Sanremo Giovani

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Obiettivo Ariston

Giovedì 19 dicembre, in prima serata su Rai1, i dieci finalisti si daranno battaglia sul palco del Teatro del Casinò per conquistare l’accesso alle Nuove proposte del 70° Festival della Canzone Italiana. Il RadiocorriereTv ha raccolto i loro pensieri della vigilia

Avincola – “Un Rider”

“Ho deciso di partecipare a ‘Sanremo Giovani’ per raccontare in maniera apparentemente leggera il mestiere del rider, di cui si parla tanto e che mi appartiene, perché è il mio lavoro. L’ho fatto accostando a questo tema una storia d’amore. La mia musica cerca sempre di narrare ciò che vedo intorno a me, nelle mie giornate, a questo unisco un po’ di finzione, perché il bello delle canzoni è che tutto si può trasformare. Un brano è il pretesto per potere trasformare la realtà, per potersi sentire meno sbagliati. Sono emozionatissimo e non vedo l’ora di salire sul palco per raccontare questa storia a cui tengo particolarmente”.

Eugenio in Via Di Gioia – “Tsunami”

I componenti del gruppo torinese descrivono con ironia, pronunciando una frase ciascuno, la decisione di prendere parte al concorso “Sanremo Giovani”: “Abbiamo deciso di giocarci la carta DI SANREMO perché in qualche modo sappiamo che LA NOSTRA MUSICA è bellissima, E SAPPIAMO CHE se la nostra musica è talmente bella che viene ascoltata da tutti, SANREMO È IL LUOGO IDEALE. E sappiamo che LA MUSICA ITALIANA passa da Sanremo”.

“La nostra musica racconta i paradossi della quotidianità del mondo degli adulti. Ci siamo trovati a 19 anni per le strade di Torino a guardare cosa stesse succedendo intorno a noi e così ci siamo detti: se questo è il mondo a cui ci affacciamo, vogliamo evidenziare ciò che secondo noi c’è di cortocircuitante rispetto a ciò che ci veniva insegnato quando eravamo piccoli”.

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Alessio Boni

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Chiudo gli occhi per scoprire l’infinto

«Giorgio Ambrosoli è stato un Don Chisciotte abbandonato dal sistema. La storia di questo eroe borghese, della sua integrità morale e professionale, dovrebbe essere studiata nelle scuole». Alessio Boni racconta al RadiocorriereTv la sua partecipazione alla docu-fiction “Giorgio Ambrosoli. Il prezzo del coraggio”, il 18 dicembre in prima serata su Rai1

Con la docu-fiction dedicata a Giorgio Ambrosoli si chiude il trittico che la Rai ha dedicato alla memoria. Qual è oggi il senso del “ricordare”?

C’era un tempo in cui la memoria rappresentava una delle fonti più importanti che preservava l’uomo, un modo per diffondere la conoscenza. I testi di Omero, La Bibbia e molti altri erano tramandati solo a voce, perché la mente era lo scrigno più sicuro. Sono arrivate poi la carta, la scrittura e l’infinito dell’essere umano poteva essere divulgato ovunque. Nel tempo abbiamo cominciato a impigrirci e, nell’epoca della cibernetica e del virtuale, dove tutto è condizionato dalla tecnologia, da internet e dai social network, non facciamo più nessuno sforzo per “ricordare”. Se dimentichiamo qualcosa la risposta immediata arriva dai nostri smartphone, dal pc, ma se c’è un black out, se salta la connessione, si va tutti fuori di testa.

Corre tutto velocemente…

A scuola si insegnava come imparare un testo a memoria, una poesia, uno sforzo mentale importante che aiutava, anche a distanza di anni, a tenere vive quelle parole. Oggi viviamo in un mondo che va talmente veloce da rendere tutto subito obsoleto e ci fa sentire sempre indietro. Ecco perché è fondamentale ripristinare la memoria di ciò che siamo stati, raccontare, anche in Tv, le storie di persone che hanno segnato positivamente questo Paese, proprio come Giorgio Ambrosoli. Conoscere la sua storia è un insegnamento civico che fa capire da dove veniamo, cos’è l’etica. A scuola si studia la storia fino alla Seconda Guerra Mondiale, da quel momento in poi c’è un buco colossale che arriva fino a oggi, ci si dimentica del passato prossimo, quello vissuto dai nostri nonni e tramandato dai nostri genitori. Si parla poco di quei fatti, di luminari che hanno forgiato la morale italiana. È il ricordo della nostra identità.

