100 anni in una notte

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Il 16 giugno alle 20.35 su Rai 1, Rai Radio 3, RaiPlay e in mondovisione, l’“Aida” di Giuseppe Verdi nella serata inaugurale del centesimo festival areniano. Sul palco, nell’allestimento di Stefano Poda, Anna Netrebko e Yusif Eyvazov. A dirigere la grande orchestra dell’Arena di Verona, il maestro Marco Armilliato. Ad accompagnare i telespettatori nella diretta Milly Carlucci con Alberto Angela e Luca Zingaretti

Sotto il cielo di Verona un evento destinato a lasciare un segno nella storia della lirica. Venerdì 16 giugno la bacchetta di Marco Armilliato dirigerà il nuovo allestimento di “Aida” di Giuseppe Verdi, firmato da Stefano Poda, in occasione della serata inaugurale del centesimo festival areniano. L’evento, trasmesso da Rai Cultura dall’Arena della città scaligera in diretta su Rai 1 e in mondovisione a partire dalle 20.35, sarà condotto da Milly Carlucci, con la partecipazione straordinaria di Alberto Angela e di Luca Zingaretti. Grande l’attesa per l’allestimento scenico e per la regia, con piramidi trasparenti e architetture di luci per un’“Aida” tecnologica e intimista al tempo stesso, che guarda al futuro ma dialoga con il passato. Protagonista, nel ruolo di Aida, la star Anna Netrebko, ad affiancarla il tenore Yusif Eyvazov (Radamès). A interpretare Amneris sarà Olesya Petrova, nei panni Amonasro Roman Burdenko, Ramfis Michele Pertusi. «L’Arena è un’eccellenza della nostra nazione, perché è archeologia, storia, arte – ha affermato il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, presentando la serata evento – e lo è, con il belcanto italiano, con la nostra tradizione musicale, con Giuseppe Verdi». Da oltre cent’anni l’opera lirica e la città scaligera sono un tutt’uno. «Il ringraziamento va a Giovanni Zenatello, colui che ideò le stagioni dell’Arena di Verona nel 1913. Quest’anno festeggiamo il centenario, in quanto la numerazione progressiva venne interrotta in occasione delle due guerre mondiali e per il Covid – spiega Cecilia Gasdia, sovrintendente della Fondazione Arena di Verona – non dimentichiamo che l’opera è la prima invenzione multimediale dell’uomo e il più antico ‘made in Italy’ che esista. Inauguriamo con ‘Aida’, opera regina». Grande la soddisfazione del sottosegretario alla Cultura con delega alla Musica e allo Spettacolo dal vivo Gianmarco Mazzi: «L’Italia celebra questo centenario nel segno dell’incoraggiamento: vogliamo creare una serata che dia orgoglio all’arte per cui siamo noti in tutto il mondo. La mondovisione va in questa direzione e noi la stiamo promuovendo anche attraverso le nostre ambasciate». Enorme lo sforzo della Rai, come sottolinea la direttrice di Rai Cultura Silvia Calandrelli che parla di «fascino, emozione e magia: un viaggio nella grande musica. La proposta di un grande spettacolo, il capolavoro di Giuseppe Verdi, un grande omaggio al prodotto italiano più conosciuto al mondo. Un regalo al pubblico italiano. L’impegno del Servizio pubblico a favore della cultura».

Le riprese saranno realizzate dal Centro di Produzione Tv di Milano, con 19 telecamere in alta definizione di cui 5 mezzi speciali, come la spidercam, il lift con binario di 28 metri, 2 steadycam e 1 drone in diretta, e poi 72 microfoni nella buca d’orchestra e in palcoscenico, 16 radiomicrofoni dedicati ai solisti, 8 microfoni ambiente per il pubblico. 65 le persone al lavoro tra cameramen, microfonisti, tecnici audio e video, personale di regia e ancora trucco, parrucco e costumi. La regia televisiva è affidata a Fabrizio Guttuso Alaimo. Lo spettacolo sarà trasmesso anche su Rai Radio 3, su Rai 1 HD canale 501 e su RaiPlay, dove rimarrà disponibile per sette giorni dopo la prima. A precedere la rappresentazione, lo spettacolare sorvolo dell’anfiteatro scaligero da parte delle Frecce Tricolori, Pattuglia Acrobatica Nazionale dell’Aeronautica Militare.  

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GenZ Vs Boomer, new entry per Diaco

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Tre giorni di audizioni sotto il sole di Roma. Il 7, 8 e 9 giugno si è svolta la fase finale della selezione dei nuovi componenti del cast del programma rivelazione dell’ultima stagione televisiva che riprenderà l’11 settembre

BELLA MA’

