La vita promessa

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Serie Tv

Dopo il successo della prima stagione, torna la saga dei Rizzo, una famiglia di siciliani emigrati in America con a capo una donna volitiva e tenace, Carmela, pronta a tutto pur di proteggere e dare un futuro ai suoi figli. La serie diretta da Ricky Tognazzi è in prima visione su Rai 1 a partire da domenica 23 febbraio

foto di Constantin Aelenei

Il pathos del melodramma materno e del gangster movie, la cornice affascinante della famosa Little Italy newyorkese, l’attualità del tema dell’immigrazione: attraverso le vicende private e personali dei Rizzo si traccia un affresco dell’epoca, dal punto di vista degli italo-americani. In questa seconda stagione ci troviamo a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta. I protagonisti della serie sono personaggi d’invenzione che interagiscono con personaggi storici come Lucky Luciano e Fiorello La Guardia. “È la prima volta, nella mia lunga carriera, che mi capita di fare il seguito di una serie – afferma il regista Ricky Tognazzi – “La vita Promessa”,andata in onda nel 2018, una storia ambientata negli anni ’20, che raccontava la drammatica emigrazione degli italiani in America, con al centro una donna, Carmela, la splendida Luisa Ranieri, ha avuto un’accoglienza strepitosa, appassionando milioni di spettatori. In molti, dopo la fine della serie, mi chiedevano quale fosse il destino di Carmela, se si sarebbe sposata con mister Ferri, interpretato dall’ottimo Trabacchi, o quello di Antonio, di Maria e Alfio, dell’amato Rocco e di Rosa e dell’intraprendente Alfredo… e se l’incubo di Spanò, cui ha dato il volto il sorprendente Francesco Arca, colpito al cuore da Antonio, fosse davvero finito per Carmela. Ma il materiale residuo non sembrava sufficiente per poter continuare questa storia in almeno tre puntate; ed ecco che mi sono venuti in soccorso gli sceneggiatori: Simona Izzo, che aveva già curato la prima serie, e Franco Bernini”.

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PECHINO EXPRESS

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Le stagioni dell’Oriente

Costantino della Gherardesca, alla guida del programma dall’11 febbraio su Rai 2, conduce lo spettatore in un viaggio di 7000 km tra Thailandia, Cina e Corea del Sud. Le avventure registrate nello scorso autunno, prima dell’epidemia di Coronavirus

Martedì 11 febbraio, alle ore 21,20, come sempre su Rai 2, prende il via la nuova entusiasmante avventura di “Pechino Express”, il format prodotto da Rai 2 in collaborazione con Banijay Italia, giunto ormai all’ottava edizione. E’ ancora una volta Costantino della Gherardesca ad accompagnarci, per dieci puntate, in un viaggio di 7000 km attraverso l’Oriente. Un ritorno dunque alle origini per l’adventure game che, proprio da questa zona del nostro Pianeta, era partito nel 2012. Thailandia, Cina e Corea del Sud sono i Paesi che le dieci coppie attraversano, dando vita ad una competizione sempre più sfrenata. Meglio specificarlo subito: l’avventura è stata registrata lo scorso autunno, dunque ben prima che scoppiasse l’epidemia di Coronavirs. E’ durata 37 giorni e ha dato modo ai concorrenti di vivere le diverse stagioni metereologiche: dall’estate della Thailandia alla primavera della Cina, fino all’inverno della Corea del Sud. Le coppie sono infatti partite dall’isola incontaminata di Ko Phra Thong, in Thailandia, conosciuta anche come l’isola del Buddha d’oro, con la sua stupenda spiaggia nel mare della Andamane. Da qui hanno risalito il Paese fino alla capitale Bagkok per poi spostarsi in Cina, dove hanno attraversato quattro regioni culturalmente diversissime tra loro, abitate da numerose minoranze etniche, fino ad arrivare sulla costa per scoprire il lato più tecnologico del Paese, nelle città di Canton e Shenzhen. Infine, i concorrenti hanno percorso la Corea del Sud, dal pittoresco mercato del pesce di Busan alla capitale Seoul, una megalopoli di dieci milioni di abitanti. In questa edizione i meccanismi del gioco sono stati alleggeriti a vantaggio sia del racconto della cultura e delle usanze dei territori visitati, sia della gara tra le coppie, il cui focus principale torna ad essere la ricerca di un mezzo di trasporto e di un tetto per la notte. Come sempre, comunque, le coppie devono spostarsi da una tappa all’altra, affrontare sfide e superare prove, contando solamente sulla propria resistenza fisica, sull’intraprendenza, sulla capacità di adattamento e sullo spirito d’iniziativa. Hanno a disposizione uno zaino con una dotazione minima e 1 Euro al giorno a persona in valuta locale.

