Film tv

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Lapponia I love iù

Quando una rapina andata male cambia per sempre una vita. E perfino la geografia dell’esistenza. È quello che accade a Carmine Esposito, nato e cresciuto a Napoli in una famiglia molto vicina alla criminalità… Il film tv diretto da Ken-Are Bongo e interpretato da Erasmo Genzini, Nicolò Galasso, Gennaro Lucci e Sissi Jomppanen, domenica 17 maggio in prima serata su Rai 1

Carmine Esposito, 25 anni, nato e cresciuto a Napoli in una famiglia da sempre vicina alla criminalità. Fin da bambino, immerso in un ambiente malavitoso, Carmine si ritrova a compiere piccoli furti insieme agli inseparabili amici Enzo e Antonio. La loro vita cambia improvvisamente quando una rapina finisce nel peggiore dei modi: i tre hanno derubato un potente boss mafioso e, per salvarsi la vita, devono restituire il denaro sottratto. Un problema non da poco, visto che quei soldi non li hanno più. L’unica speranza arriva da una notizia inattesa: Salvatore, il fratello maggiore di Carmine, morto in Finlandia, gli ha lasciato in eredità una villa. Salvatore era stato rinnegato dalla famiglia anni prima, dopo aver denunciato il padre e averne causato l’arresto. Per Carmine, quella casa rappresenta una possibilità concreta di riscatto: venderla significherebbe saldare il debito e tornare a casa vivo. Così Carmine, Enzo e Antonio partono alla volta della Finlandia. Ma una volta arrivati scoprono che la villa si trova in una remota zona del territorio Sami e che il testamento impone una clausola inattesa: per ottenere l’eredità dovranno restare lì per due mesi. I tre ragazzi si trovano catapultati in una realtà completamente diversa dalla loro, fatta di isolamento, sole di mezzanotte, freddo estivo e tradizioni sconosciute. Lo scontro culturale genera situazioni esilaranti, ma anche profonde trasformazioni personali. Grazie a Sunnà, compagna di Salvatore, Carmine inizia a ricostruire il passato del fratello e scopre verità che mettono in discussione tutto ciò che aveva sempre creduto sulla propria famiglia. Anche la morte di Salvatore appare sempre meno chiara. Nel frattempo, Carmine si innamora di Maren Elle, giovane allevatrice di renne della comunità Sami. Un sentimento che lo porterà a confrontarsi con Mihkkal, uomo deciso a sposarla, ma soprattutto con sé stesso e con il mondo da cui proviene.

 

Personaggi

Carmine Esposito — Erasmo Genzini

Carmine è cresciuto nei quartieri popolari di Napoli, segnato dall’arresto del padre e dall’assenza del fratello Salvatore, considerato un traditore dalla famiglia. Nonostante il passato difficile, conserva un carattere solare, impulsivo e curioso. L’arrivo in Finlandia lo costringerà a confrontarsi con una cultura lontanissima dalla sua e a rimettere in discussione le proprie certezze. L’incontro con Maren Elle segnerà profondamente il suo percorso di crescita.

Maren Elle — Sissi Jomppanen

Maren Elle è una giovane donna Sami che ha dovuto assumersi troppo presto grandi responsabilità. Da quando il padre si è ammalato di Alzheimer, gestisce da sola l’allevamento di renne di famiglia. Pragmatica e determinata, ha sacrificato la leggerezza della giovinezza per il senso del dovere. L’incontro con Carmine la porterà lentamente a riscoprire una parte di sé che credeva perduta.

Antonio — Nicolò Galasso

Antonio vive di impulsività e bravate, nascondendo dietro un atteggiamento spavaldo profonde fragilità personali. È fortemente condizionato da una madre iperprotettiva che controlla ogni aspetto della sua vita. L’incontro con il misterioso Ovlla e il contatto con la cultura Sami lo aiuteranno a emanciparsi e a trovare finalmente la propria indipendenza.

Sunnà — Ánne Mággá Wigelius

Sunnà è una donna forte e combattiva. Ha accolto Salvatore in Finlandia quando l’uomo era in fuga dal proprio passato e, nonostante le differenze culturali e l’ostilità della sua famiglia, ha scelto di costruire con lui una vita insieme. Con l’arrivo di Carmine, Sunnà diventa una figura di riferimento: una guida capace di accompagnarlo nella scoperta della verità sul fratello e sul proprio passato.

Enzo — Gennaro Lucci

Enzo è il classico ragazzo di periferia: spaccone, istintivo e amante dei piaceri della vita. Tra cibo, feste e divertimento, affronta ogni situazione con leggerezza apparente. Dietro la sua ironia si nasconde però un forte attaccamento alle proprie radici. In Finlandia troverà inaspettatamente l’amore nella fredda e razionale notaia finlandese Aleksandra.

Mihkkal — Sammeli Valle

Mihkkal è cresciuto insieme a Maren Elle e sogna di sposarla. Dietro l’apparenza tranquilla, però, nasconde un debito con il criminale locale Asllat e un piano per liberarsene. Il suo destino finirà inevitabilmente per intrecciarsi con quello di Carmine, dando vita a un conflitto che coinvolgerà sentimenti, identità e desiderio di riscatto.

