NUOVA STAGIONE

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Uno Mattina Weekly

Torna il programma in onda dal 6 giugno, il sabato alle ore 8.35 e la domenica alle 8.20. Conducono Lorella Boccia, Fabio Gallo e Giulia Bonaudi

Dal 6 giugno ritorna “Uno Mattina Weekly”, il weekend estivo di Rai 1, per dare il buon giorno all’Italia ogni sabato e domenica, con Lorella Boccia, Fabio Gallo e Giulia Bonaudi. Per la quinta stagione consecutiva “Uno Mattina Weekly” sarà una finestra aperta sull’estate degli italiani, fra vacanze, turismo, costume e società. L’appuntamento è il sabato mattina dalle ore 08.35 alle ore 10.30 e la domenica dalle ore 08.20 alle ore 09.25, fino al 6 settembre. In uno studio rinnovato, Lorella Boccia e Fabio Gallo condurranno il pubblico nei luoghi più suggestivi del nostro Paese supportati degli inviati: Fabrizio D’Alessio e Bianca Santoro, che racconteranno l’Italia, una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo. Non mancheranno le pagine di attualità, affidate alla conduzione di Giulia Bonaudi, con collegamenti e servizi di approfondimento delle notizie più rilevanti della settimana. Interviste a personaggi dello spettacolo ma anche talk su temi legati all’estate. Un nuovo gioco a sfondo musicale permetterà di riascoltare le più belle canzoni delle passate estati italiane, raccontate con l’aiuto di Federica Gentile e Simon and the stars. Tutto questo accompagnato dai “Neena” la “morning band” che in studio proporrà dal vivo la colonna sonora della prossima stagione estiva.

FIFA 2026

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Su il sipario, si comincia

Un Mondiale diffuso e senza l’Italia, ma che tra Canada, Messico e Stati Uniti d’America, dall’11 giugno al 19 luglio, vedrà schierata al suo completo la grande squadra Rai, pronta a raccontare, in esclusiva free-to-air minuto per minuto

Gianpaolo Rossi, AD Rai

«Questi Mondiali sconteranno per noi italiani l’assenza della Nazionale, ma siamo estremamente fiduciosi e forti dell’esperienza dei Mondiali del 2022, dove anche lì la Nazionale non ci fu. I risultati di ascolto per la Rai furono comunque altissimi fin dalle partite dei gironi preliminari. Nel 2022 sono stati superati i numeri del Festival di Sanremo, questo significa che i Mondiali di calcio sono un appuntamento importante per il Servizio Pubblico, ed è il motivo per cui abbiamo deciso di investire con un grande sforzo economico sui Mondiali di calcio, sapendo che questo racconto riempirà le case degli italiani, non solo degli appassionati, ma anche di tutti coloro che vogliono vedere il grande calcio, lo spettacolo sportivo e soprattutto la capacità editoriale e tecnica della Rai, unica in Italia e tra le poche in Europa a raccontare tutto questo»

Marcello Ciannamea, Direttore Distribuzione e Responsabile ad interim della Direzione Contenuti Digitali e Transmediali

«Siamo molto fiduciosi, solo l’attesa per un evento enorme come quello dei Mondiali ha generato con la promozione televisiva 700 milioni di contatti, un risultato leggermente superiore a quello sviluppato per il Festival. Un’offerta ampia e continuativa, multipiattaforma, declinata in maniera crossdaytime, con investimenti editoriali sulla prima serata e un racconto esteso e inclusivo. Stiamo costruendo questo racconto puntando soprattutto sulla piattaforma.»

Marco Lollobrigida, direttore Rai Sport

«Siamo l’azienda di servizio pubblico che fa più sport in assoluto e che c’è sempre nei grandi eventi. È un mondiale diffuso, in un continente enorme e un territorio che esprime culture e storie diverse. Con il calcio racconteremo il tessuto sociale, saremo inclusi in questo grande gioco. Faremo bene come struttura, inizieremo presto»

Nicola Rao, direttore Giornale Radio e Rai Radio

«La storia d’amore tra la radio e il calcio, che si avvia verso il centenario, viene da lontano, Nicolò Carosio fu il primo a raccontare agli italiani il Mondiale del ’34. Rai Radio1, la radio degli eventi sportivi, ha ridisegnato il suo palinsesto modellandolo intorno al più grande spettacolo del mondo. Il suo quartier generale sarà a Dallas e la squadra sarà guidata dal caporedattore Nico Folletta. Racconteremo ben cinquantasei partite in diretta, dai gironi alla finale, con Giuseppe Bisantis incaricato sia della gara inaugurale sia dell’ultimo atto. A tutti un buon Mondiale americano.»

Tiziana Alla, prima telecronista donna a commentare i Mondiali di calcio per la Rai

«La mia presenza ai Mondiali è l’apertura di un varco, di questo soffitto di cristallo per le donne, di una barriera invisibile ma resistentissima. Un varco che si era aperto già qualche anno fa sul bordo campo della Nazionale maschile e oggi si apre su una postazione cronaca di un Mondiale. Credo, però, che sia in fondo anche normale che una persona che ha speso tutta la sua vita professionale sul calcio possa aspirare a ricoprire qualsiasi ruolo, indipendentemente dal genere. Mi auguro che fra quattro anni, al prossimo Mondiale, questo concetto sia diventato patrimonio acquisito, normalità nell’immaginario collettivo.»

 

La Rai accompagnerà il pubblico italiano nel grande viaggio della Coppa del Mondo FIFA 2026, il primo Mondiale della storia ospitato contemporaneamente da tre Paesi — Canada, Messico e Stati Uniti d’America — con una copertura multipiattaforma ampia e capillare che coinvolgerà televisione, radio, web e social. La Rai ha acquisito, in esclusiva free per il territorio, italiano i diritti multipiattaforma (TV, internet e mobile) di 35 partite della manifestazione, che saranno trasmesse in diretta nella fascia oraria compresa tra le 18.40 e le 2.00, principalmente su Rai 1, con ampie finestre pre e post partita. A queste si aggiungeranno gli highlights di tutte le altre 69 gare del torneo. Le dirette Rai racconteranno i match più importanti della competizione: 17 partite della fase a gironi, 6 dei sedicesimi di finale, 4 ottavi, 4 quarti di finale, le 2 semifinali e le 2 finali.

