RAI CULTURA

Posted on

Tra musica e parole, c’è la Riserva indiana di Massini

 

Dopo tre stagioni di successo il programma di Rai Cultura torna, da lunedì 8 settembre alle 20.15 su Rai3, con venti nuovi appuntamenti

 

 

L’incontro tra la musica e le parole, i monologhi originali di Stefano Massini, gli ospiti che rappresentano il meglio della musica italiana. Da lunedì 8 settembre alle 20.15 torna su Rai 3 il programma di Rai Cultura, che con il suo messaggio di educazione civile ha creato uno spazio unico e importante nel palinsesto televisivo. Nello studio dall’atmosfera raccolta con un pubblico di giovani, gli artisti trovano l’occasione di suonare dal vivo con una band resident e di affrontare tematiche che esulano dai consueti schemi dell’intervista televisiva. “Riserva Indiana” si propone ancora una volta come luogo privilegiato dove lo spettatore può sfuggire alla dittatura dell’immediatezza dei social per riscoprire il tempo rilassato della riflessione, delle storie esemplari, dei temi civili e del coraggio delle idee in un mix felice che non dimentica le regole dell’intrattenimento. Tra gli ospiti Piero Pelù, The Zen Circus, Drusilla, Nina Zilli, Nino Buonocore, Ernia, Alex Britti, Giorgio Poi, Mimì, Eugenio Finardi, Fabri Fibra, Fabrizio Moro, Levante, Cristiano Godano, Venerus, Dente, Riccardo Senigallia e tanti altri.

MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Posted on

La Rai al Lido

 

Tre le opere italiane firmate Rai Cinema in concorso all’82° Festival della città lagunare. Sono “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi, “Elisa” di Leonardo Di Costanzo e “Duse” di Pietro Marcello, alle quali si aggiunge “Il mago del Cremlino” di Olivier Assayas, pellicola francese distribuita in Italia da 01

 

Film, film documentari e cortometraggi selezionati nelle diverse sezioni del Festival. Rai Cinema è alla Mostra del Cinema di Venezia con un’offerta ampia e diversificata di 22 opere. «Tre titoli italiani in gara nel Concorso ufficiale e molti altri nelle varie sezioni di questa edizione – afferma Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema –. C’è un apparente filo conduttore che sembra accomunare la selezione di quest’anno, ed è la forte attenzione alla persona e alle storie individuali, ricreate all’interno di tempi e spazi diversi, ma sempre tenendo al centro il fattore umano e le diverse vite che da lì prendono forma». Tre i titoli italiani in gara nel Concorso ufficiale, tre proposte di cinema molto diverse. E curiosamente di autori che provengono tutti e tre da una lunga esperienza nel cinema del reale, punto di partenza comune da cui ognuno ha trovato ispirazione per sviluppare la propria visione di cinema, il proprio personale percorso artistico. «In “Sotto le nuvole” Gianfranco Rosi, intreccia ancora una volta con grande maestria storie e suggestioni appartenenti ad un unico paesaggio naturale, dipanando vite e personaggi passati e presenti, tra il mare e il cielo dell’area vesuviana, girate in un sorprendente e bellissimo bianco e nero. Per la prima volta nel Concorso ufficiale, c’è Leonardo Di Costanzo, un altro dei registi che seguiamo da tempo con grande attenzione e ora finalmente riconosciuto tra gli autori più interessanti del nostro cinema. Con “Elisa”, liberamente ispirato agli studi e le conversazioni dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali nel saggio “Io volevo ucciderla”, indaga la psicologia profonda di un personaggio femminile, per scandagliarne la mente criminale in un percorso introspettivo che rovescia le impressioni iniziali. Mentre Pietro Marcello con “Duse” ricostruisce, immaginandolo e ricreandolo, il percorso umano e artistico della grande attrice Eleonora Duse, nel desiderio di raccontare la forza creativa e la portata rivoluzionaria della sua arte come della sua vita. Interrogandosi sul ruolo dell’artista rispetto all’epoca in cui vive, allora come oggi, in un tempo segnato dalla guerra e dalla paura. Inoltre, sempre   nel Concorso, un maestro come Olivier Assayas presenta “Il mago del Cremlino”, con Jude Law e Alicia Vikander in un’intrigante storia che va dalla caduta dell’URSS all’ascesa di Putin, in un racconto spietato sulla Russia contemporanea. Il film uscirà nelle sale italiane con 01 Distribution». Al Lido la presentazione del nuovo film di Daniele Vicari, “Ammazzare stanca”, un’opera che nasce dal libro autobiografico del figlio di un boss della ‘ndrangheta che rifiuta il destino già segnato nella carriera criminale della famiglia; il cinema molto attuale di Antonio Capuano, con “L’isola di Andrea”, che realizza un ritratto senza filtri di una coppia separata mentre affronta una dura battaglia legale per la custodia del figlio; il talento narrativo di Laura Samani che nella sua seconda opera “Un anno di scuola”, racconta la storia di un gruppo di adolescenti e la difficile esperienza di una giovane ragazza alla quale viene chiesto di sacrificare qualcosa di sé per essere ammessa nel gruppo. Infine, “Nino. 18 giorni” di Toni D’Angelo, incentrato sulla vita straordinaria del padre Nino, e sulla parabola che dagli inizi vissuti nella povertà più assoluta lo ha portato a una prodigiosa carriera di musica e riscatto. «La qualità è sempre al centro delle linee produttive di Rai Cinema e la selezione annunciata dalla Mostra conferma la forza delle scelte anche autoriali che guidano la nostra produzione, sia per i film che per i documentari e i cortometraggi – commenta Nicola Claudio, presidente di Rai Cinema – Tutte le opere che presenteremo al festival raccontano storie che rimandano all’oggi e alla nostra contemporaneità e ci auguriamo che ognuna di queste possa trovare il favore del pubblico in sala. Vorrei inoltre evidenziare la presenza di Rai Cinema International Distribution che seguirà le vendite internazionali di due film: “Elisa”, di Leonardo Di Costanzo e “Un anno di scuola” di Laura Samani. Una nuova area di Rai Cinema che sta allargando con successo il suo raggio di azione e di business, in un contesto, quello delle vendite estere, di grande competizione».

