La
vita è un’avventura per i quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo
cretaceo. Sono loro i protagonisti della serie animata in onda tutti i giorni
alle ore 12.35 su Rai Yoyo e disponibile su RaiPlay
I
dinosauri sono sempre molto amati dai bambini. E si rivolge proprio a loro la
serie animata “Gigantosaurus” prodotta da Rai Kids e Cyber Group Studios. I
nuovi episodi della terza stagione sono in onda tutti i giorni, alle ore 12.35
su Rai Yoyo, oltre a essere disponibili su RaiPlay (dove ci sono anche le
precedenti stagioni).
Quattro
piccoli dinosauri e un enorme Gigantosauro! Rocky, Bill, Tiny e Mazu sono
quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo cretaceo. La vita è sempre
un’avventura: nuovi vulcani spuntano continuamente, brachiosauri dal collo
lungo ed enormi triceratopi vagano liberi, docce meteoriche illuminano il cielo
notturno e l’enorme T-Rex Gigantosaurus che regna su tutto! La semplice
menzione del nome di Gigantosaurus è sufficiente per suscitare una serie di
emozioni contrastanti nei quattro giovani dinosauri: paura (Bill), fascino
(Rocky), risate (Tiny) e interesse scientifico (Mazu). Attraverso le avventure
dei giovani dinoeroi, la serie riflette i diversi modi in cui i bambini di 4-6
anni scoprono il mondo e se stessi.
Da sempre i dinosauri appassionano
i bambini piccoli (dai 2 ai 6 anni), fino al punto da diventare quasi
un’ossessione per circa un bambino su tre, che arriva a conoscerne a memoria
nomi, caratteristiche, alimentazione. Una passione così particolare, da non
poter essere ignorata dalla scienza. Dagli studi svolti, è di fatto emerso un
impatto positivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini che nutrono un interesse
così profondo verso qualcosa, in particolar modo verso i dinosauri.
Tra
sequel e novità, ancora una stagione ricca di emozioni grazie all’offerta
fiction. Storie sorprendenti e personaggi coinvolgenti che nascono dalla forte
vocazione di servizio pubblico
L’offerta
di fiction della prossima stagione nasce dalla forte vocazione di servizio
pubblico e con l’obiettivo di raccontare il Paese con la densità di temi,
fermenti e conflitti che lo caratterizzano. Tanti nuovi titoli e i sequel delle
serie più amate che hanno l’ambizione di restituire la ricchezza e la
complessità del presente senza mai perdere il legame con il passato, né lo
sguardo verso il futuro. §
La “visione” della grande serialità targata Rai, un vero e proprio patrimonio a
disposizione del Paese, mira da un lato a raccordare l’attualità alla memoria e
ai valori che custodisce, dall’altro, a scorgervi gli indizi di un futuro da intercettare.
La consapevolezza è quella di essere responsabili di una parte importante
dell’immaginario collettivo, il mestiere, invece, è costruire storie
sorprendenti, proporre personaggi coinvolgenti affidandoli ai grandi talenti di
una tradizione tutta italiana che si rinnova e continua: scrittori, registi e
attori, volti di un nuovo divismo che entra nelle case degli italiani e in cui
tanti si riconoscono.
“Mi manda Rai Tre” torna dal 16 settembre il sabato e la domenica mattina alle 9.10. Il RadiocorriereTv incontra il conduttore del programma amico dei consumatori
Per
il quarto anno alla guida di “Mi manda Rai Tre”, com’è cambiato il programma
nel corso delle edizioni?
Quando
l’ho ereditato, “Mi manda Rai Tre” era molto, molto differente da quello che è
oggi, nonostante fosse già in parte cambiato nel corso degli anni precedenti. Quando
Michele Lubrano iniziò nel 1990 la televisione era diversa, così come il
concetto di diritto del consumatore.