Rai Sport

Per tutta la durata della manifestazione, Rai Sport metterà in campo una programmazione speciale dedicata al Mondiale 2026. Su Rai 1, all’interno di “Uno Mattina News”, andrà in onda dal 12 giugno al 19 luglio, dal lunedì al venerdì, uno spazio quotidiano di circa 15 minuti con “UnoMattina Mondiali” e “Tg1 Mondiali”, condotti da Stefano Orsini, Giovanna Carollo e Paolo Maggioni. La fase di avvicinamento al torneo sarà raccontata da “Dribbling”, su Rai 2, con uno speciale magazine preview FIFA in onda dal 1° al 10 giugno. Dall’11 giugno al 19 luglio spazio invece a “Dribbling Mondiali”, appuntamento quotidiano di 40 minuti in onda alle 14 con Paolo Paganini e Simona Cantoni. Sempre su Rai 2, ogni giorno alle 18.35, andrà in onda “Italia chiama America”, condotto da Francesca Spaziani Testa, mentre il pre e post partita serale sarà affidato a Paola Ferrari e Simona Rolandi insieme a Marco Tardelli e Roberto Falcao. In seconda serata su Rai 1 tornerà inoltre “Notti Mondiali”, il tradizionale programma di approfondimento dedicato al torneo, condotto da Alessandro Antinelli per un totale di 34 puntate. La supervisione editoriale dell’intero progetto sarà affidata a Massimo Proietto e Marco Mazzocchi.

Il racconto delle partite vedrà impegnati Tiziana Alla — prima telecronista donna della Rai ai Mondiali — insieme ad Alberto Rimedio, Stefano Bizzotto, Luca De Capitani, Dario Di Gennaro, Giuseppe Galati e Gianluigi Zamponi. I commenti tecnici saranno invece affidati a Lele Adani, Andrea Stramaccioni, German Denis e Stefano Sorrentino.

Rai Radio1

Anche Rai Radio1 seguirà il Mondiale 2026 con una copertura straordinaria in diretta. Saranno trasmesse 56 partite su 104 complessive: 32 della fase a gironi, 10 sedicesimi di finale, 6 ottavi, 4 quarti, le 2 semifinali e le 2 finali. Oltre 130 ore di radiocronaca accompagneranno gli ascoltatori italiani, con uno studio centrale allestito a Dallas presso l’International Broadcaster Center e continui aggiornamenti nei GR1, GR2, GR3 e nella programmazione quotidiana della rete. Tra gli inviati oltreoceano ci saranno Giuseppe Bisantis — al quale saranno affidate sia la gara inaugurale sia la finale — Daniele Fortuna, Diego Carmignani e Manuel Codignoni. Da Dallas andrà inoltre in onda “Tutto il Mondiale minuto per minuto”, condotto da Guido Ardone, con la regia da Roma affidata a Ombretta Conti.

RaiNews24

RaiNews24 seguirà l’avvicinamento al Mondiale con rubriche e approfondimenti quotidiani all’interno di “Mattina24”, “Sport24”, “Inside24” e “Sera24”. L’offerta editoriale sarà dedicata non solo all’attualità sportiva, ma anche ai grandi racconti legati alla storia dei Mondiali, alle edizioni precedenti e al ventesimo anniversario dell’ultimo titolo conquistato dall’Italia nel 2006 in Germania. Servizi d’archivio provenienti da RaiTeche, monografie dedicate ai protagonisti del calcio internazionale e approfondimenti sui luoghi simbolo dell’evento accompagneranno il pubblico verso l’inizio della competizione. Dall’1 all’11 giugno, il giornalista Emilio Fuccillo realizzerà reportage dai luoghi più significativi di Canada, Stati Uniti e Messico.

RaiNews.it

Il Mondiale 2026 sarà raccontato a 360 gradi anche da RaiNews.it, che garantirà una copertura digitale completa e costantemente aggiornata. Il portale offrirà: la diretta streaming delle 35 partite trasmesse dalla Rai; risultati in tempo reale nella homepage; cronache testuali e highlights di tutte le partite; una sezione speciale dedicata con calendari, statistiche, video e approfondimenti; contenuti originali dagli inviati; articoli multimediali e aggiornamenti live; il rilancio e la valorizzazione dei contenuti prodotti da Rai Sport, RaiNews24 e dalle altre testate Rai. Grande attenzione sarà dedicata anche al racconto delle storie, delle culture e dei temi sociali legati all’evento, con un approccio complementare rispetto alla copertura strettamente sportiva.

Mondiali Social

La copertura social del Mondiale 2026 coinvolgerà tutte le piattaforme Rai con highlights, contenuti premium e format originali. Tra i contenuti previsti: caroselli e photogallery dedicati a luoghi, protagonisti e curiosità; sintesi quotidiane dei momenti più importanti; clip delle interviste ai protagonisti; puntate speciali di “Cloud – Idee e persone in rete”, con giornalisti e creator digitali coinvolti in approfondimenti e commenti sul torneo. Anche YouTube e WhatsApp avranno un ruolo centrale nella distribuzione dei contenuti originali e degli aggiornamenti in tempo reale.

Un racconto corale del Mondiale 2026

Con televisioni, radio, web, social e inviati sul campo, la Rai si prepara a offrire una narrazione completa e trasversale della Coppa del Mondo FIFA 2026, trasformando il torneo in un grande evento editoriale capace di unire sport, informazione, intrattenimento e racconto del territorio.

