La mia estate piena d’azzurro

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In televisione su Rai 1 con “Azzurro storie di mare”, in radio su Rai Radio 2 con “Lido Asiago 10” e in libreria con “Il Paese Azzurro” (Rai Libri): un’estate di lavoro e soddisfazioni per il popolare conduttore che nell’intervista al RadiocorriereTv parla del suo grande amore per l’Italia, che definisce «il paese più bello del mondo»  

 

La televisione, il libro: l’azzurro è il colore dominante di questa sua estate…

L’azzurro è un colore speciale, è il colore del cielo e del mare, è il colore delle nostre nazionali impegnate ai Giochi olimpici di Parigi, racchiude un po’ tutto quello che è la gioia di vivere, il desiderio di guardare avanti. A un certo punto, guardando verso l’infinito, il mare e il cielo si uniscono all’infinito ed è qualcosa di unico.

Quello di “Azzurro storie di mare”, il sabato alle 12 su Rai 1, è un viaggio delle emozioni… cosa deve avere una storia per arrivare al cuore del pubblico?

Racconto soprattutto storie di grandi italiane e di grandi italiani, partendo dalla provincia. Gente autentica, generosa, laboriosa, penso che la loro spontaneità riesca a conquistare i telespettatori. Il nostro è anche il racconto delle bellezze naturali e artistiche, delle tradizioni, dei dialetti, dell’enogastronomia. Già di per sé l’Italia tocca il cuore.

Tanti i programmi di territorio che ha condotto nel corso della sua carriera. Cosa le sta dando questo viaggio?

Arrivo dalla provincia, da Martina Franca. In questo lungo viaggio ho ritrovato i valori veri delle nostre famiglie e devo dire che mi sento proprio a casa. E così ripenso a quando facevo la vendemmia con i miei nonni, a quando preparavamo le conserve e poi mangiavamo tutti insieme sotto al pergolato, ai trulli in Valle d’Itria. In questi anni, realizzando i programmi, ho pranzato e cenato a casa di tante persone che mi hanno fatto sentire uno di loro. I profumi, i sapori, insieme ai racconti della gente, ti aiutano a conoscere in modo autentico un territorio.

Come nascono le sue interviste?

Tutto parte dall’ascolto, cerco di entrare nel vissuto delle persone che incontro con totale rispetto, sapendo che le loro esperienze, i loro sacrifici, possono essere d’esempio anche per le nuove generazioni.

“Il Paese Azzurro” (Rai Libri) è un altro tassello centrale del suo racconto…

Raccoglie le esperienze, gli incontri di “Azzurro storie di mare” e di “Linea Verde”. Il libro nasce dall’agenda che mi accompagna da sempre, il mio diario di bordo che di giorno in giorno accoglie nuove pagine. “Il Paese Azzurro” è il racconto di un’Italia vera, di luoghi rimasti al di fuori degli itinerari turistici classici, dei quali cerco di raccontare l’essenza. Cerco anche di stimolare chi legge a mettersi in cammino alla scoperta della nostra Italia, che è davvero il paese più bello del mondo. Sono fiero di essere italiano.

Una gavetta impegnativa, il sacrificio, poi il successo, confermato nel tempo, l’affetto del pubblico. Come vive questo momento della sua vita professionale?

Dietro a ogni lavoro ci sono impegno e sacrificio. Sono contento, certamente, ma non bisogna mai smettere di studiare, di prepararsi. Da oltre 35 anni faccio questo lavoro: la radio, la Tv, il cinema, il teatro, gli spettacoli dal vivo, un bagaglio d’esperienze che mi ha aiutato a essere pronto a cogliere le occasioni. Amo quello che faccio, il mio lavoro è anche un piacere enorme. Mi sento fortunato.

Nella sua estate lavorativa non manca la radio…

Il sabato e la domenica, a partire dalle 16, sono su Rai Radio 2 con “Lido Asiago 10”, nel corso della quale do tanti consigli di viaggio agli ascoltatori. Uno spazio divertente e spero utile grazie al quale conoscere le tante iniziative organizzate lungo lo Stivale.

Cosa non deve mai mancare nello zaino di un viaggiatore in partenza per una delle belle località italiane?

Un libro che racconti il territorio che visiteremo. Parlo di una guida come di un saggio o di un romanzo che possano aiutarci a rendere più originale e autentica la nostra esperienza.

Cosa la rende felice?

La famiglia, gli amici, Geneve che è la mia gatta. Mi rendono felice le persone e gli animali che mi sono accanto. E poi fare un lavoro che mi dà la possibilità di esprimermi.

Se una macchina del tempo le consentisse di fare parte di un programma storico della Rai, quale sceglierebbe?

Penso a un programma dei grandissimi della Tv, i maestri veri, Pippo Baudo, Corrado, Maurizio Costanzo, Raimondo Vianello. Beh, mi sarebbe piaciuto prendere parte a un “Fantastico”, a una “Corrida”. Seguo sempre ammirato ciò che ripropongono le Teche della Rai, che custodiscono un tesoro inestimabile.

Un suo augurio alla Rai…

A Mamma Rai, a cui dico innanzitutto grazie per avermi accolto, auguro di continuare a svolgere l’importante ruolo di servizio pubblico, dando attenzione e spazio alle tematiche sociali, a quelle culturali, al racconto di quello che siamo. Sempre W la Rai.

