In Giro per l’Italia

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«Il Giro d’Italia unisce due delle più grandi eccellenze del nostro Paese: la bellezza del territorio e lo sport più popolare. Esserne il punto di riferimento radiotelevisivo è, per tutti noi, motivo d’orgoglio». Con queste parole, l’Amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, ha presentato il palinsesto aziendale dedicato alla 102ma edizione della “corsa rosa”, in programma dall’11 maggio al 2 giugno prossimi. La partnership tra Rai e Giro, che dura da 66 anni, si rinnova dunque anche quest’anno, per seguire, pedalata dopo pedalata, “la gara ciclistica più dura del mondo nel Paese più bello del mondo”, come disse Chris Froome , vincitore dell’anno scorso. Uno spettacolo nazionale e popolare, amato da milioni di uomini e donne che, oltre ad affollare le strade percorse dalle tappe, guardano con grande interesse le dirette tv e i programmi dedicati. Rai, ancora una volta, da broadcaster, garantirà la diffusione delle immagini in 198 Paesi del mondo, raggiungendo un pubblico di 900 milioni di persone. Il Giro dunque è un biglietto da visita prestigioso e l’impegno della Rai è enorme per garantire un’altissima qualità. «Per questo motivo – ha spiegato Salini – non ci limiteremo al solo racconto sportivo perché sarebbe riduttivo. Daremo il giusto spazio agli uomini che del Giro sono protagonisti e alle loro storie, ma anche alla cultura e alla storia dei luoghi che la corsa attraverserà e che del Giro sono protagonisti al pari dei ciclisti». Sempre più Media Company, Rai offrirà questo grande evento in tv, alla radio, sul web, sui social. Oltre a Rai Sport HD (canale 57 del digitale) e a Rai2, impegnate per raccontare quotidianamente la “corsa rosa” come ci spiega il direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli nell’intervista a lato, anche Rai Cultura, per il sesto anno, è coinvolta per precorrere i luoghi delle tappe. «Un modo – come ha spiegato la direttrice Silvia Calandrelli – per viaggiare, conoscere il nostro meraviglioso territorio, le straordinarie storie ad esso collegate e i suoi personaggi». “Viaggio nell’Italia del Giro”, a cui sta già lavorando la squadra guidata da Edoardo Camurri, andrà in onda ogni giorno su Rai2 alle 14.00 e in replica su Rai Storia alle 18 e 30. Anche sulla Radio, ogni giorno, sono previsti servizi, programmi approfondimenti per raccontare un pezzo di Paese reale. Infine, su tutti i media, ci sarà spazio per iniziative particolari legate agli anniversari di nascita o di morte di Fausto Coppi, Leonardo da Vinci e Indro Montanelli. Insomma, una grande avventura, appassionante come la lotta per la maglia rosa.

AURO BULBARELLI – INTERVISTA

«Per la prima volta nella storia, non staccheremo mai la spina al Giro d’Italia. Saremo sempre e comunque “live” per dare delle notizie ai nostri telespettatori». Così il direttore di Rai Sport, Auro Bulbarelli a proposito del 102° Giro d’Italia che prende il via l’11 maggio su Raisport HD, Rai2 e Rai Cultura ma anche su Rai Radio e su tutte le piattaforme digitali.

Auro Bulbarelli, il tuo primo giro da direttore…

Sì, è un ritorno che mi dà orgoglio perché il primo Giro d’Italia lo feci esattamente 30 anni fa, come collaboratore della “Gazzetta dello Sport”. Era il 1989. Ritrovarsi nel 2019 in questa veste mi dà emozione, ma nello stesso tempo mi spinge a dare il massimo come contributo per far sì che il lavoro della Rai sia al top.

Cosa prevede il palinsesto Rai per la 102ma edizione del Giro?

Per la prima volta nella storia, non staccheremo mai la spina al Giro d’Italia. Incominceremo un’ora o mezz’ora prima della partenza con la diretta dal villaggio e, senza soluzione di continuità, arriveremo fino alle 13 e 15, momento in cui arriveranno le prime immagini in diretta dal segnale internazionale. Non ci saranno più riempitivi sul canale come negli anni scorsi, daremo tutto in diretta e cercheremo di occupare lo spazio precedente alla tappa nel miglior modo possibile. Saremo sempre e comunque “live” per dare delle notizie ai nostri telespettatori.

Su che Rete?

Rai Sport HD dalle 11 e 30 alle 14 e 30 e poi su Rai2.

Chi saranno i colleghi che seguiranno il Giro?

La novità principale è che Alessandra De Stefano, nostra signora del ciclismo da più di dieci anni, non sarà al Giro quest’anno perché l’ho voluta nella mia squadra di direzione. Al suo posto, nel “Processo alla tappa” ci sarà Marco Franzelli, uno dei volti e delle voci storiche della Rai. Seguiva già i Giri negli anni ’80, ha deciso di accettare questa sfida e sono convinto che farà molto bene.

Le dirette e i commenti a chi saranno affidati?

Al mattino ci saranno Tommaso Mecarozzi, Beppe Conti, Stefano Rizzato ed Ettore Giovannelli per le interviste. Naturalmente saranno ospiti i corridori che stanno per prendere il via e altri personaggi che incontreremo al Villaggio. Antonello Orlando torna al Giro, che ha seguito tanti anni per la Radio, e sarà in studio a partire dalle 12,30 sul traguardo in compagnia di altri ospiti e nostri opinionisti. Alla telecronaca quest’anno ho voluto Andrea De Luca, che ha trascorso tanti anni al Giro sulla motocicletta. Al suo fianco avrà, come voce tecnica, Alessandro Petacchi e, novità di quest’anno, lo scrittore Fabio Genovesi, che ha accettato con entusiasmo questa proposta. Sarà colui che spazierà tra la cultura, la geografia e le curiosità di tutto questo meraviglioso viaggio che è il Giro. Infine, cronisti dalle moto saranno Francesco Pancani e Marco Saligari.

