«Non mi succedevano cose belle perché non avevo nessuno a cui raccontarle» dice la protagonista del film che segna l’esordio alla regia della sceneggiatrice Carolina Cavalli. La pellicola, che porta ancora una volta sul grande e piccolo schermo il talento di Benedetta Porcaroli, in esclusiva su RaiPlay dal 14 ottobre
Amanda, 24 anni e di famiglia
borghese, o, per usare le sue parole, “ricca e liberale”, da quando ha memoria,
non ha mai avuto un’amica. È una ragazza sveglia, sagace, avrebbe a
disposizione molte risorse, ma non compie alcuno sforzo per inserirsi nella
società come i suoi coetanei. Vive una vita da “esclusa”, non riesce neanche a
reggere il confronto con la sorella maggiore, apparentemente più inquadrata, in
realtà sempre sull’orlo di una crisi di nervi. «Quando ho scritto Amanda non è che avessi delle
intenzioni particolari, se non quelle di scrivere una bella storia» afferma la regista, che aggiunge: «Non
so bene se Amanda parli di solitudine o di amicizia. Fondamentalmente parla di
Amanda, che è molto sola e vuole un’amica a tutti i costi». Se decide di partecipare
a un rave, la giovane ci va con la colf sudamericana: «So come essere sola in
una stanza piena di gente che non è da sola», ripete. A un certo punto però
qualcosa nella sua mente scatta e decide di avvicinarsi a Rebecca (Galatea
Bellugi), figlia di una cara conoscente della madre, Viola (Giovanna
Mezzogiorno). Amanda sceglie la sua nuova missione: convincerla che sono
migliori amiche. Impresa non facile,
perché la sua coetanea da anni è barricata nella sua camera… Ma qualcosa
lentamente comincia a cambiare e, quando conosce un tipo che le piace, Dude
(Michele Bravi), riflette: «Non mi succedevano cose belle perché non avevo
nessuno a cui raccontarle».
Il Servizio Pubblico italiano vince con il film evento “Esterno notte”, la serie “Mare fuori” e il documentario “Plastica connection”. La presidente Marinella Soldi: «Orgogliosi dei riconoscimenti conquistati»
Con ben tre
premi, tra cui quello del Presidente della Repubblica, la Rai chiude la 75ᵃ
edizione del Prix Italia a Bari con un grande risultato, il migliore dal
2001. «La qualità dei prodotti
candidati al Prix Italia 2023 – commenta la Presidente della Rai Marinella
Soldi – è stata straordinariamente alta e questo rende Rai ancora più
orgogliosa dei tre premi conquistati, tra cui, per la prima volta, il Premio
del Presidente della Repubblica. Un film-evento d’autore, una serie che è un
fenomeno tra i giovani, un documentario d’impatto capace di indagare in
profondità: i tre titoli vincitori – prosegue la Presidente Soldi – mostrano
come la Rai sia capace di produrre una gamma ampia di contenuti rilevanti e
apprezzati dal pubblico, per ogni tipo di pubblico».
Il Servizio Pubblico – arrivato con cinque
produzioni tra le ventisette finaliste – vince il Premio Speciale in Onore
del Presidente della Repubblica con la fiction “Esterno notte” di
Marco Bellocchio, scritto da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Ludovica
Rampoldi, Davide Serino. Una serie Rai prodotta da Lorenzo Mieli per The
Apartment (Fremantle Group) con Simone Gattoni per Kavac Film, in
collaborazione con Rai Fiction, in coproduzione con Arte France.
La Giuria – composta da Paola Corvino
(Produttrice, Intramovie), Graham Ellis (Controller Production of BBC Audio),
Lia Furxhi (presidente Centro Nazionale del Cortometraggio), Aldo Grasso (critico
radiotelevisivo), Walter Iuzzolino (presidente Prix Italia 2023) – ha
assegnato, all’unanimità, l’ambìto riconoscimento alla produzione giudicata
migliore tra le ventisette finaliste con la seguente motivazione: “Questo
programma rappresenta l’apice dell’eccellenza nella narrazione audiovisiva di
oggi, con scrittura e recitazione impeccabili e una regia sublime. È stato
inoltre ampiamente apprezzato in quanto storia del passato che parla al
presente con voce chiara e autorevole, senza mai prendere posizioni scontate.
Infine, ma non meno importante, il programma ha dato vita a una serie di
personaggi memorabili e profondamente commoventi, raccontati attraverso
dettagli e momenti di vita quotidiana che hanno catturato l’attenzione”.
Altro riconoscimento di prestigio arriva per Rai
nella categoria Digital Fiction con “Mare Fuori”, il più grande
successo di RaiPlay che ha ottenuto oltre 200 milioni di visualizzazioni. Una
produzione Rai Fiction e Picomedia da un’idea di Cristiana Farina, scritta con
Maurizio Careddu e la regia di Ivan Silvestrini. La serie si aggiudica il
premio “per la sua capacità nell’accorciare le distanze tra i giovani e i media
di servizio pubblico, grazie alla sua estrema qualità, proporzionale
all’impatto che ha avuto”.
