Nel documentario diretto da Marco Spagnoli il mito dell’attrice italiana amata in tutto il mondo.Il 20 settembre su Rai 1 la prima serata firmata da Rai Documentari
Bellezza, fascino, rigore, resilienza, senso della famiglia, lealtà, onore, disciplina costituiscono le dimensioni narrative di un racconto unico ed emozionante che ha al centro una grande diva che ha saputo essere, prima di tutto, una grande donna, insuperata, diventata un’icona italiana del cinema internazionale. Il documentario diretto da Marco Spagnoli, in onda su Rai 1 il 20 settembre in prima serata, è un viaggio alla scoperta del mito di un’attrice unica e della sua vita, narrata da lei stessa in prima persona, attraverso materiali di repertorio, foto rarissime, filmati inediti, interviste radiofoniche e televisive italiane e internazionali, con il commento di sei attrici che con Sophia hanno un rapporto personale di stima e amicizia: Claudia Gerini, Matilde Gioli, Margareth Madè, Ludovica Nasti, Lina Sastri, Valeria Solarino. Candidato tre volte al David di Donatello e vincitore di un Nastro d’Argento, il docufilm è prodotto da Marco Durante, Presidente di LaPresse, con Rai Documentari e Luce Cinecittà. “Sono molto orgoglioso che l’avventura de LaPresse nel campo della produzione audiovisiva inizi raccontando la carriera della più grande diva del cinema italiano – afferma Durante – sono contento che in questa avventura abbiamo potuto coniugare la grande tradizione professionale della nostra Azienda con l’entusiasmo e la passione del regista, degli sceneggiatori e di tutto il team, in collaborazione con le più importanti realtà dell’industria culturale audiovisiva italiana come Rai Documentari e Luce Cinecittà”. Per il direttore di Rai Documentari Fabrizio Zappi “partecipare alla realizzazione di questo riuscito omaggio alla nostra diva più grande è stato un privilegio, oltre che un’iniziativa esemplare sul piano editoriale, poiché sposa il ritratto di una donna italiana amata e stimata in tutto il mondo con la costruzione di un affresco della nostra società, che ripercorre tutta la seconda metà del secolo scorso”.
Un personaggio amato dalla grande platea Tv e una interprete straordinaria: «Questa serie mi piace, mi diverto tantissimo. Pur essendo un prodotto televisivo, è un luogo di libertà». Torna su Rai 1 martedì 27 settembre “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore” con gli ultimi quattro episodi della seconda stagione. Dai romanzi di Mariolina Venezia (Einaudi), la regia è di Francesco Amato
Di Imma abbiamo già raccontato tanto, il pubblico la conosce bene, cos’altro scopriremo di lei nei nuovi episodi?
Un personaggio televisivo di fantasia cambia raramente, ma è costretto a fare i conti in ogni puntata con un evento differente per muovere la storia. Le loro vite sono meno piatte, è finzione. Nelle nuove puntate accadranno tante cose, ma non posso spoilerare… (sorride).
Alla base del successo di un personaggio e dell’interprete c’è sempre una squadra…
Ho a fianco attori straordinari che mi passano la palla, non faccio punto io, lo facciamo tutti insieme. La bellezza, la riuscita di Imma è anche questo. Non c’è solo un attore bravo, lo siamo tutti, ci facciamo del bene a vicenda. È diverso recitare con attori straordinari come loro piuttosto che con attori che se la cavano a malapena. In quel caso ti deprimi.
Imma nella narrazione ha tante spalle, dall’appuntato Calogiuri al marito Pietro, all’amica Diana, in che modo queste figure fanno risaltare le caratteristiche della protagonista?
Di spalle ne ho tantissime, tutti attori meravigliosi, con cui ho un rapporto e mi relaziono in maniera diversa. Io stessa, quando giro, non vedo l’ora di incontrare la suocera (Dora Romano), Diana (Barbara Ronchi), il procuratore capo Vitali (Carlo Buccirosso), mio marito Pietro (Massimiliano Gallo). Ciascuno di loro ha caratteristiche che mi fanno andare “via di matto” (sorride), non sopporto alcune cose della suocera, altre di Pietro stesso, ma è bello vedere Imma alle prese con i vari personaggi. Lei cambia con ognuno di loro.