Chi era Giorgio Ambrosoli?

In Italia pochi conoscono la storia di questo eroe borghese, eppure porta con sé un messaggio incredibile. Ambrosoli non è stato ucciso perché portava la divisa o era un magistrato, professioni che in qualche modo mettono in conto di correre dei rischi per lavoro. Era un avvocato chiamato dalla Banca d’Italia per redigere un resoconto sul crack finanziario della americana Franklin National Bank e della Banca Privata Italiana capitanata da Michele Sindona. Faceva semplicemente il suo lavoro e, dopo aver scoperto tutta la rete di illeciti che si nascondeva dietro questo affare, ignora le minacce, non ascolta chi gli chiede di non immischiarsi in quella situazione, di non fare nomi. È giovane, ha figli, famiglia, ma non fa finta di niente, segue la strada della rettitudine e paga con la vita.

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La porta dei sogni

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A Natale Mara Venier in abito da sera

La regina della domenica fa il bis. Da venerdì 20 dicembre in prima serata su Rai1, conduce per tre settimane un programma che celebra sogni, storie ed emozioni

 © Assunta Servello

Spontanea, divertente ed empatica, amata dal pubblico di ogni età che ha confermato con entusiasmo il successo della sua “Domenica In”. Dal 20 dicembre alle 21.20 Mara Venier raddoppia l’impegno televisivo e per tre venerdì torna, dopo molti anni, alla conduzione di un programma in prima serata.  “La Porta dei Sogni”, il nuovo grande spettacolo di Rai1 punta diritto al cuore della grande platea tv, raccontando le emozioni più vere della gente comune. Un gran galà della vita, uno show elegante, che grazie a una scenografia spettacolare unisce la forza dello spettacolo al calore dell’“emotainment” classico.

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Teatro in TV

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Natale a casa Battista

Lunedì 16 dicembre alle 21.20 l’attore romano è su Rai2 con una serata evento che ci accompagna, con ironia e irriverenza, a uno dei periodi più impegnativi e attesi dell’anno, le festività natalizie

 © Alessandro Bachiorri

Un mix di risate e di momenti di riflessione su come il tempo abbia cambiato le nostre tradizioni. Filo conduttore, le festività di fine anno. Un one-man show esilarante, quello trasmesso lunedì 16 dicembre in prima serata da Rai2, un viaggio tra il Natale di tipo analogico e più tradizionale, e quello iper-moderno e digitale. Maurizio Battista, testimone e osservatore attento, accompagnato da grandi ospiti provenienti dal mondo dello spettacolo pronti a divertirsi e a stare al gioco, porta sul palcoscenico il Natale nelle sue tante sfaccettature.

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Liberi tutti!

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Su RaiPlay la nuova serie tv in dodici puntate interpretata da Giorgio Tirabassi con Anita Caprioli, Thomas Trabacchi, Valeria Bilello e Caterina Guzzanti. Dietro la macchina da presa gli apprezzati sceneggiatori e registi Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo

Michele Venturi è un avvocato d’affari che conduce la sua esistenza senza curarsi più di tanto degli altri. Il suo obiettivo è vivere nella comodità e nel lusso, anche a costo di giocare sporco. Tutto ciò fino al giorno in cui viene trovato con 25 milioni di euro nel portabagagli dell’auto. Una volta confermato l’arresto per esigenze cautelari, in mancanza di alternative, finisce ai domiciliari in una “realtà” che non potrebbe essere più lontana da lui: il cohousing o condominio solidale “Il Nido”, fondato e gestito dalla sua ex moglie Eleonora. “Liberi tutti”, serie in 12 puntate disponibile da sabato scorso su RaiPlay, diretta da Giacomo Ciarrapico e da Luca Vendruscolo, è la cronaca dello scontro tra due concezioni di vita. Una, quella del protagonista, l’altra, di cui è incarnazione tutto il cohousing dove Michele è costretto a vivere, che si oppone decisamente a questa visione del mondo e la considera anzi come la strada maestra verso il baratro.

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Giovanna Mezzogiorno

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Amo il mio lavoro e la mia famiglia

Dopo l’intensa interpretazione nella docufiction “Io ricordo – Piazza Fontana”, Giovanna Mezzogiorno, pluripremiata attrice, l’anno prossimo sarà nelle sale cinematografiche anche con il nuovo film di Cristina Comencini, “Tornare”, coprodotto da Rai Cinema. Al RadiocorriereTv dice ridendo: “A me le cose facili non le fanno fare…”

© Gianmarco Chieregato

È una delle attrici italiane più premiate e più intense. Ha uno sguardo chiaro e profondo, che sa regalare emozione. È Giovanna Mezzogiorno. L’abbiamo vista interpretare con determinazione e partecipazione il ruolo di Francesca Dendena nella docufiction “Io ricordo – Piazza Fontana”, trasmessa su Rai 1 il 12 dicembre scorso, in occasione del cinquantesimo anniversario della strage.

