Vi racconto 70 anni di Tv

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MASSIMO GILETTI

Un viaggio di ricordi e di emozioni nei settant’anni della televisione italiana. Mercoledì 28 febbraio in prima serata su Rai 1 dall’Auditorium del Foro Italico di Roma

La Tv fa 70, sei pronto a festeggiarla?

Siamo pronti a vivere questo lungo viaggio. Raccontare settant’anni è un evento vero, che porta a riavvolgere il nastro della storia del nostro Paese. Ricorderemo attraverso gli occhi dei grandi nomi che avremo in studio che cosa è stata e che cos’era la Tv, scopriremo per esempio che Maria De Filippi la usava come un mero elettrodomestico senza pensarci, come compagnia mentre studiava al liceo o all’università, o che quella acquistata dalla mamma di Piero Chiambretti nel 1966 era un richiamo per tutto il condominio. È un passo indietro che ripercorrere veramente la storia dell’Italia.

Il racconto di una storia intensa ed emozionante. Da dove si comincia?

I compagni di viaggio sono i padri costituenti della televisione, non si capisce se siano loro stessi la televisione, parlo di Pippo Baudo e di Renzo Arbore, punti di riferimento di questa grande serata. Attorno a loro ruoteranno tutti i numeri uno della tv, da Paolo Bonolis a Carlo Conti, da Amadeus ad Alberto Angela, da Enrico Mentana a Bruno Vespa, da Simona Ventura ad Antonella Clerici. Un racconto inframezzato dalle voci di alcune protagoniste, ne cito una su tutte, Serena Rossi, che canterà una delle canzoni emotivamente più importanti di Raffaella Carrà.

Cosa ti colpisce di più nel passare in rassegna tanti anni di storia?

Mi incuriosisce il fatto che forse aveva ragione il linguista Giacomo Devoto, quando disse “fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”. Una specie di avvertimento. Oggi ci sono anche i social, siamo andati oltre, pur avendo la Tv ha ancora un suo ruolo. La stessa politica passa solo attraverso la televisione con le varie forme di Talk show.

Qual è il tuo primo ricordo da telespettatore?

Ho due ricordi di quando ero ragazzino. Mi piaceva da morire una cantante francese, Sylvie Vartan, che cantava un brano che faceva “buonasera, buonasera, che piacere che mi fa incontrarmi di nuovo con te…”. Il sogno erotico di Massimo Giletti bambino era proprio Sylvie Vartan (sorride). Ricordo anche la mia prima trasgressione, che mi riporta a Italia-Germania 4-3, ai Mondiali di calcio del 1970. Ero bambino, allora si andava a letto dopo “Carosello”, ma quella volta mi nascosi dietro ad alcune poltrone. Quando segnò Gigi Riva uscii urlando. Fu una violazione delle regole, ma rimasi fino alla fine.

Prendi la macchina del tempo e scegli tre momenti della storia della Tv nei quali materializzarti…

Mi sarebbe piaciuto conoscere l’ingegner Alessandro Banfi, protagonista, a Torino negli anni Trenta, delle prime sperimentazioni su quella che sarebbe stata la televisione negli anni Cinquanta. Mi sarebbe piaciuto anche conoscere meglio Sergio Zavoli, che trovavo molto interessante da un punto di vista giornalistico. Chiederei, infine, alla macchina del tempo di portarmi a Berlino alla finale dei Mondiali di calcio del 2006. Mi sarebbe piaciuto vivere da telecronista quella partita.

La Tv ha 70 anni, e tu la frequenti da oltre 30. Che ricordi hai dell’esordio in Rai?

Ne ho fatti due. Il primo ai tempi di “Mixer” sotto casa di Giulio Andreotti. Fu il mio primissimo esordio televisivo nella notte drammatica in cui arrivò l’avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Alle 4.30 ero lì sotto casa, unica telecamera della Rai. Raccolsi il passaggio di Andreotti, andata e ritorno verso la chiesa. E poi l’esordio, nel 1994, in una mattina di ottobre, a “Mattina in famiglia”, la mia prima diretta nazionale. Mi è capitato di riguardarmi e fui sciolto, come se quel Giletti lì avesse fatto la televisione da sempre.