Era
la Tv rivoluzionaria di Angelo Guglielmi…
Era
un momento in cui tutto quello che veniva fatto era nuovo e lo era anche il
linguaggio utilizzato. Ovviamente le cose dopo tanto tempo vanno riviste, e
così con Franco Di Mare, allora direttore di Rai 3, ci siamo interrogati su
quale potessero essere il percorso e l’idea da seguire. Pensammo di fare quello
che era stato fatto anni prima con “Chi l’ha visto?”, la cui formula originale
era già stata rivisitata. Perché occuparsi soltanto delle persone scomparse cercando di riportarle
a casa, quando la tecnologia aveva un po’ preso il posto di quello che faceva la
Tv? E così il programma aprì alla cronaca nera, ai grandi delitti, con grande
successo di pubblico. A “Mi manda Rai Tre” abbiamo capito che era necessario
spostarsi sul reportage, sull’inchiesta, invertendo il paradigma: mentre prima
erano solo ed esclusivamente i cittadini a segnalarci quello che non andava,
quello che subivano e a chiederci una mano, dovevamo anche noi raccontare loro
quello che non sapevano. Si è allargato il nostro raggio d’azione, siamo andati
oltre le truffe, abbiamo cominciato a parlare della qualità del cibo, di
salute, di come vengono spesi i soldi delle nostre tasse…
Per essere ancora di più a
servizio del pubblico…
E sempre con la schiena dritta. Parliamo
a tutto il pubblico, anche ai giovani, lo facciamo attraverso RaiPlay, Internet,
con numeri importanti. Anche in termini di risultati social siamo subito dietro
i grandi programmi e, di puntata in puntata, crescono gli spettatori giovani.
Quanto è complesso, oggi, difendersi
dalle truffe?
Mostruosamente, perché è tutto molto
più veloce di un tempo, quando le truffe
richiedevano diversi passaggi. A chi
non è accaduto in questi anni di rischiare di rimanere vittima del fishing (truffe
informatiche), anche attraverso il telefono? Chi non ha ricevuto un
messaggio, una mail, che sembravano arrivare dalla banca, e che invece
nascondevano una truffa? Ricevi il messaggio sullo smartphone, lo apri, vieni
avvertito della presenza di operazioni sospette sul conto corrente e ti si
chiede di verificarle aggiornando le informazioni. A quel punto, nel giro di cinque
minuti, i tuoi soldi sono ci sono più.
Distinguere il vero dal verosimile, è
questa la sfida?
È soprattutto capire che il verosimile
è diventato molto più verosimile di un tempo. Prima, con un minimo di
attenzione, potevi capire, ora non più. La parola d’ordine è prevenire.
In che modo?
Informando, spiegando, e nel caso di
“Mi manda Rai Tre” spingendo il pubblico a porsi delle domande. Perché se hai un dubbio, se non riesci a capire dove
qualcuno stia guadagnando in un’operazione che ti viene proposta, allora vuol
dire che il guadagno sei tu.
Come è cambiato il rapporto del
programma con il pubblico?
La casalinga di Voghera non è più quella
di trent’anni fa. Ha studiato, non chiede che le si spieghino in maniera
semplice le cose, ma pretende qualità e cerca un racconto che sia dinamico,
pretende che le cose abbiano senso, che siano di qualità. La qualità continuerà
a fare la differenza.
“Mi manda Rai Tre” ha oggi una nuova
pelle, un’identità riconoscibile…
Non è stato facile cambiare marcia,
cambiare linguaggio, capire quale poteva andare bene. Io arrivavo da “Report”, una
delle prime serate più viste dell’azienda, ed ero convinto che quel linguaggio
potesse funzionare. Ma nel tempo ho capito che quella marcia, in questo
programma, non era giusta.
Che cosa ti hanno insegnato questi
tre anni di trasmissione?
A dedicarmi completamente a un
programma, a diventarne genitore. Essere a capo di un progetto è un po’ come
esserne il papà. Ho avuto dei maestri eccezionali che non si staccavano un
minuto dal montaggio, penso a Riccardo Iacona che non si allontana mai dalla
redazione. Riccardo è un gigante. Lo stesso valeva per tanti maestri che a
volte mi sembravano frettolosi nei tagli e nelle valutazioni, che mi pareva non
capissero quanto lavoro c’era dietro. Poi, quando diventi genitore, capisci che
avevano sempre ragione loro. Per me è stato così. Di un programma devi
conoscere ogni frame. Devi assicurarti che ogni secondo di quello che hai
prodotto, sia il meglio che si potesse fare.
Con il programma hai raccontato tante
storie, ce n’è una che ti ha toccato più delle altre?
