Dal 23
dicembre un nuovo original di RaiPlay che ha per protagonisti quattro studenti
universitari ventenni che vivono insieme nella stessa casa. Una real comedy dal
linguaggio smart per raccontare la generazione Z
Quattro studenti universitari, tre ragazze e un ragazzo, insieme
nella stessa casa: sono i protagonisti di “Confusi”, il nuovo original di
RaiPlay in boxset dal 23 dicembre sulla piattaforma Rai. Quando cominciano
l’università, Nicole, Maria Grazia, Stefania e Ludovico si trovano per caso a
condividere lo stesso appartamento a Milano. I ragazzi hanno vite diverse alle
spalle, individualità differenti, sogni e bisogni distanti, ma sono tutti e
quattro ugualmente… confusi! La real comedy parla di loro, ma nella serie tutti
i ventenni di oggi possono ritrovarsi, anche grazie ad un linguaggio veloce,
smart e contaminato dai social network. La generazione Z, allergica alle
definizioni e alle etichette, è raccontata con taglio ironico ma sguardo
lucido. I protagonisti, infatti, sono aperti, curiosi, inclusivi, fluidi,
liberi, ma anche incerti su chi sono e chi diventeranno. Cercano la loro strada
e si confrontano con le prove della vita con ‘orgogliosa’ confusione. Nella
casa in cui vivono ogni giorno accade qualcosa che fa confrontare i quattro
coinquilini. Non ci sono adulti, ma una chat di gruppo per parlare di amori,
amicizie, sesso, lavoro, delusioni e sogni.
«L’idea di raccontare la vita di quattro ventenni che si
ritrovano a vivere insieme e si misurano con la vita senza più
l’intermediazione dei genitori – sottolinea Elena Capparelli, direttrice di
RaiPlay – è nata dal desiderio di rappresentare con leggerezza il momento in
cui si inizia a diventare ‘grandi’ e, anche se ci si sente talvolta un po’
‘confusi’, è un momento di crescita unico e bellissimo, anche per dare voce ai
propri desideri, alle proprie idee, alle proprie paure».
La serie è prodotta da Blu Yazmine e accompagnata dalle
musiche e dalla sigla di Alfa, giovane e promettente cantautore della scuola
genovese.
Per conoscere meglio i protagonisti, sono già disponibili su
RaiPlay le loro backstories. Ognuna delle dieci puntate previste è accompagnata
da un contenuto extra che permette di approfondire i temi chiave dell’episodio,
aggiungendo piccoli tasselli al puzzle del racconto finale, e di restituire il
vero punto di vista della generazione Z.
Solo sei degli artisti in gara canteranno tra i big al Festival della Canzone Italiana. I loro nomi li conosceremo venerdì 16 dicembre in prima serata su Rai 1
29 novembre 2022
SANREMO GIOVANI
Colla
Zio – Asfalto
Cosa avete provato quando avete saputo di
essere tra i 12?
Non abbiamo realizzato subito, il giorno dopo
abbiamo elaborato e ci è venuta voglia di spaccare… non vediamo l’ora.
Il brano che portate a Sanremo…
È un pezzo che
racconta di un non amore, speriamo che faccia ballare. Il nostro progetto si
basa sull’amicizia e sulla comune passione per la musica.
Il sogno d’artista…
Ci piacerebbe fare musica anche in futuro e
farla insieme, tra di noi.
Fiat
131 – Pupille
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Ho urlato dalla gioia. Andare a Sanremo è il
sogno di sempre.
Il brano che porta a Sanremo…
Una dedica d’amore. In qualsiasi relazione, un
amore come un’amicizia, possono esserci delle incomprensioni tanto da fare allontanare
due persone. Il brano è un invito a guardarsi negli occhi e ritrovare il
dialogo. Un messaggio importantissimo.
Il sogno d’artista…
Fiat131 vuole comunicare i propri stati
d’animo, le proprie emozioni.
gIANMARIA
– La città che odi
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Sono stato contento e soddisfatto del lavoro
fatto per arrivare a questo traguardo. Non c’era nulla di scontato e per questo
sono stato molto felice.
Il brano che porta a Sanremo…
È nato a giugno
prima che tornassi a casa dai miei. Inizialmente non credevo molto in questo
brano, poi l’ho riscoperto con il tempo.
Il sogno d’artista…
Fare sempre meglio, crescere. Il sogno è
quello di diventare, un giorno, a essere un artista a 360°.
Giuse
The Lizia – Sincera
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Una bella botta emotiva, Sanremo Giovani è un
traguardo assurdo, significa vedere realizzati i propri obiettivi. È una bandierina
che piazzi nella speranza che sia la prima di un lungo cammino.