La novità di Fabio Genovesi significa che per te il Giro è anche un modo per raccontare l’Italia e le sue meraviglie…

Il giro è un viaggio, è un’avventura. Non è solo bicicletta, ma è una pagina del nostro Paese. Poi, raccontato dalla Rai, è qualcosa di storico, che fa parte dell’essenza della nostra azienda. Non a caso, la prima diretta della Rai in assoluto, fu la partenza del Giro nel 1953.

Saranno coinvolti anche il Web e i Social?

Come no. Il Web sarà gestito tutto dalla vicedirettrice di Rai Sport Alessandra De Stefano. Sono previste la diretta integrale Web, l’interazione con i Social e un’altra cosa bellissima sarà l’opportunità per gli utenti da casa di scegliersi i punti di vista. Cioè, avremo quattro uscite delle telecamere e, tramite il mouse, si potrà scegliere quale telecamera guardare. Non è una novità assoluta, ma credo che la qualità di quest’anno sia molto superiore al passato. Il tutto sul sito di Rai Sport e su Rai Play.

Che Giro ti aspetti?

Abbiamo il nostro grande Annibali che torna a misurarsi con gli stranieri e la nostra speranza per la classifica è riposta su di lui. Purtroppo l’altro grande italiano per le corse a tappe, il sardo Fabio Aru, non è in condizione e difficilmente potrà essere della partita. Però non vorrei fare un discorso nazionalistico o campanilistico, io mi auguro che, così com’è avvenuto gli altri anni, sia una corsa incerta fino alla fine e spettacolare. Poi, vinca il migliore.

Nei giorni scorsi Bettiol ha vinto il Giro delle Fiandre…

Bettiol ci ha letteralmente fatto sobbalzare per la sua impresa. Però è e rimane un corridore da corse di un giorno, quindi non so se la sua squadra deciderà di schierarlo anche al Giro. Se dovesse venire, sarebbe una celebrità per quello che ha fatto, ma non lo vedo competitivo per la Maglia Rosa.

Quali saranno le tappe più spettacolari?

Sono nell’ultima settimana, con varie asperità, con le Dolomiti e non solo quelle. La Rai presenterà dirette integrali: nelle tappe di montagna dell’ultima settimana saremo sempre in diretta con le immagini in movimento.

Sei stato la voce del ciclismo per molti anni. Non hai un po’ di nostalgia per quel ruolo?

A me la nostalgia viene un giorno all’anno: quello della Milano-Sanremo. È una corsa che seguivo con mio papà fin da quando ero ragazzo e in quel giorno mi piacerebbe essere al microfono. Ma questa data è già passata…

Qual è il giro che ricordi con più emozione?

È quello del 1998, la vittoria di Marco Pantani. Ero sulla moto a fare il cronista insieme a Gianni Cerqueti.

A proposito di grandi campioni, quali ti sono rimasti nel cuore?

Pantani è un libro a parte. Ho avuto la gioia e l’onore di commentare il Giro che ha vinto ed ero sulla moto anche l’anno successivo, quando poi venne squalificato ed estromesso dalla corsa. Fu una pugnalata al cuore non solo per Marco, ma per tutti gli appassionati di ciclismo. Quel 5 giugno del ’99 fu una data drammatica. Gli altri personaggi che ricordo sono i campioni del mondo che ho avuto il piacere di commentare, da Cipollini a Ballan, a Bettini. Devo dire che questi appuntamenti, soprattutto i campionati del mondo, mi sono rimasti nel cuore.

Con Davide Cassani hai diviso anche il microfono. Che rapporto hai con lui?

Ottimo, è il mio fratello maggiore e ci sentiamo regolarmente. Gli ho chiesto consigli quando sono diventato direttore e lui me li ha puntualmente dati. Sarà anche lui al Giro d’Italia come ospite fisso al “Processo alla Tappa”.

Qual è il segreto del successo del Giro d’Italia, che seguono tutti, non solo gli appassionati di ciclismo?

Qui un po’ di merito me lo do, nel senso che già 20 anni fa facevo le telecronache dando uno spunto anche extraciclistico e devo dire che anche il Tour de France sta ora seguendo questa linea. Il Giro è un viaggio, non è solo una corsa ciclistica. E sta nella bravura del telecronista e di chi sta accanto a lui accompagnare i telespettatori in questo percorso.

Unico grosso neo nel mondo del ciclismo è il doping. Cosa ne pensi?

Penso che ogni periodo storico ha avuto i suoi problemi. Gli aiuti farmaceutici sono vecchi quanto lo sport. Obiettivamente tra gli anni ’90 e il 2000, con le manipolazioni sanguinee, ci sono stati eventi molto brutti che hanno portato all’eliminazione di, faccio un nome per tutti, Armstrong che vinse sette Tour de France e adesso è sparito dagli albi d’oro. Però va preso come una storia non dico inevitabile, ma quasi. Nel senso che, pur di vincere, alcuni professionisti hanno deciso di sottoporsi a queste pratiche, ovviamente condannabili. Credo però che questo sia accaduto non solo nel ciclismo, ma anche in altri sport, come l’atletica leggera, gli sport culturistici, quelli di forza tipo il sollevamento pesi. Quando la medicina può influire tanto, alcuni ne approfittano. Però, per fortuna, nel ciclismo già da qualche anno la situazione è profondamente cambiata.

Per concludere, direttore, ricorda il primo appuntamento televisivo con il Giro ai nostri lettori?

Sarà la presentazione delle squadre, sostanzialmente anche quella del Giro, da Piazza Maggiore a Bologna, che noi daremo in diretta giovedì 9 maggio in prima serata su Rai Sport HD. Dopo questa bella festa, sabato 11 ci sarà la prima tappa con l’ascesa a San Luca, luogo storico e bellissimo e, se ci verrà confermato da Rai 2, avremo in diretta l’arrivo serale, non pomeridiano. L’ultimo corridore, infatti, taglierà il traguardo su San Luca intorno alle 20.

