La mia pista, lo specchio della vita

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MILLY CARLUCCI

La sfida tra tredici coppie di vip e ballerini, la temuta giuria, il voto social dei telespettatori. Sabato 8 ottobre torna in prima serata su Rai 1, attesissimo, “Ballando con le stelle”. «Il programma è un appuntamento pop che vuole mantenere un’identità, che vuole essere contemporaneo nella tradizione» dice la conduttrice, che sul rapporto con il suo pubblico confida: «Mi emoziono quando incontro le persone per strada e vedo che si comportano con me come fossi una di famiglia, quando vedo che mi vogliono bene»

2022, Ballando con le stelle

Milly, sta per avere inizio l’edizione numero 17 di Ballando… o preferisce forse chiamarla la 16+1?

No no, mia mamma è nata il 17 febbraio, il 17 è per me un numero fortunatissimo (sorride).

Domanda di rito, forse un po’ retorica, soddisfatta della squadra che scenderà in pista?

Li adoro dal primo all’ultimo, sono felice e onorata di avere a “Ballando con le stelle” un gruppo così qualificato e alto.

Tredici tasselli che devono ben funzionare da soli, in gara, ma anche coralmente, come parti dello stesso show, che alchimia si sta creando?

Abbiamo appena iniziato e pian piano si sta cominciando a creare. Non parlo solo all’interno della coppia, ma anche dell’alchimia con il resto della squadra, quel clima che ti motiva a dare il meglio di te stesso. Abbiamo tredici grandi individualità che giorno dopo giorno diventeranno un gruppo.

Se dovesse attribuire un sottotitolo a questa edizione di “Ballando”, quale darebbe?

Evviva la leggerezza! Tutti quanti condividiamo lo stesso pensiero, siamo persone appassionate che prendono molto seriamente quello che fanno, ma siamo convinti al tempo stesso che la vita debba essere vissuta con gioia, con buonumore. Non parlo di superficialità, ma della capacità di saper sfruttare ogni momento al meglio.

Anno dopo anno ha fatto dell’inclusone una delle prerogative del programma, soddisfatta del risultato?

Credo che il modo più morbido e al tempo stesso efficace di raccontare la nostra società che è cambiata, che è in continuo movimento, sia semplicemente vivere. Non ci siamo messi a fare discorsi dal pulpito sulla cassetta di Hyde Park come i predicatori, abbiamo semplicemente introdotto e introduciamo, nel nostro gruppo, persone con una storia personale da raccontare. Raccontandola, mentre diventano prima un umile apprendista ballerino, quindi uno scolaretto, poi, pian piano, un ballerino, si fanno conoscere per quello che sono. Il ballo, arte dell’espressione corporea, ti fa mettere tanto in discussione, e così giochi le carte più profonde del tuo essere. Osservando queste persone, lo spettatore si accorge di simpatizzare per loro, di volergli bene, e la distanza e le differenze si annullano.

Cosa deve avere un aspirante concorrente per sentirsi dire: sì, sei dei nostri?

Dipende molto da come è costituito il gruppo di ogni singola edizione. Innanzitutto, ci devono essere alcuni grandi nomi che per noi fanno un po’ da capisquadra, poi bisogna creare un gruppo armonico, che funzioni, nel quale ognuno abbia la possibilità di emergere per la propria personalità diversa. È un lavoro complesso di incastri.

Cosa diciamo ai tanti che vorrebbero prender parte a “Ballando” ma che sino a ora non sono stati selezionati? Devono riprovare?

Ma certo, abbiamo tredici coppie, non di più. Sono sempre onorata delle proposte che ricevo. Ogni volta che una persona mi dice che vorrebbe fare “Ballando” mi sta regalando un attestato di fiducia. Lo dico sempre a tutti: ti offriamo il posto se siamo convinti che tu abbia veramente, in quel gruppo, una grande occasione di emergere. “Ballando” non significa solo partecipare, è farsi vedere dal pubblico in un tale alone di gloria che per te deve essere una esperienza unica, anche professionalmente, ti deve arricchire. Se non siamo convinti di poterti dare questa occasione, perché pensiamo che non sia il gruppo adatto per te, allora meglio aspettare. Deve essere un percorso positivo e glorioso per tutti.

Quali sono le novità nella squadra dei maestri?

Nel gruppo degli uomini, tolto Samuel (Peron), sono tutti nuovi. Siamo andati a prenderli ai livelli più alti, selezionandoli tra i campioni delle edizioni internazionali di “Ballando” in giro per il mondo e nel più grande spettacolo di danza che ci sia nel mondo, “Burn the floor”, format che va dall’Australia agli Stati Uniti. Abbiamo grandi performer capaci di ballare qualsiasi cosa.

Cosa ha imparato in tanti anni di “Ballando con le stelle”?

Diciassette anni di un programma così, un appuntamento pop che ha la necessità di essere sempre nel cuore delle famiglie, ti insegna tantissimo, perché sei costretto a mantenere un’identità che ti faccia davvero riconoscere nell’offerta caotica che c’è adesso in Tv. Al tempo stesso, devi fare ogni anno un passo avanti, adattarti a una televisione che cambia, abbiamo dovuto imparare a essere contemporanei nella tradizione. Sembra un ossimoro, una cosa impossibile, ma è esattamente ciò che dobbiamo fare.

Mi racconta una giornata tipo di Milly Carlucci nelle settimane di “Ballando”?

Le mie giornate all’Auditorium cominciano in genere alle 10 del mattino. Ci sono le riunioni, gli incontri con i maestri, con i personaggi, con i costumi. Faccio anche opera di mediazione perché le scelte devono essere condivise e spesso ci sono opinioni diverse tra maestri, coppie e autori. Poi si va in pista per preparare la messa in scena, per montare le esibizioni, un lavoro complesso, articolato, che finisce spesso nel cuore della notte. Per questo motivo, sin da prima che inizi “Ballando”, mi preparo fisicamente facendo tanta ginnastica, mangiando sano, e dormendo il più possibile per essere lucida e presente a me stessa.

