La libertà in una lacrima

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COLLECTION DE FILIPPO

«Filumena è un testo vivo. E come è giusto che sia, vuole essere rappresentato. Vuole continuare a essere vissuto. Dagli interpreti e dal pubblico» afferma Francesco Amato, regista della trasposizione televisiva della “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Il film vede riunita la coppia Scalera – Gallo che ha fatto brillare “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”. Il 20 dicembre in prima serata su Rai 1 e in streaming su RaiPlay

FRANCESCO AMATO, regista

Come ci si confronta con Eduardo De Filippo?

Non ci si confronta con De Filippo, né con De Sica, né con Zeffirelli, o con tutti coloro che frequentano e hanno frequentato la sua arte, e questa storia in particolare.  Si parte sconfitti e si cerca di realizzare il proprio film. Da ragazzino giocavo a pallone nella squadra del mio paese in Piemonte, qualche volta capitava di sfidare la Juventus e perdevano dodici a zero, pur giocando bene. Nei limiti delle nostre capacità, abbiamo cercato di dare conto dell’attualità della storia, una vicenda ancora viva che è legittimo mostrare e rivisitare. Noi l’abbiamo fatto secondo i canoni dell’attualità e della nostra sensibilità, mettendo al centro il rapporto erotico tra Filumena e Domenico, illuminando quello che sarebbe accaduto tra loro, da ben venticinque anni una coppia con una dipendenza affettiva molto forte.

VANESSA SCALERA

Che viaggio artistico e umano è stato quello con Filumena Marturano?

È stato il viaggio, il ruolo dei ruoli… senza Francesco Amato, il mio regista eletto (ride) e Max (Massimiliano Gallo) come protagonista, sarebbe stato più difficile da intraprendere. Mi sono sentita a casa con loro, pur facendo, come attrice, un viaggio solitario. Le più grandi del cinema italiano si sono confrontate con questo ruolo, non vi dico quindi cosa ho provato quando mi è stato proposto. Un misto di adrenalina e ansia che mi ha fatto passare nottate insonni. Francesco però mi ha dato una chiave importante, partire sconfitti e non avere paura. Ci siamo buttati in questa avventura, affrontandola con estrema serietà e abnegazione, dedicando più di tre settimane di prove come si fa a teatro, precedute da un eccellente lavoro di scrittura del regista con gli sceneggiatori.

MASSIMILIANO GALLO

Ci racconta il suo incontro con Filumena Marturano…

Per me è stato uno splendido regalo. Quando affronti Eduardo De Filippo e questi macrotesti, nell’immaginario collettivo c’è sempre qualcosa di grande, in questo caso si pensa immediatamente a Marcello Mastroianni e Sophia Loren, oltre a “I fantasmi” di Eduardo e Titina (i fratelli De Filippo legati da un sodalizio familiare e artistico). Penso però che, in generale, non si faccia un buon servizio all’autore quando si afferma che Eduardo non si possa toccare. È l’autore italiano più rappresentato nel mondo, si deve continuare a mettere in scena per la sua grandezza. Sarà il pubblico a decidere se bene o male. Abbiamo affrontato questo lavoro con grandissima dedizione e umiltà, consapevoli di avere a che fare con un testo straordinario. La sensazione è di aver fatto un ottimo lavoro.

LA COLLECTION DE FILIPPO

La collection De Filippo è un ambizioso progetto di trasposizione filmica dei capolavori teatrali di Eduardo De Filippo, immenso protagonista del teatro italiano e internazionale, che impegna la Rai nel suo ruolo centrale di Servizio Pubblico dedicato a custodire e rinnovare la memoria culturale del nostro Paese. Le sue commedie fondono perfettamente comicità e inquietudine, ritmo dell’azione e riflessione che, sotto un’apparente leggerezza, come uno specchio amaro e ironico, riflettono la nostra società.

Dopo “Natale in Casa Cupiello” e “Sabato, Domenica e Lunedì” il progetto si arricchisce di una commedia eccezionale, scritta per la sorella Titina: “Filumena Marturano”, una donna che combatte per la sua dignità di essere moglie e madre. Ancora una volta, come in quelle precedenti, il centro del racconto è la famiglia e la ricerca dell’armonia che Eduardo non ha mai avuto nella sua vita personale. Per essere se stessa Filumena costruirà una vita senza lacrime e ingannerà non solo Domenico, ma l’intero mondo in cui vive. Su questa figura straordinaria di donna ha lavorato Francesco Amato raccontando anche quello che accade al di fuori del testo teatrale, in una messa in scena di una città governata dagli uomini dove Filumena combatte perché “E ffigli so’ ffigli. E so’ tutte eguali”.

LA STORIA

Filumena Marturano è una donna con un passato da prostituta che da anni convive con Domenico Soriano, un ricco pasticciere. È lei a governare i suoi affari e l’amministrazione della casa, mentre l’uomo continua a fare la bella vita, illudendosi di essere ancora giovane. Per costringerlo a sposarla, Filumena si finge in punto di morte, ma appena dopo la celebrazione del matrimonio, Domenico scopre l’inganno e chiede l’annullamento. Solo allora la donna gli rivela che uno dei suoi tre figli, cresciuti in segreto, è in realtà suo. Le certezze dell’uomo vacillano e il desiderio di scoprire quale dei ragazzi è sangue del suo sangue inizia a consumarlo.

