Con garbo e ironia

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ROBERTO INCIOCCHI

Le notizie, il racconto della politica nelle prime ore del giorno, il talk, il confronto con la Rete. Il conduttore di “Agorà” al RadiocorriereTv: «La televisione deve comprendere le esigenze d’attenzione e d’ascolto della società». E di sé rivela: «Da bambino cantavo nel coro della Cappella Sistina. Fu la voce, a vent’anni ad avvicinarmi alla Tv»

Roberto Inciocchi,2023

Come vivi l’arrivo ad “Agorà”?

Con grande felicità. Vengo da vent’anni a Sky, quando si è concretizzata questa possibilità ho riflettuto e c’è stato il passaggio. Una volta arrivato abbiamo cominciato a confrontarci e ho trovato un clima molto bello, di grande disponibilità. Entrando in una casa nuova ho ascoltato tutti quanti, ma ho portato anche un po’ della mia esperienza. Quello che mi ha fatto davvero felice, nel corso delle settimane, conoscendo le persone, è stato trovare una squadra straordinaria, con autori altrettanto straordinari. Ho capito da subito che era un gruppo collaudato sul lavoro, ma anche di brave persone che avevano voglia di fare bene. Questo mi ha messo in una situazione di relativa serenità. Non potevo essere accolto meglio.

Che cosa significa raccontare la politica, i grandi fatti, di prima mattina?

Lo faccio da molto tempo. Ognuno sceglie la propria cifra, quella che gli viene naturale: io sono un conduttore garbato, certo, il confronto può anche accendersi, ma deve rimanere all’interno di un confine accettabile. La conduzione del mattino accompagna le persone al loro risveglio con serenità, al tempo stesso devi fare in modo che tutti i passaggi della trasmissione siano ritmati.

Come sta cambiando il racconto della politica in Tv, nei talk?

È evidente che la politica oggi interagisce con la Rete in maniera primaria. Ma la televisione, che racconta tutto ciò che accade in Rete, diventa un ulteriore amplificatore di quello che è il mondo social. Penso che chi fa Tv debba comprendere le esigenze d’attenzione e d’ascolto della società, credo che oggi possa funzionare un talk garbato condotto con grandissima ironia. Ovviamente tu non porti la Bibbia, ma puoi portare elementi di verità politica. Si va verso un racconto più lineare.

Ci sono domande che non farebbe mai a un suo ospite?

Non c’è domanda che a un politico non si possa fare. Ce ne sono alcune molto scomode, ma sulla base della mia esperienza dico che a quella domandina che proprio non vogliono, se gliela fai al momento giusto, non attaccando, e con un po’ di ironia, i politici sono persino felici di rispondere.

Come nasce una tua intervista?

Sono un po’ un malato della preparazione, non stacco mai la spina e sono continuamente aggiornato. Qualsiasi cosa io faccia controllo le agenzie, sul tablet, sul telefonino. È difficile che io possa perdere anche un solo passaggio, sono in aggiornamento continuo (sorride). Preparo sempre uno schema di intervista, per poi, spesso, non seguirlo nel corso della diretta. Ascolto le parole dell’interlocutore, penso che una buona intervista arrivi solamente da un buon ascolto. È l’intervistato a portarti sul terreno buono. Tutti vogliono dire qualcosa, tu devi comprendere in quale momento fare la domanda. Se non ascolti e segui una griglia preparata, spesso l’intervista non viene bene. Lo stesso approccio vale per la gestione della diretta. Raccontiamo minuto per minuto quello che accade, allontanandoci quando necessario dalla scaletta, aprendo finestre.

Come ti poni di fronte a una palese bugia di un tuo intervistato?

Arrivo da una formazione musicale. Quando sono in onda avverto una specie di ritmo, quando diventa controtempo, perché c’è qualcosa che non funziona oppure io non riesco a portare l’ospite sul terreno giusto, o cambio completamente approccio o uso l’arma dell’ironia per ritrovare il ritmo. Devi cambiare spartito e per farlo devi avere più registri. Spesso ce la si fa.

Se potessi intervistare un protagonista della storia repubblicana passata, chi sceglieresti?

Dopo trent’anni che frequento il Salento sono un salentino di elezione. Ogni volta che mi capita di arrivare a Maglie vedo la statua di Aldo Moro davanti alla casa natia e mi colpisce tanto: raffigura Moro con l’Unità sotto il braccio. È un’immagine che racconta un pezzo della nostra storia. Il primo personaggio che vorrei intervistare è proprio lui.

Cosa gli chiederesti?

In una lettera alla famiglia scrisse una cosa bellissima, vado a memoria: “Mia dolcissima Noretta, se ci fosse luce sarebbe bellissimo…”. Era la rassegnazione di sapere di andare alla morte, di essere probabilmente un meccanismo importante della storia. In quel momento si rivolge a quel che accadrà di lì a poco e dice.  Se potessi gli chiederei, ma c’è luce?

Politica a parte cosa ti dà emozione?

La musica. Ha fatto parte della mia vita sin da bimbo. Sembra 150 mila vite fa, ma nel 1978 ero solista del coro della Cappella Sistina, il più grande coro polifonico del mondo. Mi impegnava per molte ore della giornata. A 18-19 anni me ne andavo a fare pianobar la sera e mi guadagnavo qualche soldino per studiare…

Il tuo pezzo forte?

Gino Paoli. Andavo molto sul cantautorato italiano. Poi 20-25 anni fa, scoprii il ritmo ipnotico salentino, mi appassionai anche a tutti gli strumenti a cornice, dai tamburelli alle tammorre. Negli ultimi anni sono andato più sulla musica popolare che è un grande patrimonio del nostro Paese. A casa come in macchina, un sottofondo musicale devo sempre averlo.