#Esc2026

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Una forza incredibile

Tre appuntamenti in diretta da Vienna con Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini alla conduzione italiana: il 12 e il 14 maggio su Rai 2, mentre la finale del 16 maggio andrà in onda su Rai 1. Tutti gli appuntamenti saranno trasmessi anche in simulcast su Rai Radio2 e in streaming su RaiPlay e RaiPlay Sound

«Voglio ringraziare il direttore artistico Carlo Conti, che mi ha dato la possibilità di salire su quel magico palco del Festival di Sanremo, e la Rai tutta che, con tutto l’amore che mette nei suoi progetti, riesce a trasmettere una vicinanza disarmante, una forza incredibile e una grande voglia di fare bene. Il mio grazie va anche a tutti i direttori e alla delegazione che mi stanno accompagnando in questo viaggio. Per me è davvero miracoloso poter salire su quel palco pazzesco: un luogo che ti toglie il fiato, che ti fa tremare dalla testa ai piedi. È immenso, forse cinque volte più grande di quello di Sanremo. Tutto questo per me ha qualcosa di straordinario. Ancora faccio fatica a credere che sia successo davvero, dopo tanti anni di questo mio personale percorso di vita, sempre accompagnato dalla musica. Trovare le parole giuste per spiegare quello che provo non è semplice. Sono profondamente grato a tutte le persone che mi sono accanto in questo momento: al mio gruppo di lavoro, alla mia casa discografica, la Warner Music Group. Quando gli italiani fanno gli italiani, quando riusciamo a essere uniti, viene fuori una forza incredibile»

Sal da Vinci

 

L’Eurovision Song Contest torna a Vienna per la sua 70ª edizione, dopo la vittoria dell’Austria con JJ a Basilea 2025. L’evento televisivo non sportivo più seguito al mondo celebra così un anniversario speciale nella capitale austriaca, che ospita la manifestazione per la terza volta dopo le edizioni del 1967 e del 2015. Alla Wiener Stadthalle saranno 35 i Paesi in gara: due semifinali, in programma martedì 12 e giovedì 14 maggio, e la grande finale di sabato 16 maggio. La dimensione internazionale dell’evento sarà confermata anche dal pubblico atteso a Vienna. Sono già stati venduti 95 mila biglietti a fan provenienti da 75 Paesi: il 42% è stato acquistato da spettatori internazionali. La città si prepara così ad accogliere il più grande pubblico live dell’Eurovision degli ultimi anni, con arrivi non solo dall’Europa ma anche da Stati Uniti, Australia, Canada, Brasile, Messico, Giappone, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Nuova Zelanda. Per tutta la settimana Vienna si trasformerà in un grande punto d’incontro per appassionati e delegazioni, tra Eurovision Village a Rathausplatz, eventi culturali, fan zone, proiezioni pubbliche e iniziative diffuse in tutta la capitale austriaca. A rappresentare l’Italia sarà quest’anno Sal Da Vinci con “Per sempre sì”. Figlio d’arte, nato a New York durante una tournée del padre Mario Da Vinci, cantante e attore napoletano, Sal Da Vinci arriva all’Eurovision dopo una carriera costruita tra musica, teatro e racconto popolare, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione partenopea e la canzone italiana. Il brano “Per sempre sì”, vincitore della 76ª edizione del Festival di Sanremo, è anche il più ascoltato tra quelli in gara: con oltre 24,2 milioni di stream ha raggiunto la vetta della classifica globale, staccando nettamente gli altri concorrenti. L’Italia si presenta inoltre a questa edizione forte di una lunga serie positiva: dopo otto piazzamenti consecutivi nella Top 10, Sal Da Vinci proverà a conquistare il nono risultato utile di fila per il nostro Paese. La presenza italiana a Vienna sarà però molto più ampia. In gara per San Marino ci sarà Senhit con “Superstar”: nata e cresciuta a Bologna da famiglia eritrea, e già protagonista eurovisiva per il Titano, tornerà sul palco dell’Eurovision dopo la vittoria al San Marino Song Contest. Ad accompagnarla ci sarà Boy George, in una delle collaborazioni più attese dell’edizione. Tra gli artisti legati all’Italia figurano anche Sarah Engels, in gara per la Germania e di origini siciliane; Veronica Fusaro, svizzera ma italiana da parte di padre; e Leléka, rappresentante dell’Ucraina, che ha collaborato con il compositore italiano Stefano Lentini. Tra gli appuntamenti più attesi, oltre alla finale, c’è la prima semifinale di martedì 12 maggio. In quell’occasione Sal Da Vinci si esibirà fuori concorso, così come la Germania, già qualificata di diritto alla finale insieme all’Austria, Paese ospitante e campione in carica. Francia e Regno Unito, anch’essi qualificati automaticamente, si esibiranno invece nella semifinale di giovedì 14 maggio. Nella prima semifinale del 12 maggio sarà protagonista anche San Marino con Senhit.

 

I conduttori

Et voilà Elettra e Gabriele

Tre, due, uno… Elettra Lamborghini e Gabriele Corsi: una coppia esplosiva per questa settantesima edizione

Elettra: Ancora non sappiamo esattamente che coppia saremo durante l’Eurovision, ci stiamo lavorando giorno dopo giorno. Ma una cosa posso già dirla: con Gabriele mi trovo davvero da Dio, siamo partiti con un’energia pazzesca, e io mi sento fortunatissima.

Gabriele: Siamo un duo costruito alla perfezione: entusiasmo, competenza musicale, vivacità. E poi questa ragazza ama la manifestazione quanto me. Direi che gli ingredienti ci sono tutti (ride).

Elettra, a Vienna andrà in scena una grandissima festa della musica, un evento capace di unire milioni di persone. Cosa si aspetta?

Elettra: Sono sicura che sarà uno spettacolo incredibile, non vedo l’ora che inizi perché sono curiosissima! Quando sono stata a Rotterdam per i Måneskin il livello era altissimo, ma ogni anno l’Eurovision riesce a superarsi: cresce la qualità delle esibizioni, cresce lo show, cresce tutto. E soprattutto sono certa che ci divertiremo tantissimo.

