Tornano su Rai 3 i reportages
giornalistici sulla violazione dei diritti umani nel mondo. Da lunedì 24 luglio
alle 23.15 su Rai 3
Torna su Rai 3 “Il Fattore Umano”, il programma giunto alla terza edizione che fa da
fact-checking per monitorare quanto i diritti umani siano realmente rispettati
nei Paesi del mondo. Una serie di reportages giornalistici di 45
minuti che svelano come la libertà, in tutte le sue declinazioni, e
l’uguaglianza delle persone siano violate da regimi autoritari, da autocrazie e
anche in Paesi democratici nei confronti dei più deboli e delle minoranze.
Anche quest’anno il racconto è affidato a film maker e inviati, che con i loro
reportage documenteranno sul campo, in vari Paesi del mondo e spesso in
condizioni di rischio, la violazione dei diritti fondamentali. Nove diverse
tematiche, raccontate dai protagonisti senza la presenza del giornalista
inviato, per lasciare spazio al racconto corale delle vittime e dei
“carnefici”, alle immagini, ai contesti, al materiale di repertorio. Il fil
rouge del racconto è costituito da uno scrittore, un intellettuale o un
artista, profondo conoscitore del problema che si affronta, che parlerà della
propria vita e della propria esperienza all’interno del contesto sociale,
culturale e politico oggetto del reportage stesso.
Lo stile asciutto ed essenziale è la
chiave del programma di Raffella Pusceddu e Luigi Montebello, con la
collaborazione di
Elisabetta Camilleri e di Antonella Palmieri. La regia è di Luigi Montebello,
lemusiche originali di Filippo Manni e
Massimo Perin, il progetto grafico di William Di Paolo. Dal 24 luglio alle 23.15.
In arrivo su Rai 1 il period drama britannico, diretto da Adam Wimpenny, che racconta le appassionanti vicende di una famiglia inglese che, durante i ruggenti Anni Venti, gestisce un albergo per turisti dell’alta società sulla Riviera ligure. Da martedì 25 luglio in prima visione alle 21.25
Arriva
sulla rete ammiraglia della Rai, da martedì 25 luglio in prima visione alle
21.25, “Hotel Portofino” di Adam Wimpenny, una serie britannica in tre puntate.
Un period drama coinvolgente e appassionante, incentrato sulle vicende di una famiglia
inglese che, durante i ruggenti Anni Venti, gestisce un hotel per turisti dell’alta
società sulla magica Riviera ligure. Lo splendido paesaggio costiero è lo sfondo che
esalta le vicende dei personaggi e costituisce uno degli elementi di fascino
della serie, arricchita da suggestive scenografie, ambientazioni e meravigliosi
abiti d’epoca. La serie, ideata da Matt Baker e basata sull’omonimo romanzo di J.P.
O’Connell, sarà disponibile anche in lingua originale e vanta un cast
d’eccezione, attori internazionali come Natasha McElhone (“Californication” e “Designated
Survivor”) nei panni di Bella, proprietaria e anima di Hotel Portofino, e Mark
Umbers che interpreta suo marito, uomo affascinante e pericoloso. Al loro
fianco vediamo alcuni interpreti molto apprezzati nel panorama attoriale
italiano: Daniele Pecci (“Cuori”, “I Medici – Nel nome della famiglia”),Lorenzo
Richelmy (“Marco Polo”), Rocco Fasano (“SKAM Italia”).
La storia inizia così…
Riviera ligure 1926: l’affascinante
proprietaria dello splendido Hotel Portofino, l’inglese Bella Ainsworth, intraprendente
figlia di un ricco industriale britannico, si deve destreggiare tra i
suoi ricchi, cosmopoliti ed esigenti clienti senza trovare grande aiuto
nell’aristocratico e ambiguo marito Cecil. Questo si disinteressa dell’albergo
e sperpera i denari di famiglia al casinò, la figlia Alice si occupa e
preoccupa di tutto, il figlio Lucian, reduce dalla Prima Guerra Mondiale,
vorrebbe dedicarsi alla pittura, ma Cecil spinge perché sposi la ricca Rose,
figlia di una sua vecchia fiamma. Intanto, fuori, il Fascismo si fa strada a
suon di prepotenze e Bella è costretta ad affrontare Vincenzo Danioni, il
corrotto vicesindaco di Portofino, un convinto fascista intenzionato a danneggiare l’immagine
dell’hotel con ogni mezzo possibile…
Amori e potere di un presidente entrato nel mito. Il volume di Bruno Vespa, edito daRai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali
È il 22 novembre del 1963. Tre colpi di fucile sparati
dal Deposito di libri scolastici di Dallas sull’auto presidenziale in corteo
mettono fine all’esistenza di John Fitzgerald Kennedy. Un assassinio dai
risvolti oscuri, una delle pagine più controverse della storia americana del XX
secolo, che annovera anche le ipotesi di un coinvolgimento mafioso e di un
complotto internazionale. Inchieste giudiziarie e giornalistiche che non hanno
comunque impedito al 35° Presidente degli Stati Uniti d’America di entrare nel
mito. Con una narrazione critica lucidissima Bruno Vespa ricostruisce le
origini familiari e l’ascesa al potere di “Jack”, gli anni di governo dai
risultati talvolta deludenti sul fronte interno ed estero, le luci e le ombre
di una presidenza che molti storici e giornalisti hanno ritenuto sopravvalutata. Quindi il racconto di un
privato ingombrante: i tanti rapporti extraconiugali, l’amore per Marilyn, la
bulimia sessuale, le troppe malattie tenute nascoste. Con la competenza del
cronista d’esperienza e nel rispetto della documentazione storica, Vespa
racconta Kennedy oltre il mito, mettendo al centro l’uomo, i suoi sogni e le
sue fragilità.
