I sogni nelle tasche e le paure da affrontare

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Silvia Salemi

E’ uscito il nuovo brano di Silvia Salemi che, con un occhio sempre rivolto alle sonorità attuali, non rinuncia mai alla profondità tipica del cantautorato. «Io sono sempre controcorrente pur essendo una persona molto ordinaria – spiega al RadiocorriereTv – Non cerco scorciatoie e mi complico spesso la vita»

Quali sono “I sogni nelle tasche”?

Sono tutti quei sogni che non hanno nulla a che fare con la parte materiale delle tasche. Noi immaginiamo che una tasca possa essere occupata da danaro, chiavi, oggetti della casa, problemi, pensieri, ma non sogni. Difficile mettere i sogni nelle tasche. In questo momento storico, abbiamo immaginato di riempirle di sogni, che sono la dimensione onirica dell’immaginazione che ci fa vivere meglio e ci fa immaginare il futuro.

Non pesi, nelle tasche, ma sogni. Quali sono i suoi?

I miei sogni sono i sogni di bambina, di cantare, di fare musica. Sognavo il palco dell’Ariston già da quando avevo dieci anni. Sogno realizzabile con l’impegno, la disciplina, la fortuna, quindi sogni vicini e possibili. Poi ci sono i sogni lontani, quelli che aiutano a sopravvivere, a desiderare, a rilanciare il futuro. Penso che ci debbano essere sogni nelle tasche da tirare fuori al momento giusto per realizzare sempre cose nuove.

In questo brano si parla della ricerca della forza interiore per sconfiggere le paure. La pandemia ha aumentato l’incertezza e il timore delle persone? E lei come la vive?

Ad un certo punto sono crollate tutte le nostre sicurezze. Non eravamo più cittadini liberi, ma chiusi in una clausura sanitaria, quasi una scelta obbligata. Abbiamo vissuto tutti un grande assurdo logico. Abbiamo fatto spazio a cose più importanti, con tante privazioni che hanno inciso sulla nostra quotidianità. Io ho richiesto a tutte le mie risorse tanta pazienza e spirito costruttivo per resistere. Ci sono stati anche momenti di scoramento, credo in tutti, ma ci ha salvato la musica. Nella mia vita mi ha sempre dato la terapia e anche questa volta è stato così dato che i miei due ultimi singoli sono usciti in piena pandemia.

Il video di questa sua canzone è realizzato senza effetti speciali e nessun artificio. Punta tutto sulla canzone e sull’artista?

La richiesta che ho fatto al regista è stata proprio questa, quella di creare un fil rouge tra il precedente video e questo nuovo momento. Fare elaborati al computer è molto semplice, invece proporre immagini semplici, chiare, lineari, essenziali è la vera sfida. Così come nel brano, anche nel video, ho voluto mantenere una linea pulita. Ci vuole più coraggio ad essere lineari che non artificiali.

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N.33/34 a pag.54

DONATELLA BIANCHI

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Il futuro dell’ambiente nei nostri piccoli gesti

«C’è una grande consapevolezza della necessità di fare pace con la natura, per fare meglio come umanità» racconta la giornalista e conduttrice di “Linea Blu”: che al RadiocorriereTv dice: «Provo a rigenerarmi quando mi ritrovo in mezzo al mare o, banalmente, anche guardando un tramonto. Le mie vacanze momenti ritagliati in mezzo ad altre cose, sono piccoli ma fanno la differenza»

Roma : Linea Blu . Nella foto : Donatella Bianchi , la curatrice , autrice e conduttrice della storica trasmissione in onda tutti i sabati su Rai 1 sulle problematiche del nostro mare.
Foto di Maurizio D’Avanzo

Il mondo prova a ripartire, forse più consapevole: quello che è successo ha cambiato il nostro approccio nei confronti dell’ambiente?