Chi è stato il primo uomo a invitarla a ballare?

Mamma mia! Forse un ragazzino, un compagno di scuola a qualche festa a tredici anni (sorride). La storia è cominciata lì.

Una passione divenuta da subito travolgente…

La passione iniziale è legata in realtà al pattinaggio artistico. Da atleta, per la mia altezza, facevo solo il singolo, non essendoci partner più alti di me. Invidiavo le coppie che facevano acrobatica, il passo a due mi è sempre piaciuto tantissimo. Adesso mi sto sfogando.

C’è un complimento del suo pubblico che riesce ancora, dopo tanto tempo, a emozionarla?

Mi emoziono quando incontro le persone per strada e vedo che si comportano con me come fossi una di famiglia, quando vedo che mi vogliono bene. Mi fa piacere perché ho cercato di non alzare mai una barriera tra quello che sono nella vita, come persona, e quello che è il mio lavoro di conduttrice. Ho cercato di mantenere la mia verità, bella o brutta che sia, con tutto quello che mi si può attribuire di errori e con le critiche, che naturalmente accetto. L’amore del pubblico mi emoziona.

Mi racconta cosa fa nei tre minuti prima di andare in onda?

Sono dietro al palco e penso alle mie persone care, che hanno illuminato il mio cammino, anche a quelle che non ci sono più.

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I miei magnifici 11+1

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TALE E QUALE SHOW

Il 30 settembre torna Carlo Conti con uno dei programmi più amati della Tv. Undici protagonisti dello spettacolo, di cui uno ripetente con personal coach, sono pronti a sfidarsi in prima serata su Rai 1. In giuria Loretta Goggi, Giorgio Panariello, Cristiano Malgioglio. Il conduttore: «Ce la metteremo tutta per far passare il venerdì sera in leggerezza e spensieratezza alle famiglie italiane»

In prima fila Elena Ballerini, Rosalinda Cannavò, Alessandra Mussolini, Carlo Conti, Valeria Marini, Valentina Persia, Samira Lui. Dietro Antonio Spadaccino, Gilles Rocca, Gabriele Cirilli, Francesco Paolantoni, Andrea Dianetti, Caludio Lauretta.

Travestimenti ed esibizioni eccezionali, un mix di emozioni e divertimento senza pari. Tutto è pronto nello Studio 5 del centro di Produzione Fabrizio Frizzi di Roma per la dodicesima edizione di “Tale e Quale Show”, il programma condotto da Carlo Conti, prodotto in collaborazione con Endemol Shine Italy, tra gli appuntamenti più amati dalla grande platea Tv. Un successo televisivo (e social) pronto a ripetersi con i protagonisti della nuova attesissima stagione: Elena Ballerini, Rosalinda Cannavò, Samira Lui, Valeria Marini, Alessandra Mussolini, Valentina Persia, e ancora Andrea Dianetti, Claudio Lauretta, Gilles Rocca, Antonino Spadaccino, quindi il ripetente Francesco Paolantoni, che avrà al suo fianco, per l’occasione, un personal coach d’eccezione, l’amico Gabriele Cirilli. Nell’arco del loro percorso i protagonisti saranno seguiti dal consolidato team di tutor composto dai “vocal coach” Maria Grazia Fontana, Dada Loi, Matteo Becucci e Antonio Mezzancella e dalla “actor coach” Emanuela Aureli. Come da regolamento, tutti gli artisti canteranno dal vivo, sulle basi e sugli arrangiamenti realizzati dal maestro Pinuccio Pirazzoli. Confermatissima la super giuria dello show, composta da Loretta Goggi, Giorgio Panariello e Cristiano Malgioglio. Così come lo scorso anno, ci sarà un quarto giudice-imitatore diverso in ogni puntata. Una gara senza esclusioni di colpi, gli stessi artisti potranno partecipare alla votazione finale dando la propria preferenza a un solo collega. Protagonista anche il pubblico da casa che potrà esprimere le proprie preferenze tramite gli account Facebook e Twitter. L’ultima puntata del programma sarà invece dedicata al tradizionale “Torneo”, una serata speciale che vedrà in scena i migliori artisti di questa e della passata edizione del programma. Le coreografie di “Tale e Quale” sono di Fabrizio Mainini, la scenografia di Riccardo Bocchini, i costumi di Simonetta Innocenti. La regia è di Maurizio Pagnussat.

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Dante

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AL CINEMA

Il film di Pupi Avati è il racconto della vicenda umana del Sommo Poeta. Dal 29 settembre nelle sale cinematografiche con Sergio Castellitto, Alessandro Sperduti, Enrico Lo Verso, Alessandro Haber, Gianni Cavina

