Alice torna con un nuovo album in cui interpreta sedici canzoni di Franco Battiato. Il progetto nasce dalla storica collaborazione artistica tra i due autori iniziata nel 1980 e praticamente mai interrotta
Alice è tornata con un nuovo album: “Eri con me”, disponibile
in versione CD e doppio vinile. Contiene sedici canzoni di Franco Battiato, ed
è stato registrato in studio con Carlo Guaitoli (pianoforte, direzione) e I
Solisti Filarmonici Italiani. Alle
origini del progetto, la storica collaborazione artistica iniziata nel 1980.
Quell’anno Battiato aveva lanciato “La voce del Padrone” ed intrapreso il
sodalizio indimenticabile con Alice per la quale scrisse hit come “Per Elisa” e
“Il vento caldo dell’estate”, duettando con lei in “I treni di Tozeur” che
arrivò in gara all’Eurovisione Song Contest del 1984. Rimasero impressi i due
look storici: lui senza cravatta e con gli occhiali, lei guanti di pizzo,
cappotto doppiopetto. L’alchimia era visibile a tutti e per entrambi iniziò un
periodo magico. “Eri con me”, il nuovo album di Alice, nasce proprio da questo
grande percorso artistico. Nel 1985, per la prima volta, Alice ha interpretato
canzoni di Battiato non scritte per lei, poi per molti anni e in molti progetti
discografici ha ripreso il suo abituale ruolo di cantautrice fino al 2003, anno
in cui viene pubblicato “Viaggio in Italia”, un album di sole cover
dedicato a grandi autori italiani; qui le canzoni di Battiato presenti erano
due, ma nei concerti che seguirono aumentarono sempre più, per il rinnovato
piacere di Alice nell’interpretare le sue composizioni. In seguito, ci sano
altre collaborazioni tra Alice e Franco Battiato, come per l’album
“Samsara” con “Eri con me” del 2012 e per l’album
“Weekend” con “Veleni” del 2014. Nel 2016 arriva anche
l’occasione del lunghissimo straordinario tour insieme “Battiato e Alice
“. Nel 2020 inizia il tour “Alice Canta Battiato”, tutt’ora in
corso, insieme a Carlo Guaitoli, pianista e direttore d’orchestra, già speciale
collaboratore di Battiato stesso per oltre vent’anni. Al tour hanno partecipato
molti ensemble, in particolare i Solisti Filarmonici Italiani, che sono stati
coinvolti anche nella registrazione in studio dell’album. Nella prefazione del
disco, Francesco Messina scrive: «Le canzoni inserite nell’album in buona parte
risultano quelle ascoltate nei concerti, ma non del tutto. Infatti, se alcune
di queste appartenevano già al repertorio discografico di Alice (ad esempio “I
treni di Tozeur”, “Prospettiva Nevski” e la stessa “Eri con me”), molte altre
sono per lei decisamente inedite. Tra queste una nuova versione di “Da Oriente
a Occidente”, “L’addio”, di cui Franco è coautore con Mino Di Martino e
Ippolita Avalli, e “Torneremo ancora”, l’ultima canzone da lui scritta e
registrata; un brano al quale teneva veramente molto». Alice, con la sua
personalità vocale unica e un percorso artistico sempre in evoluzione, grazie a
questo atteso disco, si fa ancora una volta strumento della musica di Franco
Battiato e di ciò che ha trasmesso, attraverso queste sedici canzoni a cui
sente di aderire pienamente. Quest’anno Alice ha ricevuto il Premio Tenco 2022
alla Carriera.
Reduce dal successo di “Tale e Quale Show”, Cristiano Malgioglio è pronto a debuttare nel programma che lo vedrà vestire i panni di sorprendente padrone di casa. L’appuntamento è per mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2
foto di Alessandro Bachiorri
È sufficiente suonare il campanello, varcare la soglia di casa, avere voglia di raccontarsi e di condividere, consapevoli del fatto che quando c’è amicizia, “Mi casa es tu casa”. Mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2 parte il programma che segna il debutto alla conduzione di Cristiano Malgioglio, già acclamato protagonista della giuria di “Tale e Quale Show”. In una dimensione domestica e informale, il programma permetterà di conoscere grandi personaggi dello spettacolo in modo unico, intimo e profondo. Il tutto arricchito da filmati d’archivio e da tante sorprese che caratterizzeranno e animeranno l’incontro tra Cristiano e gli ospiti di puntata. Tanti grandi nomi per cinque imperdibili appuntamenti in cui a farla da padrone saranno la sincerità, il sorriso e l’ironia. Un’atmosfera divertente, emozionante e irresistibilmente “almodovariana”.
