Vi aspettiamo… in famiglia

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In attesa della terza puntata di “EuroPlay” (lunedì 24 giugno), il talk ironico e leggero di RaiPlay che accompagna le partite degli Azzurri in Germania, il RadiocorriereTv ha intervistato l’attrice romana Michela Giraud. Il programma è realizzato dalla Direzione Contenuti Digitali e Transmediali

 

Michela e “la partita di pallone”. Dove e come nasce la sua passione per il calcio?
Nasce alle elementari. Non mi piaceva giocare con le Barbie, mi annoiava, e mi divertivo molto di più con i maschi della mia classe. Un giorno un mio compagno portò un giornale e c’erano Totti, Nesta e Del Piero. Mi innamorai perdutamente di Francesco Totti.

Cosa la diverte dei componenti della sua squadra di “EuroPlay”?

Che siamo una famiglia. C’è il gruppo dei tattici, che sono i primi della classe, Francesca Brienza, Martina Monti e Davide Moscardelli, quelli più teneri come Mirko, ed eleganti come Simone Carponi al quale, poverino, ogni volta chiediamo informazioni sui nostri sogni. Poi c’è Alessio Viola, che è il perfetto compagno di banco con cui ho un’intesa perfetta, ci sono quelli che vengono dalla Luna e sono geniali come Carlo Amleto. Infine, abbiamo la fortuna di mangiare i piatti dallo chef Max Mariola.

In una battuta che suscita una risata fragorosa, quanto pesa il talento e quanto la preparazione?

Ma sa, a volte le battute migliori sono proprio quelle che nascono estemporanee…

Quanto la comicità può aiutare tutti noi a leggere il mondo, a capire chi siamo?
Se riuscissimo ad avere davvero il coraggio di farne buon uso, senza offenderci continuamente, molto.

C’è qualcosa su cui proprio non “scherzerebbe” mai?

Le cose che non mi riguardano.

La finale degli Europei che le piacerebbe vedere e commentare a “EuroPlay”…
Ovviamente Italia-Francia.

 

 

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Verità per Ustica

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Con “Ustica: una breccia nel muro”, Massimo Giletti ricostruisce la storia della strage che tra inchieste, depistaggi, sentenze e zone d’ombra, non ha ancora vissuto il suo capitolo conclusivo. «C’è qualcosa di estremamente grave che non torna, al di là della tesi bomba e missile» afferma. Martedì 25 giugno in prima serata su Rai 3 in diretta dal Museo per la Memoria di Ustica di Bologna

 

Partiamo dal titolo: “Ustica: una breccia nel muro” … una serata speciale che promette di fare rumore, cosa dobbiamo aspettarci?

Altre verità, quelle che abbiamo scoperto indagando, con un lavoro durato a lungo. Non posso anticipare quello che avverrà il 25 sera a Bologna, ma certamente ci sono delle verità. Ci sono testimonianze di uomini che sono appartenuti alle forze armate. Questo accadrà per la prima volta in televisione.

Per tanti anni a regnare sulla strage di Ustica sono stati il caos e i depistaggi, perché raggiungere la verità è così complesso?

Evidentemente era qualcosa di così grande che in qualche modo doveva essere coperto. Io ho un approccio laico, sto ai documenti, mi pongo delle domande. Fino a oggi l’unica verità è che sono passati 44 anni e anche per questa strage non ci sono responsabili. Una cosa tipica del mondo italiano. C’è qualcosa di estremamente grave che non torna, al di là delle tesi bomba e missile. Ricordo a tutti che in quell’aereo c’erano anche bambini, neonati. Oltre 40 persone non sono neanche state trovate. Molti di quegli 81 morti non sono stati sepolti. I loro famigliari non hanno avuto una tomba su cui pregare.

Nel 1980 eri molto giovane, cosa ti colpì di quella strage?

Che nemmeno allora si era capito chi ne fosse responsabile. Andavo al liceo, quelli erano anni difficili, e ricordo che ci fu un immediato depistaggio. Il Corriere della sera parlò del terrorista Marco Affatigato, appartenente ai NAR, presente su quell’aereo. Motivo per cui sarebbe stato fatto saltare. Percepivo qualcosa di anomalo. Solo negli anni ci siamo poi appassionati e siamo andati alla ricerca della verità. Lo fece già Corrado Augias a fine anni Ottanta in “Telefono Giallo”.

Cosa deve fare uno Stato per essere credibile agli occhi del cittadino?

Lo Stato è sconfitto quando non riesce a dare una verità, a trovare i responsabili. La prima debolezza fu evidenziata dal fatto che i parenti si dovettero costituire in un’associazione per dare spinta all’inchiesta.

Cosa significa fare inchiesta oggi?

