Com’è umano lui

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Chi è stato Paolo Villaggio tutti lo sanno. I suoi personaggi, da Fantozzi a Fracchia o Kranz, fanno parte della cultura popolare del nostro Paese. Ma non tutti sanno come l’artista sia arrivato a incarnare questi personaggi. Il film diretto da Luca Manfredi è in programma su Rai 1 giovedì 30 maggio

16 maggio 2024
COME E’ UMANO LUI
nella foto Enzo Paci

La storia

Genova, seconda metà degli anni ‘50. Paolo Villaggio e la sua piccola “banda” di amici della borghesia genovese, composta da un giovanissimo Fabrizio De André e dal “Polio”, professore di greco in sedia a rotelle, compiono le loro goliardiche scorribande notturne. Mentre di giorno il Polio lavora come docente, Paolo e Fabrizio se la dormono e, a tempo perso, compongono canzoni come “il Fannullone” e “Carlo Martello”. Ma un giorno arriva la sorpresa a sparigliare le carte: Paolo, studente di legge decisamente fuoricorso, mette incinta Maura, la sua fidanzata, e viene costretto dai genitori a sposarla. Il padre Ettore, stimato ingegnere della Genova “bene”, stanco dell’inconcludenza di Paolo, lo mette di fronte alle sue responsabilità di novello genitore e gli trova un impiego alla Cosider. E Paolo, suo malgrado, ci resta circa sette anni. Anni di sbadigli, assenteismo, battaglie navali con il suo compagno di ufficio, il ragionier Bianchi (prototipo di Fantozzi). Anni che Paolo sopporta solo grazie alle sue estemporanee “esibizioni” alla radio e nel teatrino della goliardica compagnia Baistrocchi, dove propone al pubblico un umorismo caustico con dentro alcuni “embrioni” dei suoi futuri personaggi. Ed è proprio in un teatrino genovese che lo scopre Maurizio Costanzo, andato lì a vedere Jannacci, che invece quella sera è malato, e che Paolo sostituisce all’ultimo momento, buttato sul palcoscenico dall’impresario Ivo Chiesa. Costanzo, entusiasta dell’umorismo aggressivo del “professor Otto von Kranz”, un maldestro prestigiatore tedesco interpretato da Paolo (personaggio ispirato a sua madre) gli propone un contratto nel suo teatro romano di cabaret: il 7×8. Maura, che conosce la sofferenza di Paolo, refrattario al suo lavoro da “travet”, lo convince a lasciare il certo per l’incerto e a licenziarsi dall’azienda, per tentare il successo artistico. Da lì in poi è un’escalation di successi, che vanno dal teatrino di Costanzo a un nuovo modo di fare la televisione con “Quelli della Domenica” nel 1968, dove Paolo interpreta ancora l’aggressivo “professor Kranz” e una prima versione dell’impiegato “Fantozzi”. Poi nel 1969, con il varo della nuova trasmissione Rai “È domenica, ma senza impegno”, Paolo inventa un nuovo personaggio, il succube impiegato “Giandomenico Fracchia” nei divertenti sketch con l’attore Gianni Agus, nei panni del “Megadirettore”. Il successo televisivo di Villaggio è enorme. Ormai la sua popolarità è alle stelle e gli consente di scrivere anche due libri sul “ragionier Ugo Fantozzi”, parodia tragicomica dell’impiegato che gli regalerà un enorme successo nelle sale cinematografiche nel 1975, consegnando la sua “maschera” alla storia del cinema italiano.

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Sempre me stesso, anche in Tv

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“Da vicino nessuno è normale”. Dal 20 maggio il people show che indaga le piccole e le grandi manie umane in maniera originale e divertente. «Siamo tutti accomunati da stranezze che ci rendono tutti uguali» afferma lo showman. E al RadiocorriereTv confida: «L’ospite dei sogni? Gli Oasis». Su Rai 2 per tre lunedì in prima serata

Alessandro, cosa intende con la parola “normalità”?

Lavorando a questo progetto ho veramente capito che siamo tutti accomunati da manie e stranezze che ci rendono tutti uguali, solo che magari non condividiamo queste manie, farlo mi fa capire che questa è la normalità.

Nella vita di tutti i giorni cosa le fa capire per davvero le caratteristiche delle persone che incontra?

Banalmente passarci del tempo insieme, stare con le persone, so che è una cosa scontata, ma mi aiuta molto.

Come si difende dai luoghi comuni?

Io sono uno che se ne frega abbastanza, dei giudizi, degli insulti e dei luoghi comuni, vado abbastanza avanti per la mia strada.

Si metta per un istante davanti allo specchio, chi è Alessandro Cattelan?

Ormai un uomo che ama quel che fa, che si diverte a giocare con le proprie figlie e che non può assolutamente rinunciare alle partite dell’Inter.

L’ospite giusto per lei…

Probabilmente gli Oasis.

Come si pone se un ospite delude le sue aspettative?

Vado avanti, sa, non ti puoi interrompere mentre sei in Tv. Devo dire però che non mi viene in mente un ospite che abbia deluso le mie aspettative.

La Tv punta all’ascolto, per avere audience c’è qualcosa che proprio non farebbe?

No, io amo i programmi che faccio perché ho la libertà di fare quello che voglio, in un certo senso. Non ragiono e non lavoro pensando agli ascolti o a quello che potrà poi dire la gente una volta che la puntata andrà in onda. Spero sempre che la gente si diverta, deve essere un momento di svago.

Quanta ironia c’è nelle sue giornate?

Abbastanza, devo dire che durante la giornata tra radio, Tv e impegni diversi, cerco sempre di essere ironico e leggero, ovviamente ci son giornate diverse ecco, diciamo così.

“Stasera c’è Cattelan… su Rai 2” è ormai un appuntamento consolidato, soddisfatto dei risultati raggiunti?

Molto, sono molto contento, devo dire anche perché il mio team di lavoro è sempre lo stesso, quindi è il risultato di tutti, ci siamo divertiti moltissimo.

Qual è il complimento che le fa più piacere ricevere?

Quando le persone mi dicono che si divertono durante le mie trasmissioni.

E la critica che proprio la fa arrabbiare?

Più che una critica vera e propria mi dà fastidio quando le persone partono con dei pregiudizi.

