Tre giorni di audizioni sotto il sole di Roma. Il 7, 8 e 9 giugno si è svolta la fase finale della selezione dei nuovi componenti del cast del programma rivelazione dell’ultima stagione televisiva che riprenderà l’11 settembre
BELLA MA’
“BellaMa’” si
prepara a vivere la seconda stagione, che prenderà il via lunedì 11 settembre in
diretta su Rai 2, e lo fa rinforzando ulteriormente un cast che ha già dato
grandi soddisfazioni al conduttore-autore Pierluigi Diaco. Vincitore negli
ascolti e nel gradimento, l’appuntamento pomeridiano di Rai 2 conferma la
mission più volte dichiarata: essere talent di parola attraverso un incontro tra generazione Z (18-25 anni) e boomer
(over 55 anni). Sono stati ben 2.400 i
candidati, da ogni parte d’Italia, che si sono iscritti sul sito di Rai Casting
per partecipare alla nuova edizione del programma. Dopo una prima selezione, circa
novanta aspiranti concorrenti sono stati convocati agli studi Dear-Fabrizio
Frizzi di Roma per incontrare la commissione giudicante composta da Antonella
Elia, Rita Forte, Emanuela Villa e Adriana Volpe, titolari di alcune delle
rubriche fisse del programma, dai tre autori Andrea Amato, Maurizio Gianotti e
Filippo Mauceri e, ovviamente, Pierluigi Diaco. Tanto entusiasmo, voglia di
raccontarsi e una certezza: il confronto quotidiano aiuta a crescere, anche
quando non si è più giovanissimi. Le telecamere? Testimoni della capacità di
giovani e meno giovani di sapersi mettere in discussione. I 20 nuovi
concorrenti saranno annunciati e presentati nella puntata speciale di sabato 9
settembre, “Aspettando BellaMa’”, dove incontreranno anche il cast di 30
opinionisti, sempre divisi tra generazione Z e boomer. “BellaMa’” è una
produzione originale Rai sotto la direzione di genere Intrattenimento Day Time
guidata da Angelo Mellone, capostruttura Daniele Cerioni, capoprogetto Monica
Flores, produttrice esecutiva Sabina Ceresani.
Il 16 giugno alle 20.35 su Rai 1, Rai Radio 3, RaiPlay e in mondovisione, l’“Aida” di Giuseppe Verdi nella serata inaugurale del centesimo festival areniano. Sul palco, nell’allestimento di Stefano Poda, Anna Netrebko e Yusif Eyvazov. A dirigere la grande orchestra dell’Arena di Verona, il maestro Marco Armilliato. Ad accompagnare i telespettatori nella diretta Milly Carlucci con Alberto Angela e Luca Zingaretti
Sotto
il cielo di Verona un evento destinato a lasciare un segno nella storia della
lirica. Venerdì 16 giugno la bacchetta di Marco Armilliato dirigerà il nuovo allestimento
di “Aida” di Giuseppe Verdi, firmato da Stefano Poda, in occasione della serata
inaugurale del centesimo festival areniano. L’evento, trasmesso da Rai Cultura dall’Arena
della città scaligera in diretta su Rai 1 e in mondovisione a partire dalle
20.35, sarà condotto da Milly Carlucci, con la partecipazione straordinaria di
Alberto Angela e di Luca Zingaretti. Grande l’attesa per l’allestimento scenico
e per la regia, con piramidi trasparenti e architetture
di luci per un’“Aida” tecnologica e intimista al tempo stesso, che guarda al
futuro ma dialoga con il passato. Protagonista, nel ruolo di Aida, la star Anna
Netrebko, ad affiancarla il tenore Yusif Eyvazov (Radamès). A interpretare
Amneris sarà Olesya Petrova, nei panni Amonasro Roman Burdenko, Ramfis Michele
Pertusi. «L’Arena è un’eccellenza della nostra
nazione, perché è archeologia, storia, arte – ha affermato il ministro della
Cultura Gennaro Sangiuliano, presentando la serata evento – e lo è, con il
belcanto italiano, con la nostra tradizione musicale, con Giuseppe Verdi». Da oltre cent’anni l’opera lirica e la città scaligera
sono un tutt’uno. «Il
ringraziamento va a Giovanni Zenatello, colui che ideò le stagioni dell’Arena
di Verona nel 1913. Quest’anno festeggiamo il centenario, in quanto la
numerazione progressiva venne interrotta in occasione delle due guerre mondiali
e per il Covid – spiega Cecilia Gasdia, sovrintendente della Fondazione Arena
di Verona – non dimentichiamo che l’opera è la prima invenzione multimediale
dell’uomo e il più antico ‘made in Italy’ che esista. Inauguriamo con ‘Aida’,
opera regina». Grande la soddisfazione del
sottosegretario alla Cultura con delega alla Musica e allo Spettacolo dal vivo
Gianmarco Mazzi: «L’Italia celebra
questo centenario nel segno dell’incoraggiamento: vogliamo creare una serata
che dia orgoglio all’arte per cui siamo noti in tutto il mondo. La mondovisione
va in questa direzione e noi la stiamo promuovendo anche attraverso le nostre
ambasciate». Enorme lo sforzo della Rai, come sottolinea la
direttrice di Rai Cultura Silvia Calandrelli che parla di «fascino, emozione e magia: un viaggio nella grande musica. La proposta
di un grande spettacolo, il capolavoro di Giuseppe Verdi, un grande omaggio al
prodotto italiano più conosciuto al mondo. Un regalo al pubblico italiano.
