Tra il Tg1 della sera e il game di Amadeus, dallo scorso 27 febbraio è in onda l’approfondimento di Bruno Vespa per raccontare l’Italia e il mondo attraverso i grandi temi dell’attualità con un ritmo veloce e incalzante. Il RadiocorriereTv ha incontrato il popolare giornalista: «La sfida più impegnativa della mia lunga carriera». Dal lunedì al venerdì su Rai 1
27 febbraio 2023
CINQUE MINUTI – rai1ù
con bruno vespa
Cosa è possibile raccontare in
“cinque minuti”?
Tante cose. Cinque minuti sono
lunghissimi e ogni giorno immaginiamo cosa possa interessare al pubblico, con
uno, due, tre ospiti.
Come nascono ogni giorno i suoi
cinque minuti?
L’attualità incide totalmente.
Facciamo una riunione di redazione, scambiamo le idee e cerchiamo di
interpretare quale sia il tema più interessante per il pubblico.
Cosa si aspetta dai suoi
intervistati?
Che dicano semplicemente e
rapidamente quello che può interessare alla gente.
Le è mai capitato che un intervistato
particolarmente corteggiato l’abbia delusa?
Siamo all’inizio, ancora è presto per
avere delusioni.
E nel corso della sua carriera?
Ci sono state persone più brillanti,
altre meno brillanti, ma è rarissimo che arrivi proprio uno che non sa dire
niente.
Che cosa le piace ancora del suo
mestiere?
Tutto, a partire dalla curiosità di
non sapere la mattina quello che farò la sera.
Cinque minuti è una sfida vinta. Come
vive le sfide Bruno Vespa?
Una sfida molto importante,
probabilmente la più impegnativa della mia lunga carriera perché ha un
altissimo ascolto, in un’ora importante e bisogna dire in poco tempo delle cose
che abbiano senso.
Cosa prova, dopo tanti anni di onorato
servizio, per la Rai?
La Rai è casa mia.
TITOLO BOX:
Una vita alla Rai
TESTO BOX:
Giornalista dall’età di
sedici anni presso la redazione aquilana de “Il Tempo”, Bruno Vespa entra in
Rai per concorso nel 1968 classificandosi al primo posto. Dal 1990 al 1993
dirige il Tg1. Dal 1996, la sua trasmissione “Porta a Porta” è il programma di
politica, attualità e costume più seguito. Per l’accurato racconto della scena
politica italiana e internazionale il programma, in onda in seconda serata, “Porta
a Porta” viene definito la “terza camera” dello Stato. Nel corso delle 3.290
puntate sino a oggi realizzate, Vespa ha intervistato i più importanti
esponenti della politica, della società civile, della cultura e dello sport. Il
13 ottobre del 1998 durante una puntata celebrativa del ventesimo anno di
pontificato, papa Giovanni Paolo II interviene in trasmissione collegandosi al
telefono. Tra le puntate speciali quelle dedicate al terremoto in Abruzzo del
2009, al naufragio della Costa Concordia e al Venerdì Santo.
«A “Viva Rai 2!” siamo come un’allegra famigliola che si ritrova puntualmente alle 5 e mezzo del mattino per farsi due risate e bere un caffè». Dai social al programma di Fiorello, il RadiocorriereTv incontra la giovane cantautrice: «Mi sembra di essere tornata bambina, a combattere per i miei sogni»
Il pubblico televisivo la conosce come “la ragazza dell’ukulele”, chi è
Serena Ionta?
Ciao! Mi presento, sono Serenella, la ragazza con l’ukulele di “Viva Rai 2!”,
ma sono anche Serepocaiontas, come mi chiamano da sempre i miei follower sulle
varie piattaforme social e di streaming musicale. Non esiste nella mia memoria
nessun ricordo di una Serena senza musica: già ai tempi delle scuole elementari
trascorrevo i pomeriggi cantando i brani dei miei artisti preferiti, all’epoca
Dido e Tiziano Ferro. A 7 anni ho iniziato lo studio della chitarra classica, a
14 quello del canto e qualche anno dopo del teatro. A 16 anni ho iniziato ad
apprezzare il jazz e a studiare i classici della musica americana, che si sono
poi rivelati importanti nel mio percorso da cantautrice iniziato qualche anno
più tardi.
E l’ukulele?
È entrato nella
mia vita durante il periodo universitario, trascorso a Milano. Sono originaria
di Latina, e l’ukulele è stato un compagno di viaggio fino a ora insostituibile
che mi ha seguito ovunque, anche nei cinque anni trascorsi a Londra per motivi
lavorativi. Gli ultimi mesi sono stati un susseguirsi di sorprese: dopo un
lungo e costante impegno sui social a suon di cover, singoli e tutorial, e
grazie all’aiuto del mio produttore DSonthebeat, ho ricevuto inviti per
collaborazioni importanti con Leonardo Pieraccioni, Walter Veltroni, Rosario
Fiorello e Gabriele Muccino. È stata per me la conferma che la strada era giusta,
si trattava solo di percorrerla fino in fondo!
Una laurea in economia, la passione per la musica, un ukulele che entra
nella sua vita quasi per caso, come ha vissuto l’incontro con lo spettacolo?
È stata una
sorta di liberazione. Ho sempre saputo che la mia strada “vera” avrebbe avuto a
che fare con la musica, ma il fatto di essere stata chiamata da Fiorello in
persona per entrare a far parte della sua squadra mi ha dato il coraggio di
abbandonare, senza ripensamenti, la mia vita di “digital marketer” a partire da
novembre scorso. Immagino che i ritmi, gli orari e l’esperienza in generale di
questo programma non siano esattamente lo specchio di qualsiasi esperienza in Tv,
ma per il momento per me è tutto molto bello. Mi sembra di essere tornata
bambina, a combattere per i miei sogni. Ovviamente, considerato che si tratta
di un’esperienza per me nuovissima, c’è una buona dose di ansia da prestazione
che si inserisce in questo quadro incantato. In ogni caso sono felice di farci
i conti ogni mattina e di avere ancora un bel po’ di puntate davanti per
diventare sempre più “amica” delle telecamere.
Nel suo sorriso tanta ironia, cosa la diverte di più a “Viva Rai 2!” e come
vive il rapporto con i suoi compagni di viaggio?
Il formato del programma prevede che il cast si goda le battute, che non
vengono provate in precedenza davanti a noi e che si avvalgono della capacità
di improvvisare dei conduttori. I contributi video sono sempre molto divertenti
e i momenti di varietà tanto amati da Fiorello sono davvero grandiosi.
Incredibile che si possa fare così tanto in puntate di soli 45 minuti! Il
rapporto con il cast, ma anche con tutti i tecnici e chi lavora dietro le
quinte, è molto bello: siamo come un’allegra famigliola che si ritrova
puntualmente alle 5 e mezzo del mattino per farsi due risate e bere un caffè:
niente male eh? C’è anche tanto lavoro e non ci si annoia. Una cosa di cui sono
particolarmente felice è l’aver trovato una compagna di viaggio affabile e
carina in Beatrice De Do, cantante e batterista bravissima, con cui condivido i
momenti musicali pre puntata e anche parte dei pomeriggi romani.