“A farmi intravedere la possibilità di raccontare quell’essere umano ineffabile che è stato l’Alighieri, è stata la scoperta della missione di Giovanni Boccaccio nel 1350: quella di portare a Ravenna, alla figlia di Dante, una borsa di dieci fiorini per risarcirla del tanto male che i fiorentini avevano fatto a suo padre. La gran parte della mia narrazione la debbo quindi allo stesso Boccaccio che di Dante fu biografo e appassionato divulgatore. Il resto è invece frutto di congetture e suggestioni che mi provengono da un ventennio di disparate letture, in una continua consultazione degli esimi dantisti citati in esergo”. Dante nel viaggio e nel racconto di Boccaccio. Con la sua macchina da presa Pupi Avati ci riporta nel tardo Medioevo sulle tracce del Sommo Poeta, indiscusso padre della lingua italiana. Dante è morto in esilio nel 1321 mentre la sua fama, grazie alla divulgazione della Commedia, si è diffusa ovunque. Gli ultimi suoi vent’anni sono stati terribili, in continua fuga, cercando ospitalità presso le varie corti, con una condanna al rogo e alla decapitazione inflitta sia a lui che ai suoi figli maschi fuggiti a loro volta da Firenze. Il racconto di Avati prende il via nel settembre del 1350 quando Boccaccio viene incaricato di portare dieci fiorini d’oro come risarcimento simbolico a Suor Beatrice, figlia di Dante Alighieri, monaca a Ravenna nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi. Intanto nel capoluogo toscano gli equilibri di potere sono profondamente mutati e la città cerca una riappacificazione, seppure postuma, con un concittadino di tale valore. I dieci fiorini sarebbero il risarcimento simbolico per la confisca dei beni e per la condanna ad essere arso vivo e decapitato decretata ormai quasi mezzo secolo prima dal comune fiorentino. Contro quella parte del mondo ecclesiale che considera la Commedia opera diabolica, Giovanni Boccaccio accetta quest’incarico nella convinzione di poter svolgere un’indagine su Dante che gli permetta di narrarne la vicenda umana e le ingiustizie patite. Nel suo lungo viaggio Boccaccio oltre alla figlia incontrerà chi, negli ultimi anni dell’esilio ravennate, diede riparo e offrì accoglienza e chi, al contrario, respinse e mise in fuga l’esule. Ripercorrendo da Firenze a Ravenna una parte di quello che fu il tragitto di Dante, sostando negli stessi conventi, negli stessi borghi, negli stessi castelli, nello spalancarsi delle stesse biblioteche, nelle domande che pone e nelle risposte che ottiene, Boccaccio ricostruisce la vicenda umana di Dante, fino a poterci narrare la sua intera storia. Prodotta da DUEA Film e Rai Cinema, il film uscirà il 29 settembre. Nel cast Sergio Castellitto (Giovanni Boccaccio), Alessandro Sperduti (Dante giovane), Enrico Lo Verso (Donato degli Albanzani), Alessandro Haber (Abate di Vallombrosa), Gianni Cavina (Piero Giardina), Leopoldo Mastelloni (Bonifacio VIII), Ludovica Pedetta (Gemma Donati). Direttore della fotografia è Cesare Bastelli, le musiche sono di Lucio Gregoretti e Rocco De Rosa.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.38 a pag.28

Nel grande abbraccio di Mina

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SERENA ROSSI

Il 2 ottobre in prima serata torna su Rai 1 l’assistente sociale che ha appassionato la grande platea Tv. «La ritroviamo in standby nelle sue decisioni sentimentali – afferma la protagonista – la vedremo di ritorno dalle vacanze a Procida senza aver deciso». E ancora «Lei si nutre d’amore, che è il motore di tutto, e lo è anche per me»

Per la seconda volta con il cappotto rosso di Gelsomina…

Ragazzi, vi avviso, il cappotto in questa stagione non lo tolgo mai (sorride). Mi ricordo che nel corso della prima si facevano battute esilaranti come “raccolta fondi per comprare un cappotto nuovo a Mina Settembre”. Il cappottino è un tratto distintivo del personaggio.

Come è andata?

Bene, non ero rilassata come durante le riprese della prima stagione, perché sentivo la responsabilità di non deludere chi aveva deciso di seguirci con tanto affetto. Se la prima volta ci chiedevamo “chissà come verrà?”, “chissà come sarà accolta?”, tornando sul set sapevamo di doverci meritare nuovamente l’affetto ricevuto e che avremmo dovuto essere ancora più bravi. A inizio riprese ho fatto un discorso alla troupe dicendo “ragazzi, facciamo ancora meglio”! (sorride).

Anche Napoli vi ha accolto a braccia aperte…

Rispetto all’anno scorso anche la città sapeva che cosa stessimo facendo. Poi con quel cappotto è come se avessi sempre un proiettore puntato contro. Giravamo in via Chiaia e c’erano centinaia di persone con i telefoni a riprendermi oltre le transenne. Dopo essermi cambiata sono scesa in strada con un cappotto nero e non mi guardava più nessuno (sorride). Siamo stati accolti molto bene.

Il “triangolo amoroso” Renato Zero non l’aveva considerato, ma in questa storia è una linea di narrazione centrale. A che punto ci troviamo?

Abbiamo lasciato Mina che non aveva preso alcuna decisione. La chiamavano sia Domenico che Claudio, lei non rispondeva al telefono e rimaneva con Gianluca. La ritroviamo in standby nelle sue decisioni, la vedremo di ritorno dalle vacanze a Procida senza aver deciso, ma quello che sembrerà subito risolto non sarà così per davvero. Il triangolo amoroso sarà un bel pensiero per Mina anche quest’anno…

Ci sarà un’evoluzione importante…

Più di una, vari colpi di scena.

A Mina non bastava una mamma ingombrante, ora c’è anche una zia…

E che fai, non ti metti una zia dentro casa che entra in camera da letto a tutte le ore e che con affetto ti vuole essere sempre accanto? Nella vita di Mina arriva zia Rosa, che è veramente un uragano di generosità, un po’come Marisa (Laurito). Zia Rosa pecca di invadenza, ma in realtà è spinta solamente dalla voglia di prendersi cura di qualcuno. Nel corso delle puntate scopriremo anche le sue fragilità. Rosa arriva ed è Napoli all’ennesima potenza.

Una storia che porta in scena relazioni al femminile molto complesse, cosa viene fuori di questo universo?

Se penso alla relazione tra le amiche Mina, Titti e Irene, viene raccontata un’amicizia bellissima tra tre donne che si vogliono veramente bene, pur essendo molto diverse le une dalle altre. Siamo tre mondi lontani. L’avvocatessa un po’ maniaca del controllo, molto concentrata sulla carriera, dall’altra parte c’è Titti, meravigliosamente svaporata. Viene fuori che le donne, insieme, sono una grandissima forza.

Il successo delle serie Tv che hanno donne per protagoniste ne sono la prova…

Penso anche a Lolita Lobosco, a Imma Tataranni, vedo delle donne non perfette con le loro fragilità, i loro problemi. Sono delle eroine a modo loro, nelle loro normalità e questo mi piace molto. Una cosa che mi fa amare follemente la mia Mina è che è una donna attenta agli altri, pronta ad accogliere tutti, gli ultimi. Un po’ per quella che è la sua professione, un po’ per la sua indole: lei non ha giudizio. Mina è sempre pronta ad ascoltare.