Gabriele come si prepara un veterano come lei?

Studio molto, e con largo anticipo, perché lo faccio con gioia e passione. Mi piace arrivare preparato a Eurovision, un fenomeno seguito da persone che lo vivono da tantissimi anni. E poi, visto che ci sarà Elettra, aspettatevi dei “festini sesquipedali”: a Vienna serviranno due megafoni, non uno”, scherza Gabriele Corsi. Ci saranno anche dirette social dal titolo “From Vienna with Love, per raccontare la vita degli italiani presenti lì… e non dimentichiamo che…non risuccede, ma se risuccede…

Commentatori a bordo campo, ma con l’Italia nel cuore…

Gabriele: Il nostro tifo va tutto a Sal Da Vinci e speriamo che, grazie a Rai Italia, anche gli italiani all’estero possano sostenere il nostro rappresentante. Quindi fatevi sentire: contattate amici e parenti che non hanno un numero italiano e scatenatevi con il televoto! Però voglio aggiungere una cosa che ha detto Elettra in conferenza stampa e che condivido pienamente: quando parlo dell’Eurovision mi vengono gli occhi a cuoricino. È davvero così. Amo questa manifestazione e sono convinto che anche lei resterà travolta da questa atmosfera, perché dal vivo si vive qualcosa di unico e irripetibile.

Lei ha “vissuto” Sal Da Vinci anche dietro le quinte del Festival di Sanremo…

Elettra: E ho scoperto una persona meravigliosa, umile, simpatica, autentica, sempre alla mano. Siamo davvero un bellissimo trio e la sua canzone funziona, eccome se funziona. Sono convinta che farà breccia anche a Vienna. Il pubblico italiano non potrà votarlo, ma io e Gabriele faremo di tutto per sostenerlo: io spingerò tantissimo anche attraverso i miei social. E poi spero davvero che anche San Marino faccia bene, perché “Superstar”, la canzone di Senhit, merita tanto.

 

Ad annunciare i voti per l’Italia: Maria Sole Pollio

Come vivrà questa esperienza?

La vivrò con una gioia doppia, anche perché Sal Da Vinci è napoletano come me. Per questo sento ancora di più il cuore e la vicinanza verso chi rappresenterà l’Italia. L’Eurovision è un incontro di talenti, culture, musiche e melodie diverse: una vera occasione per scoprire l’arte a 360 gradi. Sono davvero entusiasta e felicissima. Avere il privilegio, alla mia giovane età, di prendere parte a uno show così importante e internazionale, capace di parlare a tutti, è qualcosa di straordinario.

Che cosa significa per lei rappresentare l’Italia all’Eurovision?

Non credo esista una parola più adatta di “privilegio”. Sono profondamente consapevole della bellezza culturale e artistica del nostro Paese, e poter essere presente, in qualche modo portavoce dell’Italia durante la votazione, mi emoziona e mi rende estremamente orgogliosa.

L’Italia vola a Vienna. Secondo lei, come accoglieranno gli austriaci Sal Da Vinci?

Mi auguro con tutto il calore che merita, ma sono certa che saprà portarci in alto e farsi amare anche lì, proprio come è successo in Italia. Sal Da Vinci è un artista che, ancora prima di Sanremo, aveva già conquistato il pubblico e collezionato grandi successi. Con Sanremo, però, si è aperta una finestra ancora più ampia sul suo cuore, sulla sua napoletanità e sul suo enorme talento. Spero che a Vienna riesca a trasmettere lo stesso spirito, perché — come dice lui — “accussì sarà pe’ sempre sì”.

MARCO LOLLOBRIGIDA

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Al centro della passione

Con il “Giro” ha preso il via la grande stagione di eventi che accompagnerà il pubblico della Rai fino al cuore dell’estate. Il RadiocorriereTv incontra il direttore di Rai Sport

Giro d’Italia, Mondiali, Coppa America, una stagione che parte alla grande…

La stagione è partita con il “Giro d’Italia” e proseguirà, a fine maggio, con il “Giro donne”, per la prima volta trasmesso in chiaro su Rai 2. Un evento al quale teniamo particolarmente e a cui riserveremo le stesse attenzioni che dedichiamo al “Giro”. Il 22, 23, 24 maggio trasmetteremo le regate preliminari dell’”America’s Cup” dal Golfo degli Angeli a Cagliari, una grande acquisizione di Rai Sport in vista del 2027 a Napoli, pronti a raccontare le speranze di Luna Rossa di vincere la Coppa in casa. Il ciclismo ritornerà a luglio con il “Tour de France”, in agosto vivremo gli europei di pallavolo maschili e femminili, gli europei di nuoto e quelli di atletica leggera. Un’offerta vasta che rappresenta tutti gli sport, a partire dal calcio e dai Mondiali che inizieranno l’11 giugno.

Come li racconterete?

Con le stesse forze che avremmo messo in campo se l’Italia avesse partecipato, e di questo siamo grati all’Azienda Rai. Avremo degli spazi nel daytime di Rai 1 dentro a “Unomattina” in cui parleremo delle partite giocate nella notte, su Rai 2 avremo “Dribbling”, che racconterà le storie dei protagonisti dei Mondiali, le città che ospiteranno le partite, la bellezza e le differenze culturali di un continente così vasto. Alle 18.30 ci sarà “Italia chiama America”, con i nostri inviati in Canada, Stati Uniti e Messico, quindi la partita, con pre e post, e poi “Notti Mondiali”, con un grande parterre e, bella sorpresa che non possiamo ancora svelare, il ritorno di un grande campione che sarà ogni sera con noi.

