NUOVA EDIZIONE

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Nuove storie di musica e di vita

Torna “The Voice Senior”, il talent show condotto da Antonella Clerici con i coach Arisa, Clementino e Rocco Hunt, Nek e la new entry Fiorella Mannoia. Da venerdì 9 ottobre in prima serata su Rai 1

Dopo il successo delle precedenti edizioni, dal 9 ottobre torna su Rai1 il talent show che premia le più belle voci over 60 del Paese. Anche quest’anno alla guida del talent show, diventato negli anni l’appuntamento cult del venerdì sera, c’è Antonella Clerici, impareggiabile padrona di casa che ci guiderà alla scoperta delle nuove storie di musica e vita di questa edizione. Grandi novità in giuria: accanto ad Arisa, Clementino con Rocco Hunt, e Nek, fa il suo ingresso come coach di “The Voice Senior” una delle voci più amate della musica italiana: Fiorella Mannoia. Invariata la formula che ha decretato il successo del programma. Si inizia con le avvincenti “Blind Auditions”, le tradizionali “audizioni al buio” dove i giudici, di spalle, ascoltano i concorrenti senza poterli vedere. Al termine della quarta ed ultima puntata, i quattro coach dovranno selezionare i 24 concorrenti prescelti – 6 per team – che passeranno al “Knock Out”, la “Semifinale”, in cui i talenti di ciascuna squadra si sfideranno con un brano assegnato dai rispettivi coach. Saranno sempre i coach a decidere, in questa puntata, chi far andare avanti nella gara e solo 3 concorrenti per team accederanno alla spettacolare “Finale” dove sarà il pubblico da casa, tramite il televoto, a decretare chi vincerà la settima edizione di “The Voice Senior”. Una nuova edizione che mette ancora una volta al centro la musica, le emozioni, le passioni e i percorsi di vita dei suoi protagonisti. Le esibizioni dei talenti, che spazieranno tra il grande repertorio italiano e internazionale, si alterneranno alle “guest star” di puntata e agli attesi duetti tra coach e concorrenti, che quest’anno potranno contare anche sull’inconfondibile personalità artistica di Fiorella Mannoia. Il suo arrivo arricchisce una squadra di coach capace di unire generazioni, stili e sensibilità diverse e contribuisce a fare del palco del programma una grande festa della musica, dove ogni voce racconta una storia e ogni esibizione può diventare l’occasione per riscoprire un talento. Un racconto che ricorda, puntata dopo puntata, che non è mai troppo tardi per mettersi in gioco e dare voce a ciò che si ama. “The Voice Senior” sarà sempre disponibile on demand su RaiPlay e visibile all’estero su Rai Italia.

Serie Tv

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Figlia della cenere

Torna in prima serata Rai 1 la serie di successo con Elena Sofia Ricci nei panni della profiler Teresa Battaglia. Una terza stagione che fa brillare ancora di più le caratteristiche umane e professionali di una donna alle prese con nuovi serial killer da scovare e con i “mostri” interiori dai quali fatica a liberarsi: «Per Teresa Battaglia sarà una stagione piuttosto dura, perché dovrà fare i conti con molte novità e con un dolore profondo che torna a farsi sentire, proprio nell’anima» commenta l’attrice

Sono passati cinque mesi dal caso della “Ninfa Dormiente”, quando il commissario Teresa Battaglia e i suoi fidati ispettori Massimo Marini e Giacomo Parisi vengono chiamati a indagare su un nuovo, macabro crimine. Il corpo di un uomo è stato ritrovato con le falangi distali delle dita delle mani recise post mortem e lo sterno sfondato con un oggetto contundente. Un omicidio già di per sé raccapricciante, a cui presto ne seguono altri, tutti caratterizzati dallo stesso modus operandi. A Teresa basta poco per capire che la squadra si trova di fronte a un serial killer. Se inizialmente le vittime sembrano non avere alcun legame tra loro, nel corso delle indagini si rende conto di trovarsi davanti a una mente lucida e intelligente, che uccide seguendo un preciso codice. Tutte le vittime, infatti, nascondevano un oscuro segreto, un peccato di cui si erano macchiate e che, secondo la contorta logica dell’assassino, le rendeva meritevoli di morte. A tormentare Teresa, però, non è soltanto il caso. Il commissario deve fare i conti anche con l’inaspettato ritorno di Sebastiano, l’ex marito che in passato l’aveva quasi uccisa, lasciandola inoltre incapace di avere figli. Teresa non vuole avere nulla a che fare con lui, ma è costretta a confrontarsi nuovamente con il suo passato quando l’uomo la accusa di essere responsabile di una serie di minacce ricevute da lui e dalla sua nuova compagna dopo il loro ritorno a Udine.

 

I protagonisti

TERESA BATTAGLIA

«Per Teresa Battaglia sarà una stagione piuttosto dura, perché dovrà fare i conti con molte novità e con un dolore profondo che torna a farsi sentire, proprio nell’anima. Ci sarà un nuovo killer da scovare, al centro di una serie di omicidi molto particolari, che metteranno alla prova ancora una volta questa straordinaria profiler. Ed è forse questo l’aspetto più affascinante: Teresa ha come unica arma la sua mente, una mente che però comincia lentamente a perdere colpi a causa dell’Alzheimer. Fa più fatica a concentrarsi, a comprendere cosa si nasconde dietro i comportamenti dell’assassino, a individuare quelle ferite che, in qualche modo, sente anche sulla propria pelle e che possono condurla alla soluzione dei casi. Poi la vedremo confrontarsi con una serie di sentimenti contrastanti e con diverse forme d’amore. È proprio il tema dell’amore, declinato in tanti modi, uno degli aspetti che trovo più belli e affascinanti di questa serie. Non si tratta soltanto di amore romantico, questa donna prova un sentimento profondo per Marini, che considera quasi come un figlio, e si confronterà con nuove figure femminili e con nuovi legami. Il tutto con la consapevolezza che la sua condizione è destinata a peggiorare, mentre la malattia continua ad avanzare.»
Elena Sofia Ricci

 

Donna dall’acume sorprendente, una profiler specializzata nell’indagare la mente e il cuore dei serial killer. Sarcastica e sempre pronta a mettere a disagio chiunque abbia davanti, conserva però una grande dolcezza e una sensibilità che emergono all’improvviso e, proprio per questo, sorprendono ancora di più. Nel suo passato c’è un trauma che ha creduto di aver seppellito per sempre, ma che nel corso di questa stagione tornerà a travolgerla. Teresa non deve combattere soltanto contro esseri umani, ma anche contro un nemico molto più insidioso: l’Alzheimer. La sua battaglia con la malattia continua, perché Teresa, nomen omen, non ha mai smesso di combattere e non è disposta ad arrendersi.

 

MASSIMO MARINI (Giuseppe Spata)

Giovane ispettore di origini siciliane, è l’ultimo arrivato nella Squadra Mobile di Udine. Ambizioso ma ancora ingenuo, è spesso vittima delle provocazioni e delle vessazioni di Teresa che, nonostante lo metta quotidianamente alla prova, è la prima a riconoscerne il coraggio e il talento, così come la fragilità che nasconde. Le continue angherie a cui lo sottopone sono, in realtà, il modo che Teresa ha scelto per metterlo alla prova, spingerlo a superare i propri limiti e trasmettergli tutto ciò che ha imparato in anni di esperienza. In questa stagione Marini deve fare i conti con una grande novità: Elena Privitera, la sua compagna, lo ha raggiunto dalla Sicilia e insieme stanno per diventare genitori. Una prospettiva che, proprio per la sua storia familiare, Massimo non avrebbe mai immaginato per sé.