 

I 22 TITOLI COPRODOTTI DA RAI CINEMA A VENEZIA

 

Selezione ufficiale

CONCORSO

 

SOTTO LE NUVOLE (film)

regia di Gianfranco Rosi
ELISA (film)

regia di Leonardo Di Costanzo
DUSE (film)

regia di Pietro Marcello

 

IL MAGO DEL CREMLINO (film)

regia di Olivier Assayas
Selezione ufficiale

FUORI CONCORSO

 

L’ISOLA DI ANDREA (film)

regia di Antonio Capuano

 

I DIARI DI ANGELA – NOI DUE CINEASTI, CAPITOLO TERZO (film documentario)

regia di Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi

 

NINO. 18 GIORNI (film documentario)

regia di Toni D’Angelo

 

ORIZZONTI

Concorso

UN ANNO DI SCUOLA (film)

regia di Laura Samani

 

ORIZZONTI

Cortometraggi Concorso

 

KUSHTA MAYN, LA MIA COSTANTINOPOLI (cortometraggio)

regia di Nicolò Folin

 

ORIZZONTI

Cortometraggi Fuori concorso

 

RUKELI (cortometraggio)

regia di Alessandro Rak

 

VENICE SPOTLIGHT

 

AMMAZZARE STANCA. Autobiografia di un assassino (film)

regia di Daniele Vicari

 

BIENNALE COLLEGE

 

AGNUS DEI (film documentario)

regia di Massimiliano Camaiti

 

EVENTO SPECIALE

 

(IM)PERFETTA (cortometraggio)

regia di Nicolò Bressan degli Antoni

 

GIORNATE DEGLI AUTORI

Concorso

 

GLI UCCELLI DEL MONTE QAF (film documentario)

Past Future Continuous

 

Notti Veneziane

 

AMATA (film)

regia di Elisa Amoruso

 

UNA COSA VICINA (film documentario)

regia di Loris G. Nese

 

Eventi Speciali

 

COME TI MUOVI, SBAGLI (film di chiusura)

regia di Gianni Di Gregorio

 

IL QUIETO VIVERE (film documentario)

regia di Gianluca Matarrese

 

Confronti

 

LA SALITA (film)

regia di Massimiliano Gallo

 

SIC – SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA

Concorso

 

WAKING HOURS (film documentario)

(Ore di veglia)

regia di Federico Cammarata e Filippo Foscarini

 

SIC@SIC 2025 – Concorso

 

SANTE (cortometraggio)

regia di Valeria Gaudieri

 

FESTA IN FAMIGLIA (cortometraggio)

regia di Nadir Taji

 

 

 

 

 

 

 

RICCARDO IACONA

Posted on

Il racconto della complessità

 

Otto nuovi approfondimenti – il primo sul legame tra religione e politica negli USA ha aperto la nuova stagione domenica 31 agosto ed ora disponibile su RaiPlay – per affrontare temi di grande attualità: dalla sanità del futuro, alla tragedia di Gaza, dal traffico di vite umane alle missioni spaziali. La domenica, a partire dalle 20.30, su Rai 3

 

La missione di “PresaDiretta” è da sempre quella di approfondire. Cosa significa farlo oggi?

Diventa sempre più complicato, c’è un’agenda internazionale che è molto drammatica e ci coinvolge sempre di più. È come se il mondo fosse entrato in fibrillazione. C’è la guerra alle porte, da ormai da troppi anni. Abbiamo leader nel mondo che stanno cambiando totalmente le relazioni internazionali, dove il linguaggio della forza, il bullismo sia economico che diplomatico che militare, stanno diventando una cifra che guida. Sto parlando di Trump, di Netanyahu, di Putin, e di tanti altri ancora, che seguono quel modo di governare. Abbiamo la democrazia che è esausta, la gente non va a votare, aumentano le autocrazie, le dittature vere e proprie, crescono le teocrazie. Dopo il 2001 a “PresaDiretta” abbiamo raccontato tante volte l’emergenza islamica dal punto di vista del terrorismo e quanto la religione era diventata importante anche dal punto di vista delle tensioni internazionali come frontiera tra Occidente ed Est. Adesso ritorniamo a sentire quanto la spinta teocratica sia più importante di qualsiasi altro tipo di razionalità mondiale, e lo vediamo in Israele, lo vediamo negli Stati Uniti dove l’agenda politica è in mano ormai agli evangelici e ai cattolici tradizionalisti. Il mondo è complicato ed è diventato pericoloso,  questo ci impone di entrarci dentro, di andarci sempre di più, per cercare di capire le ragioni che stanno facendo impazzire il mondo e che stanno per rendere molto difficile la nostra vita, anche da un punto di vista economico. Ci siamo messi le scarpe, la telecamera sulle spalle e siamo andati in giro per il mondo con queste domande, ancora più profonde di quelle che facevamo prima, quando la cronaca che dovevamo raccontare era meno drammatica rispetto a quello che sta succedendo all’estero.

La complessità ti affascina o ti spaventa?

Mi affascina tantissimo e sempre di più. E questo vale anche per le persone che lavorano con me. Questo fa la differenza e ci rende felici nonostante tutte le difficoltà. Sappiamo, pensiamo, di avere un ruolo nella Rai perché facciamo un tipo di approfondimento che non si fa da nessuna altra parte. Faremo ad esempio una puntata dedicata allo spazio, proprio perché la geopolitica si sta ridisegnando attorno alle missioni spaziali. Questo ha richiesto una curiosità enorme, perché nessuno di noi aveva né la competenza scientifica né gli strumenti del racconto, abbiamo scoperto un mondo straordinario. Le missioni spaziali che si sono fatte, quelle di oggi e quelle future aprono, uno spazio narrativo che portato in prima serata, secondo noi, fa la differenza. Speriamo che il pubblico apprezzi lo sforzo di andare ancora più in profondità e dietro la cronaca che ci attanaglia tutti i giorni. Lo facciamo senza uno sguardo ideologico, che non aiuta, bisogna sempre fare uno sforzo enorme per cercare di portare dentro tutti i colori, che non sono solo le posizioni politiche, ma la curiosità di andare con orecchie e occhi aperti, e non farsi condizionare dai pre-giudizi.

Che rapporto hai con l’Intelligenza Artificiale?

Una parte delle scommesse che racconteremo nel corso delle puntate è legata allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Personalmente è uno strumento che utilizzo abbastanza per le ricerche. Credo che siamo solo agli inizi.

Che cosa porti con te dagli esordi in carriera a oggi?

La stessa ansia, la stessa paura, la stessa emozione che provavo quando ho fatto il mio primo pezzo. E la stessa ansia quando torno in montaggio di riuscire a raccontare le cose che ho visto. Quando ci riesco provo la stessa soddisfazione, come un giovane cronista, come fossi un bambino.

C’è un consiglio che dai ai colleghi della tua squadra?

 

Sii felice quando lavori. Non ti fare attanagliare dall’ansia di prestazione, fatti trascinare dal filo narrativo. Se porti indietro il 50 per cento di quello che hai vissuto hai fatto gol.

