FEDERICO RUFFO

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Mi manda Rai Tre in prima serata

Due appuntamenti speciali di uno dei programmi più amati del Servizio Pubblico, martedì 8 e mercoledì 15 settembre, dedicati al cibo e alle truffe. Il conduttore al RadiocorriereTv: «Il nostro compito non è mai quello di dire a chi ci segue cosa comprare o non comprare, di sindacare sul portafogli delle persone, ma di fornire tutte le informazioni e dare l’opportunità di una scelta consapevole»

Forte di un successo sempre crescente, “Mi manda Rai Tre” arriva in prima serata con due appuntamenti speciali, l’8 e il 16 settembre. Cosa vedremo?

Abbiamo concepito le due prime serate come appuntamenti che raccontano quello che è stato il nostro viaggio recente. Ci siamo concentrati sulle inchieste, che sono il cuore di “Mi manda Rai Tre”, e abbiamo creato due puntate monografiche: la prima è dedicata al cibo, uno dei temi che più riscuotono l’interesse del pubblico…

Cosa scopriremo?

Ad esempio come in alcuni mercati rionali, all’alba, quando nessuno guarda, viene gestita la merce che poi è venduta sui banchi. Ci siamo appostati sui tetti dei palazzi che li circondano per vedere come a volte viene trattata la carne: scopri che è macellata direttamente sul camion, che cade sull’asfalto e poi viene raccolta, che viene lasciata per ore fuori dalla catena del freddo in attesa di essere messa in vendita, con i piccioni che entrano ed escono dai camion dove sono custoditi quarti di manzo. Abbiamo scoperto anche come la carne prossima alla scadenza venga talvolta tolta dalla confezione e nuovamente etichettata e impacchettata.

È possibile riconoscere questa carne?

Un segnale è l’asterisco che potremmo trovare accanto al numero di lotto, inserito per poter manomettere la macchina etichettatrice. E poi c’è il colore dovuto all’ossidazione, perché più ore la carne rimane a contatto con l’aria, più diventa marrone. Per non farla percepire vecchia, le luci del reparto macelleria sono spesso rosse, colore che copre, almeno al banco, l’effetto marrone.

Telecamere puntate anche sugli “all you can eat”…

Ci chiediamo come sia possibile mangiare pesce di qualità a 15,90 euro. La risposta è una, barando. Siamo stati nelle cucine, trovando esattamente la situazione che immaginavamo: pesce di pessima qualità non abbattuto, cosa che ti espone a rischi enormi, perché niente ti può uccidere più velocemente e con più dolore. Abbiamo trovato celle frigorifere con escrementi di topi, blatte che giravano nei magazzini della carne. Mostriamo il peggio per fornire tutti gli elementi a chi ci segue. Il nostro compito non è mai quello di dire a chi ci segue cosa comprare o cosa non comprare, di sindacare sul portafogli delle persone, ma di fornire tutte le informazioni e dare l’opportunità di una scelta consapevole.

Cosa accadrà invece nel secondo appuntamento?

Abbiamo deciso di occuparci dei furbetti d’Italia partendo da un’inchiesta di cui siamo particolarmente orgogliosi dedicata a tutti quei concorsi universitari che in queste stagioni abbiamo scoperto essere quantomeno sospetti, se non in alcuni casi accertati come alterati. E la cosa peggiore che si possa fare è alterare il merito. Torneremo poi sui parcheggi truffa, a Roma come a Napoli e a Taranto, negli aeroporti come nei centri storici. Vedremo anche come siamo pronti a indignarci di fronte alle irregolarità altrui e ad autoassolverci per le nostre. Ci occuperemo quindi dell’esplosione degli affitti: trovare casa è complicatissimo e se hai necessità di farlo diventi una preda facilissima. Anche una sistemazione, che un tempo non avresti considerato nemmeno come garage, all’improvviso arriva a essere papabile. Scopriremo come vengono proposte soluzioni surreali che sono ben oltre il codice penale. Le nostre inchieste mostrano come di fronte a uno stato di necessità, ci sia sempre qualcuno pronto ad approfittarsene.

Che cosa significa fare inchiesta rimanendo sempre dalla parte della gente?

Andare a casa la sera sapendo di aver fatto la cosa che percepisci come giusta. E salvo rare eccezioni sappiamo sempre qual è la parte giusta di una storia. Questo anche quando il codice penale o quello civile non ti darebbero ragione del tutto. Nel tempo ci siamo strutturati, mantenendoci leali e fedeli al racconto, senza forzare la mano: non emettiamo sentenze ma documentiamo quello che c’è.  Ci sono volte in cui il cattivo di una storia è piuttosto palese, e così gli andiamo a chiedere conto di quello che ha fatto. Il pubblico ha imparato ad apprezzare anche il nostro essere terzi nel raccontare.

Da sei anni sei alla guida del programma. Come sono cambiate, nel tempo, le emergenze che riguardano i consumatori?

