Monica Setta

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Parliamo a tutti

Parliamo a tutti“Uno Mattina in Famiglia” è ripartito con share e qualità: “è un binomio tra informazione e intrattenimento senza mai cadere nella minimizzazione o nell’enfasi – spiega la giornalista – Noi siamo rigore con il sorriso sulle labbra, con la giusta distanza dagli eccessi. E qui si riconosce il servizio pubblico”

“Uno Mattina in famiglia” è ripartito con qualità e ascolti. Come si fa a mantenere entrambi?

Siamo riusciti a mantenere una leggerezza calviniana, intelligente, con uno sguardo più lieve sui fatti del mondo. Questo binomio tra informazione e intrattenimento porta ad avere un risultato come il nostro, con molto impegno da parte dei conduttori, degli autori e di tutti.  Noi non smettiamo mai di essere sul pezzo, di approfondire. Riusciamo a distrarre e a divertire, ma anche ad insegnare. L’altro grande merito è quello della giusta distanza come nei confronti del Covid. Era molto facile cadere nella minimizzazione o nell’enfasi. Noi siamo rimasti nel rigore, ma con il sorriso sulle labbra. Entriamo nelle case degli italiani abbastanza presto nel fine settimana e quindi abbiamo un target variegato. E’ importante parlare a tutti, con empatia e la giusta distanza dagli eccessi.  E qui si riconosce il servizio pubblico.

Come ha accolto la sua riconferma in un programma che era già rodato?

Sono stata molto contenta. E’ un programma che mi piace e che seguo da tanti anni. E’ un pilastro della televisione italiana. Prima di arrivare alla conduzione dello scorso anno, io avevo fatto due anni di collaborazione fissa con un gruppo di lavoro con Michele Guardì per Mattino in Famiglia, per cui già conoscevo tutti. E la proposta di tornare l’ho accolta con molta gioia.

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Milly Carlucci

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La scommessa più grande

Il 19 settembre in prima serata su Rai1, in diretta dall’Auditorium Rai del Foro Italico a Roma, torna “Ballando con le stelle”. Tredici coppie in pista per una sfida lunga dieci puntate. A giudicarle, la giuria composta da Carolyn Smith, Guillermo Mariotto, Fabio Canino, Selvaggia Lucarelli e Ivan Zazzaroni. Ad accompagnare i ballerini ancora una volta la band diretta da Paolo Belli, in regia Luca Alcini. Il RadiocorriereTv incontra la conduttrice: “Quest’anno, per tutti noi, ci vogliono ancora più forza e determinazione”

“Ballando con le stelle” è da sempre sinonimo di sfida e quest’anno lo è ancora di più. Milly, è pronta?

Sabato sera, quando andremo in onda, come Cristoforo Colombo bacerò la terra. Quello che stiamo compiendo è un percorso che nemmeno nell’addestramento dei marines… è una cosa incredibile (sorride).

Cosa significa fare convivere ogni giorno un lavoro tanto bello ed emozionante con il rischio del contagio?

È tutto molto complicato, non puoi dimenticare nemmeno un attimo di essere immerso in una serie di problemi. E poi abbiamo dieci puntate dal vivo, senza pubblico in studio, non siamo un programma impacchettato e registrato che nel momento in cui è realizzato va in onda di certo. Noi, facendo tutti gli scongiuri, siamo legati a quello che accadrà in Italia.

Quanto aiuta avere alle spalle una grande squadra, quella famiglia di “Ballando” che lei stessa ha costruito negli anni?

Siamo un gruppo compattissimo, siamo veramente una famiglia. Chi entra a fare “Ballando” diventa parte di una famiglia allargata. Si crea un clima di solidarietà, complicità, di mutuo supporto, che aiuta tanto. Ci siamo tenuti in contatto nel periodo peggiore del lockdown, tutti si sono allenati via internet con i propri maestri, non abbiamo mai fatto cadere il livello dell’ottimismo e dell’umore.

Lei è una professionista di grande esperienza, cosa ha imparato dal momento storico che stiamo vivendo?