A segnarmi di più è stata quella
degli orsi del Trentino, in particolare quella di M49 che è stata rivelatrice
di tante cose, a partire da una percezione netta tra chi in questo Paese è
convinto che dobbiamo restituire qualcosa alla natura e chi invece pensa il
contrario. Di quel reportage mi occupai in prima persona per vedere da vicino
quell’essere magnifico, fu incredibile sentirlo respirare a un metro da me e
capire che era condannato all’ergastolo. Penso anche a una storia sulle contaminazioni alimentari, la
gente spesso dimentica che anche mangiare soltanto un pezzo di formaggio fatto
con il latte non cotto, può costarci un’infezione incredibile.
Ai
vostri telespettatori che cosa auguri?
L’augurio
è doppio, in primo luogo di non avere bisogno di noi (sorride). Quindi di
essere contenti di vederci, di pensare che il tempo che trascorrono con noi sia
ben speso. Anche perché il tempo, lo sappiamo, è la cosa più preziosa che
abbiamo.
Da lunedì 4 settembre in prima serata su Rai 3 le inchieste e i reportage della squadra di “PresaDiretta” affronteranno i grandi temi dell’attualità: la guerra, la crisi economica e le sfide del lavoro, le migrazioni, la temperatura del Pianeta, i diritti umani violati, il crollo demografico del Paese, la sostenibilità del sistema agroalimentare, le nuove frontiere della scienza che cambieranno per sempre il nostro modo di vivere. Ad aprire il ciclo, un viaggio nei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna
“PresaDiretta” pronta a raccontare ancora
una volta l’Italia e il mondo. Sono in arrivo nove nuove puntate, che viaggio
sarà?
Porteremo i telespettatori nel mondo
intero, perché non riusciamo a comprendere quello che ci succede se non lo
inseriamo nel contesto per lo meno europeo.
Ma io sono anche tornato dall’Ucraina, ed è la seconda volta che ci
andiamo, la collega Francesca Nava ha fatto un viaggio importante a Mosca e
dintorni, stiamo seguendo tutta la partita dei Brics. Sarà un viaggio veramente
narrativo: siamo al 15° anno di messa in onda, un momento importante per noi. Voglio
pensare a questa serie di “PresaDiretta” come se fosse la prima, faremo uno
sforzo per raccontare le puntate non come singoli episodi che nascono e
muoiono, ma proprio come una serie, come se fosse una fiction. Gli argomenti
saranno legati l’uno all’altro. Al centro ci sono due elementi fondamentali,
che parlano del nostro futuro, uno è la guerra e le sue conseguenze, l’altro è
la questione ambientale, con tutte le conseguenze, anche dal punto di vista
delle enormi occasioni di sviluppo che ci sono dentro al green deal, la
transizione energetica, a cominciare dal motore elettrico e dalle innovazioni
tecnologiche.
Con quale argomento aprirete?
Ci occuperemo dell’alluvione in
Romagna, dove siamo stati per quasi tre settimane, con una puntata che si
intitola “Stato di calamità permanente”, titolo bellissimo trovato dalla
redazione che rende conto del fatto che non si tratta più di eventi eccezionali,
ma che avremo a che fare sempre di più con questo tipo di alluvioni. È chiaro che dobbiamo mettere in campo
un piano di rigenerazione del territorio e che non possiamo più permetterci di
consumare il suolo così come eravamo abituati. L’equilibrio che legava le
montagne, i fiumi, la pianura e il mare, che ha retto per cento anni, anche per
colpa del cambiamento climatico non regge più. Ci troviamo anche di fronte a un’occasione
enorme, positiva, di sviluppo, sarebbe un cantiere che oltre a rigenerare il
territorio rigenererebbe il Paese da un punto di vista economico. Poi c’è tutta
la partita di attualità legata ai ristori, ai soldi, sulla quale avremo in
diretta il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. C’è una polemica
pazzesca tra il Governo e la Regione. Chi ha ragione dei due? Chi è che non
dice la verità? Oppure la verità sta nel mezzo. Cercheremo anche di capire a che
punto sia la ricostruzione.
