VITTORIO BRUMOTTI

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La bellezza per essere migliori

Un viaggio nel segno dell’autenticità, in camper e in bicicletta. Il conduttore e campione di bike trial racconta al RadiocorriereTv il nuovo programma di Rai 1 “Italia A/R” in onda dal lunedì al venerdì alle 11.30: «Scoprire significa affondare le ruote e i piedi nel territorio, turismo lento, guardare da più punti d’osservazione, anche dall’alto, volando con il parapendio, con una mongolfiera»

 

Dalla scorsa settimana è su Rai 1 con “Italia A/R”, come sta andando?

Alla grande, negli anni ho girato l’Italia da Nord a Sud più e più volte con la mia bici, sostenendo il FAI, il Fondo per l’ambiente, e la ricerca oncologica con La città della speranza. Questa volta la missione è raccontare il bello del Paese, lo sto facendo sempre con la bici, ma anche con un camper e con due chiappette pelose, quelle del mio cane Patricio che viaggia insieme a me e che sta conquistando l’affetto e l’attenzione delle persone che incontriamo. Il nostro viaggio va soprattutto verso Sud, per poter raccontare i luoghi meravigliosi dell’estate, quelle stesse terre che spesso denigriamo. Pur essendo per metà ligure e per metà calabrese, mi sento di dire che al nostro Mezzogiorno dovremmo volere un po’ più bene.

 

Che significato e che valore dà alla parola scoperta?

La scoperta è qualcosa di personale, che ben poco ha a che vedere con i risultati di una ricerca in rete. Scoprire significa affondare le ruote e i piedi nel territorio, significa anche turismo lento, guardare da più punti d’osservazione, anche dall’alto, volando con il parapendio, con una mongolfiera.

 

Da dove si parte per raccontare un territorio?

Dall’ascolto e dal confronto, parlando con i bambini, le nonne, gli stranieri, le persone che incontri lungo la strada. L’ho fatto in Medio Oriente, in Qatar come in Oman, dove lavoro da quasi vent’anni, e lo faccio in Italia. Le risposte della gente ti orientano, ti aiutano a dar vita a una narrazione, a “scrivere” una traccia, che non è mai un copione.

 

Una modalità che è un po’, da sempre, anche il suo marchio di fabbrica…

Cerchiamo di raccontare nel modo più autentico il grande cuore dell’Italia, noi italiani siamo quelli sempre pronti a dare una mano. Non esiste un’Italia dove non si dia un piatto di pasta all’altro, che non doni un sorriso, una carezza. Ecco, tutto questo non può essere costretto in un copione.

 

Tanti luoghi, tanta umanità, cosa la colpisce di più delle persone che incontra?

La voglia di condividere, di raccontarsi. Quando ho cominciato a girare per il programma annunciavo attraverso i miei social che avrei raggiunto una determinata località, spoiler che spingevano tante persone a mobilitarsi semplicemente per poterci incontrare, per incontrare la Rai che arrivava a casa loro. Ho trovato un’umanità pazzesca e grande accoglienza anche dove in passato, per i miei servizi, ho dovuto lottare, dove mi hanno sparato, picchiato, spaccato la mascella. Sono ritornato per parlare di territorio e gli stessi cattivoni questa volta erano orgogliosi di farmi vedere ciò che accadeva. Sono tornato a Platì, dove feci una mia bella battaglia contro la ‘ndrangheta, e siamo diventati amici con tutta la cittadinanza, con le istituzioni. Penso che si debba avere speranza, che si possa credere nel cambiamento. Il male non lo si sconfigge sempre col pugno duro, perché quando fai del male al male, questo è pronto a combattere, in quanto è nato per combattere. Se invece gli fai respirare il profumo della bellezza e gli racconti qualcosa che gli appartiene, allora qualcuno potrebbe anche convertirsi. Sosteniamo la scuola, combattiamo con i libri. Mandiamo avanti il professore di matematica, di italiano, di geografia, sai come si spaventano tutti questi cattivoni?

 

In questo suo viaggio l’abbiamo vista anche andare a cavallo…

 

Mi piacciono da morire, ma i cavalli sentono che sono nervoso, così anche il più tranquillo, quando sono in sella, impenna (sorride).

 

In sella alla sua bici dimostra invece grande coraggio, che rapporto ha con la paura?

La paura è legata a qualcosa che in apparenza non puoi gestire, ma puoi invece contenerla, affrontarla. Servono preparazione e sacrifici, ma si può superare.

 

Milioni di follower la seguono sui social, come ha raccolto tutti questi amici virtuali?

Calcoli che sono nato “sbirro”, che nella mia natura c’è proprio l’andare in aiuto del prossimo, soccorrere chi è rimasto indietro. Da sempre metto a disposizione i miei social per diffondere messaggi che ritengo importanti, per l’ambiente, per la bellezza del territorio, per la dignità delle persone. Questo mi ha portato a incontrare tanti amici in rete.