In questo Mina quanto le piace?

Tantissimo. Ha un’empatia che un po’ ci accomuna, anche se lei ce l’ha all’ennesima potenza. In questa seconda stagione, forse ancora più dell’anno scorso, avremo delle storie di puntata molto forti, che riguardano temi molto attuali, i giovani. Mina terrà un corso di educazione sentimentale e sessuale in una scuola media, ci sarà un caso che parla di storia di genere. Affrontiamo temi importanti, c’è voglia di abbracciare tutti.

Come si trova nei legami al femminile?

Mi piace molto fare squadra con le donne, non le temo, nella vita come sul set. Con Christiane (Filangeri) e con Valentina (D’Agostino), ad esempio, le mie due migliori amiche nella serie, abbiamo una chat che si chiama “Le tre grazie”, sulla quale ci scambiamo le foto dei nostri figli. Faccio il tifo per le donne, non vedo distinzioni, penso di essere una persona molto accogliente.

Si può mettere a confronto l’affetto che Mina ha raggiunto nel suo ambiente e quello che la accoglie come attrice e persona ogni giorno?

Sì, Mina si nutre d’amore, che è il motore di tutto, e lo è anche per me. Sono contenta quando sono per strada e le persone mi dicono delle cose belle. A volte mi chiedono scusa e rispondo: mi fai un sacco di complimenti e mi chiedi pure scusa? E così torno a casa con un’autostima pazzesca (sorride). Il pensiero di avere, oltre l’affetto, la stima come artista e persona, mi piace. Non si tratta di un complimento fine a se stesso. Scelgo spesso progetti che hanno anche un valore morale, sociale, in questo molte persone si riconoscono, mi ringraziano. Penso a Mia Martini, in tanti mi hanno ringraziato per avere raccontato la sua storia e questa gratitudine è la cosa che mi piace di più.

Come risponde alle critiche?

Alle critiche non rispondo e alla fine mi fanno piacere. Ci sta, se sei esposta al giudizio lo è nel bene e nel male. Sarà anche perché presto poco il fianco, mettendo poco in piazza la mia vita personale. So che nelle cose che faccio ci metto il cuore, se mi impegno con serietà il risultato può piacere o meno, però sono contenta di quello che ho fatto.

Che cosa le piace che il suo pubblico dica di lei?

Mi fa piacere che mi vedano come una persona “normale”, rassicurante. La gente non ha mai il timore di salutarmi perché mi considera una di famiglia, questo mi piace tantissimo.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.38 a pag.10

Il mio racconto (slow)

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PINO STRABIOLI

Il teatro, il cinema, i libri e la musica raccontati in Tv nella nuova stagione de “Il caffè”. «Certe volte mi sento anacronistico, un po’ poco al passo con certi linguaggi, anche della televisione. Al tempo stesso vorrei continuare questa resistenza, senza farmi tentare da altro» afferma il conduttore, che confida «con il lockdown ho sentito che il nostro mestiere poteva servire davvero a qualcosa». Il sabato alle 7.05 su Rai 1 e alle 17.25 su Rai 5

Su Rai 1 è tornato “Il caffè”, quali sono le novità di questa nuova stagione?

La prima è che siamo con la Direzione di Rai Cultura e abbiamo una replica anche su Rai 5 il sabato pomeriggio. Siamo in un nuovo studio, con una nuova scenografia, c’è una serie di nuove rubriche e ho la conduzione in solitaria. Non cambia invece il cuore de “Il caffè”, la nostra tradizione, il fatto che raccontiamo libri, teatro, cosa per me bellissima, cinema e musica.

Anche nel corso degli ultimi due anni così difficili sei sempre stato vicino al tuo pubblico, in radio come in televisione…

Ho sentito che il nostro mestiere poteva servire davvero a qualcosa. Siamo entrati nelle case attraverso la radio con Rai Radio 2 e attraverso “Il caffè” in Tv. Ho sentito il grazie degli ascoltatori, perché in qualche maniera siamo riusciti a consolare questo momento terribile, principalmente durante il lockdown. Per quanto riguarda il teatro, poter tornare a farlo dal vivo è stato invece rivivere le stesse emozioni di quando, ragazzo, iniziai a farlo. Da quando sono stati riaperti i teatri senti ancora più forte l’abbraccio della gente, la voglia di vedere le persone dal vivo che ti raccontano delle storie. Spero che questa curiosità culturale non vada disperdendosi.

In questo tempo nuovo com’è cambiato il tuo modo di vivere la cultura?

Nel periodo brutto ho ritagliato momenti in cui ho messo da parte la tecnologia. Sono riuscito a leggere in maniera più attenta, a essere più fedele alle mie passioni, alla lettura come alla scrittura. Nel corso della pandemia ho scritto lo spettacolo “Sempre fiori mai un fioraio” che nasceva da un libro fatto con Paolo Poli.

Le opere, i libri, gli autori, lo schermo tv, gli spettatori, e in mezzo ci siete tu e il tuo racconto. Come vivi il tuo ruolo di Virgilio televisivo?

Certe volte mi sento anacronistico, un po’ poco al passo con certi linguaggi, anche della Tv. Al tempo stesso vorrei continuare questa resistenza, senza farmi tentare da altro. Al di là dei numeri, che contano ma fino a un certo punto, è fondamentale coltivare la memoria, preservarla, facendo scoprire ai giovani un linguaggio e una lingua. Stiamo perdendo delle parole, bisogna lavorare per non lasciarsi fagocitare da nuovi linguaggi e dai tempi, dalla velocità.

Cosa deve avere un racconto per sedurti?

Deve essere autentico e allo stesso tempo anche immaginifico. Devo sentire l’autenticità di chi sta raccontando e non l’esibizione in un gioco di esposizione, di egocentrismo. Rifletto spesso sul ricordo. Noi non ricordiamo esattamente quello che abbiamo vissuto, ma in qualche maniera lo riviviamo. Se anche il ricordo, il racconto, sono conditi da qualche piccola invenzione di tenerezza, di superazione di un dolore, allora questo mi affascina. Mi affascinano gli sguardi, la narrazione, quando non distingui più tra il vero e il letterario.

