Un arco di racconto lungo, che segue i protagonisti nel corso di un’indagine ma soprattutto li accompagna nella loro ricerca della verità di sentimenti fondanti come l’amore, l’amicizia, la famiglia e la solidarietà. “I protagonisti della serie formano un coro mosso da un forte senso del dovere – prosegue Monica Vullo – impaurito dalla sofferenza, bisognoso di amore, che mi ha dato l’occasione di raccontare stati d’animo, atti di vero e proprio eroismo e la necessità di ricostruire sé stessi e una propria famiglia, fino a comporre un racconto sfaccettato, divertente e mai scontato. Dal punto di vista registico, poi, tornare a Napoli e raccontarla prevalentemente di notte è stata un’altra importante sfida”. La serie, coproduzione Rai Fiction e Palomar, è tratta da un’idea di Maurizio De Giovanni, e vede nel cast anche Antonio Milo, Arturo Muselli, Chiara Celotto, Mario Di Leva e Maria Pia Calzone. “Una serie caratterizzata da una ibridazione di generi, una storia che parte da un uomo, un poliziotto che fa un errore che fa “saltare” in aria due famiglie e dovrà affrontare una rincorsa continua per riannodare i fili di un amore distrutto”, dice Francesco Nardella, vice direttore di Rai Fiction.  A fargli eco è il produttore Carlo Degli Esposti (Palomar): “Ne vado fiero! Scrittura, regia, ma anche recitazione e interpretazione impeccabili. Un gruppo irripetibile con racconto avvincente”.

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Per Naditza è stato amore a prima vista

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VALENTINA ROMANI

L’attrice è tra i protagonisti della serie in onda il mercoledì in prima serata su Rai 2 e disponibile su RaiPlay: «La speranza va nutrita perché spesso ci aiuta a spingerci oltre i nostri limiti»

La prima volta a tu per tu con le storie di “Mare Fuori”… cosa ha provato nel leggere la sceneggiatura?

Ho capito subito di avere fra le mani una grande responsabilità. La serie fa da lente d’ingrandimento a una realtà troppo spesso dimenticata; quella delle carceri intesi come luoghi di reinserimento nella società. Di Naditza mi sono innamorata fin da subito, è una giovane donna grintosa e coraggiosa, molto in ascolto con se stessa. 

Qual è l’insegnamento di Naditza?

Naditza insegna l’amore incondizionato, l’amore senza misure. Insegna che per sentirci veramente liberi l’unica chiave è ascoltare ciò che abbiamo dentro e da questo farci guidare. Assecondare le nostre emozioni senza temere di sbagliarci. 


Com’è cambiato questo personaggio nell’arco narrativo delle tre stagioni?
Se prima poteva permettersi di non pensare troppo a cosa fosse giusto e/o sbagliato, adesso sa che le scelte che si fanno hanno un peso e ovviamente delle conseguenze. Questo inevitabilmente la porta a crescere moltissimo.

L’anteprima degli episodi su RaiPlay della serie ha registrato numeri impressionanti. Provi a spiegare l’amore che lega il pubblico a questo progetto…
Credo che la grande fortuna di “Mare Fuori” risieda nel fatto che è una serie che abbracciando più generi, abbraccia tanto pubblico. In “Mare Fuori” ci sono la storia d’amore, l’action, il thriller. E in più è una serie che a suo modo racconta l’adolescenza, la fase più delicata della vita, che per qualcuno può essere nostalgica, per altri il presente e quindi forse, aiuta a sentirsi meno soli. 

Partendo dalla storia personale di Naditza, il suo “esempio” come può indurre gli spettatori più giovani a una riflessione più profonda?

Nad è l’unica detenuta che sceglie di ritrovarsi in carcere pur di evadere dalla condizione troppo dolorosa che ha in casa. Per lei l’IPM è un luogo sicuro, dove i mostri del suo vivere non sono ammessi. L’esempio, forse, risiede proprio nella sua capacità di riconoscere ciò che è giusto per lei, stando molto in ascolto con se stessa. Credo che la connessione con noi stessi sia un esercizio difficile ma necessario e Nad in questo è una brava maestra. 

Esiste un prima e dopo “Mare Fuori” nel suo rapporto con il pubblico e nella carriera artistica?

Devo riconoscere che “Mare Fuori” è stata per noi tutti una grande fortuna. Per quanto mi riguarda oggi, nel mio dopo “Mare Fuori”, riconosco l’importanza di essere, nel mio piccolo, un esempio per le giovani donne che hanno amato con passione il personaggio di Naditza, riconoscendone la forza, la tenacia e l’estremo senso di libertà; tutti valori che sono arrivati anche a me interpretandola e che rimarranno per sempre parte di me.

