I nuovi episodi della serie con Luca Argentero, tratta dalla storia vera di Pierdante Piccioni, andranno in onda su Rai1 in prima serata a partire da giovedì 15 ottobre. Nel cast molti volti familiari al pubblico televisivo, da Matilde Gioli a Gianmarco Saurino, da Alberto Malanchino a Silvia Mazzieri, e ancora Pierpaolo Spollon e Giovanni Scifoni
“Doc. Nelle tue mani” è stato l’evento
televisivo più seguito nella primavera del lockdown. Le vicende del medico Andrea
Fanti, primario del reparto di Medicina Interna, che risvegliatosi dal coma dopo
un trauma cerebrale si ritrova amputato di 12 anni di ricordi e a vivere in un
mondo a lui sconosciuto, nel quale famiglia, figli, amici e colleghi gli
diventano improvvisamente estranei, hanno appassionato milioni di
telespettatori. Da giovedì 15 ottobre in prima serata le nuove puntate della
prima stagione. La serie racconta, in fondo, che prima o poi siamo tutti
pazienti e che la domanda più importante a cui il protagonista è costretto a
dare risposta è identica a quella che tutti ci poniamo: chi sono davvero? qual
è il mio posto? Andrea è finito improvvisamente dall’altra
parte. È un paziente inchiodato a un referto inequivocabile: corteccia
cerebrale gravemente lesionata. C’è soltanto una cosa che non è cambiata: il
suo desiderio di essere medico. Chiede di poter continuare la sua professione,
ma l’unica possibilità che gli viene offerta è quella di ripartire dal basso,
insieme a chi ha vent’anni meno di lui, a chi come primario ha maltrattato
senza pietà.
Ha ottenuto grande successo con “Mare Fuori” su RaiPlay interpretando Carmine Di Salvo: “E’ un ruolo in grado di incidere, portatore di temi forti e inusuali – spiega – Ci sono realtà piene di ragazzi come lui, con animi enormi. Per i giovani ci vorrebbero molti più punti di riferimento intelligenti”
foto di Sabrina Cirillo
Si aspettava
tanto successo per il suo ruolo in “Mare Fuori”?
Ero
consapevole del fatto che si trattava di un ruolo in grado di incidere, perché
portatore di temi forti e inusuali per come vengono trattati. Però è ancora
presto per parlare di tanto successo. La cosa che mi fa piacere è vedere le
persone che capiscono e che, molto spesso, si rispecchiano in certe situazioni.
Mi dà soddisfazione. Ma sono scaramantico e ho i piedi per terra.
Dove è nata
la passione per la recitazione?
Da
quando ero piccolo. Io non sapevo che ci fosse un mestiere come quello
dell’attore nel quale si potessero fare certi tipi di cose. Mi capitava di
vedere “Il Signore degli Anelli” e volevo essere Gandalf, o vedevo “Spiderman”
e volevo essere Peter Parker. Poi giocavo nella mia cameretta rielaborando le
storie. Ho scoperto che c’era un mestiere che si chiamava attore e ho pensato
che, se questa magia stava lì, dovevo andare lì.
Il suo ruolo
in “Mare Fuori” porta a riflettere su cosa?
Sulla
responsabilità che ognuno di noi ha quando compie delle scelte. Sullo scegliere
su chi o su cosa ispirarsi, sul fatto che ci sono sempre delle alternative.
Capire l’economia per disegnare meglio il domani, per superare la crisi con consapevolezza. Il mercoledì in seconda serata su Rai2 Annalisa Bruchi conduce “Restart”, programma scritto dalla giornalista e da Alessandro Sortino. Nella squadra l’editorialista e scrittore Aldo Cazzullo
Annalisa Bruchi,2020
Partiamo dal titolo, perché “Restart”?
Perché
siamo a una ripartenza, non dobbiamo stare fermi. Abbiamo capito che si deve
convivere con questo virus, è vero che non mancheranno momenti in cui ci
saranno delle strette, come adesso, però il Paese non si può fermare, cosa che
dice anche il governo. Certo, dobbiamo prestare grande attenzione, ma sarà
comunque una ripartenza, e vogliamo raccontare ai telespettatori come convivere
con questa situazione che dovremo portarci dietro per buona parte del 2021.
