NUOVA STAGIONE

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Indovina chi viene a cena

Il programma di Sabrina Giannini torna con le sue straordinarie inchieste per indagare sui metodi di produzione e gli stili di vita ideali. Da martedì 12 maggio alle 21.20 su Rai 3

Nelle cinque puntate previste verranno esplorati i confini più incredibili che la nostra specie supera pur di allungare la propria esistenza, pur di dimagrire o di essere in forma, pur di guadagnare più soldi lungo la filiera che conduce alla nostra tavola, al nostro guardaroba, all’armadietto dei farmaci.  Sono verità del processo produttivo che per essere scoperte richiedono lunghe investigazioni, spesso sotto copertura. Talvolta queste verità vengono da lontano e la squadra di “Indovina chi viene a cena” deve allungare lo sguardo oltre i nostri confini. Il lavoro del programma è quello di trovare le evidenze che permettono di individuare il cambiamento che conduce alle scelte alternative ideali, nel rispetto dell’ambiente, delle persone e degli animali. Perché è possibile vivere secondo un modello più sostenibile, nonostante l’attuale sistema produttivo, sociale e politico non abbia alcun interesse che si scopra. “Sii tu il cambiamento che vorresti del mondo”, diceva il Mahatma Gandhi, ma il cambiamento è possibile se si conoscono le verità. Anche questa volta, ospite di ogni puntata sarà l’epidemiologo Franco Berrino, che dispenserà utili informazioni per vivere a lungo e sani.

 

NOVITA’

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The Unknown, fino all’ultimo bivio

Da lunedì 11 maggio in prima serata su Rai 2 il nuovo adventure game condotto da Elettra Lamborghini e Gianluca Fubelli (Scintilla)

Debutta l’11 maggio in prima serata su Rai 2 The Unknown – Fino all’ultimo bivio”, il nuovo adventure game prodotto dalla Direzione Intrattenimento Prime Time. Alla conduzione, una coppia inedita e sorprendente: Elettra Lamborghini e Gianluca Fubelli (Scintilla), pronti a guidare i concorrenti in un’esperienza imprevedibile e ricca di colpi di scena. In cinque puntate, il programma vede protagoniste due squadre composte da personaggi noti e concorrenti non famosi. La squadra blu inizialmente è formata da Costanza Caracciolo, Emanuela Folliero, Alessandro Matri, Francesca Manzini, Soleil Sorge e Pino Strabioli; la squadra arancione da Cristian Calenda, Noemi Cassaro, Lorenzo “Mc” Drago, Laura Pranzetti Lombardini, Gabriele Pagliarani e Ivan Zucco. I dodici concorrenti vengono catapultati in un’avventura senza punti di riferimento: bendati e ignari della destinazione e dei propri compagni di viaggio, affrontano un percorso in cui ogni scelta può cambiare radicalmente le sorti del gioco. Il cuore del format è il meccanismo del bivio tra “Noto” e “Ignoto”: una scelta ricorrente che può portare benefici oppure conseguenze imprevedibili. I concorrenti si trovano fisicamente davanti a un bivio, e ogni decisione può migliorare o peggiorare la loro situazione, ribaltando continuamente gli equilibri. Il viaggio si snoda tra le bellezze della Calabria — tra borghi, parchi naturali e scenari mozzafiato tutti da scoprire — e mette alla prova i concorrenti con sfide fisiche e mentali, spostamenti inattesi e prove legate al territorio. Ogni giornata si conclude alla “Casa Madre”, dove arrivare primi garantisce vantaggi decisivi per il proseguimento della gara. La squadra vincente di ogni tappa ha la possibilità di aumentare il montepremi finale, mentre quella perdente affronta l’eliminazione di uno dei suoi componenti. Colpi di scena scandiscono il percorso fino alla finale, quando la competizione diventa individuale: una corsa verso l’ultimo obiettivo che decreterà un unico vincitore. Il progetto è realizzato in partnership con Regione Calabria e Calabria Film Commission nell’ambito della convenzione con Rai Com.

GIORGIO MARCHESI

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Il vicino di casa perfetto

«È un uomo normale, non un supereroe» racconta l’attore del suo personaggio, Giovanni Buonvino, un uomo lontano dall’idea del “maschio alfa”. Due prime serate, il 7 e il 14 maggio su Rai 1, ispirate ai romanzi di Walter Veltroni

 

Partiamo da Buonvino: qual è la novità di questo personaggio?

