“Come una vera coppia”

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Il racconto della prima vacanza di coppia di alcuni giovani adulti affetti dalla sindrome di Down. In onda domenica 7 luglio alle 23 circa su Rai 3

Per superare una paura a volte è necessario mettersi alla prova. Perché sfidare i propri limiti e darsi una possibilità può riservare grandi sorprese. Questa è la storia di alcuni giovani adulti con la sindrome di Down che si ritrovano a vivere la loro prima vacanza di coppia. Il viaggio per loro è un’esperienza tutta nuova, in cui mettono alla prova la possibilità di una convivenza, tra intimità e incomprensioni, entusiasmi per un possibile futuro, disillusioni, leggerezza e senso di responsabilità. Sullo sfondo c’è un cordone ombelicale da recidere, quello con la famiglia, che li supporta, ma che deve esser pronta a fare un passo indietro per lasciare spazio alla loro autonomia. Allentare questa presa risulta difficile ai ragazzi, così come ai genitori, ma è un distacco necessario che prima o poi sarà inevitabile, e che regalerà delle sorprese. “Come una vera coppia”, una produzione Jumping Flea con AIPD Associazione Italiana Persone Down a cura di Rai Documentari, in onda domenica 7 luglio alle 23 circa su Rai Tre, è un ritratto intimo, profondo ma a tratti anche leggero e spensierato, di ragazzi che toccano con mano la possibilità di acquisire la propria indipendenza. Il docufilm è stato premiato come “Miglior documentario” al Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera.  Conosceremo le storie di Arianna e Lorenzo, Letizia e Giulio, Emanuele e Moira, Maria Teresa e Carlo, Chiara e Vittorio, e Stefania e Pierpaolo, sei coppie provenienti dalle sedi AIPD di tutta Italia che hanno accettato di vivere questa esperienza all’insegna dell’autonomia, sperimentandosi nella dimensione affettiva, scoprendo l’intimità ed imparando a gestirla insieme, trovando occasioni di confronto, conforto alle proprie paure e risposte ai propri dubbi.

 

Il documentario ci porta in un viaggio che rappresenta un inno alla vita e all’amore per se stessi e per gli altri, oltre ogni pregiudizio e difficoltà dettate dalla malattia, che ci ricorda quanto sia bella e speciale la “normalità” di vivere ogni giorno accanto alla persona amata.

 

 

Tim Summer Hits

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CARLO CONTI

Un’estate da Hit!

Musica, leggerezza e divertimento, questi gli ingredienti che animano il TIM Summer Hits: «E che dire della compagna di viaggio, una perfetta padrona di casa» racconta il conduttore dell’evento che con Andrea Delogu accompagna il pubblico di Rai 1 nel ritmo dell’estate italiana

Con Andrea Delogu, una veterana dell’evento, siete la coppia televisiva dell’estate. Com’è andata sul palco del TIM Summer Hits?

Benissimo! Quattro serate di musica, leggerezza e divertimento animato da un pubblico scatenatissimo e in una location, quella di Piazza del Popolo, davvero suggestiva. E che dire della compagna di viaggio, una perfetta padrona di casa!

Cosa l’ha spinta ad accettare?

La verità? Ferdinando Salzano (fondatore di Friends & Partners) mi ha contattato mentre stavano per iniziare i quarti di finale della Conference League 2023/24: Fiorentina contro Viktoria Plzeň. L’esito della partita, con la vittoria della Fiorentina ovvio, è stato determinante nella risposta. Preso dall’entusiasmo ho risposto di sì. Scherzi a parte, da anni faccio i TIM Music Awards all’Arena di Verona, i TIM Summer Hits possono essere considerati il prologo. E poi, probabilmente, con il passaggio di rete, serviva un volto di Rai 1 un pochino più… “anziano”.

Gli artisti, le hit… che ritmo ha questa estate italiana?

Dal pop al rap, passando per frequenze indie e dance, le canzoni dell’estate italiana spalancano un universo di sonorità variopinte.

La musica sempre più al centro dell’offerta televisiva del servizio pubblico…

La musica è crossmediale, abbraccia tutti i mezzi di comunicazione, tv, radio, digital, cinema e social, ma anche il territorio. Il grande pubblico come quello dei Tim Summer Hits ha un’occasione unica di socialità e aggregazione, come accade in occasione dei grandi live.

La musica scandisce gli istanti più belli della nostra vita. Se potesse fissarne uno con una canzone, quale sarebbe?

Quella del mio primo bacio: “Ti amo” di Umberto Tozzi. Anche perché riuscii a imparare a memoria le parole della canzone e le dedicai a quella ragazza. “Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo…”: le ho imparate subito! Anche se non servì a niente (sorride).

TIM Summer Hits una buona palestra per “scaldare” l’orecchio in vista del tuo prossimo Sanremo?

Ora sto lavorando al regolamento, poi passerò all’ascolto dei brani delle Nuove Proposte, e così a seguire: le canzoni sono la cosa fondamentale, senza preclusioni di nomi.

 

ANDREA DELOGU

Ragazzi, divertiamoci!

«Il programma ti fa incontrare la piazza e ti fa vivere da vicino le emozioni della gente» dice la conduttrice alla sua terza esperienza con la kermesse estiva

Ancora al timone dei “Tim Summer Hits”, questa volta su Rai 1, come sta andando?

Benissimo. Con Carlo Conti è stupendo, c’è un’alchimia divertente, è un grande gioco. Sin dalla prima serata, quando stavamo per salire sul palco, Carlo mi ha detto: “Adesso divertiamoci!”.