I PERSONAGGI

Filumena Marturano (Vanessa Scalera)
Una donna con un passato da “malafemmina” che combatte per la conquista della sua dignità di moglie e di madre.

Domenico Soriano (Massimiliano Gallo)
Un uomo che non vuole crescere, ricco e distratto. Scoprirà grazie a Filumena l’importanza di essere padre.

Alfredo Amoroso (Marcello Romolo)
Il portiere del palazzo dei due protagonisti, sempre coinvolto da Domenico Soriano nella sua disperata ricerca di un’improbabile giovinezza.

Rosalia (Nunzia Schiano)
La serva fedele di Filumena, a lei deve tutto ed è l’unica a sapere cosa nasconde il passato della sua padrona.

I FIGLI DI FILUMENA

Michele (Francesco Russo)
Idraulico. Si è sposato molto giovane ed ha già 3 figli che non sanno chi è la nonna. Accoglie Filumena quando decide di andare via di casa.

Riccardo (Massimiliano Caiazzo)
Camiciaio. Ha un’attività commerciale a Via Chiaia, che utilizza non solo per vendere la sua merce, ma per provare a conquistare quante più donne possibile.

Umberto (Giovanni Scotti)
Studente. È l’unico che ha voluto studiare, lavora in una piccola redazione giornalistica e scrive di tutto, soprattutto annunci mortuari.

Avv. Bruno Nocella (Vittorio Viviani)
Un senatore che ha la legge dalla sua parte nel tentativo di concludere un matrimonio conveniente per una delle sue figlie, Diana.

Diana (Anna Iodice)
La rivale di Filumena. Ha dalla sua la giovinezza e la bellezza.

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VOGLIO VIVERE COSI’ … E FELICE CANTO

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SPECIALE TG1

Il 25 dicembre, in seconda serata su Rai1, il docufilm sulla vita di Luciano Pavarotti nel quindicennale della sua scomparsa. Materiale curioso, esclusivo, inedito, a cura del giornalista Leonardo Metalli. «Documenti che neanche Nicoletta Mantovani e Adua Veroni conoscono – ci rivela l’autore – perché sono raccolti negli archivi Rai, dove nessuno di noi immaginava fossero»

INTERVISTA A LEONARDO METALLI

Un docufilm con immagini inedite. Com’è iniziato e quanto è durato questo minuzioso lavoro di ricerca?

Ho contattato Nicoletta Mantovani per avere i diritti e la possibilità di usare “Caruso”, interpretata da Luciano Pavarotti, dato che stavo realizzando uno speciale su Lucio Dalla. In quell’occasione è nata l’idea di narrare l’artista che non conosciamo, non vediamo, facendolo rivivere in una sorta di racconto attualizzato. Un sogno per me. Il lavoro di ricerca e di produzione è durato quasi un anno.

Nel docufilm emerge più Luciano Pavarotti tenore, oppure la sua parte meno conosciuta come la grande umanità, la sua passione per la pittura, il tennis, l’equitazione?

La particolarità è stata il suo modo di vivere e di affrontare la vita. Il racconto che gli amici fanno di lui è quello che emerge al primo posto, non sono la sua meravigliosa voce e le sue opere, ma la sua grande personalità, la sua forza, la passione che metteva in tutte le cose che faceva, come nella cucina e nello sport. Un’altra chiave di lettura, un tassello importante per chi ama Luciano Pavarotti.

Tony Renis racconta come ha convinto Celine Dion a duettare con Pavarotti. Immagini esclusive di Bono Vox che canta in italiano al suo matrimonio. Zucchero svela i segreti dietro al duetto di ‘Miserere’. Spaccati della vita di Luciano Pavarotti, con eventi per la prima volta raccontati dagli amici più stretti…

Un’altra delle particolarità di questa narrazione è proprio quella di cercare documenti filmati e raccontati dalla viva voce anche di persone che non ci sono più. Documenti che neanche Nicoletta Mantovani e Adua Veroni, la prima moglie, conoscono, perché sono raccolti negli archivi Rai, dove nessuno di noi immaginava fossero. Ad esempio, ci sono immagini dei primi incontri preparatori tra Zubin Mehta, Plácido Domingo, José Carreras, Luciano Pavarotti, proprio negli studi Rai. Un documento storico indimenticabile. Altre immagini esclusive sono quelle di Bono Vox al matrimonio blindato di Pavarotti, che canta in romanesco “Stand by me” italianizzando la canzone. Ma anche altri video sportivi molto particolari, girati in America.

Gli amici hanno rappresentato un punto fermo della vita di Luciano Pavarotti. Ha trovato qualcosa che anche a lei, che ne è un profondo conoscitore, ha suscitato sorpresa?

Continuamente. Perché andando a scandagliare la vita dell’artista, anche se lo conoscevo bene, mi sono reso conto che la parte che riguarda l’opera è quella più piccola. Emergono la sua grande inventiva e il suo modo di interpretare la vita.

La tecnica di racconto fonde immagini di repertorio ad interviste con un restauro dei filmati. Tutto questo, grazie alla qualità, renderà le immagini del docufilm più attuali?