IL PERCORSO

Un tracciato di 3518,5 chilometri, tutto in territorio italiano, con un solo piccolo sconfinamento nella Repubblica di San Marino. 21 tappe, con partenza sabato 11 maggio da Bologna e arrivo domenica 2 giugno a Verona. Sono 167,5 i chilometri medi per tappa e sono previsti ben sette arrivi in salita. Oltre a tre crono individuali, ci saranno sei tappe di bassa difficoltà, sette di media difficoltà e cinque di alta difficoltà. Tra queste, imperdibili, nell’ultima settimana, il tappone alpino (5700 metri di dislivello) durante il quale i ciclisti scaleranno, tra gli altri, il Passo Gavia e il Mortirolo dal mitico versante di Mazzo di Valtellina, e il tappone dolomitico (5000 metri di dislivello) nell’incantevole scenario delle montagne patrimonio Unesco. La tappa più lunga (237 km) sarà quella da Ivrea a Como, che comprende anche l’arrampicata sul celebre Ghisallo. Alcuni giorni, poi, avranno oltre a un valore sportivo, anche un significato simbolico. Prima fra tutte la settima tappa che arriverà a L’Aquila, in occasione del decimo anniversario del devastante terremoto del 2009. E ancora la terza tappa, con partenza da Vinci, in onore del genio Leonardo, la seconda con arrivo a Fucecchio, per ricordare Indro Montanelli, l’ottava con arrivo a Pesaro, città natale di Gioacchino Rossini, l’undicesima con il traguardo a Novi Ligure, vicino alla casa dove Fausto Coppi visse con la “Dama Bianca”, solo per citarne alcune. Secondo tutti gli esperti, sarà un Giro competitivo e interessante, in cui gareggeranno ciclisti molto titolati: dal nostro Vincenzo Nibali, vincitore nel 2016, a Tom Doumoulin, vincitore nel 2017, e a Alejandro Valverde, campione del mondo. Tutto è pronto, Rai compresa. Il Giro d’Italia può iniziare e, naturalmente, che vinca il migliore!

Tempo di novità per Rai Ragazzi

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Due grandi novità per Rai Ragazzi. Arrivano in prima tv assoluta il 15 aprile due serie televisive che faranno sognare i ragazzi e anche i più piccoli: CLUB 57, la cui prima mondiale sarà trasmessa da Rai Gulp e a seguire in tutto il mondo (dal lunedì al venerdì alle ore 20.35); e WINX CLUB 8, il nuovo capitolo della saga delle magiche fatine, che andrà in onda in su Rai Yoyo sempre a partire dal 15 aprile, nell’anno delle celebrazioni per il 15° anniversario (in onda tutti i giorni, tranne il sabato, alle ore 20.25). Entrambe le serie portano la firma della Rainbow di Iginio Straffi, e sono coprodotte in collaborazione con Rai Ragazzi. 

CLUB 57 è una serie televisiva dedicata ai ragazzi di oggi e ambientata fra il presente e i mitici anni ‘50. La serie, di 60 episodi da 45 minuti, è un intreccio romantico e fantascientifico denso di imprevisti, colpi di scena e salti nel tempo che entusiasmeranno il pubblico.  

Le tematiche principali di Club 57 sono musica, scienza, amore, famiglia e amicizia,. La protagonista Eva, appassionata di scienze, riesce a viaggiare nel tempo e si ritrova nel 1957 insieme a suo fratello Ruben. I due rimangono bloccati nel passato, e condivideranno sogni e passioni insieme ai tanti personaggi della serie sull’esclusivo set di Club 57, lo show televisivo di musica e ballo più in voga dell’epoca. Eva si innamorerà di JJ e da quel momento farà di tutto per rimanere con lui. Girata tra Miami e la Puglia, Club 57 vanta un cast internazionale: i protagonisti principali sono la venezuelana Evaluna Montaner (Eva) e l’italiano Riccardo Frascari (JJ).  

WINX CLUB torna sotto i riflettori con l’ottava serie nell’anno delle celebrazioni per il quindicesimo anniversario delle magiche fatine, che debuttarono proprio su Rai Due nel 2004. Un classico distribuito in oltre 100 paesi nel mondo, che vanta già ben 7 serie tv e 2 serie televisive, 3 lungometraggi cinematografici e innumerevoli live show e musical internazionali. Le sei protagoniste Bloom, Stella, Flora, Aisha, Musa e Tecna, grazie alla loro magia e ai valori universali che rappresentano l’amicizia, la generosità e l’impegno, hanno accompagnato la crescita di milioni e milioni di bambine, diventando anno dopo anno una realtà di portata mondiale, allo stesso tempo costituita da traguardi tutti italiani.  

Nel nuovo capitolo della saga Winx ritroveremo le nostre fatine più unite che mai, in un’avventura piena di amicizia e ricca di viaggi spaziali e incontri inaspettati con amici e nemici del passato. Le fate otterranno una nuova incredibile trasformazione basata sulla luce, Cosmix, che permetterà loro di combattere le minacce che stanno mettendo in pericolo l’Universo Magico e le stelle. Oltre alla sorprendente nuova trasformazione, la Serie 8 vedrà anche il ritorno di quelle più popolari del Winx Club, Enchantix, Sirenix e Butterflix.