Protagonista di imprese sportive mai dimenticate e oggi a “Il Circolo dei Mondiali” su Rai 1. Simeoni, anche in libreria con “Una vita in alto”, si racconta al RadiocorriereTv : «Non sono esperta di calcio, ma il bel gioco mi diverte». E ci confida di simpatizzare per il Senegal: «Ci andai ad allenarmi e ho dei bei ricordi di quel Paese»
Sara, come sta andando al Circolo?
Noi stiamo seguendo i Mondiali e ci stiamo
divertendo (sorride). Non sono mai stata un’esperta di calcio, ma sono
felice che mi abbiano voluto ugualmente in trasmissione, anche perché “Il
Circolo dei Mondiali” non vuole fornire un’analisi tecnica, e poi per farlo ci sono
gli ospiti, gli addetti ai lavori, che ci vengono a trovare ogni sera.
Come trova questo Mondiale?
Lasciando da parte tutto il contorno, per
quanto riguarda la competizione vera e propria ci siamo accorti fin dall’inizio
che era tutto un po’ diverso e nuovo rispetto al passato e che c’erano diverse
squadre alle quali anche le nazionali più forti dovevano prestare attenzione. È
un po’ quello che succedeva quando gareggiavo in atletica, avevo capito che
quando c’era una qualificazione non dovevo solo stare attenta a superare la
misura, ma dovevo guardarmi le spalle anche dalle atlete che, pur non essendo le
migliori, erano determinate a conquistare quella che per loro era la gara della
vita, per la quale erano in grado di fare la loro migliore prestazione. E qui è
stato un po’ così. Abbiamo visto buone prestazioni di formazioni che non
consideravamo in grado di comportarsi bene, e che invece hanno fatto partite
eccezionali. A parte il Qatar per il quale ci si aspettava qualcosa di più. Di
solito il Paese che organizza una manifestazione si prepara in modo da ben
figurare. Invece, nonostante abbiano mezzi incredibili, non sono riusciti. Vuol
dire che i soldi non riescono a comprare tutto.
Cosa la colpisce, gol a parte, di una partita
di pallone?
Premesso che non seguo il calcio se non per la
Nazionale, nelle partite viste sin qui mi è piaciuto il modo di molte squadre
di scendere in campo, divertente per come si sono confrontate. Parlo della
velocità d’azione, della bravura dei calciatori.
Guardando gli spalti cosa la incuriosisce?
In Italia siamo abituati a un clima diverso, a
vedere striscioni, a sentire cori. E poi mi sono chiesta come facessero le
squadre ad avere così tanti sostenitori al seguito. Scherzando abbiamo anche pensato
che fossero sempre gli stessi spettatori che da una partita all’altra
cambiavano la maglia (sorride), e che gli stadi fossero riempiti sempre con
le stesse persone. Il nostro tifo è un po’ più vivace, anche se non sempre la
vivacità è una cosa divertente. A volte sfocia in qualcosa che va oltre, e
questo negli anni ha allontanato il pubblico delle famiglie dagli stadi.
Le piace il calcio al femminile?
Ho seguito le partite dell’Italia e una cosa
che mi aveva un po’ inorgoglito era vedere come queste ragazze, anche se
subivano un fallo e cadevano, si rialzavano subito senza tante storie, quando
invece i ragazzi fanno più scena. Insomma, gli uomini sono un po’ più attori.
Sicuramente si abitueranno anche le ragazze a fare così.
Ha mai giocato?
No e le assicuro che è meglio così. Quando si
giocava tra amici a casa mi prendevano sempre in giro per le mie stoppate.
Una caratteristica per ognuno dei suoi
compagni di viaggio. Partiamo da Alessandra De Stefano…
Alessandra è una macchina, una rompighiaccio
per la sua attenzione a tutto. Ha le idee ben chiare, è il condottiero.
Jury…
L’esperto con la e maiuscola. È informato su
tutto, si prepara, non dà niente per scontato.
E
Diego?
L’uomo
dei numeri, molto simpatico (sorride).
C’è una nazionale per la quale simpatizza?
In trasmissione ho detto di tifare per il
Senegal, Paese in cui andai ad allenarmi. L’Africa ha un suo fascino, mi
sarebbe piaciuto poter fare un viaggio e vivere da vicino quella realtà. Nel
vedere il riscaldamento dei loro giocatori ho provato grande simpatia.
Recentemente ha pubblicato “Una vita in alto”
(Rai Libri), come nasce questo lavoro?
