SABRINA GIANNINI

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Oltre l’apparenza

Sono tornate le inchieste di “Indovina chi viene a cena”, il martedì in prima serata su Rai 3. La biodiversità, gli stili di vita, i sistemi socio-economici e la nostra alimentazione, un viaggio che ha al centro i diritti fondamentali delle persone

 

Martedì 19 maggio in prima serata, Rai 3 trasmette la seconda puntata della nuova stagione, il filo conduttore sembra essere ben presente in una domanda: “un capitalismo etico è possibile?”. Quali risposte possiamo azzardare?

La puntata si allontana in parte da ciò che un telespettatore si può aspettare da noi, da un programma che indaga sui consumi, sull’origine delle materie prime, che siano tessuti e alimenti, soffermandosi sempre sui diritti fondamentali. Ma non deve sorprendere se approfondiremo il tema dei diritti, un tema estremamente attuale, facendo particolare attenzione al mondo dei giovani. Siamo andati negli Stati Uniti e abbiamo portato a casa un’inchiesta notevole, con interviste esclusive a insider di aziende social che raccontano come i proprietari non tutelino le persone dai truffatori e i bambini da contenuti pericolosi. Anche le inserzioni veicolate incessantemente dalle piattaforme social possono diventarlo, e così mostreremo di come il mondo della cosmetica non pone regole, banali, a protezione della pelle e quindi della salute dei minori, pur sapendo che alcune sostanze contenute nei prodotti possono essere per loro più aggressive e pericolose.

“Indovina chi viene a cena” è da sempre un osservatorio sociale. Oggi che fotografia emerge su larga scala?

Se un extraterrestre guardasse la nostra specie in questo momento storico penso si chiederebbe se siamo veramente intelligenti come pensiamo di essere. A ottant’anni dalla Seconda guerra mondiale alcuni miliardi di persone del pianeta Terra non mangiano a sufficienza, al tempo stesso altri miliardi mangiano troppo e prendono un farmaco per dimagrire dopo essere diventati in sovrappeso, nel caso degli americani due su tre. Nella nostra prima puntata (disponibile su RaiPlay) abbiamo raccontato come è nata l’epidemia di obesità in America, ma abbiamo anche parlato delle cliniche della longevità, dei sistemi della purificazione del sangue, e quindi di come le lobby dei farmaci stanno facendo paura a quelle del cibo processato, perché 20 milioni di americani non mangiano più il loro cibo ultraprocessato. Sta succedendo qualcosa di epocale e su questo ci siamo soffermati. Lobby contro lobby si stanno facendo la guerra, e i nostri corpi come sempre al centro dei loro interessi, eppure sarebbe così semplice mangiare naturale, cibi integrali, semi e proteine soprattutto vegetali, senza esagerare, evitando i cibi ultraprocessati, come suggerisce il nostro ospite, l’epidemiologo Franco Berrino.

Parte delle vostre inchieste è anche il racconto di esperienze virtuose. 

Vado sempre alla ricerca di buoni esempi. Nella seconda puntata siamo andati in una scuola dello stato di New York, unico negli USA ad avere finanziato le custodie ermetiche in cui i giovani inseriscono gli smartphone prima dell’inizio delle lezioni. Una scelta coraggiosa e rivoluzionaria che sottrae per otto ore gli studenti alla dipendenza da smartphone.

Il tuo impegno nel giornalismo televisivo d’inchiesta ha radici lontane nel tempo, quando lavoravi a “Report”.

Feci la prima inchiesta del programma di Milena Gabanelli, quella sull’amalgama dei denti, quasi trent’anni fa, e con quell’inchiesta rivoluzionammo il sistema dell’odontoiatria in Italia. Quando penso a quante persone non si sono intossicate di mercurio grazie al mio pezzo mi sento gratificata. Tra le altre inchieste che lasciarono il segno ci furono quelle sulle mense scolastiche, che oggi sono fatte bene e servono cibo sano. Sento che anche il nostro pubblico ci segue perché qualcosa, negli anni, abbiamo seminato.

Che cosa significa fare inchiesta nell’ambito dei consumi?

Essere dalla parte dei cittadini. Un programma come il mio non può essere fuori dal Servizio Pubblico, le televisioni commerciali vivono di pubblicità, non sento mai una critica al sistema economico e a mio parere i giornalisti dovrebbero avere il coraggio di farlo, lo impone la deontologia. Quando parli di consumi vai contro poteri ben più forti di quelli della politica.

Come ti poni nei confronti delle situazioni più spinose e divisive?

Noi giornalisti, anche se siamo convinti di avere ragione, dobbiamo fare cento verifiche, perché dietro a ogni singola parola che diciamo ci sono le persone, le aziende. Poi, a un certo punto, c’è la discriminante: sono più importanti le migliaia di posti di lavoro di una multinazionale o i miliardi di persone che, ad esempio, subiscono gli effetti del glifosato, di un cosmetico, di un cibo? La risposta è chiara. Anche con tutte le tutele che cerco di avere nei confronti delle aziende, il principio è sempre quello di tutelare i diritti fondamentali delle persone: alla salute, alla trasparenza, alla tutela dei più fragili, e questo a partire dai bambini. Aggiungo anche gli animali, che a mio parere devono avere diritti e quindi tutele che al momento non esistono. È l’evoluzione della civiltà che ancora manca alla nostra specie.

Da “grillo parlante” televisivo e digitale, qual è il fulcro della vostra divulgazione?

Cerchiamo di risvegliare la coscienza delle persone su un principio fondamentale, ossia che tutto ciò che è sul mercato non è detto che sia sicuro. Questo accade perché i prodotti, siano cosmetici, additivi, cibo, pesticidi, tabacco, vengono introdotti sul mercato senza tenere conto del principio di precauzione, sapendo bene che soltanto dopo anni emergeranno le evidenze, gli studi a lungo termine. È il loro metodo, collaudato.

I telespettatori continuano a chiedervi di scavare a fondo…  

Abbiamo a disposizione cento minuti e questo può consentirci di scendere nei meandri, per comprendere ciò che spesso non vediamo in superficie. Da un po’ di tempo siamo passati a un diverso livello di approfondimento e di interpretazione della realtà, per capire come stanno cambiando in fretta i nostri comportamenti, strettamente legati al consumo dei beni e a questo sistema economico dove pochi ricchi posseggono la gran parte dei soldi predando le risorse che non solo loro. C’è una iniqua distribuzione delle risorse, ma i loro soldi servono per pagare le campagne elettorali dei politici che poi li agevolano, e l’inchiesta di martedì confermerà questa evidenza. Il proprietario di Meta, Facebook e Instagram, Mark Zuckerberg ha finanziato Trump.