Un porto sicuro dove i telespettatori, da tre stagioni, scelgono sempre più numerosi di approdare. Le interviste, la musica, il racconto, dal lunedì al venerdì, alle 14 in punto su Rai 1. «Gli ospiti? Sono tutti ideali purché siano sinceri» afferma la conduttrice, che di sé confida: «Nella vita sono come mi vedete in Tv, cerco di ascoltare, se possibile di sdrammatizzare, di ridere e quando serve, perché qualcosa non va, anche di arrabbiarmi»
Serena Bortone,2021
“Oggi è un altro giorno” è una
scommessa vinta, della Rai e anche tua. Due anni fa immaginavi che il pubblico
avrebbe risposto con tanto calore?
Immagini di proporre qualcosa che
possa piacere. Immagini soprattutto di fare, con senso dell’onore, con
attenzione, con equilibrio, con calore, un programma che entri nella testa e
nel cuore delle persone, offrendo spaccati di cultura popolare, di
informazione, di intrattenimento, che possano fare sentire il pubblico meno solo,
che possano dare un impianto valoriale di inclusione, di obiettività, di
autenticità.
Il tuo è anche un racconto degli
italiani e del Paese, dal tuo osservatorio che Italia vedi?
Il fatto che il pubblico si sia
affezionato al nostro programma testimonia che c’è un’Italia che vuole essere
compresa, che vuole farcela, che ha voglia di buon umore e anche di
informazione, ma soprattutto che ha voglia di entrare in relazione con gli
altri. L’Italia è un grande Paese ricco di cultura, di storia, che ama avere a
che fare con la propria cultura e con la propria storia. Che ama rispecchiarsi
nel proprio passato e scommettere sul proprio futuro.
Le interviste sono colonne portanti del
programma, esiste un ospite ideale?
Gli ospiti sono tutti ideali purché
siano sinceri, cosa fondamentale anche per le persone con cui abbiamo a che
fare nella vita di tutti i giorni. Nel momento in cui gli ospiti si mettono a
disposizione del programma, dello spettatore, essendo io il tramite tra chi è a
casa e chi ho di fronte, in modo autentico e sincero, allora sono ideali. L’ospite
ideale è una persona capace di consegnare un pezzo della propria umanità a
donne e uomini che vogliono entrare in connessione con lui.
Cosa fai quando capisci che un ospite
non ti sta dicendo la verità o te la sta dicendo solo in parte?
Le persone che vengono non sono
costrette a dirci tutto, c’è una sfera di intimità sulla quale sono rigorosa e
rispettosa. Cerco di capire se la persona che ho di fronte abbia voglia di
liberarsi di qualcosa, di comunicarlo. Cerco di essere un po’ maieutica, di
aiutare le persone a tirar fuori loro stesse. Un po’ come una terapia di gruppo
(sorride). Lo dico scherzando, ovviamente, non ho le pretese di fare la
psicanalista.
C’è qualcosa che a un tuo ospite non
chiederesti mai?
Non esistono domande che non farei, ovviamente
al di là della tutela del pudore. Ci sono solo domande ineleganti.
Hai ospitato grandi nomi dello
spettacolo, del cinema, della televisione, della cosiddetta società civile, ce
n’è uno che ti ha lasciato un ricordo particolare?
Le puntate sono un po’ come i figli,
sono tanti piccoli parti. Ognuna di loro ti lascia qualcosa, ogni ospite, dal
più al meno famoso, è riuscito a consegnarmi uno spicchio di sé.