Oggi c’è una consapevolezza di gran lunga maggiore di quanto invece non accadeva un tempo, e così anche “Mi manda Rai Tre” ha dovuto cambiare la propria narrazione giornalistica. Il cittadino, anche grazie all’evoluzione tecnologica, conosce meglio i propri diritti. Truffe come quella, notissima, delle bollette pazze, non sarebbero più possibili. Puoi fare la lettura da remoto, controllare, chiamare il servizio clienti. D’altro canto, quella stessa tecnologia che rende oggi impossibili truffe e raggiri, ne ha generati altri. Il consumatore, oggi, percepisce come un diritto anche sapere come vengono spesi i soldi delle tasse che paga. La consapevolezza è aumentata anche in materia di pubblicità e marketing. Chi acquista è diventato, come dire, un animale da laboratorio e quando lo avverte si pone alcune domande. Entrando nei supermercati vediamo che hanno quasi tutti la stessa struttura: la sequenza delle categorie merceologiche esposte non è casuale. Frutta e verdura sono all’inizio: sono coloratissime e danno un senso di salute quando il carrello è ancora vuoto. Il reparto vino ha pavimento e pareti di colori differenti dal resto, un color legno che ricrea l’effetto cantina. Quello delle birre e delle bibite gassate è sempre accanto alle patatine. Alla cassa, al termine di un percorso molto lungo tra gli scaffali, trovi mille prodotti con i quali “premiarti”, con i dolciumi all’altezza degli occhi dei bambini. Tutto è studiato alla perfezione. L’importante è esserne consapevoli.

Come te la cavi tra le corsie del supermercato?

Ormai i miei riflessi sono allenati, ma non riesco ad arrivare alla cassa senza essere fermato da almeno trenta persone che vogliono sapere se un acquisto è giusto oppure sbagliato. Non posso assumermi la responsabilità di dirti di mangiare una cosa piuttosto che un’altra, ma solo di prestare sempre attenzione, perché fare la spesa è cosa particolarmente delicata. C’è sempre la corresponsabilità di chi produce, distribuisce e vende il prodotto, insieme a quella di chi lo acquista. Il prodotto, infatti, funziona solo quando viene richiesto dal mercato.

Da fine settembre la nuova stagione del programma, il sabato e la domenica mattina, cosa bolle in pentola?

In realtà, visti i risultati della scorsa stagione, abbiamo pensato che non fosse il caso di rivoluzionare nulla. E soprattutto, una cosa che ho imparato da quelli più bravi e con più esperienza, è che i cambiamenti non si fanno mai da una stagione all’altra, ma nel corso dell’annata, perché la televisione è anche abitudine e affezione. Se i risultati sono stati buoni, quindi la gente è affezionata, stravolgere tutto non serve.

 

NUOVA STAGIONE

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Il Paradiso delle Signore

Torna l’atteso appuntamento quotidiano. Da lunedì 7 settembre alle ore 16.05 su Rai 1

Appuntamento con “Il Paradiso delle Signore”, la fortunata serie daily di Rai 1, che inaugura la sua nona stagione con 160 nuovi episodi in prima visione, in onda da lunedì 7 settembre alle 16.05. La serie, prodotta da Rai Fiction, Rai Com e Aurora TV, si apre alla vigilia del Sessantotto, in un’Italia attraversata da una profonda trasformazione culturale e sociale. Questo spirito entra anche nel mondo de Il Paradiso delle Signore”, dove una nuova generazione di protagonisti porta con sé sogni, inquietudini e aspirazioni, diventando il volto di un Paese che sta cambiando e il motore delle storie della serie. A interpretare questa svolta sono sette nuovi personaggi, affidati a sette attori, in gran parte al loro esordio. Le loro storie si intrecciano con quelle dei protagonisti storici, sullo sfondo di eventi che hanno segnato un’epoca, come i movimenti studenteschi, la trasformazione dei rapporti tra genitori e figli e la crescente consapevolezza, da parte delle donne, del proprio ruolo nella società. Carla Corsi, interpretata da Lavinia Longhi, è una donna ambiziosa e determinata, che dopo essere rimasta vedova, conduce brillantemente gli affari di famiglia ed è pronta a sfidare apertamente la Contessa Adelaide, con cui ha più di un conto in sospeso. Al suo fianco, il figlio Iacopo (Alessio D’Ortenzi), stilista talentuoso e visionario legatissimo alla madre e la figlia Diana (Ksenia Borzak), giovane inquieta e anticonformista, insofferente ai rigidi schemi della borghesia e determinata a trovare una propria strada. Il loro arrivo non rappresenta soltanto una nuova rivalità imprenditoriale, ma spezza gli equilibri all’interno della famiglia Guarnieri. Dopo la partenza di Irene, la nuova capoc ommessa Elisa Croce, interpretata da Agnese Lorenzini, dal carattere rigoroso, preciso e inflessibile, è chiamata a guidare le Veneri in una fase di profondo rinnovamento. Insieme a lei entra Valter (Antonio Ferrante), il nuovo magazziniere: un ragazzo gentile, affascinante e animato da un forte senso della giustizia sociale, che nasconde un passato ancora poco chiaro, destinato a riemergere. Anche le Veneri si rinnovano con l’arrivo di Lia Mandalà (Anita Lucenti), siciliana, brillante e istintiva che dietro al sorriso è pronta a sfidare ogni regola e Simona Galbiati (Francesca Masini) riservata, educata e disciplinata che cercherà di recuperare il suo sogno di diventare ballerina. Alla guida del grande magazzino ritroviamo Marcello Barbieri, Roberto Landi e Marta Guarnieri, affiancati da Matteo Portelli. Delia, invece, oltre a prepararsi al matrimonio con Gianlorenzo Botteri, potrà dedicarsi all’attività di parrucchiera mentre, dopo un’estate avventurosa, Irene e Johnny tornano a Milano, pronti a costruire un futuro insieme senza rinunciare al desiderio di libertà che caratterizza la loro generazione. Alla Galleria Milano Moda, Odile deve ripartire con un nuovo stilista e affrontare le difficoltà finanziarie legate alla Banca Guarnieri. In Villa Guarnieri, gli equilibri sono sempre molto delicati e un’improvvisa rivelazione aprirà la strada ad un ritorno inaspettato: quello di Riccardo Guarnieri (Enrico Oetiker), che rientra a Milano dopo una lunga assenza. Cosa lo ha riportato a casa? E, soprattutto, da cosa sta cercando di fuggire? A oltre dieci anni dal debutto in prima serata, “Il Paradiso delle Signore” si conferma uno degli appuntamenti più amati dal pubblico e una delle serie italiane più esportate nel mondo. Nel corso degli anni si è affermata anche come una vera fucina di talenti, contribuendo a lanciare una nuova generazione di attori, tra cui Giusy Buscemi, Cristiano Caccamo, Giulia Vecchio, Giancarlo Commare, che proprio sul set della serie hanno mosso i primi passi della loro carriera.

