PAOLA PEREGO

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Le storie di ognuno di noi

Un viaggio nella famiglia italiana. La popolare conduttrice, che torna su Rai2 con un programma dedicato all’incontro e al confronto tra emozioni e generazioni, al RadiocorriereTv dichiara: «Il filo rosso è quello del cuore, che unisce persone che si vogliono bene». E confida: «I miei affetti sono la mia priorità». Dal 7 novembre il sabato alle 14

Una nuova sfida nel pomeriggio del sabato, un confronto generazionale su temi diversi… ci racconta “Il filo rosso”?

È quel filo che unisce due persone che si vogliono bene o si amano, è il filo del cuore, degli affetti. Può unire un nonno a un nipote, una madre a un figlio, un amico a un amico, fratelli, sorelle, è il filo dei sentimenti, quelle stesse emozioni che noi vogliamo andare a raccontare, spaziando tra le varie generazioni e nelle varie problematiche, che sono poi le storie di ognuno di noi.

Di quali storie vi occuperete?

Ci arrivano tantissime mail, molte delle quali sono richieste d’aiuto, ma c’è anche tanta voglia di raccontare storie belle e a lieto fine. Un signore ci dice di non volere fare il nonno, sostiene di non essere stato capace di fare il padre e di essere pertanto incapace di seguire il nipote, vorrebbe venire in trasmissione per parlarne con il figlio. C’è invece un ragazzo che chiede al nonno di convincere la madre a non andare a vivere con il nuovo compagno. È una tematica molto comune nelle famiglie allargate, noi faremo in modo che si parlino.

Un luogo di confronto sulla famiglia italiana oggi…

Una famiglia italiana che in molti casi, ormai, comprende quattro generazioni, ci sono nonni, bisnonni, figli, nipoti.

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Gigi Marzullo

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Si faccia una domanda

Gigi Marzullo, re della notte di Rai1, in libreria con il volume che raccoglie 365 domande intime e surreali ai protagonisti del passato e del presente

Come nasce “Si faccia una domanda”?

Dalle tantissime domande che ho fatto in tanti anni di “duro lavoro” (sorride), ma nasce soprattutto da quelle fatte al tavolo di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Abbiamo cominciato a esasperare i quesiti, lo scorso anno è nato “Non ho capito la domanda”, quest’anno “Si faccia una domanda”, che spero sia il secondo capitolo di una trilogia. A differenza dello scorso libro ogni domanda è indirizzata a un protagonista, a un personaggio del passato, del presente e anche del futuro, data la giovane età di molti di loro. Mi rivolgo a Marx, a Hegel, a Schopenhauer, come a Orietta Berti, a Luciana Littizzetto e a tantissimi altri.

Come hai scelto i personaggi, di ieri e di oggi, ai quali ha rivolto virtualmente le domande del libro?

Attraverso le domande e le interviste fatte negli anni e quelle che avrei voluto fare, ma che per motivi anagrafici, sia miei che dei protagonisti, non ho avuto la possibilità di fare.

Scrivi che “domandare è un modo per mettersi in moto verso l’ignoto”, cosa hai scoperto delle persone e della vita nel corso di tanti anni di lavoro?

Che la vita è una cosa bellissima, che ci sono tante cose da raccontare, che la vita è fatta di alti e di bassi, di sofferenze e di gioie e che bisogna essere pronti ad affrontare anche i momenti bassi con ottimismo, quando ci si riesce, senza mai perdere la speranza, sempre tenendo presenti, come amiche, la volontà e la tenacia, le stesse volontà e tenacia che in un certo senso mi hanno assistito, mi assistono e credo mi assisteranno anche in futuro.

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Angela Mariella

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La Rai che cammina e racconta il Paese

Il RadiocorriereTv intervista Angela Mariella, nuovo direttore di Isoradio: «La nostra missione è fare Servizio Pubblico accompagnando fisicamente gli ascoltatori nel loro viaggio»

Isoradio è la radio per eccellenza della pubblica utilità, cosa si può fare per renderla ancora più vicina alla gente?