Un successo in televisione e sulla piattaforma RaiPlay, in Italia e nel mondo. La quinta stagione ha preso il via su Rai 1, tutti i giorni alle 15.35 insieme a personaggi entrati nel cuore dei telespettatori, da Adelaide di Sant’Erasmo a Vittorio Conti, da Umberto Guarnieri a Roberto Landi a Ezio Colombo e molti altri ancora
“Il Paradiso delle Signore” è tornato
a farci sognare con tante nuove storie romantiche e avventure emozionanti. Metà
degli anni Sessanta, i cambiamenti culturali sono forti, nuove tendenze si
vanno affermando e al timone del grande magazzino c’è sempre Vittorio Conti,
che questa volta deve dividere il comando con Adelaide di Sant’Erasmo. Dopo
avere ottenuto le quote di Umberto Guarnieri con l’inganno, la contessa è
entrata, infatti, a pieno titolo nella gestione del Paradiso. Il suo unico
obiettivo è, naturalmente, la vendetta: vuole boicottare il lavoro di Flora
Gentile, la talentuosa stilista che le ha portato via Umberto, e farla
licenziare. L’avvincente serie coprodotta da Rai Fiction, Rai Com e Autora Tv è
tornata a fare battere il cuore dei telespettatori con la quinta stagione
daily. Personaggi amatissimi e altri al debutto nelle nuove puntate, un cast di
attori che ha conquistato l’affetto del pubblico. Abbiamo chiesto ad alcuni dei
protagonisti della serie di raccontarci il loro rapporto con “Il Paradiso delle
Signore”.
Lunedì 12 settembre alle 16.00, torna nel pomeriggio di Rai 3 il programma sulla natura, l’ambiente e le culture del mondo prodotto da Rai Cultura e condotto da Sveva Sagramola ed Emanuele Biggi
Con i suoi grandi documentari e gli esperti in
studio, ogni giorno in diretta dal lunedì al venerdì, “Geo”racconta la Terra, le
persone, le meraviglie e le fragilità del nostro pianeta. In questa nuova
edizione particolare spazio è dedicato ai grandi squilibri ambientali che
compromettono la salute e la sopravvivenza delle specie: deforestazione,
inquinamento, innalzamento del riscaldamento globale e l’intensificarsi dei
fenomeni meteorologici più estremi. A parlarne saranno gli scienziati e chi,
come giovani, interpreta in prima persona nuovi e più ecologici stili di vita,
chiedendo alle istituzioni di incrementare e agevolare scelte diverse e
sostenibili in grado di invertire la rotta. In questo difficile tempo di guerre, emergenza energetica,
carestie e instabilità climatica, “Geo” cerca di dare risposte ai
grandi interrogativi sul futuro della ricerca e sulle nuove tecnologie e
l’automazione individuando le vie per un progresso sostenibile e per la salute
globale. “Geo”prosegue il suo storico viaggio nel
territorio italiano, alla scoperta delle millenarie tradizioni che rivelano lo
stretto legame di ogni luogo con i suoi abitanti, i mestieri e i prodotti della
terra. Il programma prova, come sempre, ad essere una guida per una nutrizione
sana ed economica, nel tentativo di aiutare il telespettatore a capire come
individuare la qualità nei cibi che si acquistano. Da lunedì 12 settembre alle 16.00 su Rai 3.
Amadeus torna su Rai 1 con il programma che fa ballare l’Italia. Sabato 17 e 24 settembre e sabato 1 ottobre in prima serata dall’Arena di Verona. Novità di quest’anno, i grandi successi degli anni Novanta: «Quando il pubblico riascolterà quei brani cantati dagli interpreti originali si alzerà dalla sedia e si scatenerà»
Ballare, cantare, divertirsi, in
Arena come a casa di fronte alla televisione. Dopo il successo della prima
stagione torna su Rai 1 “Arena Suzuki ’60 ’70 ’80 e… ‘90”. Un viaggio
attraverso quarant’anni di canzoni e di emozioni: da Max Pezzali a Rita Pavone,
da Umberto Tozzi ai Neri per caso, e ancora Aqua, Matia Bazar, Cugini di
campagna, Corona, Dik Dik, Paul Young, Amii Stewart, Fabio Concato e tantissimi
altri.
Non un’operazione nostalgia ma una
grande festa della musica, di tutta la musica. Che “Arena” vedremo?