La sua popolarità nasce anche grazie ai social, quale punto d’incontro ha
trovato tra mondo reale e virtuale?
Senza dubbio devo ringraziare l’uso di Instagram e TikTok per essere
arrivata a fare quello che mi piace, ma mi prendo anch’io un po’ di merito
perché senza i due contenuti settimanali puntualmente pubblicati negli ultimi
due anni, siamo a più di 200 fra video di cover, tutorial e qualche inedito, e
un minimo di expertise nel mondo del digital advertising, probabilmente il
canto per me sarebbe rimasto solo un hobby. Non è semplice però portare nel
mondo “reale” quello che si fa sui social: la difficoltà più grande sta
nell’adeguare il formato. Cantare in cameretta a un pubblico immaginario è
molto più facile che non lavorare con vere telecamere ed “entrare” nelle case
della gente. La mia sfida più grande per i prossimi mesi sono i concerti: ho
alcuni inediti pronti e altri in uscita e non vedo l’ora di poterli condividere
con un pubblico vero e proprio di spettatori.
I giovani si avvicinano con difficoltà alla Tv, come le sembra quel che
succede nel mondo del piccolo schermo?
Credo, e lo dico da non amante della Tv come telespettatrice, che la
televisione vada un po’ svecchiata. Esistono tanti contenuti che con un Tone of
Voice più accattivante potrebbero attirare l’attenzione di molti più giovani.
Ricordo sempre le stesse facce in Tv, da quando ero bimba: magari un po’ di
spazio a conduttori giovani potrebbe contribuire ad abbassare anche l’età media
di chi la guarda.
Tutte le mattine su Rai 2, cosa succede delle sue giornate?
Prove, scrittura e ancora scrittura. Il mio focus principale nei pomeriggi
liberi post programma è quello di scrivere nuovi inediti da pubblicare e da
tenere in tasca per un eventuale tentativo di partecipare a Sanremo il prossimo
anno, il mio più grande sogno da sempre. In questi mesi vorrei
perfezionarmi il più possibile come cantautrice ed esplorare la mia vocalità
per rendere ancora più interessante il mio progetto di inediti.
Se Fiorello fosse una canzone, che brano sarebbe? E Biggio e
Casciari?
Vediamo, provo a pescare i brani fra i miei preferiti dell’indie italiano e
cerco un nesso con i titoli, perché con i testi sarebbe difficilissimo…
Per Fiorello, nessuno è più siciliano di lui, andrei su “ETNA” di Cimini e
Dutch Nazari. Biggio è giocoso e gentile, direi… “Chapeau” di Carl
Brave e Frah Quintale. Casciari è molto ironico ed è davvero bravissimo in
quello che fa, per lui direi “Goal!” del mio amico e bravissimo cantautore
Avincola.
E lei?
Difficile questa! Forse un po’ banale ma mi identifico con una mia canzone,
quella che ho presentato poco prima dello scorso Natale, che si intitola “Vin
brûlé”. È il brano che parla del mio cambio di vita, e lo sento molto rilevante
in questo momento.
L’attrice toscana è tra le protagoniste de“Il Paradiso delle Signore”, la nota serie del daytime di Rai1. «Il mio personaggio – spiega – era partito cattivissimo poi, durante il corso delle stagioni, e ne sono molto felice, ha subito una grande evoluzione, si è rivelato molto dolce e il suo cinismo è diventato ironico»
2022, Il Paradiso delle Signore
Nella settima stagione,
il suo personaggio si riconferma tra i più amati, ma anche in evoluzione.
Interpretare Irene Cipriani continua ad essere impegnativo?
Il mio personaggio era partito cattivissimo, poi durante il
corso delle stagioni, e ne sono molto felice, ha subito una grande evoluzione.
Da personaggio bidimensionale è diventato molto complesso nel rapporto che ha
avuto con Stefania. Irene si è rivelata molto dolce, un’amica sincera e poi il
suo cinismo è diventato molto ironico. Emerge anche la difficoltà nel lasciarsi
andare con un uomo. Insomma, è un personaggio molto complesso che a volte dice
una cosa, però sente esattamente il contrario. È interessante interpretarla
sotto questo punto di vista.
La Venere spumeggiante
porta dentro di sé delle ferite importanti e ha costruito una corazza che però
pian piano si è aperta. Perché?
Piano piano l’ha aperta, vero. In questa stagione sta
martoriando il povero Alfredo e a tratti risulta anche un po’ una bisbetica e,
per paura, mette fuori questa corazza. Chissà se sotto sotto le piace, non le
piace, ha paura o meno di lasciarsi andare. Il pubblico però ha capito che
questo suo modo di fare, è una specie di protezione nei confronti di se stessa.
Nel corso delle
stagioni, “Il Paradiso delle Signore” ha spiazzato più volte il grande pubblico
con clamorosi addii, decessi o incredibili ritorni. Cosa dobbiamo aspettarci?
I colpi di scena continuano con un grande addio.
Chi le sta mancando in
questa stagione?
Come personaggio e come collega di lavoro mi manca
Mariavittoria Cozzella che era Dora, ma anche Grace Ambrose che era Stefania,
con cui avevo legato. Irene alla fine è una persona sola, ha un rapporto
difficile con il padre, la madre è morta, e ha trovato in queste veneri una
famiglia. Mi mancano, ma per fortuna entrano nuovi personaggi e nuovi colleghi
con cui legare anche al di fuori del lavoro.
La promozione sul
lavoro di Irene è motivo per accentuare il suo lato così cinico?
In realtà per paura di fare brutta figura o di non essere
competente, fa emergere questo lato molto duro. Questo aspetto è un eccedere,
come fosse una comandante. Si tratta però di una persona che capisce, che
ragiona. Irene ha bisogno dei suoi tempi. Se capisce, si tranquillizza e diventa
malleabile e dolce.
Il pubblico ama però
Irene proprio per il suo caratterino…
Certo, perché ha un caratterino umano. Tante persone sono
come lei, piene di sfumature. Mentre all’inizio era molto cattiva, adesso il
pubblico ha capito che il suo atteggiamento è un modo di nascondere tante cose.
Fa quasi tenerezza e simpatia. Nelle amicizie è una persona onesta ed ha dei
valori forti.
Irene troverà, così
come dice, “l’uomo ricco da sposare”?
Lo spero per lei! Anzi no, lei dice molte cose che sono ambizioni,
ma alla fine neanche le sente. Tant’è che va ad infatuarsi di magazzinieri e
quello che dice non rispecchia la realtà. Ma tutto può succedere nella vita.
Che atmosfera si
respira sul set, considerati anche i ritmi molto serrati?