La voce è stata per te anche la via d’accesso alla carriera televisiva…

È andata proprio così. Nel 1991 arrivai in Rai con un contratto da annunciatore, per leggere il giornale radio. Lavorai per un paio d’anni, fu una scuola straordinaria. Ero giovane e mi confrontavo con professionisti stimati. Poi, dentro alla voce, nel tempo, ho dovuto mettere dei contenuti (sorride).

La prima cosa che fai e pensi quando ti svegli…

Apro il tablet e vedo scaletta, copione e agenzie. Tutto questo con il primo caffè.

E la sera prima di dormire?

Ancora scaletta, copione e agenzie. È un microcosmo.

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Fidatevi di me (oppure no)

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PINO INSEGNO

Attesissimo dal pubblico, torna “Il mercante in fiera”. Il gioco, le carte (dal lattante al boomer), i concorrenti, un mix di allegria e pathos per accompagnare il pubblico al telegiornale della sera. Il padrone di casa si racconta al RadiocorriereTv: «La mia vita è avvolta dal sorriso. Mi prendo sempre in giro, questo non significa però che prenda le cose a barzellette». Dal lunedì al venerdì alle 19.50 su Rai 2

Roma, 27/07/2023 Pino Insegno posato in studio per RAI Foto: Federico Guberti – GRM Foto

“Il mercante in fiera” la aspetta, pronto a dare le carte ai suoi concorrenti?

Ho cominciato a registrare e sembrava passato un minuto dall’ultima puntata trasmessa anni fa. L’empatia con il gioco è stata immediata. È stata fatta una bellissima ricerca di concorrenti in tutta Italia. Al lavoro c’è una squadra in gamba, con Celeste Laudisio capo progetto, Dario Di Gennaro capo degli autori. Siamo tutti molto felici, è come se fossi mancato anch’io un po’ a tutti quanti. Ho sempre lasciato un buon ricordo di me, non ho mai costruito o creato problemi, ma ho sempre cercato di risolverli. Quando sei il conducente della macchina e sei nervoso, anche coloro che sono a bordo non sono tranquilli. Io rido e scherzo, sto con il pubblico, con tutti, siamo sulla stessa linea. Pensa se in sala operatoria arrivasse un chirurgo nervoso, come lavorerebbero mai l’anestesista, l’infermiera? Perché uno dovrebbe portare i propri problemi dove invece stai bene… Fai il contrario, prendi l’energia positiva e portala con te dove le cose vanno meno bene.

Che rapporto ha con i giochi di società, i giochi di carte…

Sono incapace (ride). Ancor più con giochi in cui serve pazienza, come gli scacchi. Gioco a dama perché è più rapido. Gioco a briscola, ecco, ma già il tressette mi crea problemi. Non gioco, non ho mai grattato e vinto. Magari consiglio il risultato della schedina, ma non la gioco. Non ho la pazienza di essere un concorrente. Meno male che “Il mercante in fiera” lo conduco. Anche con i videogiochi non è mai andata bene, mi prende l’ansia.

Da concorrente, dunque, non sarebbe competitivo…

Noooo (sorride). Entrambe le volte che ho giocato a “L’eredità” nelle edizioni Vip sono stato il primo a uscire.

Come si scoprono le criticità dell’avversario?

Bisogna essere esperti di comunicazione verbale e non verbale. Io porto avanti il gioco anche grazie a Dario Di Gennaro, che ho sempre come consigliere all’auricolare. Se vedo l’attaccamento di un concorrente a una carta che vale molto, devo fare il possibile per togliergliela. L’uomo da battere sono io. Certo, nel gioco c’è il libero arbitrio, sei tu che decidi se vendere, se scambiare, se accettare.

Il bluff è dietro l’angolo…

Dico a chi gioca di fidarsi di me… oppure no (sorride). Valgono tutto e il contrario di tutto. La cosa importante sono i concorrenti e le carte, a cui ti affezioni. E poi la possibilità, per il pubblico, di giocare da casa.

C’è una carta alla quale è più affezionato?

Alcune sono state cambiate. Potrei dire il lattante, quello classico del “Mercante in fiera”, che c’è ancora. E poi hanno fatto il boomer, che sono io, è terribile quella carta (ride).

Quanto boomer c’è, per davvero, dietro a Pino Insegno?

Se per boomer si intende una persona analogica, allora in me c’è il 100 per cento di boomer. So che il risultato delle cose è nel vinile, non nel cd. Dicono che la televisione sia cambiata, ma non è cambiato chi la guarda. Si dice che il calcio sia cambiato, ma non sono cambiati i tifosi. La gente è sempre affezionata alla verità, ai valori veri, alla famiglia, all’amore, alla simpatia, all’empatia. Sono quelle le cose che vincono. I film che funzionano sono quelli in cui alcune persone si uniscono e, insieme, arrivano all’obiettivo. Non è un caso. Se boomer significa questo, allora sono boomer.

Boomer e contento di esserlo…

È il fruscio del vinile che vince, non ce n’è per nessuno, pensi a un pezzo dei Pink Floyd, dei Deep Purple, dei Genesis, dei Rolling Stones. È gente che canta da quarant’anni, senza nulla togliere agli interpreti di oggi, che non sappiamo però se resisteranno altrettanto tempo.

Lei è scaramantico?

Il mio rapporto con la scaramanzia cambia in base a quello che faccio. Se salgo sul palcoscenico, sbatto accidentalmente il piede e lo spettacolo va bene, allora ogni sera sbatterò il piede. Non ci sono il viola, il 17…

Quando ha capito che la sua voce avrebbe potuto darle grandi soddisfazioni?

La voce la costruisci, proprio come gli addominali. La voce, che io insegno, è uno strumento con il quale nasciamo tutti, va dalla punta della testa a sotto il pube, ma devi saperla utilizzare, devi studiare.