Isoradio è la Rai che cammina con le persone e mentre lo fa guarda, scopre e racconta. Nel raccontare deve accendere l’immaginazione, il sogno e anche la speranza. Nel suo servizio di infomobilità Isoradio ha la declinazione più pura del Servizio Pubblico. La Rai deve rafforzare sempre di più, in tutti i suoi aspetti, i suoi settori, proprio questa vocazione. Isoradio mi darà la possibilità di fare uscire questa funzione, questa missione, dalla formula astratta. Servizio Pubblico significa produrre conoscenza, pensiero e aiutare gli ascoltatori a fare chiarezza in una crescita culturale e sociale del Paese. Isoradio ha una missione ancora più forte, perché può fare Servizio Pubblico accompagnando fisicamente gli ascoltatori nel loro viaggio.

Novità in arrivo nella programmazione?

È presto per parlare di novità, quel che è certo è che punteremo sulla valorizzazione dell’infomobilità, che deve diventare la spina dorsale attraverso la quale possiamo raccontare il Paese e dare voce e volto al nostro territorio, bellissimo, grandissimo, a volte sconosciuto. Da casello a casello ogni uscita autostradale diventerà un’opportunità per scoprire e raccontare la magia e anche la sofferenza dell’Italia in questo momento.

Vieni da Radio1, emittente che da sempre racconta le persone e la loro storia, cosa porti con te di quell’esperienza?

La bellezza e la grandezza della radio, che per me è diventata una seconda pelle. La radio è immediatezza, ti può trasportare con la forza del racconto in mondi nuovi e ti mostra anche gli aspetti meno conosciuti. Non è l’immagine, che spesso in televisione esaurisce la realtà, ma è anche visione, nel senso poetico del termine. Questo mi ha insegnato la radio. A Radio1 ho fatto l’informazione immediata, la cronaca, ma anche il racconto complesso, quello dell’inchiesta, l’ho fatto a “Mangiafuoco”, per me una grandissima esperienza.

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MIA CERAN

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PRONTA A GIOCARE QUESTA PARTITA

Alla conduzione, con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu,  di “Quelli che il calcio”, lo storico programma domenicale di Rai2, la giornalista e conduttrice si racconta: “C’era bisogno di un po’ di leggerezza, ma la sfida è doppia: tornare e farlo con il sorriso in un momento storico come questo”.

Questa stagione ha il sapore di una sfida molto complicata, in un clima pesante per il Paese e a stagione di serie A già iniziata.

Decisamente complicata ma non per questo meno entusiasmante, nel senso che avevamo tantissima voglia di tornare. Abbiamo il privilegio, attraverso i social,  di avere un filo diretto anche con chi ci segue e c’erano tantissimo affetto e una richiesta costante di persone che dicevano “abbiamo voglia di qualcosa che ci restituisca un po’ di leggerezza nel palinsesto”. La sfida è doppia. Tornare e farlo con il sorriso in un momento storico come questo.

E’ un campionato sempre sul chi va là. Siete pronti a tutto?

Siamo pronti a tutto e lo stiamo scoprendo tutti quanti insieme, credo. E’ un lavoro che richiede lo forzo di tantissime persone. E’ un  lavoro corale, di gruppo, quindi è fondamentale avere tutti quanti i pezzi necessari. Speriamo di riuscire a rimanere una squadra unita e solida  da qui fino a maggio.

Fate fronte all’emergenza con soluzioni creative e ospiti. C’è più bisogno, in questo momento storico, di un varietà a sfondo sportivo?

Sicuramente c’è il bisogno di trovare una chiave per potersi permettere il lusso di ridere e di distrarsi, svagarsi, senza per forza nascondere quello che sta succedendo. Non possiamo essere completamente sordi di fronte a quel che accade fuori. Quest’anno è tutto molto delicato in un certo senso, ma con la voglia di varietà e di leggerezza. Questo vale sia per il pubblico, sia per chi lo fa di mestiere, come noi.