Un racconto nel segno della concretezza…
Cercheremo
di fare parlare la gente, gli imprenditori, se ripartiamo lo facciamo con il
lavoro. Facendo parte dell’Europa abbiamo anche la grande opportunità di avere
dei fondi, che noi monitoreremo. Tutti questi soldi da spendere possono segnare
la ripartenza, l’occasione per fare davvero una politica industriale seria in
questo Paese, con una progettualità di lungo periodo.
Raccontare
e spiegare in modo semplice l’economia al pubblico televisivo: da dove si
comincia?
Con
un linguaggio semplice e diretto, spesso e volentieri vengono usate parolone
per raccontare cose anche facili. A “Restart” cerchiamo di spiegare cose
complicate con parole semplici. Quando noi parliamo di Recovery Plan, di Next Generation
Ue, di Mef, non facciamo riferimento a cose che non ci riguardano, perché
proprio dalle decisioni inerenti queste sigle arrivano i soldi in tasca agli
italiani. Le persone stanno facendo un grande sforzo per cercare di capire
tante cose, anche se le istituzioni, alle volte, ci mettono del loro per
complicarle.
«Ho amato fare “L’Allieva” ed esserne spettatore per la sua semplice umanità, senza fronzoli, artifizi o drammi. Abbiamo provato a dare onestà ai personaggi, e credo che questo si veda» racconta al RadiocorriereTv Alessandra Mastronardi, la Alice più seguita della tv
Alice è cresciuta…
E
non è più un’allieva. La terza stagione si apre con Alice che ha realizzato il
suo sogno di diventare un medico legale e avere al suo fianco, nella vita come
nella professione, il suo CC. La vedremo fare in conti con una rocambolesca, e
per niente romantica, proposta di matrimonio. Queste nuove puntate saranno un
cerchio che, in qualche modo, tenderà a chiudersi. Si sposeranno i nostri eroi?
Non lo sappiamo, quello che è certo, però, è che il matrimonio diventa il suo
incubo preferito, un sogno che non finisce mai bene. Sarà un segno? (ride).
Il lavoro e la crescente autonomia la porteranno spesso a scontrarsi con
Claudio, non più il suo maestro, né tantomeno il suo mentore, ma un collega,
spesso rivale. Avrà un nuovo faro, la Suprema, che rappresenta chi vuole
diventare AA, un miraggio che sarà il terzo incomodo nella sua relazione.
Donne
in carriera da una parte, uomini che hanno paura di perdere prestigio
dall’altra…
La
Suprema ha un impatto freddo e distaccato con il mondo del lavoro, ha costruito
intorno a sé una corazza perché, come ben sappiamo, il mondo della medicina
legale è particolarmente maschile. Ci tengo però a ricordare che, in tre anni
de “L’Allieva”, al nostro fianco ci sono state solo consulenti donne, e questo
è meraviglioso. Tornando al personaggio interpretato dalla Liskova, il suo è un
ruolo molto delicato, sarà lei a far capire a questa giovane professionista a
quanto abbia rinunciato nella vita privata per fare carriera. Alice vorrebbe al
contrario non rinunciare a una vita, a una famiglia e la troveremo spesso di
fronte a un bivio, in un tentativo difficile di equilibrio tra le due parti di
questa medaglia. È questa la sfida più grande di Alice, la stessa che abbiamo
noi donne tutti i giorni: dimostrare che ce la possiamo fare, se ce lo
consentono.
L’artista siciliana è tra i protagonisti della seconda stagione di “Nero a metà”, in onda con grande successo su Rai1: “scelgo solo ruoli che mi diano emozione. Mi innamoro di una storia alla prima lettura del copione”
New
entry nella serie di Rai1, com’è stato interpretare l’agente di polizia Marta
Moselli?