LA NUOVA FRONTIERA
All’inizio degli anni
Sessanta Kennedy pensava che gli americani dopo il boom economico si fossero
seduti, e allora nel discorso decisivo per la sua vittoria della campagna
elettorale, li conquistò dicendo “non dovete chiedere voi a me, sarò io a
chiedere a voi di camminare insieme per una nuova frontiera, per aprire dei
nuovi orizzonti”. E gli americani gli credettero.
A BERLINO
Quando nel
pieno della Guerra fredda Kennedy parlò ai berlinesi e disse “io sono un
berlinese”, la folla impazzì. Lui rimase così impressionato che affermò: “Mi
sono spaventato, se avessi detto a quella gente di andare ad abbattere il Muro
di Berlino, loro lo avrebbero fatto. Quando ne avrò bisogno, o quando ne avrà
bisogno il mio successore quando ci sarà, in un momento di sconforto, gli dirò:
vai in Germania a rincuorarti”.
IN L’ITALIA
Kennedy era
favorevole al centrosinistra, al contrario dell’ambasciata americana che aveva
sempre remato contro. Quando venne in Italia, a Roma e soprattutto a Napoli,
l’entusiasmo fu travolgente, la gente correva da tutti i vicoli verso il corteo
presidenziale e lui ne riportò un ricordo incancellabile.
JOHN E JACKIE
Quella di Kennedy sembrava la famiglia ideale, e in quella
famiglia ideale credettero gli americani. Ma la realtà era molto diversa. Loro,
dopo i primi tempi, non si amavano più: quando doveva rientrare a casa, Jackie
avvertiva, per essere sicura di non trovare il marito a letto con un’altra
donna.
JOHN e MARILYN
Kennedy ha avuto decine e decine di donne, tutte amate in
maniera compulsiva, raramente una relazione lunga. Ma la donna delle donne fu
Marilyn Monroe, conquistata una sera a cena e poi amata in maniera clandestina
con alcune complicità fino al momento trionfale, al Madison Square Garden,
quando Kennedy accettò la nomination per diventare presidente degli Stati Uniti.
Fu quella sera che Marilyn intonò per lui il motivo “Happy birthday Mister
President”.
DALLAS
Da una finestra del deposito dei libri scolastici del Texas,
Lee Oswald con un fucile italiano di precisione sparò il primo colpo e colpì
Kennedy al collo. Non era una ferita mortale. Sparò un secondo colpo che non
colpì il Presidente. Se Kennedy non avesse avuto il busto ortopedico che ha
indossato per tutta la vita si sarebbe spostato in avanti e si sarebbe salvato.
Non potette farlo e il terzo colpo gli fracassò il cranio. Jackye raccolse il
sangue e quello che restava del cervello.
I Mondiali di calcio femminile, quelli di nuoto e di scherma, gli Europei d’atletica leggera e di pallavolo. Il direttore di Rai Sport al RadiocorriereTv: «La nostra squadra è in campo per trasmettere tutte le emozioni dello sport»
I Mondiali di calcio femminile in
Australia e Nuova Zelanda sono partiti, come li racconta la Rai?
Trasmettiamo quindici partite: quelle
dell’Italia, i quarti di finale, le semifinali, la finale e alcuni altri match
interessanti del nostro girone. È un evento in cui la Rai e il suo l’amministratore delegato Roberto
Sergio, così come Rai Sport, credono molto. Sono certo che nonostante il fuso
orario il risultato del Mondiale sarà ottimo.
Che cosa ti aspetti dalle azzurre?
Che lascino una buona immagine. Non
vinceranno il Campionato del mondo, anche se spero di essere smentito, ma quel
che è certo è che il calcio femminile italiano ha fatto dei passi in avanti
eccezionali. Le azzurre venderanno cara la pelle, c’è una grande Nazionale, ci
sono atlete molto preparate, c’è un bel seguito. Quattro anni fa, senza fuso
orario, ci fu un vero e proprio boom in televisione.
Cosa rende il calcio femminile così
attrattivo?
Il calcio femminile si gioca da una
vita, ma ad alto livello è una bella novità. Anche in futuro, sulla Rai, le
nostre atlete avranno un posto in prima fila.
Che squadra ha messo in campo Rai
Sport?