 

 

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Al Salone tra musica e parole

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Gremito lo Spazio Rai, un palco sempre “in diretta”. Ottimi dati per Rai Libri

 

La XXXVI edizione del Salone Internazionale del Libro è stata, ancora una volta, per la Rai occasione di condivisione di contenuti e spunti, a partire dall’evento di Rai Radio 3 – “Castelli in aria. Diventare qualcun altro fantasticando” – che, in diretta mercoledì 8 maggio nell’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, ha visto la direttrice Annalena Benini aprire di fatto il Salone supportata, nell’illustrare il concetto di “Vita immaginaria”, dai testi surreali di David Riondino, dalla voce di Monica Demuru e dalla musica di Natalio Luis Mangalavite. Da giovedì 9 maggio, protagonista lo Spazio Rai, nella tradizionale collocazione all’Oval, che ha registrato una grande affluenza di pubblico – moltissimi i giovani – attratta dalla varietà di ospiti sul palco e dalla validità dell’offerta. Le dirette di Rai Radio 1 (Zapping, In Prima Fila e Plot Machine); il quotidiano impegno di Rai Radio 3 (L’idealista, Fahrenheit, Fahre Off); il live di Rai Kids “Quando batte il cuore”; cinque nuovi podcast di RaiPlay Sound (tra cui “Prima che lo uccidano – la storia di Pippo Fava” di Peter Freeman); i panel curati da Rai per la Sostenibilità – ESG (“Le buone pratiche in Rai” e “Le cifre della parità – No Women No Panel: i primi risultati del monitoraggio di genere”) e da Rai Pubblica Utilità (“Accessibilità comunicativa: progettare contenuti per tutti” e “L’importanza dell’accessibilità nella diffusione della cultura”); lo spettacolo di Play Books “Nervosissime” con Ilaria Gaspari e Gioia Salvatori; le presentazioni di otto tra i titoli più recenti di Rai Libri; le due anteprime di “Wonderland” dedicate alle celebrazioni per i 70 anni della Rai.  Più che positivo il bilancio di Rai Libri come conferma il direttore Roberto Genovesi: “La presenza di Rai Libri al Salone del Libro di Torino ha segnato quest’anno un cambio di passo attraverso il lancio di una campagna di rafforzamento dell’immagine e dell’identità della casa editrice del servizio pubblico. Abbiamo lanciato i primi titoli di tre nuove collane, due di narrativa e una di saggistica che segnano a mio avviso un cambio di passo nella percezione del marchio con una prepotente apertura alla narrativa e alla crossmedialità. Con la collana Cristalli Sognanti (“Tempesta su Mussolini”) vogliamo pubblicare i romanzi che i grandi autori italiani hanno pensato con un DNA predisposto alla trasposizione audiovisiva. Con la collana Canone Inverso (“Mameli”) chiediamo ai maestri della narrativa di genere di ripensare i grandi sceneggiati che hanno fatto la storia della Rai. Con la collana Digital Loop (“Goldrake”) entriamo negli universi dei linguaggi transmediali che di fatto influenzano la grammatica del racconto televisivo. Si tratta di uno sforzo editoriale nel quale vogliamo coinvolgere tutte le Direzioni di Genere della Rai per fare un grande gioco di squadra.” Grande attenzione è stata dedicata alla copertura informativa del Salone del Libro con collegamenti, servizi e approfondimenti da parte di tutte le Testate. La Tgr Piemonte ha raccontato il Salone nelle varie edizioni del Tg e in Tgr Petrarca realizzato nello Spazio Rai con particolare attenzione al tema “Scrittura e Territorio”. Rainews.it ha seguito gli eventi con interviste e approfondimenti. La XXXVI edizione del Salone del Libro ha confermato il valore della condivisione di contenuti attraverso lo Spazio Rai. Un’affluenza di pubblico in costante aumento che certifica la validità dell’offerta. La Rai, Main Media Partner, ha offerto una ricca programmazione culturale con panel, dibattiti e presentazioni a cura di Rai Libri (otto titoli di grande richiamo, tra cui “Verso le stelle. 150 canzoni per sentirsi vivi” di Ernesto Assante), con le dirette di Rai Radio 1 e Rai Radio 3, i podcast di RaiPlay Sound, il live di Rai Kids. Grande attenzione è stata dedicata alla copertura informativa del Salone del Libro di Torino con collegamenti, servizi e approfondimenti da parte di tutte le Testate. La Tgr Piemonte ha raccontato la manifestazione nelle edizioni del tg e in Tgr Petrarca. Rainews.it ha seguito gli eventi con interviste e approfondimenti. Il Salone protagonista anche su Rai 5 con “Visioni”, in onda in prima tv lunedì 13 maggio alle 22.30.

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Una Vespa in Due

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Il jingle che diventa canzone. Orietta Berti e Rosario Fiorello insieme nel singolo che nasce dal programma televisivo “Viva Rai 2!”

Dopo l’anteprima a “Viva Rai2!” è disponibile su tutte le piattaforme musicali “Una Vespa in Due”, il singolo dell’estate di Orietta Berti e Rosario Fiorello, un jingle diventato canzone che promette di lasciare il segno nell’estate 2024 ormai alle porte. Gli autori del brano sono Daniele Lazzarin e Rosario Fiorello, le musiche sono composte da Enrico Cremonesi, Daniele Lazzarin e Paolo Saraceni. Edito da Rai Com, Starpoint International Srl E Two Fingerz SrL il brano, divertente dal ritmo contemporaneo, fa l’occhiolino alla bella melodia della musica italiana. Una canzone spensierata per un viaggio nel tempo su Una Vespa in Due, dalla Fontana di Trevi di Anita e Marcello, al Far West o verso il futuro, ma qualunque sia la direzione, ci ricorda che “basta un Fiore, per far ripartire il buonumore”. “Amo Orietta Berti da sempre, da quando ero bambino, grazie anche a mio padre che era un suo fan sfegatato – dice Fiorello –. Ricordo che, quando compariva lei, mio padre ne era stregato e mia mamma poi si mostrava scherzosamente un po’ gelosa! Con “Viva Rai2!” è nata una sorta di collaborazione, per via del jingle che lei, gentilmente, ci ha fatto. Un jingle talmente bello che è piaciuto subito a tutti al punto che è nata la canzone. Per me è un grande onore poter essere al fianco della Regina del Pop e cantare con lei su una Vespa in Due. Orietta è una donna e un’artista straordinaria che ha accompagnato la storia della musica del nostro paese dagli anni ’60 ad oggi e condividere questa canzone con lei, è una vera gioia”. Grande anche l’entusiasmo dell’artista emiliana: “Fiorello è un numero1, un artista poliedrico, l’uomo tv dei record, quello che fa numeri pazzeschi a qualunque ora del giorno e della notte, regalando leggerezza e allegria che, in un momento così difficile, è un vero toccasana. Ognuno di noi dovrebbe avere un po’ di Fiorello dentro di sé perché fa bene; la sua ironia, la sua sagacia, la sua curiosità sono una medicina per l’anima. Portare il buon umore e la positività nella vita e saper riconoscere l’importanza delle emozioni (e dei valori…che non è mai scontato) che sono una spinta vitale e fondamentale per tutti. In questo il caro Rosario è un campione assoluto, perché ci mostra il bello che c’è in ogni giorno della vita. È unico e con il suo tocco, rende tutto facile a chi gli sta intorno”.