È un uomo normale, non un supereroe. Fa bene il suo lavoro senza bisogno di mettersi in mostra. Mi piace pensarlo come parte di quella maggioranza silenziosa che esiste nel nostro Paese. Ha una forte etica professionale e cerca la giustizia, non il giustizialismo. Conosce la differenza tra autorità e autorevolezza.

Che tipo di investigatore è?

Non si limita alla logica o alla competizione. Cerca di capire le persone, le emozioni, gli istinti. È un “neopatologo dei sentimenti”, capace di leggere le dinamiche emotive, familiari, lavorative. Non è violento, non è aggressivo, è uno che ascolta molto e si mette in dubbio. Non ha mai certezze assolute, e questo gli permette di lasciare aperte più possibilità e di arrivare alla verità.

Un modello controcorrente rispetto a quello dominante…

Sì, decisamente. Negli ultimi anni si è spesso puntato sull’immagine dell’uomo forte, decisionista, ma essere “uomini” non significa aderire a quel modello. Oggi vediamo anche il ritorno di un certo machismo, soprattutto in politica, ma questa immagine si scontra con la realtà di tanti uomini che sono padri presenti, più coinvolti nella vita familiare rispetto al passato.

Il personaggio nasce dalla penna di Walter Veltroni: che rapporto avete avuto?

Molto semplice e diretto. Ci siamo incontrati a Villa Borghese e abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Mi ha raccontato il personaggio, ma senza mai essere invasivo. È stato molto rispettoso anche sul set: veniva, osservava, ma senza intervenire. Spero di aver restituito il suo Buonvino, che è un personaggio molto amato.

E lui ha apprezzato il risultato.

Sì, e questo mi ha fatto davvero piacere, perché era la cosa che mi preoccupava di più: riuscire a coglierne l’essenza.

Oltre a Buonvino, un’intera squadra di personaggi molto definiti.

Sì, ed è uno degli aspetti più interessanti. Sono tutte persone comuni, realistiche, come quelle che incontriamo ogni giorno. Non ci sono “cattivi” lontani da noi: sono storie in cui è facile riconoscersi.

Villa Borghese è invece una protagonista assoluta.

È un microcosmo dentro la città. Appena entri, lasci fuori il caos e ti ritrovi in uno spazio sospeso, pieno di arte e natura. È sorprendente che sia stato così poco raccontato dal cinema, perché è un luogo ricchissimo, vivo, attraversato da turisti, famiglie, sportivi. Un contesto perfetto anche per un giallo, “macchiato di verde”.

Nel racconto c’è anche una componente cinematografica forte. Come avete cercato di creare queste atmosfere?

È un omaggio al grande cinema italiano. Non è stato semplice inserirla per questioni di diritti, ma il risultato è molto efficace, soprattutto nel passaggio dal colore al bianco e nero.

Se dovesse associare Buonvino a un film?

Direi “La grande bellezza”. Come il protagonista, anche questo commissario è un osservatore della città: non si lascia travolgere completamente, mantiene uno sguardo laterale. È affascinato dalla bellezza, pur restando una persona sobria, poco attenta al proprio aspetto.

Che tipo di uomo è, al di là del lavoro?

Uno a cui piacciono le cose belle, anche gli oggetti del passato. Non è perfetto, è un po’ goffo, a volte insicuro. Ma sono proprio questi difetti a renderlo umano. Io, personalmente, gli voglio già bene.

Su cosa sta lavorando adesso?

Ho appena concluso una tournée teatrale con “L’amante” di Harold Pinter, per la regia di Veronica Cruciani e con Simonetta Solder, sto girando una nuova serie per la Rai. Poi spero di riuscire a prendermi un’estate più tranquilla.

La passione per il suo lavoro è la stessa degli inizi?

È cambiata, è diventata più matura. Non è più totalizzante come quando avevo 25 anni: oggi ho una famiglia, dei figli, e il tempo libero lo dedico a loro e agli amici. Però quando lavoro lo faccio con la stessa concentrazione e lo stesso impegno. È un equilibrio diverso.

Dove trova la bellezza?

Nella natura. Il mare, la montagna, i parchi. Anche oggi, in un giorno libero, ho fatto un giro in bicicletta, una passeggiata proprio a Villa Borghese, poi un pranzo con un amico e mio figlio. La natura riesce sempre a riconciliarmi con tutto.