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FRANCESCA FIALDINI

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E’ possibile cambiare il nostro destino

La conduttrice ogni domenica pomeriggio è su Rai1 con “Da noi…a ruota libera” e su Rai3, il lunedì in seconda serata, con “Fame d’amore”:  “L’obiettivo è quello di mettere in discussione il nostro modo di amare, raccontando storie di chi ha fatto scelte fuori dall’ordinario – racconta – Ospito persone che ogni giorno si costruiscono la felicità senza dimenticare il vicino di casa, la condivisione, il senso di appartenenza”

Due programmi molto intensi dove le persone e le loro storie sono in primo piano. Possiamo dire che entrambi parlano d’amore?

Si, è giusto. Ma con una declinazione tutt’altro che sentimentalistica. Semmai l’obiettivo è quello di mettere in discussione il nostro modo di amare, raccontando storie di chi ha fatto scelte fuori dall’ordinario oppure, come in “Fame d’amore”, storie di ragazzi e ragazze che si sentono poco amati e accettati per quello che sono e che per questo si puniscono.

Perché i ragazzi di “Fame d’amore” ti scelgono come interlocutrice?

Forse perché, con tutto il team di lavoro, abbiamo cercato di farli sempre sentire accolti e belli così come sono, ascoltandoli sempre con sincero interesse, senza mai giudicarli. Anzi, alle volte ironizzando sulla loro condizione fisica e sulle loro ossessioni.

 Quanto hanno bisogno di essere presi per mano?

Più che altro hanno bisogno di non sentirsi giudicati. Uno dei più grandi problemi che patiscono è non sentirsi mai all’altezza, mai abbastanza bravi o belli o capaci o desiderabili, insomma mai abbastanza giusti per le sfide che pone l’età adulta. Ingrassare a dismisura, o dimagrire fino a scomparire, hanno in comune questo senso di inadeguatezza, per cui usano il cibo, come amico o come nemico, per gridare il loro disagio.

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Almamegretta

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Indietro nel futuro

Gli Almamegretta, storica band napoletana, tornano con un remaster di “Sanacore”, l’album che ha segnato gli anni ’90 e la loro carriera: “Mettiamo insieme elementi che sembrerebbero contrastanti, ma che invece creano una materia omogenea – ci dicono a proposito della loro originalità – Qualcosa che è un po’ lontana dall’omologazione che avanza velocissima”

Perché avete deciso di riproporre “Sanacore” che venticinque anni fa ha segnato la vostra carriera e cosa cambia in questa nuova versione?

La ragione è molto semplice. E’ stato un album che ci ha dato tanto, pietra miliare per la nostra carriera e per la musica italiana. La rivista “Rolling Stones” lo ha inserito tra i cento album più belli di sempre. Poi attraverso i social abbiamo capito che i nostri fans tenevano tantissimo alla ristampa, dato che era introvabile il vinile.  E’ stata poi rimasterizzato e oggi ha un suono molto più potente, con una vernice di attualità.

All’interno ci sono anche due inediti ritrovati…

Sono praticamente frutto della pre-produzione che facemmo subito dopo “Sanacore”. Dopo averli quasi terminati, ci rendemmo conto che appartenevano a quel mondo e quindi li accantonammo. Uno è “Tamms Dub” fatta dal nostro compianto Stefano Facchielli, D-Rad, scomparso nel 2004. Una testimonianza importante della sua opera dato che il suo contributo è stato fondamentale. L’altro pezzo è “Hertical Dub”, che insieme agli altri va benissimo.

Oggi questo disco è sorprendentemente attuale, come è possibile?

Ci avevamo visto lungo su determinati temi, avendo capito che, ad esempio, l’immigrazione avrebbe segnato la società italiana, così come altri temi importanti. La nostra musica è fondata proprio sull’incontro tra varie culture e quindi affrontavamo queste questioni in modo assolutamente naturale. La musica è formata da varie influenze che sono molto distanti sia a livello geografico che temporale. Il nostro è un mix di culture diverse. Siamo dei paladini della contaminazione di valori buoni. Purtroppo, sono ancora attuali. A noi piacerebbe che questi testi non fossero attuali, dato che questo significa che non abbiamo fatto molti passi in avanti su questi temi.

Negli anni a seguire “Sanacore”, avete affinato il vostro modo di raccontare in musica. Oggi, questo remaster segna anche un nuovo inizio?

