OFFERTA TV 23-24

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Di tutto, di tutti

Presentati a Napoli agli investitori pubblicitari e alla stampa i programmi della Rai per la prossima stagione. Dall’intrattenimento all’approfondimento, dalla cultura alla fiction. E ancora i film, i ragazzi, lo sport. La presidente Marinella Soldi: «Il nostro approccio è responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso,  ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal contratto di servizio». L’amministratore delegato Roberto Sergio: «Abbiamo fatto un grande sforzo per  aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i  nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze  che di contenuti»

Un’offerta sempre più vasta e di qualità per i canali tradizionali, generalisti e specializzati, e per la piattaforma RaiPlay. Il Centro di Produzione Rai di Napoli, che festeggia i 60 anni di attività, ha ospitato la presentazione agli investitori pubblicitari e alla stampa dell’offerta del servizio pubblico 2023-2024. Una Rai che guarda al futuro e all’innovazione con determinazione, consolidando i valori che contraddistinguono l’azienda: «Ai nostri inserzionisti, io vorrei parlare del come facciamo il nostro prodotto, il nostro lavoro.  Perché alla radice della distinzione e unicità del servizio pubblico, rispetto a tutti gli altri media, commerciali, over the top, il frastuono dei social media, c’è proprio il “come”, il come si costruisce quello che facciamo, la nostra missione» afferma la presidente della Rai Marinella Soldi, che prosegue, «se il nostro “come” è un approccio responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso, ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal Contratto di Servizio di cui tanto si è parlato ultimamente, questo si traduce  in un linguaggio, una scelta dei temi, una qualità che i media commerciali possono ignorare e che invece fa del nostro un prodotto unico, necessario e vincente, in sintonia con lo zeitgeist di una democrazia moderna». Trenta i nuovi programmi in palinsesto e tantissime le conferme di appuntamenti di successo. «Abbiamo fatto un grande sforzo per  aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i  nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze  che di contenuti» ha detto l’amministratore delegato Roberto Sergio, secondo il quale «aggiungere maggiore pluralismo è un investimento sul futuro  della Rai, tanti programmi sono una sperimentazione, con magari la  possibilità di lanciare nuovi talent e avere prodotti di successo.  Quest’anno abbiamo avuto il coraggio di provare a farlo, insieme a  programmi storici straordinari». Il direttore generale Giampaolo Rossi parla di una Rai «indirizzata al pubblico generalista ma anche con grande capacità di indirizzarsi verso i canali specializzati e soprattutto una Rai che si sta trasformando in digital media company, che sta investendo molto sui contenuti delle nuove piattaforme per la distribuzione non lineare. Una Rai che guarda al futuro con la valorizzazione di talenti ma anche di prodotti completamente innovativi». La parola d’ordine per conquistare il mercato è eccellenza. «I nostri obiettivi sono quelli di valorizzare al meglio, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, l’offerta meravigliosa che ci viene messa a disposizione dai nostri editori che fanno un lavoro straordinario su tutte le piattaforme – dichiara l’amministratore delegato di Rai Pubblicità Gian Paolo Tagliavia – la stagione televisiva si prospetta interessante, abbiamo anche ottime sensazioni per quanto riguarda RaiPlay e tra poco ci saranno cose molto interessanti anche dal punto di vista radiofonico. C’è grande fiducia anche perché  quest’anno il mercato  sembra migliore rispetto alle aspettative». Cuore della presentazione il racconto dell’offerta tradizionale e della piattaforma, illustrato dai direttori della Distribuzione Stefano Coletta e di RaiPlay Elena Capparelli. Nelle prossime pagine del RadiocorriereTv le principali novità della stagione. L’intera programmazione è consultabile collegandosi al QR-code a fianco.

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Nel cerchio degli uomini

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La regista Paola Sangiovanni ci porta a scoprire un modello culturale maschile che si fonda sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni.  Giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3

Roberto, Domenico e Mario sono accomunati dal desiderio di costruire un futuro in cui il modello culturale maschile si allontani dalla competizione e dal potere e si fondi sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni. “Nel cerchio degli uomini” racconta le storie personali e quelle collettive che nascono dalle attività che mettono in campo con la loro associazione, a cominciare dalla loro scelta fondante, il cerchio di autocoscienza maschile. L’uomo, da una parte soggetto privilegiato di una società ancora patriarcale, dall’altra, come mostrano le cronache, ci appare oggi anche disperatamente fragile e capace di agire la violenza, in primo luogo nei rapporti più intimi, verso di sé e soprattutto contro le donne. Prodotto da Kon-Tiki Film in collaborazione con Rai Documentari, “Nel cerchio degli uomini” arriva, in un momento cruciale, a mostrare una possibile via di cambiamento. Una storia di uomini che, senza rinunciare alle qualità tradizionalmente associate al maschile, fa proprie le dimensioni dei sentimenti, degli affetti e della cura, in primo luogo di sé. Il documentario ci porta a scoprire una realtà che, con pazienza e tenacia, tenta da anni di portare a una maschilità nuova, più ricca e felice. A raccontare questa storia lo sguardo di una regista, Paola Sangiovanni, che ha già saputo raccontare nei suoi precedenti lavori con sensibilità e profondità, tra storia personale e storia collettiva, l’impegno delle donne nella Resistenza; le protagoniste del Femminismo che ha cambiato la società italiana negli anni Settanta; la violenza delle guerre contemporanee sul corpo delle donne, attraverso le testimonianze di un soldato italiano in Somalia e di una donna vittima di violenza in Bosnia, che cerca di portare davanti alla giustizia gli stupratori. Il documentario inedito e necessario di Paola Sangiovanni, in onda giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3, si fa strumento prezioso di conoscenza e ha l’indubbio valore di aprire un varco, di restituire l’immagine viva e autentica di un tipo di mascolinità “salubre”, che tenta quotidianamente di percorrere una sotterranea ed energica opera di destrutturazione e ricostruzione del proprio stare al mondo, attraverso l’incontro, il confronto, l’ascolto e la fiducia nell’altro.