Il Premio Speciale Prix Italia-Ifad-Copeam
– che competa il palmarès di questa 75ᵃ edizione – è stato assegnato a “Plastica
Connection”, di Teresa Paoli, giornalista e film-maker, inviata di
“PresaDiretta”. Questo Premio speciale – giunto alla seconda edizione con lo scopo
di creare consapevolezza sui temi della sostenibilità e, in particolare, sulla
sicurezza alimentare – è andato all’inchiesta della Paoli che aveva come
obiettivo quello di promuovere la consapevolezza dell’impatto ambientale della
plastica sulla vita del pianeta. “La giuria ha particolarmente apprezzato
l’approccio sistemico a un tema ambientale particolarmente rilevante,
analizzato con accuratezza in tutti i suoi aspetti”.
In sei serate la seconda stagione della serie interpretata da Maria Chiara Giannetta, con Giuseppe Zeno, Enzo Paci e Pierpaolo Spollon. In onda da giovedì 5 ottobre su Rai 1
La follia di Blanca, la sua
unicità e la sua fame di vita ci hanno conquistato nella prima stagione, e le
nuove puntate saranno l’occasione per entrare ancora di più nel suo mondo. Nella
seconda stagione della serie diretta da Jan Maria Michelini e da Michele Soavi,
dal 5 ottobre su Rai 1, scopriremo nuovi segreti sulla sua famiglia, forse
ancora più inaspettati di quelli legati alla morte della sorella, che
porteranno non pochi sconvolgimenti nella vita della protagonista e in quella
di chi le sta vicino… soprattutto ora che, diventata consulente della Polizia a
tutti gli effetti, si trova ad affrontare anche sul lavoro sfide nuove e
difficili, che la renderanno ancora una volta protagonista delle indagini al
commissariato San Teodoro. Torneranno gli amati compagni di avventura: la
fedele Linneo (interpretata da Fiona), Lucia (Sara Ciocca), che avrà un ruolo
ancora più importante nella vita di Blanca, il padre Leone (Ugo Dighiero) e
l’amica Stella (Federica Cacciola); ritroveremo i colleghi del commissariato,
Bacigalupo (Enzo Paci) e soprattutto l’ispettore Liguori (Giuseppe Zeno): la
tensione sentimentale tra lui e la nostra eroina crescerà, soprattutto quando
lui farà ingelosire Blanca con una nuova fiamma che viene dal passato; e poi
ancora Sebastiano, di cui scopriremo nuovi lati inediti. Ma arriveranno anche
personaggi nuovi che costringeranno Blanca a fare i conti con quella che è la
sua storia e a decidere chi vuole essere. Per esempio, nonostante il suo
bisogno di assoluta autonomia, dovrà accettare di trovarsi una collaboratrice
domestica visto che il nuovo incarico da consulente non le permette di
occuparsi delle faccende di casa. Ogni puntata racconterà un caso d’indagine
con un’ambientazione particolare scelta tra i luoghi caratteristici di Genova,
a mostrare un mondo diverso e i personaggi che vivono al suo interno,
raffigurati con realismo e un pizzico di commedia. Oltre ai gialli verticali,
ci sarà anche un nuovo intrigante giallo di stagione. Il commissariato sarà
sotto l’attacco di un misterioso attentatore seriale che semina il panico a
Genova, facendo esplodere diverse bombe per la città, e che coinvolgerà Blanca
in prima persona. Nel mentre, in una corsa contro il tempo, Blanca farà di
tutto per proteggere le persone che ha attorno. In questa
nuova stagione Blanca imparerà che colleghi, amici e amanti a volte ci staccano
pezzi di cuore e se li portano via, in qualche posto lontano, fuori dalla
nostra possibilità di proteggerli. Di proteggerci. Ma realizzerà che solo
accettando questo rischio può capire davvero e ancora meglio la bellezza
di ballare sotto la pioggia.
I nuovi
personaggi
Elena (Michela Cescon)
Elena ha circa 50 anni ed è la
collaboratrice domestica di Blanca. Le sue parole e i modi diretti conquistano la
protagonista, che la assume dopo un brevissimo colloquio. Ed è così che la
donna comincia a frequentare la casa prendendosene cura e facendo sì che al suo
ritorno Blanca trovi sempre le stanze in ordine, i vestiti stirati e un pasto
caldo. Ma il piccolo idillio che si è creato tra loro, si infrangerà molto
presto: scopriremo infatti che Elena nasconde qualcosa. Cosa sta cercando? Che
vuole davvero da Blanca?
Polibomber (Stefano Dionisi)
È
un misterioso attentatore seriale
che semina il panico a Genova, facendo esplodere diverse bombe per la città: è
determinato a restare nell’ombra e giocare al gatto col topo con le forze
dell’ordine, che tiene sotto tiro con i suoi colpi e le sue telefonate,
realizzate con una sinistra voce contraffatta.
