VITTORIO BRUMOTTI
La bellezza per essere migliori
Un viaggio nel segno dell’autenticità, in camper e in bicicletta. Il conduttore e campione di bike trial racconta al RadiocorriereTv il nuovo programma di Rai 1 “Italia A/R” in onda dal lunedì al venerdì alle 11.30: «Scoprire significa affondare le ruote e i piedi nel territorio, turismo lento, guardare da più punti d’osservazione, anche dall’alto, volando con il parapendio, con una mongolfiera»
Dalla scorsa settimana è su Rai 1 con “Italia A/R”, come sta andando?
Alla grande, negli anni ho girato l’Italia da Nord a Sud più e più volte con la mia bici, sostenendo il FAI, il Fondo per l’ambiente, e la ricerca oncologica con La città della speranza. Questa volta la missione è raccontare il bello del Paese, lo sto facendo sempre con la bici, ma anche con un camper e con due chiappette pelose, quelle del mio cane Patricio che viaggia insieme a me e che sta conquistando l’affetto e l’attenzione delle persone che incontriamo. Il nostro viaggio va soprattutto verso Sud, per poter raccontare i luoghi meravigliosi dell’estate, quelle stesse terre che spesso denigriamo. Pur essendo per metà ligure e per metà calabrese, mi sento di dire che al nostro Mezzogiorno dovremmo volere un po’ più bene.
Che significato e che valore dà alla parola scoperta?
La scoperta è qualcosa di personale, che ben poco ha a che vedere con i risultati di una ricerca in rete. Scoprire significa affondare le ruote e i piedi nel territorio, significa anche turismo lento, guardare da più punti d’osservazione, anche dall’alto, volando con il parapendio, con una mongolfiera.
Da dove si parte per raccontare un territorio?
Dall’ascolto e dal confronto, parlando con i bambini, le nonne, gli stranieri, le persone che incontri lungo la strada. L’ho fatto in Medio Oriente, in Qatar come in Oman, dove lavoro da quasi vent’anni, e lo faccio in Italia. Le risposte della gente ti orientano, ti aiutano a dar vita a una narrazione, a “scrivere” una traccia, che non è mai un copione.
Una modalità che è un po’, da sempre, anche il suo marchio di fabbrica…
Cerchiamo di raccontare nel modo più autentico il grande cuore dell’Italia, noi italiani siamo quelli sempre pronti a dare una mano. Non esiste un’Italia dove non si dia un piatto di pasta all’altro, che non doni un sorriso, una carezza. Ecco, tutto questo non può essere costretto in un copione.
Tanti luoghi, tanta umanità, cosa la colpisce di più delle persone che incontra?
La voglia di condividere, di raccontarsi. Quando ho cominciato a girare per il programma annunciavo attraverso i miei social che avrei raggiunto una determinata località, spoiler che spingevano tante persone a mobilitarsi semplicemente per poterci incontrare, per incontrare la Rai che arrivava a casa loro. Ho trovato un’umanità pazzesca e grande accoglienza anche dove in passato, per i miei servizi, ho dovuto lottare, dove mi hanno sparato, picchiato, spaccato la mascella. Sono ritornato per parlare di territorio e gli stessi cattivoni questa volta erano orgogliosi di farmi vedere ciò che accadeva. Sono tornato a Platì, dove feci una mia bella battaglia contro la ‘ndrangheta, e siamo diventati amici con tutta la cittadinanza, con le istituzioni. Penso che si debba avere speranza, che si possa credere nel cambiamento. Il male non lo si sconfigge sempre col pugno duro, perché quando fai del male al male, questo è pronto a combattere, in quanto è nato per combattere. Se invece gli fai respirare il profumo della bellezza e gli racconti qualcosa che gli appartiene, allora qualcuno potrebbe anche convertirsi. Sosteniamo la scuola, combattiamo con i libri. Mandiamo avanti il professore di matematica, di italiano, di geografia, sai come si spaventano tutti questi cattivoni?
In questo suo viaggio l’abbiamo vista anche andare a cavallo…
Mi piacciono da morire, ma i cavalli sentono che sono nervoso, così anche il più tranquillo, quando sono in sella, impenna (sorride).
In sella alla sua bici dimostra invece grande coraggio, che rapporto ha con la paura?
La paura è legata a qualcosa che in apparenza non puoi gestire, ma puoi invece contenerla, affrontarla. Servono preparazione e sacrifici, ma si può superare.
Milioni di follower la seguono sui social, come ha raccolto tutti questi amici virtuali?
Calcoli che sono nato “sbirro”, che nella mia natura c’è proprio l’andare in aiuto del prossimo, soccorrere chi è rimasto indietro. Da sempre metto a disposizione i miei social per diffondere messaggi che ritengo importanti, per l’ambiente, per la bellezza del territorio, per la dignità delle persone. Questo mi ha portato a incontrare tanti amici in rete.
Chi è Vittorio oggi e dove sta andando?
Vittorio negli anni è cresciuto. Oggi studia scienze politiche all’università, fa dei grandi discorsi, quasi dei comizi, ama parlare con la gente ed esprimere il proprio pensiero. Vittorio invita le persone al confronto, a essere attente a ciò che succede nella società, alle dinamiche della politica, ad avere una coscienza civica. Che tu sia di destra, di sinistra o di centro per avere voce in capitolo e poter anche protestare devi informarti, capire.
Se dovesse descriversi in poche parole…
Operativo 24 ore su 24, una persona che crede che con la volontà e l’impegno tutto sia possibile.
In che direzione va il suo fare televisione?
Nella stessa direzione del servizio pubblico, con coerenza, e sempre volta all’ascolto dei problemi delle persone. Voglio fare il professore di strada, uno di quelli che ti insegnano a portare a casa la pellaccia, a fare le cose a modo, secondo le regole.
A proposito di futuro, c’è un sogno che più di altri vorrebbe realizzare?
Ho 46 anni e il mio sogno è quello di laurearmi. Sono a sette esami su 18 e il giorno che mi sarò laureato il sogno sarà esaudito… ce la sto proprio mettendo tutta.
L’ultimo esame superato?
Filosofia politica. Ho preso 28. Spero anche di poter essere d’esempio a chi ha abbandonato gli studi e pensa di riprendere, o a chi vuole semplicemente migliorarsi, crescere. L’abbandono scolastico è un problema grave a cui porre rimedio. Credo che lo studio possa salvarci, sogno un mondo in cui, paradossalmente, tutti abbiano la Ferrari e io la 500. A contare non è la meta, ma il viaggio in sé, quello dal quale imparare giorno dopo giorno, con la consapevolezza che assumi mentre lo fai.