Tra
i tanti ruoli fatti sino ad ora, vestire i panni di Marta è stato abbastanza
complicato, perché non mi ero mai rapportata, in una serie o in un film, con la
morte di un figlio. Raccontare un dolore di questo tipo, calarsi nella parte,
da madre, è ancora più devastante. Cercare di individuare e intercettare quella
che è la paura di ogni mamma e interpretarla è stato un lavoro squarciante,
allo stesso tempo è stato anche il motivo che mi ha spinto a fare parte di
questa squadra straordinaria. È stata una sfida entrare in un ruolo così tanto
drammatico, senza diventare melensa o una macchietta, mantenendo credibilità,
cercando di raccontare un dolore con tanta dignità.
Cosa
significa vestire una divisa in una serie televisiva che raggiunge un pubblico
così ampio?
Significa
cercare di portare sempre più alto il nome di coloro che lo fanno realmente. È
una responsabilità molto grande, per di più poliziotti e carabinieri sono molto
attenti a come raccontiamo il loro mestiere.
La promettente e giovane attrice in “Mare fuori”, su Rai2 in sei puntate, interpreta Naditza, una zingara che vive di truffe e furti: “La sua caparbietà e la sua determinazione mi hanno affascinata – ci racconta – Questa serie è un messaggio di speranza dove i giovani parlano non solo ad altri giovani, ma anche ad un pubblico adulto”.
foto di Sabrina Cirillo
“Mare fuori” è un film di speranza?
Assolutamente sì e anche dal titolo si intuisce. Il mare è il
simbolo della libertà, delle possibilità. Il mare è estate, è vacanza,
speranza, vita.
Che tipo di verità state trasmettendo al pubblico con “Mare fuori”?
Sicuramente c’è la verità che parla della difficoltà
dell’adolescenza. Una fase così delicata in cui ci si scopre, ci si avvia alla
ricerca degli adulti che si vuole essere un domani. La verità che vogliamo
comunicare è senza dubbio il fatto che il vero esempio dei giovani sono gli
adulti e che chiunque può sbagliare, chiunque si può trovare in un momento
difficile, non importa dove, ma contano gli esempi che abbiamo davanti. E poi,
un tema ricorrente nella nostra storia, è l’allenamento alla responsabilità, che
è una delle caratteristiche che cominci ad acquisire nella fase adolescenziale.
Naditza è un
personaggio carico di energia, ma che lotta con un momento complesso
dell’esistenza di ciascuno, l’adolescenza. Lei che adolescente è stata?
Io sono stata un’adolescente per alcune cose simile a lei. E’
stata difficile, perché anch’io ho assaporato passo passo la fase di
transizione verso l’essere adulta. E’ stata un’adolescenza piena di energie e
libera, e di questo devo ringraziare i miei genitori che mi hanno lasciato la
possibilità di scegliere, una fase di scoperta. E’ stata anche un’adolescenza
un po’ diversa, perché ho iniziato a lavorare subito e non ho seguito un
percorso universitario. Ma quello che mi sono ripromessa di fare è restare
Valentina, che conta sui valori e sui rapporti che si sono costruiti nel tempo.
Come si è sentita nell’interpretare
Naditza, cosa ha trovato nel personaggio, e in qualche luogo profondo dell’anima
le assomiglia?
Sicuramente mi ha colpito la
sua caparbietà, la sua determinazione. Cose che mi hanno sorpreso e
affascinato sin dalla prima fase di lettura. Nonostante “Mare fuori” sia un
messaggio di speranza, è anche il racconto delle vite difficili. La sua energia
è stata un’altra caratteristica che mi ha affascinato. Tutte caratteristiche
che mi hanno obbligata a guardarmi indietro e a pormi delle domande: ma io ero
così determinata quando ero adolescente? La risposta credo che sia sì. In
questa lunga introspezione che ho fatto nella preparazione del personaggio, mi
sono trovata simile a lei in alcune cose. D’altra parte, una bambina che va dai
genitori a cinque anni e dice “voglio fare l’attrice”, è un po’ una cosa strana
e io ho insistito e perseverato su questo desiderio.