“PresaDiretta” ha un’identità ben
definita che la rende punto di riferimento per il pubblico…
So per certo che “PresaDiretta” è uno
dei pochi programmi che fa dell’approfondimento vero, quanto meno nelle
intenzioni, nelle settimane che spendiamo, nello studio delle fonti, in tutto
il lavoro di scrittura che facciamo prima. Ogni puntata ha dietro un lavoro
prezioso, e questo è un po’ un unicum. Molti settimanali e molte trasmissioni
hanno dietro l’agenda politica che preme. Quest’anno vedremo alla prova dei nuovi
talk show, nei quali a portar via spazio sarà proprio l’agenda politica. Alla
prima puntata, quella dedicata all’alluvione, abbiamo lavorato per mesi. Adesso
l’informazione quotidiana e i settimanali ci ritornano, giustamente per mettere
sul fuoco la questione delle risorse, ma non hanno avuto il tempo per pensare e
lavorare su quello che era successo prima. Per identità di “PresaDiretta”
intendo la qualità e la ricchezza dell’approfondimento. Poi ci metterei la
capacità empatica di entrare dentro la realtà, che è un’altra chiave che noi
coltiviamo. Sia io che i nostri inviati, cerchiamo di consentire al pubblico
che sta a casa non solo di comprendere, ma anche di partecipare, elemento
fondamentale per la costruzione della democrazia. Perché se non partecipiamo
alle vicende degli altri, anche se non apparteniamo a quei ceti sociali, anche
se non siamo migranti o disoccupati, costruiamo una società in cui ognuno si fa
i fatti propri e non riusciamo a costruire un destino comune. Partecipare,
essere presi per mano da uno dei nostri inviati e portati sulla barca delle ONG
o nella casa di un operaio, significa vivere assieme. Questo la televisione lo può
fare perché ci sono le immagini. Con un pezzo di giornale si fa un po’ più
fatica, i grandi scrittori lo sanno fare anche con la carta stampata, ma noi
abbiamo uno strumento enormemente importante e potente e vogliamo utilizzarlo al
massimo.
Come si persegue la verità in uno
scenario internazionale a dir poco complesso nel quale è spesso difficile
verificare le fonti?
Intanto la verità la devi cercare,
nel momento in cui la cerchi hai già costruito qualcosa, ti sei avvicinato,
qualche volta ci arrivi anche. E poi devi saper scegliere cosa pensi sia
interessante di ciò che stai cercando. Magari non esisterà la verità con la “v”
maiuscola, ma ne esistono tante e soprattutto ci sono tanti elementi di queste
che non vengono raccontati, che vengono nascosti, e che sono importanti per
crearsi un’opinione su quello che sta succedendo. Vedi la questione
Ucraina-Russia, la puoi narrare come il conflitto tra i due Paesi e raccontare
la resistenza del popolo ucraino, l’abbiamo fatto e continueremo a farlo, ma
puoi anche alzare un attimo lo sguardo e cercare di vedere cosa sta succedendo
in Sudafrica con i russi che stanno dentro questo processo dei Brics, e quali
sono anche le cause internazionali, a prescindere dall’invasione della Russia,
che muovono quella guerra lì. Raccontare verità poco raccontate ci aiuta a
capire un po’ meglio quello che sta succedendo su quel terreno di guerra.
Cosa rappresenta per te
“PresaDiretta”?
Personalmente ci metto tutto l’entusiasmo,
la passione, il tempo e anche la mia vita. Tante volte mi sono immaginato, e
prima o poi succederà, che questo programma andrà avanti anche senza di me.
Spero che “PresaDiretta” continui, perché questo programma è un marchio della
Rai. Dietro a “PresaDiretta” c’è la Rai.
Il nuovo singolo della cantautrice e attrice Anna Capasso è un pezzo da ballare per tutta l’estate. Un pop fresco e frizzante che, come ci spiega l’autrice, «racconta le sfumature più belle dell’amore, come la possibilità di concedersi una meritata serenità da conservare e proteggere da chiunque»
Un nuovo singolo tutto
da ballare per l’estate 2023 e l’amore sempre in primo piano…
Racconto la storia di due persone che si sono follemente
innamorate da giovani. Poi, a causa dei gossip, si sono lasciate per ritrovarsi
per caso dopo alcuni anni ad una cena. Da quell’incontro di sguardi capiscono
che la scintilla non si è mai spenta. Questa canzone non è solo un messaggio
per chi vive una situazione del genere, ma sicuramente anche un modo per
ribadire che se c’è amore vero non esistono ostacoli.
L’amore è sempre unico
ed eterno come descrive nel suo pezzo?
L’amore, anche dopo alcuni anni, va sempre alimentato.
Bisogna sempre viverlo come se fosse il primo giorno e creare momenti di
pathos. Così può restare eterno.
Lei è una sognatrice?