 

GIACOMO PARISI (Gianluca Gobbi)

Ispettore capo, è l’ombra di Teresa da diciotto anni. Ovunque lei abbia prestato servizio, lui l’ha seguita. La conosce meglio di chiunque altro e, dietro quel guscio coriaceo, sa riconoscere le ferite e le fragilità che l’hanno resa la donna che è. Dal carattere fermo ma al tempo stesso comprensivo, è l’unico che sappia davvero tenerle testa. Sembra capirla e anticiparla, riuscendo a comunicare con lei anche soltanto attraverso uno sguardo. Finora lo abbiamo conosciuto soprattutto come il fedele scudiero di Teresa Battaglia. La nuova stagione ci permetterà però di scoprire anche il suo lato affettivo, rimasto fino a oggi del tutto inesplorato.

 

ALBERT LONA (Fausto Maria Sciarappa)

Dirigente della Squadra Mobile di Udine, è l’opposto di Teresa sotto ogni aspetto: tanto lei è impulsiva e incline a seguire l’istinto, quanto lui è rigido e rispettoso delle regole. All’apparenza è un uomo duro, che ha messo la carriera al primo posto e si aspetta che tutti seguano i suoi ordini senza fare domande. Nonostante i contrasti che continuano a caratterizzare il suo rapporto con Teresa, però, non può fare a meno di esserne affascinato. Riconoscerlo prima con sé stesso e poi con lei avrà, tuttavia, un prezzo.

 

ALICE (Marial Bajma-Riva)

Ultimo elemento a essersi unito alla squadra di Teresa Battaglia, sicuramente, il più anomalo. È un’esperta del ritrovamento di resti umani e tracce biologiche (Human Remains Detection). Insieme al suo fedele cane Smoky è tra le migliori sul campo, mantiene però un profilo basso, perché la HRD non è ancora riconosciuta dalla legge italiana. Le sue capacità professionali si riveleranno fondamentali, ma ancora più importante sarà ciò che, quasi involontariamente, le accadrà nella vita privata.

 

ELENA PRIVITERA (Giulia Petrungaro)

Laureata in Storia dell’Arte, ha raggiunto Massimo Marini a Udine dalla Sicilia per costruire insieme a lui una nuova vita, in attesa della nascita della loro bambina. Volitiva e tenace, Elena non si immagina soltanto nel ruolo di madre e cerca di conquistare una propria indipendenza anche attraverso il lavoro. Le sue conoscenze nel campo dell’arte paleocristiana, in particolare quelle legate alle figure presenti nella Basilica di Aquileia, si riveleranno determinanti nel corso della stagione.

 

SERENA GIORGI (Sara Drago)

È il nuovo capo della Scientifica, arrivata a Udine per sostituire Giulio Nistri. Raccogliere la sua eredità non è stato semplice, soprattutto per il rapporto di lunga data che legava Nistri a Teresa. Sarà proprio la Battaglia, però, la prima a riconoscerne le qualità professionali e umane…

MAURO DEGANO (Massimo Poggio)

Giornalista d’inchiesta vecchio stile, in passato si è bruciato seguendo una pista di cui non è riuscito a trovare le prove necessarie. Dopo un lungo peregrinare, è tornato a Udine e il caso di questa stagione rappresenta per lui l’occasione per tornare in scena e contribuire alla ricerca della verità e alla costruzione di una società migliore. È un uomo d’altri tempi, legato a valori solidi che non tutti, però, sono capaci di riconoscere.

 

SEBASTIANO CORSI (Maurizio Donadoni)

Ex marito di Teresa, è il principale responsabile del trauma che lei ha subito in passato. Si ripresenta inaspettatamente a Udine per ragioni personali, ma la sua strada finirà per incrociarsi più volte con quella dell’ex moglie, con conseguenze inquietanti.

 

La parola al regista Kiko Rosati

«Tornare a dirigere questa serie è stato come ritrovare una famiglia. I personaggi che avevo lasciato l’anno scorso mi hanno accolto di nuovo, vivi e maturati, come se nel frattempo avessero continuato a respirare da soli. È un privilegio raro per un regista poterli guardare crescere, e ancora di più poterli accompagnare in una nuova avventura. Elena Sofia Ricci, con la sua sensibilità e la sua profondità, ha dato al personaggio un’anima complessa e autentica. Lavorare con lei è sempre un dialogo costruttivo e intenso: c’è fiducia, curiosità reciproca e la capacità di far nascere sfumature nuove ad ogni scena. Tutto il cast ha mostrato una confidenza straordinaria con i propri ruoli. Hanno portato in scena i loro personaggi con naturalezza e verità, come se ciascuno di loro sapesse esattamente da dove viene e dove sta andando. Girare a Udine d’estate, dopo stagioni immerse nella neve e nell’inverno, è stata una sfida enorme. Cambiare la luce, l’atmosfera e il ritmo naturale dei luoghi senza perdere la coerenza estetica e narrativa è stato un lavoro delicato, ma superato con grande impegno da tutti. Il calore, la luce diversa, il respiro estivo della città hanno offerto una dimensione nuova, pur mantenendo intatta l’identità della serie. Devo molto alla squadra che mi ha accompagnato: una troupe affiatata, professionale, appassionata. Il direttore della fotografia Davide Sondelli ha fatto un lavoro straordinario, riuscendo a restituire la poesia dei luoghi e la tensione emotiva dei personaggi con una cura quasi pittorica. Questa nuova stagione di Figlia della cenere è per me un viaggio di ritorno e di scoperta insieme: un abbraccio ai volti, ai silenzi e alle emozioni che, ancora una volta, hanno trovato casa davanti alla macchina da presa.»

 

Il commento di Ilaria Tuti, l’autrice

«Sono entusiasta e grata per la terza stagione de I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere. Felice che i personaggi, i luoghi e il cuore della storia siano stati accompagnati con cura e rispetto in questa nuova trasposizione che interpreta il romanzo con uno sguardo e un linguaggio propri. Mi sono affezionata alla Teresa televisiva e a tutta la sua meravigliosa squadra. Ringrazierò sempre chi ha reso tutto ciò possibile.»

CENTRO PRODUZIONE TV ROMA

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A Saxa Rubra lo Studio Pippo Baudo

La Rai rende omaggio a uno dei protagonisti più importanti della propria storia inaugurando il nuovo studio televisivo intitolato al conduttore e talent scout figura simbolo del Servizio Pubblico e della televisione italiana

Intitolato a Pippo Baudo il nuovo studio 6 di Saxa Rubra, insediamento nevralgico del Centro di Produzione Tv della Rai a Roma. La cerimonia di inaugurazione si è svolta il 3 ottobre alla presenza dei vertici aziendali e dei familiari del celebre conduttore protagonista di oltre quarant’anni di televisione italiana. Per l’occasione, la facciata dell’edificio è stata personalizzata con una veste celebrativa permanente, a testimonianza del legame profondo e indissolubile tra il conduttore e l’Azienda che ha rappresentato per gran parte della sua carriera. In linea con il nuovo piano di evoluzione e valorizzazione del patrimonio immobiliare aziendale, lo studio Pippo Baudo trasmette la nuova edizione di “Ballando con le Stelle”, in prima serata su Rai 1, rappresentando così un passaggio significativo nel percorso di sviluppo del Centro Rai di Saxa Rubra, tradizionalmente cuore dell’informazione del Servizio Pubblico. «Con il suo talento, la sua autorevolezza e una capacità unica di interpretare il sentimento della Nazione, Baudo ha accompagnato generazioni di italiani, trasformando la televisione in uno spazio di incontro, condivisione e crescita culturale – dichiara l’Amministratore Delegato della Rai, Giampaolo Rossi – La sua eredità professionale e umana continua a rappresentare un punto di riferimento per chi opera nel Servizio Pubblico e per tutti coloro che credono nel valore di una televisione capace di parlare a tutti e di unire. Con questo progetto, Saxa Rubra amplia la propria missione produttiva ed editoriale, diventando un polo sempre più integrato e moderno, capace di ospitare anche produzioni di intrattenimento. Un’evoluzione che guarda al futuro senza dimenticare le personalità che hanno contribuito a costruire la storia della Rai».
Il nuovo studio Pippo Baudo è inoltre pensato guardando alla sostenibilità e all’efficientamento energetico: sulle coperture sono stati installati impianti fotovoltaici e gli impianti di illuminazione sono gestiti da un sistema che consente di ottimizzare e regolare il flusso luminoso.