 

Chi è Vittorio oggi e dove sta andando?

Vittorio negli anni è cresciuto. Oggi studia scienze politiche all’università, fa dei grandi discorsi, quasi dei comizi, ama parlare con la gente ed esprimere il proprio pensiero. Vittorio invita le persone al confronto, a essere attente a ciò che succede nella società, alle dinamiche della politica, ad avere una coscienza civica.  Che tu sia di destra, di sinistra o di centro per avere voce in capitolo e poter anche protestare devi informarti, capire.

 

Se dovesse descriversi in poche parole…

Operativo 24 ore su 24, una persona che crede che con la volontà e l’impegno tutto sia possibile.

 

In che direzione va il suo fare televisione?

Nella stessa direzione del servizio pubblico, con coerenza, e sempre volta all’ascolto dei problemi delle persone. Voglio fare il professore di strada, uno di quelli che ti insegnano a portare a casa la pellaccia, a fare le cose a modo, secondo le regole.

 

A proposito di futuro, c’è un sogno che più di altri vorrebbe realizzare?

Ho 46 anni e il mio sogno è quello di laurearmi. Sono a sette esami su 18 e il giorno che mi sarò laureato il sogno sarà esaudito… ce la sto proprio mettendo tutta.

 

L’ultimo esame superato?

Filosofia politica. Ho preso 28. Spero anche di poter essere d’esempio a chi ha abbandonato gli studi e pensa di riprendere, o a chi vuole semplicemente migliorarsi, crescere. L’abbandono scolastico è un problema grave a cui porre rimedio. Credo che lo studio possa salvarci, sogno un mondo in cui, paradossalmente, tutti abbiano la Ferrari e io la 500. A contare non è la meta, ma il viaggio in sé, quello dal quale imparare giorno dopo giorno, con la consapevolezza che assumi mentre lo fai.

 

NUOVA STAGIONE

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In viaggio dentro le nuove architetture del potere

Torna il programma di e con Barbara Carfagna. In onda da venerdì 17 luglio, in seconda serata su Rai 1

“Codice” torna nel 2026 con un viaggio dentro le nuove architetture del potere che vogliono scardinare le infrastrutture tradizionali alla base degli Stati Nazione. La nuova stagione del programma di Barbara Carfagna, in onda da venerdì 17 luglio in seconda serata su Rai 1, racconta questo momento in cui tecnologia, geopolitica e società cambiano forma. Al centro, l’Agentic AI: non più soltanto intelligenze artificiali che rispondono, ma sistemi capaci di agire, decidere, coordinare processi e trasformare industria, servizi, guerra e vita quotidiana. Una puntata sarà poi dedicata ai neurodivergenti al potere: perché proprio ora trionfano leader delle Big Tech con disturbo dello spettro autistico o ADHD? E come mai i giovani talenti ricercati dalle aziende tech e dalle grandi Banche sono profili atipici e menti fuori standard? Cinema, serie tv e cultura pop ridefiniscono l’immagine pubblica dei neurodivergenti ma chiariremo bene di cosa si parla. “Codice” esplora anche la frontiera del quantum, cercando di farlo capire bene. Computer, sensori e comunicazioni promettono una nuova rivoluzione scientifica, ma anche una nuova competizione strategica tra Stati. La stagione entrerà nei bunker, nelle sale operative e nei nuovi scenari della guerra ibrida, dove droni, satelliti, dati, AI e cyberattacchi ridisegnano il concetto stesso di difesa. E poi i nuovi sovranismi digitali: cloud nazionali, chip, dati, infrastrutture e modelli linguistici diventano strumenti di autonomia politica e di competizione globale. Ma accanto agli Stati crescono nuove potenze senza territorio: piattaforme capaci di governare identità, pagamenti, informazioni, lavoro, relazioni sociali e accesso alla conoscenza. Dall’IMEC, il corridoio India-Medio Oriente-Europa, alle nuove alleanze industriali e tecnologiche, la geografia del potere non passa più soltanto dagli oceani, ma da cavi, porti, chip, ferrovie, data center e piattaforme. È qui che la sovranità si stacca dalla terra e migra verso le architetture digitali: chi controlla le piattaforme può esercitare funzioni un tempo riservate agli Stati. Con Cindia, infine “Codice” racconterà il nuovo mondo multipolare: l’ascesa parallela e competitiva di Cina e India, il ruolo crescente del Brasile e dei grandi Sud globali, le nuove rotte dell’energia, delle merci e dei dati. Dagli Stati Uniti all’Asia, dall’Europa al Medio Oriente, “Codice” segue la trasformazione della tecnologia da prodotto a infrastruttura, da strumento a sistema operativo del mondo. La domanda che attraversa la nuova stagione è una sola: chi controllerà le intelligenze, le reti e le macchine che stanno imparando ad agire per noi? Insomma: chi comanda? “Codice” racconta il futuro mentre diventa potere.