Era da un po’ che avevo questi appunti, questo
mio diario. Avevo sempre rinunciato all’idea di scrivere un libro pensando che
non fosse il caso. Poi mi è capitato di incontrare il giornalista della Rai Marco
Franzelli che mi ha convinto a farlo insieme. Gli ho mandato tutti gli appunti
e lui ha fatto sì che il libro non fosse solo il racconto delle mie gare, ma
che descrivesse anche il momento storico-sociale in cui gareggiavo. E così Marco,
profondo conoscitore dello sport e non solo, ha fatto il resto. Quando mi
capitava di incontrare gli studenti nelle scuole mi accorgevo che volevano
sapere anche che cosa fosse successo di importante in un particolare momento e
come l’avessimo vissuto.
Il sogno di una ragazzina, poi il successo. E
la sua vita cambia…
Lo sport mi ha aiutato a combattere la
timidezza e a sentirmi più sicura. Quando diventi famosa per qualcosa non puoi
sottrarti all’incontro con la gente che vuole parlare con te, e così
all’improvviso devi scrollarti di dosso le tue paure. Sono veneta e la gente
della mia terra non è mai troppo espansiva con chi non conosce perché il veneto
ti deve studiare (sorride). Ad aiutarmi sono stati anche i dieci anni
trascorsi a Formia, città che scelsi per gli impianti sportivi (la città è
sede del Centro di Preparazione Olimpica) e per il clima mite che mi
consentiva di allenarmi all’aperto per gran parte dell’anno. Il carattere
solare delle persone di quelle zone mi ha contagiata immediatamente.
C’è un momento della sua carriera che porta
nel cuore più degli altri?
Ho vissuto tutte le esperienze con lo stesso
entusiasmo, sempre intensamente. Poi è chiaro che quando arrivi alle Olimpiadi
e riesci a centrare l’obiettivo, quello dei sogni, ti senti al massimo.
E con il record del mondo come è andata?
La prima volta non avevo neanche ben capito
che cosa significasse, ho realizzato venti giorni dopo in occasione dei campionati
europei , dove ho trovato tutte le mie avversarie agguerrite perché avevo fatto
quel record. Lì ho il ricordo di una gara molto bella perché l’avversaria, la Ackermann,
detentrice del record del mondo prima di me, me l’ha tirata lunga fino alla
fine. È stata una sfida intensa. Olimpiadi e record sono momenti diversi e
altrettanto importanti. Ma la gioia non è mancata in molti altri momenti.
Cosa consiglia a un giovane che vuole riuscire
nello sport?
Sicuramente di avere pazienza, di non credere
nel tutto e subito. Tanti giovani desistono alla prima difficoltà, alla prima
sconfitta. Bisogna invece impegnarsi e riprovare. Da ragazza ho perso delle
occasioni per timidezza, non mi buttavo nella mischia. Ed è la cosa più
stupida, bisogna provarci. È anche
necessario trovare il divertimento in ciò che fai. La voglia ti fa anche
migliorare, non va mai bene sentirsi sconfitti in partenza.
Quattro brillanti commedie che raccontano il sentimento dei sentimenti nelle sue svariate sfaccettature: quello giovanile in “Diversi come due gocce d’acqua”, quello di una coppia a un passo dal matrimonio in “Se mi lasci ti sposo”, quello delle seconde occasioni ne “La fortuna di Laura” e quello tra nemiche amiche in “Una scomoda eredità”. Dall’8 dicembre in prima serata su Rai 1
La collana “Purché finisca bene”
torna nel periodo delle festività natalizie con quattro nuove commedie per
indagare con i toni leggeri la profondità dei sentimenti e i piccoli e grandi
problemi della contemporaneità.
Giovedì 8 dicembre
“Diversi come due gocce d’acqua” di
Luca Lucini con Alessio Lapice, Chiara Celotto, Thomas Trabacchi, Susy Del
Giudice, Monica Nappo e Giovanni Esposito.
Alessio Lapice è Gaetano, giovane
rampollo di nobile famiglia partenopea, in procinto di partire per Francoforte
dove lo attende un prestigioso lavoro deciso da suo padre Giorgio (Thomas
Trabacchi). Ma quasi ad assecondare un desiderio inconscio, un incidente
compromette la partenza del ragazzo: investe la bella Sharon (Chiara Celotto),
di estrazione assai più umile ma di carattere deciso, e si trova così costretto
a soddisfare le sue richieste per non far scoprire a suo padre che guaio ha
combinato.
Giovedì 15 dicembre
“Se mi lasci ti sposo” di Matteo
Oleotto con Sara Lazzaro, Alessio Vassallo, Paolo Calabresi, Paolo Bernardini e
Marina Massironi.