Affrontare tematiche complesse senza perdere l’attenzione dello spettatore. Qual è il tuo punto di equilibrio?

In trasmissione arrivo subito al dunque senza mai dilungarmi, con l’obiettivo di non annoiare. Se necessario tralascio qualcosa, è una questione di costi e benefici. Questo comporta che io debba avere molto più materiale da mandare in onda e quindi lavorare di più nella preparazione delle puntate. Solo nella prima, quella della scorsa settimana, avevamo almeno cinque situazioni diverse. Diluire eccessivamente il racconto significherebbe perdere l’attenzione di chi ci segue.

Come si avvicina il pubblico giovane?

La Tv è per le persone più grandi. L’unico modo per portare i nostri contenuti a chi ha modalità di fruizione diverse, quindi ai ragazzi, è dividerli in tanti piccoli contribuiti da fare passare in rete, sui social. Cosa che facciamo con la massima attenzione ma che non è certamente il racconto complessivo, quello capace di mostrarti anche uno spiraglio di speranza.

Una speranza che quando percepita può indurre cambiamenti.

Quando non c’è l’etica il capitalismo diventa avidità, e questo oggi è dominante. Con il nostro giornalismo dobbiamo essere le sentinelle contro la deriva. Ho un approccio protettivo nei confronti dell’economia sana e non significa essere comunisti. Parlo di capitalismo etico perché credo che al momento non ci siano sistemi migliori. Bisogna andare oltre le etichette e pensare alle generazioni future. Cerchiamo un sistema che rispetti i diritti fondamentali dell’uomo, a partire dai bambini, dalle fragilità, dalle biodiversità.

 

Francesca Fialdini

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La forza delle fragilità

Una stagione intensa, da “Ballando” a “Canzonissima”, fino alla domenica di “Da noi a ruota libera”: «Esperienze molto diverse per linguaggi e ritmi, ma accomunate dal desiderio di entrare in relazione con il pubblico in modo autentico. Mi hanno insegnato che si può fare televisione popolare senza rinunciare alla profondità», racconta la conduttrice, oggi al timone di “Fame d’amore”, il programma che «prova ad accendere una luce senza giudicare, mettendo al centro l’ascolto e la possibilità di una rinascita». L’appuntamento è la domenica in seconda serata su Rai 3

 

Proprio in questi giorni sei tornata in onda con “Fame d’amore”, che viaggio affronti in questa settima edizione del programma?

Quest’anno è un viaggio ancora più delicato del solito, perché in questa settima edizione raccontiamo anche storie di ragazzi che stanno male, ma che non hanno ancora iniziato un percorso di cura. È una fase molto fragile, spesso silenziosa, in cui si fa fatica perfino a chiedere aiuto. “Fame d’amore” prova ad accendere una luce senza giudicare, mettendo al centro l’ascolto e la possibilità di una rinascita.

Come è cambiato, stagione dopo stagione, il tuo vivere e affrontare le tematiche del disagio giovanile legato ai disturbi del comportamento alimentare?

Mi ha cambiata profondamente. All’inizio avevo soprattutto il desiderio di capire, oggi sento anche una grande responsabilità. Ho imparato che dietro un disturbo alimentare c’è quasi sempre un dolore invisibile, una richiesta d’amore, di attenzione, di riconoscimento. E ho capito quanto gli adulti debbano tornare ad ascoltare davvero i ragazzi.

Il desiderio e il piacere di essere amati e di amare. Cosa hai capito, dell’amore, in questo ormai lungo viaggio?

Che l’amore vero non ti chiede di essere perfetto. Ti permette di essere fragile senza sentirti sbagliato. Molti ragazzi che incontriamo vivono una distanza enorme tra ciò che sentono e ciò che credono di dover essere. Credo che amare significhi prima di tutto fare spazio all’altro, senza volerlo cambiare.

Siamo ormai agli sgoccioli di una stagione televisiva che ti ha vista e ti vede impegnata su più fronti. La domenica pomeriggio, il sabato sera, ora “Fame d’amore”, cosa ti lascia e cosa ti ha insegnato questo lungo anno televisivo?

Mi lascia gratitudine. È stata una stagione intensa, molto diversa nei linguaggi e nei ritmi, ma sempre guidata dal desiderio di entrare in relazione con il pubblico in modo autentico. Mi ha insegnato che si può fare televisione popolare senza rinunciare alla profondità.

Con “Ballando con le Stelle” il pubblico Tv ha incontrato una Francesca Fialdini che ha dimostrato coraggio e determinazione, aspetti del tuo carattere prima meno conosciuti. Come ti senti oggi, dopo esserti svelata un po’ di più, e cosa abbiamo ancora da scoprire di ciò che sei?

“Ballando” mi ha ‘costretta’ a lasciare il controllo, e per una persona come me non è stato sempre semplice. Però è stato liberatorio. Mi sono divertita moltissimo. Mi ha fatto bene mostrare anche la fatica, l’imperfezione, ho perfino superato certe paure. Di me forse c’è ancora da scoprire la parte più ironica e leggera, quella che nella vita privata conoscono bene i miei amici.

Dopo “Ballando” sei tornata qualche volta in pista?

Qualche volta sì, ma senza telecamere è molto più divertente! Continuo a pensare che ballare faccia bene all’anima, perché ti obbliga a stare nel presente

Il sabato sera ti è ormai familiare, hai dimostrato come anche l’intrattenimento sia perfettamente nelle tue corde. E ora?

Ora continuo a lasciarmi sorprendere. Non ho mai inseguito un’etichetta precisa, un programma o un settore. Mi interessa fare cose che abbiano un senso, che emozionino o che lascino qualcosa. Poi il linguaggio può cambiare.

Dopo sei edizioni “Da noi a ruota libera” è un pilastro della domenica Tv, c’è un personaggio “impossibile” che vorresti intervistare? Qual è la prima domanda che gli faresti?

Mi sarebbe piaciuto intervistare Papa Francesco. Credo gli avrei chiesto: “Come si fa a non perdere la speranza davanti alla sofferenza del mondo?”.

Immaginati ospite, per una volta, di “Da noi a ruota libera” c’è qualcosa che ti piacerebbe raccontare di te al tuo pubblico?

Forse la mia parte più semplice. Io sono molto più quotidiana di come qualcuno immagina. Mi piacciono le cose normali, la famiglia, gli amici, i silenzi, il mare. E credo che la felicità, spesso, stia proprio lì.

Tempo di ricaricare le batterie, stai già pensando all’estate?

Sì, anche se faccio fatica a fermarmi davvero. L’estate per me è il momento in cui provo a recuperare tempo lento, letture, affetti, natura. Ho bisogno della mia famiglia, del mare per rimettere in ordine i pensieri e delle mie montagne.