Il 3 e il 7 giugno la Rai trasmetterà le amichevoli dell’Italia contro Lussemburgo e Grecia. Cosa deve fare la Nazionale per ritrovare se stessa e tornare ad appassionare i tifosi?

Curare i settori giovanili che devono essere la priorità. Questo ha fatto la Francia con l’accademia di Clairfontaine, questo è accaduto in Germania, quando nel 2006 i tedeschi persero con noi in casa, o in Spagna, dove i settori giovanili spesso utilizzano lo stesso sistema di gioco della prima squadra e dove non hanno paura di fare giocare i ragazzi, anche a 16 o 17 anni. Ammesso e non concesso che esista un Musiala, se noi abbiamo paura di fare giocare i giovani, se pensiamo soltanto ai club e non alla nostra identità, non lo scopriremo e saremo sempre perdenti. Per quanto riguarda le due amichevoli le seguiremo con lo stesso impegno con il quale raccontiamo sempre l’Italia, a partire dallo studio sul posto. Personalmente sono contento che sia il Silvio Baldini a seguire l’Italia maggiore per queste due partite. Il signor Baldini è un uomo di valori e di valore. L’uomo giusto messo all’Under 21, che sa riconoscere il talento e sa dare uno schema educativo a questi ragazzi. Un uomo straordinario, non distante dalle persone.

Torniamo al “Giro”, che dopo la partenza in Bulgaria risalirà lo Stivale, da Catanzaro alle Alpi per poi chiudere a Roma…

Un “Giro” che speriamo porti alla vittoria di qualche bella speranza, magari italiana. Nelle sue ventuno tappe lo spettacolo della corsa unisce la sfida sportiva dei ciclisti al racconto del territorio che attraversa. Dalle nostre immagini, dalle voci dei telecronisti, emerge certamente giorno dopo giorno l’impresa dei campioni, ma non meno la narrazione di un’Italia che custodisce un patrimonio culturale e artistico unico. Raccontare il “Giro” significa sconfinare i perimetri dello sport per portare lo spettatore dentro al Paese. Lo facciamo nel corso di tutta la giornata, a partire da “Giro Mattina”, proseguendo con la tappa, con il “Processo alla tappa”, trasmissione che ci avvolge al suo romanticismo, invenzione bellissima di colui che è stato il più grande giornalista di tutti i tempi, Sergio Zavoli.

Cosa rende il ciclismo ancora tanto popolare?

La sua stessa natura, il fatto che le persone, oggi come ieri, si riversino lungo le strade per seguire il passaggio della carovana, la possibilità di osservare da vicino la fatica dei campioni, la sfida. È lo sport che fa sentire le persone vicine.

Cosa significa raccontare lo sport dai microfoni del Servizio Pubblico?

Da telecronista, ma anche da conduttore, e oggi da direttore di una testata nei confronti della quale sento una responsabilità enorme, penso che il giornalista non debba mai essere tentato di sostituirsi all’evento, che deve essere raccontato per quello che rappresenta in quel preciso momento. Se il telecronista cede al protagonismo corre il rischio di diventare una macchietta.

NOVITA’

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Prova a non ridere

Il fenomeno Pera Toons diventa una serie tv animata prodotta dalla casa editrice Tunué in collaborazione con Rai Kids. Dal 18 maggio su Rai Gulp e RaiPlay

Un concentrato di freddure e umorismo del fumettista dei record, che ha conquistato 7 milioni di follower sui social e venduto oltre 3 milioni di copie tra tutti i suoi libri. Alessandro Perugini, in arte Pera Toons, rappresenta un unicum nel panorama culturale italiano. Idolo di bambini e famiglie, capace di conquistare ogni fascia d’età con il suo irresistibile spirito e la sua ironia leggera e surreale, il suo ultimo libro “Il gioco delle risate” è stato per due settimane al primo posto nella classifica generale dei libri più venduti in Italia. Composta da 46 episodi autoconclusivi della durata di 6 minuti, la serie rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso creativo nato e cresciuto tra Instagram, TikTok e YouTube. La scrittura rapida, il ritmo serrato e lo stile grafico distintivo di Pera Toons trovano nella dimensione televisiva un terreno ideale per amplificare il loro impatto. Ogni episodio è concepito come una stanza diversa di un originale “laboratorio comico”, ricco di sorprese visive, giochi linguistici e trovate esilaranti, pensate per stimolare continuamente la curiosità e il divertimento. Non solo intrattenimento, ma anche un’esperienza condivisa: un piccolo rituale quotidiano capace di riunire davanti allo schermo bambini, fratelli, genitori e nonni, dove la risata diventa un linguaggio comune, uno strumento di unione e complicità tra generazioni. “Siamo entusiasti di annunciare una nuova serie che rappresenta un passo importante per la Direzione di Rai Kids, un tassello della nuova linea editoriale tesa alle novità del mondo dell’animazione, del fumetto e dell’intrattenimento per i più giovani”, afferma Roberto Genovesi Direttore di Rai Kids. “La serie “Prova a non ridere” di Pera Toons è un progetto comico, frizzante e pensato per tutta la famiglia, ispirato al linguaggio immediato e colorato del fumetto. Una novità assoluta per Rai, che apre la strada a un modo diverso di raccontare, più vicino alle sensibilità contemporanee e al dialogo con il mondo dei social, oggi sempre più connessi alla vita quotidiana del nostro pubblico. Con questa produzione vogliamo dare nuova linfa creativa al panorama nazionale, sostenendo talenti e storie capaci di parlare a tutte le generazioni”.

