I cristiani deportati e uccisi a Dachau dai nazisti, al centro del lavoro del regista Giorgio Treves. Giovedì 29 giugno alle 21.20 su Rai 3
Il regista Giorgio Treves, che ha
già raccontato la shoah nei suoi documentari, ritorna con “La croce e la
svastica”, proposto in prima serata su Rai 3 giovedì 29 giugno, ad affrontare
l’argomento, ma questa volta spostando il punto di vista sui cristiani che
furono vittime dei nazisti, deportati ed uccisi nel campo di Dachau.
Il documentario in due puntate si
sviluppa come un viaggio e una ricerca personale dell’autore che, attraverso le
testimonianze di alcuni sopravvissuti e le ricostruzioni degli storici, vuole
comprendere e fare chiarezza anche sui rapporti tra la chiesa cattolica, quella
protestante e il nazional socialismo.
Giorgio Treves comincia la sua
ricerca partendo dall’Archivio Vaticano Segreto, un luogo che è stato oggetto
di un recente proposito di Papa Francesco: quello cioè di togliere i sigilli
riguardanti il pontificato di papa Pio XII, con lo scopo di chiarire la
posizione della chiesa durante la II guerra mondiale.
Le ricostruzioni storiche si
alternano a momenti emotivi: le storie personali, i ricordi, gli aneddoti di
coloro che vissero in prima persona questa tragedia.
La seconda puntata entra nel vivo
dell’ascesa del nazismo, che con il Paragrafo Ariano porterà a compimento lo
sterminio ebraico, e si conclude interrogandosi sull’atteggiamento messo in
atto dal Vaticano. Cosa avrebbe potuto fare la Chiesa? Cosa, forse, mancò di
fare?
Il percorso termina nel lungo
viale alberato di Dachau, con un finale che, presentando le recenti
manifestazioni neonaziste, è un monito volto a scongiurare la reiterazione di
simili atrocità.
I capitoli sono argomentati da
storici italiani, francesi e tedeschi, intervallati da materiale inedito dagli
archivi: Bundenarchive, Les Ateliers Des Archives, Critica Past e Istituto Luce
solo per citarne alcuni.
Alpinista, maestro di sci, profondo conoscitore delle vette più belle d’Italia, il sabato su Rai 1 racconta i sentieri delle nostre montagne
“Linea Verde Sentieri” ha conquistato i
telespettatori. Lino è soddisfatto di questa esperienza?
Sono un uomo di montagna, nato e cresciuto sui
monti, non potevo che fare un programma sui sentieri, sui quali ho camminato
sin da bambino per raggiungere i rifugi, le vette. Camminare sta tornando molto
di moda, d’attualità, anche senza una meta precisa, perdendosi nella natura.
Quando cammini, in solitudine o in compagnia, la mente va a pieni giri. Questa
trasmissione, che ci porta per sentieri, ci sta premiando con gli ascolti: la
gente si sta appassionando al cammino e alla scoperta dell’Italia a passo
lento.
Dove ci portate in questa seconda stagione?
Abbiamo già registrato puntate in Calabria e in
Puglia, adesso siamo in Trentino e saremo presto in Alto Adige. Stiamo
risalendo l’Italia per andare poi in Basilicata, in Lombardia, Valle d’Aosta,
Piemonte. Proporremo dodici sentieri uno più bello dell’altro. Nei giorni
scorsi abbiamo camminato lungo un sentiero che da Otranto porta a Santa Maria
di Leuca, è stato un sogno camminare sugli scogli, a bordo mare. Una cosa
incredibile, non sarei più venuto via.
Come scegliere il sentiero più giusto per
ognuno di noi?
Bisogna sempre informarsi prima di partire. Ci
sono sentieri molto belli ma altrettanto difficoltosi, attrezzati, ci sono le
vie ferrate. Penso ad esempio al Sentiero dei fiori, che nonostante il nome, ti
conduce sopra i 3 mila metri, dove di fiori ce ne sono ben pochi. Il nome ti
può ingannare (sorride). Devo dire che i sentieri del CAI sono sempre
ben segnati, è difficile perdersi. E poi ci sono i sentieri classici, i cammini
come la Francigena. In Trentino stiamo facendo un percorso nei pressi di
Folgaria e Lavarone, un sentiero percorso dai soldati durante la Prima guerra
mondiale.
Quali sono le regole per vivere la montagna, i
cammini, e farlo in sicurezza?
È fondamentale avere sempre una bella scorta d’acqua
nello zaino e anche qualcosa da mangiare. Quindi vestirsi a cipolla, perché d’estate
si cammina sì in maglietta, ma quando arriva un temporale la temperatura cala
anche di quindici gradi di colpo e si rischia l’ipotermia, soprattutto se si è
bagnati e in quota. Insieme ai temporali c’è anche il rischio dei fulmini, è
quindi importante non fermarsi sotto le piante isolate e non stare mai in
gruppo. Per quanto riguarda le scarpe devono essere comode per evitare la
formazione di vesciche: se sono nuove prima di indossarle in cammino è
decisamente meglio provarle a casa.
Come vive la popolarità televisiva raggiunta
anche grazie a “Linea Bianca”?
Mi dà grande soddisfazione. Mi è capitato di
incontrare persone che stavano facendo un sentiero che ho proposto in Tv,
seguendo i miei consigli. Questo significa che la gente si sta appassionando e
che sono anche credibile, cosa per me molto importante. Sono un uomo di
montagna, ho fatto gli 8 mila metri, ho camminato ovunque. Sono felice di
riuscire a descrivere e a fare incuriosire il pubblico, che apprezza anche la
spontaneità del nostro racconto.
Quale consiglio ha dato alla sua compagna di
viaggio Margherita Granbassi per affrontare al meglio le camminate lungo i
sentieri?
