In prima serata su Rai2 il nuovo programma condotto da Alessia Marcuzzi che metterà per la prima volta a confronto le due generazioni.
Dal 10 gennaio in prima serata su Rai
2 il programma che segna il grande ritorno in Tv di Alessia Marcuzzi, che troveremo
in una veste del tutto inedita: al suo ruolo di conduttrice si aggiunge infatti
anche quello di ballerina e showgirl.
Con il giusto mix tra varietà e game-show, “Boomerissima” promette di
regalare momenti pieni di emozioni, alternando, in un clima di festa, il
racconto amarcord dei personaggi, della musica, dei programmi Tv, delle mode e
in generale del costume degli anni ’80, ’90 e 2000, a divertenti quanto
originali sfide tra due generazioni e due
epoche diverse di
celebrità, basate sulla scia dei ricordi. In ogni puntata, saranno presenti in
studio due squadre, ciascuna composta da un set di vip appartenenti alle
rispettive annate che, round dopo round, proveranno a conquistare la vittoria
finale rispondendo alle più disparate domande di cultura pop. Obiettivo,
cercare di superare al meglio tutti i match previsti nel corso della serata,
dimostrando che i propri anni sono i più emozionanti e, di conseguenza i più
meritevoli di vittoria. Salvo in rari casi, infatti, in cui il singolo round
porterà alla vincita oggettiva di una delle due squadre, le sfide serviranno al
pubblico in studio come metro di valutazione per decretare quale dei due gruppi
e, di conseguenza, delle due generazioni, merita di essere proclamato
vincitore. Non mancheranno inoltre grandi effetti scenici
a rendere ancora più immersiva l’atmosfera. Grazie alla presenza di un armadio
dai poteri magici, infatti, Alessia e gli ospiti del programma compiranno un
viaggio nel tempo e saranno protagonisti di inaspettate trasformazioni. Un vero
e proprio elemento magico, che caratterizza tutto il set, che è difatti
composto da uno studio classico e dal salotto Back in Time arredato come
nello stile degli anni ’80 e ’90.
Fiction, informazione, intrattenimento e sport: un anno da record quello appena concluso. L’AD Carlo Fuortes: “Il pubblico ha premiato qualità e varietà dell’offerta”
Un 2022 di ricordare quello della Rai. Nell’intera giornata le tre reti generaliste del Servizio Pubblico hanno fatto registrare il 30,1 per cento di share distanziando le tre dirette concorrenti, al 25,5 per cento. E in prima serata il distacco aumenta: reti Rai al 32,0 per cento contro il 25,8 di quelle Mediaset. I successi della Rai non si limitano ai tradizionali canali televisivi. L’offerta online – che include sia RaiPlay che i contenuti informativi di RaiNews.it e quelli sportivi di Rai Sport – nel 2022 ha registrato una crescita del 40 per cento rispetto al 2021, passando da 332milioni di ore di visione a oltre 463milioni e facendo diventare la Rai il broadcaster italiano più visto online, superando tutta la concorrenza. “Sono dati – dice l’Amministratore Delegato Rai Carlo Fuortes – che premiano l’impegno del Servizio Pubblico a offrire una programmazione che coniuga sempre di più qualità e varietà del prodotto Tv e di quello pensato per le altre piattaforme. Un impegno che il pubblico ha ben compreso ed evidentemente apprezzato. Nel 2023 questi risultati potranno essere consolidati e ulteriormente migliorati”. La Rai è leader del mercato anche con la sua rete ammiraglia, Rai 1, che ha registrato il 18,2 per cento di share nelle 24 ore e ben il 20,5 per cento in prima serata, mentre Rai 3 si conferma – con il 7,0 per cento di share sull’intera giornata – il terzo canale più seguito dopo Rai 1 e Canale5. Di rilievo la convalida della collocazione di Rai 2 nella quarta posizione, con il 5,0 per cento sull’intera giornata. Anche comprendendo le reti tematiche, la Rai si conferma sopra tutti i gruppi concorrenti. Lo share registrato dal gruppo nel 2022 è stato del 36,7 per cento nelle 24 ore e del 37,8 per cento in prima serata, in crescita rispetto al 2021. Più nel dettaglio, l’offerta televisiva della Rai è stata vista da una media di 43,5 milioni di ascoltatori ogni settimana, pari a oltre il 75 per cento della popolazione. Valori che superano i 47 milioni e l’80 per cento della popolazione in alcune settimane invernali. Per l’informazione, il Tg1 si conferma il telegiornale più seguito in Italia. L’edizione delle ore 20 ha ottenuto uno share medio del 25,2 per cento, stesso risultato anche per l’edizione meridiana. L’evento sportivo più visto dell’anno, tra tutte le reti televisive, è stato la finale dei Mondiali di calcio tra Argentina e Francia trasmessa da Rai 1 il 18 dicembre alle 16.00: 12 milioni 948 mila di ascolto medio con il 68,6 per cento di share per l’intera partita, saliti fino a 16 milioni 101 mila e il 74,3 per cento di share per i decisivi