Abbiamo una telecronista d’esperienza
che è Tiziana Alla, al suo fianco c’è Carolina Morace, tra le più forti
giocatrici italiane, bravissima attaccante e allenatrice. Abbiamo uno studio
con Simona Rolandi, nostra conduttrice di provata fede, e Katia Serra, ex
giocatrice e commentatrice espertissima. In Nuova Zelanda c’è l’inviata
Alessandra D’Angiò, che racconterà il Mondiale dal punto di vista sportivo e
non solo.
Gli appuntamenti di Rai Sport per i
mesi estivi non si fermano al calcio…
Siamo in corsa con il Mondiale di
nuoto in Giappone e con quello di scherma a Milano, mentre dal 19 agosto ci
saranno i Campionati del mondo di Atletica leggera che trasmetteremo da
Budapest. Agosto sarà anche all’insegna della pallavolo, con l’Europeo
femminile, la cui prima partita si giocherà il 15 all’Arena di Verona, e quello
maschile, dal 28 agosto. Il 25 partirà invece il Mondiale di basket maschile
dalle Filippine. Avremo poi tutte le partite della Nazionale di calcio in
diretta, in autunno ci sarà il grande tennis, con la Coppa Davis, e appena farà
freddo ripartiremo con la stagione dello sci.
Il 20 agosto riprenderà invece la
Serie A…
… e saremo pronti a raccontarla.
Sabato 19 agosto saremo in diretta con “Speciale Campionato” (Rai Sport HD), il
giorno successivo con “La domenica sportiva” (Rai 2) e lunedì 21 con “Calcio
totale” (Rai Sport HD). “Novantesimo minuto” tornerà invece a settembre.
Che campionato ti aspetti?
Siamo ancora in fase di campagna
acquisti e qualcuno si sta ancora attrezzando. Credo che il Napoli venderà cara
la pelle, nonostante abbia perso qualche pezzo importante, uno di questi è
Spalletti. L’Inter mi pare messa molto bene, sebbene Lukaku sembri perso e il
portiere sia in uscita. La Juve non avrà le coppe, ma potrebbe attrezzarsi. A
inizio campionato vediamo sempre meglio Inter e Juve, poi la classifica si
muove, due anni fa abbiamo visto un Milan eccezionale, lo scorso anno il
Napoli. Senza dimenticare la Lazio che è arrivata seconda, che ha fatto un gran
secondo posto con una rosa molto limitata, non in qualità ma in quanto a
numeri.
Che cosa significa raccontare lo
sport sui canali del Servizio Pubblico?
Prendere esempio dai vecchi
telecronisti e dai vecchi commentatori, certamente adeguando un po’ il
linguaggio: servono il bel racconto, la cronaca e la volontà di portare nelle
case e sugli smartphone degli spettatori quello che non riescono a vedere. Abbiamo
ottimi telecronisti e commentatori tecnici che sanno raccontare, dobbiamo dare la
sensazione di competenza e trasmettere le emozioni.
Astrofisica e comunicatrice ama la ricerca e il rapporto con il pubblico. Scelta da Piero Angela per far parte della squadra di “Superquark +” è ora una uno dei volti di “Noos” di Alberto Angela su Rai 1
Perché è importante spiegare e capire
il nostro Universo?
Alziamo gli occhi al cielo da quando
siamo comparsi sulla Terra, e non soltanto per misurare il tempo. L’Universo ci
affascina naturalmente perché contiene in sé tra le più grandi e intime domande
dell’essere umano: che cosa c’è là fuori, oltre il cielo? Siamo soli in tutta
questa vastità cosmica? Da dove veniamo? E che fine faremo? Perderci in simili
domande mentre osserviamo le stelle ha il potere straordinario di farci sentire
un po’ più umani e di ridimensionare alcune convinzioni che derivano dal
guardarci sempre troppo da vicino. Alla fine, siamo tante forme di vita diverse
che passano il loro poco tempo a disposizione su di un piccolo pianeta blu.
Come diceva l’astrofisico Carl Sagan, “la Terra è un minuscolo granello di
polvere solitario sospeso nel grande, avvolgente buio cosmico”.
Ci spiega la sua formula per
raccontare lo spazio?
All’Universo serve davvero poco aiuto
per apparire interessante. Io cerco di non abituarmi a quello che ho imparato,
spesso ancora me ne stupisco. Spero che l’effetto che fa a me l’astrofisica sia
lo stesso che produce anche in chi ascolta.
Qual è la domanda che si sente
rivolgere con maggiore frequenza?
Nel cuore della nostra galassia abita
un buco nero gigante con una massa pari a quella di quattro milioni di Soli
messi insieme. E i buchi neri, si sa, sono delle aspirapolveri gravitazionali.
Appena il pubblico scopre di questo ospite così imponente, i respiri si fanno
più corti e arriva la domanda: “ma la Via Lattea e la Terra, allora, saranno
inghiottite da questo buco nero?”. Se venissimo risucchiati da un buco nero non
faremmo un’esperienza piacevole e finirci dentro è quindi una preoccupazione
più che giustificata, ma la risposta è no: il “nostro” buco nero è abbastanza
lontano da non doverci impensierire, né noi né le altre centinaia di miliardi
di stelle che popolano la nostra galassia.
Quali sono le regole della
divulgazione moderna?