Il brano che porta a Sanremo…
Scritto per caso un po’ di tempo fa. Nella
scelta dei pezzi abbiamo pensato fosse uno dei più validi.
Il sogno d’artista…
Fare musica per tradurre in canzoni i miei
sentimenti.
Maninni
– Mille porte
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Non ci credevo e ho pianto come un bambino, mi
sono sdraiato per terra e me la sono goduta.
Il brano che porta a Sanremo…
Una storia autobiografica che racconta un
particolare momento della mia vita in cui io stesso ero il mio nemico numero
uno. Ho dovuto combattere con il mio stesso mostro.
Il sogno d’artista…
Che la mia musica possa emozionare il più gran
numero di persone possibili.
Mida –
Malditè
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Ho avuto la notizia in un momento in cui ero
un po’ triste e mi ha subito tirato su.
Il brano che porta a Sanremo…
Parla di una dolce relazione tossica, spero
piaccia a chi la ascolterà.
Il sogno d’artista…
Il mio sogno d’artista e di ragazzo
combaciano: la musica è la mia vita, non faccio altro dalla mattina alla sera.
Sogno di vincere un Latin Grammy essendo madrelingua spagnolo.
Noor –
Tua Amelie
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Dieci minuti in cui non capivo più nulla. Poi
ho realizzato e sono ancora emozionatissima.
Il brano che porta a Sanremo…
Una lettera che scrivo a me stessa in cui
racconto una storia. Una storia difficile raccontare, la mia e di tante altre
ragazze. È un grido d’aiuto e al tempo stesso di
liberazione: una canzone di speranza.
Il sogno d’artista…
Il mio sogno era ed è andare a Sanremo e
continuare a fare sempre musica.
Olly –
L’anima balla
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Ero in stazione, tornavo da Roma verso Milano
insieme al produttore del brano ed è stato incredibile… l’anima ballava.
Il brano che porta a Sanremo…
Rappresenta tutto ciò che mi smuove dentro.
Una sensazione di energia, di passione, che mi porta a fare le cose, evitando
la paura.
Il sogno d’artista…
Cambia con costanza una volta l’anno cercando
di raggiungere obiettivi sempre più alti. Lo stadio da riempire è un’ambizione
enorme che spero di poter raggiungere prima o poi.
Romeo
& Drill – Giorno di scuola
Cosa avete provato quando avete saputo di
essere tra i 12?
Un saliscendi di emozioni assurde. Siamo
partiti da una cameretta e ora ci troviamo qui, in un ambiente fantastico.
Speriamo di rimanerci il più possibile. Siamo davvero orgogliosi di questo
percorso.
Il brano che portate a Sanremo…
Scritto un anno fa, insieme, in un pomeriggio
preso male. Il triste misfatto è diventato qualcosa di divertente.
Il sogno d’artista…
Di proseguire, insieme, a fare musica.
Sethu –
Sottoterra
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Una grandissima emozione, chi mi è stato
vicino in questo periodo sa quanto ho dovuto lavorare per portare il brano
all’audizione. Tanto stress, ma anche grande soddisfazione.
Il brano che porta a Sanremo…
Il titolo del brano potrebbe sembrare macabro,
ma in realtà è una canzone d’amore, che parla della capacità di creare attorno
a se stessi uno spazio in cui riuscire a respirare.
Il sogno d’artista…
Di arrivare alle persone nel modo più genuino
e diretto possibile, senza troppe maschere.
Shari –
Sotto Voce
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Ero mega contenta, mi si è riempito il cuore e
ho ricominciato a cucinare, a fare la pasta. Avevo smesso di farlo, quel giorno
ho provato qualcosa di bello.
Il brano che porta a Sanremo…
Porto un mio brano, molto personale, in cui
parlo della mia famiglia e di un momento della mia vita in cui ho pensato di
scappare dalla realtà. Per un certo periodo l’ho fatto e nella canzone parlo
delle conseguenze.
Il sogno d’artista…
Riuscire a trasmettere quello che la musica mi
dà. Con i miei brani vorrei portare me stessa e lanciare dei messaggi.
Will –
Le cose più importanti
Cosa ha provato quando ha saputo di essere tra
i 12?
Un po’ di sana sorpresa. Ero molto contento,
anche perché credo nel progetto. Non vedo l’ora di poter portare la mia musica
sul palco del Casinò.
Il brano che porta a Sanremo…
Una canzone a cui tengo particolarmente, parla
di un ricordo e della mancanza di una persona. Mi piacerebbe che il pubblico,
ascoltando il brano, ci trovasse dentro le proprie emozioni.