C’è un piccolo segreto che è anche una fortuna. Praticamente, quando cercavo il materiale con i bravissimi ricercatori del Tg1 negli archivi Rai, che ritengo sia la più grande custode della storia, mi sono accorto che c’erano documenti talmente vividi che potevano essere valorizzati semplicemente per quello che erano. Ad esempio, ci sono la madre e la sorella di Luciano Pavarotti che sembrano attuali. Le tecniche Rai di quarant’anni fa erano già avanzate e ci hanno reso il lavoro meno complesso.

Vedremo anche l’omaggio della National Italian American Foundation, la più grande associazione di italo americani presente negli Stati Uniti, che lo ricordano con una pergamena che hanno consegnato a lei.  Quali immagini ha scelto per questa occasione?

Luciano è stato due volte ospite dell’Associazione e venne festeggiato come italiano dell’anno. Ho scelto il momento in cui Luciano Pavarotti cantava l’inno nazionale. Nel docufilm sembra che l’attestato venga consegnato come se Luciano fosse ancora qui. Il premio, creato in occasione del documentario per far sì che rimanga agli atti, lo ritiro io. Nel documentario c’è anche Nicoletta Mantovani, che ricorda il grande concerto che lui aveva tenuto al Central Park.

Qual è stato il suo rapporto con il maggior tenore di tutti i tempi e cosa ha significato oggi, attraverso la realizzazione di questo documentario, entrare negli aspetti più intimi della sua vita?

Ho conosciuto lui e Nicoletta a Capri negli anni ’90. Lui era stato invitato alla prima di una manifestazione che si chiamava “Capri Hollywood” con cui collaboravo. Gli feci un’intervista sulla figura della Madonna e sul suo modo di intendere la religione, ritrovata e inserita nel docufilm. Pavarotti spiega il suo rapporto con la religione, le figure carismatiche della Chiesa. L’ho rivisto ad una serie di eventi, anche a New York, ma era inavvicinabile. Con lui restavano i suoi amici intimi per giocare a briscola. Li faceva venire da Modena, organizzava il loro viaggio e si faceva portare il Lambrusco. Per me, scoprire e poi raccontare tutto questo, è stato davvero unico. Abbiamo vissuto settimane di montaggio, soprattutto di notte, nelle quali sembrava ad un certo punto di stare con l’artista, sembrava davvero di stare in famiglia.

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Arnoldo Mondadori. I libri per cambiare il mondo

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DOCU-FICTION

La storia di un grande editore, un “self made man” che ha creato una delle maggiori industrie culturali d’Europa, partendo da un grande sogno: portare la lettura nelle case di tutti gli italiani. Con la regia di Francesco Miccichè e Michele Placido nel ruolo del protagonista, in prima serata su Rai 1 mercoledì 21 dicembre

Per la prima volta una docu-fiction racconta la storia di un grande editore italiano, il primo ad aver creduto nel concetto di “editoria popolare”. E’ “Arnoldo Mondadori. I libri per cambiare il mondo”, diretta da Francesco Miccichè, che Anele in collaborazione con Rai Fiction propone in prima serata su Rai 1 mercoledì 21 dicembre.

Intrecciando narrazione fiction, documenti di repertorio e interviste a importanti testimoni,la docu-fiction racconta la grande storia imprenditoriale e umana di Arnoldo Mondadori, interpretato da Michele Placido, un “self made man”, figlio di un ciabattino di Ostiglia, costretto all’età di dieci anni ad abbandonare la scuola, che con la sua straordinaria visione imprenditoriale ha creato una delle maggiori industrie culturali d’Europa, partendo da un grande sogno: portare i libri e la lettura nelle case di tutti gli italiani. L’infanzia segnata dalla deprivazione, gli esordi come ragazzo di bottega in una tipografia, l’incontro con la moglie Andreina Monicelli, interpretata da Valeria Cavalli, e infine la maturità e il successo come editore che coinvolgerà anche il rapporto conflittuale con il figlio primogenito Alberto, interpretato da Flavio Parenti.

Una storia che si intreccia inevitabilmente con le vicende dell’intero Paese, coprendo un arco narrativo che parte dall’ultimo decennio dell’Ottocento passando per il ventennio fascista e la Seconda Guerra Mondiale, fino agli anni della ricostruzione e del boom economico, con l’ideazione nel 1965 degli “Oscar Mondadori”, gli innovativi libri tascabili venduti nelle edicole, che rappresenteranno una vera e propria rivoluzione nel mercato editoriale italiano, rendendo la lettura accessibile a tutti. 

«Per raccontare questa storia epica, di un uomo venuto da povertà e fame che con la sola forza delle proprie idee ha creato un vero e proprio impero culturale, – spiega il regista Francesco Miccichè – abbiamo ricostruito scene ambientate in quasi tutto il XX secolo. Abbiamo messo in scena luoghi e costumi che raccontano un periodo che va dai primi del 900, quando Arnoldo era bambino, fino al 1971, anno della sua morte. In questo senso questa è stata una docufiction certamente impegnativa e ambiziosa».