Spesso si pensa che raccontare la
scienza sia un’operazione verticale, fatta cioè dall’alto verso il basso,
magari in modo freddo e distaccato. Ho scoperto che invece può avere diverse
temperature. Come nel film di Billy Wilder, a qualcuno il jazz piace caldo. Ad
altri la comunicazione scientifica, per esempio a me.
Cosa le ha insegnato Piero Angela?
Per prima cosa la cura. La
comunicazione è oggi veloce, poco attenta, e il lavoro di divulgazione può
diventare frenetico. È facile cadere nella fretta. Piero Angela ha sempre
mantenuto un altro stile, prendendosi cura della propria operazione di
comunicazione, del linguaggio scelto, della prospettiva adottata, del messaggio
inviato e, soprattutto, della relazione che si stabilisce con l’orecchio di chi
ascolta. C’è sempre stata in lui, e conseguentemente nei suoi programmi, la
volontà di raggiungere il più possibile quelle persone e quei contesti che alla
scienza non si sarebbero mai avvicinati altrimenti, e farlo per davvero, senza
mai far sentire nessuna persona inadatta o fuori luogo. Credo sia questo
l’altro grande insegnamento che ci ha lasciato in eredità, lavorare alla
redistribuzione del sapere in modo sincero e autentico.
Dal mare alla montagna, dai musei ai borghi antichi passando per la buona tavola: alla scoperta di ciò che rende l’Italia uno dei posti più belli al mondo. Con Angela Rafanelli e Peppone ogni domenica alle 12.30 su Rai 1
PEPPONE CALABRESE
L’Italia in verde
È nelle piccole storie che scopriamo la grandezza della nostra Italia, un Paese che «riprende consapevolezza, riscopre il valore del fare italico, invidiato in tutto il mondo» afferma il conduttore lucano di “Linea Verde Estate” definito dall’imprenditore Brunello Cucinelli “nuovo umanesimo della tv italiana”
Che posto occupa il verde
nella sua vita?
Vengo da una città tra le
più verdi del Paese, uno dei capoluoghi di regione tra i più alti d’Italia, mio
nonno Peppe era un agricoltore contadino che faceva la transumanza. Ho un
rapporto ancestrale con il verde, con la natura e con tutto quello che riguarda
la possibilità di vivere in simbiosi con essa.
Quanto le sue origini hanno
influenzato le scelte professionali?
Mio nonno era legato alla
terra, mio padre, invece, unico figlio maschio della famiglia, ha studiato, è
diventato medico e ci ha fatto crescere a Potenza, lontano dalla campagna.
Nella mia infanzia quel mondo c’era, ma era latente, la consapevolezza della
sua importanza è arrivata successivamente. A pochi mesi dalla laurea in
Giurisprudenza, ho iniziato a lavorare come amministrativo al Cnr per un
progetto internazionale e, piano piano, tornato in Basilicata, ho cominciato a
capire che in provincia la qualità della mia vita era molto più alta che in
città, che mi mancava il senso di appartenenza, il legame con la gente.
In che senso?
Ho sempre avuto un rapporto
molto forte con la comunità, fin da ragazzo. A Siena, durante gli anni di
università e di lavoro al Cnr, mi sono imbattuto nelle contrade, esempio illuminato
di comunità, scoprendo in maniera sempre più evidente cosa significhi stare
“insieme”, prendersi cura l’uno dell’altro, organizzare le persone e renderle
felici. Quando sono tornato a Potenza ho provato a realizzare qualcosa che
andasse in questa direzione, ho costituito un’associazione di volontariato,
lavorato in una cooperativa per persone con disabilità e aperto anche un ristorante.
Sentivo forte la necessità di essere un portavoce di tutte quelle parole mai
dette degli agricoltori contadini, tra cui mio nonno. Ho costruito una piccola
comunità del cibo, oggi potrei definirla “contemporanea”, non intendendo la
tecnica di lavorazione, ma qualcosa in linea con l’esigenza di non mortificare
la terra, di non contribuire alla sua desertificazione, di spingere verso quelle
buone pratiche e valori che raccontiamo anche a “Linea Verde”, e che io
sostengo già da molto tempo prima di lavorare anche tv.
Un lucano in giro per
l’Italia che ci fa?
Porto in giro il mio essere
della provincia. L’Italia è la provincia, una parola troppo spesso intesa in
senso negativo, come quel nucleo di persone incapace di produrre tendenze di
moda, sociale, economiche… Chi vive in città ha sempre l’idea che tutto si crei
all’interno della metropoli, ma appena ha la possibilità di “rilassarsi” –
termine che mi urta tantissimo (ride) – lontano dal caos, scopre che quel
piccolo mondo ci regala non solo aria pulita, ma anche bellezza artistica, una
vita lenta, diversa, ma felice. Nei paesi ci si innamora ancora di una
chiacchierata lunga, ci si guarda negli occhi per trasferire le proprie emozioni,
si ha voglia di aprirsi all’altro perché fonte inesauribile di idee, di
conoscenza e di valore. In questi luoghi ci si incontra, ci si vede, la
comunità c’è sempre.
Cosa stiamo perdendo in
città?