Umanamente si è rafforzato ancora di più il senso della fragilità che noi dovremmo ricordare di avere. Sono sempre stata convinta che un grande limite degli esseri umani sia quello di pensare di essere i padroni del mondo, mentre non lo siamo affatto. Covid-19 a parte, nel mondo abbiamo aperto grandi ferite, vogliamo parlare dell’oceano invaso dalla plastica e dello scioglimento del ghiaccio nei poli? Tutte cose che gridano al disastro e al pericolo vero per l’umanità, però andiamo avanti come se nulla fosse.

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L’impossibile di Erri De Luca

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La nuova stagione di “Dieci Passi nella Storia”, il programma di Tiziana Iannarelli che su RadioLive racconta i cammini d’Italia, riparte il 18 settembre e si apre con un’intensa intervista ad Erri De Luca, scrittore e appassionato alpinista: “Quando scrivo una storia è come andare in montagna senza mappa – afferma – preferisco avere la possibilità di perdermi”.

Cosa hanno in comune la sua vita di scrittore e un cammino?

Quando faccio lo scrittore e cioè quando scrivo una storia, non sto facendo una costruzione, come succede agli scrittori quando costruiscono un romanzo. A me invece capita di seguire un ricordo e di farlo fluire. E’ come se percorressi una storia. Mentre la percorro non ha un sentiero ben tracciato. Si sa più o meno dove deve andare, ma continuamente mi presenta delle divagazioni, delle scorciatoie, o dei punti dove mi disperdo. Mi piace andare in giro per una storia facendomi trasportare da quello che succede. Mi capita anche in montagna, dove vado senza portare una mappa. Preferisco andare un po’ a orientamento e un po’ anche con la possibilità di perdermi e di dover trovare il sentiero di ritorno.

Molte volte si definisce il camminare di oggi un atto rivoluzionario, ma la parola “rivoluzione”, secondo lei, è ancora attuale?

Per il mio uso e per la mia competenza di questa parola, la riferisco solo a quelle politiche che riguardano il 1900, che è stato il secolo che più intensamente ha praticato questa forma di lotta per l’indipendenza. Dunque per me, le rivoluzioni si sono esaurite, come vocabolo, nel 1900. Questa parola non la posso adoperare fuori di quell’ambito. Ovvio che ha altre implicazioni. Ad esempio Copernico la adoperò per le orbite celesti. E scelse proprio questo termine in maniera un po’ intenzionale, perché sapeva che quello che stava introducendo era uno sconvolgimento totale. Ebbe la fortuna di morire prima di pagarne le conseguenze.

Lei si definisce di temperamento solitario. La montagna, le scalate, i cammini, rappresentano la condizione ideale per il suo essere?

Per me andare in montagna è spaesarmi. Cioè togliermi dal centro, dare le spalle a tutto quello da cui muovo e trovarmi in uno spazio gigantesco dove io sono una briciola insignificante. Quindi è una sensazione di spaesamento, ma che è sanitaria per me. Mi fa bene alla salute sentire la giusta proporzione tra me e questo Pianeta meraviglioso che abitiamo.

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Alberto Angela

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Vent’anni di Ulisse

Al via la nuova edizione del programma che dal 2000 porta il pubblico televisivo in viaggio nella storia e nell’arte e a conoscere i grandi personaggi del passato. Quattro puntate da mercoledì 16 settembre in prima serata su Rai1

Pronto a ripartire con il festeggiamento di un compleanno importante, una bella soddisfazione…

Quest’autunno “Ulisse” compie vent’anni. Vent’anni di viaggi, un grandissimo traguardo per un programma culturale che è riuscito a inserirsi in prima serata su Rai1, battendo la concorrenza, facendo vincere la cultura, di sabato, sulla rete ammiraglia, una cosa che non succede da nessun’altra parte del mondo.