Non è mai stata un’operazione
nostalgia, nemmeno lo scorso anno. Ho voluto un programma che richiamasse il
mondo dei Festivalbar che ho condotto negli anni Novanta: quel clima, la festa,
gente che canta e che balla, le arene, piuttosto che le piazze, gremite di
ragazzi. Volevo questo. Gli artisti che si esibiscono non vengono vissuti come vecchie
glorie, tutti coloro che entrano all’Arena di Verona e salgono su quel palco
portano le loro canzoni fantastiche, grandi successi che appartengono non solo
alla musica degli anni ‘60, ‘70, ‘80 e… ‘90, ma alla musica di oggi. Sono il
presente, non il passato.
L’edizione che sta per prendere il
via aprirà agli anni Novanta, considerati talvolta musicalmente “minori” se
rapportati alle decadi precedenti. Che cosa hanno avuto di speciale quegli anni?
È vero, gli anni Novanta sono stati
considerati meno forti di quelli che li hanno preceduti, e probabilmente è
corretto. Vieni dai Sessanta che hanno una loro storia, ci hanno regalato non
solo i Beatles ma anche Mina, Celentano, parte della storia della musica
italiana. La stessa cosa vale per gli anni Settanta, sia a livello nazionale
che internazionale, anche gli Ottanta hanno una loro identità. I Novanta sono
più leggeri, sul fronte italiano culturalmente meno profondi, con meno talenti sul
versante internazionale, ma c’è una leggerezza che piaceva molto ai ragazzi, una
leggerezza che ha prodotto tanta musica da discoteca, la famosa “cassa in
quattro”. Questa spensieratezza farà sì che quando il pubblico ascolterà queste
canzoni che erano successi nei Novanta, con gli artisti originali, si alzerà e
li ballerà immediatamente.
In campo musicale ha vinto la
scommessa più importante, quella di rivitalizzare un settore che aveva bisogno
di una forte scossa, di contribuire a un cambiamento profondo della nostra
musica. Cosa prova quando ripensa agli ultimi suoi tre-quattro anni?
È una scommessa per me fondamentale.
Quando ho cominciato a occuparmi del Festival di Sanremo ho dato semplicemente
priorità a ciò che ritenevo fosse la cosa fondamentale: i brani in gara. Più
importanti di qualsiasi altra cosa, degli ospiti come di tutto ciò che può
circondare il Festival della canzone italiana. In gara devono esserci pezzi e
cantanti attuali, a prescindere dall’età. Questo non vuol dire solo le nuove
generazioni, ma certamente i giovani devono esserci perché sono loro a dare il
polso dell’attualità musicale. Prima erano praticamente tenuti fuori. Tutto ciò
che è attuale deve essere presente sul palco dell’Ariston.
Memo Remigi, Francesco Paolantoni, Gabriele Cirilli, Gianluca Gazzoli, Gilles Rocca, Antonio Catalani. Insieme a Corinne Clery, Alessandra Mussolini, Brenda Lodigiani, Elisabetta Gregoraci, Maddalena Corvaglia, Valeria Graci. Sono i protagonisti del programma condotto da Mara Maionchi, con il coreografo Marcello Sacchetta, dal 12 settembre in prima serata su Rai2 il lunedì e il martedì. La conduttrice al RadiocorriereTv: «non c’è in palio nulla da vincere se non superare certi ostacoli interiori per la causa prevenzione»
Sensibilizzare il pubblico alla
prevenzione del tumore al seno e alla prostata. È la mission del programma, leggero e divertente, condotto da
Mara Maionchi su Rai2 dal 12 settembre (altri appuntamenti il 13, il 19 e il 20
settembre). Prodotto da “Blu Yazmine”, avrà come protagonisti un gruppo di sei
uomini e di sei donne, personaggi famosi del mondo del cinema, della tv e della
musica e dello spettacolo in generale: Memo Remigi, Francesco Paolantoni,
Gabriele Cirilli, Gianluca Gazzoli, Gilles Rocca, Antonio Catalani, Corinne
Clery, Alessandra Mussolini, Brenda Lodigiani, Elisabetta Gregoraci, Maddalena
Corvaglia e Valeria Graci. Il programma, in maniera provocatoria, racconterà la
storia della messa in scena di una performance di ballo alla “Full Monty” per
gli uomini e una divertente coreografia per le donne, esortando il pubblico a
non aver paura di ‘esporre’ il proprio corpo a screening medici che possono
salvare la vita. Insieme a Mara Maionchi, il coreografo Marcello Sacchetta.