Margherita è stata una vera scoperta. Viene
dal mondo dello sport, è abituata a soffrire, a impegnarsi. Affronta le
camminate serenamente da vera sportiva. Lei soffre un po’ di vertigini e l’ho
un po’ aiutata ad affrontare il vuoto e l’arrampicata.
Cos’è per lei la montagna?
Tutto e mi ha dato tutto, non posso che
ringraziarla. Ogni volta che sono in montagna mi sento l’uomo più felice del
mondo. Per me, come per Margherita, percorrere questi sentieri è più un
divertimento che un lavoro.
Alba Parietti, che sta per tornare sul piccolo schermo con uno show dedicato alle drag queen, incontra il RadiocorriereTv: «Un viaggio nella fantasia. Il travestimento porta i concorrenti a raccontarsi in una maniera molto affascinante, introspettiva e profonda». Su Rai 2 dal 29 giugno in prima serata
Ha
avuto spesso un ruolo di spartiacque, di rottura nel mondo della Tv, fu così
con un programma di calcio in anni in cui la conduzione al femminile non era
proprio data per scontata, “Galagoal”, è stata la prima donna a condurre
“Striscia la notizia”, ha sperimentato un modello di comicità nuova con
“Macao”… sarà così anche questa volta?
Speriamo,
mi piacerebbe. È sicuramente una sfida, come lo sono state quelle del
passato, da “Galagoal” a “Macao”. Sono abituata, e questa è una sfida
difficile, un programma su cui potevano accumularsi luoghi comuni, pregiudizi,
paure. Invece è un programma molto divertente, leggero, e che potrebbero vedere
anche i bambini. È pieno di colore e di fantasia. Al divertimento e allo
spettacolo si mischiano delle riflessioni sul fatto che ognuno dei concorrenti,
interpretando un ruolo completamente diverso e diventando una drag per una
notte, prova delle emozioni, scopre una parte di sé che magari non conosceva e
lo diverte.
“Non
sono una signora”, un titolo che ci dà alcuni indizi sul mondo in cui ci
porterete. Che viaggio sarà?
Un
viaggio nella fantasia, se vogliamo siamo tutti abituati alle trasformazioni.
In qualche maniera lo facciamo fin da bambini, sempre come un gioco divertente
e che appartiene solo a determinate situazioni. Poi, nella realtà, secondo me
abbiamo tutti voglia di divertirci trasformandoci. Magari è il sogno per una
sera. Devo dire che per tutti i partecipanti è stato un viaggio in una parte
inesplorata di loro stessi, ma dietro alla quale non per forza deve esserci
chissà quale messaggio subliminale. Semplicemente una parte di fantasia rimasta,
magari, inesplorata. La sfida è di diventare una drag, questo porta i
concorrenti a raccontarsi in una maniera molto affascinante, introspettiva,
profonda.
Con
quali criteri sono state scelte le drag che prendono parte al programma?
Dovevano
essere persone con il coraggio e la voglia di mettersi in gioco. Fare la drag è
un mestiere. Per farlo ti devi sottoporre a ore di trucco, devi saperti muovere
sui tacchi, avere una capacità di interpretare. Le drag sono delle artiste. Un
tempo gli uomini interpretavano ruoli femminili quando alle donne non era consentito
fare teatro, poi c’è stato il movimento a New York. Drag è sinonimo di libertà
e di allegria.
Lei
è una donna di spettacolo, cosa deve avere una performance per fare centro?
Divertimento
e accettazione. Chi non è riuscito nell’impresa, ed è stata cosa rara, è chi ha
messo un blocco, aveva paura. È successo forse solo in una occasione, tutti gli altri
concorrenti si sono divertiti, hanno capito perfettamente qual era lo spirito
del gioco.
Quello
dell’identità di genere è un tema molto discusso, in televisione come nei
social…
È sicuramente un tema
importantissimo, caldo e sentito. Per altro sono sempre stata dalla parte di
chi aveva voglia e diritto di essere ciò che voleva, perché il modo migliore
per vivere felici è proprio lasciare che ognuno possa assomigliare all’ideale
che ha di se stesso. Sono stata fraintesa persino quando ho usato il termine
etero per quelli che partecipano al programma, ma sostanzialmente è la verità. L’identità di genere è un tema delicato, ogni parola che utilizzi viene usata
per creare una polemica sterile, inutile, quando in realtà il senso è solo quello
di divertirsi, di portare uno spettacolo brillante dove ognuno assomiglia a un
ideale che ha di se stesso. Lo puoi fare in un giorno qualsiasi dell’anno e non solo la sera di
carnevale o di Halloween perché ti viene data la possibilità. Tutti i
concorrenti mi son sembrati più che entusiasti di avere partecipato e di aver
vissuto un’esperienza allegra, festosa e divertita.
Il
travestimento, più per nascondersi o per raccontarsi?
Per
raccontarsi. Io lo faccio costantemente con il travestimento. Cambio pettinatura,
mi piace trasformarmi, giocare. Gli attori hanno la possibilità di farlo ogni
giorno interpretando ruoli diversi. Noi, invece, abbiamo la fortuna di poter
interpretare il ruolo che ci pare. Che non è essenzialmente solo recitare una parte,
ma prendere qualcosa che ognuno ha dentro di sé. Abbiamo tutti una parte
schizofrenica in fondo, nel senso buono.
Ha
mai rischiato di omologarsi a ciò che non le assomiglia proprio?
Forse
solo per un brevissimo periodo, sempre per essere accettata. È stato
probabilmente uno dei periodi più bui della mia vita, ma è durato pochi mesi.
In genere lo si fa per amore, per non essere emarginati. Ma la verità è che quello
è il momento in cui sei più infelice in assoluto.