Questo è stato un anno molto divertente perché il mio
personaggio ha subito un’evoluzione e mi sono cimentata in un ruolo un pochino
diverso. I ritmi sono stati serrati, ma il tempo mi è passato velocemente e non
l’ho avvertito pesante perché mi sono divertita. Il gruppo è ormai unito e
affiatato, stiamo bene anche in questi ritmi e trascorriamo tantissimo tempo
insieme, è un po’ come lavorare con amici. Il carico di lavoro è importante
anche dal punto di vista mnemonico, ma c’è tanto aiuto tra noi.
Lei ama ballare e
cantare, ci saranno evoluzioni televisive per queste sue passioni?
Io lo spero tanto! Lo dico sempre ma non vengo molto
ascoltata (ride). Abbiamo fatto delle
piccole coreografie con il ballo, mi sono divertita molto, ma il mio sogno è
fare un pezzo cantato, avere insomma questa evoluzione. Però me la canto e me
la suono da sola. Per adesso è un sogno soltanto mio.
Nella settima stagione,
il suo personaggio si riconferma tra i più amati, ma anche in evoluzione.
Interpretare Irene Cipriani continua ad essere impegnativo?
Il mio personaggio era partito cattivissimo, poi durante il
corso delle stagioni, e ne sono molto felice, ha subito una grande evoluzione.
Da personaggio bidimensionale è diventato molto complesso nel rapporto che ha
avuto con Stefania. Irene si è rivelata molto dolce, un’amica sincera e poi il
suo cinismo è diventato molto ironico. Emerge anche la difficoltà nel lasciarsi
andare con un uomo. Insomma, è un personaggio molto complesso che a volte dice
una cosa, però sente esattamente il contrario. È interessante interpretarla
sotto questo punto di vista.
La Venere spumeggiante
porta dentro di sé delle ferite importanti e ha costruito una corazza che però
pian piano si è aperta. Perché?
Piano piano l’ha aperta, vero. In questa stagione sta
martoriando il povero Alfredo e a tratti risulta anche un po’ una bisbetica e,
per paura, mette fuori questa corazza. Chissà se sotto sotto le piace, non le
piace, ha paura o meno di lasciarsi andare. Il pubblico però ha capito che
questo suo modo di fare, è una specie di protezione nei confronti di se stessa.
Nel corso delle
stagioni, “Il Paradiso delle Signore” ha spiazzato più volte il grande pubblico
con clamorosi addii, decessi o incredibili ritorni. Cosa dobbiamo aspettarci?
I colpi di scena continuano con un grande addio.
Chi le sta mancando in
questa stagione?
Come personaggio e come collega di lavoro mi manca
Mariavittoria Cozzella che era Dora, ma anche Grace Ambrose che era Stefania,
con cui avevo legato. Irene alla fine è una persona sola, ha un rapporto
difficile con il padre, la madre è morta, e ha trovato in queste veneri una
famiglia. Mi mancano, ma per fortuna entrano nuovi personaggi e nuovi colleghi
con cui legare anche al di fuori del lavoro.
La promozione sul
lavoro di Irene è motivo per accentuare il suo lato così cinico?
In realtà per paura di fare brutta figura o di non essere
competente, fa emergere questo lato molto duro. Questo aspetto è un eccedere,
come fosse una comandante. Si tratta però di una persona che capisce, che
ragiona. Irene ha bisogno dei suoi tempi. Se capisce, si tranquillizza e diventa
malleabile e dolce.
Il pubblico ama però
Irene proprio per il suo caratterino…
Certo, perché ha un caratterino umano. Tante persone sono
come lei, piene di sfumature. Mentre all’inizio era molto cattiva, adesso il
pubblico ha capito che il suo atteggiamento è un modo di nascondere tante cose.
Fa quasi tenerezza e simpatia. Nelle amicizie è una persona onesta ed ha dei
valori forti.
Irene troverà, così
come dice, “l’uomo ricco da sposare”?
Lo spero per lei! Anzi no, lei dice molte cose che sono ambizioni,
ma alla fine neanche le sente. Tant’è che va ad infatuarsi di magazzinieri e
quello che dice non rispecchia la realtà. Ma tutto può succedere nella vita.
Che atmosfera si
respira sul set, considerati anche i ritmi molto serrati?
Questo è stato un anno molto divertente perché il mio
personaggio ha subito un’evoluzione e mi sono cimentata in un ruolo un pochino
diverso. I ritmi sono stati serrati, ma il tempo mi è passato velocemente e non
l’ho avvertito pesante perché mi sono divertita. Il gruppo è ormai unito e
affiatato, stiamo bene anche in questi ritmi e trascorriamo tantissimo tempo
insieme, è un po’ come lavorare con amici. Il carico di lavoro è importante
anche dal punto di vista mnemonico, ma c’è tanto aiuto tra noi.
Lei ama ballare e
cantare, ci saranno evoluzioni televisive per queste sue passioni?
Io lo spero tanto! Lo dico sempre ma non vengo molto
ascoltata (ride). Abbiamo fatto delle
piccole coreografie con il ballo, mi sono divertita molto, ma il mio sogno è
fare un pezzo cantato, avere insomma questa evoluzione. Però me la canto e me
la suono da sola. Per adesso è un sogno soltanto mio.
L’attrice toscana è tra le protagoniste de“Il Paradiso delle Signore”, la nota serie del daytime di Rai1. «Il mio personaggio – spiega – era partito cattivissimo poi, durante il corso delle stagioni, e ne sono molto felice, ha subito una grande evoluzione, si è rivelato molto dolce e il suo cinismo è diventato ironico»
Nuova stagione di Rocco Schiavone, la quinta della serie cult nata dalla preziosa penna di Antonio Manzini. «Gioca a favore del successo il suo essere un personaggio trasgressivo, non canonico per la tv generalista» racconta al Radiocorrieretv il protagonista che, tra una bella divagazione e l’altra, rivela tutto il suo affetto per il Vicequestore più amato della tv. Dal 5 aprile in prima serata su Rai 2
Per la quinta volta nei panni di Rocco Schiavone. Come è
andata?
Mi pare che, da quando tutto è iniziato, sia andata molto
bene. Sono sempre molto contento di interpretare questo personaggio, quindi è andata
come doveva andare (ride). Ormai sono abituato.
Dici Rocco Schiavone, pensi immediatamente a Marco
Giallini…
È il minimo… di questo vicequestore c’è tanto in me,
fortunatamente e anche “purtroppo”. Grazie a questo lavoro, capita
spesso di recitare parti nelle quali ci si riesce a specchiare facilmente, lo diceva
anche Marcello Mastroianni: “Sono io che faccio quello”. E poi certo, se ci
riferiamo al vissuto di Rocco, non è ovviamente tutto uguale, per fortuna.
Sul piano emotivo invece?
Lui è un po’ più “bastardo” di me, con un atteggiamento
esteriore più ruvido del mio. Non riesce proprio a suscitare immediata simpatia
in tutti, io invece ci metto decisamente più tempo ad arrabbiarmi.
Antonio Manzini e la sua scrittura umana e raffinata. Cosa le
ha lasciato l’incontro con questo autore?