rigori della finale. Il programma di intrattenimento più visto, invece, la Serata Finale del Festival di Sanremo andata in onda il 5 febbraio su Rai 1, data in cui ha registrato una media complessiva di ascolto pari a 13 milioni 379 mila e il 64,9 per cento di share. Nella Fiction, poi, la Rai occupa integralmente la top ten di genere con dieci titoli su dieci: la serie più vista è stata “Doc nelle tue mani”, seguita da “La Sposa” e “Don Matteo 13”. Ma la predominanza della fiction Rai è anche online: “Il paradiso delle signore” con oltre 31 milioni di ore di visione nel 2022 è il titolo di fiction più visto. Tra le nuove trasmissioni, infine, va segnalato il dato straordinario di “VivaRai2!” – che ha fatto registrare una crescita sul canale dall’1,7 per cento, con il 15,00 per cento di share medio nelle prime tre settimane di programmazione – e quello dell’Eurovision Song Contest a Torino, in maggio. Le due semifinali, senza i cantanti italiani in gara, hanno registrato una media di ascolto superiore ai 5,5 milioni e oltre il 27 per cento di share, mentre la finale, andata in onda il 14 maggio, ha registrato 6,6 milioni di ascolto medio e il 41,9 per cento di share. Per l’ammiraglia Rai chiusura dell’anno in bellezza con il successo de “L’anno che verrà” in diretta da Perugia, appuntamento seguito da 5 milioni 32 mila telespettatori, pari al 36.9 per cento di share. Allo scoccare della mezzanotte si sono sintonizzate su Rai 1 ben 8 milioni 650 mila persone facendo registrare il 53.9 per cento di share. ν
Coppia rivelazione dell’ultima edizione del programma di Carlo Conti, i due attori ritornano anche nelle puntate dedicate agli imitatori dilettanti. Dal 7 gennaio in prima serata su Rai 1
La stagione televisiva ha consacrato il successo della coppia comica Cirilli-Paolantoni, siete soddisfatti?
PAOLANTONI: Non mi aspetto mai qualcosa di così importante, quando accade è miracoloso. E non mi aspettavo neanche di costituire una coppia così funzionante e funzionale. Sapevo che eravamo già complici, con un intento e uno spirito comuni, visto come è andata è stata una meravigliosa scoperta.
CIRILLI: Io lo speravo e in un certo senso me lo aspettavo. Se si ha a che fare con un fuoriclasse come Francesco Paolantoni non può che uscire qualcosa di buono (sorride). Il pubblico sembra leggerci come coppia storica invece è la prima volta che lavoriamo insieme. Questo significa che siamo due professionisti, due attori comici, e non solo due cabarettisti, come spesso ti definiscono.
Portateci all’inizio della vostra amicizia… come è nato questo incontro artistico?
CIRILLI: Da parte mia è iniziato come fan, quando guardavo Francesco a “Mai Dire Gol”. Poi ci siamo incontrati tre anni fa a “Tale & Quale Show”, durante il lockdown: lui era il concorrente e io mi occupavo dell’applausometro. Quindi abbiamo lavorato nuovamente insieme a “Nudi per la vita”, programma fantastico in cui, spogliandoci nudi, abbiamo mandato un messaggio sociale per sensibilizzare le persone sul tema della prevenzione del tumore al seno e alla prostata. Lì abbiamo cominciato a toccarci, non fisicamente (sorride), e ci siamo piaciuti. Sono poi venute “Dalla strada al palco”, con Nek, dove ci siamo accorti di essere molto forti insieme, e la proposta di Carlo Conti.
PAOLANTONI: A “Nudi per la vita” è nata una complicità maggiore, poi è arrivato Carlo, una proposta fortuita, la coppia è nata casualmente.
Ma c’è stato anche un colpo di fulmine…
PAOLANTONI: Quando è arrivato “Tale & Quale” eravamo contentissimi perché avevamo già capito che insieme avremmo funzionato. Devo dire che il risultato è stato ancora più grande di quello che ci aspettavamo.
Cosa significa essere un attore comico oggi?
PAOLANTONI: Essere un comico che funziona, seguito anche da giovani e bambini, è estremamente gratificante, soprattutto per uno della mia età. Allo stesso tempo questo mi fa pensare che le nuovissime generazioni di comici, che non vengono dal teatro, che non hanno un background importante, fatichino maggiormente a imporsi.
CIRILLI: Non ci si improvvisa, il talento serve ma non basta: ci vogliono tanto studio e tanta gavetta.
Cosa avreste fatto nella vita se non aveste avuto successo sul palcoscenico?
CIRILLI: Non lo so, non ho mai pensato a un piano “B”. Recito da quando avevo 6-7 anni con l’obiettivo di fare questo lavoro.
PAOLANTONI: Non ne ho proprio idea nemmeno io. Questa roba dell’attore ce l’ho in mente da sempre. Lo volevo sin da bambino e così è stato, sono un privilegiato, sono riuscito a far diventare realtà il mio sogno. Ma se proprio devo pensare a un altro scenario credo che avrei potuto fare il disegnatore di fumetti, da ragazzo li disegnavo e li vendevo per strada.
Che rapporto avete con la popolarità?
