Finalmente nonna ha capito che lavoro faccio (più o meno)

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GABRIELE VAGNATO

L’esordio sul Web, il successo in Rete e da alcuni mesi “Viva Rai 2!”, la partecipazione allo show del mattino di Fiorello. Il RadiocorriereTv intervista il giovane inviato del programma rivelazione dell’ultima stagione televisiva

Cosa ha pensato quando Fiorello le ha chiesto di lavorare con lui?

È stata un’emozione unica. Ho sempre sognato di fare questo lavoro e adesso ci sto provando. Da bambino, quando improvvisavo imitazioni dei miei parenti durante il pranzo della domenica, in famiglia in Calabria, il punto di riferimento era Fiorello. Lavorare con lui è anche una scuola unica, un’occasione che pochi hanno e anche per questo lo ringrazierò per sempre.

Com’è cambiata la sua vita negli ultimi mesi?

Non riesco a guardarmi da fuori e quindi continuo a fare le mie cose senza rendermi conto di ciò che mi succede attorno. Fiorello e il team di lavoro hanno la capacità di farti sentire a casa. Ciò che è cambiato è che quando vado in giro per strada capita che mi fermino anche persone un po’ più grandi e non solo dei ragazzi. Questo mi fa molto piacere.

Una popolarità trasversale, familiare…

Diciamo così (sorride).

Lavorare sul Web e in Tv, cosa cambia?

Non è detto che chi va forte sul Web sappia fare televisione, così come la radio, il teatro. Sono tutte realtà a sé stanti. Sono partito praticamente da zero, in televisione avevo fatto solo due cose molto marginali. Ogni giorno imparo da Fiore, dagli autori, e questo mi piace. Sto pian piano esplorando la storia della Tv, che per me iniziava da quando ho cominciato a guardarla, poco prima del 2010. Sto anche scoprendo programmi del passato che visti oggi mi sembrano nuovissimi.

Come si costruisce una risata?

Provo a dare spazio a quella che è già la mia cifra nella vita quotidiana. Sono molto inopportuno, direbbe qualcuno (sorride). Quando c’è l’elefante nella stanza e nessuno lo dice, a me piace sottolinearlo. E poi ci sono la mia goffaggine e le sfighe quotidiane subite. Di tanto in tanto mi chiedo se sia così anche per le altre persone. Insomma, gli ingredienti sono la goffaggine e l’essere inopportuno. Ognuno ha la sua cifra che penso debba essere molto vicina al proprio carattere.

Dall’esterno come vede quelli del glass?

Vado spesso a Roma ed è bellissimo, anche perché nel glass si divertono molto. Vivono di mattina, quando arrivano alle 12 per loro è quasi sera inoltrata. Per me sono dei punti di riferimento. Sia Biggio che Casciari sono persone di grande esperienza, e poi ci sono il corpo di ballo e Luca Tommassini, che spende tutto il budget. È bello vedere come una macchina così grande possa funzionare in modo apparentemente così semplice. La resa è bella e divertente.

Cosa pensa quando si rivede in Tv?

Non mi piace tanto rivedermi, perché noto gli errori e penso che avrei potuto fare meglio. È come quando guardi una fotografia che ti sei fatto. Sono molto critico, mi flagello un po’…

Cosa si dice in famiglia di questo successo?

Per tanto tempo mia mamma e tutta la mia famiglia non è che capissero quello che effettivamente stessi facendo sul Web… (sorride). Ora posso dire che faccio il programma con Fiorello, è più semplice da spiegare. E poi mia madre non mi sta più mandando i link dei concorsi pubblici che prima mi inviava, per spingermi a  trovare un lavoro vero.

Ha convinto sua mamma che anche lavorare sul Web e in Tv può rappresentare una prospettiva seria…

Ho convinto mia mamma, e finalmente mia nonna ha capito, più o meno, che lavoro faccio. A dire il vero quello di Internet non l’ha capito ancora bene, ma quello della Tv sì.

Indirettamente Fiorello le ha dato una mano…

Ogni volta che torno a casa, a parte darmi del cibo da potare con me a Milano, mamma mi dice di salutare Fiorello da parte sua, cosa che poi non faccio perché non mi sembra opportuno, anche se come detto, sono spesso inopportuno. Me la vivo in modo molto divertente.

Sanremo se lo aspettava così?

Non so come abbiano fatto Fiore, gli autori, tutto il team… Io ho 22 anni, ho fatto le analisi e ho tutti i valori sballati, secondo me dai giorni di Sanremo (sorride). Si vive una settimana folle, ci sono un sacco di controlli e per superarli devi partire ore prima di quando devi arrivare. Fare i servizi e le dirette è la cosa più divertente, ho dormito pochissimo ma è stata un’esperienza meravigliosa. Ringrazio Fiore per avermela fatta vivere.

Provi a declinarsi al futuro, come si vede?