SPECIALE

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Mussolini – Le verità nascoste

Tra documentario e inchiesta, appuntamento condotto da Massimo Giletti e dedicato a Benito Mussolini, in onda lunedì 8 giugno in prima serata su Rai 3

Sulla morte di Benito Mussolini conosciamo tutta la verità? Secondo alcuni studiosi, sulla fine del Duce si allungherebbe l’ombra del primo ministro britannico Winston Churchill. Ma perché lo statista inglese avrebbe voluto eliminare Mussolini? Voleva forse metterlo a tacere? Il Duce cosa avrebbe potuto rivelare di così compromettente per il Governo britannico? Forse il contenuto della corrispondenza epistolare che i due uomini di Stato si sarebbero scambiati per anni e che avrebbe contenuto, tra le altre cose, alcune verità scomode sulla Seconda guerra mondiale? Sappiamo che Churchill nel settembre del 1945, dopo aver vinto la guerra ma perso le elezioni, fece una vacanza in Italia, sul lago di Como, proprio nei luoghi dove Mussolini trascorse gli ultimi giorni della sua vita. Forse l’ex premier inglese cercava, ammesso che sia esistito, il famoso carteggio?  Ancora oggi, a ottanta anni di distanza nessuno l’ha mai trovato. Questa e altre domande sono alla base dello speciale, tra documentario e inchiesta, condotto da Massimo Giletti e dedicato alle “verità nascoste” di Benito Mussolini, in onda lunedì 8 giugno in prima serata su Rai 3 alle 21.20. L’intento è quello di restituire la verità storica degli eventi presi in esame nella loro complessità: non solo alla luce di quanto raccontato dagli studiosi e dai testimoni di quei fatti fino ad oggi, ma anche attraverso le analisi di esperti, storici e giornalisti, che hanno partecipato ad allargare il campo dell’indagine. Lo storico Gianni Oliva, il giornalista Bruno Vespa, la saggista Mirella Serri, il saggista Roberto Festorazzi, il Prof. Vittorio Fineschi, medico legale dell’Università “La Sapienza” di Roma, la ricercatrice Valentina Chiani, il Prof. Richard Toye, della “University of Exeter”.  E ancora: la nipote del Duce Edda Negri Mussolini, Carlo Alberto Biggini, nipote di Carlo Alberto Biggini, ministro dell’educazione della Repubblica Sociale Italiana.

RAFFAELE DI PLACIDO

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Dentro le tribù d’Italia

Un viaggio tra comunità, passioni, riti e appartenenze, dai Camalli di Genova ai Sorcini, dagli scacchisti ai sommergibilisti, per scoprire quanto sia ancora forte il bisogno di riconoscersi negli altri. Nell’intervista al Radiocorriere Tv il conduttore racconta il nuovo programma factual in onda dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3

Come nasce “Tribù”?

Era un format già pronto, bisognava solo trovare il modo giusto per portarlo in onda. Ho accettato molto volentieri perché ho capito subito che era nelle mie corde. Non è un programma giornalistico in senso stretto: io sono laureato in biologia marina e poi mi sono avvicinato alla televisione, alla regia, al lavoro autoriale, non sono giornalista. Dai programmi di natura sono passato a quelli più storici e antropologici. “Tribù” mi è sembrato un percorso molto vicino alla mia esperienza.

Che cosa avete cercato dentro queste comunità?

La parte più difficile è stata trovare comunità che rappresentassero davvero l’idea di “tribù” che avevamo in mente. Abbiamo cercato di evitare i gruppi legati soltanto al lavoro, perché è vero che anche in un ambiente professionale possono nascere amicizie forti e appartenenze profonde, ma lì si va prima di tutto per necessità. Non era quello il senso del programma. Volevamo raccontare comunità scelte, desiderate, vissute. Una volta chiarito questo, grazie a una redazione fantastica e a un reparto autoriale molto valido, abbiamo iniziato a immaginare mondi diversi. Il programma, alla fine, parla di tutti noi: del desiderio di non restare soli e di sentirci parte di una comunità concreta, più ampia, che riconosciamo come nostra.

Che cosa significa oggi sentirsi parte di una tribù?

Dopo venti puntate girate in tutta Italia, direi che significa soprattutto non sentirsi soli. Vuol dire sapere che esiste qualcuno che condivide con noi una passione, delle regole, un modo di stare al mondo. Nella puntata dedicata ai sommergibilisti, per esempio, c’è certamente la passione per il mare, ma c’è anche una tribù fondata sulla disciplina. Si sa che il proprio compagno condivide le stesse regole e le apprezza. Sentirsi parte di una tribù significa avere qualcuno dalla propria parte, qualcuno che capisce fino in fondo ciò che siamo e ciò che amiamo fare. Quando questa dimensione personale viene condivisa, diventa collettiva.

Quale comunità l’ha sorpresa di più?

Mi sono piaciute tutte, è difficile fare una classifica. Una comunità che volevo conoscere da tempo era quella dei Camalli di Genova. È vero, sono lavoratori, scaricatori di porto, ma rappresentano una realtà antichissima, nata prima del Medioevo, tramandata di generazione in generazione. Essere Camallo non significa soltanto svolgere un mestiere: significa appartenere a una comunità di uomini duri, forti, legati da una storia profonda. Se si fermano loro, si ferma il porto di Genova, uno dei più importanti d’Italia. Era un mondo che mi affascinava molto e grazie a questo programma ho avuto la possibilità di conoscerlo da vicino.

Ce n’è stata una che l’ha divertita in modo particolare?

Sì, quella degli scacchisti. Siamo stati in un circolo di scacchi a Roma ed è stato sorprendente. C’erano persone di tutte le età, dai bambini di sei o otto anni fino ad adulti di ottant’anni, e tutti giocavano contro tutti. È un mondo in cui non vale la regola che chi è più grande sa di più o vince. Ho visto un ragazzo di quattordici anni spiegare il gioco a persone molto più adulte di lui. È stato come entrare in un universo rovesciato, e mi ha divertito molto scoprirlo.

Che cosa hanno in comune tribù così diverse tra loro?

Hanno in comune un senso profondo di appartenenza. Cambiano le passioni, cambiano i linguaggi, cambiano i riti, ma il sentimento è lo stesso: la volontà di restare insieme, di aiutarsi, di riconoscersi, di apprezzarsi. È un senso universale di fratellanza. In tutte queste tribù si toccano sentimenti profondi: comunità, generosità, bisogno di relazione. C’è del bello in ognuna di loro, ed è un bello che appartiene anche a tutti noi.

Entrando nel mondo dei “Sorcini”, i fan di Renato Zero, che cosa ha scoperto?