Dei viaggi alla scoperta di
noi stessi guardando gli altri. Chi vive in grandi città è troppo concentrato
sul trasferimento, si deve sempre arrivare da qualche parte, si corre, pure la
domenica. Ma perché? Ci stiamo perdendo tanto, quando invece dovremmo ricordare
il γνῶθι σαυτόν, “conosci te stesso”.
A proposito di conoscenza, parliamo
un po’ di Angela Rafanelli, la tua compagna di viaggio…
Angela è per me una persona
molto cara, abbiamo costruito un rapporto di amicizia e di stima reciproca. È
una vera professionista, studia tantissimo, ha una cifra narrativa importante,
è sempre attenta a tutto, è leggera, mai superficiale però. Mi ci rivedo molto.
Nella costruzione del racconto cerchiamo entrambi il rispetto dell’altro. È un
punto di riferimento per me, uno stimolo alla crescita, nelle nostre
chiacchierate c’è tanta profondità. Quello che più mi piace del nostro rapporto
è il confronto, soprattutto su argomenti scomodi. Se si parla con il cuore
scalzo, senza alcuna sovrastruttura, tutto diventa più facile.
Qual è il complimento più
bello che ha ricevuto nel tempo?
A “Linea Verde” è arrivato
da Brunello Cucinelli che mi ha definito “il nuovo umanesimo della televisione
italiana”. Sottolineava il fatto che con le persone io faccio un passo
indietro, faccio parlare le loro storie, che non sempre hanno visibilità.
Il girovagare per lo Stivale
è il suo forte, ci regala qualche istantanea?
È un’Italia che riprende
consapevolezza, riscopre il valore del fare italico, invidiato in tutto il
mondo e per troppo tempo messo da parte o maltrattato per inseguire
“giocattoli” più luminosi, ma troppo distanti dalla nostra natura. Il nostro è
un piccolo Paese, un puntino nel mappamondo, non possiamo competere con i
giganti che hanno, per esempio, una grande produttività. Ma è proprio questo
nostro essere “piccoli” che fa la differenza. Perché è lì che c’è il nostro
valore. Tanti ragazzi, laureati e con esperienze professionali importanti,
stanno tornando nei piccoli centri di provincia, mettendo in circolo nuove
idee, creatività e inventiva. Sono artefici del proprio destino. Laddove si
pensa ci sia noia, spesso c’è fame di emergere e desiderio di fare la
differenza. Un giovane che diventa un calzolaio e anche produttore di borse e
scarpe artigianali, ragazzi che tornano a produrre la melanzana violetta in
Calabria, esportando in tutto il mondo e vendendo al prezzo che dicono loro, la
filiera chiusa delle pecore in Alto Adige che diventano filato, sono le storie
da raccontare, perché diventano il nuovo sogno.
Che tipi sono gli italiani
della terra?
Noi siamo tutti della terra.
Quando mi occupo di Team Building spesso chiedo ai manager di chiudere gli
occhi e ripensare alla loro infanzia. L’immagine che restituiscono è quella di
loro bambini con la mamma o la nonna a fare il sugo, la pasta di casa, l’orto
del nonno. Io spero che si comprenda la necessità di valorizzare le piccole
attività agricole, artigianali, bisogna sostenerle, perché la vera forza, il
motore del Paese è tutto lì.
Tra agricoltura e
tecnologia, dove si colloca Peppone?
Sono due mondi che non solo
possono, ma devono stare in equilibrio e in sintonia. Le nuove tecnologie
devono mettersi a disposizione dell’agricoltura e dell’artigianato per stare
nel mondo ed essere sempre più sostenibili, è una grande opportunità che il
progresso concede quella di spostarsi da una parte all’altra del globo in tempi
rapidi, di utilizzare mezzi di trasporto sempre più veloci, sfruttare una
comunicazione efficace attraverso i social… tutto questo deve creare opportunità.
Che cosa regala al pubblico
un programma come “Linea Verde Estate”?
Regala la normalità, la modalità di andare in giro per il Belpaese curiosi, l’opportunità di accumulare esperienze, suggerimenti per organizzare un viaggio in famiglia abbandonandosi alla scoperta, all’incontro di storie ricche di fascino. Il modo di raccontare di “Linea Verde” nel tempo è cambiato, restituisce al pubblico una narrazione olistica del territorio, con le bellezze architettoniche, artistiche, culturali, l’economia con gli agricoltori, gli artigiani che costituiscono l’ossatura dell’Italia.
ANGELA RAFANELLI
Al ritmo della natura
La conduttrice toscana è tornata alla guida di uno dei programmi più amati dell’estate. «Parlare del territorio significa raccontare la nostra società» dice al RadiocorriereTv, e parla della sua passione per l’estate: «È un momento magico, e proprio perché fa caldo porta a ragionare un po’ di meno, a lasciarsi andare, le persone sono più portate ad aprirsi»
La sua estate è ancora una volta nel
segno del verde… come sta andando?
Del verde e del blu. Come vuole
l’estate il nostro viaggio è terra e mare, come nei migliori ristoranti (sorride).