Il tuo rapporto con il Servizio Pubblico oggi…

Un rapporto d’amore, perché ho cominciato nel 1989 in Rai e sono ancora qui, un rapporto di preoccupazione quando vedo che la Rai perde terreno nei confronti di altre reti che spingono sull’informazione, ma è anche un rapporto che sento essenziale perché credo che la costruzione dell’immaginario collettivo passi ancora dalla Rai e che la battaglia per dare un futuro alla televisione vada fatta in Rai.

Un tuo augurio al giornalismo televisivo di domani…

Che sia sempre libero, curioso, aperto alle esigenze del pubblico.

L’inchiesta che vorresti

Ci siamo occupati di tante cose, ma il mondo è grande. Mi piacerebbe tanto lavorare sui confini: interni, esterni, geografici, politici, economici. Ecco, “Confini” sarebbe un buon titolo per una puntata futura.

—–

Le prossime puntate

 

La sanità del futuro. La sanità italiana si sta trasformando: intelligenza artificiale, telemedicina, robotica, medicina predittiva, ospedali digitalizzati. Ma tra le promesse dell’innovazione e la realtà dei territori, il rischio è che aumentino le disuguaglianze. Luci e ombre della sanità che ci aspetta: tra i due estremi del sistema sanitario italiano.

 

La tragedia a Gaza. Presadiretta continua a seguire la strage in corso a Gaza con le testimonianze che arrivano dall’interno della Striscia, con le voci degli israeliani che contestano le scelte del loro governo, con le inchieste internazionali che mettono insieme le prove dei crimini di guerra in corso a Gaza.

 

Italia, nuovo paradiso dei ricchi? Chi sono i ricchi italiani, quanto guadagnano e soprattutto, quanto pagano di tasse? Come si è trasformato il sistema fiscale italiano ed è ancora un sistema progressivo, come dice la nostra Costituzione? Come mai tanti ricchi arrivano in Italia dall’estero? Un’analisi delle disuguaglianze nel nostro Paese.

 

Allarme metano in atmosfera. L’allarme degli scienziati arriva dall’Artico: a causa del riscaldamento del clima potrebbero liberarsi in atmosfera milioni di tonnellate di metano ghiacciato, intrappolato sotto il permafrost. Il rilascio di gigantesche quantità di metano potrebbe avvenire da un momento all’altro: l’allarme è altissimo.

 

Trafficanti di uomini. I mercanti di vite umane, tra Bangladesh, Tunisia, Libia e Senegal, godono di importanti reti di protezione. Chi sono i trafficanti, attraverso quale sistema agiscono? Tra storie drammatiche e sconvolgenti testimonianze.

 

Le reti intelligenti che trasportano l’energia. Il grande blackout in Spagna, cosa è successo davvero in quelle ore? Colpa delle rinnovabili? Le carenze delle infrastrutture spagnole e la superiorità tecnologica italiana nelle sue “reti intelligenti”, che ottimizzano la distribuzione di energia elettrica, soprattutto quella che viene da fonti rinnovabili.

 

I padroni dello spazio. La guerra in corso per la conquista dello spazio e il suo futuro sfruttamento, dalla Luna fino a Marte. Gli Stati Uniti, tra lo strapotere di Musk e i tagli di Trump; la Cina che accelera gli investimenti per conquistare il predominio nello spazio; l’Italia con le sue eccellenze nel settore e il ritardo degli investimenti europei.

 

 

ROBERTA CAPUA

Posted on

Amo la Tv delle emozioni

 

Dal 1° settembre al timone di “Aspettando BellaMa’” e dall’8 nel cast della nuova edizione del programma di Rai 2. Il felice incontro con Pierluigi Diaco, il ricordo degli esordi televisivi, il rapporto con il passare del tempo: la conduttrice si racconta al RadiocorriereTv e dà un consiglio ai giovani: «La tecnologia, gli smartphone, i social, rendono tutto molto veloce. Cercate di approfondire e di non essere superficiali»

 

Partono le anteprime di “BellaMa’”, cosa succederà dal 1° settembre alle 15.30 su Rai 2?

Sono cinque puntate in cui insieme a Pierluigi Diaco e ad alcuni autori del programma scegliamo il nuovo cast di concorrenti, sia per la Generazione Z che per la Generazione Boomer. Accanto a me ci sono Domenico Restuccia, volto noto di “BellaMa’”, il nostro Mister Web, e Rosa Sorrentino, vincitrice della prima edizione. È il racconto delle audizioni di questa nuova stagione che partirà lunedì 8 settembre.

Ci racconta il suo incontro con il mondo di “BellaMa’” e con Pierluigi Diaco?

Un incontro molto felice nato fortuitamente da un invito che mi fece Pierluigi tempo fa come ospite della trasmissione: è nata una bella sintonia, immediata e da lì è nata la proposta di fare parte del cast. Nella scorsa edizione ho parlato prima del Festival di Sanremo e poi dei programmi della Tv. Quest’anno ritorno tutti i lunedì a raccontare le eccellenze della nostra televisione. Parleremo di programmi storici, di personaggi iconici, tutto questo anche per raccontare la storia della Tv soprattutto alla Generazione Z, ai ragazzi che non la conoscono. Vedo che c’è molto interesse anche tra i Boomer, che quella televisione l’hanno vissuta, e che hanno il piacere di poterla rievocare.

Cosa aveva quella televisione per rimanere in modo indelebile nella memoria e nel cuore del pubblico?

Grandissimi professionisti, che sono stati i protagonisti, e idee originali. Questo fa sì che alcune trasmissioni siano rimaste. Non si può paragonare la Tv di oggi a quella del passato. Si partì con una sola rete, poi con due, oggi il telespettatore ha una grande possibilità di scelta, dalle piattaforme all’on demand. Rimaniamo però attaccati a certi pilastri saldi di quella che era una televisione fatta con grandissima professionalità ed entusiasmo. Non a caso quando parliamo di questi programmi i nomi che vengono fuori sono quelli di Raffaella Carrà, Pippo Baudo, Corrado, Mike Bongiorno, Enzo Tortora, Luciano Rispoli. Potrei fare una lista di personaggi veramente straordinari.

Il programma propone un confronto generazionale. Perché, a volte, è così difficile capirsi e lasciarsi andare, tra persone di età diverse?

Credo che a volte basterebbe poco per trovare un punto d’incontro. L’importante è non chiudersi, cercare di entrare gli uni nel mondo degli altri. È ovvio che la musica che ascoltavamo noi, la Tv che guardavamo, erano completamente diverse da quelle che piacciono ai ragazzi oggi, che sono nativi digitali. Ma non è difficile cercare di entrare nel loro mondo, a “BellaMa’” mi ha colpito vedere come i giovani siano desiderosi di conoscere le proprie radici.