Che
cosa la fa sentire una donna libera?
La
mia storia personale, il fatto che ogni giorno ho potuto fare ciò che volevo,
pur avendo vissuto grandi successi professionali, e avuto una vita sentimentale
molto appagante, anche con sofferenze, come capita a tutti. Ho sempre scelto gli
uomini che mi piacevano e di cui ero innamorata, non ho mai fatto scelte di
convenienza ma di libertà. Nella vita, nel lavoro, nell’amore, nel non volermi
arrendere. Penso alla solita monotona tiritera, alla gente che deve stabilire
cosa possa fare o non fare una donna a 61 anni. Questo fa ridere, come se l’età
fosse una targa, o come se tu fossi costretta dalla società ad avere un ruolo
piuttosto che un altro. Questo accade perché spaventi, mica perché non te lo
puoi permettere.
C’è
qualcosa che la scandalizza?
La
gente che non ha rispetto della dignità degli altri, qualsiasi forma di dignità.
Il
fatto che ci siano persone che pensino di poter giudicare la vita degli altri.
Le
è capitato di essere prevenuta nei confronti di qualcosa o qualcuno per poi
cambiare idea?
Sì,
assolutamente, e mi sono anche un po’ vergognata di me stessa. Mi è capitato e
ho reagito riflettendo su quanto fossi stata stupida.
Ha
cominciato giovanissima e ha vissuto anche la grande Tv di ieri. Cosa le manca di
quegli anni?
Della
Tv di ieri mi mancano i grandi professionisti che ci sono stati, eccezionali.
Ho lavorato con i più grandi in assoluto, nei grandi show. C’era grande rigore,
oggi la televisione è più consumistica, produce ore e ore di programmi e questo
spesso va a danno del prodotto. Noi lavoravamo per più tempo su una
trasmissione senza l’ossessione di fare tutto in fretta.
Siamo
nell’era dei social, proverebbe a descriversi nello spazio di un tweet?
La
pedalata sulle strade che hanno fatto e faranno la storia del ciclismo di ieri,
di oggi e di domani. In diretta su Rai 2 domenica 2 luglio dalle 6.15 alle
12.00
Un evento
imperdibile per ogni appassionato di ciclismo e non solo: è la Maratona delle
Dolomiti, giunta alla trentaseiesima edizione, che anche quest’anno sarà
trasmessa in diretta su Rai 2, dalle 6.15 alle 12.00, domenica 2 luglio. La Maratona si snoda tra le montagne
Patrimonio dell’Umanità Unesco, con partenza e arrivo in Alta Badia. Tre sono i
tracciati proposti, con diversi gradi di difficoltà: il percorso maratona (138
km e 4230 metri di dislivello), un percorso medio (106 km e 3130 metri di
dislivello) e il Sellaronda (55 km e 1780 metri di dislivello). Campolongo,
Pordoi, Sella, Gardena, Giau, Falzarego e Valparola: pedalare sui passi
dolomitici è come ripercorrere l’epica del ciclismo stesso e, per l’occasione,
lo si può fare, sulle strade rigorosamente chiuse al traffico. Gli iscritti
sono 8000, di cui 4000 sorteggiati e 4000 partecipanti di diritto, ma le
richieste totali sono state 27.000 da tutti i continenti. Insomma, un evento sempre
più seguito che, al di là della competizione sportiva in sé, diventa
l’occasione per mostrare e far conoscere un territorio di straordinaria
bellezza. E proprio la diretta della Rai, come di consueto, va in questa
direzione. Oltre a seguire le gesta dei maratoneti, si racconteranno storie, si
ospiteranno personaggi noti e meno noti, si mostreranno paesi e paesaggi, si
parlerà della cultura ladina, che proprio tra queste montagne ha la sua culla,
con le sue usanze e le sue tradizioni. Lo farà il vicedirettore di Rai Sport
Alessandro Fabretti da uno studio allestito a Corvara in Badia. Con lui, tra
gli altri, anche l’ex campione di ciclismo Giovanni Visconti e Beppe Conti, che
ricorderà le salite storiche del Giro d’Italia proprio su questi passi e tra
queste montagne. La telecronaca della Maratona è invece affidata a Silvano
Ploner, sulla moto ci sarà Marco Saligari e per le interviste Marco Tripisciano.
Come di
consueto, un tema accompagna e caratterizza la Maratona. Quest’anno il filo
conduttore è l’Umanità. Il logo della trentaseiesima edizione, infatti, è un
codice a barre in cui si legge Umanitè (Umanità in ladino), un modo per
riflettere sul futuro di tutti noi, codificati, classificati, monitorati. Non
mancherà poi l’aspetto solidale con due progetti di beneficenza: uno per
sostenere percorsi di arrampicata e di avventura per bambini affetti da gravi
patologie e uno di formazione e recupero per giovani in Madagascar, a Buenos
Aires, in Sud Sudan e in Afghanistan.
Per chi non
potesse seguire la diretta, la sintesi della Maratona sarà trasmessa sempre
domenica 2 luglio in serata su Rai Sport HD.
In diretta dalla sala B di via Asiago a Roma parte la versione estiva del morning show con Ema Stokholma e i Gemelli di Guidonia. Appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 8.35 alle 10.35 su Rai Radio 2 e in contemporanea su Rai 2 dalle 8.45 alle 10.00. Il RadiocorriereTv ha incontrato i protagonisti del programma
Anche quest’anno niente vacanze e di nuovo
tutti insieme al lavoro…
EMA: La vera vacanza è quando fai un lavoro
che ti piace (sorride).
EDURDO: Parla per lei eh… (ride) ci
divertiremo sicuramente come l’estate scorsa.
GINO: Ci divertiremo anche di più!
