Arriva nelle sale l’attesissimo film del premio Oscar Martin Scorsese con Robert De Niro e Leonardo Di Caprio
Un
cast stellare con i premi Oscar Robert De Niro e Leonardo Di Caprio per un
crime epico basato su una storia vera: una sequenza di omicidi brutali, e
misteriosi, nota con il nome di “regno del terrore”, che insanguinarono la
nazione Osage negli anni ’20. Fra i protagonisti anche Jesse Plemons, Lily
Gladstone e Brendan Fraser. Arriva nelle sale il 19 ottobre “Killers of the
Flower Moon”, il nuovo attesissimo film del premio Oscar Martin Scorsese
presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes.
All’inizio
del XX secolo la scoperta del petrolio trasformò l’esistenza degli Osage, che
diventarono da un giorno all’altro immensamente ricchi. L’improvviso benessere
di questi nativi americani attirò l’interesse dei bianchi che iniziarono a
manipolare, estorcere e sottrarre con l’inganno i beni degli Osage fino a
ricorrere all’omicidio.
Tratto
dall’acclamato, omonimo, best seller di David Grann, “Killers of the Flower
Moon” è una storia d’amore e tradimento in un intrigo avvincente per la
scoperta della verità. Diretto da Martin Scorsese e scritto da Scorsese con
Eric Roth, “Killers of the Flower Moon” è un’esclusiva per l’Italia Leone Film
Group in collaborazione con Rai Cinema.
L’attualità da conoscere e capire. La contemporaneità da vivere e da ballare. Da lunedì 16 ottobre in seconda serata su Rai 2 il nuovo appuntamento con l’approfondimento
Luisella Costamagna,2023
Dal
16 ottobre il ritmo della seconda serata di Rai 2 sarà quello del tango…
Il
ritmo del tango è il ritmo della realtà in questo momento storico. Il tango può
essere struggente, passionale, feroce, ma anche melanconico o nostalgico. Mi
sembra che la realtà abbia esattamente lo stesso ritmo non lineare: vive di
accelerazioni, di frenate, esattamente come il tango. Puoi metterti il pugnale
in bocca o la rosa, ti puoi innamorare o puoi lasciarti. Il tango è il modo
giusto per raccontare la realtà, con punti di vista diversi, spiazzanti, con sorprese.
Il programma vorrebbe tener dentro tutti questi elementi, la leggerezza ma
anche il dramma, passare dal talk con l’approfondimento sui temi di attualità,
all’intervista al vip.
In
studio non sarai da sola…
Con
me ci saranno due amici, Saverio Raimondo e Francesco Pannofino. Saverio sarà
al mio fianco per tutta la puntata, Francesco sarà protagonista di un ingresso
a sorpresa. Sono orgogliosa che abbiano accettato e che siano convinti della
partecipazione a “Tango”.
Come
hai immaginato il programma?
L’ho
immaginato pensando a quello che poteva divertirmi, e quindi divertire gli
spettatori. Io vivo nel mondo e credo che la gente, in questo momento, abbia
bisogno di sapori diversi, con ingredienti differenti, proprio come la realtà
in cui viviamo. Dobbiamo fare i conti con l’accelerazione improvvisa e
drammatica della guerra in Israele, dobbiamo capire, ma dobbiamo anche di
distrarci. “Tango” è anche quello che cerco io quando guardo la televisione.
Nove
mesi fa la vittoria a “Ballando con le Stelle”, ora un programma tutto tuo…
Sono
stati mesi diversi nei quali sono tornata a fare l’opinionista politica. Ho anche
sperimentato un ruolo nuovo, come ad esempio al tavolo de “La vita in diretta”,
dove si commentano argomenti più leggeri. Il fatto che siano più leggeri non
vuol dire che siano meno interessanti e meno utili. Anzi, il racconto del
compleanno della centenaria è un racconto del paese che vorrei mettere dentro a
un approfondimento settimanale. Detto ciò, ora sono felice di tornare alla
conduzione.
Che
cosa significa raccontare la realtà di oggi?