Ore 14 con Salvo Sottile

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Ritorna da lunedì 7 settembre l’appuntamento con il popolare programma di Rai 2. E a partire da giovedì 24 ritorna in prima serata “Ore 14 Sera”

“Ore 14” torna così in onda nel solco di un’identità incancellabile, da lunedì 7 settembre. Il doppio appuntamento, giorno e sera, seppur con due linguaggi diversi, mantiene la stessa idea di fondo: raccontare i fatti e approfondirli. Alla guida, Salvo Sottile. “Ore 14” giorno arriverà ovunque ci sia una notizia in tempo reale, dato che la grande forza della Rai è il racconto di quello che succede nel momento in cui succede. Se la cronaca irrompe da sempre nelle nostre vite e ne scandisce il tempo, “Ore 14” quel tempo lo racconterà in presa diretta. Senza mai perdere il senso dell’imprevisto che appartiene alla cronaca.
Da questa nuova edizione il programma sarà ancora più fuori dallo studio per andare nei luoghi in cui tutto avviene. Ogni giorno ci saranno collegamenti, inviati sul posto, testimonianze in diretta, documenti, il racconto dei processi, delle indagini in corso. E in studio spazio alle domande che rimangono in sospeso e cercano una risposta. Nel serale arriva il tempo dell’approfondimento. Tra gli ospiti ci saranno giornalisti, magistrati, avvocati, investigatori, esperti, ma soprattutto le persone che quella storia l’hanno vissuta. Meno salotto e più strada, le storie prima delle opinioni: è lo stile di Salvo Sottile anche al giovedì sera. “I programmi dal fascino consolidato sono, per loro natura, dinamici, capaci di evolvere e trasformarsi continuamente – afferma Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento Rai – Il nostro compito, il compito di un editore, è accompagnare questo cambiamento senza perdere di vista ciò che rende un programma riconoscibile e autentico: la sua identità, la sua storia e il rapporto di fiducia costruito nel tempo con il telespettatore. È proprio nell’equilibrio tra continuità e cambiamento che si misura la capacità di un programma di rimanere contemporaneo, vivo e capace di parlare al proprio pubblico”. La squadra di “Ore 14” è in campo. “La cronaca è il racconto del Paese – dice Salvo Sottile – noi cercheremo, attraverso la cronaca, di raccontare anche un pezzo della nostra società. Molti programmi di approfondimento si occupano di cronaca nera. La nostra differenza sarà nello stile e nella cifra del racconto, la mia, quella degli autori, degli inviati e di chi lavora sul posto. Quello che vorremmo fare è non anticipare le opinioni rispetto ai fatti. Spesso si parla dei fatti senza conoscerli e si esprimono immediatamente delle opinioni. Noi vorremmo compiere il percorso inverso: prima conoscere i fatti e poi esprimere le opinioni. Non vogliamo costruire tribunali televisivi, perché il rischio, in programmi come questi, è sempre presente. Vogliamo offrire al telespettatore delle chiavi di lettura e cercare di portare un contributo in più”. Con “Ore 14 Sera”, dal 24 settembre in prima serata, spazio all’approfondimento, alle inchieste, ai grandi casi di cronaca, ai gialli irrisolti – con la ricostruzione dettagliata dei delitti e dei casi giudiziari – e anche alle storie di chi viene dimenticato e combatte per avere giustizia.

ELEONORA DANIELE

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“Le cose che non sai”, le radici familiari diventano racconto televisivo

La conduttrice approda alla divulgazione storica e genealogica con la nuova prima serata di Rai 3, al via giovedì 10 settembre alle 21.20. Ospiti della prima puntata Claudia Gerini e Massimo Giletti. Un debutto che si affianca al ritorno di “Storie Italiane” dal 7 settembre su Rai 1 e alla conferma autunnale di “Storie di sera”

“Le cose che non sai” segna il suo esordio in un nuovo genere televisivo. Come nasce questo progetto e che cosa l’ha conquistata fin dall’inizio?

Mi ha conquistato tutto quello che stiamo scoprendo. Mi ha incuriosita la possibilità di entrare nelle storie familiari attraverso gli alberi genealogici, i documenti, le lettere e le fotografie. È un viaggio che permette di riportare alla luce vicende spesso rimaste nascoste per molto tempo.

Alberi genealogici, documenti, lettere e fotografie richiedono un lavoro di ricerca molto accurato. Quanto è stato impegnativo ricostruire queste storie?