Perché ha accettato di lavorare in questa docufiction?

Perché è molto importante. È un fatto che le persone della mia generazione magari non ricordano e che i giovani conoscono poco. Mi è sembrato doveroso farlo.

Anche lei nel 1969 non era ancora nata. Cosa rappresentava per lei questa strage, che ha dato inizio alla strategia della tensione, prima di interpretare il ruolo di Francesca Dendena?

Ne avevo sentito parlare, certo. Poi, quando vivevo a Milano durante gli anni del liceo, si facevano ancora manifestazioni e cortei per questi fatti e per commemorarli. Quindi sapevo che in Piazza Fontana era esplosa una bomba, ma non conoscevo la gravità, la complessità della vicenda che invece poi, facendo la docufiction, ho scoperto. È una storiaccia veramente terribile che viene chiamata la “madre di tutte le stragi”. Poi ci sono state Brescia, l’Italicus, Bologna… Insomma è partito l’inferno.

Come si è preparata per questo ruolo?

Ho parlato tanto con il regista, Francesco Miccicchè, che è molto preparato, molto abile ad affrontare questi argomenti. Lo sa fare benissimo. Comunque è stato difficile perché, come avete visto, la docufiction è molto verbosa, molto parlata. È un racconto, non un film d’azione. È stata tosta. Sono stati solo tre giorni, ma tre giorni proprio di fuoco.

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Io ricordo – Piazza Fontana

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Il valore della memoria nel segno del servizio pubblico

In occasione del cinquantesimo anniversario della strage nella banca di Milano, giovedì 12 dicembre in prima serata su Rai 1, la docufiction con Giovanna Mezzogiorno. Per non dimenticare e per far conoscere ai più giovani una pagina drammatica della storia del nostro Paese

E’ il 12 dicembre 1969 e a Milano si scrive la prima pagina di una storia di violenza e terrore, che ha fatto precipitare il nostro Paese negli oscuri anni ’70. Una bomba esplode nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in Piazza Fontana. L’Italia è sconvolta: sono 17 i morti e 88 i feriti. Per la prima volta, dopo la fine della guerra, vengono ammazzati degli innocenti, persone normali che si sono trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E’ l’atto inaugurale della strategia della tensione, attraverso la quale forze eversive, in occulta collaborazione con membri deviati dello Stato, cercano di destabilizzare il sistema democratico. Proprio quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario di quella strage e per il servizio pubblico radiotelevisivo il dovere della memoria diventa un obbligo morale e un modo di far conoscere ai più giovani la recente storia del Paese. Giovedì 12 dicembre, in prima serata su Rai 1, verrà infatti trasmessa la docufiction “Io ricordo – Piazza Fontana”, la seconda delle tre (dopo “Storia di Nilde” e prima di “Giorgio Ambrosoli – Il prezzo del coraggio”) finalizzate a raccontare storie vere, con una forte connotazione civile, storica e sociale. Il lavoro è una coproduzione tra Rai Fiction e Aurora Tv e, come ha spiegato la direttrice Tinni Andreatta, “mentre la fiction gioca sulla potenza dei personaggi, la docufiction intreccia l’intensità emotiva della ricostruzione narrativa ai materiali di repertorio e alle testimonianze”. La storia è raccontata grazie a Francesca, figlia allora diciassettenne di Pietro Dendena, una delle vittime di quel tragico giorno.

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Edoardo Leo

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Sono un cantastorie

È uno degli attori e registi più amati del cinema italiano. Edoardo Leo, protagonista di “Ognuno è perfetto” dal 16 dicembre su Rai1, al RadiocorriereTv: “È stata una delle avventure più incredibili della mia vita”

© Giulia Parmigiani

Cosa ha significato fare parte di “Ognuno è perfetto”?

Mancavo dalla fiction da quasi dieci anni perché non avevo trovato un progetto che mi entusiasmasse a tal punto da interrompere gli impegni al cinema. Quando mi è stato proposto “Ognuno è perfetto”, a fare la differenza è stato l’incontro con Tinny Andretta (direttore di Rai Fiction). Nei suoi occhi, nelle sue parole, si percepivano chiaramente la voglia e l’emozione di fare Servizio Pubblico anche in un progetto di finzione. Ho accettato di mettermi in gioco prima ancora di leggere la sceneggiatura.