Raffaella è sul 3

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“A raccontare comincia tu” è il nuovo programma della Raffa nazionale. All’esordio, giovedì 4 aprile in prima serata su Rai3, super ospite Fiorello, ha ottenuto un ottimo riscontro di pubblico superando il 9 per cento di share. Nei prossimi appuntamenti la conduttrice incontrerà Sofia Loren, Riccardo Muti, Paolo Sorrentino, Maria De Filippi e Leonardo Bonucci 

La Carrà è tornata in Tv per raccontare alcuni grandi personaggi della cultura, del cinema, dello spettacolo e dello sport, entrando con discrezione nelle loro vite, con il sorriso e il garbo che, da sempre, la contraddistinguono. Da giovedì scorso Raffaella Carrà conduce in prima serata “A raccontare comincia tu”, ispirato al format spagnolo “Mi Casa Es La Tuya”, prodotto da Rai3 in collaborazione con Ballandi Arts, con la regia di Sergio Iapino e Luca Granato. Un programma fortemente voluto dal direttore di rete Stefano Coletta, impegnato in un rinnovamento del linguaggio dell’emittente. «Come ha fatto a convincermi il direttore Coletta? All’inizio ho detto qualche no, poi mi sono convinta per questo programma perché c’era una grande curiosità che mi ha agganciato – afferma Raffaella -. È una grande responsabilità ma anche una grande carica perché non sentivo un bisogno assoluto di tornare in televisione, ma questa volta, per la prima volta, appaio su Rai3». Una curiosità che ha contagiato anche il pubblico, che ha seguito con attenzione e affetto il ritorno della Carrà. La prima puntata di “A raccontare comincia tu”, che ha avuto ospite uno spumeggiante Fiorello, è stata vista da 2 milioni 299 persone (share 9.4 per cento). A scatenarsi, per dare il benvenuto alla più popolare conduttrice della Tv, è stato anche il mondo dei social network: Twitter, Facebook e Instagram sono stati letteralmente presi d’assalto dai fan di Raffaella che attendevano da tempo di rivedere in azione la loro beniamina. «Incontrare una persona per un’ora e mezza, questa è stata la mia paura – prosegue la Carrà – non è un’intervista vera e propria, io sono sempre io e cerco di entrare nell’intimità delle persone. Con alcuni personaggi ho cercato delle similitudini. Con Sofia Loren (ospite della seconda puntata, ndr) è stata una roba pazzesca. La cercavo da 40 anni. Scherzando le ho detto: non sei mai venuta nei miei programmi, allora ce l’hai con me?”. Un racconto intimo, quello proposto dalla conduttrice per il giovedì sera di Rai3, privo di eccessi, di formalità e di retorica. «Fiore mi ha svelato l’intimità della sua infanzia – afferma soddisfatta – e Sofia ormai mi chiama sorellina». Dopo l’incontro ginevrino con la Loren, Raffaella andrà a Ravenna a casa di Riccardo Muti, quindi sarà con Paolo Sorrentino, con Maria De Filippi e nel centro sportivo della Juventus con Leonardo Bonucci. «Il maestro Riccardo Muti era il primo nome della mia lista e ha coinciso con il primo della lista del direttore Coletta – racconta Raffaella – e poi ho voluto assolutamente Paolo Sorrentino, abbiamo avuto un incontro bellissimo. L’ho ‘rimproverato’ per aver usato il remix di ‘A far l’amore comincia tu’ nel film ‘La grande bellezza’. Paolo mi ha fatto anche andare sul set del suo ultimo film e per la prima volta mi ha fatto dire ‘Action’». Divertita ed entusiasta, la Carrà vive con intensità la nuova avventura professionale: «Per tutta la vita ho avuto soddisfazioni molto più grandi di quanto mi aspettassi. Se trovo una strada, che duri una volta o due o tre, è un’esperienza nuova. Ecco perché ho detto di sì al mio direttore».

CARRAMBA CHE CARRIERA! 
Le tappe più significative sul piccolo schermo di una carriera straordinaria 

1970 – Io, Agata e Tu Raffaella affianca Nino Ferrer e Nino Taranto

1970 – Canzonissima, Raffaella conduce le edizioni 1970-1971 (con Corrado), 1971-1972 (con Corrado e Alighiero Noschese) e 1974-1975 (con Cochi e Renato)

1974 – Milleluci, Raffaella conduce con Mina 

1978 – Ma che sera

1981 – Millemilioni

1982 – Fantastico 3, Raffaella conduce con Corrado, Gigi Sabani e Renato Zero

1983 – Pronto Raffaella? Il programma viene trasmesso nelle stagioni 1983-1984 e 1984-1985

1985 – Buonasera Raffaella

1986 – Domenica in

1990 – Ricomincio da due

1991 – Fantastico 12

1995 – Carramba! Che sorpresa. Il programma viene trasmesso anche nel 1996, nel 1998 e nel 2002

1998 – Carramba! Che fortuna. Il programma viene trasmesso anche nel 1999, nel 2000 e nel 2008

2001 – Festival di Sanremo

2006 – Amore

2019 – A raccontare comincia tu

Il rumore della vita

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Sei puntate per raccontare attraverso la fiction la rinascita del capoluogo abruzzese drammaticamente colpito dal terremoto nella primavera del 2009. “L’Aquila – Grandi Speranze”, serie diretta da Marco Risi e co-prodotta da Rai Fiction, porta indietro le lancette dell’orologio al 2010, un anno e mezzo dopo la tragedia, là dove la storia creata da Stefano Grasso ha inizio. Sullo schermo Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Giorgio Marchesi, Luca Barbareschi, Valentina Lodovini insieme a un gruppo di giovani attori esordienti selezionati nelle scuole de L’Aquila. Da martedì 16 aprile alle 21.25 su Rai1 