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Le vacanze possono aspettare

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Per la conduttrice di “Tg2 Post” la sfida della prima serata con “Filorosso”, l’approfondimento estivo del martedì di Rai 3. «Nella vita come nel lavoro a guidarmi è la curiosità» racconta al RadiocorriereTv: «Non avrei potuto fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole»

Cosa ti ha portato alla prima serata di Rai 3?

Una continuità con l’informazione. Passo dal “Tg2 Post” quotidiano a “Filorosso”, un approfondimento settimanale in prima serata. Le notizie non vanno in vacanza e quest’anno neanche io (sorride).

Nel mare magnum inarrestabile di notizie, come si mantiene la rotta e come si crea il filo rosso?

C’è una squadra straordinaria di professionisti ineguagliabili, di inviati in gambissima che confezionano inchieste in Italia e in giro per il mondo. Seguiremo gli eventi dell’estate, l’attualità, con un approfondimento dei fatti. Per di più d’estate succedono generalmente più cose che nel corso dell’inverno.

Come sarà il tuo stile di narrazione?

Non vado a copione e ciò che faccio in studio mi somiglia molto: ci saranno interviste dinamiche, ospiti, collegamenti, molti contributi filmati. Cercheremo, ogni martedì sera, di proporre un viaggio agli spettatori seguendo un filo rosso, che è quello che ci lega al bisogno di informazione.

Qual è l’ospite che ti dà più soddisfazione?

Quello che riesce a interagire senza barriere, che mi segue lungo un filo rosso. Accade quando si stabilisce un rapporto empatico, di condivisione di un momento insieme, cercando di fare informazione.

E quello che invece ti fa arrabbiare?

(sorride) Gli intervistati che non rispondono alle domande, che sono tanti, quelli che cominciano un discorso a prescindere da ciò che gli hai chiesto.

In questi casi cosa si fa?

Ribatti, ci riprovi fino a quando non ti rispondono. E se proprio non lo fanno dici: va bene, ho capito che non mi vuol rispondere (sorride).

Il senso di responsabilità di un giornalista del servizio pubblico…

Sempre altissimo, perché devi essere equilibrato ed equidistante, devi sempre verificare le tue fonti ed essere certo di ciò che dici, serve correttezza. È utile, pur non essendo semplice farlo, mantenere un minimo di distanza dalla notizia, per essere più obiettivi, per non rischiare di farsi trascinare dall’emozione.

Ricordi la tua prima volta in diretta?

Nel 1987 in una televisione locale romana dove conducevo il notiziario. Non c’erano servizi filmati, leggevamo le notizie. Nel 1992, dopo tanta Tv privata, sono arrivata in Rai, dove ho appena festeggiato i trentun anni. Una bella cifra direi.

Qual è il filo rosso nel percorso professionale e umano di Manuela Moreno?

Lavoro e vita corrono in parallelo, sono connessi, non riesco proprio a scindere le due cose. A legarli è la curiosità, il voler capire, farmi mille domande su quello che succede. Non avrei potuto fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole. Dei mille “perché” che mi ponevo da bambina ho fatto una professione.

Un’estate al lavoro, più i pro o i contro?

“Filorosso” è una grandissima occasione che mi ha dato la Rai, azienda che adoro, che mi ha fatto crescere e che mi ha fatto conoscere tante persone anche in giro per il mondo. Quando mi è stata proposta la conduzione del programma ho subito accettato con entusiasmo.

Nel corso dell’inverno hai realizzato “inchieste” divertentissime per lo show di Fiorello. Quanto conta per te l’ironia e quanta ce n’è nella tua vita?

La mia vita ne è piena, sono veramente una “giocherellona”. Quando Fiore mi ha proposto di realizzare le mie inchieste sono impazzita e nel farle mi sono divertita come una matta. Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco con un talento ineguagliabile, Rosario è un artista che sa fare tutto benissimo. Mi sono fidata ciecamente, ancor prima di sapere che cosa avrei dovuto fare.

Difficile trattenersi dal ridere?

Difficilissimo, mi sono occupata di cose così assurde che ridevo, proprio come si fa a scuola, al limite delle lacrime.

Se non avessi fatto la giornalista?

Non so dire in quale campo, ma mi sarebbe piaciuto fare l’atleta. L’altra mia grande passione è infatti lo sport. Ho fatto ginnastica artistica a livello agonistico e ho continuato, per quanto possibile, a fare tutti gli sport che mi sono capitati lungo la strada. Tranne lo sci perché soffrivo un po’ il freddo.

Cosa ti fa piacere che il pubblico dica di te?

Che sono una persona corretta.

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Per voi ci facciamo in 3

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UNOMATTINA ESTATE

Ad aprire il programma alle 9 è Tiberio Timperi con attualità, territorio, salute e benessere. Alle 10 il testimone passa a Serena Autieri e a Gigi Marzullo per “Unomattina Estate Show”: un’ora di leggerezza scandita da musica, costume e incontri con grandi personaggi. Alle 11 spazio alle cronache, alle inchieste, ai grandi gialli del passato. Dal lunedì al venerdì su Rai 1

Uno Mattina Estate,2023

Alle 9 (e alle 11) c’è Tiberio

Il tuo primo pensiero al risveglio…

Meglio il secondo (sorride). Mi dico, dai facciamo colazione e poi, dove eravamo rimasti? Che dobbiamo fare?

A proposito di colazione, cosa metti in tavola?

