Vi aspetto a casa

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CRISTIANO MALGIOGLIO

Mercoledì 14 dicembre, in prima serata su Rai 2, la seconda puntata di “Mi casa es tu casa”, il programma che ha visto il debutto del cantautore nel ruolo di conduttore: «Il pubblico mi vuole bene perché sono me stesso e dico ciò che penso». E dei grandi intervistatori afferma: «Amo quelli che non interrompono l’ospite, proprio come Mara Venier e Silvia Toffanin»

“Mi casa es tu casa”, come è stato l’incontro con questo programma?

Me l’ha proposto il direttore Stefano Coletta e sono davvero molto contento. Essendo stato condotto in passato da Raffaella Carrà, all’inizio ero un po’ perplesso perché Raffaella era un gigante e vicino a lei io sono un piccolo granello di sabbia. Poi il direttore mi ha rassicurato, dicendo che il programma sarebbe stato diverso. Così è stato e siamo partiti immediatamente alla ricerca degli ospiti…

Lei ha puntato subito in alto…

Il mio più grande desiderio era quello di ospitare Jennifer Lopez. Pensavo di poterci riuscire, ma senza tanti soldi a disposizione non è facile. Se ci sarà una seconda edizione ci proveremo di nuovo.

Come si sente nei panni dell’intervistatore?

Non è la prima volta, in passato ho intervistato alcuni grandi personaggi per “Unomattina”, parlo di Juliette Binoche, Cameron Diaz, Meryl Streep e altri ancora. Loro si divertirono molto perché non vedevano in me il giornalista, ma l’artista e anche per loro era molto più facile.

Ci sono intervistatori ai quali si ispira?

Se devo ispirarmi a qualcuno penso a David Letterman, mi piacciono il suo stile, la sua ironia.

E tra gli italiani?

Mara Venier fa interviste straordinarie, è bravissima, buca lo schermo. Dà spazio all’ospite lasciandolo parlare senza interromperlo. Amo molto anche Silvia Toffanin.

Di Raffaella Carrà cosa ha amato?

Raffaella era sinonimo di talento e ironia, davvero qualcosa di meraviglioso. Credo che il talento senza l’ironia sia qualcosa di incompiuto.

Che cosa fa quando si rende conto che un suo ospite non le dice tutta la verità?

Sorvolo, anche se devo dire che gli ospiti delle nostre puntate sono stati per lo più sinceri.

Lei non ha mai avuto troppi peli sulla lingua, quanto paga nella vita essere persone libere e schiette?

Dire ciò che si pensa rafforza, siamo in un Paese libero. Penso che la mia schiettezza sia una delle ragioni del mio successo.

Cristiano, ci anticipa gli ospiti della seconda puntata?

Ho voluto Ilona Staller con tutte le mie forze. Non volevo la pornostar, ma la donna. Ho scoperto una sensibilità straordinaria e una madre bellissima, una persona molto dolce che ha bisogno d’affetto. Averla con me in trasmissione è stato un momento stupendo, l’intervista è molto commovente.

Altri ospiti?

Ci sono altre due donne, ma le scoprirete nel corso della puntata. Si mangia, si ride, si scherza, si piange, si canta, c’è un po’ di tutto.

Nella vita di tutti i giorni che padrone di casa è?

Una casalinga disperata (sorride).

Si diverte di più nella parte dell’ospite o in quella del padrone di casa?

A casa mia sono l’ospite, cerco di far stare a proprio agio le persone che mi vengono a trovare.

Che cosa rappresenta per lei la casa?

Quando c’erano i miei genitori era il covo giusto, dove mi sentivo protetto. Da un certo punto in poi della tua vita cerchi di proteggerti da solo. La casa è la tua compagna di vita, che conosce tutti i tuoi peccati.

In cucina come va?

Bene, anche se non sono una grande cuoca. C’è anche chi ha rifiutato di mangiare il cibo preparato da me (sorride).

Il suo dress code è sempre molto originale e sgargiante, quanto raccontano di lei gli abiti che indossa in Tv?

Gli abiti che indosso a “Tale e Quale Show” sono quelli che avrei voluto indossare agli inizi della mia carriera. Il trasformismo è qualcosa di ineguagliabile. Non amo le cose finte, in quello che indosso c’è anche ciò che sono.

Come vive la popolarità?

Mi piace l’affetto delle persone che mi fermano per strada e che vogliono parlare, che mi chiedono un selfie, è meraviglioso.

Cosa le rende davvero felice?

Avere a fianco la persona alla quale sono vicino, e che mi possa fare una carezza nella nuca, sui capelli, proprio come faceva mia madre.