La giovane rom che
interpreta ha preferito il carcere alla famiglia. Quanto coraggio ha avuto?
Tanto. Questa è un’altra caratteristica che mi ha accecato di
lei. E’ una adolescente molto coraggiosa. Sicuramente la sua è stata una forma
di tutela e questo richiede molto coraggio. La famiglia dovrebbe essere il porto
più sicuro nella vita, ma non per lei. Allora si cerca un approdo e il suo è il
mare fuori.
Quanto incidono le scelte sbagliate nella vita?
Credo abbastanza, però sono indispensabili, perché le scelte
sbagliate che facciamo servono ad imparare. Anch’io ho fatto molti errori, ma
ad oggi mi rendo conto che, se alcune cose non le avessi sbagliate, non le
avrei capite o non le avrei capite al momento giusto. L’errore credo sia sano,
umano e non si può evitare.
C’è sempre la speranza di rinascere e di correggere gli errori del
passato?
Assolutamente sì. E’ proprio da un momento di difficoltà,
come la fase dell’adolescenza o dalle brutture della vita che nasce la
bellezza, l’arricchimento.
Un’intera serata dedicata alla fashion influencer più potente e famosa del mondo. Il 5 ottobre, in prima visione assoluta, Rai2 trasmette il film “Unposted” di Elisa Amoruso seguito dall’intervista esclusiva di Simona Ventura
Ha solo trentatré anni e la sua fama la precede in ogni angolo del mondo grazie a una platea di oltre 21 milioni di follower su Instagram. Chiara Ferragni, nata a Crema nel 1987, ha creato dal nulla un impero, diventando in dieci anni un’imprenditrice digitale di successo globale e, secondo la rivista statunitense Forbes, l’influencer di moda più potente del mondo. Una favola moderna 2.0 quella della bionda Chiara, mamma di Leone e moglie del cantante Fedez, diventata in pochissimo tempo un’icona di stile, di eleganza e di vita. Come una Re Mida dei giorni nostri, Chiara porta al successo ogni iniziativa che sposa, ultima in ordine di tempo l’interpretazione, insieme a Baby K, del brano “Non mi basta più”, popolarissimo nei mesi estivi e che ha ottenuto il doppio disco di platino. Al “Fenomeno Ferragni” Rai2 dedica l’intera serata del 5 ottobre, per fare conoscere al pubblico televisivo uno dei volti più rappresentativi del made in Italy di oggi e probabilmente di domani. Alle 21.20 la rete trasmette il film “Unposted” coprodotto da Rai Cinema, accolto con grande favore lo scorso anno a Venezia, e l’intervista realizzata da Simona Ventura nei giorni scorsi al Museo delle Arti del XXI secolo di Roma. “Chiara Ferragni è riconosciuta universalmente come un fenomeno italiano, ci piaceva l’idea di trasformarla in un evento per farla conoscere meglio nella televisione generalista” dice il direttore di Rai2, Ludovico Di Meo. “Quando mi hanno proposto questa intervista mi è piaciuta subito – afferma Simona Ventura – io e Chiara abbiamo tante cose in comune, siamo nate in provincia, abbiamo fatto della nostra passione una cifra nel lavoro, abbiamo creato qualcosa nella comunicazione.
La popolare conduttrice scende in pista ogni sabato sera nel programma di Milly Carlucci: “Danzare mi stupisce ogni giorno di più”
Come
è entrata a fare parte del cast di “Ballando con le Stelle”?
È nato tutto lo scorso anno,
quando sono andata ospite come ballerina per una notte danzando un charleston su
una coreografia di Samuel Peron. Provai solo un paio d’ore e andò bene, il
pubblico e i giurati gradirono. E così Milly mi ha proposto di partecipare, una
cosa che il mio cervello non poteva concepire (sorride). Pensare di
ballare in uno dei pochi talent veri della televisione non faceva parte dei
miei progetti. Ma Milly è stupenda, è andata bene e ho accettato.
In queste settimane non ha mai pensato “ma chi me l’ha
fatto fare”?