Veronica Alberici (Chiara
Baschetti)
Veronica
è un’affascinante avvocatessa che lavora per lo studio di Livia, la madre dell’ispettore
Liguori. È una donna smart e intraprendente, che avendo a che fare con il
commissariato, si trova a essere
corteggiata dal figlio del proprio capo.Il suo rapporto con Veronica sarà per Liguori
come un ritorno a casa, ben diverso da quello con Blanca, pieno di conflitti
nonostante l’evidente attrazione.
Paolo Sivori (Raffaele Esposito)
Il caso d’indagine
sull’attentatore seriale che impegna i nostri dall’inizio di questa nuova
stagione si rivela via via sempre più intricato. Per questo motivo, la Questura centrale decide di costituire una
sorta di unità di crisi, anzi per essere precisi unità speciale, guidata
da Paolo Sivori, capo della Digos (Divisione Investigazioni Generali e
Operazioni Speciali) di Genova.
Ivan
Scarabotti (Carlo Sciaccaluga)
Scarabotti è un giovane agente di
Polizia appena entrato in servizio. È molto timido ma anche leale, sempre
solerte nel rispondere ai suoi superiori e pronto a farsi in quattro per la sua
squadra, con l’energia di chi è alle prese con un lavoro che ama. Per la sua
sollecitudine, e anche per un’inclinazione un po’ da “secchione”, diviene ben
presto il bersaglio di Carità, che ha un’indole alquanto diversa.
Dal 2 al 6 ottobre a Bari, la 75ª edizione del Prix Italia. Un nuovo viaggio alla scoperta delle migliori produzioni internazionali Radio&Podcast, Tv e Digital tra eventi, incontri e anteprime
Il Prix Italia 2023 è
un nuovo traguardo per il futuro dell’azienda
Per questa 75ª edizione del Prix Italia la Rai ha deciso di
osare. Ci siamo messi in gioco, abbiamo trasformato una sfida con numerose
incognite in un percorso straordinariamente ricco. “Engage me” vede il Prix
Italia come progetto pilota Rai di sostenibilità ESG – Environmental, Social e
Governance: per la prima volta abbiamo organizzato un evento inquadrato in una
cornice di sostenibilità ben definita, con regole complesse da applicare in
un’azienda come la nostra. Lo abbiamo fortemente voluto perché il servizio
pubblico ha il dovere di muoversi lungo un cammino virtuoso fatto di
un’attenzione senza precedenti verso le tematiche sociali, economiche e
ambientali. Non solo ce lo chiede il nostro pubblico, ma è una priorità anche
per tutti i dipendenti Rai. È stato un percorso sfidante, costellato di
soddisfazioni e anche di qualche difficoltà che ci ha spinto a volerci
migliorare sempre più. Abbiamo implementato le nostre competenze, scoperto e
premiato sensibilità aziendali, ampliato i nostri orizzonti in materia di sostenibilità,
tenendo conto dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite e confrontandoci con
esperti, anche internazionali, del mondo della produzione sostenibile. Per
esempio, il palco del Prix Italia è stato posizionato in modo strategico per
sfruttare al massimo la luce naturale del sole, abbiamo scelto di valorizzare
il territorio che ci ospita, quello della Puglia, pensando ai pasti con
prodotti locali, gli ospiti potranno utilizzare biciclette elettriche per
spostarsi, gli spazi e i contenuti del Prix saranno accessibili a tutti:
abbiamo scelto di lasciare un’eredità positiva in termini di impatto sull’economia
e sulla comunità. Il nostro obiettivo è chiaro: la Rai guarda al domani, alle
future generazioni e prende con orgoglio un impegno dal quale non si potrà
tornare indietro: organizzare eventi e produzioni sempre più attenti
all’ambiente e al sociale. Naturalmente si tratta dell’inizio di un processo
articolato: il traguardo delle produzioni sostenibili non può certo essere
immediato, ma rappresenta il frutto di un percorso che abbiamo deciso di
avviare e di portare avanti nel tempo. Per un servizio pubblico sostenibile,
inclusivo, credibile, rilevante e di qualità. Questa è la Rai e il Prix Italia
2023 è il suo ambizioso progetto pilota verso il servizio pubblico del futuro.