Proviamo a ripartire, non siamo usciti dall’emergenza e non siamo del tutto liberi di sognare, di pensare a una transizione che possa avere un compimento in tempi certi. Stanno arrivando tante risorse dall’Europa, ma c’è ancora molta preoccupazione, rimaniamo così agganciati a quel bisogno di natura, che tutti percepiamo in ogni nostro gesto quotidiano, nella scelta delle vacanze o nel tempo libero. C’è una grande consapevolezza della necessità di fare pace con la natura, per fare meglio come umanità. Molto dipenderà dai comportamenti degli individui, ma tanto anche dalle scelte economiche, politiche e strategiche che si faranno nel governare questo cambiamento, una transizione necessaria.   

La sfida ambientale è prettamente connessa alla nostra salute e al nostro futuro, quali sono le emergenze a cui dare priorità?

La questione climatica è la nostra prima grande priorità. Lo vediamo con le temperature altissime al Polo, con gli incendi che devastano ecosistemi preziosi perché forniscono ossigeno, sono sotto gli occhi di tutti, ci sono le alterazioni degli ecosistemi e habitat marini. Dobbiamo fare di tutto per contrastare il cambiamento climatico, ridurre le emissioni e contenere l’aumento delle temperature al di sotto del grado e mezzo. È la battaglia più importante che dobbiamo vincere per forza, accanto ovviamente a tutte le altre, come il ripristino dei sistemi naturali, funzionali almeno per un trenta per cento a raggiungere quegli obiettivi di contenimento delle emissioni che noi ci siamo impegnati a raggiungere.

Come fare però?

Si deve mettere in campo una serie di azioni, iniziando dal ripristino degli spazi verdi, ricreare habitat che abbiamo profondamente danneggiato. In Italia la legge sul consumo del suolo è ancora ferma in Parlamento, e quella salva mare aiuterebbe a ripulire il mare dalla plastica, consentendo ai pescatori di smaltirla, una volta a terra, non più come residuo speciale. Indubbiamente, l’obiettivo è contenere l’aumento delle temperature, ma fondamentale è anche come farlo, con quali tempi e con quali strumenti e risorse. La natura deve essere centrale, va benissimo cambiare il nostro modo di produrre energia, puntare sulle rinnovabili e abbandonare l’uso dei fossili, ma dobbiamo imparare a risparmiare energia. L’efficientamento energetico non è solo per gli edifici residenziali, ma per tutto il patrimonio pubblico. 

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N.31 a pag.18

GIUSEPPE “PEPPONE” CALABRESE

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Quanti eroi sulle strade d’Italia!

È il testimone dell’anima popolare di “Linea Verde”. Le storie dei territori e della loro gente, le tradizioni, la cultura del cibo rappresentano il filo rosso del suo racconto televisivo. «Le nuove generazioni vogliono tornare alla natura – dice al RadiocorriereTv – lo fanno con consapevolezza e sempre al passo coi tempi». Per tutta l’estate il sabato in “Tour” alle 12 su Rai1

Il cibo, il territorio e le tradizioni sono parte del suo DNA. Come nasce questa passione?

Da bambino, quando la curiosità la faceva da padrona, per me era un onore andare a conoscere gli allevatori, gli agricoltori. Mio nonno Giuseppe era un contadino, un allevatore, tradizione che si è poi persa a livello familiare. Sono da sempre affascinato da questo mondo che porta con sé il valore antropologico di un popolo. Poi ho studiato giurisprudenza e ho lavorato con il CNR per diversi anni, con il mondo della ricerca, delle biotecnologie alimentari e così ho preso ancora più consapevolezza dell’importanza del cibo nella cultura.

Dove la portano i ricordi più cari?

Sicuramente al grano (sorride). Ce n’erano grandi cumuli nel capannone di uno zio e io andavo lì e mi ci tuffavo in mezzo. Penso anche alle galline, un po’ a tutto quello che era anche il cibo della tradizione, che non aveva solo il valore dell’autenticità, della genuinità, ma anche dello stare insieme, del convivio, ciò che poi ha fatto grande il cibo italiano, che è la sintesi di più culture che si sono poi mescolate. Siamo un popolo nel cuore del Mediterraneo, abituato alle contaminazioni.

Nonostante l’emergenza sanitaria perduri stiamo vivendo un’estate di ripartenza, che fotografia scatta dal suo osservatorio?