L’impegno del Servizio pubblico a favore della cultura».
Le riprese
saranno realizzate dal Centro di Produzione Tv di Milano, con 19 telecamere in
alta definizione di cui 5 mezzi speciali, come la spidercam, il lift con
binario di 28 metri, 2 steadycam e 1 drone in diretta, e poi 72 microfoni nella
buca d’orchestra e in palcoscenico, 16 radiomicrofoni dedicati ai solisti, 8
microfoni ambiente per il pubblico. 65 le persone al lavoro tra cameramen,
microfonisti, tecnici audio e video, personale di regia e ancora trucco,
parrucco e costumi. La regia televisiva è affidata a Fabrizio Guttuso Alaimo.
Lo spettacolo sarà trasmesso anche su Rai Radio 3, su Rai 1 HD canale 501 e su
RaiPlay, dove rimarrà disponibile per sette giorni dopo la prima. A
precedere la rappresentazione, lo spettacolare sorvolo dell’anfiteatro
scaligero da parte delle Frecce Tricolori, Pattuglia Acrobatica Nazionale
dell’Aeronautica Militare.
Da giugno a dicembre il preserale di Rai 1 è “Reazione a catena”. Sta per partire la diciassettesima edizione del game show che mette alla prova l’intuito, la prontezza e la padronanza della lingua italiana dei concorrenti in studio e dei telespettatori. Il conduttore: «È un gioco che ti fa stare bene, sia mentalmente sia fisicamente»
Con l’estate ritornano “Reazione a catena” e
la nostra intervista. Domanda di rito, Marco, è pronto?
Siamo già a Napoli, stiamo lavorando, siamo
prontissimi. E vi dico subito che c’è una bella novità, un nuovo gioco.
Ce lo racconta?
Si chiama “Quattro per una” ed è
molto carino. Ci sono quattro modi per arrivare alla stessa parola. Vi faccio
un esempio: se dico più che tonda… puoi agganciarci qualcosa… più che quadra…
che cos’è? È una graffa.
Cosa le sta dando questa esperienza?
Tantissimo, a partire dal gruppo di
lavoro. Ci sono autori di grande esperienza che fanno questo programma da 17
anni. E poi “Reazione a catena” è un gioco che ti fa stare bene, sia
mentalmente sia fisicamente. Mi trovo molto bene nel Centro di produzione della
Rai di Napoli, il pubblico è caldo, senza dimenticare che parliamo di un
programma importante di Rai 1.
Cos’hanno in comune Napoli e
“Reazione a catena”?
Sicuramente la creatività, perché i
napoletani sono molto creativi, ma anche la gioia e la solarità. È sicuramente un bell’abbinamento.
Cosa cerca di capire dei concorrenti
quando li incontra per la prima volta?
Cerco di cogliere il loro carattere,
capire che cosa portano di loro stessi in trasmissione. Il programma
rappresenta un’Italia che si racconta poco, piena di belle storie che spesso
non fanno notizia. Sono le storie della quotidianità delle quali abbiamo
bisogno. Ecco, il gioco, “Reazione a catena” è il contenitore adatto.
Che cos’è per lei la competizione?
Una sfida con se stessi, la vivo
sempre in questo modo. È chiaro che ci sono gli avversari. Se ti scontri, come accade in una
partita di calcio, devi anche valutare i punti deboli degli altri, ma la cosa
più importante è capire se hai dato il meglio di te.
Nel gioco sono più
competitivi gli uomini o le donne?
Entrambi. Ma
“Reazione” è un gioco di squadra, dove a competere sono gruppi di persone:
contano l’affiatamento, l’intesa.
Qual è la parola
che meglio racconta questo momento della sua vita?
Una domandona (sorride).
Forse confronto, in riferimento al mondo dei miei figli, che hanno tra loro età
molto diverse: il più grande ha 28 anni, la seconda quasi 19, la terza quasi
13. Cerco sempre di osservarli per capire dove vanno loro e dove stiamo andando
tutti insieme. Ti raccontano quello che pensano, cosa sentono come importante.
In questo confronto
c’è qualcosa che la sorprende più di ogni altra cosa?
La velocità, sono
veramente rapidissimi. Ma anche l’eterno presente. Da ragazzo facevo spesso
riferimento al passato, cercando di capire da dove venivamo, ne parlavo con i miei
genitori che ci raccontavano. Oggi il passato sembra molto sottile, una cosa
che si attualizza solo se c’è qualcosa del presente che lo giustifica. Questo
non mi piace tanto, ma vedo che è così.
Che peso ha nella
sua vita l’affetto del pubblico?
È un peso centrale.
Certo, sto alle direttive dei miei capi, ma sono al servizio del pubblico. Sono
attento alla sensibilità di chi è di fronte al video così come di coloro che
assistono al programma in studio. Li ho alle mie spalle e avverto i loro umori,
capisco quando si divertono e quando si annoiano, sento il mormorio. Il
pubblico va sempre ascoltato, ti dà il polso di come sta andando la puntata, è
un termometro in tempo reale.
Al lavoro per gran parte dell’anno, come
ricarica le batterie?
Per “Italia Sì” abbiamo uno stop a Natale, e
riusciamo a fare qualche giorno di vacanza. Ma anche per “Reazione”,
registrando le puntate, troviamo il tempo per riposare. Devo anche ammettere
che “Reazione a catena” mi aiuta a ricaricare le batterie, se fosse un motore
sarebbe un ibrido, che più gira più produce energia (sorride).
