Viaggio nel Mediterraneo
Angela Tuccia e Giulia Teri raccontano – il sabato alle 17.10 su Rai 1 – il Mediterraneo come area di scambio e relazione che ha profondamente influenzato il nostro Paese. Il RadiocorriereTv le ha intervistate
Giorgia Tuccia
Il mare racconta di noi
Sulla “Linea” del Mediterraneo, come sta andando questo viaggio?
Molto bene, anche in termini di ascolto, in una fascia abbastanza difficile e per un programma assolutamente nuovo. “Linea Med” fa parte delle linee di racconto della rete, ma rappresenta qualcosa di nuovo nel suo genere, quindi, fin dall’inizio è stata una bella sfida. Per il momento la stiamo affrontando alla grande.
Cosa si aspettava quando è stata chiamata alla conduzione?
Felicissima di essere stata chiamata per questa avventura televisiva, un programma completamente nuovo anche per me, rispetto a quello che sono abituata a fare. Mi sono messa in gioco, vivere l’Italia attraverso la terra, i territori, le persone, era una nuova sfida con me stessa. E poi soprattutto il mare, con il quale ho un rapporto di amore profondo, ma anche di grande timore. Ne ho paura, ma allo stesso modo non posso farne a meno. Per questo ho adorato fare “Linea Med”, un’ottima scusa per affrontare alcune paure. Mi sono anche cimentata negli sport acquatici, ma per ora sta vincendo il mare (ride). Ci riproverò.
Cosa c’è di così misterioso nel mare per lei?
Il mare è tutta la vita, è un mondo completamente sconosciuto a noi. Per quanto possiamo pensare di conoscerlo, sotto la superficie c’è qualcosa di immenso e di oscuro. Quello che mi fa paura è proprio questo, l’immensità, la profondità, la totale assenza di un confine. Bellissimo, affascinante, ma allo stesso tempo incute timore. L’uomo non può vincere contro la natura, contro il mare, contro l’acqua. Possiamo solo rispettarla, viverla per quello che ci dà e restituirle qualcosa.
Con Giulia che squadra avete creato?
È la prima volta che lavoro con Giulia e ci siamo trovate subito bene, anche se in realtà abbiamo girato quasi sempre separatamente, tranne per l’ultima puntata a Malta, dove abbiamo trascorso quattro giorni bellissimi sull’isola. Ci siamo trovate bene perché siamo unite dallo stesso entusiasmo: raccontare il Mediterraneo e il mare. Lei è siciliana, io sono campana, abbiamo entrambe un legame fortissimo con il mare e questa passione comune ha creato una grande empatia tra noi. Poi c’è tutto il gruppo di lavoro, il regista, gli autori, la produzione. Per me un team affiatato è fondamentale, perché solo lavorando tutti insieme si può vincere una sfida.
Il Mediterraneo è storicamente un luogo di incontro, ma anche di scontro. Come lo state raccontando?
Stiamo raccontando un mare diverso, nelle sue mille sfaccettature, concentrandoci soprattutto sulle persone che lo vivono ogni giorno: chi ci lavora, chi costruisce la propria vita sulle coste, chi sente che il mare è parte della propria identità. Abbiamo incontrato pescatori, artigiani, persone che hanno scelto di proteggere questo ambiente, all’Argentario, per esempio, abbiamo conosciuto un artigiano che raccoglieva detriti di plastica e oggetti abbandonati sulle spiagge trasformandoli in piccole opere d’arte. Anche questo significa raccontare il Mare Nostrum: mostrarne la bellezza, ma anche la necessità di proteggerlo.
Che tipo di risposta avete avuto dalle persone che vivono il mare?
Ho notato che vivono una dimensione completamente diversa dalla nostra. Ci guardavano quasi stupiti perché siamo abituati alla velocità, mentre loro vivono tutto con più calma, lentezza e riflessione. Non cambierebbero mai il loro modo di vivere con la frenesia delle città. Abbiamo incontrato anche persone che hanno lasciato la vita urbana per trasferirsi in luoghi più semplici, più legati al territorio. Hanno storie incredibili da raccontare, i racconti di mare sono unici perché trasmettono cultura, tradizioni e un modo di vivere che forse abbiamo un po’ dimenticato.