“BellaMa’” si prepara a vivere la seconda stagione, che prenderà il via lunedì 11 settembre in diretta su Rai 2, e lo fa rinforzando ulteriormente un cast che ha già dato grandi soddisfazioni al conduttore-autore Pierluigi Diaco. Vincitore negli ascolti e nel gradimento, l’appuntamento pomeridiano di Rai 2 conferma la mission più volte dichiarata: essere talent di parola attraverso un incontro tra generazione Z (18-25 anni) e boomer (over 55 anni). Sono stati ben 2.400 i candidati, da ogni parte d’Italia, che si sono iscritti sul sito di Rai Casting per partecipare alla nuova edizione del programma. Dopo una prima selezione, circa novanta aspiranti concorrenti sono stati convocati agli studi Dear-Fabrizio Frizzi di Roma per incontrare la commissione giudicante composta da Antonella Elia, Rita Forte, Emanuela Villa e Adriana Volpe, titolari di alcune delle rubriche fisse del programma, dai tre autori Andrea Amato, Maurizio Gianotti e Filippo Mauceri e, ovviamente, Pierluigi Diaco. Tanto entusiasmo, voglia di raccontarsi e una certezza: il confronto quotidiano aiuta a crescere, anche quando non si è più giovanissimi. Le telecamere? Testimoni della capacità di giovani e meno giovani di sapersi mettere in discussione. I 20 nuovi concorrenti saranno annunciati e presentati nella puntata speciale di sabato 9 settembre, “Aspettando BellaMa’”, dove incontreranno anche il cast di 30 opinionisti, sempre divisi tra generazione Z e boomer. “BellaMa’” è una produzione originale Rai sotto la direzione di genere Intrattenimento Day Time guidata da Angelo Mellone, capostruttura Daniele Cerioni, capoprogetto Monica Flores, produttrice esecutiva Sabina Ceresani.

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La mia Reazione? Un motore hybrid

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Da giugno a dicembre il preserale di Rai 1 è “Reazione a catena”. Sta per partire la diciassettesima edizione del game show che mette alla prova l’intuito, la prontezza e la padronanza della lingua italiana dei concorrenti in studio e dei telespettatori. Il conduttore: «È un gioco che ti fa stare bene, sia mentalmente sia fisicamente»

Con l’estate ritornano “Reazione a catena” e la nostra intervista. Domanda di rito, Marco, è pronto?

Siamo già a Napoli, stiamo lavorando, siamo prontissimi. E vi dico subito che c’è una bella novità, un nuovo gioco.

Ce lo racconta?

Si chiama “Quattro per una” ed è molto carino. Ci sono quattro modi per arrivare alla stessa parola. Vi faccio un esempio: se dico più che tonda… puoi agganciarci qualcosa… più che quadra… che cos’è? È una graffa.

Cosa le sta dando questa esperienza?

Tantissimo, a partire dal gruppo di lavoro. Ci sono autori di grande esperienza che fanno questo programma da 17 anni. E poi “Reazione a catena” è un gioco che ti fa stare bene, sia mentalmente sia fisicamente. Mi trovo molto bene nel Centro di produzione della Rai di Napoli, il pubblico è caldo, senza dimenticare che parliamo di un programma importante di Rai 1.

Cos’hanno in comune Napoli e “Reazione a catena”?

Sicuramente la creatività, perché i napoletani sono molto creativi, ma anche la gioia e la solarità. È sicuramente un bell’abbinamento.

Cosa cerca di capire dei concorrenti quando li incontra per la prima volta? 

Cerco di cogliere il loro carattere, capire che cosa portano di loro stessi in trasmissione. Il programma rappresenta un’Italia che si racconta poco, piena di belle storie che spesso non fanno notizia. Sono le storie della quotidianità delle quali abbiamo bisogno. Ecco, il gioco, “Reazione a catena” è il contenitore adatto.

Che cos’è per lei la competizione?

Una sfida con se stessi, la vivo sempre in questo modo. È chiaro che ci sono gli avversari. Se ti scontri, come accade in una partita di calcio, devi anche valutare i punti deboli degli altri, ma la cosa più importante è capire se hai dato il meglio di te.

Nel gioco sono più competitivi gli uomini o le donne?

Entrambi. Ma “Reazione” è un gioco di squadra, dove a competere sono gruppi di persone: contano l’affiatamento, l’intesa.

Qual è la parola che meglio racconta questo momento della sua vita?

Una domandona (sorride). Forse confronto, in riferimento al mondo dei miei figli, che hanno tra loro età molto diverse: il più grande ha 28 anni, la seconda quasi 19, la terza quasi 13. Cerco sempre di osservarli per capire dove vanno loro e dove stiamo andando tutti insieme. Ti raccontano quello che pensano, cosa sentono come importante.

In questo confronto c’è qualcosa che la sorprende più di ogni altra cosa?

La velocità, sono veramente rapidissimi. Ma anche l’eterno presente. Da ragazzo facevo spesso riferimento al passato, cercando di capire da dove venivamo, ne parlavo con i miei genitori che ci raccontavano. Oggi il passato sembra molto sottile, una cosa che si attualizza solo se c’è qualcosa del presente che lo giustifica. Questo non mi piace tanto, ma vedo che è così.

Che peso ha nella sua vita l’affetto del pubblico?

È un peso centrale. Certo, sto alle direttive dei miei capi, ma sono al servizio del pubblico. Sono attento alla sensibilità di chi è di fronte al video così come di coloro che assistono al programma in studio. Li ho alle mie spalle e avverto i loro umori, capisco quando si divertono e quando si annoiano, sento il mormorio. Il pubblico va sempre ascoltato, ti dà il polso di come sta andando la puntata, è un termometro in tempo reale.

Al lavoro per gran parte dell’anno, come ricarica le batterie?

Per “Italia Sì” abbiamo uno stop a Natale, e riusciamo a fare qualche giorno di vacanza. Ma anche per “Reazione”, registrando le puntate, troviamo il tempo per riposare. Devo anche ammettere che “Reazione a catena” mi aiuta a ricaricare le batterie, se fosse un motore sarebbe un ibrido, che più gira più produce energia (sorride).