L’Italia è così bella che merita di essere raccontata. Domenica scorsa siamo
andati in Calabria, una terra ricchissima, ancora poco conosciuta dai non
calabresi. È ancora una terra di ritorno, è
autentica e genuina, è pazzesca. Adoro andarci, tra la gente c’è tanta voglia
di raccontarsi, di condividere. Ci torneremo anche domenica prossima e poi
saremo in Maremma, in Puglia.
Cosa le sta insegnando questo
programma?
Che parlare del territorio significa
raccontare la nostra società, la nostra Italia. Stiamo incontrando tantissimi
giovani che ritornano nella loro terra, con le conoscenze contemporanee, per
occuparsi anche di agricoltura. Molti di loro sono donne, non figli d’arte, si
tratta di un ritorno consapevole. Alla base c’è il desiderio di rimettere la
propria vita al ritmo della natura, delle stagioni. È anche bello vedere come la
tecnologia sia al servizio di un’innovazione che non tradisce la tradizione.
Un ritorno alla terra nell’era di
Internet…
In Abruzzo ho incontrato una ragazza
che ha realizzato il sogno di dedicarsi alla terra pur non essendo figlia di
allevatori, lo ha fatto grazie a una piattaforma che le ha permesso di imparare
le buone pratiche dell’allevamento, il mestiere. Ci è accaduto anche in Toscana
dove abbiamo conosciuto un’altra ragazza che, al secondo anno di Agraria, ha
deciso di prendersi un gregge di capre. Molti dei suoi collaboratori,
volontari, li ha avvicinati proprio attraverso la rete. L’online aiuta a
condividere il sapere e spesso a rendere concreti i propri sogni. La
tecnologia, se utilizzata bene, può essere una risorsa per conservare le
tradizioni.
“Linea Verde Estate” è da sempre
sinonimo di incontri. Cosa la colpisce delle storie della gente?
Il coraggio. Nessuno, quando ti butti
in un progetto, ti dice come andrà a finire. C’è il fuoco dentro, il bisogno
ancestrale di stare in armonia con la natura che ti fa fare un salto nel buio. È anche vero che
inconsciamente, quando ti affidi a lei, una rete ce l’hai sempre. Può esserci
una risposta faticosa, ma non sbagliata.
La natura è sempre
madre…
Per forza, sempre.
Ha il pollice verde?
Più che il pollice ho l’orecchio
verde, cerco di essere sempre in ascolto. Non ho il tocco, apro le orecchie per
sentire cosa dice la natura, che è come un bimbo piccolo, ha in sé tutti gli
strumenti. La natura parla.
Cos’è per lei l’estate?
È “Linea Verde”, è
esplorazione. È un momento magico, e proprio perché fa caldo porta a ragionare
un po’ di meno, a lasciarsi andare, le persone sono più portate ad aprirsi. Il
caldo è veramente sfidante. Penso alle persone della troupe, che si spostano
con i pesi, le telecamere.
Ha un metodo (efficace) per
sopportare il caldo…
Mettersi all’ombra, bagnarsi la testa
e i polsi, vestirsi di chiaro e bere tanta acqua non fredda. L’acqua tiepida
disseta di più di quella fredda ed evita le congestioni.
Ci regali un ricordo di una tua
estate?
È
una fotografia che mi ritrae bambina, al mare, con i braccioli, insieme
a mia mamma e a mia sorella. In quello scatto mio padre non c’è perché fu lui a
fare la foto, ancora non c’erano i selfie (sorride). Un altro ricordo
meraviglioso mi porta in Sardegna, sono sempre con mia sorella su un canotto a
forma di coccodrillo.
Lei è di Livorno, voi il mare l’avete
dentro…
In città d’estate si sta sempre in
infradito. In spiaggia come per strada o all’ufficio postale. Siamo in simbiosi
con il mare.