Hai voglia di dedicare un pensiero a Francesca?

Le direi di continuare ad avere fiducia nella gentilezza. In un mondo che spesso premia chi alza la voce, scegliere la delicatezza resta un atto rivoluzionario.

Se ti chiedessi di dare un titolo a questa nostra intervista, che titolo sceglieresti?

“La forza delle fragilità”, perché credo che la vera forza nasca proprio dal coraggio di mostrarsi per ciò che si è, nel bene e nel male.

ESC 2026

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Nuovo record d’ascolti per l’Eurovision

La bulgara Dara vince la 70esima edizione con “Bangaranga”, quinto Sal Da Vinci. Trentasei per cento di share e oltre 5 milioni di telespettatori per la serata finale, andata in onda su Rai 1 dalle 21.00 con il commento di Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini

Un nuovo record, anno dopo anno, conferma la crescita dell’Eurovision Song Contest in Italia. In numeri: 36% di share e oltre 5 milioni di telespettatori per la serata finale, andata in onda su Rai 1 dalle 21.00 con il commento di Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini in diretta dalla Stadthalle di Vienna. Rispetto alla finale dell’edizione 2025 la crescita è stata di oltre +277 mila ascoltatori e di oltre 2 punti percentuali di share. Il risultato della fascia oraria 21.48-25.10 (dalla fine di ESC START a fine programma) è stato di 5,1 milioni con il 39,2 per cento. Alla proclamazione di Dara come vincitrice, in gara per la Bulgaria con “Bangaranga”, si è arrivati a toccare il 60 per cento. La performance di Sal Da Vinci il momento più seguito, con un picco di quasi 6,7 milioni di telespettatori alle 23.01. Quinta in classifica, la sua “Per sempre sì” è stata protagonista per il pubblico di tutta Europa durante la settimana austriaca, con ovazioni in arena e grande accoglienza agli eventi nella città. I voti delle giurie nazionali hanno premiato il suo cuore napoletano e la sua dichiarata italianità con 134 punti, posizionandola al sesto posto. I 147 punti del televoto, sommati, per un totale di 281, hanno permesso di scalare una posizione conquistando il primo posto tra le Big 4. Per il nono anno consecutivo, inoltre, l’Italia si è classificata in Top 10.
La crescita di ascolti è sostenuta soprattutto dal pubblico più giovane: tra i 4-14enni è stato registrato il 43,5 per cento di share con un aumento del +3,5 per cento; tra i 15-34enni si è registrato il 47,3 per cento share con un +1%. E, ancora una volta, l’evento conferma di essere un grande richiamo per giovani 15-24enni, con il 53,2 per cento share. Le performance Social hanno generato 30 milioni di action e 364 milioni di Video View con più di 10 mila contenuti pubblicati sulle varie piattaforme. Tutti gli account Rai coinvolti nell’evento da RaiNews a RaiPlay a RaiRadio2 hanno registrato ottime performance durante tutte le serate totalizzando 2 milioni di action e oltre 10 milioni di video view.
«Un record di ascolti – ha commentato il direttore Intrattenimento Prime Time William Di Liberatore –, che conferma e corona l’ottima stagione televisiva dei programmi di intrattenimento prime time, dove la musica è stata protagonista. Musica che racconta storie, radici, territorio e culture diverse. Ringrazio Sal Da Vinci per la tenacia, la professionalità e l’incredibile umanità che lo contraddistingue. Allo stesso modo ringrazio Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini per aver apportato un vero valore aggiunto con il loro commento ironico e in linea con il mood della manifestazione, senza dimenticare Mariasole Pollio per il suo intervento da Roma». Ogni edizione, l’Eurovision Song Contest raggiunge in tutto il mondo circa 170 milioni di spettatori, numeri che ne fanno il più grande evento musicale dal vivo del pianeta. Anche la sua presenza digitale continua a crescere, con oltre 9 miliardi di visualizzazioni totali su YouTube e milioni di follower su TikTok, Instagram e altre piattaforme. Un successo che racconta di generazioni, bandiere e lingue diverse (mai tanto, nei testi delle canzoni, quanto quest’anno) unite da una musica comune.

La classifica finale

  1. Bulgaria Dara – Bangaranga – 516 voti
  2. Israele Noam Bettan – Michelle – 343 voti
  3. Romania Alexandra Căpitănescu – Choke me – 296 voti
  4. Australia Delta Goodrem – Eclipse – 287 voti
  5. Italia Sal Da Vinci – Per sempre sì – 281 voti
  6. Finlandia Linda Lampenius x Pete Parkkonen – Liekinheitin – 279 voti
  7. Danimarca Søren Torpegaard Lund – Før Vi Går Hjem – 243 voti
  8. Moldavia Satoshi – Viva, Moldova! – 226 voti
  9. Ucraina Leléka – Ridnym – 221 voti
  10. Grecia Akylas – Ferto – 220 voti
  11. Francia Monroe – Regarde! – 158 voti
  12. Polonia Alicja – Pray – 150 voti
  13. Albania Alis – Nân – 145 voti
  14. Norvegia Jonas Lovv – Ya ya ya – 134 voti
  15. Croazia Lelek – Andromeda – 124 voti
  16. Repubblica Ceca Daniel Zizka –Crossroads –113 voti
  17. Serbia Lavina – Kraj Mene – 90 voti
  18. Malta Aidan – Bella – 89 voti
  19. Cipro Antigoni – Jalla – 75 voti
  20. Svezia Felicia – My System – 51 voti
  21. Belgio Essyla – Dancing on the ice – 36 voti
  22. Lituania Lion Ceccah – Sólo quiero más – 22 voti
  23. Germania Sarah Engels – Fire – 12 voti
  24. Austria Cosmò – Tanzschein – 6 voti
  25. Gran Bretagna Look mum no computer – Eins, Zwei, Drei – 1 voto

Film tv

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Lapponia I love iù

Quando una rapina andata male cambia per sempre una vita. E perfino la geografia dell’esistenza. È quello che accade a Carmine Esposito, nato e cresciuto a Napoli in una famiglia molto vicina alla criminalità… Il film tv diretto da Ken-Are Bongo e interpretato da Erasmo Genzini, Nicolò Galasso, Gennaro Lucci e Sissi Jomppanen, domenica 17 maggio in prima serata su Rai 1