Nelle sale il film di Davide Gentile che racconta la storia di Walter e della più incredibile estate della sua vita. Con Tiziano Menichelli, Stefano Rosci, virginia Raffaele, con la partecipazione straordinaria di Edoardo Pesce e con Claudio Santamaria
«Una
fiaba drammatica, cruda, a tratti violenta, ma anche avventurosa, spericolata,
sognante e divertente, come solo sa essere il passaggio da un’infanzia
interrotta da un trauma familiare a un’adolescenza che si affaccia prepotente».
Davide Gentile firma “Denti da squalo”, pellicola coprodotta da Goon Film,
Lucky Red, Idea Cinema con Rai Cinema. Primo lungometraggio del regista, il
film ha per protagonista Walter, interpretato dal giovane Tiziano Menichelli,
che deve fare i conti con la prematura scomparsa del padre. La scuola è finita e nel suo vagare estivo,
apparentemente senza meta per il litorale romano, un luogo affascinante e
misterioso cattura la sua attenzione: una villa abbandonata con una gigantesca,
torbida, piscina. Ma la villa non è incustodita e inizierà per lui un
viaggio indimenticabile.«L’aspetto che mi ha più colpito, e che per me
rendeva originale, interessante e unico il copione di ‘Denti da squalo’ –
prosegue il regista – è la nobilitazione dell’infanzia. In questo film c’è sì
un ragazzino che vuole crescere in fretta ma capisce anche che fare pace con il
proprio passato, riavvicinandosi alla madre e risolvendo il conflitto con la
figura paterna, è ciò che deve perseguire e accettare prima di diventare grande
per davvero».
Una fiaba drammatica, cruda, a tratti violenta, ma anche avventurosa,
spericolata, sognante e divertente, come solo sa essere il passaggio da
un’infanzia interrotta da un trauma familiare a un’adolescenza che si affaccia
prepotente. «Seguiamo
Walter in un’estate che non è come le altre, segnato nel profondo da un
incontro magico e misterioso – spiega Gentile – vediamo il suo mondo esteriore,
il suo quotidiano, riviviamo stralci del suo passato entrando in quello spazio
interiore nel quale si sta formando la sua identità, dove la figura di un padre
amato, ma mai rispettato, deve ‘morire’ un’altra volta perché Walter possa
trovare il suo vero e nuovo sé». Nel cast, insieme a Tiziano Menichelli, ci
sono Stefano Rosci, Virginia Raffaele, Claudio Santamaria ed Edoardo Pesce. Il
tono generale del film oscilla tra il drammatico e il leggero, il riflessivo e
l’ironico, l’emotivo e l’avventuroso. All’elemento realistico si contrappone l’elemento “fiabesco” e “magico”:
lo squalo. Il simbolo per eccellenza di forza e paura incontrollabili, vive in
una piscina. Per Walter lo squalo è tutto quello che lui non è, ma la cattività
cambia la sua natura. Tra lui e il ragazzo nasce un legame empatico, quasi
magico: uno specchio della consapevolezza di Walter, espressione del suo viaggio
interiore e del percorso che gli farà capire il valore della libertà. La
distribuzione internazionale del film è affidata a Rai Com.
Giovedì 15 giugno, in prima assoluta, un affresco inedito e originale del mondo del grande intellettuale. Un docu-film diretto da Eugenio Cappuccio, narrato da Giuseppe Battiston, in prima serata su Rai 3
Pasolini, Pier Paolo ital. Schriftsteller u. Filmregisseur,
Bologna 5.3.1922 ? Ostia 2.11.1975.
– Pier Paolo Pasolini und Sängerin Maria Callas bei den Dreharbeiten
zu “Medea” (Italien, 1969) im Cinecitta Studio in Rom, Italien. –
Foto, 1969 (aufgenommen für die Zeitschrift “Look”).
Alla ricerca di
uno sguardo inedito sulla poetica di Pasolini, Giuseppe Battiston ripercorre i territori friulani,
la terra della madre di Pasolini, raccogliendo
le voci delle persone che lì vivono e lo hanno conosciuto: da Casarsa della
Delizia, con Casa Colussi, sede del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, e
il Bar degli Amici, a Versuta con la sua chiesetta, dove Pasolini aprì con
la madre una scuoletta, da Aquileia e dintorni alla laguna di Grado,
set del film “Medea”.
«Provo
semplicemente a ripartire da queste amate campagne senza tempo e dalle sue
radici – afferma Battiston all’inizio del suo viaggio – Radici che sono in
questi luoghi, ma anche e soprattutto in una donna, sua madre, e così mettersi
in ascolto di lei e, con lei, delle donne che in qualche modo gli sono state
vicine e importanti compagne di vita. Forse è come prendere una strada
secondaria, una deviazione, e chissà se proprio da lì io non riesca a sentire
ancor più chiara la viva voce di Pier Paolo». Il docu-film attraversa gli snodi fondamentali della vita di
Pasolini per ricomporne l’eredità culturale e gli aspetti più umani e
personali: le
difficoltà economiche della famiglia durante la sua infanzia, il rapporto
difficile col padre e con la propria omosessualità e il conseguente senso di
colpa, lo scandalo e il processo dopo i fatti di Ramuscello del 1949, il legame
del tutto personale con il sacro e la religione, l’impegno politico e la stima
per Gramsci, fino alla sua seconda parte della vita a Roma, dai successi
letterari al passaggio all’arte cinematografica. E poi gli incontri con personalità come Totò,
Alberto Moravia, Ninetto Davoli, Eduardo De Filippo, dei quali vengono proposte
interviste video in cui raccontano aneddoti personali sul regista. Un racconto cadenzato dai legami femminili più intensi e indissolubili che
Pasolini ha stretto nella sua vita, veri e propri amori platonici estranei all’eros.