Cambia di giorno in giorno, e anche sui social network ne do prova. Questa mattina ho fatto colazione con due piccoli maritozzi alla panna. Una tazza regale, quella di Re Carlo, a volte biscotti, altre pane nero con marmellata e cioccolata da spalmare.

Che rapporto hai con l’estate?

Odio l’estate, proprio non la sopporto. Si suda, è tutto più faticoso, la luce è forte.

I mesi più caldi li passerai al lavoro, e quando le telecamere si spengono?

Vado in piscina, guardo film… e va bene così.

Che cosa significa essere un conduttore del servizio pubblico?

Hai alle spalle una tradizione importante, è una bella responsabilità. Ti dà una forte sensazione.

Come si mantiene vivo e fresco un programma come “Unomattina Estate” che ha superato i trent’anni di messa in onda?

Basandosi sull’attualità che si rinnova ogni giorno, oltre ad alcune piacevoli abitudini consolidate nel corso degli anni.

Che cos’è per te la televisione?

Una cosa che si può spegnere (sorride).

Che cos’è per te la Rai?

È l’azienda di mio papà, anche se nel tempo è molto cambiata, è un punto di riferimento per il Paese. Quando entri negli studi di via Teulada o in quelli di Saxa Rubra senti proprio la storia, ti ricordi che la Rai è un’azienda fatta da persone e da idee. Dio lo sa quanto sono importanti oggi le idee.

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Il mondo con gli occhi di Overland

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In viaggio tra Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese. Il mercoledì in seconda serata su Rai 1

Guerre, catastrofi naturali, epidemie, terrorismo, corruzione e povertà: di alcuni Paesi nel mondo si sa solo quel che di brutto accade e, difficilmente, si prova desiderio o curiosità di scoprire cosa ci sia oltre ai titoli di giornale. L’idea che si ha in Occidente di Nazioni come Iraq, Somalia, Afghanistan, Kazakistan, Siria, RD Congo, Nord Corea, spesso si limita alla pessima fedina che la Storia ha loro assegnato. Dopo oltre 35 anni di avventure televisive, Beppe e Filippo Tenti si mettono in viaggio per scardinare questi stereotipi e scoprire incredibili nuove realtà nascoste, su itinerari spesso difficili e pericolosi.  Un viaggio che porta la carovana di “Overland” in Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese, a scoprire Parchi Naturali e Siti Unesco pressoché sconosciuti.

LA SECONDA E LA TERZA PUNTATA

Mercoledì 12 Luglio 2023 – Iraq

Un viaggio tra città e monumenti le cui origini si perdono nella notte dei tempi come Hatra, il minareto di Samara e la Ziggurat di Ur, la piramide della Mesopotamia. La storia antica dell’Iraq è ciò che lo rende un Paese unico, con un forte bisogno di presente: i segni del suo passato, le cicatrici della sofferenza sono ancora visibili; per farcela serviranno un lungo periodo di pace e tutta la forza di un popolo incredibile.

Mercoledì 19 Luglio 2023 – Uganda

Il Paese vanta una varietà di parchi nazionali e riserve naturali che ospitano alcune delle specie animali più rare e affascinanti. Al Queen Elizabeth National Park scopriamo la sua straordinaria biodiversità e un’incredibile fauna selvatica come elefanti, bufali, antilopi, giraffe, leoni, leopardi e molti altri animali. Nel corso della puntata emerge il profondo legame della popolazione locale con gli animali.

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Topo Gigio

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Per allietare l’estate dei bambini sono arrivati in prima visione su Rai Yoyo e RaiPlay i nuovi episodi della seconda stagione della serie a cartoni animati ispirata al popolarissimo personaggio creato da Maria Perego. Tutti i giorni alle ore 10.30 sul canale 42 e sulla piattaforma RaiPlay