Anteprima

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Celestino V – L’eremita che diventò Papa

Presentato in anteprima mondiale alla 78ª edizione del Prix Italia il film di Michele Placido dedicato all’eremita della Maiella che nel 1924, all’età di ottant’anni, viene eletto Papa. Una figura lontana dalle logiche del potere che, in pochi mesi, compie due gesti destinati a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa: la Perdonanza e la scelta di rinunciare al pontificato: «L’avventura di Celestino è stata qualcosa che mi resterà addosso per sempre» commenta l’attore che dà voce, corpo e anima a Pietro da Morrone

Al Prix Italia il film tv diretto da Michele Placido dedicato a Pietro da Morrone, l’eremita della Maiella che nel 1294, all’età di oltre ottant’anni, viene eletto papa con il nome di Celestino V. Una figura lontana dalle logiche del potere che in pochi mesi compie due gesti destinati a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa. Il primo è la Perdonanza, concessa il 29 agosto 1294 con la Bolla del Perdono: un atto che anticipa di sei anni il Giubileo indetto da Bonifacio VIII e che ancora oggi è al centro della tradizione aquilana, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il secondo è la rinuncia al pontificato, un atto senza precedenti. La rinuncia di Celestino non è soltanto il gesto di un uomo incapace di adattarsi al potere: è la scelta di un uomo che rivendica la propria libertà di fronte alle pressioni politiche del suo tempo e, in particolare, al controllo di Carlo II d’Angiò, re di Napoli. Una vicenda lontana sette secoli che continua a interrogare il presente: la storia di un uomo che, arrivato al vertice del potere, sceglie di sottrarsi al potere. L’anno di partenza è il 1294: la Chiesa è attraversata da profonde divisioni. Le lotte tra Orsini e Colonna paralizzano il conclave, che da ormai due anni non riesce a eleggere un nuovo Papa. A Roma cresce il malcontento popolare e la protesta contro il cosiddetto “clero grasso”. In questo clima arriva la voce di Pietro da Morrone, un eremita ultraottantenne che vive sui monti d’Abruzzo. Pietro annuncia una profezia: se la Chiesa non troverà presto il proprio Pastore, arriveranno terribili castighi. La profezia raggiunge Carlo II d’Angiò, re di Napoli, che, comprendendo immediatamente la forza di Pietro, lo raggiunge e fa arrivare le sue parole al conclave. Dopo due anni di stallo, i cardinali scelgono proprio lui e Pietro da Morrone diventa Papa Celestino V. È un uomo estraneo alle logiche della politica e del potere: un eremita abituato alla solitudine, alla preghiera e alla vita aspra dei monti della Maiella. La sua elezione alimenta le speranze di un popolo che chiede alla Chiesa un pastore diverso e di una comunità ecclesiale che cerca una nuova guida spirituale. In pochi mesi Celestino V concede la Perdonanza, destinata a diventare il primo Giubileo della storia cristiana, e compie poi una scelta ancora più radicale: rinuncia al pontificato. Da quel momento la sua vita cambia ancora una volta. Dalla gloria del soglio pontificio all’isolamento, fino alla morte nel castello di Fumone nel 1296. La parabola di Celestino V diventa così il racconto di un uomo che attraversa uno dei momenti più drammatici del Medioevo senza mai smettere di cercare la propria strada: un viaggio tra fede e potere, solitudine e responsabilità, politica e libertà. Una storia reale, insieme avventurosa e spirituale, che conserva ancora oggi tutta la sua forza e il suo mistero.

 

INTERVISTE

Michele Placido racconta il suo “Celestino”

Milioni di peccati è un mondo che non può concedersi il perdono. Un messaggio potente…

La “Perdonanza” è ancora viva e attuale. Siamo stati cacciati dal Paradiso terrestre perché il Padre eterno ci ha puniti, ma sapeva che sarebbero venuti uomini come Celestino, capaci di dare un senso al proprio percorso e alle proprie scelte. Celestino ha fatto tutto questo in tempi davvero difficili. Ho cercato di fare mio tanto l’uomo Pietro da Morrone quanto il Papa Celestino V.

Cosa le resta di questo viaggio?

Di Celestino avevo già letto molto. A nove anni frequentavo il Collegio dei Padri Redentoristi a Scifelli, vicino a Frosinone, dove sono rimasto per quattro anni. In qualche modo, lì ho maturato una certa cultura cristiana. Volevo persino diventare missionario, dare un senso a questo viaggio. Così, quando mi hanno parlato di questo personaggio e mi è stato “presentato” Celestino, dopo aver incontrato il regista Edoardo Re, mi sono illuminato. Ho subito capito che, per me, che ho ottant’anni, sarebbe stato molto faticoso. Poi, però, mi sono detto: “Se Pietro da Morrone è riuscito a diventare Papa a ottantaquattro anni, compiendo una vera rivoluzione, perché io non avrei dovuto provare a mettermi in gioco anche a questa età?”. L’attore ha sempre bisogno di personaggi impegnativi, capaci di aprire le porte a una nuova avventura. E quella di Celestino, per me, è stata un’esperienza che resta profondamente addosso, per sempre.

Cosa l’ha emozionata di questo personaggio?

È stato un uomo raro, capace di dare valore al lavoro, uno spirito forte e gentile allo stesso tempo.

 

Edoardo Re, regista

La vita di Celestino V, una scelta di libertà

Da dove nasce la scelta di portare sul piccolo schermo la storia di Pietro da Morrone, poi Papa Celestino V?

Mi è stato proposto di realizzare questo progetto, ma la verità è che certe storie superano il tempo e alcune figure vanno oltre la leggenda: sono uomini capaci di parlarci ancora oggi. Non volevamo fare una lezione di storia, ma realizzare un film capace di emozionare. La storia di Celestino V è quella di un uomo che non ha mai abdicato alla propria umanità, una dimensione che passa anche attraverso la spiritualità e il rapporto con il sacro. Credo che questa sia la forza di quell’uomo, che non era affatto una persona fragile e manovrabile dal potere. La sua vicenda parla a tutti noi, credenti e non credenti, e porta con sé un messaggio ancora profondamente attuale.

Nel Medioevo la libertà era un concetto complesso, e lo è, in realtà, ancora oggi. Perché un uomo “libero” fa così paura?

Credo che essere liberi, e Celestino V lo era, significhi non disperdere la propria umanità, mantenere viva la fiamma che ciascun uomo porta dentro di sé e che non deve essere spenta né addomesticata. È proprio questa fiamma a mettere in comunicazione e in relazione gli esseri umani tra loro e con il mondo.