Qual è il segreto?

… sono le intenzioni della voce a fare bello un discorso. Non è la voce bella, che è quella bassa. Perché se la utilizzo per cinque minuti con gli stessi hertz tu ti stanchi, ti addormenti. O se io urlassi per dieci minuti infastidirei chi ascolta. A contare sono le appoggiature, il modo di parlare, è questo che crea l’empatia con la persona.

Cos’è per lei la popolarità e come la vive?

È un’arma a doppio taglio, per questo devi saperla gestire, perché può anche essere una febbre. Devi accettarla, avere gratitudine nei confronti della gente e ricordartene sempre. Devi gratificare chi ti ferma per strada e farlo con grande umiltà. Spero ogni giorno che la gente mi saluti con affetto, mi auguro di azzeccare ogni nuovo doppiaggio, di fare bene ogni nuova trasmissione. Non do nulla per scontato, ricomincio da capo ogni minuto. Non mi dispiace se una persona mi chiede di fare una foto, mi dispiacerà il giorno in cui non me lo chiederà più.

Che cosa porta nel suo bagaglio, dagli esordi a oggi?

Tutto. Non dimentico di avere iniziato doppiando i film hard. So che agli inizi una direttrice del doppiaggio mi disse che non avrei mai fatto questo mestiere, ma non me lo porto dentro con rabbia, ma con gioia. Quei “no” mi sono serviti per scardinare quel portone, per vincere in qualche modo. La gavetta, i sacrifici, le difficoltà del passato rimangono in te e se li ritrovi sai come affrontarli.

Come vede il futuro per Pino?

Bello e gioioso, come sempre. Ha delle porte spalancate che non vedo l’ora di varcare per sapere cosa ci sia dietro. È un bellissimo mistero, anche se quel mistero può essere una capocciata forte. Però io entro, io vado, non torno indietro.

Quando il gioco si fa duro dove trova la leggerezza che la contraddistingue?

Qualche volta mia moglie dice superficialità, ma è leggerezza. Mi prendo sempre in giro, questo non significa però che prenda la vita a barzellette. Moriva mia mamma e il giorno dopo nasceva mio figlio, il giorno dopo ancora debuttavo su Rai 2 e c’era il funerale. Non l’ho presa con superficialità ma l’ho vissuta con un sorriso, pur mancandomi mamma ogni minuto. Se sei conscio dei tuoi punti di debolezza puoi farli diventare punti di forza.

Che cosa la rende felice?

Il fatto che questa mattina stiamo parlando del mio presente e del mio futuro, perché significa che sto facendo qualcosa di buono. Mi rende felice il sorriso di un bambino, quello di una persona che non sta bene e che magari grazie a un abbraccio sta meglio. Mi fa felice la gente che sorride, che attorno a me ci siano persone serene, e non parlo solo della mia famiglia.

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Imma Tataranni, tutte le novità

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Incorruttibile, implacabile, dissacrante, ma di grande umanità e graffiante ironia: da lunedì 25 settembre torna in prima serata su Rai 1 l’amato sostituto procuratore. Quattro nuove puntate per incontrare gli amatissimi protagonisti della fiction ispirata ai romanzi di Mariolina Venezia. Con Vanessa Scalera, Massimiliano Gallo, Alessio Lapice, Barbara Ronchi e la partecipazione di Cesare Bocci e Carlo Buccirosso. La regia è di Francesco Amato e Kiko Rosati

Una terza stagione da non perdere. In onda dal 25 settembre in prima serata su Rai 1 quattro nuove puntate di “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”, che miscelano la detection con le vicende familiari della protagonista della serie nata dalla penna di Mariolina Venezia. Tenace e decisa, controcorrente anche nel vestire, la Tataranni si trova a indagare sulle ragioni profonde dell’odio, sugli ostacoli dell’integrazione, sulle diverse conflittualità sociali e ad arrivare alla verità, ai colpevoli, abbattendo, prima di ogni altra cosa, pregiudizi e sentenze popolari affrettate. Nel suo viaggio verso la giustizia viene affiancata dagli ormai familiari componenti della sua squadra, a partire dal Procuratore capo Alessandro Vitali (Carlo Buccirosso), sempre più insofferente ai metodi della Piemme più indisciplinata della Procura; da Diana De Santis (Barbara Ronchi), la sua cancelliera ed ex compagna di classe, che entusiasticamente la supporta nel lavoro investigativo, ancora di più da quando il maresciallo Calogiuri (Alessio Lapice) è stato ferito nell’attentato in cui ha perso la vita il boss Saverio Romaniello, in conclusione della seconda stagione. Sono passati alcuni mesi e ritroviamo la Tataranni impegnata nella solita routine tra famiglia e lavoro, ma con delle novità. La figlia Valentina (Alice Azzariti) si è diplomata e ha deciso di studiare all’Orientale di Napoli. Imma e Pietro (Massimiliano Gallo) si ritrovano nella casa vuota e invece di lasciarsi andare alla malinconia tornano a essere la coppia di un tempo. Almeno fino a quando Calogiuri non si sveglia dal coma: inizialmente sembra aver perso la memoria; poi, pian piano, recupera tutto, tranne la consapevolezza di essere innamorato di Imma: è freddo con lei e pericolosamente determinato a scoprire cosa si nasconde dietro l’attentato. Nello stesso tempo, nel matrimonio qualcosa si incrina e Pietro, per reagire, si iscrive a un corso di pugilato. Qui conosce Sara (Sara Drago), una trascinante e brillante paleontologa che lo invita a seguire un corso di scrittura sul giallo. Succede così che Imma si trova con Pietro e Calogiuri che sembrano aver preso strade che portano lontano da lei. «La terza stagione è sempre un po’ quella della maturità – dichiara il regista Francesco Amato – giunta sin qui, si può dire che Imma sia diventata adulta. Eppure, nonostante la maggiore età e una certa consapevolezza dell’orizzonte drammaturgico e visivo in cui ci muoviamo, il progetto Tataranni resta sempre dinamico, pieno di sorprese, grandi amori, intuizioni improvvise, cambi di programma, ispirazione che ti viene lì al momento e cancella una pianificazione di settimane che pareva consolidata». Protagonista delle puntate, ancora una volta Matera, la città proclamata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. La serie è stata girata nei celebri Sassi, nella frazione agricola La Martella, nella gravina di Laterza, come nelle sale del Museo Archeologico Nazionale Ridola. La terza stagione di “Imma Tataranni – Sostituto procuratore” è una coproduzione Rai Fiction – IBC Movie – Rai Com.