Per Topo Gigio tutto è una sorpresa e una novità da esplorare! Ma il suo entusiasmo e la sua ingenuità spesso lo portano a combinare qualche pasticcio. Per fortuna, al suo fianco ci sono sempre la sua migliore amica Zoe, pronta a dargli una mano a sistemare le cose, Bob, compagno di scuola di Zoe con una grande passione per le bici e le invenzioni bizzarre, e il G-Team (Talpa, Piccione, Coniglietti, Tartaruga, Rospo), in prima linea per seguirlo nelle sue nuove, divertentissime “missioni”! Grazie a loro, a fine giornata le cose si sistemano sempre ed è il momento giusto per dire a Zoe… “Strapazzami di coccole!”. Capelli biondi, denti sporgenti, grandi orecchie rotonde e un’inconfondibile vocina con la quale pronuncia la sua frase preferita: «ma cosa mi dici mai?». Questo l’identikit di Topo Gigio, il personaggio inventato da Maria Perego che da oltre 60 anni vive nell’immaginario collettivo di bambini e adulti, in Italia e in tanti paesi del mondo. La sua prima apparizione televisiva è nel 1959 nella trasmissione “Alta Fedeltà” con la voce di Domenico Modugno, ma la sua voce storica è quella di Peppino Mazzullo (dal 2010 la voce ufficiale è quella di Leo Valli). Nel 1961 fu il primo pupazzo animato ad apparire nel “Carosello”, come testimonial di una nota marca di biscotti. Il 1961 è anche l’anno del debutto sul Corriere dei Piccoli e al cinema con il film Le avventure di Topo Gigio diretto da Federico Caldura, marito di Maria Perego, che ha contribuito a creare il celebre topo. Negli anni successivi partecipa a moltissime trasmissioni della Rai dove dialoga con i presentatori: tutti lo ricordano accanto a Mago Zurlì/Cino Tortorella nello “Zecchino d’Oro”, a Memo Remigi nel programma per bambini L’inquilino del piano di sotto e con la sua soubrette preferita: Raffaella Carrà, nella “Canzonissima” del 1974, dove sono irresistibili nel duetto “Strapazzami di coccole”, altra sua frase tormentone. È stato ospite 94 volte dell’“Ed Sullivan Show”, il più famoso programma degli Stati Uniti, in onda dal 1948 sulla CBS per oltre vent’anni. Come lui nessuno mai. I Beatles, che gli sono secondi, solo 26 volte. Negli Usa diventò uno slogan la sua dolce richiesta del bacio della buonanotte: «Ed…Edy…Kiss me goo’night!». Un personaggio ancora talmente famoso negli Usa, che in una delle ultime puntate dell’altrettanto celebre “David Letterman Show”, chiuso il 20 maggio 2015 dopo oltre vent’anni sempre sulla CBS, l’attore comico Will Ferrer chiede al conduttore: “Quando esce Topo Gigio?”. Gag che rievoca un altro addio, appunto quello di Ed Sullivan, che nel suo show ospitò il pupazzo italiano per quasi dieci anni. Fino alla sua ultima puntata, nel 1971. Oltre un milione, e infinite repliche, le sue apparizioni sulle tv di tutto il mondo fino ad oggi, dove ha conosciuto personaggi straordinari come Louis Armstrong, Ginger Rogers, John Wayne, Frank Sinatra, Michael Jackson, Diego Armando Maradona, Dario Fo, Hugo Pratt, Lucio Dalla e tantissimi altri, tutti suoi sinceri ammiratori. Topo Gigio ha fatto il giro del mondo. Dall’Europa, al Sud America fino al Giappone, il mondo intero ha fatto la conoscenza del topolino italiano. In Giappone, paese dove Topo Gigio è popolarissimo, nel 1967 è stato il protagonista di un lungometraggio di Kon Ichikawa con la sceneggiatura di Caldura e di una serie tv nel 1988. E dopo il terremoto e lo tsunami, nel 2011 è stato nominato “Goodwill Ambassador” per la ricostruzione. Già dal 1997, Topo Gigio e la sua creatrice erano stati nominati ambasciatori dell’Unicef. Negli anni ’80 e ’90 Topo Gigio è stato ancora ospite fisso nei programmi di Rai Uno “La Banda dello Zecchino” e “La festa della mamma”. Con circa 5 milioni di follower su Facebook e più di 248 milioni di visualizzazioni su YouTube, Topo Gigio è oggi una star anche del web. Per Halloween nel 2015, la star internazionale Shakira ha postato sulla sua pagina Facebook una foto dove è ritratta insieme al campione di calcio Gerard Piqué, e ai due figli, tutti vestiti da Topo Gigio, ottenendo 5,3 milioni di like in sole 24 ore. Nel 2017, dopo 11 anni di assenza, è tornato allo “Zecchino d’Oro” al fianco di Carlo Conti per festeggiare le 60 edizioni del concorso canoro e della finale. Nel 2020 ha debuttato su RaiPlay e Rai Yoyo la nuova serie animata che è stata subito accolta con favore dal pubblico.

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Servizio Pubblico baluardo della libertà

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LORENZO LO BASSO

«Avverto una forte aspettativa, c’è la consapevolezza che questo sia uno dei programmi informativi più importanti non solo dell’azienda, ma del panorama editoriale italiano. Per fortuna posso contare sul sostegno di una squadra fenomenale» afferma il nuovo conduttore di “Agorà Estate”, da lunedì 3 luglio alle 8 su Rai 3

12 giugno 2023 AGORA’ ESTATE

Pronto per la partenza?

Mi sto preparando con la squadra, si studia molto.

La politica e l’attualità di un’estate intensa, che racconto sarà?

Viviamo uno dei momenti più importanti, secondo me, nella storia dell’Italia repubblicana. Sono tempi estremamente interessanti, sfide con cui il Paese si confronta e con uno scenario internazionale che interviene pesantemente sulla politica nazionale. Pensiamo, per esempio, a ciò che è successo in Russia con la Brigata Wagner, i fattori internazionali irrompono nella politica italiana, cambiano gli assetti nazionali e dobbiamo essere pronti a dare risposte immediate. Da giornalisti abbiamo la possibilità di raccontare la complessità della realtà, difficile e sfidante allo stesso tempo. Facile da dire, meno da tradurre e portare tutto questo in uno studio. È la nostra sfida, noi siamo lì per ascoltare, capire e spiegare.

Partendo dalla tua storia professionale, come vivi questo debutto in un programma complesso come “Agorà”?

Da una parte non vedevo l’ora… anche perché non sono stato sempre completamente fuori da uno studio. In questi anni, a Rainews24 ho condotto il telegiornale, rassegne stampa, approfondimenti, speciali, è stato sempre un percorso di gavetta e di crescita. Adesso che ci avviciniamo al debutto, mi sto rendendo meglio conto e penso “non avrò preso un boccone troppo grande?”. C’è una grande aspettativa…

In che senso?

Io sono un figlio di “Agorà” fondamentalmente. Ho iniziato a Rai 1, per tanti anni ho lavorato a “Unomattina” dove sono stato vice autore e successivamente inviato. Con Gerardo Greco sono passato proprio ad “Agorà” e non ho mai smesso di fare l’inviato. Questa crescita professionale mi ha portato fino a questo punto. Avverto una forte aspettativa, c’è la consapevolezza che sia uno dei programmi informativi più importanti non solo dell’azienda, ma del panorama editoriale italiano. Ho la fortuna di contare sul sostegno di una squadra fenomenale, di lavorare con un gruppo coeso, insieme da tanti anni. “Agorà” ha una macchina redazionale, dirigenziale, di produzione e di studio che è una corazzata.

Cosa ti ha insegnato l’esperienza di reporter in Ucraina?