Cinque figure femminili diversissime fra loro, ma accomunate dal loro essere
anticonformiste, passionali e appassionate, in grado di coniugarsi con la
sensibilità di un artista che ha lasciato un segno indelebile nella cultura non
solo italiana e capace di un rapporto con il femminile profondissimo. Su tutti, si staglia il legame simbiotico con
la madre Susanna, che desiderava sentire ogni giorno, anche a costo di
percorrere 50 chilometri in Africa per raggiungere un telefono pubblico, e alla
quale scrisse in una poesia “Tu sei la sola al mondo che sa del mio cuore ciò
che è sempre stato, prima di ogni altro amore”. Arte e letteratura sono invece le basi
del rapporto con la poetessa ebrea Giovanna Bemporad, grande traduttrice dei
Classici. Conosciuti a Bologna, tra liceo e università, «Passavamo le ore a
parlare e a leggerci poesie fino a notte; anche qui, a Versuta, quando Pier
Paolo mi ha chiesto di venire qui ad aiutarlo con la scuoletta». Grande stima e affetto provava per lui anche
Oriana Fallaci, specie per «il suo occhio
poetico, di un grande cronista che naviga contro l’omologazione della sua
epoca. Lui si mise a descrivere, studiare un mondo che noi tutti ignoravamo.
Pier Paolo era poeta sublime dei guai, di quei ragazzi di strada, delle loro
vite, gioiose e disgraziate. Studia come un entomologo innamorato, cercando di
avvicinare quella poesia alla realtà». Laura Betti è
stata invece l’anfitriona che ha introdotto Pasolini nei salotti degli
intellettuali romani, l’amica innamorata, “moglie non carnale”, sacerdotessa
della sua eredità, che dedicherà tutta la sua vita per dargli giustizia e
verità. È infine una complicità speciale quella che lo lega a Maria Callas: se
lui era affascinato da lei per la “violenza totale dei suoi sentimenti senza
freni”, la complessa lavorazione di “Medea” nel 1969 e lo sguardo del regista
che andava oltre “alla diva sacra della scena che ero sempre stata” regala
invece a lei una nuova consapevolezza artistica, un passaggio che culmina
nell’amore violento e irrealizzabile con Pasolini: «Impossibile non innamorarsi di un uomo così.
Mi ha illuso. Anzi, sono stata io a illudermi».
Una
coproduzione Rai Documentari e Anele
con il contributo di Rai
Teche e con il sostegno di Fondazione Aquileia. Il docu-film, diretto da
Eugenio Cappuccio, sarà trasmesso da Rai 3 giovedì 15 giugno in prima serata.
Un palcoscenico sempre più aperto per
il festival diffuso della musica nazionale e mondiale nella Capitale. Tra le
realtà più importanti di tutta Europa, allarga i suoi confini diventando una
grande festa dello spettacolo. La presentazione nella conferenza stampa negli
studi di via Asiago, con Rai Radio 2 partner della tredicesima edizione
“Rock
in Roma” continua ad accendere la Capitale e a fermare i momenti più importanti
della musica live. Il festival diffuso è live all’Ippodromo delle Capannelle
con due pachi Red e Black Stage, all’Auditorium Parco della Musica Ennio
Morricone e al Circo Massimo. Fedele
compagna di viaggio di Rock in Roma dal 2017, è Rai Radio 2, che anche
quest’anno racconterà gli appuntamenti della grande musica live in connessione con
il programma “Rock and Roll Circus”, condotto da Carolina Di Domenico e Pier
Ferrantini, che intervisteranno in esclusiva gli artisti protagonisti della
line up con il popolo della rete. Sui social di Rai Radio 2, infatti, sarà
possibile seguire le interviste esclusive e le curiosità dal backstage per uno
“storytelling” inedito della rassegna. Inoltre, Rai Radio 2 sarà presente on
site all’Ippodromo delle Capannelle, con un dj set dedicato, nel preshow dei
concerti. «Credo sia un orgoglio per noi – ha affermato in conferenza stampa
nella sala A di via Asiago a Roma, la direttrice di Rai Radio 2 Simona Sala –
poter dare voce ad uno spirito della città eterna che è quello rock. Negli
anni, un rock che è venuto a modificarsi e ad allargarsi. Cambiamenti che
Radio2 ha subito intercettato. Racconteremo tutto Rock in Roma e sarà
un’occasione bellissima». Dopo i successi degli anni precedenti, gli stessi
fondatori del festival, Maxmiliano Bucci e Sergio Giuliani, hanno acceso i
motori in vista dell’estate live, presentando in conferenza stampa Rai, la line
up della 13° edizione. «Il Festival, è tra i primi in Europa con un format
diverso, avendo anche tre location, con una estensione lunga nel tempo, e che
in tanti nel mondo stanno iniziando a copiare. Abbiamo avuto ospiti
internazionali come Bruce Springsteen, Rolling Stones, Metallica e tantissimi
altri. Hanno fatto l’ossatura del Festival e questo oggi è il nostro orgoglio.