Non
per la fatica, ma per il mio approccio all’insegnamento del ballo. Mi dicono di
contare…un, due, tre… e così a volte
mi chiedo chi me l’abbia fatto fare (sorride). Scherzi a parte, quando
mi riguardo sullo schermo, mi chiedo: chi è quella lì che balla? Perché “quella
lì che balla” non è che la conosco poi così bene. Ho sempre visto il mio fisico
con molto rispetto, ma non pensavo a certe sue potenzialità, a dove potesse
arrivare. Ora ho consapevolezza: il ballo mi sta aiutando a conoscermi meglio.
In gara l’abbiamo vista scendere in pista anche da
sola…
Nella
seconda puntata (per il ricovero del maestro Raimondo Todaro). Anche quella
è stata un’esperienza importante, che mi ha fatto ripensare a mia nonna, che affrontò
periodi di difficoltà familiari prendendo in mano la situazione. Lei era
l’economa di casa, era parsimoniosa, e mandò avanti la famiglia. Non ho fatto
altro che quello che facevano le donne di una volta, con un po’ di coraggio.
Niente di straordinario.
Ci racconta l’emozione del primo ballo in diretta?
Enorme,
perché avevo tanta paura di fare qualcosa che fosse azzardato. Non sono molto
“leggera”, non parlo del peso, ma del movimento. Ma quando si accendono le luci
si allinea tutto alla perfezione. “Ballando” è un programma magico.
Con Raimondo Todaro è stato feeling al primo incontro?
Lo
conoscevo già da prima, veniva spesso ospite nei miei programmi. Ci sono stima
e affetto reciproci e questo è la base. Con il ballo, espressione corporea che fa
uscire anche le cose più nascoste, ci stiamo conoscendo ancora meglio. “Ballando” è un percorso vero, di vita.
Qual è stato il primo consiglio del suo maestro?
Di
lavorare sul portamento, quello che una ragazza che ha fatto sempre ciclismo e
sport maschili non aveva, o comunque aveva poco. Raimondo dice che in me è
naturale, bisogna tirarlo fuori e lo stiamo facendo.
Che
rapporto aveva con il ballo prima di questa esperienza?
Lo
guardavo e basta (sorride).
Non andava a ballare nemmeno da ragazzina con gli
amici?
Sono
venuta a Roma a 16 anni, ho saltato quel periodo bellissimo che sto recuperando
oggi con una consapevolezza diversa.
Elisa è contenta…
È bello farsi coccolare dopo 20
anni di conduzione, ed è bello farlo fare da Milly. Sto dando tutta me stessa e
i risultati arrivano.
Una conversazione informale con un personaggio della vita pubblica lungo una strada cittadina, un approfondimento documentaristico, un confronto in studio tra due visioni diverse del mondo. Da lunedì 5 ottobre in seconda serata Monica Maggioni torna su Rai1
Il programma della seconda serata del lunedì di Rai1
torna in onda con una veste nuova, un format inedito e uno studio ispirato a
“Dogville” di Lars von Trier. “Uno
studio è sempre un luogo piccolo che però viene attraversato dal mondo e che
tenta di raccontare quello che accade fuori nel mondo, anche noi cercheremo di
fare questa cosa” afferma Monica Maggioni, conduttrice e autrice di
“Settestorie”, appuntamento che definisce “un viaggio attraverso dei modi
diversi di raccontare”. Nel programma, dice la giornalista al RadiocorriereTv,
“ci sarà un’intervista iniziale che non è un’intervista, ma una conversazione,
proprio perché cerchiamo di entrare con le persone in una dimensione per la
quale si raccontino un po’ di più di quello che fanno di solito. Ci sarà quindi
un reportage immersivo che ci porterà dentro, in profondità nella realtà, e ci
sarà un confronto tra due persone e due visioni del mondo per capire, senza
pregiudizi, quali sono le opinioni che si confrontano là fuori”.