Come non riesco a guardarmi al presente non riesco a farlo nemmeno al futuro, il sogno comunque è di continuare a fare questo lavoro. Pian piano sto cercando di capire cosa mi piaccia di più: vorrei continuare su questa strada senza mai abbandonare il Web che è un po’ casa mia, che mi ha dato la possibilità di arrivare a essere visto da Fiorello. È una sorta di riconoscenza. Se ne parla spesso male, ed è oggettivo che ci siano cose che magari sono meno controllabili di strumenti come la Tv e i giornali. Ma se sfruttato bene è un trampolino di lancio unico. Una possibilità che dieci anni fa non c’era e che oggi è in via di evoluzione. Cerchiamo di guardarlo dalla parte buona, cercando di essere anche noi persone pulite e buone quando andiamo in Rete. Il Web è uno spazio di tutti.

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La Corona dei Windsor

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ULISSE

Una puntata speciale del programma di Alberto Angela in occasione dell’incoronazione di Carlo III. Un viaggio alla scoperta degli aspetti meno noti della dinastia del Regno Unito. Mercoledì 3 maggio alle 21.25 su Rai1

In occasione dell’incoronazione di Carlo III del Regno Unito, Rai Cultura propone, mercoledì 3 maggio alle 21.25 su Rai1, una puntata speciale di “Ulisse, il piacere della scoperta” che ripercorre la storia della famiglia Windsor e delle incoronazioni britanniche, l’ultima delle quali risale a ben settant’anni fa quando la corona di Sant’Edoardo cinse il capo della giovane Elisabetta II.

Alberto Angela accompagnerà i telespettatori in un viaggio alla scoperta degli aspetti meno noti di una dinastia di origine tedesca che poco più di un secolo fa prese il nome di uno dei suoi castelli.

Carlo III è il sovrano più anziano mai incoronato nell’Abbazia di Westminster, le sue vicende personali sono state al centro delle cronache degli ultimi cinquant’anni e le sue convinzioni sui temi ambientali fanno presagire un indirizzo del tutto originale al suo regno. Insieme a lui sarà incoronata regina sua moglie Camilla che, dopo un’iniziale diffidenza dei britannici, è riuscita a conquistarne il rispetto e la considerazione.

Lo speciale racconterà gli antichissimi rituali di una cerimonia che ha una tradizione millenaria e nella quale vengono utilizzati i gioielli della corona, che vantano alcune tra le pietre più preziose e celebri al mondo.

Su questa scintillante celebrazione incombono però le tensioni di una famiglia più volte lacerata da divisioni e scandali. Primo fra tutti il plateale abbandono della vita pubblica da parte del principe Harry e di sua moglie Meghan, recentemente protagonisti di libri e documentari che hanno provocato notevole imbarazzo a corte.

La puntata sarà anche un viaggio nella storia e nella cronaca degli ultimi decenni, con bellissime immagini e interviste poco note in Italia.

Tra gli ospiti Sir Antonio Pappano, che dirigerà a Londra l’orchestra dell’incoronazione, Andrea Bocelli, l’unico artista italiano che si esibirà davanti al nuovo re nel grande concerto dell’incoronazione, il giornalista e scrittore Antonio Caprarica, biografo di molti membri della famiglia Windsor, e Bona Frescobaldi, che ha spesso ospitato Carlo III nei suoi soggiorni in Toscana.

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Quando la musica parla di lavoro

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PRIMO MAGGIO

Ambra Angiolini e Biggio presentano il Concertone di CGIL, CISL e UIL in Piazza San Giovanni a Roma, in onda in diretta su Rai 3, Rai Radio 2, RaiPlay e Rai Italia. Sul grande palco gli interpreti e i cantautori di oggi e di domani. Ospite la star internazionale Aurora

Il Concerto del Primo Maggio di Roma, promosso da CGIL, CISL e UIL e organizzato da iCompany, sta per prendere il via. Appuntamento alle 15.15 su Rai 3, Rai Radio 2, RaiPlay e Rai Italia con Ambra Angiolini, alla sua sesta conduzione, e Biggio. L’edizione 2023 rende omaggio alla Carta Costituzionale, in occasione dei 75 anni dalla sua entrata in vigore, citando l’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Nove ore di musica dal vivo e parole, con circa cinquanta artisti rappresentativi della musica italiana attuale e futura. Sul palco la norvegese Aurora, star internazionale dell’evento, Lazza, Coma_Cose, Geolier, Emma, Carl Brave, Tananai, Francesco Gabbani, Ariete, Mr.Rain, Piero Pelù con Alborosie, Matteo Paolillo, Righeira, Mara Sattei, Il Tre, Baustelle, Levante, Aiello, Rocco Hunt, Bnkr44, e ancora Gaia, Alfa, Giuse The Lizia, Fulminacci, Mille, Neima Ezza, Rose Villain, Wayne, Ciliari, Tropea, Napoleone, Uzi Lvke, L’orchestraccia, Epoque, Ginevra, Serendipity | Paolo Benvegnù. E inoltre Etta, Maninni Still Charles, Hermes. Un evento transgenerazionale che, negli ultimi anni, ha saputo intercettare e raccontare la musica che sta per arrivare alle orecchie del pubblico nazionale. Un palco, una piazza e una platea che, annualmente, mettono in vetrina l’emporio della musica italiana. L’edizione 2023 del Concerto del Primo Maggio si arricchisce quindi anche di un pre-show che, intorno alle ore 14.00, darà il benvenuto al pubblico di Piazza San Giovanni ospitando le esibizioni di Leo Gassmann, Iside, Savana funk e Camilla Magli. Nella prima parte del Concertone si esibiranno anche i 3 vincitori di 1MNEXT, il Contest del Primo Maggio dedicato agli artisti emergenti. Un Primo Maggio da ascoltare e guardare anche su Rai Radio 2, voce ufficiale del Concertone. Ad avvicendarsi ai microfoni le conduttrici della radio, alle 16.00 Diletta Parlangeli e LaMario, a partire dalle 20.00 Carolina Di Domenico ed Elena Di Cioccio. L’intero evento sarà disponibile anche su RaiPlay, sia in diretta sia on demand. A Rai Italia il compito di proporre l’intero concerto nel mondo. In prima fila anche Rai Pubblica Utilità, che garantirà la piena accessibilità del Concerto. A partire dalle 15 sottotitoli alla pagina 777 del Televideo. Dalle 20.00 inizierà su RaiPlay la diretta accessibile con sottotitoli e LIS.