Racconta la storia di Giulia (Sara
Lazzaro) e Marco (Alessio Vassallo), una coppia in crisi come tante, che
continua a stare insieme per inerzia. Anche perché separarsi costa caro e non
solo per il prezzo emotivo: due case, spese multiple, il doppio delle bollette.
Insomma, bisogna poterselo permettere e Giulia e Marco, trentenni precari e
affaticati, sono anche in crisi economica. Ma ecco che Giulia ha un’idea: se
non hanno soldi per separarsi, potrebbero sposarsi per finta e approfittare
così dei regali dei generosi parenti. Sì, ma come?
Giovedì 22 dicembre
“La fortuna di Laura” di Alessandro
Angelini con Lucrezia Lante Della Rovere, Andrea Pennacchi, Emanuela Grimalda e
Ilaria Rossi.
Lucrezia
Lante Della Rovere è Laura Trabacchi, un’arredatrice di successo che ha
cresciuto da sola la figlia Emma (Ilaria Rossi) viziandola e mandandola a
studiare all’estero. Quando la sua relazione con il marito della sua cliente
più importante viene scoperta, in un istante Laura perde la casa, la
reputazione e il lavoro. Ad aiutarla è la sua ex domestica Agnese Santini
(Emanuela Grimalda) che la ospita a casa sua dove già vive il fratello Fabrizio
(Andrea Pennacchi) dopo la separazione.
Giovedì 29 dicembre
“Una scomoda eredità” di Fabrizio
Costa con Euridice Axen, Chiara Francini, Cristiano Caccamo, Mariangela
D’Abbraccio, Roberto Alpi e con la partecipazione di Cesare Bocci.
Due amanti sessantenni,
Mariella e Domenico, sono sul punto di raccontare alle rispettive figlie, Diana
(Euridice Axen) e Gaia (Chiara Francini), tutta la verità sul loro amore ma,
prima di riuscire a farlo, muoiono in un incidente automobilistico nei pressi
della loro bella villa sull’Isola di San Pietro. Le due donne, che non si sono
mai viste prima, sono quindi costrette loro malgrado a recarsi sull’isola per
occuparsi della casa che i due genitori hanno loro lasciato in eredità.
Grazie all’impegno della Rai, anche quest’anno l’inaugurazione della stagione del teatro milanese sarà fruibile da milioni di appassionati. Il 7 dicembre a partire dalle 17.45 su Rai 1, Rai 1 HD canale 501, RaiPlay e Radio 3 in esclusiva “Boris Godunov”, il capolavoro di Modest Musorgskij, con il direttore musicale Riccardo Chailly, il regista Kasper Holten e un cast di cantanti straordinari capitanato da Ildar Abdrazakov
foto Teatro alla Scala – Brescia Amisano
La Scala di Milano quest’anno inaugura la sua
stagione con “Boris Godunov”, il capolavoro di Modest Musorgskij proposto nella
sua prima versione in sette scene, presentata ai Teatri imperiali di San
Pietroburgo nel 1869. L’evento culturale più importante dell’anno vedrà
protagonisti il direttore musicale Riccardo Chailly, il regista Kasper Holten e
un cast di cantanti straordinari capitanato da Ildar Abdrazakov.
“Boris Godunov” sarà proposto da Rai Cultura in
diretta in esclusiva su Rai 1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45. Lo
spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in
diretta anche su Radio 3, su Rai 1 HD canale 501 e su RaiPlay, dove potrà essere
visto per 15 giorni dopo la prima. Oltre tre ore di trasmissione, completa di
sottotitoli, per portare il capolavoro di Musorgskij nelle case degli italiani,
perché la grande musica è di tutti, come hanno dimostrato gli oltre 2 milioni
di telespettatori del “Macbeth” del 7 dicembre 2021. Oltre a trasmettere l’opera, con grande attenzione per
la ripresa audio e video curata dal Centro di Produzione TV di Milano, come di
consueto la Rai racconterà anche ciò che accade attorno allo spettacolo più
atteso della Stagione. Su Rai 1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti
di Serena Scorzoni dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando,
prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti.
Per Radio 3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini. Saranno
coinvolte anche le diverse testate giornalistiche della Rai con dirette,
servizi e approfondimenti, con ospiti in studio e dal foyer della Scala.