Serena Iansiti

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Il bello di mettersi in gioco

Dalla magia di Villa Borghese al ritorno alla vita di Veronica: Serena Iansiti racconta una serie che ribalta gli stereotipi sul mondo della polizia e mette al centro ascolto, fragilità e seconde possibilità

Allora, iniziamo da Buonvino. Dopo l’abbraccio di Napoli e quello della Sicilia, che continua ancora oggi, arriviamo a Villa Borghese. È al centro di questo racconto: partiamo proprio da qui. Come vi ha stupito questo luogo e che ruolo ha nella storia?

Villa Borghese è la vera protagonista della storia, un luogo in cui accadono molte cose, non sempre legate ai casi investigativi, ma anche alle dinamiche personali dei protagonisti. È un microcosmo, una città dentro la città di Roma. Non viene raccontata solo per la sua bellezza – questo enorme giardino che un tempo i romani vivevano quasi come fosse il proprio giardino di casa – ma anche con uno sguardo diverso. Dentro questo spazio convivono storie e relazioni, proprio come in una città: si sviluppano dinamiche sociali complesse, che coinvolgono anche i poliziotti protagonisti. Sono personaggi che spesso si sentono invisibili, lasciati indietro, abituati a un giudizio superficiale che finisce per definirli. E questo giudizio, interiorizzato, si trasforma in un’immagine deformata di sé. Abbiamo girato all’inizio della primavera e vedere Villa Borghese rifiorire ha aggiunto ulteriore valore visivo ed emotivo. Ma ciò che è davvero interessante è osservare le relazioni all’interno della squadra di polizia.

Villa Borghese segna anche l’inizio della nuova vita di Veronica. Come entra questo luogo nel suo percorso? E come ha accolto questo personaggio?

Veronica è un personaggio che mi è piaciuto moltissimo da subito: è empatica, dolce e sensibile, ma anche determinata e risoluta. Ha una grande capacità analitica ed è una poliziotta scrupolosa. È una donna moderna che, nonostante un lutto recente, decide di riprendere in mano la propria vita. Anche grazie all’arrivo di Buonvino, suo ex compagno di Accademia, trova la forza di ripartire. All’inizio sceglie il commissariato di Villa Borghese perché lo percepisce come un ambiente meno impegnativo, quasi una “bolla protettiva” dopo il trauma vissuto. Ma proprio il suo lavoro – e la vita stessa – le insegnano che rischiare è fondamentale: può portare sofferenza, ma anche crescita. Ho trovato molte similitudini con Veronica, soprattutto nella capacità di ascolto e nell’empatia. È interessante anche il rapporto con questo commissario: entrambi hanno un’intuizione molto istintiva nella risoluzione dei casi e, nonostante si fossero persi di vista, ritrovano una forte sintonia.

Questa serie ribalta un po’ l’immaginario collettivo legato ai poliziotti…

Sì, perché spesso si dimentica che dietro una divisa ci sono persone con storie diverse e motivazioni profonde, non solo legate all’uso della forza. In questo caso troviamo anche una figura maschile moderna: Buonvino è un commissario che non sovrasta, ma ascolta. È un “passatista”, amante del vintage e delle cose belle, un po’ malinconico, a tratti cinico. Sono caratteristiche insolite per un personaggio di questo tipo, ed è proprio questo a renderlo interessante.

Parliamo dell’ascolto: nella serie è centrale, ma nella nostra società sembra una qualità sempre più rara. Perché secondo lei?

Viviamo in una società occidentale molto orientata alla performance, dove siamo spinti all’ego e alla competizione. Dobbiamo apparire sempre al massimo, mostrando il meno possibile le nostre fragilità. Questo porta a chiuderci, a costruire corazze. Ma alla lunga tutto ciò esplode. La capacità di ascolto si perde proprio perché siamo sempre di corsa, sempre proiettati in avanti. Negli ultimi tempi, però, si sta tornando a dare più attenzione al benessere emotivo. Ascoltare se stessi e gli altri è fondamentale, è una forma di cura. L’empatia ci aiuta a sentirci meno soli e a comprendere meglio le azioni degli altri, prevenendo conflitti e sofferenze.

La serie parla anche di seconde possibilità. Lei è più brava a concederle a se stessa o agli altri?

Forse agli altri, ma sto imparando a concederle anche a me stessa. Non è sempre facile, perché ci sono momenti in cui l’autostima vacilla. Però è importante ricordarsi chi si è, dare e darsi una seconda possibilità è anche un modo per lasciare spazio alla vita di sorprenderci. Questa storia parla proprio di rinascita: i personaggi sono tutti un po’ “stropicciati”, segnati da dolori irrisolti, ma non vogliono restarne schiacciati. Nonostante le loro asperità, sono tutti capaci di empatia.

La serie nasce anche da una intuizione letteraria di Walter Veltroni. Qual è, secondo lei, la sua forza?

La forza sta nel raccontare, attraverso il commissariato di Villa Borghese, la vita di persone assolutamente normali, con le loro fragilità, ma anche con la volontà di superarle. Inoltre, è interessante la fusione tra linguaggio cinematografico e serialità. C’è anche un forte omaggio a Roma, non solo nei luoghi ma nella cultura cinematografica: richiami a film come Bellissima e Mamma Roma arricchiscono il racconto.

In ambito professionale, qual è stata l’intuizione che l’ha portata fino a qui?