Ricominciare dopo la distruzione, con il dolore nel cuore e con la volontà di dare colore e prospettiva al futuro. “L’Aquila – Grandi Speranze”, serie in sei puntate diretta da Marco Risi per Rai1, porta sullo schermo il desiderio di una comunità profondamente ferita ma determinata a ripartire. La storia creata da Stefano Grasso ci riporta all’autunno del 2010. È trascorso un anno e mezzo dalla tragedia. Silvia e Franco stanno ancora cercando la figlioletta scomparsa la notte del terremoto, Gianni ed Elena sono tornati a L’Aquila per inseguire il sogno della ricostruzione. Due storie come tante, colme di rabbia, dolore e speranza. «Ho incontrato molte persone che hanno vissuto quei giorni, ho sentito i loro racconti – dice l’ideatore della serie -. Abbiamo puntato l’accento sulla diversificazione delle reazioni alla catastrofe, da chi ha gettato la spugna ed è andato via, a chi ha invece ritrovato nuove ragioni per restare». A dirigere il cast, che vede nei ruoli principali Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Giorgio Marchesi, Luca Barbareschi, Valentina Lodovini, Carlotta Natoli e un nutrito gruppo di adolescenti aquilani, Marco Risi: «Ho visitato L’Aquila solo dopo il terremoto, non conoscevo la città e non sapevo della sua bellezza, potevo soltanto immaginarla. Alla prima visita mi impressionò il silenzio. Sentivo il rumore dei miei passi». Set naturale della serie, la zona rossa del centro storico del capoluogo abruzzese. «È stato molto emozionante girare a L’Aquila – afferma Marco Risi -. Sono quasi dieci ore di un racconto con tante storie molto commoventi. La narrazione si svolge su due piani, quello degli adulti e quello degli adolescenti, in questi due racconti ho usato tecniche di ripresa e di fotografia leggermente diverse. Per raccontare i ragazzi ho inquadrato sempre un po’ dal basso, per dare la sensazione che la città gli stesse sopra, per gli adulti, invece, ho scelto una fotografia sempre un po’ più fredda. Gli adulti devono rimettere insieme i pezzi delle loro storie, della loro vita, cercare di ricostruire o darsi da fare per far ricostruire la città, gli adolescenti vogliono riappropriarsi della città alla loro maniera, occupando il palazzo del Governo, simbolo della tragedia di quella notte». Per Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, «L’Aquila è una ferita aperta», e la serie è un esempio «di come e quanto la fiction possa stare nell’attualità e contribuire al racconto del Paese, alla testimonianza partecipe e alla riflessione su problemi drammatici che restano aperti. Raccontare è il compito e la forza della fiction. Raccontare la contemporaneità e il primo compito della fiction del servizio pubblico».


LA STORIA HA INIZIO COSI’ 

L’Aquila, un anno e mezzo dopo la notte del 6 aprile 2009: la città è distrutta, l’accesso al centro storico vietato. Ma Simone, Davide e i loro amici hanno tredici anni e a quell’età non esistono divieti: dopo il terremoto la “zona rossa” è diventata il loro regno. Il possesso del territorio è però insidiato da una banda rivale: tra macerie e case abbandonate, i due gruppi si fanno la guerra per conquistare il palazzo del Governo. I genitori di Davide, Silvia e Franco devono far fronte a un tragico evento: la sparizione della figlia più piccola, Costanza, avvenuta la notte del terremoto. L’archiviazione del caso e la sospensione delle ricerche apre tra loro una crisi ancora più profonda. A casa di Simone invece, Gianni ed Elena, appena tornati a vivere nel centro storico, organizzano una grande protesta che ha una sola parola d’ordine: ricostruzione. Da poco, inoltre, a L’Aquila si è trasferito Riccardo De Angelis, un costruttore romano, giunto lì assieme a Margherita, la figlia tredicenne. La loro presenza suscita curiosità e sospetti tra gli adulti, fibrillazione tra i ragazzini che si ritrovano Margherita come compagna di classe

CHI NON BALLA NON SA COSA PERDE !

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La sua vita è legata alla danza, quando ha mosso i primi passi? 

Ho iniziato a ballare quando avevo quattro anni. Non stavo mai ferma a casa, mia mamma pensava che portandomi a scuola di danza bruciassi un po’ della mia energia, ma l’effetto invece fu del tutto contrario, divenni ancora più vulcanica. 

Quando ha capito che la danza sarebbe stata al centro della sua vita? 

Quasi subito, non riuscivo a fare passare una giornata senza muovermi, senza ascoltare la musica, ero sempre alla ricerca qualcosa di diverso, di nuovi stimoli. Era molto difficile a quei tempi perché non c’era Internet, dovevo aspettare che passasse qualche musical o qualche film in televisione. Ero sempre incollata allo schermo sperando di imparare qualcosa di nuovo. 

Ricorda la sua prima esibizione in pubblico? 

Sono due momenti diversi. Uno non agonistico in occasione della festa di chiusura della scuola, dopo avere sostenuto tutti gli esami di ballo. Ero in pista con il mio partner e andò abbastanza bene, ero sorridente, la gente applaudiva. Quando invece feci la prima gara, in Scozia, fu un disastro. Ricordo come se fosse ieri, avevo dodici o tredici anni, mia madre venne in mezzo alla pista e mi portò a casa dicendomi di rimettermi a lavorare, a studiare, prima di fare le gare. 

Dal palcoscenico all’insegnamento, quali caratteristiche devono avere un buon ballerino e un buon coreografo? 

In entrambi i casi è necessario avere determinazione, la fame di imparare sempre qualcosa di nuovo, senza accontentarsi mai di ciò che hai. Serve la passione per la musica, per il movimento, per la danza, ma devi avere anche carisma altrimenti puoi essere bravissimo tecnicamente ma se non hai l’anima la performance non arriva al cuore della gente che ti sta guardando. Devi avere tanta fantasia e non devi mollare mai, anche nei momenti più difficili.  

La danza è più disciplina o più libertà? 

Entrambe. Per emergere è necessario imparare l’abc e per questo serve la disciplina. Quando il tuo corpo conosce la disciplina hai invece tutta la libertà di esprimerti. La libertà ci deve essere, altrimenti la danza rimane inanimata.  

Come vive il rapporto con il pubblico? 