E come l’estate scorsa si andrà in diretta…
EMA: Su Radio 2 e su Rai 2 tutte le mattine…
EDUARDO: Giochi, interazioni, personaggi…
EMA: Camicie…
PACIFICO: Camicie coloratissime…
EMA: Ospiti non lo sappiamo, perché comunque
si sono svegliati presto tutto l’anno per andare da Fiorello e quindi non
verranno da noi. Comunque bastiamo noi!
Avete un buon proposito per l’estate?
EMA: Ops, ci cogli di sorpresa…
PACIFICO: Speriamo di divertirci e di
divertire il pubblico a casa…
EMA: Falsooo…
In famiglia le bugie sono consentite?
EMA: Quelle bianche sì (sorride). Prometto
di essere sempre onesta e sincera con il pubblico. Per questo motivo qualsiasi
cosa faranno i Gemelli che non sarà veritiera io dovrò proprio dirlo.
GINO: Dovrà farlo ogni due secondi, perché
tutto quello che facciamo, a partire dai personaggi, è invenzione, pur
basandoci anche sull’attualità.
A proposito di personaggi imitati, chi
ritroveremo? Ci sono novità?
GINO: Non possiamo spoilerare nulla.
EMA: Avremo novità nuove (ride). Ecco,
è il momento di essere onesti e dire la verità: dobbiamo ancora fare la
riunione (ridono).
EDUARDO: Ma di contenuti nuovi ne avremo tantissimi,
li abbiamo tutti in testa…
PACIFICO: Diciamo che saremo in Sala B, ma non
sembrerà la Sala B…
Che cosa vi ha insegnato la prima edizione di
“Happy family?”
EMA: Che quando sono in onda in radio posso
togliermi le scarpe.
GINO: Sempre profonda Ema! Noi invece abbiamo
imparato che in Tv è meglio tenere le scarpe.
EMA: Adesso sono seria e dico che nell’ultimo
anno ho cambiato ritmo di vita. Ho fatto per molto tempo la dj e svegliarmi
presto per venire qua è stata una novità, ma una volta iniziato il programma ho
scoperto il piacere di stare qui con voi. Gemelli, ve lo dico sempre che vi
voglio bene. Stiamo molto bene insieme.
EDUARDO: Lo stesso vale per noi, in questo
siamo stranamente onesti.
Dove sareste andati in vacanza se non ci fosse
stato il lavoro? La risposta “in via Asiago” non è consentita…
EDUARDO: Un bel viaggio all’estero l’avrei
fatto volentieri…
EMA: Ma vai pure… (ride). Io rispondo
da francese che vive in Italia, paese che amo. Per me stare a Roma in agosto è
già una vacanza. La vivo un po’ così, nel pomeriggio vado in giro per la città…
GINO: La classica banalità che Roma ad agosto
è bellissima…
Gemelli, avete portato Ema a Guidonia?
PACIFICO: Noooooo…
EMA: È vero…
EDOARDO: Ci sono il museo, la torre che pende
EMA: Dobbiamo andare, ci hai dato un’idea
geniale…
GINO: Ema a Guidonia…
EMA: E loro a Stoccolma.
(ridono tutti)
Una promessa e un saluto al pubblico del
RadiocorriereTv…
EMA: Da parte mia onestà e sincerità sempre
per voi, col cuore.
EDOARDO: Ce la metteremo tutta per farvi
divertire.
EMA: Non funzionerà!
PACIFICO: Vi aspettiamo perché protagonisti
del programma sarete anche voi…
Gemelli, una canzone da dedicare a Ema
l’avete?
GEMELLI: “And I will always love you…” (intonano il brano di Whitney
Houston)
Al via da giovedì 29 giugno il nuovo programma di Alberto Angela in prima serata Rai 1. Ad accompagnare il pubblico in questo viaggio nella scienza anche l’astronauta Samantha Cristoforetti, presente in studio in ogni puntata
Carissimi…è con grande piacere che vi annuncio la nascita di un nuovo programma di divulgazione scientifica. Dopo la scomparsa di mio padre, ho pensato spesso a quello che aveva lasciato a tutti noi.
Sulle orme di Piero Angela
Ho deciso di raccogliere quella fiaccola rimasta a
terra e di continuare il cammino della divulgazione. Non è stata una decisione
facile. Il peso della responsabilità di un compito così delicato, inevitabili
paragoni e un panorama televisivo sempre più difficile per temi così importanti
sono da mettere in conto. Ma ho anche pensato che, nei miei oltre trent’anni di
televisione, ho quasi sempre affrontato sfide molto difficili, a volte
proibitive, con serenità, mettendo in campo concentrazione, umiltà, massima
qualità, idee e un gruppo di straordinari collaboratori. Aggiungendo poi, alla
fine, l’ottimismo, cioè lanciando il cuore oltre l’ostacolo, a prescindere
dalle paure.
Da SuperQuark a… una nuova casa
Il nuovo programma di divulgazione scientifica non si
chiamerà “SuperQuark” perché è, e rimarrà per sempre, il marchio di mio padre.
Era il suo vestito, lo splendido vascello che lui ha governato per decenni nei
mari del sapere. È giusto che rimanga suo per sempre. Ho chiesto alla Rai di
ritirare questo nome, come si fa con le casacche dei giocatori più amati di una
squadra. Rimane, però, la tradizione del programma, non tradiremo i suoi tanti
linguaggi. L’intento è di farvi sempre sentire a casa.
Qualche cambiamento…
Alla capacità di raccontare la scienza dell’equipaggio
di quel vascello, si aggiunge l’esperienza dei mari di prima serata acquisita
da chi con me realizza “Ulisse”, “Stanotte a”, “Meraviglie” e anche “Passaggio
a Nord-Ovest”.