Cosa devono avere invece una canzone, un brano musicale, per rimanerti dentro?

Fondamentali sono la voce e, banalmente, le parole. Tra questi due elementi ci deve essere un incontro. Quando nello spettacolo teatrale con Patty Pravo (“Minaccia bionda”) Patty canta “Se perdo te” o “Tutt’al più”, entro nelle parole e ritrovo il racconto. Adoro gli interpreti, non mi emozionano i virtuosismi, quelli troppo intonati. Ci deve essere la vita dentro.

Nella tua vita c’è tanto teatro… quanto ci può aiutare il palcoscenico a leggere la nostra contemporaneità?

Il palcoscenico, ce lo insegnano Shakespeare e il grande teatro greco, è universale, è sempre contemporaneo, sia che si parli d’amore, che di morte o di altro. Ha una funzione sociale fondamentale. Il teatro è un luogo in cui incontri te stesso sul palco, incontri il pubblico, il pubblico incontra te. C’è uno scambio spirituale.

Qual è il segreto per fare una buona intervista?

Essere davvero curiosi dell’altro, non partire con preconcetti o giudizi. Aprirsi e rendersi disponibili all’interlocutore, questo vale per un’intervista come per la vita. Bisogna saper ascoltare, stimolare e individuare punti deboli o forti di chi sta dall’altra parte.

C’è un ospite che vorresti avere al “caffè”?

Penso a Sophia Loren, non sono mai riuscito a intervistare Marcello Mastroianni per motivi anagrafici. Al tempo stesso mi piacerebbe che questa trasmissione fosse uno spazio libero dove chi vuol venire a dire delle cose possa farlo.

Cosa c’è in questo momento sul tuo comodino e nella tua playlist?

Sul mio comodino Mario Desiati, vincitore del Premio Strega, mi sta ispirando moltissimo. Sul giradischi Rino Gaetano, Franco Battiato. Di tanto in tanto Morgan mi manda sul cellulare delle canzoni che canta e che scrive, le ascolto molto volentieri.

Cosa ti rende felice?

Proprio oggi un’amica mi ha mandato una foto scattata durante uno spettacolo, dove rido come un pazzo. Mi ha scritto che lì mi vede felice. La domanda è difficilissima, fondamentalmente mi dà gioia sapere che le persone a cui voglio bene stanno bene. Franca Valeri, che è stata una mia amica, diceva di essere felice quando il suo cane Roro faceva una bella cacchetta, per dire che le davano gioia le piccole cose.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.38 a pag.22

Ci vediamo… Late

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ALESSANDRO CATTELAN

Ama Letterman e Fallon, ma ha uno stile tutto suo: dal martedì al giovedì apre il suo salotto su Rai 2 a ospiti che hanno voglia di raccontarsi con ironia e spontaneità e al pubblico che cerca un sorriso a fine giornata. Il conduttore al RadiocorriereTv: «Per entrare in connessione con la gente devi essere onesto, mostrarti per quello che sei»

Alessandro Cattelan durante la conferenza stampa del programma Rai “Stasera c’è Cattelan…su Raidue” presso il centro produzione TV Rai, Torino, 19 settembre 2022 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Alessandro, la ritroviamo nella modalità più Cattelan che c’è, il late show… felice di questa nuova avventura in Rai?

Molto perché ha tante sfide dentro, è una cosa nella quale mi trovo bene, mi trovo comodo, però in un contesto diverso da quello al quale sono abituato. Hai la tranquillità di sapere che stai facendo una cosa che sai fare, ma anche un po’ di brivido.

Tre giorni a settimana… il direttore del Prime Time Stefano Coletta parla di un appuntamento di fedeltà, di leggerezza nella profondità… parole importanti…

Lui è un oratore di tutto rispetto (sorride). I tre appuntamenti sono importanti perché il late night è un genere che fa della quotidianità il suo forte, credo che sia il genere televisivo più simile alla radio. Si basa ovviamente sugli ospiti che attraggono il pubblico ma, a un certo punto, deve diventare quasi un automatismo. Una persona guarda la sua prima serata, poi, prima di andare a dormire, si fa la sua scanalata ed è bello poter trovare un approdo felice. L’obiettivo è questo.

Quanto peso assumono l’attualità, il nostro tempo, in un racconto come il suo?

Tanto! L’altro giorno abbiamo fatto una rubrica su quelle notizie di giornata che sembrano iper-importanti e che poi non lo sono, al tempo stesso abbiamo la possibilità di commentare ciò che succede di veramente importante, cosa che cerchiamo di fare anche in maniera ironica.

Prendersi sul serio, ma non troppo…

Nel mio caso molto poco.

Le capita di prendersela se a essere oggetto del gioco, dello scherzo, è lei?

No, credo che sia la regola basilare di chi decide di fare comicità e intrattenimento frizzante. È un po’ un patto che devi fare anche con te stesso, si scherza, e scherzare su una persona non significa avercela con lei. La mia filosofia è questa.

Un’idea nuova tutte le sere, da cosa trae ispirazione?

Come processo mentale, una volta individuato l’ospite, cerchiamo idee da cucigli attorno. Tutto un po’ “tailor maid” sull’ospite di turno, che si porta dietro una serie di curiosità, di interessi. Altre idee sono completamente estemporanee, penso al gobbo pasticcione, che ci consente di attingere allo smisurato archivio della Rai. Consideriamo per di più che le cose più iconiche della televisione non sono mai quelle pensate, ma quelle che succedono per caso, come le gaffes.

L’ironia e il sorriso sono una sua cifra, le è mai capitato che le mancasse la battuta o che non arrivasse in tempo?

La maggior parte delle volte (sorride), ma credo che sia un po’ il dramma di tutti. Vorremmo tutti avere la battuta da dire nel momento giusto, ma poi ti capita che arrivi quando sei a casa sotto la doccia.