Prima di questa avventura, conoscevo Antonio solo di nome,
non avevo avuto la possibilità di approfondire i suoi lavori, pur sapendo dell’esistenza
di questo Vicequestore un po’ sopra le righe che, non solo per l’età, in
qualche modo sentivo vicino. A un certo punto mi hanno chiamato ed è
immediatamente scattata una sorta di alchimia. Già dalla lettura delle prime
pagine, la mia testa si è immersa in questa storia, riuscivo a immaginare Rocco
Schiavone, le sue emozioni, le sue caratteristiche. Non è successa la stessa
cosa con i libri di Andrea Camilleri su Montalbano, non è stato così naturale,
percepivo la difficoltà per uno come me, romano, di imparare il siciliano e
“recitare” in questa lingua in una serie lunga. Per un film sarebbe stato più
facile… in questo Luca (Zingaretti), è stato impareggiabile. Con la
scrittura di Manzini, invece, sono bastate due pagine, non ci sono state tante
sorprese. Leggendo ho percepito subito i lati caratteriali dell’autore stesso.
Ora siamo diventati amici.
Possiamo parlare di una scrittura cinematografica?
Certamente! Con “Pista Nera”, per esempio, le parole sono
diventate immagini molto velocemente. E poi, per cinque stagioni mi sono
trovato in mezzo alla neve e ho pensato “cazzarola era meglio se non fossi
venuto” (ride), per dirla come Schiavone.
Il personaggio, Rocco, la serie, ormai un cult, creano nel
pubblico dipendenza umana e televisiva. Qual è la forza di questo progetto?
Sono io (ride)!
Siamo d’accordo…
Gioca a favore del successo il suo essere un personaggio
trasgressivo, non canonico per la tv generalista. Ricordiamo che la preghiera
laica di Schiavone è la canna di marijuana la mattina appena sveglio. È un
essere umano che incuriosisce. Ovviamente, l’ottima scrittura è tra i suoi
punti di forza, come abbiamo ricordato prima.
Qualcuno l’ha definita “Il dottor Divago”. Dove va nelle sue
divagazioni?
Mi hanno proprio dedicato una copertina con questo titolo… mi
ha divertito molto, perché io ho preso la laurea in divagazioni. La mia testa
funziona così, al giorno penso duemila cose contemporaneamente, anche se alla
fine ne faccio poche. Mi esercito in molti voli pindarici, con la testa vado
via un attimo, ma poi torno.
Ma a Giallini si perdona tutto… la riportiamo a noi chiedendole
se un tipo come Schiavone lo ha mai incontrato
Ma sì dai, ma non faceva il poliziotto.
Nemmeno il ladro però…
Beh, Rocco qualche cosa al limite la fa, diciamo pure fuori
legge. Alla fine per esserlo basta fermare la macchina dove non è consentito,
non è necessario ammazzare qualcuno. Schiavone è uno che si muove sulla linea
di confine, è un tipo “border”, ma lo fa sempre per il bene. Di chi non si sa (ride).
Per rispondere alla domanda precedente, prima di fare l’attore anch’io ho fatto
una vita “normale”, senza pensare a indossare i panni di qualcun altro per
mestiere. Quello dell’attore è un mestiere bellissimo, per certi versi anche
pesante, abbastanza ben retribuito, ma non sempre una passeggiata.
Rocco parte dalla borgata e arriva tra le montagne di Aosta.
Chi può aiutare quest’uomo a fare pace con il proprio passato, e quindi anche
con se stesso?
Questa è dura però… forse nessuno, lui non è un tipo che si
fa aiutare. Sta solo, chiuso nel suo mondo, ogni tanto si tuffa a capofitto in
relazioni dalle quali non sa poi come uscirne, come nel caso del suo rapporto
con Sandra (interpretata da Valeria Solarino), una giornalista con cui
trascorre del tempo, senza mai però creare un legame stretto. È un uomo che non
si apre, nemmeno con gli amici, è più predisposto ad aiutare. L’unico vero
legame, il suo luogo sicuro, è la moglie, che non c’è più, ma che Schiavone
continua a vedere e alla quale rimane ancorato per uscire dalla melma.
Queste montagne diventano una sorta di rifugio, lei dove
trova riparo nella sua vita?
Mi sento bene a casa mia. Amo stare in mezzo alla gente, ma a
volte sento di non potermi comportare così liberamente, pur apprezzando tutto
quello che la popolarità ha comportato, molto di più di quello che avrei mai
potuto sognare, sento che il rifugio dell’animo è la mia casa, dove riesco a
preservare il mio vivere quotidiano, la mia normalità.
In un momento in cui avremmo sempre più bisogno di maestri…
Ci vorrebbero i maestri veri, quelli che sanno le cose meglio
di te e sono in grado di insegnarle agli altri. Se conosci Dante lo insegni,
altrimenti potrai dire solo che aveva il naso grosso… e in questo periodo non
vediamo buoni maestri, sono tutti impegnati sui social.
Non vede di buon occhio questi strumenti?
Hanno fatto parlare troppa gente che avrebbe dovuto rimanere
in silenzio. All’inizio pensavo che indossassero tutti una maschera, invece
purtroppo c’è tanta ignoranza. E qua ci starebbe bene una chiusura alla
Schiavone (ride)…
A vent’anni dalla scomparsa, la vita e le
tante passioni di uno dei più celebri protagonisti della vita economica e sociale italiana.Venerdì
17 marzo alle 21.25 su Rai 3
La Fiat, la Juventus, il potere degli affari, il
rapporto con la politica, ma anche il gusto per la bellezza, i motori, la
Ferrari, il culto della vela e dello sci: sono i temi che hanno scandito la
vita di Gianni Agnelli, per 50 anni protagonista della vita economica e sociale
italiana e non solo.
A vent’anni dalla sua scomparsa, il documentario
“Gianni Agnelli, in arte l’avvocato”, ripercorre le tappe fondamentali della
vita di Agnelli per ricostruire soprattutto il percorso dell’uomo, tra successi
e cadute, prima ancora che quella del personaggio pubblico.
Si delinea un ritratto che riesce a far luce sulla sua
dimensione personale e intima grazie alle testimonianze originali di familiari,
amici, collaboratori, storici, operai e giornalisti, che accompagnano il
pubblico nel cuore di un racconto inedito di una vita densa, scandita da
avvenimenti cruciali. La partecipazione alla Seconda guerra mondiale, la dolce
vita in Costa Azzurra, la presa del comando in azienda, la sfida al terrorismo
con la decisione di non andarsene da Torino. Il documentario non tralascia però
le zone d’ombra, dalle scelte strategiche controverse fino al dolore per le
morti premature che hanno toccato la famiglia.
Tra le testimonianze d’eccezione nel documentario
quelle di Ezio Mauro, Paolo Mieli, John e Lapo Elkann, Jean Todt, Michel
Platini, Giorgio Chiellini, Marcello Lippi. Aprono il cassetto dei loro ricordi
personali anche Giorgio La Malfa, l’editore de La Presse Marco Durante, la
famiglia Caraceni, e due testimonial di rilievo come Marco Tronchetti Provera e
il Senatore a vita Renzo Piano, per la celebrazione di un protagonista senza
rivali della storia italiana.