Il sogno d’artista…
Un tour negli stadi, esagero, perché amo
cantare live (sorride).
Mercoledì 14 dicembre, in prima serata su Rai 2, la seconda puntata di “Mi casa es tu casa”, il programma che ha visto il debutto del cantautore nel ruolo di conduttore: «Il pubblico mi vuole bene perché sono me stesso e dico ciò che penso». E dei grandi intervistatori afferma: «Amo quelli che non interrompono l’ospite, proprio come Mara Venier e Silvia Toffanin»
“Mi casa es tu casa”, come è stato
l’incontro con questo programma?
Me l’ha proposto il direttore Stefano
Coletta e sono davvero molto contento. Essendo stato condotto in passato da
Raffaella Carrà, all’inizio ero un po’ perplesso perché Raffaella era un
gigante e vicino a lei io sono un piccolo granello di sabbia. Poi il direttore
mi ha rassicurato, dicendo che il programma sarebbe stato diverso. Così è stato
e siamo partiti immediatamente alla ricerca degli ospiti…
Lei ha puntato subito in alto…
Il mio più grande desiderio era
quello di ospitare Jennifer Lopez. Pensavo di poterci riuscire, ma senza tanti
soldi a disposizione non è facile. Se ci sarà una seconda edizione ci proveremo
di nuovo.
Come si sente nei panni
dell’intervistatore?
Non è la prima volta, in passato ho
intervistato alcuni grandi personaggi per “Unomattina”, parlo di Juliette
Binoche, Cameron Diaz, Meryl Streep e altri ancora. Loro si divertirono molto
perché non vedevano in me il giornalista, ma l’artista e anche per loro era
molto più facile.
Ci sono intervistatori ai quali si ispira?
Se devo ispirarmi a qualcuno penso a
David Letterman, mi piacciono il suo stile, la sua ironia.
E tra gli italiani?
Mara Venier fa interviste
straordinarie, è bravissima, buca lo schermo. Dà spazio all’ospite lasciandolo
parlare senza interromperlo. Amo molto anche Silvia Toffanin.
Di Raffaella Carrà cosa ha amato?
Raffaella era sinonimo di talento e
ironia, davvero qualcosa di meraviglioso. Credo che il talento senza l’ironia
sia qualcosa di incompiuto.
Che cosa fa quando si rende conto che
un suo ospite non le dice tutta la verità?
Sorvolo, anche se devo dire che gli
ospiti delle nostre puntate sono stati per lo più sinceri.
Lei non ha mai avuto troppi peli
sulla lingua, quanto paga nella vita essere persone libere e schiette?
Dire ciò che si pensa rafforza, siamo
in un Paese libero. Penso che la mia schiettezza sia una delle ragioni del mio
successo.
Cristiano,
ci anticipa gli ospiti della seconda puntata?
Ho
voluto Ilona Staller con tutte le mie forze. Non volevo la pornostar, ma la
donna. Ho scoperto una sensibilità straordinaria e una madre bellissima, una
persona molto dolce che ha bisogno d’affetto. Averla con me in trasmissione è
stato un momento stupendo, l’intervista è molto commovente.
Altri
ospiti?
Ci
sono altre due donne, ma le scoprirete nel corso della puntata. Si mangia, si
ride, si scherza, si piange, si canta, c’è un po’ di tutto.
Nella vita di tutti i giorni che
padrone di casa è?
Una casalinga disperata (sorride).
Si diverte di più nella parte
dell’ospite o in quella del padrone di casa?
A casa mia sono l’ospite, cerco di
far stare a proprio agio le persone che mi vengono a trovare.
Che cosa rappresenta per lei la casa?
Quando c’erano i miei genitori era il
covo giusto, dove mi sentivo protetto. Da un certo punto in poi della tua vita
cerchi di proteggerti da solo. La casa è la tua compagna di vita, che conosce
tutti i tuoi peccati.
In cucina come va?
Bene, anche se non sono una grande
cuoca. C’è anche chi ha rifiutato di mangiare il cibo preparato da me (sorride).
Il suo dress code è sempre molto
originale e sgargiante, quanto raccontano di lei gli abiti che indossa in Tv?
Gli abiti che indosso a “Tale e Quale
Show” sono quelli che avrei voluto indossare agli inizi della mia carriera. Il
trasformismo è qualcosa di ineguagliabile. Non amo le cose finte, in quello che
indosso c’è anche ciò che sono.
Come vive la popolarità?
Mi piace l’affetto delle persone che
mi fermano per strada e che vogliono parlare, che mi chiedono un selfie, è
meraviglioso.
Cosa le rende davvero felice?