NOVITA’

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Il Club – Canzoni sotto la pelle

Un viaggio autentico tra sogni, paure e desideri. Dall’8 maggio su RaiPlay con Federica Gentile e Niccolò Agliardi 

C’è un’età fragile in cui tutto brucia: l’adolescenza e la sua eco nei vent’anni. È il tempo delle domande senza risposta, dei sentimenti gridati in silenzio, dei corpi che si trasformano e non si riconoscono. Un tempo in cui si ha più bisogno di essere capiti, ma si fatica a dirlo; dove una strofa può lasciare segni indelebili, regalare emozioni e custodire ricordi. Dall’8 maggio arriva su RaiPlay “Il Club – Canzoni sotto la pelle” un talk-show musicale dedicato ai giovani e alla loro crescita, condotto da Federica Gentile e Niccolò Agliardi, uno spazio intimo, ma collettivo, dove le parole arrivano dalle canzoni. Dieci puntate in cui coppie di artisti con i loro brani si confrontano con un gruppo di ragazzi, tra i 18 e i 25 anni presenti in studio: la musica diventa un linguaggio per raccontare sogni, paure e desideri di un’età complessa e di passaggio. Tra gli ospiti delle puntate: Niccolò Fabi e Ensi, Piero Pelù e Dargen D’Amico, Levante e Gaia, Michele Bravi e Aiello, Marco Masini e Anastasio, Ditonellapiaga ed Emma Nolde, Malika Ayane e Rancore, Francesca Michielin e Margerita Vicario, Paola Iezzi e Willie Peyote, Jack Savoretti, Leo Gassmann. “Il format – sottolinea Marcello Ciannamea, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali – punta ad arrivare dritto alle emozioni, proprio quelle che si nascondono “sotto la pelle “del nostro pubblico, raggiungendolo in quello spazio meraviglioso, contraddittorio ma fragile che è l’adolescenza. La musica diventa un linguaggio universale e allo stesso tempo intimo, capace di penetrare i cuori e dare voce alla loro sensibilità. Una strofa ripresa e canticchiata racconta più di mille confessioni che, spesso, per pudore restano solo parole mute”.

“Siamo partiti dal nostro vissuto, quello di oggi e quello di ieri – dice Federica Gentile.  Quante volte i ragazzi non si sentono compresi dagli adulti. Quante volte abbiamo detto, o ci siamo sentiti dire “che ne sai tu di me”? Mentre, al contrario, spesso basta il verso di una canzone per restituire e restituirci l’immagine più fedele di noi e del nostro sentire. Il “Club- canzoni sotto la pelle” presenta quei brani che sono arrivati dritti negli animi e hanno lasciato segni indelebili”. “Non rimpiango i miei vent’anni – prosegue Niccolò Agliardi: li ho vissuti fino in fondo, scombinati e storti. Oggi, incrociando i ragazzi alla fine dell’adolescenza, ai concerti, nelle scuole, nei luoghi fragili resto sempre colpito dalle loro profondità nascoste. I sentimenti ci sono, fortissimi e teneri; ma trattenuti da un pudore che li rende spesso muti, tra pari. Il Club parte da qui, dalle canzoni vere, quelle nate per necessità. Ne ho scritte alcune nella mia vita e ne conosco vizi e virtù. So che quelle che gli amici artisti ci hanno portato, forse non risolveranno nulla, ma apriranno, per tutti, nuovi spiragli e nuove domande”.

 

 

CARLOTTA PINTO

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Marika canta per salvarsi

L’attrice è una delle new entry della sesta stagione di “Mare Fuori”. Interpreta una ragazza fragile e determinata, divisa tra il sogno della musica e il peso di legami familiari soffocanti. Il carcere diventa uno strumento di redenzione: tra sorellanza, ribellione, desiderio di riscatto e autenticità, emerge un personaggio che cerca la propria voce e prova a costruire una strada diversa. Il mercoledì in prima serata su Rai 2

 

Il personaggio che interpreta è una ragazza che sogna di cantare. Quanto c’è di lei in questo desiderio?

Marika e io condividiamo la passione per la musica. Da quando avevo 14 anni il mio sogno è diventare cantante. Poi, a un certo punto, mi sono ritrovata anche a recitare e ho scoperto questo mondo nuovo, fantastico. È qualcosa che ci accomuna tantissimo: è un sogno che abbiamo in comune. Marika rispecchia davvero questa parte di me, questo mio desiderio. In qualche modo rappresenta completamente la mia vita.

Ha rinunciato a un’opportunità importante nel canto per “Mare Fuori”. È stata una scelta di istinto e di coraggio: come la definirebbe oggi?