Il documentario, con la regia di Emanuele Imbucci, è
in onda venerdì 17 marzo alle 21.25 su Rai 3, ed è introdotto da un
approfondimento condotto da Antonio Di Bella.
Un’edizione straordinaria di “Ballando con le
Stelle”, con ascolti davvero importanti, e ora il ritorno del “Cantante Mascherato”,
come sta vivendo questa stagione Tv?
È stato veramente un anno particolare, in cui
siamo usciti dai regolamenti covid. E non è stato una cosa da poco. Il nostro
compito è quello di essere imperturbabili, di portare allegria, serenità,
divertimento, ma con quello che succedeva era complicatissimo. C’era sempre la
spada di Damocle, sospesa su di noi, per cui quando una persona risultava
positiva altre venivano fermate in via precauzionale, ed era a rischio l’intera
produzione. Tutto naturalmente sacrosanto, ma è stato angosciante. Stiamo
vivendo l’anno della ritrovata normalità. Che gioia! È stato bello tornare a essere
realmente spensierati.
Nuovo anno e nuove maschere
In questa nuova edizione, che va in onda di
sabato ed è un po’ più lunga, abbiamo introdotto il “mascherato per una notte”,
l’ospite d’onore. Abbiamo costruito una maschera universale, che possa ospitare
i diversi tipi fisici, che andasse bene per tutti. È un grande cuore, che viene
carrellato dentro allo studio, con un personaggio o più personaggi all’interno. Si apre davanti e rivela uno
schermo retroilluminato in cui la persona, o le persone, si vedono in silhouette.
Li vedi muoversi, li senti cantare, e devi indovinare di chi si tratti. Avremo così
uno smascheramento a un terzo di trasmissione, senza dovere aspettare la fine
della puntata per avere la soddisfazione di conoscere l’identità. E poi ci sono
le dodici maschere in gara.
Ce le presenta?
Grande novità, ci sono tre maschere che hanno
un volto umano: il Cavaliere veneziano, vestito con abito del Settecento
e con la sua parrucca lunga. Stesso discorso vale per la Stella e la Rosa.
Quest’ultima ha un grande abito a forma di rosa con una testa che è una
corolla, ma all’interno, dove c’è il bocciolo, c’è un volto umano. Una novità
di scrittura rispetto alle maschere degli animali parlanti, quelle della nostra
infanzia: da “Pinocchio” con il gatto e la volpe a “Robin Hood”, che è una
volpe, e il menestrello che è un gallo. Vedremo come questa novità sarà accolta
dal pubblico. È una peculiarità dell’edizione italiana, come del resto l’ospite
d’onore.
Passiamo agli animali…
… abbiamo i Colombi, una maschera
romantica ed elegante, il Cigno, che può contenere da una a cinque
persone. È veramente grosso, come una utilitaria a forma di cigno, è fatta
apposta per confondere ancora di più le acque. C’è il Criceto, che in
realtà è una criceta e indossa il tutù da ballerina, con le collane. È quasi
una mascotte per bambini. Quindi lo Scoiattolo nero, che esiste davvero
e vive sulla Sila, in Calabria. Un vero e proprio scoiattolo italiano. Abbiamo
lo Squalo, vestito come un Dean Martin anni Cinquanta-Sessanta, gessato,
rosso, con aria un po’ beffarda. E il tenero Riccio che, al contrario, è
un animale molto timido, che si difende chiudendosi a palla. È un tenerone.
Ma non è tutto…
… c’è il Ciuchino, simpaticissimo, ed è
da rivalutare completamente. Nell’immaginario collettivo è un animale sciocco e
sfaticato, l’esatto contrario della realtà, in quanto l’asinello è intelligente
e laboriosissimo. Quindi viva il Ciuchino (sorride). L’Ippopotamo è un rocker, vestito come
Elvis anni Settanta, e c’è anche il Porcellino, animale estremamente
intelligente, spesso narrato erroneamente nelle favole come sciocco.
Novità anche in giuria, come si stanno
integrando tra loro i nuovi giurati?
Si sono incontrati per girare il promo e nel
giro di un attimo erano già amalgamati. Si conoscono da tanto tempo, così
possono scherzare senza problemi diplomatici. C’è davvero un clima molto
goliardico.
Direttamente da “Ballando con le Stelle”
arriva Iva Zanicchi
Iva arriverà, immagino, con una enciclopedia
della barzelletta. La fermano anche per strada proponendogliene alcune da dire
in televisione. In giuria ci sarà Serena Bortone, che ha una capacità
investigativa nell’animo. Vedo come sa conquistare la fiducia degli interlocutori
nelle sue interviste, i suoi ospiti le aprono il cuore, le dicono cose anche
molto personali. Lei sarà una punta di diamante della nostra investigazione.
Poi c’è Cristian De Sica, l’amico che tutti quanti vorrebbero avere a cena, per
il suo modo di leggere la realtà con ironia.
Ci sono anche due conferme
Della vecchia giuria conserviamo l’arguzia e
la profondità investigativa di Flavio Insinna, il mago di tutte le
investigazioni, perspicace e pignolo come Sherlock Holmes. Quindi Francesco
Facchinetti, con i suoi pigiamini colorati, che ha un approccio curioso: la sua
follia a volte ha messo a nudo elementi che altri giurati non avevano
considerato.
Tra tutte le maschere che state preparando
qual è quella che le somiglia di più?
Somigliarmi no, io sono la mamma di tutti. Una
mamma chioccia che mette un po’ di sé dentro a ogni protagonista…
… in cuor suo non le capita di tifare per
qualcuno?
Il mio atteggiamento è quello dell’allenatore
di una squadra di calcio che sta a bordo campo. Ecco, l’allenatore soffre o
gioisce per tutti. La gara è un trionfo collettivo.
In teatro troveremo anche due
capo-investigatrici.
Sara Di Vaira e Rossella Erra, che
raccoglieranno gli umori e i suggerimenti del pubblico in sala e del pubblico a
casa, quello della rete.
Sempre più numeroso e impegnato nelle investigazioni…
… quando sei a casa non solo hai il televisore
con un buon audio, mentre in studio c’è un po’ di confusione, ma hai anche la
possibilità di avere per le mani lo smartphone, per cercare dettagli che
possono risultare importanti.
Cosa chiede ai concorrenti nel momento dell’ingaggio?
Chiedo loro se vogliano fare un’esperienza
surreale e se abbiano anche voglia di fare un periodo di gioco di guardie e
ladri, perché l’elemento più importante è la segretezza. Ti devi nascondere,
non ti devi far beccare (sorride). Questo concetto l’hanno capito bene
tutti quanti, vedo che anche quando arrivano al primo incontro sono già molto
consapevoli del fatto che non si debba dire nulla ad anima viva. Sono tutti fan
del programma, si sono divertiti in passato nello scoprire tutto il gioco di
scatole cinesi che siamo costretti a creare. Noi diciamo bugie oneste…
Bugie bianche…
Bianchissime, candeggiate (sorride).