Dal 6 ottobre su RaiPlay la nuova serie dedicata all’adolescenza liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Enrico Galiano con la regia di Matteo Oleotto. Con Gaja Masciale, Giorgia Wurth, Matteo Branciamore
Da un romanzo di successo, a una
serie che ha tutte le premesse per incontrare il favore del pubblico di
RaiPlay. L’adolescenza è un periodo terribile per tutti, ma soprattutto per
Gioia Spada (Gaja Masciale), 16 anni, costretta a traslocare per l’ennesima
volta in un paesino con sua madre Sabrina (Giorgia Wurth). Sabrina, giovane e
bellissima, ha avuto la brillante idea di andare a vivere a Gorizia dalla Nonna
Claudia (Paola Sambo), ex frontwoman di una band grunge con la quale non ha
rapporti da anni. Oltre alla disastrosa situazione familiare, Gioia deve
confrontarsi con l’inserimento in una nuova scuola che, per una come lei,
solitaria, senza amici e senza social non è proprio semplice. Gioia, però, ha
una passione: scattare foto alle persone girate di spalle. Questo perché,
secondo il suo sguardo cinico ma romantico, il mondo “di spalle” appare
migliore di quello che è. A scuola fa la conoscenza di Sara (Margherita
Morchio), della bella e stronza Ludovica Benni (Linda Pani), che la
prende subito di mira,
del figo del liceo Andrea (Enea Barozzi), uno sfacciato Dj con grande risonanza
social. E fra i professori c’è Bove (Matteo Branciamore): scapestrato, ribelle,
incasinato, è l’unico che riesce a capirla. Nonostante l’interesse di Andrea,
Gioia ha occhi solo per LO (Costantino Seghi), un ragazzo misterioso che la
aspetta di notte in posti dove nessuno può vederli. Lo vive per strada, assieme
a un anziano senzatetto; ha commesso qualcosa di terribile in passato e
potrebbe farlo di nuovo. Gioia non sa che la verità la travolgerà come un fiume
in piena. “Eppure
cadiamo felici”, diretta da Matteo Oleotto, è liberamente ispirata
all’omonimo bestseller di Enrico Galiano. Sin dall’uscita in libreria nel 2017,
il libro ha conquistato il cuore di migliaia di lettori in tutta Italia,
diventando un fenomeno di culto e social. “Il mio punto di partenza è stato sicuramente
il romanzo di Enrico Galiano – afferma il regista – un testo che ho trovato
molto divertente e ricco di suggestioni visive. È proprio la lettura che mi ha
ispirato un certo uso del colore, elemento importante nella serie. Oltre ai
colori, abbiamo scelto delle location con delle forme geometriche molto
precise: volevo costruire un racconto colorato, che a tratti può sembrare forse
un po’ eccessivo, ma che ci sembrava giusto. Un mondo caldo, colorato e
accogliente creato attorno ai personaggi”.
I
personaggi della serie
GIOIA Ha sedici anni e un carattere all’apparenza ruvido e spigoloso. Ma è
solo una maschera, muro sottile dietro cui nasconde le sue tante insicurezze.
Ironica e tagliente ma, al contempo, timida, fragile e indifesa ha un rapporto
conflittuale ma di grande complicità con sua madre, la causa ultima della sua
vita nomade che l’ha portata a cambiare città più volte dei vestiti. Proprio
per questo non ha mai avuto un vero amore o una vera amica. L’arrivo a Gorizia,
dove sua madre è nata, le regalerà l’amore, nuove amicizie e anche qualcosa in
più: una nonna speciale! Peccato che Lo, il ragazzo che le farà perdere la
testa, è per tutti morto un anno prima.
LO Affascinante, passionale, sfuggente. Lo è un mistero, a cominciare dal
nome con cui si presenta a Gioia. Un “articolo determinativo” – come
l’apostrofa lei con l’ironia che la caratterizza – che di certo e determinato
ha ben poco. Nel suo passato e nel suo presente si nasconde, infatti, un
segreto che Gioia, suo malgrado, sarà costretta a scoprire. Il ragazzo ha
contraddizioni e sentimenti non espressi, ma sotto la superficie si nasconde il
bisogno di qualcuno che lo aiuti a confrontarsi con i suoi fantasmi e a
superarli. Gioia gli permetterà di guardare dentro di sé e di aprirsi
sinceramente.
SABRINA
Sabrina non è esattamente la madre che tutti vorrebbero avere. O almeno questo
è quello che Gioia pensa di lei. Svampita, inaffidabile, pasticciona, ma anche
generosa, allegra, ipersensibile, Sabrina prende ogni decisione d’istinto e
senza pensarci troppo, almeno fino al momento in cui non è costretta a fare i
conti per la prima volta con le proprie responsabilità di madre e di figlia.
CLAUDIA Più che una nonna, un’icona. Un’icona rock. Claudia, ex leader di un
gruppo musicale alternativo degli anni ’90, ha improntato tutta la propria vita
a non seguire gli schemi, fieramente anticonformista, antiborghese, antitutto,
in perenne aperto conflitto con la frivola spensieratezza di sua figlia.
Saranno la malattia e la scoperta di essere parte di una famiglia a farle
rivalutare il proprio modello di vita autarchico e solitario.
ANDREA
Bello, simpatico, intelligente, Andrea, leader del liceo, sembrerebbe avere
tutto per essere felice. Si renderà conto che non è proprio così semplice nel
momento in cui si innamorerà per la prima volta e capirà che seguire il proprio
sogno musicale ha un prezzo molto alto.
SARA
Sara è l’opposto di Gioia: sfrontata, sicura di sé e incurante dei giudizi di
tutti. Lesbica convinta, è figlia di una ricca famiglia di Gorizia che l’adora.