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#facciamolidiventaregrandi

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TELETHON 2022

È partita la 33esima maratona a sostegno della ricerca per sconfiggere le malattie genetiche rare. Già attivo il numero solidale 45510. Fino al 18 dicembre in Tv, radio e sulla piattaforma Rai

Telethon torna, come ogni dicembre, a ricordarci i risultati raggiunti e i nuovi importanti obiettivi della ricerca medico-scientifica per donare speranze, terapie e futuro ai bambini e a tutte le persone con una malattia genetica rara. Se è stato Carlo Conti con lo speciale di “NaTale e Quale Show” ad aprire la maratona solidale, fino al 18 dicembre saranno almeno 45 le trasmissioni in campo con un unico obiettivo: fare crescere le cifre del numeratore. Nello slogan #facciamolidiventaregrandi si sintetizza il grande impegno della Fondazione Telethon e di tutta la Rai. «La Rai è per noi un alleato prezioso. Insieme, grazie alla maratona televisiva, in questi anni abbiamo dato voce a tantissime famiglie, abbiamo fatto conoscere al grande pubblico realtà che erano marginali e favorito l’inclusione delle persone con malattie genetiche rare – afferma Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fondazione Telethon – Gli italiani hanno risposto con generosità contribuendo a far avanzare la ricerca su malattie che prima erano trascurate». Grande la soddisfazione dei vertici Rai: «Telethon è un momento veramente bello per l’azienda Rai che si mette al servizio di una causa difficile e per una battaglia come la lotta alle malattie rare – afferma la presidente Marinella Soldi – si tratta di un lavoro di squadra di tutta la Rai, dalle star dell’intrattenimento ai lavoratori di cui il pubblico non conosce il nome, ma senza i quali tutto questo non sarebbe possibile. La raccolta fondi è l’esempio concreto di una società più inclusiva e sostenibile, i risultati ottenuti in questi decenni sono veramente eclatanti. L’anno scorso sono stati raccolti 54 milioni, continuiamo su questa strada». Parole d’ordine consapevolezza e solidarietà. «È molto importante che la Rai collabori, ormai da decenni, con Telethon per la ricerca sulle malattie rare penso che sia anche questo Servizio Pubblico – dice l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes – è importante informare tutti i cittadini sui progressi della scienza e su quanto sia importante sostenere la scienza per aiutare i bambini più sfortunati». Per contribuire alla raccolta solidale è sufficiente comporre il 45510. I fondi raccolti saranno dedicati alla ricerca su oltre 6 mila malattie genetiche rare.  

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IN SCENA, LA VITA DI TUTTI I GIORNI

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SEI PEZZI FACILI

Il 17 dicembre, su Rai3, “In mezzo al mare” e “Gola” con Valerio Aprea, le ultime due opere teatrali di Mattia Torre, con la regia televisiva del Premio Oscar Paolo Sorrentino. Ne abbiamo parlato con Paolo Calabresi, uno dei protagonisti della serie

Per cosa siamo grati a Mattia Torre e qual è il valore di questo lavoro?

Io gli sono grato, ma credo anche chi guarderà questi spettacoli in tv, perché è una cosa straordinaria, fuori dall’immaginario comune, perché il teatro in televisione si faceva una volta. Gli siamo grati perché ha portato in scena veramente la vita di tutti i giorni con i suoi temi universali come la morte, la violenza, la sopraffazione e ci ha aggiunto un elemento di comicità devastante, indimenticabile, che renderà le sue opere molto longeve se non eterne.

Com’è lavorare su diversi linguaggi? Dal teatro alla televisione con un regista che nasce dal cinema, come ci si confronta?

Si tratta della vecchia domanda e cioè se il teatro e il cinema sono compatibili. Mi sembra che attraverso la regia di Paolo Sorrentino, abbiamo potuto dimostrare che non sono solo compatibili, ma anche necessari l’uno all’altro. La modalità con cui Paolo ha deciso di entrare dentro a questi spettacoli fisicamente, è stata leggerissima, è salito in punta di piedi sul palcoscenico dove noi facevamo i nostri spettacoli. Un’esperienza unica, perché le macchine da presa erano lì con noi ma non ne sentivamo il peso. Un vero incontro tra il cinema ed il teatro. Cinema che poi diventa tv, ma c’è poca differenza.

Davanti a quali sensazione ci mettono questi monologhi?