Suo figlio ha quasi 18 anni, cosa le sta insegnando l’essere mamma di un giovane che sta costruendo il proprio percorso di vita?

La necessità di capire il loro modo di approcciare la vita, i loro atteggiamenti di vivere la quotidianità. È vero che sembrano completamente distanti dai nostri, anche perché c’è una tecnologia che ai nostri tempi non esisteva, ma se si guarda bene i ragazzi, non sono così diversi da come eravamo noi, hanno i loro sogni, i loro desideri.

C’è un consiglio che non si stanca di dare a suo figlio e ai giovani?

Cercare di non essere superficiali. La tecnologia, gli smartphone, i social, rendono tutto molto veloce. Oggi si riesce a fruire dei contenuti con grande rapidità, mentre è importante soffermarsi sui concetti, sulle notizie, leggere qualcosa di più, approfondire.

Una televisione che non ha paura di vivere intensamente i sentimenti quella proposta da “BellaMa’”, che rapporto ha con la condivisione delle emozioni?

Evviva la condivisione delle emozioni, l’autenticità di ciò che uno prova. Saper mostrare le emozioni fa bene a se stessi e a chi ci è intorno. Spesso, durante il programma, ci si commuove, è tutto molto coinvolgente. Ed è importante pensare che si possa fare, che non è segno di debolezza.

Il pubblico la segue con affetto da molto tempo, cosa ha rappresentato e rappresenta questo nella sua vita?

Il pubblico per chi fa il mio lavoro è tutto, decreta il successo di un personaggio. L’affetto delle persone l’ho sempre sentito, anche quando sono stata lontana dalla Tv per dedicarmi a mio figlio. Il pubblico è la nostra forza.

Miss Italia, figlia di una Miss Italia, cosa rappresenta per lei quel concorso e come vedi quella vittoria 38 anni dopo?

Fu certamente il trampolino di lancio. Tutta la mia carriera è partita da lì, era il 1986 e non avevo nemmeno 18 anni. Ero una ragazzina, ingenua, non sapevo cosa quella vittoria avrebbe portato alla mia vita. Dopo così tanti anni siamo ancora qui a parlarne e devo dire che è stato un inizio importante. È vero che oggi il concorso di bellezza, per come si è evoluto il mondo, forse non ha più tanta ragione di essere, ma io rimango affezionata a quell’esperienza che per me è stata fondamentale.

Il suo debutto televisivo avvenne pochi giorni dopo l’elezione a “Miss Italia”, in Piazza Maggiore a Bologna…

Era “Vota la Voce 1986”, la piazza era gremita. Qualche tempo fa mi è capitato di rivedere in Tv la replica di quella serata e ho provato tanta tenerezza: ero acerba, ingenua, prima di allora non avevo mai fatto niente: dal banco di scuola al palcoscenico. Un ricordo indelebile.

Che rapporto ha con il passare del tempo?

Un rapporto abbastanza sereno, mi guardo allo specchio e penso che i cambiamenti del viso, del corpo, siano fisiologici, naturali. È ovvio che se potessi tornerei ai miei trent’anni, periodo in cui mi sentivo più sicura in termini di bellezza fisica, di prestanza. Ma bisogna fare i conti con la realtà (sorride).

A cosa non rinuncerebbe mai nella vita?

All’amore di mio figlio. Lui è la cosa più bella che ho fatto nella mia vita.

C’è un libro, una lettura, che ha segnato la sua vita?

Leggo molto, soprattutto romanzi, e cerco sempre di prendere qualcosa. Un libro che amo molto e che ho regalato negli anni alle persone care è “Oscar e la dama rosa” di Eric Emmanuel Schmitt, tutti noi dovremmo leggerlo. È la storia di un bambino e della sua malattia, una lettura che lascia un messaggio, un segno.

La sua canzone del cuore…

“Mille giorni di te e di me” di Claudio Baglioni. Potrei ascoltarla centomila volte senza mai stancarmi.

Come vede Roberta domani?

Voglio essere ottimista. Vedo un futuro luminoso, mi auguro salute, serenità e lavoro. È poco? (sorride).

 

 

Una telefonata inattesa… Inizia l’avventura in Rai

Posted on

Una telefonata inattesa, una proposta sorprendente: così, quasi per caso, inizia l’avventura di Andrea Camilleri in Rai. «Sono Cesare Lupo, direttore del Terzo Programma radio della Rai: vuole sostituire la nostra funzionaria addetta ai programmi che va in maternità? Le farei un contratto di sei mesi per mezza giornata di impegno», gli disse al telefono. Camilleri accetta, ma si sente in dovere di precisare: «La informo che al concorso non fui preso perché “comunista”». La risposta di Lupo è secca: «Chissenefrega». È il 1958. Così prende avvio una lunga e proficua relazione tra il giovane scrittore siciliano e il Servizio Pubblico. «Mi diedero un ufficio con una scrivania», racconta Camilleri. «La prima cosa che mi dissero fu: “Questa è la scrivania di Carlo Emilio Gadda”». Fino all’anno prima, Gadda aveva lavorato ai programmi culturali del Terzo Programma. Rovistare nei cassetti di quell’ufficio fu per Camilleri «come trovare il tesoro dell’Isola del Tesoro». Quel piccolo spazio divenne per lui un vero laboratorio di sogni. Di contratto in contratto, rinnovato ogni sei mesi, passano gli anni. Alla fine, arriva l’assunzione e con essa la possibilità di contribuire, insieme ad altri pionieri, alla nascita del Secondo Canale Rai. Nel 1960 avviene il passaggio dalla radio alla televisione, un’evoluzione che Camilleri vive non solo come questione tecnica, ma anche poetica, etica e politica. È l’inizio di una nuova forma di comunicazione: più popolare, più profonda. Il nuovo canale viene inaugurato con “La trincea”, un originale televisivo tratto da un racconto di Giuseppe Dessì su un episodio di guerra della Brigata Sassari. Poi Camilleri produce le prime otto commedie televisive di Eduardo De Filippo, in bianco e nero. «Questo fu il mio esordio come produttore esecutivo», ricorda. Segue la produzione del “Commissario Maigret” di Simenon, con un magnetico Gino Cervi: «Cervi non studiava mai la parte. Se rivedete quei programmi, noterete delle pause in cui Maigret accende la pipa, riflette… In realtà, in quei momenti, Cervi leggeva il gobbo, poi diceva la battuta. Era geniale». E poi ancora i grandi romanzi della letteratura mondiale — Dostoevskij, Manzoni, Dumas — trasformati in sceneggiati che entrano nelle case di tutti gli italiani. Il motto era chiaro: educare divertendo. Un faro che, ancora oggi, continua a illuminare la strada del Servizio Pubblico.