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NATHALIE GUETTA

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Il mio cuore a metà tra Francia e Italia

Il successo in televisione nel sempreverde Don Matteo e l’esordio in libreria con un romanzo appassionato ambientato a Parigi. L’attrice al RadiocorriereTv: “Ho sempre rispettato il pubblico ponendomi con umiltà”. E ancora: “Mi sento italiana nel modo di bussare alla porta dei vicini quando mi manca qualcosa in casa e nell’ironia”

Nathalie, non solo un’attrice amata ma oggi anche scrittrice di “Dodici in caso di stress”. Ci parla del suo romanzo d’esordio?

È una bella storia d’amore ambientata a Parigi, tra le pagine del libro c’è tutta la città, ci sono le strade, i bar, i ristoranti. I protagonisti sono Chloé e Houssine. Lei è ebrea, lui è musulmano, il loro è un rapporto vitale che si snoda tra differenze culturali e anagrafiche. Racconto una Parigi inconsueta, non quella frequentata dai turisti, che penso potrà piacere al pubblico italiano. Coloro che lo hanno già letto mi dicono che la narrazione ha un approccio cinematografico.

Una storia che parla anche un po’ di lei

Tutto nasce dall’incontro con una persona che mi colpì, avevo 45 anni, presi la penna e provai a descriverla.

Come è arrivata nelle librerie?

A parte apportare piccole modifiche ai dialoghi di “Don Matteo”, per sentirli più miei, non mi ero mai cimentata con la scrittura di un libro. A tre quarti del lavoro, credendo che non sarebbe mai stato pubblicato, interruppi chiudendo Chloé e Houssine in un cassetto per anni. Dopo un tentativo di pubblicazione andato a vuoto, avvenuto qualche tempo fa, di recente ho avuto l’occasione di fare rivivere la mia storia, ed eccoci qui.

Perché proprio “Dodici in caso di stress”?

Dodici come le sigarette che fumo nei giorni in cui sono più tesa. Certo, mi rendo conto che fumare non fa bene alla salute, ma considerando la nostra quotidianità, che ci fanno vivere male e respirare ai limiti dell’asfissia… (sorride). Il titolo parla dei casi estremi, altrimenti ne fumo otto.

Perché un gatto in copertina?

È il gatto che viveva con me quando scrissi il libro, lui era particolare, schizzinoso. In copertina fa due tirate di sigaretta, da schiattare dal ridere. Anche i suoi monologhi sono divertenti, lo lascio parlare in rima, sono sfoghi tipici dei gatti.

Che cosa rappresenta Parigi per lei?

Ci sono nata e ci ho vissuto fino a 25 anni senza darle importanza. In quel periodo non l’ho calcolata. Quando mi sono trasferita a Napoli l’ho lasciata senza girarmi indietro.  Venti anni dopo sono tornata a viverci e lì è scoccato l’amore. Con la maturità ho capito che Parigi è la mia città. Nonostante ciò mi sento italiana d’adozione, sono molto implicata emotivamente, l’Italia rappresenta moltissimo.

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SAGRAMOLA & BIGGI

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Geo funziona perché sa cambiare

Il RadiocorriereTv intervista i conduttori dello storico appuntamento del pomeriggio di Rai3, Sveva Sagramola, al timone del programma dal 1998, ed Emanuele Biggi, arrivato nel 2013. La coppia conduce anche “Domenica Geo”, in onda la domenica alle 8.30

foto di Iwan Palombi

Il pomeriggio di Rai3 è sempre più frequentato dai telespettatori, soddisfatti?