Da spettatore che rapporto hai con la Tv?

Un rapporto frenetico perché cerco di vedere più cose contemporaneamente. È un po’ un rapporto di odio e amore, anche perché per lavoro devo vederla anche quando vorrei fare altro (sorride).

Il tuo augurio alla Rai…

Maria De Filippi mi ha confidato un giorno che mai nessun dirigente le ha chiesto di venire a lavorare in Rai. L’augurio che faccio all’Azienda è di aprirsi a nuovi orizzonti, di guardare al futuro con una grande forza.

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Passione e rispetto per il pubblico

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Presadiretta

I viaggi intensi e appassionati della squadra di Riccardo Iacona tornano per gli appuntamenti col giornalismo di approfondimento del lunedì sera, su Rai 3

“Presadiretta”, edizione numero quindici, il lunedì in prima serata Rai 3: “Un programma che è uno dei fiori all’occhiello della Direzione Approfondimento” afferma Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento Rai. Otto imperdibili serate dedicate all’attualità in Italia e nel mondo: “Abbiamo fatto un enorme lavoro di reportage per capire cosa ci sta succedendo. L’attacco alla democrazia, le guerre, il mondo del lavoro, le questioni di genere al centro della nuova stagione, tutte declinate con viaggi in cui l’Italia è solo una parte del racconto” spiega Riccardo Iacona. Il filo rosso che attraversa tutte le puntate è la crisi della democrazia, non solo perché ovunque aumentano i regimi autoritari, ma perché arretrano i principi democratici, su più di un terreno. Nel mondo del lavoro, tra crisi, licenziamenti e deindustrializzazione; nella lotta contro il cambiamento climatico, esposta agli attacchi dei negazionisti; nell’eterno stato di emergenza della sanità pubblica; nella questione femminile, ferma al palo della disuguaglianza; negli scenari di guerra che si moltiplicano.  Cosa rende unita una squadra dopo tutto questo tempo? “L’entusiasmo, l’amore, il rapporto con il pubblico, la passione del racconto, la passione civile, l’affetto che ci circonda” risponde Iacona che, anno dopo anno, ha cercato di tenere sempre alta l’asticella della qualità e dell’approfondimento complesso, senza cadere mai nel racconto facile. La prima puntata – “Democrazia sotto attacco” – è un racconto che parte in Ungheria, una delle democrazie perdute dell’Europa, e passa per la Polonia, “dove c’è stata una battaglia elettorale “pazzesca”, un colpo di coda democratico che spiega come è facile perdere la democrazia quando si attacca l’informazione, l’indipendenza della magistratura, i diritti”. E ancora, una grande attenzione al caso di Assange – l’unico giornalista in Europa in carcere senza avere commesso alcun reato in attesa di estradizione -, a poche ore dalla decisione della giustizia britannica sull’estradizione negli USA “dove dovrebbe essere processato con una legge per le spie. “Se viene estradato Julian si ucciderà. È una questione di vita o di morte” dice Riccardo Iacona.

Tanti i territori attraversati da PresaDiretta:

Il racconto del valore e del significato della democrazia che è sempre più fragile: tra crisi della rappresentanza, astensionismo e cittadini che si allontanano dalla politica. Perfino in Europa avanzano gli Stati autoritari come l’Ungheria, mentre la Polonia, osservato speciale dalle istituzioni comunitarie, ha scelto di cambiare rotta. E da noi? Qual è lo stato di salute dei diritti civili e dei nostri presidi democratici?

Gli scenari di guerra, con il loro carico di dolore e di conseguenze economiche. Gaza, Israele, Libano e Ucraina ci ricordano che la pace è un bene che è stato dato per scontato, ma non lo è più.

La questione salariale delle donne raccontata dalle operaie, dalle libere professioniste, dalle imprenditrici, dalle pensionate. La disparità di genere inizia dallo stipendio e si rafforza con la carenza di strutture a disposizione delle lavoratrici. La mancanza di una politica di sostegno adeguata fa sì che le donne vengano considerate ancora oggi cittadine di serie B.

La sanità pubblica è allo stremo, tra mancanza di medici, di infermieri e di finanziamenti pubblici, mentre la medicina privata gode di ottima salute, assieme a chi se la può permettere. Ma c’è anche la sanità che resiste, tra passione e resilienza.