 

Giovanni Scifoni

Voce narrante che ci immerge nella storia

Questa opera non è una docufiction, ma un film con un giullare che accompagna il pubblico dentro la storia di Celestino V, un uomo libero, un Papa oltre il potere. È stato un uomo che ha scelto la libertà di spogliarsi di tutte le nostre catene, a partire da quelle del consenso degli altri, un uomo e un Papa capace di far arrabbiare tutti, di deludere i potenti, tradendo l’idea che gli altri si erano fatti di lui. Era stato scelto perché pensavano di poterlo governare, ma non avevano messo in conto che non si sarebbe fatto governare da nessuno, mandando all’aria i progetti che gli altri avevano costruito su di lui. Questa è la vera libertà. Ce l’hanno molti anziani, ma sarebbe bello che riuscissero a conquistarla anche i più giovani.

Il potere della “Perdonanza”

Nel Medioevo il perdono dei peccati si pagava profumatamente, ma Celestino, con un atto di coraggio rivoluzionario, decide di renderlo accessibile a tutti. Fu questo il più grande regalo fatto alla cristianità: rendere accessibile a tutti il perdono di Dio. È un tema su cui anche Papa Francesco ha insistito moltissimo.

SERIE TV

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Estranei

Venerdì 9 ottobre su Rai 2 debutta la crime fiction in quattro serate diretta da Cosimo Alemà con Elena Radonicich e Ricky Memphis

«“Estranei” è la storia di una guarigione ma, al contempo, una vera e propria crime fiction in cui la protagonista femminile è una donna già adulta; per questo motivo, la sua “cura” e il processo di crescita che ne consegue assumono una specificità unica» sono le parole del regista Cosimo Alemà a condurci diritti al cuore della nuova serie, coprodotta da Rai Fiction, in onda da venerdì 9 ottobre per 4 settimane in prima serata su Rai 2. La storia ha inizio a Correggio, un paesino tra i campi e la nebbia di Pianura Padana, che nasconde una realtà che lo rende unico: è la casa di una delle più grandi comunità sikh d’Italia. Uomini dalle lunghe barbe e dai vestiti tradizionali, un tempo estranei, sono diventati parte integrante del tessuto sociale. Due comunità – quella italiana e quella sikh – che si scontrano e collaborano, che si comprendono e si respingono, ma soprattutto che si trovano a dover scendere a compromessi quando due giovani ragazzi innamorati, Camilla e Manraj, scompaiono nel nulla. Tocca a Laura, carabiniera negoziatrice per il comando provinciale, tornata a Correggio per prendersi cura del padre malato, coordinare le indagini e riportare la tranquillità in paese. Ad aiutarla nel districarsi tra segreti, pregiudizi e rivalità, c’è Bisan, cugino del ragazzo scomparso, tornato a casa dopo anni trascorsi nella legione straniera. La sparizione di questi Romeo e Giulietta di provincia segna l’inizio di una serie di eventi drammatici che riportano a galla tensioni e che culminano in una scia di morti misteriose, spingendo le due comunità sull’orlo di una rottura irreparabile. Nel cast, insieme a Elena Radonicich e a Ricky Memphis, Marco Cocci, Kel Giordano, Valentina Carnelutti, Sebastian Luque Herrera, Maurizio Donadoni, Eleonora Giovanardi, con la partecipazione di Giulio Scarpatie con Isabella Ferrari. “La serie vive su un equilibrio di toni – afferma il regista – il dramma si intreccia con il romance e con il confronto generazionale, nel tentativo di restituire un respiro narrativo capace di unire genere e racconto umano. Grande attenzione è stata dedicata all’estetica: una palette precisa ha guidato costumi e scenografie, contribuendo a un look cinematografico riconoscibile, con tonalità calde e terrose nelle scene diurne e più vibranti in quelle notturne”. “Estranei” è coprodotta da Rai Fiction, Eagle Original Content e Rai Com, con il sostegno della regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission e il contributo di Friuli-Venezia Giulia Film Commission/PromoTurismoFVG.

Film tv

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La purezza del bene

La storia di un uomo capace di incarnare lo spirito francescano nella contemporaneità, un San Francesco moderno e siciliano, nato a Palermo negli anni Sessanta in una famiglia di imprenditori, che scelse di abbandonare un’esistenza agiata per dedicarsi interamente agli ultimi, vivendo accanto ai senzatetto della sua città una vita di solidarietà, accoglienza e povertà. “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte” domenica 11 ottobre in prima serata su Rai 1

 

Il racconto della straordinaria vita di Fratel Biagio Conte, definito da molti “il nuovo San Francesco” è al centro del film tv Rai “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte” diretto da Costanza Quatriglio. Realizzato con il Patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, che ricorre quest’anno, il film – che vede protagonista Alessio Vassallo affiancato da Donatella Finocchiaro nel ruolo di Rosa, Antonio Catania e Alessandra Fazzino in quelli dei genitori Giuseppe e Maria, Giuseppe Spata nel ruolo dell’amico – ripercorre la storia di un uomo capace di incarnare lo spirito francescano nella contemporaneità. Sul piccolo schermo la storia di un San Francesco moderno e siciliano, nato a Palermo negli anni Sessanta in una famiglia di imprenditori, che scelse di abbandonare un’esistenza agiata per dedicarsi interamente agli ultimi, vivendo accanto ai senzatetto della sua città una vita di solidarietà, accoglienza e povertà. L’opera, della durata di 100 minuti circa, segue Biagio Conte nella sua scelta di vita radicale, dal suo pellegrinaggio ad Assisi al successivo ritorno a Palermo e ai numerosi incontri che lo porteranno a fondare la sua comunità insieme ai senzatetto della stazione, dando vita alla figura di Fratel Biagio. Un’eredità di fede e solidarietà che continua ancora oggi con la Missione di Speranza e Carità – fondata nel 1991 da Biagio Conte e, a seguito della sua morte avvenuta nel 2023, portata avanti da Don Pino Vitrano – che accoglie e favorisce il rientro nel tessuto sociale ai senzatetto e a tutti i bisognosi della comunità siciliana e non solo. Ad arricchire il racconto è la città di Palermo, protagonista insieme ai suoi luoghi e alle sue contraddizioni: dai quartieri popolari alla stazione, dai vicoli del centro storico fino al litorale e ai palazzi monumentali. Alcune sequenze sono state girate anche nei dintorni di Assisi, nei luoghi che hanno accompagnato il percorso spirituale di San Francesco; una tappa fondamentale nella trasformazione interiore di Biagio, in quel cammino che intraprese lasciando la casa paterna e che ha rappresentato la strada nella quale ha portato avanti i suoi progetti di comunità.