SVEVA: Credo che il pubblico stia premiando sempre più la credibilità di “Geo”. Nel corso degli anni abbiamo costruito un rapporto di fiducia con i telespettatori, una frequentazione ormai ventennale basata proprio sull’affidabilità.  Chi ci segue apprezza gli spazi di approfondimento, di riflessione, di svago, sapendo che ogni cosa che viene proposta è frutto di scelte ponderate. Le persone che intervistiamo, i nostri esperti, sono tutti molto affidabili. Giorno dopo giorno raccontiamo la parte migliore dell’Italia, del territorio e delle persone che hanno fiducia nel futuro.

EMANUELE: “Geo” è frutto di un lavoro di squadra, è un programma che propone tantissimi contenuti realizzati da tanti redattori. Fa piacere a tutti vedere che il pubblico apprezza, che la cultura riscuote interesse. La soddisfazione è corale.

Chi è il telespettatore “tipo” di Geo?

SVEVA: Trasversale, nel corso del pomeriggio il pubblico cambia. La nostra platea va dai bambini, alle casalinghe, agli anziani, ma comprende anche le persone che, arrivate a casa dal lavoro, si mettono davanti alla tele aspettando il primo tg.

EMANUELE: Discorso a parte vale per la domenica mattina, quando abbiamo un pubblico ancora più vario. Potendo seguirci anche coloro che nel corso della settimana non sono in casa, il “range” si allarga parecchio.

Come è cambiato il programma nel corso degli anni?

SVEVA: È cambiato insieme al Paese. Quando sono arrivata vent’anni fa era incentrato quasi esclusivamente sulla natura, sugli animali. Oggi, in una fase di mutata attenzione nei confronti dell’ambiente, “Geo” si occupa di consumi, di salute, del modo in cui viviamo e di conseguenza anche delle scelte della politica e dell’economia. Abbiamo allargato il nostro sguardo su numerose tematiche riconducibili all’ambiente, a partire dalla cucina e dal racconto del territorio. La cucina a “Geo” è identitaria, fa parte delle tradizioni, è uno strumento per parlare di salute, territorio, cultura.

EMANUELE: Con l’arrivo di Sveva, negli ultimi vent’anni, “Geo” ha assunto la connotazione di un magazine nel quale si affrontano temi diversi. Sono arrivato nel 2013 quando il programma è cambiato ulteriormente. Ricordo, da telespettatore poco più che ragazzino, uno spazio che proponeva prevalentemente natura e documentari.

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Gli anni più belli

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Il tempo, il grande burattinaio della vita

“Nel film c’è il racconto di tutte le nostre fatiche, sconfitte e vittorie, e delle cose che ci fanno stare bene, che sono quelle più semplici, quelle che avevamo a portata di mano durante l’adolescenza, ma ancora reperibili, se lo vogliamo, nell’età adulta, se riusciamo a trovare la quadra e accettarci per quello che siamo divenuti” così Gabriele Muccino ha presentato il suo ultimo lavoro, la vita di quattro amici nella storia che si ripete

Maestro nella narrazione delle emozioni, Gabriele Muccino porta al cinema, dal 13 febbraio, “Gli anni più belli”, il racconto di quarant’anni di vita di quattro adolescenti che diventano uomini. Nel mezzo la storia del nostro Paese, con i suoi cambiamenti, le sue sfide e le speranze infrante. «Il vero motore del film –  afferma il regista – è il tempo che ci modella. Crediamo di controllare le nostre vite mentre l’unico vero burattinaio è il tempo che passa e ci modifica lentamente, ci fa accettare le cose che ci parevano inaccettabili, ci disillude, ci disincanta, eppure ci incanta di nuovo, all’improvviso, facendoci sentire adolescenti, anche quando non lo siamo più». Ed è il tempo che segna i personaggi del film – Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma – nati alla fine degli anni ’60, all’ombra delle grandi ideologie che hanno accompagnato le trasformazioni dell’Italia. «Una generazione percepita come “nata troppo tardi” per cambiare il mondo, cresciuta con il complesso di non essere abbastanza reattiva, abbastanza colta, abbastanza rivoluzionaria». Ma se è vero che “La grande storia è quella che ci definisce”, il regista precisa che “la storia di questi quattro ragazzi ci prende per mano e ci fa rivivere tutte le nostre esistenze”. “Gli anni più belli sono quelli in cui si sente di avere qualcosa da esplorare e che non sono collegabili a un’età precisa – continua Muccino – C’è sempre un cambio di direzione, una continua sfida verso il domani. Tutti pensano che domani sarà un giorno migliore e tutti i personaggi sono proiettati verso un traguardo. Arriverà un momento in cui accetteranno la loro vita e faranno una somma di tutti i cambiamenti attraversati durante il tempo”. Il regista de “L’ultimo bacio”, “Alla ricerca della felicità” e “A casa tutti bene” si concede un’emozione quando ammette che questo è il “film più pacificante, perché suggerisce che la vita va avanti e certi errori possono essere corretti”. E, a proposito dei protagonisti, dice: “Amo tutti i personaggi allo stesso modo, sono una parte di me, Micaela compresa. La parte più contemplativa la interpreta Kim, la mia vena più ambiziosa e corruttibile la ritroviamo in Favino, la paura del fallimento è Claudio. Ho una personalità talmente complessa che può essere suddivisa in personaggi molto diversi”. Il film è certamente un omaggio a “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola, ma anche un racconto pieno di tutto quello che il regista ha vissuto sognando di fare cinema: “È l’esplorazione più nobile di quello che il cinema mi ha dato e dentro c’è tutto: Zavattini, Risi, Scola e Fellini. Quelli che ho realizzato sono omaggi da parte di un regista che è cresciuto ed è diventato quel che è grazie a quei maestri e a quel cinema”.