Non girare la testa dall’altra parte su tutto ciò che trovi, non essere ideologico. Altrimenti le tue inchieste si colorano di un colore politico, metodo figlio di un modo che non mi è mai piaciuto. Devi fare un’inchiesta per raggiungere una verità, portarla fino in fondo, non perché serve a qualcuno. Credo che questo sia oggi il tallone d’Achille del giornalismo italiano: le inchieste sono finalizzate a dare contro a una parte politica.

Di quali altri grandi casi che hanno interessato la nostra storia ti piacerebbe occuparti?

Della morte di Aldo Moro. Credo che nasconda altre verità, altri depistaggi che non sono stati mai chiariti.

A settembre un nuovo progetto, come sarà l’estate di Massimo Giletti?

Ho la sensazione che starò poco in vacanza. Poi vedremo cosa decideranno i vertici della Rai, che mi diranno presto di cosa dovrò occuparmi.

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Titanus 120° Classics

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“Il Gattopardo”, “La Ciociara”, “Rocco e i suoi fratelli”, “Pane amore e fantasia”, “La prima notte di quiete”. Cinque capolavori del cinema italiano tornano in sala restaurati per celebrare i 120 anni della casa di produzione. Da giovedì 27 giugno

 

In occasione della campagna estiva Cinema Revolution, Nexo Digital, Titanus e Rai Com presentano Titanus 120° Classics, il festival che riporta nelle sale cinque capolavori del cinema italiano restaurati. L’appuntamento celebra i 120 della prima casa cinematografica italiana fondata a Napoli nel 1904 da Gustavo Lombardo e portata all’apice del successo dal figlio Goffredo grazie alla collaborazione coi Grandi Maestri del Cinema Italiano. Tra le storie a marchio Titanus compaiono commedie all’italiana, capolavori come “Il Gattopardo”, musicarelli, polizieschi, colossal sino ad arrivare alle prime serie tv. Per festeggiare l’anniversario dei 120 anni, da giovedì 27 giugno per cinque settimane torneranno al cinema secondo il seguente calendario cinque capolavori prodotti da Titanus restaurati:

 

– Dal 27 giugno al 3 luglio, IL GATTOPARDO di Luchino Visconti

– Dal 4 luglio al 10 luglio, LA CIOCIARA di Vittorio De Sica

– Dall’11 luglio al 17 luglio, ROCCO E I SUOI FRATELLI di Luchino Visconti

– Dal 18 luglio al 24 luglio, PANE AMORE E FANTASIA di Luigi Comencini

– Dal 25 luglio al 31 luglio, LA PRIMA NOTTE DI QUIETE di Valerio Zurlini

 

L’elenco delle sale che parteciperanno a Titanus 120° Classics è disponibile su nexodigital.it. I biglietti dei vari film avranno un prezzo speciale in occasione della campagna Cinema Revolution (tutte le informazioni sui siti dei cinema aderenti). Tra le primissime case di produzione e distribuzione internazionali nate in Europa e guidata oggi dal nipote del fondatore, Guido Lombardo, Titanus è stata caratterizzata fin dagli inizi da una politica produttiva all’avanguardia, basata sulla ricerca e la sperimentazione che la portano oggi a vantare oltre 1.500 titoli tra film e serie tv prodotti e distribuiti e una library di circa 400 titoli a catalogo: un patrimonio unico e prezioso non solo per il settore audiovisivo, ma per la storia e cultura d’Italia. Oggi, grazie al consolidamento della unit di produzione, Titanus Production, continua il suo lavoro con una nuova generazione di contenuti (film, serie tv, branded content) sotto la guida di Maria Grazia Saccà. Titanus 120° Classics è un festival organizzato da Nexo Digital, Titanus e Rai Com e si svolge in tutti i cinema italiani che aderiscono all’iniziativa (elenco su nexodigital.it) in collaborazione con il media partner MYMovies.it.

 

 

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“Camper in viaggio”, un itinerario infinito

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Raccontare l’Italia da nord a sud come veri camperisti. Il presentatore, intervistato dal RadiocorriereTv, e  Lorella Boccia, alla sua prima edizione, sono i protagonisti del viaggio itinerante di Rai 1. Dal lunedì al venerdì alle 11.30

 

Com’è stato questo suo ritorno a “Camper in viaggio”?

Sono contentissimo, fosse per me lo farei tutto l’anno. I veri camperisti sì che se ne intendono molto più di me che lo faccio in televisione. Sono persone che praticano l’attività del camping tutto l’anno, viaggiano sempre. C’è chi va in settimana bianca con il camper e chi va a visitare, magari a novembre, le città d’arte, o va a tartufi nelle Langhe a fare la raccolta dei prodotti del bosco. Il programma sta andando molto bene e sono molto molto contento.

 

Con i suoi compagni di viaggio, come sta vivendo questa nuova stagione?