Con “Linea Verde” non ci siamo mai fermati e abbiamo registrato una grande sofferenza da parte degli operatori, a partire dai più piccoli, sia nel turismo che nel mondo dell’agroalimentare. Ma quando li incontriamo, quando andiamo a parlare con loro, è forse il momento più bello e importante della loro vita. Ci raccontano la loro storia, i loro sacrifici, che sono sacrifici di un’intera famiglia. Vedo persone consapevoli di volere andare sempre più incontro alla felicità e consce che l’affettività è uno degli elementi importanti per raggiungere l’obiettivo. Assisto anche al ritorno ai borghi, in cui tanti ragazzi hanno trovato ricovero morale e psicologico, ai paesi d’origine dove molti giovani hanno deciso di vivere per costruire un futuro. Sono luoghi in cui conta il valore delle persone che si incontrano, il parlare fitto fitto, gli artigiani, lo stare insieme, il sentirsi parte di una comunità.

Quanto vissuto nell’ultimo anno e mezzo ci rende più consapevoli della necessità di ripensare il nostro rapporto con la natura e con l’ambiente?

Una questione annosa. Da un lato c’è stata maggiore vicinanza, con la percezione che la natura sia un luogo sicuro, ma da qui a essere certo che si stiano applicando le buone pratiche per non disturbare troppo l’ambiente, non so. Vedere gli animali selvatici nei centri urbani è stata per me una gioia immensa. Vengo da Potenza, città di montagna, il lupo è arrivato in città ed è stata un’emozione grande. Poi siamo tornati a vivere normalmente e loro hanno fatto ritorno nel loro habitat naturale. Il rapporto tra uomo e natura deve essere ulteriormente valorizzato.

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ANGELA RAFANELLI E MARCO BIANCHI

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Un viaggio pieno di buonumore

Sorridenti e pieni di brio, dentro e fuori la tv. Una tra le coppie televisive più amate dal pubblico che, nelle domeniche estive alle 12.20 su Rai1, con “Linea Verde Estate” ci accompagna lungo la nostra Italia per farci conoscere il bello del nostro Paese, andando alle radici del buono     

Linea Verde estate 2020 foto di Assunta Servello

La rotta estiva di “Linea Verde Estate” è stata impostata, come state affrontando questo viaggio?

RAFANELLI: Con entusiasmo. Abbiamo registrato le undici puntate in poco più di un mese e mezzo. È stata una full immersion e aver concluso è spiazzante. Fare questo programma apre delle finestre mentali importanti, ti approcci ai luoghi, alle persone, alle tradizioni, ai piatti con un altro sguardo. Viaggiare per “Linea Verde Estate”, un format storico e vincente – gli ascolti lo dimostrano – è un bel privilegio. Io e Marco abbiamo sfruttato al massimo l’occasione per dare ossigeno alle nostre curiosità. Siamo ancora più stanchi dell’anno scorso, ma spero ne sia valsa la pena. L’obiettivo è divertirci per gli altri! Molti telespettatori ci chiedono sui social informazioni sui luoghi che raccontiamo, molta gente ci ferma per strada per fare domande, Marco poi ha uno stuolo di signore che gli dicono quant’è bello. La cosa che ci dà molta soddisfazione è che ci seguono anche molti giovani.

BIANCHI: È un viaggio decisamente all’insegna del buonumore. L’idea era creare una “Linea Verde Estate” che quest’anno parlasse molto di mare, raccontare un’Italia che in qualche modo prova a riprendersi quello che aveva perso. Purtroppo, stiamo vivendo un nuovo momento di incertezze, ed è qualcosa che rattrista perché si vedono atteggiamenti poco rispettosi, poco sensibili. Noi proviamo a portare serenità agli italiani con un programma gioioso e fresco. È un viaggio intenso, molto ricco, che abbraccia tutta la Penisola. 

Una seconda volta insieme, si è fermata una coppia piena di brio. Come nasce la vostra complicità?

RAFANELLI: Non lo sappiamo, ancora ce lo domandiamo. Queste sono fortune e, come tutti i rapporti, anche il nostro deve essere coltivato. Il nostro poi è nato in modo imprevisto, imprevedibile e non volontario.