Per chiudere il cerchio le chiediamo di tornare sul territorio. Quali tappe consiglierebbe a un turista per la prima volta in Italia?

Ne indico alcune tra tantissime possibili. Escludendo le città d’arte li porterei in tre luoghi speciali: Otranto, meraviglia per il suo mare, la sua storia. poi a Procida, “L’Isola di Arturo” di Elsa Morante, quindi le Cinque terre, gioielli meravigliosi.

 

 

 

 

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Vince sempre la spontaneità

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In attesa della terza stagione in partenza a settembre, il programma ideato e condotto da Pierluigi Diaco svelerà ad agosto i nuovi componenti del cast, concorrenti e opinionisti. A raccontare il backstage dei provini due inviati d’eccezione: Domenico Restuccia, il mitico Dottor Web, e Rosa Sorrentino, vincitrice della prima edizione di “BellaMa’”, intervistati in queste pagine dal RadiocorriereTv. Su Rai 2 il 22, 23, 26, 27 e 28 agosto alle 14.00

 

Cinque appuntamenti per raccontare i provini e le scelte della giuria, che cosa scopriremo?

DOMENICO: Sarà il racconto del nuovo cast di “BellaMa’”. Dalle riconferme del primo e del secondo anno ai nuovi innesti, frutto delle scelte della giuria capitanata da Pierluigi Diaco e Roberta Capua. Conosceremo ragazzi, ragazze e boomer che hanno partecipato ai provini con la voglia di mettersi in gioco e di prendere parte al programma.

ROSA: Porteremo il pubblico nel backstage del casting per raccogliere le emozioni dei partecipanti, tra ansia, nervosismo, speranza, eccitazione, e soprattutto desiderio di mostrare il proprio talento. Mi hanno colpito le storie che abbiamo raccolto e che racconteremo in “Aspettando BellaMa’”, come quella di due amici, due boomer, che anche grazie al programma hanno superato un momento difficile e che insieme hanno deciso di partecipare ai provini.

Cosa devono avere un giovane o un boomer per essere giusti per “BellaMa’”?

ROSA: L’autenticità e la voglia di mostrarsi per quello che sono, è altrettanto importante avere voglia di imparare e di non farsi travolgere dall’ego. A “BellaMa’” le occasioni per crescere sono tante, ma bisogna saperle cogliere. Vale per i giovani come per i boomer. Grazie a Pierluigi in questi due anni ho ascoltato, ho osservato, ho arricchito il mio bagaglio.

DOMENICO: La capacità di improvvisare. In questi anni il programma si è evoluto, è cambiato. Elemento di forza è la capacità del cast di sapere reagire all’imprevisto, a qualcosa di non necessariamente programmato. Valore aggiunto è anche sapere stare in un contesto con tante altre persone e farlo con spontaneità. Questa metodologia, essere in diretta senza un copione, fa cadere un po’ di maschere. L’imprevisto c’è sempre ed è lì che si vede l’indole di una persona, il vero carattere, la predisposizione agli altri.

Il confronto tra generazioni è un po’ un fil rouge del programma, cosa vi ha colpito dei boomer?

DOMENICO: Mi ha colpito la loro voglia di riscatto, di fare, di farsi conoscere, che spesso è molto più forte di quanto non accada tra i ragazzi della generazione Z, forse più timidi. Ci sono professionisti che dopo avere trascorso la vita dietro a una scrivania, o a fare qualsiasi altro lavoro, decidono di misurarsi con lo spettacolo, con il canto. Hanno quel coraggio, ma anche quella leggerezza, che non significa banalità, che si acquisiscono nel passare degli anni.

ROSA: Da loro ho imparato a porre l’accento su valori fondamentali. I boomer mi hanno insegnato a essere più scrupolosa, a porre attenzione alle sfumature, ma anche a quanto sia bello ascoltare le esperienze degli altri.

Due anni di “BellaMa’”, come è stato il vostro percorso?

ROSA: Pierluigi e “BellaMa’” mi hanno dato l’opportunità di crescere, sia a livello personale che professionale. Non sono mai stata timida ma ho sempre cercato di studiare le situazioni prima di mettermi in gioco. L’ho fatto giorno dopo giorno nella danza, ho avuto l’opportunità di aprire il programma ballando la sigla, di danzare con Enzo Paolo Turchi, di recitare nei musicarelli e di avvicinarmi ad altre branche dello spettacolo cercando di dare sempre il meglio di me stessa.

DOMENICO: Il mio personaggio è cambiato nel corso delle due stagioni. All’inizio ero il referente per il mondo social, poi, nel tempo, con Pierluigi siamo entrati molto in sintonia, e lui ha capito quanto fosse forte anche la mia passione per lo spettacolo, e così ha voluto darmi più spazio anche in altre parti del programma. Sono molto contento perché riesco a mostrare anche la mia ironia, quello che sono. Ora, con la terza stagione alle porte, sono curioso di vedere in quale direzione andrò. Mi fido totalmente di Pierluigi, del suo modo di gestire le cose, sono pronto a mettermi in gioco ancora una volta con il massimo impegno.

C’è un momento di questi due anni che occupa un posto particolare nel vostro cuore?