“Engage Me” è il titolo della 75esima edizione del premio, a Bari dal 2 al 6 ottobre. Oltre 250 programmi in concorso per la partecipazione di più di 80 broadcaster da tutti i continenti
Giunto al suo 75° compleanno, il Prix Italia continua a
proporre un panorama unico di produzioni di qualità, “prendendo il polso” delle
tendenze e delle novità dei broadcaster di tutto il mondo, e rispecchiando
inevitabilmente lo zeitgeist e il sentimento di un pubblico sempre più
globalizzato. Parola chiave dell’evento, che quest’anno sarà intitolato “Engage
me”, è sostenibilità, sia dal punto di vista delle produzioni che dei temi trattati,
anche grazie al premio speciale Prix Italia/Ifad/Copeam, che ha richiamato una
selezione di produzioni particolarmente ricca e diversificata. “Stiamo
sperimentando: il prossimo Prix Italia è un progetto pilota della Rai per la
creazione e la produzione di eventi sostenibili” afferma la presidente della
Rai Marinella Soldi. Oltre 250 i programmi in concorso quest’anno, con la
straordinaria partecipazione di più di 80 broadcaster provenienti da tutti i
continenti. Tra i temi quello della guerra nel racconto della cronaca e
nell’approfondimento dei risvolti sociali e culturali. L’allentarsi dell’emergenza pandemica
ha riportato anche una forte voglia di socialità e di cultura: musica, arti
performative, innovazione e intrattenimento sono come non mai presenti
nella rosa delle produzioni pervenute. La parola passa ora ai giurati: più di
80 esperti e addetti ai lavori da tutto il mondo, selezionati dai broadcaster
della rete del Prix, passeranno l’estate esaminando e selezionando i prodotti
iscritti per poi incontrarsi a Bari. Una novità di quest’anno è la selezione di
una shortlist ristretta di 3 finalisti per ciascuna categoria, che verrà
pubblicata all’inizio di settembre e sarà visibile dal pubblico in sala durante
la settimana dell’evento. La
rassegna dei prodotti finalisti sarà presentata nel corso del festival, dove i
giurati sceglieranno i vincitori solo al termine di un confronto aperto a tutti
con i produttori, i registi, i protagonisti dei prodotti candidati, con la
scommessa di mettere insieme l’eccellenza internazionale e l’interesse del
pubblico generalista. “I numeri di questa 75esima edizione ci parlano di un
Concorso che ha saputo rinnovarsi diventando sempre più globale, attuale
e coinvolgente. Proprio il nostro Festival – afferma la Segretaria Generale del
Prix Italia Chiara Longo Bifano – è stato scelto
come progetto pilota Rai per la realizzazione di eventi sostenibili ESG,
avviando un processo per ridurre progressivamente l’impatto sull’ambiente in
armonia con il magnifico territorio della Puglia”. Un progetto rappresentato
già nel nuovo k visual: L’albero, simbolo della terra che ospita il Prix
Italia; della Community internazionale che ne costituisce la linfa vitale e ne
alimenta le connessioni; del futuro del pianeta. 75, come gli anni del Prix e
della Costituzione italiana. Un numero che diventa QRcode per abbracciare
l’innovazione, essere paper-free e rendere facilmente accessibile a tutti il
programma e le informazioni di un’edizione ricca di anteprime e sorprese www.prixitalia.rai.it
Fabrizio Bentivoglio si trasforma nell’imprenditore che ha fatto sognare l’Italia nella sfida alla conquista della Coppa America del 1992. La docufiction “Raul Gardini” diretta da Francesco Miccichè esplora la vita privata e professionale attraverso materiali di repertorio, interviste d’archivio, testimonianze, ma anche con ricostruzioni di fiction e interviste alle persone che gli sono stati vicino
Rivive
in un film per la tv la straordinaria avventura, umana e imprenditoriale, di
Raul Gardini, uomo carismatico dalla personalità complessa, che tanto ha dato
al Paese e alle persone che gli sono state vicino e che ancora molto avrebbe
potuto offrire se non si fosse improvvisamente interrotta la sua voglia di
vivere. Figura di primo piano dell’imprenditoria italiana degli anni ‘80 e
dell’inizio degli anni ‘90, armatore capace di far sognare l’Italia con la
sfida alla conquista della Coppa America del 1992, Raul Gardini ha avuto sempre
davanti a sé grandi obiettivi. La docufiction diretta da Francesco Miccichè, in
onda domenica 23 luglio in prima serata Rai 1, esplora l’imprenditore, l’uomo
d’affari e i suoi legami con la famiglia e la terra, la sua visione del mondo e
i suoi sogni, concentrando la narrazione nel periodo che va dall’11 marzo 1990,
giorno del varo del Moro di Venezia, al 23 luglio 1993, il suo ultimo giorno di
vita. Furono questi anni fondamentali per la vita professionale di Gardini e
per la storia del nostro Paese: dalla crisi di Enimont alla frattura di Gardini
con il resto della famiglia Ferruzzi, dal suo allontanamento dal gruppo
all’avvio di Tangentopoli. La docufiction permette di rivivere quel periodo e
di avvicinarsi alla storia di Gardini attraverso materiali di repertorio,
interviste d’archivio, testimonianze, ma anche con ricostruzioni di fiction di
vita familiare e non, interviste a chi lo ha conosciuto, ai manager che gli
sono stati vicini, agli amici più cari, tra i quali Vanni Balestrazzi, amico
dalle scuole elementari di Raul, che ancora oggi ne difende la memoria.
Attraverso la sfida per la conquista della Coppa America – un’impresa che lo
stesso Gardini definì non soltanto sportiva, ma di conoscenze tecnologiche
“guardando al futuro” – emergeranno la complessità e le contraddizioni di un
uomo, di un imprenditore con una visione strategica che ha sempre creduto nella
crescita industriale dell’Italia e dell’Europa.
LOCATION
Il
film è stato girato a La Monaldina, la tenuta di famiglia nella campagna
ravennate, dove Raul Gardini ha trasferito i suoi uffici dopo il divorzio con i
Ferruzzi e dove ancora oggi sono conservati intatti molti dei suoi preziosi
arredi. Grazie alla collaborazione e alla fiducia dei figli dell’imprenditore,
si è avuto accesso a fotografie e oggetti personali. L’attuale proprietario,
l’imprenditore Maurizio Vecchiola, ha consentito di girare, invece, sul Moro 2,
imbarcazione molto amata da Raul sulla quale sono state realizzate le scene in
mare aperto. Nelle riprese sono stati, inoltre, coinvolti il circolo velico del
porto di Marina di Ravenna, dove Gardini era socio, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di San Vitale e il mausoleo di Galla
Placidia di Ravenna.