Lunedì 28 settembre alle 12 debutta su Rai1 il nuovo programma quotidiano che accompagna i telespettatori fino all’ora di pranzo. La cucina e l’attualità, il gioco e il sorriso. La conduttrice al RadiocorriereTv: “Il mio intento è quello di fare compagnia alla gente, con la mia serenità e anche un forte senso di gentilezza e di empatia nei confronti del pubblico”
Il
mezzogiorno di Rai1 è stato per tanti anni la sua casa, come si appresta a
vivere questo ritorno?
Con
grande emozione e con la consapevolezza che le cose sono diverse, che viviamo
in un momento totalmente nuovo, che la vita è sicuramente cambiata, non solo la
mia ma quella di tante persone. Voglio portare nelle case la mia serenità e
anche un forte senso di gentilezza, di empatia nei confronti del pubblico, per
raccontare, giocare, ascoltare, sentire le persone al telefono.
Ad attenderla, a braccia aperte, ci sono tanti
telespettatori…
Sono
molto contenta di ritornare al mio posto, anche se quella di tornare a
mezzogiorno, come ho detto tante volte, non è stata una mia scelta, ma la
concomitanza di scelte del direttore, che voleva già fare, e di una mia volontà
di tornare in onda con una piccola cosa. Poi, forse, le piccole cose non sono
nel mio karma e quindi mi è stato chiesto di tornare al mio posto. Così ho pensato,
proviamo quest’anno e poi faremo una valutazione. Penso di essere una
professionista e come tale mi metto a disposizione in un momento in cui tornare
ha tanti significati. Il mio intento è quello di fare compagnia alla gente, e
questa è la cosa più importante.
Il
pubblico si aspetta di trovare un’Antonella rigenerata anche da una nuova
esperienza di vita, dalla campagna, da un lungo periodo di assenza dallo
schermo. Chi è Antonella oggi?
Quella
di sempre con una maggiore semplicità, ho scoperto anche la passione per la
campagna, cosa che non avevo mai considerato. Porto in studio un po’ del mio
mondo, al di là di quello del bosco, della natura che abbiamo capito quanto ci
è mancata durante il lockdown, quando chi aveva un balcone l’ha rivalutato come
se fosse una foresta. Credo che la cosa più importante sia il senso del piccolo
paese, della provincia, che è da sempre stata una delle mie manie. Nel
programma di mezzogiorno per anni ho pensato a questo, anche scegliendo le
ricette, a chi torna a casa per il pranzo dal lavoro, cosa che capita
maggiormente in provincia. A Milano, come in ogni altra grande città in cui i ritmi
sono frenetici, è difficile che qualcuno all’ora di pranzo si metta davanti
alla tv. Viceversa, dove abitavo io, a Legnano, o dove vivo ora, ad Arquata
Scrivia, nella val Borbera a metà tra l’appennino piemontese e quello ligure,
c’è chi torna a casa a pranzo, un po’ come succedeva nella mia famiglia. Mio
papà aveva un colorificio, tornava a casa e accendeva la televisione.
Come sarà il programma?
Ho
una scenografia in cui i divani sono sostituiti dalla mia cucina, sullo sfondo
c’è un grande led che trasmette realmente le immagini del bosco che circonda la
mia casa. Così vedremo in diretta se pioverà, se nevicherà. Non è giusto avere
immagini edulcorate e finte di un bosco che non esiste, anche perché a dicembre
la vegetazione è molto diversa da quella di settembre. Vogliamo osservare il
susseguirsi delle stagioni, la caduta delle foglie a ottobre, il rosso del
castagno, via via che cambierà il tempo avremo un bosco diverso. Davanti al led
c’è una grande vetrata dalla quale si ha accesso allo studio, lì ci sono gli elementi
scenografici del bosco: alberi fatati, altalene, gli animali ricostruiti.
E una volta all’interno?
Ci
sono la grande cucina e l’angolo delle nonne. Sì, proprio delle nonne che
parlano, cuciono, leggono, discutono, come se fossero in una sorta di veranda.
Con me ci saranno anche una zia, la zia Cristina, che cucinerà il piatto del
giorno.
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