 

Documentario

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Lino d’Italia
Storia di un itaALIENO

Simbolo di un’Italia popolare, generosa e autoironica, Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, è l’”itAlieno” più amato della tv e del cinema, protagonista del doc in onda mercoledì 8 luglio in prima serata Rai 1

Attraverso materiali d’archivio, testimonianze inedite e una messa in scena teatrale e surreale, “Lino d’Italia – storia di un itALIENO” mette in luce la straordinaria parabola artistica e umana di uno dei comici più amati dal pubblico italiano, Lino Banfi, simbolo di un’Italia popolare, generosa e autoironica. Il documentario (prodotto da Minerva Pictures in collaborazione con Rai Documentari) articola la scena con i due volti della stessa medaglia: Lino Banfi e Pasquale Zagaria – il suo vero nome – che si confrontano sul palco di un teatro immaginifico e sospeso nel tempo, attraversando insieme l’infanzia a Canosa, gli anni della gavetta, gli incontri decisivi, la gloria cinematografica, l’amore per la famiglia e il successo televisivo, da “Stasera Lino” a “Un medico in famiglia”. Il documentario, girato principalmente nello splendido scenario del Teatro Petruzzelli di Bari, toccherà anche le città di Andria – dove Banfi ha frequentato il seminario – e Canosa, il paese in cui è cresciuto e a cui è ancora profondamente legato.

NOOS 2026

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L’avventura della conoscenza

Domenica 12 luglio in prima serata su Rai1 torna Alberto Angela con “Noos – L’avventura della conoscenza”, la serie di Rai Cultura, in cinque puntate, dedicata alla divulgazione scientifica e alle novità dai vari campi della conoscenza. Anche in questa edizione, ogni puntata si aprirà con una “copertina” dedicata ai grandi argomenti che accompagnano la vita quotidiana e le sfide del nostro tempo. Questi i temi affrontati: l’ambizione della scienza di farci vivere sempre più a lungo, le soluzioni più avanzate per perdere peso, i desideri e le dipendenze tra sesso e tecnologia, il coraggio e la paura attraverso la nostra mente, la crescita dei bambini da zero a tre anni. Un viaggio tra le più recenti scoperte della ricerca scientifica, attraverso servizi realizzati in Italia e all’estero e il contributo di ospiti ed esperti in studio. Ritroveremo, insieme ad Alberto Angela, la grande squadra degli esperti di “Noos”, arricchita da qualche novità. Dario Fabbri ci aiuterà a capire il mondo attraverso la geopolitica con un’attenta analisi sull’attualità. Lo scrittore Carlo Lucarelli ci racconterà le storie di alcuni tra i più efferati serial killer. La nutrizionista Elisabetta Bernardi ci accompagnerà alla scoperta della sana alimentazione e delle regole da seguire per mantenerci in salute. Il professor Emmanuele Jannini analizzerà le mille sfumature della sessualità. L’etologa Elisabetta Palagi ci svelerà le abitudini sorprendenti del regno animale. Il chimico Dario Bressanini ci spiegherà i segreti della scienza in cucina che riguardano alcuni alimenti molto popolari. L’astrofisica Edwige Pezzulli ci porterà alla scoperta dei mondi più estremi del nostro sistema solare. Lo psicologo e co-fondatore del CICAP Massimo Polidoro analizzerà i meccanismi alla base delle truffe “tecnologiche” degli ultimi anni. Il filosofo Luciano Floridi ci aiuterà a comprendere la più grande sfida di questa epoca, l’intelligenza artificiale. Tornano anche i giovani divulgatori che racconteranno, con i loro servizi, la scienza tra vita quotidiana e futuro: il paleontologo Alessandro Chiarenza, la fisica Giuliana Galati, l’astrofisico Luca Perri, il chimico Ruggero Rollini.

TIM SUMMER HITS 2026

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Sul più grande palcoscenico dell’estate

Le quattro serate-evento realizzate in Piazza del Popolo a Roma arrivano in prima serata su Rai 1 venerdì 17, martedì 21, venerdì 24 e venerdì 31 luglio, per culminare venerdì 7 agosto con lo speciale “TIM Summer Hits – The Best Of”. Conducono Carlo Conti e Andrea Delogu

Dopo aver conquistato il pubblico dal vivo nel cuore di Roma, “TIM Summer Hits 2026” è pronto ad arrivare nelle case degli italiani con quattro serate-eventoe uno speciale best of su Rai 1. A guidare la grande festa della musica sono stati ancora una volta Carlo Conti e Andrea Delogu, affiancati dalle incursioni di Federico Basso e di Cristiano Militello. Sul palco si sono alternati oltre 80 artisti tra protagonisti delle classifiche, grandi nomi della musica italiana e nuove promesse, in un racconto corale che ha unito generazioni, stili e linguaggi musicali.