C’è molto entusiasmo sia con Lorella Boccia che con tutta la squadra. C’è un gran lavoro dietro le quinte, che a volte cerco di spiegare agli amici. Un lavoro che è invisibile perché, come si diceva nel piccolo principe, “l’essenziale è invisibile agli occhi”.  Se non c’è un gruppo che lavora con te e per te, non raggiungi il risultato. In tanti vorrebbero venire a lavorare nel nostro programma, perché sanno che ci si diverte e si viaggia. È stancante, ma dà soddisfazione.

 

Quali saranno le vostre prossime tappe?

Siamo partiti dalla Sardegna, poi abbiamo fatto Ponza, il Circeo, Ischia e Procida, Paestum, Maratea. A breve andremo a Ostuni, al Conero nelle Marche, di nuovo in Sardegna, in Sicilia.  L’itinerario è infinito, perché ogni zona d’Italia ha una storia da raccontare e le proprie bellezze da mostrare in televisione. Attraverso questo programma chi non può muoversi riesce in qualche modo a viaggiare con le immagini e i racconti. Veniamo visti negli ospedali, nei luoghi di lavoro, nelle caserme. Abbiamo una doppia responsabilità: di intrattenere e di tenere compagnia a chi d’estate rimane solo e non ha la possibilità di andare in vacanza.

 

Ci sono dei luoghi che hanno suscitato in lei un effetto sorpresa?

Penso al Cristo del Redentore a Maratea, che è il simbolo della costa. Abbiamo aspettato il tramonto con il sole alle spalle di Gesù, è stato bellissimo, emozionante. Io provengo da una famiglia cattolica, sono molto legato a certi principi e non me ne vergogno. Appena finito di girare ho mandare la foto a mia moglie e ai miei figli dicendo che avevo fatto una preghierina per loro.

 

Nella prima puntata ha detto di voler fare la vita degli amici che avrebbe incontrato…

Il camper ti dà la possibilità di vivere in libertà. Con l’avvento del cosiddetto turismo “open air” molto è cambiato anche nel nostro paese. Dopo la pandemia c’è stato un boom. Tantissimi ragazzi hanno scelto questo tipo di esperienza, più economica, anche perché una tenda la puoi comprare anche in un grande magazzino ed è alla portata di tutti. Forse stiamo rivalutando quel tipo di libertà, tipica dei paesi del nord Europa, che adesso ha preso piede anche in Italia. Sono tantissimi gli influencer, i social traveler, i ragazzi che camperizzano un van o anche un furgone usato e fanno turismo.

 

Come si è preparato a girare tutta l’Italia in questa full immersion?

Valigia sempre pronta, medicine e ovviamente determinati oggetti che non devono mancare, tipo la borraccia che puoi riutilizzare, il caricabatterie, fondamentale, il costume, le ciabatte. Poi ci sono i costumi di scena e qualche libro, anche se il tempo per leggere non è tanto vedendo che lavoriamo dalle 8.00 alle 20.00, tutti i giorni. In valigia non manca mai la musica, che magari è anche quella che si ascolta durante il montaggio. Io vengo dal mondo della radio, per me la musica è la colonna sonora della vita.

 

Lei è esperto in agricoltura, enogastronomia. Che Italia sta incontrando?

È un’Italia che ogni volta stupisce. Io dico sempre che per la scelta del vino non devi essere un sommelier, per non sbagliare basta bere i vini del territorio in abbinamento ai piatti del territorio. Una regola semplice ma che ti spiega esattamente come fare. Non è che vado a Maratea e assaggio il sushi, magari il sushi all’Italiana, come crudo di pesce. Sono uno che mangia di tutto ma preferisco spendere un euro in più per mangiare e bere che seguire la moda o altre cose.

 

Ci racconta un episodio particolare che le è capitato nei suoi viaggi in camper?

Quando ero sulla cima del monte che sovrasta Maratea ho provato sensazioni uniche anche perché, essendo mia moglie venezuelana, mi ha ricordato la Virgen de la Paz, nella zona interna del Venezuela. Si tratta di una statua alta trenta metri. Poi c’è tutta una camminata per arrivare sopra e c’è anche la possibilità di stare con sé stessi. Al mondo d’oggi, sempre connessi e aperti al mondo con i social, essere ogni tanto offline con la propria coscienza fa bene. Forse in tre anni di “Camper” questa è una scena che mi rimarrà impressa anche per motivi spirituali.

 

Una battuta finale: radio o televisione?

La televisione, ma partendo dalla radio. Grandi conduttori e presentatori sono stati spesso anche grandi speaker radiofonici. Io non sono ancora all’altezza di Carlo Conti che era già il mio mito negli anni del liceo e dell’università. Ogni tanto quando lo incontro e ci incrociamo, penso che sia veramente come mi piacerebbe essere. Corrado invece era il mio mito quando ero piccolo.