C’è una risposta soggettiva che per me è lancinante dato che ho un vissuto con Mattia Torre. Vent’anni della nostra vita e la commistione di questa vita insieme che ha generato momenti di allegria esilaranti e di dolore, causa la sua malattia e poi la sua morte, sono qualcosa di commuovente e struggente. Credo che qualche pezzo di questo dolore comico, di questa allegria dolorosa, arriverà a chi guarderà questi spettacoli.

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DRUSILLA E L’ALMANACCO DEL GIORNO DOPO

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Torna su Rai 2 la striscia quotidiana, rilettura dello storico format televisivo Rai, con la brillante conduzione dell’”Anziana Soubrette”. Dal 12 dicembre, dal lunedì al venerdì, prima del TG2 delle 20.30

2022, Drusilla

Drusilla Foer ritorna su Rai 2 dal 12 dicembre con il suo programma “Drusilla e l’Almanacco del giorno dopo”, in onda dal lunedì al venerdì in fascia preserale prima del TG2. Rilettura del format di grande successo che ha segnato la storia della TV italiana, l’Almanacco ritorna in una chiave leggermente rivisitata rispetto alla prima edizione fatta nel giugno scorso. Ci saranno nuove rubriche quotidiane con un divertente cast fisso che vede l’arrivo di Almanacchine, Almanacchini, Almanaccone e Almanacconi: personaggi che si aggiungono al già collaudato cast in studio a cominciare dall’irriverente cameraman “Romolo”. Inoltre, l’aggiunta del pubblico, nel quale avrà un ruolo trascinante la fan di Drusilla Lilla (già nel ruolo di cuoca nelle puntate estive), darà maggior vigore e partecipazione alle performance in studio. Le personalità famose, che costelleranno ciascuna puntata, saranno presentate come l’Appassionato del Giorno Dopo, in base alle peculiarità delle passioni che le caratterizzano. Non mancheranno i contributi video fra l’educativo, come l’Educazione Civica spiegata dagli adolescenti, e il surreale come Capra Selvatica e le sue Erbe. Ritroveremo l’Osteopata che suggerirà facili esercizi fai da te. E poi, tra le novità, l’Esperta di curiosità cinesi, la Funeral Blogger e il velocissimo Astrologo. Il tutto sarà condito da riflessioni brillanti e sagaci da parte dell’ “Anziana Soubrette “ – come Drusilla è solita definirsi – che ci condurrà nel suo mondo fatto di ironia, di canzoni, di monologhi e di musica suonata al pianoforte in studio dal Maestro Loris Di Leo.

L’Almanacco sarà preceduto da “Itpareid”, una rivisitazione della Hit Parade di Lelio Luttazzi che celebra, attraverso le classifiche ufficiali, i brani storici dei decenni ‘60, ‘70, ‘80 e ’90.

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ERI CON ME

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Alice torna con un nuovo album in cui interpreta sedici canzoni di Franco Battiato. Il progetto nasce dalla storica collaborazione artistica tra i due autori iniziata nel 1980 e praticamente mai interrotta

Alice è tornata con un nuovo album: “Eri con me”, disponibile in versione CD e doppio vinile. Contiene sedici canzoni di Franco Battiato, ed è stato registrato in studio con Carlo Guaitoli (pianoforte, direzione) e I Solisti Filarmonici Italiani.  Alle origini del progetto, la storica collaborazione artistica iniziata nel 1980. Quell’anno Battiato aveva lanciato “La voce del Padrone” ed intrapreso il sodalizio indimenticabile con Alice per la quale scrisse hit come “Per Elisa” e “Il vento caldo dell’estate”, duettando con lei in “I treni di Tozeur” che arrivò in gara all’Eurovisione Song Contest del 1984. Rimasero impressi i due look storici: lui senza cravatta e con gli occhiali, lei guanti di pizzo, cappotto doppiopetto. L’alchimia era visibile a tutti e per entrambi iniziò un periodo magico. “Eri con me”, il nuovo album di Alice, nasce proprio da questo grande percorso artistico. Nel 1985, per la prima volta, Alice ha interpretato canzoni di Battiato non scritte per lei, poi per molti anni e in molti progetti discografici ha ripreso il suo abituale ruolo di cantautrice fino al 2003, anno in cui viene pubblicato “Viaggio in Italia”, un album di sole cover dedicato a grandi autori italiani; qui le canzoni di Battiato presenti erano due, ma nei concerti che seguirono aumentarono sempre più, per il rinnovato piacere di Alice nell’interpretare le sue composizioni. In seguito, ci sano altre collaborazioni tra Alice e Franco Battiato, come per l’album “Samsara” con “Eri con me” del 2012 e per l’album “Weekend” con “Veleni” del 2014. Nel 2016 arriva anche l’occasione del lunghissimo straordinario tour insieme “Battiato e Alice “. Nel 2020 inizia il tour “Alice Canta Battiato”, tutt’ora in corso, insieme a Carlo Guaitoli, pianista e direttore d’orchestra, già speciale collaboratore di Battiato stesso per oltre vent’anni. Al tour hanno partecipato molti ensemble, in particolare i Solisti Filarmonici Italiani, che sono stati coinvolti anche nella registrazione in studio dell’album. Nella prefazione del disco, Francesco Messina scrive: «Le canzoni inserite nell’album in buona parte risultano quelle ascoltate nei concerti, ma non del tutto. Infatti, se alcune di queste appartenevano già al repertorio discografico di Alice (ad esempio “I treni di Tozeur”, “Prospettiva Nevski” e la stessa “Eri con me”), molte altre sono per lei decisamente inedite. Tra queste una nuova versione di “Da Oriente a Occidente”, “L’addio”, di cui Franco è coautore con Mino Di Martino e Ippolita Avalli, e “Torneremo ancora”, l’ultima canzone da lui scritta e registrata; un brano al quale teneva veramente molto». Alice, con la sua personalità vocale unica e un percorso artistico sempre in evoluzione, grazie a questo atteso disco, si fa ancora una volta strumento della musica di Franco Battiato e di ciò che ha trasmesso, attraverso queste sedici canzoni a cui sente di aderire pienamente. Quest’anno Alice ha ricevuto il Premio Tenco 2022 alla Carriera.