Ho scoperto che per molte persone Renato Zero non è solo un cantante. È legato a ricordi, affetti, momenti decisivi della vita. Questa cosa mi ha colpito moltissimo. Parlando con le persone prima del concerto, molte si commuovevano appena iniziavano a raccontare il loro rapporto con lui. A qualcuno ricordava la madre, a qualcun altro un fratello, a qualcuno un momento felice. Una signora mi ha raccontato che, quando è arrivato il bambino che avevano adottato, in macchina c’era una canzone di Renato Zero: da quel momento quella musica è rimasta legata a uno dei momenti più importanti della sua vita. È una passione che va molto oltre il semplice rapporto con un artista. Ci sono persone che rinunciano alle vacanze per seguire una tournée, giovani che preferiscono comprare i biglietti di un concerto invece di organizzare una festa. È un’appartenenza molto forte, che non mi aspettavo in queste dimensioni.

Quanto è stato importante vivere ogni esperienza dall’interno, senza giudicare?

È stato fondamentale. Ce lo siamo imposti fin dall’inizio: non dovevamo giudicare, ma neanche fare un’apologia. Non volevamo dire semplicemente che era tutto bello. L’idea era andare a scavare, fare anche domande scomode, cercare di capire davvero. Con i culturisti, per esempio, la domanda era: perché dedicare tutta la vita al perfezionamento del corpo? Che cosa dà in più? Con i sommergibilisti: perché scegliere di vivere dentro una scatola di metallo a centinaia di metri di profondità, quando fuori c’è il mondo? Ho imparato che ciascuno sceglie il proprio modo di cercare la felicità. Alcune scelte possono sembrarci estreme, strane o lontane da noi, ma nessuno ha il diritto di giudicarle. Possiamo non condividerle, ma possiamo provare a capirle.

Che Italia viene fuori da questo viaggio?

Viene fuori un’Italia piena di mondi, di passioni, di comunità vive. Un Paese in cui le persone cercano ancora legami reali, esperienze concrete, appartenenze profonde. In un tempo in cui sembriamo sempre più individualisti, “Tribù” racconta invece che il bisogno di comunità è ancora fortissimo.

Lei è il volto del programma, ma dietro “Tribù” c’è anche una grande squadra. Quanto conta questa “tribù” di lavoro?

Conta moltissimo. Io sono soltanto la punta che si vede, ma dietro c’è una squadra ampia, numerosa e formidabile. Ci sono gli autori, il regista, la redazione, i produttori, i cameramen, il fonico: tutti fanno parte della “tribù di Tribù”. A un certo punto avevamo anche pensato di raccontare proprio la nostra comunità, quella dei lavoratori della televisione. Perché anche noi, in fondo, siamo una tribù: ognuno con il proprio ruolo, le proprie competenze, le proprie fatiche, ma tutti dentro lo stesso racconto.

CARTOONS ON THE BAY

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La grande festa dei trent’anni

Il Festival dell’animazione e dei linguaggi transmediali promosso da Rai e organizzato da Rai Com, ha celebrato a Pescara i suoi trent’anni con la forza dell’animazione, dei videogiochi e dei nuovi linguaggi del racconto. Premi alla carriera a Kirk Wise e Don Daglow, Digital Award a Pera Toons, Belgio Paese ospite, mostre dedicate a Tolkien, Corto Maltese e Dylan Dog, il Village nel cuore della città e gli spettacoli di Carl Brave, Ema Stokholma e Cristina D’Avena