Sicuramente. Dal momento che questo disco è ancora attuale, ci teniamo a far capire che siamo ancora in grande attività. Infatti è già pronto un nuovo disco di inediti al quale stiamo lavorando da un po’ di tempo, frutto della collaborazione con Paolo Baldini, dub master e bassista molto importante sia in Italia, sia a livello internazionale. Questo disco lo presenteremo prossimamente, nel momento in cui ci saranno più certezze.

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MAYA SANSA

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Sono una sognatrice

«Ho avuto la fortuna di incontrare un grande maestro nei mie tre anni accademici. Un grande regista che in alcuni momenti è stato anche una figura paterna, un amico, un punto di riferimento» racconta l’attrice al Radiocorrieretv ricordando il suo esordio con Marco Bellocchio. E su “Io ti cercherò”, in onda su Rai1, di cui è protagonista dice: «Una storia che mi ha commosso fin dalla sceneggiatura, molto moderna e attuale»

“Io ti cercherò” ha raccontato la perdita di un figlio. Al di là della serie, il rapporto genitori-figli è un universo sempre complesso da indagare. Da madre, come ha vissuto questo racconto?

Mi ha molto commossa, fin dalla lettura della sceneggiatura. Un’emozione molto forte perché ti trovi a fare i conti con la paura più grande di un genitore, presente, forse, ancor prima di essere padre o madre. È difficile anche solo immaginare una simile tragedia. Cresciamo come figli sapendo che per i tuoi genitori rappresenti la cosa più importante della loro esistenza, vivi la loro paura di perderti. Un genitore che si trova a confrontarsi con la morte di un figlio, se sopravvive a questo dolore, entra in una dimensione altra, quasi mistica. Valerio, il protagonista, va avanti solo perché è spinto dalla forza di scoprire la verità e Sara, il personaggio che ho interpretato, anche se non vive in prima persona questo dramma, è molto coinvolta, è una madre e resta accanto all’uomo per il quale ha provato in passato una grande passione e ha visto crescere suo figlio.

Cosa le ha lasciato questo ruolo? La serie è stata presentata come un poliziesco, per me non è stato solo questo, ma una grande storia d’amore, di liberazione e di ritrovamento della propria indipendenza, come donna, come poliziotto, come madre e come moglie. La sparizione e la morte di questo ragazzo costringe Sara a fare i conti con se stessa, con una esistenza che non le appartiene più. Ha rinunciato all’amore per restare dentro una relazione che non funzionava più e, anche se penso sia giusto offrire alla propria famiglia una seconda chance, ci sono passioni che non sono solo una distrazione, ma sono profonde, autentiche, non viverle significa fare del male a se stessi e alle persone che ti stanno vicino.

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Conte Bros

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Portami al limite

I Conte Bros, duo formato da Anthony e Vittorio Conte, tornano con un nuovo singolo in collaborazione con i Gemelli Diversi: “E’ una canzone che racconta un passato che probabilmente non si ripresenterà più – dicono i due fratelli del nuovo singolo dal gusto nostalgico – Bisognerebbe vivere con più leggerezza i momenti più importanti della vita”

Il vostro nuovo singolo vanta una collaborazione importante con i Gemelli Diversi, come è arrivata?

È nato tutto durante il lockdown a marzo. Ci è arrivato un messaggio dal nostro manager Maria Totaro. È seguito uno scambio di inediti e i Gemelli Diversi hanno scelto “Portami al limite”. Da lì abbiamo iniziato a lavorare via internet. Ci siamo dovuti adattare in questo modo e da quel momento abbiamo iniziato la produzione con l’incisione delle voci.

Perché il titolo “Portami al limite”?

La canzone parla di una situazione di un passato che probabilmente non si ripresenteranno mai più. L’abbiamo voluta chiamare così perché bisognerebbe vivere con più leggerezza tutti i momenti più importanti della vita, che andrebbero vissuti al limite.

La canzone ha un gusto un po’ nostalgico. Rispecchia anche la vita dei Conte Bros?