PAOLANTONI: Non la si può vivere diversamente da quella che può essere una gioia quotidiana. È una popolarità che nasce da un affetto da parte del pubblico. Non è solo l’essere riconosciuti per il passaggio in Tv, le persone ti conoscono perché ti vogliono bene. Ti sorridono, ti abbracciano, ti stringono. È una cosa meravigliosa.
CIRILLI: All’inizio rischia di portarti un attimo fuori strada, di farti perdere la testa e di farti sentirti un po’ onnipotente. Poi piano piano, se hai delle basi familiari e di educazione, capisci che va tutto ragionato, che è necessario avere i piedi per terra.
Pro e contro di essere un personaggio pubblico…
CIRILLI: Se lo sei diventato per merito è una gratificazione, un orgoglio grande. Al tempo stesso non hai una completa vita privata, al supermercato così come per strada con tuo figlio. Ma se lo hai scelto vuol dire che ci sta.
PAOLANTONI: Non puoi fare più niente senza essere osservato. A quello devi rinunciare, se sei popolare non hai proprio più scampo, non hai la possibilità di camminare senza che qualcuno ti chieda una foto (sorride). Ma è una continuazione, gratificante, del mestiere che fai. Senza il pubblico non saremmo niente.
Cosa vi piace, e cosa vi piace meno, dell’altro?
CIRILLI: Francesco è una persona di talento e sempre allegra, dal grande rispetto lavorativo e umano. Per quanto riguarda il difetto… lo dovrei forse conoscere un po’ meglio. I difetti privati non li conosco, artistici non ce ne sono.
PAOLANTONI: Gabriele è molto entusiasta, in questo è un ragazzino, si diverte molto. E poi è una brava persona, cosa fondamentale. Non sopporto più che mi dica “fidati”, lo fa sempre come fosse un intercalare.
C’è stata una esibizione che vi ha dato più soddisfazione delle altre?
CIRILLI: Quella di Stanlio e Ollio a “Tale e Quale Show”, vera poesia. Abbiamo cercato di essere veramente fedeli all’originale.
PAOLANTONI: Anche per me quella di Stanlio e Ollio, evocare personaggi così è stato emozionante, eravamo uguali. Sono miei idoli insieme a Totò ed Eduardo, sono la comicità vera, personaggi che hanno avuto la capacità di far ridere anche senza dire niente.
Chi si trova più a suo agio in abiti femminili?
CIRILLI: Nessuno dei due, ma piace a tutti e due (sorride).
PAOLANTONI: Diciamo entrambi che l’altro sta meglio in abiti femminili. (sorride). Certo che io ho delle gambe spettacolari, sono sicuramente più bello da donna.
Come avete imparato a camminare sui tacchi?
PAOLANTONI: È una dote naturale (sorride). Sui tacchi ho sempre camminato bene, sono abbastanza agile.
CIRILLI: Mi trovo molto meglio io che lui. Quando cominciai a fare Tatiana a “Zelig”, indossavo degli zatteroni alti, poi, passato ai tacchi, mi è stato consigliato di camminare sulla pianta del piede, per avere maggiore stabilità. Non ho chiesto consiglio a mia moglie perché odia i tacchi.
Dedicatevi una canzone l’un l’altro…
CIRILLI: A Francesco dedico “Mi fido di te” di Jovanotti (ride).
PAOLANTONI: Una di quelle che abbiamo fatto nel corso del programma, “Brividi”, perché veramente quando lo guardavo mi faceva venire i brividi.
Progetti per il 2023?
CIRILLI: Si ricomincia tra pochi giorni con “Tali e Quali”…
PAOLANTONI: Tra gennaio e febbraio sarò anche nella nuova edizione di “S.T.E.P.”, poi in primavera girerò un film con Biagio Izzo e Stefano De Martino.
Fingetevi per un istante giornalisti e aiutatemi a dare un titolo a questa intervista…
Un racconto emozionante e divertente che ci accompagna agli esordi di quattro artisti straordinari: Roberto Benigni, Francesco Nuti, Massimo Troisi e Carlo Verdone. Il 6 gennaio in prima serata su Rai 3
Chi
con le parrocchie o con piccoli teatri, chi col cabaret, chi con le tv o con i
festival dell’Unità: hanno cominciato così Roberto Benigni, Francesco Nuti,
Massimo Troisi, e Carlo Verdone, i magnifici quattro che negli anni ‘80 hanno
rivoluzionato il cinema italiano. Quattro comici che hanno cambiato per sempre
non solo il modo di ridere degli italiani, ma l’intera filiera cinematografica.
Rai Documentari, in collaborazione con 3D Produzioni e Luce Cinecittà, presenta
questo documentario che ricostruisce, attraverso gags, backstage e interviste, la
stagione del nostro cinema e i meccanismi della comicità che decretarono
l’enorme successo di Benigni, Nuti, Troisi e Verdone. Oltre alle interviste
d’archivio ai quattro protagonisti e alle interviste realizzate a Verdone e ad esperti ed amici (quali Giovanni
Veronesi, Marco Giusti, Claudia Gerini e tanti altri), guiderà la narrazione
l’attrice comica Emanuela Fanelli, che fu premiata proprio da Carlo Verdone
come miglior monologhista agli esordi della sua carriera.