La sua cifra nella conduzione è anche quella dell’“empatia”, come è cambiato, nel tempo, il rapporto con il pubblico?

Il rapporto è cresciuto, non è cambiato, ed è una differenza sottile. Ascoltare le sensazioni, le emozioni delle persone è la prima cosa che mi fa sentire viva. Anche quando mi trovo di fronte una piazza gremita è bello entrare in contatto con la gente, con persone che hanno fatto ore di fila per vedere il loro artista preferito. È bello sentire quello che prova il pubblico, le sue sensazioni.

Quanto le è stata d’aiuto, nel tempo, la scuola della radio?

Tantissimo, è la scuola più grande, perché la radio ti fa capire che devi lavorare sul contenuto, che fa sempre da collante, ti fa capire anche quale sia il valore delle parole.

Che cosa pensa un istante prima di salire sul palco?

Dico semplicemente… che figata! Riuscire a fare il mio lavoro è una fortuna. Ci sono responsabilità, regole, ma è meraviglioso.

Ha un gesto scaramantico?

Nessuno, perché sarebbe una catena che non sopporterei. Se qualcosa non va bene è colpa mia (sorride).

Cosa le ha insegnato questo lavoro?

La pazienza, a sapere aspettare, a non volere tutto e subito.

Come sta cambiando la musica?

La musica sta cambiando tanto, ci sono molti generi che si stanno facendo spazio, ma oggi l’ascolto è più omogeneo. Mi fa molto sorridere sentir dire, ad esempio, che il rap è la musica dei giovani. Non è così, perché mia madre è una fan sfegatata di Marracash, mia sorella, che ha cinquant’anni, va a vedere i concerti di Emis Killa. Non c’è più una divisione netta, c’è grande possibilità di scelta. Non è giusto parlare della musica dei giovani, ma di musica fatta dai giovani.  Da qualche anno a questa parte c’è ancora più varietà.

Cosa c’è nella sua playlist in questi giorni?        

Tormentoni a parte, che adoro, penso ad esempio a “Sesso e samba”, in questi giorni c’è ancora tanta Gianna Nannini (Andrea ha preso parte al film sulla cantante toscana).

Cosa le lascia Gianna?

La potenza di un artista che vuole essere riconosciuta in quanto persona. Questo è straordinario.

Dove trascorrerà le vacanze?

Sicuramente a Rimini e in Puglia, perché andrò dalle mie famiglie.

E quando torna nella sua Rimini cosa non può mancare…

La piadina, da nessuna parte è buona come a casa.

Cosa si aspetti dal suo domani professionale?

Cerco sempre qualcosa che mi incuriosisca, è tutto in divenire.

 

 

Musica, parole e ironia. L’estate in diretta di Rai Radio 2

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Dal mattino a notte fonda per accompagnare gli ascoltatori nei mesi più caldi dell’anno. La direttrice della storica emittente al RadiocorriereTv: «Sempre complici dei nostri ascoltatori»

 

Da lunedì 1° luglio Rai Radio 2 vivrà l’estate con un palinsesto rigorosamente in diretta. Siete pronti?

Certo, anche quest’anno Radio 2 non va in vacanza. Abbiamo lavorato a un palinsesto con conferme, tante novità e voglia di sperimentare. Vogliamo assicurare ai nostri ascoltatori un’estate che sia divertente, informata, come sempre con tanta comicità, la cifra che contraddistingue Radio 2, e tanta musica. In questo caso non mancheranno i tormentoni estivi, ma avremo anche delle playlist originali, raffinate, divertenti, che ci permetteranno di riscoprire brani che sono dei nostri cuori e qualcosa di nuovo.

 

Partiamo dal mattino…

… e dai morning-show, che sono sempre un bel mix tra l’attualità vista con gli occhi dell’ironia e la musica, con voci già’ apprezzate dai nostri ascoltatori, come Sara Zambotti e Paolo Maggioni, Natasha Lusenti e Matteo Osso e il trio di Cater XL Luca Restivo, Davide Daddato e Federico Vozzi. A luglio è tornato  “Happy Family” con i Gemelli di Guidonia ed Ema Stokholma, che ad agosto continua da sola con “Happy Ema”. Abbiamo i nostri “Soggetti smarriti”, con Marco Marzocca e Francesco Vercillo, e continua per quasi tutta l’estate “Non è un Paese per Giovani”, l’appuntamento con Massimo Cervelli e Tommaso Labate. Nel pomeriggio sperimentiamo due format completamente nuovi. Il primo è “Lochness”, con il quale vogliamo alternare notizie e curiosità un po’ in controtendenza, che possono venire dall’attualità o dalla storia, e con cui contribuiamo a svelare le fake news. Ai microfoni Flavia Cercato e Gianluca Daluiso. Subito dopo l’altra novità di stagione “Afa azzurra, afa chiara”, con una coppia inedita, Carlo Amleto e Giulia Vecchio, anche detta ‘Vecchio Amleto’. Due giovani pieni di talento che cantano, suonano, giocano con i dialetti, creano tormentoni su qualsiasi tema. Sono già affermati nel mondo della comicità e sono felice di farli debuttare nella conduzione radiofonica. Ci faranno divertire. Poi Il nostro “Caterpillar”, che diventa “CaterEstate” con Saverio Raimondo e Diletta Parlangeli. Filo rosso di tutta la giornata in diretta, i microfoni aperti agli ascoltatori. E poi torna la trasmissione di curiosità musicali “Club Tropicana” con Giorgio Verdelli e Gianfranco Valenti…

 

… con vere e proprie chicche…

Da non perdere. Ci raccontano, ad esempio, che la prima volta che ascoltammo la voce di Rino Gaetano che eseguì “Gianna”, non fu al Festival di Sanremo, ma, alla fine del 1977, in un programma radiofonico che si chiamava “Primo Nip”, condotto da Sandra Milo. Giorgio è un archivio vivente di straordinari racconti musicali, con Gianfranco prendono spunto da episodi del passato e si aprono ai ricordi di chi ascolta. A proposito di musica, non dimentichiamo le serate di “Tim Summer Hits” con i protagonisti della musica contemporanea, da Angelina Mango a Mahammod, Elodie ed Emma, Annalisa e Tananai con quel duetto che ricorda Mina e Celentano.