Oggi abbiamo eventi sold out da tempo con artisti che tornano. La storia di
Rock in Roma dal punto di vista artistico e culturale è cresciuta. Orgogliosi
di dire che è anche un festival Made in Italy, perché abbiamo tutta la scena
nazionale più importante della nuova generazione”. Tra le realtà musicali più importanti di
tutta Europa che di anno in anno allarga i confini delle proposte artistiche,
Rock in Roma è una grande festa dello spettacolo multi-genere e trasversale,
dall’anima rock e dall’attitude pop e urban, in grado di entusiasmare e di
soddisfare le esigenze di tantissimi music lover che concepiscono la musica
come esperienza pura, piena e sempre nuova. LoveGang126
ha aperto i concerti, l’8 giugno, all’Ippodromo delle Capannelle, per una nuova
stagione di imperdibili eventi. Tanti i nomi, per un fitto calendario di
concerti che vedranno protagonisti grandi headliner, artisti nazionali e
internazionali di maggior successo, da Arctic Monkeys a Paul Weller, da Coez a
Lazza, Salmo, Rancore e molti altri. «Roma molto Rock, ma non solo, dato che
avremo un’estate pazzesca. Non è mai facile organizzare un evento del genere e
fare sempre meglio. Roma è la capitale dei grandi eventi» ha dichiarato
Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma
Capitale. Sin dalle prime edizioni, Rock in Roma ha concepito un festival per
una Capitale musicalmente viva, invitante e competitiva, strutturandolo in
maniera diffusa. All’Ippodromo delle Capannelle, che si rende ancora una volta
luogo di aggregazione, ci saranno il Red Stage e il Black Stage con i live di
ROCK ME PRIDE, GEOLIER, BRESH; RANCORE, TEENAGE DREAM SUMMER CAMP, NASKA,
COMA_COSE, NU GENEA, PAKY, VILLABANKS,
LAZZA, CAPO PLAZA, MEZZOSANGUE, COEZ, MALUMA, SALMO, ARCTIC MONKEYS, MANUEL
AGNELLI, ARTICOLO 31, CARCASS + CANDLEMASS, ROSA CHEMICAL, SFERA EBBASTA +
SHIVA, OZUNA. La Cavea dell’Auditorium Parco della musica Ennio Morricone
ospiterà la grande musica del Modfather: PAUL WELLER concluderà la stagione
live di Rock in Roma con un concerto attesissimo. Al Circo Massimo, leggendaria
location dalla bellezza mozzafiato, si svolgerà lo special event estivo
prodotto da Live Nation in collaborazione con Rock in Roma: il 5 agosto 2023 si
esibiranno gli IMAGINE DRAGONS, vincitori di un Grammy Award per la Best Rock
Performance, 46 milioni di album venduti per 4 dischi di Platino, oltre 30
dischi di Platino per i singoli, 74 miliardi di stream. Tra le novità di questa edizione di Rock in
Roma ci sono le finali di Hit Week Talent, live all’Ippodromo delle Capannelle,
occasione in cui si esibiranno gli 8 finalisti del contest targato Hit Week
2023, il più importante Festival al mondo dedicato alla diffusione della musica
e della cultura italiana. I due vincitori si esibiranno come opening di artisti
principali negli show di Miami e Los Angeles. Anche Rock in Roma contribuisce
allo sviluppo e alla diffusione di una coscienza ambientale in senso ampio: il
festival è sempre di più eco-friendly, evento a impatto zero e al servizio
della tutela dell’ambiente, che con scelte eco-sostenibili radicali e
necessarie si pone come evento che sia da esempio di promozione di tanti comportamenti
socialmente utili e sostenibili, in modo che la passione per la musica e il
rispetto per l’ambiente siano legati indissolubilmente. Nelle location dei
concerti saranno predisposte delle isole ecologiche per la raccolta
differenziata, sulla base di protocolli per un basso impatto ambientale.
Il Festival internazionale dedicato all’animazione televisiva, cinematografica e cross-mediale ha chiuso i battenti a Pescara, dopo quattro giorni di eventi e spettacoli
La consegna dei “Pulcinella Awards 2023” e lo spettacolo Winx
Club in piazza della Rinascita, nel centro di Pescara, hanno chiuso la
ventisettesima edizione di Cartoons on The Bay, il più importante evento
italiano dedicato all’industria dell’animazione e dei contenuti per ragazzi, promosso
da Rai e organizzato da Rai Com, realizzato e diretto da Roberto Genovesi.
Dall’1 al 4 giugno all’Aurum, nella piazza principale della
città abruzzese e al Cineteatro Massimo, il festival ha dato vita ad una serie
di eventi con Ari Folman, Pera Toons, l’inaugurazione della mostra di Monica
Manganelli, che ha firmato anche il manifesto di questa edizione, e l’anteprima
italiana del film “I Cavalieri dello Zodiaco”. Tra i più attesi a
Pescara Francesco Tullio Altan, creatore della Pimpa, premiato per il Bonelli
Award, che ha incontrato i giovani raccontando le sue esperienze. L’animatore e
disegnatore Bruno Bozzetto si è soffermato sulle tematiche dalla sostenibilità
ambientale e i diritti degli animali con il linguaggio dell’animazione. Tra gli special guest del festival, Ian
Mackinnon, autore di personaggi di film come “Pinocchio” di Guillermo Del Toro.
Molte le presenze istituzionali tra le quali la
sottosegretaria al Ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni, intervenuta sulla
nuova normativa dedicata al mondo dell’animazione e sulle modifiche al tax
credit assicurando «il suo impegno nel ridisegnare il
credito d’imposta e gli interventi nel settore audiovisivo in generale, in modo
che le ricadute siano più positive».