Amplieremo i temi della trasmissione, parlando
maggiormente di archeologia, geopolitica, antropologia, psicologia, mantenendo sempre
vivi e forti gli argomenti tipici di “SuperQuark” legati alla divulgazione
scientifica.
La squadra
Si è creata una formidabile e bellissima squadra che
darà il massimo per parlare a tutti di scienza e, soprattutto, per diffondere
il pensiero scientifico che è il suo vero obiettivo.
Perché questa nuova avventura?
Ci sono almeno tre motivi che mi hanno spinto a realizzare
questo progetto.
Innanzitutto, perché non volevo che si interrompesse
la rotta che Piero ha tracciato per così tanti anni, una visione che si basa
sulla fondamentale intuizione di utilizzare la televisione, che è stata, ed
ancora è per molti versi, uno dei mezzi di comunicazione più potente per
spiegare la scienza e la cultura. In secondo luogo, perché la rete ammiraglia
della televisione pubblica non può non avere un programma di divulgazione
scientifica in prima serata. E infine, forse il motivo più importante. In tanti
anni, sia mio padre sia io abbiamo incontrato quasi quotidianamente tante
persone, da quelle comuni ad archeologi, ricercatori, ingegneri, medici,
imprenditori, piloti e persino astronauti che ci hanno detto: “faccio questo
mestiere perché da bambino vedevo i programmi di divulgazione di Piero”. Sono
stati quei programmi a indicar loro la strada che poi hanno deciso di seguire.
E spesso si tratta del mondo della ricerca o delle innovazioni, così cruciali
per il nostro Paese e il nostro futuro.
Facciamo la nostra parte…
La nuova trasmissione non vuole abbandonare tutte
quelle ragazze e quei ragazzi, le bambine e i bambini che adesso sono a scuola
e che, vedendo questo programma, magari, decideranno di fare delle scelte, di
intraprendere una professione, di andare in una direzione nella vita, qualunque
essa sia. Non solo per quanto riguarda la scuola o l’università, ma per essere
in grado di compiere nella vita di tutti i giorni una scelta con la conoscenza,
utilizzando l’intelletto. In questo momento, le nuove generazioni hanno bisogno
di un aiuto per capire come indirizzare la loro vita, le loro conoscenze, le
loro passioni. Noi vogliamo fare la nostra parte, dare strumenti utili per
ragionare, lasciando poi la libertà di scegliere i sentieri che si desiderano
percorrere nella vita. Raccolgo la fiaccola per terra e la porto avanti, perché
è giusto che sia così. Per le nuove generazioni, perché il viaggio della
conoscenza non si fermi mai. Mi auguro che vorrete accompagnarci in questo
nuovo viaggio.
L’inizio di un nuovo viaggio chiamato… NOOS
Ho pensato a quale fosse il nome più adatto e la
soluzione mi è venuta in mente ricordando con affetto un particolare del
programma “Viaggio nel Cosmo”, che con mio padre abbiamo realizzato nel 1998.
In quel programma, lui viaggiava tra i pianeti e nel cosmo a bordo di un’astronave
chiamata “Noos”. Forma arcaica del termine “nous”, questa parola in greco
antico aveva diverse sfumature di significato, ma, sostanzialmente, voleva
dire: “intelletto”. E così, viaggiare con l’intelletto automaticamente porta
alla conoscenza e al sapere.
Riaccendere l’interruttore “ben più di 9 minuti”
“Noos” è quindi un omaggio alle esplorazioni nel
sapere di mio padre e, al tempo stesso, rappresenta la continuazione dei viaggi
nello spazio interstellare della conoscenza. Quel pulsante che avete visto in
una immagine pubblicata sui social serviva per accendere le luci interne di uno
dei modelli di astronavi e stazioni spaziali usati nelle riprese in studio di
“Viaggio nel cosmo”: per la tecnologia dell’epoca, non poteva rimanere in
funzione più di 9 minuti per evitare sovraccarichi al sistema elettrico. Oggi,
fortunatamente, le tecnologie ci consentono di fare molto meglio e realizzare
cose allora impensabili. Da quel pensiero, il passo è stato breve: è giunto il
momento di “riaccendere”, ma per “ben più di nove minuti”, l’interruttore
dell’astronave per un lungo viaggio nella divulgazione scientifica.
Su Rai 2, Rai Radio 2 e RaiPlay torna da domenica 25 giugno l’appuntamento più atteso con la musica. Con Andrea Delogu e Nek, da Piazza del Popolo a Roma e da Piazzale Fellini a Rimini. Tra gli ospiti, attesissimi, Achille Lauro e Rose Villain, Annalisa, Elodie, Emma, Fabio Rovazzi e Orietta Berti, Fedez, Marco Mengoni, Madame, Sangiovanni e Tananai
Settanta tra i più importanti artisti italiani
e internazionali animeranno il “Tim Summer Hits 2023” di Rai 2, Rai Radio 2 e
RaiPlay. A ospitare le prime tre serate dello show musicale dell’estate
sarà la romana Piazza del Popolo. La carovana della musica si sposterà quindi a
Rimini, in Piazzale Fellini, a pochi metri dalla spiaggia, per altre tre serate
all’insegna del divertimento. Ad affiancare Andrea Delogu,
conduttrice, attrice e scrittrice, ci sarà Nek, artista con trent’anni di
carriera e successi e ormai anche apprezzato volto televisivo. Ad accogliere
gli artisti nel backstage e a raccontare le emozioni del dopo esibizioni, saranno
Gli Autogol. Sul palco Achille Lauro e Rose Villain, Ana Mena, Angelina Mango,
Annalisa, Ariete, Arisa, Articolo 31, Ava, Anna e Capo Plaza, Baby K,
Boomdabash, Boro e Oriana, Bresh, Carl Brave, Clara, Colapesce Dimartino,
Coma_Cose, Dargen D’Amico, Elodie, Emis Killa, Emma, Fabio Rovazzi e Orietta
Berti, Fabrizio Moro, Fedez, Francesca Michielin, Francesco Gabbani, Gaia,
Gianmaria, Giorgia, Irama e Rkomi, Leo Gassman, LDA, Levante, Madame, Mara
Sattei, Marco Mengoni, Matteo Romano e Luigi Strangis, Max Pezzali, M¥ss Keta,
Mr.Rain, Paola & Chiara, Piero Pelù e Alborosie, Pinguini Tattici Nucleari,
Raf, Renga Nek, Rhove, Rocco Hunt, Rosa Chemical, Sangiovanni, Shade e Federica
Carta, Sophie and The Giants, Tananai, Tedua, The Kolors, Tommaso Paradiso,
Tony Effe, Wax, Wayne e ancora altre sorprese.