I territori più inquinati del pianeta, quelli che l’Onu ha definito “zone di sacrificio”, che compromettono la salute di chi ci abita. E che esistono anche in Italia.

Il mondo del lavoro, tra vertenze, licenziamenti, delocalizzazioni e tanta voglia di resistere. Che ne sarà della Fiat-Stellantis? Quale futuro possibile per i dipendenti de La Perla, fiore all’occhiello, una volta tutto italiano, della produzione di biancheria intima di lusso?

Il farmaco per diventare magri sta conquistando il mondo. Il grande successo del medicinale creato in Danimarca non solo sta travolgendo l’economia danese, ma sta trasformando i sistemi di cura dell’obesità negli Stati Uniti e non solo. È la soluzione definitiva al problema del sovrappeso? 

Le ultime scoperte legate all’idrogeno potrebbero davvero rappresentare una rivoluzione in fatto di approvvigionamento energetico? Per ora andiamo avanti a tutto gas, a dar retta alle scelte fatte in Italia negli ultimi anni in questo settore.

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Perché Sanremo è Sanremo?

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PRIMA VISIONE

Un documentario che racconta la storia del Festival della canzone italiana e dei grandi artisti che lo hanno reso unico. in onda mercoledì 21 febbraio in prima serata su Rai 1

Da più di settant’anni, il Festival della canzone italiana invade le cronache, il costume e il panorama musicale del nostro Paese. Un caso unico al mondo, non solo per la sua longevità, ma per il suo enorme impatto. Il Festival di Sanremo, con i suoi pregi e i suoi difetti, rappresenta in qualche modo l’Italia, la nostra storia e il nostro carattere nazionale. Ogni anno, l’Italia intera si ferma di fronte ad un evento così popolare da esser diventato un fenomeno mediatico. “Perché Sanremo è Sanremo”, in onda mercoledì 21 febbraio in prima serata su Rai 1, racconta una storia fatta di grandi sorprese, di forti scandali, di enormi successi, di un evento drammatico, di pesanti polemiche, di grandissimi ospiti noti in tutto il mondo, di bellissime canzoni e di messaggi alla Nazione. Il documentario racconterà gli eventi politici e di cronaca che hanno attraversato l’Italia in quegli anni, e i personaggi, cantanti, autori e produttori che hanno animato la storia musicale del Festival. Un caleidoscopio di storie ed eventi, canzoni e canzonette, personaggi e comparse, raggruppate in un unico grande racconto popolare che ci racconterà “perché Sanremo è Sanremo”. Rai Documentari rende omaggio alla storia del Festival della canzone italiana e ai grandi artisti che lo hanno reso unico. Un viaggio all’insegna della musica, alla scoperta delle storie, le emozioni e la magia del palco dell’Ariston. Una serata speciale dedicata al Festival che da settant’anni rappresenta l’Italia e la sua eccellenza musicale.

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Cerco la straordinarietà dell’ordinario

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ADRIANA PANNITTERI

I fatti e i loro protagonisti di gente comune e non. Il sabato in seconda serata su Rai 2 c’è “Tg2 Storie”, il RadiocorriereTv incontra la curatrice

Un appuntamento amato dal pubblico che si rinnova, il sabato sera c’è Tg2 Storie…

Raccontiamo storie di personaggi conosciuti e di persone comuni, per capire di che colore siano le loro vite. Per farlo ho ritenuto che fosse utili unire alla parte di reportage in esterna, interviste in studio, il programma ha adottato così una formula mista. Il nuovo Tg2 Storie propone anche la personalità di chi lo conduce e lo cura, perché ognuno di noi ha una propria biografia, una storia personale e professionale, un approccio. Io porto anche il mio essere cronista, le tematiche che ho approfondito nel corso degli anni. Nella puntata in onda sabato 24 febbraio ospiterò in studio Santo Versace, ci occuperemo anche degli orfani di femminicidio, tema di drammatica attualità, con una conversazione tra Carmelo Calì, l’uomo che alcuni anni fa adottò i figli della cugina uccisa, e uno di questi ragazzi. Il tema non è creare scalpore, emozione, bensì affrontare una problematica da più punti di vista, attraverso le testimonianze dei protagonisti.

