Costruiamo oggi il racconto di domani

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MARIA PIA AMMIRATI

Il RadiocorriereTv intervista la direttrice di Rai Fiction: «Vogliamo essere all’altezza delle attese del nostro grande pubblico»

Maria Pia Ammirati ,2021

Tra novità e riconferme, come sarà la nuova stagione delle fiction?

Sarà un racconto articolato e ricco per formati, generi e ibridazioni. Tante novità insieme al ritorno di storie e personaggi che gli spettatori hanno amato. Perché vogliamo essere all’altezza delle attese del nostro grande pubblico e della responsabilità che abbiamo verso il Paese. In autunno, tra le novità, “Il metodo Fenoglio” (regia di Alessandro Casale), “Il caso Claps” (regia di Marco Pontecorvo), “Noi siamo leggenda” (regia di Carmine Elia) e l’original Rai Play “Eppure cadiamo felici” (regia di Matteo Oleotto), mentre tornano con nuove stagioni serie amatissime come “Blanca” (regia di Jan Maria Michelini, Michele Soavi), “Un professore” (regia di Alessandro Casale), “Imma Tataranni – Sostituto procuratore” (regia di Francesco Amato, Enrico Rosati), “I bastardi di Pizzofalcone” (regia di Monica Vullo, Riccardo Mosca), “Cuori” (regia di Riccardo Donna) e “Lea” (regia di Fabrizio Costa). In primavera, in prima visione moltissimi titoli originali, tra cui “La Storia” (regia di Francesca Archibugi) dall’omonimo romanzo di Elsa Morante con Jasmine Trinca, “Gloria” (regia di Fausto Brizzi) con il grande ritorno da protagonista di Sabrina Ferilli, “Mameli” (regia di Luca Lucini, Ago Panini) sul grande eroe del Risorgimento, “La lunga notte – La caduta del Duce” (regia di Giacomo Campiotti) con Alessio Boni, “Il clandestino” (regia di Rolando Ravello) con Edoardo Leo. Tra le conferme, la nuova attesissima stagione della serie cult “Mare fuori” (regia di Ivan Silvestrini), il ritorno di “Doc – Nelle tue mani!” (regia di Jan Maria Michelini, Nicola Abbatangelo, Matteo Oleotto), “Màkari” (regia di Monica Vullo, Riccardo Mosca) e “Studio Battaglia” (regia di Simone Spada).

Quale narrazione state “disegnando” per le storie che vedremo nei prossimi anni?

Il lavoro sulla fiction non può che nascere dal rapporto consolidato con il nostro pubblico. Occorrono attenzione e sensibilità per intercettare e anticipare quello che gli spettatori vedranno perché costruiamo adesso il racconto di domani e dunque è fondamentale confermare il patto di fiducia che ci lega al nostro destinatario. La nostra Fabbrica continua a lavorare per produrre storie che accompagnino il Paese che cambia, interpretandolo.

Le parole chiave della narrazione del Servizio Pubblico?

Spirito del tempo e cioè una capacità di ascolto che traduca in storie la singolarità complessa e stratificata del momento che stiamo vivendo; Paese, che vuol dire il racconto dell’Italia e della sua ricchezza di sentimenti, speranze, tradizioni e territori; Giovani, che custodiscono il futuro e che stanno diventando sempre più periferici rispetto alla televisione; Qualità quale segno distintivo della nostra offerta; Made in Italy, che trova nella fiction una vetrina che si apre sul mondo; Fiducia, un valore decisivo che dice dell’indispensabile reciprocità tra il nostro racconto e chi ci guarda.

