VIRA CARBONE
La prevenzione è benessere
La conduttrice racconta la nuova stagione di “Buongiorno Benessere”, storico appuntamento del sabato mattina di Rai 1. Tra le novità, un pubblico sempre più partecipe e uno speciale dedicato alle eccellenze della medicina italiana che rendono grande la nostra sanità nel mondo
Quali sono le principali novità di questa nuova stagione?
“Buongiorno Benessere” compie quattordici anni, ma li festeggia in maniera molto soft. Il filo conduttore è e rimane lo stesso: l’informazione medica con il sorriso. Ci saranno, però, novità.
Una di queste riguarderà le eccellenze italiane della medicina. Come sarà sviluppato questo spazio?
Sappiamo che la sanità italiana è a un livello straordinariamente alto, anche e in particolare quella pubblica, e abbiamo tantissimi medici italiani che rappresentano delle eccellenze nel mondo. Per questo ho pensato, quest’anno, di dare voce proprio alle eccellenze italiane in campo medico a livello internazionale. Ogni settimana ne presenteremo una.
Grande l’attenzione del pubblico anche per la rubrica “Guadagno in salute”. Da quale idea nasce?
Siamo molto attenti anche al risparmio, perché non dobbiamo pensare sempre che la salute significhi spendere soldi in medicine, analisi e visite private. La salute può anche consentirci di risparmiare. Se siamo attenti al nostro organismo e ai nostri organi e impariamo a intercettare ogni segnale, spenderemo meno soldi in medicine, analisi e cure, perché avremo un corpo più sano. Da questa idea nasce la nuova rubrica.
In questi anni è cambiato il modo in cui gli italiani si informano sulla salute. Come si è evoluto, in questo senso, il linguaggio del programma?
In realtà, il linguaggio del programma è sempre stato lo stesso. Questa è la verità. Come dico spesso, ho scritto questo programma perché ero ipocondriaca e avevo bisogno di una trasmissione che informasse e, contemporaneamente, rasserenasse le persone ipocondriache come me. Ecco il grande senso del servizio pubblico della Rai.
Qual è la chiave per rendere comprensibili a tutti argomenti medici anche molto complessi?
Credo molto in questa missione e, sin dalla prima puntata, abbiamo utilizzato un linguaggio semplice, costruito attraverso interviste a medici seri, all’avanguardia, vere eccellenze, ma sempre alla portata di tutti. Era un linguaggio che capivo io e che potevano comprendere tutti a casa. Quindi non è cambiato, non può cambiare e non cambierà mai. Secondo me, la chiave di “Buongiorno Benessere” è proprio questa: parlare a tutti in maniera chiara, affrontando grandi temi attraverso grandi medici.
Il pubblico partecipa attivamente alla trasmissione. Come avviene questo dialogo durante la diretta?
Durante la trasmissione ho un telefono in mano e quel telefono funziona veramente: mi mette in contatto con il pubblico che, da casa e in diretta, in quel momento sta facendo delle domande. Naturalmente non posso rispondere, attraverso i medici, a tutte le domande, perché sarebbe impossibile, però cerco di essere quanto più vera possibile. Il pubblico fa le domande, io ne scelgo alcune e le pongo ai medici.
In quattordici anni come sono cambiate le domande e le esigenze dei telespettatori?
Le domande non sono cambiate, sono sempre più o meno le stesse. Le persone si concentrano molto sull’alimentazione, sul dimagrimento, sulla salute cardiovascolare e sulla prevenzione. Devo dire che il pubblico non è cambiato per niente nelle sue esigenze, o forse accade perché noi, in ogni puntata, cerchiamo di abbracciare tanti temi e quindi riusciamo a soddisfare le diverse necessità.
Qual è il valore più importante di questo confronto diretto con il pubblico?
È chiaro che non possiamo scendere mai troppo nel particolare, perché abbiamo un’ora sola a settimana. Facciamo una spolverata di tutto, ma credo che questo sia proprio il servizio pubblico allo stato puro. Sapesse quante persone, attraverso le parole dei nostri medici, hanno intercettato una malattia, si sono curate, sono guarite e hanno vinto la paura di sottoporsi agli accertamenti. È un programma in cui credo profondamente e penso che sia proprio il pubblico a premiarlo dopo tanti anni.
Sui social e attraverso altri canali di comunicazione circolano anche notizie mediche non sempre corrette. Quale responsabilità sente un programma come il suo?
Sono una persona di cuore e questo lo metto in ogni puntata, quindi, da parte mia c’è una grande lealtà nei confronti dei telespettatori. Questo riguarda sia me sia la redazione, perché non si vince mai da soli e non si perde mai da soli. Siamo un gruppo, sicuramente capitanato da chi il programma lo ha ideato, nella fattispecie da me, ma non si fa mai nulla da soli.
Come scegliete i medici e gli specialisti da portare in trasmissione?
Svolgiamo ricerche attente. Io vado personalmente negli ospedali e cerco di individuare i medici migliori sulla base delle mie ricerche. Ci sono tantissime eccellenze e noi le proponiamo al grande pubblico nel modo più scrupoloso e attento possibile e, soprattutto, con un grandissimo senso dell’importanza della salute.
Può una trasmissione televisiva contribuire concretamente alla prevenzione e persino aiutare a salvare una vita?
Per me portare un medico in trasmissione e rendermi conto che, magari attraverso le sue parole, un bambino o un’altra persona riescono a salvarsi perché intercettano una malattia, rappresenta una grande vittoria. È una vittoria anche per l’azienda per la quale lavoro, perché mi onoro di poter dire che lavoro in Rai e la Rai è servizio pubblico.
Dietro il successo di “Buongiorno Benessere” c’è anche un grande lavoro di squadra. Quanto conta il contributo di chi lavora al programma?
Sento di dover ringraziare i vertici Rai che mi consentono di continuare a realizzare il programma che ho scritto e nel quale credo, ma anche tutte le persone che lavorano insieme a me: non soltanto il gruppo degli autori e la regia, ma proprio tutti, dal parrucchiere al truccatore, dai tecnici alle luci e all’audio. Il successo è il risultato del lavoro di un gruppo, non di una sola persona, e ci tengo che questo venga detto prima di qualunque altra cosa.
Dopo quattordici anni alla guida del programma e a contatto con temi così forti, c’è ancora qualcosa che continua a sorprenderla e a coinvolgerla nel racconto della salute e della prevenzione?
Devo dire che non mi abituerò mai a quando, per strada, le persone mi guardano, mi fermano e magari mi chiedono una foto. Per fortuna svolgo questo mestiere con talmente tanto cuore che mi dimentico che sono in televisione. Quando mi fermano, penso: “Che cosa vuole da me?”. Poi mi rendo conto e mi dico: “Ma io lavoro in televisione, perché sto dicendo questa cosa?”. Per me è ancora una sorpresa.