È stata una scelta d’istinto. Avevo fatto prima i provini per “X Factor”, anche perché era il mio ultimo anno di scuola e volevo provare diverse esperienze. Poi ho visto l’annuncio dei provini per “Mare Fuori”: cercavano qualcuno che sapesse cantare e ho pensato “vabbè, tanto non succederà mai”. Ho deciso comunque di provarci, anche solo per capire com’era. Alla fine, sorprendentemente sono andata avanti e ho superato il provino. A quel punto ho seguito il mio istinto, quello che mi diceva il cuore, e ho scelto di rinunciare.

Non aveva mai studiato recitazione: cosa l’ha aiutata di più sul set?

Mi è sempre piaciuto vedermi nel ruolo di cantante. Quando salgo sul palco non mi limito alla voce: uso il corpo, le espressioni, entro proprio nel brano. Ed è stata una base importante anche per la recitazione. Mi sono affidata a questa mia attitudine, a questa piccola dote. Poi, ovviamente, sul set sono stata aiutata molto dalla coach, che mi ha supportato nel costruire la chimica tra noi sorelle, nell’entrare nel personaggio e nel dare vita a Marika.

Marika fatica a liberarsi dall’influenza della sorella Sharon. Quanto è difficile, secondo lei, trovare la propria strada quando qualcuno ti condiziona?

Credo che il segreto sia credere nei propri valori, nei propri ideali e in se stessi. Però, nella realtà in cui vive Marika, è davvero difficile. Lei è una ragazza molto fragile, abituata a fare quello che le dice la sorella, a stare ai suoi ordini. È come se fosse sempre stata sottomessa, quindi per lei diventa complicato affermarsi e imporre la propria personalità.

Che rapporto si crea tra le sorelle? C’è solo conflitto o anche un legame profondo?

Tra Sharon e Marika c’è un rapporto molto conflittuale, quasi di astio. Nella serie ci sono pochissimi momenti in cui sembrano sorelle “normali”. Diverso invece il rapporto tra Marika e Annarella: Annarella segue più Sharon, ma allo stesso tempo sostiene Marika ed è felice del suo sogno. Tra loro c’è una vera sorellanza. Quando poi entrano nell’IPM, le dinamiche cambiano: le sorelle iniziano a fare più gruppo, soprattutto nei momenti difficili. È lì che capiscono che devono stare unite e farsi forza, perché dentro quell’ambiente bisogna resistere, bisogna sopravvivere.

Per Marika il canto è più una via di fuga o un modo per affermarsi?

È entrambe le cose. Marika vive in una realtà che non sente sua. A differenza delle sorelle, lei vorrebbe una vita diversa, fatta di scelte giuste, senza percorrere strade sbagliate come quelle della criminalità. La musica diventa quindi il suo rifugio, il suo spazio, il luogo in cui riesce a evadere. Ma allo stesso tempo è anche la sua possibilità di riscatto: attraverso la musica vuole costruirsi un futuro e affermarsi.

Quanto è importante oggi essere autentici, anche attraverso la propria immagine?

Per me è fondamentale. Viviamo in una società molto rigida, piena di schemi, e questa cosa non mi è mai piaciuta. Io tendo sempre a fare un po’ l’opposto. Tagliarmi i capelli, per esempio, è stato un atto di ribellione: mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere a quel contesto. Era un modo per affermarmi. Quando sono arrivata sul set, il regista ha deciso di mantenere quel taglio, e ne sono stata felicissima, perché era come portare ancora più me stessa nel personaggio. È diventato anche un tratto distintivo di Marika. Ma alla fine non è un taglio di capelli a definire una persona. Io ho sempre cambiato estetica, fin da piccola, perché mi piace sperimentare. So bene chi sono dentro, ed è questo che conta davvero.

Dopo “Mare Fuori”, si sente più attrice, più cantante o entrambe le cose?

In questo momento entrambe le cose. Io sono partita dal canto: a quattordici anni ho fatto una scelta e ho deciso che volevo diventare cantante e lavorare nel mondo dello spettacolo. Ho sempre avuto un’anima artistica e mi è sempre piaciuta l’arte in tutte le sue forme. Anche la recitazione mi affascinava, ma non ci avevo mai puntato davvero, perché ero più concentrata su canto e ballo. Poi è arrivata questa opportunità, che considero una grande fortuna. Mi ha aperto una porta enorme e non voglio rinunciarci: voglio studiare e portare avanti entrambe le strade il più possibile.