DOMENICO: La trasferta al Festival di Sanremo, un’esperienza emozionante per la quale sono grato a Pierluigi. Mi ha divertito portare lo stile di “BellaMa’” all’Ariston e capire, anche dalle reazioni degli artisti, quanto il programma stia entrando nel cuore delle persone.

ROSA: Ce ne sono tanti, e ognuno di loro ha riempito la mia valigia. Questo programma è un viaggio che mi ha aiutato ad avere una visione più aperta della vita. “BellaMa’” è un po’ una seconda famiglia, che mi ha anche consentito di vivere l’amore in un modo che non avrei mai immaginato.

Un augurio (e un consiglio) ai nuovi componenti del cast…

ROSA: Di essere sé stessi, cosa che consente di portare un contributo autentico. Le telecamere, la televisione, non devono cambiarci.

DOMENICO: Di vivere questa esperienza al presente. Ci sono persone che hanno velleità artistiche, televisive, che hanno voglia di farsi conoscere, ed è sacrosanto. Ma credo che “BellaMa’” sia soprattutto una grande occasione di crescita personale. Il mio invito è dunque quello di godersi al massimo il percorso che va da settembre a maggio.

 

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Cent’anni di compagnia

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Nei suoi cent’anni di vita la radio, con i suoi programmi e le sue voci, ha accompagnato il Paese, raccontato la storia comune e parlato, confidenzialmente, a ognuno di noi. Nel volume edito Rai Libri, l’autore ripercorre la storia del medium ricordando i protagonisti di ieri e incontrando quelli di oggi con tante testimonianze dei colleghi in attività nelle emittenti radiofoniche italiane

Il suo libro è una vera e propria dichiarazione d’amore alla radio…

È una storia che, per quanto mi riguarda, va avanti da 38 anni. È tanto tempo che ci amiamo, che ci vogliamo bene. Ogni tanto la tradisco con la televisione, ma lei non si ingelosisce (sorride) è una bellissima storia d’amore vissuta intensamente.

Cosa rende la radio un mezzo sempre forte?

L’immediatezza, la velocità. È nata 30 anni prima della televisione ed è arrivata sempre prima su tutto: nell’informazione, nella musica, anche nella sperimentazione dei format. La radio è agile, è snella, si può ascoltare dappertutto. Ma soprattutto appassiona, fidelizza, anche se un po’ più lentamente rispetto alla televisione. È una famiglia, quando ci si affeziona a una voce, a un canale, è un po’ come essere innamorati, fidanzati o comunque appartenente a un gruppo, a una famiglia.

Nel suo libro ci sono i protagonisti di ieri e quelli di oggi…

Il libro è suddiviso in tre parti. Una storica, che va dal 1924 al 2024. Una centrale, che racconta come è cambiato nel tempo il linguaggio radiofonico, la terza, invece, è dedicata ai protagonisti, a chi la radio l’ha fatta. Ovviamente nella parte storica non posso non raccontare i grandi protagonisti, coloro che hanno fatto un pezzo di storia, partendo dalle voci dello sport. Sono tantissimi i nomi dei protagonisti delle varie radio, sono colleghi illustri, importanti.

Com’è nata l’idea del libro?

Lo spunto l’ho avuto dal capolavoro del grande García Márquez, che scrisse “Cent’anni di solitudine”. Pensando alla radio, che ci ha fatto compagnia e continua a farci compagnia, è nato questo titolo.

Ogni capitolo fa riferimento a una canzone, dando vita a una colonna sonora della nostra vita…

Ho messo insieme le canzoni più rappresentative della storia della musica, perché la colonna sonora di chi fa la radio è un po’ globale, è eterogenea, è mista, è varia. Io ho certamente i miei dischi, ascolto la mia musica, la classica, tanto jazz, lo swing, ho i miei capisaldi del rock, i Dire Straits, gli U2, i Depeche Mode. Non c’è un solo giorno della mia vita in cui io non ascolti una canzone, la musica, ma credo che questa sia un una caratteristica comune a tutti gli esseri umani.

“Cent’anni di compagnia” è introdotto dalle parole di Renzo Arbore e si chiude con quelle di Claudio Cecchetto, due giganti…

Sono loro che hanno fatto tantissimo per la radio. Prima Renzo con la radio pubblica, con i suoi programmi, Bandiera Gialla, Alto Gradimento, e poi Claudio Cecchietto con la radio privata, a metà degli anni 70. Sono davvero due esponenti rappresentativi della nostra radio, viventi ancora, e quindi non potevano essere che loro a raccontarmi anche storie e aneddoti personali, ricordi. Ci sono momenti intimi, come quello in cui Renzo Arbore si ricorda, ragazzo, a costruire insieme ai suoi amici le radio a filo. Ovviamente non dimentico Guglielmo Marconi, del quale si  celebrano i 150 anni della nascita.

Tra le pagine del libro anche un QR code per ascoltare “Cento suonati”, sua dichiarazione d’amore…

… per la radio o per una donna? Lo si scopre soltanto ascoltando il brano e guardando il video. Si tratta di uno swing up-tempo che ho inserito nel volume. Attraverso il QR code è possibile raggiungere direttamente la pagina di RaiPlay Sound.

È nata prima la canzone o è nato prima il libro?