Cosa significa raccontare la contemporaneità utilizzando lo strumento dell’intervista…

Mi permetto di citare l’esperienza accumulata negli anni trascorsi a “Tv7” e a “Speciale Tg1”, dove ho sempre raccontato la vita delle persone, la loro quotidianità. Siamo spesso portati a vedere la vita della gente comune come ordinaria, ma non è così. Sono proprio loro, molto spesso, ad avere delle risorse da offrire agli altri, e a fornire alla narrazione spunti interessanti. Lo straordinario è ben presente anche nell’apparente ordinario. In questa nuova versione di “Tg2 Storie” puntiamo a una cura ulteriore nello stile narrativo a partire dalla grande attenzione all’immagine. Il nostro racconto deve mettere sempre più al centro la storia delle persone.

C’è una storia che ti piacerebbe raccontare più delle altre?

Sono molto curiosa e questo mi porta sempre ad ascoltare con attenzione gli altri. A cogliere tanti spunti interessanti. Se penso a un personaggio pubblico dico Patty Pravo, vorrei che mi parlasse a cuore aperto. L’abbiamo sempre vista nelle sue performance, vorrei incontrare Nicoletta, i suoi pensieri, le sue emozioni. Vorrei incontrare nuovamente Giovanni Allevi, vederlo sul palco di Sanremo è stato un tuffo al cuore. Vorrei anche raccontare le persone che scelgono la solitudine, che vivono da eremita. Anche la solitudine, l’isolamento, hanno un grande fascino. Mi pongo sempre la domanda “cosa c’è dietro al silenzio”?

Raccontare storie in Tv, cosa può ancora dare, nell’era della rete, il piccolo schermo?

Se un tempo la televisione era il focolare di fronte al quale si riunivano le famiglie, oggi la Tv è sempre più una scelta. Nell’era di Internet molto è cambiato, ma sono certa che la qualità continui a pagare. I programmi di approfondimento, la divulgazione, ma anche l’intrattenimento intelligente, possono ancora offrire chiavi di lettura della realtà, possono raccontare chi siamo e indicarci dove stiamo andando.

Obiettivo è quello di attrarre anche un pubblico giovane…

La Tv è vista per lo più da persone adulte, ma può dare molto anche ai più giovani, esempio ne sono quanto fatto da Amadeus con il Festival di Sanremo e la grande offerta della piattaforma della Rai.

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Che emozione i primi applausi

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GIUSEPPE PIROZZI

Promessa del cinema e della Tv è tra i protagonisti di “Mare Fuori” nei panni di Micciarella, ruolo che ricopre anche a teatro. L’attore napoletano al RadiocorriereTv: «Sono grato al pubblico. Spero di continuare a fare questo lavoro ma senza perdere il contatto con la vita reale». Su Rai 2 il mercoledì in prima serata e su RaiPlay

Come ritroviamo e dove va Micciarella in questa quarta stagione?

È un Micciarella diverso da quello della teza stagione. Il primo affrontava le situazioni in maniera giocosa, a lui piaceva scherzare con gli altri ragazzi dell’IPM, voleva sempre fare festa e divertirsi. Nella quarta stagione invece il suo comportamento cambia, diventa cupo, scontroso, arrabbiato, e non riesce a vedere con lucidità le vicende che gli girano attorno. Vuole sentirsi indispensabile e inizia per lui un cammino diverso.

Giovanissimo ma con una carriera importante alle spalle, cosa rappresenta per te “Mare Fuori”?

Ho iniziato all’età di tre anni per gioco grazie a mio padre Vincenzo Pirozzi, attore, sceneggiatore e regista. Lui fu chiamato da una nota casting che gli chiese di portarmi al provino per un film perché cercavano un bambino della mia età. I miei genitori decisero di farmi provare, ero piccolissimo quindi senza pretese, mi presero… Venni scelto per Benvenuti al Nord il film di Luca Miniero. Poi ho avuto la fortuna di continuare e lavorare in tanti altri progetti importanti e dall’iniziare come un gioco, è diventato oggi il mio lavoro, ed è ciò che vorrei continuare a fare nel mio futuro. “Mare Fuori” mi ha dato in poco tempo notorietà e successo e gliene sono grato.