 

Affollato di programmi e in diretta anche il vostro week-end…

Ci siamo divertirti con titoli nuovi ed una un’idea di fondo: siamo al tuo fianco, pronti a tenerti compagnia, farti distrarre, pensare, sorridere, che tu vada in vacanza o meno. Nascono così “Radio 2 protezione 50”, presentato da Katamashi e Santonastaso come “rimedio infallibile contro scottature e malinconie estive”. Quindi “Tuttinudi” con Pippo Lorusso e “Lido Asiago 10” con Jodi Alivergnini e Beppe Convertini che parleranno anche di territorio e di eventi. In chiusura di giornata, non mancherà il “Doposole” di Radio 2 con Federica Elmi.

 

Da ascoltatrice cosa ti diverte della radio?

In assoluto il rapporto immediato con gli ascoltatori, che in Tv manca. In tanti partecipano ai nostri programmi e si raccontano, con mood diversi, da uno spazio all’altro. Sono presenti dove c’è leggerezza e dove c’è impegno. La nostra Radio vuole essere complice degli ascoltatori e loro apprezzano.

 

Nella tua playlist che cosa c’è?

Sono onnivora: adoro Lazza, David Bowie, Amy Winehouse. Ghali, Fabri Fibra, Diodato e Fiorella Mannoia. Il rock della mia giovinezza, i cantautori, il pop ricco di sfumature di oggi. Parafrasando Louis Armstrong, non un genere, ma tutta la buona musica.

 

Un brano che non può mancare?

Direi Vasco e la sua “Vivere”.

 

Stiamo festeggiando i 100 anni della Radio, Rai Radio 2 è stata protagonista di una gran parte di questa storia…

Radio 2 rappresenta tanto, se pensi che sulle nostre frequenze è nato “Chiamate Roma 3131”. Un programma storico e al tempo stesso un numero telefonico che portiamo ancora con noi, al quale chiamano ancora i nostri ascoltatori. Radio 2 custodisce l’eredità dei programmi di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni – una bella responsabilità – e dello storico “Viva Radio 2” con Fiorello, che in autunno metteremo a disposizione attraverso RaiPlay Sound. Lavoriamo per continuare a essere protagonisti, con programmi molto amati dagli ascoltatori come “Il ruggito del coniglio”, “Radio 2 Social Club” e “Caterpillar”. E non mancheranno sorprese.

 

 

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Il nuovo corso dell’approfondimento

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Un progetto innovativo, che unisce reportage e tecniche della serialità digitale: racconti e inchieste sulle grandi questioni globali e di attualità. I primi quattro episodi della docuserie “Compra, indossa, butta” sono già disponibili su RaiPlay. Dal 17 luglio il programma debutterà anche su Rai 3

Si chiama “Newsroom” ed è il nuovo approfondimento targato Rai. Ideato e condotto da Monica Maggioni, in onda da mercoledì scorso su RaiPlay in formato docuseries (4 episodi da mezz’ora per ogni tema) arriverà il 17 luglio in prima serata su Rai 3. Un percorso di approfondimento che nasce, per l’appunto, nella Newsroom, la redazione, in cui un gruppo di giornalisti si pone domande, intraprende percorsi di inchiesta e analisi di current affairs, per rispondere ai quesiti di una realtà multiforme e troppe volte raccontata in modo superficiale. “La Newsroom è un posto dove le persone lavorano insieme, fanno i giornalisti, decidono di andare a raccontare delle grandi questioni – dice Monica Maggioni – e un prodotto di questo tipo non nasce da una persona sola mai, nasce da una squadra molto significativa di persone, da chi esce, da chi va, da chi fa l’inviato, da chi torna, racconta la sua storia, e da chi fa la ricerca che stimola la partenza, da chi poi trova i dati, l’esperto, da chi sta in montaggio e poi lo rende un racconto visivo”. “Newsroom” dà spazio ai reportage, ai dati, alle parole dei protagonisti delle vicende e degli esperti. Le grandi interviste si intrecceranno con i racconti degli inviati in numerosi paesi del mondo. “Un prodotto di questo tipo non può nascere in un altro posto se non in Rai – prosegue Maggioni – per una ragione molto semplice: il tema ‘fast fashion’ attraversa il Ghana, il Cile, il Bangladesh, ha ore di lavoro preparatorio, di documentazione, di montaggio, di racconto grafico. Avere un prodotto di ‘current affairs’, di questioni contemporanee, che superano la dimensione italiana, e averlo pensato per la piattaforma, è la direzione, la strada, in cui la Rai deve andare e vuole andare”. Un percorso che mira ad allargare ulteriormente la platea dei programmi di approfondimento. “Siamo molto orgogliosi di affermare che la Rai può tornare a sperimentare con coraggio e convinzione”, afferma Paolo Corsini, il direttore dell’Approfondimento Rai, “Oggi non presentiamo solo un nuovo programma, ma facciamo un piccolo salto nel futuro dell’azienda, il futuro del servizio pubblico e del genere approfondimento. La grande portata innovativa sta nell’intero progetto: il linguaggio, il format, il modello produttivo, il modello multipiattaforma e la creazione di valore pubblico”. Un progetto sposato con entusiasmo da RaiPlay: “Il modello distributivo risponde ai contenuti, perché ilprodotto è stato totalmente pensato per la piattaforma”, sottolinea la direttrice della piattaforma Elena Capparelli. Per Maurizio Imbriale, direttore Contenuti digitali e transmediali, “l’obiettivo non è solo quello di ringiovanire il target del pubblico, ma anche di sperimentare nuovi formati e nuovi linguaggi. Stiamo cercando di trasformare questa azienda, nel nostro piccolo, in una digital media company”.

