Steve Della Casa voce storica di “Hollywood Party”, ricorda al RadiocorriereTv gli esordi del fortunato programma di Radio3: «Era il 18 aprile del 1994. Eravamo in duplex tra Roma e Torino. Sotto la Mole c’eravamo io e Alberto Barbera, in via Asiago, a Roma, c’erano Enrico Magrelli, che conduce ancora oggi, e David Grieco»». E ancora: «L’emozione più forte? Una diretta con ospiti Inge Feltrinelli e Valeria Marini»
È uno dei volti più amati di “Made in Sud”. Nello show di Rai2 Simone Schettino racconta la quotidianità ispirandosi ai sentimenti, all’attualità, alle abitudini della gente. Al RadiocorriereTv l’attore partenopeo ricorda i suoi esordi: «Ho iniziato tardissimo. Le prime volte che salii sul palco ero una statua di sale, mi nascondevo dietro l’asta del microfono». E rivolge un pensiero a Totò: «Bisognerebbe intestargli la maglia numero 10 per la comicità»
Soddisfatto dell’esperienza a “Ballando con le
Stelle”?
Nel lavoro dell’attore, di chi fa spettacolo, è bene ci siano tutte le possibilità espressive. Lavorare sul proprio corpo in questo modo, con maestri formidabili, è una grande occasione, a me è capitata Samanta Togni e sono felicissimo. Sono in una fase della vita in cui è bello giocare, lasciarsi andare, con la consapevolezza di quello che hai, di ciò che sei, di ciò che hai fatto, sempre continuando a mettersi in gioco.
Giorgio Tirabassi è Gianni Fiumani in “L’Aquila –
Grandi Speranze”, la serie di Marco Risi in onda il martedì in prima
serata su Rai1. «Il silenzio della zona rossa è irreale, spaventoso – afferma
l’attore -, ci sono ancora tratti di vita quotidiana. Passi e vedi un giocattolo
di un ragazzino, la cucina rimasta proprio come era la sera prima del
terremoto, è tutto molto forte»
Cosa l’ha portata ad accettare il ruolo di Gianni e a
fare parte di una serie che ci riporta a un evento tanto drammatico?
Diverse cose, a partire dall’impegno sociale, che accetto
sempre volentieri. Una serie su un argomento del genere, con un regista come
Marco Risi, era una sfida da cogliere. È stata una scelta quasi etica, una
specie di dovere morale per chi fa il mio mestiere. Stimo molto Risi, non si
compiace del dolore, è il tipo di regista giusto per raccontare una storia del
genere.
Chi sono Gianni ed Elena?
Una coppia, moglie e marito, hanno tre figli e hanno subito anche loro il terremoto, hanno dovuto lasciare casa come tanti altri. Gianni ed Elena cercano di sensibilizzare gli altri alla ricostruzione, alla rinascita. Sono due idealisti, due sognatori che cercano di rialzarsi dopo il colpo che hanno subito. C’è chi rimane tramortito e non ha la forza di reagire, c’è chi si è adagiato per avere perso tutto. Gianni Fiumani, invece, è legato al territorio, ci crede, vede da lontano anche una possibile speculazione che potrebbe fare Riccardo De Angelis (Luca Barbareschi, ndr), un costruttore determinatissimo.
Simona Ventura è tornata a casa. Dopo otto anni Super Simo
alla guida del talent della voce
Emozionata?
Sì, molto. È un ritorno emozionante e molto inaspettato
perché è arrivato in un momento in cui non me lo sarei mai immaginato. Però le
cose succedono così, io vado d’istinto e ho capito che probabilmente era il
momento giusto per poter fare questo programma. “The Voice” è un
talent importante, con un titolo importante, che ha successo in tutto il mondo
e che anche nella televisione pubblica deve avere la considerazione che merita.