Avere a fianco la persona alla quale
sono vicino, e che mi possa fare una carezza nella nuca, sui capelli, proprio
come faceva mia madre.
È partita la 33esima maratona a sostegno della ricerca per sconfiggere le malattie genetiche rare. Già attivo il numero solidale 45510. Fino al 18 dicembre in Tv, radio e sulla piattaforma Rai
Telethon
torna, come ogni dicembre, a ricordarci i risultati raggiunti e i nuovi
importanti obiettivi della ricerca medico-scientifica per donare speranze,
terapie e futuro ai bambini e a tutte le persone con una malattia genetica
rara. Se è stato Carlo Conti con lo speciale di “NaTale e Quale Show” ad aprire
la maratona solidale, fino al 18 dicembre saranno almeno 45 le trasmissioni in
campo con un unico obiettivo: fare crescere le cifre del numeratore. Nello slogan
#facciamolidiventaregrandi si sintetizza il grande impegno della Fondazione
Telethon e di tutta la Rai. «La Rai è per
noi un alleato prezioso. Insieme, grazie alla maratona televisiva, in questi
anni abbiamo dato voce a tantissime famiglie, abbiamo fatto conoscere al grande
pubblico realtà che erano marginali e favorito l’inclusione delle persone con
malattie genetiche rare – afferma Luca Cordero di Montezemolo, presidente della
Fondazione Telethon – Gli italiani hanno risposto con generosità contribuendo a
far avanzare la ricerca su malattie che prima erano trascurate». Grande la soddisfazione dei vertici Rai: «Telethon è un momento veramente
bello per l’azienda Rai che si mette al servizio di una causa difficile e per
una battaglia come la lotta alle malattie rare – afferma la presidente Marinella
Soldi – si tratta di un lavoro di squadra di tutta la Rai, dalle star
dell’intrattenimento ai lavoratori di cui il pubblico non conosce il nome, ma
senza i quali tutto questo non sarebbe possibile. La raccolta fondi è l’esempio
concreto di una società più inclusiva e sostenibile, i risultati ottenuti in
questi decenni sono veramente eclatanti. L’anno scorso sono stati raccolti 54
milioni, continuiamo su questa strada». Parole d’ordine consapevolezza e solidarietà. «È molto importante che la Rai collabori, ormai da decenni,
con Telethon per la ricerca sulle malattie rare penso che sia anche questo Servizio
Pubblico – dice l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes – è importante informare tutti i cittadini sui progressi
della scienza e su quanto sia importante sostenere la scienza per aiutare i
bambini più sfortunati». Per
contribuire alla raccolta solidale è sufficiente comporre il 45510. I fondi
raccolti saranno dedicati alla ricerca su oltre 6 mila malattie genetiche rare.
Il 17 dicembre, su Rai3, “In mezzo al mare” e “Gola” con Valerio Aprea, le ultime due opere teatrali di Mattia Torre, con la regia televisiva del Premio Oscar Paolo Sorrentino. Ne abbiamo parlato con Paolo Calabresi, uno dei protagonisti della serie
Per cosa siamo grati a
Mattia Torre e qual è il valore di questo lavoro?
Io gli sono grato, ma credo anche chi guarderà questi
spettacoli in tv, perché è una cosa straordinaria, fuori dall’immaginario
comune, perché il teatro in televisione si faceva una volta. Gli siamo grati
perché ha portato in scena veramente la vita di tutti i giorni con i suoi temi
universali come la morte, la violenza, la sopraffazione e ci ha aggiunto un
elemento di comicità devastante, indimenticabile, che renderà le sue opere
molto longeve se non eterne.
Com’è lavorare su diversi
linguaggi? Dal teatro alla televisione con un regista che nasce dal cinema, come
ci si confronta?
Si tratta della vecchia domanda e cioè se il teatro e il
cinema sono compatibili. Mi sembra che attraverso la regia di Paolo Sorrentino,
abbiamo potuto dimostrare che non sono solo compatibili, ma anche necessari
l’uno all’altro. La modalità con cui Paolo ha deciso di entrare dentro a questi
spettacoli fisicamente, è stata leggerissima, è salito in punta di piedi sul
palcoscenico dove noi facevamo i nostri spettacoli. Un’esperienza unica, perché
le macchine da presa erano lì con noi ma non ne sentivamo il peso. Un vero
incontro tra il cinema ed il teatro. Cinema che poi diventa tv, ma c’è poca
differenza.
Davanti a quali
sensazione ci mettono questi monologhi?