 

Spoiler

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I giornalisti del GR al fianco degli studenti delle scuole di giornalismo, i professionisti di domani. Insieme per raccontare i fatti del giorno e dare le anticipazioni dei programmi pomeridiani. Dal 17 giugno al 26 luglio, alle 12.30 su Rai Radio 1 il nuovo programma condotto da Vito Cioce

 

Un “programma ponte” denso di contenuti, dove ci porterete con “Spoiler”?

Da una parte nel mondo del giornalismo. Cercheremo di fare vedere come funziona la macchina del Giornale Radio, a partire dalla riunione di sommario, da come si preparano la scaletta, i titoli, e daremo anche anticipazioni dei contenuti di Radio 1 che riguarderanno le ore successive, quelle del pomeriggio e della sera, incentrate soprattutto sugli eventi sportivi trasmessi in chiaro nel corso dell’estate: dagli Europei alla Moto GP, dal tennis alle Olimpiadi.

Gli studenti delle scuole di giornalismo saranno parte attiva del programma. Quale sarà il loro contributo?

Ai docenti chiederemo di ragionare insieme su quella che può essere la scaletta del giornale radio delle 13, dopo avere ascoltato quello che ci diranno i colleghi impegnati nell’edizione. Agli studenti chiederemo invece di mettersi al lavoro per portarci ogni giorno due notizie che non hanno trovano spazio nel mainstream e che loro approfondiranno. L’estate è l’occasione giusta per sperimentare nuovi format. Fu così anche per “Radio 1 Plot Machine” nel 2014.

Anche gli ascoltatori sono chiamati a mettersi all’opera…

Chiederemo loro di segnalarci via mail delle notizie, delle situazioni, dei contesti sul territorio che meritano di avere spazio. Noi li verificheremo e li inseriremo nel programma.

Cosa significa essere un giornalista del Servizio pubblico?

Avere la consapevolezza del proprio compito, sapere che si sta facendo un servizio agli ascoltatori. Siamo la Rai e quando diamo una notizia dobbiamo essere assolutamente certi delle nostre fonti, delle nostre verifiche, dei nostri approfondimenti.

Da “Radio 1 Plot Machine” al telegiornale, come nasce una tua intervista?

Cercando di mettere intanto l’interlocutore a proprio agio, come se si trattasse di una chiacchierata, di una telefonata. Tutto parte dalla curiosità di sapere cosa sta avvenendo nel mondo frequentato dal nostro intervistato, con l’obiettivo di trasferirlo all’ascoltatore con la maggiore semplicità possibile.

Come ti comporti se ti accorgi che l’intervistato non sta dicendo la verità?

Lo si avverte già dal tono, è facilmente smascherabile. Come giornalisti del Servizio pubblico eliminiamo il problema alla radice, andiamo a chiedere pareri, esperienze, testimonianze a professionisti autorevoli, affermati nei loro campi, che non hanno bisogno di vendersi o di vendere qualcosa.

Cento anni della radio, settanta della televisione. Un tuo augurio alla Rai…

Il segreto è quello di precedere i tempi, di proporre sempre qualcosa di nuovo, di interessante, di suggestivo che catturi l’interesse dell’ascoltatore, del telespettatore. La Rai l’ha saputo fare benissimo, soprattutto sfruttando una ricchezza unica, quella del mondo Rai, ricco di grandi professionisti e di grandi contenuti.

Perché non perdere una puntata di “Spoiler”?

Per il gusto della novità, e per il piacere dell’ascoltatore di diventare parte attiva del programma.

 

 

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Mare Fuori, si gira la quinta stagione

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Al via le riprese delle nuove attesissime puntate della serie tv coprodotta da Rai Fiction e Picomedia che con le ultime puntate ha totalizzato una total audience superiore ai 6,1 milioni di telespettatori, posizionandosi al primo posto della classifica dei prodotti più visti su RaiPlay

 