È meraviglioso, la gente mi piace tantissimo. Esibendomi come ballerina amavo andare in pista perché ballavo per il pubblico, senza mai interessarmi troppo della giuria, del risultato. Non ho mai voluto essere veramente una campionessa, ma ho sempre avuto a cuore il giudizio del pubblico. In pista ho sempre vinto per il pubblico, che non è corrotto, quando applaude o si complimenta lo fa con grande sincerità. Dico a tutti i miei studenti che è certamente importante vincere un campionato italiano, internazionale, ma se la gente si ricorda di te dopo tanto tempo, dopo anni, significa che sei un vero campione. Andando in giro per il mondo ho incontrato persone che ancora si ricordano di quando, sedicenne, ventenne, mi esibivo. Questo per me ha un significato: missione compiuta. È impagabile. 

Che cosa le piace di più di “Ballando con le Stelle”? 

Mi piacciono i concorrenti nel loro avvicinarsi al ballo. È interessante vedere come danzare cambi la loro vita in poco tempo, quasi sempre in positivo, anche se capita che qualcuno vada totalmente in crisi. Il ballo tocca la vita di una persona, la travolge. Più dell’ottanta per cento dei concorrenti continua a ballare al termine della trasmissione, è questa la cosa importante. “Ballando” è anche una calamita per la gente a casa, che guarda la trasmissione sul divano. Il pubblico vede i vip faticare un po’ e pensa: se lo fanno loro possiamo farlo anche noi. Così vuole provare.  

Cosa le ha dato il programma? 

Tante emozioni, la gente mi ferma per la strada, mi abbraccia, parliamo di ballo, per me è una sensazione stupenda. 

In questi anni di trasmissione c’è un ballerino che le è rimasto davvero nel cuore? 

Sono tanti. Ma alla luce del detto “il primo amore non si scorda mai”, dico Alessio Di Clemente. Quando entrò pensavo fosse un fenomeno, ma non lo era. Facendo l’attore entrò con la mente giusta, non ballava ma aveva fatto credere di essere ballerino. Abbiamo ancora un buon rapporto. Poi ce ne sono tanti altri, potrei scrivere un libro. 

Che cosa la rende felice? 

Tutto. La gratitudine, il risvegliarmi ogni mattina. La musica, le persone, ogni momento. Già prima della mia situazione oncologica apprezzavo la vita, ora apprezzo ancora di più il tempo, che non si può comprare, si perde soltanto. Quindi bisogna usarlo bene. 

Che sentimenti prova per l’Italia e che cosa le manca della sua Scozia? 

La Scozia non mi manca tanto, la lasciai quando avevo 18 anni, là non ho più familiari. Quando faccio ritorno il primo giorno piango, perché posso parlare liberamente il mio inglese con accento scozzese senza che qualcuno mi dica di non capire, lì mi sento in libertà totale. L’Italia però è casa mia, mi sento più italiana che scozzese. Il cuore è scozzese, tutto il resto è italiano. 

Un consiglio a chi, a qualsiasi età, non ha mai ballato e vorrebbe provare (ma si vergogna un po’)… 

Consiglio a tutti, a qualsiasi età, di trovare un momento per provare l’emozione di ballare, chi non prova non sa cosa perde. Sono certa che se tutti ballassero non ci sarebbero le guerre. La danza dà pace, tranquillità, ti fa focalizzare sull’essenziale.

Cerchiamo gli autori del futuro

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Si svolgerà a Torino dall’11 al 13 aprile la 23° edizine Festival Internazionale dell’Animazione Cross-Mediale e della Tv dei Ragazzi “Cartoons on the Bay“. Roberto Genovesi, per il decimo anno alla guida dell’evento, racconta al RadiocorriereTv l’emozione di questo traguardo e illustra il programma di questa edizione .

Roberto Genovesi è il direttore artistico di “Cartoons on the Bay”, il Festival Internazionale dell’Animazione Cross-Mediale e della Tv dei Ragazzi, organizzato da Rai Com, che si svolgerà a Torino dall’11 al 13 aprile. Giunto alla 23° edizione, quest’anno sarà davvero un appuntamento imperdibile, con grandi anteprime, un ricco programma e, come sempre, con un Paese ospite: gli Stati Uniti.  

Perché questa scelta, direttore? 

Gli Stati Uniti sono uno dei punti di riferimento per l’animazione internazionale da sempre. È la terra che ha dato i natali a Topolino, che è un’icona pop a livello mondiale e che proprio nel 2019 compie 90 anni. A lui dedichiamo una grande mostra, attraverso i domenicali, i quotidiani di inizio del secolo scorso e alcune tavole della rivista italiana “Topolino” di cui quest’anno ricorre il 70° compleanno.  

Anche lei quest’anno spegne le 10 candeline alla guida di “Cartoons on the Bay“. È partito da Rapallo, giusto? 

Sì, anche per me è un grande traguardo. A livello di ricordi, considero questa esperienza davvero meravigliosa. Mi ha dato modo di conoscere anche personalmente i più grandi nomi del cartone animato a livello mondiale. 

L’appuntamento anche per questa edizione è a Torino… 

Sì, siamo nel capoluogo piemontese ormai da tre anni e la manifestazione cresce sempre di più sia a livello di pubblico, sia a livello di programma. Quest’anno poi concluderemo il triennio torinese domenica 14 con un grandissimo evento dedicato allo sport e ai cartoni animati 

Quante sono le opere in concorso? 

Quasi 400 e i Paesi rappresentati una cinquantina. Questi numeri dimostrano il grande interesse che le produzioni internazionali hanno per “Cartoons on the Bay”. Il Pulcinella Award è un premio ambito e quindi molte sono le opere in concorso in tutte le categorie, dai cortometraggi ai piloti, dalle serie tv ai videogiochi, dal cross-mediale alle commistioni con gli altri media.  

Chi saranno gli ospiti più importanti presenti al Festival? 