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Nemo vince a Malmö l’edizione più controversa del Festival

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Si impone la Svizzera con “The Code”, settima Angelina Mango con “La noia”

Il ponte di Öresund è un portale a un altro mondo. Collega la Danimarca alla penisola scandinava, che per i continentali è Europa e allo stesso tempo periferia. Quando si scende alla fermata della Malmö Arena, nei giorni nuvolosi si sente il profumo del Mar Baltico. Un po’ dolce e un po’ salato, come le caramelle svedesi alla liquirizia. E si viene travolti dal vortice dell’estetica di Eurovision Song Contest. Paillettes, lustrini, piume e pattern arcobaleno. Il consueto eurokitsch attutito, in questa edizione, dalla grande quantità di divise dispiegate per la città: polizia e paillettes. Si dice che l’organizzazione del festival sia stata sottotono rispetto agli anni precedenti perché tante risorse sono state dedicate proprio alla sicurezza. Per dare supporto alla polizia svedese, sono arrivati anche i colleghi danesi e norvegesi. Già l’estate scorsa i roghi del Corano avevano infiammato il Paese e la polizia aveva alzato il livello di minaccia terroristica a 4, “alto”, su una scala di 5 punti. La tensione, nei giorni in cui si è esibita l’artista israeliana Eden Golan, è stata massima. Ancora di più per la finale, i cui pronostici la davano tra i superfavoriti, seconda solo alla Croazia di Baby Lasagna. Alla fine, ironia della sorte, è stata la neutrale Svizzera ad aggiudicarsi il primo posto. Dietro, Croazia e poi Ucraina. Settima Angelina Malmo con “La noia”. La partecipazione di Israele al festival ha sollevato la contrarietà di molti. Oltre 60 associazioni svedesi, tra cui anche i Fridays for future di Greta Thunberg, si sono raccolte attorno al movimento “Stoppa Israel från ESC” (Ferma Israele dall’Eurovision) e hanno organizzato due grandi manifestazioni pro-Palestina, oltre a una non attesa fuori dall’Arena durante la gran finale. C’è chi ha comprato il biglietto per lo show ed è anche sceso in piazza per protestare con loro. Sono stati cortei pacifici e sottodimensionati rispetto alle aspettative: dei 25mila manifestanti attesi in città, ne sono arrivati circa 10mila, secondo la polizia svedese. A creare scompiglio anche rispetto alla partecipazione israeliana, l’olandese mancante, più che volante. Con la squalifica di Joost Klein e della sua “Europapa”, i finalisti, da 26, sono diventati 25. Tutta colpa di quello che l’EBU ha definito “incidente”: un comportamento “violento” nei confronti di una donna della produzione televisiva. Nonostante le contestazioni, il clima è stato di gioia e di festa. Alla Malmö Arena e in città le bandiere e le lingue di tutti i Paesi si sono mescolate. I fan sono arrivati anche dagli Stati Uniti. Nonostante il Paese non abbia mai preso parte alla manifestazione, gli americani quest’anno sono stati al quinto posto per numero di spettatori. Arrivano da Philadelphia, dalla California centrale, da Seattle e fanno il tifo per l’evento, più che per un’artista in particolare. Proprio qui in Svezia, Eurovision è una cosa seria. Storicamente il Paese è all’avanguardia nella valorizzazione della cultura di ogni grado e tipo, senza pregiudizi, a patto che coinvolga la comunità. Non è forse un caso che, insieme all’Irlanda, sia la nazione con più vittorie alle spalle: è la settima volta che ospita Eurovision. La prima vittoria, e la più famosa, è arrivata con gli Abba 50 anni fa, nel 1974. Durante la finale, tre vere regine di Eurovision, le svedesi Charlotte Perilli e Carola e l’austriaca Conchita Wurst, hanno reso omaggio a “Waterloo” e al quartetto più amato di Svezia. Ma c’è stata anche una sorpresa non preannunciata: gli avatar di Agnetha, Anni-Frid, Björn e Benny. In attesa della finale, anche Angelina Mango ha voluto sorprendere, presentandosi in sala stampa e cantando non “La noia”, ma “Imagine” di John Lennon. Ha saputo conquistare, anche se alla fine del complesso conteggio ha vinto Nemo, artista non-binario che a suon di set di 12 punti e con un gran successo al televoto, ha conquistato il trofeo di vetro, che ha accidentalmente rotto poco dopo. Quello che conta è che oltre al trofeo, con la sua “The Code”, ha rotto anche il codice di questo Eurovision.

 

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L’uomo che ha connesso il mondo

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In occasione del 150° anniversario dalla nascita di Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874) e nell’anno delle celebrazioni per il 100° anniversario della nascita di Radio Rai (6 ottobre 1924), arriva su Rai 1 la miniserie diretta da Lucio Pellegrini, con Stefano Accorsi dedicata al celebre inventore e imprenditore italiano, padre della telegrafia senza fili, inventore della radio e pioniere delle moderne telecomunicazioni, Premio Nobel per la Fisica nel 1909

Scritta da Salvatore De Mola e Bernardo Pellegrini, con la consulenza storica di Barbara Valotti, direttrice del Museo Marconi di Pontecchio (Comune di Sasso Marconi, Bologna) e della famiglia Marconi, la serie miscela il genere storico-biografico alla spy story, restituendo la contemporaneità della visione di Marconi e la modernità del suo personaggio: inventore, scienziato, imprenditore, che ha fatto la Storia in Italia e nel mondo, padre delle tecnologie che hanno cambiato la vita dell’umanità. “Una miniserie evento, meravigliosa, per festeggiare anche i 100 anni della radio. Un grande team e un cast straordinario per raccontare un uomo geniale, audace, eclettico” – afferma la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati – “Dietro un’invenzione c’è un’immagine primaria che è poesia. he è poesia. Ecco perché Guglielmo Marconi è stato un genio estremamente poetico, un uomo unico”. Un giovane prodigio che è riuscito, grazie al suo ingegno e alla sua determinazione, a creare invenzioni rivoluzionarie e portarle sul mercato, raccogliendo finanziamenti e commesse in giro per il mondo, accumulando successi, premi, onorificenze e – in particolare in Italia – incarichi pubblici, e raggiungendo un livello di fama planetaria.