La sceneggiatura è scritta da Francesco Miccichè con Salvatore De Mola, e Michele Placido, che ha aderito con entusiasmo al progetto, con la sua partecipata interpretazione ha dato umanità al personaggio di Arnoldo Mondadori: «Le relazioni familiari che raccontiamo, – dice al proposito il regista – da quella con la moglie Andreina Monicelli a quella più sofferta ma sempre affettuosa con il figlio Alberto, grazie a lui hanno acquisito corpo e sostanza in maniera appassionata».

«Abbiamo inteso il nostro lavoro – conclude il regista – come un omaggio ad un uomo che ha fortemente inciso sulla diffusione della cultura italiana, ad un protagonista della nostra storia grazie al quale siamo diventati quello che siamo».

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The Fabelmans

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AL CINEMA

Un ritratto intimo e intenso di un’infanzia nell’America del Novecento, “The Fabelmans” di Steven Spielberg ripercorre gli eventi che hanno scandito la vita e la carriera del regista. Questo racconto di formazione, incentrato sul desiderio di un ragazzo di riuscire a realizzare i propri sogni, ha un’eco universale nella sua esplorazione dei temi dell’amore, dell’ambizione artistica, del sacrificio, nonché di quei segreti inconfessabili che consentono di fare luce su se stessi e sui propri cari, con chiarezza ed empatia. Nelle sale dal 22 dicembre, con Gabriel LaBelle, Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Judd Hirsch

(from left) Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle), Mitzi Fabelman (Michelle Williams), Burt Fabelman (Paul Dano), Natalie Fabelman (Keeley Karsten), Reggie Fabelman (Julia Butters) and Lisa Fabelman (Sophia Kopera) in The Fabelmans, co-written, produced and directed by Steven Spielberg.

Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle) è appassionato di cinematografia, un interesse alimentato in lui anche da sua madre Mitzi (Michelle Williams), donna dalla spiccata vena artistica. Suo padre Burt (Paul Dano), invece, un uomo di scienza dalla brillante carriera, pur non opponendosi alle aspirazioni del figlio, le considera alla stregua di un hobby. Nel corso degli anni, Sammy continuerà a documentare le vicende della sua famiglia, girando film amatoriali sempre più elaborati, interpretati da sua sorella e dai suoi amici. A 16 anni è già un acuto osservatore e narratore della sua realtà familiare, ma quando i suoi si trasferiscono altrove, Sammy scoprirà una verità sconvolgente che riguarda sua madre e che cambierà per sempre il suo rapporto con lei, con ripercussioni sul suo futuro e su quello dell’intera famiglia. “The Fabelmans”, nei cinema dal 22 dicembre, è diretto da Steven Spielberg e scritto da Spielberg in collaborazione con il commediografo vincitore del Pulitzer Tony Kushner. La musica è opera di John Williams, compositore premiato con cinque premi Oscar.  «Non avrei potuto realizzare questo film senza il contributo di Kushner, una persona a me vicina, che ammiro profondamente, che mi conosce bene e che rispetto enormemente – spiega Spielberg – per dare una forma a questa storia, è stato fondamentale potermi aprire senza riserve con qualcuno, abbandonando qualsiasi imbarazzo o vergogna. Quando ero molto giovane, è accaduto qualcosa, un evento che racconto nel film, che ha cambiato la mia percezione di mia madre: improvvisamente non era più solo un genitore, bensì una persona». Un racconto intimo che avvolge lo spettatore. «Ho avuto il privilegio di raccogliere le confidenze di Steven, di aiutarlo a scavare nella sua memoria – racconta Kushner – Steven aveva appena perso suo padre, e penso che tutto ciò che ha esternato in quel momento sia scaturito anche dall’elaborazione del dolore e del lutto. In alcuni momenti pensavo che, anche non avessimo realizzato nulla, sarebbe stata comunque stata un’esperienza straordinaria». “The Fabelmans” è la storia di una famiglia ebrea-americana a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60. Il film cattura anche un momento specifico della cultura cinematografica. Il personaggio di Sammy, che vive una crisi di identità a causa di un filmino amatoriale girato in casa, che ridefinirà la sua visione dei suoi genitori e scuoterà la sua fiducia nel mondo, è raccontato sullo sfondo della Hollywood degli anni ’50, un’industria che si lasciava alle spalle l’epoca dei roadshow e dei B movies per inaugurare la Nuova Hollywood degli anni ’70, con film originali, meno patinati, da un lato più realistici, dall’altro più sensazionali, a volte entrambe le cose. Il rapporto di Sammy con la cinepresa anticipa la cultura dell’auto documentazione e dei social media. La sua incessante ricerca di emozioni e di momenti catartici riflette una più complessa consapevolezza di come il cinema possa intrattenere e illuminare, esibire e manipolare, mitizzare e demonizzare. Le riprese sono state accompagnate da un vortice di emozioni inaspettate, sia per Spielberg che per tutti i suoi collaboratori. «Mi ero ripromesso che sarei stato il più professionale possibile – dice il regista – cercando di mantenere una distanza fra me e il soggetto. Tuttavia, è stato veramente difficile mantenere questa promessa. La storia mi trascinava costantemente verso i ricordi più personali. Ricreare situazioni realmente accadute nella mia vita, vederle svolgersi davanti ai miei occhi, è stata un’esperienza molto strana, quasi dolorosa. Non avevo mai vissuto niente di simile».