ALBERTO ANGELA

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Le voci (e le anime) di New York

“Ulisse – Il piacere della scoperta” riparte dalla Grande Mela e dalle musiche e dalle canzoni che la raccontano. Un viaggio emozionante che proseguirà in Giappone, a Parigi, e, nella storia, con il racconto di Lucrezia Borgia. Da lunedì 4 maggio, in prima serata su Rai 1

 

Quale emozione la accompagna nell’inizio di un nuovo viaggio?

Si potrebbe fare l’esempio con il decollo dell’Apollo: ogni nuova stagione è un po’ come un nuovo lancio. Ti trovi lì, dentro alla tua tuta, stai entrando nella navicella e sai di avere dietro un team di grandi professionisti, ma anche di amici, con cui lavori. Devo dire che mi fido tanto di loro e credo che anche loro si fidino di me. Penso che anche questo sia il segreto della riuscita dei nostri programmi, quando c’è un sorriso dietro le telecamere, ce n’è uno anche davanti.

Quali sono le tappe della nuova stagione di “Ulisse”?

Cominciamo con un viaggio a New York con la formula di “sulle note di una città”. Visitiamo i monumenti ma anche quelli invisibili, che tutti abbiamo nel cuore: le canzoni, le colonne sonore, le grandi opere composte in luoghi particolari. Poi ci sarà una puntata sul Giappone, letteralmente dai samurai ai manga, quindi ne avremo una dal titolo “Parigi quarto giorno” che racconta cosa si può vedere nella capitale francese rimanendo un giorno in più dei tre che di solito si dedicano alla visita di una città. Avremo infine una puntata su Lucrezia Borgia, un viaggio commovente nella storia.

 

Si parte da New York, raccontata attraverso la musica. Cosa la rende unica rispetto ad altri grandi centri musicali? 

Ogni città ha una sua voce. Londra, ad esempio, è la patria dei Beatles, di Elton John. New York di voci ne ha altre, a parte i gospel che si possono ascoltare ad Harlem ma anche il jazz e lo swing a Greenwich. New York è Frank Sinatra, a raccontarla solo le musiche dei film “Colazione da Tiffany” (Henry Mancini), de “La febbre del Sabato sera” (Bee Gees), di “C’era una volta in America” (Ennio Morricone). È come entrare nelle case di persone diverse, arredate diversamente ma tutte gradevoli.

 

Tra tutti i generi musicali nati o cresciuti a New York quale ne rappresenta meglio l’anima? 

Non c’è un genere musicale che sia migliore di un altro. I generi sono come i rami di un albero, ognuno ha i suoi frutti. Il fatto che ci sia tanta varietà è decisamente un valore aggiunto, così come un valore aggiunto sono i grandi interpreti, ne cito una per tutti, Madonna. Parliamo di icone, tante anime di una sola città.

 

Se dovesse associare una sola canzone a New York, quale sceglierebbe?

Ce ne sono tantissime. Dipende dall’epoca, potrei dire “New York New York” di Frank Sinatra e Liza Minnelli, o le sonorità di “Taxy Driver” (Bernard Hermann). “La febbre del sabato sera” (“Night fever”) è New York. Siamo andati nel punto in cui furono girate immagini iconiche del film, come l’inizio, un tempo quello era un quartiere italiano, oggi è cinese. Anche questo mostra come la pelle della città stia cambiando, la musica segue l’evoluzione della città.

 

L’ha colpita di più la storia di artisti affermati o quella di chi è arrivato a New York inseguendo un sogno, come Madonna agli inizi? 

Sicuramente quella di chi arriva in città, lì comincia ed esplode. Persone come Madonna, che arrivano squattrinate e riescono a decollare, ben rappresentano una delle anime di New York. La stessa canzone di Sinatra dice “…you always make it there, you make it anywhere. It’s up to you, New York, New York…”. New York è un trampolino, se hai idee buone decollano.

 

New York è uno dei set cinematografici per eccellenza. Quanto cinema e musica si influenzano a vicenda nella costruzione dell’immaginario collettivo? 

New York dà l’impronta a tanti film che sono ormai entrati nel nostro immaginario, penso a quelli che abbiamo già citato così come a “Central Park” di Woody Hallen, o a “Ghostbuster”. La caserma dei Ghostbuster esiste davvero, non è una finzione cinematografica, ma è operativa, ospita un’unità dei vigili del fuoco, noi la mostreremo. New York è uno dei palcoscenici più forti del cinema.