La guerra è uno spartiacque della vita, in generale, della mia in particolare, ma soprattutto della storia del continente europeo degli ultimi 70 anni. Fare l’inviato mi ha insegnato la differenza tra realtà e propaganda, disinformazione e fake news. Questo, ovviamente, non vale solo per la guerra, per cui tutto è mastodontico. Andare sul posto è un privilegio, una potenza “di fuoco”, non sono tanti gli editori come la Rai che vantano la presenza nei luoghi cruciali di tantissimi inviati che, per comprendere meglio la realtà, raccontano i fatti direttamente dove le cose accadono. Un privilegio, un onere e un onore di cui dobbiamo ricordarci. Io mi sento molto libero nel mio lavoro.

Pensi che il pubblico abbia perso l’interesse per la buona informazione?

Lo si diceva anche per la radio che sarebbe scomparsa con le nuove tecnologie, e invece è esplosa, funziona su tutte le piattaforme digitali e viene ascoltata prevalentemente dai giovani. C’è stato un contraccolpo, i social ne sono in parte responsabili, si è però compreso che l’informazione libera e di qualità, che va pagata perché è costosa da fare, rappresenta uno dei beni primari fondanti della democrazia. La gente lo ha capito, alle persone sta diventando molto chiaro, tocca a noi, e al nostro lavoro, far fruttare al meglio quel valore, quel costo. È una delle grandi sfide su cui ci si gioca la libertà delle democrazie occidentali, perché se si affida tutto a siti dove le cose si comprano, dove le informazioni sono veicolate da qualunque partner commerciale – che ha tutte le motivazioni per farlo – queste sono destinate a scomparire. Forse non siamo stati abbastanza bravi in passato, noi stessi giornalisti non siamo riusciti a veicolare l’importanza di comprare i giornali, di sostenere la televisione pubblica, di investire nell’informazione, presidio della democrazia e della libertà.

Cosa possono fare l’informazione, la Rai, per ridurre il gap esistente tra parte degli italiani e la politica, la cosa pubblica…

Se c’è qualità e la si sostiene, alla fine il lavoro paga e rimane nel tempo. Bisogna fare questo, sostenere i programmi giornalistici e di approfondimento di qualità, realizzati secondo i crismi dell’onestà intellettuale e del racconto della verità. In questo la Rai gioca una partita fondamentale, con tutte le sue piattaforme e canali, rappresenta, probabilmente, il più grande editore d’Europa. Dovremmo essere più bravi nel comunicare meglio il valore del Servizio Pubblico, essere più fieri di quello che facciamo e rappresentiamo, ovvero uno dei baluardi della libertà.

Qual è quindi il valore aggiunto di un giornalista del Servizio Pubblico?

Sono quasi diciannove anni che lavoro in Rai, ho iniziato nel 2005 e da allora non ho mai smesso. Sono stato precario fino a tre anni fa, ho visto emittenti televisive, reti private, quotidiani, mensili, settimanali di ogni tipo, posso affermare che siamo molto più liberi, perché il nostro editore è il Parlamento. L’azienda è molto grande, ha tantissima offerta informativa, non dipende dai grandi gruppi industriali o finanziari. È questo il nostro valore aggiunto. Il giornalismo radiotelevisivo pubblico è veramente libero, dobbiamo comunicarlo meglio, far capire all’esterno le nostre grandi professionalità.

Cosa fai quando ti accorgi che un intervistato non ti sta dicendo la verità?

Succede molto spesso, chiedere è lecito rispondere cortesia. Basta lavorare di sottrazione e fare la cronaca. È la cosa più facile, raccontare i fatti esattamente come sono, senza troppe interpretazioni. 

Cosa pretendi da te stesso, da questa esperienza?

Il massimo, come sempre. Sono una persona molto determinata, anche abbastanza cocciuta. Vorrei lavorare bene, innovare, partendo però dalla grande tradizione che contraddistingue “Agorà”. Aspiro a un programma senza pregiudizi, capace di raccontare la realtà per quello che è, senza filtri ideologici, cercando di essere estremamente dinamici. Vogliamo costruire un programma realizzato come un giornale da sfogliare. Il core business, ovviamente, sarà la politica, con inviati sul territorio per parlare di Ucraina e di Emilia-Romagna. E poi ci sarà tanto racconto dell’estate, con interviste e la presenza di tanti volti. Si inizia con la parte delle “hard news”, poi cambiamo passo e linguaggio, ci rallentiamo un po’ e proviamo ad aprirci di più al pop. Una bella sfida, insomma. Io sono molto adrenalinico.

Cosa ti ha insegnato il mestiere del giornalista nella vita?

Intanto mi stupisco del fatto che ci paghino per farlo (ride), è un privilegio avere la libertà di andare sui posti, vedere cosa succede e raccontarlo alla gente. Non è poco. È il mestiere che sognavo di fare fin da piccolo, è una bella responsabilità. Prendo molto seriamente il fatto che hai un mandato per fare questo lavoro, e devi essere corretto, pulito.

Ti fa paura il dilagare dell’intelligenza artificiale? Potrebbe minare il mestiere del giornalista?

È qualcosa che voglio capire bene, quindi sono già in ritardo su questo argomento (ride). Onestamente non lo so. Il mestiere è lo stesso da sempre, nel tempo sono cambiati gli strumenti. Per fare una diretta prima dovevi avere il camion, il satellite, la parabola, poi sono arrivati gli zainetti, macchinosi e faticosi, adesso si ricorre al cellulare per tutto. La tecnologia ha cambiato i paradigmi, ma non il mestiere. Non sono impaurito, piuttosto sono spaventato di quello che l’intelligenza artificiale può fare in altri ambiti, per esempio sull’infrastruttura della Difesa.