 

Il Commissario Montalbano torna in Tv

Posted on

Rai trasmetterà in prima serata Rai 1, da martedì 9 settembre, una selezione di 15 episodi della serie, un viaggio nella memoria, un’immersione profonda tra i paesaggi di Vigata, i delitti da risolvere e le atmosfere inconfondibili che hanno reso Montalbano la serie di maggior successo del piccolo schermo italiano.

 

  1. Il ladro di merendine
  2. La voce del violino
  3. La forma dell’acqua
  4. Il cane di terracotta
  5. La gita a Tindari
  6. Tocco d’artista
  7. Il senso del tatto
  8. Gli arancini di Montalbano
  9. L’odore della notte
  10. Gatto e cardellino
  11. Il giro di boa
  12. Par condicio
  13. La pazienza del ragno
  14. Il gioco delle tre carte
  15. La vampa d’agosto
  16. Le ali della sfinge
  17. La pista di sabbia
  18. La luna di carta
  19. Il campo del vasaio
  20. La danza del gabbiano
  21. La caccia al tesoro
  22. L’età del dubbio
  23. Il sorriso di Angelica
  24. Il gioco degli specchi
  25. Una voce di notte
  26. Una lama di luce
  27. Una faccenda delicata
  28. La piramide di fango
  29. Un covo di vipere
  30. Come voleva la prassi
  31. La giostra degli scambi
  32. Amore
  33. L’altro capo del filo
  34. Un diario del ’43
  35. Salvo amato, Livia mia
  36. La rete di protezione
  37. Il metodo Catalonotti

——

Il mio “amore-odio” per il Commissario

 

“Montalbano, per me, dopo vent’anni è un parente al quale voglio bene, ma nello stesso tempo è un personaggio scomodo. Perché il suo successo trascinava al successo anche gli altri romanzi, i miei romanzi storici, i miei romanzi civili. Quindi, lo odio e lo amo”
Andrea Camilleri

 

“All’inizio non avevo affatto l’intenzione di fare del Commissario Montalbano un personaggio seriale, avevo cominciato a scrivere esclusivamente per me, come esercizio di scrittura: un romanzo con una sua struttura, un primo capitolo, e poi una successione temporale, spaziale… Il problema fu che i primi due romanzi ebbero un grande successo e, in un certo senso, mi sentii quasi costretto a scriverne degli altri. Il rischio, con un personaggio seriale, era però la ripetitività, era necessario stare molto attenti a variare, di romanzo in romanzo, le situazioni, i toni, le modalità narrative”. Così Camilleri racconta la genesi dei romanzi dedicati al commissario (tutti pubblicati da Sellerio), convinto del fatto che i personaggi “fissi”, come per esempio quelli che compongono il commissariato, se ben disegnati, avrebbero certamente creato un legame con il pubblico. La scommessa più grande era capire se un personaggio come Catarella sarebbe riuscito a generare lo stesso tipo di empatia: “Devo confessare che Catarella non è un’invenzione totale. Io, come lui, ho sentito parlare tante persone, oggi molto meno, anche grazie alla televisione, che ha insegnato a molti italiani a parlare in modo più corretto. Ma un tempo, un povero contadino che non sapeva l’italiano cercava di parlarlo così, a modo suo. I pupari, quelli che facevano il teatro dei pupi, recitavano in questo modo: una combinazione assurda di parole siciliane e italiane deformate, convinti di parlare una lingua elegante. Ecco, Catarella è questo. Molti tratti del personaggio li ho presi, per esempio, da un attendente di mio padre, che parlava esattamente come lui. Altri aspetti li ho inventati. Ma l’essenziale era centrare certi modi di dire ricorrenti, come il celebre “di persona, personalmente”, espressioni che trasformano Catarella da semplice personaggio in una vera e propria maschera. Non volevo farne una macchietta, bensì una maschera — e in Sicilia di maschere ne abbiamo appena due o tre”. Per quanto riguarda le sceneggiature della serie, confessa di aver sempre rimesso mano ai dialoghi, esattamente come faceva Eduardo De Filippo, che sul copione, prima di iniziare le prove, apportava modifiche scegliendo la parola napoletana che, per assonanza, fosse più vicina all’italiano. Quando gli chiedeva: «Ma così si perde forza», lui rispondeva: «Pazienza, Camilleri. Così la capiscono anche a Voghera». E il maestro ha fatto lo stesso, consapevolmente: sostituire alcune espressioni per rendere i dialoghi più comprensibili, evitare il brutto siciliano recitato da chi siciliano non è, facilitare la comprensione: “Nei romanzi di Montalbano c’era già l’enigma poliziesco: non era necessario imporre allo spettatore un secondo enigma, quello di capire cosa viene detto — soprattutto in televisione, dove ciò che si dice non viene ripetuto”.

Il primo romanzo di Camilleri dedicato al Commissario risale al 1994, “La forma dell’acqua”. Appare per la prima volta Salvo Montalbano (nome in omaggio al giallista spagnolo Manuel Vazquez Montalban), un uomo e un poliziotto dotato di grande acume e di una pietas fuori dal comune che gli permette di comprendere bene le miserie umane. Ma anche un personaggio che affascina per i suoi modi investigativi piuttosto spicci, la meteoropatia, l’amore per la buona tavola, i libri e le donne complicate. Per il Maestro fu sempre amore e odio perché, una volta acquisita la capacità di vivere di vita propria, grazie anche al successo televisivo, costringe l’autore a un eterno inseguimento.

 

“Scrivo perché non so fare altro. Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato. Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto. Scrivo perché mi piace raccontarmi storie”

 

Le storie, quelle che ci hanno trasportato per un ventennio e ben 37 episodi (il primo a maggio del 1999 su Rai 2, l’ultimo a marzo 2021 con “Il metodo Catalanotti) in una Sicilia immaginaria, bellissima e vera raccontata, nei libri e in tv, da una lingua che mescola parole, dialetti e riferimenti letterari, una sorta di partitura di suoni che nasconde la fatica della costruzione e lascia libera la gioia del narrare: “Il passaggio c’è stato nel momento in cui ho deciso che mi ero stufato di raccontare in teatro storie d’altri, con parole d’altri. E per raccontare la storia mia, dovevo trovare un mio modo di scrivere. Un mio modo di scrivere che rispettasse sempre e comunque la struttura dell’italiano… Il lavoro dialettale è successivo, ma non si tratta di incastonare parole in dialetto all’interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole.” E così, da quella prima volta i cui abbiamo sentito pronunciare “Montalbano sono”, il personaggio letterario si è fatto “carne e ossa” con Luca Zingaretti (che ha diretto alcuni episodi dopo la morte di Alberto Sironi, regista storico), trascinando lo spettatore nelle atmosfere barocche della Sicilia di Camilleri. “Di persona personalmente”, come avrebbe detto Catarella, il commissario si è fatto “carne e ossa” con Luca Zingaretti.