Come per il “Macbeth” del 2021, anche quest’anno
la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta,
grazie alla quale anche le persone cieche e ipovedenti potranno avvalersi di
tutte quelle informazioni visive non trasmesse verbalmente – costumi, aspetto e
mimica dei personaggi, azioni non parlate, location, scenografia e luci –, tale
accessibilità sarà estesa anche a tutto ciò che accadrà intorno allo spettacolo
e verrà trasmesso in TV prima dell’inizio e durante l’intervallo. Il servizio è
realizzato da Rai Pubblica Utilità – Accessibilità. L’audiodescrizione,
attivabile dal televisore sul canale audio dedicato – e fruibile anche in
streaming su RaiPlay – fa parte del percorso di inclusione intrapreso con
impegno e determinazione dalla Rai, con l’obiettivo di rendere sempre più
concreta e ampia l’offerta di vero servizio pubblico.
Per garantire questo importante evento,
l’impegno della Rai è davvero ingente: undici telecamere in alta definizione,
45 microfoni nella buca d’orchestra e in palcoscenico, 15 radiomicrofoni
dedicati ai solisti. Un gruppo di lavoro di 50 persone tra cameraman,
microfonisti, tecnici audio e video. Una preparazione che vede lo staff di
regia seguire fin dalle prime prove la messa in scena dello spettacolo, e un
numero crescente di addetti lavorare nelle due settimane precedenti il debutto.
E delle riprese in Alta Definizione della Rai si avvarranno anche circa 40 sedi
coinvolte nell’iniziativa sociale “Prima Diffusa” del Comune di Milano e il
maxischermo collocato al centro dell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele
II, che offre la Prima ai cittadini.
Sono inoltre numerosi i broadcaster di tutti i
continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi
sottoscritti con RaiCom: da Arte per Francia, Belgio, Germania, alla Svizzera
Rsi, dalla giapponese Nhk alla portoghese Rtp e alla ceca Česká Televize.
L’opera sarà trasmessa in live streaming mondiale anche dalla piattaforma
Medici Tv e sarà proiettata in sessanta sale cinematografiche di Spagna,
America Latina e Australia.
Da “L’amica geniale” al film di Susanna Nicchiarelli: altra importante prova d’attrice per la giovane interprete. Dal 7 dicembre nei cinema la pellicola presentata in anteprima al Festival di Venezia
Come è stato il suo incontro con
Chiara?
Abbastanza inaspettato. Stavo ancora
girando “L’amica geniale” quando ho ricevuto la telefonata di Susanna
Nicchiarelli che mi ha parlato del suo progetto e mi ha detto di ritenermi
perfetta per interpretare il ruolo di Chiara. Mi sono messa immediatamente a
leggere la sceneggiatura e mi è piaciuta molto. L’idea di impersonare un
personaggio storico è certamente una grande responsabilità, e al tempo stesso è
una cosa stupenda, e così mi sono messa in gioco.
Siamo nel Duecento, Chiara cerca di
attribuire alla donna un ruolo nuovo… cosa ha scoperto di questa sfida?
Non conoscevo la storia di Chiara.
Dopo avere letto la sceneggiatura ho visto il film “Francesco” di Liliana
Cavani ed è stato di ispirazione. In quella pellicola Chiara era interpretata
da Helena Bonham Carter ed era simile al personaggio che volevamo mettere in
scena noi: un po’ più “sporca”, un po’ più rozza, con i capelli corti, non con
la classica immagine da santa. Ho poi ascoltato un’intervista di Liliana Cavani
a un gruppo di clarisse e ho scoperto molte cose che non conoscevo. Mi sono
appassionata molto.
Quanta modernità ha trovato nel suo
personaggio?
Susanna mi ha detto sin da subito che
la mia Chiara sarebbe assomigliata a una giovane degli anni Settanta.
Vestendone i panni ho solo cercato di essere me stessa.
Chiara è ispirata dalla religione ma
è anche una ragazza che vive di fantasia, che è visionaria. Quanto si ritrova
in questa figura?
La storia si ripete sempre. Credo che
in giro per il mondo sia possibile trovare tantissime Santa Chiara. Io per
prima sono circondata da amici visionari, sempre desiderosi di confrontarsi con
il prossimo. Quella compiuta da Chiara è una scelta anche politica, coraggiosa.
Lei è curiosa nei confronti del mondo, delle altre persone. Va nei lebbrosari a
curare i malati, tende la mano a chi ha bisogno.
Cosa
le ha chiesto la regista nella costruzione del personaggio?
Susanna
voleva una Chiara determinata, forte, magnetica, che riuscisse a confrontarsi
con tutti.
Ha
fatto visita ai luoghi di Chiara?
In
realtà no, ma c’è un episodio, accadutomi qualche tempo fa, che mi piace
raccontare. A Napoli vivo a due passi dal Monastero di Santa Chiara e mi capita
spesso di sedermi all’interno del chiostro. Un giorno, mentre ero lì, mi si
sono avvicinate alcune clarisse dicendomi di essere fan de “L’amica geniale” e
abbiamo cominciato a parlare, è stato davvero interessante. Non sono religiosa ma vado spesso in
chiesa alla ricerca del silenzio, della tranquillità. Quando sono agitata o triste è facile
trovarmi in chiesa (sorride).