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Mi casa es tu casa

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NOVITA’

Reduce dal successo di “Tale e Quale Show”, Cristiano Malgioglio è pronto a debuttare nel programma che lo vedrà vestire i panni di sorprendente padrone di casa. L’appuntamento è per mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2

foto di Alessandro Bachiorri

È sufficiente suonare il campanello, varcare la soglia di casa, avere voglia di raccontarsi e di condividere, consapevoli del fatto che quando c’è amicizia, “Mi casa es tu casa”. Mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2 parte il programma che segna il debutto alla conduzione di Cristiano Malgioglio, già acclamato protagonista della giuria di “Tale e Quale Show”. In una dimensione domestica e informale, il programma permetterà di conoscere grandi personaggi dello spettacolo in modo unico, intimo e profondo. Il tutto arricchito da filmati d’archivio e da tante sorprese che caratterizzeranno e animeranno l’incontro tra Cristiano e gli ospiti di puntata. Tanti grandi nomi per cinque imperdibili appuntamenti in cui a farla da padrone saranno la sincerità, il sorriso e l’ironia. Un’atmosfera divertente, emozionante e irresistibilmente “almodovariana”.

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Tutta l’energia di Sara

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QATAR 2022

Protagonista di imprese sportive mai dimenticate e oggi a “Il Circolo dei Mondiali” su Rai 1. Simeoni, anche in libreria con “Una vita in alto”, si racconta al RadiocorriereTv : «Non sono esperta di calcio, ma il bel gioco mi diverte». E ci confida di simpatizzare per il Senegal: «Ci andai ad allenarmi e ho dei bei ricordi di quel Paese»

Sara, come sta andando al Circolo?

Noi stiamo seguendo i Mondiali e ci stiamo divertendo (sorride). Non sono mai stata un’esperta di calcio, ma sono felice che mi abbiano voluto ugualmente in trasmissione, anche perché “Il Circolo dei Mondiali” non vuole fornire un’analisi tecnica, e poi per farlo ci sono gli ospiti, gli addetti ai lavori, che ci vengono a trovare ogni sera.

Come trova questo Mondiale?

Lasciando da parte tutto il contorno, per quanto riguarda la competizione vera e propria ci siamo accorti fin dall’inizio che era tutto un po’ diverso e nuovo rispetto al passato e che c’erano diverse squadre alle quali anche le nazionali più forti dovevano prestare attenzione. È un po’ quello che succedeva quando gareggiavo in atletica, avevo capito che quando c’era una qualificazione non dovevo solo stare attenta a superare la misura, ma dovevo guardarmi le spalle anche dalle atlete che, pur non essendo le migliori, erano determinate a conquistare quella che per loro era la gara della vita, per la quale erano in grado di fare la loro migliore prestazione. E qui è stato un po’ così. Abbiamo visto buone prestazioni di formazioni che non consideravamo in grado di comportarsi bene, e che invece hanno fatto partite eccezionali. A parte il Qatar per il quale ci si aspettava qualcosa di più. Di solito il Paese che organizza una manifestazione si prepara in modo da ben figurare. Invece, nonostante abbiano mezzi incredibili, non sono riusciti. Vuol dire che i soldi non riescono a comprare tutto.