Almeno all’apparenza una vita perfetta, ma che nasconde più di una zona
d’ombra, figlia dell’ipocrisia di un padre che strumentalizza la sua battaglia
per i diritti e l’uguaglianza per fini “elettorali”. Sì, perché dietro la sua
patina dorata, ogni famiglia, anche la sua, nasconde mancanze e problemi. E un
problema grande Sara ce l’ha con la sua paura di amare davvero, di lasciarsi
andare per timore di soffrire, sentirsi un accessorio come le capita con suo
padre. Ma, grazie anche alla vicinanza di Gioia, imparerà a fare i conti con i
suoi timori e a superarli. Si spera!
PROFESSOR BOVE
Non bisogna
essere per forza un ottimo insegnante per diventare un bravo maestro. Bove non
lo sa ancora ma è destinato a scoprirlo presto! Ex ricercatore che si è visto
rubare tutti i meriti da un collega che considerava anche amico, appena
divorziato dopo un matrimonio devastante, Bove è un perdente nato. Forse anche
per questo, sin dall’inizio, attira le simpatie di Gioia che vede in lui
qualcuno capace di capirla senza giudicarla. Peccato che, tra mille donne, si
innamorerà proprio di sua madre. Davvero un bel casino!
ALFREDO
Burbero e dalla battuta sagace, Alfredo è l’orso dal cuore buono, gestisce
l’omonimo bar dalla clientela affezionata che verrà rivoluzionato dall’arrivo
della nuova cameriera, Sabrina. Nasconde anche lui, come lei, qualche segreto,
ma una volta messa da parte ogni diffidenza, farà di tutto per aiutarla.
Da quasi dieci anni nella squadra del programma come redattrice e inviata, la giornalista conduce ora gli appuntamenti del fine settimana: «Fiera che l’azienda abbia investito su di me». Il sabato e la domenica alle 8 su Rai 3
Agorà,2023
“Agorà
Weekend”, che viaggio è per gli spettatori e per te?
Cerchiamo
di informare, di approfondire, scegliendo dei focus per le nostre puntate, ma
facendolo anche con leggerezza, con un approccio più accogliente e adatto al
fine settimana. Ci sono gli inviati con i loro servizi, con i collegamenti in
diretta, per un racconto articolato con un taglio diverso. Raccontiamo meno la
politica stretta e piuttosto come la politica si riflette sul mondo reale.
Diamo spazio anche all’approfondimento culturale, a me tanto caro anche per la
mia formazione umanistica, con inserti di terza pagina. Fermo restando che i
fatti dell’attualità continueranno ad avere la precedenza nella narrazione. Se
succede un evento importante “Agorà Weekend”, così come “Agorà”, sono in prima
linea, come accaduto, ad esempio, in primavera, con l’alluvione in Romagna.
Nel
segno del servizio pubblico…
E
grazie all’apporto, fondamentale, delle redazioni regionali della TgR. Le
risorse messe a disposizione dall’azienda rappresentano un vero valore.
Cosa
significa avere in mano la fiducia dello spettatore e continuare a meritarsela?
È la grande scommessa. Bisogna
continuare ad agire nel solco di una tradizione autorevole, quella di “Agorà”.
La fiducia si rinnova preparandosi, guardandosi intorno, non smettendo mai di
studiare, cercando di mantenere gli occhi aperti. Vuol dire anche concentrarsi sulle cose e sul come raccontarle, e non
sul chi le cose le racconta. I più grandi esempi di buona informazione sono
esperienze collettive.
Come
è cambiato nel tempo il racconto della politica e della società nella
narrazione di “Agorà”, come di “Agorà Weekend”?
Se
apri i social, se accedi ai mille modi di informarsi che abbiamo, vedi che i
tempi di fruizione dell’informazione sono cambiati. Ecco, è importante
prenderne atto, farlo, pur senza caderne vittime. La cosa più intrigante è che
questo lo ha capito in primo luogo la comunicazione politica stessa, cambiando
passo.
Come
nasce una tua intervista?
Dal
saputo e al tempo stesso da una curiosità soggettiva. È lecito chiedersi, perché questa persona
mi incuriosisce? Un’intervista è sempre l’incontro tra due persone. Ad “Agorà”
cerchiamo anche di costruire nuovi ruoli per i nostri ospiti, per personaggi
che vengono da noi. Chi ha detto che Mario Tozzi debba parlare solo di ambiente?
Chi ha detto che un politico debba per forza parlare di ciò che si occupa? È un
percorso interessante da fare.
Come reagisci quando un intervistato sembra non dirti la verità?
È complicato, anche perché è difficile capire quando un ospite ti sta
mentendo. Non sono una di quei giornalisti che pensano che la verità sia una e
una sola, che sia così chiara e lampante da vedere in ogni momento. La mia
formazione mi porta a considerare il percorso dialettico. Ovviamente la verità
non si costruisce, ma possiamo provare a fare ragionare le persone, sulla base
di un racconto, un dialogo, che nella realtà ci vanno. La grande sfida è sempre
quella di dare modo a chi ci guarda di farsi un’idea. Ho sempre voglia di
capire le cose mentre le sto scoprendo, un percorso che si fa insieme allo
spettatore, andando oltre i barocchismi e ai tecnicismi della politica.