Abbastanza, sì. Ci sono dei momenti che avremmo voluto vivere in passato con più leggerezza, come ora,  che è un momento particolare per  tutti, senza vivere troppo con ansie perché ci si complica davvero la vita ecco.

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IL COLLEGIO

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Su quei banchi rivediamo noi stessi

Il popolare conduttore, voce narrante del programma cult in onda dal 27 ottobre su Rai2, racconta al RadiocorriereTv i suoi trascorsi da studente: «Andavo bene a scuola ma mi bocciarono per la condotta». E sul successo del docu-reality afferma: «Funziona perché è intergenerazionale, si rivolge a tutta la famiglia»

Magalli, bentornato a “Il Collegio”…

Sono ripetente, sono quattro anni che lo faccio (sorride).

Cosa la lega a questo programma?

Facendo la voce narrante dalla prima edizione il programma l’ho anche visto. Nei primi anni era ambientato nei Sessanta, gli anni della mia scuola. Mi sono rivisto dietro ai banchi, ho rivisto situazioni che conoscevo, atteggiamenti dei professori, metodi d’insegnamento, metodi puntivi che avevo nella memoria. Anche le clip storiche che realizziamo riguardano fatti che mi erano noti. Poi, piano piano, la storia è avanzata, gli anni sono passati, siamo arrivati a quelli in cui le mie figlie andavano a scuola. A “Il Collegio” mi sono proprio affezionato.

Che ricordo ha degli anni Novanta, nei quali è ambientata questa quinta edizione?

Per me sono stati anni belli. Sono quelli in cui mi sono sposato, in cui è nata la mia seconda figlia, gli anni in cui professionalmente ho fatto molte trasmissioni carine oltre “I Fatti Vostri”, penso a “Fantastica Italiana”, a “I Cervelloni”, a “Papaveri e papere”, e anche in famiglia andava tutto bene. Qualche anno dopo io e mia moglie ci siamo separati, ma siamo comunque rimasti amici, a mia figlia sono rimasto molto legato, andiamo spesso a cena tutti insieme. Sono anni di cui non ho un brutto ricordo, poi qualcosa capita sempre, mia mamma ci lasciò. Non ci sono mai anni che non abbiano anche qualche ombra.

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MILO INFANTE

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Ore 14

Dal 26 ottobre, dal lunedì al venerdì alle 14, il giornalista torna nella fascia pomeridiana di Rai2: “Cinquanta minuti partendo dai fatti del giorno con una informazione piuttosto serrata – anticipa al nostro giornale – useremo un linguaggio appropriato, sempre misurato. C’è bisogno di una informazione neutra, pulita e incisiva”

Milo Infante, conduttore del nuovo programma televisivo ‘Ore 14’, nello studio della Rai di corso Sempione a Milano, 10 ottobre 2020. ANSA/Mourad Balti Touati

Come hai accolto questo ritorno alla fascia pomeridiana quotidiana?

Con gioia, perché è una fascia che conosco molto bene e perché credo che in questo momento ci sia un bisogno molto forte e molto importante di una informazione neutra, pulita e incisiva.

Il programma sarà di informazione e di cronaca in un momento molto complesso. Come partirete?

Con le informazioni necessarie per affrontare l’emergenza del Coronavirus, perché è il grande tema che ci accompagnerà, purtroppo, nei prossimi mesi. Questo non vuol dire che le trasmissioni saranno monotematiche, ma finché ci saranno dei decreti che arrivano la notte e che vengono resi noti durante le prime ore del giorno, ci dovranno essere programmi che tradurranno le indicazioni ai telespettatori. Questo è un obbligo e un dovere del Servizio Pubblico, senza spettacolarizzazione, senza polemiche, senza partigianerie in maniera molto chiara, perché la gente è confusa.

Il format vede ragazze e ragazzi protagonisti del dibattito. Chi sono?

Sono giovani tra i 18 e i 22 anni. Il format prevedeva un numero ampio di ragazzi in studio, ma purtroppo le regole anti Covid ci hanno costretto a ridurlo. Saranno in tre rispetto ai quindici o venti che avevamo ipotizzato. Speriamo presto di poter tornare a una vita normale e che la normalità torni anche nelle trasmissioni televisive.

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