 

Di questa straordinaria figura, la fiction restituisce un ritratto inedito, focalizzandosi in particolare sull’ultimo anno della sua vita: nel 1937 Guglielmo Marconi (Stefano Accorsi) divide la sua vita tra il suo laboratorio e il panfilo Elettra dove vive con la moglie Maria Cristina (Cecilia Bertozzi) e l’amata figlia Elettra. In quei mesi Marconi è un uomo turbato da un profondo contrasto interiore. La sua incrollabile fede nella scienza come strumento di progresso per l’umanità si scontra con l’inasprimento dei rapporti internazionali, il crescente isolamento dell’Italia e un progressivo incrinarsi del suo rapporto con Mussolini (interpretato da Fortunato Cerlino), basato fino a quel momento su una reciproca convenienza, per lui sempre più difficile da sopportare. Marconi infatti mal gradisce le insistenze del regime e le insinuazioni della stampa sulla realizzazione di un’ipotetica arma segreta.

La narrazione prende il via da un’intervista rilasciata da Marconi alla giornalista italo-americana Isabella Gordon, personaggio di finzione interpretato da Ludovica Martino. Isabella Gordon in realtà collabora con il regime riportando informazioni sul lavoro di Marconi al suo amante e funzionario dell’OVRA Achille Martinucci (Alessio Vassallo), braccio operativo del Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai (Flavio Furno). Attraverso il filo conduttore dell’intervista, si ripercorre anche l’epica umana e scientifica dell’inventore, a cominciare dai primi esperimenti di un Marconi appena diciottenne (Nicolas Maupas). Sulla Collina dei Celestini a Villa Griffone, storica residenza della famiglia, il giovanissimo Guglielmo effettua nel 1895 la prima trasmissione senza fili che sancisce l’inizio della telegrafia. Il racconto include anche altre straordinarie imprese come la prima trasmissione transoceanica della storia, effettuata nel 1901, tra Cornovaglia e Canada.

Girata tra l’Emilia-Romagna e il Lazio, la serie vanta riprese nei luoghi reali delle vicende e in spazi iconici del patrimonio storico italiano, dalla già citata Villa Griffone, oggi sede della Fondazione Guglielmo Marconi – Museo Marconi, a Palazzo Venezia (in cui è stata messa a disposizione per le riprese la sala del Mappamondo, aperta solo in rare occasioni), da Villa Mondragone a Villa Torlonia fino al Museo Storico della Comunicazione. Per realizzare al meglio le scene sul Panfilo Elettra, la casa-laboratorio di Guglielmo Marconi che non esiste più, è stato inoltre ricostruito in studio un modello di ben 27 metri di lunghezza.

 

La storia

 

  1. Mentre venti di guerra soffiano su un’Europa sempre più divisa tra regimi autoritari e democrazie liberali, Guglielmo Marconi – inventore e imprenditore di fama mondiale – divide il suo tempo tra nuovi esperimenti, impegni istituzionali e la sua famiglia, la moglie Maria Cristina e la loro figlia, Elettra. Una giovane e ambiziosa giornalista italo-americana, Isabella Gordon, riesce a concordare un’intervista con l’inventore ufficialmente come parte di una collana di ‘film’ sui grandi italiani. In realtà ha stretto un accordo con il regime fascista che vorrebbe usarla per spiare Marconi e assicurarsi che lo scienziato stia effettivamente sviluppando un’arma segreta che la propaganda fascista chiama ‘il raggio della morte’. Nel corso dell’intervista Marconi ripercorre i momenti più salienti della sua vita fino a quando non viene a conoscenza dei pericolosi propositi della giornalista, la quale nel frattempo ha stretto un sodalizio con una spia americana a cui ha promesso di dare il materiale su Marconi in cambio di un passaporto e una via d’uscita dall’Italia. Marconi è costretto a correre molti pericoli per proteggere un terribile segreto che condivide con Enrico Fermi, geniale scienziato che in quegli anni conduce esperimenti sulla radioattività, e salvare la stessa Gordon.

 

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Signore e Signori, sono tornato

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Dopo venticinque anni torna su Rai 3 con un comedy show di prima serata per festeggiare, con ironia e sorriso, tutte le donne. «Attraverso le mie interviste cerco di fare dello spettacolo dialettico, non vado alla ricerca degli scheletri nell’armadio delle persone» dice il conduttore. Il martedì su Rai 3

Cosa rappresenta per lei il ritorno in Rai?

Ritornare da mamma Rai è sempre un piacere, essendo la mamma di tutte le televisioni e di quelli che frequentano le televisioni. Molti, guarda caso, sono nati con la Rai e l’hanno abbandonata al proprio destino. Per me tornare è stato realizzare un piccolo sogno, spero che non diventi un incubo (sorride). Sono arrivato e non c’è più nessuno di quelli che speravo di trovare, anche a Rai 3. Ho chiesto espressamente di tornare dove avevo cominciato nel lontano 1989 aprendo le danze con “Va pensiero” di Andrea Barbato, primo programma di Angelo Guglielmi a capo della rete che per otto anni è stata definita, anche da giornali internazionali, la migliore d’Europa.

Quali saranno gli ingredienti della grande torta di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”?

Spero che non si faccia indigestione. La torta è sinonimo di party, di festa, quando è nuziale anche di tragedie sentimentali. Noi faremo un programma che a poche ore dall’inizio non so neanche quale sarà. La verità è che ci ho lavorato tanto, ma quello che va in onda, di fatto, non è mai ciò che uno vorrebbe fare. Più ci si avvicina a un progetto teorico e più il risultato è certo, anche nel disastro totale. L’importante è soddisfare la visione che ho della Tv. Credo che questo programma non vada a coprire i problemi della televisione, ma vada ad aggiungersi a un bouquet di cose che proprio così, come cercherò di fare io, non ci sono. Poi, se vogliamo dirla tutta, la televisione è fatta da interviste, risse, pianti, collegamenti, canzoni, balletti, barzellette, conduttori e tutto questo probabilmente nel programma potrà esserci. La differenza la fa il cuoco. Se ci mettiamo in dieci a fare gli spaghetti al pomodoro li facciamo tutti e dieci in modo diverso, ognuno ci mette la propria mano. Non è inventare qualcosa che non esiste, ma migliorare qualcosa che c’è.

Perché ha scelto le donne come tema del programma?