Se
potessi intervistare un protagonista della storia repubblicana passata, chi
sceglieresti?
Se
rispondo con il cuore, da italianista, dico Italo Calvino, del quale il 15
ottobre
cadrà
il centenario della nascita. Sono molto sensibile alla narrazione, al racconto,
alla letteratura. Avvicinarsi a Calvino, leggerlo, studiarlo, significa anche
capire il Paese.
Di
che cosa parleresti con lui?
Mi
piacerebbe parlare di tutto, di come vede cambiato il popolo italiano, inteso
come insieme di cittadini. Gli chiederei di dirmi la sua sulla nuova
impostazione della politica. E poi gli domanderei anche come si possa andare
incontro alle esigenze dei nuovi italiani anche nell’ambito dell’informazione.
A
proposito di italiani, in tutti questi anni di lavoro ad “Agorà” cosa hai
scoperto di loro?
Ho
scoperto un Paese che ha voglia di essere ascoltato. Che ha voglia di dare il
proprio contributo ma che ha perso di vista gli strumenti per provare a farlo.
C’è un rischio di scollamento fra il mondo raccontato e il mondo reale, che è
molto più sfaccettato e difficile da ridurre a una immagine univoca. Questa è
la difficile scommessa sul racconto del Paese. Ma credo che l’informazione
debba tornare in qualche modo a fare un vecchio lavoro: quello di dare un
contributo e degli strumenti per costruirsi pensiero e coscienza critica, una
parola non più di moda purtroppo.
Lavoro
a parte cosa ti fa stare bene?
La
persona che sta per aprire la porta di casa in questo momento, il mio compagno
Michele. Ho la fortuna di avere una famiglia e amici meravigliosi, ma in
particolare lui. È un regalo
grande.
“Imma Tataranni” torna e stravince, appassionando il pubblico italiano e trovando il gradimento anche fuori dai confini nostrani: “Con grande piacere abbiamo scoperto che “Imma Tataranni” è stata venduta in moltissimi paesi nel mondo” racconta Massimiliano Gallo
“Lo straordinario risultato d’ascolto del primo appuntamento
conferma ulteriormente l’assoluta qualità di un prodotto che attraverso il
linguaggio della fiction sa unire alla perfezione l’aspetto ‘investigativo’ e
la vita quotidiana, con tutti i suoi risvolti umani. Senza dimenticare di
lasciare al pubblico – con leggerezza – la riflessione su temi che interpellano
ciascuno di noi” commenta Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction. “Il mio
ringraziamento – prosegue Ammirati – va a un cast eccezionale, a partire da
Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo, agli straordinari registi Francesco Amato
e Kiko Rosati, a Ibc Movie e Rai Com che hanno condiviso l’impegno produttivo.
E alla città di Matera, senza la quale Imma non sarebbe Imma”
MASSIMILIANO GALLO
Quanto ci è mancato Pietro…
Una terza serie piena di soprese incredibili, con Pietro alle
prese con la crisi matrimoniale, il suo incontro con Sara e il nuovo hobby, la
scrittura. Sì, Pietro frequenterà un corso di scrittura per cimentarsi con la
criminologia.
L’amore per la serie è volato oltre i confini nazionali…
Con grande piacere abbiamo scoperto che “Imma Tataranni” è
stata venduta in moltissimi paesi nel mondo. Le ragioni di questo successo sono
da ricercare nella sua capacità di raccontare storie vere, di presentare dinamiche
familiari in cui tutti, in qualsiasi parte del pianeta, si possono riconoscere.
C’è poi il quadro di un’Italia straordinaria filtrata dalla bellezza di Matera,
città simbolo di una territorialità che racchiude una storia universale.
Quale lavoro è stato compiuto per proporre una serie mai
“ripetitiva”?
Fin dal principio c’è stata una cura attentissima sulla
scrittura, sui personaggi, un grande lavoro di approfondimento. Il nostro
regista, Francesco Amato, è il padre di tutta questa operazione, molto attento
a “ritoccare” le battute per renderle sempre più efficaci. La serialità è un
terreno molto complicato nel quale ci si concentra spesso solo sull’elemento sorpresa.
Io credo, però, che il pubblico si affeziona ai personaggi, vuole riconoscerli
e seguire la maturazione durante l’arco narrativo di una vita possibile, con i
toni del dramma e della commedia.
CARLO BUCCIROSSO
Che esperienza è stata in questa terza stagione?
È sempre molto complicato per un attore rispondere a questa
domanda, perché si gira molto tempo prima della messa in onda e i ricordi del
set sono un po’ sbiaditi… quello che però rimane forte è l’emozione.
Perché amiamo così tanto questa serie?