Tre stagioni de “L’amica geniale”, il
successo, la popolarità. Come ha vissuto questo nuovo inizio con “Chiara”?
Bene, pensavo sarebbe stato più
difficile passare da un personaggio all’altro. Poi l’esperienza tra i due
progetti è stata simile, anche in questo caso è stato un lavoro di qualità.
Cosa le ha lasciato la sua Lenù?
All’inizio non mi piaceva, poi mi ci
sono affezionata tantissimo. Sembrava più interessante Lila, aveva più dialogo,
era più dinamica. Il regista Saverio Costanzo mi parlava sempre di Lenù, per farmene innamorare, e in
tre anni così è stato. Mi venne detto di non giudicare il mio personaggio e questo
feci, cosa che mi ha aiutato a entrare più facilmente in connessione con lei.
Si
sta girando il prossimo capitolo de “L’amica geniale”, questa volta senza di lei
e Gaia Girace. Vedrà la serie come spettatrice?
Quando
il cast sarà a Napoli andrò a curiosare sul set e poi la vedrò certamente in
Tv. Anche perché voglio scoprire come va a finire, per il momento, nel corso di
tutti questi anni, sono riuscita a non farmi spoilerare il finale (sorride).
Questo film è un’occasione per riflettere sull’amore…
Ho scoperto che Chiara e Francesco
non erano fidanzati, perché all’inizio pensavo di sì (sorride). Il loro
è un amore fraterno, bellissimo.
Guarda al futuro e cosa vede?
Spero di essere felice e di
continuare a fare questo lavoro per un po’…
Cosa prova di fronte all’apprezzamento del pubblico e della
critica?
Mi fa molto piacere, nonostante a volte mi senta un po’ in
imbarazzo.
Il suo “Stasera tutto è possibile” ha appassionato e divertito ancora una volta la grande platea Tv. Lo showman napoletano è ora protagonista su Rai 2 con “Bar Stella”, il martedì, il mercoledì e il giovedì in seconda serata : «Far rivivere quel luogo è riportare a galla tutte le mie emozioni»
Dalla prima partecipazione ad “Amici”
nel 2009 come ballerino alla conduzione delle prime serate sulla Rai, Stefano
De Martino di strada ne ha fatta tanta. Sul palco nelle vesti di padrone di
casa ha dimostrato di saperci fare, e così ecco arrivare i successi di “Made in
Sud”, condotto anche in piena pandemia, dell’esilarante “STEP”, del musicale
“Tim Summer Hits”. A Stefano l’applauso trasversale di un pubblico che ne
apprezza classe e genuinità e che dalla scorsa settimana ha ripreso a
frequentare il “Bar Stella”, luogo caro al conduttore e ormai familiare ai
telespettatori. «Se lo scorso anno abbiamo raccontato
la storia del bar di Torre Annunziata che fu del mio bisnonno, di mio nonno e
di mio padre, in questa seconda edizione ‘Bar Stella’ è sempre più un live
show, con la musica dal vivo, le chiacchiere tra amici, gli ospiti, il commento
alle notizie del giorno» dice De Martino. In onda dal Centro
di Produzione della Rai di Napoli, il programma si ispira alla Tv di ieri,
quella di Arbore e di Corrado, pur volendo raccontare le storie e le emozioni
dei nostri giorni. «Mi piace la televisione di un tempo, amo
rivedere i varietà che hanno fatto storia, i conduttori che hanno reso unica la
nostra televisione. Penso ad esempio, tra i più grandi, a Corrado, maestro di
ironia» prosegue lo showman che con “Bar Stella” si è messo in gioco
al cento per cento, come conduttore e autore: “Far rivivere il Bar Stella è
riportare a galla tutte le mie emozioni. Lì sono cresciuto, trascorrevo le mie
giornate dopo la scuola, pranzavo, facevo i compiti, giocavo con mio nonno.