Il cast e le maestranze di “Mare Fuori” sono tornate sul set per le riprese della quinta stagione. Molte le novità, a partire dal regista Ludovico Di Martino (“Skam 3”, “La belva”, “I viaggiatori”) che sostituisce Ivan Silvestrini alla guida di un cast arricchito da tanti ingressi. Nuovi personaggi varcheranno infatti le soglie dell’Ipm di Napoli: ragazze e ragazzi con storie difficili alle spalle che si troveranno a interagire e talvolta a scontrarsi con le vecchie conoscenze che gli spettatori hanno imparato ad amare in questi anni. Fanno il loro ingresso in “Mare Fuori 5” diverse giovani promesse: Francesco Luciani e Francesco Di Tullio, nei panni dei criminali arrivati dal Nord; Rebecca Mogavero ed Elisa Tonelli, amiche inseparabili e partner in crime; Alfonso Capuozzo e Manuele Velo, che daranno voce a due delle diverse anime di Napoli, quella della strada e quella dei quartieri più benestanti, i quartieri dei “chiattilli”. Tante anche le conferme di volti diventati ormai familiari per i milioni di fan della serie: Carmine Recano, Lucrezia Guidone, Maria Esposito, Giovanna Sannino, Vincenzo Ferrera, solo per citarne alcuni. Novità anche nel team di scrittura. Maurizio Careddu è l’head writer di una squadra composta da cinque sceneggiatori: oltre allo stesso Careddu, firmeranno le puntate Luca Monesi, Angelo Petrella (già nel team di scrittura delle precedenti stagioni), Sara Cavosi ed Elena Tramonti. Le riprese di questo nuovo capitolo iniziano mentre sono ancora vive le reazioni dei fan all’ultima stagione, dopo il rilascio su RaiPlay e la messa in onda su Rai 2. Una stagione, la quarta, che ha fatto tanto parlare di sé, raggiungendo un pubblico ampio e trasversale. “‘Mare Fuori’ è un eccezionale esempio di serialità televisiva fondata sul racconto della contemporaneità e sui valori del servizio pubblico – dichiara Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction. – Il pubblico ha premiato la capacità di restituire la ricchezza contraddittoria del vissuto di un gruppo di giovanissimi costretti nella condizione estrema di un istituto di pena minorile. È anche la prova strategica di come la fiction possa declinarsi con successo sulla televisione generalista e sulla piattaforma digitale. Per questo saluto l’inizio riprese della quinta stagione con l’orgoglio e la speranza di una grande scommessa vinta, che si rimette in gioco”. Roberto Sessa, produttore Picomedia, aggiunge: “La serie 5 nel gergo della serialità televisiva è il classico ‘reboot’. Ovvero la storia ci dà la possibilità di introdurre diversi nuovi personaggi che diventeranno, insieme ai protagonisti già affermati, le icone delle prossime stagioni. Diamo il benvenuto a sei di loro nella famiglia di ‘Mare Fuori’ e gli auguriamo un grande percorso umano e professionale”.

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Amici e complici

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Semplici e diretti, personalità differenti capaci di formare una grande squadra di professionisti. Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini sono, ancora una volta i volti del pomeriggio estivo di Rai 1

 

 

Da due settimane in onda, come è stato ritrovarvi allo studio 3 di Via Teulada a Roma per questa nuova stagione insieme?

GIANLUCA: È come se non fosse mai finita, ci siamo ritrovati a casa nostra. Per me è la quinta volta, Via Teulada sta diventando il mio luogo di vacanza. C’è una squadra rodatissima, è un piacere lavorare così.

NUNZIA: Significa ritrovare una grande squadra, con alcuni componenti ereditati dal gruppo di lavoro di Alberto Matano, che ha fatto un grande lavoro, con nuovi innesti, e una rinnovata sintonia con Gianluca che è il miglior compagno di viaggio di sempre.

Siete una coppia che ha convinto il pubblico, siete stati scelti nuovamente dall’Azienda. Cosa pensate arrivi di voi nelle case degli italiani?

NUNZIA: Il fatto che nonostante si raccontino tante storie drammatiche, la cronaca nera, tra me e Gianluca ci sono grandi verità e complicità. Spesso incontriamo persone che ci dicono che facciamo loro compagnia. Quel sorriso, anche nei momenti più leggeri del programma, o nel passaggio tra una storia e l’altra, va oltre lo schermo e fa molto bene al cuore delle persone. A darmi soddisfazione, a farmi sentire di casa, è proprio il fatto che la gente mi chiami e si riferisca a me sempre come Nunzia.

GIANLUCA: So che può sembrare scontato ma siamo due persone che, nelle loro diversità, abbastanza semplici e diretti. Non abbiamo molti filtri. E poi io e Nunzia ci completiamo, ci siamo capiti subito e c’è grande rispetto.

Il vostro è un osservatorio privilegiato, che Italia fotografate?

NUNZIA: Un’Italia molto diversa, divisa in più strati sociali, anche sola, con momenti di grande drammaticità, di isteria, di disagio. Ci sono tanti casi “da porta accanto” che non immagineresti. È un’Italia che ti fa tenere i piedi per terra. Non esiste solo la bolla nella quale abbiamo il privilegio di vivere, ma è un po’ come quando vai al mercato e vedi la vita vera, la gente vera, le difficoltà.

GIANLUCA: Quando racconti le vicende di cronaca emerge l’Italia in cui, sembra incredibile, ma continuano i femminicidi, il reato contemporaneo. Dico sempre che purtroppo sono molto più difficili da sconfiggere rispetto a fenomeni come il terrorismo che ha funestato il nostro Paese. Quando trovavi una pista gli inquirenti riuscivano a debellare una cellula. Il femminicidio avviene ovunque, da nord a sud, in qualsiasi ceto sociale. Questo è l’aspetto preoccupante, di contro, nei momenti più leggeri, a volte rivedo l’Italia anni Ottanta, che ha tanta voglia di divertirsi.