Cosa la colpisce, gol a parte, di una partita di pallone?

Premesso che non seguo il calcio se non per la Nazionale, nelle partite viste sin qui mi è piaciuto il modo di molte squadre di scendere in campo, divertente per come si sono confrontate. Parlo della velocità d’azione, della bravura dei calciatori.

Guardando gli spalti cosa la incuriosisce?

In Italia siamo abituati a un clima diverso, a vedere striscioni, a sentire cori. E poi mi sono chiesta come facessero le squadre ad avere così tanti sostenitori al seguito. Scherzando abbiamo anche pensato che fossero sempre gli stessi spettatori che da una partita all’altra cambiavano la maglia (sorride), e che gli stadi fossero riempiti sempre con le stesse persone. Il nostro tifo è un po’ più vivace, anche se non sempre la vivacità è una cosa divertente. A volte sfocia in qualcosa che va oltre, e questo negli anni ha allontanato il pubblico delle famiglie dagli stadi.

Le piace il calcio al femminile?

Ho seguito le partite dell’Italia e una cosa che mi aveva un po’ inorgoglito era vedere come queste ragazze, anche se subivano un fallo e cadevano, si rialzavano subito senza tante storie, quando invece i ragazzi fanno più scena. Insomma, gli uomini sono un po’ più attori. Sicuramente si abitueranno anche le ragazze a fare così.

Ha mai giocato?

No e le assicuro che è meglio così. Quando si giocava tra amici a casa mi prendevano sempre in giro per le mie stoppate.

Una caratteristica per ognuno dei suoi compagni di viaggio. Partiamo da Alessandra De Stefano…

Alessandra è una macchina, una rompighiaccio per la sua attenzione a tutto. Ha le idee ben chiare, è il condottiero.

Jury…

L’esperto con la e maiuscola. È informato su tutto, si prepara, non dà niente per scontato.

E Diego?

L’uomo dei numeri, molto simpatico (sorride).

C’è una nazionale per la quale simpatizza?

In trasmissione ho detto di tifare per il Senegal, Paese in cui andai ad allenarmi. L’Africa ha un suo fascino, mi sarebbe piaciuto poter fare un viaggio e vivere da vicino quella realtà. Nel vedere il riscaldamento dei loro giocatori ho provato grande simpatia.

Recentemente ha pubblicato “Una vita in alto” (Rai Libri), come nasce questo lavoro?

Era da un po’ che avevo questi appunti, questo mio diario. Avevo sempre rinunciato all’idea di scrivere un libro pensando che non fosse il caso. Poi mi è capitato di incontrare il giornalista della Rai Marco Franzelli che mi ha convinto a farlo insieme. Gli ho mandato tutti gli appunti e lui ha fatto sì che il libro non fosse solo il racconto delle mie gare, ma che descrivesse anche il momento storico-sociale in cui gareggiavo. E così Marco, profondo conoscitore dello sport e non solo, ha fatto il resto. Quando mi capitava di incontrare gli studenti nelle scuole mi accorgevo che volevano sapere anche che cosa fosse successo di importante in un particolare momento e come l’avessimo vissuto.

Il sogno di una ragazzina, poi il successo. E la sua vita cambia…

Lo sport mi ha aiutato a combattere la timidezza e a sentirmi più sicura. Quando diventi famosa per qualcosa non puoi sottrarti all’incontro con la gente che vuole parlare con te, e così all’improvviso devi scrollarti di dosso le tue paure. Sono veneta e la gente della mia terra non è mai troppo espansiva con chi non conosce perché il veneto ti deve studiare (sorride). Ad aiutarmi sono stati anche i dieci anni trascorsi a Formia, città che scelsi per gli impianti sportivi (la città è sede del Centro di Preparazione Olimpica) e per il clima mite che mi consentiva di allenarmi all’aperto per gran parte dell’anno. Il carattere solare delle persone di quelle zone mi ha contagiata immediatamente.

C’è un momento della sua carriera che porta nel cuore più degli altri?

Ho vissuto tutte le esperienze con lo stesso entusiasmo, sempre intensamente. Poi è chiaro che quando arrivi alle Olimpiadi e riesci a centrare l’obiettivo, quello dei sogni, ti senti al massimo.

E con il record del mondo come è andata?