Per quanto riguarda il Paese ospite, gli Stati Uniti, avremo i rappresentanti di due mondi diversi: il mondo Disney con Jeff Wamester che è il regista de “Il Guardiano delle Galassie”, la serie tv dei Marbles Studios, e Bill Plympton, che è il più importante regista d’animazione indipendente americano. Poi ci sarà molta Francia perché avremo Michel Ocelot e Benoit Sokal. Il primo, che riceverà il Pulcinella alla Carriera, è l’autore di “Kiriku e la strega Karaba”, uno dei classici dell’animazione di tutti i tempi, e quest’anno presenta in anteprima e in lingua italiana “Dilili a Parigi”. Sokal è invece l’ideatore della trilogia di Syberia. Un artista eclettico, vincitore del Pulcinella Career Award per i videogiochi.  

Molti ospiti, ma ricordiamo che il Festival è aperto anche al pubblico… 

Certo, aperto e tutto rigorosamente gratuito nel segno del servizio pubblico radiotelevisivo. Ci saranno diverse offerte. Le mattinate di giovedì e venerdì saranno dedicate alla scuole elementari e medie con la presentazione delle nuove serie, le anteprime, la presenza degli autori che spiegheranno ai bambini come si fa un cartone animato, come si produce, come si disegna. Nel pomeriggio, poi, verranno presentate al pubblico una serie di anteprime al Cinema Ambrosio. Ci saranno anche una retrospettiva dedicata ai supereroi della Marvel e una dedicata a Topolino, con cortometraggi in bianco e nero, a colori e anche di ultima generazione. La Disney infatti ci ha messo a disposizione i suoi ultimi cortometraggi che andranno in onda su Disney Channel prossimamente. Per finire, l’evento domenicale di cui dicevo prima, con una serie di discipline sportive all’insegna dei grandi eroi del cartone animato. 

Quanto sono importanti nella sua vita il fumetto, il cartone animato? 

Il fumetto, il cartone animato, il video gioco sono facce di un unico dado e ormai da tantissimo tempo “Cartoons on the Bay” racconta che si tratta di mondi che dialogano continuamente e quotidianamente. Sono linguaggi e contenuti convergenti, che spesso fanno parte di un unico progetto che viene chiamato per questo cross-mediale. Non a caso, il nostro è stato il primo Festival dell’animazione ad avere anche nel suo titolo la definizione “cross-mediale”. 

Quando si pensa alla cross-medialità vengono in mente i videogiochi. Anche in questo settore c’è un’evoluzione quasi quotidiana. Dove arriveremo? 

Siamo partiti dalle barrette con il campo da tennis e siamo arrivati alla realtà virtuale, ai caschi immersivi nei mondi tridimensionali. Credo si andrà ancora più avanti, ma dovrà essere fatto con grande equilibrio. La realtà aumentata, l’immersione totale nel mondo artificiale non potrà mai essere alternativa al mondo reale, ma qualcosa che sia compensativo e rappresenti un momento di evasione. Per questo noi chiamiamo la sezione videogiochi “animazione interattiva” perché a noi interessa gettare lo sguardo su come l’universo dei videogiochi possa rappresentare per i professionisti del cartone animato un’opportunità professionale. Lo stesso discorso, per altro, vale anche per gli effetti speciali dei film.  

A tale proposito, qualche settimana fa c’è stata la Notte degli Oscar e per l’Italia è stata premiata una professionista già premiata nel passato a “Cartoons on the Bay“… 

È stata la serata durante la quale i media si sono accorti che abbiamo dei grandi artisti, anche molto giovani, che a livello internazionale sono già considerati importantissimi e che forse dovremmo cominciare a prendere un po’ più in considerazione anche in Italia. Sara Pichelli è nello staff che ha realizzato l’universo che costituisce il background del film di Spiderman che ha vinto l’Oscar. È tra i creatori del personaggio di Morales, l’uomo ragno ispanico e alternativo dell’ultimo film e della serie corrispondente. Quando Sara Pichelli entra alla Marvel è considerata alla stregua dei più grandi disegnatori americani. Noi l’abbiamo avuta a “Cartoons on the Bay” molto prima che gli altri scoprissero il suo talento ed è giusto che sia così perché la missione del nostro Festival è quella di fare scouting. Abbiamo il compito di studiare per l’azienda Rai quali saranno i nuovi scenari nell’animazione, nei linguaggi multimediali e cross-mediali, quali saranno i nuovi grandi autori del futuro per poter anticipare i tempi e costruire palinsesti, prodotti e contenuti in linea con l’evoluzione degli interessi di chi produce, ma soprattutto di quelli di chi è spettatore.

Che Dio ci aiuti 5

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Il mondo di Che Dio ci aiuti è un microcosmo dove le vicende dei protagonisti si intrecciano con quelle di una cittadina di provincia, ricca di storie e di segreti. La forza della serie è la capacità di raccontare temi di grande rilevanza sociale con un tono mai giudicante. Si va in profondità, ma con leggerezza e ironia. Anche quest’anno i casi presenti nella serie toccano tematiche delicate e attuali che riguardano sia il mondo degli adulti sia quello degli adolescenti: la violenza sulle donne, le problematicità legate alle fake news su internet, la diffamazione sui social, le sfide Blue Whale, la dipendenza da alcolismo nei giovanissimi e molto altro. Ritroveremo Suor Angela (Elena Sofia Ricci), suora sui generis, scorretta, bizzarra e fallibile, che prima di tutto è una donna piena di difetti, ma anche una mamma insostituibile per le ragazze del Convento. Così anche quest’anno Suor Angela, insieme all’insostituibile Suor Costanza, non si stancherà di portare avanti la sua missione: confortare, consigliare e guardare con amore tutti coloro che incontrerà sulla sua strada, chi per chiedere aiuto, chi per scappare, chi solo per ricevere quelle attenzioni mai avute prima. Tutti, nonostante le tante difficoltà che si presenteranno nelle loro vite, saranno da lei accompagnati per mano nella scelta più difficile, ma in fondo l’unica possibile: compiere il bene.