Quel luogo rappresenta per davvero un pezzo di me». Obiettivo di De Martino, regalare un sorriso allo spettatore a fine
giornata: «Ci mettiamo tutto il nostro entusiasmo, la nostra curiosità, a chi
ci sceglie attraverso la Tv cerchiamo di trasmettere fiducia». Protagoniste di
“Bar Stella” anche nella nuova edizione sono la comicità e la musica. Dietro il
bancone il barista Luciano (Herbert Ballerina) e la barista Ambrosia (Vincenzo
D’Ambrosio), nel locale immancabile l’Avvocato D’Afflitto (Giovanni Esposito) e
il cameriere Franco (Franco Castiglia). Ad assicurare la musica dal vivo i
musicisti della Disperata Erotica Band. «Mi sento molto fortunato, faccio il
lavoro che amo insieme a persone che stimo. ‘Bar Stella’ è il mio programma del
cuore e mi rende felice» prosegue De Martino, che nella
stagione televisiva in corso ha già portato a segno un altro importante
risultato, la conferma del successo di “Stasera tutto è possibile” che
ereditato da Amadeus conduce da quattro edizioni. E ora? Tanta voglia di
continuare a raccontare e a raccontarsi, tre sere a settimana su Rai 2, con la
semplicità e il brio che da sempre lo contraddistinguono. Un po’ varietà, un
po’ late show, il conduttore apre le porte di “Bar Stella” a tutti, proprio
come accadeva nel locale di famiglia: «Tra i tavoli del bar c’era chi
festeggiava e chi cercava consolazione alla fine di una giornata andata così
così, c’erano il medico e il pescatore. C’era la vita. Nonno sapeva mettere
tutti a proprio agio».
Da lunedì 5 dicembre alle 7.15 su Rai 2 e RaiPlay il nuovo atteso programma dello showman siciliano in diretta dal glass box studio di Via Asiago a Roma
Pronto a dare
il buongiorno agli italiani con l’ironia e il sorriso che l’hanno reso uno degli
showmen più amati di sempre. Fiorello sta per tornare in Tv e lo fa con “Viva
Rai 2!”, dal 5 dicembre ogni mattina alle 7.15, in onda anche sulla piattaforma
RaiPlay e su RadioTuttaItaliana. Al suo fianco Fabrizio Biggio e un cast semplicemente
effervescente, a partire da Gabriele Vagnato, tiktoker
da oltre 3,5 milioni di follower, dal coreografo Luca Tommassini, dal maestro
Enrico Cremonesi e dal rapper Daniele Lazzarin, in arte Danti. «Iniziare la giornata con il
buonumore credo sia fare servizio pubblico, questo rientra nei compiti della
Rai» dice l’amministratore delegato Carlo Fuortes. Con Fiorello
l’infotainment incontra il varietà, per un appuntamento rigorosamente in
diretta che prenderà spunto anche dalle notizie della giornata. Ingrediente
imprescindibile la satira. Non
mancheranno la lettura dei giornali con l’originalissima rassegna stampa, gli
ospiti musicali, balletti e inviati sui
generis. Casa del programma, il glass box costruito all’esterno della sede Rai
di Via Asiago a Roma, una grande scatola trasparente che consentirà al pubblico
(passanti compresi) di essere parte integrante di quello che il conduttore ha
definito un “mattin show”. Centoquindici spettacoli da non perdere. Il
programma andrà in onda in replica su Rai 1 in terza serata e nel weekend, alle
10.30, su Rai Radio 2.
Dal 29 novembre, il
martedì, mercoledì e giovedì, con Stefano de Martino su Rai 2
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
Stefano de
Martino riapre il suo Bar Stella su Rai2 in seconda serata dal martedì al giovedì.
Se la prima
stagione, in onda lo scorso inverno per quattro puntate, ci ha fatto conoscere
lo storico bar del nonno di Stefano, la sua storia e i personaggi che vi
lavorano, quest’anno si entra nel vivo delle storie dei clienti che
frequenteranno il locale, con un focus aperto ad avventori nuovi in ogni
puntata: personaggi che propongono “argomenti da bar” inaspettati e
sorprendenti (spesso legati all’attualità, vista la frequenza della messa in
onda) che possono divenire oggetto di discussione, leggera e spensierata come
sempre, fra clienti e lavoranti del posto.
Un’attenzione
particolare sarà data agli ospiti musicali che, con il gruppo resident
‘Disperata Erotica Band’, proporranno versioni di classe e originali di brani
sempre famosi.
Insomma, quest’anno
il barista Luciano (Herbert Ballerina) e l’Avvocato D’Afflitto (Giovanni
Esposito) la barista Ambrosia (Vincenzo D’Ambrosio) e il cameriere Franco
(Franco Castiglia) disquisiranno di arte, economia, ambiente, con avventori del
calibro di professori universitari, imprenditori, sociologi, filosofi.
Ma sempre… non
troppo seriamente, davanti ad un aperitivo o un buon caffè.