È “decisamente un film sull’amicizia”, input delle esistenze dei protagonisti che sembrano “naufragare per gran parte del tempo”, ma che ritornano sempre alle origini. Per rendere ancora più credibile la narrazione, Muccino si è affidato a dei big con una sorpresa, la scelta di Emma Marrone, alla sua prima prova da attrice: “Ho accettato questa sfida. Mi sentivo piccola piccola in mezzo a questi titani del cinema italiano, che però mi hanno sorretta e aiutata. Mi sono approcciata ad Anna di pancia, ho giocato a fare la mamma usando l’immaginazione, pensando a come si sarebbe mossa con il pancione, anche la scena del parto è stata complicata”.

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DIODATO

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Diodato fa rumore e vince il Festival

Con il brano “Fai rumore” il cantautore ha conquistato il cuore del grande pubblico e delle giurie. Secondo posto per Francesco Gabbani con “Viceversa”, terzi i Pinguini Tattici Nucleari, che al Festival hanno portato il brano “Ringo Starr”

foto di Maurizio d’Avanzo

Antonio Diodato è il vincitore del 70esimo Festival della Canzone italiana. Un risultato che giunge a coronamento di una fase di grande fertilità artistica del cantautore nato ad Aosta ma di origine pugliese. Con il brano “Fai rumore” sul gradino più alto del podio Diodato ha portato i suoi sogni, il suo estro e la sua forza di volontà. “Ci sto capendo veramente poco, è una sensazione stranissima – ha detto l’interprete nei minuti successivi alla proclamazione sul palco dell’Ariston – il Festival è fatto anche di attese lunghissime, ti carica di un’emotività che non sei in grado di gestire. Dal primo giorno di questo Sanremo mi sono sentito accolto con un calore che non mi aspettavo. Ricevere tutti questi premi mi riempie di gioia e mi rende felice per le persone che hanno lavorato con me in questi anni, sin dall’inizio”. A Diodato e al suo brano anche il Premio della Critica “Mia Martini” per la Sezione Campioni e il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla”. “Dedico questo premio alla mia famiglia che ha fatto tanto rumore nella mia vita – ha proseguito l’artista – In questi giorni li ho sentiti poco, hanno rispettato la situazione in cui ero. Lo dedico a loro come all’altra famiglia che pian piano si è creata intorno a me, il mio staff, e a Edwin Roberts, che ha lavorato con me a questo brano. Dico loro grazie per la delicatezza che mi hanno riservato, cosa che mi ha fatto sentire protetto e riconosciuto. Sanno bene chi sono, come ragiono, conoscono l’attenzione con cui voglio fare rumore. Infine, ci tengo a dedicare il premio alla mia città (Taranto, nella quale organizza il concerto del primo maggio), lì bisogna proprio fare rumore. Questo premio è per tutti coloro che lottano per una situazione insostenibile”.

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Su il sipario!