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Le mille puntate del Mare Nostrum

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TGR MEDITERRANEO

1993-2023, la Rai festeggia un viaggio lungo trent’anni. Il racconto della situazione politica, dei conflitti e delle tensioni dei Paesi affacciati sul Mediterraneo, con una particolare attenzione a costumi, usanze, tradizioni, cultura e ricchezza artistica. La domenica alle 12.25 su Rai 3

Rubrica nazionale della Tgr, a cura della Tgr Sicilia,  “Mediterraneo” festeggia il suo trentesimo anno (1993-2023) e le mille e oltre puntate, tenendo fede a quella che è stata l’idea iniziale: creare un ponte culturale che unisca le varie sponde del Mediterraneo. Nato da un’idea dell’allora capo redattore Nino Rizzo Nervo, “Mediterraneo” si muove nel segno della più stretta attualità, dalle crisi politiche ai migranti, ma anche nell’attenzione al dialogo e ai tanti legami culturali e sociali tra i Paesi che si affacciano sul bacino. «Una delle decisioni più importanti per il programma è stata coinvolgere tutte le varie redazioni giornalistiche della Rai, compresi gli inviati esteri – afferma Nino Rizzo Nervo – a loro si sono aggiunti anche i contributi di vari corrispondenti stranieri di altre Tv.  Negli anni la prospettiva nel raccontare il Mediterraneo è cambiata ed ha continuato ad ampliarsi anche nel modo nel quale si parla di accoglienza».  Nella prima puntata, in onda nel marzo del 1993, il cardinal Ersilio Tonini già parlava di una società multietnica. Ogni settimana, a distanza di trent’anni, la domenica alle 12.25 su Rai 3, il programma punta l’obiettivo sulle tante sponde del Mare Nostrum. «Mediterraneo racconta gli scambi di secoli senza chiudere gli occhi su quello che non è solo un luogo di dialogo ma anche di scontri, grandi contraddizioni, tensioni. Raccontiamo poi anche la bellezza, l’arte, la cultura, la cucina, la storia anche negli elementi di unione di Paese in Paese – spiega il caporedattore di Rai Sicilia Rino Cascio – Anche con il covid siamo riusciti a raccontare ciò che succedeva nell’area, grazie alla collaborazione delle tv straniere. Ora, stando attenti, siamo tornati alle trasferte, e mi stupisco di quanti luoghi riusciamo a raggiungere». Grande la soddisfazione per il trentennale e le mille puntate del direttore della Tgr Alessandro Casarin: «Trent’anni fa la Tgr ha posto i problemi che sono oggi all’ordine del giorno anche dell’Unione Europea. Conoscere i popoli africani e arabi e integrarli. Come? Nessuno ha ancora risposto. Tra le frontiere che racconterà ‘Mediterraneo’ c’è la Tunisia, nazione sull’orlo della bancarotta dove la democrazia scricchiola ogni giorno. Un Paese che dalla primavera araba non è più riuscito a risollevarsi».

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Uno studio per il Giubileo della Speranza

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Taglio del nastro nella sede Rai di Borgo Sant’Angelo a Roma, a poche centinaia di metri da Piazza San Pietro