E poi c’è il lavoro sulla voce…
La voce parlata la modifichiamo con un plugin.
Quando i cantanti parlano, la loro voce passa da uno strumento che la
restituisce in tempo reale completamente trasformata. Ma quando cantano,
sentiamo veramente la loro voce. Certo, in parte scegliamo un repertorio
distante dal loro. Quando ci fu Al Bano, ad esempio, gli facemmo cantare brani
di Pappalardo, molto diversi dai suoi, e lui fece anche la fatica di graffiare
la voce. L’unica cosa che facciamo, quando ci sono caratteristiche così forti
che anche uno sforzo nell’interpretazione non riesce a cambiare la voce, è
schiarirla o scurirla, portandola un’ottava sopra o un’ottava sotto. Ma la voce
è la loro.
Cosa serve per rendere magica una serata in Tv?
L’emozione vera. Qualunque cosa tu faccia:
reality, emotainment, talent. Deve nascere un’emozione che deve essere
autentica. Se la cosa è procurata, scritta, non funziona. Serve un’emozione
sincera.
Sognava di fare la rockstar, ma è diventato un attore affermato. E’ tra le new entry di “Che Dio ci aiuti 7”, vanta partecipazioni in film, serie tv e nella celebre pellicola “House of Gucci”. «Ogni tanto – dice di Ettore, il personaggio che interpreta – le necessità della vita ti portano a varcare delle porte che non sono proprio le tue, esplorando ambienti che mai avresti pensato di ritrovare»
È tra le new entry nel
cast di “Che Dio ci aiuti 7”, come si è trovato nel recitare in una serie così
seguita e con un cast così importante?
È stata la prima esperienza molto grande all’interno di un
progetto, una nuova avventura. Con Lux Vide avevo già girato “Un passo dal
cielo” e quindi, per quanto riguarda l’ambiente familiare, mi ci sono
perfettamente ritrovato. Il mood del set e delle riprese è stato molto intimo, bello.
Il cast è incredibile, con persone molto sensibili e dolci. In realtà è stato
come entrare effettivamente in una famiglia.
Ettore, il personaggio
che interpreta, attira gli sguardi di tutte le ragazze. Cosa ci fa uno così in
un convento?
Bellissima domanda! Ogni tanto le necessità della vita ti
portano a varcare delle porte che non sono proprio le tue, esplorando ambienti
che mai avresti pensato di ritrovare. Ettore si trova lì per necessità.
I suoi occhi però si
posano su Ludovica, una delle nuove ragazze, aspirante avvocato. La storia non
è facile…
Assolutamente no. Lei ha ben in mente cosa deve fare. Sta
studiando giurisprudenza per diventare avvocato, appartiene ad un ceto sociale
di un certo livello. Diciamo che per Ettore non è facile riuscire a conquistare
il cuore di Ludovica per diversi aspetti, due dei quali ritengo siano proprio
il ceto sociale differente e il fatto che parlino un linguaggio inizialmente
diverso. Questo crea dell’attrito all’interno della loro relazione.
Vanta partecipazioni in
film, serie tv e nella celebre pellicola “House of Gucci”. Com’è stato
ritrovarsi in un cast stellare con Lady Gaga e Ridley Scott?
Tutto completamente inaspettato. Avevo appena terminato di
girare una serie a Torino, quando mi ha chiamato il mio agente dicendomi che a
breve avrei conosciuto Lady Gaga. Ero incredulo. In realtà avevo fatto dei self
tape precedentemente per questo film, ma non avevo più saputo niente. Invece
ero stato preso per un piccolo ruolo in un colossal. Non ci credevo proprio. Poi,
dopo le prove costume e le prove in Valle D’Aosta, posso dire che è stato
davvero assurdo, magico. Un’esperienza trascendentale, nel senso più positivo
del termine.
E’ vero che da piccolo
sognava di diventare rockstar?
Vero. Non è detto che non possa ancora esplorare questo
percorso… La musica è sempre stata la mia più grande passione. La recitazione è
venuta dopo e ha completamente preso il primo posto. Ho studiato per molti anni
musica, ma poi sono arrivati i film. Resta però una componente molto
importante.
Dal sassofono alla
chitarra, ma poi si è affermato come attore. Come ha intrapreso questo
percorso?
Tutto è avvenuto completamente per caso. Una conoscenza,
un’amica di mia madre, nel 2014 stava seguendo un casting che si teneva in
tutta Italia. Disse a mia madre di mandarmi perché poteva essere una buona
occasione, anche perché si cercavano attori senza esperienza. Andai
completamente ignaro di cosa stessi facendo, all’oscuro di tutto e, dopo una
serie di incontri con il regista, iniziai questo percorso. Penso dovesse andare
così.
Anche il teatro è una
sua grande passione?
Mi piace molto. L’ho esplorato meno, anche se ho avuto delle
esperienze molto valide. È molto diverso dal cinema, anche se sono due realtà
che si muovono sugli stessi binari. Adoro il calore del pubblico, il contatto
diretto.
Ci può raccontare un
accadimento divertente del dietro le quinte di “Che Dio ci aiuti7”?
Ho un bellissimo ricordo degli scherzi che si facevano
Pierpaolo Spollon e Francesca Chillemi che hanno un bellissimo rapporto. Questo
era molto divertente sul set, perché portava dell’energia bella. Io sono molto
tranquillo, queste cose non le faccio. Guardo, rido, mi diverto, ma non sono
uno che agisce. Cioè, devo proprio avere tanta confidenza per fare una cosa del
genere… Vivere con loro questo brio è stato molto bello e ha reso il tutto
molto umano.
Nonostante la sua giovane età, ha già ha recitato in diversi film e serie tv ed è new entry nel cast della terza stagione di “Mare Fuori”. Del suo personaggio dice: «È pimpante, non si ferma mai. Non è andato a scuola, vive sulla strada ed è omofobo. Quello che fa è sbagliato, così come lo è la sua vita. La sua voglia di vivere però è la sua positività». E su se stesso aggiunge: «Spero di continuare a fare l’attore, sul set sono felice»
Il suo personaggio è un
nuovo protagonista dell’Istituto di Pena Minorile. Ci descrive Micciarella?
Il mio personaggio si chiama Raffaele Di Meo, detto
“Micciarella”. Dal nome si può dedurre che tipo è: un piccolo diavoletto della
Tasmania che crea zizzania, guai e pasticci. Entra con suo fratello e un suo
amico, Dobermann e Cucciolo, che gli coprono le spalle, come fratelli maggiori
che lo rimettono sulla retta via quando sbaglia. Micciarella è pimpante,
elettrizzante, non si ferma mai. Questo è quello che mi affascina di questo
personaggio. Uno simile non lo avevo mai interpretato ed è stata per me una
bellissima esperienza.
Questo soprannome,
Micciarella, nella traduzione, cosa significa?
La miccia piccolina, quella della bomba.
Qual è il messaggio che
lancia al pubblico?