Protagonisti delle serate saranno Achille Lauro, Aiello, Alex Britti, Angelica Bove, Anna Tatangelo, Annalisa, Arisa, Baby K, Bambole di Pezza, Benji & Fede, Chiello, Clara, Clementino, Cristiano Malgioglio, Delia, Ditonellapiaga, Eddie Brock, Elena D’Elia, Elettra Lamborghini, Emis Killa, Emma, Enrico Nigiotti, Ermal Meta, Ernia, Fabrizio Moro, Fedez, Frah Quintale, Francesca Michielin, Francesco Gabbani, Francesco Renga, Fred De Palma, Fulminacci, Gaia, Gio Evan, Giusy Ferreri, Il Tre, Irama, J-Ax, LDA & AKA 7even, Leo Gassmann, Levante, Lorenzo Stalvetti, Ludwig e Il Pagante, Malika Ayane, Mara Sattei, Marco Masini, Mari Froes, Maria Antonietta & Colombre, Merk & Kremont, Michele Bravi, Myss Keta, Mr. Rain, Nayt, Negramaro, Nicolò Filippucci, Noemi, Orietta Berti con Il Rosso e IAEM, Paola Iezzi, Paola Turci, Pinguini Tattici Nucleari, Raf, Rkomi, Rocco Hunt, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Sangiovanni, Sarah Toscano, Sayf, Serena Brancale, SKT, The Bausa, The Kolors, Tommaso Paradiso, Tormento, Tredici Pietro, Trigno, Welo. Le emozioni vissute in Piazza del Popolo saranno raccontate anche su Rai Radio2, radio ufficiale della manifestazione, con collegamenti, contenuti esclusivi e interviste dal backstage affidati a Nicol Angelozzi. Tutte le puntate saranno inoltre disponibili on demand su RaiPlay.

OFFERTA 2026/2027

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Rai C’è

Il Teatro delle Muse di Ancona ha ospitato la presentazione dei programmi delle reti e della piattaforma del Servizio Pubblico. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi: «La Rai continua a essere presente nella costruzione del nostro immaginario. La Rai c’è in tutte le sue forme espressive, c’è in tutte le capacità di distribuzione di tutte le piattaforme, c’è in una quantità di prodotto unico in Europa, non c’è nessun broadcaster in Europa che produce tanto quanto la Rai»

“Il pubblico non scompare, cambia, si muove, si moltiplica nelle forme e nei comportamenti, e la Rai dimostra di saperlo intercettare. È dentro questa capacità di tenuta, di adattamento e allo stesso tempo di rilancio, che si misura la potenza di Rai, una potenza che non è difensiva e non nasce dalla semplice resistenza al cambiamento, ma dalla capacità di interpretarlo e, quando possibile, di condurlo”. Giampaolo Rossi, amministratore delegato Rai

Dal DayTime al PrimeTime, dalle Fiction ai Film e alle Serie Tv, e ancora la Cultura, l’Approfondimento, l’offerta Kids, lo Sport, i Documentari, i Contenuti Digitali e Transmediali, Rai Play e Digital, l’offerta Estero. Il mondo Rai ha presentato alla stampa e agli inserzionisti pubblicitari al Teatro delle Muse di Ancona i programmi che da settembre riempiranno i palinsesti delle Reti e della piattaforma della Rai. Nelle prossime pagine troverete una sintesi dei contenuti, presentati integralmente sul sito dell’Ufficio Stampa Rai.

PERA TOONS

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Il sorriso che fa centro

A Pescara, nel corso dell’ultima edizione di “Cartoons on the Bay”, l’artista ha ricevuto il Pulcinella Digital Award e ha raccontato il successo della sua serie su RaiPlay: dalle battute nate sui social al rapporto con il pubblico, dalla possibile seconda stagione alla forza dell’animazione italiana, fino al valore di una comicità leggera, accessibile e capace di parlare anche ai più piccoli

Ha ricevuto a Pescara il Pulcinella Digital Award. Che valore ha per lei un riconoscimento arrivato proprio nel momento in cui il suo mondo digitale incontra la televisione?

Ha un valore importante, perché racconta proprio questo passaggio. Io arrivo dal digitale, dai social, da un rapporto molto diretto con il pubblico. Vedere quel linguaggio riconosciuto anche dentro un contesto televisivo e professionale significa che quel percorso ha trovato una sua strada. È una soddisfazione, ma anche uno stimolo a continuare.

Quando la serie è arrivata su RaiPlay, in pochissimo tempo è diventata uno dei titoli più visti. Se lo aspettava?

No, una partenza così non me l’aspettavo. Anche perché non mi rendo sempre conto dei numeri della televisione e del rapporto con gli altri contenuti. Però ho capito subito che stava andando bene, perché il mio pubblico l’aveva apprezzata. Per me quello era già tantissimo: il riscontro reale delle persone, i commenti, più ancora dei numeri. Poi Roberto e tanti addetti ai lavori mi hanno confermato che i risultati erano molto buoni. Ho visto anche le classifiche su RaiPlay, accanto a programmi famosissimi, e questa cosa mi ha fatto davvero piacere.