Un grande risultato da condividere con il vostro pubblico…

Il premio è da dare proprio al pubblico italiano, che riesce a fare molto facilmente qualcosa che all’estero è visto come un miracolo, ossia concentrarsi su un programma che parla di arte, di cultura, di storia. Siamo già molto felici di andare in onda, poi, con questi risultati, lo siamo ancora di più. “Ulisse” è il frutto di vent’anni di impegno con tante persone che hanno lavorato in redazione, in amministrazione, in produzione, parlo degli autori come degli operatori, ma anche dei direttori che hanno saputo credere in questa formula.

Da dove ripartirete il 16 settembre?

La prima puntata riguarderà Roma, che vedremo dall’alto. Dovete immaginare di stare seduti sulla vostra poltrona che inizia a volare in un percorso ben definito. Atterreremo a vedere le meraviglie della città, dalle più famose, come la fontana di Trevi o piazza Navona, a quelle un po’ meno note, come grandi palazzi e chiese meravigliose, voleremo sopra il Foro romano come fossimo delle rondini. È la soluzione che abbiamo adottato per mostrare un volto della città un po’ diverso dal solito.

Luoghi spettacolari, ma anche grandi personaggi…

Una puntata sarà dedicata alla regina d’Inghilterra, Elisabetta II, che è un testimone della storia. Scopriremo anche la persona, una donna che ha lasciato certamente un’impronta con le sue passioni, lei è tra l’altro una delle più grandi esperte di allevamento cavalli. È stata un riferimento nei momenti più bui, come in quelli più belli, della storia dell’Inghilterra e del mondo. Poi ci sarà una puntata sui Kennedy, John e Jacqueline, cercheremo di raccontarli attraverso la storia nel loro aspetto più umano. Avremo infine una grande puntata su Raffaello, che riscopriremo attraverso le sue opere e i suoi luoghi.

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Enrico Brignano

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Il mio mondo (di risate) in 60 minuti

L’attore romano torna in televisione con “Un’ora sola vi vorrei”, un “gioco a tempo” in cui monologhi graffianti ed esilaranti sull’attualità si alternano a divertenti incontri con ospiti d’eccezione. “Voglio portare un po’ di leggerezza, di speranza, di serenità – dice il comico – ma anche di riflessione, forse un po’ amara a volte”. Dal 22 settembre, per cinque martedì, in prima serata su Rai2

Sessanta minuti, proprio come accadeva nei grandi show del passato, per divertire ed emozionare, come è nata l’idea di “Un’ora sola vi vorrei”?   

Ho sempre fatto spettacoli estremamente lunghi. Sono stato sfidato dal mio manager a raccontare tutto in un’ora e ho detto: “Ce la posso fare”. Certo, ora devo anche riuscirci! 

Il ritorno in televisione in un momento importante, quello della ripartenza, cosa può dare l’uomo di spettacolo al suo pubblico, proprio ora?  

Tante cose: un po’ di leggerezza, di speranza, di serenità. Ma anche di riflessione, forse un po’ amara a volte. Può far aprire gli occhi sulla realtà che stiamo vivendo, in modo ironico, certo, ma disincantato ed estremamente concreto: a volte la preoccupazione e la paura ci distraggono e ci impediscono di vedere con lucidità e chiarezza le cose.  

Un viaggio tra passato e presente, ma anche uno sguardo rivolto al futuro, come fa un attore, un comico, a rimanere attuale?  

Lavorando, non fermandosi mai. Il passato, gli spettacoli che hanno funzionato restano un rifugio, un punto di partenza. Ma non ci si può adagiare lì, bisogna continuare a essere curiosi e, soprattutto, aver voglia di raccontare la vita. Di spunti, l’attualità ne offre davvero tanti.  

Che rapporto ha con il passare del tempo?  

Siamo arrivati a una tregua: io non mi affanno cercando di fermarlo, anche perché sarebbe una corsa inutile, e lui mi ha promesso che proverà a essere clemente, ma non so se posso fidarmi. Scherzi a parte, la vita è questa e il tempo ne è parte. Passare è una sua prerogativa, prima lo si accetta, meglio si vive.  

Si riveda per un istante agli esordi, che cosa è rimasto di quell’Enrico e che cosa invece non c’è più?  