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Denti da squalo

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Nelle sale il film di Davide Gentile che racconta la storia di Walter e della più incredibile estate della sua vita. Con Tiziano Menichelli, Stefano Rosci, virginia Raffaele, con la partecipazione straordinaria di Edoardo Pesce e con Claudio Santamaria

«Una fiaba drammatica, cruda, a tratti violenta, ma anche avventurosa, spericolata, sognante e divertente, come solo sa essere il passaggio da un’infanzia interrotta da un trauma familiare a un’adolescenza che si affaccia prepotente». Davide Gentile firma “Denti da squalo”, pellicola coprodotta da Goon Film, Lucky Red, Idea Cinema con Rai Cinema. Primo lungometraggio del regista, il film ha per protagonista Walter, interpretato dal giovane Tiziano Menichelli, che deve fare i conti con la prematura scomparsa del padre. La scuola è finita e nel suo vagare estivo, apparentemente senza meta per il litorale romano, un luogo affascinante e misterioso cattura la sua attenzione: una villa abbandonata con una gigantesca, torbida, piscina. Ma la villa non è incustodita e inizierà per lui un viaggio indimenticabile.«L’aspetto che mi ha più colpito, e che per me rendeva originale, interessante e unico il copione di ‘Denti da squalo’ – prosegue il regista – è la nobilitazione dell’infanzia. In questo film c’è sì un ragazzino che vuole crescere in fretta ma capisce anche che fare pace con il proprio passato, riavvicinandosi alla madre e risolvendo il conflitto con la figura paterna, è ciò che deve perseguire e accettare prima di diventare grande per davvero». Una fiaba drammatica, cruda, a tratti violenta, ma anche avventurosa, spericolata, sognante e divertente, come solo sa essere il passaggio da un’infanzia interrotta da un trauma familiare a un’adolescenza che si affaccia prepotente. «Seguiamo Walter in un’estate che non è come le altre, segnato nel profondo da un incontro magico e misterioso – spiega Gentile – vediamo il suo mondo esteriore, il suo quotidiano, riviviamo stralci del suo passato entrando in quello spazio interiore nel quale si sta formando la sua identità, dove la figura di un padre amato, ma mai rispettato, deve ‘morire’ un’altra volta perché Walter possa trovare il suo vero e nuovo sé». Nel cast, insieme a Tiziano Menichelli, ci sono Stefano Rosci, Virginia Raffaele, Claudio Santamaria ed Edoardo Pesce. Il tono generale del film oscilla tra il drammatico e il leggero, il riflessivo e l’ironico, l’emotivo e l’avventuroso. All’elemento realistico si  contrappone l’elemento “fiabesco” e “magico”: lo squalo. Il simbolo per eccellenza di forza e paura incontrollabili, vive in una piscina. Per Walter lo squalo è tutto quello che lui non è, ma la cattività cambia la sua natura. Tra lui e il ragazzo nasce un legame empatico, quasi magico: uno specchio della consapevolezza di Walter, espressione del suo viaggio interiore e del percorso che gli farà capire il valore della libertà. La distribuzione internazionale del film è affidata a Rai Com.

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Le donne di Pasolini

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Giovedì 15 giugno, in prima assoluta, un affresco inedito e originale del mondo del grande intellettuale. Un docu-film diretto da Eugenio Cappuccio, narrato da Giuseppe Battiston, in prima serata su Rai 3

Pasolini, Pier Paolo ital. Schriftsteller u. Filmregisseur, Bologna 5.3.1922 ? Ostia 2.11.1975. – Pier Paolo Pasolini und Sängerin Maria Callas bei den Dreharbeiten zu “Medea” (Italien, 1969) im Cinecitta Studio in Rom, Italien. – Foto, 1969 (aufgenommen für die Zeitschrift “Look”).

Alla ricerca di uno sguardo inedito sulla poetica di Pasolini, Giuseppe Battiston ripercorre i territori friulani, la terra della madre di Pasolini, raccogliendo le voci delle persone che lì vivono e lo hanno conosciuto: da Casarsa della Delizia, con Casa Colussi, sede del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, e il Bar degli Amici, a Versuta con la sua chiesetta, dove Pasolini aprì con la madre una scuoletta, da Aquileia e dintorni alla laguna di Grado, set del film “Medea”.