Cosa ti sta insegnando questa esperienza in Tv e a teatro?

La TV, e in particolare “Mare Fuori”, mi hanno reso quasi subito popolare e mi stanno insegnando molto, prima di tutto che bisogna essere riconoscenti al pubblico che ci segue e che ci ama, e che non bisogna perdere di vista la nostra vita reale: io sono un ragazzo di 16 anni, vado a scuola, frequento i miei amici di sempre e vivo con i piedi per terra. Ho avuto la fortuna di vivere i palchi teatrali da quando ero molto piccolo, sempre grazie a mio padre che gestiva il teatro del mio quartiere, la Sanità. Ho imparato molto da queste esperienze, ho ricevuto i miei primi applausi, delle emozioni incredibili. Con “Mare Fuori” il musical, torno a teatro dopo un anno. Mi sentivo arrugginito ma poi il palco, l’amore del pubblico mi hanno completamente travolto, sono felice. Lavoro sodo e con determinazione per qualsiasi progetto mi ritrovo a vivere.

Che cosa rappresenta per te la libertà?

Per me una persona libera è una persona che vive, dobbiamo essere capaci di non farci imprigionare dai nostri demoni. Per quanto strano possa sembrare, “Mare Fuori” mi dà l’idea di libertà, perché dà ai ragazzi l’opportunità di sperare: la vita è un dono prezioso e solo noi possiamo fare in modo che sia unica e libera.

Se potessi dare un consiglio al tuo personaggio, quale sarebbe?

Se Giuseppe potesse dare un consiglio a Micciarella sarebbe sicuramente “Micciare’ fa o brav!, rifletti di più prima di agire. Vivi la tua età in maniera più spensierata e felice godendoti le piccole e le grandi cose”.

Un pensiero a tuo “fratello” Cucciolo e a Francesco Panarella…

Francesco per me è un fratello, da quando ci siamo conosciuti abbiamo avuto da subito una grande sintonia. Abbiamo un legame stabile e fortissimo, ci aiutiamo, ci consigliamo sul set e fuori dal set, gli voglio un bene dell’anima. Cucciolo per Micciarella è il fratello maggiore a cui non rinuncerebbe mai. Cucciolo è la sua vita.

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Noi, sulla scena come nella vita

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GIOÈ E CENTAMORE

Il RadiocorriereTv incontra gli interpreti degli amatissimi Saverio Lamanna e Peppe Piccionello

Saverio e Peppe, un’amicizia che non teme niente e nessuno…

CENTAMORE: Il nostro rapporto si fortifica, si rafforza ancora di più. In questa terza stagione Saverio Lamanna si mette a dura prova con questioni sentimentali. Arrivano due nuovi personaggi, interpretati da Serena Iansiti ed Eugenio Franceschini, che entrano a fra parte della vita sentimentale di Saverio e di Suleima. Piccionello è nel mezzo, viene messo a dura prova.

GIOÈ: Si consolida questa amicizia e Saverio Lamanna non può fare a meno del suo amico.

CENTAMORE: Piccionello è molto più presente anche nelle investigazioni.

Una sintonia piena, dove finiscono i due personaggi e dove iniziano invece Claudio e Domenico?

CENTAMORE: Non sappiamo mai quali siano i confini. Quando giriamo in Sicilia non è chiaro dove finisca il lavoro, io e lui siamo sempre Lamanna e Piccionello (sorride).

GIOÈ: I confini sono molto labili (sorride).

Qual è il filo conduttore che lega tra loro le puntate e tutta la vicenda?

GIOÈ: È sempre la ricerca della verità in tutta la realtà che circonda il mondo creato da Gaetano Savatteri. A fare la bussola è ancora una volta il ritorno al passato, alla memoria, alle tradizioni più intime. La terza serie propone quattro nuovi casi. Lamanna inizialmente vuole tenersi lontano dai gialli, dal poliziesco, vuole dedicarsi a un romanzo distopico ambientato in Sicilia, un po’ di fantascienza, un po’ apocalittico, ma il richiamo all’indagine sarà molto forte e giocoforza Lamanna tornerà alla sua vecchia passione.