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Connessi con un mondo che cambia

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RAI RADIO

Presentata l’offerta 2023-2024 dei 12 canali radiofonici del Servizio Pubblico. L’informazione e l’approfondimento, insieme allo sport, all’intrattenimento, alla musica, ma anche alla cultura e agli eventi. Una nuova stagione da vivere con gli ascoltatori e un compleanno, i primi 100 anni di Rai Radio, da festeggiare

«Vogliamo continuare a offrire un palinsesto ricco, credibile, inclusivo e sostenibile. Guardiamo all’audio come punto di contatto per i ragazzi. Lo smartphone diventa sempre più rilevante per ascoltare musica, podcast, anche a livello europeo. Secondo l’EBU sono il 77 per cento gli utenti nella fascia 18 -29 anni. Il pubblico è sempre più preparato, attento e merita che i nostri prodotti siano eccellenti e aumentino l’impatto virtuoso nella nostra società». È il messaggio della presidente della Rai Marinella Soldi ad aprire la presentazione dell’offerta radiofonica del Servizio Pubblico nella storica sede di Via Asiago a Roma. Un’offerta ricca, che si rivolge a un pubblico sempre più ampio e diversificato. «I tredici canali di Rai Radio, in una logica per generi, presentano una offerta straordinaria sempre più visual e multipiattaforma – afferma l’amministratore delegato Roberto Sergio – Dalla presentazione odierna è emerso tutto il valore del Servizio Pubblico e delle strutture aziendali coinvolte, che sotto la guida di Flavio Mucciante proseguiranno l’opera di digitalizzazione intrapresa e lo sviluppo di nuovi modelli produttivi per confermare la ritrovata leadership di Rai Radio nel mercato. Un esempio è quello di No Name Radio impegnata nella ricerca di nuove forme di linguaggio giovanile». Musica, cultura, intrattenimento, sport sono i tasselli principali di un mosaico che ci connette con un mondo che cambia.

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Fake Show – Diffidate delle imitazioni

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Al via il 18 settembre in prima serata su Rai 2 il nuovo programma condotto da Max Giusti. Un format leggero e divertente con tanti ospiti veri e falsi

2 agosto 2023 FAKE NEWS Max Giusti

Si riderà, si riderà molto da lunedì 18 settembre in prima serata su Rai 2. E’ infatti questa la data di inizio di “Fake Show – Diffidate delle imitazioni”, il nuovo format condotto da Max Giusti che riscoprirà, attualizzandolo e adattandolo ai nuovi tempi e ai nuovi modi di fruizione, uno storico patrimonio televisivo, quello appunto delle imitazioni. Un programma leggero, divertente, nuovo, realizzato da Direzione Intrattenimento Prime Time ed Endemol Shine Italy Spa. Non un talent, non un varietà classico, ma una nuova formula, che si inserisce a pieno titolo nella linea editoriale della rete che farà della sperimentazione la sua mission in questa nuova stagione televisiva.

Ogni puntata di “Fake Show – Diffidate delle imitazioni” ospiterà alcuni personaggi del mondo dello spettacolo che giocheranno con il conduttore misurandosi in prove individuali, di coppia o di gruppo basate sulle imitazioni di personaggi famosi, ma anche di oggetti, rumori, suoni, balli e altro ancora. Ad accompagnare Max Giusti, oltre ai due ospiti fissi di tutte le puntate Francesca Manzini e Claudio Lauretta, ci sarà anche una versione un po’ folle dell’Intelligenza Artificiale, generatore imprevedibile di tante situazioni. Tra le prove proposte nel corso della serata ci sarà la “Realtà Artificiale”: l’IA, a sorpresa, animerà lo studio riproponendo la scenografia di un programma televisivo e gli ospiti chiamati a giocare dovranno interagire con gli imitatori professionisti che impersoneranno, di volta in volta, il conduttore del programma. Nella prima puntata, per esempio, Francesca Manzini si calerà nei panni di Mara Venier, mentre Claudio Lauretta diventerà Gerry Scotti e Antonino Cannavacciuolo. 
Un’altra prova sarà: “La senti questa voce”, che vedrà uno degli ospiti, seduto di spalle a centro studio, ascoltare alcune canzoni. Sulla base musicale, farà il suo ingresso in studio un cantante che eseguirà il pezzo dal vivo e l’ospite, senza poter vedere il cantante, dovrà indovinare se si tratta del cantante originale o di un imitatore. 
Inoltre, agli ospiti della puntata, si aggiungeranno le “FakeStar”, sosia e imitatori di grandissimi personaggi musicali, in momenti che vedranno coinvolti anche gli ospiti della puntata, e i “Fakenomeni”, una serie di personaggi eccentrici che si esibiranno in imitazioni originali e fuori dagli schemi. 
Ci saranno, inoltre, le incursioni di Maurizio Di Girolamo e Gennaro Calabrese, con le loro imitazioni, tra cui quella di Roberto Benigni e di Flavio Insinna, e non mancherà uno spazio dedicato alle “Fake News” con Vincenzo Albano, che commenterà alcune notizie.
 “Fake Show – Diffidate delle imitazioni” è un programma scritto da Max Giusti, Luciano Federico, Paolo Mariconda, Alessio Parenti, Luca Rea, Giuliano Rinaldi, Dario Tajetta, Marco Terenzi. La regia è di Luigi Antonini. 