La storia

Palermo, 1990. Biagio è un ragazzo come tanti, finché un giorno, senza preavviso, decide di cambiare vita. Non è più disposto a voltare lo sguardo di fronte alla sofferenza altrui: lascia i genitori, la fidanzata Anna e l’amico Tano. Rinuncia a tutto. E, solo, con uno zaino in spalla, si incammina a piedi verso Assisi, alla ricerca di un senso. La sua rinascita parte proprio da San Francesco. Ed è ad Assisi che avviene l’incontro decisivo con il senzatetto Carlos. Da quel momento Biagio riconosce la propria vocazione: dedicare la propria esistenza agli ultimi, ai diseredati, ai suoi fratelli. Tornato a Palermo, Biagio decide di condividere la vita con i senzatetto sotto i portici della stazione centrale iniziando un vero e proprio percorso missionario, prima in solitudine, poi coadiuvato da don Pino, parroco salesiano, il primo a comprendere l’unicità dell’opera di questo giovane che si prodiga per assicurare pasti decenti per i poveri. Alla stazione Biagio incontra Totò, un bambino abituato alla strada e alla legge del più forte e, con lui, Rosa, sua madre: una donna rassegnata a una vita già scritta, che ha rinunciato al suo ruolo educativo. Grazie al piccolo Totò, alla madre Rosa, a Carlos e ai tanti bisognosi che lo circondano, Biagio comprende che non basta assicurare loro cibo e coperte; serve anche un luogo che possa accoglierli e proteggerli. Individuato un palazzo storico abbandonato nel cuore di Palermo e stanco delle mancate risposte delle istituzioni, Biagio comincia un digiuno a oltranza con l’intento di scuotere le coscienze di tutti. Ottiene così l’assegnazione di una prima struttura che trasformerà in un centro di accoglienza per persone che vivono nel bisogno. Insieme a loro e con l’aiuto di molti volontari, si mette al lavoro per costruire, mattone su mattone, un riparo dignitoso per tutti. Biagio si scontra con le lungaggini burocratiche, con il disinteresse e l’indifferenza, ma soprattutto con gli interessi economici di alcuni imprenditori, tra cui il suo vecchio amico Tano, che ormai lavora con un uomo potente che ha messo gli occhi su quel bellissimo palazzo dove ora ha sede la Missione di Speranza e Carità. Con l’aumentare delle difficoltà, accresce anche la determinazione di Fratel Biagio, deciso non solo a difendere la sua Missione, ma addirittura a crearne una seconda: c’è infatti da dare riparo a Rosa e a suo figlio e a tutte quelle donne in difficoltà che hanno bisogno di un luogo sicuro da cui ripartire. Ancora una volta, Biagio userà la sola arma pacifica possibile: il proprio corpo. Attraverso un secondo logorante e pericoloso sciopero della fame, mette a rischio la propria vita per il bene degli altri. La sua forza d’animo trasforma il suo sogno in un progetto collettivo e concreto, coinvolgendo prima don Pino, Rosa, la propria madre Maria – che lo comprende e lo sostiene – e poi migliaia di persone, fino alla riconciliazione con il padre Giuseppe e con gli amici Tano e Anna, ormai sposati Fratel Biagio vince anche questa ultima battaglia e imprime un segno indelebile sulla città di Palermo, lasciando alla sua rete di volontari la certezza che nessuno debba mai restare invisibile.

 

La regista Costanza Quatriglio racconta

«Biagio Conte rappresenta lo scandalo della purezza del bene, con quei suoi occhi limpidi che paiono in dialogo con l’invisibile. Il racconto della scelta di un’esistenza appassionata e radicale, legata a una profondissima fede, mi ha imposto di trovare, prima di tutto in scrittura, le chiavi d’accesso da proporre al pubblico. Il giovane Biagio è figlio della Palermo dei primi anni Novanta, nella quale la bellezza antica e ferita del paesaggio urbano si rispecchia nel destino di tante persone che vivono in condizioni di miseria. Non solo i senzatetto e i diseredati, ma anche le donne in difficoltà, i bambini e le bambine fuori dal percorso scolastico, vittime di violenze e abusi legati al sistema mafioso del controllo sul territorio. Noi assistiamo al prodigio di un uomo che decide di farsi portatore di cambiamento, mettendo il proprio corpo al servizio degli altri, attraverso digiuni ostinati che hanno contribuito a formare la memoria della città. È un’offerta, quella di Biagio, che, se a uno sguardo superficiale può far pensare a un protagonista sempre al centro della scena, al contrario, mi ha portato a immaginarlo continuamente come parte di un’azione collettiva. Nella messa in scena, dunque, ho cercato di valorizzare la comunità dei poveri, la capacità di Biagio di decentrarsi nell’ascolto e nella comprensione dei bisogni dell’altro. I personaggi intorno a lui hanno tutti una voce distinguibile; valorizzare per ciascuno un proprio percorso narrativo è stato un modo per rispettare l’ispirazione francescana che ha portato Biagio a riconoscere la dignità di ognuno, anche quando questa sembrava ormai perduta. Con la scelta del tono e del cast – al quale hanno partecipato bravissimi attori palermitani e siciliani, così come persone bisognose realmente accolte nelle comunità fondate da Biagio – ho voluto dare al film una certa leggerezza, laddove il dramma si stempera nell’incontro amoroso che nasce dall’empatia. È stato bello e importante chiamare a recitare gli abitanti della Missione di Speranza e Carità. Loro hanno Biagio nel cuore e la loro presenza ha regalato al film una sincerità disarmante. La città è testimone e si riverbera in ciò che vediamo. Così come Monte Pellegrino, dalla figura inconfondibile, che si staglia sul mare a custodire e proteggere. Noi stiamo con Biagio, con i poveri, e con i cittadini e le cittadine che reagiscono al male, cominciando a vedere quello che prima non vedevano. E noi con loro ci rispecchiamo con profonda emozione nel bisogno di tornare all’umano, di «rimboccarci le maniche e metterci a lavorare», oggi come allora, «ognuno con i mezzi che ha», come amava ripetere Biagio Conte.»

Novità

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Tutto l’amore che resta

Una nuova storia targata Rai Fiction con Raoul Bova nei panni di Stefano Fogli, preside e fondatore del Liceo Helen Keller, un uomo illuminato che mette al centro uno dei valori fondanti della scuola: l’inclusione. Dal 29 settembre, in prima visione su Rai 1 e RaiPlay

 

Stefano Fogli è il preside e fondatore del Liceo Helen Keller, un istituto che ha fatto dell’inclusione il proprio valore fondamentale, accogliendo studenti con e senza disabilità all’interno di un unico percorso di crescita, apprendimento e condivisione. Per Stefano, le esigenze dei suoi alunni e il futuro della scuola vengono prima di tutto: la sua non è soltanto una missione professionale, ma affonda le proprie radici nella vicenda personale del figlio Luca. Tra i nuovi studenti c’è Vittoria, sedicenne della Roma bene, costretta a trasferirsi in provincia dopo che la madre ha deciso di iscrivere lei e il fratello autistico Matteo al liceo. Inizialmente insofferente nei confronti della nuova realtà, Vittoria dovrà fare i conti con i propri pregiudizi e imparare a inserirsi in un gruppo di ragazzi molto affiatato, alle prese con le sfide dell’adolescenza: la ribellione nei confronti di genitori iperprotettivi, le prime esperienze sentimentali, i rapporti di amicizia spesso complicati e gli ostacoli legati alle loro disabilità. Il percorso di crescita di Vittoria sarà però sconvolto dal riaffiorare di un oscuro evento del passato, che tornerà a metterla alla prova e la costringerà a scegliere tra ciò che vuole per sé e ciò che ritiene giusto.

 

La storia inizia così…

Si aprono le porte del Liceo Helen Keller, un microcosmo guidato dal preside Stefano Fogli, determinato ad abbattere le barriere tra studenti con e senza disabilità e a mettere al centro, prima di tutto, la persona. Tra i corridoi dell’istituto si intrecciano le vite dei nuovi arrivati: la tormentata Vittoria, suo fratello Matteo, ragazzo autistico, Alex e Pietro, due adolescenti dal passato segnato dal carcere minorile, che Stefano ha voluto nella sua scuola per offrire loro una nuova possibilità di riscatto attraverso i lavori socialmente utili. Stefano è l’anima dell’istituto, ma dietro la sua incrollabile facciata professionale nasconde una dolorosa frattura. La dedizione agli alunni si scontra infatti con l’impotenza di fronte all’isolamento del figlio Luca, affetto da una rara malattia. Mentre tra i banchi nascono scontri, alleanze e nuove intese, il preside si fa custode di una comunità fragile, senza immaginare i segreti che legano il passato di alcuni dei suoi studenti.