«Provo semplicemente a ripartire da queste amate campagne senza tempo e dalle sue radici – afferma Battiston all’inizio del suo viaggio – Radici che sono in questi luoghi, ma anche e soprattutto in una donna, sua madre, e così mettersi in ascolto di lei e, con lei, delle donne che in qualche modo gli sono state vicine e importanti compagne di vita. Forse è come prendere una strada secondaria, una deviazione, e chissà se proprio da lì io non riesca a sentire ancor più chiara la viva voce di Pier Paolo». Il docu-film attraversa gli snodi fondamentali della vita di Pasolini per ricomporne l’eredità  culturale e gli aspetti più umani e personali: le difficoltà economiche della famiglia durante la sua infanzia, il rapporto difficile col padre e con la propria omosessualità e il conseguente senso di colpa, lo scandalo e il processo dopo i fatti di Ramuscello del 1949, il legame del tutto personale con il sacro e la religione, l’impegno politico e la stima per Gramsci, fino alla sua seconda parte della vita a Roma, dai successi letterari al passaggio all’arte cinematografica. E poi gli incontri con personalità come Totò, Alberto Moravia, Ninetto Davoli, Eduardo De Filippo, dei quali vengono proposte interviste video in cui raccontano aneddoti personali sul regista. Un racconto cadenzato dai legami femminili più intensi e indissolubili che Pasolini ha stretto nella sua vita, veri e propri amori platonici estranei all’eros. Cinque figure femminili diversissime fra loro, ma accomunate dal loro essere anticonformiste, passionali e appassionate, in grado di coniugarsi con la sensibilità di un artista che ha lasciato un segno indelebile nella cultura non solo italiana e capace di un rapporto con il femminile profondissimo. Su tutti, si staglia il legame simbiotico con la madre Susanna, che desiderava sentire ogni giorno, anche a costo di percorrere 50 chilometri in Africa per raggiungere un telefono pubblico, e alla quale scrisse in una poesia “Tu sei la sola al mondo che sa del mio cuore ciò che è sempre stato, prima di ogni altro amore”. Arte e letteratura sono invece le basi del rapporto con la poetessa ebrea Giovanna Bemporad, grande traduttrice dei Classici. Conosciuti a Bologna, tra liceo e università, «Passavamo le ore a parlare e a leggerci poesie fino a notte; anche qui, a Versuta, quando Pier Paolo mi ha chiesto di venire qui ad aiutarlo con la scuoletta». Grande stima e affetto provava per lui anche Oriana Fallaci, specie per «il suo occhio poetico, di un grande cronista che naviga contro l’omologazione della sua epoca. Lui si mise a descrivere, studiare un mondo che noi tutti ignoravamo. Pier Paolo era poeta sublime dei guai, di quei ragazzi di strada, delle loro vite, gioiose e disgraziate. Studia come un entomologo innamorato, cercando di avvicinare quella poesia alla realtà». Laura Betti è stata invece l’anfitriona che ha introdotto Pasolini nei salotti degli intellettuali romani, l’amica innamorata, “moglie non carnale”, sacerdotessa della sua eredità, che dedicherà tutta la sua vita per dargli giustizia e verità. È infine una complicità speciale quella che lo lega a Maria Callas: se lui era affascinato da lei per la “violenza totale dei suoi sentimenti senza freni”, la complessa lavorazione di “Medea” nel 1969 e lo sguardo del regista che andava oltre “alla diva sacra della scena che ero sempre stata” regala invece a lei una nuova consapevolezza artistica, un passaggio che culmina nell’amore violento e irrealizzabile con Pasolini: «Impossibile non innamorarsi di un uomo così. Mi ha illuso. Anzi, sono stata io a illudermi». 

Una coproduzione Rai Documentari e Anele con il contributo di Rai Teche e con il sostegno di Fondazione Aquileia. Il docu-film, diretto da Eugenio Cappuccio, sarà trasmesso da Rai 3 giovedì 15 giugno in prima serata.

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IL ROCK ACCENDE ROMA

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Un palcoscenico sempre più aperto per il festival diffuso della musica nazionale e mondiale nella Capitale. Tra le realtà più importanti di tutta Europa, allarga i suoi confini diventando una grande festa dello spettacolo. La presentazione nella conferenza stampa negli studi di via Asiago, con Rai Radio 2 partner della tredicesima edizione