Il successo nasce anche da un mondo che il pubblico conosce già: i libri, i social, le battute, i personaggi. Questo le dava una certa sicurezza?

Sì, perché quello che abbiamo portato su RaiPlay era un terreno che conoscevo bene. Vengo da anni di libri, social, rapporto diretto con le persone. Questo è il mio mondo: battute, giochi di parole, freddure, riviste e adattate per un altro mezzo. Da quel punto di vista ero abbastanza tranquillo, perché sapevo che il pubblico riconosceva quel linguaggio.

Questi numeri fanno già pensare a una seconda stagione?

Stiamo ragionando in questo senso. Non prima, perché sono anche un po’ scaramantico e bisogna prendersi il tempo giusto, però dopo una settimana eravamo tutti contenti: noi, la produzione e soprattutto le persone. In un progetto devono vincere tutti, anche lo spettatore, che trova un contenuto gratuito e accessibile. Per questo io adoro la Rai. È un successo vero quando il contenuto funziona e arriva davvero alle persone.

Se dovesse immaginare una possibile evoluzione, che cosa non dovrebbe mancare mai?

Il meccanismo delle battute va mantenuto. Come nei libri, alterniamo storie più lunghe a contenuti più diretti, più secchi. Lo zoccolo duro vuole tante battute, tante freddure. Nei social hanno un certo ritmo, in televisione bisogna trovare un equilibrio diverso, ma l’idea di fondo deve restare: battute incalzanti, una dietro l’altra. Una sfida potrebbe essere quella di fare episodi un po’ più lunghi, magari mono-conclusivi, ma inseriti dentro una storia più orizzontale. Però le battute devono esserci sempre. L’importante era capire se questo passaggio piacesse: una volta che sai che funziona, hai la scintilla per rimetterti al lavoro con amore e divertimento.

In mezzo a questo successo le viene voglia di provare qualcosa di completamente diverso, magari una storia lunga, più narrativa, senza battute?

Sinceramente no. Ho sempre seguito anche il gusto del pubblico. Posso fare piccole sperimentazioni: se funzionano, le inserisco come nuovo formato. Però, per ora, non sento la necessità di raccontare storie senza battute. Anche quando faccio qualcosa di più personale, dentro devono esserci comunque le battute. È una cosa che cerco anch’io da spettatore e da lettore. Per ora va bene così.

La comicità può diventare anche un modo per fare divulgazione?

Sì, è una parte che mi interessa molto. Mi piace l’idea di raccontare qualcosa di importante a livello divulgativo, mettendoci dentro anche qualche battuta. Un giorno, per esempio, sono rimasto affascinato da due pagine del libro di storia di mia figlia: spiegavano come nell’antichità si estraevano rame e stagno per ottenere il bronzo. Ho pensato: qui c’è una storia bellissima. Lo stagno, il rame… vengono subito in mente giochi di parole. La realtà, spesso, è più interessante dell’immaginazione. Raccontarla con il linguaggio dell’intrattenimento può essere molto potente.

Sua figlia è anche una lettrice delle sue storie?

Sì. Le piacciono le cose minime, le battute, alcuni personaggi. Sul diario, per esempio, tra i libri preferiti ha scritto prima “Pera Toons”, poi “Diario di una schiappa”, “One Piece”… quindi sì, in qualche modo ci sono anch’io.

L’identità italiana può diventare un punto di forza anche nell’animazione?

Assolutamente sì. Pensiamo a Zerocalcare: racconta i Cavalieri dello Zodiaco, i coin-op, le sale giochi, la provincia, certe atmosfere che appartengono alla nostra esperienza. Magari dal punto di vista tecnico non sempre si hanno i mezzi di un grande colosso internazionale, però si ha un immaginario fortissimo. E l’idea, in questo campo, vale tantissimo. Secondo me c’è tanto pubblico possibile. Serve fiducia, soprattutto da parte di chi produce, perché magari non sempre ci si rende conto di quante persone siano pronte ad apprezzare queste storie.

Far ridere oggi è più difficile?

È difficile soprattutto far ridere una persona che non vuole ridere. A volte, semplicemente, non abbiamo voglia di ridere. I bambini, invece, si predispongono molto di più alla risata: la cercano, la vogliono. Per questo con loro è un po’ più facile. Le freddure poi hanno un vantaggio: non devi avere grandi informazioni precedenti per capirle, devi solo conoscere un po’ l’italiano e lasciarti sorprendere. Molti dicono che è più facile far piangere che far ridere; per me, in realtà, è più facile far ridere. Però sì, oggi è difficile. E proprio per questo diventa anche una missione, uno stimolo. C’è bisogno di leggerezza, quasi come il pane.

Quando il pubblico la incontra e le chiede una battuta al volo, cosa succede?