C’è una risposta soggettiva che per me è lancinante dato che
ho un vissuto con Mattia Torre. Vent’anni della nostra vita e la commistione di
questa vita insieme che ha generato momenti di allegria esilaranti e di dolore,
causa la sua malattia e poi la sua morte, sono qualcosa di commuovente e
struggente. Credo che qualche pezzo di questo dolore comico, di questa allegria
dolorosa, arriverà a chi guarderà questi spettacoli.
Torna su Rai 2 la striscia quotidiana, rilettura dello storico format televisivo Rai, con la brillante conduzione dell’”Anziana Soubrette”. Dal 12 dicembre, dal lunedì al venerdì, prima del TG2 delle 20.30
2022, Drusilla
Drusilla
Foer ritorna su Rai 2 dal 12 dicembre con il suo programma “Drusilla e l’Almanacco del giorno dopo”,
in onda dal lunedì al venerdì in fascia preserale prima del TG2. Rilettura del
format di grande successo che ha segnato la storia della TV italiana,
l’Almanacco ritorna in una chiave leggermente rivisitata rispetto alla prima edizione
fatta nel giugno scorso. Ci saranno nuove rubriche quotidiane con un divertente
cast fisso che vede l’arrivo di Almanacchine, Almanacchini, Almanaccone e
Almanacconi: personaggi che si aggiungono al già collaudato cast in studio a
cominciare dall’irriverente cameraman “Romolo”. Inoltre, l’aggiunta del
pubblico, nel quale avrà un ruolo trascinante la fan di Drusilla Lilla (già nel
ruolo di cuoca nelle puntate estive), darà maggior vigore e partecipazione alle
performance in studio. Le personalità famose, che costelleranno ciascuna
puntata, saranno presentate come l’Appassionato del Giorno Dopo, in base alle
peculiarità delle passioni che le caratterizzano. Non mancheranno i contributi
video fra l’educativo, come l’Educazione Civica spiegata dagli adolescenti, e
il surreale come Capra Selvatica e le sue Erbe. Ritroveremo l’Osteopata che
suggerirà facili esercizi fai da te. E poi, tra le novità, l’Esperta di
curiosità cinesi, la Funeral Blogger e il velocissimo Astrologo. Il tutto sarà
condito da riflessioni brillanti e sagaci da parte dell’ “Anziana Soubrette “ –
come Drusilla è solita definirsi – che ci condurrà nel suo mondo fatto di
ironia, di canzoni, di monologhi e di musica suonata al pianoforte in studio
dal Maestro Loris Di Leo.
L’Almanacco
sarà preceduto da “Itpareid”, una rivisitazione della Hit Parade di Lelio
Luttazzi che celebra, attraverso le classifiche ufficiali, i brani storici dei
decenni ‘60, ‘70, ‘80 e ’90.
Alice torna con un nuovo album in cui interpreta sedici canzoni di Franco Battiato. Il progetto nasce dalla storica collaborazione artistica tra i due autori iniziata nel 1980 e praticamente mai interrotta
Alice è tornata con un nuovo album: “Eri con me”, disponibile
in versione CD e doppio vinile. Contiene sedici canzoni di Franco Battiato, ed
è stato registrato in studio con Carlo Guaitoli (pianoforte, direzione) e I
Solisti Filarmonici Italiani. Alle
origini del progetto, la storica collaborazione artistica iniziata nel 1980.
Quell’anno Battiato aveva lanciato “La voce del Padrone” ed intrapreso il
sodalizio indimenticabile con Alice per la quale scrisse hit come “Per Elisa” e
“Il vento caldo dell’estate”, duettando con lei in “I treni di Tozeur” che
arrivò in gara all’Eurovisione Song Contest del 1984. Rimasero impressi i due
look storici: lui senza cravatta e con gli occhiali, lei guanti di pizzo,
cappotto doppiopetto. L’alchimia era visibile a tutti e per entrambi iniziò un
periodo magico. “Eri con me”, il nuovo album di Alice, nasce proprio da questo
grande percorso artistico. Nel 1985, per la prima volta, Alice ha interpretato
canzoni di Battiato non scritte per lei, poi per molti anni e in molti progetti
discografici ha ripreso il suo abituale ruolo di cantautrice fino al 2003, anno
in cui viene pubblicato “Viaggio in Italia”, un album di sole cover
dedicato a grandi autori italiani; qui le canzoni di Battiato presenti erano
due, ma nei concerti che seguirono aumentarono sempre più, per il rinnovato
piacere di Alice nell’interpretare le sue composizioni. In seguito, ci sano
altre collaborazioni tra Alice e Franco Battiato, come per l’album
“Samsara” con “Eri con me” del 2012 e per l’album
“Weekend” con “Veleni” del 2014. Nel 2016 arriva anche
l’occasione del lunghissimo straordinario tour insieme “Battiato e Alice
“. Nel 2020 inizia il tour “Alice Canta Battiato”, tutt’ora in