Una raccolta di film imperdibili restaurati dalla Cineteca di Bologna e disponibili in HD. In esclusiva su RaiPlay
Per chi vuole riempirsi gli occhi di capolavori senza
tempo, su RaiPlay è arrivato un regalo speciale. Sulla piattaforma della Rai è
disponibile “Chaplin – I
capolavori”, una raccolta di film
realizzati da Charlie Chaplin, padre
dell’immortale Charlot e fra i più grandi maestri del cinema mondiale. Dieci i film contenuti nel prezioso
cofanetto: “Il circo”, “Il grande dittatore”, “Luci della città”, “Luci della
ribalta” e ancora “Il monello”, “Monsieur Verdoux”, “Un re a New York”, “La
donna di Parigi”, “Tempi moderni” e
“Febbre dell’oro”. Tutti i dieci titoli sono pietre miliari nella storia della
settima arte, restaurate dalla Cineteca di Bologna e disponibili in HD. Feste
di Natale in compagnia della genialità dell’ attore e regista britannico,
capace di stregare un pubblico di tutte le età.
Due donne, con caratteri agli antipodi, unite dal destino e costrette a confrontarsi con un problema da risolvere, la casa ereditata dal padre dell’una e dalla madre dell’altra. Fabrizio Costa firma la commedia con Euridice Axen, Chiara Francini, Cristiano Caccamo, Mariangela D’Abbraccio, Roberto Alpi. Il 29 dicembre in prima serata su Rai 1D
Due amanti sessantenni, Mariella (Mariangela D’Abbraccio) e Domenico (Roberto Alpi), sono sul punto di raccontare alle due rispettive figlie, Diana (Euridice Axen) e Gaia (Chiara Francini), tutta la verità sul loro amore ma, prima di riuscire a farlo, muoiono in un incidente automobilistico nei pressi della loro bella villa in Sardegna. Le due donne, che non si sono mai viste prima, sono quindi costrette loro malgrado a recarsi sull’isola per occuparsi della casa che i due genitori hanno lasciato loro in eredità. Fin dal primo incontro le due ragazze si trovano cordialmente antipatiche. E non potrebbe essere altrimenti visto che Diana è un medico serio e ortodosso con la mania del controllo e la determinazione di un bulldozer, mentre Gaia è uno spirito libero senza fisse radici, tutta emozioni e sensibilità. «Nella storia, completamente al femminile, si confrontano il pragmatismo dell’una con la fantasia e il romanticismo lieve e ironico dell’altra – afferma il regista Fabrizio Costa – due caratteristiche, queste, che solo apparentemente sono agli antipodi». Sullo schermo due donne talentuose, ma che hanno bisogno l’una dell’altra per realizzare completamente le loro personalità. «Euridice Axen interpreta quella apparentemente algida e inflessibile, Diana. Chiara Francini l’iperbolica piena di talenti ancora da scoprire, Gaia – prosegue Costa – entrambe hanno una caratterista subito evidente: sono donne sole che combattono la loro battaglia nella vita. Ma proprio la coscienza della propria solitudine e la condivisione del talento e l’amore per la musica, le costringerà ad avvicinarsi e a scoprire un terribile e meraviglioso segreto, nonché a diventare finalmente donne compiute e realizzate. È l’amore che sorriderà a entrambe e sarà il premio naturale che consentirà a Diana e Gaia di affrontare le asperità della vita con la consapevolezza che tutto finirà bene». Nel cast di “Una scomoda eredità” anche Cristiano Caccamo, Mariella Valentini, Brando Giorgi, Bernardo Casertano Mancinelli, Alessandro Pala, Riccardo Mori, Emanuela Fanni e con la partecipazione di Cesare Bocci. In onda su Rai 1 il 29 dicembre in prima serata.
Con il nuovo anno ritornano, attesissime, le grandi fiction firmate Rai. Si parte l’8 gennaio con “Le indagini di Lolita Lobosco”
Le indagini di Lolita Lobosco – Seconda stagione – Dall’8 gennaio in prima serata su Rai 1 Lolita Lobosco (Luisa Ranieri) è una donna del Sud, mediterranea, vivace, empatica, in carriera; vicequestore del commissariato di polizia a Bari, a capo di una squadra di soli uomini. In un mondo ostinatamente maschile, come quello dell’investigazione e della giustizia, Lolita sceglie di rimanere se stessa, un prezioso mix di esplosiva bellezza e intelligenza emotiva che le permette non solo di affermarsi, ma anche di combattere alcuni pregiudizi ancora esistenti nei confronti delle donne al comando. In questa seconda stagione Lolita è alle prese con nuovi casi di omicidio che saprà risolvere con acume e creatività, anche grazie alla collaborazione preziosa dei fidi Forte ed Esposito. Parallelamente, la vicequestore cerca di tener fede alla promessa fatta a suo padre alla fine della prima stagione, ossia quella di trovare il suo assassino. Chiarito infatti che l’omicidio di Petresine è opera della malavita organizzata che agiva nel porto di Bari, rimane da scoprire chi sia stato l’esecutore materiale del delitto. L’indagine si rivela tuttavia molto complessa, anche perché qualcuno sembra avere interesse a non far avvicinare Lolita alla verità. Se sul lavoro le difficoltà sono molte, la vita privata della nostra protagonista non è meno complessa: alla gestione del fidanzamento con un uomo molto più giovane, Danilo (Filippo Scicchitano), si aggiungono le preoccupazioni per Nunzia (Lunetta Savino) e il suo speciale rapporto d’amicizia con Trifone (Maurizio Donadoni), i dissidi di Forte (Giovanni Ludeno) con la moglie Porzia (Claudia Lerro) e la nuova sfida di Esposito (Jacopo Cullin) con la fidanzata Caterina (Camilla Diana), per non parlare dei disastri sentimentali dell’amica del cuore Marietta (Bianca Nappi). Come se non bastasse, nella vita di Lolita si affaccia una vecchia conoscenza, la sua prima cotta, l’affascinante Angelo Spatafora (Mario Sgueglia).