Carmine Esposito, 25 anni, nato e cresciuto a Napoli in una famiglia da sempre vicina alla criminalità. Fin da bambino, immerso in un ambiente malavitoso, Carmine si ritrova a compiere piccoli furti insieme agli inseparabili amici Enzo e Antonio. La loro vita cambia improvvisamente quando una rapina finisce nel peggiore dei modi: i tre hanno derubato un potente boss mafioso e, per salvarsi la vita, devono restituire il denaro sottratto. Un problema non da poco, visto che quei soldi non li hanno più. L’unica speranza arriva da una notizia inattesa: Salvatore, il fratello maggiore di Carmine, morto in Finlandia, gli ha lasciato in eredità una villa. Salvatore era stato rinnegato dalla famiglia anni prima, dopo aver denunciato il padre e averne causato l’arresto. Per Carmine, quella casa rappresenta una possibilità concreta di riscatto: venderla significherebbe saldare il debito e tornare a casa vivo. Così Carmine, Enzo e Antonio partono alla volta della Finlandia. Ma una volta arrivati scoprono che la villa si trova in una remota zona del territorio Sami e che il testamento impone una clausola inattesa: per ottenere l’eredità dovranno restare lì per due mesi. I tre ragazzi si trovano catapultati in una realtà completamente diversa dalla loro, fatta di isolamento, sole di mezzanotte, freddo estivo e tradizioni sconosciute. Lo scontro culturale genera situazioni esilaranti, ma anche profonde trasformazioni personali. Grazie a Sunnà, compagna di Salvatore, Carmine inizia a ricostruire il passato del fratello e scopre verità che mettono in discussione tutto ciò che aveva sempre creduto sulla propria famiglia. Anche la morte di Salvatore appare sempre meno chiara. Nel frattempo, Carmine si innamora di Maren Elle, giovane allevatrice di renne della comunità Sami. Un sentimento che lo porterà a confrontarsi con Mihkkal, uomo deciso a sposarla, ma soprattutto con sé stesso e con il mondo da cui proviene.

 

Personaggi

Carmine Esposito — Erasmo Genzini

Carmine è cresciuto nei quartieri popolari di Napoli, segnato dall’arresto del padre e dall’assenza del fratello Salvatore, considerato un traditore dalla famiglia. Nonostante il passato difficile, conserva un carattere solare, impulsivo e curioso. L’arrivo in Finlandia lo costringerà a confrontarsi con una cultura lontanissima dalla sua e a rimettere in discussione le proprie certezze. L’incontro con Maren Elle segnerà profondamente il suo percorso di crescita.

Maren Elle — Sissi Jomppanen

Maren Elle è una giovane donna Sami che ha dovuto assumersi troppo presto grandi responsabilità. Da quando il padre si è ammalato di Alzheimer, gestisce da sola l’allevamento di renne di famiglia. Pragmatica e determinata, ha sacrificato la leggerezza della giovinezza per il senso del dovere. L’incontro con Carmine la porterà lentamente a riscoprire una parte di sé che credeva perduta.

Antonio — Nicolò Galasso

Antonio vive di impulsività e bravate, nascondendo dietro un atteggiamento spavaldo profonde fragilità personali. È fortemente condizionato da una madre iperprotettiva che controlla ogni aspetto della sua vita. L’incontro con il misterioso Ovlla e il contatto con la cultura Sami lo aiuteranno a emanciparsi e a trovare finalmente la propria indipendenza.

Sunnà — Ánne Mággá Wigelius

Sunnà è una donna forte e combattiva. Ha accolto Salvatore in Finlandia quando l’uomo era in fuga dal proprio passato e, nonostante le differenze culturali e l’ostilità della sua famiglia, ha scelto di costruire con lui una vita insieme. Con l’arrivo di Carmine, Sunnà diventa una figura di riferimento: una guida capace di accompagnarlo nella scoperta della verità sul fratello e sul proprio passato.

Enzo — Gennaro Lucci

Enzo è il classico ragazzo di periferia: spaccone, istintivo e amante dei piaceri della vita. Tra cibo, feste e divertimento, affronta ogni situazione con leggerezza apparente. Dietro la sua ironia si nasconde però un forte attaccamento alle proprie radici. In Finlandia troverà inaspettatamente l’amore nella fredda e razionale notaia finlandese Aleksandra.

Mihkkal — Sammeli Valle

Mihkkal è cresciuto insieme a Maren Elle e sogna di sposarla. Dietro l’apparenza tranquilla, però, nasconde un debito con il criminale locale Asllat e un piano per liberarsene. Il suo destino finirà inevitabilmente per intrecciarsi con quello di Carmine, dando vita a un conflitto che coinvolgerà sentimenti, identità e desiderio di riscatto.

#Esc2026

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Una forza incredibile

Tre appuntamenti in diretta da Vienna con Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini alla conduzione italiana: il 12 e il 14 maggio su Rai 2, mentre la finale del 16 maggio andrà in onda su Rai 1. Tutti gli appuntamenti saranno trasmessi anche in simulcast su Rai Radio2 e in streaming su RaiPlay e RaiPlay Sound

«Voglio ringraziare il direttore artistico Carlo Conti, che mi ha dato la possibilità di salire su quel magico palco del Festival di Sanremo, e la Rai tutta che, con tutto l’amore che mette nei suoi progetti, riesce a trasmettere una vicinanza disarmante, una forza incredibile e una grande voglia di fare bene. Il mio grazie va anche a tutti i direttori e alla delegazione che mi stanno accompagnando in questo viaggio. Per me è davvero miracoloso poter salire su quel palco pazzesco: un luogo che ti toglie il fiato, che ti fa tremare dalla testa ai piedi. È immenso, forse cinque volte più grande di quello di Sanremo. Tutto questo per me ha qualcosa di straordinario. Ancora faccio fatica a credere che sia successo davvero, dopo tanti anni di questo mio personale percorso di vita, sempre accompagnato dalla musica. Trovare le parole giuste per spiegare quello che provo non è semplice. Sono profondamente grato a tutte le persone che mi sono accanto in questo momento: al mio gruppo di lavoro, alla mia casa discografica, la Warner Music Group. Quando gli italiani fanno gli italiani, quando riusciamo a essere uniti, viene fuori una forza incredibile»

Sal da Vinci

 