 

Qual è la colonna sonora del cinema più iconica per Alberto Angela? 

Quella di “C’era una volta in America” composta da Ennio Morricone mi emoziona sempre.

 

Dopo tanti viaggi e racconti, cosa la sorprende ancora di un luogo?

Gli aspetti nuovi, le atmosfere, gli odori, i tramonti, cose che non vengono mai descritte ma che il tuo cuore scopre.

 

Quale “gusto” deve lasciare un viaggio? 

Delle fotografie che rivedi, le foto sono la parte reale di emozioni vissute. Un viaggio è una costellazione di emozioni che resiste per sempre.

 

Se vivesse per un lungo periodo a New York, quale quartiere sceglierebbe?

Starei certamente a Manhattan, attorno a Central Park, ma mi sposterei spesso, da Greenwich a Soho. Bisogna però ricordare che New York è carissima, dovrebbe essere un genio della lampada a darti questa possibilità (sorride). Non mi dispiacerebbe stare vicino al Museo di Storia naturale, uno dei luoghi iconici dove ogni volta che vado in città passo ore e ore.

 

NUOVA EDIZIONE

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Ulisse riparte da New York

 

 

Dopo il successo dello speciale “Versailles in piano sequenza”, Alberto Angela torna su Rai1 con la nuova serie del fortunato programma. A partire da lunedì 4 maggio in prima serata, Rai Cultura propone quattro nuovi episodi dedicati a grandi personaggi del passato, ai viaggi, alla cultura e alla storia

 

 

La nuova stagione si apre all’insegna della musica. Dopo il grande successo fatto registrare lo scorso anno con “Sulle note di Londra”, quest’anno Alberto Angela attraverserà l’Atlantico per raccontarci un’altra città che ha un legame profondo con la musica: andremo infatti nella Grande Mela, con “Sulle note di New York”.  Un viaggio sonoro per la città dove ogni set sarà abbinato a una canzone o a un artista statunitense. Nella seconda puntata “Dai Samurai ai Manga” visiteremo il Giappone: un viaggio in un paese così lontano ma capace di esercitare un fascino crescente su moltissimi italiani. La leggendaria tradizione dei samurai, gli eroi dei manga e dei cartoni animati con cui sono cresciute generazioni di giovani, la cucina ricercatissima, la tecnologia all’avanguardia, la delicatezza dei fiori di ciliegio, l’orrore dei kamikaze e del seppuku, le catastrofi naturali da cui difendersi. Un racconto dei tanti aspetti di una civiltà complessa e millenaria, dove gli opposti si incontrano e danno vita ad una cultura unica al mondo. Lucrezia Borgia è la protagonista del terzo appuntamento di questa stagione di “Ulisse, il piacere della scoperta”. Assassina, avvelenatrice, figlia e sorella incestuosa. Tante le accuse che danno corpo alla sua leggenda nera. Nata dal cardinale Rodrigo, divenuto poi papa Alessandro VI, sorella di Cesare Borgia, Lucrezia è stata una grande protagonista del Rinascimento. Cosa c’è di vero nelle tante vicende che l’hanno messa in cattiva luce? È la domanda alla quale Alberto Angela cercherà di rispondere ripercorrendo la vicenda tormentata di una donna in realtà forte, intraprendente, padrona del proprio destino al di là delle apparenze. Non si finisce mai di scoprire Parigi. Non bastano i tre giorni che molti turisti di solito trascorrono in città e proprio per questo l’ultima puntata della serie, intitolata “Parigi nascosta”, sarà un viaggio tra le meraviglie meno conosciute della capitale francese per scoprirne luoghi alternativi e indimenticabili.

 

 

#1M2026 

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Concertone del Primo Maggio 2026

 

 

Da Piazza San Giovanni in Laterano a Roma in diretta su Rai 3, Rai Radio 2, RaiPlay e Rai Italia

 

 