La prima volta non avevo neanche ben capito che cosa significasse, ho realizzato venti giorni dopo in occasione dei campionati europei , dove ho trovato tutte le mie avversarie agguerrite perché avevo fatto quel record. Lì ho il ricordo di una gara molto bella perché l’avversaria, la Ackermann, detentrice del record del mondo prima di me, me l’ha tirata lunga fino alla fine. È stata una sfida intensa. Olimpiadi e record sono momenti diversi e altrettanto importanti. Ma la gioia non è mancata in molti altri momenti.

Cosa consiglia a un giovane che vuole riuscire nello sport?

Sicuramente di avere pazienza, di non credere nel tutto e subito. Tanti giovani desistono alla prima difficoltà, alla prima sconfitta. Bisogna invece impegnarsi e riprovare. Da ragazza ho perso delle occasioni per timidezza, non mi buttavo nella mischia. Ed è la cosa più stupida, bisogna provarci. È  anche necessario trovare il divertimento in ciò che fai. La voglia ti fa anche migliorare, non va mai bene sentirsi sconfitti in partenza.

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Racconti d’amore

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PURCHE’ FINISCA BENE

Quattro brillanti commedie che raccontano il sentimento dei sentimenti nelle sue svariate sfaccettature: quello giovanile in “Diversi come due gocce d’acqua”, quello di una coppia a un passo dal matrimonio in “Se mi lasci ti sposo”, quello delle seconde occasioni ne “La fortuna di Laura” e quello tra nemiche amiche in “Una scomoda eredità”. Dall’8 dicembre in prima serata su Rai 1

La collana “Purché finisca bene” torna nel periodo delle festività natalizie con quattro nuove commedie per indagare con i toni leggeri la profondità dei sentimenti e i piccoli e grandi problemi della contemporaneità.

Giovedì 8 dicembre

“Diversi come due gocce d’acqua” di Luca Lucini con Alessio Lapice, Chiara Celotto, Thomas Trabacchi, Susy Del Giudice, Monica Nappo e Giovanni Esposito.

Alessio Lapice è Gaetano, giovane rampollo di nobile famiglia partenopea, in procinto di partire per Francoforte dove lo attende un prestigioso lavoro deciso da suo padre Giorgio (Thomas Trabacchi). Ma quasi ad assecondare un desiderio inconscio, un incidente compromette la partenza del ragazzo: investe la bella Sharon (Chiara Celotto), di estrazione assai più umile ma di carattere deciso, e si trova così costretto a soddisfare le sue richieste per non far scoprire a suo padre che guaio ha combinato.

Giovedì 15 dicembre

“Se mi lasci ti sposo” di Matteo Oleotto con Sara Lazzaro, Alessio Vassallo, Paolo Calabresi, Paolo Bernardini e Marina Massironi.

Racconta la storia di Giulia (Sara Lazzaro) e Marco (Alessio Vassallo), una coppia in crisi come tante, che continua a stare insieme per inerzia. Anche perché separarsi costa caro e non solo per il prezzo emotivo: due case, spese multiple, il doppio delle bollette. Insomma, bisogna poterselo permettere e Giulia e Marco, trentenni precari e affaticati, sono anche in crisi economica. Ma ecco che Giulia ha un’idea: se non hanno soldi per separarsi, potrebbero sposarsi per finta e approfittare così dei regali dei generosi parenti. Sì, ma come?

Giovedì 22 dicembre

“La fortuna di Laura” di Alessandro Angelini con Lucrezia Lante Della Rovere, Andrea Pennacchi, Emanuela Grimalda e Ilaria Rossi.

Lucrezia Lante Della Rovere è Laura Trabacchi, un’arredatrice di successo che ha cresciuto da sola la figlia Emma (Ilaria Rossi) viziandola e mandandola a studiare all’estero. Quando la sua relazione con il marito della sua cliente più importante viene scoperta, in un istante Laura perde la casa, la reputazione e il lavoro. Ad aiutarla è la sua ex domestica Agnese Santini (Emanuela Grimalda) che la ospita a casa sua dove già vive il fratello Fabrizio (Andrea Pennacchi) dopo la separazione.

Giovedì 29 dicembre

“Una scomoda eredità” di Fabrizio Costa con Euridice Axen, Chiara Francini, Cristiano Caccamo, Mariangela D’Abbraccio, Roberto Alpi e con la partecipazione di Cesare Bocci.

Due amanti sessantenni, Mariella e Domenico, sono sul punto di raccontare alle rispettive figlie, Diana (Euridice Axen) e Gaia (Chiara Francini), tutta la verità sul loro amore ma, prima di riuscire a farlo, muoiono in un incidente automobilistico nei pressi della loro bella villa sull’Isola di San Pietro. Le due donne, che non si sono mai viste prima, sono quindi costrette loro malgrado a recarsi sull’isola per occuparsi della casa che i due genitori hanno loro lasciato in eredità.