 

 

 

Ricordi

Posted on

LUCA ZINGARETTI

“Mi manca molto la sua voce. Andrea Camilleri era uno dei pochi uomini intellettuali che costituiva un po’ una figura di riferimento, era una delle poche voci autorevoli del nostro panorama. Ogni tanto la faceva sentire questa voce e ci illuminava, ci faceva riflettere, oggi questa voce si è spenta. Manca non solo a me, ma al nostro Paese”. Di Luca Zingaretti Camilleri era stato insegnante all’Accademia: “Mi ha insegnato molto dal punto di vista professionale, mi colpì subito perché ci trattava non come allievi, ma come colleghi. E poi, e questo è qualcosa che porto dentro ancora adesso, è che ha sempre considerato il successo come qualcosa di poco importante, quando ha raggiunto il successo planetario, è rimasto sempre fedele a se stesso.” E a proposito di Montalbano, che nella sua versione letteraria non viene mai descritto troppo chiaramente nel fisico (alcuni dettagli emergono in maniera sparsa nelle pagine dei romanzi – baffi, capelli, e una faccia perennemente imbronciata), Zingaretti dice: “Quando venni preso finalmente, dopo sei mesi di provini, Camilleri disse: “Finalmente ce l’hai fatta. Sinceramente non mi immaginavo un commissario fisicamente come te, ma so che razza di attore sei, sono sicuro di fare un buon lavoro”. Per quasi venti anni l’attore romano ha frequentato assiduamente il commissario che nel tempo è diventata “una persona particolarmente cara, quasi paterna che ha molto da insegnare. Per un attore, ogni personaggio lascia dentro qualcosa, perché ci si misura con il loro sistema di valori, con loro senso etico, con le loro azioni, con i loro pensieri. Sicuramente per me Montalbano è stato un’occasione per misurarmi con un’idea di giustizia, con un profondo senso etico e con un modo di sentire le cose molto di pancia, ma soprattutto con il suo essere una persona perbene, che penso mi appartenesse anche prima, ma che è stata rinforzata da questa da questa frequentazione. Montalbano è come un vecchio amico che andavo a trovare con gioia ogni anno in un piccolo paesino sperduto della Sicilia”. Quando il Maestro è venuto a mancare: “A me umanamente mi manca un amico, perché con Andrea non ci siamo sentiti tantissimo, ma ogni volta che sono andato lui a chiedere un consiglio, una parola, lui me l’ha sempre data, precisa, illuminante. Manca a tutti, perché era una voce illuminante, con una visione originale”.

 

PEPPINO MAZZOTTA

«Nei primi romanzi il mio personaggio non aveva un nome, ma solo un cognome – Fazio. Durante le riprese, a un certo punto, fu necessario dargliene uno e si decise per il mio. Da quel momento è diventati Giuseppe Fazio nella serie e nei romanzi. Oggi posso dire che il mio personaggio mi manca, così come i luoghi che ci hanno ospitato durante le riprese. Proviamo tutti una nostalgia fortissima».

CESARE BOCCI

«È la meravigliosa penna di Camilleri che ha dato l’anima a Mimì e a tutti i personaggi della serie. Io ho fatto il lavoro più semplice, anche perché quando un attore ha a che fare con un personaggio così ben scritto, tutto diventa facile. Quello che certamente gli ho dato io è stato l’amore, mi sono affezionato al lui come un amico che, ogni tanto, ogni due anni, andavo a trovare. Ricordo ancora con emozione, eravamo alle prime stagioni ed era andata in onda una puntata molto toccante, l’incontro con Camilleri, il quale mi raccontò che la mia interpretazione aveva commosso lui e sua moglie. Sono parole che conservo gelosamente e che, ogni tanto, tiro fuori.»

Arianna Mortelliti, nipote di Andrea Camilleri

“Anche quando raggiunse la pensione si comportava esattamente come se dovesse andare in ufficio a timbrare cartellino ogni mattina. Si alzava, preparava il caffè, si faceva la barba, si vestiva di tutto punto e alle nove massimo era pronto alla scrivania per lavorare. Raccoglieva le idee la sera prima di addormentarsi o la mattina appena sveglio, aspettava che arrivassi nel suo studio e mi dettava tutto d’un fiato ciò che gli era venuto in mente: “Buttiamo giù” diceva “poi al limite lo sistemiamo”. Ma chiaramente nel caso di mio nonno c’era sempre ben poco da sistemare. Si definiva un corrispondente di guerra perché amava lavorare nella confusione più totale. Quando ero piccolina mi chiedeva sempre di giocare accanto a lui o sotto la sua scrivania, e lo stesso ha fatto quando è diventato bisnonno. Nonno era davvero molto legato alla Sicilia, in particolare a Porto Empedocle, anche se si è trasferito in via definitiva a Roma all’età di 24 anni. Coglieva ogni occasione per poter tornarci ed era ben contento quando riuscivamo a farlo tutti insieme. Ogni volta che lo faceva per tutti era un grande evento e, quando stava seduto nel bar del Corso principale che chiamava il suo ufficio, si spargeva la voce e molte persone, non solo siciliane, cercavano di raggiungerlo per scambiare due chiacchiere con lui.”

 

Iniziative Fondo Camilleri

Posted on

Dal 31 agosto al 6 settembre la Fondazione Taormina Arte ospiterà una serie di attività promosse dalla Regione Siciliana per ricordare Andrea Camilleri nel corso di due eventi serali che verranno realizzati nel Teatro Greco di Taormina. Negli stessi giorni, inoltre, verrà presentata nelle sale di Taormina una vasta retrospettiva delle serie televisive tratte dalle opere letterarie di Andrea Camilleri: “Il Commissario Montalbano” e “Il giovane Montalbano”.

Al Teatro Greco di Siracusa Camilleri interpretò in prima persona, l’11 giugno 2018, lo spettacolo teatrale da lui scritto, “”, diretto da Roberto Andò, curato da Valentina Alferj e prodotto dalla Fondazione INDA. Lo spettacolo – registrato dalla Palomar di Carlo Degli Esposti con riprese in alta definizione e regia cinematografica di Stefano Vicario – verrà presentato nel Teatro Ettore Scola della Casa del Cinema di Roma nella serata del 6 settembre, giorno della nascita dello scrittore. Sarà introdotto da Roberto Andò prima della proiezione con presentazione del backstage realizzato dallo stesso regista in occasione delle prove dello spettacolo.