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Paolo. L’uomo che inventò il Cristianesimo

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LIBRI

Personaggio cruciale e misterioso al contempo, uomo di intelligenza, forza e volontà fuori dal comune. Corrado Augias racconta Saulo di Tarso, il Santo folgorato sulla via di Damasco, che raccolse l’irripetibile magistero di Gesù di Nazareth e lo canonizzò. Dal 5 settembre in libreria e negli store digitali

Un viaggio alle origini della dottrina cristiana. Corrado Augias ricostruisce nei suoi momenti topici la vita pubblica e religiosa di Saulo di Tarso, conosciuto con il nome di Paolo, analizzando la figura dell’Apostolo delle genti, dell’uomo che raccolse l’insegnamento di Gesù di Nazareth, lo elaborò e lo divulgò nel mondo. Nel volume, che unisce la cifra della narrazione a quella del saggio, tra cronaca e speculazioni filosofiche e sociologiche, l’autore ritrae un personaggio controverso e misterioso: Paolo è l’ebreo che non conobbe Gesù e che ne perseguitò i seguaci. Ma Paolo è soprattutto l’uomo che, folgorato sulla via di Damasco, dedicò la propria vita alla diffusione delle parole del Nazareno e alla canonizzazione dei suoi insegnamenti. Con il lascito di Gesù nelle proprie mani, Paolo pose le basi per la nascita del Cristianesimo.

“Paolo. L’uomo che inventò il Cristianesimo” di Corrado Augias, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali.

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GIGANTOSAURUS, la terza stagione

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La vita è un’avventura per i quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo cretaceo. Sono loro i protagonisti della serie animata in onda tutti i giorni alle ore 12.35 su Rai Yoyo e disponibile su RaiPlay

I dinosauri sono sempre molto amati dai bambini. E si rivolge proprio a loro la serie animata “Gigantosaurus” prodotta da Rai Kids e Cyber Group Studios. I nuovi episodi della terza stagione sono in onda tutti i giorni, alle ore 12.35 su Rai Yoyo, oltre a essere disponibili su RaiPlay (dove ci sono anche le precedenti stagioni).

Quattro piccoli dinosauri e un enorme Gigantosauro! Rocky, Bill, Tiny e Mazu sono quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo cretaceo. La vita è sempre un’avventura: nuovi vulcani spuntano continuamente, brachiosauri dal collo lungo ed enormi triceratopi vagano liberi, docce meteoriche illuminano il cielo notturno e l’enorme T-Rex Gigantosaurus che regna su tutto! La semplice menzione del nome di Gigantosaurus è sufficiente per suscitare una serie di emozioni contrastanti nei quattro giovani dinosauri: paura (Bill), fascino (Rocky), risate (Tiny) e interesse scientifico (Mazu). Attraverso le avventure dei giovani dinoeroi, la serie riflette i diversi modi in cui i bambini di 4-6 anni scoprono il mondo e se stessi.

Da sempre i dinosauri appassionano i bambini piccoli (dai 2 ai 6 anni), fino al punto da diventare quasi un’ossessione per circa un bambino su tre, che arriva a conoscerne a memoria nomi, caratteristiche, alimentazione. Una passione così particolare, da non poter essere ignorata dalla scienza. Dagli studi svolti, è di fatto emerso un impatto positivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini che nutrono un interesse così profondo verso qualcosa, in particolar modo verso i dinosauri.

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UN PAESE, UNA VISIONE, UN FUTURO

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Tra sequel e novità, ancora una stagione ricca di emozioni grazie all’offerta fiction. Storie sorprendenti e personaggi coinvolgenti che nascono dalla forte vocazione di servizio pubblico

L’offerta di fiction della prossima stagione nasce dalla forte vocazione di servizio pubblico e con l’obiettivo di raccontare il Paese con la densità di temi, fermenti e conflitti che lo caratterizzano. Tanti nuovi titoli e i sequel delle serie più amate che hanno l’ambizione di restituire la ricchezza e la complessità del presente senza mai perdere il legame con il passato, né lo sguardo verso il futuro. §
La “visione” della grande serialità targata Rai, un vero e proprio patrimonio a disposizione del Paese, mira da un lato a raccordare l’attualità alla memoria e ai valori che custodisce, dall’altro, a scorgervi gli indizi di un futuro da intercettare. La consapevolezza è quella di essere responsabili di una parte importante dell’immaginario collettivo, il mestiere, invece, è costruire storie sorprendenti, proporre personaggi coinvolgenti affidandoli ai grandi talenti di una tradizione tutta italiana che si rinnova e continua: scrittori, registi e attori, volti di un nuovo divismo che entra nelle case degli italiani e in cui tanti si riconoscono.