Qual è lo strumento che consente ai vostri personaggi di affrontare e vincere le loro sfide?

GIOÈ: Per affrontare le sfide del contemporaneo dobbiamo guardare sia al passato che al presente, sempre con l’ansia di verità. Senza non avremmo modo di evolvere.

CENTAMORE: Peppe Piccionello tiene alla tradizione, alla memoria. Il passato è per lui modello. Di Saverio Lamanna apprezza prima di tutto la correttezza.

La Sicilia ancora una volta protagonista della serie…

GIOÈ: Abbiamo attraversato posti diversi dalle scorse stagioni, siamo stati a Favignana, a Mazara del Vallo, a Gibellina. Luoghi tutti da scoprire. La regia di Monica Vullo e di Riccardo Mosca ha saputo valorizzare al massimo questi scenari, rendendoli protagonisti della storia, non lasciandoli solo come sfondo. La Sicilia risuona nella vita e nell’animo dei nostri personaggi.

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Mai scontata

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Sabrina Ferilli

«Gloria è piena di passione, energia, spesso ingombrante e attraversa le vite degli altri con forza, prepotenza ma immenso amore. Ci si scorda difficilmente di una donna così» racconta l’attrice romana che ritorna sulla rete ammiraglia con un progetto ambizioso e irriverente. “Gloria” di Fausto Brizzi arriva su Rai 1 lunedì 19 febbraio e poi 26 e 27 febbraio

Chi è Gloria Grandi?

Per me una grande sorpresa. È un personaggio inusuale, non convenzionale, a tratti bizzarro, molto diverso da quelli che ho interpretato fino a oggi. È una donna con molte sfaccettature, sicuramente non inserita nei soliti cliché femminili, può risultare sorprendente, a volte discutibile, direi politicamente scorretta, un po’ come me. Gloria è piena di passione, energia, spesso ingombrante, attraversa le vite degli altri con forza, prepotenza ma immenso amore. Ci si scorda difficilmente di una donna così!

Cosa l’ha colpita di più di questa donna?

Non sempre si ha l’opportunità di interpretare ruoli di questo genere, mai scontati, audaci. L’ho capito fin dalla lettura della sceneggiatura, un personaggio così ben delineato, una donna “scomoda”, a tratti poco accogliente, che vive la vita in una maniera talmente bizzarra da risultare spesso incomprensibile. Una diva sulla via del tramonto che fa di tutto per non essere dimenticata e tornare alla ribalta, senza però pensare alle conseguenze delle sue scelte. Interpretarla è stata una sfida molto divertente.

Ritrovare sullo stesso set Massimo Ghini

Lavorare con Massimo è come stare a casa, tra noi c’è feeling, affetto, stima, siamo legati da una bellissima amicizia. Manlio, il personaggio che interpreta, è il fido consigliere e complice di Gloria, era fondamentale avere accanto un attore con il quale questo tipo di rapporto venisse spontaneo per essere credibile. Ghini poi è perfetto per interpretare un personaggio cinico, divertente, istrionico come Manlio.

Qual è il rapporto tra Gloria e il suo manager?

C’è una forte intesa, sono come il gatto e la volpe, ma legati da un grande affetto. Lui conosce tutti i punti deboli di questa donna, la rappresenta anche professionalmente perché probabilmente è l’unico in grado di gestire il suo carattere ingombrante, il solo, forse, che in qualche modo ascolta. Manlio regge le fila del racconto con Gloria, costruiscono e distruggono insieme, è in tutto e per tutto il complice in tutte le follie…

Ogni diva ha però bisogno di un assistente…

Ho avuto l’onore di avere al mio fianco un’attrice bravissima in un ruolo assolutamente inusuale. Con Emanuela Grimalda abbiamo avuto la possibilità di sperimentare un rapporto bizzarro e strano tra i nostri due personaggi: lei è un po’ la mia la mia badante tuttofare, ma anche il mio “grillo parlante”.

Ci racconta la famiglia di Gloria?

Disfunzionale, caciarona ma piena di amore e passione, che vive le emozioni al cento per cento, anche gli scontri. Non è certamente tradizionale, ma c’è unità e, ovviamente, gira tutto intorno a Gloria che sottoporrà tutti i componenti della sua famiglia, figlia e fratello in particolare. 