Succede che non ci riesco. La battuta te la devi subire, non me la devi chiedere. Devo essere io a fartela, perché la battuta è anche un piccolo scherzo: voglio vedere la reazione. Più la freddura è brutta, meglio è. Se me la chiedono, mi sento un jukebox, e io non sono un jukebox. Non è snobismo, è che mi spengo proprio. Mi vengono le battute più brutte, quelle più scontate.

Pera Toons e Alessandro Perugini ormai si stanno unendo sempre di più?

Sì, si stanno unendo. Io e Pera, Alessandro e Pera, ormai siamo sempre più vicini. Da quando l’ho disegnato ho anche comprato la felpa rossa: è come se l’immagine stesse modificando la realtà. Però ci sono ancora cose di Alessandro che voglio tenere.

MANUELA MORENO

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Tutta l’estate nel pomeriggio di Rai 1

Tra i volti più apprezzati dell’informazione della Rai, dal 29 giugno conduce l’edizione estiva di “Vita in diretta”. «La nostra sarà una scaletta aperta – afferma la giornalista – pronta ad accogliere anche quello che succede mentre siamo in onda» Dal lunedì al venerdì alle 16.10

 

Cosa hai pensato quando ti è stata proposta la conduzione della “Vita in diretta”?

Ho pensato… Che figata! (sorride). Ho provato una grande gioia e ho subito disdetto l’ombrellone che avevo prenotato. Ho organizzato la mia vita estiva in città, cosa a cui tra l’altro sono abituata, dopo aver condotto per due anni “Filorosso” nei mesi estivi.

Come sarà la tua “Vita in diretta”?

Partiamo dall’eredità, importante, che lascia Alberto Matano, che ha fatto una stagione straordinaria. Seguiremo ovviamente il suo filone partendo dai fatti, raccontando tutti i colori della cronaca, perché la Rai non va in vacanza. La nostra sarà una scaletta aperta, pronta ad accogliere in diretta anche quello che succede mentre siamo in onda.

C’è un consiglio che ti ha dato Alberto?

Ci siamo incontrati a pranzo e abbiamo parlato del programma. Lui, che conosce bene “Vita in diretta” e, essendo mio amico, conosce bene anche me, mi ha solo detto di divertirmi. Alberto mi ha presentato la squadra straordinaria del programma, dalla quale mi sono sentita subito molto tutelata e supportata.

Che rapporto hai con l’estate?

Per me l’estate è soprattutto mare, adoro trascorrere giornate intere sulla spiaggia, gli sport acquatici. Quest’anno cercherò di portare il mare in studio, almeno come sensazione. Le onde ve le farò sentire (sorride).

Tra i momenti più attesi del programma, nella sua versione invernale, c’è quello del tavolo, lo troveremo anche a luglio e ad agosto?

Non il tavolo ma un divano: ne abbiamo ordinato uno bellissimo. La puntata è un po’ più lunga e questo ci consentirà di metterci comodi, in salotto accoglierò tutti gli ospiti che vorranno venirci a trovare per raccontarci le loro storie.

Per anni ti abbiamo vista alla conduzione del tuo amato “Tg2”, quindi alla guida dell’approfondimento di prima serata con “Tg2 Post” e “Filorosso” su Rai 3, ora il pomeriggio sulla rete ammiraglia. Cosa rappresenta per te questo nuovo step?

È un nuovo tassello di un puzzle che questo lavoro straordinario mi offre e che va a comporre la mia esperienza in Rai, iniziata nel 1992. Ho fatto tantissime cose diverse tra loro e sempre con grande entusiasmo. Questo lavoro è la prima cosa che so fare, mi arricchisce giorno dopo giorno di più, mi diverte anche grazie all’interazione che mi consente di avere con le persone. E poi mi piacciono le nuove sfide, così come l’idea di poter sperimentare un programma di un’altra direzione (Intrattenimento DayTime), di collaborare con nuovi colleghi: è una scoperta continua. Sono rapporti di “colleganza” che si trasformano spesso in nuove amicizie.

Che cos’è cambiato, se qualcosa è cambiato, nel tuo essere giornalista nel corso degli anni?

La maturità e lo sforzo di mantenere questo lavoro fuori dalla routine. Ogni volta cerco di approcciarmi alla notizia senza darla per scontata, senza tecnica, però imparando a incanalare l’emotività trasformandola in energia. Solo così puoi allontanarti dall’ansia e scoprire, e vivere, la gioia di raccontare, senza mai dimenticare di essere un tramite tra i fatti e il telespettatore. Quando diventi tu stessa notizia vuol dire che devi andare a casa, che è ora di smettere.

Che cosa ti appassiona, ma anche che cosa ti spaventa, dei tempi che stiamo vivendo?