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La Prima della Scala in diretta e nel mondo

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EVENTI

Grazie all’impegno della Rai, anche quest’anno l’inaugurazione della stagione del teatro milanese sarà fruibile da milioni di appassionati. Il 7 dicembre a partire dalle 17.45 su Rai 1, Rai 1 HD canale 501, RaiPlay e Radio 3 in esclusiva “Boris Godunov”, il capolavoro di Modest Musorgskij, con il direttore musicale Riccardo Chailly, il regista Kasper Holten e un cast di cantanti straordinari capitanato da Ildar Abdrazakov

foto Teatro alla Scala – Brescia Amisano

La Scala di Milano quest’anno inaugura la sua stagione con “Boris Godunov”, il capolavoro di Modest Musorgskij proposto nella sua prima versione in sette scene, presentata ai Teatri imperiali di San Pietroburgo nel 1869. L’evento culturale più importante dell’anno vedrà protagonisti il direttore musicale Riccardo Chailly, il regista Kasper Holten e un cast di cantanti straordinari capitanato da Ildar Abdrazakov.
“Boris Godunov” sarà proposto da Rai Cultura in diretta in esclusiva su Rai 1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45. Lo spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in diretta anche su Radio 3, su Rai 1 HD canale 501 e su RaiPlay, dove potrà essere visto per 15 giorni dopo la prima. Oltre tre ore di trasmissione, completa di sottotitoli, per portare il capolavoro di Musorgskij nelle case degli italiani, perché la grande musica è di tutti, come hanno dimostrato gli oltre 2 milioni di telespettatori del “Macbeth” del 7 dicembre 2021. Oltre a trasmettere l’opera, con grande attenzione per la ripresa audio e video curata dal Centro di Produzione TV di Milano, come di consueto la Rai racconterà anche ciò che accade attorno allo spettacolo più atteso della Stagione. Su Rai 1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti di Serena Scorzoni dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando, prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti. Per Radio 3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini. Saranno coinvolte anche le diverse testate giornalistiche della Rai con dirette, servizi e approfondimenti, con ospiti in studio e dal foyer della Scala. Come per il “Macbeth” del 2021, anche quest’anno la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta, grazie alla quale anche le persone cieche e ipovedenti potranno avvalersi di tutte quelle informazioni visive non trasmesse verbalmente – costumi, aspetto e mimica dei personaggi, azioni non parlate, location, scenografia e luci –, tale accessibilità sarà estesa anche a tutto ciò che accadrà intorno allo spettacolo e verrà trasmesso in TV prima dell’inizio e durante l’intervallo. Il servizio è realizzato da Rai Pubblica Utilità – Accessibilità. L’audiodescrizione, attivabile dal televisore sul canale audio dedicato – e fruibile anche in streaming su RaiPlay – fa parte del percorso di inclusione intrapreso con impegno e determinazione dalla Rai, con l’obiettivo di rendere sempre più concreta e ampia l’offerta di vero servizio pubblico.

Per garantire questo importante evento, l’impegno della Rai è davvero ingente: undici telecamere in alta definizione, 45 microfoni nella buca d’orchestra e in palcoscenico, 15 radiomicrofoni dedicati ai solisti. Un gruppo di lavoro di 50 persone tra cameraman, microfonisti, tecnici audio e video. Una preparazione che vede lo staff di regia seguire fin dalle prime prove la messa in scena dello spettacolo, e un numero crescente di addetti lavorare nelle due settimane precedenti il debutto. E delle riprese in Alta Definizione della Rai si avvarranno anche circa 40 sedi coinvolte nell’iniziativa sociale “Prima Diffusa” del Comune di Milano e il maxischermo collocato al centro dell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, che offre la Prima ai cittadini. Sono inoltre numerosi i broadcaster di tutti i continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi sottoscritti con RaiCom: da Arte per Francia, Belgio, Germania, alla Svizzera Rsi, dalla giapponese Nhk alla portoghese Rtp e alla ceca Česká Televize. L’opera sarà trasmessa in live streaming mondiale anche dalla piattaforma Medici Tv e sarà proiettata in sessanta sale cinematografiche di Spagna, America Latina e Australia. 

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Nei panni di Chiara (ma non dimentico Lenù)

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MARGHERITA MAZZUCCO

Da “L’amica geniale” al film di Susanna Nicchiarelli: altra importante prova d’attrice per la giovane interprete. Dal 7 dicembre nei cinema la pellicola presentata in anteprima al Festival di Venezia

Come è stato il suo incontro con Chiara?