Ironia e sorriso sono un po’ la vostra cifra, essere se stessi di fronte alla telecamere paga sempre?

GIANLUCA: Non potrei essere altrimenti, nonostante per anni abbia fatto telegiornali, approfondimenti politici e dovrei avere una sorta di “postura televisiva”. MA la semplicità esce.

NUNZIA: Sempre. Credo che la televisione sia un grande specchio dell’anima. Può ingannare ma per un tempo limitato poi la verità viene fuori. Quando sei te stesso le persone lo percepiscono, per questo diventi Nunzia o Gianluca e ti siedi a tavola, nel salotto con loro.

Lavoro a parte, di che cosa parlate quando vi trovate in mensa o di fronte a un aperitivo?

NUNZIA: Di figli. Lui ne ha tanti io ne ho una. Parliamo di sua moglie o di mio marito, di tutto con molta naturalezza e scioltezza. Ci capita di parlare anche di sport, come in occasione dei recenti successi azzurri nell’atletica. È un rapporto di amicizia e di complicità nato sul lavoro.  Menomale esiste anche questo.

GIANLUCA: Nunzia mi prende anche in giro, dice sempre che sono un fissato del padel, che sono un esagitato e che arrivo in redazione con i pantaloncini corti e il cappellino (sorride). Dice che sono proprio di Roma sud.

A proposito di sport, di fronte ai successi azzurri che tifosi siete?

NUNZIA: Quando gioca la Nazionale sono orgogliosa, tifo molto Italia, credo molto in questo Paese, lo amo profondamente. Di fronte all’inno di Mameli mi emoziono ancora, oltre a cantarlo.

GIANLUCA: Mi auguro un’estate piena di successi, in ogni settore, per ritrovare anche un’Italia che voglia stare insieme, per le strade, nelle piazze, magari a festeggiare.

Cosa non può mancare nella vostra estate?

NUNZIA: Mia figlia, la mia famiglia. Gea recentemente è partita, è andata dai nonni, e già al primo giorno ho sentito una sofferenza enorme. Per l’estate abbiamo preso una casa al mare non distante da Roma per poter stare più tempo possibile insieme.

GIANLUCA: La mia famiglia. Anche noi abbiamo preso casa sul litorale romano. La mattina, magari dopo avere fatto il bagno, raggiungo Roma con il trenino e la sera, dopo la trasmissione, ritorno da loro. Questa sera, ad esempio faremo una grigliata tutti insieme.

Tornando alla vita pubblica, di quali personaggi sentiremo parlare più di altri nei mesi estivi?

NUNZIA: Sino a ora abbiamo sentito molto parlare di due donne della politica, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, si sono confermate sul campo vincenti con caratteristiche molto simili. Credo che nei prossimi mesi sentiremo molto parlare dei reali inglesi di Kate Middleton, speriamo con buone notizie.

GIANLUCA: Ti faccio un nome e dico Gimbo Tamberi, che al di là del lato sportivo è un vero e proprio showman, lo ha dimostrato la scorsa settimana all’Olimpico. Sarà un po’ il nostro portabandiera alle Olimpiadi e sono certo che sentiremo parlare di lui.

NUNZIA: Penso che sarà protagonista quest’anno più che mai la musica. Sto ascoltando “L’ultima poesia” di Geolier e Ultimo, adoro Marracash, e poi tutti i tormentoni estivi, penso ad esempio ad “Aria” dei Ricchi e Poveri, che mi dà un’energia incredibile.

Gianluca, un pregio e un difetto di Nunzia…

GIANLUCA: Lo stesso, che è troppo diretta (sorride).

Nunzia, un pregio e un difetto di Gianluca…

NUNZIA: Un professionista generoso, attento al partner, di supporto e di soccorso. Mai competitivo e sempre conciliante. Non ha grandi difetti, certe volte è un po’ Peter Pan, sincero, immediato nelle reazioni. Una positività che per la sua professione può diventare una negatività. Ogni tanto lo guardo e dico… zitto (sorride).

 

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Con un battito di ciglia

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In occasione della Giornata mondiale della SLA, Rai Documentari dedica una serata a chi ogni giorno convive con questa malattia. Con Drusilla Foer e Aldo Baglio, Francesca Cavallin, Antonio Ornano, Giancarlo Ratti e con la partecipazione di Mario Calabresi. In onda martedì 18 giugno alle 23.15 su Rai 3 

 