Trent’anni di immagini, storie, personaggi, visioni e mondi possibili. “Cartoons on the Bay” ha raggiunto la sua edizione numero trenta e ha scelto ancora una volta Pescara per celebrare un compleanno importante, capace di guardare alla storia del Festival e, nello stesso tempo, al futuro dell’animazione, dei videogiochi e dei linguaggi transmediali. Promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com, con la direzione artistica di Adriano Monti Buzzetti, in collaborazione con la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara, l’International Animation and Transmedia Festival si è svolto dal 27 al 30 maggio con un programma ampio, costruito per tenere insieme industria, creatività, scuola, spettacolo, formazione e territorio. La trentesima edizione ha confermato la vocazione internazionale di una manifestazione nata intorno all’animazione e cresciuta negli anni fino a diventare un osservatorio privilegiato sui nuovi modi di raccontare. “Cartoons on the Bay” ha portato a Pescara autori, registi, illustratori, produttori, studenti, professionisti e appassionati, trasformando la città in un grande laboratorio della fantasia contemporanea. Una fantasia sempre più concreta, fatta di competenze, tecnologia, scrittura, disegno, suono, progettazione, lavoro di squadra e capacità di parlare a pubblici diversi, dai bambini agli adulti. Il cuore professionale del Festival è stato l’Aurum, sede degli incontri, dei panel, del programma cinema e delle attività dedicate alle scuole. Ma “Cartoons on the Bay” è uscito anche dai luoghi tradizionali del confronto tra addetti ai lavori per entrare nel centro della città, tra Piazza Salotto e Corso Umberto I, con il Cartoons on the Bay Village, pensato come spazio di gioco, incontro e partecipazione per famiglie, ragazzi, appassionati e curiosi. Una scelta che ha raccontato bene lo spirito dell’edizione: una manifestazione internazionale, ma anche una festa popolare capace di attraversare le generazioni e di portare il linguaggio dei cartoni, dei fumetti e dei videogiochi dentro la vita quotidiana della città. Per Adriano Monti Buzzetti, il direttore artistico del festival, il trentennale è stato prima di tutto “un’occasione per fare festa” e per celebrare un cammino di crescita. Il tema scelto, “Fantasia 2.0”, ha indicato la volontà dell’evento di aggiornarsi, interpretando uno scenario in continua trasformazione, nel quale animazione, videogiochi, fumetto, racconto audiovisivo e prodotti transmediali dialogano sempre più tra loro. L’obiettivo è stato fare uno scatto in avanti, rafforzando il rapporto con le scuole, con i giovani talenti e con i mestieri della creatività digitale: doppiatori, sceneggiatori, animatori, illustratori, autori, tecnici del suono, professionisti che trasformano un’idea in un’opera collettiva. In questo senso, Cartoons ha raccontato anche il presente di un settore che cambia rapidamente, ma che continua ad avere bisogno di creatività umana, artigianato, visione e capacità narrativa. L’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale, le piattaforme immersive e i mondi digitali non cancellano il valore del talento, ma lo sfidano a trovare nuove forme. Ed è proprio qui che il Festival ha costruito uno dei suoi punti di forza: mettere in dialogo la tradizione dell’animazione con le prospettive più avanzate del racconto contemporaneo, senza perdere di vista il pubblico, le nuove generazioni e la dimensione culturale del Servizio Pubblico. Sono state 325 le opere iscritte ai Pulcinella Awards 2026, nelle sette categorie in concorso, da artisti e studi provenienti da 53 Paesi. L’edizione del trentennale ha assegnato i Pulcinella Career Award a due protagonisti internazionali: Kirk Wise, regista di capolavori Disney come “La bella e la bestia”, “Il gobbo di Notre Dame” e “Atlantis – L’impero perduto”, e Don Daglow, autore di videogiochi e figura di riferimento nel mondo dei giochi di simulazione e di ruolo. A Pera Toons è andato il Pulcinella Digital Award, consegnato dal Direttore della Comunicazione Rai Fabrizio Casinelli, mentre Roblox ha ricevuto il Pulcinella Immersive Award. Tra gli altri riconoscimenti, il premio Studio of the Year a Cartobaleno, l’International Studio of the Year alla belga Peyo Company, il Pulcinella Diversity Award al videogioco “Bye Sweet Carole” di Chris Darril e il Pulcinella Transmedia Award a Pokémon. Un passaggio particolarmente significativo è arrivato anche dall’intervento di Roberto Genovesi, per sedici anni alla direzione di “Cartoons on the Bay” e oggi alla guida di Rai Kids, che proprio al Festival ha anticipato una trasformazione profonda dell’offerta dedicata ai ragazzi. Una nuova visione che guarda alla Rai come realtà sempre più capace di muoversi tra televisione lineare, RaiPlay, contenuti digitali e piattaforme diverse, con un linguaggio unitario e contemporaneo. Il successo di fenomeni come Pera Toons, capace di ottenere risultati importanti su Rai Gulp e su RaiPlay, conferma quanto l’animazione italiana possa essere competitiva, intercettare pubblici nuovi e parlare alle giovani generazioni con codici freschi, immediati e riconoscibili. In questa prospettiva, Rai Kids ribadisce anche una scelta chiara: l’intelligenza artificiale può essere uno strumento di supporto, ma la creatività umana resta al centro. Perché raccontare ai bambini e ai ragazzi significa costruire immaginari, responsabilità, sensibilità e futuro. E in questo campo, l’etica viene prima della scorciatoia tecnologica. Il Belgio è stato il Paese ospite dell’edizione, con panel e proiezioni dedicate. Una presenza che ha permesso di rendere omaggio a una scuola creativa riconoscibile e influente, capace di unire tradizione e innovazione. Il riferimento alla Peyo Company, legata all’universo dei Puffi, è diventato così il punto di partenza per raccontare una delle realtà più durature e forti dell’immaginario globale, confermando la capacità del Festival di tenere insieme memoria, industria e futuro. “Cartoons on the Bay” è stato anche un percorso tra grandi mostre e icone della cultura popolare. All’Aurum sono state allestite “Oltre le Terre di Mezzo: visioni tolkieniane” di Angelo Montanini, curata da Emanuele Vietina in collaborazione con Lucca Comics, e “Corto Maltese, un mare infinito”, dedicata al leggendario marinaio creato da Hugo Pratt. Lungo Corso Umberto I spazio invece a “Quarant’anni di sogni e incubi con Dylan Dog”, realizzata in collaborazione con Sergio Bonelli Editore. A celebrare simbolicamente il trentennale anche il manifesto firmato da Francesca Ghermandi, con una sirena che emerge dal mare Adriatico indossando cappello e maschera di Pulcinella.

Nel programma hanno avuto un ruolo centrale anche gli studenti delle scuole primarie e secondarie, coinvolti in incontri mattutini all’Aurum tra spettacolo, gioco e divulgazione. Ad animare gli appuntamenti sono stati volti noti della tv e della radio, da Armando Traverso con il pupazzo Krud al trio Dodò, Laura e Andrea de “L’albero azzurro”, fino al doppiatore Fabrizio Vidale. Una dimensione importante, perché ha mostrato ai ragazzi cosa c’è dietro le storie che amano: lavoro, competenza, collaborazione, disciplina creativa. I cartoni animati, i videogiochi e i prodotti digitali migliori nascono da una visione, ma anche da una filiera di professionalità che il Festival ha scelto di raccontare da vicino. A completare la festa sono stati gli eventi serali in Piazza della Rinascita. Sul palco di Piazza Salotto si sono alternati Carl Brave, con un live acustico, il dj-set di Ema Stokholma, Cristina D’Avena feat. Gem Boy e il dj-set di Claudio Cannizzaro. Appuntamenti a ingresso libero e gratuito, pensati per coinvolgere la città e rendere il trentennale una celebrazione condivisa, capace di unire il pubblico del Festival, le famiglie, i giovani e i visitatori arrivati a Pescara per vivere l’atmosfera di Cartoons on the Bay. Main partner del Festival sono stati RaiPlay, Rai Kids, Rai Radio2 e Rai Radio Kids. Rai Kids ha portato a Pescara una presenza articolata tra divulgazione, intrattenimento e confronto professionale, con anteprime, spettacoli, laboratori, un corner espositivo all’Aurum e un panel istituzionale. RaiPlay ha proposto un’offerta esclusiva interamente dedicata all’evento, mentre Rai Radio Kids, No Name Radio e Radio Tutta Italiana hanno accompagnato il pubblico negli spazi del Village e del Corso, contribuendo a costruire un racconto Rai diffuso, vicino alle persone e ai diversi pubblici del Festival. “Cartoons on the Bay” ha confermato così la sua identità: un festival internazionale, ma anche un luogo di incontro. Un osservatorio sui linguaggi che cambiano, una vetrina per l’industria dell’immaginario, un ponte tra professionisti e nuove generazioni, tra creatività e territorio. Nel trentesimo anniversario, Pescara è diventata il palcoscenico di una festa che ha parlato a chi i cartoni li guarda, a chi li crea, a chi li studia e a chi continua a credere che ogni grande storia cominci sempre da un disegno, da un’idea, da una scintilla di fantasia.