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Al servizio del pubblico, con la schiena dritta

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FEDERICO RUFFO

“Mi manda Rai Tre” torna dal 16 settembre il sabato e la domenica mattina alle 9.10. Il RadiocorriereTv incontra il conduttore del programma amico dei consumatori

Per il quarto anno alla guida di “Mi manda Rai Tre”, com’è cambiato il programma nel corso delle edizioni?

Quando l’ho ereditato, “Mi manda Rai Tre” era molto, molto differente da quello che è oggi, nonostante fosse già in parte cambiato nel corso degli anni precedenti. Quando Michele Lubrano iniziò nel 1990 la televisione era diversa, così come il concetto di diritto del consumatore.

Era la Tv rivoluzionaria di Angelo Guglielmi…

Era un momento in cui tutto quello che veniva fatto era nuovo e lo era anche il linguaggio utilizzato. Ovviamente le cose dopo tanto tempo vanno riviste, e così con Franco Di Mare, allora direttore di Rai 3, ci siamo interrogati su quale potessero essere il percorso e l’idea da seguire. Pensammo di fare quello che era stato fatto anni prima con “Chi l’ha visto?”, la cui formula originale era già stata rivisitata. Perché occuparsi soltanto delle persone scomparse cercando di riportarle a casa, quando la tecnologia aveva un po’ preso il posto di quello che faceva la Tv? E così il programma aprì alla cronaca nera, ai grandi delitti, con grande successo di pubblico. A “Mi manda Rai Tre” abbiamo capito che era necessario spostarsi sul reportage, sull’inchiesta, invertendo il paradigma: mentre prima erano solo ed esclusivamente i cittadini a segnalarci quello che non andava, quello che subivano e a chiederci una mano, dovevamo anche noi raccontare loro quello che non sapevano. Si è allargato il nostro raggio d’azione, siamo andati oltre le truffe, abbiamo cominciato a parlare della qualità del cibo, di salute, di come vengono spesi i soldi delle nostre tasse…

Per essere ancora di più a servizio del pubblico…

E sempre con la schiena dritta. Parliamo a tutto il pubblico, anche ai giovani, lo facciamo attraverso RaiPlay, Internet, con numeri importanti. Anche in termini di risultati social siamo subito dietro i grandi programmi e, di puntata in puntata, crescono gli spettatori giovani.

Quanto è complesso, oggi, difendersi dalle truffe?

Mostruosamente, perché è tutto molto più veloce di un tempo, quando le truffe

richiedevano diversi passaggi. A chi non è accaduto in questi anni di rischiare di rimanere vittima del fishing (truffe informatiche), anche attraverso il telefono? Chi non ha ricevuto un messaggio, una mail, che sembravano arrivare dalla banca, e che invece nascondevano una truffa? Ricevi il messaggio sullo smartphone, lo apri, vieni avvertito della presenza di operazioni sospette sul conto corrente e ti si chiede di verificarle aggiornando le informazioni. A quel punto, nel giro di cinque minuti, i tuoi soldi sono ci sono più.

Distinguere il vero dal verosimile, è questa la sfida?

È soprattutto capire che il verosimile è diventato molto più verosimile di un tempo. Prima, con un minimo di attenzione, potevi capire, ora non più. La parola d’ordine è prevenire.

In che modo?

Informando, spiegando, e nel caso di “Mi manda Rai Tre” spingendo il pubblico a porsi delle domande. Perché  se hai un dubbio, se non riesci a capire dove qualcuno stia guadagnando in un’operazione che ti viene proposta, allora vuol dire che il guadagno sei tu.

Come è cambiato il rapporto del programma con il pubblico?

La casalinga di Voghera non è più quella di trent’anni fa. Ha studiato, non chiede che le si spieghino in maniera semplice le cose, ma pretende qualità e cerca un racconto che sia dinamico, pretende che le cose abbiano senso, che siano di qualità. La qualità continuerà a fare la differenza.

“Mi manda Rai Tre” ha oggi una nuova pelle, un’identità riconoscibile…

Non è stato facile cambiare marcia, cambiare linguaggio, capire quale poteva andare bene. Io arrivavo da “Report”, una delle prime serate più viste dell’azienda, ed ero convinto che quel linguaggio potesse funzionare. Ma nel tempo ho capito che quella marcia, in questo programma, non era giusta.