Le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale tra sperimentazione e integrazione. Il RadiocorriereTv incontra la giornalista e conduttrice di “Codice”
Barbara Carfagna,2023
Quale
viaggio faremo nel corso delle sette puntate?
Siamo
andati a vedere l’impatto in diverse società anche abbastanza inedite, del
digitale e dell’intelligenza artificiale. Abbiamo scelto anzitutto di osservare
quei governi in cui l’intelligenza artificiale non è tanto temuta quanto già
integrata. Penso all’esperimento che si sta facendo in Romania, dove l’intelligenza
artificiale raccoglie i pareri dei cittadini e li sintetizza in una risposta
univoca ai ministri. Siamo andati anche a Singapore, dove c’è una startup che governa
insieme all’esecutivo con un super computer, abbiamo sondato l’impatto del
digitale tra le società indigene, quelle che passano direttamente dalla cultura
orale a Youtube, che registra la loro lingua. Sempre su Singapore abbiamo
cercato di capire come diventa green una città nata sul digitale, e poi in
Amazzonia come un ambiente green viene digitalizzato. Abbiamo analizzato varie
soluzioni di intelligenza artificiale sulla salute, abbiamo esplorato il tema
del sesso, per capire come è cambiata la sessualità sul digitale, come sono
cambiate le relazioni. E poi abbiamo dedicato un’intera puntata alle nuove
organizzazioni, ossia a capire come le aziende sono state costrette a
modificarsi e a cambiare.
Il
dibattito è aperto, c’è chi è entusiasta e chi la teme. Tu da che parte stai?
Sono
dell’idea che si debba comprenderla e cambiare completamente i paradigmi.
Smontando il modo in cui siamo abituati a pensare, ripensando in una maniera
completamente diversa che include i sistemi di intelligenza artificiale
generativi.
Potrebbe
arrivare a condizionare l’informazione?
Già
l’ha condizionata, innanzitutto perché non si parla d’altro. E poi perché la
paura di perdere l’attività di mediazione, in Italia sta purtroppo superando la
sperimentazione. Io sono sempre per sperimentare e integrare.
Sette
stagioni, come è cambiato, se è cambiato, il tuo approccio al digitale, alla
tecnologia?
Il
mio approccio non è cambiato. A essere cambiata è la velocità con cui ogni innovazione
può modificare l’intero sistema. Mi domando, ed è il quesito sotteso a tutte le
puntate, se questa velocità di innovazione ci porti al progresso.
Tra
digitale e analogico c’è un punto di equilibrio virtuoso?
C’è
la nostra capacità di discernimento. “Codice” nasce anche per rendere le
persone consapevoli affinché possano disegnare il loro futuro e non essere
disegnate dai sistemi e dal digitale. Con la consapevolezza puoi decidere
quando uscire dal digitale e rientrare nell’analogico, cosa portare nel
digitale e cosa lasciare nell’analogico e viceversa.
L’Italia
e il digitale. A che punto siamo in rapporto agli altri Paesi europei e a quelli
più avanzati del mondo?
Essendo
l’Italia un Paese mediterraneo siamo un po’ più frenati nell’abbracciare anche
solo le tematiche relative al digitale, anche a differenza di quanto fatto dall’Inghilterra,
che si sta facendo un po’ pioniera dal punto di vista regolatorio. La nostra
chiave è un po’ quella della ricerca di come il digitale possa aumentare
l’esistente.
Tra
boomer e giovani le distanze si accorciano o si allungano?
Dipende
di quali generazioni parliamo. Secondo me i giovani nati adesso, che hanno cinque
anni, non li recupereremo più, non li capiremo neanche. Mentre tra un boomer e
un 25-30 enne cambia poco, certo, cambiano alcuni stili, alcune cose, ma non
troppo di più che in passato, nonostante la differente percezione della vita e
della società. I bambini vivranno come gli indigeni dell’Amazzonia, passeranno
direttamente dalla cultura orale a quella digitale.
Quanto
digitale e quanto analogico ci sono nella tua vita?
Nella
mia vita ho conservato moltissimo di analogico, in termini di sapori, di voler
essere in presenza specialmente nei posti belli. Vivo a Roma, una città splendida,
in questo momento sono a Villa Torlonia e preferisco anche continuare a
incontrare le persone. Penso che l’intelligenza e la comunicazione passino
anche per il corpo, non solo per la testa, e questo non lo baratterei mai. Come
non baratterei mai la possibilità di condividere le esperienze con i tanti
amici lontani che ho utilizzando la tecnologia digitale.