Non mi spaventa niente. Perché è la vita a essere così: ci sono gli alti e i bassi. Da giornalista sono cresciuta molto sulla strada e sono abituata a digerire tutto quello che accade, consapevole che anche dalle cose peggiori prima o poi si esce, si cresce, si va avanti. Penso al covid, nonostante il dramma che stavamo vivendo, le mille difficoltà, i programmi che chiudevano, noi con il tg siamo andati sempre in onda, ero ogni giorno in diretta, con o senza ospiti. Anche quell’esperienza fa parte ormai di me, del mio bagaglio professionale, mi ha formata moltissimo. Questo lavoro mi appassiona tanto anche perché sono innamorata della televisione, quando non la faccio la guardo (sorride).

E che cosa guardi?

Tutto. Dalle serie tv ai programmi di intrattenimento, così come i varietà, i reality. Cerco di capire come evolvono format e linguaggi, che riflettono spesso i mutamenti sociali, sul fronte radiofonico seguo anche numerosi podcast. Mi interrogo continuamente anche su come riuscire un po’ a svecchiare la narrazione e andare incontro alle esigenze di un pubblico che è sempre più social e meno televisivo e quindi portarlo a seguire la tv.

A proposito di rapporto con il pubblico, c’è qualcosa che ti fa piacere che gli spettatori pensino e dicano di te?

Sono contenta quando le persone mi salutano per strada e mi dicono di sentire vicinanza nella mia conduzione. Questa cosa mi riempie d’orgoglio e mi dà grande soddisfazione. Ho un pubblico molto femminile, che chiede empatia, che non vuole filtri. E nel mio modo di propormi di filtri non ce ne sono mai stati (sorride).

Il pubblico premia la spontaneità…

Quando vado in onda c’è ben poco copione perché nel corso di una diretta tutto può cambiare. Certamente devi prepararti, ma soprattutto devi essere pronta ad affrontare gli eventi. Altro errore da non fare mai è quello di porti dall’alto, il pubblico non cerca una maestrina, vuole capire insieme a te.

Ci indichi tre aggettivi che ti raccontano più di altri?

Allegra, seria e forte.

C’è un gesto, più o meno scaramantico, che fai prima di una diretta?

Mi tocco i capelli, li alzo, cerco di vaporizzarli, li stringo tra le mani. È un po’ una carezza consolatoria che mi dà forza, una forma di autoaffetto.

FABRIZIO BRACCONERI

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Il talento oltre la disabilità

Con “Lo Spazio Dei Talenti”, in onda su Rai 2 il sabato alle 17.05 e la domenica alle 15.40, l’attore-conduttore racconta la disabilità partendo dalle capacità, dalle famiglie, dalle associazioni e dai percorsi di autonomia. Un viaggio umano e televisivo che accende l’attenzione su storie spesso poco raccontate, senza dimenticare il suo percorso tra cinema, fiction e grande popolarità

Raccontate la disabilità partendo dalle capacità. Quanto è importante cambiare lo sguardo prima ancora del linguaggio?

È fondamentale. Bisogna cominciare a guardare le persone per quello che riescono a fare, per il talento che hanno, per il desiderio di esserci, di partecipare, di sentirsi parte del mondo. Spesso non conosciamo abbastanza queste realtà e proprio per questo è importante raccontarle. Il programma serve anche a dare visibilità a luoghi, associazioni, famiglie e persone che ogni giorno costruiscono qualcosa di concreto. Se attraverso una storia riusciamo ad aiutare qualcuno a sentirsi meno solo, abbiamo già fatto qualcosa di importante.

Nel programma c’è un forte racconto delle famiglie. Quanto pesa e quanto va sostenuto questo amore quotidiano?

Pesa moltissimo, perché quando in una famiglia c’è una persona con disabilità, la vita cambia per tutti. L’assistenza significa mettere la propria vita a disposizione di un’altra persona, spesso ventiquattr’ore su ventiquattro. Anche quando dormi, non sei mai completamente tranquillo, perché il pensiero resta sempre lì. Le famiglie fanno un lavoro enorme, spesso silenzioso, e andrebbero sostenute molto di più. Non basta dire che sono brave o coraggiose: bisogna riconoscere concretamente quello che fanno.

Che cosa ha capito in più, viaggiando, incontrando persone, territori e associazioni?

Ho visto tante realtà straordinarie. Ci sono associazioni che non si limitano ad assistere, ma creano percorsi veri: laboratori, attività commerciali, esperienze di lavoro, luoghi in cui le persone con disabilità possono imparare, partecipare e sentirsi utili. Questo è decisivo, perché l’inserimento nel mondo lavorativo e sociale aiuta a non sentirsi emarginati. Quando una persona entra in un contesto reale, con responsabilità e relazioni, cambia tutto: per lei, per la famiglia e anche per la comunità.

Secondo lei servono più punti di riferimento sul territorio?

Assolutamente sì. Servono strutture, centri, associazioni, persone preparate. In alcune città ci sono realtà che funzionano, in altre le famiglie sono molto più sole. Non tutti hanno la possibilità di accedere agli stessi servizi e questa è una grande differenza. Sarebbe importante creare più luoghi stabili, capaci di accompagnare le persone con disabilità e le loro famiglie nel tempo, non solo in occasioni speciali. La continuità è fondamentale.