L’Eurovision Song Contest torna a Vienna per la sua 70ª edizione, dopo la vittoria dell’Austria con JJ a Basilea 2025. L’evento televisivo non sportivo più seguito al mondo celebra così un anniversario speciale nella capitale austriaca, che ospita la manifestazione per la terza volta dopo le edizioni del 1967 e del 2015. Alla Wiener Stadthalle saranno 35 i Paesi in gara: due semifinali, in programma martedì 12 e giovedì 14 maggio, e la grande finale di sabato 16 maggio. La dimensione internazionale dell’evento sarà confermata anche dal pubblico atteso a Vienna. Sono già stati venduti 95 mila biglietti a fan provenienti da 75 Paesi: il 42% è stato acquistato da spettatori internazionali. La città si prepara così ad accogliere il più grande pubblico live dell’Eurovision degli ultimi anni, con arrivi non solo dall’Europa ma anche da Stati Uniti, Australia, Canada, Brasile, Messico, Giappone, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Nuova Zelanda. Per tutta la settimana Vienna si trasformerà in un grande punto d’incontro per appassionati e delegazioni, tra Eurovision Village a Rathausplatz, eventi culturali, fan zone, proiezioni pubbliche e iniziative diffuse in tutta la capitale austriaca. A rappresentare l’Italia sarà quest’anno Sal Da Vinci con “Per sempre sì”. Figlio d’arte, nato a New York durante una tournée del padre Mario Da Vinci, cantante e attore napoletano, Sal Da Vinci arriva all’Eurovision dopo una carriera costruita tra musica, teatro e racconto popolare, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione partenopea e la canzone italiana. Il brano “Per sempre sì”, vincitore della 76ª edizione del Festival di Sanremo, è anche il più ascoltato tra quelli in gara: con oltre 24,2 milioni di stream ha raggiunto la vetta della classifica globale, staccando nettamente gli altri concorrenti. L’Italia si presenta inoltre a questa edizione forte di una lunga serie positiva: dopo otto piazzamenti consecutivi nella Top 10, Sal Da Vinci proverà a conquistare il nono risultato utile di fila per il nostro Paese. La presenza italiana a Vienna sarà però molto più ampia. In gara per San Marino ci sarà Senhit con “Superstar”: nata e cresciuta a Bologna da famiglia eritrea, e già protagonista eurovisiva per il Titano, tornerà sul palco dell’Eurovision dopo la vittoria al San Marino Song Contest. Ad accompagnarla ci sarà Boy George, in una delle collaborazioni più attese dell’edizione. Tra gli artisti legati all’Italia figurano anche Sarah Engels, in gara per la Germania e di origini siciliane; Veronica Fusaro, svizzera ma italiana da parte di padre; e Leléka, rappresentante dell’Ucraina, che ha collaborato con il compositore italiano Stefano Lentini. Tra gli appuntamenti più attesi, oltre alla finale, c’è la prima semifinale di martedì 12 maggio. In quell’occasione Sal Da Vinci si esibirà fuori concorso, così come la Germania, già qualificata di diritto alla finale insieme all’Austria, Paese ospitante e campione in carica. Francia e Regno Unito, anch’essi qualificati automaticamente, si esibiranno invece nella semifinale di giovedì 14 maggio. Nella prima semifinale del 12 maggio sarà protagonista anche San Marino con Senhit.

 

I conduttori

Et voilà Elettra e Gabriele

Tre, due, uno… Elettra Lamborghini e Gabriele Corsi: una coppia esplosiva per questa settantesima edizione

Elettra: Ancora non sappiamo esattamente che coppia saremo durante l’Eurovision, ci stiamo lavorando giorno dopo giorno. Ma una cosa posso già dirla: con Gabriele mi trovo davvero da Dio, siamo partiti con un’energia pazzesca, e io mi sento fortunatissima.

Gabriele: Siamo un duo costruito alla perfezione: entusiasmo, competenza musicale, vivacità. E poi questa ragazza ama la manifestazione quanto me. Direi che gli ingredienti ci sono tutti (ride).

Elettra, a Vienna andrà in scena una grandissima festa della musica, un evento capace di unire milioni di persone. Cosa si aspetta?

Elettra: Sono sicura che sarà uno spettacolo incredibile, non vedo l’ora che inizi perché sono curiosissima! Quando sono stata a Rotterdam per i Måneskin il livello era altissimo, ma ogni anno l’Eurovision riesce a superarsi: cresce la qualità delle esibizioni, cresce lo show, cresce tutto. E soprattutto sono certa che ci divertiremo tantissimo.

Gabriele come si prepara un veterano come lei?

Studio molto, e con largo anticipo, perché lo faccio con gioia e passione. Mi piace arrivare preparato a Eurovision, un fenomeno seguito da persone che lo vivono da tantissimi anni. E poi, visto che ci sarà Elettra, aspettatevi dei “festini sesquipedali”: a Vienna serviranno due megafoni, non uno”, scherza Gabriele Corsi. Ci saranno anche dirette social dal titolo “From Vienna with Love, per raccontare la vita degli italiani presenti lì… e non dimentichiamo che…non risuccede, ma se risuccede…

Commentatori a bordo campo, ma con l’Italia nel cuore…

Gabriele: Il nostro tifo va tutto a Sal Da Vinci e speriamo che, grazie a Rai Italia, anche gli italiani all’estero possano sostenere il nostro rappresentante. Quindi fatevi sentire: contattate amici e parenti che non hanno un numero italiano e scatenatevi con il televoto! Però voglio aggiungere una cosa che ha detto Elettra in conferenza stampa e che condivido pienamente: quando parlo dell’Eurovision mi vengono gli occhi a cuoricino. È davvero così. Amo questa manifestazione e sono convinto che anche lei resterà travolta da questa atmosfera, perché dal vivo si vive qualcosa di unico e irripetibile.

Lei ha “vissuto” Sal Da Vinci anche dietro le quinte del Festival di Sanremo…

Elettra: E ho scoperto una persona meravigliosa, umile, simpatica, autentica, sempre alla mano. Siamo davvero un bellissimo trio e la sua canzone funziona, eccome se funziona. Sono convinta che farà breccia anche a Vienna. Il pubblico italiano non potrà votarlo, ma io e Gabriele faremo di tutto per sostenerlo: io spingerò tantissimo anche attraverso i miei social. E poi spero davvero che anche San Marino faccia bene, perché “Superstar”, la canzone di Senhit, merita tanto.

 

Ad annunciare i voti per l’Italia: Maria Sole Pollio

Come vivrà questa esperienza?

La vivrò con una gioia doppia, anche perché Sal Da Vinci è napoletano come me. Per questo sento ancora di più il cuore e la vicinanza verso chi rappresenterà l’Italia. L’Eurovision è un incontro di talenti, culture, musiche e melodie diverse: una vera occasione per scoprire l’arte a 360 gradi. Sono davvero entusiasta e felicissima. Avere il privilegio, alla mia giovane età, di prendere parte a uno show così importante e internazionale, capace di parlare a tutti, è qualcosa di straordinario.

Che cosa significa per lei rappresentare l’Italia all’Eurovision?