Reportage, ospiti, collegamenti in diretta sotto il sole lungo lo Stivale. Il mezzogiorno di Rai 1 è all’insegna di “Camper”, dal lunedì al venerdì alle 12.25. Il giornalista-conduttore si racconta al RadiocorriereTv: « L’estate è un momento di relax positivo, attivo, in cui troviamo più facilmente tempo per noi stessi, per crescere, per alimentare la nostra curiosità, la nostra conoscenza»
Marcello Masi “Camper”,2023
Una lunga estate
in Tv, Marcello, come ti sei organizzato?
Insalata a
pranzo, carboidrati a cena (sorride). Battute a parte, c’è poco da
organizzarsi: a letto presto e sveglia presto altrimenti non arriviamo alla
fine dell’estate. Insomma, credo che non farò nessuna puntatina a Ibiza.
Tante finestre
aperte per raccontare la nostra Italia… quale itinerario seguite?
Un itinerario a
360 gradi. Nel corso delle settimane visiteremo tutte le regioni italiane e lo
faremo grazie ai nostri inviati, bravissimi, che hanno tanta voglia di
raccontare l’Italia migliore. Passeremo da momenti più seri come l’arte e
l’archeologia ad argomenti più popolari come le feste e le sagre, parleremo di
animali, di prevenzione e anche di fisica nucleare (sorride). Ogni
argomento, che raccontiamo anche grazie alle immagini, sarà tema di
chiacchierate e di dibattito.
Cosa significa
raccontare l’estate?
L’estate è una stagione
meravigliosa, che in questo periodo stiamo vivendo a singhiozzo per
l’alternanza di sole e temporali. L’estate è anche un’opportunità, un momento
di relax positivo, attivo, un periodo in cui oltre a goderci mare e montagna,
colline e laghi, riusciamo a trovare più facilmente tempo per noi stessi, per
crescere, per alimentare la nostra curiosità, la nostra conoscenza. Gli inviati
danno l’opportunità a tutti, anche a coloro che in vacanza non ci possono
andare, di fare queste esperienze. Le nostre voci non lasciano nessuno solo.
Che cos’è il
viaggio per Marcello Masi?
Negli ultimi
sette anni della mia vita il viaggio è stato la mia vita. Sono stato in viaggio
senza fermarmi anche durante il lockdown e ho scoperto una grande umanità in
un’Italia in difficoltà. Quel periodo mi ha lasciato molto. Ho scoperto
un’Italia generosa, intraprendente, creativa, piena di giovani. È vero che i ragazzi
hanno poco spazio, ma è altrettanto vero che non stanno con le mani in mano, che
si danno da fare eccome. Ci sono tantissime startup che meriterebbero molta più
attenzione di quella che hanno dalla parte dell’impresa ma anche dello Stato.
Dobbiamo aiutare questi giovani a crescere, perché hanno tutti i numeri per
farlo.
Vacanze in
camper, ti è capitato?
No, e anche per
questo è curioso che conduca un programma con questo nome. Ma è anche vero che
utilizziamo la parola camper per dare l’idea di libertà, della possibilità di
cambiare itinerario ogni volta che si vuole. Da questo punto di vista la
vacanza in camper mi piace molto.
Cosa rende
sorprendente il nostro Paese agli occhi di un turista?
La sua estrema
varietà di proposte. Non abbiamo nulla che ci manchi, nemmeno il deserto.
Abbiamo il mare, i monti, le colline, il cibo, la cultura, la bellezza. In
Italia il turista può scialare, scegliere ogni meta e viverla intensamente.
Per le tue
vacanze, zaino o valigia?
Ormai valigia. Lo
zaino l’ho messo in spalla per tanti anni ma ora non ce la faccio proprio (sorride).
E ti dirò di più, valigia con le rotelle.
Cosa non può mai
mancare nel tuo bagaglio?
Al di là
dell’abbigliamento leggero, non devono mancare le mete da raggiungere. Amo
improvvisare, e quando mi tuffo in un luogo, un territorio, voglio conoscere
tutto ciò che ha di importante da offrire.
C’è un brano che
più degli altri ti racconta l’estate?
“Azzurro” di
Paolo Conte, interpretato in maniera magistrale da Adriano Celentano. Quando
sento quella canzone, anche in pieno inverno, sento l’estate arrivare.
E un libro?
Ne ho tanti, ma
non mi vergogno di dire che estate è per me sinonimo di Emilio Salgari, delle
letture di quando ero ragazzo, di romanzi e racconti che hanno lasciato in me
il segno. Con Salgari ero sempre in vacanza.
Il Festival dedicato alla canzone popolare e d’autore prende il via il 19 giugno accendendo lo Sferisterio e tutto il centro della città. Svelati in conferenza stampa Rai, Main Media Partner, gli otto finalisti. Attesa per il vincitore assoluto che sarà votato dai 2400 spettatori del teatro all’aperto
Dal 19 al 24 giugno, Macerata sarà la cornice della 34°
edizione di Musicultura Festival, con le serate conclusive che si svolgeranno
allo Sferisterio, gioiello architettonico e simbolo delle Marche. Il concorso
artistico dedicato alla canzone popolare e d’autore è stato presentato in RAI a Roma, nella Sala degli
Arazzi di Viale Mazzini. Questi i nomi, i brani e le città di origine: AMarti,
Pietra (Ferrara); Ilaria Argiolas, Vorrei guaritte io (Roma); Cecilia, Lacrime
di piombo da tenere con le mani (Pisa); Lamante, L’ultimo piano (Schio, VI);
Simone Matteuzzi, Ipersensibile (Milano); Santamarea, Santamarea (Palermo);
Cristiana Verardo, Ho finito le canzoni (Lecce); Zic, Futuro stupendo
(Firenze). I protagonisti del concorso
si ritroveranno poi a Macerata, dove spetterà ai 2.400 spettatori presenti allo
Sferisterio esprimersi e decretare con il voto il Vincitore Assoluto 2023.