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Viaggio nel 2001

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IL COLLEGIO

Con la voce narrante di Stefano De Martino, domenica 24 settembre alle 21.20 su Rai 2, inizia l’ottava edizione del docu-reality che quest’anno porta i protagonisti nell’anno più vicino ai giorni nostri da quando è iniziato il format. Tra le novità, le “masterclass” con docenti “speciali”: Antonio Orefice, Leo Gassmann, Joe Bastianich, Raimondo Todaro e BarbaScura X

Da domenica 24 settembre al via su Rai2, alle 21.20, l’ottava edizione de “Il Collegio”. Il docu-reality, realizzato in collaborazione con Banijay Italia, che quest’anno porta i protagonisti nel 2001. Da quando è iniziato il format è l’anno più vicino ai giorni nostri.

Prima novità di questa stagione è la voce narrante, interpretata da Stefano De Martino, conduttore e volto del canale, che accompagnerà il racconto della vita quotidiana dei 23 protagonisti. Anche il luogo che ospiterà le avventure dei collegiali sarà un nuovo edificio: il Collegio San Francesco a Lodi. Il percorso dei ragazzi avrà, per la prima volta, un suo fulcro anche in una sana competizione per determinare chi, per merito, può concorrere auna Borsa di studioun periodo di formazione negli Stati Uniti, che verrà assegnata allo studente che nella graduatoria finale avrà ottenuto la migliore media di voti e i crediti individuali superiori. I collegiali si cimenteranno, infatti, in attività di gruppo che permetteranno loro di acquisire dei crediti, dovranno quindi impegnarsi puntata dopo puntata per conquistare il privilegio di trascorrere un periodo all’estero presso realtà d’eccellenza che possano contribuire alla loro formazione. 

Ultima novità le “masterclass” con docenti “speciali”,lezioni con special guest del mondo dello spettacolo, della musica e della cultura come:l’attoreAntonio Oreficedi “Mare Fuori”, che darà i giusti consigli per una rappresentazione teatrale, il cantautoreLeo Gassmannper una lezione di canto;Joe Bastianichper mettere alla prova i collegiali con la lingua inglese;Raimondo Todaro per una lezione di latino-americano e BarbaScura X per una lezione di fisica.

Per i collegiali quest’anno la parola d’ordine è “globalizzazione” un fenomeno che, in quegli anni, parte dall’economia e investe cultura e comunicazione. Il 2001 è anche l’anno dell’attentato alle Torri Gemelle; il telefonino diventa mezzo di comunicazione privilegiato; internet si impone sempre più come lo strumento di informazione preferito e l’ambientalismo comincia ad affermarsi come una tematica cui prestare molta attenzione. In quell’anno a Sanremo, sotto la conduzione di Raffaella Carrà vince la giovanissima Elisa con “Luce”; Fiorello fa il suo grande ritorno in tv e diventa personaggio dell’anno; la Roma vince il suo terzo scudetto, Totti si consacra nella storia del calcio italiano e Don Matteo diventa un vero e proprio cult.

“Il Collegio 2001” avrà la struttura di un vero college americano: con due indirizzi sperimentali, due diversi percorsi fra cui i collegiali potranno scegliere: da un lato la specializzazione in arte, rivolta a favorire lo sviluppo di un approccio creativo; dall’altro l’indirizzo linguistico, maggiormente razionale e pragmatico, strutturato sull’insegnamento delle lingue più parlate al mondo: inglese, spagnolo e cinese. La disciplina da strumento “correttivo” diventa più un modo per far emergere le potenzialità dei collegiali: chi viene espulso dal Collegio perde una grande occasione di crescita personale. In linea con i tempi moderni la tecnologia fa il suo ingresso sulla scena delle giornate degli studenti, ai ragazzi verranno consegnati, per periodi di tempo definiti, dei telefonini con carta prepagata che dovranno gestirsi fino ad esaurimento credito e anche i professori utilizzeranno i cellullari dell’epoca. Nel Collegio ci sarà una sala computer dove gli studenti potranno seguire delle lezioni di informatica con internet a 56k; ogni aula avrà un proiettore con il quale i docenti potranno fare lezione; nella sala ricreativa e per le lezioni di musica ci saranno cd, dvd e videocamere. Infine, per le comunicazioni, sia per la sveglia mattutina che per info di servizio, verrà utilizzata la filodiffusione.

Su Rai Play sono già disponibili i provini più divertenti e tutte le back stories dei partecipanti.

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ARENA SUZUKI dai 60 ai 2000

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SERATE EVENTO

Le più celebre hit internazionali e le canzoni simbolo di anni indimenticabili: Amadeus, live dall’Arena di Verona, torna a farci ballare e cantare. In prima serata su Rai 1 sabato 23 settembre, mercoledì 27 settembre e mercoledì 4 ottobre

Dopo i grandi successi delle passate stagioni, Amadeus sarà di nuovo protagonista di tre eventi dedicati alla grande musica degli anni 60-70-80-90 ai quali si aggiungeranno gli anni 2000. Tre appuntamenti live dall’Arena di Verona, in onda in prima serata su Rai 1 sabato 23 settembre, mercoledì 27 settembre e mercoledì 4 ottobre. Sarà un’occasione per celebrare decenni felici del made in Italy musicale e per far risuonare le più celebri hit internazionali, capaci di unire il pubblico di più generazioni nel tempio della musica. Prenderanno parte alle serate artisti leggendari e canzoni simbolo di un’epoca irripetibile. Inoltre, Amadeus tornerà anche nel ruolo di DJ e farà ballare tutta l’Arena con le sue compilation. Ancora una volta uno straordinarioviaggio nel tempo attraverso ricordi indelebili e canzoni apprezzate da più generazioni, con gli artisti originali e i loro successiimmortali che hanno fatto la storia e che torneranno a riecheggiare in una gioiosa atmosfera di festa.