È un lavoro immenso, che richiede grande attenzione e responsabilità. Quello che ricostruiamo riguarda anche ciò che abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri figli. Mi piaceva inoltre l’idea di attraversare una parte della storia contemporanea con le donne, i genitori e le famiglie di personaggi molto conosciuti. Sono storie che mi hanno coinvolta e, in alcuni casi, anche profondamente colpita.

Come dialogano scienza, memoria e racconto televisivo?

 

Il racconto televisivo passa attraverso diversi elementi. Grazie alle Teche della Rai sono stati trovati filmati incredibili, legati anche all’infanzia dei genitori o dei nonni dei protagonisti. Ci sono poi immagini e materiali inediti che permettono di ricostruire le storie delle famiglie. È un lavoro realizzato attraverso gli inviati, i filmmaker, i giornalisti, i registi e i ricercatori di immagini. Tutte queste professionalità continuano ad avere un ruolo fondamentale nella costruzione del racconto televisivo. Mi fa paura pensare che un giorno un lavoro così importante possa essere sostituito da macchine senz’anima.

Attraverso quali criteri sono stati scelti i protagonisti delle diverse puntate?

Si è lavorato molto sulla scelta dei personaggi. Alcuni avevano storie familiari significative da riportare alla luce, altri desideravano da tempo approfondire le proprie origini e conoscere meglio il percorso della loro famiglia. Per partecipare a un progetto del genere bisogna donarsi molto. Non è facile, perché significa parlare di sé, dei propri genitori, dei nonni, della propria storia e anche delle difficoltà che la famiglia ha dovuto affrontare.

È emersa qualche scoperta capace di cambiare o arricchire l’immagine pubblica che avevamo di uno dei protagonisti?

Alcune storie mi hanno davvero sorpresa. Con alcuni dei protagonisti mi sono lasciata andare e anche io e ho vissuto almeno due momenti di grandissima emozione. Ho visto lacrime, ascoltato racconti intensi e condiviso emozioni profonde. È stata un’esperienza molto bella, soprattutto dal punto di vista umano. Mi sono affezionata ad alcuni dei percorsi che abbiamo compiuto insieme.

Che cosa vorrebbe restasse al pubblico al termine di ogni puntata?

Vorrei che restassero soprattutto il senso del superamento e la possibilità di identificarsi nelle storie raccontate. Quando guardiamo un film, una sitcom o qualsiasi prodotto audiovisivo, spesso ci riconosciamo nei personaggi. In questo programma l’identificazione assume anche un valore storico. Il pubblico può ritrovare qualcosa di sé nella vicenda di un nonno, di un genitore, di un trisavolo o di un cugino. Accanto all’identificazione c’è il superamento. Le storie mostrano come sia possibile attraversare un avvenimento doloroso o una tragedia e andare oltre. Il tempo aiuta a superare ciò che è accaduto, ma andare oltre non significa dimenticare. Significa conservare la memoria storica e riconoscerne il valore per il nostro presente e per la nostra democrazia.

Per lei si annuncia un autunno particolarmente intenso, con il ritorno di “Storie Italiane” e “Storie di sera” accanto a questa nuova prima serata. Come si prepara a conciliare impegni, linguaggi e registri televisivi così diversi?

In realtà utilizzo sempre la stessa modalità di conduzione, anche se cambiano le storie, gli orari e i programmi. Naturalmente si tratta di linguaggi e registri televisivi molto diversi e può cambiare il tono con cui si affronta un argomento. Rispetto alla cronaca, per esempio, in alcuni racconti può esserci un differente tipo di leggerezza. Credo però che il segreto stia nello scandire i ritmi e, soprattutto, nel comprendere davvero ciò che si sta ascoltando. Non si può affrontare tutto con leggerezza, così come non si può affrontare tutto con pesantezza. Bisogna riconoscere i chiaroscuri e dipingere il proprio quadro. È quel quadro che poi mostriamo al pubblico attraverso tutte le sue sfumature.

 

NOVITA’

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E i figli dopo di loro

Disponibile in esclusiva su RaiPlay il nuovo film scritto e diretto da Ludovic e Zoran Boukherma, tratto dall’omonimo romanzo di Nicolas Mathieu

Presentato in Concorso all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film ha conquistato il Premio Marcello Mastroianni per l’interpretazione di Paul Kircher, protagonista di un racconto che osserva il passaggio dall’adolescenza all’età adulta sullo sfondo della provincia francese degli anni Novanta. La vicenda ci porta all’agosto 1992. Anthony ha quattordici anni e trascorre l’estate con il cugino sulle rive di un lago, in una valle dell’est della Francia dove gli altiforni spenti e le fabbriche abbandonate raccontano il declino di un’intera comunità. L’incontro con Stéphanie, più grande di lui, cambia il corso di quell’estate e inaugura una stagione di primi amori, desideri e illusioni destinata a lasciare un segno profondo. Parallelamente emerge la figura di Hacine, giovane ribelle che finirà per intrecciare il proprio destino con quello di Anthony e Stéphanie. Nell’arco di quattro estati consecutive, il film segue la crescita dei suoi protagonisti mentre affrontano le differenze sociali, il peso delle origini, i rapporti familiari e il difficile passaggio verso l’età adulta. Pur mantenendo intatto lo sguardo che attraversa il romanzo di Nicolas Mathieu, Ludovic e Zoran Boukherma scelgono un linguaggio cinematografico personale. Più che ricostruire un’epoca, scelgono di raccontare una generazione sospesa tra la fine dell’infanzia e l’inizio della vita adulta. Anche il lavoro sui personaggi riflette questa prospettiva. Anthony diventa una figura più introspettiva e vulnerabile rispetto al romanzo. Stéphanie (Angelina Woreth) conserva il fascino di un personaggio volutamente inafferrabile, mentre Hacine (Sayyid El Alami) incarna la rabbia e il senso di esclusione di una generazione cresciuta ai margini. “E i figli dopo di loro” è scritto e diretto da Ludovic e Zoran Boukherma ed è tratto dal romanzo di Nicolas Mathieu.