Per la Rai, il Direttore Generale Giampaolo Rossi ha
ringraziato la città di Pescara per l’accoglienza straordinaria, l’allestimento
di spazi tra i più belli nella storia di Cartoons: «Spero che il legame di questo festival con la città possa
continuare anche in futuro. Quella di quest’anno è stata un’edizione bella, un
evento storico e un appuntamento molto importante perché la Rai investe sul
mercato dell’animazione e perché sta cercando di rintracciare i nuovi linguaggi
e intercettare le esigenze delle nuove generazioni».
Nei giorni di Cartoons si è parlato molto delle giovani
generazioni. E, a proposito dei più piccini, Unicef e Rai hanno lanciato un
messaggio: “Investire sull’infanzia per migliorare il mondo”.
Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia e Mussi Bollini,
vice direttrice di Rai Kids, hanno sottolineato nei loro interventi che «i diritti dei bambini non vogliono emergenze. Unicef è al
fianco di Cartoons on the Bay, veicolo fondamentale per i diritti dei più
piccoli. La centralità del servizio pubblico è un lavoro educativo che la
televisione fa soprattutto nei confronti dei bambini, perché investire sui più
piccoli vuol dire migliorare il mondo».
Luca Milano, direttore di Rai Kids, ha presentato la nuova
offerta: «Quest’anno il Festival è
particolarmente importante perché siamo riusciti a presentare ben 50 titoli
nuovi realizzati da società italiane di cartoni animati, insieme alla Rai.
Tante storie per bambini piccoli e famiglie. Questa è un’occasione di incontro
tra le migliori produzioni italiane con il meglio delle produzioni
internazionali, quindi è un incontro che ci aiuta a crescere, che aumenta il
livello della qualità della nostra offerta con un bilancio positivo».
Piazza della Rinascita si è trasformata in un vero e proprio
palazzetto dello sport con il campione Andrea Lucchetta e i tanti bambini che
hanno affollato i campi di minivolley allestiti in collaborazione con la FIPAV.
Ad animare il palco centrale, la simpatia di Armando
Traverso, Lucilla Kids, Giorgio Vanni, interprete, produttore e compositore di
grandi successi, il djset con la star dei social Gabrielle Sarmiento di No Name
Radio, la nuova radio dedicata ai giovani e ai nuovi scenari musicali, e i
personaggi dei cartoni animati più amati di Rai Kids.
Il direttore di Cartoons on The Bay, Roberto Genovesi, ha intervistato il nuovo direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi, alla sua prima uscita pubblica dopo la nomina
La sua prima uscita
pubblica avviene proprio a Cartoons on the Bay. Dobbiamo considerarla una
manifestazione di intenti?
In realtà non è casuale perché ho seguito da sempre questo
evento e le edizioni precedenti. Ho sempre partecipato in vesti diverse rispetto
a quelle di Direttore Generale. Partecipai come Presidente di RaiNet nel 2009,
in quella esperienza incredibile che è stata la più grande factory digitale di
servizio pubblico in Europa. Partecipai anche come consigliere di
amministrazione della Rai e oggi come Direttore Generale. C’è una continuità
che è legata all’importanza dell’evento e all’idea che la Rai ha nei confronti
di questo mondo, che è quello dell’animazione, che cerca di intercettare nuovi
linguaggi. La Rai si sta trasformando lentamente da broadcaster tradizionale in
una media company digitale e questo mondo, che è quello della creatività, della
transmedialità e dei nuovi linguaggi, è un elemento portante.
Cos’è per lei il
servizio pubblico?
E’ una domanda da un miliardo perché è il grande dibattito
del nostro tempo: nel mondo della grande rivoluzione digitale, della
convergenza tecnologica e dei nuovi linguaggi, il servizio pubblico, televisivo
e multimediale, serve ancora? Un tema che viene affrontato in tutti i Paesi
europei dove i servizi pubblici svolgono un ruolo importante nell’informazione,
nell’intrattenimento, nell’educazione. Io credo che sia fondamentale mantenerlo
e renderlo il più possibile attivo, perché è la spina dorsale dell’industria
culturale di una nazione. In Italia, la Rai svolge questa funzione. Spesso e
volentieri, nel dibattito sulla Rai ci dimentichiamo di dire che è il punto di
traino dell’intera industria culturale italiana dell’audiovisivo e anche
dell’animazione. Il ruolo che svolgono Rai Kids e RaiPlay è fondamentale. Stesso
dicasi per Rai Fiction e Rai Cinema. Il 74% delle serie Tv in Italia, le
produce la Rai. Un mercato che la Rai difende, protegge e valorizza. Il
servizio pubblico serve proprio a tenere in vita l’industria culturale
italiana, a trasferire nuovi linguaggi, a rappresentare l’Italia a se stessa,
ma anche al mondo. Credo che questo ruolo sia fondamentale.
L’animazione è più
contenuto o più linguaggio?
L’animazione è entrambe le cose. Contenuto perché trasmette
un immaginario e costruisce un senso della realtà per le nuove generazioni che
i servizi pubblici fanno fatica ad intercettare. Ma vale anche per le
generazioni più grandi, perché si può investire in una dimensione che si rivolga
ad un pubblico di età maggiore. L’animazione è un po’ dovunque nel cinema,
nella cultura e nella poesia.
L’animazione è più per
bambini o c’è anche lo spazio per gli adulti?