BIANCHI: Tutto è nato nell’ufficio del dottor Coletta (direttore di Rai1) nell’aprile del 2020, dove incontrai Angela per la prima volta. È stato subito amore a prima vista. È bastata una chiacchierata, un pranzo fugace per entrare in sintonia. Dopo quella volta ci siamo rivisti il primo giorno di set, nel mezzo ci siamo scritti e sentiti, ed è scattato subito qualcosa, come quando incontri una persona e ti sembra di conoscerla da una vita. Siamo entrati immediatamente in confidenza, siamo entrambi molto solari, amanti della vita, grandi chiacchieroni, però quel tipo di complicità, di gioco o scatta oppure no. Il feeling tra noi è stato immediato, una cosa incredibile che ha meravigliato anche noi.

Avete sicuramente regalato una grande gioia al direttore Stefano Coletta, quando si trova una coppia televisiva che funziona è sempre un grande successo…

BIANCHI: È molto contento, ci manda i messaggini ogni domenica dopo la puntata, chiedendoci sempre “come stanno i miei ragazzi”. È davvero molto carino.

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PER NON DIMENTICARE

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Bologna, 2 agosto 1980

Rai Storia ricorda la strage più cruenta e tragica in tempo di pace per l’Italia. Un racconto corale, un mosaico di memorie affidato a chi in quella giornata ha visto stravolgere la propria vita. Lunedì 2 agosto alle 23.10

La strage di Bologna del 2 agosto 1980 è stato l’eccidio più cruento e tragico in tempo di pace per l’Italia. Sono passati quarantuno anni e quella ferita ancora non si è rimarginata per il Paese e per la città, che ha voluto ricordare gli 85 morti e gli oltre 200 feriti lasciando uno dei due orologi della stazione fermo alle 10.25, come in quella tragica giornata.

Rai Storia ricorda la strage con un racconto corale, un mosaico di memorie e ricordi affidato a chi in quella giornata ha visto stravolgere la propria vita. Gente comune, lavoratori, vacanzieri, turisti, che hanno subito nel corpo e nell’animo le ferite di quell’esplosione, e con queste hanno fatto i conti per tutta la vita. I parenti delle vittime, come Paolo Bolognesi, che perse la suocera e vide feriti il figlio e la madre, Paola Mannocci che perse la madre ma il cui padre riuscì a salvarsi, e Cristina Caprioli che perse il fratello Davide; chi rimase ferito, come Carlo Dionedi, Patrizia Poli, il ferroviere Roberto Castaldo e Marina Gamberini, volto di una delle foto più celebri dell’eccidio. Con loro, il racconto dei giornalisti Jenner Meletti e Roberto Scardova e dell’operatore Enzo Cicco, che giunsero sul posto per raccontare la tragedia, la dottoressa Maria Teresa Fiandri, che all’Ospedale Maggiore dedicò giorni e giorni alle cure dei feriti più gravi, e Agide Melloni, autista del bus 37, che divenne una navetta che viaggiava tra la stazione e gli ospedali, caricando i feriti e i morti, e che simboleggia ancora oggi il cuore di Bologna e dei bolognesi. Di Alessandro Chiappetta, per la regia di Graziano Conversano, “Bologna, 2 agosto 1980”andrà in onda su Rai Storia lunedì 2 agosto alle ore 23:10.

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SUPERNATURAL, IL GRAN FINALE

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SERIE TV

Dal 30 agosto su Rai4, dal lunedì al venerdì alle 14.30 in prima visione assoluta, l’attesa ultima stagione