Non credo esista una parola più adatta di “privilegio”. Sono profondamente consapevole della bellezza culturale e artistica del nostro Paese, e poter essere presente, in qualche modo portavoce dell’Italia durante la votazione, mi emoziona e mi rende estremamente orgogliosa.

L’Italia vola a Vienna. Secondo lei, come accoglieranno gli austriaci Sal Da Vinci?

Mi auguro con tutto il calore che merita, ma sono certa che saprà portarci in alto e farsi amare anche lì, proprio come è successo in Italia. Sal Da Vinci è un artista che, ancora prima di Sanremo, aveva già conquistato il pubblico e collezionato grandi successi. Con Sanremo, però, si è aperta una finestra ancora più ampia sul suo cuore, sulla sua napoletanità e sul suo enorme talento. Spero che a Vienna riesca a trasmettere lo stesso spirito, perché — come dice lui — “accussì sarà pe’ sempre sì”.

MARCO LOLLOBRIGIDA

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Al centro della passione

Con il “Giro” ha preso il via la grande stagione di eventi che accompagnerà il pubblico della Rai fino al cuore dell’estate. Il RadiocorriereTv incontra il direttore di Rai Sport

Giro d’Italia, Mondiali, Coppa America, una stagione che parte alla grande…

La stagione è partita con il “Giro d’Italia” e proseguirà, a fine maggio, con il “Giro donne”, per la prima volta trasmesso in chiaro su Rai 2. Un evento al quale teniamo particolarmente e a cui riserveremo le stesse attenzioni che dedichiamo al “Giro”. Il 22, 23, 24 maggio trasmetteremo le regate preliminari dell’”America’s Cup” dal Golfo degli Angeli a Cagliari, una grande acquisizione di Rai Sport in vista del 2027 a Napoli, pronti a raccontare le speranze di Luna Rossa di vincere la Coppa in casa. Il ciclismo ritornerà a luglio con il “Tour de France”, in agosto vivremo gli europei di pallavolo maschili e femminili, gli europei di nuoto e quelli di atletica leggera. Un’offerta vasta che rappresenta tutti gli sport, a partire dal calcio e dai Mondiali che inizieranno l’11 giugno.

Come li racconterete?

Con le stesse forze che avremmo messo in campo se l’Italia avesse partecipato, e di questo siamo grati all’Azienda Rai. Avremo degli spazi nel daytime di Rai 1 dentro a “Unomattina” in cui parleremo delle partite giocate nella notte, su Rai 2 avremo “Dribbling”, che racconterà le storie dei protagonisti dei Mondiali, le città che ospiteranno le partite, la bellezza e le differenze culturali di un continente così vasto. Alle 18.30 ci sarà “Italia chiama America”, con i nostri inviati in Canada, Stati Uniti e Messico, quindi la partita, con pre e post, e poi “Notti Mondiali”, con un grande parterre e, bella sorpresa che non possiamo ancora svelare, il ritorno di un grande campione che sarà ogni sera con noi.

Il 3 e il 7 giugno la Rai trasmetterà le amichevoli dell’Italia contro Lussemburgo e Grecia. Cosa deve fare la Nazionale per ritrovare se stessa e tornare ad appassionare i tifosi?

Curare i settori giovanili che devono essere la priorità. Questo ha fatto la Francia con l’accademia di Clairfontaine, questo è accaduto in Germania, quando nel 2006 i tedeschi persero con noi in casa, o in Spagna, dove i settori giovanili spesso utilizzano lo stesso sistema di gioco della prima squadra e dove non hanno paura di fare giocare i ragazzi, anche a 16 o 17 anni. Ammesso e non concesso che esista un Musiala, se noi abbiamo paura di fare giocare i giovani, se pensiamo soltanto ai club e non alla nostra identità, non lo scopriremo e saremo sempre perdenti. Per quanto riguarda le due amichevoli le seguiremo con lo stesso impegno con il quale raccontiamo sempre l’Italia, a partire dallo studio sul posto. Personalmente sono contento che sia il Silvio Baldini a seguire l’Italia maggiore per queste due partite. Il signor Baldini è un uomo di valori e di valore. L’uomo giusto messo all’Under 21, che sa riconoscere il talento e sa dare uno schema educativo a questi ragazzi. Un uomo straordinario, non distante dalle persone.

Torniamo al “Giro”, che dopo la partenza in Bulgaria risalirà lo Stivale, da Catanzaro alle Alpi per poi chiudere a Roma…

Un “Giro” che speriamo porti alla vittoria di qualche bella speranza, magari italiana. Nelle sue ventuno tappe lo spettacolo della corsa unisce la sfida sportiva dei ciclisti al racconto del territorio che attraversa. Dalle nostre immagini, dalle voci dei telecronisti, emerge certamente giorno dopo giorno l’impresa dei campioni, ma non meno la narrazione di un’Italia che custodisce un patrimonio culturale e artistico unico. Raccontare il “Giro” significa sconfinare i perimetri dello sport per portare lo spettatore dentro al Paese. Lo facciamo nel corso di tutta la giornata, a partire da “Giro Mattina”, proseguendo con la tappa, con il “Processo alla tappa”, trasmissione che ci avvolge al suo romanticismo, invenzione bellissima di colui che è stato il più grande giornalista di tutti i tempi, Sergio Zavoli.

Cosa rende il ciclismo ancora tanto popolare?

La sua stessa natura, il fatto che le persone, oggi come ieri, si riversino lungo le strade per seguire il passaggio della carovana, la possibilità di osservare da vicino la fatica dei campioni, la sfida. È lo sport che fa sentire le persone vicine.

Cosa significa raccontare lo sport dai microfoni del Servizio Pubblico?

Da telecronista, ma anche da conduttore, e oggi da direttore di una testata nei confronti della quale sento una responsabilità enorme, penso che il giornalista non debba mai essere tentato di sostituirsi all’evento, che deve essere raccontato per quello che rappresenta in quel preciso momento. Se il telecronista cede al protagonismo corre il rischio di diventare una macchietta.