Nella serie si affronta il mondo della diversità in maniera serena. Rick, il protagonista, ha un sogno e fa di tutto per realizzarlo. Poco importa che questo ragazzo abbia la sindrome di Down…

Questa serie è davvero avanti, nei temi affrontati e nello stile. Si parla di ragazzi con la sindrome di Down in un modo completamente diverso. Sul set mi sono avvicinato a loro come faccio normalmente con gli altri colleghi attori. Sapevo che avevano delle particolarità e per questo mi sono documentato prima, ho parlato con i genitori, soprattutto con quelli di Gabriele che nella serie interpreta mio figlio. Ho capito subito che l’unico modo possibile di lavorare era camminare insieme spalla a spalla. È stata una delle avventure più incredibili della mia vita. Non so se al pubblico piacerà, a me come uomo ha già dato tanto. È stato un viaggio fisico che ci ha portato in Croazia fino ai confini dell’Albania, attraverso posti impervi, difficili, ma soprattutto un viaggio umano.

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Enrica Pintore

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Il ritorno di Enrica Pintore
(e di Clelia)

I fan de “Il Paradiso delle Signore” la volevano rivedere e pochi giorni fa sono stati accontentati. A un mese e mezzo dall’inizio della seconda stagione daily l’ex capocommessa riappare in video su Rai1. L’attrice si racconta al RadiocorriereTv e parla del suo personaggio: “È vincente, nonostante il suo vissuto. In lei si riconoscono le telespettatrici di ogni età”

“Il Paradiso delle Signore” conquista giorno dopo giorno di più l’affetto del pubblico, Enrica è soddisfatta?

Siamo il programma di punta del pomeriggio di Rai1 e siamo fieri di questo. “Il Paradiso” è una grandissima sfida, sia per la fascia oraria di messa in onda, sia perché fino a due anni fa sull’Ammiraglia Rai non c’era un daily. Abbiamo fidelizzato i telespettatori ricevendo anche un grande riscontro sui social, il nostro è un pubblico attivo e partecipe. Vedendoci ogni giorno in Tv il pubblico ci considera di famiglia (sorride). Ripetere il successo dello scorso anno è per noi una grande vittoria.

Un mese fa l’abbiamo vista nei panni di Paola Bechi Luserna nel Film Tv su Enrico Piaggio. Gli anni Cinquanta e Sessanta sembrano perfetti per lei

Il film su Enrico Piaggio parte da un’idea di rinascita, di voglia di ricominciare, di non dare tutto per perso, erano gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Allora c’era la speranza. Un imprenditore che aveva un sogno ci provava perché sapeva di avere la possibilità di realizzarlo. Per quanto mi riguarda ho avuto la soddisfazione di portare sullo schermo un personaggio realmente esistito come Paola Bechi Luserna, la moglie di Piaggio. L’ho studiata con attenzione, è stato interessante capire quel particolare momento storico, la società dell’epoca.

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Berry Bees, divertimento e azione su Rai Gulp

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Una nuova e appassionante serie con protagoniste tre giovani e inseparabili amiche

Da un successo dell’editoria italiana per ragazzi, debutta su Rai Gulp una nuova appassionante serie animata di spionaggio, che vede protagoniste tre giovani inseparabili amiche: Bobby, Lola e Juliette, alias le Berry Bees. In onda da lunedì 16 dicembre, alle ore 18 (ogni giorno due episodi di seguito), “Berry Bees” è un concentrato di argutissimo spionaggio, risate travolgenti e scene d’azione da mozzare il fiato. Insomma 100% puro divertimento per ragazzi. La serie è prodotta da Atlantyca Entertainment, con SLR Productions (Australia), Telegael (Irlanda) e Studio Cosmos-Maya (Singapore e India), e con Rai Ragazzi e Nine Network.

Le tre ragazzine conducono una vita apparentemente normale, almeno quando non sono impegnate a salvare il mondo per conto della B.I.A. (Bees Intelligence Agency), un’agenzia segreta che le ha scelte per tutte quelle missioni in cui gli agenti adulti non possono intervenire. Che si tratti di proteggere la barriera corallina da un misterioso sottomarino, o di scoprire chi ruba i segreti dei ragazzini e li pubblica su un popolarissimo social network, le Berry Bees sono sempre pronte ad entrare in azione.

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