Domenica 14 settembre la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone ospiterà un altro appuntamento molto atteso: un ciclo di readings delle opere di Camilleri – con il titolo “Le parole, i volti, le voci” – lette da altri suoi prestigiosi ex allievi dell’Accademia (che ricorderanno i loro rapporti personali col Maestro) ampiamente affermatisi nel teatro, nel cinema, in televisione, i cui nomi saranno comunicati in prossimità dell’evento. Il 22 ottobre andrà in scena al Teatro delle Muse di Ancona lo spettacolo Il birraio di Preston, tratto dall’omonimo romanzo, con la riduzione teatrale di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale.

CICLI DI INCONTRI

Da settembre a dicembre l’Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali di Roma Capitale darà vita a un ciclo di incontri intitolati “Leggere Camilleri”, attività che coinvolgerà la rete delle biblioteche comunali romane (quarantadue sedi, dislocate in tutti i Municipi della Città; settantuno punti di servizio nelle scuole; sedici biblioteche nelle carceri; sessantatré circoli di lettura) con una serie di dieci appuntamenti in diverse sedi allo scopo di valorizzare e far conoscere in ambienti diversi la multiforme attività di Andrea Camilleri.

Tra ottobre 2025 e maggio 2026 si svolgerà il ciclo di incontri Andrea Camilleri e il metodo mimico di Orazio Costa a cura del Dipartimento di Scienze della Formazione e del Mimesis Lab dell’Università degli Studi Roma Tre, nei quali si svilupperà e si praticherà il metodo di avviamento all’espressione del regista e pedagogista teatrale Orazio Costa. I partecipanti avranno la preziosa opportunità di sperimentare nella pratica i dinamismi espressivi che il metodo intende favorire, con il coinvolgimento della corporeità e della voce, attraverso brani scelti della produzione letteraria e registica di Camilleri.

ATTIVITÀ INTERNAZIONALI

La dimensione internazionale di Andrea Camilleri, tradotto in quaranta lingue diverse, studiato e letto a tutte le latitudini e in tutti i continenti, rappresenta un valore che il Comitato nazionale intende sottolineare, anche nella prospettiva di promuovere la cultura e la letteratura italiana nel mondo. In collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, sono stati coinvolti gli Istituti italiani di Cultura e le Ambasciate che presso le loro sedi realizzeranno incontri dedicati ad Andrea Camilleri (mostre, proiezioni, seminari). Hanno aderito gli Istituti di Cultura di Addis Abeba, Algeri, Amburgo, Atene, Berlino, Bruxelles, Colonia, Cracovia, Friburgo, Lione, Madrid, Miami, New York, Pechino, Praga, Rio de Janeiro, Singapore, Oslo, Sofia, Varsavia.

ATTIVITÀ E INIZIATIVE EDITORIALI DI SELLERIO EDITORE

La casa editrice Sellerio ha in programma numerose iniziative ed eventi che attraverseranno l’intero territorio nazionale durante l’anno. In particolare, per onorare e rinsaldare il meraviglioso rapporto che il grande scrittore aveva con i lettori italiani Sellerio propone, in una nuova collana dedicata, una selezione della sua straordinaria opera. Dodici libri, scelti affiancando i più amati ad altri meno conosciuti, ma altrettanto sorprendenti. Ogni volume sarà introdotto dall’autorevole lettura di alcuni dei più lucidi scrittori del panorama nazionale e internazionale. I primi due titoli, La forma dell’acqua e La rivoluzione della luna, sono appena usciti in libreria con l’introduzione, rispettivamente, di Antonio Manzini e Chiara Valerio, ai quali seguiranno gli altri volumi della collana con le introduzioni, tra gli altri, di Alessandro Barbero, Luciano Canfora, Antonio Franchini, Zerocalcare, Alberto Manguel, Viola Ardone, Pietrangelo Buttafuoco, Giulia Caminito, che verranno proposti ai lettori durante il corso dell’anno.

I dodici volumi si presentano in una nuova veste grafica e le illustrazioni della copertina sono realizzate appositamente per questa collana celebrativa dal Maestro Lorenzo Mattotti. Inoltre la casa editrice, in accordo e in collaborazione con le principali fiere e i maggiori festival letterari italiani, proporrà un ricco calendario di eventi e incontri per omaggiare la memoria di Andrea Camilleri coinvolgendo scrittrici e scrittori, attrici e attori, protagonisti del mondo culturale che hanno già assicurato la loro generosa disponibilità in vista di questa celebrazione lunga tutto il corso dell’anno e che avrà come teatro l’intero Paese nella sue tante, prestigiose e consolidate, manifestazioni culturali.

ALTRE INIZIATIVE E ATTIVITÀ EDITORIALI

Nel mese di settembre verranno conferiti i Premi Andrea Camilleri Nuovi Narratori agli autori che avranno partecipato al concorso letterario istituito dal Fondo Andrea Camilleri e curato da Arianna Mortelliti, scrittrice e nipote dello scrittore. E ancora: il Premio Camilleri indetto dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, istituito nel 2020. Il bando prevede la selezione di un testo drammatico e la selezione di due ulteriori testi. La drammaturgia vincitrice sarà messa in scena a Spoleto in prima Nazionale al Festival Internazionale dei Due Mondi, il 12 luglio 2025 all’Auditorium della Stella.  Nel mese di agosto uscirà con l’editore Salani la prima biografia di Andrea Camilleri scritta da Luca Crovi, che più volte ha avuto l’occasione di intervistare lo scrittore e di condividere con lui la passione per le storie e per la radio. Il libro, inedito e nato in collaborazione con il Fondo Andrea Camilleri, ripercorre la vita avventurosa dello scrittore, la sua arte narrativa, gli incontri straordinari con alcuni dei protagonisti del Novecento. In coincidenza con il centenario della nascita di Andrea Camilleri, si compie il decennale della fondazione della collana di volumi Quaderni camilleriani. Destinata alla pubblicazione online, la collana è nata nel 2016, diretta da Giuseppe Marci e Maria Elena Ruggerini (Università di Cagliari) e da un ristretto nucleo redazionale formato da studiosi di diverse discipline. Per l’occasione del centenario è prevista la realizzazione di un volume (dal titolo provvisorio: Alle radici del pensiero e della narrativa di Andrea Camilleri) che, attraverso i diversi saggi previsti, costituisca una messa a fuoco delle principali tematiche caratterizzanti l’opera dell’Autore.

LA RAI PER IL CENTENARIO DI ANDREA CAMILLERI

Rai Documentari per Camilleri

In programma il documentario su Andrea Camilleri di Francesco Zippel (autore del recente “Gian Maria Volonté. L’uomo dai mille volti” presentato con grande successo alla Mostra del cinema di Venezia 2024).
Su Rai Teche e Rai Cultura presenti alcune delle numerose interviste video rilasciate nel corso degli anni dallo scrittore siciliano che lavorò molto a lungo in Rai come programmista, autore, regista.