NOVITA’

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Prova a non ridere

Il fenomeno Pera Toons diventa una serie tv animata prodotta dalla casa editrice Tunué in collaborazione con Rai Kids. Dal 18 maggio su Rai Gulp e RaiPlay

Un concentrato di freddure e umorismo del fumettista dei record, che ha conquistato 7 milioni di follower sui social e venduto oltre 3 milioni di copie tra tutti i suoi libri. Alessandro Perugini, in arte Pera Toons, rappresenta un unicum nel panorama culturale italiano. Idolo di bambini e famiglie, capace di conquistare ogni fascia d’età con il suo irresistibile spirito e la sua ironia leggera e surreale, il suo ultimo libro “Il gioco delle risate” è stato per due settimane al primo posto nella classifica generale dei libri più venduti in Italia. Composta da 46 episodi autoconclusivi della durata di 6 minuti, la serie rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso creativo nato e cresciuto tra Instagram, TikTok e YouTube. La scrittura rapida, il ritmo serrato e lo stile grafico distintivo di Pera Toons trovano nella dimensione televisiva un terreno ideale per amplificare il loro impatto. Ogni episodio è concepito come una stanza diversa di un originale “laboratorio comico”, ricco di sorprese visive, giochi linguistici e trovate esilaranti, pensate per stimolare continuamente la curiosità e il divertimento. Non solo intrattenimento, ma anche un’esperienza condivisa: un piccolo rituale quotidiano capace di riunire davanti allo schermo bambini, fratelli, genitori e nonni, dove la risata diventa un linguaggio comune, uno strumento di unione e complicità tra generazioni. “Siamo entusiasti di annunciare una nuova serie che rappresenta un passo importante per la Direzione di Rai Kids, un tassello della nuova linea editoriale tesa alle novità del mondo dell’animazione, del fumetto e dell’intrattenimento per i più giovani”, afferma Roberto Genovesi Direttore di Rai Kids. “La serie “Prova a non ridere” di Pera Toons è un progetto comico, frizzante e pensato per tutta la famiglia, ispirato al linguaggio immediato e colorato del fumetto. Una novità assoluta per Rai, che apre la strada a un modo diverso di raccontare, più vicino alle sensibilità contemporanee e al dialogo con il mondo dei social, oggi sempre più connessi alla vita quotidiana del nostro pubblico. Con questa produzione vogliamo dare nuova linfa creativa al panorama nazionale, sostenendo talenti e storie capaci di parlare a tutte le generazioni”.

Serena Iansiti

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Il bello di mettersi in gioco

Dalla magia di Villa Borghese al ritorno alla vita di Veronica: Serena Iansiti racconta una serie che ribalta gli stereotipi sul mondo della polizia e mette al centro ascolto, fragilità e seconde possibilità

Allora, iniziamo da Buonvino. Dopo l’abbraccio di Napoli e quello della Sicilia, che continua ancora oggi, arriviamo a Villa Borghese. È al centro di questo racconto: partiamo proprio da qui. Come vi ha stupito questo luogo e che ruolo ha nella storia?

Villa Borghese è la vera protagonista della storia, un luogo in cui accadono molte cose, non sempre legate ai casi investigativi, ma anche alle dinamiche personali dei protagonisti. È un microcosmo, una città dentro la città di Roma. Non viene raccontata solo per la sua bellezza – questo enorme giardino che un tempo i romani vivevano quasi come fosse il proprio giardino di casa – ma anche con uno sguardo diverso. Dentro questo spazio convivono storie e relazioni, proprio come in una città: si sviluppano dinamiche sociali complesse, che coinvolgono anche i poliziotti protagonisti. Sono personaggi che spesso si sentono invisibili, lasciati indietro, abituati a un giudizio superficiale che finisce per definirli. E questo giudizio, interiorizzato, si trasforma in un’immagine deformata di sé. Abbiamo girato all’inizio della primavera e vedere Villa Borghese rifiorire ha aggiunto ulteriore valore visivo ed emotivo. Ma ciò che è davvero interessante è osservare le relazioni all’interno della squadra di polizia.

Villa Borghese segna anche l’inizio della nuova vita di Veronica. Come entra questo luogo nel suo percorso? E come ha accolto questo personaggio?

Veronica è un personaggio che mi è piaciuto moltissimo da subito: è empatica, dolce e sensibile, ma anche determinata e risoluta. Ha una grande capacità analitica ed è una poliziotta scrupolosa. È una donna moderna che, nonostante un lutto recente, decide di riprendere in mano la propria vita. Anche grazie all’arrivo di Buonvino, suo ex compagno di Accademia, trova la forza di ripartire. All’inizio sceglie il commissariato di Villa Borghese perché lo percepisce come un ambiente meno impegnativo, quasi una “bolla protettiva” dopo il trauma vissuto. Ma proprio il suo lavoro – e la vita stessa – le insegnano che rischiare è fondamentale: può portare sofferenza, ma anche crescita. Ho trovato molte similitudini con Veronica, soprattutto nella capacità di ascolto e nell’empatia. È interessante anche il rapporto con questo commissario: entrambi hanno un’intuizione molto istintiva nella risoluzione dei casi e, nonostante si fossero persi di vista, ritrovano una forte sintonia.

Questa serie ribalta un po’ l’immaginario collettivo legato ai poliziotti…

Sì, perché spesso si dimentica che dietro una divisa ci sono persone con storie diverse e motivazioni profonde, non solo legate all’uso della forza. In questo caso troviamo anche una figura maschile moderna: Buonvino è un commissario che non sovrasta, ma ascolta. È un “passatista”, amante del vintage e delle cose belle, un po’ malinconico, a tratti cinico. Sono caratteristiche insolite per un personaggio di questo tipo, ed è proprio questo a renderlo interessante.

Parliamo dell’ascolto: nella serie è centrale, ma nella nostra società sembra una qualità sempre più rara. Perché secondo lei?

Viviamo in una società occidentale molto orientata alla performance, dove siamo spinti all’ego e alla competizione. Dobbiamo apparire sempre al massimo, mostrando il meno possibile le nostre fragilità. Questo porta a chiuderci, a costruire corazze. Ma alla lunga tutto ciò esplode. La capacità di ascolto si perde proprio perché siamo sempre di corsa, sempre proiettati in avanti. Negli ultimi tempi, però, si sta tornando a dare più attenzione al benessere emotivo. Ascoltare se stessi e gli altri è fondamentale, è una forma di cura. L’empatia ci aiuta a sentirci meno soli e a comprendere meglio le azioni degli altri, prevenendo conflitti e sofferenze.

La serie parla anche di seconde possibilità. Lei è più brava a concederle a se stessa o agli altri?

Forse agli altri, ma sto imparando a concederle anche a me stessa. Non è sempre facile, perché ci sono momenti in cui l’autostima vacilla. Però è importante ricordarsi chi si è, dare e darsi una seconda possibilità è anche un modo per lasciare spazio alla vita di sorprenderci. Questa storia parla proprio di rinascita: i personaggi sono tutti un po’ “stropicciati”, segnati da dolori irrisolti, ma non vogliono restarne schiacciati. Nonostante le loro asperità, sono tutti capaci di empatia.

La serie nasce anche da una intuizione letteraria di Walter Veltroni. Qual è, secondo lei, la sua forza?