Mara, come siete arrivati al titolo “Nudi per la
vita”?
Il titolo della
serie originale te lo faccio scrivere perché è in inglese e figurati se lo so
pronunciare! (Who Bares Wins) Per noi italiani valeva la pena “scaldare” un
po’: non c’è in palio nulla da vincere se non superare certi ostacoli interiori
per la causa prevenzione, che poi ti salva la vita. Il nostro è anche più
auto-esplicativo di quello che lo spettacolo si prefigge di fare.
Cosa significa “mettersi a nudo”?
Significa essere
liberi in senso metaforico ma, in questo caso, anche materiale. È stata una
sfida per i concorrenti e per me e Marcello Sacchetta condurli a perdere le
loro remore iniziali.
L’ironia per “sensibilizzare” il pubblico
sul tema della prevenzione. Cosa succederà in queste quattro puntate?
Sei vip uomini e sei
donne attraverseranno delle prove di gruppo e personali oltre a tante prove in
sala da ballo per preparare due coreografie, una ispirata a “Full Monty” per i
signori e una a “Moulin Rouge” per le signore. Le coreografie culminano con una
messa a nudo, un gesto liberatorio di coraggio…per questo non parlo mai di
spogliarello mi sembra di non fargli giustizia.
Quali caratteristiche hanno in comune gli ospiti del
programma?
Il coraggio e
l’autoironia, sono state sicuramente le due principali. Si sono messi tutti a
servizio del messaggio è stato molto bello vederli fare squadra in
questo.
Alla fine delle puntate sarà felice se…
Vedrò aumentare
anche solo di un punto percentuale la nostra statistica italiana – bassina – di
visite preventive per i tumori alla prostata e seno.
Lei viene dalla musica, a quale canzone accosterebbe
la parola lotta?
Dal lunedì al venerdì alle 15 il programma che mette a confronto i ragazzi di oggi e quelli di ieri. «Siamo abituati – dice il conduttore – a vedere talenti che vogliono esibirsi dal punto di vista creativo, qui dovranno parlare, spogliarsi dall’idea di essere soltanto un profilo social. “BellaMa’” tenterà di mettere l’ascolto al centro». Dal 12 settembre su Rai2
Foto: Federico Guberti
Come nasce il programma?
Da un’intuizione condivisa insieme
all’amministratore delegato Carlo Fuortes, all’ex direttore del Daytime Antonio
Di Bella e con l’attuale direttore Simona Sala. L’idea è quella di costruire
una trasmissione quotidiana che metta insieme e a confronto due generazioni,
quella che va dai 18 ai 25 anni e i boomers, dai 55 ai 90. Non sarà
semplicemente un confronto generazionale, ma anche un talent di parola. Siamo
abituati a vedere in televisione talenti che vogliono esibirsi dal punto di
vista creativo, con il canto o con il ballo, qui dovranno parlare, spogliarsi
dall’idea di essere soltanto un profilo social. L’obiettivo è quello di
restituire loro, televisivamente, la dignità di persone.
Cosa significa avere talento di
parola?
Saper dare significato alle parole,
dare peso a quello che si dice. Al tempo stesso pensare che il dialogo,
attraverso la parola, funziona solo se ci si mette all’ascolto. Solitamente
siamo abituati ad avere un tasso di sopportazione rispetto al racconto degli
altri pari a zero, “BellaMa’” tenterà di mettere l’ascolto al centro. Questo è
l’obiettivo, speriamo di raggiungerlo.
Come è strutturato il programma?