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Confusi

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PIATTAFORMA RAI

Dal 23 dicembre un nuovo original di RaiPlay che ha per protagonisti quattro studenti universitari ventenni che vivono insieme nella stessa casa. Una real comedy dal linguaggio smart per raccontare la generazione Z

Quattro studenti universitari, tre ragazze e un ragazzo, insieme nella stessa casa: sono i protagonisti di “Confusi”, il nuovo original di RaiPlay in boxset dal 23 dicembre sulla piattaforma Rai. Quando cominciano l’università, Nicole, Maria Grazia, Stefania e Ludovico si trovano per caso a condividere lo stesso appartamento a Milano. I ragazzi hanno vite diverse alle spalle, individualità differenti, sogni e bisogni distanti, ma sono tutti e quattro ugualmente… confusi! La real comedy parla di loro, ma nella serie tutti i ventenni di oggi possono ritrovarsi, anche grazie ad un linguaggio veloce, smart e contaminato dai social network. La generazione Z, allergica alle definizioni e alle etichette, è raccontata con taglio ironico ma sguardo lucido. I protagonisti, infatti, sono aperti, curiosi, inclusivi, fluidi, liberi, ma anche incerti su chi sono e chi diventeranno. Cercano la loro strada e si confrontano con le prove della vita con ‘orgogliosa’ confusione. Nella casa in cui vivono ogni giorno accade qualcosa che fa confrontare i quattro coinquilini. Non ci sono adulti, ma una chat di gruppo per parlare di amori, amicizie, sesso, lavoro, delusioni e sogni.

«L’idea di raccontare la vita di quattro ventenni che si ritrovano a vivere insieme e si misurano con la vita senza più l’intermediazione dei genitori – sottolinea Elena Capparelli, direttrice di RaiPlay – è nata dal desiderio di rappresentare con leggerezza il momento in cui si inizia a diventare ‘grandi’ e, anche se ci si sente talvolta un po’ ‘confusi’, è un momento di crescita unico e bellissimo, anche per dare voce ai propri desideri, alle proprie idee, alle proprie paure».

La serie è prodotta da Blu Yazmine e accompagnata dalle musiche e dalla sigla di Alfa, giovane e promettente cantautore della scuola genovese.

Per conoscere meglio i protagonisti, sono già disponibili su RaiPlay le loro backstories. Ognuna delle dieci puntate previste è accompagnata da un contenuto extra che permette di approfondire i temi chiave dell’episodio, aggiungendo piccoli tasselli al puzzle del racconto finale, e di restituire il vero punto di vista della generazione Z.

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Sfida a 12 per l’Ariston

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SANREMO GIOVANI

Solo sei degli artisti in gara canteranno tra i big al Festival della Canzone Italiana. I loro nomi li conosceremo venerdì 16 dicembre in prima serata su Rai 1

29 novembre 2022 SANREMO GIOVANI

Colla Zio – Asfalto

Cosa avete provato quando avete saputo di essere tra i 12?

Non abbiamo realizzato subito, il giorno dopo abbiamo elaborato e ci è venuta voglia di spaccare… non vediamo l’ora.

Il brano che portate a Sanremo…

È un pezzo che racconta di un non amore, speriamo che faccia ballare. Il nostro progetto si basa sull’amicizia e sulla comune passione per la musica.

Il sogno d’artista…

Ci piacerebbe fare musica anche in futuro e farla insieme, tra di noi.

Fiat 131 – Pupille

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ho urlato dalla gioia. Andare a Sanremo è il sogno di sempre.

Il brano che porta a Sanremo…

Una dedica d’amore. In qualsiasi relazione, un amore come un’amicizia, possono esserci delle incomprensioni tanto da fare allontanare due persone. Il brano è un invito a guardarsi negli occhi e ritrovare il dialogo. Un messaggio importantissimo.

Il sogno d’artista…

Fiat131 vuole comunicare i propri stati d’animo, le proprie emozioni.

gIANMARIA – La città che odi

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Sono stato contento e soddisfatto del lavoro fatto per arrivare a questo traguardo. Non c’era nulla di scontato e per questo sono stato molto felice.

Il brano che porta a Sanremo…

È nato a giugno prima che tornassi a casa dai miei. Inizialmente non credevo molto in questo brano, poi l’ho riscoperto con il tempo.

Il sogno d’artista…

Fare sempre meglio, crescere. Il sogno è quello di diventare, un giorno, a essere un artista a 360°.

Giuse The Lizia – Sincera

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Una bella botta emotiva, Sanremo Giovani è un traguardo assurdo, significa vedere realizzati i propri obiettivi. È una bandierina che piazzi nella speranza che sia la prima di un lungo cammino.

Il brano che porta a Sanremo…

Scritto per caso un po’ di tempo fa. Nella scelta dei pezzi abbiamo pensato fosse uno dei più validi.

Il sogno d’artista…

Fare musica per tradurre in canzoni i miei sentimenti.

Maninni – Mille porte

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Non ci credevo e ho pianto come un bambino, mi sono sdraiato per terra e me la sono goduta.

Il brano che porta a Sanremo…

Una storia autobiografica che racconta un particolare momento della mia vita in cui io stesso ero il mio nemico numero uno. Ho dovuto combattere con il mio stesso mostro.