La forza sta nel raccontare, attraverso il commissariato di Villa Borghese, la vita di persone assolutamente normali, con le loro fragilità, ma anche con la volontà di superarle. Inoltre, è interessante la fusione tra linguaggio cinematografico e serialità. C’è anche un forte omaggio a Roma, non solo nei luoghi ma nella cultura cinematografica: richiami a film come Bellissima e Mamma Roma arricchiscono il racconto.

In ambito professionale, qual è stata l’intuizione che l’ha portata fino a qui?

Più che un’intuizione, direi un’attitudine: la perseveranza. Quello dell’attore è un mestiere fatto di alti e bassi, dove l’imprevedibilità gioca un ruolo importante. Credo sia fondamentale non mollare, restare il più possibile fedeli a se stessi, anche nel modo di recitare. Credo sia importante cercare la propria originalità, la propria verità, evitare di omologarsi.

Se questo momento della tua vita fosse un film, quale sarebbe?

Il film che mi rappresenta adesso è sicuramente “Il robot selvaggio”, una bellissima favola.

Su cosa sta lavorando adesso?

Sto girando la quinta stagione di “Makari”, è il mio terzo anno in questo progetto.  Tornare in questi luoghi meravigliosi, nella splendida riviera trapanese, è qualcosa di speciale. In primavera è tutto ancora più magico: la luce, il mare, il vento… sono elementi che influenzano molto anche il lavoro dell’attore. L’ambiente, come un costume, entra nel personaggio e contribuisce a definirlo.

GRETA DE ROSA

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La forza fragile di Annarella

In “Mare Fuori” l’attrice interpreta una ragazza segnata dall’abbandono e dal bisogno di appartenenza. Nel racconto della serie il carcere diventa anche uno strumento formativo, un luogo duro ma capace di aprire uno spazio di crescita, consapevolezza e possibile riscatto. Il mercoledì in prima serata su Rai 2

Il personaggio che interpreti vive una mancanza profonda. In cosa le somiglia davvero e in cosa, invece, sente una distanza?

Sento Annarella vicina a me perché siamo entrambe ragazze molto sfrontate e ci accomuna la voglia di crescere, di diventare grandi. La distanza, invece, la sento soprattutto in alcune sue reazioni, che spesso sono eccessive. Però, allo stesso tempo, riesco anche a comprenderle, perché Annarella viene da una realtà molto complicata e porta dentro ferite profonde.

Interpretare una ragazza che cerca disperatamente un’appartenenza le ha fatto guardare in modo diverso alla sua vita, alla sua famiglia, a quello che ha?

Assolutamente sì. Mi sento fortunata, perché quella di Annarella è una realtà che non mi appartiene. Lei si porta dentro un grande senso di abbandono, legato soprattutto alla madre, che l’ha lasciata. Io, invece, ho una famiglia molto presente e questo mi fa sentire davvero grata.

Lei è giovanissima e questo è il suo primo progetto importante. Si ricorda il momento in cui ha capito che la recitazione poteva diventare qualcosa di serio?

Sì, l’ho capito molto presto. Sono sempre stata appassionata di film, li guardavo spesso con mia madre. Il desiderio di fare l’attrice è nato quando avevo nove anni e ho iniziato a metterlo in pratica alle scuole medie, partecipando ai corsi di teatro organizzati a scuola. Poi ho continuato a studiare teatro.

Arriva in una serie amatissima, con un cast molto seguito e affiatato. Come è stata accolta sul set? Che esperienza è stata entrare in questo mondo?

È stata un’emozione unica. Sul set ho trovato persone meravigliose, con cui ho costruito grandi amicizie. Mi hanno accolto benissimo e per questo sono davvero contenta. È un ambiente che sento come una grande famiglia.

Oggi si parla tanto di successo. In un’altra intervista ha detto che quella che sta vivendo è più una visibilità che un successo. Per lei cos’è il successo?

La chiamo visibilità perché, per quanto questa esperienza sia importante, per me definirmi famosa è ancora una parola troppo grande. Il successo, secondo me, è un’altra cosa. Vorrei diventare, con il tempo, una vera professionista. In questo momento non mi interessa inseguire il successo, mi interessa migliorarmi e continuare a studiare.

È anche molto esposta sui social. Che rapporto ha con le piattaforme e quanto pesano per lei i giudizi che possono arrivare?

Non sono troppo attaccata ai social, però sono attiva perché mi piace condividere quello che faccio. Finora, per fortuna, ho ricevuto tanti commenti positivi, che mi hanno incoraggiata. So che possono arrivare anche critiche: accetto quelle costruttive, perché servono sempre, mentre quelle fatte solo per insultare non mi interessano. Mia madre mi ha sempre detto di non dare troppo peso a certe cose.

È in un’età in cui sta costruendo tutto: identità, futuro, direzione. Chi sta diventando Greta De Rosa?

Credo di aver fatto uno scatto di crescita importante. Mi sento molto più matura e me lo hanno detto anche molte persone che mi conoscono e che mi hanno vista cambiare dopo l’inizio di questo percorso. È stata una responsabilità: mi sono assunta impegni che prima non avevo mai avuto, mi sono sentita più autonoma, ho imparato a gestirmi da sola. Mi sento cresciuta e spero, con il tempo, di maturare sempre di più per arrivare a ciò che desidero.

NUOVA STAGIONE

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Indovina chi viene a cena

Il programma di Sabrina Giannini torna con le sue straordinarie inchieste per indagare sui metodi di produzione e gli stili di vita ideali. Da martedì 12 maggio alle 21.20 su Rai 3

Nelle cinque puntate previste verranno esplorati i confini più incredibili che la nostra specie supera pur di allungare la propria esistenza, pur di dimagrire o di essere in forma, pur di guadagnare più soldi lungo la filiera che conduce alla nostra tavola, al nostro guardaroba, all’armadietto dei farmaci.  Sono verità del processo produttivo che per essere scoperte richiedono lunghe investigazioni, spesso sotto copertura. Talvolta queste verità vengono da lontano e la squadra di “Indovina chi viene a cena” deve allungare lo sguardo oltre i nostri confini. Il lavoro del programma è quello di trovare le evidenze che permettono di individuare il cambiamento che conduce alle scelte alternative ideali, nel rispetto dell’ambiente, delle persone e degli animali. Perché è possibile vivere secondo un modello più sostenibile, nonostante l’attuale sistema produttivo, sociale e politico non abbia alcun interesse che si scopra. “Sii tu il cambiamento che vorresti del mondo”, diceva il Mahatma Gandhi, ma il cambiamento è possibile se si conoscono le verità. Anche questa volta, ospite di ogni puntata sarà l’epidemiologo Franco Berrino, che dispenserà utili informazioni per vivere a lungo e sani.