È diviso in tre blocchi. Si parte con
un quiz culturale che si ispira a “Parola mia”, storico programma di Luciano
Rispoli, quindi un’intervista collettiva che ci riporta a “Speciale per voi”,
storico marchio della Rai. La terza parte sarà una sorta di arena, per la quale
ci siamo ispirati alla prima edizione di “Amici”, in cui Maria De Filippi
metteva i ragazzi a confronto tra loro solo attraverso la parola. Con “BellaMa’”
vogliamo raccontare due generazioni rivolgendoci al pubblico storico della Rai,
tentando di entrare in punta di piedi nel mondo interiore dei più giovani che
solitamente preferiscono RaiPlay alla tv generalista.
Che caratteristiche deve avere chi
partecipa a “BellaMa’”?
Sincerità, spontaneità e anche un po’
di sobrietà. Sui social, ovviamente, i ragazzi sono figli dell’era digitale e
c’è spesso fanatismo, voglia di raccontarsi a tutti i costi, anche quando si ha
poco da raccontare. In studio ci saranno
trenta opinionisti, suddivisi tra giovani e boomer, venti concorrenti (dieci
giovani e dieci boomer) e una band di ragazzi presi per la strada. In ogni
puntata avremo un ospite per l’intervista collettiva. E poi non mancheranno le
sorprese.
L’empatia, che è un po’ la cifra del suo
fare televisione, potrebbe essere l’elemento di collegamento tra la Tv di ieri
e quella di domani?
Come spesso dico, dentro di me abita
una “signora mia”, mi ispiro alla Tv artigianale degli anni Sessanta firmata
Rai. Mi piace moltissimo costruire il programma come se fosse uno spettacolo
teatrale. Ci tengo a dire che “BellaMa’” è realizzato internamente dalle
risorse dell’Azienda.
Quattordici edizioni condotte, la prima nel lontano 1993. La “Zia” più amata d’Italia è tornata con la sua “Domenica In”, su Rai 1 la domenica alle 14. Al RadiocorriereTv racconta: «Mi chiamarono per condurre un gioco nel corso del programma, pensai che sarebbe stata un’esperienza a termine. E invece…». E ancora, «metto la stessa emozione con tutti gli ospiti che intervisto, amo le persone che ho davanti e penso che il segreto stia in questo»
Domenica In, Mara Venier
Ha preso il via la sua 14esima “Domenica In”,
cosa rappresenta per lei, dopo tanta strada percorsa insieme ai telespettatori,
la domenica di Rai 1?
La domenica di Rai 1, quattordicesima
edizione, è un record totale e assoluto. Il grande Pippo Baudo ne ha fatte
tredici, con queste quattordici supero tutti i record (sorride), penso
anche che solo una pazza come me possa affrontare un programma tanto
impegnativo e complicato per così tanto tempo. Rendere piacevole il pomeriggio
degli italiani non è così facile, servono impegno, amore, ed è stato così fin
dall’inizio…
… la sua prima “Domenica In” fu nel 1993…
A inizio ottobre, impensabile immaginare che
dopo trent’anni sarei stata ancora qua. Quando mi offrirono di condurre un
gioco nel corso di quell’edizione pensai che sarebbe stata un’esperienza a
termine. Però, come dice Vasco, “eh, già, io sono ancora qua” (sorride).
Molti degli ospiti del programma sono suoi
amici. Che valore dà all’amicizia e chi verrà a trovarla nelle prossime domeniche?
Non so dire ora quali saranno gli amici ospiti
delle prossime puntate, perché gran parte della trasmissione nasce nel corso
della settimana. Certo, alcuni sono già fissati, ma io cavalco molto
l’attualità, il momento. Sono capace di stravolgere l’intera scaletta il
venerdì. Il programma è una costruzione day by day, cosa possibile grazie a un
gruppo di collaboratori con i quali siamo da anni in perfetta sintonia. Per
quanto riguarda l’amicizia, se gli ospiti vengono tutti, a volte anche gratis, e
nella maggior parte dei casi sono rapporti personali, vuol dire che mi sono
comporta bene nel corso della vita e che sono persone che mi vogliono bene.
Qual è il segreto di una buona intervista?
Sapere ascoltare.
C’è un personaggio che ancora non è riuscita a
portare nel suo salotto?