corso, insieme a Carlo Guaitoli, pianista e direttore d’orchestra, già speciale
collaboratore di Battiato stesso per oltre vent’anni. Al tour hanno partecipato
molti ensemble, in particolare i Solisti Filarmonici Italiani, che sono stati
coinvolti anche nella registrazione in studio dell’album. Nella prefazione del
disco, Francesco Messina scrive: «Le canzoni inserite nell’album in buona parte
risultano quelle ascoltate nei concerti, ma non del tutto. Infatti, se alcune
di queste appartenevano già al repertorio discografico di Alice (ad esempio “I
treni di Tozeur”, “Prospettiva Nevski” e la stessa “Eri con me”), molte altre
sono per lei decisamente inedite. Tra queste una nuova versione di “Da Oriente
a Occidente”, “L’addio”, di cui Franco è coautore con Mino Di Martino e
Ippolita Avalli, e “Torneremo ancora”, l’ultima canzone da lui scritta e
registrata; un brano al quale teneva veramente molto». Alice, con la sua
personalità vocale unica e un percorso artistico sempre in evoluzione, grazie a
questo atteso disco, si fa ancora una volta strumento della musica di Franco
Battiato e di ciò che ha trasmesso, attraverso queste sedici canzoni a cui
sente di aderire pienamente. Quest’anno Alice ha ricevuto il Premio Tenco 2022
alla Carriera.
Reduce dal successo di “Tale e Quale Show”, Cristiano Malgioglio è pronto a debuttare nel programma che lo vedrà vestire i panni di sorprendente padrone di casa. L’appuntamento è per mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2
foto di Alessandro Bachiorri
È sufficiente suonare il campanello, varcare la soglia di casa, avere voglia di raccontarsi e di condividere, consapevoli del fatto che quando c’è amicizia, “Mi casa es tu casa”. Mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2 parte il programma che segna il debutto alla conduzione di Cristiano Malgioglio, già acclamato protagonista della giuria di “Tale e Quale Show”. In una dimensione domestica e informale, il programma permetterà di conoscere grandi personaggi dello spettacolo in modo unico, intimo e profondo. Il tutto arricchito da filmati d’archivio e da tante sorprese che caratterizzeranno e animeranno l’incontro tra Cristiano e gli ospiti di puntata. Tanti grandi nomi per cinque imperdibili appuntamenti in cui a farla da padrone saranno la sincerità, il sorriso e l’ironia. Un’atmosfera divertente, emozionante e irresistibilmente “almodovariana”.
Protagonista di imprese sportive mai dimenticate e oggi a “Il Circolo dei Mondiali” su Rai 1. Simeoni, anche in libreria con “Una vita in alto”, si racconta al RadiocorriereTv : «Non sono esperta di calcio, ma il bel gioco mi diverte». E ci confida di simpatizzare per il Senegal: «Ci andai ad allenarmi e ho dei bei ricordi di quel Paese»
Sara, come sta andando al Circolo?
Noi stiamo seguendo i Mondiali e ci stiamo
divertendo (sorride). Non sono mai stata un’esperta di calcio, ma sono
felice che mi abbiano voluto ugualmente in trasmissione, anche perché “Il
Circolo dei Mondiali” non vuole fornire un’analisi tecnica, e poi per farlo ci sono
gli ospiti, gli addetti ai lavori, che ci vengono a trovare ogni sera.
Come trova questo Mondiale?
Lasciando da parte tutto il contorno, per
quanto riguarda la competizione vera e propria ci siamo accorti fin dall’inizio
che era tutto un po’ diverso e nuovo rispetto al passato e che c’erano diverse
squadre alle quali anche le nazionali più forti dovevano prestare attenzione. È
un po’ quello che succedeva quando gareggiavo in atletica, avevo capito che
quando c’era una qualificazione non dovevo solo stare attenta a superare la
misura, ma dovevo guardarmi le spalle anche dalle atlete che, pur non essendo le
migliori, erano determinate a conquistare quella che per loro era la gara della
vita, per la quale erano in grado di fare la loro migliore prestazione. E qui è
stato un po’ così. Abbiamo visto buone prestazioni di formazioni che non
consideravamo in grado di comportarsi bene, e che invece hanno fatto partite
eccezionali. A parte il Qatar per il quale ci si aspettava qualcosa di più. Di
solito il Paese che organizza una manifestazione si prepara in modo da ben
figurare. Invece, nonostante abbiano mezzi incredibili, non sono riusciti. Vuol
dire che i soldi non riescono a comprare tutto.
Cosa la colpisce, gol a parte, di una partita
di pallone?