Certo. Tutti dovremmo sognare, perché la vita altrimenti non
avrebbe senso.
Le relazioni sono
spesso esposte a giudizi ed interferenze?
Succede. Il brano, scritto con Massimo D’Ambra, lo abbiamo
realizzato pensando ad una situazione immaginaria che è quella di un calciatore
innamorato di un’artista. Abbiamo preso spunto dal Napoli che ha vinto lo
scudetto. Nel video lui porge il pallone alla sua amata come a dire che le ridà
la sua vita in mano senza più pensare ai giudizi esterni. Ma è solo un esempio,
in realtà il calciatore e l’artista potrebbero fare qualsiasi altra cosa.
Perché ha scelto la
luna?
La luna è intesa come specchio riflesso di ciascuno di noi,
ma anche come unica luce che illumina i due protagonisti della canzone. La luna
molte volte per me è stata una compagnia, la mia migliore amica. In alcuni
momenti l’ho guardata in relax. E poi quanti amori sono nati sotto la luna e si
sono consumati sotto la luna? E’ molto romantica.
I suoi videoclip sono girati
in luoghi riconoscibili. In primo piano c’è Napoli.
Ho voluto rappresentare una Napoli particolare, elegante, che
non perdesse comunque la sua storicità.
Prendendo spunto dal
murale dedicato a Maradona, cosa ha immaginato?
Ho voluto omaggiare lo scudetto del Napoli e lasciare un
segno con l’immagine di Maradona. Nella canzone si parla infatti proprio della
storia d’amore di un calciatore.
Cosa ama di Napoli?
Soprattutto i panorami, come le serate a guardare Posillipo.
Spettacolare. Ma anche l’aria che si respira nei quartieri popolari, con le
persone che parlano con tutti anche se non si conosco. Ogni volta che ci vado
sento questa predisposizione ad una comunicazione spontanea.
Qual è la più grande
forza dell’amore?
Quando non si smette mai di meravigliarsi e di essere diversi
ogni giorno. Colgo l’occasione per salutare i lettori del RadiocorriereTv e
invitarli ad ascoltare e a ballare la mia canzone.
Il nuovo singolo della cantautrice e attrice Anna Capasso è un pezzo da ballare per tutta l’estate. Un pop fresco e frizzante che, come ci spiega l’autrice, «racconta le sfumature più belle dell’amore, come la possibilità di concedersi una meritata serenità da conservare e proteggere da chiunque»
Equilibrio fra innovazione e continuità, cogliendo in pieno l’essenza del Servizio Pubblico: informare, intrattenere, educare. A settembre al via il grande Intrattenimento Rai del Day Time
Rinnovarsi senza mai dimenticare la propria missione: accogliere
gusti, speranze, abitudini, vocazioni e idee del pubblico. È la grande sfida
della televisione generalista accolta in pieno dall’Intrattenimento Day Time,
che tiene compagnia agli italiani, ogni giorno dalle 14, con una programmazione
in equilibrio fra innovazione e continuità, cogliendo in pieno l’essenza del
Servizio Pubblico: informare, intrattenere, educare.
Il racconto, di qualità, dell’Italia e degli italiani
provando a offrire, attraverso linguaggi diversi e una narrazione in grado di
parlare a chiunque per far sentire tutti parte di una comunità: il magazine,
l’infotainment, l’enorme contenitore dei programmi di territorio, i game show,
il cooking o il “dating”, programmi più votati all’intrattenimento, alla
cronaca, all’inchiesta e al viaggio.
La televisione è anche, e in certi casi soprattutto, l’insieme
dei volti che incarnano le sue promesse, conduttrici e conduttori, noti ed
emergenti, che garantiscono la credibilità dell’offerta.