Che cosa ti hanno insegnato questi tre anni di trasmissione?

A dedicarmi completamente a un programma, a diventarne genitore. Essere a capo di un progetto è un po’ come esserne il papà. Ho avuto dei maestri eccezionali che non si staccavano un minuto dal montaggio, penso a Riccardo Iacona che non si allontana mai dalla redazione. Riccardo è un gigante. Lo stesso valeva per tanti maestri che a volte mi sembravano frettolosi nei tagli e nelle valutazioni, che mi pareva non capissero quanto lavoro c’era dietro. Poi, quando diventi genitore, capisci che avevano sempre ragione loro. Per me è stato così. Di un programma devi conoscere ogni frame. Devi assicurarti che ogni secondo di quello che hai prodotto, sia il meglio che si potesse fare.

Con il programma hai raccontato tante storie, ce n’è una che ti ha toccato più delle altre?

A segnarmi di più è stata quella degli orsi del Trentino, in particolare quella di M49 che è stata rivelatrice di tante cose, a partire da una percezione netta tra chi in questo Paese è convinto che dobbiamo restituire qualcosa alla natura e chi invece pensa il contrario. Di quel reportage mi occupai in prima persona per vedere da vicino quell’essere magnifico, fu incredibile sentirlo respirare a un metro da me e capire che era condannato all’ergastolo. Penso anche a una storia sulle contaminazioni alimentari, la gente spesso dimentica che anche mangiare soltanto un pezzo di formaggio fatto con il latte non cotto, può costarci un’infezione incredibile.

Ai vostri telespettatori che cosa auguri?

L’augurio è doppio, in primo luogo di non avere bisogno di noi (sorride). Quindi di essere contenti di vederci, di pensare che il tempo che trascorrono con noi sia ben speso. Anche perché il tempo, lo sappiamo, è la cosa più preziosa che abbiamo.

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Qualità, ricchezza dell’approfondimento, partecipazione

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Da lunedì 4 settembre in prima serata su Rai 3 le inchieste e i reportage della squadra di “PresaDiretta” affronteranno i grandi temi dell’attualità: la guerra, la crisi economica e le sfide del lavoro, le migrazioni, la temperatura del Pianeta, i diritti umani violati, il crollo demografico del Paese, la sostenibilità del sistema agroalimentare, le nuove frontiere della scienza che cambieranno per sempre il nostro modo di vivere. Ad aprire il ciclo, un viaggio nei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna

“PresaDiretta” pronta a raccontare ancora una volta l’Italia e il mondo. Sono in arrivo nove nuove puntate, che viaggio sarà?

Porteremo i telespettatori nel mondo intero, perché non riusciamo a comprendere quello che ci succede se non lo inseriamo nel contesto per lo meno europeo.  Ma io sono anche tornato dall’Ucraina, ed è la seconda volta che ci andiamo, la collega Francesca Nava ha fatto un viaggio importante a Mosca e dintorni, stiamo seguendo tutta la partita dei Brics. Sarà un viaggio veramente narrativo: siamo al 15° anno di messa in onda, un momento importante per noi. Voglio pensare a questa serie di “PresaDiretta” come se fosse la prima, faremo uno sforzo per raccontare le puntate non come singoli episodi che nascono e muoiono, ma proprio come una serie, come se fosse una fiction. Gli argomenti saranno legati l’uno all’altro. Al centro ci sono due elementi fondamentali, che parlano del nostro futuro, uno è la guerra e le sue conseguenze, l’altro è la questione ambientale, con tutte le conseguenze, anche dal punto di vista delle enormi occasioni di sviluppo che ci sono dentro al green deal, la transizione energetica, a cominciare dal motore elettrico e dalle innovazioni tecnologiche.

Con quale argomento aprirete?