Più che un’intuizione, direi un’attitudine: la perseveranza. Quello dell’attore è un mestiere fatto di alti e bassi, dove l’imprevedibilità gioca un ruolo importante. Credo sia fondamentale non mollare, restare il più possibile fedeli a se stessi, anche nel modo di recitare. Credo sia importante cercare la propria originalità, la propria verità, evitare di omologarsi.

Se questo momento della tua vita fosse un film, quale sarebbe?

Il film che mi rappresenta adesso è sicuramente “Il robot selvaggio”, una bellissima favola.

Su cosa sta lavorando adesso?

Sto girando la quinta stagione di “Makari”, è il mio terzo anno in questo progetto.  Tornare in questi luoghi meravigliosi, nella splendida riviera trapanese, è qualcosa di speciale. In primavera è tutto ancora più magico: la luce, il mare, il vento… sono elementi che influenzano molto anche il lavoro dell’attore. L’ambiente, come un costume, entra nel personaggio e contribuisce a definirlo.

GRETA DE ROSA

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La forza fragile di Annarella

In “Mare Fuori” l’attrice interpreta una ragazza segnata dall’abbandono e dal bisogno di appartenenza. Nel racconto della serie il carcere diventa anche uno strumento formativo, un luogo duro ma capace di aprire uno spazio di crescita, consapevolezza e possibile riscatto. Il mercoledì in prima serata su Rai 2

Il personaggio che interpreti vive una mancanza profonda. In cosa le somiglia davvero e in cosa, invece, sente una distanza?

Sento Annarella vicina a me perché siamo entrambe ragazze molto sfrontate e ci accomuna la voglia di crescere, di diventare grandi. La distanza, invece, la sento soprattutto in alcune sue reazioni, che spesso sono eccessive. Però, allo stesso tempo, riesco anche a comprenderle, perché Annarella viene da una realtà molto complicata e porta dentro ferite profonde.

Interpretare una ragazza che cerca disperatamente un’appartenenza le ha fatto guardare in modo diverso alla sua vita, alla sua famiglia, a quello che ha?

Assolutamente sì. Mi sento fortunata, perché quella di Annarella è una realtà che non mi appartiene. Lei si porta dentro un grande senso di abbandono, legato soprattutto alla madre, che l’ha lasciata. Io, invece, ho una famiglia molto presente e questo mi fa sentire davvero grata.

Lei è giovanissima e questo è il suo primo progetto importante. Si ricorda il momento in cui ha capito che la recitazione poteva diventare qualcosa di serio?

Sì, l’ho capito molto presto. Sono sempre stata appassionata di film, li guardavo spesso con mia madre. Il desiderio di fare l’attrice è nato quando avevo nove anni e ho iniziato a metterlo in pratica alle scuole medie, partecipando ai corsi di teatro organizzati a scuola. Poi ho continuato a studiare teatro.

Arriva in una serie amatissima, con un cast molto seguito e affiatato. Come è stata accolta sul set? Che esperienza è stata entrare in questo mondo?

È stata un’emozione unica. Sul set ho trovato persone meravigliose, con cui ho costruito grandi amicizie. Mi hanno accolto benissimo e per questo sono davvero contenta. È un ambiente che sento come una grande famiglia.

Oggi si parla tanto di successo. In un’altra intervista ha detto che quella che sta vivendo è più una visibilità che un successo. Per lei cos’è il successo?

La chiamo visibilità perché, per quanto questa esperienza sia importante, per me definirmi famosa è ancora una parola troppo grande. Il successo, secondo me, è un’altra cosa. Vorrei diventare, con il tempo, una vera professionista. In questo momento non mi interessa inseguire il successo, mi interessa migliorarmi e continuare a studiare.

È anche molto esposta sui social. Che rapporto ha con le piattaforme e quanto pesano per lei i giudizi che possono arrivare?

Non sono troppo attaccata ai social, però sono attiva perché mi piace condividere quello che faccio. Finora, per fortuna, ho ricevuto tanti commenti positivi, che mi hanno incoraggiata. So che possono arrivare anche critiche: accetto quelle costruttive, perché servono sempre, mentre quelle fatte solo per insultare non mi interessano. Mia madre mi ha sempre detto di non dare troppo peso a certe cose.

È in un’età in cui sta costruendo tutto: identità, futuro, direzione. Chi sta diventando Greta De Rosa?

Credo di aver fatto uno scatto di crescita importante. Mi sento molto più matura e me lo hanno detto anche molte persone che mi conoscono e che mi hanno vista cambiare dopo l’inizio di questo percorso. È stata una responsabilità: mi sono assunta impegni che prima non avevo mai avuto, mi sono sentita più autonoma, ho imparato a gestirmi da sola. Mi sento cresciuta e spero, con il tempo, di maturare sempre di più per arrivare a ciò che desidero.

NUOVA STAGIONE

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Indovina chi viene a cena

Il programma di Sabrina Giannini torna con le sue straordinarie inchieste per indagare sui metodi di produzione e gli stili di vita ideali. Da martedì 12 maggio alle 21.20 su Rai 3

Nelle cinque puntate previste verranno esplorati i confini più incredibili che la nostra specie supera pur di allungare la propria esistenza, pur di dimagrire o di essere in forma, pur di guadagnare più soldi lungo la filiera che conduce alla nostra tavola, al nostro guardaroba, all’armadietto dei farmaci.  Sono verità del processo produttivo che per essere scoperte richiedono lunghe investigazioni, spesso sotto copertura. Talvolta queste verità vengono da lontano e la squadra di “Indovina chi viene a cena” deve allungare lo sguardo oltre i nostri confini. Il lavoro del programma è quello di trovare le evidenze che permettono di individuare il cambiamento che conduce alle scelte alternative ideali, nel rispetto dell’ambiente, delle persone e degli animali. Perché è possibile vivere secondo un modello più sostenibile, nonostante l’attuale sistema produttivo, sociale e politico non abbia alcun interesse che si scopra. “Sii tu il cambiamento che vorresti del mondo”, diceva il Mahatma Gandhi, ma il cambiamento è possibile se si conoscono le verità. Anche questa volta, ospite di ogni puntata sarà l’epidemiologo Franco Berrino, che dispenserà utili informazioni per vivere a lungo e sani.