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Il carburante della mia vita

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Trent’anni di “Linea Blu” e un amore incondizionato per il mare, perché, come scrisse Jacques-Yves Cousteau, “dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima”. Il RadiocorriereTv incontra la conduttrice dello storico programma di Rai 1                                                                                                                     

Trent’anni di “Linea Blu” c’è una frase con la quale potrebbe sintetizzare le emozioni di questa lunga avventura?

La più significativa per me è quella “rubata” a Jacques-Yves Cousteau: “Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima”. Quando ti innamori del mare, quando lo scopri, quando cominci a frequentarlo, non puoi più farne a meno. Per noi italiani è anche una questione genetica, siamo mediterranei, anche senza saperlo, abbiamo una relazione strettissima con il nostro mare. Questa è una frase nella quale mi sono sempre riconosciuta, ancor prima di andare sott’acqua, perché quella del mare è una dimensione che non ha confini, è fatta di solidarietà, di viaggi, di porti dove fare ritorno. È diventato il mio mondo, un viaggio che mi ha avvolto e mi ha preso completamente, una lunghissima avventura.

Cosa pensa di aver dato lei al racconto di “Linea Blu”?

Contenuto. In questo programma niente è stato mai costruito ai fini televisivi, tutto è stato raccontato per fare divulgazione. Non c’è mai stata una sceneggiatura, un artifizio o una costruzione ai fini dell’ascolto o dello scoop, al contrario c’è sempre stata una narrazione molto fedele, rigorosa, un gran lavoro di preparazione. Per me è sempre stato un modo per fare qualcosa per il mare, per sensibilizzare la società civile, cercando da una parte di informare e di divulgare, dall’altra di stimolare azioni concrete per la sua tutela.

Tra i tanti momenti che ha vissuto ce n’è uno che più di altri le è rimasto dentro?

Ho avuto la fortuna di vivere tantissime emozioni in questi anni, di volare sulle coste più belle a bordo di elicotteri, rigorosamente col portellone aperto (ride), di respirare l’aria delle nostre coste volando, ho navigato sulle grandi navi da crociera, come sulle grandi navi grigie della nostra Marina Militare e sul mitico Amerigo Vespucci, facendo esperienze anche sui sommergibili sottomarini. Ho volato con il deltaplano a motore con Angelo D’Arrigo, mi sono lanciata dalla rupe di Scilla col parapendio e “volare” con il gommone volante. Credo d’aver provato tutto quello che si potesse provare andando per mare, tutti i mezzi possibili, dagli yacht meravigliosi come il Falcone maltese, alle barche più piccole come la Passera con cui ha fatto la 50esima edizione della Barcolana, una barca storica piccolissima con la quale abbiamo navigato come negli anni ’50, scalzi, con le divise di cotone e con il pantalone risvoltato perché imbarcava acqua. Quando parlo di una grande emozione è esattamente questo, aver vissuto tante vite sul mare, sempre stata accolta da tutti, tanto da sentirmi una di loro sempre, su un peschereccio come su una nave da guerra, su una nave commerciale come su una da crociera. Io ero sempre parte dell’equipaggio.

Ha conosciuto il mare anche nelle sue profondità, da subacquea esperta cosa si capisce da laggiù di quello che siamo noi esseri umani?

È, purtroppo, chiara la nostra indifferenza o superficialità rispetto a quella che è una pressione insostenibile oggi sul mondo sottomarino. Gli abitanti del mare comunicano tra loro, il rumore emesso con tutte le nostre attività a mare, l’intenso traffico marittimo, li disorienta, li uccide. Se non impariamo a tenere tutto questo sotto controllo, a ridurre le emissioni acustiche, avremo altri problemi nei prossimi anni. Sott’acqua c’è una invasione di plastica, è ovunque e raggiunge anche le profondità più importanti, gli habitat marini hanno subito una forte semplificazione, gli ecosistemi sono sempre più sofferenti. Se una volta c’erano molte specie di pesce, una grande varietà di habitat coralligeni e di posidonia, oggi sono venuti meno alcuni anelli fondamentali della catena. La meraviglia, però, è che quando ci si immerge nelle aree marine protette, in particolare nelle zone dove la tutela è integrale, la vita ritorna nel giro di pochissimo tempo. Questo vuol dire che il nostro mare, pur essendo così piccolo, ha una capacità rigenerativa straordinaria, sta a noi considerarla un’opportunità per farlo tornare a essere meraviglioso come ai tempi di Ulisse.

Cosa vuol dire vivere sulle coste del Mediterraneo?