NUOVA STAGIONE

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Camper Osteria Italia

Nuova formula per il programma del mezzogiorno estivo condotto da Peppone Calabrese. In scena ogni settimana la sfida tra due osterie italiane: lunedì al venerdì alle 12 su Rai 1

Da lunedì 1° giugno, a partire dalle 12 fino al 4 settembre, torna la nuova stagione di “Camper”, il programma quotidiano condotto da Peppone Calabrese che accompagna il mezzogiorno di Rai 1 per tutta l’estate. Con una grande novità a partire dal titolo, che al marchio “Camper” aggiunge “Osteria Italia”. Infatti, ogni settimana si sfideranno in studio due osterie provenienti da diverse parti del nostro Paese, che racconteranno agli spettatori, attraverso un meccanismo di gioco, l’enorme ricchezza e varietà che connota la cucina italiana e che gli ha consentito di ricevere, nel 2025, il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. La cucina italiana è infatti storia, tradizioni, cultura, convivialità, famiglia, identità, e racconta, nelle sue infinite sfaccettature, quanto attraverso un piatto può emergere lo spirito di un territorio e di intere comunità. Ogni giorno Peppone racconterà, attraverso i collegamenti con i paesi delle osterie, il contesto sociale e culturale in cui le materie prime vengono prodotte, restituendo al pubblico lo spirito di ogni territorio. Una giuria di qualità, composta da tre appassionati del “buon cibo” valuterà i piatti in gara, decretando alla fine della settimana il vincitore del titolo di Osteria Italia. Il programma continuerà a raccontare la nostra nazione anche aldilà della cucina. Come ogni anno, gli inviati sul territorio porteranno il pubblico a scoprire borghi e luoghi d’arte, siti archeologici e storiche botteghe artigiane. Gli stessi spazi in studio manterranno la loro matrice di allegria e intrattenimento, con ospiti, musica e rubriche che faranno compagnia ai telespettatori per l’intera estate.

CARTOONS ON THE BAY

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Alla festa di Cartoons

L’International Animation and Transmedia Festival compie trent’anni e festeggia a Pescara con i premi alla carriera a Kirk Wise e a Don Daglow, il Digital Award a Pera Toons, le mostre dedicate a Tolkien, Corto Maltese, Dylan Dog, il Cartoons on the Bay Village e gli spettacoli di Carl Brave, Cristina D’Avena, Ema Stokholma

Mondo dell’animazione in festa per i 30 anni di Cartoons on the Bay. L’International Animation and Transmedia Festival, promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com con la direzione artistica di Adriano Monti Buzzetti, in collaborazione con la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara, spegne le trenta candeline dal 27 al 30 maggio nella città abruzzese, aprendo i lavori all’Aurum, che ospiterà i programmi professionale, cinema e scuole, e nel cuore della città (Piazza Salotto e Corso Umberto I), dove andrà in scena il programma pubblico e si svolgeranno le attività del Cartoons on the Bay Village.  Sono 325 le opere iscritte al Pulcinella Awards 2026 nelle sette categorie (Preschool Tv Show, Upper Preschool Tv Show, Kids Tv Show, Youth Tv Show, Interactive Animation, Short Film, Feature Film) di artisti e studi provenienti da 53 paesi nel mondo. L’edizione del trentennale di Cartoons on the Bay assegnerà i Pulcinella Career Award al regista Kirk Wise, noto al grande pubblico per avere diretto capolavori Disney come “La bella e la bestia”, “Il gobbo di Notre Dame”, “Atlantis – L’impero perduto” e all’autore di videogame Don Daglow, maestro in video giochi di simulazione e di ruolo. Pera Toons sarà premiato con il Pulcinella Digital Award, la piattaforma di gioco online Roblox con il Pulcinella Immersive Award. Il riconoscimento Studio of the Year andrà a Cartobaleno, l’International Studio of the year alla belga Peyo Company, il Pulcinella Diversity Award al videogioco Bye Sweet Carole (di Chris Darril), il Pulcinella Transmedia Award a Pokémon. Sarà il Belgio il paese ospite dell’edizione 2026, al quale il Festival dedicherà panel e proiezioni. Il regista Alessandro Rak riceverà il premio Sergio Bonelli, realizzato in collaborazione con Sergio Bonelli Editore, giunto alla quinta edizione. Ospiti di Cartoons nomi di primo piano del mondo del disegno e dell’animazione, gli illustratori di Magic Domenico Cava e Katerina Ladon, la fumettista e scrittrice Barbara Baraldi, lo scrittore e sceneggiatore Pierdomenico Baccalario. Tre le mostre organizzate da Cartoons a Pescara: “Oltre le Terre di Mezzo: visioni tolkeniane” di Angelo Montanini, curata da Emanuele Vietina in collaborazione con Lucca Comics, “Corto Maltese, un mare infinito” sul leggendario marinaio avventuriero di Hugo Pratt e curata da Patrizia Zanotti e Marco Steiner, entrambe allestite nei saloni dell’Aurum, e quella lungo Corso Umberto I, “Quarant’anni di sogni e incubi con Dylan Dog” in collaborazione con Sergio Bonelli Editore. A celebrare il traguardo del trentennale è anche il manifesto disegnato da Francesca Ghermandi, che raffigura una sirena con cappello e maschera di Pulcinella che emerge dalle acque del mare Adriatico. Protagonisti di Cartoons on the Bay anche gli studenti di classi primarie e secondarie di primo e secondo grado. Ad animare gli incontri mattutini all’Aurum, che alterneranno momenti di spettacolo, gioco e divulgazione, saranno popolari personaggi della tv e della radio, da Armando Traverso e il pupazzo Krud al trio Dodò, Laura e Andrea de “L’albero azzurro”, al doppiatore di cinema e Tv Fabrizio Vidale. Pescara al centro del Festival anche con il Cartoons on the Bay Village, quest’anno allestito in Piazza Salotto, che consentirà al pubblico di ogni età di sperimentare giochi e attività dalle dieci del mattino a mezzanotte e di incontrare ospiti speciali del mondo dell’animazione. A completare il programma, due serate di grande spettacolo. A esibirsi sul palco allestito in Piazza della Rinascita (Piazza Salotto) alle ore 21.00 saranno Carl Brave, con un live acustico, e a seguire il dj-set di Ema Stokholma (venerdì 29 maggio) e Cristina D’Avena feat. Gem Boy, seguita dal dj-set di Claudio Cannizzaro (sabato 30 maggio). Gli eventi saranno a ingresso libero e gratuito. Main partner di Cartoons on the Bay sono RaiPlay, Rai Kids, Rai Radio2, Rai Radio Kids.  Rai Kids porta a Cartoons una presenza articolata, che intreccia divulgazione, intrattenimento e confronto professionale: anteprime, uno spettacolo live, un laboratorio, un corner espositivo all’Aurum e un panel istituzionale. RaiPlay propone un’offerta esclusiva interamente dedicata all’evento, con contenuti legati ai temi portanti dell’edizione, disponibile all’indirizzo: https://www.raiplay.it/cartoonsonthebay.  Anche Rai Radio Kids, No Name Radio, Radio Tutta Italiana a Pescara. Oltre agli spettacoli di Radio Kids inseriti nel programma scuole, la Direzione Radio Digitali Specializzate e Podcast sarà presente con le playlist di No Name Radio e Radio Tutta Italiana, che accompagneranno il pubblico negli spazi del Village e del Corso.