Abbastanza inaspettato. Stavo ancora girando “L’amica geniale” quando ho ricevuto la telefonata di Susanna Nicchiarelli che mi ha parlato del suo progetto e mi ha detto di ritenermi perfetta per interpretare il ruolo di Chiara. Mi sono messa immediatamente a leggere la sceneggiatura e mi è piaciuta molto. L’idea di impersonare un personaggio storico è certamente una grande responsabilità, e al tempo stesso è una cosa stupenda, e così mi sono messa in gioco.

Siamo nel Duecento, Chiara cerca di attribuire alla donna un ruolo nuovo… cosa ha scoperto di questa sfida?

Non conoscevo la storia di Chiara. Dopo avere letto la sceneggiatura ho visto il film “Francesco” di Liliana Cavani ed è stato di ispirazione. In quella pellicola Chiara era interpretata da Helena Bonham Carter ed era simile al personaggio che volevamo mettere in scena noi: un po’ più “sporca”, un po’ più rozza, con i capelli corti, non con la classica immagine da santa. Ho poi ascoltato un’intervista di Liliana Cavani a un gruppo di clarisse e ho scoperto molte cose che non conoscevo. Mi sono appassionata molto.

Quanta modernità ha trovato nel suo personaggio?

Susanna mi ha detto sin da subito che la mia Chiara sarebbe assomigliata a una giovane degli anni Settanta. Vestendone i panni ho solo cercato di essere me stessa.

Chiara è ispirata dalla religione ma è anche una ragazza che vive di fantasia, che è visionaria. Quanto si ritrova in questa figura?

La storia si ripete sempre. Credo che in giro per il mondo sia possibile trovare tantissime Santa Chiara. Io per prima sono circondata da amici visionari, sempre desiderosi di confrontarsi con il prossimo. Quella compiuta da Chiara è una scelta anche politica, coraggiosa. Lei è curiosa nei confronti del mondo, delle altre persone. Va nei lebbrosari a curare i malati, tende la mano a chi ha bisogno.

Cosa le ha chiesto la regista nella costruzione del personaggio?

Susanna voleva una Chiara determinata, forte, magnetica, che riuscisse a confrontarsi con tutti.

Ha fatto visita ai luoghi di Chiara?

In realtà no, ma c’è un episodio, accadutomi qualche tempo fa, che mi piace raccontare. A Napoli vivo a due passi dal Monastero di Santa Chiara e mi capita spesso di sedermi all’interno del chiostro. Un giorno, mentre ero lì, mi si sono avvicinate alcune clarisse dicendomi di essere fan de “L’amica geniale” e abbiamo cominciato a parlare, è stato davvero interessante. Non sono religiosa ma vado spesso in chiesa alla ricerca del silenzio, della tranquillità.  Quando sono agitata o triste è facile trovarmi in chiesa (sorride).

Tre stagioni de “L’amica geniale”, il successo, la popolarità. Come ha vissuto questo nuovo inizio con “Chiara”?

Bene, pensavo sarebbe stato più difficile passare da un personaggio all’altro. Poi l’esperienza tra i due progetti è stata simile, anche in questo caso è stato un lavoro di qualità.

Cosa le ha lasciato la sua Lenù?

All’inizio non mi piaceva, poi mi ci sono affezionata tantissimo. Sembrava più interessante Lila, aveva più dialogo, era più dinamica. Il regista Saverio Costanzo mi parlava sempre di Lenù, per farmene innamorare, e in tre anni così è stato. Mi venne detto di non giudicare il mio personaggio e questo feci, cosa che mi ha aiutato a entrare più facilmente in connessione con lei.

Si sta girando il prossimo capitolo de “L’amica geniale”, questa volta senza di lei e Gaia Girace. Vedrà la serie come spettatrice?

Quando il cast sarà a Napoli andrò a curiosare sul set e poi la vedrò certamente in Tv. Anche perché voglio scoprire come va a finire, per il momento, nel corso di tutti questi anni, sono riuscita a non farmi spoilerare il finale (sorride).

Questo film è un’occasione per riflettere sull’amore…

Ho scoperto che Chiara e Francesco non erano fidanzati, perché all’inizio pensavo di sì (sorride). Il loro è un amore fraterno, bellissimo.

Guarda al futuro e cosa vede?

Spero di essere felice e di continuare a fare questo lavoro per un po’…

Cosa prova di fronte all’apprezzamento del pubblico e della critica?

Mi fa molto piacere, nonostante a volte mi senta un po’ in imbarazzo.

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