Il nostro Generale Il 9-10 e il 16-17 gennaio in prima serata su Rai 1
A quarant’anni dalla strage di Via Carini (3 settembre 1982), la serie racconta la storia del Nucleo speciale antiterrorismo creato dal Generale Carlo Alberto dalla Chiesa – interpretato da Sergio Castellitto – per combattere l’attacco delle Brigate Rosse allo Stato in quella che fu una vera e propria guerra per la difesa della democrazia. Da una parte il Generale e un gruppo scelto di giovani carabinieri sotto copertura, addestrati con metodi investigativi innovativi per l’epoca, e dall’altra ragazzi altrettanto giovani, i brigatisti, che coltivavano l’obiettivo di sovvertire lo Stato democratico attraverso sequestri, omicidi e attentati. Le vicende del Paese – raccontate anche attraverso immagini e filmati di repertorio originali – si intrecciano a quelle personali e familiari dei protagonisti. La serie si avvale della consulenza storica del giornalista Giovanni Bianconi e del coinvolgimento, in fase di produzione, dei familiari del Generale dalla Chiesa, di alcuni dei veri membri del Nucleo speciale antiterrorismo, di alcuni dei magistrati che hanno partecipato alle indagini e poi istituito i processi. Questo ha permesso di portare sullo schermo non solo la ricostruzione accurata di una vicenda storica ancora poco conosciuta, ma anche il racconto più intimo e personale della vita dei protagonisti. Realizzata con la collaborazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, con il sostegno del Mic e di Film Commission Torino Piemonte, la serie è stata girata anche in alcuni dei luoghi reali delle vicende narrate, tra cui la Caserma dei Carabinieri Pietro Micca di Torino e il cortile dove le Brigate Rosse uccisero Fulvio Croce, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino. ν
Con “Linea Bianca”, il sabato pomeriggio su Rai 1, è tornato a raccontare le nostre montagne: «Ci insegnano a gestire l’energia, la stagionalità, a scegliere la calma, a vivere con serenità il nostro tempo»I
Il viaggio di “Linea Bianca” è ripartito, dove ci porterete nelle prossime puntate?
Continuiamo a raccontare il territorio montano che costituisce circa il 70 per cento della superficie nazionale, mentre troppo spesso diamo visibilità alla sola parte costiera. Capendo la montagna possiamo anche imparare a convivere con l’emergenza energetica, a ridurre gli sprechi. In montagna sono molte le località non ancora raggiunte dal metano, nelle quali si usano le bombole del gas, si cucina con legna e cippato. Nel corso della storia l’uomo ha imparato a immagazzinare calore, facendo uso tra l’altro della terracotta, dell’argilla. Le famose olle, ad esempio, consentono la massima efficienza. Sono conoscenze che dobbiamo portare nelle nostre città, nel rispetto dell’ambiente, per risparmiare ed evitare sprechi. La montagna ci insegna anche a rispettare la stagionalità, a scegliere la calma, a vivere con serenità il nostro tempo.
Un invito a riappropriarci dei nostri ritmi naturali…
L’essere umano ha necessità di ritrovare il proprio tempo e di farlo in ogni situazione. Parlo del tempo che ci dedichiamo per una passeggiata, per una lettura. In passato ci si distraeva con un libro o guardando fuori dalla finestra, sognando a occhi aperti. Oggi la distrazione è data dal telefonino e così il tempo non è più solo nostro. In montagna questo recupero del tempo ce l’hai per una serie di cose che devi fare, per spostarti. I monti ti chiamano, ti fanno ammirare tante cose. Domenica, in esterna per la trasmissione, ho perso il treno perché distratto e attratto da un tramonto…
Dove è successo?
A Prato Piazza, in Alto Adige, a 2 mila metri. Ero lì per la seconda puntata di “Linea Bianca”. Nel primo pomeriggio, dopo una nevicata durata ore, il cielo ha iniziato ad aprirsi, aveva un colore rosso forte, sembrava un dipinto. Quel momento mi ha dato tanta energia.
Nel programma vi occupate da tempo di cambiamenti climatici, cosa capiamo con l’osservazione delle nostre montagne di ciò che sta accadendo al Pianeta?