 

ANTONELLA CLERICI

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Nei miei programmi passa la vita

Quarant’anni di Rai, decine di trasmissioni di successo, un rapporto di fiducia e affetto costruito nel corso degli anni con il pubblico. La popolare conduttrice torna su Rai 1 con “È sempre mezzogiorno!” (da lunedì 7 settembre) e con “Suzuki Jukebox – La Notte delle Hit” (venerdì 11 e sabato 12). Le ricette, le parole e la musica per raccontare ciò che siamo

Questa settimana ritrova il suo pubblico di mezzogiorno e quello della prima serata, tutto rigorosamente in diretta. È pronta?

Sono pronta (sorride). Sono contenta di ritrovare il pubblico, perché io amo il mio lavoro e amo le persone, adoro poterle incontrare. La diretta è raccontare, far passare la vita, avere un rapporto proprio speciale con chi è dall’altra parte dello schermo. Vengo da un’estate faticosa, la perdita del mio carissimo amico Dimitri Tollini, che era anche il mio braccio destro sul lavoro, è stata per me devastante. Ritornare senza di lui è molto, molto complicato. Però sono sicura che da romagnolo divertente, simpatico, ottimista, sempre di buon umore, non mi vorrebbe mai vedere triste o preoccupata. La vita è anche questo. Adesso ricominciamo, avrò modo di ricordarlo sicuramente a mezzogiorno. Questo momento drammatico, la perdita delle persone care, mi fa riflettere su come sia necessario vivere di più il “qui e ora” e su come essere sempre proiettati in avanti rischi di farti perdere il presente, l’attimo. Bisogna lavorare sull’oggi, prenderci i nostri tempi, ed essere in grado di dire: arrivo fino a dove riesco, se non ce la faccio chiederò aiuto.

Tra pochi giorni salirà sul palco del “Suzuki Jukebox – La Notte delle Hit”, che novità ci può anticipare?

Esploreremo soprattutto gli anni Ottanta, Novanta e Duemila, di cui sono figlie le nostre generazioni e dei quali anche i giovani di oggi conoscono molte canzoni. Protagonisti saranno soprattutto i cantanti italiani, da Sabrina Salerno a Irene Grandi, da Loredana Bertè ad Anna Oxa, a Patty Pravo, a Drupi, a Nek e tanti altri ancora. Con me, sul palco, il mio Clementino. Sarà una grande festa di fine estate, un vero e proprio viaggio musicale.

Cosa lega i successi musicali di ieri a quelli di oggi?

Quello che mi piace della musica è che non ha età, ci sono dei successi di qualche decennio fa, che magari i ragazzi non conoscevano, che vengono riproposti ad esempio sui social e che vengono scoperti e apprezzati dai giovani. La musica ha questa grande forza, Whitney Houston e Frank Sinatra, solo per citare due stelle della canzone, non moriranno mai. C’è la musica che dura una sola estate e quella destinata a essere immortale. Ci sono brani, penso ad esempio ad alcuni successi di Claudio Baglioni, che ci accompagnano da quando eravamo ragazzi. È impossibile vivere senza musica.

Cosa fa sì che un brano entri, e soprattutto rimanga, nel suo cuore?

In genere c’è sempre una melodia particolare, mi piace molto il cantautorato, mi piacciono le canzoni che si aprono, penso ad alcuni capolavori di Francesco De Gregori, della stessa Loredana (Bertè), come ai brani di Fiorella Mannoia, di Mia Martini, di Mina.  Li risenti oggi e li trovi di grandissima attualità. La musica muove le corde emozionali più profonde…

Con chi le piacerebbe duettare tra i protagonisti di questa edizione?

Con nessuno di loro perché io sono stonatissima (ride). Mi piace però l’idea di incontrare gli artisti e di percorrere insieme a loro la storia di queste canzoni, di ritornare indietro nel tempo raccontando quegli anni e la loro musica. Tra l’altro il meccanismo del jukebox non è poi così lontano da quello di “The Voice Senior” e delle sue blind (Il programma andrà in onda da metà ottobre su Rai 1). Nel corso di “The Voice Senior” ritrovo brani che avevo rimosso, bellissimi, capaci di darti energia ed emozioni anche grazie alle esecuzioni dei nostri senior, che portano sul palco tutta la forza della loro storia personale.

Si emoziona ancora ascoltando una canzone?

Quando sono triste non riesco ad ascoltare musica perché mi porta in un mondo di meditazione e di malinconia. Se sono allegra, invece, la musica mi accompagna nelle mie giornate.

Dal 2020 incontra il pubblico di “È sempre mezzogiorno!”. Cosa le ha dato e che cosa continua a darle questo programma?