Il Mediterraneo è un mare tra le terre, ma ha caratteristiche molto comuni a un oceano, profondità importanti, continenti che si affacciano, ma soprattutto una cultura mediterranea fatta di connessioni, di scambi. Da questo punto di vista non ha confini, è sempre stato un crocevia di traffici, di contatti, di culture che si intrecciavano, basta guardare la Sicilia con le sue contaminazioni nell’architettura, nella gastronomia, anche nei caratteri somatici. A Pantelleria, per esempio, si trovano fioriture simili a quelle oceaniche, le correnti, o lo stretto di Messina con le sue condizioni particolari che favoriscono la presenza di laminaria e altre specie oceaniche. Tutto questo racconta che le popolazioni del Mediterraneo sono sempre state molto aperte, hanno accolto chi arrivava dall’altra parte del mare. Un mare semichiuso, che non ha niente da invidiare agli oceani, ma deve essere tutelato, aumentando la percentuale di protezione almeno al 30% entro il 2030.

“Linea Blu” ha fatto scuola, qual è la caratteristica che non può mancare a un conduttore di questo programma?

Un amore incondizionato per il mare e, per come interpreto il mio ruolo di conduttore, autore e anche un po’ di comandante di questa “Linea Blu”, la serietà. È sempre stata la cifra mia e di Puccio Corona fin dal primo anno, la voglia di mettersi a disposizione degli altri, delle persone anche semplici abbiamo incontrato lungo il viaggio, non essere mai protagonisti, ma far sì che lo fossero gli altri, e poi prepararsi al massimo per offrire al pubblico una lettura che vada oltre le apparenze, quelle che quando si va in vacanza si vedono immediatamente. Andare oltre è il nostro dovere di Servizio Pubblico.

Mare d’inverno o mare d’estate?

Nel Mediterraneo non c’è una stagione preferita, io l’estate lavoro sempre, me lo godo un po’ più d’inverno e quelle rare volte che mi è capitato di fare un bagno, magari per il mio compleanno a ottobre, era perché mi trovavo a Lampedusa e faceva ancora caldo. Bellissimo! In realtà non ho una stagione preferita, questo è un mare che ti avvolge sempre, non a caso tutte le persone che scelgono di stargli vicino lo fanno per migliorare la propria qualità di vita, per il proprio benessere.

Nel blu tutte le sfumature della vita del mare e in mare. Cosa suscita in lei questo colore?

Pace, tanta energia. È stato il carburante della mia vita, e spero lo sarà ancora a lungo.

 

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Afa Azzurra Afa Chiara

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In partenza su Rai Radio2 il nuovo programma estivo con Carlo Amleto e Giulia Vecchio in onda dal 1° al 26 luglio, dalle 16.00 alle 18.00

Dopo la tv, il teatro e un nuovo disco, Carlo Amleto sbarca su Radio 2 insieme all’attrice e comica Giulia Vecchio, con l’obiettivo di combattere il caldo sempre più torrido, divertendosi assieme al pubblico a casa: gli ascoltatori di Rai Radio 2 saranno infatti al centro del programma, tra i giochi più assurdi e con tantissima musica. Con Carlo Amleto e Giulia Vecchio, anche “Enza L’intelligenza”, per dimostrare che l’Intelligenza Artificiale fa anche cose buone, come riarrangiare hit estive attraversando tutti i generi musicali del mondo o scrivere intere canzoni sugli aneddoti – interessanti e non – che arriveranno ogni giorno suggeriti direttamente dal pubblico. Carlo Amleto è un comico, musicista ed attore che nel 2022 si è fatto conoscere dal grande pubblico grazie alle partecipazioni a Zelig e a Bar Stella con il suo format tormentone Tg0, diventando negli ultimi mesi uno dei fenomeni comici del momento, sia per le numerose partecipazioni ad altri programmi televisivi tra cui Lol Talent, Splendida Cornice, Comedy Match, Stasera tutto è possibile, sia per le milioni di views sui social. Giulia Vecchio è un’attrice pugliese conosciuta per le sue partecipazioni ad alcune serie tv come Tutto può succedere, Un passo dal cielo, Il metodo Fenoglio. Il suo debutto su un palcoscenico avviene nel 2011 al Piccolo Teatro di Milano mentre nel 2015 esordisce sul piccolo schermo recitando nella soap opera Il paradiso delle signore. Negli anni successivi partecipa ad alcune serie tv e ad alcuni programmi televisivi come Bar Stella e Da Natale a Santo Stefano, dove faceva da spalla al conduttore Stefano De Martino.

 

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Tutta la musica dell’estate

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Dal 28 giugno al 24 luglio torna la kermesse di Rai 1 e Rai Radio 2 in onda da Piazza del Popolo a Roma. Sul palco i più grandi artisti italiani, conducono Carlo Conti e Andrea Delogu

È per venerdì 28 giugno l’appuntamento con la prima puntata di TIM Summer Hits, la kermesse musicale di Rai 1, condotta in prima serata da Carlo Conti e Andrea Delogu, in onda anche in contemporanea su Rai Radio 2. Quattro serate di grande musica con le canzoni che fanno da colonna sonora dell’estate 2024. Tanti gli artisti che si esibiranno nel corso della puntata, promettendo di portare un clima di leggerezza e allegria nelle case dei telespettatori. Ad alternarsi sul palco i più grandi artisti del panorama musicale italiano, tra questi Annalisa, Antonello Venditti, Geolier, Gianna Nannini, Alessandra Amoroso, Clara, Coma_Cose, Elettra Lamborghini, Fiorella Mannoia, Ghali, Loredana Bertè, Mahmood, Tananai, The Kolors, Noemi, Raf, Rocco Hunt, Tananai, Tommaso Paradiso, Malika Ayane, Nek, Pooh, Rose Villain, Benji & Fede, Boomdabash, Colapesce Dimartino, Cristiano Malgioglio, Emma, Fabrizio Moro, Irama, La Rappresentante Di Lista, Ricchi E Poveri, Santi Francesi, Umberto Tozzi e tanti altri ancora. A fare da cornice allo show musicale, l’incantevole Piazza del Popolo a Roma. Carolina di Domenico e Gabriele Vagnato, con la loro ironia ed energia, accompagneranno il pubblico nell’anteprima tv. A guidare le telecamere dello show il regista Maurizio Pagnussat.