Prima il libro e poi la canzone. Ho pensato che avrei voluto arricchirlo e renderlo multimediale, per cui mentre scrivevo il libro pensavo alla scrittura del testo e della musica del brano.

Qual è stato invece il suo viaggio radiofonico?

È cominciato dalle radio private, le piccole private della Puglia, terra in cui sono nato. Ho cominciato per gioco a Cerignola, partecipando a un quiz. Si accorsero della mia voce e mi proposero un provino. Da allora non è passato un giorno senza la radio, e spero che questo viaggio continui ancora. All’età di dieci anni mi chiudevo in cameretta e registravo i miei primi rudimentali programmi radiofonici, poi ho avuto la fortuna di lavorare nei network nazionali più importanti e da vent’anni a Rai Radio.

Siamo spesso critici riascoltando la nostra voce. C’è un momento in cui ha pensato che la sua potesse essere piacevole e radiofonica?

In realtà non mi sono mai reso conto della bellezza della voce, a farmelo pensare era però il gradimento della gente.  Faccio fatica a riascoltarmi e lì non mi piaccio.

Tra i programmi cult citati nel libro ce ne sono tanti che hanno lasciato il segno…

Penso a “Chiamate Roma 3131”, che nel 1969 apre per la prima volta il microfono agli ascoltatori, diventando bidirezionale perché il pubblico viene coinvolto. Oggi se abbiamo qualcosa da dire scriviamo un post e lo pubblichiamo.  La radio, per prima, ha fatto la stessa cosa. Volevi dire qualcosa, lanciare un messaggio, esprimere un pensiero? Bastava chiamare la trasmissione.

Si può dunque dire che la radio sia stata il primo social network?

Lo è sempre stata e continua ad esserlo, perché è immediata, è veloce, l’ascolti in un secondo. Le notizie più importanti arrivano attraverso la radio, da sempre. Oggi forse vince il web, perché ci sono dei social network che riescono ad anticipare la radio, ma se la giocano.

I suoi prossimi progetti?

Continuerò a fare la radio su Rai Radio 1, senza abbandonare le altre mie grandi passioni. Per tutta l’estate sarò ancora su Rai 1 con “Big Factor” e poi continuerò con il teatro, con il mio spettacolo di teatro-canzone e con la direzione del teatro Mercadante di Cerignola.

 

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Vite d’impresa

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Il nuovo programma di Rai Cultura è un viaggio di quattro puntate alla scoperta delle eccellenze italiane. Ad aprire e chiudere il programma le riflessioni di Paolo Mieli. L’autrice-conduttrice al RadiocorriereTv: «Il mondo dell’impresa è un po’ uno specchio della nostra società, un ecosistema che riflette chi siamo». La domenica in seconda serata su Rai 3

Da quale riflessione nasce “Fondata sul lavoro”?

Ho cercato di unire la potenza e la forza del mondo televisivo con il racconto delle imprese familiari, definite tali quando raggiungono almeno le tre generazioni di storia. L’Italia ha un patrimonio unico al mondo di circa 780 mila imprese di questo tipo, che toccano i distretti più diversi, dal tessile al design, del calzaturiero all’agroalimentare e ancora il farmaceutico, la cosmesi e molti altri. Siamo tra i pochi paesi al mondo a poter vantare tutto questo. L’idea è di costruire un racconto che valorizzi la storia di queste imprese e famiglie, che diventa poi anche la storia di interi territori. Motore del progetto è il lavoro, da qui il titolo “Fondata sul lavoro”, che riprende la nostra Costituzione. Con il programma vorremmo parlare soprattutto ai giovani, per suggerire ambiti in cui esprimere il proprio talento, la propria vocazione. Questo non per essere “influencer”, ma “inspirator”. Incontriamo donne e uomini che, con l’esempio della loro vita, professionale e umana, possono diventare esempio per i più giovani.

Come avete scelto i mondi raccontati in queste prime quattro puntate?

La scelta non è stata facile. Insieme al gruppo di lavoro abbiamo individuato settori molto attrattivi, come ad esempio quello della lavorazione del vetro a Murano, protagonista della prima puntata. Pensiamo che temi vicini alle persone possano fare da traino e avvicinare il pubblico.

Parliamo di aziende che spesso affondano le proprie radici nella storia…

Penso alla Barovier & Toso, fondata nel 1295, una delle più antiche al mondo. Nel corso della puntata si capirà come la vita pubblica e sociale veneziana ruotassero un tempo intorno al patrimonio del vetro. Il Doge della Serenissima decretò che tutte le vetrerie fossero trasferite a Murano, per evitare incendi in città e per tenere sotto controllo la produzione vetraria insieme ai segreti del mestiere. È importante sapere guardare il passato per capire il presente e proiettarsi nel futuro.

Il programma documenta l’incontro tra modernità e tradizione…

Questo progetto nasce con la prospettiva di diventare un osservatorio permanente sullo scenario imprenditoriale italiano. Il mondo dell’impresa è un po’ uno specchio della nostra società, un ecosistema che riflette chi siamo. Già in queste quattro puntate si può notare l’abilità del genio italiano di conservare le radici della storia d’impresa e di attualizzarle, per dare risposta alle necessità attuali.