NUOVA STAGIONE

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Due settimane per un sogno

Torna “Playing Memories”. Su RaiPlay dal 20 maggio quattro nuovi episodi con la partecipazione di Marco Liorni

Dopo il successo riportato tornano i nuovi episodi di Playing Memories, il programma di Rai Contenuti Digitali e Transmediali con l’amichevole partecipazione di Marco Liorni, disponibile su RaiPlay. Un’ esperienza innovativa con giovani talenti provenienti in gran parte dai migliori Istituti di alta formazione artistico-musicale italiani insieme ad altri talenti internazionali. Ospitati in quattro residenze artistiche italiane, i quattro team di artisti, hanno a disposizione due settimane per ideare, allestire e portare in scena uno spettacolo inedito guidato dalla visione di un leader creativo. Ogni team è composto da circa quindici artisti di discipline diverse – musica, danza, fotografia, scenografia, pittura, disegno, visual art, recitazione e regia – chiamati a confrontarsi con il repertorio della musica italiana, tra brani tradizionali e contemporanei, editi e inediti. Gli spettacoli vengono presentati due volte: una nella città che ospita la residenza artistica e una successivamente all’estero. Tra gli ospiti delle nuove puntate Mirkoeilcane, Michele Bravi, Dardust e Roy Paci.

NOVITA’

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Tribù

Dal 25 maggio, dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3, il nuovo programma factual condotto da Raffaele Di Placido, un viaggio antropologico attraverso il Paese alla scoperta di gruppi e realtà che si riconoscono in valori condivisi, codici identitari e rituali collettivi

In un mondo di individualismi, di persone sempre più chiuse in sé stesse, di comunità sempre più virtuali e digitali, c’è ancora chi si riunisce e si raccoglie intorno a esperienze vive e concrete, formando delle vere e proprie tribù, con i loro linguaggi, i loro codici, i loro riti. Dai sommergibilisti della Marina Militare italiana ai “Sorcini” – come si definiscono i fan di Renato Zero – passando per la comunità dei freestyler che ha inventato un vero e proprio linguaggio, fino ai butteri della Maremma che hanno fatto del loro lavoro d’altri tempi una ragione di vita. Nel corso delle venti puntate “Tribù” propone ogni volta un racconto diverso, costruito attraverso un’immersione totale del conduttore all’interno della comunità protagonista. Raffaele Di Placido trascorre un’intera giornata, dall’alba al tramonto, condividendo esperienze, ritmi e momenti di vita con i membri della “tribù” di puntata, dando vita a una narrazione corale e sfaccettata. Il percorso di scoperta culmina nella partecipazione a un evento significativo per la comunità, momento centrale che ne sintetizza i valori, le dinamiche e l’identità. Al termine di questa immersione curiosa e mai giudicante, emerge una domanda chiave, quasi una verifica emotiva e culturale del viaggio compiuto: si sentono davvero una tribù? Nella prima puntata andremo alla scoperta della “tribù dei sommergibilisti” all’interno dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, il cuore della tradizione subacquea italiana. Qui i futuri sommergibilisti imparano tutto ciò che serve per vivere e lavorare in un ambiente unico e impegnativo: la navigazione in immersione, la gestione dei complessi sistemi di bordo, la sicurezza e la collaborazione indispensabile in spazi ristretti. Raffaele Di Placido racconterà cosa significa essere un sommergibilista, che stile di vita richiede e soprattutto che relazioni si creano tra persone che vivono per settimane in un ambiente ristretto e in un costante stato di allerta e concentrazione. In onda dal 25 maggio, dal lunedì al venerdì alle 20.10 su Rai 3.

 

 

LORENZO RICHELMY

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La parte più vera di sé

Una star di successo costretta a fare i conti con il proprio passato e con le maschere costruite nel tempo, ma anche una attenta riflessione sul mestiere dell’attore e sull’importanza di restare fedeli a sé stessi: «A volte l’uomo non è all’altezza del ragazzo». Un dialogo con il protagonista della commedia “Meglio tardi che mai”, tra carriera, fragilità e speranza, dove il cambiamento viene visto come un’opportunità di crescita: «La speranza è continuare a credere che il futuro possa riservarti colori migliori»

Iniziamo con la presentazione di Marco e in quale momento della sua vita lo incontriamo?

È un giovane attore italiano di grande successo, per quanto si possa essere “giovani” nel panorama italiano, che vive un momento di forte notorietà. Lo incontriamo probabilmente all’apice della sua carriera, in un momento di fama, ma anche di grande narcisismo, di strafottenza, di arroganza, un atteggiamento che a volte si ritrova in chi fa il mestiere dell’attore. Forse, però, sono atteggiamenti che vanno di pari passo, una persona più è sola, più tende a essere arrogante.

Una conseguenza o un rischio?

Secondo me vanno a braccetto, non credo che una sia causa o conseguenza dell’altra. Se scegli la strada del narcisismo arrogante, si spalanca la strada della solitudine, e più si è soli e sempre più è facile rimanere in questa condizione. Sono due vasi comunicanti. Nella mia esperienza personale, quando mi è capitato di sentirmi troppo pieno di me stesso, ho avuto la fortuna di avere accanto persone care che me lo hanno fatto notare, aiutandomi a ritrovare equilibrio.