Main Media Partner del Festival è la Rai, con Rai Radio1, Rai
2, TGR, Rainews24, Rai Canone, Rai Italia e RaiPlay Sound impegnate a
raccontare l’evento a tutto tondo. Rai Radio 1 trasmetterà le due serate di spettacolo in
programma allo Sferisterio dalle quali sarà realizzato anche un programma
televisivo che andrà in onda su Rai 2 in seconda serata e che verrà diffuso nei
cinque continenti da Rai Italia, che ha accompagnato le diverse tappe che hanno
portato alla scelta dei finalisti.
«Mi sento di dire che stiamo vivendo
una delle edizioni del concorso più interessanti di sempre, forse la più
vivace; la qualità delle proposte in campo, sia in termini di contenuti sia di
personalità, è particolarmente alta e piacevolmente varia, in netto contrasto
con l’omogeneità di suoni, lessico, tematiche che la filiera industriale
musicale tende attualmente a privilegiare
– ha commentato il direttore artistico di Musicultura Ezio Nannipieri –
Ci sforziamo di contribuire onestamente a mantenere aperto uno spazio di
libertà e di indipendenza creative, dove non vada perso il gusto dell’incontro
e del confronto. Siamo molto contenti dei risultati del concorso e più in
generale di quello che attraverso il concorso apprendiamo di un Italia che
scrive e canta con la voglia di condividere questa esperienza».
«Per quanto riguarda i talenti di
Musicultura, cerchiamo di registrare l’eccentricità, nel senso di novità – prosegue
Ezio Nannipieri – La nostra è una ricerca pura, senza fini economici, motivata
dal piacere della scoperta».
La conduzione è affidata a Flavio Insinna e a Carolina Di
Domenico. Per entrambi è la prima volta a Musicultura. I due presentatori sono
entusiasti della loro partecipazione alla conduzione. «Entro in punta di piedi perché l’esperta di musica è
Carolina. L’ho conosciuta in una serata di beneficenza di una piccola onlus per
pazienti ematologici, di cui il motore e l’anima era Fabrizio Frizzi – racconta
Flavio Insinna – Ai ragazzi faccio innanzitutto un in bocca al lupo e ricordo
che Vasco è arrivato sempre in fondo a Sanremo, ma poi non mi pare che gli sia
andata male. Il verbo è abusato, ma detto da un vecchio saltimbanco, fidatevi:
‘divertitevi’». Carolina Di Domenico sottolinea
l’importanza di una manifestazione votata alla musica giovane ed emergente: «In questo momento Musicultura rappresenta la resistenza della
musica italiana. Nel senso che dare
spazio, trovare, cercare persone e artisti che hanno un approccio di ricerca
della propria identità è un percorso che adesso, nella maggior parte dei casi,
non è permesso dato che c’è una via molto più ristretta e più breve in cui si
cerca di arrivare ad un successo fatto principalmente di visualizzazioni».
Il 23 e il 24 giugno sono confermate sul palco dello
Sferisterio, le partecipazioni di Ermal Meta, Paola Turci, Santi Francesi (già
vincitori assoluti di Musicultura nel 2021 come The Jab) Rachele Andrioli e
Coro a Coro, Dardust, Chiara Francini, Fabio Concato, Mogol. Come sempre, le
due serate di spettacolo saranno impreziosite da sorprese dell’ultimo minuto. La
fase conclusiva di Musicultura 2023 non accenderà solo lo Sferisterio, ma anche
l’intera città di Macerata, dove dal 19 al 24 giugno è in programma La
Controra, un vero festival nel festival, con concerti, recital, incontri,
dibattiti, tutti ad ingresso libero, ospitati nelle piazze, nei cortili e nei
palazzi del centro storico cittadino. La settimana di Musicultura si aprirà
lunedì 19 giugno con l’atteso concerto nella centralissima Piazza della Libertà
di Ron. La sera seguente, nella stessa piazza, sarà la volta di un omaggio allo
strepitoso canzoniere di Mogol-Battisti, con il concerto di Gianmarco Carroccia
e la sua band, intitolato Emozioni. Mercoledì 21 la piazza ospiterà il concerto
dei vincitori del concorso. Tra le iniziative speciali c’è da segnalare il 22
giugno “Dalla e Battisti dall’alba al tramonto”: nell’anno in cui i due Luci
avrebbero compiuto 80 anni, Musicultura ha pensato di ricordarli in un modo
semplice, diretto, popolare; sotto la torre civica dell’orologio, la città si
ritroverà per intonare in coro una canzone dell’uno e dell’altro a ogni
scoccare dell’ora, senza soluzione di continuità dall’alba al tramonto. Tra gli
altri ospiti attesi Stefano Zecchi, Giangilberto Monti e Vito Vita, Collettivo
Rosario, Yasmina Pani, Gabriella Greison, oltre ad alcuni degli artisti
impegnati anche allo Sferisterio, tra i quali Chiara Francini, Mogol, Ermal
Meta.
Gli otto vincitori sono stati designati a giudizio del
Comitato Artistico di Garanzia, che in questa edizione è composto da Francesca
Archibugi, Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Diego Bianchi, Francesco Bianconi,
Maria Grazia Calandrone, Luca Carboni, Alessandro Carrera, Guido Catalano,
Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De
Sio, Giorgia, La Rappresentante di Lista, Dacia Maraini, Mariella Nava, Vasco
Rossi, Ron, Enrico Ruggeri, Tosca, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Sandro
Veronesi, Boosta, Fabrizio Bosso, Angelo Branduardi, Cristina Donà e Irene
Grandi. Gli otto artisti si esibiranno sia il 23 che il 24 giugno. Il voto dei
2.400 spettatori dello Sferisterio designerà il Vincitore Assoluto.
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