Da ormai qualche anno Federico Quaranta attraversa ogni angolo del Paese. In tutti i luoghi, anche nel più recondito o nascosto, è alla ricerca di una storia da raccontare. Ora le ha raccolte ne “I diari del Provinciale”, non solo semplici racconti di territorio, bensì testimonianze che costituiscono l’anima italiana più profonda. Dal 28 agosto in libreria e negli store digitali
La provincia, la sua cultura e la sua gente,
un viaggio nelle terre che custodiscono l’Italia più profonda. Con “I diari del
Provinciale” Federico Quaranta affida alla carta le testimonianze e le emozioni
più forti dei suoi lunghi cammini televisivi. I racconti e le parole di
scrittori e intellettuali si intrecciano tra le pagine con quelli di contadini e pescatori, di uomini e
donne che fanno del legame con il territorio il fondamento della propria
esistenza. Così l’autore è nel Mugello, alle porte di Firenze, per raccontare
la figura rivoluzionaria di don Lorenzo Milani, nel Delta del Po tra Emilia e
Veneto, per comprendere il sentimento che lega la gente alle terre e alle acque
del Polesine, in Basilicata, sulle tracce della civiltà contadina narrata da
Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli”, in Sicilia, per riscoprire la
figura di Rosa Balistreri, cantautrice coraggiosa che ha cantato le
contraddizioni della sua terra. Tante storie, tanti tasselli di un’identità
sfaccettata, affascinante e sempre sorprendente.
“I diari del Provinciale” di Federico Quaranta, edito daRai Libri, è in vendita nelle librerie
e negli store digitali dal 28 agosto.
Rai Yoyo festeggia gli 80 anni del capolavoro di Antoine de
Saint Exupéry con la nuova serie animata in onda tutti i giorni alle 10.10 e disponibile anche su Rai Play
Un riferimento culturale universale di sorprendente
modernità. Il Piccolo Principe non somiglia a nessun altro. Insieme racconto
poetico, filosofico e iniziatico, l’opera è un genere “a parte”.
Responsabilità, legami d’amore e di amicizia, rispetto di ciascuno nella sua
differenza e nella sua singolarità, bisogno di scoprire e di comprendere,
necessità di dare un senso alle nostre azioni, ricerca dell’essenziale al di là
delle apparenze, protezione dell’ambiente… il capolavoro di Antoine de
Saint-Exupéry, fra le opere letterarie più celebri del XX secolo, racconta
tutto questo e molto di più. Affronta temi universali: il rapporto dell’uomo
con il tempo, la felicità e le prove della vita, la trasmissione di valori tra
il mondo dell’infanzia e quello degli adulti, l’opposizione fra il visibile e
l’invisibile, la bellezza, il viaggio interiore e il viaggio attraverso il
mondo, il mistero della vita e della morte. Su Rai Yoyo e RaiPlay ha debuttato
“Il Piccolo Principe e i suoi amici”, la nuova serie animata in onda tutti i
giorni alle 10.10, con cui Rai Yoyo festeggia gli 80 anni del capolavoro di
Antoine de Saint Exupéry. Questa nuova serie vede il Piccolo Principe iniziare
un favoloso viaggio tra le stelle con la sua ciurma, la Volpe e la Rosa, e con
due nuovi amici: Carlotta ed Elia, due bambini del nostro mondo. Tutti insieme partono a bordo della più brillante
e inaspettata delle astronavi, l’asteroide B612 trasformato in Asteroship!
Scoprono così l’universo e i suoi abitanti tra mille avventure. Ogni pianeta è
occasione di fare nuove amicizie e incontrare nuove culture. Dal cortile della
scuola ai confini della galassia, Elia e Carlotta impareranno a risolvere i
problemi della loro vita quotidiana, affrontando una situazione parallela
nell’universo del Piccolo Principe. Del resto, come ci ricorda il romanzo, “le
stelle sono illuminate, perché ognuno possa un giorno trovare la sua”. Raccontando
una storia semplice in un linguaggio altrettanto semplice che associa testo e
disegni – i famosi acquerelli dipinti dallo stesso autore – “Il Piccolo
Principe” tocca il cuore del pubblico di tutto il mondo, al di là delle
nazionalità, culture, religioni, generazioni, come testimonia l’enorme successo
di vendite. Adulti o bambini, tutti possono identificarsi con questo “petit
bonhomme” dai capelli “color del grano”, venuto da un altro pianeta. Come non
amare questo essere ad un tempo lunare e solare, candido e saggio, curioso e
sensibile, grave e ridente, vulnerabile e immortale, ambasciatore dei nostri
sogni e delle nostre domande? Ai bambini di oggi, che saranno gli adulti di
domani, Il Piccolo Principe porta un messaggio di incredibile attualità.
