Il vicino di casa perfetto
«È un uomo normale, non un supereroe» racconta l’attore del suo personaggio, Giovanni Buonvino, un uomo lontano dall’idea del “maschio alfa”. Due prime serate, il 7 e il 14 maggio su Rai 1, ispirate ai romanzi di Walter Veltroni
Partiamo da Buonvino: qual è la novità di questo personaggio?
È un uomo normale, non un supereroe. Fa bene il suo lavoro senza bisogno di mettersi in mostra. Mi piace pensarlo come parte di quella maggioranza silenziosa che esiste nel nostro Paese. Ha una forte etica professionale e cerca la giustizia, non il giustizialismo. Conosce la differenza tra autorità e autorevolezza.
Che tipo di investigatore è?
Non si limita alla logica o alla competizione. Cerca di capire le persone, le emozioni, gli istinti. È un “neopatologo dei sentimenti”, capace di leggere le dinamiche emotive, familiari, lavorative. Non è violento, non è aggressivo, è uno che ascolta molto e si mette in dubbio. Non ha mai certezze assolute, e questo gli permette di lasciare aperte più possibilità e di arrivare alla verità.
Un modello controcorrente rispetto a quello dominante…
Sì, decisamente. Negli ultimi anni si è spesso puntato sull’immagine dell’uomo forte, decisionista, ma essere “uomini” non significa aderire a quel modello. Oggi vediamo anche il ritorno di un certo machismo, soprattutto in politica, ma questa immagine si scontra con la realtà di tanti uomini che sono padri presenti, più coinvolti nella vita familiare rispetto al passato.
Il personaggio nasce dalla penna di Walter Veltroni: che rapporto avete avuto?
Molto semplice e diretto. Ci siamo incontrati a Villa Borghese e abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Mi ha raccontato il personaggio, ma senza mai essere invasivo. È stato molto rispettoso anche sul set: veniva, osservava, ma senza intervenire. Spero di aver restituito il suo Buonvino, che è un personaggio molto amato.
E lui ha apprezzato il risultato.
Sì, e questo mi ha fatto davvero piacere, perché era la cosa che mi preoccupava di più: riuscire a coglierne l’essenza.
Oltre a Buonvino, un’intera squadra di personaggi molto definiti.
Sì, ed è uno degli aspetti più interessanti. Sono tutte persone comuni, realistiche, come quelle che incontriamo ogni giorno. Non ci sono “cattivi” lontani da noi: sono storie in cui è facile riconoscersi.
Villa Borghese è invece una protagonista assoluta.
È un microcosmo dentro la città. Appena entri, lasci fuori il caos e ti ritrovi in uno spazio sospeso, pieno di arte e natura. È sorprendente che sia stato così poco raccontato dal cinema, perché è un luogo ricchissimo, vivo, attraversato da turisti, famiglie, sportivi. Un contesto perfetto anche per un giallo, “macchiato di verde”.
Nel racconto c’è anche una componente cinematografica forte. Come avete cercato di creare queste atmosfere?
È un omaggio al grande cinema italiano. Non è stato semplice inserirla per questioni di diritti, ma il risultato è molto efficace, soprattutto nel passaggio dal colore al bianco e nero.
Se dovesse associare Buonvino a un film?
Direi “La grande bellezza”. Come il protagonista, anche questo commissario è un osservatore della città: non si lascia travolgere completamente, mantiene uno sguardo laterale. È affascinato dalla bellezza, pur restando una persona sobria, poco attenta al proprio aspetto.
Che tipo di uomo è, al di là del lavoro?
Uno a cui piacciono le cose belle, anche gli oggetti del passato. Non è perfetto, è un po’ goffo, a volte insicuro. Ma sono proprio questi difetti a renderlo umano. Io, personalmente, gli voglio già bene.
Su cosa sta lavorando adesso?
Ho appena concluso una tournée teatrale con “L’amante” di Harold Pinter, per la regia di Veronica Cruciani e con Simonetta Solder, sto girando una nuova serie per la Rai. Poi spero di riuscire a prendermi un’estate più tranquilla.
La passione per il suo lavoro è la stessa degli inizi?
È cambiata, è diventata più matura. Non è più totalizzante come quando avevo 25 anni: oggi ho una famiglia, dei figli, e il tempo libero lo dedico a loro e agli amici. Però quando lavoro lo faccio con la stessa concentrazione e lo stesso impegno. È un equilibrio diverso.
Dove trova la bellezza?
Nella natura. Il mare, la montagna, i parchi. Anche oggi, in un giorno libero, ho fatto un giro in bicicletta, una passeggiata proprio a Villa Borghese, poi un pranzo con un amico e mio figlio. La natura riesce sempre a riconciliarmi con tutto.