Non penso mai ai personaggi, vivo molto con i
piedi per terra. Metto la stessa passione e lo stesso amore se devo
intervistare Jovanotti, Zucchero, Pierfrancesco Favino o una persona che ha semplicemente
una storia da raccontare. Mi sono occupata tante volte di femminicidio, ho
ospitato madri e sorelle, ho invitato la sorella di quella povera donna,
Alessandra, ammazzata in maniera così barbara dall’ex fidanzato. Metto la
stessa emozione con tutti quanti, amo le persone che ho davanti e penso che il
segreto stia in questo.
E anche in una buona preparazione…
Leggo tutto, a partire dalle vecchie
interviste del mio ospite, cerco di conoscere bene chi ho davanti. Se ospito
uno scrittore leggo interamente il libro, in una delle ultime puntate della
scorsa stagione ho invitato Roberto Saviano, i suoi libri sono sempre molto
impegnativi e ho finito di leggerlo alle quattro del mattino. Cerco sempre di
mettere rispetto nelle interviste che faccio.
Negli ultimi anni, con il grande lavoro che ha
fatto sull’emergenza pandemica, il programma ha assunto un’autorevolezza ancora
maggiore, come vive questo risultato?
Credo che la vera svolta nella mia carriera
sia avvenuta quando, all’esplodere dell’emergenza covid, decisi di andare
avanti con “Domenica In” nonostante avessi tanta paura di ciò che stava accadendo.
Mi fermai una domenica, poi il mio direttore di rete e il direttore generale della
Rai mi invitarono a pensarci bene, mi dissero che in quel momento gli italiani
avevano bisogno di una persona come me, rassicurante. E così decisi di andare
avanti. Anche oggi, incontrando le persone per strada, mi commuovo quando mi
dicono grazie per aver fatto loro compagnia in quel periodo terribile. Se devo
individuare qualcosa che dia senso a quello che ho fatto in questi trent’anni è
proprio quel grazie.
Il conduttore di “Timeline” è uno dei volti emergenti più apprezzati di Rai 3. Esperto e indagatore dell’universo web, anche presenza storica al moviolone di “Agorà”, ritorna domenica 18 settembre alle 10.25. «Non credo nella teoria che un nuovo mezzo sostituisca il precedente – afferma – ma che per entrambi sia un’occasione in più per continuare a essere centrali»
“Timeline”
cambia giorno di messa in onda e si sposta alla domenica, pronto a questo nuovo
debutto?
Pronto
e carico dopo un’estate bellissima. Mi elettrizza molto, dopo cinque anni, la
sfida della domenica mattina. Nelle prime puntate cercheremo di aggiustare un
po’ il tiro, per conoscere il nuovo pubblico, sperando che quello del sabato
mattina continui a seguirci. Il nostro faro sarà continuare a raccontare i
social in Tv, cosa che rende unico “Timeline”, cercando di renderli accessibili
a tutti.
Quali
sono gli argomenti che più attraggono il vostro pubblico?
La
forza di “Timeline” è nella flessibilità. Gli argomenti ci vengono dettati da
ciò che accade, noi li subiamo, facciamo una selezione tra quelli che sono
stati più di tendenza, condivisi ad esempio su Instagram. Cerchiamo le storie
dal basso, anche di perfetti sconosciuti divenute virali sui social.
Naturalmente anche i volti noti sono i benvenuti.
Nel
corso degli anni come è cambiato il rapporto tra social e televisione?
Penso
che siano costantemente amici e nemici. Credo fortemente nella complementarità
di questi due mezzi perché uno non riesce a stare senza l’altro. Pensiamo alla
pandemia, quando grazie al digital tutti noi ci siamo uniti. La Tv si è cibata
dei contenuti che arrivavano dai social e si è avvantaggiata grazie ai tanti
software del mondo digital che hanno reso possibile la realizzazione dei
programmi Tv. Allo stesso modo i social hanno potuto accreditarsi, godere di un
prestigio maggiore grazie al fatto che la Tv riporta contenuti di loro provenienza.