All’inizio di ogni nuova stagione mi dico: ma ce la farò ancora? Poi penso che “È sempre mezzogiorno!” è proprio il mio programma. Lì viene fuori la vera essenza di Antonella, perché mentre nel serale tu annunci, fai la brava presentatrice, lì hai la cucina che, come dico sempre, è un pretesto per parlare di attualità, di moda, di colori, di libri, della vita. È diventato sempre più un salotto dove vengono scrittori, persone dello spettacolo. Perché quella deve essere come casa mia… Mi interessa avere delle persone che siano in linea con il nostro pubblico. Quest’anno vogliamo aprire un po’ di più ai giovani, agli influencer, chiamandoli magari a fare la loro ricetta instagrammabile. Questo anche per conoscere un po’ il loro mondo, che ormai è una realtà.

Di che cosa si parla a tavola a casa Clerici?

Non essendo a casa a ora di pranzo, tra lavoro e scuola, a cena ci ritroviamo e parliamo tantissimo di ogni cosa della vita. Durante la settimana a tavola siamo io, Maelle e Vittorio, nel week-end la famiglia si allarga ai figli di Vittorio, che sono grandi e non vivono più con noi e che appena riescono ci vengono a trovare. Sono dei ragazzi tanto curiosi, viaggiano molto e ci raccontano le loro esperienze, da cosa hanno mangiato a chi hanno incontrato nei loro viaggi. Anche Maelle se non ci fossero gli impegni scolastici sarebbe sempre in giro. Il viaggio è davvero un’occasione di crescita.

Come vive lo scambio con i giovani di famiglia?

Con i ragazzi c’è un confronto continuo. Da loro si impara tanto, a partire dall’uso delle nuove tecnologie, sono informatissimi e veloci. Ai giovani possiamo certamente insegnare molte cose, ma da loro possiamo anche imparare tanto.

C’è qualcosa che le fa piacere che il pubblico pensi di lei?

Che sono come sembro. Credo che le persone lo abbiano capito, ossia che sono esattamente quella che conoscono dalla Tv. Non ho filtri, credo nella gentilezza e nel rispetto, non tollero l’arroganza, che è lontana da me anni luce. Pur facendo un lavoro eccezionale vivo una vita normale, senza divismi, senza cose inutili che non hanno senso.

In Tv ha condotto decine di programmi, c’è un tassello mancante che vorrebbe aggiungere a quel variopinto puzzle che è la sua carriera?

Una cosa che ho fatto, ma che non so fare, sono i quiz (sorride). Non mi divertono tanto perché sono molto didascalici mentre io sono una chiacchierona. Mi piacciono i programmi di sentimenti, anche se adesso con l’avvento dei social è tutto molto più immediato. Bisognerebbe trovare un format che non sia solo musicale ma anche un po’ di sentimenti e che sia interessante. Magari in futuro ci penserò. Per ora ho talmente tante cose da fare che va super bene così (sorride).

Vuole dedicare un pensiero al pubblico che la segue da sempre?

È il motivo per cui io sono qui. Non ho santi in paradiso, non sono mai stata allineata a niente, ma se ho festeggiato 40 anni di Rai lo devo solo al pubblico a casa che mi ha sempre premiato guardandomi e anche volendomi bene. Un affetto che, le assicuro, è reciproco.

 

VITTORIO BRUMOTTI

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La bellezza per essere migliori

Un viaggio nel segno dell’autenticità, in camper e in bicicletta. Il conduttore e campione di bike trial racconta al RadiocorriereTv il nuovo programma di Rai 1 “Italia A/R” in onda dal lunedì al venerdì alle 11.30: «Scoprire significa affondare le ruote e i piedi nel territorio, turismo lento, guardare da più punti d’osservazione, anche dall’alto, volando con il parapendio, con una mongolfiera»

 

Dalla scorsa settimana è su Rai 1 con “Italia A/R”, come sta andando?

Alla grande, negli anni ho girato l’Italia da Nord a Sud più e più volte con la mia bici, sostenendo il FAI, il Fondo per l’ambiente, e la ricerca oncologica con La città della speranza. Questa volta la missione è raccontare il bello del Paese, lo sto facendo sempre con la bici, ma anche con un camper e con due chiappette pelose, quelle del mio cane Patricio che viaggia insieme a me e che sta conquistando l’affetto e l’attenzione delle persone che incontriamo. Il nostro viaggio va soprattutto verso Sud, per poter raccontare i luoghi meravigliosi dell’estate, quelle stesse terre che spesso denigriamo. Pur essendo per metà ligure e per metà calabrese, mi sento di dire che al nostro Mezzogiorno dovremmo volere un po’ più bene.

Che significato e che valore dà alla parola scoperta?

La scoperta è qualcosa di personale, che ben poco ha a che vedere con i risultati di una ricerca in rete. Scoprire significa affondare le ruote e i piedi nel territorio, significa anche turismo lento, guardare da più punti d’osservazione, anche dall’alto, volando con il parapendio, con una mongolfiera.

Da dove si parte per raccontare un territorio?

Dall’ascolto e dal confronto, parlando con i bambini, le nonne, gli stranieri, le persone che incontri lungo la strada. L’ho fatto in Medio Oriente, in Qatar come in Oman, dove lavoro da quasi vent’anni, e lo faccio in Italia. Le risposte della gente ti orientano, ti aiutano a dar vita a una narrazione, a “scrivere” una traccia, che non è mai un copione.

Una modalità che è un po’, da sempre, anche il suo marchio di fabbrica…

Cerchiamo di raccontare nel modo più autentico il grande cuore dell’Italia, noi italiani siamo quelli sempre pronti a dare una mano. Non esiste un’Italia dove non si dia un piatto di pasta all’altro, che non doni un sorriso, una carezza. Ecco, tutto questo non può essere costretto in un copione.