Visionario, Saint-Exupéry affronta infatti delle domande che si congiungono con
le preoccupazioni della nostra epoca come il rapporto con il tempo. In un mondo
accelerato, dove impera la velocità, il cambiamento incessante, lo “zapping”,
la percezione immediata e spesso superficiale degli esseri e delle cose, Il
Piccolo Principe ci invita a prenderci il nostro tempo. Il tempo di andare
all’incontro con l’altro, di “addomesticarlo”. Il tempo di attendere, di
comprendere, di interrogare i segreti e i misteri della vita. Ma anche di prendersi
cura di ciò che si è “addomesticato”, di occuparsi di “altre cose che di se
stessi”: nel Piccolo Principe questo
tema si presenta sotto differenti varianti (impegno, responsabilità, rispetto,
protezione, fedeltà). Senza questa contropartita saremmo condannati alla
solitudine, privati dell’esperienza dell’amore e dell’amicizia. Il Piccolo
Principe quindi come antidoto all’individualismo, all’egocentrismo, ad una
certa concezione utilitaristica delle relazioni umane. Ne “Il Piccolo Principe”
poi, il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente procedono di pari
passo. “Quando si ha finito di lavarsi al mattino, bisogna fare con cura
la pulizia del pianeta”, afferma Il Piccolo Principe. L’aviatore Saint-Exupéry
da parte sua, dopo l’evocazione della minaccia dei baobab, si sente “animato da
un sentimento di urgenza”. Una visione premonitrice dei pericoli che minacciano
il pianeta Terra e della necessità di prendersene cura. A prima vista Saint-Exupéry
fa confrontare due mondi: da una parte, un universo freddo, contabile,
operazionale, serio, fossilizzato, quello “dei grandi”; dall’altro, un mondo
immaginativo, sensibile, poetico, generoso, evolutivo, quello dei bambini. Ma,
al di là di questa opposizione, l’aviatore-autore, situato come interfaccia,
getta dei ponti fra questi due universi, ciascuno di loro andrà ad apprendere
dall’altro. In un’epoca in cui la frattura culturale tra le generazioni tende
ad accrescersi e dove i riferimenti comuni sono meno numerosi, questo invito
alla riconciliazione e all’attenzione reciproca prende pienamente senso. Questi
temi, ovviamente, ispirano anche le nuove avventure del Piccolo Principe. “Il
Piccolo Principe” è stato tradotto in 220 lingue e dialetti, 134 milioni le
copie del libro vendute in tutto il mondo dal 1943, anno della prima
pubblicazione negli Stati Uniti, 400 mila i visitatori annuali del Museo Petit
Prince a Hakone, in Giappone, e 400 mila quelli che in soli due mesi hanno
visitato la mostra Petit Prince in Brasile inaugurata a fine 2009.
La storia della squadra di basket Juvecaserta, la prima e unica ad aver portato uno scudetto nel Sud. Il 21, 24 e 25 agosto, alle 22 circa su Rai 2
La bella favola della Juvecaserta, la prima squadra di basket del sud
Italia che, battendo la superfavorita Olimpia Milano, ha vinto lo scudetto di
basket nella stagione 1990-91. E’ la storia raccontata nella docuserie
“Scugnizzi per sempre” in onda in tre serate, il 21, 24 e 25 agosto, alle 22
circa su Rai 2. La serie ha un valore sportivo, ma anche umano e sociale e di
fatto viene proposta anche per fare da traino alla Nazionale italiana che,
proprio dal 25 agosto, disputerà i mondiali di pallacanestro.
Nata da un’idea del produttore Attilio De Razza e del regista-autore Gianni
Costantino, prodotta da Tramp Ltd in collaborazione con Rai Documentari,
“Scugnizzi per sempre” ripercorre le varie tappe sportive e umane della squadra
di ragazzi guidata da Nando Gentile ed Enzo Esposito, due tra i migliori
giocatori di quegli anni. La loro storia è la storia dell’intera comunità
casertana, identificata in quella squadra, simbolo del riscatto del Sud contro
il Nord, che resta ancora oggi l’unica ad aver portato uno scudetto in
Meridione. Sentimenti autentici, forti, contrastanti e sicuramente indimenticabili
nonostante sia trascorso molto tempo da quell’impresa “epica”.
Il racconto si snoda mischiando la fiction ad immagini di repertorio,
interviste agli “scugnizzi” di allora e ad esponenti del mondo che ruotava
intorno alla Juvecaserta, agli avversari affrontati sul parquet, tra cui i
giganti dell’Olimpia Milano, ai giornalisti e telecronisti che negli anni Ottanta-Novanta
narrarono le vicende del basket italiano e casertano. Tra gli altri
intervistati, Dan Peterson, Antonello Riva, Dino Meneghin, Roberto Brunamonti e
il brasiliano Oscar.