Ci occuperemo dell’alluvione in Romagna, dove siamo stati per quasi tre settimane, con una puntata che si intitola “Stato di calamità permanente”, titolo bellissimo trovato dalla redazione che rende conto del fatto che non si tratta più di eventi eccezionali, ma che avremo a che fare sempre di più con questo tipo di alluvioni. È chiaro che dobbiamo mettere in campo un piano di rigenerazione del territorio e che non possiamo più permetterci di consumare il suolo così come eravamo abituati. L’equilibrio che legava le montagne, i fiumi, la pianura e il mare, che ha retto per cento anni, anche per colpa del cambiamento climatico non regge più. Ci troviamo anche di fronte a un’occasione enorme, positiva, di sviluppo, sarebbe un cantiere che oltre a rigenerare il territorio rigenererebbe il Paese da un punto di vista economico. Poi c’è tutta la partita di attualità legata ai ristori, ai soldi, sulla quale avremo in diretta il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. C’è una polemica pazzesca tra il Governo e la Regione. Chi ha ragione dei due? Chi è che non dice la verità? Oppure la verità sta nel mezzo. Cercheremo anche di capire a che punto sia la ricostruzione.

“PresaDiretta” ha un’identità ben definita che la rende punto di riferimento per il pubblico…

So per certo che “PresaDiretta” è uno dei pochi programmi che fa dell’approfondimento vero, quanto meno nelle intenzioni, nelle settimane che spendiamo, nello studio delle fonti, in tutto il lavoro di scrittura che facciamo prima. Ogni puntata ha dietro un lavoro prezioso, e questo è un po’ un unicum. Molti settimanali e molte trasmissioni hanno dietro l’agenda politica che preme. Quest’anno vedremo alla prova dei nuovi talk show, nei quali a portar via spazio sarà proprio l’agenda politica. Alla prima puntata, quella dedicata all’alluvione, abbiamo lavorato per mesi. Adesso l’informazione quotidiana e i settimanali ci ritornano, giustamente per mettere sul fuoco la questione delle risorse, ma non hanno avuto il tempo per pensare e lavorare su quello che era successo prima. Per identità di “PresaDiretta” intendo la qualità e la ricchezza dell’approfondimento. Poi ci metterei la capacità empatica di entrare dentro la realtà, che è un’altra chiave che noi coltiviamo. Sia io che i nostri inviati, cerchiamo di consentire al pubblico che sta a casa non solo di comprendere, ma anche di partecipare, elemento fondamentale per la costruzione della democrazia. Perché se non partecipiamo alle vicende degli altri, anche se non apparteniamo a quei ceti sociali, anche se non siamo migranti o disoccupati, costruiamo una società in cui ognuno si fa i fatti propri e non riusciamo a costruire un destino comune. Partecipare, essere presi per mano da uno dei nostri inviati e portati sulla barca delle ONG o nella casa di un operaio, significa vivere assieme. Questo la televisione lo può fare perché ci sono le immagini. Con un pezzo di giornale si fa un po’ più fatica, i grandi scrittori lo sanno fare anche con la carta stampata, ma noi abbiamo uno strumento enormemente importante e potente e vogliamo utilizzarlo al massimo.

Come si persegue la verità in uno scenario internazionale a dir poco complesso nel quale è spesso difficile verificare le fonti?

Intanto la verità la devi cercare, nel momento in cui la cerchi hai già costruito qualcosa, ti sei avvicinato, qualche volta ci arrivi anche. E poi devi saper scegliere cosa pensi sia interessante di ciò che stai cercando. Magari non esisterà la verità con la “v” maiuscola, ma ne esistono tante e soprattutto ci sono tanti elementi di queste che non vengono raccontati, che vengono nascosti, e che sono importanti per crearsi un’opinione su quello che sta succedendo. Vedi la questione Ucraina-Russia, la puoi narrare come il conflitto tra i due Paesi e raccontare la resistenza del popolo ucraino, l’abbiamo fatto e continueremo a farlo, ma puoi anche alzare un attimo lo sguardo e cercare di vedere cosa sta succedendo in Sudafrica con i russi che stanno dentro questo processo dei Brics, e quali sono anche le cause internazionali, a prescindere dall’invasione della Russia, che muovono quella guerra lì. Raccontare verità poco raccontate ci aiuta a capire un po’ meglio quello che sta succedendo su quel terreno di guerra.

Cosa rappresenta per te “PresaDiretta”?