 

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Sandokan

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Grande attesa per la serie evento internazionale, un nuovo adattamento televisivo della storica saga dei romanzi di Emilio Salgari diretta da Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo, prossimamente su Rai 1. In esclusiva i primi scatti ufficiali dal set con Can Yaman, Alanah Bloor, Ed Westwick, Alessandro Preziosi, John Hannah

Avventura, passione, rivoluzione e amore per la natura: questi i colori della serie evento che ridà vita all’immortale personaggio creato da Emilio Salgari. Con questo “nuovo” “Sandokan” si va alle radici di un mito, esplorando le origini della Tigre della Malesia e raccontando la sua traiettoria da semplice avventuriero a principe dei pirati. Nel Borneo, un paradiso tropicale abitato dalle tribù native dei Dayak, ma dominato dalla spietata legge degli inglesi colonialisti, Sandokan è un pirata che vive alla giornata: combatte solo per se stesso e per la sua ciurma, tra cui il fidato Yanez. Ma la sua vita cambia quando durante un’incursione incontra Marianna, la bella figlia del console britannico di Labuan. È l’inizio di una storia d’amore impossibile tra due anime simili: Marianna, di sangue europeo e nobile, ma con lo spirito selvaggio di chi è cresciuto in un paradiso tropicale, e Sandokan, pirata e avventuriero, che senza saperlo porta in sé il sangue di antichi re guerrieri. Sulle loro tracce si metterà il leggendario cacciatore di pirati Lord James Brooke, che non si fermerà davanti a niente pur di catturare Sandokan e conquistare il cuore di Marianna. I protagonisti lotteranno per se stessi e per il loro amore, ma presto capiranno di essere parte di una storia molto più grande: quella di un popolo che combatte per la libertà e per la salvezza della natura incontaminata… E questo popolo, i Dayak, cerca un leader che possa salvarli. Per questo Sandokan sarà chiamato a essere molto più di un semplice pirata: dovrà diventare la leggendaria Tigre della Malesia.

 

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Sorprendente Pompei

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Il direttore del Parco Archeologico Gabriel Zuchtriegel, che gli spettatori della Rai hanno visto nei giorni scorsi al fianco di Alberto Angela nell’appuntamento speciale di “Meraviglie”, cammina ogni giorno tra i vicoli dell’antica città, distrutta e sepolta viva. Un sito unico al mondo, che ci porta a contatto con la bellezza dell’arte antica e con la fragilità della vita umana. Di fronte ai calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio, ma anche alla scultura di un bambino pescatore dormiente che gli ricorda suo figlio, si pone la domanda: “Cosa c’entra con noi Pompei? Che ha da dirci l’antico oggi?”. Il RadiocorriereTv lo ha intervistato in occasione della presentazione del suo libro “Pompei, la città incantata” (Feltrinelli) organizzata dalla Dmo “Terra dei Cammini” presso il sito archeologico di Aquinum

 

Nel suo libro racconta Pompei, uno dei siti archeologici più vasti ed articolati al mondo. È anche un modo per far conoscere e promuovere tutta l’archeologia?

Vuole essere proprio questo, prendere Pompei come un esempio sicuramente molto significativo ed emblematico. Il libro non parla solo di Pompei.

Un museo non è solo un vaso in una vetrina o un reperto da ammirare.  Dietro c’è un grande lavoro che è quello di chi opera nei siti archeologici come Pompei o anche in quelli meno vasti, come Aquinum…

C’è un grandissimo lavoro che dobbiamo fare noi tutti quotidianamente attraverso la valorizzazione, il restauro, la tutela, l’accoglienza. A Pompei ci sono tantissime persone al lavoro, trattandosi dell’area più vasta di scavi aperta dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Recentemente leggevo che l’inizio degli scavi a Pompei, nel 1748, partì con 12 operai, e poi con 30, in occasione della visita dell’imperatore Giuseppe II d’Austria. Poi ci fu Ferdinando IV a Napoli e anche lui visitò gli scavi, dicendo che ci sarebbero volute almeno 3 mila persone per scavare.

Pompei ci restituisce scene di vita quotidiana. Quali coinvolgono di più i visitatori?

Pompei è conservata in maniera meravigliosa, quasi congelata. L’eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., non ha cancellato le strade, le tracce dei carri, le terme, le volte, i muri con le decorazioni. A colpire sono soprattutto le scene di vita quotidiana, quelle tracce labili che spesso non si conservano, di cui a Pompei abbiamo una classe tutta singolare, unica, che sono i calchi. L’eruzione del Vesuvio durò più di un giorno. Iniziò intorno a mezzogiorno con una grande esplosione che impiegò 20 secondi per arrivare a Pompei. La gente fu colta impreparata perché non sapeva che quella montagna, dove andava a caccia o dove coltivava i vigneti, fosse un vulcano. Plinio, un autore dell’epoca, spiega che l’esplosione assunse la forma di un pino, che oggi ci sembrerebbe un fungo atomico e da questa nube cominciarono a piovere sulla città i lapilli, queste piccole pietre che in venti ore seppellirono le case, provocarono il crollo dei tetti, fino a quando, dal Vesuvio scese una valanga ardente che spazzò via tutto. Oggi troviamo corpi, tessuti e vestiti, sacchetti di cuoio che le persone portavano con sé per fuggire.