L’edizione 2026 del Concerto del Primo Maggio di Roma, promossa da CGIL, CISL e UIL e organizzata da iCompany, è dedicata al tema “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”. L’evento, come sempre a libero accesso, sarà trasmesso in diretta su Rai 3 e Rai Radio 2 e in onda su RaiPlay e Rai Italia. Sul grande palco si alterneranno Angelica Bove, Birthh, Casadilego, Chiello, Delia, Ditonellapiaga, Dolcenera, Eddie Brock, Emma Nolde, Ermal Meta, Frah Quintale, Geolier, I Ministri, Irama, La Niña, Lea Gavino, Litfiba, Maria Antonietta E Colombre, Mobrici, Okgiorgio, Primogenito, Riccardo Cocciante, Roshelle, Santamarea, Sayf, Sissi. A presentarsi al pubblico di Piazza San Giovanni saranno anche le tre vincitrici del contest dedicato ai progetti emergenti 1MNEXT: BambinaCainero e Cristianaverardo. Anche quest’anno il Concertone mette al centro le performance, rigorosamente live, come strumento di racconto, rappresentando una festa e un momento di riflessione per immaginare il domani attraverso le voci di chi, con la propria musica, lo sta già costruendo. “Il domani è ancora nostro” è infatti il focus scelto dalla direzione artistica guidata da Massimo Bonelli per dare voce alla contemporaneità attraverso la musica con un cast ampio e trasversale, capace di rappresentare sensibilità e percorsi artistici differenti, mettendo insieme nomi affermati e nuove voci della scena musicale italiana che guardano a un futuro pieno di possibilità. Un mosaico sonoro e generazionale che il Primo Maggio di Roma, anno dopo anno, interpreta con un’identità riconoscibile e coerente, valorizzando la qualità delle proposte, l’attenzione ai linguaggi del presente e la capacità di intercettare i temi più urgenti della società contemporanea. Rai Radio2, la radio ufficiale del Primo Maggio e di 1MNext, seguirà il Primo Maggio in diretta radiofonica dal pomeriggio a tarda notte con interviste a caldo agli artisti dal backstage di Piazza San Giovanni. Realizzerà inoltre contenuti extra per le pagine social del canale e trasmetterà anche in visual radio sul canale 202.

 

NUOVA EDIZIONE

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Fin che la barca va

 

 

Un battello che naviga il fiume Tevere a Roma, il fluire dell’acqua come metafora del tempo che scorre, dove tutto passa veloce come l’attualità. A capitanare l’imbarcazione, Piero Chiambretti. In onda da sabato 2 maggio alle 20 su Rai 3, con una veste “allungata” e tutta nuova

 

 

 

Piero Chiambretti è chiamato a guidare ospiti, analisti e firme autorevoli in un viaggio che unisce informazione, memoria televisiva e ironia. Il programma è articolato in due grandi “movimenti”, ciascuno con una precisa identità narrativa. Si salpa “Col vento in poppa” e si giunge a destinazione “Controcorrente” coniugando approfondimento, racconto, analisi e intrattenimento culturale in una cornice visiva spettacolare. “Col vento in poppa”, navigando verso l’isola Tiberina, ospita uno dei protagonisti della settimana, un rappresentante della politica, della cultura, dell’informazione, del costume e della società. Nella parte “Controcorrente” sale a bordo un ospite fuori dagli schemi, capace di offrire uno sguardo inatteso sul presente. In questo spazio rubriche, classifiche, incursioni giornalistiche, memorie televisive, collegamenti e presenze speciali. In questo viaggio Chiambretti è accompagnato, tra ponti, bellezze naturali, monumenti mozzafiato, da un equipaggio composto da Alessandra Ghisleri, esperta di sondaggi e delle tendenze, Patrick Facciolo, osservatore dei linguaggi della comunicazione e del dibattito pubblico e dai giornalisti Giorgio Dell’Arti e Claudio Sabelli Fioretti. Insieme a loro, Michele Masneri e Marco Gregoretti che curano, rispettivamente, le rubriche “Fuori bordo” e “Macchianera”. “Fin che la barca va” è anche online su RaiPlay.

 

CARTISIA SOMMA

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Senza scrupoli per salvarsi: il lato più duro di Sharon

 

Nella sesta stagione di “Mare Fuori” l’attrice dà volto a una delle new entry più intense: una ragazza che lotta senza regole per trovare la propria strada. Il carcere diventa uno strumento di redenzione. Tra ambizione, conflitti familiari e fragilità nascoste, emerge un personaggio complesso che racconta i giovani senza filtri

 

 

 

Il personaggio che interpreta entra in scena e porta subito scompiglio. Che energia ha?

Sharon è sicuramente un personaggio senza scrupoli, che non le manda a dire. Crea subito delle forti tensioni all’interno dell’IPM. Ha un carattere molto determinato, grintoso, e ostenta questa sua apparente mancanza di paura. Proprio questa attitudine la porta spesso a fare scelte sbagliate, che però, dal suo punto di vista, rappresentano l’unico modo per salvarsi da una vita che sente non appartenerle: quella legata alle sue origini, alla famiglia, al lavoro da pescivendola. È un personaggio complesso, impegnativo, che inevitabilmente crea molti equilibri instabili all’interno della storia.