Il sogno d’artista…

Che la mia musica possa emozionare il più gran numero di persone possibili.

Mida – Malditè

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ho avuto la notizia in un momento in cui ero un po’ triste e mi ha subito tirato su. 

Il brano che porta a Sanremo…

Parla di una dolce relazione tossica, spero piaccia a chi la ascolterà.

Il sogno d’artista…

Il mio sogno d’artista e di ragazzo combaciano: la musica è la mia vita, non faccio altro dalla mattina alla sera. Sogno di vincere un Latin Grammy essendo madrelingua spagnolo.

Noor – Tua Amelie

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Dieci minuti in cui non capivo più nulla. Poi ho realizzato e sono ancora emozionatissima.

Il brano che porta a Sanremo…

Una lettera che scrivo a me stessa in cui racconto una storia. Una storia difficile raccontare, la mia e di tante altre ragazze. È un grido d’aiuto e al tempo stesso di liberazione: una canzone di speranza.

Il sogno d’artista…

Il mio sogno era ed è andare a Sanremo e continuare a fare sempre musica.

Olly – L’anima balla

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ero in stazione, tornavo da Roma verso Milano insieme al produttore del brano ed è stato incredibile… l’anima ballava.

Il brano che porta a Sanremo…

Rappresenta tutto ciò che mi smuove dentro. Una sensazione di energia, di passione, che mi porta a fare le cose, evitando la paura.

Il sogno d’artista…

Cambia con costanza una volta l’anno cercando di raggiungere obiettivi sempre più alti. Lo stadio da riempire è un’ambizione enorme che spero di poter raggiungere prima o poi.

Romeo & Drill – Giorno di scuola

Cosa avete provato quando avete saputo di essere tra i 12?

Un saliscendi di emozioni assurde. Siamo partiti da una cameretta e ora ci troviamo qui, in un ambiente fantastico. Speriamo di rimanerci il più possibile. Siamo davvero orgogliosi di questo percorso.

Il brano che portate a Sanremo…

Scritto un anno fa, insieme, in un pomeriggio preso male. Il triste misfatto è diventato qualcosa di divertente.

Il sogno d’artista…

Di proseguire, insieme, a fare musica.

Sethu – Sottoterra

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Una grandissima emozione, chi mi è stato vicino in questo periodo sa quanto ho dovuto lavorare per portare il brano all’audizione. Tanto stress, ma anche grande soddisfazione.

Il brano che porta a Sanremo…

Il titolo del brano potrebbe sembrare macabro, ma in realtà è una canzone d’amore, che parla della capacità di creare attorno a se stessi uno spazio in cui riuscire a respirare.

Il sogno d’artista…

Di arrivare alle persone nel modo più genuino e diretto possibile, senza troppe maschere.

Shari – Sotto Voce

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Ero mega contenta, mi si è riempito il cuore e ho ricominciato a cucinare, a fare la pasta. Avevo smesso di farlo, quel giorno ho provato qualcosa di bello.

Il brano che porta a Sanremo…

Porto un mio brano, molto personale, in cui parlo della mia famiglia e di un momento della mia vita in cui ho pensato di scappare dalla realtà. Per un certo periodo l’ho fatto e nella canzone parlo delle conseguenze.

Il sogno d’artista…

Riuscire a trasmettere quello che la musica mi dà. Con i miei brani vorrei portare me stessa e lanciare dei messaggi.

Will – Le cose più importanti

Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra i 12?

Un po’ di sana sorpresa. Ero molto contento, anche perché credo nel progetto. Non vedo l’ora di poter portare la mia musica sul palco del Casinò.

Il brano che porta a Sanremo…

Una canzone a cui tengo particolarmente, parla di un ricordo e della mancanza di una persona. Mi piacerebbe che il pubblico, ascoltando il brano, ci trovasse dentro le proprie emozioni.

Il sogno d’artista…

Un tour negli stadi, esagero, perché amo cantare live (sorride).

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Vi aspetto a casa

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CRISTIANO MALGIOGLIO

Mercoledì 14 dicembre, in prima serata su Rai 2, la seconda puntata di “Mi casa es tu casa”, il programma che ha visto il debutto del cantautore nel ruolo di conduttore: «Il pubblico mi vuole bene perché sono me stesso e dico ciò che penso». E dei grandi intervistatori afferma: «Amo quelli che non interrompono l’ospite, proprio come Mara Venier e Silvia Toffanin»

“Mi casa es tu casa”, come è stato l’incontro con questo programma?

Me l’ha proposto il direttore Stefano Coletta e sono davvero molto contento. Essendo stato condotto in passato da Raffaella Carrà, all’inizio ero un po’ perplesso perché Raffaella era un gigante e vicino a lei io sono un piccolo granello di sabbia. Poi il direttore mi ha rassicurato, dicendo che il programma sarebbe stato diverso. Così è stato e siamo partiti immediatamente alla ricerca degli ospiti…

Lei ha puntato subito in alto…

Il mio più grande desiderio era quello di ospitare Jennifer Lopez. Pensavo di poterci riuscire, ma senza tanti soldi a disposizione non è facile. Se ci sarà una seconda edizione ci proveremo di nuovo.

Come si sente nei panni dell’intervistatore?