“ARENA SUZUKI dai 60 ai 2000”è prodotto da Arcobaleno Tre e Rai Radio 2 è la radio ufficiale.

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LA VITTORIA DELLA VITA

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LA STOCCATA VINCENTE

Domenica 24 settembre in prima serata su Rai 1 la straordinaria storia di Paolo Pizzo, il due volte campione del mondo di scherma che da bambino dovette affrontare la sfida più importante, lottare contro untumore al cervelloche sembrava invincibile. Protagonisti del film Tv diretto da Nicola Campiotti, coprodotto da Rai Fiction e da Anele, sono Alessio Vassallo e Flavio Insinna

Alessio Vassallo

Il coraggio di rialzarsi

«Il sacrificio è la parola chiave di tutti in questo lavoro, ci siamo messi in gioco» afferma l’attore siciliano che nel film “La stoccata vincente” veste i panni dello schermidore Paolo Pizzo, un campione nello sport e un esempio nella vita

Sulla rete ammiraglia della Rai arriva una storia di resilienza…

È certamente una storia di resilienza attraverso la quale capiamo l’importanza del “cadere” nella vita. Faccio mia una frase bellissima di Paolo Pizzo, “a volte, quando si cade, non è detto che ci si rialzi subito, a volte si rimane a terra e si guarda il mondo da un’altra prospettiva. Prima o poi una mano tesa ad aiutarti arriverà”. Anche se spesso tendiamo a colpevolizzarci, la caduta fa parte di noi, il film invita tutti, i giovani in particolare, a non vergognarsi di fronte a un fallimento, a un inciampo. In questo la storia di Paolo è un esempio per tutti, un campione nello sport e nella vita.

Come si è sentito in questo ruolo?

È stato un privilegio e una responsabilità. Ero costantemente osservato dalla persona di cui stavo interpretando la vita, le emozioni. Sono entrato in questa storia in punta di piedi, posso dire che io e Paolo ci siamo preparati insieme. L’ho seguito negli allenamenti, mi svegliavo la mattina presto per andare a correre con lui, ho fatti di tutto per stargli dietro. Sono partito dal corpo per capire cosa significasse andare a letto con le ossa rotte, stanco da non riuscire più a muoversi. Questi atleti fanno veramente una fatica incredibile, a me interessava comprendere il senso del sacrificio, del lavoro nell’ombra, in silenzio per mesi per un duello che, alla fine, dura pochi minuti. Questi sono degli esempi per tutti, sono persone che lottano per aver riconosciuto il proprio lavoro, contro una società nella quale si corre per essere riconosciuti.

Che scambio avete avuto con Pizzo?

È un mio coetaneo, siciliani entrambi. Ci siamo riconosciuti subito, dalle prime settimane di allenamento ero un cazzeggio continuo. È nata una complicità incredibile, ho osservato i suoi occhi lucidi dalla commozione quando abbiamo girato alcune scene delicate, e avvertivo, in un certo senso, una responsabilità tripla. Ci sono stati tanti momenti di leggerezza, per esempio durante una scena d’amore con Lavinia (moglie dello schermidore), Paolo mi ha guardato e ha detto: “Compare, mi raccomando, non mi far sfigurare” (ride). Abbiamo vissuto in simbiosi, guarderemo il film insieme e quello sarà, per me, il duello più complesso da superare. La vera stoccata l’avrò il 24, non tanto con il pubblico, ma con lui.

Cosa non avrebbe voluto vedere sullo schermo Paolo Pizzo?

La commiserazione, il vittimismo… lui è una persona piena di energia e di positività, è un vulcano, è l’Etna. La caduta è un punto di partenza, non bisogna avere fretta di rialzarsi, ma avere il coraggio di aspettare il momento giusto. Paolo è stato un maestro di vita in questo.

“La stoccata vincente” si inserisce perfettamente nella linea editoriale di Rai Fiction dedicata alle grandi figure dei campioni sportivi che lasciano un segno. Come si bilanciano in questa storia la vicenda sportiva e umana?

Siamo partiti dal corpo, piano piano questa fisicità si è andata a trasporre nell’emotività del personaggio. All’inizio lo vediamo sempre scontroso con tutti, dall’esterno potrebbe apparire antipatico, poi, però, lo accompagniamo dall’inizio alla fine, comprendiamo immediatamente il suo bisogno profondo di riscatto. Nel film avviene grazie allo sport, per me attraverso la recitazione. Ognuno trova la propria strada per risalire.

Qual è stata la sua “caduta”?

Il bullismo da ragazzo, quando mi sentivo perennemente a terra. La recitazione mi ha liberato, è stato il mio riscatto, ovviamente con le dovute proporzioni, pensando alla storia di Paolo che, giovanissimo, ha incontrato la malattia. Pizzo mi ha raccontato che da adulto, ogni volta che aveva un piccolo mal di testa aveva l’incubo che quel male potesse tornare. La sua, dunque, è una vita sempre all’erta, mi ha colpito molto la sua perenne attenzione, vigilanza su se stesso e su quello che lo circonda.

Paolo Pizzo è un “figlio” della Sicilia come te, lui dell’Etna e lei di Palermo…

…e questo è stato l’unico grande punto di scontro, una continua presa in giro (ride).