Tanti luoghi, tanta umanità, cosa la colpisce di più delle persone che incontra?

La voglia di condividere, di raccontarsi. Quando ho cominciato a girare per il programma annunciavo attraverso i miei social che avrei raggiunto una determinata località, spoiler che spingevano tante persone a mobilitarsi semplicemente per poterci incontrare, per incontrare la Rai che arrivava a casa loro. Ho trovato un’umanità pazzesca e grande accoglienza anche dove in passato, per i miei servizi, ho dovuto lottare, dove mi hanno sparato, picchiato, spaccato la mascella. Sono ritornato per parlare di territorio e gli stessi cattivoni questa volta erano orgogliosi di farmi vedere ciò che accadeva. Sono tornato a Platì, dove feci una mia bella battaglia contro la ‘ndrangheta, e siamo diventati amici con tutta la cittadinanza, con le istituzioni. Penso che si debba avere speranza, che si possa credere nel cambiamento. Il male non lo si sconfigge sempre col pugno duro, perché quando fai del male al male, questo è pronto a combattere, in quanto è nato per combattere. Se invece gli fai respirare il profumo della bellezza e gli racconti qualcosa che gli appartiene, allora qualcuno potrebbe anche convertirsi. Sosteniamo la scuola, combattiamo con i libri. Mandiamo avanti il professore di matematica, di italiano, di geografia, sai come si spaventano tutti questi cattivoni?

In questo suo viaggio l’abbiamo vista anche andare a cavallo…

Mi piacciono da morire, ma i cavalli sentono che sono nervoso, così anche il più tranquillo, quando sono in sella, impenna (sorride).

In sella alla sua bici dimostra invece grande coraggio, che rapporto ha con la paura?

La paura è legata a qualcosa che in apparenza non puoi gestire, ma puoi invece contenerla, affrontarla. Servono preparazione e sacrifici, ma si può superare.

Milioni di follower la seguono sui social, come ha raccolto tutti questi amici virtuali?

Calcoli che sono nato “sbirro”, che nella mia natura c’è proprio l’andare in aiuto del prossimo, soccorrere chi è rimasto indietro. Da sempre metto a disposizione i miei social per diffondere messaggi che ritengo importanti, per l’ambiente, per la bellezza del territorio, per la dignità delle persone. Questo mi ha portato a incontrare tanti amici in rete.

Chi è Vittorio oggi e dove sta andando?

Vittorio negli anni è cresciuto. Oggi studia scienze politiche all’università, fa dei grandi discorsi, quasi dei comizi, ama parlare con la gente ed esprimere il proprio pensiero. Vittorio invita le persone al confronto, a essere attente a ciò che succede nella società, alle dinamiche della politica, ad avere una coscienza civica.  Che tu sia di destra, di sinistra o di centro per avere voce in capitolo e poter anche protestare devi informarti, capire.

 Se dovesse descriversi in poche parole…

Operativo 24 ore su 24, una persona che crede che con la volontà e l’impegno tutto sia possibile.

In che direzione va il suo fare televisione?

Nella stessa direzione del servizio pubblico, con coerenza, e sempre volta all’ascolto dei problemi delle persone. Voglio fare il professore di strada, uno di quelli che ti insegnano a portare a casa la pellaccia, a fare le cose a modo, secondo le regole.

 A proposito di futuro, c’è un sogno che più di altri vorrebbe realizzare?

Ho 46 anni e il mio sogno è quello di laurearmi. Sono a sette esami su 18 e il giorno che mi sarò laureato il sogno sarà esaudito… ce la sto proprio mettendo tutta.

L’ultimo esame superato?

Filosofia politica. Ho preso 28. Spero anche di poter essere d’esempio a chi ha abbandonato gli studi e pensa di riprendere, o a chi vuole semplicemente migliorarsi, crescere. L’abbandono scolastico è un problema grave a cui porre rimedio. Credo che lo studio possa salvarci, sogno un mondo in cui, paradossalmente, tutti abbiano la Ferrari e io la 500. A contare non è la meta, ma il viaggio in sé, quello dal quale imparare giorno dopo giorno, con la consapevolezza che assumi mentre lo fai.

 

NUOVA STAGIONE

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In viaggio dentro le nuove architetture del potere

Torna il programma di e con Barbara Carfagna. In onda da venerdì 17 luglio, in seconda serata su Rai 1