Non è la prima volta, in passato ho intervistato alcuni grandi personaggi per “Unomattina”, parlo di Juliette Binoche, Cameron Diaz, Meryl Streep e altri ancora. Loro si divertirono molto perché non vedevano in me il giornalista, ma l’artista e anche per loro era molto più facile.

Ci sono intervistatori ai quali si ispira?

Se devo ispirarmi a qualcuno penso a David Letterman, mi piacciono il suo stile, la sua ironia.

E tra gli italiani?

Mara Venier fa interviste straordinarie, è bravissima, buca lo schermo. Dà spazio all’ospite lasciandolo parlare senza interromperlo. Amo molto anche Silvia Toffanin.

Di Raffaella Carrà cosa ha amato?

Raffaella era sinonimo di talento e ironia, davvero qualcosa di meraviglioso. Credo che il talento senza l’ironia sia qualcosa di incompiuto.

Che cosa fa quando si rende conto che un suo ospite non le dice tutta la verità?

Sorvolo, anche se devo dire che gli ospiti delle nostre puntate sono stati per lo più sinceri.

Lei non ha mai avuto troppi peli sulla lingua, quanto paga nella vita essere persone libere e schiette?

Dire ciò che si pensa rafforza, siamo in un Paese libero. Penso che la mia schiettezza sia una delle ragioni del mio successo.

Cristiano, ci anticipa gli ospiti della seconda puntata?

Ho voluto Ilona Staller con tutte le mie forze. Non volevo la pornostar, ma la donna. Ho scoperto una sensibilità straordinaria e una madre bellissima, una persona molto dolce che ha bisogno d’affetto. Averla con me in trasmissione è stato un momento stupendo, l’intervista è molto commovente.

Altri ospiti?

Ci sono altre due donne, ma le scoprirete nel corso della puntata. Si mangia, si ride, si scherza, si piange, si canta, c’è un po’ di tutto.

Nella vita di tutti i giorni che padrone di casa è?

Una casalinga disperata (sorride).

Si diverte di più nella parte dell’ospite o in quella del padrone di casa?

A casa mia sono l’ospite, cerco di far stare a proprio agio le persone che mi vengono a trovare.

Che cosa rappresenta per lei la casa?

Quando c’erano i miei genitori era il covo giusto, dove mi sentivo protetto. Da un certo punto in poi della tua vita cerchi di proteggerti da solo. La casa è la tua compagna di vita, che conosce tutti i tuoi peccati.

In cucina come va?

Bene, anche se non sono una grande cuoca. C’è anche chi ha rifiutato di mangiare il cibo preparato da me (sorride).

Il suo dress code è sempre molto originale e sgargiante, quanto raccontano di lei gli abiti che indossa in Tv?

Gli abiti che indosso a “Tale e Quale Show” sono quelli che avrei voluto indossare agli inizi della mia carriera. Il trasformismo è qualcosa di ineguagliabile. Non amo le cose finte, in quello che indosso c’è anche ciò che sono.

Come vive la popolarità?

Mi piace l’affetto delle persone che mi fermano per strada e che vogliono parlare, che mi chiedono un selfie, è meraviglioso.

Cosa le rende davvero felice?

Avere a fianco la persona alla quale sono vicino, e che mi possa fare una carezza nella nuca, sui capelli, proprio come faceva mia madre.

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#facciamolidiventaregrandi

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TELETHON 2022

È partita la 33esima maratona a sostegno della ricerca per sconfiggere le malattie genetiche rare. Già attivo il numero solidale 45510. Fino al 18 dicembre in Tv, radio e sulla piattaforma Rai

Telethon torna, come ogni dicembre, a ricordarci i risultati raggiunti e i nuovi importanti obiettivi della ricerca medico-scientifica per donare speranze, terapie e futuro ai bambini e a tutte le persone con una malattia genetica rara. Se è stato Carlo Conti con lo speciale di “NaTale e Quale Show” ad aprire la maratona solidale, fino al 18 dicembre saranno almeno 45 le trasmissioni in campo con un unico obiettivo: fare crescere le cifre del numeratore. Nello slogan #facciamolidiventaregrandi si sintetizza il grande impegno della Fondazione Telethon e di tutta la Rai. «La Rai è per noi un alleato prezioso. Insieme, grazie alla maratona televisiva, in questi anni abbiamo dato voce a tantissime famiglie, abbiamo fatto conoscere al grande pubblico realtà che erano marginali e favorito l’inclusione delle persone con malattie genetiche rare – afferma Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fondazione Telethon – Gli italiani hanno risposto con generosità contribuendo a far avanzare la ricerca su malattie che prima erano trascurate». Grande la soddisfazione dei vertici Rai: «Telethon è un momento veramente bello per l’azienda Rai che si mette al servizio di una causa difficile e per una battaglia come la lotta alle malattie rare – afferma la presidente Marinella Soldi – si tratta di un lavoro di squadra di tutta la Rai, dalle star dell’intrattenimento ai lavoratori di cui il pubblico non conosce il nome, ma senza i quali tutto questo non sarebbe possibile. La raccolta fondi è l’esempio concreto di una società più inclusiva e sostenibile, i risultati ottenuti in questi decenni sono veramente eclatanti. L’anno scorso sono stati raccolti 54 milioni, continuiamo su questa strada». Parole d’ordine consapevolezza e solidarietà. «È molto importante che la Rai collabori, ormai da decenni, con Telethon per la ricerca sulle malattie rare penso che sia anche questo Servizio Pubblico – dice l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes – è importante informare tutti i cittadini sui progressi della scienza e su quanto sia importante sostenere la scienza per aiutare i bambini più sfortunati». Per contribuire alla raccolta solidale è sufficiente comporre il 45510. I fondi raccolti saranno dedicati alla ricerca su oltre 6 mila malattie genetiche rare.  