Personalmente ci metto tutto l’entusiasmo, la passione, il tempo e anche la mia vita. Tante volte mi sono immaginato, e prima o poi succederà, che questo programma andrà avanti anche senza di me. Spero che “PresaDiretta” continui, perché questo programma è un marchio della Rai. Dietro a “PresaDiretta” c’è la Rai.

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IO E LA LUNA

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Il nuovo singolo della cantautrice e attrice Anna Capasso è un pezzo da ballare per tutta l’estate. Un pop fresco e frizzante che, come ci spiega l’autrice, «racconta le sfumature più belle dell’amore, come la possibilità di concedersi una meritata serenità da conservare e proteggere da chiunque»

Un nuovo singolo tutto da ballare per l’estate 2023 e l’amore sempre in primo piano…

Racconto la storia di due persone che si sono follemente innamorate da giovani. Poi, a causa dei gossip, si sono lasciate per ritrovarsi per caso dopo alcuni anni ad una cena. Da quell’incontro di sguardi capiscono che la scintilla non si è mai spenta. Questa canzone non è solo un messaggio per chi vive una situazione del genere, ma sicuramente anche un modo per ribadire che se c’è amore vero non esistono ostacoli.

L’amore è sempre unico ed eterno come descrive nel suo pezzo?

L’amore, anche dopo alcuni anni, va sempre alimentato. Bisogna sempre viverlo come se fosse il primo giorno e creare momenti di pathos. Così può restare eterno.

Lei è una sognatrice?

Certo. Tutti dovremmo sognare, perché la vita altrimenti non avrebbe senso.

Le relazioni sono spesso esposte a giudizi ed interferenze?

Succede. Il brano, scritto con Massimo D’Ambra, lo abbiamo realizzato pensando ad una situazione immaginaria che è quella di un calciatore innamorato di un’artista. Abbiamo preso spunto dal Napoli che ha vinto lo scudetto. Nel video lui porge il pallone alla sua amata come a dire che le ridà la sua vita in mano senza più pensare ai giudizi esterni. Ma è solo un esempio, in realtà il calciatore e l’artista potrebbero fare qualsiasi altra cosa.

Perché ha scelto la luna?

La luna è intesa come specchio riflesso di ciascuno di noi, ma anche come unica luce che illumina i due protagonisti della canzone. La luna molte volte per me è stata una compagnia, la mia migliore amica. In alcuni momenti l’ho guardata in relax. E poi quanti amori sono nati sotto la luna e si sono consumati sotto la luna? E’ molto romantica.

I suoi videoclip sono girati in luoghi riconoscibili. In primo piano c’è Napoli.

Ho voluto rappresentare una Napoli particolare, elegante, che non perdesse comunque la sua storicità.

Prendendo spunto dal murale dedicato a Maradona, cosa ha immaginato?

Ho voluto omaggiare lo scudetto del Napoli e lasciare un segno con l’immagine di Maradona. Nella canzone si parla infatti proprio della storia d’amore di un calciatore.

Cosa ama di Napoli?

Soprattutto i panorami, come le serate a guardare Posillipo. Spettacolare. Ma anche l’aria che si respira nei quartieri popolari, con le persone che parlano con tutti anche se non si conosco. Ogni volta che ci vado sento questa predisposizione ad una comunicazione spontanea.

Qual è la più grande forza dell’amore?

Quando non si smette mai di meravigliarsi e di essere diversi ogni giorno. Colgo l’occasione per salutare i lettori del RadiocorriereTv e invitarli ad ascoltare e a ballare la mia canzone.

Il nuovo singolo della cantautrice e attrice Anna Capasso è un pezzo da ballare per tutta l’estate. Un pop fresco e frizzante che, come ci spiega l’autrice, «racconta le sfumature più belle dell’amore, come la possibilità di concedersi una meritata serenità da conservare e proteggere da chiunque»

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Il grande racconto italiano, giorno dopo giorno

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Equilibrio fra innovazione e continuità, cogliendo in pieno l’essenza del Servizio Pubblico: informare, intrattenere, educare. A settembre al via il grande Intrattenimento Rai del Day Time

Rinnovarsi senza mai dimenticare la propria missione: accogliere gusti, speranze, abitudini, vocazioni e idee del pubblico. È la grande sfida della televisione generalista accolta in pieno dall’Intrattenimento Day Time, che tiene compagnia agli italiani, ogni giorno dalle 14, con una programmazione in equilibrio fra innovazione e continuità, cogliendo in pieno l’essenza del Servizio Pubblico: informare, intrattenere, educare.