 

Le storie dei personaggi

STEFANO FOGLI – Raoul Bova
È il preside dell’istituto. La sua idea di una scuola inclusiva per studenti con disabilità nasce dal desiderio di creare uno spazio protetto per le fragilità del figlio Luca e di tutti i ragazzi come lui. Ma quella che Stefano ha concepito come una missione personale finisce presto per assorbire tutte le sue energie, mettendo in crisi gli equilibri della sua famiglia. Nel corso degli episodi, Stefano dovrà imparare che anche le migliori intenzioni possono non portare al bene di tutti e si troverà di fronte a scelte capaci di mettere in discussione tutto ciò che ha costruito.

MICHELA – Giulia Bevilacqua

Compagna di gioventù di Stefano, ritrova l’ex nel ruolo di preside di una scuola “speciale” nella quale è stata inviata dal Ministero dell’Istruzione, per cui oggi lavora come ispettrice, con il compito di verificare che l’istituto sia a norma. Il contatto prolungato con il vecchio partner inizialmente la mette a disagio, ma la riscoperta della sua bontà e dei suoi ideali finisce per attenuare i rancori del passato. Michela si troverà così a dover scegliere tra il cuore e la carriera.

VITTORIA – Gloria Harvey

Spirito ribelle e insofferente, Vittoria nasconde un forte bisogno di quelle attenzioni che le sono mancate fin dall’infanzia, assorbite in gran parte dal fratello Matteo e dalle sue necessità. Il trasferimento nella nuova scuola la priva di tutti i suoi punti di riferimento, a partire dal fidanzato Adriano. Tra litigi, punizioni e solitudine, dovrà ricostruire la propria quotidianità e, poco alla volta, trovare il suo posto in una realtà che, in fondo, non le sta poi così stretta.

GIULIO – Francesco Leo

Fino a pochi mesi prima era una giovane promessa del basket; oggi è costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente stradale. Divorato da una rabbia che non riesce ancora a gestire, Giulio riversa il proprio dolore sulla scuola e su Alice, la sua ragazza, che ai suoi occhi diventa il simbolo della vita che aveva prima dell’incidente e che sente di aver perso per sempre. L’incontro con Vittoria metterà in discussione le certezze di entrambi.

ELISABETTA – Anna Favella

È la madre di Vittoria e Matteo. Cerca faticosamente di tenere insieme una famiglia segnata da un figlio autistico, una figlia ribelle, un marito che si è rifatto una vita e la minaccia di un licenziamento. Decide così di cambiare radicalmente direzione e ricominciare, puntando su un liceo che sembra costruito su misura per le esigenze di Matteo.

AMBRA – Adriana Savarese

Nuova compagna di classe di Vittoria, Ambra è carismatica e vitale, nonostante una grave disabilità motoria congenita. Dietro la sua disinvoltura nasconde però un profondo senso di inadeguatezza, legato all’abbandono da parte dei genitori e alla convinzione che la sua disabilità ne sia stata la causa. Questa insicurezza le impedisce di aprirsi davvero agli altri e, soprattutto, di vivere liberamente i propri sentimenti. Per questo, con il ragazzo che le piace, sceglie di nascondersi dietro il profilo di una dating app.

PAOLA – Fiorenza Pieri

Moglie insofferente di Stefano e madre apprensiva, Paola è stremata dalla sofferenza legata alla situazione del figlio Luca. Si sente sola e incapace di trovare un sostegno, anche da parte del marito, troppo assorbito dal suo ruolo di dirigente scolastico. La frustrazione accumulata nel tempo finirà per mettere in discussione gli equilibri della famiglia.

GAIA – Federica Pagliaroli

Da sempre desiderosa di insegnare, ma ancora inesperta, Gaia accetta una sfida che inizialmente la spaventa: diventare docente in una scuola che accoglie ragazzi con disabilità. Più volte si troverà a vacillare, ma grazie al supporto di Stefano e all’esperienza sul campo acquisterà progressivamente sicurezza, fino a scoprire e far emergere la sua autentica vocazione di educatrice.

MATTEO – Francesco De Rosa

È il fratello di Vittoria. Ragazzo neurodivergente, autistico con disabilità lieve, nella nuova scuola riesce gradualmente ad ambientarsi. Finisce però per fraintendere l’atteggiamento molto aperto della sua nuova professoressa Gaia e prova per lei un sentimento del tutto nuovo, che crede di poter chiamare amore.

PIETRO – Riccardo De Rinaldis

Adolescente problematico, condannato dal giudice a svolgere lavori socialmente utili all’interno dell’istituto, Pietro nasconde dietro un comportamento turbolento e una costante tendenza a mettersi nei guai una sensibilità fuori dal comune. Un tempo era vicino a essere selezionato da un importante club di calcio, ma è crollato sotto la pressione del padre. Grazie agli allenamenti con Nuri, potrebbe trovare una strada per riscattarsi dagli errori che lo hanno portato fuori rotta.

NURI – Pierpaola Janvier

Adottata da una famiglia italiana quando era ancora molto piccola, Nuri è cresciuta con la passione per la corsa trasmessale dal padre adottivo, scomparso da anni. L’atletica è diventata la sua vera passione, che ha continuato a coltivare anche dopo aver perso gran parte della vista. Inizialmente diffidente nei confronti di Pietro, imparerà gradualmente a lasciarsi andare e a credere nella possibilità di vincere, insieme a lui, una gara difficile.

ALEX – Noemi Magagnini

Alex è una ragazza piena di risorse e dotata di un’energia contagiosa, apparentemente in contrasto con la condanna ai lavori socialmente utili che deve scontare. Inizialmente il suo legame con Luca sembra soltanto una possibile via di fuga, ma la sua leggerezza finisce per avere un effetto positivo sul ragazzo. Alex diventa così una presenza importante nella sua vita, aiutandolo a uscire dall’isolamento e ad affrontare finalmente il mondo esterno.

CARLOTTA – Gaia Ravina

È una delle figure più carismatiche dell’istituto, popolare tra i compagni e punto di riferimento per molti di loro. La sua forza nasce anche dalla difficile battaglia che sta affrontando contro un tumore al cervello. È in procinto di sottoporsi a una biopsia e dall’esito dell’esame dipenderà una decisione destinata a sconvolgere gli equilibri del gruppo dei protagonisti.

SAMUEL – Damiano Potenti

Bello fuori, tenero dentro, Samuel è l’oggetto dell’ossessione segreta di Ambra, con la quale intrattiene una relazione attraverso una App, senza conoscerne la vera identità. Inconsapevolmente, finirà al centro di un triangolo sentimentale che coinvolgerà anche Carlotta.

ENEA – Gabriele Di Stadio

È il nuovo compagno di classe di Matteo e il figlio della bidella Imma. Affetto da una distrofia alle gambe, è il bullo della scuola e nutre una vera e propria venerazione per Pietro, che considera un modello da seguire. La sua ammirazione per l’amico lo porterà a coinvolgersi nel giro di spaccio all’interno dell’istituto.

LUCA – Giordano Liberati

È il figlio di Stefano, preside dell’istituto. Nato con osteogenesi imperfetta, conosciuta anche come “sindrome delle ossa di cristallo”, è cresciuto sotto l’estrema apprensione dei genitori e ha vissuto episodi di bullismo che lo hanno portato, nel tempo, a chiudersi sempre più in sé stesso, fino a temere il contatto con il mondo esterno. L’incontro con Alex rimetterà tutto in discussione e lo spingerà, passo dopo passo, a superare le proprie insicurezze.