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IN SCENA, LA VITA DI TUTTI I GIORNI

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SEI PEZZI FACILI

Il 17 dicembre, su Rai3, “In mezzo al mare” e “Gola” con Valerio Aprea, le ultime due opere teatrali di Mattia Torre, con la regia televisiva del Premio Oscar Paolo Sorrentino. Ne abbiamo parlato con Paolo Calabresi, uno dei protagonisti della serie

Per cosa siamo grati a Mattia Torre e qual è il valore di questo lavoro?

Io gli sono grato, ma credo anche chi guarderà questi spettacoli in tv, perché è una cosa straordinaria, fuori dall’immaginario comune, perché il teatro in televisione si faceva una volta. Gli siamo grati perché ha portato in scena veramente la vita di tutti i giorni con i suoi temi universali come la morte, la violenza, la sopraffazione e ci ha aggiunto un elemento di comicità devastante, indimenticabile, che renderà le sue opere molto longeve se non eterne.

Com’è lavorare su diversi linguaggi? Dal teatro alla televisione con un regista che nasce dal cinema, come ci si confronta?

Si tratta della vecchia domanda e cioè se il teatro e il cinema sono compatibili. Mi sembra che attraverso la regia di Paolo Sorrentino, abbiamo potuto dimostrare che non sono solo compatibili, ma anche necessari l’uno all’altro. La modalità con cui Paolo ha deciso di entrare dentro a questi spettacoli fisicamente, è stata leggerissima, è salito in punta di piedi sul palcoscenico dove noi facevamo i nostri spettacoli. Un’esperienza unica, perché le macchine da presa erano lì con noi ma non ne sentivamo il peso. Un vero incontro tra il cinema ed il teatro. Cinema che poi diventa tv, ma c’è poca differenza.

Davanti a quali sensazione ci mettono questi monologhi?

C’è una risposta soggettiva che per me è lancinante dato che ho un vissuto con Mattia Torre. Vent’anni della nostra vita e la commistione di questa vita insieme che ha generato momenti di allegria esilaranti e di dolore, causa la sua malattia e poi la sua morte, sono qualcosa di commuovente e struggente. Credo che qualche pezzo di questo dolore comico, di questa allegria dolorosa, arriverà a chi guarderà questi spettacoli.

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DRUSILLA E L’ALMANACCO DEL GIORNO DOPO

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Torna su Rai 2 la striscia quotidiana, rilettura dello storico format televisivo Rai, con la brillante conduzione dell’”Anziana Soubrette”. Dal 12 dicembre, dal lunedì al venerdì, prima del TG2 delle 20.30

2022, Drusilla

Drusilla Foer ritorna su Rai 2 dal 12 dicembre con il suo programma “Drusilla e l’Almanacco del giorno dopo”, in onda dal lunedì al venerdì in fascia preserale prima del TG2. Rilettura del format di grande successo che ha segnato la storia della TV italiana, l’Almanacco ritorna in una chiave leggermente rivisitata rispetto alla prima edizione fatta nel giugno scorso. Ci saranno nuove rubriche quotidiane con un divertente cast fisso che vede l’arrivo di Almanacchine, Almanacchini, Almanaccone e Almanacconi: personaggi che si aggiungono al già collaudato cast in studio a cominciare dall’irriverente cameraman “Romolo”. Inoltre, l’aggiunta del pubblico, nel quale avrà un ruolo trascinante la fan di Drusilla Lilla (già nel ruolo di cuoca nelle puntate estive), darà maggior vigore e partecipazione alle performance in studio. Le personalità famose, che costelleranno ciascuna puntata, saranno presentate come l’Appassionato del Giorno Dopo, in base alle peculiarità delle passioni che le caratterizzano. Non mancheranno i contributi video fra l’educativo, come l’Educazione Civica spiegata dagli adolescenti, e il surreale come Capra Selvatica e le sue Erbe. Ritroveremo l’Osteopata che suggerirà facili esercizi fai da te. E poi, tra le novità, l’Esperta di curiosità cinesi, la Funeral Blogger e il velocissimo Astrologo. Il tutto sarà condito da riflessioni brillanti e sagaci da parte dell’ “Anziana Soubrette “ – come Drusilla è solita definirsi – che ci condurrà nel suo mondo fatto di ironia, di canzoni, di monologhi e di musica suonata al pianoforte in studio dal Maestro Loris Di Leo.

L’Almanacco sarà preceduto da “Itpareid”, una rivisitazione della Hit Parade di Lelio Luttazzi che celebra, attraverso le classifiche ufficiali, i brani storici dei decenni ‘60, ‘70, ‘80 e ’90.

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