Il grande pubblico ha applaudito le sue gesta alle Olimpiadi di Atlanta, dove conquistò l’oro, e nelle più importanti competizioni internazionali di atletica leggera. Il RadiocorriereTv incontra il campione degli anelli Jury Chechi, tra i protagonisti del programma “Il circolo dei Mondiali” in onda su Rai 1 e RaiPlay
Come
è stato ritrovare la squadra del “Circolo…”?
Molto
bello. “Il Circolo degli
Anelli” è stato un’esperienza divertente,
anche istruttiva. Ritrovare i miei compagni di viaggio è stato molto piacevole.
Come
affronta la diretta?
A
volte con un po’ di preoccupazione, sempre con senso di responsabilità, perché
cerco di fare bene. Però la vivo anche con la consapevolezza che se ti prepari
le cose possono andare bene, proprio come facevo per le gare. La preparazione
ti aiuta a gestire meglio il momento della diretta.
Che rapporto è nato con i suoi compagni di squadra?
Sara
Simeoni la conoscevo già bene ma ho avuto la possibilità di conoscerla ancora
meglio al “Circolo degli Anelli”. Una persona straordinaria, di grande umanità
e simpatia. Quando capisci che una persona è se stessa, e non solo una grande
atleta forte e determinata, è davvero una grande sorpresa. Alessandra De
Stefano è una professionista straordinaria e di grande competenza, Diego
Antonelli è una persona molto piacevole che ha capacità giornalistiche non
indifferenti.
Lei
e Sara Simeoni siete diventati una coppia televisiva, parola d’ordine ironia…
L’ironia
e la leggerezza sono davvero utili, importanti, ma sempre con sobrietà,
competenza. Spesso mi sono permesso di dare delle indicazioni, di fare delle
proposte, ma sempre tenendo presente il nostro vissuto. Non siamo né uno
showman né una showgirl. Abbiamo competenze sportive e non snaturiamo il nostro
modo di essere.
Conosciamo
la sua intesa con gli anelli, con il calcio come va?
Il
calcio lo seguo, mi piace, ma non sono tifoso di nessuna squadra. Lo seguo così
come tutti gli altri sport.
Va
allo stadio?
Sono
andato poche volte, alcune è stato piacevole altre meno. Nei tifosi scattano
meccanismi che non comprendo fino in fondo, e poi vedere una partita in piedi
dà noia (sorride). Allo stadio non puoi sederti, i tifosi sono sempre in
movimento.
I
Mondiali sono appena iniziati, come sta andando?
Da
un punto di vista tecnico-tattico questo Mondiale mi sta piacendo molto, ci
sono tante sorprese. Simpatizzo per il Giappone, ha vinto contro la Germania e
sono felicissimo. Un bellissimo campionato, anche se l’assenza dell’Italia fa
un po’ perdere valore alla competizione.
C’è
una formazione che l’ha conquistata più delle altre?
Al
momento mi ha colpito positivamente l’Inghilterra, anche se nel confronto con
l’Iran non ha espresso tutte le sue potenzialità, e poi la Francia, competitiva
nonostante le assenze. Può davvero ambire, ancora una volta, ad arrivare verso
la fine del torneo.
Sono
Mondiali molti discussi, in cui molti giocatori sono promotori di gesti forti, simbolici.
Anche questo è la forza dello sport?
Sì,
ma anche se sarò impopolare, credo che certe volte diamo a un evento sportivo delle
responsabilità, dei significati, che vanno oltre quello che è l’evento stesso. Penso
ai messaggi della Germania contro la
Fifa, o dell’Iran, che non ha cantato l’inno, o alla fascia arcobaleno. Sono
gesti che vogliono sensibilizzare su situazioni che vanno certamente sistemate,
ma non credo che i Mondiali di calcio debbano avere anche questo compito.
Quale
finale vorrebbe vedere?
Quella
che purtroppo non vedrò, perché l’Italia non c’è. L’altro mio sogno, e penso rimarrà
tale, sarebbe vedere Giappone-Argentina.
Quanto
sport c’è nella sua vita?
Il
più possibile (sorride).
Cosa
fa per mantenersi in forma?
Corpo
libero, in gergo tecnico calisthenics, la base della ginnastica. E poi amo
andare in bici.
Che
cosa le hanno dato, negli anni, il pubblico e la popolarità?
Una
delle gratificazioni più importanti della mia vita. Ci sono persone che mi
riconoscono e mi fanno i complimenti, mi ringraziano. Sono testimonianze
gratificanti. Sono importanti la fama e i soldi, ma nulla quanto l’affetto
delle persone.
Chi
è Jury Chechi nella vita di tutti i giorni?
Un
uomo che ha ancora degli obiettivi da raggiungere e al tempo stesso sereno per
avere raggiunto il più importante della sua vita.
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