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Vi aspettiamo in Tv

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ESTATE IN DIRETTA

La cronaca e l’attualità, le storie di vita e i grandi eventi, l’intrattenimento e lo spettacolo. Dal 3 luglio, alle 17.05 su Rai 1, a tenere compagnia ai telespettatori sono Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini, intervistati dal RadiocorriereTv

Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini,2023

Che estate sarà quella 2023?

NUNZIA: Dal punto di vista personale sarà un’estate impegnativa, da secchiona quale sono, la mia spiaggia sarà la redazione (sorride). Sotto l’aspetto professionale sarà una grande avventura con un compagno di viaggio eccellente, sia come professionista che come carattere. La mia ambizione è informare e incuriosire le persone che ci seguiranno, sanare alcune solitudini che ci saranno anche quest’estate.

GIANLUCA: Mi auguro più serena possibile. Sono alla mia quarta “Estate in diretta” e, visto che le ultime erano state anche un po’ dominate dal covid, spero che quest’anno si rientri in una totale normalità. Mi piacerebbe che fosse un’estate un po’ anni Sessanta o Ottanta, con grande voglia di divertirsi. E poi, vedendo che sarà in diretta, non possiamo fare troppe previsioni (sorride).

Cosa avete pensato l’uno dell’altra quando vi siete conosciuti?

GIANLUCA: Un vulcano, troppo forte, esplosiva. Forse per la prima volta nella coppia di conduzione la parte calma sarò io. Come si dice a Roma… Nunzia è molto sveglia, pronta, anche per le esperienze professionali che ha avuto. Penso che ci troveremo bene.

NUNZIA: Una persona semplice, sorridente, molto disponibile nei miei confronti, sicuro di maneggiare una macchina complicata, ma che conosce bene da diversi anni.

Quale tipo di contaminazione ci sarà tra voi?

GIANLUCA: Nunzia è una persona molto curiosa e penso che nelle vicende di nera porterà un approccio meno strettamente giornalistico e più di curiosità.

NUNZIA: Da quando l’ho conosciuto, Gianluca per me è “Sempri”. Essendo lui un professionista da Tg, molto istituzionale, il mio obiettivo sarà un po’ quello di provocarlo, di shakerarlo.

Che linea seguirà la vostra narrazione?

NUNZIA: Racconteremo un’Italia vera, che ha in pancia tanta bellezza. Una narrazione informativa, sempre di cuore, perché non potrò astrarmi dal mio coinvolgimento rispetto a storie di violenza che mi toccano come madre, come moglie, come donna che ha fatto parte delle istituzioni.

GIANLUCA: Accompagnare le persone nel corso del pomeriggio, a maggior ragione d’estate, significa tenere compagnia anche a chi non può lasciare casa per le ragioni più diverse. Arrivi nei salotti degli spettatori a portare un po’ di frescura, di curiosità, di allegria, di racconto della cronaca.

Come si devono trattare argomenti sensibili senza essere morbosi e senza dimenticare l’empatia?

NUNZIA: Si trattano avendo umiltà e rispetto nei confronti degli altri, cose che sono alla base della mia vita. Alcune storie possono creare sofferenza in chi le vive e in chi poi le ascolta.

GIANLUCA: La parola giusta è proprio empatia. In trent’anni di diretta ho raccontato un po’ tutto. Non devi mai eccedere e serve il giusto grado di racconto. Bisogna essere rigorosi su ciò che devi raccontare e tralasciare ciò che invece è inutile, perché pura morbosità. Se sei una persona e non un personaggio la racconti in una maniera, se sei solo un personaggio, in un’altra.

Che rapporto avete con l’estate e soprattutto con il caldo?

GIANLUCA: Sembra paradossale, ma potrei stare tre mesi di fila al mare e sarei contento. Certo, l’estate in città è spesso tosta, come quando cammini per Roma alle 14 per arrivare in Rai (sorride). Con la mia famiglia abbiamo preso una casina al mare vicino Roma, così per me sarà più facile raggiungerli al termine della trasmissione, per cenare insieme, per giocare a padel con mia moglie.

NUNZIA: Per me l’estate è mare. Amo stare sulla spiaggia così come immergermi, scoprire i fondali… anche in questo si manifesta la mia curiosità.

Che cosa porterete di ciò che siete nella vita reale?

NUNZIA: La verità perché non sono in grado di mentire, non sono una donna capace di recitare. Anche in un racconto il mio volto parla più delle mie parole. Sarà sempre la Nunzia vera, senza maschere ed esitazione. Il pubblico scorge la verità sul volto di chi conduce.

GIANLUCA: Spero tutto e se sarà così avremo vinto. Più sei naturale e più funzioni.

Quanto spazio ha nella vostra vita la leggerezza?

GIANLUCA: Il 95 per cento. Amo ridere, scherzare, giocare. Sono un eterno ragazzino. Ho 53 anni e penso non cambierò mai.

NUNZIA: Nonostante questo mio essere secchiona, una che studia e approfondisce, per me gli amici, la famiglia, i miei genitori, le mie sorelle, mia figlia, sono lo spazio di leggerezza di cuore che ti regala il sorriso. Dico sempre a mia figlia di sorridere con il cuore alle persone che incontra, perché questo farà bene anche a lei.

A proposito di leggerezza, tre domande leggere leggere. Come vi tenete in forma nel corso dell’estate?

NUNZIA:Con dieci minuti di allenamento a corpo libero tutti i giorni. Mi collego con il mio personal trainer Raffaele, poi doccia e al lavoro. Questo mi consente di stare a posto con la coscienza quando sgarro con i miei gelati o con un bicchiere di vino.

GIANLUCA: Gioco a padel come un matto. Anzi, mi sto prosciugando troppo…

Quale piatto romano prepareresti per Nunzia?