Che il cambiamento è molto più veloce di quello che abbiamo raccontato fino a ora. La fusione dei ghiacciai è esponenziale. Pensavamo che in alcuni decenni non ne avremmo più trovati alcuni, ma i tempi sono ben più stretti e potrebbe trattarsi anche di pochi anni. Penso al Calderone del Gran Sasso in Abruzzo, che è anche stato declassato. In città ti accorgi meno del cambiamento, accade con la siccità, con la pioggia improvvisa, ma in montagna è tutto ben più visibile. La mia preoccupazione è che sia già troppo tardi per tornare indietro, spero che madre natura possa ritrovare equilibrio. Possiamo solo non aggravare una situazione complessa.
Le storie di montagna sono prima di tutto storie di persone, ce n’è una che nel corso di questi anni ti ha toccato di più di altre?
Di storie ce ne sono tante, ma mi viene in mente una parola ed è coraggio. Ci sono persone che hanno avuto il coraggio di cambiare la propria vita andando alla ricerca dello star bene, senza limitarsi e accontentarsi, ma vivendo al massimo il proprio tempo.
Montagna come risorsa?
Non dico che tutti dobbiamo trasferirci in montagna, ma che gli italiani sono fortunati. A pochi chilometri dalle case di gran parte di noi c’è un’area montana che ci può regalare una passeggiata, un po’ di relax tra i colori e i profumi della natura.
Con la montagna hai un rapporto indissolubile…
La montagna per me è passione e lavoro. Ogni volta che vado mi sento a casa, sono ben accolto, perché l’accoglienza è una caratteristica comune a chi vive sui monti. Nell’indole delle popolazioni montane c’è l’aiuto: ho trovato tantissimo volontariato, cosa che in città un po’ si perde. Se rimani a piedi con l’auto su una strada montana non esiste che qualcuno non si fermi a darti una mano.
Una stagione di grande impegno televisivo, con “Unomattina”, come sta andando?
Sono molto contento di avere un rapporto quotidiano con il mio pubblico, di potere condividere esperienze e racconti. Al tempo stesso sono felice del rapporto sereno che c’è in redazione, in studio, con gli inviati. “Unomattina” ha un approccio positivo, propone esperienze di condivisione, di confronto tra le persone e va alla ricerca di buona energia. Vogliamo fornire un altro punto di vista e questo ha pagato.
Come ti vedi nel futuro?
Mi piacerebbe vedermi così, proprio come sono ora. Con questa voglia di fare, con questa energia, cercando di portare sempre il sorriso a chi segue i programmi che faccio. Un approccio alla Fabrizio Frizzi, di un uomo felice della vita. Mi piacerebbe rappresentare un po’ una bombola d’ossigeno capace di fare sciogliere le tensioni.
L’étoile del Teatro alla Scala pronta ad accompagnarci il 1° gennaio in prima serata su Rai 1. «Danzare è un arricchimento per la vita, per le sensazioni che si possono ricevere» dice il grande ballerino, che sulla sesta edizione dello show anticipa: «Abbiamo preparato uno spettacolo di intrattenimento, di leggerezza, che possa fare sorridere ed emozionare»I
Danza con me
Il 2022 sta per concludersi, cosa le lasciano questi dodici mesi, da artista e da cittadino?
Per me è stato un anno molto importante, di rinascita, che ha visto il riprendersi di molte cose, a iniziare dai viaggi: sono stato a ballare per la prima volta in Australia, per la prima volta a Cuba, adesso ho ballato in Oman, a Muscat. Tanti luoghi nuovi che ho potuto toccare con la danza. Li ho vissuti in maniera diversa, facendo esperienze nuove. Penso anche ai tanti spettacoli in Italia, non posso non ricordare un evento particolare come il “Ballo in bianco” in piazza Duomo a Milano durante “OnDance”, evento che ha segnato il mio 2022. È stato un anno segnato dalla guerra, dal conflitto nato vicino a noi, vedere queste tragedie è stato umanamente difficile. La guerra è stato il buio di questo periodo.
Ci presenta l’edizione 2023 di “Danza con me”?
Sarà un’edizione con tanti ospiti nuovi. Avremo Luca Zingaretti e Cristiana Capotondi alla conduzione, due grandi attori molto amati dal pubblico di Rai 1. Ci affiancheranno Virginia Raffaele che ritorna per la terza volta, Alberto Angela per la seconda. Tanti nuovi amici come Elio, Paola Minaccioni, Blanco, Dardust, avremo Claudia Gerini, Edoardo Leo, Dargen D’Amico. Un parterre molto ricco, ma soprattutto avremo tanti numeri di danza, perché è sempre la danza, di livello internazionale, a essere il cuore del programma. Vogliamo costruire uno spettacolo di intrattenimento, di leggerezza, che possa fare sorridere. In questo momento il pubblico ha bisogno di serenità.
C’è una cifra che accomuna i protagonisti di “Danza con me”?