C’è un ospite, o una categoria di ospiti, che non può mancare nel suo show?

Cerchiamo di avere ospite il personaggio del momento o di toccare l’argomento attuale. Ci piace avere varietà, ma i miei preferiti in assoluto sono gli sportivi, sono persone che hanno un bagaglio di aneddoti, di esperienze, di storie di gruppo, che sono sempre le più divertenti da raccontare. Sono molto simpatici, poi, diversamente da quando vengono intervistati sul loro lavoro, e parlano un po’ in maniera standard, si lasciano andare, sanno essere loro stessi.

David Letterman, Jay Leno, Stephen Colbert, Graham Norton, Jimmy Fallon, tra i grandi conduttori di late show, ce n’è uno al quale si ispira maggiormente?

Mi piacciono tutti, sono dei punti di riferimento. Quando ti innamori di questo genere ovviamente sono tutti dei nomi fantastici. Se dovessi sceglierne due direi Letterman, il primo che mi ha folgorato, e Jimmy Fallon. Ci metto dentro anche Luttazzi, il primo ad averlo fatto da noi.

Qual è la sfida più improbabile che ha dovuto affrontare nel suo lavoro?

Questo momento è abbastanza una sfida.  Se penso al passato dico gli opening di “XFactor”, spettacolari, ma nei quali mi sono dovuto confrontare con l’altezza, rimanendo appeso a metri da terra (sorride).

Come si stabilisce un legame saldo con lo spettatore?

Di base con l’onestà, meno hai paura di mostrarti per quella che è la tua indole più è naturale mettersi in connessione. Accade alla radio con la quotidianità. Mi rendo conto che è un posto in cui si è stabilito un codice tra me e chi mi segue, puoi permetterti di dire cose che altrove non diresti. La gente capisce il tuo tono, non ci sono fraintendimenti.

Cerca di regalare un sorriso alle persone a tarda sera, cosa riesce a mandarla a letto sereno?

Una giornata che passa senza rotture di scatole è già una cosa buona (sorride). Mi piace avere un po’ di tempo per me dopo avere messo a letto le bimbe. Mi addormenterei anch’io con loro, ma mi piace ritagliarmi un paio d’ore per vedere un film con mia moglie, leggere un libro, giocare ai videogame. Amo sentire quella dimensione di casa in cui ti senti protetto nel tuo nido, un nido in cui nessuno può entrare.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.38 a pag.16

In punta di piedi con il sorriso

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MONICA SETTA

La giornalista conduce “Uno Mattina in famiglia”, il sabato e la domenica su Rai 1, e dal 4 ottobre sarà anche su Rai 2 con “Generazione Z”. E’ inoltre al timone di altri programmi su Isoradio e Rai Italia. “Mi sono tolta tante soddisfazioni – dice – restando innamorata del giornalismo come il primo giorno”

Cosa si aspetta da questa stagione di “Uno Mattina in Famiglia”?

Mi aspetto un’altra stagione di grandi successi. Un programma che è diventato un po’ la mia casa, ma anche la casa di tutti noi, molto bello, dove c’è un grande spirito di gruppo voluto da Michele Guardì, ma soprattutto c’è tanta attenzione all’informazione e anche all’intrattenimento. Entrare nelle case degli italiani nel week end presto di mattina, in punta di piedi e con il sorriso, è molto bello. Il pubblico ci segue con amore e con dedizione.

“Uno Mattina in famiglia” nasce nel 1989 e ha resistito a tutto, è tradizione ma anche contemporaneità. Cos’altro?

Secondo me è lo spirito del suo creatore. Michele Guardì continua a gestire questi cambiamenti nel tempo mantenendo solido l’impianto originario, che è quello dell’informazione sicuramente rigorosa ma mai allarmistica. Penso a quanto abbiamo fatto al tempo del Covid, quando eravamo soli in questo grande studio. Informavamo in maniera puntuale senza enfatizzare. La grande fortuna sta proprio nella misura e nell’equilibrio.

L’economia spiegata alle famiglie è uno dei temi a lei molto caro.

Certo, e avrò anche quest’anno una rubrica, la domenica mattina, legata proprio al far quadrare i conti. Argomento che poi è diventato un libro per Rai Libri e una serie di podcast su Rai Play Sound. Quindi la mia attitudine al giornalismo economico, che poi è il mestiere che ho fatto per tutta la vita, si declina molto bene anche in un programma di così grande ascolto e dedicato alle famiglie.

Parlare di economia, ma farlo utilizzando termini comprensibili e trasmettendo al pubblico empatia. E’ questo il suo segreto? 

Spero che così arrivi il messaggio giusto. Ritengo che il mio stile di conduzione sia semplice, ma molto accuditivo e accogliente. Penso sempre di essere a casa, come se arrivassero ospiti da mettere a proprio agio. Questo è il mio stile: rigore, puntualità, accoglienza. Sono felice di poter abbracciare, anche se idealmente, una platea estremamente vasta.

Una stagione ricca di impegni televisivi e in radio. E’ pronta?

Prontissima. Sono partita il 5 settembre con la nuova edizione de “Il Sorpasso”, un appuntamento importante perché chiude il palinsesto di Isoradio, l’unico approfondimento di prime time che commenta i fatti del giorno. In partenza c’è anche “Generazione Z”, che mi sta molto a cuore, il 4 ottobre su Rai2. Un altro programma sul quale sono molto concentrata è “Confronti” su Rai Italia, dove si parla di politica.

Dietro questi programmi c’è tantissimo lavoro, rigore, ma quanto cuore?

Tantissimo cuore e altrettanta passione. Quando ho deciso di fare la giornalista avevo 14 anni. Ho vissuto una lunga gavetta quando ero al Liceo Classico e già scrivevo sui giornali locali. All’Università ho iniziato a scrivere per l’Avvenire e poi, quando mi sono laureata, sono diventata professionista. Una carriera lampo. A 24 anni ero professionista, laureata e lavoravo per un giornale importante come Il Giorno di Milano. Ho sempre lavorato in grandi giornali, non ho mai abbandonato il mio lavoro sulla carta stampata, anche se quest’anno festeggio vent’anni di televisione e ho fatto tanta radio. Mi sono tolta tante soddisfazioni restando innamorata del giornalismo come il primo giorno.