Perché le donne sono state sempre un mio osservatorio personale e professionale. Loro hanno una marcia in più. Un tempo si cantava “le donne sono le colonne dell’università”, adesso non c’è più l’università e quindi non ci sono più neanche le colonne, però sono rimaste le gambe. E oltre le gambe, come dice un’altra canzone, c’è di più. Secondo me, le donne sono più veloci, coraggiose e, cosa più importante e sorprendente, in tutti i centri di potere del mondo, politico, finanziario, della moda, della canzone, dello sport, stanno in cima alle classifiche. Possiamo contestare il patriarcato che esiste, e nessuno lo discute. È un fattore culturale. Ma, andiamoci cauti, il matriarcato oggi è molto forte su tanti campi. Poi è evidente che se al patriarcato aggiungiamo la violenza sulle donne è un altro discorso. Ma certamente su tutto il resto, arte, musica, spettacolo, finanze, economia, sport e fashion, diciamo che il matriarcato si difende bene.

Con il pubblico ha sempre avuto un rapporto molto diretto, capendo come solleticarlo nel modo più giusto. Come è cambiato il pubblico negli anni?

È cambiato come è cambiata la vita, come sono cambiato io, come è cambiato il gusto. Un tempo le cose che funzionavano erano diverse da quelle di oggi. Non entro nel merito fosse meglio o peggio, perché si diventa dei nostalgici e anche un po’ retorici. Certamente, in linea generale, direi che la qualità si è molto abbassata. Se uno volesse stare dentro al sistema dovrebbe abbassarsi, ma visto che io sono basso, e più basso non posso essere, continuerò a fare le cose che so fare nel modo che so e che mi piace fare. Non temo i fallimenti, i flop, gli spostamenti di orario, la cancellazione dei programmi. Sono un artista e come tale mi esprimo. Certamente cerco di raggiungere il numero più alto possibile, di spettatori, perché è una gratificazione di artista, ma non inseguo l’ascolto facile con mezzi e strategie che spesso vedo utilizzate da tutti.

Trentacinque anni di carriera, che cosa le ha insegnato questo lavoro?

Che non esiste memoria, che esistono sfacciataggine e precarietà, che tutto quello che fai oggi domani è già dimenticato. Forse è anche giusto perché non si può vivere di ricordi. Io non parlo di me, ma di tanti altri, che hanno scritto una buona pagina di Tv, per i quali si dovrebbe avere forse più rispetto. Detto questo, i giovani molte cose che ho fatto non le conoscono, ma ammirano quelli che le hanno ampiamente copiate successivamente. Ma questo è il circolo vitale che colpisce tutti. Anzi, dico la verità, mi fa pure piacere che qualcuno utilizzi embrioni che nascono dalle mie trasmissioni, che spesso non raggiungono il grande pubblico, ma poi vengono rivalutate dalla catena di montaggio di chi viene dopo.

Nel corso degli anni e delle trasmissioni ha avuto al suo fianco decine di compagni di viaggio, penso allo stilista Renato Balestra a “Chiambretti c’è” a Costantino della Gherardesca a “Markette” solo per citarne alcuni. Ce n’è uno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

Ho avuto buoni rapporti con tutti quelli che sono riusciti poi ad affermarsi. Ancor di più quando ho recuperato figure che erano scomparse, perché in un attimo sei un genio, poi l’attimo dopo non sei nessuno. Ricordo con piacere a “Prove tecniche di trasmissione” il recupero di Gianluigi Marianini, il primo dandy italiano, di Sandro Paternostro, che era stato un grande giornalista della Rai, poi altri come il mago Helenio Herrera, grande inventore di calcio. Poi più recentemente Drusilla Foer, e credo che anche in questa nuova trasmissione che sto per incominciare, un paio di scommesse giovani, unitamente a senatori, potrebbero darsi reciprocamente slancio. La Tv è ancora uno strumento, un moltiplicatore che può ancora migliorare la vita di molti.

Con le parole giuste si può dire qualsiasi cosa?

Penso che una provocazione non nasca da una parolaccia, che però ci può stare quando è sintetica e quando è proprio il puntino sulla “i”. Detto questo, secondo me il provocatore è sempre uno che sta su un filo, sottile, e bisogna fare attenzione a non cadere. Però che soddisfazione quando attraversi il ponte di Brooklyn su un filo (sorride).

C’è una domanda che non farebbe mai a un suo intervistato?

Non faccio mai domande che possano riguardare eventuali scheletri nell’armadio. Non perché non abbia il coraggio di farle, però non vedo per quale motivo un mio intervistato dovrebbe essere messo alla berlina. Attraverso le mie interviste cerco di fare dello spettacolo dialettico, non degli interrogatori di “Un giorno in Pretura”.

Quanta ironia c’è nella sua quotidianità?

L’85 per cento, il resto è quando dormo.

Il suo augurio alla Rai per i suoi 70 anni…

Di conservarsi e di prendere qualche vitamina.

Quale ad esempio?

La vitamina C di Chiambretti.

Tra i suoi programmi quale ricorda con più affetto?

Ricordo con piacere il divano in piazza in “Va pensiero” di Andrea Barbato, era il 1988. Però la prima firma che ho messo su un programma è stata per “Prove tecniche di trasmissione”, con “Complimenti per la trasmissione” baluardi di una televisione inedita che è diventata la fucina di tanti altri programmi di altri artisti e di altre reti.

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22 aprile 2024
DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
conduce Piero Chiambretti

Grazie!

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Il varietà dei varietà ha chiuso i battenti dopo due anni incredibili in via Asiago e al Foro Italico. Il RadiocorriereTv intervista il maestro del buonumore, già alla ricerca di nuove idee per il futuro

Fiore, il divano è pronto?

Sì, il divano è pronto. Come dicono quelli che lavorano con me, sono il pigro più infaticabile del mondo. Mi nascondo un po’ dietro la pigrizia che c’è, sicuramente c’è, ma quando sto seduto sul divano, e sembra che io poltrisca, in realtà il mio cervello è sempre alla ricerca di nuove idee, di nuovi stimoli e avventure da percorrere. Ecco cos’è il mio divano. Diciamo che è la mia cuccia, come si dice ora la mia “comfort zone”. Il famoso pensatoio…

 

Ci racconti una tua giornata tipo quando non lavori?

Nonostante tutto, la mia sveglia ‘biologica’ suona circa alle 5. Quindi, cercando di non svegliare Susanna che mi dorme accanto, in punta di piedi (ci provo) esco, salgo in sella al mio scooter e raggiungo il mio solito bar dove mi attendono amici, giornali e tanto buonumore. E la colazione (il solito…) cappuccino e brioches. In un sacchetto a parte, poi, mi faccio mettere i cornetti da portare a casa a Susanna, Olivia e Angelica. Verso le 10 mi dedico allo sport, tennis o bicicletta e poi… poi… poi… quando non lavoro il resto della giornata è fatto di televisione, musica, famiglia e buon cibo.