Come giudice aveva già partecipato a dei Talent, ma è la
prima volta come conduttrice…
È la prima volta che faccio la conduzione e ho accettato
soprattutto per questo. Il giudice lo avevo già fatto e devo dire con un grande
risultato visto che tanti cantanti che ho lanciato sono ancora adesso pieni di
successo e di lavoro. È per quello che mi piaceva giudicare, perché i ragazzi a
cui davamo un’opportunità avessero successo soprattutto dopo la fine del
Talent. È la stessa missione dei quattro coach di quest’anno. Essere conduttore
di “The Voice” è molto bello e, secondo me, fino ad ora questo ruolo
non è stato sviluppato nella maniera che merita. Credo che certe cose si
possano fare, anche se i paletti del format olandese sono tanti… Sarà bello
poterli aggirare, è una cosa che mi diverte molto.
I racconti delle attività extraveicolari di Luca Parmitano,
di Samantha Cristoforetti la prima donna italiana in orbita e della nuova
Missione del veterano Paolo Nespoli nel suo 60° anno d’età, sono al centro
della nuova edizione di “Missione Spazio Reloaded”. Si tratta di una
produzione di Rai Ragazzi, realizzata in collaborazione con ESA (Agenzia
Spaziale Europea), ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e Aeronautica Militare,
disponibile in esclusiva sulla piattaforma Rai Play e il portale web di Rai
Gulp e poi dal mese di Maggio, in onda anche sul Canale RAI GULP.
A guidarci in questo “viaggio” di otto puntate ci
sarà @astro_Linda, ovvero Linda Raimondo, la giovane conduttrice, nonché
studentessa di fisica e appassionata di spazio e di scienza, pronta a far parte
degli astronauti che saranno selezionati per arrivare su Marte.
In questa nuova edizione di Missione Spazio, gli astronauti
faranno conoscere non solo lo spazio e il volo umano, ma anche il valore della
convivenza, della ricerca scientifica effettuata in condizioni di microgravità
e la funzione “aggregante” che ha il cibo in condizioni estreme come
lo spazio. Ogni dichiarazione ci riporta al momento in cui dei bambini hanno
sognato di diventare astronauti fino a quando, questi stessi bambini oramai
adulti, sono riusciti a realizzare il loro sogno, passando per la selezione,
l’addestramento, la partenza, la vita in orbita, per tornare poi sulla terra.
Queste le otto puntate. Sempre su RaiPlay saranno presto
disponibili anche contenuti speciali, con interviste a personaggi legati al
mondo dello spazio.
LANCIO – Dopo anni di addestramento, di studio e di
sacrifici arriva il momento nel quale indossata la tuta, si prende posizione
sul proprio seggiolino, si allacciano le cinture e si accendono i motori… ci si
stacca dalla terra e il sogno di diventare astronauti diventa realtà. Un
momento cruciale che ogni astronauta ricorda con grande emozione a partire dal
famoso conto alla rovescia…
TERRA VISTA DALLO SPAZIO – L’immagine della terra vista
dallo spazio ci è stata restituita milioni di volte dagli scatti fotografici
degli oltre 500 astronauti che hanno avuto questa incredibile possibilità.
Immagini meravigliose di un mondo senza confini, composto da una tavolozza di
colori che vanno dal bianco delle montagne innevate al blu degli oceani, un
mondo incredibilmente bello ma altrettanto fragile, l’ astronave sulla quale
viaggiamo e della quale dobbiamo prenderci cura.
IL RIENTRO – Dopo mesi trascorsi orbitando attorno alla
terra, lavorando ad esperimenti scientifici e medici e condividendo tutto con i
propri compagni di viaggio arriva per gli astronauti il momento dei saluti e
del ritorno sulla terra, a casa. Un ritorno tecnicamente complesso se si tratta
del viaggio con lo Shuttle e faticosissimo a livello fisico se si parla di
Soyuz ma sempre pieno di emozioni: Ascoltiamo come sono cambiati durante il
periodo della loro Missione.