Che cos’è, per lei, un reperto?

A Pompei si parlava a volte di statue. Ovviamente non sono statue, ma figure, cioè i famosi calchi di Pompei. Sono circa cento gli abitanti che noi possiamo incontrare faccia a faccia, sono bambini, sono donne, uomini morti durante l’eruzione. Reperti sono anche altri materiali organici, per esempio i letti, i mobili, gli armadi, gli infissi. Il loro ritrovamento ci fa capire la dinamica di quanto accaduto. Il fatto, ad esempio, che la gente durante l’esplosione si rifugiò nelle case. Una reazione del tutto naturale ma che invece si rivelò letale.

Perché il titolo “La città incantata”?

Incantata perché ha conservato opere d’arte eccezionali. Come ad esempio la Casa dei Vetti e la Villa dei Misteri. A Pompei possiamo studiare come l’arte faceva parte della vita, dei rituali, delle abitazioni. Abbiamo trovato i calchi di tredici vittime che hanno resistito fino alla fine della pioggia di lapilli, e che poi tentarono di lasciare la città. C’è il calco di un bambino di circa cinque anni che si tiene il petto, perché non poteva più respirare a causa dei gas tossici.

Quanto è importante l’attenzione mediatica costante di un sito archeologico?

Tantissimo. Scrivendo questo libro ho voluto dare il senso della divulgazione, che avviene anche grazie agli enti, ai sindaci, al ministero, alle persone che pagano un biglietto per visitare gli scavi di Pompei dandoci poi la possibilità di reinvestire questi fondi. Ma dobbiamo fare di più. Le testimonianze di chi visita il sito avvicinano ulteriori visitatori, aprendo un dialogo con la loro storia, con la loro esperienza, il loro passato, il loro vissuto. Insomma, un dialogo tra l’antico e il presente.

Perché l’interesse crescente verso l’antichità? Quanto in realtà ci siamo dentro a questo passato?

Spesso non ci manca la capacità, ci manca forse solo il coraggio, perché noi veniamo educati in una certa maniera e spesso viviamo tutto quello che possiamo imparare, in maniera passiva. Andiamo a scuola e dobbiamo imparare le date, i fatti, chiaramente la matematica, che non è un’opinione. Un sito archeologico è qualcosa che è dentro di noi. Pompei, così come  Aquinum, ci danno la possibilità di aprire il dialogo tra presente e passato. Questo libro è un po’ una guida attraverso i secoli che parla degli scavi di Pompei ma che, volendo, si può applicare benissimo a tutti i siti archeologici.

Com’era la vita dei più poveri a Pompei?

Abbiamo scoperto tantissime testimonianze della vita degli ultimi. Recentemente abbiamo scoperto un panificio. A Pompei c’erano tanti panifici perché c’erano anche tante case che non avevano la cucina ed erano quelle dei poveri, con uno o due ambienti dove si viveva e si dormiva. Il panificio era una stanza grande di una villa. Lì si lavorava, si dormiva, si viveva tutti insieme su una piccola superficie, mentre dietro il muro c’era l’altra famiglia, quella dei notabili, dei ricchi, con giardini di centinaia di metri quadri.

Nel suo lavoro di ricerca mette in evidenza la figura degli schiavi, quella degli emarginati, degli ultimi. Perché?

Anche nei miei precedenti lavori di ricerca mi sono occupato della storia dei subalterni o di quelli che non avevano una voce, che sono rimasti un po’ marginali, delle popolazioni rurali, degli schiavi, che sono spesso dimenticati. Spesso mi sono chiesto se è un caso o se oggi siamo più attenti a queste testimonianze. Non lo so, ma sicuramente l’archeologia ci restituisce tantissimi racconti in merito.

Cosa si aspetta di trovare in un sito archeologico?

Pompei ha sempre una doppia lettura tra quello che noi immaginiamo, che ci aspettiamo, che vogliamo anche utilizzare per promuovere un cambiamento nel presente, e quello che invece emerge. Si tratta di qualcosa che non combacia al cento per cento con le nostre aspettative, e questo è il bello dell’archeologia.

Nel corso degli anni, quanto hanno influito la scienza e la tecnologia rispetto al cambio di presa di coscienza dell’importanza degli scavi e delle scoperte?

Moltissimo. Spesso c’è una narrazione molto critica, che secondo me ha anche qualcosa a che fare con la storia dell’Italia recente. All’inizio fecero grandissimi danni i Borboni, che portarono i carcerati a scavare. L’archeologia essenzialmente non esisteva e dunque sterrarono, staccarono gli affreschi, interrarono nuovamente le case scavate. Molto è perduto, loro non sapevano, non avevano le tecnologie, le conoscenze e nemmeno la sensibilità di noi oggi. Dunque, va riconosciuto il grande coraggio di investire in qualcosa di cui non si sapeva né i tempi, né i costi. Spesso hanno scavato dei cunicoli: da sopra facevano un buco e poi esploravano le case, staccavano gli affreschi e quando c’era un muro facevano una breccia. Oggi, scavando troviamo anche questo, un’archeologia dell’archeologia. Sono dell’avviso che siamo debitori per quello che hanno iniziato a fare.