Ognuno porta qualcosa. Quello che mi piace, soprattutto di Luca e Cristiana, ma anche di altri, è il sapersi mettere in gioco, essere a disposizione del programma. Molte volte chiediamo complicità alle nostre idee, alle nostre invenzioni. È la complicità con gli ospiti a fare la differenza.
C’è un giusto punto d’incontro tra l’alto e il popolare?
Il punto d’incontro è questa trasmissione, che riesce a veicolare l’alto, come i passi a due di repertorio classico, neoclassico, contemporaneo, in un contesto di intrattenimento. Ma il passo a due è quello, è intatto e si vede in tutta la sua bellezza. Momenti di danza pura inseriti in un contesto di leggero.
Alla prima edizione pensava che il programma sarebbe diventato un appuntamento tanto atteso dal pubblico televisivo?
Sinceramente non me l’aspettavo, non pesavo proprio che saremmo arrivati alla sesta edizione e devo dire che la cosa mi rende tanto felice e orgoglioso. Significa essere riusciti a entrare nelle case di tantissimi italiani e questo vuol dire anche avere la possibilità di fare conoscere la danza a tanti giovani. Magari iniziano proprio da questa trasmissione ad amarla, poi arrivano a teatro. È ciò che di più bello possono fare il programma e la Tv.
La danza per raccontarci e per esprimere le nostre emozioni, un esercizio che consiglierebbe anche a chi non balla per professione?
Sicuramente sì. “OnDance”, la manifestazione che organizzo ogni anno, invita le persone a provare a ballare ogni genere di danza. Non ce n’è un solo tipo, non ci sono solo la classica o la break dance. Le scelte sono innumerevoli. Ballare vuole dire prendere consapevolezza del proprio corpo e lasciarsi andare, o controllarlo seguendo una musica. La danza è liberatoria e al tempo stesso ti fa sentire il corpo come poche altre cose, unendo il movimento con la musica. Chi lo fa ha un grandissimo giovamento, anche persone che non diventeranno mai ballerini. È un arricchimento per la vita, per le sensazioni che si possono ricevere.
Dopo avere raggiunto traguardi immensi, cosa può ancora sognare Roberto Bolle?
Una bella domanda a cui può essere difficile rispondere (sorride). In questo momento le soddisfazioni sono molte e giungono da tanti progetti che sto seguendo. Mi auguro di farlo il più a lungo possibile. Spero di provare sempre gioia, passione e desiderio di andare avanti, di creare cose nuove. Il bello, anche in “Danza con me”, è essere fedele a un format senza smettere di rinnovarsi.
Cosa legge negli occhi dei giovani che coltivano il sogno della danza?
In trasmissione abbiamo avuto un pubblico di ballerini, di studenti della danza. Nei loro occhi ho visto entusiasmo, passione, il desiderio di nutrirsi di danza. Nello sguardo di molti ho visto anche la preoccupazione di non avere un futuro nel nostro Paese, perché le possibilità di lavoro sono poche. È un tema su cui mi batto in prima linea.
Quali sono le priorità per l’arte e la cultura in Italia?
Abbiamo il tavolo della danza istituito nel maggio scorso. Nel frattempo, il governo è caduto, c’è stato un grande ritardo. Ora si cerca un’interlocuzione con il ministro Gennaro Sangiuliano per capire se sia disponibile ad accogliere le idee per cambiare le regole della formazione e della produzione di spettacoli. Sono i due grandi temi che hanno bisogno di nuove regole, per andare avanti e rinnovarsi.
Che cos’è per lei la bellezza e dove la ritrova nella quotidianità?
È un valore importante che rende speciale la nostra vita, che altrimenti sarebbe piatta. È anche qualcosa che ci dà un brivido, un’emozione, che ci fa sognare. La ritrovo nella danza come nella natura, la ritrovo nei viaggi, mi piace scoprire le bellezze architettoniche delle città. La bellezza è intorno a noi, bisogna trovarla, scoprirla, nutrirsene.
L’ultimo brivido che ha provato?
In ordine di tempo mi riporta a pochi giorni fa, in Oman. Penso alla bellezza del deserto, delle dune, della sabbia con la sua policromia di colori, penso a tutte le variazioni del beige, del rosso, del giallo, o alle architetture del teatro della grande moschea.
Alberto Angela torna il 25 dicembre in prima serata su Rai 1 con “Stanotte a Milano”. Da mercoledì 28 le nuove puntate di “Meraviglie” che ci porteranno per la prima volta oltre i confini nazionali. I due programmi sono realizzati in 4k
Una serata evento prodotta da Rai Cultura e dedicata a Milano, per raccontare i luoghi d’arte e
la storia della città dopo il calar del sole, quando l’assenza di folle e
turisti lascia spazio a dettagli e suggestioni più raccolte e intime. Dopo
aver omaggiato le più belle città d’arte italiane, da Napoli a Venezia, dal
Vaticano a Torino, il 25 dicembre alle 21.25 su Rai1, Alberto Angela ci
presenta “Stanotte a Milano”.