BARBARA – Chiara Bordir

È l’insegnante di educazione fisica. Atleta con disabilità, diventa per Nuri un punto di riferimento importante, incoraggiandola a inseguire i propri sogni e a raggiungere i suoi obiettivi.

 

Il regista Andrea Rebuzzi racconta

«Ho accolto la sfida di questa serie con una curiosità radicale, spinto dal desiderio di confrontarmi con un territorio per me ancora inesplorato: l’universo della disabilità. Per quanto si possa tentare di immaginare gli ostacoli che certe condizioni impongono, è stato solo mettendole in scena – vivendo ogni avventura e disavventura accanto ai personaggi – che ho sfiorato una percezione nuova, più autentica e profonda, di cosa significhi convivere con il limite. Ma nel farlo, ho voluto cercare l’altra faccia della medaglia. Mi sono chiesto: e se queste stesse fragilità non fossero solo barriere, ma diventassero il trampolino di lancio per espandere le capacità emotive e sensoriali di chi le vive? Saranno gli occhi di Vittoria, una ragazza di città senza disabilità, a guidare il pubblico in questo viaggio. Catapultata in una scuola che fa dell’integrazione la propria missione, Vittoria – e noi con lei – scoprirà gradualmente che quel mondo all’apparenza così distante ed enigmatico risponde, in realtà, alle stesse identiche leggi del cuore a cui tutti siamo abituati. I sentimenti, i primi amori, i conflitti della tardo-adolescenza non cambiano: semmai, si amplificano. Ogni ragazzo e ragazza vive la propria condizione in modo unico: c’è chi risponde con la rabbia, chi con l’ironia, chi con una faticosa accettazione. Accanto a loro, il mondo degli adulti – in particolare quello dei genitori – apre uno squarcio su un dolore e una dedizione speculari, esplorando il punto di vista di madri e padri in un modo che raramente trova spazio sullo schermo. Abbracciando questa coralità di sguardi, la serie non vuole essere un manifesto didascalico, ma un potente racconto generazionale. Un melodramma moderno dove le barriere fisiche si dissolvono per lasciare spazio all’unica cosa che conta davvero: l’intensità delle passioni umane.»

 

 

EDOARDO SYLOS LABINI

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L’Italia delle radici tra pagine e televisione

Con “Le città identitarie”, pubblicato con Rai Libri, attraversa venti regioni alla scoperta dei luoghi e dei personaggi che hanno costruito l’immaginario nazionale. Un racconto che prosegue in televisione con la seconda stagione di “Radix”, su Rai 3

Partiamo dal titolo del volume appena uscito per Rai Libri, “Le città identitarie”: che cosa significa questa espressione e da dove nasce l’idea del libro?

È un viaggio nei luoghi e, soprattutto, nei personaggi che hanno contribuito a formare l’identità del nostro Paese. L’idea nasce dal desiderio di riscoprire le storie custodite nella provincia italiana e di far conoscere figure che hanno lasciato un segno profondo nel nostro immaginario culturale.

“Le città identitarie” attraversa venti regioni e altrettante città o piccoli comuni. Come ha scelto i luoghi da raccontare e le figure capaci di rappresentarne l’identità?

Sono partito anche da luoghi che conosco e ai quali sono legato: Pomezia, dove sono nato e cresciuto, La Maddalena, che è il mio luogo d’elezione in Sardegna, e altre città incontrate nel mio percorso personale e professionale. Ma questa è soltanto una prima tappa, perché in Italia ci sono quasi ottomila comuni e la grande maggioranza ha meno di quindicimila abitanti. Si può arrivare a Pizzo Calabro senza sapere che proprio lì morì Gioacchino Murat, oppure visitare Loano senza conoscere le storie straordinarie legate a quel territorio. Il libro vuole far riscoprire queste piccole chicche che compongono l’identità del nostro Paese. Racconto eroi, santi, navigatori, condottieri, artisti e scrittori: tutte quelle figure che hanno costruito l’immaginario italiano.

Tra i tanti protagonisti del libro, c’è un personaggio che l’ha particolarmente sorpresa durante il lavoro di ricerca?

Sono molti i personaggi che mi hanno colpito, ma penso soprattutto a Enea e al suo legame con i territori di Pratica di Mare. Enea approda in quel territorio per fondare l’antica Lavinium, destinata a diventare la culla di Roma e dell’Occidente. Fuggendo da Troia, porta sulle spalle il vecchio padre Anchise e tiene per mano il giovane figlio Ascanio: il passato e il futuro. Questa è l’identità. Enea rappresenta il nostro viaggio lungo un percorso che nasce nel passato e ci conduce verso il futuro.

Come ha conciliato il rigore della ricostruzione storica con il ritmo del racconto?

Il lavoro è stato seguito e verificato con grande attenzione, ma il mio obiettivo era anche quello di accendere la curiosità del lettore. Chi legge deve avere voglia di andare a Chioggia per scoprire la storia del suo antico orologio, di conoscere l’ammiraglio della battaglia di Lepanto legato a Loano oppure di arrivare a Rovereto e approfondire la vicenda di Ettore Tolomei. Ogni luogo nasconde storie importanti, che potrebbero diventare film o grandi racconti. L’Italia è piena di città legate a personaggi straordinari che spesso non conosciamo.

La cultura e il racconto dei personaggi che li hanno resi celebri possono diventare strumenti concreti di rinascita?

Assolutamente sì. Il turismo culturale è molto importante e, quando si organizza un festival, si mettono in movimento numerosi comparti dell’economia. Il mio sogno è che in tutte le città italiane possano nascere festival dedicati al racconto delle loro identità. Vorrei che l’Italia dei borghi e della provincia diventasse un unico, grande festival diffuso.

Quale immagine del nostro Paese emerge dalle pagine del libro?

Emerge un’immagine straordinaria. L’Italia è un Paese formato dal DNA di tanti popoli che si sono incontrati e uniti. Questa ricchezza si ritrova anche nelle persone che hanno lasciato il segno. Nel libro troviamo il grande scultore, ma anche l’artigiano; il condottiero e la santa; la regina e il contadino. Sono tutti personaggi che, insieme, formano l’italianità e il nostro immaginario culturale.

Dal libro alla televisione: su Rai 3 è tornato “Radix”. Qual è il filo che unisce il volume e il programma e che cosa distingue, invece, i due linguaggi?

Il filo conduttore è il viaggio nei territori e nelle storie delle persone che hanno dato loro un’identità. In televisione, però, il racconto assume un linguaggio diverso e procede quasi a tempo di musica. Con la regia di Ciro D’Aniello e le musiche originali di Sergio Colicchio, la narrazione unisce immagini, parole, teatro e musica. Come accadeva in “Inimitabili”, anche “Radix” affianca un registro teatralizzato a uno giornalistico. È il mio modo di raccontare: portare nel linguaggio televisivo elementi del teatro, della musica e dell’approfondimento.

Quali novità caratterizzano questa seconda stagione di “Radix”?

La principale novità è la scelta di raccontare ciascuna città attraverso due personaggi. Due figure diverse, ma entrambe capaci di rappresentare l’identità e la storia di quel luogo. Nel corso delle puntate ci saranno inoltre nuovi incontri e ospiti legati ai territori e al mondo della cultura e dello spettacolo.

Dopo aver attraversato l’Italia con la scrittura e con la telecamera, che cosa ha scoperto del nostro Paese e quale consapevolezza vorrebbe lasciare ai lettori e agli spettatori?

Conosco bene l’Italia e la attraverso ogni settimana per i miei diversi progetti culturali. Ogni volta ho la conferma di quanto siamo fortunati. Dobbiamo amare questo Paese ed essere fieri di vivere in quella che considero la nazione più bella del mondo. Non esiste un altro Paese come l’Italia. Dobbiamo esserne consapevoli, proteggerne la bellezza e tramandarla alle nuove generazioni.