Pompei è stata protagonista di una puntata di “Meraviglie” di Alberto Angela. Un’occasione per testimoniare il vostro continuo lavoro di scavi e di scoperta?

Chi ha visto la trasmissione di Alberto Angela sa che abbiamo parlato di una nuova casa accessibile da poco su cui si può camminare mentre sotto continua lo scavo di alcuni ambienti. Con “Meraviglie” è stata data ai telespettatori un’occasione per vedere come si svolge questo lavoro interdisciplinare con architetti, archeologi, storici, epigrafisti per leggere le iscrizioni, ingegneri, restauratori. Abbiamo anche funzionari con queste competenze, collaboriamo con le università di architettura, di archeologia. Di Pompei abbiamo fatto conoscere un’altra cosa fantastica: i disegni a carboncino fatti dai bambini, così come abbiamo capito anche grazie a esperte di neuropsichiatria infantile.  Tutti, fino a una certa età, abbiamo disegnato il corpo con la testa da cui escono direttamente i piedi e le braccia, i cosiddetti cefalopodi. A Pompei troviamo gladiatori, durante le scene di caccia, che sopra la testa hanno anche l’elmo con lo scudo.

Come vive sempre queste nuove scoperte?

È una cosa indescrivibile, ovviamente, un’esperienza soprattutto di squadra. L’emozione è una cosa condivisa in un contesto di grande pressione, perché ci sono cantieri enormi, le responsabilità, la contabilità, la programmazione. Non è sempre facile gestire anche l’aspetto organizzativo, umano, a volte ci sono tensioni, altre contenziosi e problemi con le ditte da affrontare. Dunque, in mezzo a tutto questo, emerge il disegno del bambino vittima dell’eruzione, l’affresco straordinario, la cosa più bella che abbia mai visto. La necessità di andare avanti è sempre costante nonostante le difficoltà, basta pensare alle normative su sicurezza nei cantieri.

Lei invita i lettori a non rinchiudersi nella tecnologia…

Nel tempo abbiamo guadagnato qualcosa come progresso tecnologico, ma abbiamo anche perso qualcosa. Invito, chi ha la fortuna di averli ancora, a parlare con i nonni e le nonne, a condividere, a non rinunciare al confronto e all’ascolto. La tecnologia, da sola, non basta.  Oggi rischiamo un po’ di allontanarci dal mondo reale. Credo anche che nel passato, nell’antichità, possiamo trovare cose che possono sembrarci strane, perché forse le abbiamo perse. Puntiamo al rapporto con la natura, con il paesaggio, con le stagioni.

Qual è per lei l’insegnamento più grande della storia antica?

Vedere come eravamo diversi e capire che oggi non siamo in una prigione dalla quale non possiamo uscire. Come siamo cambiati in passato possiamo farlo anche in futuro. E forse questa non è una cosa negativa, anche per le crisi che abbiamo passato e stiamo passando, come quella ambientale, che ci dovrebbero spingere a cambiare abitudini. Noi siamo capaci se vogliamo.

 

L’avventura della conoscenza

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Da giovedì 27 giugno in prima serata su Rai 1 torna Alberto Angela con “Noos”, il programma dedicato alla divulgazione scientifica nei diversi campi della conoscenza

 

Nel cuore dell’estate televisiva tornano “Noos” e Alberto Angela. Motore del programma, alla sua seconda stagione, sono i servizi dedicati alle più importanti novità scientifiche: le ultime scoperte nei campi della medicina, della genetica, delle neuroscienze, della biologia con un occhio all’archeologia, alla paleontologia, alle più importanti innovazioni tecnologiche, energetiche e ambientali. Tornano anche gli interventi di esperti come Massimo Polidoro, per le fake news nell’informazione, Elisabetta Bernardi per l’alimentazione ed Emmanuele Jannini per la sessualità. A far da scenario alla trasmissione lo studio immersivo che è allo stesso tempo un occhio sulla natura e sulla tecnologia, grazie ad immagini di altissima qualità che permettono ad Alberto Angela di muoversi in ogni momento in ambienti diversi. Immancabili gli splendidi documentari dedicati alla Natura. Ospiti prestigiosi come Dario Fabbri e Carlo Lucarelli portano all’interno dello studio momenti di approfondimento sui temi della geopolitica e dei grandi enigmi legati alla scienza e all’investigazione. Mentre il filosofo della scienza Telmo Pievani ogni settimana parte da una parola per approfondire la storia del nostro pianeta e della nostra evoluzione. Per parlare di spazio torna in studio in ogni puntata l’astronauta Samantha Cristoforetti, che si confronta con Alberto Angela sulle tematiche più interessanti relative alle prossime sfide dell’esplorazione spaziale. E ancora ritroviamo i giovani studiosi di materie scientifiche con i loro esperimenti e approfondimenti dall’astrofisico Luca Perri alla fisica Giuliana Galati, dal chimico Ruggero Rollini all’astrofisica Edwige Pezzulli. In questa nuova edizione non mancano le new entry a cominciare dal Direttore del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel che approfondirà diversi temi di archeologia e due giovani esperti di paleontologia e di restauro che ci sveleranno i segreti e le curiosità del loro mestiere. Anche quest’anno Paola Cortellesi presta la sua voce a un personaggio d’animazione che racconta in ogni puntata la storia e l’evoluzione della scrittura. “Noos – L’avventura della conoscenza” è un programma di Rai Cultura è con la regia di Gabriele Cipollitti.

 

 

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