Ha vissuto un’estate social molto intensa. Quanto i social rappresentano per lei un legame continuo con i telespettatori e i radioascoltatori?

Moltissimo. Non uso i social per parlare di economia o dei temi del giorno. Racconto invece quello che è il mio modo di vivere e i momenti di relax, dicendo sempre la verità. Un modo per stare sempre collegata alle persone.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.38 a pag.20

Che musica ragazzi!

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ARENA SUZUKI ’60 ’70 ‘80’ e ‘90

La prima serata della grande festa condotta da Amadeus a Verona è andata in scena in un anfiteatro gremito da oltre 10 mila persone. Entusiasmo alle stelle per gli artisti e per le hit che ci accompagnano da sempre. Ad applaudire e ballare di fronte alla Tv una platea di oltre 3 milioni di spettatori (share del 21,8%) . Seconda e terza puntata il 24 settembre e il 1° ottobre L

La musica che amiamo, quella che a distanza di anni continua a farci battere forte, fortissimo il cuore. Il primo appuntamento della seconda edizione di “Arena Suzuki ‘60 ’70 ‘80’ e ‘90” ha riempito l’anfiteatro scaligero di migliaia di giovani di ogni età, che hanno applaudito Gloria Gaynor e Paul Young, i Ricchi e Poveri e Ornella Vanoni, e ancora gli Eiffel 65, Gianluca Grignani, La Bouche e i Neri per caso, solo per citarne alcuni. Perché la musica in scena all’Arena di Verona non ha tradito le attese, richiamando a sé ricordi e magiche emozioni. L’applauso di oltre 10 mila persone ha accolto gli artisti sul palco, a seguire la serata in Tv 3 milioni  e 93 mila spettatori (share del 21,8%). Alla consolle, Amadeus, che ha mantenuto fede alla promessa più importante, portando nelle case degli italiani una serata di grande divertimento. “Ho voluto un programma che richiamasse il mondo dei Festivalbar che ho condotto negli anni Novanta: quel clima, la festa, gente che canta e che balla, le arene, piuttosto che le piazze, gremite di ragazzi. Volevo questo” ha dichiarato al RadiocorriereTv il conduttore, che della musica ha fatto il filo conduttore della propria vita professionale. “Gli artisti che si esibiscono non vengono vissuti come vecchie glorie, tutti coloro che entrano all’Arena di Verona e salgono su quel palco portano le loro canzoni fantastiche, grandi successi che appartengono non solo alla musica degli anni ‘60, ‘70, ‘80 e… ‘90, ma alla musica di oggi. Sono il presente, non il passato”. Un presente che continuerà a farci cantare e ballare per altre due prime serate. E così sabato 24 settembre applaudiremo Holly Johson e Frankie Goes To Hollywood con “Relax”, gli Aqua con “Barbie Girl”, The Trammps con “Disco Inferno”, Haddaway con “What is love” e Umberto Tozzi con “Stella stai”. Artisti e brani indimenticabili, capaci di conquistare anche i millennials e popolarissimi in rete. Sul palco dell’Arena vedremo i Katrina con “Walking on sunshine”, i Fools Garden con “Lemon tree”, Nik Kershaw con “The riddle”, Fabio Concato con “Domenica bestiale”, Amii Stewart con “Knock on wood”, e ancora i Rockets con “Galactica”, Doublee Dee con “Found love”, Dik Dik con “L’isola di Wight”, Double You con “Please don’t go” e Raf con “Sei la più bella del mondo”. Nella serata conclusiva della manifestazione Amadeus accoglierà sul palco altri quindici artisti per rappresentare quattro decadi straordinarie della musica italiana e internazionale. E così ascolteremo Max Pezzali (“Sei un mito”), Bonnie Tyler (“Total eclipse of the heart”), le Sister Sledge (“We are family”), gli Snap (“Rhythm is a dancer”), Rita Pavone (“Il ballo del mattone”), Patrick Hernandez (“Born to be alive”), Corona (“The rhythm of the night”), Patty Pravo (“E dimmi che non vuoi morire”). E ancora Crystal Waters (“Gipsy woman”), P. Lion (“Happy children”), Michele Zarrillo (“Cinque giorni”) i Cugini di Campagna (“Anima mia”), Neja (“Restless”), i Matia Bazar (“Vacanze romane”) i Los Locos (Macarena), Limahl (“Never ending story”). La grande musica e i suoi protagonisti sono pronti a tornare su Rai 1 sabato 24 settembre e sabato 1° ottobre.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.37 a pag.6

La radio siamo noi

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OFFERTA 2022-2023

Contenuti innovativi di qualità, nuovi studi, una vera e propria rivoluzione tecnologica in atto, un nuovo canale rivolto ai giovani: Rai Radio guarda al futuro. Tra conferme e novità presentata la programmazione della nuova stagione. La presidente Rai Marinella Soldi: «È un palinsesto straordinario anche in vista del centenario che la Radio sta  per compiere, nel 2024, dopo i cento anni appena festeggiati dalla  Bbc». L’Ad Carlo Fuortes: «Il piano industriale prevede grandi investimenti in tecnologia, in impianti, nella rete Dab, e nell’evoluzione di RaiPlaySound»