“Rock in Roma” continua ad accendere la Capitale e a fermare i momenti più importanti della musica live. Il festival diffuso è live all’Ippodromo delle Capannelle con due pachi Red e Black Stage, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e al Circo Massimo.  Fedele compagna di viaggio di Rock in Roma dal 2017, è Rai Radio 2, che anche quest’anno racconterà gli appuntamenti della grande musica live in connessione con il programma “Rock and Roll Circus”, condotto da Carolina Di Domenico e Pier Ferrantini, che intervisteranno in esclusiva gli artisti protagonisti della line up con il popolo della rete. Sui social di Rai Radio 2, infatti, sarà possibile seguire le interviste esclusive e le curiosità dal backstage per uno “storytelling” inedito della rassegna. Inoltre, Rai Radio 2 sarà presente on site all’Ippodromo delle Capannelle, con un dj set dedicato, nel preshow dei concerti. «Credo sia un orgoglio per noi – ha affermato in conferenza stampa nella sala A di via Asiago a Roma, la direttrice di Rai Radio 2 Simona Sala – poter dare voce ad uno spirito della città eterna che è quello rock. Negli anni, un rock che è venuto a modificarsi e ad allargarsi. Cambiamenti che Radio2 ha subito intercettato. Racconteremo tutto Rock in Roma e sarà un’occasione bellissima». Dopo i successi degli anni precedenti, gli stessi fondatori del festival, Maxmiliano Bucci e Sergio Giuliani, hanno acceso i motori in vista dell’estate live, presentando in conferenza stampa Rai, la line up della 13° edizione. «Il Festival, è tra i primi in Europa con un format diverso, avendo anche tre location, con una estensione lunga nel tempo, e che in tanti nel mondo stanno iniziando a copiare. Abbiamo avuto ospiti internazionali come Bruce Springsteen, Rolling Stones, Metallica e tantissimi altri. Hanno fatto l’ossatura del Festival e questo oggi è il nostro orgoglio. Oggi abbiamo eventi sold out da tempo con artisti che tornano. La storia di Rock in Roma dal punto di vista artistico e culturale è cresciuta. Orgogliosi di dire che è anche un festival Made in Italy, perché abbiamo tutta la scena nazionale più importante della nuova generazione”.  Tra le realtà musicali più importanti di tutta Europa che di anno in anno allarga i confini delle proposte artistiche, Rock in Roma è una grande festa dello spettacolo multi-genere e trasversale, dall’anima rock e dall’attitude pop e urban, in grado di entusiasmare e di soddisfare le esigenze di tantissimi music lover che concepiscono la musica come esperienza pura, piena e sempre nuova. LoveGang126 ha aperto i concerti, l’8 giugno, all’Ippodromo delle Capannelle, per una nuova stagione di imperdibili eventi. Tanti i nomi, per un fitto calendario di concerti che vedranno protagonisti grandi headliner, artisti nazionali e internazionali di maggior successo, da Arctic Monkeys a Paul Weller, da Coez a Lazza, Salmo, Rancore e molti altri. «Roma molto Rock, ma non solo, dato che avremo un’estate pazzesca. Non è mai facile organizzare un evento del genere e fare sempre meglio. Roma è la capitale dei grandi eventi» ha dichiarato Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. Sin dalle prime edizioni, Rock in Roma ha concepito un festival per una Capitale musicalmente viva, invitante e competitiva, strutturandolo in maniera diffusa. All’Ippodromo delle Capannelle, che si rende ancora una volta luogo di aggregazione, ci saranno il Red Stage e il Black Stage con i live di ROCK ME PRIDE, GEOLIER, BRESH; RANCORE, TEENAGE DREAM SUMMER CAMP, NASKA, COMA_COSE, NU GENEA,  PAKY, VILLABANKS, LAZZA, CAPO PLAZA, MEZZOSANGUE, COEZ, MALUMA, SALMO, ARCTIC MONKEYS, MANUEL AGNELLI, ARTICOLO 31, CARCASS + CANDLEMASS, ROSA CHEMICAL, SFERA EBBASTA + SHIVA, OZUNA. La Cavea dell’Auditorium Parco della musica Ennio Morricone ospiterà la grande musica del Modfather: PAUL WELLER concluderà la stagione live di Rock in Roma con un concerto attesissimo. Al Circo Massimo, leggendaria location dalla bellezza mozzafiato, si svolgerà lo special event estivo prodotto da Live Nation in collaborazione con Rock in Roma: il 5 agosto 2023 si esibiranno gli IMAGINE DRAGONS, vincitori di un Grammy Award per la Best Rock Performance, 46 milioni di album venduti per 4 dischi di Platino, oltre 30 dischi di Platino per i singoli, 74 miliardi di stream.  Tra le novità di questa edizione di Rock in Roma ci sono le finali di Hit Week Talent, live all’Ippodromo delle Capannelle, occasione in cui si esibiranno gli 8 finalisti del contest targato Hit Week 2023, il più importante Festival al mondo dedicato alla diffusione della musica e della cultura italiana. I due vincitori si esibiranno come opening di artisti principali negli show di Miami e Los Angeles. Anche Rock in Roma contribuisce allo sviluppo e alla diffusione di una coscienza ambientale in senso ampio: il festival è sempre di più eco-friendly, evento a impatto zero e al servizio della tutela dell’ambiente, che con scelte eco-sostenibili radicali e necessarie si pone come evento che sia da esempio di promozione di tanti comportamenti socialmente utili e sostenibili, in modo che la passione per la musica e il rispetto per l’ambiente siano legati indissolubilmente. Nelle location dei concerti saranno predisposte delle isole ecologiche per la raccolta differenziata, sulla base di protocolli per un basso impatto ambientale.

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Special Guest: Cartoons!

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Il Festival internazionale dedicato all’animazione televisiva, cinematografica e cross-mediale ha chiuso i battenti a Pescara, dopo quattro giorni di eventi e spettacoli

La consegna dei “Pulcinella Awards 2023” e lo spettacolo Winx Club in piazza della Rinascita, nel centro di Pescara, hanno chiuso la ventisettesima edizione di Cartoons on The Bay, il più importante evento italiano dedicato all’industria dell’animazione e dei contenuti per ragazzi, promosso da Rai e organizzato da Rai Com, realizzato e diretto da Roberto Genovesi.

Dall’1 al 4 giugno all’Aurum, nella piazza principale della città abruzzese e al Cineteatro Massimo, il festival ha dato vita ad una serie di eventi con Ari Folman, Pera Toons, l’inaugurazione della mostra di Monica Manganelli, che ha firmato anche il manifesto di questa edizione, e l’anteprima italiana del film “I Cavalieri dello Zodiaco”. Tra i più attesi a Pescara Francesco Tullio Altan, creatore della Pimpa, premiato per il Bonelli Award, che ha incontrato i giovani raccontando le sue esperienze. L’animatore e disegnatore Bruno Bozzetto si è soffermato sulle tematiche dalla sostenibilità ambientale e i diritti degli animali con il linguaggio dell’animazione. Tra gli special guest del festival, Ian Mackinnon, autore di personaggi di film come “Pinocchio” di Guillermo Del Toro.

Molte le presenze istituzionali tra le quali la sottosegretaria al Ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni, intervenuta sulla nuova normativa dedicata al mondo dell’animazione e sulle modifiche al tax credit assicurando «il suo impegno nel ridisegnare il credito d’imposta e gli interventi nel settore audiovisivo in generale, in modo che le ricadute siano più positive».