“Codice” torna nel 2026 con un viaggio dentro le nuove architetture del potere che vogliono scardinare le infrastrutture tradizionali alla base degli Stati Nazione. La nuova stagione del programma di Barbara Carfagna, in onda da venerdì 17 luglio in seconda serata su Rai 1, racconta questo momento in cui tecnologia, geopolitica e società cambiano forma. Al centro, l’Agentic AI: non più soltanto intelligenze artificiali che rispondono, ma sistemi capaci di agire, decidere, coordinare processi e trasformare industria, servizi, guerra e vita quotidiana. Una puntata sarà poi dedicata ai neurodivergenti al potere: perché proprio ora trionfano leader delle Big Tech con disturbo dello spettro autistico o ADHD? E come mai i giovani talenti ricercati dalle aziende tech e dalle grandi Banche sono profili atipici e menti fuori standard? Cinema, serie tv e cultura pop ridefiniscono l’immagine pubblica dei neurodivergenti ma chiariremo bene di cosa si parla. “Codice” esplora anche la frontiera del quantum, cercando di farlo capire bene. Computer, sensori e comunicazioni promettono una nuova rivoluzione scientifica, ma anche una nuova competizione strategica tra Stati. La stagione entrerà nei bunker, nelle sale operative e nei nuovi scenari della guerra ibrida, dove droni, satelliti, dati, AI e cyberattacchi ridisegnano il concetto stesso di difesa. E poi i nuovi sovranismi digitali: cloud nazionali, chip, dati, infrastrutture e modelli linguistici diventano strumenti di autonomia politica e di competizione globale. Ma accanto agli Stati crescono nuove potenze senza territorio: piattaforme capaci di governare identità, pagamenti, informazioni, lavoro, relazioni sociali e accesso alla conoscenza. Dall’IMEC, il corridoio India-Medio Oriente-Europa, alle nuove alleanze industriali e tecnologiche, la geografia del potere non passa più soltanto dagli oceani, ma da cavi, porti, chip, ferrovie, data center e piattaforme. È qui che la sovranità si stacca dalla terra e migra verso le architetture digitali: chi controlla le piattaforme può esercitare funzioni un tempo riservate agli Stati. Con Cindia, infine “Codice” racconterà il nuovo mondo multipolare: l’ascesa parallela e competitiva di Cina e India, il ruolo crescente del Brasile e dei grandi Sud globali, le nuove rotte dell’energia, delle merci e dei dati. Dagli Stati Uniti all’Asia, dall’Europa al Medio Oriente, “Codice” segue la trasformazione della tecnologia da prodotto a infrastruttura, da strumento a sistema operativo del mondo. La domanda che attraversa la nuova stagione è una sola: chi controllerà le intelligenze, le reti e le macchine che stanno imparando ad agire per noi? Insomma: chi comanda? “Codice” racconta il futuro mentre diventa potere.

 

Documentario

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Lino d’Italia
Storia di un itaALIENO

Simbolo di un’Italia popolare, generosa e autoironica, Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, è l’”itAlieno” più amato della tv e del cinema, protagonista del doc in onda mercoledì 8 luglio in prima serata Rai 1

Attraverso materiali d’archivio, testimonianze inedite e una messa in scena teatrale e surreale, “Lino d’Italia – storia di un itALIENO” mette in luce la straordinaria parabola artistica e umana di uno dei comici più amati dal pubblico italiano, Lino Banfi, simbolo di un’Italia popolare, generosa e autoironica. Il documentario (prodotto da Minerva Pictures in collaborazione con Rai Documentari) articola la scena con i due volti della stessa medaglia: Lino Banfi e Pasquale Zagaria – il suo vero nome – che si confrontano sul palco di un teatro immaginifico e sospeso nel tempo, attraversando insieme l’infanzia a Canosa, gli anni della gavetta, gli incontri decisivi, la gloria cinematografica, l’amore per la famiglia e il successo televisivo, da “Stasera Lino” a “Un medico in famiglia”. Il documentario, girato principalmente nello splendido scenario del Teatro Petruzzelli di Bari, toccherà anche le città di Andria – dove Banfi ha frequentato il seminario – e Canosa, il paese in cui è cresciuto e a cui è ancora profondamente legato.

NOOS 2026

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L’avventura della conoscenza

Domenica 12 luglio in prima serata su Rai1 torna Alberto Angela con “Noos – L’avventura della conoscenza”, la serie di Rai Cultura, in cinque puntate, dedicata alla divulgazione scientifica e alle novità dai vari campi della conoscenza. Anche in questa edizione, ogni puntata si aprirà con una “copertina” dedicata ai grandi argomenti che accompagnano la vita quotidiana e le sfide del nostro tempo. Questi i temi affrontati: l’ambizione della scienza di farci vivere sempre più a lungo, le soluzioni più avanzate per perdere peso, i desideri e le dipendenze tra sesso e tecnologia, il coraggio e la paura attraverso la nostra mente, la crescita dei bambini da zero a tre anni. Un viaggio tra le più recenti scoperte della ricerca scientifica, attraverso servizi realizzati in Italia e all’estero e il contributo di ospiti ed esperti in studio. Ritroveremo, insieme ad Alberto Angela, la grande squadra degli esperti di “Noos”, arricchita da qualche novità. Dario Fabbri ci aiuterà a capire il mondo attraverso la geopolitica con un’attenta analisi sull’attualità. Lo scrittore Carlo Lucarelli ci racconterà le storie di alcuni tra i più efferati serial killer. La nutrizionista Elisabetta Bernardi ci accompagnerà alla scoperta della sana alimentazione e delle regole da seguire per mantenerci in salute. Il professor Emmanuele Jannini analizzerà le mille sfumature della sessualità. L’etologa Elisabetta Palagi ci svelerà le abitudini sorprendenti del regno animale. Il chimico Dario Bressanini ci spiegherà i segreti della scienza in cucina che riguardano alcuni alimenti molto popolari. L’astrofisica Edwige Pezzulli ci porterà alla scoperta dei mondi più estremi del nostro sistema solare. Lo psicologo e co-fondatore del CICAP Massimo Polidoro analizzerà i meccanismi alla base delle truffe “tecnologiche” degli ultimi anni. Il filosofo Luciano Floridi ci aiuterà a comprendere la più grande sfida di questa epoca, l’intelligenza artificiale. Tornano anche i giovani divulgatori che racconteranno, con i loro servizi, la scienza tra vita quotidiana e futuro: il paleontologo Alessandro Chiarenza, la fisica Giuliana Galati, l’astrofisico Luca Perri, il chimico Ruggero Rollini.