È rimasto un certo stupore: quando salgo sul palco, consapevole che oltre il sipario mi aspettano molte persone, che sono venute lì per me, oggi come allora – anche se per fortuna il numero degli spettatori è cresciuto – mi meraviglio sempre e mi dico che non devo deluderli. Quello che non c’è più è l’Enrico che durante lo spettacolo si faceva prendere dalla foga di dire, di parlare, di essere esuberante, quello che cercava la risata a tutti i costi, anche spingendosi a strafare. Oggi sono più sicuro e mi godo ogni momento dello spettacolo, fiducioso nel fatto che la risata riuscirò a farla arrivare senza ricorrere a esagerazioni interpretative.  

Lei è molto apprezzato anche dal pubblico giovane, cosa fa per conquistare i millennials? 

Quando penso a uno spettacolo o a un pezzo da scrivere non mi pongo il problema del target, racconto e ironizzo su quello che vedo. Forse è questo il segreto,ciò che osservo nella quotidianità è sotto gli occhi di tutti, anche dei ragazzi, che dunque si riconoscono in quello che dico e, di conseguenza, ne ridono con me.  

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Pov

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Ragazzi

La vita quotidiana di un gruppo di studenti liceali raccontata con un linguaggio che richiama il gergo dei video postati dai giovani sui social. Attori non professionisti per garantire l’autenticità dei 52 episodi che saranno trasmessi su Rai Gulp

Nel campus torinese della ILO, l’agenzia dell’ONU per il lavoro, sulle sponde del Po, sono da poco terminate le riprese di una innovativa serie della Rai destinata ai ragazzi, realizzata quasi in clausura nel rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza vigenti. Si tratta di “POV. I primi anni”, prodotta dalla Showlab di Torino in collaborazione con Rai Ragazzi, che racconta in 52 episodi da 12 minuti la vita quotidiana di un gruppo di studenti durante i primi due anni di liceo. La mesa in onda della serie è prevista su Rai Gulp nel corso della prossima stagione televisiva. Il passaggio alle superiori, le nuove amicizie, le dinamiche scolastiche e le solitudini, i temi dell’adolescenza, sono narrati in modo autentico, a volte crudo, ma sincero. Un’età per molti versi entusiasmante, ma che vede anche aspetti duri, dai disturbi alimentari al bullismo, dalle trasgressioni alla sfiducia in se stessi, dai disagi familiari al rifugio nel gruppo.

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Tiberio Timperi

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Raccontiamo la vita

Sono tornati la squadra e il format vincenti di “Unomattina In Famiglia”. Il sabato alle 8.25 e la domenica alle 6.30, su RaiUno, il programma parla agli italiani in modo rigoroso e mai allarmistico: “La nostra forza è nella genuinità – spiega il conduttore – La televisione è una cartina tornasole, non puoi recitare”.

Squadra vincente non si cambia. Cosa è cambiato invece nel programma?

Difficile che nei programmi collaudati ci siano degli stravolgimenti, semmai ci sono degli aggiustamenti. In questo caso, si cerca di recuperare una normalità post covid. La pandemia, infatti, ha in qualche modo, inficiato la serenità del programma.

La linea del programma è quella di parlare alla gente sempre in modo rigoroso, mai allarmistico. Quanto è stato difficile nel periodo del lockdown e quanto lo è oggi, di fronte alle tante questioni complesse legate all’emergenza sanitaria?

Io non ho avuto difficoltà, perché questo è il mio modo di essere. E’ alienante il silenzio in studio e la mancanza di pubblico. Ed è difficile rispettare tutte le sacrosante norme che dovevano e devono essere seguite, che ci distanziano. Ho un rapporto molto fisico con la mia squadra: pacche, baci e abbracci e adesso è tutto limitato al gomito. Un tempo il gomito aveva una accezione negativa…

Il vostro resta sempre un intrattenimento leggero e coinvolgente, pur approfondendo fatti di cronaca. Com’è possibile farlo?