Lei ha debuttato al cinema con Carlo Verdone. Che cosa conserva di quell’inizio?

Conservo un ricordo bellissimo. Ero giovane, avevo entusiasmo, incoscienza e tanta voglia di fare. Lavorare con Carlo Verdone è stata una grande occasione e anche una grande scuola. Quando inizi con un’esperienza così importante, ti porti dietro qualcosa per sempre: il modo di stare sul set, il rispetto per il lavoro, l’attenzione ai tempi, alle persone, al pubblico.

Poi sono arrivati anche “I ragazzi della 3ª C”, una serie entrata nell’immaginario di tanti spettatori. Quel personaggio le ha dato molto, ma le ha tolto anche qualcosa?

Mi ha dato tantissimo. Quando un personaggio entra nel cuore del pubblico è sempre una fortuna. Certo, può capitare che la gente continui a identificarti con quel ruolo e faccia più fatica a vederti in altri contesti. Però io preferisco guardare al lato positivo: se dopo tanti anni le persone ricordano ancora quel lavoro con affetto, vuol dire che qualcosa è rimasto. E per chi fa questo mestiere è un regalo enorme.

Dopo tanto cinema e tanta televisione, che cosa cerca oggi in un progetto?

Cerco qualcosa che abbia senso. Un progetto deve lasciarmi qualcosa e, possibilmente, lasciare qualcosa anche a chi guarda. “Lo Spazio Dei Talenti” è un programma diverso, perché parla di vita reale, di famiglie, di difficoltà, ma anche di possibilità. È un programma di servizio, e credo che di questi temi si debba parlare di più, non di meno. Più se ne parla, più cresce la consapevolezza. E quando cresce la consapevolezza, forse si riesce anche a costruire qualche risposta concreta in più.

Qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse al pubblico attraverso queste storie?

Vorrei arrivasse l’idea che la disabilità non può essere raccontata solo attraverso le difficoltà. Dietro ogni persona ci sono capacità, desideri, carattere, talento, voglia di esserci. E dietro ogni famiglia c’è un impegno quotidiano enorme, spesso invisibile. Se il programma riesce a far guardare queste storie con più attenzione, più rispetto e meno distanza, allora ha già raggiunto un risultato importante.

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ITALIA A/R

Con Vittorio Brumotti e con la partecipazione speciale di Monica Caradonna, al via da lunedì 29 giugno alle 11.30 un nuovo appuntamento quotidiano, per raccontare l’Italia costiera attraverso lo sguardo curioso di un viaggiatore speciale 

In onda dal lunedì al venerdì alle 11.30, “Italia A/R” sarà un viaggio vissuto in prima persona, tra pedalate nei borghi più suggestivi, avventure sportive, incontri con le persone che quei luoghi li abitano, li custodiscono e li raccontano ogni giorno. Quaranta puntate, una bicicletta e un compagno di viaggio speciale: il cane Patricio. Il racconto delle radici, delle tradizioni e delle bellezze del nostro Paese si intreccerà con la grande passione del conduttore per la bici, che attraverserà ogni tappa spostandosi in camper insieme al suo inseparabile amico a quattro zampe. In ogni appuntamento non mancherà inoltre uno spazio dedicato alla cucina e ai sapori del territorio, con Monica Caradonna, per scoprire storie e prodotti che raccontano l’identità dei luoghi visitati. Otto settimane di avventure per riscoprire un’Italia autentica, fatta di paesaggi sorprendenti, comunità, tradizioni e angoli nascosti capaci di emozionare chi sa fermarsi a guardarli. Il viaggio prenderà il via dal barocco del Salento ionico, tra Nardò, Gallipoli e l’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, per poi risalire lungo la costa adriatica fino a Otranto e alle grotte di Castro. La rotta proseguirà lungo il litorale laziale, dalle grotte di Sperlonga all’isola di Ponza e alla natura selvaggia di Palmarola, prima di approdare nel cuore del Cilento: dai templi di Paestum alle gole del fiume Calore, fino ai borghi sospesi sul Golfo di Policastro, da Scario a Sapri, passando per Maratea e i suoi spettacolari faraglioni. Le pedalate continueranno lungo la Costa Viola calabrese, con lo Stretto di Messina a fare da sfondo, tra Scilla e Bagnara, fino all’ultima tappa in Sicilia: dai faraglioni di basalto della Riviera dei Ciclopi alle saline dello Stagnone di Marsala, illuminate dalla luce del tramonto, per arrivare al gran finale al Castello di Venere di Erice, da cui lo sguardo si perderà sulle Egadi e fino alle coste dell’Africa. Un viaggio su due ruote per raccontare un’Italia in movimento, autentica e sempre pronta a sorprendere.