Quanto pesano il territorio e le sue caratteristiche nel successo delle nostre eccellenze?

La nostra geografia, unica al mondo, è protagonista del successo dei prodotti italiani. Senza le acque dolci dei corsi d’acqua di Biella non si sarebbero potute pettinare le lane che poi sono diventate un’eccellenza mondiale. La stessa cosa vale per la pasta di Gragnano: senza l’acqua e l’aria uniche non sarebbe stato possibile avere quella qualità che, dono della natura, abbiamo saputo utilizzare e valorizzare.

Il tessile, il vetro, la pasta, la nautica, cosa hanno di comune questi mondi?

Le persone e la loro capacità di creare sistema intorno a un input arrivato dal territorio. Sono loro a fare sempre la differenza. Ad accomunare tutti gli imprenditori che abbiamo incontrato sono il totale rispetto, la stima profonda che nutrono verso i loro collaboratori. Il lavoro non sarebbe possibile se non ci fossero stati imprenditori visionari che anche in epoche difficilissime hanno avuto il coraggio di partire alla scoperta dell’ignoto, ma non sarebbe stato altrettanto possibile se non avessero trovato sui loro territori persone disposte a inventarsi dei mestieri, ad affinare la propria professionalità. Nelle realtà che abbiamo visitato c’è un forte senso di appartenenza alle aziende da parte di chi ci lavora.

Come sperano di essere percepiti dal di fuori questi imprenditori?

Credo che desiderino essere percepiti come coloro che hanno costruito imprese capaci di superarli. Che siano diventati promotori di uno stile di vita e di un metodo di lavoro che possano rimanere nel tempo.

Cosa le ha lasciato questo viaggio?

Tante impronte addosso di grandi maestri che hanno edificato imprese straordinarie con il loro spirito di sacrificio, il loro intuito. Mi sono sempre sentita in dovere di diventare la narratrice di queste vite d’impresa, che sono esempi di vita. Dietro a questi imprenditori ci sono sempre persone di grande valore etico e morale.

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L’antica profezia del Gran Bracun

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Arriva su Rai Gulp la prima serie per ragazzi in trilinguismo, italiano, tedesco e ladino. Da sabato 27 a mercoledì 31 luglio alle ore 15.30

Avventura, divertimento e scoperta, per sentirsi amici e uniti. Una produzione Rai Kids, con il sostegno della Provincia Autonoma di Bolzano, Alto Adige e la collaborazione di Rai Com, che vede tre ragazzi protagonisti, ognuno con la sua lingua, ma in grado di comprendersi e far capire al pubblico il loro racconto.  Protagonista della serie è Armando Traverso, insieme a Paul Alfreider, Natalie Alton, Mati Frenes, Anja Craffonara, Emil Tavella e Tommi Sigismondi. I personaggi sono ragazzi tra i nove e gli undici anni, tre amici che hanno qualcosa di speciale, anzi, molto più di qualcosa: Mikil, un sognatore, sempre in bilico tra realtà e fantasia sempre intento a disegnare draghi sul suo block notes; Christine, una piccola genietta curiosa e capace di risolvere ogni problema e Luca uno sportivo, amante della natura, con una grande passione per i podcast. E poi c’è “Numero Sette”, una ragazza leader e più grande del gruppo che insieme ai suoi scagnozzi si diverte ad umiliare Mikil. Tutto ha inizio al Museo della Storia e Tradizione della Cultura Ladina, quando la professoressa racconta la storia del Gran Bracun, un nobile cavaliere che uccise un terribile drago. Da quel momento i nostri tre amici ricevono una serie di indizi reali che hanno a che fare con la leggenda, ma presto accadrà qualcosa di inspiegabile, incontreranno personaggi a cavallo tra la realtà e la fantasia, e scopriranno che esiste un’antica profezia, per la quale dovrà essere nominato un nuovo Gran Bracun, e che in realtà il Drago non è mai morto…  Se qualcuno riuscisse ad ascoltarne il respiro profondo, gli verrebbe rivelata l’antica profezia, e diventerebbe il prescelto. E se fosse proprio lui, Mikil? Per saperlo non c’è che un modo: incontrare il drago. “L’Antica Profezia del Gran Bracun” è ideato e scritto da Armando Traverso, con la regia di Marco Lorenzo Maiello. Da sabato 27 a mercoledì 31 luglio, tutti i giorni, alle ore 15.30 su Rai Gulp, oltre che su RaiPlay.

 

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Generazione di Fenomeni

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La miglior squadra di pallavolo del XX secolo. Il primo documentario sulla Nazionale di pallavolo degli anni ’90. In onda martedì 23 luglio 2024 in prima serata su Rai 2