Semplicemente non spingendo sul pedale del voyerismo, del sensazionalismo, di quei particolari che nulla aggiungono al fatto, o a quello di cui si vuole parlare.

Le rubriche e gli approfondimenti sono concepiti per diventare un aiuto ed un supporto alle famiglie. Come vengono scelti i temi che sono più vicini alla vita quotidiana?

Li sceglie la redazione. Io non sono autore del programma, sono il conduttore. Ogni tanto mi permetto di dare qualche suggerimento che a volte viene accolto, altre no.

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DAYTIME RAI1

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I fatti, le parole, il sorriso

Dall’alba al tramonto, dal lunedì al venerdì, in diretta sulla rete ammiraglia Rai. Il 7 settembre ritornano “Unomattina”, “Storie italiane” e “La vita in diretta”. Alle 14 il debutto di “Oggi è un altro giorno”

La giornata televisiva di Rai1 prende il via alle 6.45 con “Unomattina”, il programma realizzato in collaborazione con il Tg1 che da oltre trent’anni parla all’Italia che si sveglia. Ad accompagnare i telespettatori sono i giornalisti Monica Giandotti e Marco Frittella.  “‘Unomattina’ è il programma che dal 1986 dà il buongiorno agli italiani, le puntate trasmesse sono quasi 3 mila – dice Frittella – il nostro compito di servizio al pubblico è quello di informare nella maniera più corretta possibile ma anche di intrattenere in un equilibrio che è quello che ci siamo guadagnati in decenni e che ci guadagneremo anche in futuro”. “Mi appresto a vivere questa nuova esperienza con grande entusiasmo e impegno rispetto alle questioni centrali, all’attualità più stretta, che tratteremo soprattutto nella prima parte della mattina – prosegue Monica Giandotti – ci sarà largo spazio per le tematiche ambientali, parleremo anche di medicina e letteratura. Il nostro faro rimane il servizio pubblico, siamo qui per dare un servizio di utilità”.

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DAYTIME RAI3

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Tutte le modalità dell’informazione

Per un pubblico sempre più esigente, la Rete punta a programmi conosciuti, ma che accettano la sfida del cambiamento dei tempi, informando, approfondendo, incuriosendo.

Un’informazione sempre più completa quella di Rai3, che punta a programmi conosciuti e che ogni anno accettano la sfida del cambiamento dettato dai tempi, rispondendo ad un pubblico sempre più attento ed esigente, declinando il concetto stesso di informazione in diverse modalità. Si parte al mattino con “Agorà” e con la nuova conduzione di Luisella Costamagna.  A dieci anni dal suo debutto, infatti, il programma vive la novità di un importante cambio di conduzione. Grazie a ospiti, inviati, servizi filmati, contributi video e aggiornamenti in diretta, anche quest’anno la trasmissione conferma la sua formula, a metà fra il rotocalco e il talk show e si caratterizza per la particolare attenzione ai temi della politica, al dibattito sociale e alle diverse esigenze del territorio. Per la prima volta in trent’anni di difesa dei diritti dei cittadini, “Mi Manda RaiTre”, raddoppia la conduzione, che è affidata a Lidia Galeazzo e a Federico Ruffo. Ogni giorno, una parte della trasmissione è dedicata alle notizie che riguardano le tasche dei cittadini, a partire da quelle relative alle varie misure economiche legate all’emergenza Covid-19. Veste completamente nuova per “Elisir”, lo storico spazio quotidiano dedicato alla medicina, con Michele Mirabella e Benedetta Rinaldi. Il nuovo format apre con le news quotidiane dedicate alla medicina, con lo scopo di aiutare i telespettatori a comprendere e ad interpretare le tante notizie, vere o false, che riguardano la salute, mentre ampio spazio, come di consueto, è dato alle problematiche mediche più diffuse. “Quante Storie”, il quotidiano di Rai3 dedicato ai libri, riapre il salotto di Giorgio Zanchini intrecciando continuità ed innovazione.