“Con un battito di ciglia” è un docufilm che racconta come, nonostante la SLA, persone come Julius, Pippo, Laura e Luigi, che vivono prigioniere nel proprio corpo, siano dotate di un’eccezionale sensibilità e voglia di vivere e riescano a trasmettere i propri sentimenti e i propri pensieri. Queste persone dimostrano un grande desiderio di comunicare con il mondo e di offrire segni di speranza a tutta l’umanità. “Con un battito di ciglia” non è solo un racconto che parla di SLA, ma un viaggio che fa riflettere anche sulla nostra vita, su quanto sia importante esprimersi e comunicare con gli altri, per rimanere vivi e presenti. È una storia che si rivolge a tutti perché parla di fragilità e di malattia, ma soprattutto di rapporti umani e di relazioni. Le persone malate di SLA non hanno modo di interagire con le stesse modalità e tempistiche di una persona che non ha questo tipo di disabilità, i loro tempi di risposta sono purtroppo inevitabilmente lunghi e soprattutto possono comunicare con noi solo attraverso il movimento degli occhi, una tastiera e una voce elettronica. Nel docufilm, le testimonianze dei quattro protagonisti sono state raccolte attraverso delle domande personali che gli autori hanno inviato loro nella fase di scrittura. Le risposte a queste domande sono state poi lette da una persona scelta dagli stessi protagonisti (la moglie, il compagno, una figlia, la sorella) durante l’incontro con Drusilla Foer. Un incontro ambientato nei giardini di una villa storica all’interno dello splendido parco di Monza, dove a un elegante tavolo, Drusilla Foer ci accompagna in un fortissimo scambio di sentimenti, ricordi ed emozioni con i suoi ospiti: i familiari dei protagonisti. I quattro protagonisti delle storie Julius, Pippo, Laura e Luigi scrivono articoli con le loro riflessioni per il giornale de La Meridiana “ScriverEsistere” e hanno scritto libri dove raccontano aspetti della propria vita e considerazioni personali. Per ciascuno di loro un attore o un’attrice hanno letto e interpretato i loro pensieri: Aldo Baglio per Pippo, Francesca Cavallin per Laura, Antonio Ornano per Julius e Gianluca Ratti per Luigi. Nel docufilm, tra le testimonianze di amici e familiari, ci sarà anche la partecipazione speciale di Mario Calabresi, giornalista e scrittore, che in questi anni ha avuto modo di conoscere questa realtà, stringendo un forte legame con Laura Tangorra, una dei protagonisti. Il docufilm ha ricevuto il patrocinio di AISLAAssociazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica.

 

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Con Massimo nel cuore

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Dal 14 al 16 giugno i luoghi de “Il Postino”, sull’Isola di Salina, ospiteranno la XIII edizione del Marefestival. Tra gli ospiti Maria Grazia Cucinotta, Francesco Pannofino, Carla Signoris, Barbara Bouchet. Il direttore artistico Massimiliano Cavaleri: «Massimo rivive nell’isola che ha tanto amato»

 

Poeta del cinema, comico dei sentimenti, attore geniale e irripetibile: sono tante le definizioni di Massimo Troisi che ancora oggi emoziona e manca, eppure sono trascorsi trent’anni da quel fatidico 4 giugno 1994, quando morì per i problemi cardiaci che lo affliggevano da tempo, già evidenti nella sua ultima, memorabile e toccante interpretazione de “Il Postino”. E sono passati 28 anni da quando gli Oscar del 1996 lo hanno consacrato film-capolavoro con cinque candidature e la vittoria della statuetta per la romantica colonna sonora firmata da Luis Bacalov. Ogni anno l’isola siciliana di Salina, che condivise il set insieme con la campana Procida, ospita il Marefestival Premio Troisi giunto alla XIII edizione: appuntamento da venerdì 14 a domenica 16 giugno per una tre giorni ricca di film, personaggi, interviste e incontri nelle piazze dei Comuni di Santa Marina Salina e Malfa, con ingresso libero. Il RadiocorriereTv incontra il direttore artistico della manifestazione, il giornalista siciliano Massimiliano Cavaleri.

 

Chi saranno gli ospiti della XIII edizione e quali i temi trattati?

Sono varie la categorie di Premio: nella sezione “Attori” saranno insigniti del riconoscimento Francesco Pannofino, attore e doppiatore di altissimo livello, una delle voci più autorevoli del grande schermo, entrato nella storia del cinema; Carla Signoris, uno dei volti più amati e raffinati del nostro cinema; Barbara Bouchet, icona di eleganza e sensualità; Sergio Friscia, attore e showman a tutto tondo; Alessio Boni, numero uno del teatro, che vanta una carriera cinematografica importante; Francesca Inaudi, personalità apprezzata anche all’estero; premieremo nella sezione “Comici” Uccio De Santis, che sta inventando un nuovo modo di fare ironia, made in Puglia; tra i “Produttori” Corrado Azzollini con la proiezione della commedia d’autore “Gli agnelli possono pascolare in pace”, diretta da Beppe Cino e con protagonista Maria Grazia Cucinotta, madrina della nostra manifestazione fin dalla prima edizione.