Da un’idea di Andrea Zorzi, e diretto da Paolo Borraccetti, realizzato con il Patrocinio di CONI e FIPA, “Generazione di Fenomeni – La miglior squadra di pallavolo del XX secolo” andrà in onda il 23 luglio in prima serata su Rai 2. Il documentario racconta la storia della nazionale italiana di pallavolo degli anni Novanta, che ha vinto tre volte consecutivamente il titolo di “campione del mondo” (1990, 1994, 1998), e che nel 2001 è stata nominata la “Squadra di Pallavolo più forte del XX secolo”. In onda pochi giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi di Parigi, “Generazione di fenomeni” è un documentario sportivo, un racconto corale ricco di repertori inediti, alcuni girati dagli stessi giocatori durante le trasferte. Una storia collettiva sull’unione e l’amicizia – non sempre semplice – di un gruppo di straordinari sportivi uniti da un fuoriclasse seduto in panchina: Julio Velasco. I nomi di questi fenomeni sono ormai leggenda: Andrea Anastasi, Davide Bellini, Lorenzo Bernardi, Vigor Bovolenta, Marco Bracci, Luca Cantagalli, Mirko Corsano, Alessandro Fei, Ferdinando De Giorgi, Claudio Galli, Andrea Gardini, Andrea Giani, Giacomo Giretto, Pasquale Gravina, Andrea Lucchetta, Stefano Margutti, Marco Martinelli, Roberto Masciarelli, Marco Meoni, Michele Pasinato, Gilberto Passani, Damiano Pippi, Simone Rosalba, Andrea Sartoretti, Paolo Tofoli, Fabio Vullo, Andrea Zorzi. Un viaggio dentro l’anima di una squadra che ha cambiato la cultura sportiva del nostro paese.  Quella nazionale che non aveva mai vinto nulla fino all’Europeo del 1989 e che si trova a dominare la scena mondiale per dieci anni. I numerosi successi e le cocenti delusioni – come quell’oro olimpico sfuggito nel 1992 e nel 1996 – sono l’asse temporale dentro cui si sviluppa il racconto e il ritratto intimo dei protagonisti.

 

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Filorosso Revolution

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Da martedì 23 luglio Federico Ruffo in prima serata su Rai 3 con i reportage d’informazione

Torna l’appuntamento estivo con l’approfondimento di Rai 3. Condotto da Federico Ruffo, “Filorosso Revolution” sarà in onda a partire da martedì 23 luglio, in prima serata. La realtà raccontata attraverso inchieste, lunghi reportage dall’Italia e dall’estero e interviste ai diretti protagonisti. Il racconto dell’attualità del paese, dal lavoro all’economia, dall’ambiente ai diritti, dalla salute alla cultura, con particolare attenzione agli avvenimenti nazionali ed internazionali e con storie inedite che accompagnano il telespettatore dentro la notizia, con gli occhi sempre aperti sulla realtà.

 

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Azzurro Storie di Mare

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Un viaggio affascinante lungo le coste italiane. La quarta edizione del programma condotto da Beppe Convertini torna su Rai 1 dal 27 luglio alle 12

 “Azzurro Storie di Mare” celebra la bellezza e la cultura italiane. In sette puntate il programma racconta le comunità costiere e le loro tradizioni, dalle feste religiose a quelle popolari. Ogni appuntamento si trasforma in un’avventura indimenticabile, attraverso le spiagge più belle e i borghi costieri più antichi d’Italia. Beppe Convertini, con la sua straordinaria capacità di narrare, accompagna gli spettatori alla scoperta di storie uniche. Il programma riscopre gli antichi mestieri legati al mare, da quello del marinaio al maestro d’ascia. Protagonista della trasmissione è anche la cucina di mare: ogni piatto racconta una storia legata alla pesca locale e alla freschezza dei prodotti. Amare il mare significa soprattutto averne cura. Il programma ospita testimonianze di coloro che si dedicano alla sua tutela: associazioni e cittadini che si impegnano nella sensibilizzazione e nella pulizia delle spiagge condivideranno le proprie esperienze, mettendo in luce l’importanza della sostenibilità e della salvaguardia degli ecosistemi marini.

 

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La radio anti-afa di Giulia e Carlo

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Dal lunedì al venerdì alle 16 su Rai Radio 2 lo show estivo “Afa Azzurra Afa Chiara”. Dove le parole, la musica, l’ironia e la leggerezza sono la miglior risposta alla calura estiva

Per chi ancora non vi conosce, che ne dite di presentarvi a vicenda?

CARLO: Giulia è un’attrice, ha studiato al Piccolo Teatro di Milano, ha un talento comico e drammatico immensi. Lavora per il teatro e per la televisione e fa parte, come me, della compagnia di comici Contenuti Zero, che ci ha consentito di conoscerci. Oggi conduce “Afa Azzurra Afa Chiara” su Rai Radio 2.

GIULIA: Giuro che non l’ho pagato (sorride). Venendo a Carlo, quando a 13 anni vede il film “Ray” sulla vita di Ray Charles, dice al papà di voler suonare il pianoforte, che diventa in breve tempo un prolungamento delle sue mani. A questo talento unisce quello per la comicità. Studia all’Accademia d’Arte Drammatica, poi lavora a Contenuti Zero, dove ci incontriamo.

Una coppia nella vita, e oggi anche professionale ai microfoni di Rai Radio 2, come sta andando?

GIULIA: Sono state due settimane bellissime. Se nei primi giorni di trasmissione abbiamo messo sul tavolo forse un po’ troppe idee, ora ci sembra di avere trovato il giusto equilibrio, anche grazie a un gruppo di lavoro stupendo, a partire dalla direttrice Simona Sala, una squadra di persone speciali che ci supporta. Adesso è tutto più “scialla” (sorride).