 

Quando da lunedì leggerai i giornali sul tuo divano, con chi commenterai le notizie?

Al bar la mattina molto presto, così quando arrivo sul divano ho già letto e commentato tutto.

 

Alle tue spalle due anni straordinari. Cosa provi ripensando al viaggio di “Viva Rai 2!”?

Proprio questa mattina (domenica 12 maggio alle 5.30, ndr) sono tornato al Foro Italico dove il Glass resterà così, ‘intatto’, fino a quando gli Internazionali di Tennis non saranno finiti. All’alba sono andato lì – ho fatto anche un post sui miei social, per raccontarlo in diretta – sono entrato nel glass e, guardandolo vuoto e un po’ disordinato, fuori, dove prima c’era il pubblico, in quel pezzo di strada dove abbiamo realizzato tante bellissime messe in scena, ho passato in rassegna queste ultime due edizioni di “Viva Rai2!”. La prima a via Asiago 10 e l’ultima al Foro Italico, piene di spettacolo, un flusso di emozioni incredibili – non solo quelle che si sono viste in televisione, ma anche dietro –fatto di scambi di idee, di discussioni, di festa, di gioia e di emozioni condivise. Due anni di vita ruotati attorno a questa trasmissione, nata quasi 14 anni fa, quando, con il mio primo smartphone, uscito nel 2010, feci la ripresa al bar e da lì, passo dopo passo, siamo arrivati a “Viva rai2!”. Il programma non è nato a tavolino, ma giorno dopo giorno, pezzetto dopo pezzetto. Quello che mi rimane è proprio l’ultima puntata, le lacrime che hanno fatto capire ciò che abbiamo vissuto, anche se non ce ne siamo ancora resi ben conto. Ci vorranno almeno due mesi per capire l’avventura che questo gruppo di “ragazzi” ha percorso tutti insieme… siamo più di 150 persone.

 

Al tuo fianco una grande squadra, artistica e tecnica. Cosa ti senti di dire agli oltre 150 che hanno lavorato con te?

A telecamere accese e spente non smetto mai di dire GRAZIE a tutta la grande squadra, la mia e a quella Rai, che ha lavorato per me e per rendere “Viva Rai2!” il programma che è.

 

La buchetta delle letterine, tantissimi bambini al Foro Italico ogni puntata. Cosa ha reso così attrattivo il programma per i più piccoli?

“Viva Rai2!” per mia volontà e per sua natura ha un linguaggio trasversale che arriva a tutti: anziani, adulti, adolescenti e, quest’anno, principalmente ai bambini, che in tantissimi hanno avuto la curiosità e l’affetto di venire a trovarci. Tanti piccoli sono anche entrati, da protagonisti, nel glass. Tra il serio e il faceto, parlando loro da padre e da ex alunno, ho sempre ricordato l’importanza della scuola. Tutta questa sinergia ha poi portato al Foro Italico un numero considerevole di piccolini (anche di neonati!!!).

 

“Viva Rai 2!” ha contribuito a rendere sempre più concreta la transizione Rai da broadcaster a digital media company…

Il programma si è rivelato un evento sociale di grandissima importanza con oltre 21 milioni di visualizzazioni su RaiPlay. Incredibile. La possibilità di fruizione anche alla radio, ogni giorno alle 14 su Rai Radio 2, ha dato modo a chi, alle 7 del mattino non poteva seguire la Tv in diretta, di percepire tutti i colori, le sfumature. Mi è stato anche riferito che sul canale 202 “Viva Rai 2!” ha triplicato gli ascolti medi della Visual di Radio 2 nell’intera giornata. Siamo davvero felici di aver coinvolto tutti nel nostro ‘mondo’.

 

Lo dici sempre, tutti (o quasi) hanno il tuo numero di telefono. Qual è la telefonata (o il messaggio) che ti ha fatto più piacere ricevere in questi mesi in diretta?

Quella di mia madre durate una puntata da Sanremo, in diretta alle 2 e mezza di notte, e quell’esortazione: “Andate a dormire”, diventata poi un tormentone.

 

Tra i nostri lettori c’è chi ti consiglia, per riaverti quanto prima in Tv, di portare il divano direttamente nel glass… come rispondi? 

Ci penseremo. Per il momento c’è la necessità di un po’ di relax.

 

Al nostro direttore Fabrizio Casinelli che si sente già orfano e lo ha scritto nell’editoriale, che vuoi dire?  

AHAHAHAHAHAHA (i vaffa a parte, grazie…) Lo ringrazio personalmente per il lavoro assiduo e la constante presenza al Foro Italico, ogni mattina, del suo RadioCorriereTv e per i reportage di Ivan Gabrielli e le parole belle spese in questa edizione di “Viva Rai2!”. ALLA PROSSIMA IDEA!!! ARRIVEDERCI!!!!!

 

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Arriva L’Acchiappatalenti

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Un talent show divertente e ricco di sorprese. Protagonisti del programma cinque beniamini del pubblico: Teo Mammuccari, Francesco Paolantoni, Mara Maionchi, Sabrina Salerno e Nino Frassica, che cercheranno di “acchiappare” il talento migliore e più giusto per dar vita a una squadra vincente. «La Tv cambia pelle in continuazione, a ogni stagione è una sorpresa e una scoperta – dice la conduttrice – noi vogliamo distrarre le persone dalle preoccupazioni e regalare loro una risata». Da venerdì 10 maggio in prima serata su Rai 1

Tanta attesa e un po’ di mistero. Con “L’Acchiappatalenti” il pubblico cosa si deve aspettare?

Di divertirsi. Vogliamo distrarre le persone dalle preoccupazioni e regalare loro una risata. Il pubblico da casa potrà tifare per i propri beniamini.

Come funziona il programma?