L’appuntamento con “Supernatural” e con le ultime avventure dei fratelli Winchester è su Rai4 a partire dal 30 agosto, dal lunedì al venerdì alle 14.30. L’amatissima serie tv creata da Eric Kripke, che rielabora il genere dark-fantasy con contaminazioni drama-horror, è ormai giunta alla conclusione con la sua quindicesima stagione, pronta a raccontarci in 20 episodi le nuove avventure soprannaturali degli eccentrici fratelli interpretati da Jared Padalecki e Jensen Ackles. La stagione finale di “Supernatural” mette Sam e Dean Winchester faccia a faccia con Chuck, ovvero Dio che, dopo incredibili rivelazioni sulla stessa esistenza dei fratelli, ha scatenato sulla Terra le anime dell’Inferno. Tra azione spettacolare, amici ritrovati e sacrifici necessari, i Winchester dovranno scontrarsi con il loro avversario più forte e imprevedibile per salvare se stessi e l’intera umanità fino a un finale dal grande impatto emotivo. Come ha testimoniato Misha Collins, interprete dell’amato personaggio Castiel presente anche in questa stagione, che ha descritto il suo ultimo giorno sul set di “Supernatural” molto emozionate: “Vedevo molte lacrime tutto intorno. Io stavo piangendo, Castiel stava piangendo, tutta la troupe stava piangendo. È stato tutto molto intenso”. Andrew Dabb e Robert Singer hanno svolto il ruolo di showrunner per la quarta volta, regalando ai numerosi di fan di “Supernatural” il finale che la serie meritava per celebrare un successo così duraturo, che negli anni ha portato questo show a vincere numerosi premi, come ben sette People’s Choice Award, e a conquistare il cuore di milioni di spettatori in tutto il mondo. Da non dimenticare infine l’apprezzamento della critica di settore, che ha portato “Supernatural” ad essere inserita tra le 10 migliori serie tv del 2009 nella classifica annuale del Chicago Tribune.

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STASERA IN TV (E SEMPRE SU RAIPLAY)

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LE PRIME SERATE RAI

L’intrattenimento, l’approfondimento, l’informazione, la narrazione del quotidiano, dei fatti e delle emozioni. La nuova grande stagione del Servizio Pubblico sta per avere inizio. Nelle prossime pagine tutte le anticipazioni sui programmi serali che ci accompagneranno nel corso dell’autunno, quindi un excursus sull’offerta delle altre fasce di programmazione 

Una Rai che guarda avanti avendo sempre memoria del proprio passato e imparando, giorno dopo giorno di più, dalle esperienze del presente. Un palinsesto ricchissimo quello disegnato per la stagione autunnale da Rai1, Rai2 e Rai3, che ci accompagnerà sette giorni su sette per 24 ore al giorno (e su RaiPlay come vuoi e quando vuoi), una programmazione che esprimerà nella prima serata il proprio fiore all’occhiello. Nelle prossime pagine apriremo una finestra sul prime time, che vede pronte a partire produzioni consolidate nel tempo grazie al consenso dei telespettatori, e nuovi programmi che daranno ulteriori colori all’offerta televisiva. L’intrattenimento e l’informazione, lo svago e l’approfondimento, codici differenti ma con un’unica matrice, quella del Servizio Pubblico, della qualità del prodotto, del rispetto del pubblico. Se programmi cult come #cartabianca e Chi l’ha visto? di Rai3 riaccenderanno le proprie telecamere rispettivamente il 7 e l’8 settembre, l’appuntamento con l’intrattenimento è fissato invece per venerdì 17 su Rai1 con la nuova stagione di Tale e Quale Show, mentre il giorno dopo, sabato 18, assisteremo alla prima delle due serate evento di Da grande. Tante le novità in arrivo, a partire da Voglio essere un mago! di Rai2, al via il 21 settembre, e da Arena ‘60 ‘70 ‘80 che ci farà cantare e ballare dall’Arena di Verona sabato 25 settembre e sabato 2 ottobre. Altrettante le gradite conferme, da Lui è peggio di me (dal 23 settembre) a Che Tempo Che Fa (dal 3 ottobre) a Ballando con le stelle (dal 9 ottobre). Una grande stagione di televisione, da vivere e da condividere.