Micciarella è un bambino omofobo, che fa sempre cose contro
gli omosessuali. Questo è uno dei messaggi: capire che quello che fa è
sbagliato, così come lo è la sua vita. Può ancora salvarsi, ma per il momento
vive in una situazione familiare difficile.
È un ruolo diverso da
quelli che ha interpretato finora. Come ci si sente?
Mi sono divertito nell’interpretare questo personaggio perché
in fondo è anche divertente. Quando lo interpreto mi sento vivo, elettrizzato,
euforico. Ripeto, una bellissima esperienza, dato che sono abituato ad
impersonare ruoli drammatici. Mi ha dato emozioni che non mi aspettavo.
Cosa cambierebbe del suo
personaggio? E cosa invece ritiene sia una caratteristica unica e positiva?
Il fratello e Dobermann sono la sua positività al momento.
Non ha amici, queste sono le uniche persone che ha. Sono loro due a farlo
vivere abbastanza bene, perché ha un padre e una madre assenti. Micciarella non
andava neanche a scuola, viveva in strada. Anche la sua voglia di vivere è la
sua positività. Non è deprimente, non ci pensa a quello che vive. Non dà peso
alla sua brutta situazione.
Com’è stato il suo
ingresso in una serie di così grande successo?
All’inizio avevo il timore di non integrarmi bene nel gruppo.
Però, fortunatamente, ho trovato una famiglia sul set. Mi hanno accolto dal
primo momento in cui sono arrivato. Non me lo aspettavo, essendo il più
piccolino. Avevo questa paura, ma i dubbi sono spariti subito e ho trovato una
grande squadra. Ognuno aiuta l’altro, una reciprocità che mi ha facilitato
l’esperienza.
Cinema, teatro e
televisione sono presenti nella sua vita. Ma è giovanissimo…
Ho 15 anni e ho lavorato un bel po’. Nella vita voglio fare
questo e spero di poter continuare. Me lo auguro con tutto il cuore perché è
l’unica cosa che mi riesce e non perché sono bravo, ho tantissimo da imparare e
non sono nessuno, ma perché mi trovo bene nel farla. Mi sento troppo felice sul
set.
Ha iniziato la sua
carriera a tre anni e oggi ne ha soltanto quindici. Pensa quindi che questa
sarà la sua strada?
Ci proverò con tanta determinazione. Lo spero tanto e non mi
fermerò mai.
Come concilia studio,
divertimento, lavoro?
Sono un ragazzo normalissimo a cui piace recitare e adesso
sono diventato popolare per “Mare Fuori”. La mia vita sta un po’ cambiando
perché le persone mi fermano per strada. Il resto è normalissimo, studio e non
ho nessuna difficoltà.
I suoi prossimi
progetti?
Da marzo, al cinema, c’è il film “Piano Piano” per il quale
ho vinto anche il “Premio RB Casting” come “Miglior Giovane Interprete Italiano”
alla 20esima edizione di “Alice nella Città” e ne vado fierissimo, non me lo
aspettavo. Poi ci sono altre cose che non posso dire, progetti che devono
andare in porto.
Altre passioni oltre
alla recitazione?
Il calcio che uso come sfogo e che mi consente di stare con
gli amici, mi sento di volare quando sono in campo. Ma è solo un hobby, non è
come recitare.
La sua squadra del
cuore?
Sono tifoso folle del Napoli, farei di tutto per la mia
squadra!
«Bianca, come me, è una donna che se ne infischia delle voci che girano su di lei, è concreta, leale, si farebbe in quattro per una persona a lei cara, e soprattutto è capace di mettersi in gioco» racconta l’attrice napoletana a proposito del personaggio che interpreta nella seconda stagione de “Il Commissario Ricciardi”
2022, Raifiction, Il commissario Ricciardi seconda stagione
Nuova stagione per Ricciardi, nuovo ingresso femminile…
Bianca è una donna che ne ha passate tante nella vita, è
cresciuta in un ambiente sfarzoso, ha avuto un’educazione rigida nel migliore
ambiente di Napoli. È una donna dalle larghe vedute per l’ambiente che ha
frequentato. Improvvisamente, dalla ricchezza si è ritrovata a dover contare le
monete per prendere un bus. È stata una donna ferita, delusa, l’amore che aveva
trovato è appassito, ma non si piange addosso, al contrario cerca in tutti i
modi di rialzarsi e vivere per davvero. Resiliente sicuramente, forte, buona, Bianca
è sempre mossa da bei sentimenti. Dopo un primo scontro, con Ricciardi si crea
una forte intesa…
Come è arrivato a lei questo personaggio?
Sono una lettrice dei romanzi di Maurizio De Giovanni, avevo
già Bianca in testa ancor prima del provino, quando poi è arrivato ho detto “oddio
è lei” (ride). Sono partita da come la descrivevano gli altri, un cigno,
un angelo, una donna anche molto pragmatica, schietta, sincera, un bello
spirito. Io ho cercato di avvicinarmi cercando di andare indietro nel tempo
anche attraverso l’abbigliamento, le scarpe degli anni ’30 le ho portato per
mesi. Tutto questo mi ha permesso di leggere il suo animo, mi sono lasciata
ispirare anche da una musica che amo, il valzer numero 2 di Dimitri Shostakovich.
Avrei voluto portarlo in scena, ma ci sarebbe stata un’altra, bellissima musica
di sottofondo.
Cosa vi accomuna e cosa vi divide?
Come me, è una donna che se ne infischia delle voci che
girano su di lei, è concreta, leale, si farebbe in quattro per una persona a
lei cara, e soprattutto è capace di mettersi in gioco. Anche se nella serie non
viene detto, nei romanzi si spiega che da giovane avrebbe voluto essere
un’attrice, questo pensiero me lo sono portato in scena. Ci sono, infatti, delle
parti di storia in cui Bianca “recita”, è stato molto divertente.
L’universo femminile di questa storia è rappresentato da Enrica,
l’anima affine a Ricciardi, da Livia, la tentazione, l’amore più passionale…
come si posiziona Bianca e quale relazione stabilisce con un uomo così
silenzioso?
Riesce a leggere l’inquietudine del Commissario e, forse, la
spinta vitale che sta attraversando questa donna, potrà aiutare Ricciardi ad
avere il coraggio di vivere finalmente la propria vita. Bianca si risveglia in
una nuova primavera a trent’anni e sa dargli forza, diventa una sua complice,
cammina al suo fianco alla pari. Insieme riusciranno a tornare un po’ bambini.
Tra le figure femminili c’è sicuramente Napoli…
Protagonista indiscussa con la sua eleganza. A livello visivo
è tutto stupendo, non abbiamo mai dovuto faticare nel comprendere questa
bellezza, perché la si viveva attraverso gli abiti, le macchine, le scenografie,
tutto era curato nel minimo dettaglio. C’è un’ombra che cala però su questa
città, quasi un urlo soppresso. Napoli è sempre stata una città irriverente,
anche nel nostro racconto si sente come venga strozzata dal fascismo, è
qualcosa che proprio non può tenere addosso. Sembra una donna malmenata dal marito,
una bellissima donna con uno sfregio in faccia.