Ci sono terreni che il servizio pubblico deve iniziare ad
esplorare. Abbiamo vissuto in questi ultimi decenni un’accelerazione enorme,
soprattutto gli addetti ai lavori di un settore che vive la velocità della
modernizzazione. Ma questo cambiamento nei linguaggi, nella tecnologia, nei
modelli di fruizione del pubblico, ha visto i broadcaster tradizionali con
lentezza adattarsi a questi cambiamenti perché ovviamente vivono e provengono
da linguaggi, modelli di trasmissione e da una cultura diversi. Oggi però
questo processo è avviato. Ad esempio, il lavoro che ha fatto in questi anni
RaiPlay è straordinario nel tentativo di creare una vera piattaforma che
riuscisse a raccogliere una innovazione di linguaggio e di prodotto e nello
stesso tempo una grande memoria delle produzioni e dei contenuti Rai che
attraversano la storia del nostro Paese. Quindi, secondo me, lo sforzo che la
Rai deve continuare a fare è l’investimento per il futuro. Ci sono stati dei
rallentamenti e sicuramente questo fa parte della difficoltà di un’azienda
complessa ad adattarsi a questi processi di accelerazione. Credo che la strada
sia quella giusta.
Negli ultimi anni a
Cartoons on the Bay, man mano che sale l’età del pubblico di riferimento, c’è
sempre più attenzione a quei prodotti che sono interattivi non soltanto di
fruizione frontale e lineare. Su questo aspetto la Rai potrebbe aggiungere
qualcosa?
La Rai ha iniziato questo percorso. Lo ha fatto già partendo
con RaiPlay e con quei contenuti che sono distribuiti in maniera non lineare.
Ovviamente è evidente che i broadcaster tradizionali vengono dalla linearità. Comunque, oggi buona parte delle risorse
economiche del mercato vengono utilizzate per una funzione che è ancora molto
lineare. Questo porta ad una serie di conseguenze come l’invecchiamento del pubblico
che fruisce dei contenuti Rai. E’ necessario un percorso di trasformazione che
deve essere attuato nella qualità giusta. Credo che la Rai sia uno dei
broadcaster più avanzati in Europa, sull’indirizzo dei nuovi linguaggi e sui
processi di interazione. Su questo siamo sulla giusta strada. La Rai è il
servizio pubblico che ha il canone più basso d’Europa, quindi la capacità di
investimento è direttamente proporzionale alle risorse economiche. In un
mercato in cui la parte commerciale ed economica è abbastanza frantumata e
frastagliata.
Possiamo pensare che un
giorno la Rai possa occuparsi anche di interattività come videogiochi?
Questo è un altro dei grandi universi su cui la Rai deve
sperimentarsi perché il mondo del game è un’industria ricca, fertile e attiva,
ma anche funzionale al servizio pubblico. Il game è anche un elemento formativo
ed educativo e fino ad oggi non è un ambito su cui si è sperimentato. Dovremo
farlo quanto prima.
Se dovesse scegliere un
personaggio storico italiano sul quale fare un cartone animato?
Ci troviamo a Pescara, nella città di Gabriele D’Annunzio e
l’Aurum è un luogo rappresentativo. Un personaggio incredibile della modernità
italiana, nonostante venga rappresentato come una sorta di austero e barocco
uomo decadente. Ha inventato invece la modernità italiana. Era anche un grande
uomo di azione ed il poeta più tradotto nel mondo dopo Dante Alighieri. Dunque,
un personaggio sul quale sarebbe divertente creare un cartoon.
Storie umane, esperienze di devozione e di fede, solidarietà: con Mara Venier e tanti big del mondo della musica e dello spettacolo, venerdì 9 giugno alle 21.35 su Rai 1
Speranza, rinascita e gioia saranno i valori più significativi della
nuova edizione di “Una Voce per Padre Pio”, condotta da Mara Venier, in onda venerdì
9 giugno, dalle 21.35 (e, in replica, il 2 luglio alle 16.00) su Rai 1. La
trasmissione sarà nuovamente ambientata a Pietrelcina, nella sua storica
cornice, borgo natio del Frate, set suggestivo e abituale. L’edizione 2023 di
‘Una Voce per Padre Pio riunirà grandi nomi del mondo della musica e dello
spettacolo: Nino D’Angelo, Al Bano, Arisa, Leo Gassman, Michele Placido, Patty
Pravo, Ricchi e Poveri, Clementino. L’Orchestra “Suoni del Sud” sarà diretta
dal maestro Alterisio Paoletti.
Non mancheranno momenti di riflessione con le testimonianze sulla
vita e le opere di Padre Pio con il cappuccino Fra Daniele, il Professor Guido
Oppido dell’ospedale Monaldi di Napoli che segue da vicino il progetto ‘Cuori
Ribelli’, il Professor Giulio Basoccu che darà testimonianza dell’inaugurazione
di un Ospedale in Costa D’Avorio e i volontari dell’Associazione ‘Una voce per
Padre Pio Onlus’ per ricordare i progetti in Italia e all’estero.
Nato da un’idea di Enzo Palumbo, il programma da 24 anni racconta
storie umane, esperienze di devozione e di fede che rimandano all’insegnamento
di Padre Pio: dare sollievo alla sofferenza umana. “Una Voce per Padre Pio” è
soprattutto solidarietà, quest’anno più che mai. Al programma è come sempre
abbinata una campagna di raccolta fondi, sostenuta da Rai per il Sociale, a
supporto dei progetti di “Una Voce Per Padre Pio Onlus”. Componendo il numero
di sms solidale 45531 si potrà sostenere l’associazione donando 2 euro
con un sms da cellulare Wind3, Tim, Vodafone, Iliad, Postemobile, Coopvoce e
Tiscali oppure 5 euro con una chiamata da Rete Fissa, Twt, Convergenze e
Postemobile e, infine, da 5 a 10 euro da rete fissa Tim, Vodafone, Wind3,
Fastweb, Tiscali.