E il rapporto con la figlia?

Gloria ha una figlia meravigliosa che ama profondamente, ma Gloria è Gloria e si rapporta con tutti nella stessa maniera. Cerca supporto, comprensione e adorazione, si appoggia a Emma come se fosse lei la madre, con un ribaltamento dei ruoli che crea tensioni e incomprensioni. La figlia conosce la fragilità della madre, ma vorrebbe essere ascoltata, accolta e incoraggiata, qualcosa che questa donna fatica a fare, perché pretende amore, ma difficilmente lo sa restituire. O almeno così sembra… 

Non dobbiamo però dimenticare un ex marito… 

Alex è la figura romantica e malinconica della storia, un personaggio che dona umanità a questa donna. È passionale, caldo, ha un temperamento forte, proprio come Sergio Assisi che lo interpreta. Un guerriero romantico che ama la sua famiglia in maniera incondizionata e resta accanto a Gloria anche quando lei tratta male. In realtà questa donna ha un rapporto curioso con tutti gli uomini che, con ruoli e modi diversi, le ruotano intorno e sono affascinati da questa donna dai mille colori.

Quanta aderenza alla verità c’è nella serie sul dietro le quinte della vita degli artisti?

Direi abbastanza. Il nostro è un mestiere nel quale non ci si può nascondere, nel quale il consenso o la bocciatura la si vivono sempre in prima persona e, a volte, minano la serenità, la fiducia, la stima che tu hai di te stesso. Quando non ci sono successi, quando gli attacchi sono molto forti, nonostante le radici ben piantate per terra, ci sono grandi scossoni. È un mestiere faticoso sotto quest’aspetto. In America, dove c’è uno star system molto più forte che da noi, se qualcuno ha delle fragilità, il malessere viene fuori in maniera evidente. È un mestiere che mette parecchio a repentaglio la tua salute mentale, fortunatamente in Europa sentiamo meno questa problematica, perché non abbiamo quel tipo di consenso mondiale. 

Cosa rende un artista un’icona senza tempo?

Credo la possibilità di interpretare un ruolo, staccandosi da se stesso, consegnando all’eternità il personaggio.

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aTUTTOCUORE

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San Valentino

Per celebrare la festa degli innamorati, arriva su Rai 1 l’opera show più emozionante e visionaria di Claudio Baglioni. Mercoledì 14 febbraio in prima serata

San Valentino, il giorno dedicato all’amore e agli innamorati, verrà celebrato dalla rete ammiraglia Rai con il visionario ed emozionante progetto live che Claudio Bagioni ha scelto per l’inizio del countdown del suo addio alle scene, tra mille giorni. L’opera show più spettacolare ed epica dell’artista, “aTUTTOCUORE”, andrà in onda infatti su Rai 1 in prima serata mercoledì 14 febbraio. Firma la regia televisiva dell’evento di Rai 1 Duccio Forzano. La direzione artistica e la regia teatrale sono di Giuliano Peparini. La produzione è affidata a FriendsTv. In “aTUTTOCUORE” energia e passione si fondono per creare l’armonia perfetta tra musica, canto, danza, spazio, suono, performance, costumi, movimenti scenici, giochi di luce e immagini tridimensionali.  Il cuore – primo strumento di ogni essere umano, percussione essenziale per la vita stessa di ciascuno di noi – è al centro di questa rappresentazione. Tutto, sul palco e intorno al palco, è ricerca di bellezza. Bellezza che semina bellezza. La musica, innanzitutto, grazie a una scaletta mozzafiato che raccoglie 38 straordinari successi senza tempo di un repertorio che non ha eguali dell’artista che ha segnato indelebilmente la storia della musica del nostro Paese, ricco di brani-manifesto che sono entrati a far parte del linguaggio e della cultura italiani e che continuano a regalare fascinazioni, emozioni e nuove energie a tre generazioni. Ma bellezza sono anche le coreografie, i 550 costumi originali, disegnati e realizzati appositamente per questi live, i movimenti scenici, la statuaria fisicità dei ballerini, l’energia e vitalità dei performer, le proiezioni e gli spazi e i tagli di luce creati dai 450 corpi illuminanti programmati dal light designer Ivan Pierri.