CARLO: Abbiamo ancora molto da imparare, anche perché la grammatica radiofonica, i tempi della radio, sono molto diversi da quelli teatrali e televisivi. Ce la stiamo mettendo tutta.

Citando la vostra sigla, “Mi sudano le mani, mi sudano i piedi, fino a li capelli…”  quali sono i rimedi per affrontare un’estate a ogni giorno più calda?

GIULIA: Uno su tutti, rimanere zen, senza ansia, trovare il giusto equilibrio per fare cadere le goccioline di sudore piano piano. Carlo usa in modo spropositato il ventilatore, di giorno come di notte, non curandosi che al suo fianco sta dormendo qualcun altro (sorride).

CARLO: Il rimedio è l’estate stessa. Il sole, il mare, il caldo mi fanno impazzire. I rimedi bisogna trovarli d’inverno.

A proposito di serate d’estate, siete più tipi da falò sulla spiaggia o da discoteca?

GIULIA E CARLO IN CORO: Falò sulla spiaggia!!! Tutta la vita, sempre.

GIULIA: Dalle mie parti, a Santa Maria di Leuca, lo facevamo la notte di San Lorenzo. Era l’occasione per guardare le stelle e anche per parlare con chi ti piaceva.

CARLO: Ne ricordo uno in particolare, erano gli anni del liceo, in una caletta a Cefalù. Sul falò facemmo una grigliata di salsiccia, con panini arrostiti e birre. Naturalmente c’era anche la chitarra…

Cosa si canta attorno al falò?

CARLO: “La canzone del sole”, è bellissima.

GIULIA: Ci sono brani che tendono un po’ a scaldare, quelli di Lucio Battisti, di Rino Gaetano, di Alex Britti, di Jovanotti.

CARLO: Quando cantiamo con gli amici cerchiamo di legare le canzoni tra loro, dando vita a un brano infinito, un mix di musica siciliana, di tarantella, di pizzica.

GIULIA: Il nostro must è “Larilù larilù lallero” che diventa “Sciuri Sciuri” (sorride).

La musica di questa estate 2024… cosa vi piace (e cosa vi piace meno)?

CARLO: Io sono per i cantautori di qualche decennio fa, ascolto Lucio Dalla come Pino Daniele. Tra gli artisti di oggi mi piacciono Fulminacci e Marco Castello.

GIULIA: Mi incuriosiscono le donne. Penso ad Angelina Mango, grande artista e performer. E anche a Elodie, alla sua “Black Nirvana”.

L’ascoltatore ideale di “Afa azzurra afa chiara” …

CARLO: Le persone che cercano la frequenza dell’ironia, che ridono con noi. I nostri ascoltatori sono pazzeschi!

Quanto vale l’ironia per un attore?

GIULIA: L’ironia è salvifica. In un attore come in una coppia. L’autoironia salva sempre.

Un consiglio di viaggio, tra Sicilia e Puglia, per i vostri ascoltatori…

CARLO: La Riserva dello Zingaro, nel trapanese. Un luogo magico, un percorso di alcuni chilometri che collega tra loro diverse spiagge.

GIULIA: Li porto nella mia Santa Maria di Leuca, a Punta Meliso, punto in cui si congiungono l’Adriatico, scuro e profondo, e lo Ionio, più azzurro. Luogo spettacolare per chi si immerge e anche per coloro che vogliono visitare le grotte.

Carlo con le mani sulla tastiera, Giulia alla voce, che brano dedicate ai nostri lettori?

GIULIA: La nostra canzone del cuore, “Amarsi un po’” di Battisti.

CARLO: Parla dell’importanza dell’amore, una dichiarazione d’amore all’amore.

A Parigi con la Rai

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Il Servizio Pubblico in campo per raccontare lo spettacolo e le emozioni dei Giochi. Il vicedirettore di Rai Sport Massimiliano Mascolo al Radiocorrieretv: «La Rai seguirà gli Azzurri in tutte le loro sfide con la speranza di raccontare tanti successi italiani». La cerimonia d’apertura della XXXIII Olimpiade si terrà il 26 luglio alle 19.30. Dal 28 agosto all’8 settembre la capitale francese ospiterà invece i XVII Giochi Paralimpici Estivi, trasmessi in diretta dalla Rai

 

Pronti a partire per la XXXIII Olimpiade?

Non possiamo partire che da un numero altissimo e fresco fresco, 403, quello degli italiani qualificati. La nostra ambizione è di seguirli a lungo, sperando che arrivino sul podio. La programmazione, su Rai 2 e su Rai Sport, le due reti olimpiche, sarà legata ai risultati dei nostri atleti e, soprattutto nella prima settimana, farà diversi slalom tra le tante discipline che vedranno impegnati gli Azzurri: siano squadre o singoli, campioni o persone che si sono sudate la qualificazione, cosa non scontata in nessuno sport.