Inaugurato alla presenza del Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione monsignor Rino Fisichella, del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e dell’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes il nuovo studio televisivo “Giubileo 2025” di Rai Vaticano.  Agile, funzionale, connesso con i centri di messa in onda di Saxa Rubra e della Sala Stampa del Vaticano, lo studio si trova nella sede di Borgo Sant’Angelo a Roma e verrà impiegato per dirette, approfondimenti e cronache degli eventi legati al Giubileo della Speranza, indetto da Papa Francesco, al Pontefice e alla Santa Sede. In vista del Giubileo 2025 Rai Vaticano, dall’inizio dell’anno, dedica parte della propria programmazione alle attività di preparazione all’Anno Santo, come la prima edizione della nuova trasmissione “Giubileo 2025. Pellegrini di speranza”, nome che riprende il motto scelto dal Papa e che illustra tanti aspetti della preparazione al 2025. Monsignor Fisichella si dice «molto grato alla Rai e all’ad Carlo Fuortes per la disponibilità dimostrata, comprendendo il grande valore del Giubileo evento di popolo. La collaborazione con la Rai – sottolinea il Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione – è fondamentale: la Rai non arriva solo in Italia, non raggiunge solo gli italiani nel mondo, ma anche tutti quelli che parlano la lingua italiana e che hanno piacere di ricevere notizie dall’Italia». Il rinnovamento dello studio conferma l’attenzione che la Rai riserva e riserverà ai tanti appuntamenti di un anno speciale. «Già oggi, a due anni dalla partenza, abbiamo uno studio nuovo e stiamo lavorando su tutti i programmi che avranno al centro Rai Vaticano, ma anche tutte le strutture giornalistiche, tutti i generi – afferma l’ad della Rai Carlo Fuortes – tutta la Rai sarà coinvolta in questo racconto che è un evento di popolo ed è uno straordinario momento da raccontare nel migliore dei modi approfondendo tutti i temi». «Rai Vaticano sta realizzando già da gennaio un programma di trenta minuti in onda l’ultima domenica del mese su Rai1 dal titolo “Giubileo 2025 Pellegrini di Speranza”, che speriamo dal prossimo gennaio da appuntamento mensile diventi un appuntamento settimanale» dichiara Stefano Ziantoni, responsabile della struttura di Rai Vaticano. «Il Pontefice apprezza le nostre trasmissioni, ci sprona a continuare – conclude Ziantoni – e con la collaborazione di monsignor Fisichella e di Roma Capitale speriamo di prendere per mano i telespettatori e accompagnarli al Giubileo della Speranza».

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Se vuoi cambiare il mondo devi esserci

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Sarah Felberbaum

«È stata la prima a smuovere le coscienze femminili, affermando che non era normale accettare condizioni discriminatorie, ma che al contrario era ed è normale aspettarsi la parità con i colleghi maschi» racconta la protagonista del film “Tina Anselmi. Una vita per la democrazia”

L’esempio di Tina Anselmi, a 16 anni schierata dalla parte della democrazia…

È uno degli aspetti più affascinanti di questa donna, al giorno d’oggi è quasi impossibile da ritrovare. A sedici anni, un giorno, tornata a casa dopo aver visto dei giovani partigiani impiccati sul vialone principale della sua città, si rende conto che era arrivato il momento dell’azione per provare a cambiare le cose. Da quel momento non si è mai fermata, è diventata una giovanissima staffetta dei partigiani, ha studiato e mentre lo faceva è diventata sindacalista, affrontando tra le sue prime lotte il problema dei diritti delle giovani operaie, insegnando loro che non avevano solo doveri, ma che potevano e dovevano lottare per questi diritti.

Che cosa l’ha affascinata di questa donna?

Una delle cose che più mi ha attratto di Tina è stata la sua ferma convinzione che lo studio e la scuola fossero fondamentali nella vita di un essere umano, gli unici veri strumenti di conoscenza. Fu la prima a lottare per le pari opportunità, a insegnare alle lavoratrici che dovevano percepire lo stesso stipendio degli uomini, che una donna poteva ambire a diventare qualsiasi cosa nella vita. All’epoca alcune professioni erano precluse alle donne, non potevano diventare dottori, avvocati, avevano un coprifuoco. Oggi, anche solo pensarlo, sarebbe una follia, almeno nel nostro Paese, ma non stiamo nemmeno parlando di molto tempo fa. Prima una donna veniva licenziata perché si sposava o rimaneva incinta. Ecco, Tina Anselmi è stata la prima ad affrontare questi problemi, a smuovere le coscienze femminili, affermando che non era normale accettare condizioni discriminatorie, ma che al contrario era ed è normale aspettarsi la parità con i colleghi maschi.

Cosa significa per il pubblico di oggi immergersi nella vita quotidiana di Tina Anselmi?

Sono molto orgogliosa di questo film, mi auguro che a guardarlo ci siano tanti ragazzi che potranno conoscere la storia di una donna eccezionale, purtroppo quasi del tutto sconosciuta tra le nuove generazioni. L’avventura umana di Tina Anselmi è stata straordinaria, ricchissima, è stata una donna forte e coraggiosa, non aveva paura e si batteva per i propri principi. Per tutti è un grandissimo esempio. Anche il semplice fatto di non badare all’estetica, ma di concentrarsi solo e soltanto su quello in cui credeva fosse importante, è un valido motivo di riflessione. Era una donna integra, i valori in cui credeva sono difficili da ritrovare nella società di oggi.

Cosa le ha lasciato questa esperienza professionale e umana?

È stato un regalo straordinario. Luciano (Mannuzzi, il regista) ha creduto in me immediatamente, mi ha chiamata e all’inizio ho pensato fosse matto (ride). Ha visto qualcosa, non si è fermato semplicemente a un fattore estetico, è andato oltre. Nonostante le mie perplessità, la mia iniziale insicurezza, è andato avanti, sapendo che avrei potuto fare qualcosa di buono. Mi ha regalato, forse, il primo ruolo in cui ho potuto concentrarmi sullo spirito del personaggio e nient’altro. È stata una libertà straordinaria. Sono davvero orgogliosa di questo lavoro e anche molto grata di aver vissuto questa esperienza.