I motivi del successo di una serie vanno cercati nella
semplicità, al di là della simpatia degli attori e della credibilità di ciò che
si racconta e di come si racconta. A questo aggiungiamo una sceneggiatura
importante, una scelta azzeccata dei ruoli, anche quelli minori, un cast credibile,
una direzione eccelsa e il modo così naturale di raccontare e interpretare queste
storie. Fino a questo momento mi sono sempre divertito, se il pubblico, gli
attori, il regista lo vorranno, spero che si possa andare ancora avanti. È un
po’ come la vita, una convivenza.
La città dei Sassi, un fascino irresistibile
Matera esce sempre molto bene dai film e dalle serie, rappresenta
una location meravigliosa che dona fascino a ciò che si racconta.
E veniamo a Vitali…
… sempre ligio al dovere, in perenne combutta con il Sostituto
procuratore. Affronta le situazioni con grande grande naturalezza e con ironia,
dividendosi tra lavoro e famiglia, mai tanto presente, a parte mio figlio.
ALESSIO LAPICE
Quanto amore per il maresciallo Calogiuri
Dalla fine della seconda stagione ho dovuto rispondere
tantissime volte alla domanda: “Ma ti svegli?”, come se io, Alessio Lapice,
fossi Calogiuri anche fuori dal set. Sono stato inondato dall’affetto della
gente, dalla gratitudine del pubblico che ci segue con grande interesse. Questa
è, secondo me, la stagione più ricca di accadimenti e di colpi di scena, a un
certo punto i personaggi centrali tenderanno a spezzarsi nel tentativo di
unirsi a nuove strade che potrebbero allontanarli… o forse no (ride).
Perché la serie piace così tanto?
Sceneggiatori molto bravi che rimescolano sempre le carte,
mantenendo però sempre le linee centrali e lo stile sempre più intrigante della
serie, un regista che inserisce sempre nuovi ostacoli nel percorso dei protagonisti.
Lo abbiamo visto con Calogiuri, da ragazzo innocente, puro, un soldatino
disciplinato e diligente, si trasforma piano piano in un uomo più sicuro di sé.
ALICE LAZZARITI
Come si sopravvive in questa famiglia così bizzarra?
Una famiglia molto particolare, non proprio convenzionale,
nella quale però tutti ci si possono ritrovare e provare empatia. C’è papà
Pietro, l’uomo di casa, mamma Imma, verso la quale la figlia prova terrore – e
chi non lo avrebbe incrociando quella camminata e quello sguardo così
inquietante. E poi ci sono le nonne che, anche in questa terza stagione,
sapranno stupire il pubblico.
e Valentina…
… parte per Napoli, iniziando un nuovo percorso, quello della
maturazione e della consapevolezza. In questa stagione sarà sempre più il
tramite della comunicazione tra i suoi genitori.
Lei è cresciuta con il suo personaggio…
Quando ho iniziato avevo 17 anni, oggi ne ho 22. Sono cresciuta
sul set con Valentina, un personaggio al quale sono molto affezionata, è una
parte di me. Il viaggio che ho condiviso con “Imma Tataranni” sarà sempre un
pezzo del mio cuore.
La domenica su Rai 1 i nuovi episodi della serie che ci riporta nella Torino degli anni Sessanta all’ospedale delle Molinette. La ricerca e i progressi della medicina insieme ai sentimenti e alle vicende dei protagonisti. In questo numero le interviste a Pilar Fogliati e alle new entry Alessandro Tersigni e Paolo Conticini
PILAR FOGLIATI
Il ritmo del sogno italiano che continua
La protagonista al RadiocorriereTv: «Portiamo in scena la fierezza di essere italiani e creatori, di sentirsi tra i migliori nel creare qualcosa di rivoluzionario»
La seconda volta di Pilar con l’outfit medico…
È molto bello indossare il camice, ci sono abiti che fanno
immediatamente sentire la gerarchia. Far finta di essere un cardiologo, a un
certo punto, ti fa sentire di esserlo, ci si abitua un po’ (ride)… tutti
sul set dicevano “è arrivata la dottoressa”. Mi piacciono i ruoli dove c’è una
formalità, inoltre credo che ci siano mestieri come quello del medico o dell’insegnante
che possano determinare il futuro di un Paese. È stato davvero un privilegio
indossare quella “divisa”.
Medico dall’orecchio assoluto, ma non esente da problemi di
cuore. Come ritroviamo la dottoressa Brunello?
Come al solito, siamo tutti più bravi a dare consigli agli
altri, ma quando si tratta di noi tutto diventa più difficile. La Brunello ha
un dono, una sensibilità incredibile che l’aita a capire le micro-frequenze del
cuore, metaforicamente sarebbe come riuscire a comprendere quelle dei
sentimenti che provi, a imparare a riconoscerli, a seguirli e a buttarsi. Lei,
però, è un po’ lenta in questo, perché è una donna che ragiona moltissimo, di
per sé un aspetto positivo, se non fosse che la tanta ragione non è mai la
migliore amica del cuore. È forse questo il paradosso del mondo, chi non ha mai
detto “sono diviso tra cuore e testa?”. Il nocciolo della serie, secondo me, gira
secondo me su questo grande interrogativo, qualcosa di estremamente umano, che
ci unisce tutti.