Premesso che non seguo il calcio se non per la
Nazionale, nelle partite viste sin qui mi è piaciuto il modo di molte squadre
di scendere in campo, divertente per come si sono confrontate. Parlo della
velocità d’azione, della bravura dei calciatori.
Guardando gli spalti cosa la incuriosisce?
In Italia siamo abituati a un clima diverso, a
vedere striscioni, a sentire cori. E poi mi sono chiesta come facessero le
squadre ad avere così tanti sostenitori al seguito. Scherzando abbiamo anche pensato
che fossero sempre gli stessi spettatori che da una partita all’altra
cambiavano la maglia (sorride), e che gli stadi fossero riempiti sempre con
le stesse persone. Il nostro tifo è un po’ più vivace, anche se non sempre la
vivacità è una cosa divertente. A volte sfocia in qualcosa che va oltre, e
questo negli anni ha allontanato il pubblico delle famiglie dagli stadi.
Le piace il calcio al femminile?
Ho seguito le partite dell’Italia e una cosa
che mi aveva un po’ inorgoglito era vedere come queste ragazze, anche se
subivano un fallo e cadevano, si rialzavano subito senza tante storie, quando
invece i ragazzi fanno più scena. Insomma, gli uomini sono un po’ più attori.
Sicuramente si abitueranno anche le ragazze a fare così.
Ha mai giocato?
No e le assicuro che è meglio così. Quando si
giocava tra amici a casa mi prendevano sempre in giro per le mie stoppate.
Una caratteristica per ognuno dei suoi
compagni di viaggio. Partiamo da Alessandra De Stefano…
Alessandra è una macchina, una rompighiaccio
per la sua attenzione a tutto. Ha le idee ben chiare, è il condottiero.
Jury…
L’esperto con la e maiuscola. È informato su
tutto, si prepara, non dà niente per scontato.
E
Diego?
L’uomo
dei numeri, molto simpatico (sorride).
C’è una nazionale per la quale simpatizza?
In trasmissione ho detto di tifare per il
Senegal, Paese in cui andai ad allenarmi. L’Africa ha un suo fascino, mi
sarebbe piaciuto poter fare un viaggio e vivere da vicino quella realtà. Nel
vedere il riscaldamento dei loro giocatori ho provato grande simpatia.
Recentemente ha pubblicato “Una vita in alto”
(Rai Libri), come nasce questo lavoro?
Era da un po’ che avevo questi appunti, questo
mio diario. Avevo sempre rinunciato all’idea di scrivere un libro pensando che
non fosse il caso. Poi mi è capitato di incontrare il giornalista della Rai Marco
Franzelli che mi ha convinto a farlo insieme. Gli ho mandato tutti gli appunti
e lui ha fatto sì che il libro non fosse solo il racconto delle mie gare, ma
che descrivesse anche il momento storico-sociale in cui gareggiavo. E così Marco,
profondo conoscitore dello sport e non solo, ha fatto il resto. Quando mi
capitava di incontrare gli studenti nelle scuole mi accorgevo che volevano
sapere anche che cosa fosse successo di importante in un particolare momento e
come l’avessimo vissuto.
Il sogno di una ragazzina, poi il successo. E
la sua vita cambia…
Lo sport mi ha aiutato a combattere la
timidezza e a sentirmi più sicura. Quando diventi famosa per qualcosa non puoi
sottrarti all’incontro con la gente che vuole parlare con te, e così
all’improvviso devi scrollarti di dosso le tue paure. Sono veneta e la gente
della mia terra non è mai troppo espansiva con chi non conosce perché il veneto
ti deve studiare (sorride). Ad aiutarmi sono stati anche i dieci anni
trascorsi a Formia, città che scelsi per gli impianti sportivi (la città è
sede del Centro di Preparazione Olimpica) e per il clima mite che mi
consentiva di allenarmi all’aperto per gran parte dell’anno. Il carattere
solare delle persone di quelle zone mi ha contagiata immediatamente.
C’è un momento della sua carriera che porta
nel cuore più degli altri?
Ho vissuto tutte le esperienze con lo stesso
entusiasmo, sempre intensamente. Poi è chiaro che quando arrivi alle Olimpiadi
e riesci a centrare l’obiettivo, quello dei sogni, ti senti al massimo.
E con il record del mondo come è andata?
La prima volta non avevo neanche ben capito
che cosa significasse, ho realizzato venti giorni dopo in occasione dei campionati
europei , dove ho trovato tutte le mie avversarie agguerrite perché avevo fatto
quel record. Lì ho il ricordo di una gara molto bella perché l’avversaria, la Ackermann,
detentrice del record del mondo prima di me, me l’ha tirata lunga fino alla
fine. È stata una sfida intensa. Olimpiadi e record sono momenti diversi e
altrettanto importanti. Ma la gioia non è mancata in molti altri momenti.