Il racconto, di qualità, dell’Italia e degli italiani provando a offrire, attraverso linguaggi diversi e una narrazione in grado di parlare a chiunque per far sentire tutti parte di una comunità: il magazine, l’infotainment, l’enorme contenitore dei programmi di territorio, i game show, il cooking o il “dating”, programmi più votati all’intrattenimento, alla cronaca, all’inchiesta e al viaggio.

La televisione è anche, e in certi casi soprattutto, l’insieme dei volti che incarnano le sue promesse, conduttrici e conduttori, noti ed emergenti, che garantiscono la credibilità dell’offerta.

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La provincia, la sua cultura e la sua gente

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LIBRI

Da ormai qualche anno Federico Quaranta attraversa ogni angolo del Paese. In tutti i luoghi, anche nel più recondito o nascosto, è alla ricerca di una storia da raccontare. Ora le ha raccolte ne “I diari del Provinciale”, non solo semplici racconti di territorio, bensì testimonianze che costituiscono l’anima italiana più profonda. Dal 28 agosto in libreria e negli store digitali

La provincia, la sua cultura e la sua gente, un viaggio nelle terre che custodiscono l’Italia più profonda. Con “I diari del Provinciale” Federico Quaranta affida alla carta le testimonianze e le emozioni più forti dei suoi lunghi cammini televisivi. I racconti e le parole di scrittori e intellettuali si intrecciano tra le pagine con  quelli di contadini e pescatori, di uomini e donne che fanno del legame con il territorio il fondamento della propria esistenza. Così l’autore è nel Mugello, alle porte di Firenze, per raccontare la figura rivoluzionaria di don Lorenzo Milani, nel Delta del Po tra Emilia e Veneto, per comprendere il sentimento che lega la gente alle terre e alle acque del Polesine, in Basilicata, sulle tracce della civiltà contadina narrata da Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli”, in Sicilia, per riscoprire la figura di Rosa Balistreri, cantautrice coraggiosa che ha cantato le contraddizioni della sua terra. Tante storie, tanti tasselli di un’identità sfaccettata, affascinante e sempre sorprendente.

“I diari del Provinciale” di Federico Quaranta, edito daRai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 28 agosto.

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Il Piccolo Principe e i suoi amici

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Rai Yoyo festeggia gli 80 anni del capolavoro di Antoine de Saint Exupéry con la nuova serie animata in onda tutti i giorni alle 10.10  e disponibile anche su Rai Play