In questa seconda stagione Delia giocherà un “quadrangolare”.
Cosa succederà dal punto di vista sentimentale?
Il triangolo amoroso della prima stagione si è affolla, ci
sono personaggi nuovi che per Delia rappresenteranno una bella opportunità di
leggerezza e divertimento. Ci vorrà del tempo, nelle prime puntate la vedremo
ancora alle prese con la sua solitudine, con una vita privata che vacilla, ma
sempre perfetta dal punto di vista professionale. L’entrata in scena
dell’Ispettore Giraudo, interpretato da Alessandro Tersigni, rappresenta per
lei la possibilità di uscire dal deserto sentimentale in cui si trova, di
riscoprire il senso dell’amore, il battito del cuore, non solo per l’angoscia,
ma per l’innamoramento, per l’eccitazione, per il desiderio e per la curiosità.
“Cuori” ha avuto un importante riscontro anche a livello
internazionale. Cosa rende il pubblico estero così attento a questa serie?
Una serie ambientata in un ospedale rappresenta un
palcoscenico perfetto per intrecci emozionali, si presta bene per una storia
con cui devi empatizzare, e poi, l’Italia degli anni Sessanta è veramente
bella. Per uno straniero deve essere davvero interessante conoscere il nostro
Paese attraverso i ricordi di un’epoca lontana, piena di curiosità, nella quale
si respirava, ovunque, la voglia di rompere con il passato, di aprirsi al
futuro, il desiderio di guardare la luna, ma anche mettere le zip sui vestiti…
Una serie che racconta il “made in Italy” artistico e
cinematografico…
Portiamo in scena la fierezza di essere italiani e creatori,
di sentirsi tra i migliori nel creare qualcosa di rivoluzionario. C’era fiducia
nelle proprie capacità, non si avvertiva il timore reverenziale che si prova
oggi verso altri Paesi. Mi dispiace che si sia spenta questa luce, l’idea che
“se lo posso sognare, lo posso raggiungere”. Ci si metteva alla prova senza la paura
di fallire.
Geppi Cucciari torna in prima serata su Rai 3 con una nuova edizione del programma di intrattenimento culturale, evasione, divulgazione e satira. In scena la contaminazione alto e basso, umorismo e conoscenza, cultura e incultura. Tanti ingredienti di un racconto sorprendente. Da giovedì 28 settembre
Una “splendida cornice” che cerca di
sorprendere ogni settimana il telespettatore. Il programma di Rai Cultura condotto
da Geppi Cucciari torna su Rai 3 per raccontare nuove storie e trasferire
emozioni, in un viaggio tra arte, satira ed evasione, rimanendo sempre in
contatto con l’attualità. Obiettivo degli autori, la ricerca di un racconto
laterale, spiazzante, inaspettato. Umano. Lo studio ospita un pubblico di 120
spettatori selezionati attraverso le categorie demografiche Gfk: anziani da
bar, protagonisti, donne doppio ruolo. Caselle del marketing che diventano
persone in carne e ossa e fanno domande a chi ne sa: i competenti, quattro
cattedratici di provata professionalità costretti a barcamenarsi con quesiti
spesso improbabili, tra i quali spicca il femminismo dell’irresistibile Amalia
Ercoli Finzi, la prima ingegnera aero-spaziale italiana, e il funambolismo
parolaio del linguista Giuseppe Antonelli. I loro interventi sono le boe
attraverso cui si dipana il programma, insieme al controllo ortografico di
Andrea Maggi, il professore d’italiano de “Il Collegio”, che dovrebbe
correggere gli errori altrui ma spesso finisce vittima dell’ironia della
conduttrice. La band di Nicola “Ballo” Balestri funge da autoradio
della trasmissione e da accompagnamento di livello per le performance dal vivo.
Dopo le clip satiriche della scorsa stagione, la seconda edizione di
“Splendida Cornice” si misurerà in un divertente gioco ironico con i
protagonisti della Rai 3 di tutte le epoche storiche, mentre ad Alessandro
Arcodia resta affidato il ruolo di incursore negli eventi culturali e no, e gli
scrittori verranno coinvolti in un nuovo talent show basato sul rito delle
promozioni librarie: “Tre presentazioni”. Tornano anche i vox populi
orientati in cui un maldestro inviato convince i passanti a interpretare per
lui i protagonisti di cronaca, spettacolo e politica. La regia è di Alessandro
Renna.
La prima serata che tutti aspettavano arriva su Rai 2, in anticipo rispetto alla prevista messa in onda. Francesca Fagnani alla guida del programma ormai “cult” della tv. Da martedì 26 settembre
Cinque nuove
puntate in prima serata della trasmissione “cult” condotta da Francesca Fagnani
che, come sempre, darà spazio a interviste imprevedibili a personaggi al centro
della cronaca, del costume e della politica. Novità di questa nuova edizione di
“Belve” la presenza di un cast fisso con Vincenzo De Lucia e le Eterobasiche,
oltre a una serie di stand up affidati ad attori e attrici.
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