Per la Rai, il Direttore Generale Giampaolo Rossi ha ringraziato la città di Pescara per l’accoglienza straordinaria, l’allestimento di spazi tra i più belli nella storia di Cartoons: «Spero che il legame di questo festival con la città possa continuare anche in futuro. Quella di quest’anno è stata un’edizione bella, un evento storico e un appuntamento molto importante perché la Rai investe sul mercato dell’animazione e perché sta cercando di rintracciare i nuovi linguaggi e intercettare le esigenze delle nuove generazioni».

Nei giorni di Cartoons si è parlato molto delle giovani generazioni. E, a proposito dei più piccini, Unicef e Rai hanno lanciato un messaggio: “Investire sull’infanzia per migliorare il mondo”.

Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia e Mussi Bollini, vice direttrice di Rai Kids, hanno sottolineato nei loro interventi che «i diritti dei bambini non vogliono emergenze. Unicef è al fianco di Cartoons on the Bay, veicolo fondamentale per i diritti dei più piccoli. La centralità del servizio pubblico è un lavoro educativo che la televisione fa soprattutto nei confronti dei bambini, perché investire sui più piccoli vuol dire migliorare il mondo».

Luca Milano, direttore di Rai Kids, ha presentato la nuova offerta: «Quest’anno il Festival è particolarmente importante perché siamo riusciti a presentare ben 50 titoli nuovi realizzati da società italiane di cartoni animati, insieme alla Rai. Tante storie per bambini piccoli e famiglie. Questa è un’occasione di incontro tra le migliori produzioni italiane con il meglio delle produzioni internazionali, quindi è un incontro che ci aiuta a crescere, che aumenta il livello della qualità della nostra offerta con un bilancio positivo».

Piazza della Rinascita si è trasformata in un vero e proprio palazzetto dello sport con il campione Andrea Lucchetta e i tanti bambini che hanno affollato i campi di minivolley allestiti in collaborazione con la FIPAV.

Ad animare il palco centrale, la simpatia di Armando Traverso, Lucilla Kids, Giorgio Vanni, interprete, produttore e compositore di grandi successi, il djset con la star dei social Gabrielle Sarmiento di No Name Radio, la nuova radio dedicata ai giovani e ai nuovi scenari musicali, e i personaggi dei cartoni animati più amati di Rai Kids.

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Rai: creatività, trasmedialità e nuovi linguaggi

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Il direttore di Cartoons on The Bay, Roberto Genovesi, ha intervistato il nuovo direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi, alla sua prima uscita pubblica dopo la nomina

La sua prima uscita pubblica avviene proprio a Cartoons on the Bay. Dobbiamo considerarla una manifestazione di intenti?

In realtà non è casuale perché ho seguito da sempre questo evento e le edizioni precedenti. Ho sempre partecipato in vesti diverse rispetto a quelle di Direttore Generale. Partecipai come Presidente di RaiNet nel 2009, in quella esperienza incredibile che è stata la più grande factory digitale di servizio pubblico in Europa. Partecipai anche come consigliere di amministrazione della Rai e oggi come Direttore Generale. C’è una continuità che è legata all’importanza dell’evento e all’idea che la Rai ha nei confronti di questo mondo, che è quello dell’animazione, che cerca di intercettare nuovi linguaggi. La Rai si sta trasformando lentamente da broadcaster tradizionale in una media company digitale e questo mondo, che è quello della creatività, della transmedialità e dei nuovi linguaggi, è un elemento portante.

Cos’è per lei il servizio pubblico?

E’ una domanda da un miliardo perché è il grande dibattito del nostro tempo: nel mondo della grande rivoluzione digitale, della convergenza tecnologica e dei nuovi linguaggi, il servizio pubblico, televisivo e multimediale, serve ancora? Un tema che viene affrontato in tutti i Paesi europei dove i servizi pubblici svolgono un ruolo importante nell’informazione, nell’intrattenimento, nell’educazione. Io credo che sia fondamentale mantenerlo e renderlo il più possibile attivo, perché è la spina dorsale dell’industria culturale di una nazione. In Italia, la Rai svolge questa funzione. Spesso e volentieri, nel dibattito sulla Rai ci dimentichiamo di dire che è il punto di traino dell’intera industria culturale italiana dell’audiovisivo e anche dell’animazione. Il ruolo che svolgono Rai Kids e RaiPlay è fondamentale. Stesso dicasi per Rai Fiction e Rai Cinema. Il 74% delle serie Tv in Italia, le produce la Rai. Un mercato che la Rai difende, protegge e valorizza. Il servizio pubblico serve proprio a tenere in vita l’industria culturale italiana, a trasferire nuovi linguaggi, a rappresentare l’Italia a se stessa, ma anche al mondo. Credo che questo ruolo sia fondamentale.

L’animazione è più contenuto o più linguaggio?

L’animazione è entrambe le cose. Contenuto perché trasmette un immaginario e costruisce un senso della realtà per le nuove generazioni che i servizi pubblici fanno fatica ad intercettare. Ma vale anche per le generazioni più grandi, perché si può investire in una dimensione che si rivolga ad un pubblico di età maggiore. L’animazione è un po’ dovunque nel cinema, nella cultura e nella poesia.

L’animazione è più per bambini o c’è anche lo spazio per gli adulti?