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Passo falso

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Come cambia l’Inghilterra fuori dall’Unione Europea. Lo racconta Marco Varvello, corrispondente della Rai da Londra, nel volume edito da Rai Libri

Come nasce questa tua fotografia del Regno Unito’

Dal mio lavoro quotidiano di corrispondente e dai profondi cambiamenti che sono di fronte ai nostri occhi. Sono tornato a Londra nel 2014, dove ero già stato negli anni Novanta, dopo un lungo periodo berlinese. In quegli anni cominciarono a farsi sentire alcuni nodi della vita di questo Paese, poi venuti al pettine. Proprio nel 2014 ci fu il referendum sull’indipendenza scozzese, bocciata, l’anno successivo la riconferma a premier di David Cameron. Sono qui da un numero sufficiente di anni da avere potuto testimoniare il nuovo corso della politica e della vita pubblica britannica, di cui ora sono chiare le conseguenze, i risultati. Il terremoto più profondo è stato ovviamente quello della Brexit. Oggi, finita la pandemia, che aveva tenuto tutto quanto sotto una cappa che non consentiva di leggere con chiarezza la situazione, non c’è dubbio alcuno su quanto accaduto.

Come sta oggi il Paese?

Non è messo molto bene. La scelta di uscire dall’Unione Europea era già un po’ bizzarra di suo, viste le molte deroghe concesse da Bruxelles ai governi britannici nel corso dei decenni, tenendo anche conto della peculiarità, dell’eccentricità del Regno Unito rispetto al progetto europeo. Qui non è mai piaciuta l’idea di un’Europa sempre più politica. Anche Margaret Thatcher, che non ha mai ritenuto che fosse una buona idea uscire dall’allora Comunità Economica Europea, pensava principalmente all’aspetto economico. Riconosciuta questa peculiarità, Londra ha sempre ottenuto esenzioni, a partire dalla non adesione alla moneta unica. L’uscita dal mercato unico europeo non è stata un’idea brillante, la UE rappresenta il più grande mercato del pianeta per potere d’acquisto medio dei cittadini, un mondo che dista solo 35 miglia dalle bianche scogliere di Dover. Tutte le statistiche danno il Regno Unito nelle retrovie dei Paesi geograficamente europei per crescita del prodotto interno lordo. 

Dal referendum del 2016 a oggi com’è cambiato lo sguardo dell’opinione pubblica britannica?

La Brexit è stata una scelta totalmente divisiva alla quale ha fatto seguito un vero e proprio marasma. Ricordiamo che i britannici, con la decisione di lasciare l’Unione sostenuta da poco meno del 52 per cento dei votanti, si sono letteralmente spaccati a metà. Negli ultimi anni l’opinione pubblica è sotto stress e disorientata, anche a causa di leader politici molto disinvolti che hanno in parte perso standard fondamentali, a partire dall’integrità morale. Con Boris Johnson il degrado, dalla testa, è sceso verso il resto della società. Il Regno Unito oggi è un Paese che sta cercando di ridefinire il proprio ruolo, anche internazionale. È considerato un esempio, poi gratti un po’ l’apparenza sfavillante e luccicante, e ti trovi in una realtà che sta perdendo un po’ di smalto, illusa di essere ancora una grande potenza economica, strategica. Brexit ha aperto gli armadi della storia e sono usciti gli scheletri: in Nord Irlanda si è riaccesa la tensione con Londra, in Scozia si è riaperto il tema dell’indipendenza. 

E ora?

I britannici sono pragmatici, dopo avere compiuto un passo falso lo riconoscono e sono pronti a cambiare direzione.  Dopo la pandemia i sondaggi hanno visto la maggioranza dell’opinione pubblica (60-65 per cento) affermare che andar via dall’Europa non è stata un’idea brillante. Ci vorrà tempo, perché il vulnus, il passo falso, è stato molto pesante.

Molte le ripercussioni del dopo Brexit anche a casa nostra…

La Gran Bretagna è un Paese di destinazione di molti dei nostri giovani e con Brexit è cambiato tutto, a partire dalle università, dove le iscrizioni degli europei sono dimezzate a causa dell’aumento delle rette. Nelle città universitarie, da Cambridge a Oxford, il referendum del 2016 aveva visto un plebiscito per rimanere in Europa. Ora sono rimasti fuori da Erasmus, da Horizon Europe, il programma dei fondi europei per la ricerca. Le ripercussioni non sono mancate nemmeno nel mondo del lavoro. Mentre prima i giovani italiani ed europei venivano qui, lavoricchiavano per mantenersi, si guardavano intorno e imparavano l’inglese, oggi questo non accade più. Chi viene per lavorare, anche per fare il barista al pub, deve avere un contratto con cui chiedere il visto di lavoro, proprio come per gli Stati Uniti. Quanto accaduto ha cambiato le prospettive di migliaia di giovani.

In questo scenario che ruolo ricopre la Royal Family?

Nel libro racconto la famiglia reale, la monarchia, soprattutto per il grande interesse che l’opinione pubblica italiana ha verso di loro e per il fatto che nel 2022, prima con il giubileo dei 70 anni di regno di Elisabetta II, poi con la sua morte, la famiglia reale inglese è stata al centro dell’attenzione mediatica. 