Partendo dalla
guglia maggiore del Duomo, proprio sotto la Madonnina, Alberto attraversa la
città di notte, alla scoperta dei tesori più o meno nascosti del capoluogo
lombardo: dal palcoscenico del Teatro alla Scalaallabasilica di
S. Ambrogio, dalla pinacoteca di Brera alla biblioteca Ambrosiana, custode
dell’inestimabile Codice Atlantico di Leonardo. Un viaggio nell’arte che porta
lo spettatore al cospetto del Cenacolo Vinciano, ma anche tra i “Sette Palazzi
Celesti “, la gigantesca installazione di Anselm Kiefer custodita nel Pirelli
Hangar Bicocca, o tra i futuristi del Museo del 900. Un viaggio nella storia
della città, già capitale dell’Impero Romano, orgoglioso comune medievale e
signoria tra le più splendide con i Visconti e gli Sforza. In questo percorso
non mancano i luoghi più rappresentativi della vita milanese di oggi, come la
Stazione Centrale, la Galleria, i Navigli e i grattacieliche negli
ultimi decenni ne hanno ridisegnato l’orizzonte.
Nel suo viaggio
Alberto Angela è guidato dal racconto di grandi ospiti, che vivono a Milano e
che con questa città hanno un rapporto particolare: Zlatan Ibrahimović,
Domenico Dolce e Stefano Gabbana, Javier Zanetti si uniscono a lui per
tracciare un ritratto della città e della sua evoluzione negli anni. Giancarlo
Giannini, presenza fissa negli speciali di “Stanotte”, interpreta stavolta il
sommo poeta milanese Alessandro Manzoni. Sonia Bergamasco dà voce e volto alla
poetessa dei Navigli, Alda Merini.I primi ballerini del Teatro alla Scala Nicoletta Manni e
Timofej Andrijashenko danzano nell’inconsueto palcoscenico dei laboratori di
scenografia negli ex stabilimenti Ansaldo,Elio con i suoi musicisti
omaggia la canzone di Enzo Jannacci e Malika Ayane è protagonista di un’intensa
performance musicale in Galleria.
Arte, musica,
storia e costume si intrecciano per offrire un punto di vista notturno su
questa città fatta di contrasti, che ha trovato la sua cifra nel continuo
rinnovarsi per essere sempre nel presente.
E’ inveceun viaggio che attraversa
l’Europa da Est a Ovest e da Sud a Nord, alla ricerca delle bellezze più
rappresentative di ciascun Paese, ma anche delle linee di una storia comune e
di una comune identità, “Meraviglie” che, in questa nuova serie
intitolata “Stelle d’Europa”, in onda da mercoledì 28 dicembre, varca
per la prima volta i confini nazionali per esplorare, oltre a quelli italiani,
anche i siti Unesco più spettacolari del nostro continente. Oltre al racconto
di Alberto Angela, alle splendide immagini girate in 4K con l’uso di audaci
droni acrobatici, la serie si arricchisce delle testimonianze di ospiti celebri
e di performance artistiche in alcuni dei luoghi più significativi del
viaggio. Nella prima puntata il viaggio
parte da Mont Saint-Michel, nel nord della Francia, isolotto che sembra danzare
tra terra e mare al ritmo delle maree. Sede di una celebre abbazia benedettina,
sorge al centro di un’immensa baia aperta sul canale della Manica, dove le
maree sono tra le più potenti d’Europa. Nelle fasi più intense il mare si
ritira di una ventina di chilometri, per poi ritornare isolando l’abbazia dalla
terraferma. Prosegue poi per Lisbona, in Portogallo, porta occidentale d’Europa
aperta verso l’immensità degli oceani. Dalla torre di Belém, ai ricami del
monastero dei Jéronimos, Angela racconta questa affascinante città adagiata
sulle sponde del Tago e affacciata all’oceano. Ci guida in tram tra le viuzze
dell’Alfàma, l’antico quartiere arabo, e alla scoperta dei magnifici azulejos
del palazzo dei marchesi di Fronteira, fino alla chiesa del Carmo dove una
magnifica Dulce Pontes, canta sulle note del maestro Ennio Morricone. La tappa
italiana di questa edizione è Verona, la città scaligera che ha ispirato
l’amore letterario di Romeo e Giulietta. All’Arena, l’antico anfiteatro nato
per ospitare i gladiatori e oggi divenuto uno dei più grandi teatri lirici del
mondo, Alberto Angela incontra Roberto Bolle, leggendario Romeo della danza. Al
balcone di Giulietta, Riccardo Cocciante interpreta un brano della sua opera
popolare dedicata ai due tragici amanti. Il viaggio si conclude a Chartres,
cittadina francese sede della più antica e meglio conservata cattedrale gotica
del vecchio continente. Le sue celebri vetrate, che si conservano intatte da
nove secoli, hanno dato il nome ad un colore, il celebre “blu di Chartres”. Un
enigmatico labirinto al centro della navata è in realtà un percorso iniziatico
che conduce il fedele alla salvezza. “Stanotte a Milano” e “Meraviglie –
Stelle d’Europa” sono produzioni realizzate da Rai Cultura in 4K, dirette
da Gabriele Cipollitti con la fotografia di Vincenzo Calò. Scritte da Alberto
Angela con Fabio Buttarelli, Ilaria Degano, Vito Lamberti, Aldo Piro, Emilio
Quinto.
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