Il mare è anche musica. Quanto spazio dedicate alle sonorità “mediterranee”?
Lo spazio musicale è curato principalmente da Giulia, in ogni puntata ci sarà un cantante che racconterà il proprio rapporto con il mare e con la musica, come I Desideri, un gruppo napoletano, e la cantante costaricana Cecilia Gayle, nostri ospiti nelle scorse puntate. Il mare, alla fine, è anche questo: musica, emozioni, cultura e naturalmente cucina.
A proposito di musica, qual è la sua playlist ideale per l’estate?
Amo molto la musica e forse, più di una playlist da ascoltare durante l’estate, cerco di andare a più concerti possibile. Sicuramente Vasco Rossi non può mancare, l’anno scorso ho visto Achille Lauro, che adoro, e spero di riuscire a vederlo anche quest’anno negli stadi. Tutto ciò che è musica si sposa bene con l’estate, io poi sono una fan della musica popolare e soprattutto delle feste in piazza. Non possono mancare!
Il mare spesso viene vissuto come qualcosa da consumare, qual è la sfida più urgente per proteggere il Mediterraneo?
Credo che ognuno di noi possa fare qualcosa, anche attraverso piccoli gesti quotidiani. Non inquinare, rispettare l’ambiente, prendersi cura del mare. Siamo tantissimi su questa Terra e, nonostante siamo piccoli rispetto all’immensità del mare, riusciamo comunque a danneggiarlo. Se tutti facessimo la nostra parte, potremmo davvero migliorare la situazione.
L’8 luglio sarà la Giornata Internazionale del Mediterraneo, qual è la tua dedica al mare?
Gli dedicherei uno sguardo intenso. Dobbiamo fermarci a guardarlo davvero, non solo con gli occhi, ma anche con l’anima. Solo così possiamo capire quanto il mare sia importante per noi, per il Pianeta e per tutto l’ecosistema. Se impariamo a guardarlo con occhi diversi, possiamo comprendere quanto sia prezioso e quanto sia necessario proteggerlo.
Giulia Teri
Il mare, il mio respiro
Come sta andando questa estate mediterranea? Che viaggio state vivendo?
La conduzione di questo programma è stata una grandissima sorpresa, perché – dopo tanti anni di radio – rappresentava il mio secondo piccolo sogno da realizzare. E poi sono partita proprio dal Mediterraneo, la culla di tutto, un luogo che, da siciliana, mi ha fatto crescere e ho sempre sentito parte di me. Io ho vissuto tutte le mie estati in Sicilia, senza mai sentire davvero il desiderio di andare altrove, anche crescendo. Quest’anno è stata una scoperta nuova di qualcosa che in realtà ho sempre avuto dentro, che mi appartiene. Insieme ad Angela e a tutta la squadra di “Linea Med” raccontiamo alcuni dei luoghi più suggestivi del Mare Nostrum, con le sue infinite storie, tradizioni e bellezze da scoprire. È una piccola passeggiata attraverso i luoghi più belli, ma soprattutto attraverso le persone. Quando si respira mare si respira vita, benessere, natura, è una continua ricerca di equilibrio.
Che tipo di navigatrice si è scoperta insieme alla sua collega?
Ho mantenuto un percorso che porto avanti da anni: raccontare la musica, l’arte, la cultura. Il Mediterraneo non è solo un paesaggio, non è solo una costa, è fatto di persone che custodiscono creatività, tradizioni e storie. Io intervisto artisti e musicisti, mentre Angela dialoga con persone del territorio che conservano antichi saperi: dalla cucina alle tradizioni, fino ai racconti delle comunità locali. Nella seconda puntata, dedicata alla Sardegna, ho avuto la possibilità di incontrare i Tazenda, una band che negli anni ha sempre mantenuto un legame fortissimo con la propria terra. Sono stati una vera bandiera dell’isola, perché hanno portato fuori la loro identità attraverso la musica. Il senso del programma è proprio questo: non raccontare solo ciò che vediamo, ma andare a cercare quello che è ancora vivo dentro le nostre radici.