E Re Carlo?

Da principe è stato deriso, anche per le sue vicende private, travagliate e dolorose. È stato deriso anche per la sua visione ambientalista. Il suo primo discorso contro il rischio di inquinamento da plastiche lo fece davanti agli agricoltori del Galles sbigottiti, a Cardiff, quando aveva vent’anni. Carlo è una persona colta, la sua statura è assolutamente adeguata a quello che si è preparato tutta la vita a essere, il Re del Regno Unito, che vuol dire il Capo dello Stato. Credo che Carlo farà bene, è all’altezza del suo ruolo e modernizzerà un apparato monarchico che con la Regina era rimasto paralizzato. Negli ultimi vent’anni a Buckingham Palace non si era cambiato nemmeno un servizio da tè. Elisabetta II aveva fermato l’istituzione monarchica. La riorganizzazione non sarà soltanto ornamentale e cerimoniale, ma funzionale ai compiti pubblici. Con il passare del tempo i cittadini del Regno Unito cominceranno a chiedersi se la monarchia abbia ancora un senso. 

Il tuo libro evidenzia come la monarchia britannica sotto certi aspetti sia anacronistica…

Affronto gli aspetti più arcaici e ingiustificabili della monarchia, a partire da una chiesa anglicana che è chiesa di Stato, con il Re che nomina i vescovi, con i vescovi senior che sono membri della Camera dei Lord e hanno un ruolo politico. Tutto questo in un Paese sempre più laicizzato, multietnico e multireligioso, con milioni di persone che non sono anglicane e nemmeno cristiane. È anche lecito chiedersi se rimarranno ancora Paesi del Commonwealth che riconosceranno come capo di Stato il sovrano britannico, il re inglese che vive a migliaia di chilometri di distanza. Durante il regno di Carlo assisteremo a grandi cambiamenti: detto questo, la monarchia rimane identitaria dell’essere inglesi e britannici.ν

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Resta con noi non te ne pentirai…

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BAR STELLA

Dal 25 aprile Stefano De Martino riaccende l’insegna del suo locale che alza la saracinesca nel clima tra il leggero e il familiare della seconda serata di Rai 2

2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino

Un bar caldo e accogliente in cui parlare, cantare e ridere con amici speciali. Dal 25 aprile, il martedì, mercoledì e giovedì in seconda serata su Rai 2 riapre il “Bar Stella”. Ci si entra per bere un caffè o uno degli improbabili cocktail preparati dal barista Luciano (Herbert Ballerina), un “Gin Tonio”, una “Tachipirinha” e si finisce col rimanere seduti su una delle poltroncine vintage della sala, coinvolti dai temi e dai dibattiti, ora paradossali, ora surreali suggeriti da Stefano e alimentati dalla figura dell’ospite serio della puntata, portatore sano di un briciolo di cultura, altrimenti latitante. Nelle scorse stagioni si è discusso d’arte contemporanea con Francesco Vezzoli, di fascino del marketing con l’imprenditore Oscar Farinetti, di guerra e/o pace con il giornalista Riccardo Iacona. Non è stato da meno il contraltare musicale, gestito dalla piccola orchestra residente, la Disperata Erotica Band del Maestro Pino Perris, che ha offerto momenti di classe con le versioni originali, create per l’occasione, di capolavori della musica cantati da Fiorella Mannoia, Mario Biondi, Arisa. Incontreremo di nuovo i clienti fissi del Bar, che sono entrati con le loro storie ed i loro caratteri nel cuore degli spettatori: il cameriere Franco (Franco Castiglia), la cassiera Ambrosia (Vincenzo D’Ambrosio), la prof sapiosessuale Marta (Marta Filippi), la svanita MezzaLuna (Adelaide Vasaturo) e il primo corpo di ballo statico della storia della tv, i Contenuti Zero. Fra le novità di questa terza stagione, la presenza di un grande attore di teatro impegnato, che guarda con altezzosità alle celie del tubo catodico (Ernesto Lama) e l’Esperto di Mestieri Alternativi (Massimo Bagnato), che suggerirà le professioni più richieste per trovare velocemente un’occupazione.

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Un ponte tra le mie passioni

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BEATRICE DE DO

Cantautrice e batterista, è tra i protagonisti dello show più innovativo della Tv. La incontriamo di fronte al glassbox di via Asiago a Roma, quartier generale di “Viva Rai 2!” «Partecipo, imparo, non mi annoio mai – racconta al RadiocorriereTv – La mia musica, i miei testi, raccontano quella parte di me capace di vivere le emozioni forti che non lascio trapelare»

Una grande passione per lo spettacolo e la musica, due lauree in Culture e Formati della TV e Business TV e Cross Media. Chi è Beatrice De Do? 