MICROGRAVITA’- La condizione di microgravità ha qualcosa di magico…ci si trova a svolazzare all’interno dei moduli della stazione dimenticando l’alto e il basso ed imparando a muoversi in una maniera del tutto nuova. Ma questa condizione ha anche un impatto notevole sull’apparato scheletrico, sui muscoli e anche sull’apparato oculare, un impatto non sempre piacevole che obbliga gli astronauti ad una faticosa “riabilitazione” loro ritorno. Pensate non possa valere la pena di sopportare tutto questo? Ascoltate il loro racconto.
CONVIVENZA E FOOD – Vi piace la frutta fresca? Amate
sorseggiare una bevanda ghiacciata? i cracker al formaggio sono la vostra
passione? In orbita avreste serie difficoltà a reperire tutto questo…perché la
frutta fresca è un bene prezioso, il ghiaccio non è disponibile e i cracker
sarebbero pericolosi a causa delle briciole…ma in compenso vi potreste
divertire bevendo una sola bolla d’ acqua e catturandola mentre fluttua nel
vuoto…e potreste addirittura comporre il vostro panino senza doverlo tenere con
le mani… non ci credete?? ascoltate il racconto dei nostri astronauti…
2018,Linda Raimondo
ADDESTRAMENTO – Per diventare un astronauta occorrono anni
di studio e di addestramento. Studio di molte materie differenti che creano
quell’insieme di competenze che occorrono a queste donne e questi uomini per
poter effettuare al meglio la loro Missione. Anni nei quali lontani dalle loro
famiglie vivono con una valigia a seguito e visitano gran parte del mondo.
Volete capire se avete anche voi la “stoffa” per applicare al
prossimo concorso?
MARTE – A 50 anni dall’allunaggio non abbiamo smesso di
“viaggiare” nel cosmo grazie alle sonde e non abbiamo smesso di
sognare perché stiamo progettando non solo di tornare sulla Luna per costruire
un “moon village” ma anche di arrivare a calpestare ilsuomo rosso di
marte. Come ci arriveremo? Quali tecnologie ci occorreranno? Come saranno le
donne e gli uomini che poseranno il loro piede sulla terra del pianeta rosso?
scopriamolo assieme.
EVA – Il cosmonauta Aleksej Archipovič Leonov, durante la
missione Voschod 2, nel 1965 ha effettuato la prima “passeggiata”
extraveicolare della storia. Fuori dalla navicella ha potuto osservare il mondo
sospeso nel vuoto e immerso nel silenzio. Luca Parmitano è, a oggi, l’unico
italiano ad aver effettuato due uscite e l’unico a poterci raccontare cosa si
prova a vivere questa condizione eccezionale ma molto pericolosa.
“Missione Spazio Reloaded” è un programma scritto da Cristina Raimondo, con la regia di Marco Lorenzo Maiello. Coordinamento Lorenzo Di Dieco e produttore esecutivo Donatella Rorro.