 

Tante le novità al convento degli Angeli Custodi: un neonato che metterà in crisi non solo le abitudini dei nostri personaggi, ma anche le loro scelte; Azzurra che ritorna portando dentro di sé un dolore che le ha stravolto la vita; un incidente che costringe Valentina ad accettare un cambiamento radicale nella sua vita; una nuova novizia e due gemelline che porteranno tanta allegria insieme a tanto scompiglio. In questa quinta stagione, i nostri personaggi saranno messi definitivamente sotto scacco. Perderanno ogni cosa… e arriveranno nel punto più profondo del loro cuore. Tematiche come il male, il dolore, le sconfitte esistono, nella vita come nella narrazione. I nostri personaggi capiranno che a volte bisogna perdere tutto per ritrovare se stessi. Ma sarà Suor Angela che in questa stagione dovrà affrontare il nemico più grande: la perdita dell’Amore che l’ha sempre guidata. Anche lei, sempre pronta ad accogliere e sostenere chi ha accanto, passerà attraverso la rabbia, la fuga. Per poi tornare a casa.

 

Dove eravamo rimasti… Alla fine della quarta stagione abbiamo lasciato Azzurra sposata con Guido, dopo essersi ricongiunta a sua figlia Emma, e Monica tra le braccia del marito, che sembrava disperso in mare. Valentina ha lasciato Gabriele per partire con uno dei suoi tanti amanti. E chi è rimasto in convento? Due cuori spezzati, quelli di Nico e Gabriele. La Nuova Stagione Al convento degli Angeli Custodi c’è grande fermento per l’arrivo di una novizia. Basta accogliere ragazze problematiche. Da adesso in poi solo preghiere e raccoglimento o almeno questo è quello che spera Suor Costanza. Ed eccola la postulante, Ginevra, appena arrivata in città. Si guarda intorno incuriosita fino a che non si avvicina ad uno sconosciuto e lo bacia! Quello sconosciuto che pensava di non rivedere mai più però è una nostra vecchia conoscenza: i due si ritroveranno nel chiostro a confidarsi l’un l’altra, in un divertente rapporto di amicizia e forse qualcosa di più. Ginevra, la nostra nuova co-protagonista, sembra venire da un altro mondo, forse perché troppo impaurita per affrontare quello vero. Desidera prendere i voti più di ogni cosa, ma dovrà comprendere cosa significa essere una suora e quale è la sua vera vocazione. Grazie a Suor Angela capirà qual è il vero amore che l’aspetta… Intanto Azzurra torna in convento e annuncia di essere diventata la nuova proprietaria: il padre le ha lasciato quelle mura e per questo ha dato il via ai lavori temporanei di ristrutturazione, in attesa di capire cosa fare di quel posto. È tornata la vecchia Azzurra, shopping, alcol e distrazioni. Distrazioni dal dolore che porta dentro. Azzurra dovrà fare i conti anche con un bellissimo amore adolescenziale e con un grande segreto che l’ha accompagnata per tutta la vita, Emma. Nico invece l’amore lo rifiuta. Ci ha provato con Monica e ora vuole solo divertirsi. Ma sarà costretto a confrontarsi con Ginevra che è il suo opposto e lo spingerà a cercare la parte migliore di sé. A spingerlo oltre i suoi limiti sarà anche Suor Angela che lo aiuterà ad affrontare una paternità inaspettata. Conosceremo Maria, nipote di Suor Costanza, una ragazza indipendente, diversa dalle altre senza nessuna relazione stabile alle spalle. Ha paura di non saper amare ma, grazie all’aiuto di Suor Angela e di Suor Costanza scoprirà cosa significa conoscere il vero amore e custodirlo.

 

Valentina, che era scappata dal convento e ora torna tra la vita e la morte, dovrà fare i conti con una condizione difficile senza accettare l’aiuto di nessuno, soprattutto di Gabriele, che se la vede arrivare in ospedale: dovrà superare il senso di colpa per averla lasciata andare e l’angoscia di non sapere se riuscirà a salvarla. Valentina avrà anche il sostegno della simpatica e vitale Eugenia, una bambina affetta da tumore grazie alla quale scoprirà che, nonostante il cambiamento e la malattia facciano molta paura, la vita va vissuta sempre con intensità, perché anche nelle prove più grandi si può sempre scoprire qualcosa di bello e inaspettato. Mentre sembra non aspettare più nulla di bello per sé Pietro Santoro, un medico che ha dedicato tutto se stesso ai suoi pazienti, forse per nascondere una grave mancanza che lo ha segnato per sempre. Sarà l’amicizia con Suor Angela a costringerlo a mettersi in discussione. In lei Pietro troverà un’amica vera alla quale raccontare il suo passato. Ci sarà anche un momento in cui si ribalteranno i ruoli e sarà la nostra Suor Angela, in crisi, a cercare delle risposte proprio da lui. E infine ci sono Daniela e Silvia, due gemelline che sembrano essere state abbandonate. Saranno costrette a stare senza la loro mamma per un po’, rendendo la vita del convento piuttosto movimentata fino all’arrivo di Teodora, che dovrà imparare a mettere da parte il suo egoismo per occuparsi delle figlie. Come si impara ad essere una buona madre? Tante missioni per Suor Angela, tanti figli da aiutare. E lei? Chi può aiutarla? Per Suor Angela questa stagione sarà quella della crisi. Il dolore di Azzurra, gli scontri con Ginevra, il terribile incidente di Valentina e il rifiuto di Nico per la paternità, metteranno Suor Angela in difficoltà. Perché lei, come al solito, tenterà di aiutare tutti, fino a trascurare il suo Amore più grande. E se ad un certo punto non sentisse più fiducia in quell’Amore? Se le ingiustizie intorno a lei diventassero troppe? Così quando il dolore intorno a sé le sembrerà insostenibile, invece che domandare e affidarsi a Dio, deciderà di cambiare attivamente il corso delle cose… Ma dopo essersi persa, tornerà a casa?

 

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