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78° Mostra del Cinema di Venezia

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Rai Cinema al Lido

Moltissimi i titoli, tra film, film documentari e cortometraggi coprodotti presentati in Laguna dall’1 all’11 settembre

“Un’edizione ricchissima di cinema italiano che testimonia la voglia di esserci e di mostrarsi di tutto il sistema cinema, dall’industria, agli autori, e tutta la filiera dei protagonisti, dopo i mesi di sofferenza che ognuno di noi spera ora di lasciarsi definitivamente alle spalle”: Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, annuncia con entusiasmo la cospicua presenza di film, film documentari e cortometraggi a Venezia coprodotti dal Servizio Pubblico. “I festival, e la Mostra di Venezia in particolare – prosegue – costituiscono delle grandiose occasioni per ridare slancio e visibilità al nostro mondo, sferzate di vitalità e di energia positiva che nel clima di incertezza in cui siamo ancora costretti a vivere, dobbiamo riuscire a incanalare per costruire e rinsaldare la definitiva ripresa dell’intero settore. Ci auguriamo che la selezione di film presente quest’anno, anche grazie alla grande varietà e diversità di genere e autori, possa essere utile a ricostruire il rapporto di fiducia con il pubblico, che le opere presentate al festival incoraggino gli spettatori a tornare in sala, con tranquillità e rinnovata curiosità”.  Nel Concorsoufficiale della Mostra, Rai Cinema presenta quattro opere molto diverse tra loro per stile e registro narrativo. “Qui rido io” di Mario Martone che torna ancora in gara a Venezia con una storia sulla vita del grande attore comico e commediografo della Napoli dei primi del ‘900 Eduardo Scarpetta; “Freaks Out” di Gabriele Mainetti, l’attesa seconda prova del regista questa volta alle prese con quattro personaggi da circo in bilico tra l’avventura e la Storia; “Il buco” di Michelangelo Frammartino sulla missione di un gruppo di speleologi che nell’agosto del ‘61 scopre all’interno dell’altopiano calabrese una delle grotte più profonde del mondo. E infine “Spencer” del regista cileno Pablo Larraín, in cui vedremo l’attrice Kristen Stewart nei panni di Lady Diana. Il film sarà distribuito al cinema da 01 Distribution nel 2022, in occasione del 25° anniversario della morte di Diana Spencer. “Accanto ai registi del Concorso – dice Del Brocco – un autore che ci è molto caro, Roberto Andò, che chiuderà i lavori della Mostra con “Il bambino nascosto” interpretato da uno strepitoso Silvio Orlando, attore ‘dell’anima’ come lo definisce lo stesso Andò. E ancora Leonardo Di Costanzo con “Ariaferma”, con una storia all’interno di un carcere dove le regole tra detenuti e carcerieri sembrano pian piano perdere di senso”. Nella sezione Orizzonti la talentuosa Laura Bispuri che, con “Il paradiso del pavone”, firma la sua terza regia. Nella stessa sezione anche “La ragazza ha volato” di Wilma Labate, scritto insieme a Damiano e Fabio D’Innocenzo”. Numerosissimi quest’anno anche i film documentari coprodotti presentati nelle varie sezioni del Festival, “racconti provenienti dal passato, riflessioni sulla contemporaneità, indagini e testimonianze del presente, storie legate ai territori – afferma Nicola Claudio, presidente di Rai Cinema – tra questi “Ezio Bosso. Le cose che restano”, il nuovo, appassionato documentario musicale firmato da Giorgio Verdelli sul compositore e direttore d’orchestra italiano scomparso lo scorso anno e “Rebibbia lockdown” diretto da Fabio Cavalli, un evento speciale ospitato dal Festival con un alto valore di testimonianza individuale e civile”.

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LEGGERISSIMA ESTATE

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NOVITA’

Fabrizio Rocca e Samanta Togni conducono quattro appuntamenti dedicati alla notte nella stagione più attesa dell’anno. Su Rai2, il mercoledì, dall’11 agosto a mezzanotte

Nella magia delle notti d’estate Fabrizio Rocca e Samanta Togni saranno gli scanzonati conduttori di “Leggerissima Estate”, uno show notturno, leggero e divertente, ambientato in quattro location italiane per raccontare musica, luoghi, personaggi, arte e bellezze. Tra lezioni di ballo, un deejay che proporrà i grandi successi di oggi e di ieri, singolari sfilate di Miss locali, piatti tipici “leggerissimi”, Samanta e Fabrizio ci trascineranno nel mood allegro dell’estate. Sarà un percorso nuovo tra musica da palco, tormentoni estivi e gag comiche, per far scoprire e amare alcune località della nostra bella Italia con ironia e tanta musica leggerissima. Quattro appuntamenti in onda su Rai2 a partire da mercoledì 11 agosto, a mezzanotte.