Ai cinque acchiappatalenti, impegnati a creare la propria squadra, mostriamo undici talenti di vario genere: grandi virtuosi, personaggi strampalati, c’è davvero un po’ di tutto per inventiva e creatività. Gli acchiappatalenti hanno 15 secondi di tempo per scrutare i candidati e capire se scatta o meno il colpo di fulmine. A quel punto parte la performance e i nostri cinque scoprono che cosa hanno preso: un cantante straordinario, un grande pianista, un inventore di canzoni e barzellette bizzarre, di giochi impossibili. I talenti sono personaggi curiosi e famosi nel loro genere, che si sono già visti in Tv in qualche angolo del mondo. Gli acchiappatalenti saranno votati dalla giuria per l’intuito che dimostreranno. E questo è solo l’inizio…

Ogni suo programma dà vita a una famiglia televisiva…

Una famiglia che nasce da lontano, sono compagni di tante avventure. L’unica persona che tra loro non ho ancora avuto il piacere di avere con me è Mara Maionchi. E poi ci sono i telespettatori, insieme a loro creeremo una famiglia di persone che hanno voglia di lavorare con la fantasia, di evadere, di sognare.

Cosa significa la parola talento?

Avere qualità, anche insolite, insieme alla forza e alla determinazione di imporle sul palco.

Soddisfatta dei talenti selezionati?

Lavorando con Fremantle abbiamo come base il mondo, dall’Australia alla Cina, all’Indonesia. Sono venuti fuori talenti davvero curiosi, italiani e stranieri. Abbiamo cercato l’insolito (sorride).

Alle prese con un nuovo format, come sta cambiando la televisione?

La Tv cambia pelle in continuazione, a ogni stagione è una sorpresa e una scoperta. La televisione generalista, non rivolgendosi a un pubblico specializzato, è quella che più propone format nuovi.  Noi dobbiamo piacere un po’ a tutti e questa è una sfida. Siccome la Tv è sempre più competitiva e frammentata, piacere al pubblico è un compito complicato.

Mi conceda una parentesi che ci porta a “Ballando con le Stelle”, è già al lavoro per l’edizione numero 19?

Abbiamo cominciato (sorride), ma non abbiamo ancora ingranato la quinta. Ora siamo impegnati a fare nascere questo nuovo programma.

Se dovesse salvare, come fossero scatti fotografici, tre momenti della sua carriera, quali sceglierebbe?

Quello che hai bene a fuoco è il presente, che rappresenta la tua sfida ultima, quella che devi vincere e sulla quale hai messo tutta la tua emotività. Insieme a questa c’è il momento in cui hai iniziato, quando è diventato possibile ciò che sembrava completamente impossibile. Mi penso ragazzina quando non potevo immaginare di fare questo lavoro e pensavo che avrei fatto altro. Quando è diventato possibile, quando ho debuttato con “L’altra domenica”, ho vissuto un momento di pura magia. Tra allora e il presente ci sono stati tanti momenti e tutti hanno creato qualcosa di significativo per la mia crescita. Sarei ingrata se ne individuassi solo uno.

A pochi giorni dal debutto cosa si sente di dire al suo pubblico?

Lo ringrazio con tutto il cuore dell’affetto, della stima, dell’attenzione, e gli chiedo di darci fiducia. Ci stiamo impegnando, come facciamo sempre, per non calpestare sentieri già percorsi, da altri o da noi stessi. Stiamo rischiando come sempre l’osso del collo (sorride). Quando si propone qualcosa di nuovo è una sfida…

… che in fondo la diverte…

Mi dà emozione e soprattutto lo dobbiamo al pubblico.

La televisione italiana festeggia i suoi primi 70 anni, qual è il suo augurio?

Negli anni l’abbiamo chiamata “mamma Rai” per un motivo. Siamo nati e cresciuti con lei. Quello che è successo dopo non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata prima la Rai. Le dobbiamo la riconoscenza di essere stata sempre un rompighiaccio, un’azienda che ha precorso i tempi e che continua ad avere tanto da dare e da dire. Sono tante le sorprese che ci riserva. La Rai è viva e vitale, è straordinariamente contemporanea.

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United by Music

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Dalla Malmö Arena, con il commento della coppia Maionchi-Corsi, tre prime serate il 7, il 9 e l’11 maggio per l’evento non sportivo più seguito al mondo. Portabandiera dell’Italia la vincitrice del Festival di Sanremo Angelina Mango che si esibirà nella seconda semifinale e poi in gara insieme ai Big Five nella finale