Non credo nella teoria che un nuovo mezzo sostituisca il precedente, anzi,
credo che per entrambi sia un’occasione in più per continuare a essere
centrali.
Si
dice che i social siano al nostro servizio, ti capita di pensare che siano
invece loro a usarci?
Credo
che parlando di social sia il tema centrale, insieme al grande dibattito
sull’utilizzo dei dati personali. Con “Timeline” sento forte la responsabilità
di fare aumentare la consapevolezza negli utenti. Se posso aiutare le persone a
casa a utilizzare i social in modo più consapevole, con più strumenti, anche
questo è servizio pubblico. Se il pubblico riesce a utilizzarli in modo più
attento è una missione vinta.
I
social ci hanno abituato a raccontare, e a raccontarci, anche in pochi
caratteri. Ti racconteresti con un tweet?
Hai
scelto la persona sbagliata, amo parlare e spesso devo essere fermato (sorride).
Ho difficoltà anche nelle Instagram Stories, che durano 15 secondi. Se posso
estremizzare, preferisco utilizzare una sola parola che racchiude tutto ed è “curioso”.
Curiosità nei confronti del mio lavoro, di ciò che non conosco, delle notizie
nuove, della vita, delle passioni, dei miei amici…
Se
dovessi raccontarti su Instagram che foto utilizzeresti?
A
settembre 2022 sceglierei la foto che ho scattato quando Piero Angela è stato ospite
di “Timeline”, uno dei momenti più belli e che difficilmente dimenticherò.
Angela, faro della divulgazione, ci ha insegnato che non bisogna mai smettere
di studiare. Quella foto invita a non sentirmi mai troppo comodo sullo sgabello
su cui siedo e di continuare a studiare.
Un
vero e proprio monito…
Angela
mi disse anche che “le persone soddisfatte di sé non sono molto intelligenti”. Frase
che mi spiazzò e che condivido.
Quanto
è giusto concedere, della nostra sfera più privata, ai social?
Credo
che sia sbagliato giudicare. Ognuno di noi può concedere, anzi, cedere, parte
della propria vita privata per divertirsi, svagarsi o per essere più leggero.
Non sai da cosa siano mosse le persone. L’importante è che tutto avvenga con
consapevolezza. Devi sapere che cosa stai facendo.
Ti
è capitato di arrabbiarti, magari in seguito a una critica ingenerosa in rete e
dire… basta, lascio i social?
Ho
una community straordinaria, ci scambiamo opinioni in modo anche molto partecipato
e ho un sentiment molto positivo. Quando ci sono critiche, magari da parte di
hater, credo si debba rispondere, mettendo dei puntini e non lasciando perdere.
Nel
corso degli anni il tuo viso è diventato popolare, come stai vivendo questo
traguardo?
Sono
veramente agli inizi, per me è tutto nuovo (sorride), ma quando mi
capita di essere apprezzato è davvero una grande soddisfazione. Sostengo sempre
che ci sia differenza tra l’essere popolare e l’essere amati. Penso a Fabrizio
Frizzi, era certamente popolare ma anche amato. Ecco, spero, un giorno, di
essere accolto con questo amore dal pubblico.
Cosa
ti incuriosisce del passato?
La
tv artigianale del secolo scorso, sono pazzo di “Techetecheté”. Di quel mondo
mi affascinano il perfezionismo, lo studio, l’esercitazione, la possibilità di provare
tanto, un lusso che oggi la televisione non ha più.
E
del futuro?
Sono
uno zio pazzo di sua nipote, spero di poterle lasciare un mondo migliore
rispetto a quello che stiamo vivendo. Mi affascina la velocità, che può essere
anche un grande svantaggio. Del presente ti dico invece che tornano le mie
sveglie alle 4.45 del mattino, in un autunno caldo, dalla politica al
conflitto. Sono pronto a raccontare tutto questo.
Pensati
per un istante dall’altra parte dello schermo. Un consiglio per Marco Carrara
ce l’hai?
Di
non abituarmi alla lucina rossa della telecamera e di non perdere mai
l’entusiasmo.
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