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Sanremo 2020

Da domani cinque serate evento su Rai 1 per festeggiare i 70 anni di Festival. 24 i campioni in gara, 8 le nuove proposte e tantissimi ospiti italiani e stranieri. Tra sorprese ed emozioni, Fiorello e Tiziano Ferro sul palco dell’Ariston con Amadeus

foto di Maurizio d’Avanzo

Il sipario sta per essere alzato. Domani prenderà infatti il via la 70esima edizione del Festival di Sanremo. Cinque serate su Rai 1 in diretta dal Teatro Ariston, con la direzione artistica e la conduzione di Amadeus. Sarà una grande festa popolare, durante la quale non mancheranno sorprese e momenti emozionanti. 24 le canzoni in gara per la sezione “Campioni” e 8 per le “Nuove proposte”, nel segno di una musica che sappia stare al passo con i tempi. E’ quanto anticipato da Amadeus che, come ha più volte sottolineato, vuole uno show che guarda al presente e al futuro, pur non dimenticando di celebrare il passato. Ad affiancare il conduttore sul palco ci saranno, per tutte e cinque le serate, Fiorello e Tiziano Ferro, il primo con la sua imprevedibilità, il secondo per regalare al pubblico l’intensità delle sue interpretazioni. E poi, tante donne: Mara Venier, Antonella Clerici, Diletta Leotta, Laura Chimenti, Emma D’Aquino, Rula Jebreal, Francesca Sofia Novello, Sabrina Salerno, Alketa Vejsiu e Georgina Rodriguez. Accanto a loro si alterneranno super ospiti italiani e stranieri. Oltre ai già annunciati Roberto Benigni, Lewis Capaldi, Mika, Pierfrancesco Favino, Dua Lipa e Massimo Ranieri, si esibiranno nel corso delle cinque serate amatissimi big della canzone italiana. A partire, martedì sera, da Emma Marrone, già vincitrice del Festival nel 2012 e co-conduttrice nel 2015 al fianco di Carlo Conti, che, oltre a presentare il nuovo film di Gabriele Muccino “Gli anni più belli” in cui interpreta il ruolo di Anna, canterà dal vivo un brano del suo ultimo album “Fortuna” e un meedley dei suoi più grandi successi. Mercoledì sarà invece la volta di Zucchero, uno degli artisti italiani più amati ed apprezzati, che si esibirà prima di partire per il suo tour mondiale di presentazione di “D.O.C.”, il suo ultimo disco di inediti. Nella quarta serata, venerdì, saliranno sul Palco Gianna Nannini, la rocker per antonomasia che presenterà live un estratto del suo ultimo album, “La differenza”, e un medley dei suoi più grandi successi, e il rapper Ghali, primo nelle classifiche con “Boogieman”, che farà tra l’altro ascoltare un nuovo singolo tratto dal suo ultimo lavoro, “DNA”. Il super ospite della serata finale del Festival sarà Biagio Antonacci che, oltre ad alcuni dei suoi più celebri successi, interpreterà “Ti saprò aspettare” un estratto dal suo ultimo album, “Chiaramente visibili dallo spazio”. Attesissimi infine due grandi ritorni: i Ricchi e Poveri nella formazione originale e Albano e Romina di nuovo insieme. Ma veniamo al programma della gara serata per serata.

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70 Sanremo

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Storia fotografica del Festival della Canzone Italiana

Curato da John Vignola ed edito da Rai Libri il volume omaggia la manifestazione canora più longeva e amata

Un viaggio in oltre 200 immagini per ripercorrere, anno dopo anno, la storia del Festival. A introdurre ogni decade è una scheda ricca di momenti epici e di curiosità. Il volume è impreziosito dalle testimonianze appassionate di Renzo Arbore, Pippo Baudo, Vincenzo Mollica e Vasco Rossi. A firmare la prefazione è il direttore artistico di Sanremo 2020, Amadeus. “Raccontiamo una storia inesauribile attraverso un repertorio fotografico importante, che più di tante parole dà anche la tridimensionalità del Festival di Sanremo – dice il curatore – un palcoscenico, Casinò o Ariston, sul quale si è letteralmente dispiegata la storia della musica in Italia”.  “70 Sanremo – Storia fotografica del Festival della Canzone Italiana” (Rai Libri) è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 30 gennaio 2020.