Cosa rappresenta per lei questa città?
Girare a Napoli è stato ovviamente bellissimo, io sono
innamorata della mia città, mi sento proprio fortunata a essere nata e
cresciuta lì. Viverla in altri tempi è stato un divertimento e un fascino mai
subito così.
Come entra nella sua vita la bellezza?
In molte forme. Per esempio, con la moda, qualcosa che ha
sempre fatto parte della mia vita. È la
prima cosa che diciamo di noi senza aprire bocca e, come dicono tanti sociologi,
è uno strumento che noi utilizziamo per sentirci parte di qualcosa e allo
stesso tempo per renderci diversi. Sono laureata in Design di moda, ho speso cinque
anni della mia vita tra triennale, master e lavorando in questo settore, ma a
un certo punto ho deciso di fare altro. Confesso che non mi piace la moda
corrente (ride). Anche nella recitazione sfrutto questa passione, avendo
un guardaroba infinito, molto vario e molto vintage, mi sono resa conto che,
anche attraverso i provini, potevo vestire qualsiasi personaggio,
caratterizzarlo con gli abiti. Mi diverto molto, do spesso una mano agli amici,
parto da un’intuizione di colori, di tessuti.
Cosa comunica invece l’outfit di Bianca?
Se Bianca fosse un tessuto sarebbe una seta, leggera ma
pregiata, elegante ma pratica, perché è una stoffa che non puzza, raramente si
graffia, è un ottimo materiale, molto antico e va trattato con cura.
Cosa l’ha spinta a buttarsi nella grande avventura della
recitazione?
In realtà è un pensiero che c’è sempre stato, fin da bambina.
A otto anni avevo iniziato a fare qualcosa in qualche serie televisiva, poi mia
madre non volle continuare, accompagnarmi ai provini in mezzo a tutte quelle mamme
esaurite non le andava proprio (ride). Al liceo ho continuato a
coltivare questa passione, poi ho iniziato a cucire e ho seguito il percorso
della moda, anche se, a dire la verità, avrei voluto dedicarmi all’arte. Nella
mia vita mi dedico a tante cose, disegno, pittura, scrittura, confezionare abiti.
Casa mia è ormai un laboratorio, mia madre non ce la fa più (ride). A un
certo punto, ho deciso che tutto questo poteva confluire nella recitazione, mi
sono trasferita a Roma per lavorare a “Domenica In”, mi sono iscritta a un
laboratorio di recitazione e ora, con il Centro Sperimentale, sono ancora più
convinta che sia la mia strada. Mi affascina come qualcosa che è nella testa di
qualcuno si materializzi, attraverso un abito, un film o un quadro. Il cinema è
stupendo perché è un lavoro di gruppo in cui tutti sono fondamentali, alla fine,
quello che fa l’uomo da sempre, è tramandare storie. Recitare è sempre stare
con l’altro, qualcosa che mi fa sentire viva, è una magia continua.
Quando si entra e si esce da un personaggio a un altro, come
si rientra in se stessi?
Un personaggio è sempre una nuova avventura, provo a godermelo
appieno, lo vivo anche fuori dal set, lo porto in giro, come ho fatto con
Bianca quest’estate perché andavo vestita come lei. Mi avvicino al carattere
del personaggio e questo fa di noi attori i peggiori compagni del mondo. Ma
fare questo mestiere è anche una ricerca, una scoperta di sé, non ho tanto
tempo per me, però amo il mio lavoro, mi appassiona questa vita. Adoro cambiare,
l’ho sempre fatto, e ogni volta ti scorre dentro un nuovo spirito, un ritmo
diverso. Questa vita è fatta per scoprire.
Il 5 marzo l’Italia intera ha celebrato gli 80 anni di un genio assoluto della musica, un innovatore, un precursore, un talento che ha ispirato generazioni di artisti: Lucio Battisti
@Tu non sai cosa sei stato capace di creare.
Grazie Lucio
Se avesse la possibilità di incontrare Battisti oggi cosa farebbe? “Lo abbraccerei… e poi avremmo ricominciato a scrivere” risponde Mogol raggiunto dalle telecamere Rai in occasione dell’anniversario della nascita dell’artista di Poggio Bustone. La coppia Battista-Mogol ha regalato alla storia molte delle più belle canzoni pop italiane, tra le quali “29 settembre”, “Acqua azzurra, acqua chiara”, “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”, “Il tempo di morire” e molti altre. Un sodalizio che si interrompe negli anni Ottanta, ma che ha lasciato un segno indelebile nel panorama artistico e musicale del nostro Paese.
@Ogni tanto ho bisogno di ascoltarti perché mi fa star bene
Del suo privato, della sua personalità
sappiamo veramente poco, se non nulla, perché a parlare doveva essere solo la
sua musica. Rare le interviste, repentino il suo allontanamento dai riflettori,
che tanto detestava. Conosciamo Battisti esclusivamente dai capolavori che ha
consegnato all’immortalità. Artista unico, originale, un tono di voce inconfondibile,
pioniere della tecnologia musicale con l’utilizzo di sintetizzatori e
campionatori nelle sue produzioni e “influencer” di moda con il suo look lungo
e barbuto. Il 5 marzo scorso avrebbe compiuto 80 anni, ci ha lasciato in
eredità melodie indimenticabili, versi di pura poesia che hanno fatto sognare
milioni di persone.
Un sogno che ancora si tramanda di
generazione in generazione, una poetica e un sound originale, sorprendente,
fatto di tradizione, pop, rock, soul, jazz e folk.
@Ho 18 anni e ho conosciuto Lucio grazie ai miei. È il mio mito
Il più schivo di tutti, eppure il più cantato
di tutti. Il palcoscenico non era il suo “luogo”, neanche quello del Festival
della Canzone italiana a cui partecipò solo una volta nel 1969. Arrivò nono e
per lui fu il momento di “Un’avventura”, con commenti poco lusinghieri da parte
della critica. Cantava l’amore – “Non sarà un’avventura, non può essere
soltanto una primavera” -, un tema ricorrente del suo repertorio, che lasciava
spazio anche alle “emozioni e alle inquietudini” dell’essere umano. Ha
catturato l’essenza, creando immagini in musica poi entrate nell’immaginario
collettivo. Opere che si sono distinte per sensibilità sociale, con uno sguardo
sempre attento a tematiche importanti come l’inquinamento ambientale, la
povertà e la disuguaglianza sociale. Un approccio delicato e sensibile, in cui
esplodeva fantasia e l’immensa capacità di inventare a getto continuo, ancora
oggi fonte di ispirazione di molti artisti.
Poche note lo hanno reso un gigante che nascondeva se stesso per lasciarsi
condividere da tutti. E quel palco che non amava gli ha reso omaggio con Gianni
Morandi che, sulle note di Battisti, ha segnato uno dei momenti più emozionanti
dell’ultimo Sanremo.
@Battisti è eterno come Mozart, i Beatles e pochi altri
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