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Max Giusti

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Emozioni… in incognito

Dall’8 settembre, in prima serata su Rai 2, la nuova stagione del docu-reality che racconta l’avventura di boss che hanno deciso di affrontare la sfida di lavorare sotto mentite spoglie per una settimana insieme ai loro dipendenti. “Penso che questa – dice il conduttore al RadiocorriereTv – sia un’edizione molto attuale. Ho visto una grande unione tra imprenditori e lavoratori. Del resto, solo chi è coeso può superare questo momento così imprevedibile e delicato”.

“Se dovessi trovare un aggettivo per descrivere questa esperienza direi emozionante. Le quattro puntate sono un concentrato di emozioni, di stati d’animo altalenanti. Sono veramente coinvolgenti e, a volte, anche divertenti, quando abbiamo cercato di sdrammatizzare certe situazioni…” E’ entusiasta del suo nuovo impegno televisivo Max Giusti che, dall’8 settembre in prima serata su Rai 2, condurrà la nuova edizione del “Boss in incognito”, il docu-reality che racconta l’avventura di imprenditori che affrontano la sfida di lavorare per una settimana, sotto mentite spoglie, insieme ai loro dipendenti.

I telespettatori l’hanno lasciata in estremo oriente durante l’avventura di Pechino Express e la ritrovano in alcune aziende italiane…

Mi ritrovano nel cuore dell’Italia che sta tenendo duro in questa fase difficile. Penso che questa sia un’edizione molto attuale, perché il momento che stiamo attraversando è singolare. Siamo entrati nelle aziende in questi mesi delicati e abbiamo girato tra la fine di giugno e l’inizio di agosto e ciò ci ha dato una contemporaneità importante

Tra le novità di questa nuova stagione, il fatto che anche lei sarà in incognito come i boss…

E’ un’idea partita da Rai 2, hanno pensato che essendo io già avvezzo ad entrare nei panni di altri, ciò permettesse di dare una mano al boss in alcune occasioni. Tra l’altro, in questo modo, alla fine c’è un doppio svelamento, nel senso che la persona con cui i dipendenti hanno lavorato non solo non stava cercando un lavoro, ma è anche un personaggio famoso. Quando i dipendenti mi hanno visto apparire alle spalle del loro boss “svelato”, sono rimasti impietriti (ride ndr)

E lei come ha vissuto questa finzione?

Ho sempre fatto personaggi, ma in quel caso si sapeva che ero una fake, una parodia. In questa esperienza invece avevo il terrore di essere scoperto, nei primi minuti ero veramente molto spaventato. E’ stato fatto un lavoro incredibile, che mi ha dato un’emozione fortissima. Poi c’è stato il lavoro da attore, ho inventato una nuova personalità vestita da qualcun altro, ma con l’anima vera. E’ stato un impegno molto duro per me e anche sconvolgente

Che situazione avete trovato nelle aziende, in questo momento così particolare?

I dipendenti hanno fatto dei grandi sacrifici per continuare a poter lavorare, c’è gente che per esempio si è anche ridotta lo stipendio, e gli imprenditori ne hanno fatti altrettanti. Ho visto una grande coesione, una grande unione tra imprenditori e lavoratori. Del resto, solo chi è coeso può superare questo momento così imprevedibile. Senza dei grandi lavoratori non c’è un grande imprenditore e viceversa.

Ricordando i mesi difficili che abbiamo trascorso, cosa le ha dato più fastidio?

Vorrei sapere chi è quello che ha detto che dopo questa pandemia saremmo stati tutti migliori… Non si può vivere di slogan, si deve vivere di quotidianità, io vivo nel territorio, sono uno che ha sempre lavorato e con “Boss in incognito” ho scoperto dei lavori veramente duri, proprio di fatica fisica. Penso per esempio a coloro che raccolgono i limoni nelle scalinatelle della costiera amalfitana e portano su le casse da 30 chili. Fanno tutto a mano. Ci sono ancora lavori durissimi nel nostro Paese, li ho al fianco tutti i giorni e alcuni li ho anche fatti… “saremo tutti migliori” col cavolo, dunque…

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N. 36 a pag.22