Prix Italia 2026

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L’autenticità dell’idea

«La forza del nostro concorso è che accoglie e mette sullo stesso piano giganti mondiali e piccoli broadcaster nazionali. E ogni anno scopriamo che quella “scintilla”, quel guizzo di coraggio che spinge a esplorare strade mai battute, non ha confini geografici» racconta al RadiocorriereTv il Segretario Generale del Prix Italia, in programma a L’Aquila dal 28 settembre al 2 ottobre

78° Prix Italia, la prima volta all’Aquila…

Per noi questa non è semplicemente una trasferta o una cornice prestigiosa, ma una scelta strategica e di profonda condivisione in collaborazione con la Regione Abruzzo e il Ministero degli Affari Esteri, e una stretta collaborazione con il Comune. Arrivare all’Aquila sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica significa immergere la più grande comunità radiotelevisiva mondiale in un laboratorio vivente. La rinascita di questa città non è solo un fatto urbanistico, ma un manifesto culturale. Portare qui i delegati internazionali significa mostrare come una comunità abbia saputo riappropriarsi del proprio senso di comunità, trasformando la ricostruzione in una forma d’arte, in un’alleanza tra memoria storica e futuro. Mostreremo al mondo un’Italia che non si piange addosso, ma che progetta il domani con un’energia creativa straordinaria.

Cosa comunica l’immagine scelta per il manifesto 2026 e il claim Play Human?

Un performer a mezz’aria in un salto, il telefono che gli sfugge di mano dalle mani o forse lo lancia apposta, verso il cielo. Dietro il profilo del Gran Sasso e il colore dell’oro rosso d’Abruzzo, lo zafferano. Play Human suona come una sfida lanciata a chiunque pensi che la tecnologia debba per forza prendere il posto della creatività umana. Qui l’idea è opposta: giocarsela insieme, lasciare che gli strumenti amplifichino quello che di umano resta insostituibile. Ed è un invito che parte dal racconto dei territori, per mettere insieme generazioni e sensibilità lontanissime tra loro attorno allo stesso gesto creativo: mettersi ancora in gioco, insieme.

Che settimana sarà?

Cinque giorni, dal 28 settembre al 2 ottobre, nel cuore pulsante della città, con il Village allestito attorno all’Auditorium del Parco di Renzo Piano, con uno studio-cupola radiofonico trasparente aperto al pubblico, con le proiezioni e gli incontri al Teatro San Filippo. La prima serata è affidata a due abruzzesi d’eccezione, Bruno Vespa in dialogo con Gianni Letta in occasione dei 30 anni di “Porta a Porta”. Tutte le giornate cominceranno con “Unomattina” che sarà in diretta su Rai 1, mentre la TGR dedica uno speciale su Rai 3 nazionale tutti i pomeriggi, e Radio Rai copre ogni fascia oraria, da “Radio Anch’io” a “Caterpillar”, da “Tutta la città ne parla” a Isoradio, fino a uno speciale de “La Lingua Batte”. Presentiamo il nuovo canale “Italiana” con un evento serale pieno di ospiti, immagini e grande musica firmato dal Day Time e, grazie al supporto del MAECI, parleremo di umanesimo tecnologico nell’era dell’IA, coinvolgendo eccellenze del territorio uniche al mondo. Sempre con un occhio al mondo, Rai Italia sarà presente ogni giorno con “Casa Italia” oltre all’appuntamento ormai tradizionale con “Paparazzi”. Quattro le anteprime: per Rai Fiction “Celestino V” con Michele Placido, Rai Cinema con “La Ragazza con la Leica” di Alina Marazzi, “Le meraviglie dell’Aquila” di Rai Documentari e, per la Direzione contenuti digitali e transmediali, “Scuola di Danza” con Eleonora Abbagnato. Di “Play Human” parlano anche Padre Paolo Benanti e Giovanni Scifoni; per i più giovani si va crescendo di età da Rai Kids con il laboratorio di Pera Toons ai Mestieri della TV, ai podcast fino al confronto sulla disinformazione con IDMO e l’Ufficio Studi. Insomma, cinque giorni fitti di eventi in diretta, tutti concentrati su un’unica città.

Qual è il focus dell’edizione di quest’anno?

L’umanesimo digitale corre come filo conduttore lungo tutto il programma, l’idea che tecnologia e creatività possano produrre esperienze culturali condivise, senza che una schiacci l’altra. Accanto c’è il racconto dei territori, con L’Aquila e l’Abruzzo protagonisti veri e non semplice cornice: un paesaggio ancora fiabesco che si candida come uno dei poli più avanzati d’Italia su innovazione e ricerca.

Corey Baker Presidente del Prix Italia 2026…

Corey Baker attraversa la danza e la cultura pop con la stessa naturalezza, ed è esattamente lo sguardo che serve a un’edizione come questa che ha l’ambizione di parlare a generazioni diverse. Le sue coreografie sono diventate virali ben oltre il mondo della danza, dalla “Dead Dance” di Lady Gaga per “Mercoledì” di Tim Burton fino all’attesissima serie di Harry Potter. Ed è lo stesso Corey Baker che nel 2021 il Prix Italia aveva premiato per “Swan Lake Bath Ballet”, il “Lago dei Cigni” girato nelle vasche da bagno di 27 étoile durante il lockdown. Il suo lavoro dimostra una cosa che ci interessa da vicino: oggi un gesto artistico diventa contenuto mediale nel giro di poche ore, ed è proprio questa sensibilità che porterà al tavolo di giurati di altissimo profilo, per riconoscere e premiare il meglio delle produzioni mondiali. Tra i finalisti, nella sezione Digital Multimedia, anche la Rai con “Techegram”, il format di che trasforma l’immenso archivio storico di Rai Teche in un’esperienza social ironica e contemporanea con Fabrizio Biggio.

Come vivono l’Italia i delegati? Cosa scoprono?

I delegati internazionali sono professionisti della narrazione visiva e sonora: sanno guardare oltre le apparenze. Quando arrivano in una città come L’Aquila, ne percepiscono immediatamente l’anima profonda. Non subiscono il fascino passivo della cartolina turistica, ma restano colpiti dalle storie umane, dalla vitalità di una piazza che riapre, dalla determinazione dei giovani che hanno deciso di investire qui il proprio futuro. Questa immersione nell’Italia più autentica e vibrante è ciò che rende il festival unico. I delegati non tornano a casa solo con un ricordo, ma con una nuova chiave di lettura del nostro Paese che apre a future collaborazioni.

Cosa ti ha insegnato il Prix in questi anni?

Il Prix mi ha insegnato che, nonostante l’evoluzione vertiginosa dei mezzi tecnologici, la vera differenza la fa ancora l’artigianato del pensiero. Puoi avere a disposizione i budget più imponenti o gli effetti speciali più avanzati, ma se manca l’intuizione originale, l’opera resta senz’anima. La forza del nostro concorso è che accoglie e mette sullo stesso piano giganti mondiali e piccoli broadcaster nazionali. E ogni anno scopriamo che quella “scintilla”, quel guizzo di coraggio che spinge a esplorare strade mai battute, non ha confini geografici. È l’autenticità dell’idea che continua a emozionarci ed è la lezione più bella che porto con me edizione dopo edizione. Internamente sono grata alla Rai per questa opportunità, la possibilità di lavorare e cooperare con le Direzioni più disparate, da quelle produttive e amministrative a quelle organizzative ed editoriali, imparando sempre da competenze diverse e trasformando le idee in progetti condivisi.