Qualcuno ha definito le storie dei ragazzi dell’IPM “necessarie”. È d‘accordo?
Assolutamente si. Questa serie fa luce su una realtà dimenticata che ha un grande bisogno di essere raccontata perché se è vero che si vogliono cambiare le cose, il primo passo per mettere in moto un cambiamento è conoscere questi mondi da vicino. 

È possibile “confondere” attore e ruolo quando ci si confronta con progetti così aderenti alla realtà?

È possibile, ma bisogna fare attenzione e prendere le giuste misure. Il personaggio chiede in prestito la tua vita e non puoi tirarti indietro. Ma evitare di con-fondersi con la sua vita è davvero importante, non snaturarsi. 

A un certo punto nella serie si dice, “l’amore è libertà”. Come vive il suo personaggio e cosa rappresenta questo sentimento, nel senso più assoluto, nella tua vita?

La libertà per me risiede nell’ascolto e questo penso che me lo abbia insegnato proprio Naditza. Là dove c’è ascolto, c’è il vero amore libero.

Che cos’è per lei il “mare fuori”?

La speranza.

Le è mai capitato di vivere in un tempo sospeso come quello in cui si trovano i ragazzi dell’IPM?

Non si può dire proprio come il loro ma credo che la condizione di lockdown che abbiamo vissuto tutti è stata una dura messa alla prova anche in termini del nostro senso di libertà di cui ci siamo sentiti privati, anche se per una buona causa.

Qual è per lei il valore della speranza?

La speranza va nutrita perché spesso ci aiuta a spingerci oltre i nostri limiti, non considerando troppo gli ostacoli ma imparando a superarli per raggiungere un obiettivo. 

Si è chiusa definitivamente “La porta rossa”… proviamo a fare un bilancio di questo lavoro?

È difficile. La porta rossa è uno dei progetti a cui sono più legata in assoluto, ci sono cresciuta. È stata un’esperienza straordinaria. Credo che un gruppo di lavoro così affiatato sia davvero raro, abbiamo girato a Trieste, una città che ho amato e continuo ad amare moltissimo. Mi sento di dire che mi ci vorrà del tempo per metabolizzare tutto questo, intanto quello che posso dire è che è stata un’esperienza indimenticabile.

Cosa spera accada nel suo “domani” professionale?

Spero tante cose, spero soprattutto di continuare a nutrire la mia curiosità e il mio entusiasmo che oggi mi hanno portata fino a qui. 

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Caro Festival, ti scrivo

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Il saluto affettuoso e ironico del direttore artistico Amadeus alla 73esima edizione, apprezzata da molti milioni di italiani

SANREMO 07 FEBBRAIO 2023 1 SERATA DEL 73 FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA NELLA FOTO AMADEUS

Permettetemi ora di poter dedicare un pensiero a questo indimenticabile 73esimo Festival di Sanremo. Hai accolto per la prima volta il nostro amato Presidente della Repubblica e ci hai messo di fronte alla Costituzione Italiana, portandoci a riflettere; la tua musica ha fatto sì cantare, ma ha anche parlato alle nostre vite. Questo palcoscenico ha visto rose spezzate, rifiorire; cantanti e ospiti, scendere le scale…. Entrare, ma mai uscire di scena. Hai ricordato, reso omaggio e dato un’opportunità in una società che purtroppo delude, dimentica ed esclude. Con i tuoi SUPEREROI hai sconfitto ancora una volta il MOSTRO dei cattivi ascolti, facendoci fare l’ALBA con UN BEL VIAGGIO nel MADE IN ITALY e oltrepassare DUEMILAMINUTI di FURORE. Nonostante il MARE DI GUAI in cui versa il mondo con la POLVERE e la CENERE di guerre e Diritti Umani negati che dividono in DUE e portano a dare L’ADDIO a troppe vittime innocenti… NON MI VA di pensare che IL BENE NEL MALE, quando TI MANCA IL FIATO, siano PAROLE DETTE MALE, che STUPIDO fanno sentire. SE POI DOMANI farai SPLASH, riemergi sempre e SALI sopra tutte le difficoltà, perché a passo di TANGO, smetterai di inseguire le CAUSE PERSE. E poi che dirti? Grazie a tutti i protagonisti che ti hanno dato vita, rendendoti unico; nessuno è stato EGOISTA. Io mi sono fatto in “quattro”, ma posso affermare con orgoglio che sei più che mai VIVO. Non a caso la LETTERA 22 dell’alfabeto internazionale è la V di Vittoria… quindi caro Festival LASCIAMI dire con un TERZO CUORE in gola, che DUE VITE non bastano a me, per ringraziarti Sanremo 2023.

Tuo Direttore Artistico.