Quattro film italiani e
uno internazionale nel Concorso principale e tante altre opere nelle varie
sezioni per una presenza massiccia che testimonia la grande qualità della produzione
del Servizio pubblico. Ad aprire la rassegna mercoledì 30 agosto “Il
Comandante” di Edoardo De Angelis
Rai Cinema partecipa all’80ª
Mostra del Cinema di Venezia con quattro film italiani nel Concorso principale,
tra i quali il film di apertura. E con una grande varietà di opere che ha
contribuito a produrre tra film, film documentari, e cortometraggi, alcune
delle quali saranno distribuite in sala da 01 Distribution. In totale più di 25
titoli, tra la Selezione ufficiale e la Settimana della Critica. I quattro film
italiani in Concorso sono: “Comandante” di Edoardo De Angelis, che inaugurerà
il Festival, “Finalmente L’alba” di Saverio Costanzo,” Lubo” di Giorgio Diritti
e “Io Capitano” di Matteo Garrone che usciranno tutti in sala con 01
Distribution. «Rai Cinema è presente per la prima volta nella sua storia con
quattro film italiani e uno internazionale nel Concorso principale e altri
quattro Fuori concorso – afferma Paolo Del Brocco, amministratore delegato di
Rai Cinema –. Si tratta della presenza più rilevante della nostra
partecipazione al Festival, una selezione che riconosce la grande qualità della
produzione del Servizio pubblico nella diversità delle proposte. Opere molto
attese, che mettono al centro storie forti di autori di grande personalità,
tutte di respiro internazionale e con le caratteristiche ideali per poter
arrivare al cuore del pubblico. Opere che rispecchiano, tutte, le molteplici
sfaccettature della creatività degli artisti e della diversificazione delle
proposte dei produttori con i quali lavoriamo. Per riflettere ancora sui temi
del dibattito attuale, sono convinto che la creatività e il lavoro dell’uomo
rappresentino due punti fondamentali nella tutela della qualità e del suo
specifico culturale che oggi, più che mai, siamo tenuti a preservare e
rispettare. Tornando ai film in gara, abbiamo l’onore di accompagnare uno dei
maggiori rappresentanti del cinema americano, Michael Mann, che presenterà il
suo ultimo attesissimo film, “Ferrari”, con Adam Driver e Penélope Cruz. 01
Distribution distribuirà il film al cinema in Italia. È un grande piacere
inoltre poter presentare di nuovo alla Mostra di Venezia l’opera di un regista
visionario come Roman Polanski, “The Place”, anche questo tra i titoli di
prossima uscita con 01 Distribution. Con questo film, che sarà presentato Fuori
concorso, abbiamo replicato la partnership produttiva con Roman Polanski ed
Èliseo entertainment, come già per il precedente “L’ufficiale e la spia”. Tra i
titoli da segnalare Fuori concorso, “L’ordine del tempo”, l’ultimo lavoro di
Liliana Cavani, la regista che ha condiviso una lunga e fortunata storia con la
Rai, e che quest’anno riceverà il Leone d’Oro alla carriera. E “The Penitent”,
di Luca Barbareschi, nell’adattamento cinematografico dal testo del drammaturgo
Premio Pulitzer David Mamet, interpretato dallo stesso regista e da Catherine
McCormack, Adam James e Adrian Lester».
Sempre nella Selezione ufficiale della Mostra,
Rai Cinema partecipa con quattro titoli nella sezione Orizzonti, tra cui
l’esordio alla regia di Micaela Ramazzotti, “Felicità”, di cui l’attrice è
anche interprete al fianco di Max Tortora, Anna Galiena, Matteo Olivetti e
Sergio Rubini. E infine, come Evento speciale il cortometraggio “A voce nuda”
di Mattia Lobosco con Ginevra Francesconi, Andrea Delogu e Mattia Belardi, nome
d’arte del rapper italiano Mr Rain. Il corto è vincitore del contest “La realtà
che non esiste”, progetto nato con l’intento di indagare le minacce, le
opportunità e i problemi sociali legati al mondo del digitale. Tema di
quest’anno il “Sextortion”, estorsione e ricatto a sfondo sessuale attraverso i
social network e la Rete.
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