Cosa le somiglia davvero di Sharon e cosa invece sente distante?

Mi somiglia sicuramente nella determinazione e nella grinta. Siamo entrambe molto forti, molto determinate, con tanta voglia di fare. Quello che invece ci allontana è il modo di pensare e di agire. Sharon è poco empatica, poco sensibile, o almeno è quello che mostra. Io invece sono l’opposto: molto empatica, mi piace mettermi nei panni degli altri, sono molto sensibile. Quindi da un lato mi ritrovo nella sua forza, dall’altro mi sento lontana dal suo modo di vivere le relazioni.

È una ragazza ambiziosa, disposta a tutto. Quanto è stato difficile entrare nella sua parte più dura?

È stata una vera sfida, perché la maggior parte delle scelte del personaggio non le condivido. La cosa più difficile è stata entrare nella testa di una persona disposta davvero a tutto, anche a trascinare nel baratro le sue stesse sorelle. Parliamo di legami di sangue, eppure vediamo Sharon avere con Marika un rapporto molto conflittuale, a tratti anche violento. Mi chiedevo spesso: com’è possibile trattare una sorella in quel modo? Poi ho capito che dovevo accettare fino in fondo la sua logica, entrare nella sua psicologia. Sharon è davvero pronta a tutto, e io dovevo interpretarla con verità.

Come vive, Sharon, il rapporto con le sorelle?

Con Annarella, la più piccola, ha un rapporto quasi materno. Sharon si sente una figura di riferimento per lei, e proprio per questo Annarella rappresenta il suo punto debole. Nei momenti più estremi, probabilmente si fermerebbe per non metterla in pericolo. È l’unico vero limite che ha, perché l’amore che prova per lei è profondo. Con Marika, invece, il rapporto è molto conflittuale, duro, quasi violento. C’è anche una forma di rivalità. Sharon, secondo me, prova una sorta di gelosia nei confronti di Marika, che ha un sogno sano e un vero talento. Sharon non ha né un sogno né una direzione chiara, e questo la destabilizza. Allo stesso tempo ha paura che Marika possa allontanarsi dalla famiglia inseguendo quel sogno, e quindi cerca, anche inconsciamente, di tenerla vicino. È un rapporto fatto di tensione continua, in equilibrio tra ambizione e amore. E a un certo punto ci si chiede fino a che punto si è disposti a spingersi per trattenere qualcuno, anche rischiando di ferirlo.

Entrando a far parte una serie amatissima che atmosfera ha trovato sul set?

Un’atmosfera davvero familiare. Entrare in una sesta stagione di un progetto così forte poteva far pensare a qualcosa di più rigido, più chiuso. Invece è stato tutto molto naturale, molto accogliente. Il cast è composto da ragazzi giovani, e si è creata subito una bellissima sintonia. Siamo diventati davvero un gruppo, quasi una famiglia. Anche la regia e la produzione sono state molto attente e disponibili. Non è scontato trovare un ambiente così, quindi è stato un ingresso davvero speciale.

Ha lavorato anche sul napoletano: è stata una sfida? Si è divertita?

Mi sono divertita tantissimo, anche perché è stata una vera sfida. Non parlavo nemmeno una parola di napoletano. Mi sono preparata con una coach e ho studiato molto: ho visto film, commedie, ho cercato di assorbire il più possibile da ogni fonte. E ho continuato a lavorarci anche durante le riprese, perché non si trattava solo di imparare le battute, ma anche di curare la pronuncia, l’accento, ogni sfumatura. È stato impegnativo, ma anche molto stimolante.

“Mare Fuori” racconta molto bene le fragilità dei giovani. Cosa l’ha colpita di più di questa stagione?

“Mare Fuori” è un progetto importante perché racconta i ragazzi per quello che sono davvero: non eroi, ma persone che sbagliano, tradiscono, amano, hanno paura. In questa stagione emergono tante fragilità, alcune più evidenti, altre più nascoste. Fragilità che a volte faticano a venire fuori, altre che si scontrano con l’ambizione, come accade nel personaggio di Sharon. È proprio questa autenticità la forza della serie: raccontare i giovani in modo vero, senza filtri. Ed è questo, secondo me, l’aspetto più bello del progetto.