Che ruolo gioca in questa vicenda questa terra che ricerca di riscatto ha costellato la sua storia?

Fondamentale, vedendo il film si comprende la forza dell’isola. I siciliani hanno questa forma di riscatto innata, che io ho vissuto quando a diciannove anni me ne sono andato per affrontare questo mestiere e che Paolo ha cercato iniziando la sua carriera sportiva. Noi ci svegliamo la mattina e pensiamo e ragioniamo in siciliano, è scritto nel DNA, come la storia di questo ragazzo, rimane sulla pelle.  

In che senso?

Non è il classico film da promuovere, è qualcosa che rimarrà dentro di me per sempre, un rapporto che avrà un futuro. Ritornando alla Sicilia, c’è finalmente l’opportunità di raccontarne la bellezza con una lente di ingrandimento diversa, non stereotipata. Non solo la terra della mafia, ma una Sicilia laboriosa, fatta di siciliani che con il sacrificio quotidiano, con la voglia di riscatto ce la fanno, vanno avanti.

Nel libro autobiografico Paolo Pizzo scrive a un certo punto: “Non ho mai apprezzato il talento in quanto tale ma la grinta, la capacità di un atleta di lottare e raggiungere un grande risultato”. Come si riempie di significato la parola talento?

Una volta che comprendi di avere un talento, lo devi mettere da parte e iniziare a lavorare sodo. Paolo è uno schermidore atipico, curvo, scomposto nelle sue stoccate e per questo, all’inizio, veniva preso di mira perché non aveva quell’eleganza a cui si era tutti abituati. Pizzo non è “pulito”, ma è esplosivo, bada poco alla figura, ma molto alla sostanza, non punta al talento, ma alla perenne lotta con se stesso e con l’avversario.

Insinna e Vassallo in scena, un padre e un figlio, un allenatore e un atleta. Com’è andata?

Tra noi è nato un rapporto simbiotico, da subito abbiamo trovato una comunione di intenti speciale. In lui ho ritrovato molto mio padre, a volte severo, ma con il quale c’è un legame strettissimo, conflittuale, un cordone ombelicale che non si taglia. È quello che vedremo anche ne “La stoccata vincente”, un padre e un figlio stretti in un legame non facilissimo, ma con un figlio che vuole suo padre accanto nonostante tutto. Il giorno prima di girare una scena importante, io e Flavio andavamo da soli nel luogo prestabilito, ci facevamo una lunga passeggiata per trovare la “nostra” scena, quell’intimità che può esserci solo tra chi è connesso emotivamente.

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Devo tutto alla vita

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MARA VENIER

La regina della domenica si racconta al RadiocorriereTv: «Non avrei mai pensato di fare la televisione, l’attrice. Non sono mai stata ambiziosa, è capitato tutto per caso». E di “Domenica In”, che conduce per la quindicesima stagione, dice: «Non c’è un programma giusto per me se non questo. Ecco perché dico sempre che è l’ultimo anno, poi mi convincono e… sono ancora qua…». Dal 17 settembre alle 14.00 su Rai 1

Mara Venier 2023

Le vacanze sono ormai alle spalle, il ritorno in studio si avvicina. Mara, come sta?

Sono più stanca di quando ho finito a giugno, ma credo valga per tutti (sorride). Dopo un mese trascorso a Santo Domingo, al mare, l’effetto del rientro è stato abbastanza traumatico… Stavo così bene fuori da tutto: le camminate, i bagni, la dieta.

Che il pubblico le voglia bene è cosa nota, ma cos’è che la porta a dedicare le sue domeniche per un anno intero alla televisione?

La possibilità di essere ancora, per la quindicesima volta, la conduttrice del programma più popolare della Rai. La domenica pomeriggio entri nelle case degli italiani quando la famiglia è riunita. Pensi che ho cominciato esattamente 30 anni fa…

“Domenica In” ce l’ha un po’ sottopelle…

Se qualche dirigente della Rai mi chiedesse se volessi fare altro, a parte “Domenica In”, sinceramente non saprei rispondere. Non c’è un programma giusto per me se non questo. Ecco perché dico sempre che è l’ultimo anno, poi mi convincono e… sono ancora qua… (sorride). Nei giorni scorsi ho girato un promo, ideato da me, molto divertente. Siamo in studio, ho l’elmetto da cantiere e tutti sono al lavoro per allestire la scenografia. Mentre mi rivolgo al pubblico e annuncio che stiamo tornando, una voce fuori campo dice “ancora lei signora Venier, non doveva andare in pensione?”. Un promo ironico in cui mi prendo in giro da sola.

Come è cambiato, nel tempo, il suo rapporto con il pubblico?

Non è mai cambiato. Non sono mai stata una diva della televisione. Il pubblico mi riconosce come una persona normale, una vicina di casa, un’amica che va a fare la spesa, una che cucina, una che si dà da fare nella vita quotidiana. Poi c’è mio marito che mi fa i video a tradimento mentre pulisco il terrazzo (sorride). La mia realtà è questa. Il pubblico mi vuole bene perché si riconosce in me, nella mia normalità.

Le sue interviste hanno fatto scuola. Con l’ospite trova empatia, condivide emozioni, ma c’è qualcosa che non chiederebbe mai a un suo intervistato?

Sono sempre molto discreta e penso di avere un’innata sensibilità nei confronti di chi ho davanti. Non le nascondo che sto molto attenta, soprattutto quando mi viene chiesto di evitare un argomento, poi mi capita di vedere gli stessi personaggi in altri programmi, come “Belve” della bravissima Francesca Fagnani, dove raccontano tutto… Ecco quest’anno sarò pure io un po’ più pungente (sorride).