 

NOVITA’

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The Unknown, fino all’ultimo bivio

Da lunedì 11 maggio in prima serata su Rai 2 il nuovo adventure game condotto da Elettra Lamborghini e Gianluca Fubelli (Scintilla)

Debutta l’11 maggio in prima serata su Rai 2 The Unknown – Fino all’ultimo bivio”, il nuovo adventure game prodotto dalla Direzione Intrattenimento Prime Time. Alla conduzione, una coppia inedita e sorprendente: Elettra Lamborghini e Gianluca Fubelli (Scintilla), pronti a guidare i concorrenti in un’esperienza imprevedibile e ricca di colpi di scena. In cinque puntate, il programma vede protagoniste due squadre composte da personaggi noti e concorrenti non famosi. La squadra blu inizialmente è formata da Costanza Caracciolo, Emanuela Folliero, Alessandro Matri, Francesca Manzini, Soleil Sorge e Pino Strabioli; la squadra arancione da Cristian Calenda, Noemi Cassaro, Lorenzo “Mc” Drago, Laura Pranzetti Lombardini, Gabriele Pagliarani e Ivan Zucco. I dodici concorrenti vengono catapultati in un’avventura senza punti di riferimento: bendati e ignari della destinazione e dei propri compagni di viaggio, affrontano un percorso in cui ogni scelta può cambiare radicalmente le sorti del gioco. Il cuore del format è il meccanismo del bivio tra “Noto” e “Ignoto”: una scelta ricorrente che può portare benefici oppure conseguenze imprevedibili. I concorrenti si trovano fisicamente davanti a un bivio, e ogni decisione può migliorare o peggiorare la loro situazione, ribaltando continuamente gli equilibri. Il viaggio si snoda tra le bellezze della Calabria — tra borghi, parchi naturali e scenari mozzafiato tutti da scoprire — e mette alla prova i concorrenti con sfide fisiche e mentali, spostamenti inattesi e prove legate al territorio. Ogni giornata si conclude alla “Casa Madre”, dove arrivare primi garantisce vantaggi decisivi per il proseguimento della gara. La squadra vincente di ogni tappa ha la possibilità di aumentare il montepremi finale, mentre quella perdente affronta l’eliminazione di uno dei suoi componenti. Colpi di scena scandiscono il percorso fino alla finale, quando la competizione diventa individuale: una corsa verso l’ultimo obiettivo che decreterà un unico vincitore. Il progetto è realizzato in partnership con Regione Calabria e Calabria Film Commission nell’ambito della convenzione con Rai Com.

GIORGIO MARCHESI

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Il vicino di casa perfetto

«È un uomo normale, non un supereroe» racconta l’attore del suo personaggio, Giovanni Buonvino, un uomo lontano dall’idea del “maschio alfa”. Due prime serate, il 7 e il 14 maggio su Rai 1, ispirate ai romanzi di Walter Veltroni

 

Partiamo da Buonvino: qual è la novità di questo personaggio?

È un uomo normale, non un supereroe. Fa bene il suo lavoro senza bisogno di mettersi in mostra. Mi piace pensarlo come parte di quella maggioranza silenziosa che esiste nel nostro Paese. Ha una forte etica professionale e cerca la giustizia, non il giustizialismo. Conosce la differenza tra autorità e autorevolezza.

Che tipo di investigatore è?

Non si limita alla logica o alla competizione. Cerca di capire le persone, le emozioni, gli istinti. È un “neopatologo dei sentimenti”, capace di leggere le dinamiche emotive, familiari, lavorative. Non è violento, non è aggressivo, è uno che ascolta molto e si mette in dubbio. Non ha mai certezze assolute, e questo gli permette di lasciare aperte più possibilità e di arrivare alla verità.

Un modello controcorrente rispetto a quello dominante…

Sì, decisamente. Negli ultimi anni si è spesso puntato sull’immagine dell’uomo forte, decisionista, ma essere “uomini” non significa aderire a quel modello. Oggi vediamo anche il ritorno di un certo machismo, soprattutto in politica, ma questa immagine si scontra con la realtà di tanti uomini che sono padri presenti, più coinvolti nella vita familiare rispetto al passato.

Il personaggio nasce dalla penna di Walter Veltroni: che rapporto avete avuto?

Molto semplice e diretto. Ci siamo incontrati a Villa Borghese e abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Mi ha raccontato il personaggio, ma senza mai essere invasivo. È stato molto rispettoso anche sul set: veniva, osservava, ma senza intervenire. Spero di aver restituito il suo Buonvino, che è un personaggio molto amato.

E lui ha apprezzato il risultato.

Sì, e questo mi ha fatto davvero piacere, perché era la cosa che mi preoccupava di più: riuscire a coglierne l’essenza.

Oltre a Buonvino, un’intera squadra di personaggi molto definiti.

Sì, ed è uno degli aspetti più interessanti. Sono tutte persone comuni, realistiche, come quelle che incontriamo ogni giorno. Non ci sono “cattivi” lontani da noi: sono storie in cui è facile riconoscersi.

Villa Borghese è invece una protagonista assoluta.