Dopo il successo dell’edizione di Liverpool 2023, ritorna l’attesissimo appuntamento con l’Eurovision Song Contest, l’evento televisivo non sportivo più visto al mondo. Direzione Svezia, per uno show unico nel suo genere, dove, alla Malmö Arena in Svezia dal 7 all’11 maggio, in rappresentanza di 37 nazioni, ben 27 cantanti solisti (diciotto donne, nove uomini), sette duetti (tre maschili, uno femminile, tre misti) e tre gruppi (due misti e uno maschile) regaleranno al pubblico momenti indimenticabili. È la settima volta che l’Eurovision si svolge in Svezia, un record che il Paese scandinavo condivide con l’Irlanda, per Malmö, invece, è la terza volta, dopo quelle del 1992, al palazzo del ghiaccio, quando per l’Italia c’era Mia Martini, e del 2013, quando a rappresentare in nostro Paese era stato Marco Mengoni. Presentatori dello spettacolo la brillante Petra Mede, (già protagonista nel 2013 e nel 2016) e l’attrice Malin Åkerman. Le due Semifinali andranno in onda martedì 7 e mercoledì 9 maggio in prima serata su Rai 2 e saranno precedute da due anteprime (dalle 20.15 alle 20.30), e potranno essere seguite anche su RaiPlay e in simulcast su Rai Radio 2 e sul Canale 202 del Digitale terrestre. “Sono felice che quest’anno ci sia una giovane artista di grande talento a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest: porteremo una ventata di gioia, vitalità e buona musica italiana davanti al pubblico internazionale di Malmö. La voce di Angelina Mango coinvolge le giovani generazioni e sa raccontare le loro emozioni: proprio quello che anche un buon servizio pubblico deve saper fare per attrarre giovani e farsi scegliere” – dichiara la presidente Rai Marinella Soldi. “L’Eurovision Song Contest è l’evento televisivo non sportivo più visto al mondo, un’occasione imperdibile anche per la sua vasta eco social e il coinvolgimento del pubblico più ampio. In questa occasione i Servizi Pubblici europei uniscono popoli e generazioni in nome della musica, dell’amicizia e dell’inclusività” – prosegue la presidente Rai. “Consapevoli del momento complesso e doloroso sul fronte internazionale e delle polemiche legate anche a questa gara – conclude la presidente Soldi – siamo d’accordo con la visione della Ebu – la European Broadcasting Union di cui anche Rai fa parte – e desideriamo sottolineare che siamo fermamente contrari a qualsiasi forma di abuso o molestia rivolta ai partecipanti, online o offline, incoraggiando invece un dibattito costruttivo, rispettoso e di sostegno per tutti gli artisti. Anche quest’anno l’appuntamento in onda sulla Rai sarà accessibile attraverso sottotitoli, audiodescrizioni e grazie al lavoro degli interpreti della lingua dei segni italiana e, per la prima volta, della lingua dei segni internazionale. Un’azione concreta di inclusione”. Per l’edizione 2024 dell’Eurovision la novità riguarda i rappresentanti dei Big 5 (Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) che, insieme al Paese ospitante, la Svezia, si esibiranno dal vivo durante le semifinali e presenteranno le loro canzoni in versione integrale in anteprima al pubblico e ai telespettatori. Sabato 11 maggio, alle 20.40 su Rai 1 la serata Finale del concorso condotta da Mara Maionchi e Gabriele Corsi, alla sua quarta volta nel ruolo di commentatore a bordo campo. Per Rai Radio 2, invece, il commento in simulcast è affidato a Diletta Parlangeli e Matteo Osso. Mara Maionchi e Gabriele Corsi sono gli ultimi di una serie di telecronisti iniziata nel 1956 con lo storico volto della Rai Bianca Maria Piccinino, che il 29 gennaio di quest’anno ha compiuto 100 anni. Ad avere più edizioni all’attivo in questo ruolo è Renato Tagliani, per 12 volte Eurovision Song Contest, dal 1962 al 1973. Nella finale si sfideranno 26 canzoni in rappresentanza di altrettante nazioni. L’Italia sarà rappresentata da Angelina Mango, prima donna a vincere il Festival di Sanremo dopo dieci anni, con la stessa canzone – “La Noia” (scritta dalla stessa Angelina, da Madame e Dardust, primo autore italiano in 68 edizioni a partecipare alla stessa edizione di Eurovision con più di un brano: porta la sua firma, infatti, anche «Fighter», la canzone del Lussemburgo). Il brano conta 2 dischi di Platino e oltre 109 milioni di stream audio e video. L’ultima solista femminile a presentare all’Eurovision la canzone vincitrice del festival di Sanremo era stata Gigliola Cinquetti, che sessant’anni fa, a Copenaghen 1964, portò l’Italia con «Non ho l’età» al primo successo europeo. L’Italia ha vinto altre due volte: con Toto Cutugno a Zagabria (1990) e con i Måneskin a Rotterdam (2021). Tre, di conseguenza, le edizioni ospitate dal nostro paese: Napoli 1965, Roma 1991 e Torino 2022. Giovedì 9 maggio per la seconda semifinale e sabato 11 maggio, per la serata finale, il pubblico italiano potrà indicare la propria canzone preferita attraverso il televoto e il voto online (ma non potrà votare per la canzone dell’Italia), contribuendo al risultato finale della manifestazione. Sarà Mario Acampa a fare da portavoce annunciando il risultato del voto della giuria italiana nel corso della serata finale.  Rai Pubblica Utilità sarà in prima linea per garantire al meglio, e a tutti, la piena fruibilità dell’Eurovision 2024: le due semifinali del 7 e 9 maggio su Rai 2, e la finale dell’11 maggio su Rai 1 saranno sottotitolate e audiodescritte. La finale sarà resa interamente accessibile attraverso la Lingua dei Segni su un canale dedicato di Rai Play. Ben undici performer – sordi e udenti – interpreteranno in LIS (lingua dei segni italiana) e in ISL (lingua dei segni internazionale) le 26 canzoni in gara e le canzoni degli ospiti, restituendo ritmo ed emozioni di ciascuna performance al pubblico a casa e a quello in studio. Due interpreti invece tradurranno in LIS la parte di conduzione. Le tre serate dell’Eurovision Song Contest si potranno seguire anche su RaiPlay dove, per la finale dell’11 maggio, verranno rese disponibili le clip delle canzoni subito dopo le esibizioni dei singoli cantanti e, sempre l’11, sarà anche possibile seguire la diretta in versione originale sul canale RaiPlay. Ricca l’attività social su Eurovision Song Contest 2024 curata da RaiPlay e sui canali social dedicati alla manifestazione che racconteranno l’evento direttamente da Malmö (prove, Cerimonia di Apertura, i contributi dei commentators Maionchi e Corsi, backstage). La copertura social di Eurovision Song Contest riguarderà diversi profili, ognuno con uno specifico taglio editoriale: Ufficio Stampa, Rai 1, Rai 2, RaiPlay, Rai Radio 2, Eurovision Rai, Sanremo Rai, RaiPlay Sound, Rai Italia, Rai Ufficiale, Rai News. Gli hashtag ufficiali del programma sono come sempre #eurovision e, solo per il pubblico italiano, #ESCita. Grande anche l’impegno delle testate Rai presenti con i propri inviati: il Tg1 schiera Caterina Proietti, Rainews Francesco Gatti e Francesco Laurenti mentre il Gr Radio Rai la veterana della manifestazione Miriam Mauti. Rainews.it ha predisposto lo speciale Eurovision Song Contest 2024 per seguire tutte le fasi dell’evento canoro internazionale con una copertura completa e multimediale, la diretta streaming, le foto e gli highlights video di tutte le serate. Gli inviati di RaiNews.it in Svezia, con le “cronache da Malmo”, racconteranno con articoli e video le curiosità, i dietro le quinte e gli incontri dell’Eurovision Song Contest sul sito, sui social e su RaiNews24. Nella pagina speciale, gli articoli, i profili degli artisti in finale, con i video delle canzoni e i testi tradotti in italiano, la storia e le curiosità della kermesse. L’Eurovision minuto per minuto di Angelina Mango, la concorrente italiana che sta già conquistando il pubblico internazionale con i pre-party che l’hanno designata tra gli artisti favoriti per la vittoria. Tre puntate dedicate di “Cloud – Idee e parole in rete”, il primo format transmediale della Rai, con il quale verrà inaugurato il canale YouTube di RaiNews.it. “Cloud – Idee e parole in rete” viene declinato anche sul web, sui canali social, sulla tv con un “best of” su RaiNews24 e sul canale podcast RaiPlay Sound. I creators più popolari, gli inviati e ospiti esclusivi discuteranno con i giornalisti di RaiNews.it dei temi e delle novità più interessanti di questa edizione di Eurovision Song Contest. Ampio spazio anche sui profili social di RaiNews.it: canali Instagram, X, Facebook, Threads e, in particolare, il canale Tik Tok che a un mese dall’inaugurazione ha superato il milione di like. E, come sempre, spazio alle risorse dell’Informazione Rai, con i servizi dei Telegiornali, le interviste, i collegamenti degli inviati.

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