LA SCENA
Grande
attenzione ai luoghi, ma anche ai costumi e ai fabbisogni di scena, elementi
importanti che contribuiscono a veicolare al pubblico emozioni. Un esempio: la
penna originale con cui Idina Gardini-Ferruzzi moglie di Raul, firmò il
miliardario divorzio con i suoi fratelli.
FABRIZIO
BENTIVOGLIO
Erano
anni che aspettava l’occasione giusta per interpretare questo ruolo, al quale
ha dedicato straordinaria attenzione e particolare cura. La passione e l’entusiasmo
coinvolgente di un interprete attento, ha evitato il pericoloso percorso
dell’imitazione e ha trovato una chiave misurata e credibile per far rivivere
un uomo così carismatico.
PILAR
FOGLIATI
Nel film Tv è Maria Bertasi. Quello
interpretato dall’attrice romana è l’unico personaggio inventato. Fogliati veste
in panni della giornalista che fa da giusto contraltare a Raul (Fabrizio
Bentivoglio).
Un teen drama norvegese di grande successo, diventato un caso nel panorama delle serie scandinave dopo “Skam”. In esclusiva su RaiPlay la serie diretta da Kjersti Steinsbø
Arriva in esclusiva sulla piattaforma del Servizio Pubblico “Rumors”, fiction di successo norvegese che gioca sul complesso tema della definizione di sé nel periodo dell’adolescenza. Al centro della narrazione il confine, spesso troppo labile, tra realtà delle cose e la loro percezione attraverso i social network per una generazione in cui l’esigenza di comunicare attraverso un post, che si tratti di falsità o rivelazioni imbarazzanti, diventa sempre più pressante. Il protagonista della storia è Erik, un ragazzo misterioso e sfuggente che, a soli sedici anni, scappa da una brutta storia di bullismo, cercando di ricominciare una nuova vita a Vesterøy, una piccola isola al largo della costa norvegese. Qui il ragazzo si inserisce in un gruppo storico di amici cresciuti insieme e che si frequentano da sempre: tra loro ci sono Mathias e Sara, promessi sposi fin dall’infanzia, ricchi e bellissimi, e Thea, l’influencer della comitiva, sempre pronta a postare foto e commenti. I tre ragazzi cercano in ogni modo di far sentire Erik parte del gruppo, ma la sua resistenza, accompagnata dai misteri sulle ragioni del suo trasferimento e dalla sua completa assenza da ogni social, destano sospetti e ipotesi assurde, che ben presto si tramutano in prese in giro diffuse online. Seppur lontano dal suo passato, Erik non riesce a sfuggire alle voci che circolano sul suo conto messe in giro anche dai suoi nuovi amici, che sui social cominciano a imbastire una rete fatta di bugie e misteri.
Dopo il successo dei live nei Palasport di tutta Italia, continua il nuovo tour di Tananai. Fino a settembre, con la sua band, calcherà i palchi dei festival con la sua anima musicale pop ed elettronica
Continua il viaggio live di Tananai con la tournée estiva nei principali
festival della stagione. In primavera aveva registrato il tutto esaurito e oggi
aggiunge date ai suoi live. Fino a settembre, insieme alla sua band, calcherà i
più grandi palchi dell’estate suonando e cantando con il pubblico i suoi
successi. Dalle hit su cui scatenarsi, come “Baby Goddamn” (quadruplo disco di
platino) e “Sesso Occasionale” (doppio disco di platino) alle canzoni più
malinconiche, come “Abissale” (doppio disco di platino) e “Tango” (doppio disco
di platino) tratte dal suo primo album di inediti “Rave, Eclissi”, certificato
disco di platino, e dall’EP “Piccoli boati”. Durante il live, Tananai mostra
tutte le sue anime, dalla parte più pop a quella elettronica, ma non manca un
momento più intimo piano e voce. Tananai si è esibito a giugno al Cortona
Comics di Cortona (AR) (sold out) continuando poi il tour nel mese di luglio al
Sequoie Music Park di Bologna, Brescia Summer Music, Flowers Festival di
Collegno (TO), Live in Genova Festival, Pordenone Live, al Mamamia di
Senigallia (data riposizionata), Sonic Park Matera, Arena Musa di Benevento, ad
agosto al Suonica Festival alla Spiaggia del Faro di Jesolo (VE), Viper Summer
Festival di Cinquale (MS), Zoo Music Fest di Pescara, Oversound Music Festival
di Gallipoli (LE), al Roccella Summer Festival di Roccella Jonica (RC), Sotto
Il Vulcano Fest di Catania, presso i Cantieri Culturali alla Zisa in occasione
del Green Pop Festival di Palermo, esibirsi al celebre Red Valley Festival di
Olbia e al Vallecamonica Summer Music di Edolo (BS), per concludere con
speciali appuntamenti al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) sabato 9 settembre
e alla Cavea Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma venerdì 25
settembre.
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