Ci sono terreni che il servizio pubblico deve iniziare ad esplorare. Abbiamo vissuto in questi ultimi decenni un’accelerazione enorme, soprattutto gli addetti ai lavori di un settore che vive la velocità della modernizzazione. Ma questo cambiamento nei linguaggi, nella tecnologia, nei modelli di fruizione del pubblico, ha visto i broadcaster tradizionali con lentezza adattarsi a questi cambiamenti perché ovviamente vivono e provengono da linguaggi, modelli di trasmissione e da una cultura diversi. Oggi però questo processo è avviato. Ad esempio, il lavoro che ha fatto in questi anni RaiPlay è straordinario nel tentativo di creare una vera piattaforma che riuscisse a raccogliere una innovazione di linguaggio e di prodotto e nello stesso tempo una grande memoria delle produzioni e dei contenuti Rai che attraversano la storia del nostro Paese. Quindi, secondo me, lo sforzo che la Rai deve continuare a fare è l’investimento per il futuro. Ci sono stati dei rallentamenti e sicuramente questo fa parte della difficoltà di un’azienda complessa ad adattarsi a questi processi di accelerazione. Credo che la strada sia quella giusta.

Negli ultimi anni a Cartoons on the Bay, man mano che sale l’età del pubblico di riferimento, c’è sempre più attenzione a quei prodotti che sono interattivi non soltanto di fruizione frontale e lineare. Su questo aspetto la Rai potrebbe aggiungere qualcosa?

La Rai ha iniziato questo percorso. Lo ha fatto già partendo con RaiPlay e con quei contenuti che sono distribuiti in maniera non lineare. Ovviamente è evidente che i broadcaster tradizionali vengono dalla linearità.  Comunque, oggi buona parte delle risorse economiche del mercato vengono utilizzate per una funzione che è ancora molto lineare. Questo porta ad una serie di conseguenze come l’invecchiamento del pubblico che fruisce dei contenuti Rai. E’ necessario un percorso di trasformazione che deve essere attuato nella qualità giusta. Credo che la Rai sia uno dei broadcaster più avanzati in Europa, sull’indirizzo dei nuovi linguaggi e sui processi di interazione. Su questo siamo sulla giusta strada. La Rai è il servizio pubblico che ha il canone più basso d’Europa, quindi la capacità di investimento è direttamente proporzionale alle risorse economiche. In un mercato in cui la parte commerciale ed economica è abbastanza frantumata e frastagliata.

Possiamo pensare che un giorno la Rai possa occuparsi anche di interattività come videogiochi?

Questo è un altro dei grandi universi su cui la Rai deve sperimentarsi perché il mondo del game è un’industria ricca, fertile e attiva, ma anche funzionale al servizio pubblico. Il game è anche un elemento formativo ed educativo e fino ad oggi non è un ambito su cui si è sperimentato. Dovremo farlo quanto prima.

Se dovesse scegliere un personaggio storico italiano sul quale fare un cartone animato?

Ci troviamo a Pescara, nella città di Gabriele D’Annunzio e l’Aurum è un luogo rappresentativo. Un personaggio incredibile della modernità italiana, nonostante venga rappresentato come una sorta di austero e barocco uomo decadente. Ha inventato invece la modernità italiana. Era anche un grande uomo di azione ed il poeta più tradotto nel mondo dopo Dante Alighieri. Dunque, un personaggio sul quale sarebbe divertente creare un cartoon.

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Una voce per Padre Pio

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Storie umane, esperienze di devozione e di fede, solidarietà: con Mara Venier e tanti big del mondo della musica e dello spettacolo, venerdì 9 giugno alle 21.35 su Rai 1

Speranza, rinascita e gioia saranno i valori più significativi della nuova edizione di “Una Voce per Padre Pio”, condotta da Mara Venier, in onda venerdì 9 giugno, dalle 21.35 (e, in replica, il 2 luglio alle 16.00) su Rai 1. La trasmissione sarà nuovamente ambientata a Pietrelcina, nella sua storica cornice, borgo natio del Frate, set suggestivo e abituale. L’edizione 2023 di ‘Una Voce per Padre Pio riunirà grandi nomi del mondo della musica e dello spettacolo: Nino D’Angelo, Al Bano, Arisa, Leo Gassman, Michele Placido, Patty Pravo, Ricchi e Poveri, Clementino. L’Orchestra “Suoni del Sud” sarà diretta dal maestro Alterisio Paoletti.

Non mancheranno momenti di riflessione con le testimonianze sulla vita e le opere di Padre Pio con il cappuccino Fra Daniele, il Professor Guido Oppido dell’ospedale Monaldi di Napoli che segue da vicino il progetto ‘Cuori Ribelli’, il Professor Giulio Basoccu che darà testimonianza dell’inaugurazione di un Ospedale in Costa D’Avorio e i volontari dell’Associazione ‘Una voce per Padre Pio Onlus’ per ricordare i progetti in Italia e all’estero.

Nato da un’idea di Enzo Palumbo, il programma da 24 anni racconta storie umane, esperienze di devozione e di fede che rimandano all’insegnamento di Padre Pio: dare sollievo alla sofferenza umana. “Una Voce per Padre Pio” è soprattutto solidarietà, quest’anno più che mai. Al programma è come sempre abbinata una campagna di raccolta fondi, sostenuta da Rai per il Sociale, a supporto dei progetti di “Una Voce Per Padre Pio Onlus”. Componendo il numero di sms solidale 45531 si potrà sostenere l’associazione donando 2 euro con un sms da cellulare Wind3, Tim, Vodafone, Iliad, Postemobile, Coopvoce e Tiscali oppure 5 euro con una chiamata da Rete Fissa, Twt, Convergenze e Postemobile e, infine, da 5 a 10 euro da rete fissa Tim, Vodafone, Wind3, Fastweb, Tiscali.