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ALL’ORIGINE DELLA FESTA

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NOVITÀ

Dal 25 agosto, il mercoledì, in seconda serata su Rai2, c’è “Vitalia”, condotto da Alessandro Giuli con l’aiuto di Nicola Mastronardi. Italici, Sanniti, Etruschi, Celti: in viaggio tra gli antichi che hanno popolato lo Stivale, il cui pensiero e i cui costumi sono giunti a noi attraverso le tradizioni popolari. «La forza vitale dei nostri avi non si esaurisce mai – afferma Giuli – si rinnova sotto altre forme e trova sempre un modo per esprimersi»

Come nasce “Vitalia”?

Dal proposito di non scrivere il solito format di nicchia, di cultura archeologica, storica, etnologica, ma di mescolare un po’ i piani, raccontando quali sono i modelli antichi che sopravvivono attraverso le stratificazioni della storia all’interno delle più importanti, anche se non necessariamente delle più famose, feste popolari contemporanee. Dalla festa di San Domenico a Cocullo, con i Serpari, in Abruzzo tra i Marsi, alla corsa dei ceri di Gubbio, fino ad arrivare alle feste del grano nel messinese, alla torciata equinoziale e alle feste solstiziali in Toscana, a San Casciano. Vogliamo raccontare l’origine antica di queste feste, che nel corso dei secoli si trasformano, ma che nell’essenza restano uguali. L’idea va oltre il racconto del culto antico da cui derivano, in ogni festa si descrive anche il popolo antico, rimasto fedele ai costumi degli avi, modificandoli.

Di quali popoli antichi vi occuperete?

Se vai in Abruzzo racconti i Marsi, in Molise i Sanniti, in Toscana i Celti, in Sicilia, Calabria e Puglia racconti sia le popolazioni autoctone sia i Magnogreci, ossia i Greci che sono diventati gli Italioti, se vai a nord hai i Piceni nelle Marche, gli Umbri in Umbria, fino ad arrivare alle Alpi, dove i Celti si sono sovrapposti alle popolazioni italiche. È un viaggio nelle tradizioni popolari, l’origine della festa è nell’antichità.

Quanta attualità stai trovando nella lettura di questo passato?

C’è assoluta corrispondenza tra l’antico e il contemporaneo. Le energie elementari che determinano la vita degli uomini, dall’illuminazione alla festa alimentare, dall’evasione dal lavoro alla rinascita del sole e al suo inabissarsi nel periodo invernale, sono cose che continuiamo e vivere, il nostro orologio biologico interiore è sincronizzato con i ritmi della natura. Più vai a scavare più trovi che non sono soltanto gli anziani i custodi della memoria, ma che ci sono giovani che, ancora oggi, attraverso l’artigianato, le danza popolari, gli strumenti musicali, continuano a perpetuare determinate tradizioni. Sono giovani che hanno internet, sono pieni di follower sui social, ma contemporaneamente suonano la zampogna o la ciaramella, che fanno il ballo tondo in Sardegna, e che magari hanno un amico in Irlanda con il quale parlano dell’amore, di donne, uomini, della corrispondenza tra le loro tradizioni popolari. Tutto il Mediterraneo porta l’impronta di un’antichissima civiltà che unificava e che aveva come epicentro l’Italia.

Cosa significa “Vitalia”?

Letteralmente significa le cose vitali, le cose della vita, la terra dei figli dei tori. Secondo gli storici, gli Italiani erano detti Toloi, figli del toro, che avevano come animale esoterico. I Molisani ancora oggi hanno un vero e proprio culto del toro nelle loro feste. La forza vitale dei popoli antichi non si esaurisce mai, si rinnova sotto altre forme e trova sempre un modo per esprimersi.

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N.31 a pag.22