Lo spezzatino della Tv all’ora dei Tg. Trent’anni fa nasceva il programma ideato da Enrico Ghezzi nella Rai 3 di Angelo Guglielmi. Dal 14 aprile cinque appuntamenti ripercorrono la storia di una trasmissione divenuta cult. Il direttore della rete Stefano Coletta: “Blob è la certezza più importante del palinsesto di Rai3
«La tv è il nostro impegno più costante, noi lo riteniamo un divertimento. Per fortuna c’è ‘Blob’. ‘Blob’ ci prende in giro, ma ha la malizia degli dei di farci sorridere come una barzelletta. Grazie, ‘Blob’. Grazie Ghezzi, l’inventore e scopritore di questo ultimo immortale, che è ‘Blob’». È Angelo Guglielmi, ex direttore di Rai3, ad augurare buon compleanno alla tele-creatura leggendaria della quale fu ispiratore. «Il programma nasce da un pretesto da nulla – prosegue Guglielmi -. Mio figlio, leggendo ‘Il Manifesto’, mi disse che ogni giorno c’era una rubrica chiamata ‘Il mattinale’ che raccoglieva le frasi più importanti dei fondi di giornali. Mi disse: Perché non lo fai anche tu su Rai3? Chiamai Ghezzi, che dopo alcuni giorni mi propose ‘Blob’». Con 9.268 puntate trasmesse, mille delle quali a carattere monografico, “Blob” ha raccontato gli ultimi trent’anni della storia politica e sociale italiana, con ironia. «Qualche anno fa ho proposto di fare una proiezione di tutto ‘Blob’ – afferma Enrico Ghezzi -. Non lo abbiamo fatto per indolenza… Servirebbero oltre tre mesi». Il primo appuntamento commemorativo è fissato per domenica 14 aprile pochi minuti dopo la mezzanotte, mentre mercoledì 17, giorno in cui ricorre l’anniversario della prima messa in onda di “Blob”, il palinsesto di Rai3 ospiterà dieci pillole del programma in diversi momenti della giornata. A festeggiare il popolare programma, con tanto di torta e candeline, all’ombra del cavallo di Viale Mazzini, anche alcune delle vittime storiche di “Blob”, come Alba Parietti e Sandra Milo. «All’epoca me la prendevo tantissimo – ha dichiarato l’attrice -, poi ho capito che ‘Blob’ era una invenzione, una rivoluzione, un modo di raccontare la vita e la realtà in maniera diversa. Gli autori avevano capito la rivoluzione nell’informazione».
La lingua napoletana e l’universo Napoli per lui non hanno segreti,
Enzo Fischetti è il professore di “Made in Sud”, docente semiserio di
napoletanità nello show del lunedì sera di Rai2. Toscano di nascita e
partenopeo d’adozione, il cabarettista ha una laurea in economia e commercio e
un passato da arbitro calcistico. Fischetti, nel cast del programma sin dalla
prima puntata, si dice attratto dallo humor inglese
Erudito, saggio, ironico. Enzo Fischetti è il volto colto
della compagnia. Dalla cattedra, collocata su un lato del palco, dispensa ogni
settimana nozioni e curiosità, strappando il sorriso al pubblico
dell’Auditorium di Napoli e ai telespettatori. Lei è la memoria storica di
“Made in Sud”, come è cambiata negli anni la trasmissione? Nel corso
di questi lunghi e straordinari anni fatti di tante puntate la trasmissione ha
avuto diversi cambiamenti ed è cresciuta, ma è rimasta come suol dirsi
“fedele alla linea”, nel senso che ha sempre espresso la comicità,
soprattutto quella meridionale, nelle sue varie sfaccettature. Una comicità
adatta e apprezzata da persone di tutte le età. Non a caso uno dei punti di
forza del programma è dato proprio dalla moltitudine dei personaggi diversi tra
loro: oltre cento comici che si sono esibiti fino a oggi e che hanno portato in
scena tanti sketch e tanto divertimento. Il napoletano è una lingua o un
dialetto? Il napoletano è una lingua perché come l’italiano ha delle regole
grammaticali fisse che se applicate riescono a far comprendere il significato
di una parola o di una frase. Prima lezione di napoletano a un milanese Doc, da
dove comincerebbe? In napoletano dell’aggettivo possessivo “mio”,
“tuo”, “suo” si scrive soltanto l’iniziale di parola alla
fine della parola stessa. Ad esempio, mio padre: patÈm; tuo padre: patÈt. Ma
bisogna fare attenzione perché “suo padre” non è patÈs ma “o
pate ‘e chillo”. La terza persona è dunque irregolare. Tre aggettivi per
descrivere Napoli (in napoletano e in italiano)… Grande (107 km quadrati),
grande (963.000 abitanti), grande (9.000 abitanti per km quadrato) in
napoletano: “Tre vote gruosso” Tre aggettivi per descrivere i
napoletani (in napoletano e in italiano)… Caldi, veraci, schietti. Lasciamolo
in italiano, tutti devono capire! Cosa fa sorridere il professor Fischetti? Lo
humour inglese. C’è un modo di dire napoletano che sente più vicino degli
altri? “T’hanno magna i cani”: un branco di unità cinofile deve
fagocitarti come pasto completo. Ci sono una frase, un modo di dire, che
raccolgono tutta l’essenza di Napoli?” “Scurdammoce ‘o passato”:
questo ci ha permesso di guardare sempre avanti! Un saluto in napoletano ai
lettori del RadiocorriereTv Il Radiocorriere Tv è il più antico settimanale
d’informazione radiotelevisiva: è in edicola dal 1925 e io conservo ancora oggi
tantissime copie degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.