GIANLUCA: Beh, a Nunzia farei una carbonara con tanto pepe, da ustionarsi la bocca (ride fragorosamente). Voglio vedere se effettivamente ha tutto questo pepe in corpo.

Nunzia, un piatto per Gianluca?

NUNZIA: ‘a pizza… cu ‘a pummarola ‘ncoppa (sorride).

Come la faresti?

NUNZIA: Capricciosa, è ovvio. Non sono una grande cuoca ma un’esecutrice materiale delle ricette di mio padre, che cucina benissimo. Seguo alla lettera, e mi riesce. Se posso evitare di cucinare, lo evito con piacere.

Canzone estiva che dedichi a Gianluca…

GIANLUCA: “Una rotonda sul mare”, che in questo caso è il nostro studio, che è rotondo.

NUNZIA: “Tu vuo’ fa’ l’americano, ‘mericano, mericano, ,a si’ nato in Italy, sient’ a mme, nun ce sta niente ‘a fa ok, napulitan, tu vuo’ fa’ l’american”.

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Ed ora sogno Sanremo

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“Non mi spaventa tanto amare” è il singolo di Gianmarco Carroccia, già in rotazione nelle radio e inserito nella track list del suo primo album di inediti che uscirà il prossimo inverno. Reduce dalla presenza fissa a “I Migliori Anni”, condotto da Carlo Conti su Rai 1, e da “Musicultura”, condotto da Flavio Insinna su Rai 2 e Rai Radio 1, è pronto per il tour estivo nelle arene e piazze più importanti d’Italia

Dopo tanto successo con il progetto “Emozioni”, sta lavorando al suo primo album. Quando uscirà?

Tra la fine del 2023 e gli inizi del 2024.

“Non mi spaventa tanto amare” è il suo singolo. Un invito a non nascondere i propri sentimenti?

Lancia questo messaggio. Esternare i propri sentimenti, quello che abbiamo dentro, è sempre una cosa positiva, a maggior ragione in questo periodo storico particolarmente triste che stiamo vivendo, dove c’è spesso la titubanza di mettersi in gioco. Si tratta di una canzone alla quale sono particolarmente legato, che è nata in poco meno di mezz’ora, sia nel testo che nella melodia.  Solitamente quando nascono istintive e di getto come questa, le canzoni risultano molto efficaci.

Quando l’ha scritta e cosa l’ha ispirata?

L’ho scritta qualche anno fa ed è nato prima il testo mentre ero in viaggio. Anche il modo di registrarla è stato tradizionale. Ci siamo ritrovati in studio io e quattro musicisti e ognuno ha messo idee e sound, fino all’ottenimento del prodotto finale. Credo che la musica vada creata insieme e condivisa. Oggi è invece qualcosa che avviene raramente, perché gli strumenti elettronici hanno sostituito i musicisti. La canzone è stata pubblicata nel maggio scorso, anche se era in programma di far uscire un pezzo più estivo scritto con Mogol. Ma Carlo Conti, che l’ha ascoltata, mi ha suggerito di far uscire questa canzone e di continuare il filone cantautorale, anche se è in controtendenza rispetto a quello che ascoltiamo di solito.

Com’è arrivato il desiderio di produrre canzoni sue?

Un bisogno, perché il progetto “Emozioni” che mi ha dato tanto, mi ha permesso di coltivare e far crescere un pubblico sempre più grande che mi chiedeva di far uscire anche qualcosa di nuovo, qualcosa che mi rappresentasse totalmente.

Il suo amore per Lucio Battisti, nato fin da giovanissimo, lo ha coltivato anche durante i suoi studi. E proprio con Mogol da anni ha portato avanti il progetto “Emozioni”. E’ sempre attivo o sta iniziando un nuovo percorso?

Il progetto va avanti e facciamo tanti spettacoli insieme. Però, allo stesso tempo, nell’ultimo anno ho iniziato a fare vari concerti anche senza Mogol e la risposta è stata molto positiva. Tanti sold out anche senza di lui. Colgo l’occasione dei concerti per iniziare a proporre anche le mie canzoni che vengono accolte con entusiasmo e questo mi rende felice.

Ma la sinergia con Mogol com’è nata?

Qualcosa successo anni fa. Io lo invitai a venire ad un mio concerto a Sperlonga dove c’erano circa quattromila persone che cantavano insieme a noi in un coinvolgimento totale. Da quel momento abbiamo deciso di iniziare un percorso insieme partendo dall’Auditorium Parco della Musica che ci ha aperto la strada verso i palcoscenici più belli d’Italia. Tutto è nato gradualmente e casualmente grazie a tante persone che ci hanno seguito sempre più numerose.

Ospite fisso nella trasmissione “I migliori anni” su Rai 1 con Carlo Conti. Ci sono altri progetti televisivi o radiofonici in lavorazione o che le piacerebbe realizzare?

L’obiettivo più stimolante che spero di raggiungere, è quello di partecipare al Festival di Sanremo per percorrere quel gradino in più che mi porterebbe sicuramente tantissima visibilità. Sarebbe lo step decisivo dopo tante belle cose fatte, come questa ospitata da Carlo Conti e come il concerto di Natale presso la Camera dei Deputati, quando per la prima volta è stata portata la musica pop in un luogo istituzionale. Una bellissima soddisfazione.

La musica cantautorale com’è collocata nella scena musicale del nostro Paese?

Attualmente quasi tutte le radio trasmettono un genere musicale rivolto soprattutto ai giovanissimi. Quindi la musica cantautorale si sente sempre meno, anche se ci sono tantissimi artisti davvero bravi. C’è però poco spazio per loro.

Oggi la musica resta per pochissimo tempo. Poi ci sono successi, come quelli di Battisti e Mogol, che restano per decenni. Cosa non funziona più nella musica?