Nel nostro Paese l’organizzazione è attiva con ‘Obiettivo Italia’,
in particolare a Napoli, dove durante la pandemia le richieste d’aiuto sono
aumentate del 40%. Oltre 8mila famiglie sono state raggiunte dagli aiuti
alimentari distribuiti. Tra i progetti: ‘Fratello Studio Sorella Scuola’, che prevede
sostegno a bambine e bambini della scuola primaria per contrastare la
dispersione scolastica; ‘Aggiungi un posto a tavola’ che invece affronta gli
effetti della crisi economico-sociale legata anche alla pandemia e alla guerra
in Ucraina, sostenendo concretamente le famiglie in situazioni d’emergenza;
‘Tendere la mano’, che prevede contributi economici alle famiglie per pagare
utenze, spese mediche e altre necessità fondamentali.
Con ‘Obiettivo Africa’, l’organizzazione interviene portando aiuti
soprattutto a causa dell’ingente numero di persone che vivono in condizioni di
deprivazione e che ha visto la cifra in aumento di 9 milioni. In Costa d’Avorio
sono attivi orfanotrofi e strutture residenziali per minori e ragazzi disabili,
in cui vivono oltre 120 bambine e bambini, in parte con disabilità. Inoltre, è
attivo il ‘Corridoio umanitario cuori ribelli’, programma medico-sanitario
grazie al quale minori con cardiomiopatie congenite di Costa d’Avorio e Camerun
vengono trasferiti in Italia per essere sottoposti a interventi chirurgici
salvavita. Dal 2022 a oggi sono stati curati in questo modo oltre 60 bambini. A
Yaoundé, in Camerun, inoltre, è prevista l’apertura di una nuova casa-famiglia,
in cui saranno ospitati bambini orfani o abbandonati.
Inoltre, grazie alla collaborazione con la Missione Kfor Multinational
Specialized Unit – Pristina Msu, il Corridoio umanitario sanitario è attivo
anche con il Kossovo.
Autori Giancarlo De Andreis, Stefano Castellano e Gianluca Guida.
Direzione artistica Paolo De Andreis. La regia è di Roberto Croce.
«Mi è piaciuta l’idea di raccontare lo sport e la vita dei grandi sportivi da un punto di vista inedito: al centro del racconto ci sono la fragilità e la sensibilità più di una prestazione fisica da record o di una vittoria consegnata agli annali». Il campione del mondo di Spagna 1982 conduceil nuovo format originale prodotto da Rai Cultura e Stand by me, in onda dal 5 giugno, ogni lunedì in seconda serata su Rai 3
Non c’è sport senza un avversario,
che può essere un rivale in carne e ossa o qualcosa di più sottile, come un
limite o un ostacolo. Dietro ai trionfi sportivi e alla gloria pubblica, quali
difficoltà esterne e quali demoni interiori deve affrontare un campione? Antonio
Cassano, Roberto Mancini, Federica Pellegrini, Lea Pericoli, Michel Platini e
Franco Menichelli sono i sei grandi sportivi, uno per puntata, che Marco
Tardelli incontra e intervista per portare alla luce gli avversari, le
difficoltà e i demoni interiori che hanno affrontato nella loro carriera e
nella loro vita personale.
Tardelli, che significato ha per lei
la parola “avversario”?
È una parola piena di sfumature,
dietro la quale si nasconde un’infinità di significati. Può essere positiva,
quando svela una sfida in cui puoi metterti in gioco. Ma anche negativa, se è un
limite o un ostacolo. Per me l’avversario è sempre stato quello sul campo, ma
per qualcuno può essere un demone interiore oppure una difficoltà esterna.
Cosa le ha fatto accettare la
conduzione di questo programma?
Mi è piaciuta l’idea di raccontare lo
sport e la vita dei grandi sportivi da un punto di vista inedito: al centro del
racconto ci sono la fragilità e la sensibilità più di una prestazione fisica da
record o di una vittoria consegnata agli annali. Abbiamo fatto emergere gli
aspetti più intimi e sconosciuti di sei campioni assoluti, ripercorrendo la
loro carriera attraverso aneddoti e ricordi.
Sei personaggi, sei storie diverse,
cosa ha imparato da questi incontri?
Ho imparato che non si conosce mai
del tutto una persona, perché dentro ognuno di noi esiste un io profondo e
nascosto. Ho imparato che a volte le persone possono cambiare. E ho imparato che non sempre le difficoltà ci
rendono più forti: a volte ci spezzano, ci rallentano, ci fanno cambiare
strada.
L’avversario di uno sportivo è spesso
interiore. Come si superano i momenti di difficoltà e insicurezza?
Non c’è una risposta valida per
tutti. Ognuno dentro di sé deve trovare la forza, il coraggio e il modo per
superare le difficoltà. Alcune volte non si superano: si accettano e basta. Si
impara a conviverci, anche questo è un modo per andare avanti.
Quanto un avversario può spingerci a
essere più forti?
L’avversario può essere uno stimolo a
migliorarsi, a porsi nuovi obiettivi. È lo spirito stesso del gioco e dello
sport, l’oggetto di ogni competizione.
Chi è stato, sul campo, il suo più
grande avversario?
Un giocatore che ho incontrato in
serie C: Nicola Ripa. Giocava con la Sambenedettese, non so perché, ma contro
di lui non sono mai riuscito a fare bene.
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