Sull’immenso spazio scenico 3D, nel quale tutte le dimensioni – orizzontalità, verticalità, profondità – vengono esplorate ed esaltate, la narrazione fonde i linguaggi del cinema e del teatro. Racconti per immagini, sviluppati – per la prima volta in un live di Baglioni – su grandi schermi e atmosfere, costumi e tatuaggi tribali che richiamano pellicole come “Mad Max” o “Codice Genesi” si mescolano, infatti, al ruolo e agli interventi di un coro che si ispira alla tragedia greca e a imponenti movimenti scenici che richiamano gli allestimenti teatrali delle rappresentazioni operistiche. Ben un centinaio, infatti, gli artisti sul palco: 21 polistrumentisti e 80 performers.

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A modo mio – Patty Pravo

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L’ex ragazza del Piper si racconta tra vita privata e successi professionali. Con immagini di repertorio e contributi di grandi artisti, in prima visione martedì 13 febbraio alle 21.20 su Rai 3

Un documentario, con la regia di Duccio Forzano, che ripercorre la vita privata e i successi discografici di una delle voci femminili più importanti della storia della musica italiana: Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo. L’artista ritorna nei luoghi della sua infanzia e si racconta attingendo al repertorio della sua memoria privata e professionale. È Venezia a fare da sfondo alla narrazione, dal Ponte Dell’Accademia fino alla Fondazione Guggenheim; in quei luoghi Patty Pravo ci rivela gli aneddoti legati ai suoi successi, partendo da “Ragazzo Triste” (1966), suo disco d’esordio, fino ad arrivare a “Harry’s Bar”. Alternandosi ad immagini di repertorio e contributi di grandi personaggi come Vasco Rossi, Laura Pausini, Ornella Vanoni, Nicoletta Mantovani, Elisa e molti altri, l’ex ragazza del Piper ci racconterà com’è arrivata a diventare icona indiscussa della musica italiana. Il documentario in prima visione è in onda martedì 13 febbraio alle 21.20 su Rai 3.

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L’ideale, il coraggio

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Rai 1 trasmette la fiction evento che racconta la vita di Goffredo Mameli, poeta ed eroe del Risorgimento. Il RadiocorriereTv incontra Riccardo De Rinaldis Santorelli, nel ruolo del protagonista, Amedeo Gullà (Nino Bixio), Chiara Celotto (Adele Baroffio). “Mameli” andrà in onda lunedì 12 e martedì 13 febbraio in prima serata

Dopo avere vissuto questa esperienza cosa evocherà in voi l’ascolto dell’Inno di Mameli?

DE RINALDIS: Questa esperienza è stata stupenda, ascoltare l’Inno evocherà in me sicuramente tanta gioia.

GULLA’: Prima di girare questo film il mio ricordo era legato ai Mondiali di calcio del 2006, ora avrà sicuramente radici più solide.

CELOTTO: Per me oggi questo canto acquisisce ancora più significato, lo ascolto con più consapevolezza.

Goffredo Mameli, Bixio, ragazzi che avevano la capacità di smuovere coscienze. Che idea vi siete fatti di quei giovani?

CELOTTO: Hanno avuto tanto coraggio e hanno scelto di condividere un messaggio con chi la pensava come loro, rischiando la vita per giungere all’obiettivo. La loro spinta emotiva e ideologica era molto forte.

GULLA’: Avevano percorsi e personalità diverse ma condividevano lo stesso ideale, e non è cosa scontata.

DE RINALDIS: È stato bello scoprirne l’umanità. Non mi aspettavo di trovarmi davanti personaggi tanto ricchi di sfumature.

Cosa più vi accomuna a quei giovani e ai vostri personaggi?

GULLA’: Ci accomuna l’essere ragazzi e il lottare per quello in cui si crede.

DE RINALDIS: I punti in comune sono tanti. Entrambi siamo romantici, crediamo nella libertà, nei diritti per i quali siamo pronti a lottare. Siamo entrambi due teste calde. Diversamente da Goffredo, capisco però quando è il momento di dire basta. Lui a volte non lo fa.

CELOTTO: Un forte senso di indipendenza, di determinazione.

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