Marco, nel film, si confronta con il proprio passato. Da dove nasce questa presa di coscienza?

In realtà non nasce da una scelta volontaria, perché gli arriva addosso una vera e propria tempesta mediatica. All’inizio lui non pensa davvero a fare pace con il proprio passato, vuole piuttosto sfruttarlo per uscire da quel momento difficile. Poi però, nel corso della storia, si rende conto che le sue radici rappresentano molto di più della maschera che si è costruito negli ultimi anni. Ha rinnegato una parte autentica di sé, le sue radici, poi scopre che proprio quella parte era ciò che lo faceva stare bene. L’immagine che si è creato per lavoro, invece, è ciò che lo ha portato a stare male e, in qualche modo, anche alla rovina. All’inizio sembra una crisi solo professionale, ma andando avanti capisce che è qualcosa di molto più profondo.

Che cosa rivela a Marco il nuovo incontro con Arianna?

Gli dà la possibilità di ritrovare sé stesso, di confrontarsi con il ragazzo che era stato: con i suoi sogni, il suo carattere, il modo in cui guardava il mondo da adolescente. C’è una frase molto bella che Arianna gli dice: “A volte l’uomo non è all’altezza del ragazzo.” Siamo abituati a pensare che crescere significhi migliorare, diventare una versione più completa di noi stessi. Però non sempre è così, a volte la vita ci indurisce, ci rende più cinici, più freddi. Ragazzi pieni di cuore diventano adulti molto diversi da ciò che erano. Marco, grazie ad Arianna, ha l’occasione di riconciliarsi con quel sé adolescente e di capire quanto se ne fosse allontanato.

Questa storia l’ha portata a riflettere anche sul mestiere dell’attore?

Assolutamente sì. È uno dei motivi per cui ho accettato questo ruolo, giocare sul tema dell’attore, mettersi a nudo, tra l’altro per me per la prima volta in commedia romantica, e affrontare temi sociali importanti, come quello del carcere. E per quanto riguarda il lavoro dell’attore, sono riflessioni che mi toccano personalmente, come dicevo prima, ho avuto la fortuna che le persone vicine mi hanno fatto capire la brutta piega che stavo prendendo.

Quando se n’è accorto, che cosa ha provato?

La prima reazione è sempre il rifiuto. Ti dici: “Non è vero, sono gli altri che sbagliano, sono invidiosi.” È istintivo provare a scaricare fuori da sé la responsabilità. Quando riesci a vivere del lavoro che hai sempre sognato, inevitabilmente nasce anche un certo orgoglio. Il rischio è trasformarlo nell’idea di fare una vita migliore degli altri, ma poi, crescendo capisci che questo mestiere è molto più complesso, fragile e complicato di quanto sembri. Ti rendi conto di quanto sia difficile avere una serenità mentale stabile, soprattutto nel lungo periodo. All’inizio, quando sei giovane, tutto sembra facile, quando sei nel momento della tua vita in cui senti la necessità di una vita più stabile, tranquilla, vorresti creare una tua famiglia, è pesante dipendere sempre dalle decisioni di altri. Fortunatamente amici di cui mi fidavo molto mi hanno aiutato ad aggiustare il tiro (ride).

Prendendo spunto dal suo personaggio, come reagirebbe, nella vita, agli imprevisti del destino?

Ne ho avuti parecchi, in passato tendevo a chiudermi, a nascondermi. Poi ho capito che il segreto è continuare a camminare. Qualunque cosa accada, anche la più grave, restare fermi nella preoccupazione non cambia nulla, il cosiddetto “piangere sul latte versato” non dà la soluzione. Bisogna darsi il tempo di metabolizzare quello che succede, senza reagire in modo impulsivo, ma poi bisogna andare avanti. Prima mi sarei vergognato, avrei abbassato lo sguardo, oggi cerco di guardare avanti, di continuare il mio percorso, magari più lentamente, ma senza fermarmi.

Che cosa le sta insegnando questo lavoro?

Che si vive sempre su una montagna russa, ma che non si smette mai di imparare e che non puoi mai sentirti arrivato. Se trasli questo concetto nella vita, è un lavoro che mi ha insegnato ad assumere sempre la postura dello studente. C’è sempre qualcuno da ascoltare, qualcosa da capire.

Ha fatto molto teatro, una profonda scuola di umanità. Come si confronta con quest’arte?

Per me il teatro è terapeutico, quello che raccontiamo nel film io ci credo tantissimo. Viviamo in un’epoca in cui tutto è filtrato dai social, dall’immagine, dal bisogno di apparire sempre perfetti, al contrario il teatro ti spoglia, costringendo a mostrarti per quello che sei. Gli spettacoli più belli sono estratti di vita vera, e sono spesso dolorosi. E la forza terapeutica del teatro sta proprio nel fatto che ti fa capire che nessuno ce l’ha davvero con te, non esistono il cattivo assoluto o il buono assoluto. Le persone fanno del male perché hanno le loro fragilità, le loro ferite, non perché siano “cattive” per natura. Il teatro aiuta a comprendere questo e ti obbliga a confrontarti con gli altri. Alla fine, quasi sempre, ne esci più sereno e con uno sguardo più fiducioso verso il mondo.

“Purché finisca bene” racconta storie che ruotano attorno al lieto fine. Che cosa le piace di questo tipo di racconto?

È la prima volta che faccio una vera commedia romantica. Ho interpretato tanti personaggi cupi, oscuri, thriller, stavolta invece mi sono ritrovato dentro una favola, una storia che porta leggerezza, ma che affronta anche temi importanti. Ed è proprio questa, secondo me, la forza del film: parlare di questioni profonde senza appesantirle. È una chiave narrativa molto potente.

Concludo chiedendole che valore ha la speranza nella sua vita?

Per me la speranza è diversa dalla fede. La fede implica aspettare qualcosa dall’alto; la speranza invece è più concreta, più umana. È scegliere di credere che le cose possano migliorare. Per me il cambiamento è quasi sempre positivo, anche quando all’inizio fa paura. La speranza è continuare a immaginare che il futuro possa ancora sorprenderci con colori nuovi, magari persino migliori di quelli che conosciamo oggi.