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“Tramite amicizia”… tutto è possibile

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AL CINEMA

Dal 14 febbraio nelle sale il nuovo film di Alessandro Siani, regista e interprete di una commedia che unisce divertimento, ironia e tenerezza. Nel cast del film coprodotto da Rai Cinema, Max Tortora, Matilde Gioli, Maria Di Biase

L’amicizia che c’è e l’amicizia che manca, l’amicizia tradita, quella che dura una vita e quella di pura convenienza. Alessandro Siani indaga e fotografa l’amicizia con la sua nuova commedia coprodotta da Rai Cinema, nelle sale dal 14 febbraio. Un film che regala sorrisi e spunti di riflessione, partendo da uno dei mali più diffusi dell’era moderna: la solitudine. «‘Tramite amicizia’ non è solo un grido di dolore, nel nostro Paese se cerchi un lavoro, oppure un posto per ricoverarti in ospedale, lo puoi trovare solo tramite amicizia… – dice Siani – ma è soprattutto una riflessione su un sentimento che insieme all’amore e alla felicità resta la più grande condizione di affetto di cui non possiamo fare a meno mai».

Come è nata l’idea di questa storia?

Avevo letto diverso tempo fa un articolo che parlava di un’agenzia che procurava amici in affitto a Tokyo. Questa notizia mi aveva sempre lasciato un forte desiderio di indagare più a fondo e così dopo il lockdown ho deciso di scrivere un copione sull’argomento in collaborazione con Gianluca Ansanelli e Fabrizio Testini. Avevo già affrontato in alcuni miei film precedenti certi temi come la felicità (“Mister Felicità”), i miracoli (“Si accettano miracoli”) e l’amore (“Il principe abusivo”) e questa volta ho tenuto presente l’esigenza di parlare di amicizia cercando di dare spazio ai momenti brillanti, ma anche lasciando grandi margini ai sentimenti. In questa occasione mi sono trovato ancora una volta nella duplice veste di regista e interprete, ma essendo un attore che doveva fare recitare altri colleghi, ho cercato sempre di dare il meglio di me e di far venire fuori il meglio da tutti gli altri, soprattutto quando ero in scena insieme a loro.

Che cosa ha scelto di raccontare questa volta?

Una storia ambientata a Ferrara in cui si seguono le vicende di  Lorenzo, il proprietario di un’agenzia chiamata “Tramite amicizia” che offre amici a noleggio a chi ha bisogno di conforto, di compagnia o solo di un consiglio per lo shopping. Si presenta affabile, premuroso e gentile, sempre in grado di rappresentare l’amico perfetto… Un giorno si rivolge all’agenzia sua cugina Filomena (Maria Di Biase) molto preoccupata perché suo marito (Yari Gugliucci) rischia di essere licenziato dalla florida fabbrica di dolciumi in cui lavora: il suo capo, Alberto Dessè (Max Tortora) vuole lasciare tutto e vendere l’azienda, non tanto per motivi economici, ma perché si sente un uomo solo, infelice e scoraggiato. Lorenzo viene così spinto ad avvicinarsi ad Alberto per offrirgli la sua amicizia, ridargli fiducia e ottimismo, spingerlo a vincere la sua depressione e a ripristinare la funzionalità della fabbrica per garantire agli operai un lavoro per loro determinante. Tra Lorenzo e Alberto nascerà col tempo un rapporto di vicinanza e di familiarità reale e non costruito.

Come entrano in scena i personaggi interpretati da Matilde Gioli, Cecilia Dazzi e Maria De Biase?

Matilde Gioli recita la parte di Maya, una sorta di “vagabonda” che prova mille espedienti per andare avanti nella vita e che per un caso si ritroverà a collaborare con Lorenzo con conseguenti piccoli risvolti sentimentali. Matilde ha una forte personalità, il suo non era un ruolo da commedia, ma lei lo ha affrontato e reso con grinta e anche con dolcezza rivelandosi perfetta per il suo personaggio. Cecilia Dazzi interpreta invece un’amica di adolescenza di Alberto che era andata a vivere a Parigi e che lui vorrà di nuovo incontrare a distanza di tanti anni. È un’attrice con cui avevo sempre voluto lavorare senza mai trovare un ruolo che fosse adeguato a lei: questo film mi ha permesso finalmente l’occasione di iniziare una collaborazione con lei che è sempre molto brillante e molto spiritosa, un vero asso nella manica. Quanto poi a Maria De Biase ho ritrovato un’amica, avevamo già lavorato insieme in passato e ci siamo ritrovati felicemente, è un incredibile talento comico.

Come si è trovato con Max Tortora?

Avevo già lavorato con lui anni fa nel programma tv “Bulldozer”, è stato bello ritrovarsi, è un attore che può contare sia su corde comiche che su quelle drammatiche e si è rivelato subito perfetto, è un vero animale da commedia, un interprete completo in grado di passare dai film brillanti con Carlo Verdone a quelli drammatici come quello dei fratelli D’Innocenzo o di Vincenzo Marra. Per il personaggio di Alberto era necessaria una presenza scenica importante e Max aveva il “phisique du role” perfetto.

(intervista da portale 01 Distribution-Rai Cinema)

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