Una ragazza che non smette di avere il cuore in gola dall’emozione ogni volta che si arrampica sulla scaletta per andare a cantare sul tetto del glass, e che si precipita alla batteria tra la folla quando serve. Sono io, insomma, che ho la fortuna di vivere un’avventura esclusiva dentro una specie di pullman di cristallo, capace di andare a velocità supersonica pur rimanendo immobile. Adoro la gente e, per stare bene, ho bisogno di sentirmi impegnata. Mi deprimo quando le giornate non scorrono secondo i ritmi sostenuti cui ho fatto l’abitudine. In questo particolare momento della mia vita, mi aiutano a prendere le distanze da episodi molto dolorosi. Gli studi e il sacrificio innegabile che comportano, per me come per tutti, mi permettono di provare a costruire un ponte tra le mie passioni, cioè la televisione, lo spettacolo, e una professione nel settore.

La musica invece?

Rappresenta il rifugio. È “casa”. A quattordici anni ho esordito come conduttrice-dj nel programma in diretta streaming “Radio DeDo”, dove intervistavo ospiti dal vivo insieme a un enorme peluche, davanti alla consolle. Nel frattempo, scrivevo racconti e testi, sui quali componevo la melodia strimpellando il piano. Recentemente, Iva Zanicchi ha voluto inserire un mio brano intitolato “Appunti di viaggio” nel suo ultimo album, “Gargana”: un grande onore. Dopo la maturità, mi sono presentata al provino per entrare nell’orchestra di “Domenica In” come vocalist e percussionista, diventando elemento fisso del cast. Successivamente, ho ricoperto il ruolo di “giudice del muro” nelle quattro edizioni di “All Together Now”.

Ci racconta il suo primo incontro con Fiorello? 

Il “discorso Fiorello” merita un capitolo a parte: ero in prima elementare e ogni sera all’ora di cena, cascasse il mondo, obbligavo l’intera famiglia a sorbirsi la video-cassetta di “Mary Poppins”. Un rito straziante e irrinunciabile fino al sabato in cui il video-registratore si inceppò e la linea tornò alla prima rete nazionale. Dopo un secondo di fermo immagine, vidi la faccia di un giovane uomo sorridente trasformarsi completamente sullo schermo. Il pubblico in sala non smetteva di ridere e di applaudire. Era la prima puntata di “Stasera pago io – Revolution” e ne fui veramente colpita. Ero letteralmente conquistata da quell’umorismo così dirompente.  Poi, un giorno, il destino mi mise letteralmente sulla strada del mio mito. A distanza di anni accade che Rosario, vedendomi suonare il cajón durante un’esibizione, decide di prendermi nel suo programma “Edicola Fiore”. 

E quello con il cast di “Viva Rai2!”?

Con Ruggiero, ci siamo conosciuti all’epoca di “Edicola Fiore”, mentre con Biggio e Casciari al bar Ricci, postazione di “aspettandovivarai2”. Con l’intero  cast di “Viva Rai2!” si è creato un clima di complicità che ha facilitato i rapporti interpersonali, anche al di fuori della trasmissione. Serena Ionta e io, per esempio, siamo diventate davvero amiche, ci frequentiamo, usciamo spesso insieme. Fiorello tiene in maniera particolare a favorire armonia e collaborazione all’interno del suo gruppo di lavoro, indispensabili ai fini della miglior riuscita del programma.

Porta la sua musica nell’edicola più popolare d’Italia, come sta vivendo questa esperienza e cosa le sta insegnando?  

A me piacciono le sfide, mi piace interagire con altre persone… Sono curiosa, socievole e, per fortuna, piuttosto autoironica, quindi, il glass è un posto in cui mi diverto e mi trovo a mio agio. “Viva Rai2!” mi sta allenando a una convivenza artistica che, in uno spazio ridotto sia come luogo che come tempo, in un attimo diventa spettacolo, ovunque, in ogni angolo. È un sofisticato meccanismo a orologeria, di cui Fiorello aziona il detonatore quando lo ritiene opportuno. Noi cerchiamo a modo nostro di amplificarne l’effetto esplosivo.

Il glass di Rai 2 è un microcosmo in cui è d’obbligo sapersi mettere in gioco. Quanta ironia c’è nella sua vita? E nella sua musica?

Il motore del glass è la capacità di improvvisazione di Fiorello, quella rapidità di battuta senza eguali… Il suo cogliere al volo un dettaglio, magari insignificante per altri, e riuscire a renderlo divertentissimo. Lui ha una tale naturalezza nella gestione dei tempi comici che diventa impossibile non esserne coinvolti, non seguirlo. È un corso accelerato di ironia e, soprattutto, di autoironia. Ognuno di noi arriva da una realtà mediale diversa, ma si mette alla prova senza problemi: Biggio danza come una libellula, Casciari recita in un napoletano impeccabile, io mi trovo perfettamente a mio agio nel cantare le sigle di Teleminkia… Partecipo, imparo, non mi annoio mai. La mia musica, i miei testi, invece, escludendo i brani dance scritti in inglese, raccontano quella parte di me capace di vivere le emozioni forti che non lascio trapelare. Quella meno buffa e spiritosa, più vulnerabile e nascosta.

Di quale musica si nutre e cosa le dà il confronto con Enrico Cremonesi? 