La storica Sala A di via Asiago a Roma, fiore all’occhiello tecnologico della Rai, ha ospitato la presentazione dei palinsesti 2022-2023 di Rai Radio. Un’offerta editoriale che vede oggi impegnati i canali generalisti Rai Radio 1, Rai Radio 2, Rai Radio 3, Rai Isoradio affiancati da una ricchissima offerta verticale: Gr Parlamento, Radio1 Sport, Radio3 Classica, Radio Kids, Radio Techeté, Radio Tutta Italiana. Inoltre, Rai Radio Live e Rai Radio Indie, che a breve lasceranno il posto a un nuovissimo canale a target giovani, a cui sarà dedicato uno dei nuovi studi in preparazione. “A 100 anni dalla nascita, oggi la radio è potentemente sfidata dal digitale, una sfida epocale che spazia dai podcast ai cruscotti delle macchine e, ovviamente, dagli smart-speaker e dagli esperimenti di ascolto immersivo – ha affermato la presidente della Rai, Marinella Soldi – una sfida che passa anche dalla capacità di creare empatia con i cittadini. Rai Radio lo sa bene e il percorso di questi anni mostra sia l’attenzione alla tecnologia e all’innovazione sia la capacità di costruire con i cittadini una relazione di grande qualità”. Per l’amministratore delegato Carlo Fuortes “l’attenzione che il vertice della Rai, il cda e l’azienda, danno alla Radio, dimostra che per noi non è la sorella povera della Tv: investiamo nuove risorse in tecnologia, negli studi e negli impianti. Pensiamo di valorizzare uno strumento così antico e al tempo stesso così moderno come la Radio che ha anticipato la riorganizzazione per generi operata dalle reti tv. Puntiamo sul completamento e sul rafforzamento del processo di digitalizzazione, un cammino già intrapreso e su cui proseguire, e sui progetti di attrazione del pubblico più giovanile, più attratto dai podcast che dalla radio lineare”. Obiettivo di Rai Radio? Continuare a crescere in numeri e qualità, con un’offerta ampia e capillare. Sempre più centrale nel rapporto con gli ascoltatori, la piattaforma RaiPlaySound. “Rai Radio – spiega il direttore Roberto Sergio – spingerà ancora di più sul Dab, grazie a un importante piano di investimenti aziendale. Allo stesso modo, rafforzerà la comunicazione relativa all’ascolto in Ip, con l’obiettivo di rendere l’ecosistema digitale il più pervasivo e qualitativo possibile”. Una radio sempre più protagonista nel mondo visual, che vivrà sui social con un numero sempre maggiore di finestre video. “Stiamo per inaugurare due nuovi studi per Radio 1 – prosegue Sergio – realizzati in ottica audio video, come ormai da standard Rai Radio. Ma non è tutto: per la nuova radio che nascerà a breve dedicata ai giovani, stiamo realizzando una sorta di ‘meta studio’, un ambiente polivalente, totalmente personalizzabile, con facilità di interazione fra conduttore e ascoltatori e tecniche produttive leggere. Una vera novità nel mondo della radio italiana”.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.37 a pag.12

Venticinque anni…in Famiglia!

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TIBERIO TIMPERI

Dal 17 settembre su Rai 1 è ripartito il programma, in onda il sabato e la domenica, condotto con Monica Setta e Ingrid Muccitelli

ROMA 27 NOVEMBRE 2021 PUNTATA DI “UNO MATTINA IN FAMIGLIA” IN ONDA SU RAIUNO IL SABATO E LA DOMENICA DALLE ORE 08.30. NELLA FOTO INGRID MUCCITELLI – TIBERIO TIMPERI – MONICA SETTA

Come ci si sente alla venticinquesima edizione?

Ma basta! Siamo stanchi! E’ proprio vero che in Rai non cambia nulla! (ride)

Con quali novità siete tornati con “Uno Mattina in Famiglia”?

Novità non ce ne sono, nel senso che è una trasmissione di successo, perché cambiarla? Ogni minimo cambiamento significherebbe attentare ad una chimica, ad un’alchimia, ad una magia che ogni anno riesce.

La formula è quella consolidatasi negli anni e premiata da ascolti record e da riconoscimenti. Cosa ti aspetti da questa stagione?

Mi aspetto che sia una edizione serena, calma e tranquilla, all’insegna del buon umore e dell’ironia.

La partenza del programma è coincisa con la settimana dell’apertura delle scuole. Tanto spazio ai ragazzi, ma anche a tutti quei temi vicini alle famiglie…

Coincide soprattutto con le elezioni e quindi bisogna stare attenti. Se inarco il sopracciglio sinistro poi devo inarcare il sopracciglio destro e viceversa, per cui sarà un problema. Cammineremo sulle uova e non sode.

Cosa ti chiedono le persone che ti fermano per strada?

Mi chiedono di non martirizzare il Colonnello quando fa gli esperimenti e qualcuno passa pure agli insulti sui social. Però io e il Colonnello siamo d’accordo, anche lui è stato contaminato da quella lucetta rossa che è la telecamera e lo dico con affetto, sia chiaro.

Attivissimo sui social. Li ami? E come sono davvero le tue colazioni?

Li sopporto. Sono una tappa obbligata per chi fa un lavoro come il mio e in teoria potrebbero rappresentare anche la mia pensione dato che qualcuno ci lucra sopra, ma non è il mio caso. Le mie colazioni sono come le vedete, e devo dire che è molto triste che si parli delle mie colazioni dato che sono un professionista che fa tanto altro, ma c’è gente che mi ferma per strada per questo. Ho un auditel mostruoso. Dovrò fare un format con quella faccia e con quella mimica. Nato per caso, corro a depositarlo.

In cucina sei un bravo cuoco. Preferisci piatti consolidati o ti piace improvvisare?

L’improvvisazione è legata a quello che contiene il frigorifero.

A “Uno Mattina in Famiglia” ci riserverai qualche improvvisazione?

Abbastanza, se posso la infilo ovunque. Quando leggi un testo puoi leggerlo in maniera afona o dargli un’espressione. In televisione non sono un lettore, non mi piacciono quelli che leggono il gobbo e i punti, le virgole, i respiri. Io sono uno spontaneo, verace. Oramai ci sono conduttori che fanno i lettori e non è la mia filosofia di televisione.

Un invito ai lettori del RadiocorriereTv?

Sintonizzatevi e, come sempre, chi arriva prima aspetta.

Continua a leggere sul Radiocorriere Tv N.37 a pag.32