Si parte di prima mattina…

Alle 7 in punto con “Qui Parigi”, che sarà un po’ l’antipasto della giornata. Presenteremo gli appuntamenti e analizzeremo gli impegni degli Azzurri, lo faremo insieme ai nostri talent, un vero e proprio valore aggiunto alla nostra spedizione. Intorno alle 8.50 partiremo con le dirette che ci accompagneranno anche fino a notte fonda. Andranno su Rai 2 per circa tredici ore al giorno, con uno stop solo per i telegiornali, e su Rai Sport, per circa dieci ore, senza contare le repliche

A tarda sera avremo l’occasione per rivivere la giornata di gare…

Intorno alle 22.45 inizierà “Notti Olimpiche”, la trasmissione che riepilogherà quanto accaduto nel corso della giornata, con le immagini delle gare più importanti, i commenti, le interviste agli atleti. Avremo anche i collegamenti da Casa Italia, dove saremo appostati per raccogliere le voci degli Azzurri, medagliati e non. A differenza di quanto avvenuto per i Giochi di Tokyo, dove a causa del fuso orario le gare si concludevano quando in Italia era pomeriggio, e al pubblico proponevamo un commento più da “talk”, quest’anno il taglio della trasmissione sarà più legato alla cronaca.

Tra i grandi protagonisti delle Olimpiadi 2024 c’è anche la città di Parigi…

Lo sarà innanzitutto per le località in cui si svolgeranno le gare. Al di là di alcuni impianti storici, come lo Stade de France, sede dell’Atletica, il Parc des Princes, che ospiterà le finali del calcio, il Roland-Garros per il tennis, il palasport di Bercy, per il resto sono stati scelti luoghi iconici come La Tour Eiffel per il beach volley, il Grand Palais, dove ci sarà la scherma, e molti altri ancora. I francesi si sono dati da fare, gli sfondi da sogno non mancano, e hanno cercato di fare vedere la Ville Lumière in modo diverso.

Una novità importante riguarda anche la cerimonia d’apertura…

Che è un po’ la croce e la delizia degli organizzatori. Croce per la necessità di garantire sicurezza, delizia perché sarà la prima volta che la cerimonia uscirà dallo stadio e si svolgerà con una grande sfilata di barche lungo la Senna sulle quali viaggeranno atleti e dirigenti. Ci sarà anche una parte protocollare e spettacolare che si svolgerà al Trocadero. Parigi, i parigini e il popolo olimpico saranno raccontati anche dai nostri inviati, nonostante molti parigini dal 26 luglio all’11 agosto preferiranno andare in vacanza (sorride). Cercheremo anche di raccontare il tentativo della capitale francese di fare un’Olimpiade a misura d’ambiente, puntando molto sul trasporto pubblico per gli spostamenti, sulle biciclette elettriche.

Qualche pronostico sugli Azzurri, di chi sentiremo parlare?

Abbiamo ancora negli occhi le immagini stupende di Tokyo, in particolare quelle delle medaglie dell’atletica, anche inattese. Parlo di Marcell Jacobs, di Gianmarco Tamberi, della staffetta, della marcia. Credo che oggi la possibilità di diventare protagonisti ce l’abbiano gli schermidori, la scherma italiana quest’anno è stata ai vertici in tutte le specialità, e qualche nuotatore, spero molto in Thomas Ceccon. Poi ci sono specialità ingiustamente definite minori che hanno sempre portato risultati all’Italia, penso al tiro a volo, agli sport di squadra, le due nazionali di pallavolo e le due di pallanuoto.

Veniamo invece alla grande squadra della Rai…

Avremo due studi e tre regie all’International Broadcast Center di Parigi. All’opera ci saranno 88 persone di Rai Sport, 43 delle quali giornalisti e 20 commentatori tecnici. Tra questi ultimi Jury Chechi per l’atletica, Andrea Lucchetta per la pallavolo, Alessandra Sensini per la vela, Francesco Postiglione per la pallanuoto, Francesco Damiani per il pugilato, Igor Cassina per la ginnastica artistica, Stefano Pantano per la scherma, Paolo Canè per il tennis, Luca Sacchi per il nuoto, Stefano Tilli per l’atletica, Davide Cassani per il ciclismo. In conduzione al mattino vedremo Arianna Secondini, che ripete l’esperienza di Tokyo e Iacopo Volpi, il nostro direttore che farà “Notti Olimpiche”. Ci saranno 120 persone di produzione, quelle che ci garantiscono la messa in onda, tra IBC, campi di gara e da Casa Italia.

Sul finire di agosto arriveranno le “Paralimpiadi” …

… per le quali abbiamo impegnato una quarantina di persone. Per la prima volta una rete generalista, Rai 2, diventa rete paralimpica, al di là del fatto che sui campi di gara ci siano o meno atleti azzurri. Centrale è il messaggio di forza, di volontà, di voglia di esserci, che questi sportivi danno al mondo intero. L’attenzione della Rai è riconoscimento di quello che ha fatto lo sport paralimpico, soprattutto nel nostro Paese.

Con quale spirito ti appresti a partire per Parigi?

Lo spirito è quello di chi sa che vivrà un’esperienza sempre irripetibile, sempre nuova e coinvolgente. Ci sono la voglia di buttarmici a tempo pieno e la speranza di salutare un bel po’ di successi italiani, proprio come a Tokyo. Quel limite di 40 medaglie andrebbe, se non superato, almeno raggiunto. La mia sensazione è che anche a Parigi vedrò impegnata la migliore gioventù del mondo alla ricerca di un risultato, sia questo la medaglia d’oro, una finale, un record personale, qualsiasi cosa che ti consenta di dire: ho fatto quello che potevo, se qualcuno è stato più bravo di me, complimenti.