Sono una consumatrice di soul e rock, nella sua contaminazione con la musica degli anni ’90. Di Enrico Cremonesi posso dire che è un “Maestro”, nel vero senso della parola. Ha uno straordinario bagaglio di cultura musicale, è uno sperimentatore aperto a ogni tentativo di innovazione, un rivoluzionario pieno di intuizioni improvvise. In sala proviamo spesso a fondere generi diversi, considerando anche che Serena si sente particolarmente vicina all’indie, per trovare soluzioni originali. A volte utilizziamo strumenti fatti a mano. Lavoriamo con entusiasmo, perché il confronto regala continuamente delle idee, degli stimoli diversi.

Nel glass sono passati grandi protagonisti dello spettacolo, chi l’ha colpita di più e perché? 

In realtà, mi viene da rispondere “cosa” mi ha colpito di più e quale insegnamento può essere arrivato da ognuno di loro a chi, come me, è in fondo solo una debuttante… Ho visto Laura Pausini ignorare la pioggia per fermarsi a stringere la mano alle persone che erano lì ad aspettarla, per salutarle a una a una, con riconoscenza. Mi sono meravigliata che Giorgia, dopo aver cantato in modo straordinario, sia venuta a complimentarsi per la mia esibizione, preoccupata che avessi preso freddo sul tetto… Ho apprezzato la gentilezza e la simpatia di Pierfrancesco Favino e la disponibilità dei Pooh, che sono già “storia”, ma certo non lo fanno pesare, e la semplicità di Tananai che, alla sua età, non si è montato la testa. Il successo, quello vero, che rimane, non è un caso. Si compone di tanti elementi e, se il primo è il talento, il secondo è lo studio, unito a rispetto e umiltà.

Cosa la rende veramente felice?

Sto cercando di superare un periodo veramente durissimo e il lavoro mi aiuta molto. Nel giro di pochi mesi ho perso il mio papà, in circostanze ancora da chiarire, e mio nonno, colonna portante di una famiglia folle e piena di allegria, di cui ero orgogliosissima. A rendermi felice bastava un piatto di rigatoni alla carbonara… Vorrei che tornasse quel tempo.

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La mia bici (per non cambiare pianeta)

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ARACATACA

Salite e discese, foreste e cascate, sentieri e autostrade. Le 22 puntate della serie raccontano una pedalata lunga 3500 km e 50mila metri di dislivello. Un viaggio di Lorenzo Jovanotti che ci porta dall’Ecuador alla Colombia, dalle Ande all’Amazzonia e dall’Oceano alla mitica Macondo. «Gli ultimi tre anni hanno cambiato la prospettiva – dice l’artista – dopo la pandemia, che è stata una tragedia collettiva e personale, era tempo di riformattare e di ripartire». Dal 24 aprile su RaiPlay

Jovanotti torna in sella alla sua bici con un nuovo e suggestivo viaggio in Sud America. “Aracataca” è il titolo dell’original, pedalato e filmato dal cantautore romano, su RaiPlay dal 24 aprile. E attraverso mari e oceani, villaggi e periferie, pueblos e città, racconta la magia di questa avventura al ritmo di tanta, tantissima musica. «Ho fatto tanti viaggi in bicicletta, ho girato veramente mezzo mondo – dice Jovanotti – però solamente da qualche anno c’è la possibilità di raccontarlo con uno strumento tecnologico come il cellulare. La qualità ti permette di essere da solo, di non avere nessun supporto tecnico che renderebbe televisiva la comunicazione. La sensazione di essere sempre in soggettiva è per lo meno una novità». “Aracataca” è stato girato in autonomia dall’artista con una piccolissima action camera e un cellulare. Non un format ma un docutrip che fa scorrere immagini, pensieri, emozioni con una colonna sonora completamente originale scritta, suonata e cantata da Lorenzo Jovanotti. «Anche la musica è fatta con questo tipo di spirito – prosegue l’artista – una volta tornato a casa, il viaggio è continuato musicalmente. Mi sono chiuso in studio e ho realizzato una colonna sonora in soggettiva, un po’ sgangherata, un po’ sbagliata». “Aracataca” segue il successo del 2020 di #nonvogliocambiarepianeta (nei primi 30 giorni 5,5milioni di visualizzazioni e 600mila ore di visione), quando in piena pandemia Lorenzo pedalò tra Cile e Argentina. Un Jovanotti che si mette a nudo, davanti alla fatica e alla curiosità, per raccontare e raccontarsi in un ambiente sempre nuovo e sempre diverso, nel segno della libertà, della spontaneità, dello sguardo aperto e ingenuo, del gioco e della consapevolezza. «Questo è proprio un racconto – conclude – non c’è nessuno che vince, che perde, nessuno viene eliminato. È un ‘on the road’, nella tradizione dei racconti sulla strada, è un genere che non è mai passato di moda». Grande la soddisfazione di Elena Capparelli, direttrice della piattaforma della Rai: “Aspettavamo da tempo il ritorno di Lorenzo Jovanotti su RaiPlay con «Non voglio cambiare pianeta 2”. Siamo finalmente pronti a regalare al nostro pubblico questo straordinario viaggio in ventidue tappe, con la certezza che ogni singolo frame del racconto di Lorenzo sarà fonte di energia, ispirazione, bellezza». Prodotto da Soleluna, “Aracataca – Non voglio cambiare pianeta 2”, girato a fine gennaio, per un mese,  è montato e diretto da Michele Lugaresi, realizzato con Federico Taddia.

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