È un microcosmo dentro la città. Appena entri, lasci fuori il caos e ti ritrovi in uno spazio sospeso, pieno di arte e natura. È sorprendente che sia stato così poco raccontato dal cinema, perché è un luogo ricchissimo, vivo, attraversato da turisti, famiglie, sportivi. Un contesto perfetto anche per un giallo, “macchiato di verde”.

Nel racconto c’è anche una componente cinematografica forte. Come avete cercato di creare queste atmosfere?

È un omaggio al grande cinema italiano. Non è stato semplice inserirla per questioni di diritti, ma il risultato è molto efficace, soprattutto nel passaggio dal colore al bianco e nero.

Se dovesse associare Buonvino a un film?

Direi “La grande bellezza”. Come il protagonista, anche questo commissario è un osservatore della città: non si lascia travolgere completamente, mantiene uno sguardo laterale. È affascinato dalla bellezza, pur restando una persona sobria, poco attenta al proprio aspetto.

Che tipo di uomo è, al di là del lavoro?

Uno a cui piacciono le cose belle, anche gli oggetti del passato. Non è perfetto, è un po’ goffo, a volte insicuro. Ma sono proprio questi difetti a renderlo umano. Io, personalmente, gli voglio già bene.

Su cosa sta lavorando adesso?

Ho appena concluso una tournée teatrale con “L’amante” di Harold Pinter, per la regia di Veronica Cruciani e con Simonetta Solder, sto girando una nuova serie per la Rai. Poi spero di riuscire a prendermi un’estate più tranquilla.

La passione per il suo lavoro è la stessa degli inizi?

È cambiata, è diventata più matura. Non è più totalizzante come quando avevo 25 anni: oggi ho una famiglia, dei figli, e il tempo libero lo dedico a loro e agli amici. Però quando lavoro lo faccio con la stessa concentrazione e lo stesso impegno. È un equilibrio diverso.

Dove trova la bellezza?

Nella natura. Il mare, la montagna, i parchi. Anche oggi, in un giorno libero, ho fatto un giro in bicicletta, una passeggiata proprio a Villa Borghese, poi un pranzo con un amico e mio figlio. La natura riesce sempre a riconciliarmi con tutto.

NOVITA’

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Il Club – Canzoni sotto la pelle

Un viaggio autentico tra sogni, paure e desideri. Dall’8 maggio su RaiPlay con Federica Gentile e Niccolò Agliardi 

C’è un’età fragile in cui tutto brucia: l’adolescenza e la sua eco nei vent’anni. È il tempo delle domande senza risposta, dei sentimenti gridati in silenzio, dei corpi che si trasformano e non si riconoscono. Un tempo in cui si ha più bisogno di essere capiti, ma si fatica a dirlo; dove una strofa può lasciare segni indelebili, regalare emozioni e custodire ricordi. Dall’8 maggio arriva su RaiPlay “Il Club – Canzoni sotto la pelle” un talk-show musicale dedicato ai giovani e alla loro crescita, condotto da Federica Gentile e Niccolò Agliardi, uno spazio intimo, ma collettivo, dove le parole arrivano dalle canzoni. Dieci puntate in cui coppie di artisti con i loro brani si confrontano con un gruppo di ragazzi, tra i 18 e i 25 anni presenti in studio: la musica diventa un linguaggio per raccontare sogni, paure e desideri di un’età complessa e di passaggio. Tra gli ospiti delle puntate: Niccolò Fabi e Ensi, Piero Pelù e Dargen D’Amico, Levante e Gaia, Michele Bravi e Aiello, Marco Masini e Anastasio, Ditonellapiaga ed Emma Nolde, Malika Ayane e Rancore, Francesca Michielin e Margerita Vicario, Paola Iezzi e Willie Peyote, Jack Savoretti, Leo Gassmann. “Il format – sottolinea Marcello Ciannamea, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali – punta ad arrivare dritto alle emozioni, proprio quelle che si nascondono “sotto la pelle “del nostro pubblico, raggiungendolo in quello spazio meraviglioso, contraddittorio ma fragile che è l’adolescenza. La musica diventa un linguaggio universale e allo stesso tempo intimo, capace di penetrare i cuori e dare voce alla loro sensibilità. Una strofa ripresa e canticchiata racconta più di mille confessioni che, spesso, per pudore restano solo parole mute”.

“Siamo partiti dal nostro vissuto, quello di oggi e quello di ieri – dice Federica Gentile.  Quante volte i ragazzi non si sentono compresi dagli adulti. Quante volte abbiamo detto, o ci siamo sentiti dire “che ne sai tu di me”? Mentre, al contrario, spesso basta il verso di una canzone per restituire e restituirci l’immagine più fedele di noi e del nostro sentire. Il “Club- canzoni sotto la pelle” presenta quei brani che sono arrivati dritti negli animi e hanno lasciato segni indelebili”. “Non rimpiango i miei vent’anni – prosegue Niccolò Agliardi: li ho vissuti fino in fondo, scombinati e storti. Oggi, incrociando i ragazzi alla fine dell’adolescenza, ai concerti, nelle scuole, nei luoghi fragili resto sempre colpito dalle loro profondità nascoste. I sentimenti ci sono, fortissimi e teneri; ma trattenuti da un pudore che li rende spesso muti, tra pari. Il Club parte da qui, dalle canzoni vere, quelle nate per necessità. Ne ho scritte alcune nella mia vita e ne conosco vizi e virtù. So che quelle che gli amici artisti ci hanno portato, forse non risolveranno nulla, ma apriranno, per tutti, nuovi spiragli e nuove domande”.