C’è un ospite che, con il senno di poi, non rivorrebbe in trasmissione?

Arnold Schwarzenegger fu molto antipatico, supponente. Stavamo registrando l’intervista al Grand Hotel di Roma. Lui aveva un auricolare per la traduzione simultanea, che, infastidito, buttò per terra per quattro volte. A raccoglierlo e a riconsegnarglielo era un operaio. Dissi al produttore del programma che se Schwarzenegger lo avesse rifatto io me ne sarei andata. Per fortuna non accadde. Nel corso della mia carriera ho intervistato tutte le star più grandi, da Andy García a George Clooney, da Brad Pitt a Matt Damon, ma questo è l’unico brutto ricordo.

Con l’ospite trova sempre il giusto feeling?

Amo ogni ospite che siede davanti a me. Lo guardo con curiosità, le mie interviste funzionano proprio perché sono curiosa. Non ho nulla di scritto, di preparato, e soprattutto ascolto. Mi preparo molto, leggo tutto sull’ospite, a partire dalle vecchie interviste. Memorizzo delle cose e vado a ruota libera.

Sempre più spesso capita di ricordare con malinconia gli anni Ottanta e Novanta. Cosa rimpiange di quei decenni?

Le lettere d’amore, i rapporti interpersonali. Quello che non amo di questi ultimi anni sono proprio i social, credo che bisognerebbe contenerli, mettere dei paletti.

La sua storia parla di una persona che è stata capace, più volte, di ripartire…

Sono caduta tante volte, l’importante è rialzarsi…

Cosa significa per una donna, oggi, avere coraggio?

Andare avanti tutti i giorni. Lasciamo stare la televisione, parliamo proprio della vita, che ti può portare dei dolori, dei momenti in cui pensi di non farcela. La forza è quella di ritrovare l’energia per andare avanti e la  ritrovi dentro te stessa, non ti può aiutare nessuno. Cadere serve.

Cosa prova quando si ripensa, giovanissima donna, con tutta la vita davanti?

Quella giovane ragazza non ha mai voluto entrare in questo mondo, tutto è stato molto casuale. Non avrei mai pensato di fare la televisione, l’attrice. L’attrice l’ho fatta per inseguire un marito, a 17 anni, che mi aveva sposato e mi aveva lasciato il giorno del matrimonio per fare l’attore a Roma. Ho inseguito lui, sono rimasta a Roma, e l’attrice l’ho fatta io. È stato per sopravvivenza, non avevo una lira, ero carina e mi offrivano i film. Per quanto riguarda la televisione devo tutto a Renzo. Essere per 12 anni la compagna di Arbore ti insegna moltissimo. Ma accettai quella “Domenica In” perché Renzo era sempre in giro per il mondo con l’Orchestra italiana e io ero da sola. Non sono mai stata ambiziosa, è la vita che mi ha portata a essere quello che sono.

Per salutarci le propongo un gioco. Tra Miranda Priestley de “Il Diavolo veste Prada”, la Principessa Leila di “Guerre Stellari” e Rossella O’Hara di “Via col vento”, quale ruolo pensa le sarebbe stato più congeniale?

(ride) Rossella O’Hara tutta la vita. In fondo io lo sono… è la mia filosofia. Andiamo avanti: domani è un altro giorno.

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TIM MUSIC AWARDS

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EVENTO

In diretta dall’Arena di Verona, venerdì 15 e sabato 16 settembre in prima serata su Rai 1, Carlo Conti e Vanessa Incontrada conducono l’appuntamento con le premiazioni della musica italiana. Mercoledì 20 su Rai 2, saranno invece Nek e Carolina Di Domenico i padroni di casa di una festa con alcuni degli artisti più conosciuti e amati di sempre

La diciassettesima edizione dei TIM Music Awards accende l’Arena di Verona! Venerdì 15 e sabato 16 settembre, in prima serata su Rai 1, andranno in onda due magiche serate, in compagnia della ormai affermatissima coppia formata da Carlo Conti e Vanessa Incontrada che si troveranno per la dodicesima volta a consegnare i prestigiosi premi della musica italiana.

Oltre 50 i grandi artisti che saliranno sul palco per ricevere i prestigiosi premi, in una magica atmosfera di fine estate, che promette già di regalare grandi emozioni e sorprese sia al pubblico presente all’Arena di Verona che a quello che seguirà in diretta da casa.

Un riconoscimento importante, che sarà conferito a tutti coloro che hanno ottenuto i migliori risultati con i loro album, singoli, concerti. Anche quest’anno, verranno premiati gli Album che hanno raggiunto la Certificazione FIMI/GFK Oro, Platino e Multiplatino tra settembre 2022 e settembre 2023 e i singoli Multiplatino usciti nello stesso periodo.

Ai TIM Music Awards non mancheranno poi le premiazioni legate alle Certificazioni Siae sugli eventi e i tour che hanno raggiunto gli oltre 100mila spettatori (Oro), 200mila (Platino) e oltre 300mila (Diamante) svolti tra settembre 2022 e settembre 2023. Non mancano, inoltre, i premi speciali SIAE, EARONE e ARENA DI VERONA.

Inoltre, mercoledì 20 settembre, in prima serata su Rai 2, andrà in onda sempre dall’Arena di Verona, lo Speciale TIM Music Awards – La Festa, che vedrà ancora una volta alla conduzione l’ormai padrone di casa Nek, insieme, per il secondo anno consecutivo, a Carolina Di Domenico. Uno show musicale coinvolgente, che porterà nelle case la musica di alcuni tra gli artisti più conosciuti e amati di sempre.

TIM Music Awards è prodotto da FriendsTv per Rai.

Rai Radio 2 e Radio Italia Solomusicaitaliana sono le radio ufficiali dei TIM Music Awards.

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