Da rivedere su RaiPlay: “Camilleri sono” di Adriana Pannitteri

“La Sicilia di Montalbano” speciale di Rai Cultura condotto da Alberto Angela che, in occasione del centenario dalla nascita di Andrea Camilleri, ha dedicato la puntata di “Ulisse. Il piacere della scoperta” ai luoghi in cui sono state ambientate le avventure del commissario – fra gli altri Scicli, Ragusa, Modica, la Scala dei Turchi, la Fornace Penna di Sampieri, Marzamemi, Donnafugata, la Valle dei Templi di Agrigento e Tindari.

 

 

 

“Il mio sicitalianese”

Posted on

«Quello del dialetto è un problema antichissimo, che affonda le radici nell’Unità d’Italia. Abbiamo rischiato grosso con il fascismo, che abolì del tutto i dialetti in favore della lingua italiana, salvando solo alcune grandi compagnie dialettali, come quelle di Eduardo De Filippo, Gilberto Govi a Genova e Goldoni a Venezia», racconta lo scrittore che, proprio attraverso l’uso del dialetto siciliano – integrato in modo unico e originale nelle sue opere – ha dato un contributo fondamentale alla grande letteratura italiana. «I dialetti servono a rinvigorire continuamente l’albero della lingua nazionale: ne sono la linfa vitale». Lo stile narrativo del Maestro nasce da un’esperienza pratica, come egli stesso ricordava spesso: prima ancora che letteraria, è stata un’esperienza di ascolto e osservazione. Da giovane, sentiva parlare la piccola borghesia siciliana tanto in dialetto – per i discorsi più intimi, familiari, quotidiani – quanto in italiano, quando era necessario prendere le distanze, formalizzare, sottolineare una certa situazione. «L’italiano era, dunque, una lingua tra il notarile, il poliziesco e l’intimidatorio, mentre il dialetto era il regno delle affezioni e dei sentimenti». In questa visione è evidente l’influenza di un altro grande della letteratura, Luigi Pirandello, al quale lo scrittore ha più volte dichiarato di ispirarsi. Pirandello, in un saggio di fine Ottocento, scriveva: «Di una data cosa la lingua ne esprime il concetto, mentre della medesima cosa il dialetto ne esprime il sentimento». Per lo scrittore, dunque, il dialetto non è soltanto uno strumento di comunicazione, ma un mezzo indispensabile per esprimere emozioni profonde, viscerali. È proprio da questa esigenza espressiva che nasce una lingua ibrida – il sicitalianese – con la quale riesce a rappresentare la complessità della sua visione del mondo.

SPECIALE CAMILLERI 100

Posted on

«Mi piacerebbe che ci rincontrassimo, tutti quanti qui, in una sera come questa, tra cento anni»

 

6 settembre 1925 – 6 settembre 2025

Cento anni fa, nella marina di Agrigento, a Porto Empedocle, nasceva Andrea Camilleri, un uomo di cultura a tutto tondo o, come amava definirsi, un “cantastorie” che ha messo a servizio di tanti media differenti la sua immensa capacità affabulatoria.  Spirito ribelle e profondamente attratto dalla vita, Camilleri mostra sin da giovane un talento straordinario per il teatro, la poesia e la letteratura — passioni che lo accompagneranno per tutta la vita, consacrandolo come uno degli autori italiani più amati, letti e conosciuti nel mondo. Tradotto in oltre quaranta lingue, studiato a tutte le latitudini, Camilleri ha saputo parlare a un pubblico vastissimo, mantenendo sempre un’impronta inconfondibilmente personale. Ancora giovanissimo, partecipa alle selezioni dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, riuscendo a entrare — unico selezionato — nel corso di regia di Orazio Costa. È il 1949: inizia così la sua “avventura romana”, che farà della Capitale la sua casa fino al giorno della morte. Proprio a Roma muove i primi passi nella regia teatrale e fa il suo ingresso in Rai, dove inizialmente gli era stato negato l’accesso per le sue convinzioni politiche. In Rai ricopre numerosi incarichi, dalla regia alla produzione, diventando già negli anni Sessanta un protagonista riconosciuto del mondo dello spettacolo. Nei primi mesi del 2019, poco prima della sua scomparsa, Camilleri intraprende un’ultima, ambiziosa impresa: riordinare il suo immenso archivio, che racchiude settant’anni di vita e di attività, tra Porto Empedocle e Roma, tra teatro, letteratura, televisione e radio. Fondamentale il contributo della moglie Rosetta e delle tre figlie Andreina, Elisabetta e Mariolina che, con il prezioso supporto dell’archivista Patrizia Severi, hanno reso possibile la nascita del Fondo Andrea Camilleri, presentato ufficialmente nel 2022 nella Sala A di Radio Rai, in via Asiago — a pochi passi dalla casa dove visse e lavorò a lungo come autore e regista radiofonico, prima del successo planetario dei suoi romanzi. Non un semplice archivio, “che conserva e preserva la memoria, ma un dono vivo a tutti noi”, come lo definì il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Un archivio oggi anche digitale, dichiarato d’interesse storico nazionale dalla Soprintendenza archivistica del Lazio. «Camilleri era un collezionista di sé stesso. E di ogni cosa aveva memoria. Non avrebbe avuto bisogno di conservare nulla, lo ha fatto per noi», ricorda Sellerio, suo storico editore. Lo stesso Camilleri, nel 2016, afferma: «Gli archivi sono eternamente vivi perché rappresentano la memoria del nostro passato, una memoria palpabile che tutti possono verificare e controllare». Andrea Camilleri è stato un intellettuale centrale nella vita culturale italiana, ma è a 75 anni che inizia una nuova, sorprendente fase della sua carriera, diventando dal 1998 il “papà di Montalbano”, con una popolarità senza precedenti. Un successo che però non nasce dal nulla: 120 faldoni di materiali, 60 regie teatrali, 30 copioni (tra Pirandello, Strindberg, Beckett, Ionesco), 300 sceneggiature tra cinema, teatro e radio, adattamenti televisivi di grandi sceneggiati (dal Commissario Maigret al Tenente Sheridan), poesie inedite, romanzi scritti a mano, una ricchissima corrispondenza con Primo Levi, Jean Genet, Eduardo De Filippo, Elio Vittorini, e lettere private indirizzate ai genitori nei primi anni romani. Un patrimonio inestimabile, che non solo testimonia la vastità della sua opera, ma racconta il percorso di un uomo che ha saputo unire memoria, passione e impegno civile, restituendoci con ogni sua pagina un’Italia viva, complessa, indimenticabile.