Quando si trova a tu per tu con il mare, cosa le rimane dentro?
Sicuramente un senso di pace e, senza presunzione, penso di riconoscere il profumo e il colore del Mediterraneo rispetto ad altri mari che ho visto nella mia esperienza. Sono rimasta molto legata alla Sicilia, anche nei periodi in cui tutti partivano; per me era un modo per restare vicina alle mie radici. Il mare è sempre stato un rifugio, a Marsala bastava attraversare una strada e lo trovavo subito. Oggi che vivo a Roma è più difficile, ma quando riesco a sentirne il profumo o anche solo a guardarlo per un attimo ritrovo quella serenità. Non risolve tutti i problemi, ma ti permette di respirare.
Qual è un’esperienza di mare che ogni persona dovrebbe vivere almeno una volta per conoscere davvero un territorio?
Io ho avuto il privilegio di nascere in una terra fuori dal comune, oggi mi rendo conto ancora di più di quanto sia stato un dono, perché è vero che non offre sempre tutto dal punto di vista professionale, ma ti regala un senso di appartenenza unico. Ovunque trovi storia, accoglienza e bellezza. Consiglierei a tutti almeno una volta nella vita un viaggio in Sicilia, soprattutto nella parte occidentale: la provincia di Trapani custodisce meraviglie artistiche, cultura, influenze arabe, isole meravigliose come le Egadi. E poi non è solo mare, è un luogo che entra nel cuore. Quando dico che sono siciliana spesso vedo illuminarsi gli occhi di chi c’è stato: questo racconta molto.
Sente la lontananza della sua terra?
Profondamente. Ho vissuto in Sicilia per gran parte della mia vita, quando ero lì non mi rendevo conto completamente di quanto fosse parte di me. Andando via ho sentito quel cordone ombelicale diventare più forte, la distanza mi ha fatto riscoprire una nostalgia profonda. Sono convinta che prima o poi tornerò a vivere a casa. Intanto mi godo questa avventura televisiva, quasi un segno del destino: mi ha riportato vicino a qualcosa che ho sempre sentito mio.
Mare tanto amato, quanto sfruttato. Come possiamo imparare a viverlo con più rispetto?
Dobbiamo prima di tutto ricordarci che il mare non è una risorsa infinita. Il Mediterraneo è stato un crocevia di popoli, culture e tradizioni, grazie al quale le civiltà si sono incontrate, scambiate conoscenze e costruite la loro storia. Oggi dobbiamo recuperare rispetto per l’ambiente, perché l’acqua è il nostro bene primario. Anche nel programma cerchiamo di dare piccoli suggerimenti per ricordare quanto sia importante tutelarlo, consigli pratici dedicati al riutilizzo intelligente dell’acqua e all’agricoltura sostenibile. Il cambiamento parte dai piccoli gesti quotidiani.
Se potesse lasciare un’eredità alle prossime generazioni della cultura mediterranea, cosa sceglierebbe?
Sicuramente i dialetti. Sorrido quando viaggio e sento accenti diversi, perché oggi riconosco ancora di più il valore delle parole che arrivano dalle nostre terre. A volte abbiamo quasi avuto paura di usarli, come se fossero qualcosa da nascondere; invece, sono una parte fondamentale della nostra identità. Non dobbiamo dimenticare le nostre radici, perché quello che siamo oggi lo dobbiamo anche a chi ci ha preceduto: ai nostri nonni, alle persone che hanno costruito e protetto questo Paese. La storia deve accompagnarci sempre.
L’8 luglio si celebra la Giornata Internazionale del Mediterraneo. Qual è la sua dedica d’amore al Mediterraneo?
Gli dedicherei il mio respiro., perché il Mediterraneo, nella mia vita, mi ha dato respiro: mi ha dato pace, identità, appartenenza. Se potessi restituire anche solo una parte di quello che mi ha regalato, vorrei farlo raccontandolo.