Cosa consiglia a un giovane che vuole riuscire
nello sport?
Sicuramente di avere pazienza, di non credere
nel tutto e subito. Tanti giovani desistono alla prima difficoltà, alla prima
sconfitta. Bisogna invece impegnarsi e riprovare. Da ragazza ho perso delle
occasioni per timidezza, non mi buttavo nella mischia. Ed è la cosa più
stupida, bisogna provarci. È anche
necessario trovare il divertimento in ciò che fai. La voglia ti fa anche
migliorare, non va mai bene sentirsi sconfitti in partenza.
Quattro brillanti commedie che raccontano il sentimento dei sentimenti nelle sue svariate sfaccettature: quello giovanile in “Diversi come due gocce d’acqua”, quello di una coppia a un passo dal matrimonio in “Se mi lasci ti sposo”, quello delle seconde occasioni ne “La fortuna di Laura” e quello tra nemiche amiche in “Una scomoda eredità”. Dall’8 dicembre in prima serata su Rai 1
La collana “Purché finisca bene”
torna nel periodo delle festività natalizie con quattro nuove commedie per
indagare con i toni leggeri la profondità dei sentimenti e i piccoli e grandi
problemi della contemporaneità.
Giovedì 8 dicembre
“Diversi come due gocce d’acqua” di
Luca Lucini con Alessio Lapice, Chiara Celotto, Thomas Trabacchi, Susy Del
Giudice, Monica Nappo e Giovanni Esposito.
Alessio Lapice è Gaetano, giovane
rampollo di nobile famiglia partenopea, in procinto di partire per Francoforte
dove lo attende un prestigioso lavoro deciso da suo padre Giorgio (Thomas
Trabacchi). Ma quasi ad assecondare un desiderio inconscio, un incidente
compromette la partenza del ragazzo: investe la bella Sharon (Chiara Celotto),
di estrazione assai più umile ma di carattere deciso, e si trova così costretto
a soddisfare le sue richieste per non far scoprire a suo padre che guaio ha
combinato.
Giovedì 15 dicembre
“Se mi lasci ti sposo” di Matteo
Oleotto con Sara Lazzaro, Alessio Vassallo, Paolo Calabresi, Paolo Bernardini e
Marina Massironi.
Racconta la storia di Giulia (Sara
Lazzaro) e Marco (Alessio Vassallo), una coppia in crisi come tante, che
continua a stare insieme per inerzia. Anche perché separarsi costa caro e non
solo per il prezzo emotivo: due case, spese multiple, il doppio delle bollette.
Insomma, bisogna poterselo permettere e Giulia e Marco, trentenni precari e
affaticati, sono anche in crisi economica. Ma ecco che Giulia ha un’idea: se
non hanno soldi per separarsi, potrebbero sposarsi per finta e approfittare
così dei regali dei generosi parenti. Sì, ma come?
Giovedì 22 dicembre
“La fortuna di Laura” di Alessandro
Angelini con Lucrezia Lante Della Rovere, Andrea Pennacchi, Emanuela Grimalda e
Ilaria Rossi.
Lucrezia
Lante Della Rovere è Laura Trabacchi, un’arredatrice di successo che ha
cresciuto da sola la figlia Emma (Ilaria Rossi) viziandola e mandandola a
studiare all’estero. Quando la sua relazione con il marito della sua cliente
più importante viene scoperta, in un istante Laura perde la casa, la
reputazione e il lavoro. Ad aiutarla è la sua ex domestica Agnese Santini
(Emanuela Grimalda) che la ospita a casa sua dove già vive il fratello Fabrizio
(Andrea Pennacchi) dopo la separazione.
Giovedì 29 dicembre
“Una scomoda eredità” di Fabrizio
Costa con Euridice Axen, Chiara Francini, Cristiano Caccamo, Mariangela
D’Abbraccio, Roberto Alpi e con la partecipazione di Cesare Bocci.
Due amanti sessantenni,
Mariella e Domenico, sono sul punto di raccontare alle rispettive figlie, Diana
(Euridice Axen) e Gaia (Chiara Francini), tutta la verità sul loro amore ma,
prima di riuscire a farlo, muoiono in un incidente automobilistico nei pressi
della loro bella villa sull’Isola di San Pietro. Le due donne, che non si sono
mai viste prima, sono quindi costrette loro malgrado a recarsi sull’isola per
occuparsi della casa che i due genitori hanno loro lasciato in eredità.
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