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AMADEUS

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Un Sanremo che mi somiglia

Il RadiocorriereTv incontra il direttore artistico e conduttore del Festival della Canzone Italiana. “Sanremo deve abbracciare tutte le epoche: il passato, il presente, il futuro. Guai se si ferma a guardare indietro”

Qual è il suo primo ricordo di Sanremo?

Mi vedo in famiglia, come accade nello spot in onda in questi giorni, che è molto simile alla realtà che vivevo, la stessa di molte persone della mia generazione. Quando arrivava Sanremo si diceva: questa settimana si sta a casa. Stavamo tutti riuniti davanti al televisore, crescendo il Festival si vedeva a casa degli amici, era una settimana di aggregazione, un momento imperdibile. Sanremo è una tradizione che si tramanda di padre in figlio.

Cosa ha pensato quando le è stato comunicato che avrebbe organizzato e condotto il Festival?

I pensieri sono stati tanti, forse perché ero all’estero e in vacanza. L’emozione è stata grande e me la sono goduta proprio in famiglia, ero con Giovanna, mio figlio José, stavo andando a trovare mia figlia che vive in Spagna, è stata una gioia condivisa in famiglia. Ho avuto tempo per riflettere, per pensare. Ad agosto ho fatto anche tutto il regolamento.

Un Festival che nasce sotto il solleone…

Un festival che nasce all’insegna del divertimento, della famiglia, della vacanza, del relax. Ho avuto la comunicazione ad agosto, da allora sono stati mesi complessi, nei quali ho lavorato sette giorni su sette, ma sono felice così.

La musica tra tradizione e contemporaneità, quale punto d’incontro nel Festival 2020?

Sanremo deve abbracciare tutte le epoche: il passato, il presente, il futuro. Guai se si ferma a guardare indietro. Il passato va certamente celebrato, ma si deve guardare al domani. La tradizione è importante, è la storia del Festival, e questa deve incontrare il presente di Sanremo, la contemporaneità fatta dai cantanti in gara.

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Tutto il Festival su Rai Radio

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SANREMO 2020

Sedici ore di diretta al giorno su Radio2. L’emittente trasferisce in Riviera programmi e conduttori per raccontare l’appuntamento musicale più atteso dell’anno. In diretta dalla Città dei fiori anche Radio1, Radio Tutta Italiana, Rai Radio Live, Radio Techete’

Due palchi in piazza, 2 studi radiofonici, oltre 90 ore complessive di diretta da Sanremo, più di 10 talent, live acustici esclusivi e dj set fino all’alba: Rai Radio2 si prepara all’edizione 2020 del Festival con un importante impegno editoriale e produttivo. Le 16 ore di diretta quotidiane si apriranno ogni mattina, da martedì 4 febbraio, con Filippo Solibello di “Caterpillar AM” in onda da Sanremo e con il “Radio2 Social Club” di Luca Barbarossa e Andrea Perroni che ospiteranno tutti gli artisti in gara sul grande palco di Piazza Colombo. Ogni giorno, dalle 14 alle 18, la programmazione di Rai Radio2 si trasferirà sul truck rosso posizionato davanti al Teatro Ariston per altre 4 ore di diretta no stop; primo appuntamento del pomeriggio con Andrea Delogu, Silvia Boschero ne “La Versione delle Due”.Alle ore 15 sarà Mara Venier a trasformare il truck di Rai Radio2 in un “salotto in piazza” dove accogliere tutti i protagonisti del Festival con “Chiamate Mara 3131”. A partire dalle 16 sarà il turno del trio Casciari, Nuzzo e Di Biase di “Numeri Uni” per due ore live all’insegna dell’allegria e della comicità. Tutte le sere si potrà ascoltare il Festival su Rai Radio2 con il commento, in simulcast con Rai1, di Ema Stokholma, Gino Castaldo e Andrea Delogu e le prime impressioni a caldo di tutti gli artisti in gara, in esclusiva dal backstage del Teatro Ariston. Il racconto delle notti sanremesi sarà invece affidato a “I lunatici” che, in diretta dal Palafiori di Sanremo, apriranno le linee telefoniche del 3131 al commento degli ascoltatori fino alle 6 del mattino quando ritroveremo in onda Solibello con Caterpillar AM.

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