Un riferimento culturale universale di sorprendente modernità. Il Piccolo Principe non somiglia a nessun altro. Insieme racconto poetico, filosofico e iniziatico, l’opera è un genere “a parte”. Responsabilità, legami d’amore e di amicizia, rispetto di ciascuno nella sua differenza e nella sua singolarità, bisogno di scoprire e di comprendere, necessità di dare un senso alle nostre azioni, ricerca dell’essenziale al di là delle apparenze, protezione dell’ambiente… il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, fra le opere letterarie più celebri del XX secolo, racconta tutto questo e molto di più. Affronta temi universali: il rapporto dell’uomo con il tempo, la felicità e le prove della vita, la trasmissione di valori tra il mondo dell’infanzia e quello degli adulti, l’opposizione fra il visibile e l’invisibile, la bellezza, il viaggio interiore e il viaggio attraverso il mondo, il mistero della vita e della morte. Su Rai Yoyo e RaiPlay ha debuttato “Il Piccolo Principe e i suoi amici”, la nuova serie animata in onda tutti i giorni alle 10.10, con cui Rai Yoyo festeggia gli 80 anni del capolavoro di Antoine de Saint Exupéry. Questa nuova serie vede il Piccolo Principe iniziare un favoloso viaggio tra le stelle con la sua ciurma, la Volpe e la Rosa, e con due nuovi amici: Carlotta ed Elia, due bambini del nostro mondo.  Tutti insieme partono a bordo della più brillante e inaspettata delle astronavi, l’asteroide B612 trasformato in Asteroship! Scoprono così l’universo e i suoi abitanti tra mille avventure. Ogni pianeta è occasione di fare nuove amicizie e incontrare nuove culture. Dal cortile della scuola ai confini della galassia, Elia e Carlotta impareranno a risolvere i problemi della loro vita quotidiana, affrontando una situazione parallela nell’universo del Piccolo Principe. Del resto, come ci ricorda il romanzo, “le stelle sono illuminate, perché ognuno possa un giorno trovare la sua”. Raccontando una storia semplice in un linguaggio altrettanto semplice che associa testo e disegni – i famosi acquerelli dipinti dallo stesso autore – “Il Piccolo Principe” tocca il cuore del pubblico di tutto il mondo, al di là delle nazionalità, culture, religioni, generazioni, come testimonia l’enorme successo di vendite. Adulti o bambini, tutti possono identificarsi con questo “petit bonhomme” dai capelli “color del grano”, venuto da un altro pianeta. Come non amare questo essere ad un tempo lunare e solare, candido e saggio, curioso e sensibile, grave e ridente, vulnerabile e immortale, ambasciatore dei nostri sogni e delle nostre domande? Ai bambini di oggi, che saranno gli adulti di domani, Il Piccolo Principe porta un messaggio di incredibile attualità. Visionario, Saint-Exupéry affronta infatti delle domande che si congiungono con le preoccupazioni della nostra epoca come il rapporto con il tempo. In un mondo accelerato, dove impera la velocità, il cambiamento incessante, lo “zapping”, la percezione immediata e spesso superficiale degli esseri e delle cose, Il Piccolo Principe ci invita a prenderci il nostro tempo. Il tempo di andare all’incontro con l’altro, di “addomesticarlo”. Il tempo di attendere, di comprendere, di interrogare i segreti e i misteri della vita. Ma anche di prendersi cura di ciò che si è “addomesticato”, di occuparsi di “altre cose che di se stessi”: nel   Piccolo Principe questo tema si presenta sotto differenti varianti (impegno, responsabilità, rispetto, protezione, fedeltà). Senza questa contropartita saremmo condannati alla solitudine, privati dell’esperienza dell’amore e dell’amicizia. Il Piccolo Principe quindi come antidoto all’individualismo, all’egocentrismo, ad una certa concezione utilitaristica delle relazioni umane. Ne “Il Piccolo Principe” poi, il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente procedono di pari passo. “Quando si ha finito di lavarsi al mattino, bisogna fare con cura la pulizia del pianeta”, afferma Il Piccolo Principe. L’aviatore Saint-Exupéry da parte sua, dopo l’evocazione della minaccia dei baobab, si sente “animato da un sentimento di urgenza”. Una visione premonitrice dei pericoli che minacciano il pianeta Terra e della necessità di prendersene cura. A prima vista Saint-Exupéry fa confrontare due mondi: da una parte, un universo freddo, contabile, operazionale, serio, fossilizzato, quello “dei grandi”; dall’altro, un mondo immaginativo, sensibile, poetico, generoso, evolutivo, quello dei bambini. Ma, al di là di questa opposizione, l’aviatore-autore, situato come interfaccia, getta dei ponti fra questi due universi, ciascuno di loro andrà ad apprendere dall’altro. In un’epoca in cui la frattura culturale tra le generazioni tende ad accrescersi e dove i riferimenti comuni sono meno numerosi, questo invito alla riconciliazione e all’attenzione reciproca prende pienamente senso. Questi temi, ovviamente, ispirano anche le nuove avventure del Piccolo Principe. “Il Piccolo Principe” è stato tradotto in 220 lingue e dialetti, 134 milioni le copie del libro vendute in tutto il mondo dal 1943, anno della prima pubblicazione negli Stati Uniti, 400 mila i visitatori annuali del Museo Petit Prince a Hakone, in Giappone, e 400 mila quelli che in soli due mesi hanno visitato la mostra Petit Prince in Brasile inaugurata a fine 2009.

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