 

Non solo cinema, il Marefestival dà spazio anche alla musica e all’attualità…

In ogni edizione accogliamo alcuni big della musica, quest’anno sul palco due siciliani, Alberto Urso, vincitore di Amici nel 2019 e in gara a Sanremo 2020, che renderà omaggio alle musiche de “Il Postino”; Mario Incudine, uno degli artisti più versatili della scena musicale e teatrale italiana. Nei pomeriggi del Festival ospitiamo focus su varie tematiche tra cui il cinema come strumento al servizio della salute, dunque efficace nel trasmettere messaggi di prevenzione e corretti stili di vita e altri trasporti e portualità nelle Eolie.

 

Com’è nata l’idea del Festival dedicato a Troisi?

Frequentando Salina da semplice turista e, ammirando i luoghi suggestivi e bucolici, immortalati ne “Il Postino”, grazie alle poesie di Neruda e al tramonto di Pollara, mi sono accorto della necessità di dover celebrare Troisi proprio in quell’isola. Tutti parlavano di lui ma nessuno aveva fatto qualcosa per rendergli memoria. Così, nel 2013, decidiamo di istituire il riconoscimento in ricordo di Troisi, facendogli intitolare la passeggiata di sbarco a Santa Marina Salina e donando la scultura con la bicicletta, che ancora oggi impreziosisce la strada. Da quel momento, negli anni successivi, sono state realizzate altre iniziative, anche nella piazzetta di Pollara. Finora in dodici anni di Marefestival abbiamo consegnati 82 Premi Troisi a grandi personalità, nel 2024 arriveremo a 92. Ogni anno Massimo “rivive” nell’isola che ha tanto amato…

 

Quanto manca Troisi al cinema italiano oggi?

Quando consegnai anni fa il Premio a Maurizio Costanzo, disse che fu una “perdita secca”. Ancora oggi, e lo percepisco soprattutto durante il festival, rappresenta un prezioso riferimento. L’emozione degli artisti, spesso per la prima volta a Salina per conoscere i luoghi del film, è forte perché Troisi era unico, irripetibile, “un angelo” capace di toccare il cuore e le corde della sensibilità di ogni spettatore con frasi e pensieri brevi ma intrisi di significato e originalità. “Il Postino” è il suo testamento cinematografico: la storia del portalettere che diventa amico del grande poeta Neruda rispecchia lo stile troisiano. L’uomo qualunque, modesto e umile, accede ad una conoscenza più colta, nobile e aulica: “Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla” recita il Noiret-Neruda… e l’animo di Massimo l’ha compresa.

 

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Piloti Caccia International Flight Training School

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Un anno nella scuola di addestramento per piloti di Caccia migliore d’Europa – quella di Decimomannu, in Sardegna – raccontata dalla docuserie diretta da Annalisa Mutariello, in onda da mercoledì 12 giugno su Rai 2

Storie di ragazze e ragazzi, uomini e donne, che frequentano l’International Flight Training School, la scuola italiana di perfezionamento al volo per piloti di Caccia migliore d’Europa, e forse del mondo. Ma quali sono le caratteristiche per potere accedere al corso e chi sono i giovani e talentuosi piloti che ci riescono?

Da mercoledì 12 giugno in seconda serata, su Rai 2 va in onda “Piloti Caccia – International Flight Training School”, una docuserie in quattro puntate che racconta un anno di vita all’interno dell’esclusiva scuola di addestramento della base militare di Decimomannu, in Sardegna, dove sono ospitati i giovani piloti provenienti da tutto il mondo che hanno deciso di dedicare anima e corpo all’alta missione dell’Aeronautica militare.

La docuserie li mostrerà in azione durante le esercitazioni: le incredibili riprese in volo consentiranno di apprezzare la difficoltà delle manovre e l’importanza di un addestramento intenso e continuo, finalizzati alla formazione di piloti in grado di gestire ogni tipo di scenario, anche di combattimento. Ma non solo. Anche le storie personali e umane dei protagonisti, fatte di sacrifici e rinunce, di sentimenti, sogni, paure e speranze, avranno spazio nella narrazione. Le interviste agli allievi e ai loro istruttori aiuteranno a capire le regole dell’addestramento e il rapporto che si stabilisce tra essi, fatto di fiducia, rispetto e vicinanza. Nata da una sinergia virtuosa fra Aeronautica Militare e Leonardo S.p.A., “l’International Flight Training School” di Decimomannu è un’eccellenza italiana: solo i migliori piloti del mondo possono accedervi ed è da qui che esce l’élite mondiale dei piloti di caccia. I frequentatori provengono da Canada, Regno Unito, Germania, Austria, Svezia, Arabia Saudita, Qatar, Singapore, Giappone, Olanda e ovviamente Italia. La qualità di IFTS è data dall’esperienza degli istruttori ma anche dall’eccellenza di mezzi, aerei e simulatori: il famoso M-346 costruito da Leonardo, è considerato ad esempio, il miglior aereo da addestramento del mondo.

 

 

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