Nel nostro Paese l’organizzazione è attiva con ‘Obiettivo Italia’, in particolare a Napoli, dove durante la pandemia le richieste d’aiuto sono aumentate del 40%. Oltre 8mila famiglie sono state raggiunte dagli aiuti alimentari distribuiti. Tra i progetti: ‘Fratello Studio Sorella Scuola’, che prevede sostegno a bambine e bambini della scuola primaria per contrastare la dispersione scolastica; ‘Aggiungi un posto a tavola’ che invece affronta gli effetti della crisi economico-sociale legata anche alla pandemia e alla guerra in Ucraina, sostenendo concretamente le famiglie in situazioni d’emergenza; ‘Tendere la mano’, che prevede contributi economici alle famiglie per pagare utenze, spese mediche e altre necessità fondamentali.

Con ‘Obiettivo Africa’, l’organizzazione interviene portando aiuti soprattutto a causa dell’ingente numero di persone che vivono in condizioni di deprivazione e che ha visto la cifra in aumento di 9 milioni. In Costa d’Avorio sono attivi orfanotrofi e strutture residenziali per minori e ragazzi disabili, in cui vivono oltre 120 bambine e bambini, in parte con disabilità. Inoltre, è attivo il ‘Corridoio umanitario cuori ribelli’, programma medico-sanitario grazie al quale minori con cardiomiopatie congenite di Costa d’Avorio e Camerun vengono trasferiti in Italia per essere sottoposti a interventi chirurgici salvavita. Dal 2022 a oggi sono stati curati in questo modo oltre 60 bambini. A Yaoundé, in Camerun, inoltre, è prevista l’apertura di una nuova casa-famiglia, in cui saranno ospitati bambini orfani o abbandonati.

Inoltre, grazie alla collaborazione con la Missione Kfor Multinational Specialized Unit – Pristina Msu, il Corridoio umanitario sanitario è attivo anche con il Kossovo.

Autori Giancarlo De Andreis, Stefano Castellano e Gianluca Guida. Direzione artistica Paolo De Andreis. La regia è di Roberto Croce.

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L’Avversario

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MARCO TARDELLI

«Mi è piaciuta l’idea di raccontare lo sport e la vita dei grandi sportivi da un punto di vista inedito: al centro del racconto ci sono la fragilità e la sensibilità più di una prestazione fisica da record o di una vittoria consegnata agli annali». Il campione del mondo di Spagna 1982 conduceil nuovo format originale prodotto da Rai Cultura e Stand by me, in onda dal 5 giugno, ogni lunedì in seconda serata su Rai 3

Non c’è sport senza un avversario, che può essere un rivale in carne e ossa o qualcosa di più sottile, come un limite o un ostacolo. Dietro ai trionfi sportivi e alla gloria pubblica, quali difficoltà esterne e quali demoni interiori deve affrontare un campione? Antonio Cassano, Roberto Mancini, Federica Pellegrini, Lea Pericoli, Michel Platini e Franco Menichelli sono i sei grandi sportivi, uno per puntata, che Marco Tardelli incontra e intervista per portare alla luce gli avversari, le difficoltà e i demoni interiori che hanno affrontato nella loro carriera e nella loro vita personale.

Tardelli, che significato ha per lei la parola “avversario”?

È una parola piena di sfumature, dietro la quale si nasconde un’infinità di significati. Può essere positiva, quando svela una sfida in cui puoi metterti in gioco. Ma anche negativa, se è un limite o un ostacolo. Per me l’avversario è sempre stato quello sul campo, ma per qualcuno può essere un demone interiore oppure una difficoltà esterna.

Cosa le ha fatto accettare la conduzione di questo programma?

Mi è piaciuta l’idea di raccontare lo sport e la vita dei grandi sportivi da un punto di vista inedito: al centro del racconto ci sono la fragilità e la sensibilità più di una prestazione fisica da record o di una vittoria consegnata agli annali. Abbiamo fatto emergere gli aspetti più intimi e sconosciuti di sei campioni assoluti, ripercorrendo la loro carriera attraverso aneddoti e ricordi.

Sei personaggi, sei storie diverse, cosa ha imparato da questi incontri?

Ho imparato che non si conosce mai del tutto una persona, perché dentro ognuno di noi esiste un io profondo e nascosto. Ho imparato che a volte le persone possono cambiare.  E ho imparato che non sempre le difficoltà ci rendono più forti: a volte ci spezzano, ci rallentano, ci fanno cambiare strada.

L’avversario di uno sportivo è spesso interiore. Come si superano i momenti di difficoltà e insicurezza?

Non c’è una risposta valida per tutti. Ognuno dentro di sé deve trovare la forza, il coraggio e il modo per superare le difficoltà. Alcune volte non si superano: si accettano e basta. Si impara a conviverci, anche questo è un modo per andare avanti.

Quanto un avversario può spingerci a essere più forti?

L’avversario può essere uno stimolo a migliorarsi, a porsi nuovi obiettivi. È lo spirito stesso del gioco e dello sport, l’oggetto di ogni competizione.

Chi è stato, sul campo, il suo più grande avversario?

Un giocatore che ho incontrato in serie C: Nicola Ripa. Giocava con la Sambenedettese, non so perché, ma contro di lui non sono mai riuscito a fare bene.

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