Credo sia cambiato il modo di fare discografia e musica. Una volta c’erano orchestre anche di sessanta persone, c’era un lavoro di condivisione e si cresceva insieme. Oggi è tutto molto più individuale, le etichette discografiche vogliono il successo subito con un pezzo bomba e che però magari non dura nel tempo. L’artista, fino a qualche anno, fa veniva coltivato in maniera diversa.

Prossimi appuntamenti per l’estate 2023?

Il calendario è molto ricco in tutta Italia e vi aspettiamo nei posti più belli con il nostro spettacolo.

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Laura Antonelli, la diva malinconica

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DOCUMENTARIO

Rai Documentari racconta la vita dell’attrice in “Senza malizia”, dall’infelice infanzia al successo, dallo sfiorire della bellezza agli ultimi anni trascorsi in disgrazia. In onda giovedì 6 luglio in prima serata su Rai 3

Chi era Laura Antonelli? Il documentario di Bernard Bédarida e Nello Correale, prodotto da Tìpota Movie Company in collaborazione con Rai Documentari, racconta le diverse sfaccettature dell’attrice, dagli inizi della sua vita, alla sua scomparsa, a Ladispoli, il 22 giugno 2015. «Sono soddisfatta della mia carriera, ma siccome voglio continuare a lavorare ed è difficile per un sex-symbol farla durare ancora 15/20 anni, ci vuole l’intelligenza di darle un’impostazione diversa» diceva l’attrice in un’intervista del 1990. In questa affermazione risiedono i paradossi esistenziali dell’attrice, conscia dell’effetto devastante che la sua immagine aveva sul pubblico. Prima di diventare la “Divina creatura”, Laura Antonelli aveva avuto “un’infanzia disperata e infelice”, come lei stessa amava dire. Nata da una famiglia di esuli istriani, profughi in giro per l’Italia nell’immediato Dopoguerra, grazie anche a una bellezza indiscutibile, approda a Roma all’inizio degli anni 60 e insegna educazione fisica, una professione piuttosto inusuale per una ragazza dell’epoca. Arrivano le pubblicità televisive, i primi fotoromanzi e alcuni piccoli ruoli cinematografici in una successione di commediole osées. Sono gli Anni di Piombo. Sul versante cinematografico si assiste alla progressiva affermazione della cosiddetta “commedia erotica all’italiana”, fatta di leggerezza, ironia, e un pizzico di volgarità. Laura Antonelli aveva già recitato in diverse pellicole, che spaziavano dal road-movie intellettual erotico italo-tedesco, “Venere in Pelliccia» di Massimo Dellamano, al racconto epico francese “Gli Sposi dell’Anno Secondo”, di Jean-Paul Rappeneau. Nel 1972 sceglie il ruolo che la caratterizzerà per la vita intera: quello di Angela La Barbera nel film “Malizia”di Salvatore Samperi. Il produttore Silvio Clementelli avrebbe voluto come protagonista Mariangela Melato, ma il regista volle Laura Antonelli, che aveva appena girato “Il merlo maschio”, nel quale l’attrice si mostrava in generosi e ironici nudi. Da quel momento la sua vita personale e artistica non sarà più la stessa. “Malizia”sbanca i botteghini: 6 miliardi di lire di incassi e il cachet della “Divina”passa da 4 a 100 milioni di lire. Finiscono però le interpretazioni serie, come l’intrigante “Gradiva” di Giorgio Albertazzi o la misteriosa Juliette Vaudreuil in “Sans mobile apparent” di Philippe Labro: il ruolo che le viene sempre affidato è quello della bambolina, della donnina leggera, a volte puttana, che non esita a esibire le sue parti intime. Sono gli anni della vita mondana, del successo e delle copertine dei rotocalchi. I viaggi da Roma a Parigi e a Londra, i flirt veri e presunti, il grande amore con Jean-Paul Belmondo. Le viene così cucita addosso la pelle del sex-symbol, preda facile di uomini vogliosi e senza scrupoli o di ragazzotti in pieno turbamento adolescenziale, un’immagine che delizierà il pubblico maschile di mezza Europa. Luchino Visconti la definiva “la donna più bella dell’Universo”, i maggiori registi italiani Risi, Comencini, Bolognini, Scola, se la contendevano, ma quasi sempre con il ruolo che il pubblico aspettava da lei. E poi è successo quel che succede spesso. L’età, quella bellezza, che era il suo fascino, diventa la sua dannazione. Lo stesso strepitoso successo che ne aveva fatto l’icona sexy italiana la porterà, dopo 19 anni, a una scelta infelice, “Malizia 2000”, il sequel della pellicola che le aveva dato la notorietà, ma che in breve tempo la trascina verso l’oblio e una fine tragica. Maltrattata dai chirurghi estetici, Laura Antonelli resta prigioniera di un volto sfigurato. A questo si aggiungono i guai giudiziari e la sofferenza economica che la portano all’esclusione e all’auto emarginazione. Una metamorfosi fisica e psicologica che la rende di fatto, negli ultimi anni della sua vita, irriconoscibile anche a chi la conosceva bene. Quando smette di recitare, nel 1991, ha solo 50 anni. Profondamente disgustata dal mondo dello spettacolo che l’aveva osannata, vive gli ultimi anni della sua esistenza reclusa in un modesto appartamento di Ladispoli, tra santini e statue della Madonna. Bernard Bédarida e Nello Correale hanno raccolto le testimonianze di alcune personalità del mondo del Cinema che hanno recitato con lei, tra cui Jean-Paul Belmondo, Giancarlo Giannini, Michele Placido, Claudia Gerini e Daniela Poggi; i ricordi dei suoi rari amici, Marco Risi, Francesca D’Aloja, Ivan Pavicevac e Simone Cristicchi.  

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