Quindi…”Lieggetavillo”.
Mi piacciono tantissimo la musica e il ballo, sono una
grande passione che mi porto dietro da sempre. Ma questa è anche una sfida con
me stessa. Con il mio lavoro uso solitamente solo il viso, gli occhi, la bocca,
la testa, non il fisico. Mi sono detta: Marzia, questa volta metti in gioco
tutto.
Vuoi dare un voto all’affinità con il tuo maestro?
Otto.
Un pregio e un difetto di Samuel Peron
Professionale al massimo. Un difetto? Un pochino permaloso.
Cosa ti hanno detto parenti e amici delle tue
esibizioni?
Sono tutti entusiasti. Per il valzer mi hanno dato un 10 e
lode, effettivamente non ho sbagliato un passo. Per il charleston un po’ meno (sorride,
ndr), poi è arrivato il vulcano del merengue dello spareggio, una vera
emozione. In quell’esibizione ho messo tutto il mio carattere.
Il tuo genere preferito…
Il tango e la rumba, pur rendendomi conto che sono tanto
complessi.
Il partner dei sogni?
Sono molto contenta del mio maestro, è molto bravo. Poi se
proprio devo osare… non sarebbe male fare una piroetta con Roberto Bolle o un
tango con Pedro Alvarez.
Ballare fa rima con…
Gioire.
Chi inizia a ballare di solito non smette più, sarà
così anche per te?
Ci penso spesso e sono certa che continuerò, sono rapita
quando vedo i ballerini danzare con classe e semplicità. E poi nel ballo
coniughi il vivere la musica e il movimento del corpo, credo sia una forma di
comunicazione eccezionale.
Il maestro: Samuel Peron
Cosa ha pensato quando ha saputo che avrebbe ballato
con Marzia Roncacci?
Non ho mai pregiudizi, preferisco vivere la persona,
conoscerla giorno dopo giorno e così farmi un’idea.
Che voto dà all’impegno della sua allieva?
Dieci decimi.
Un pregio e un difetto di Marzia
Affascinante, solare, determinata, volenterosa e “capa
tosta”.
Manca il difetto…
“Capa tosta” (sorride, ndr)
Quando iniziò a ballare pensava che avrebbe fatto il
maestro di danza in televisione?
Da bambino guardavo la televisione e sognavo di danzare in
tv, ma arrivare a “Ballando”, superando le selezioni, fu davvero
straordinario. Anche se sono qui da 13 edizioni per me ogni anno è un gratta e
vinci, non do per scontato di esserci. Posso essere tecnicamente necessario
oppure no.
Ha un genere preferito?
Mi piacciono tutti, ma amo anche sperimentarne di nuovi,
fonderli, mischiarli.
Il partner dei sogni?
Mi piacerebbe tornare a ballare con Anna Oxa.
Ballare fa rima con…
Sperimentare.
Quanta fiducia ha nelle capacità di Marzia?
Ne ho tanta, siamo una bella squadra. Riscontro in lei la
capacità di interagire con me con ironia. “Ballando” è comunque una
macchina strana, non è detto che essere bravi a ballare significhi arrivare in
finale, così come non è detto il contrario. A renderti vincente è un miscuglio
di situazioni, in base alla simpatia che susciti nel pubblico a casa, alle
emozioni che riesci a trasmettere.
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