La
realtà di oggi è un ritmo non lineare, è un’accelerazione, è un’impennata
improvvisa e poi una frenata. Per inseguirla e per coglierla devi raccontarla
in modo spezzato. Per esempio, con l’ingresso di un comico che ti aggiunge
quella punteggiatura che magari fa venire fuori da un personaggio più di quanto
tu ti aspettassi. Intervistando la persona che hai visto spesso in Tv, ma
raccontandola in un altro modo. Le persone sono dei mondi, da un personaggio
dello spettacolo puoi tirar fuori elementi profondi, da un politico invece le
sue passioni.
Qual
è il punto d’incontro tra fare Servizio Pubblico e fare ascolti?
Non
ho mai ragionato sull’inseguimento degli ascolti. Mi sono sempre preoccupata di
fare una cosa dignitosa, che mi piacesse, che fosse quella che volevo fare, una
cosa che mi rappresentasse. Voglio fare quello che piace a me sperando che la
gente da casa ci si riconosca.
C’è
un personaggio della politica, dello sport, della società civile, con il quale
vorrebbe ballare il tango?
(sorride) Mi
viene in mente Papa Bergoglio, sarebbe dirompente…
Essendo
per di più argentino…
…
chi meglio di lui, un tango argentino con Papa Bergoglio. Il tango è un
approccio, è un punto di vista, è un modo. Non è necessariamente un ballo, poi
chissà che non ballerò anche con qualche ospite…
«Una storia di ingiustizia, sofferenza e dolore, ma anche di forza, ribellione, riscatto»: il regista Marco Pontecorvo ha diretto la serie su uno dei casi di cronaca tra i più sconvolgenti della storia italiana. Con Gianmarco Saurino nel ruolo di Gildo Claps, martedì 24 ottobre in prima serata Rai 1
«Raccontiamo la storia di una
infaticabile battaglia per la verità durata diciassette anni, durante i quali
la famiglia Claps ha dovuto subire quasi due decenni di false piste e vicoli
ciechi, di richieste di riscatto e di falsi avvistamenti, di opache complicità̀
e cospirazioni, dell’alternarsi della solidarietà della gente, con tentativi di
screditare ed emarginare la famiglia, di depistaggi e bugie deliberate, di
silenzi e di voci, di dolorosi colpi di scena e rivelazioni, prima che fosse
finalmente resa giustizia ad Elisa». Con queste parole il regista Marco Pontecorvo
presenta “Per Elisa. Il caso Claps”, una narrazione asciutta e realistica su uno
dei casi di cronaca tra più sconvolgenti della storia italiana: l’omicidio
della sedicenne potentina Elisa Claps.
Una storia che unisce drammaticamente l’Italia
all’Inghilterra quando, nella tranquilla cittadina di Bournemouth, viene
assassinata Heather Barnett, madre single, vicina di casa proprio di Danilo
Restivo. Anni per connettere i due delitti, per arrivare alla condanna di
quello che fin dal principio era stato indicato come sospetto. Ancora oggi
però, su questi fatti non è stata scritta la parola fine, troppi i lati oscuri
e i quesiti senza risposta. «È un grande privilegio per me aver
potuto raccontare questa storia al pubblico televisivo italiano e
internazionale, perché si tratta di una storia privata ma esemplare, di
ingiustizia, sofferenza e dolore, ma anche di forza, ribellione e riscatto» continua Pontecorvo, che si è addentrato nei meandri della
personalità dei personaggi per esaltarne le sfumature e le profondità, rendendoli
così veri e tridimensionali. «La responsabilità di portare una
storia realmente accaduta sullo schermo è sempre tanta – aggiunge il regista – e
l’aver conosciuto e instaurato un rapporto di fiducia e amicizia con i veri
protagonisti della vicenda mi ha spinto a un rigore e a un rispetto, se
possibile, ancor più̀ grande nell’approccio ai contenuti, allo stile e al senso
intrinseco della storia. Senza il supporto sentito e sincero di Filomena,
Gildo, Irene, senza la loro vicinanza agli attori che li hanno interpretati,
non ce l’avremmo fatta. Speriamo di aver onorato le loro battaglie».
La storia inizia così
Potenza, 12 settembre 1993, domenica mattina. Elisa Claps
esce di casa con l’amica Eliana per andare a messa alla chiesa della Santissima
Trinità, dove incontra Danilo Restivo. Da quel momento nessuno avrà più sue
notizie. Danilo Restivo torna a casa in ritardo, stravolto, con una ferita
sulla mano. I fratelli di Elisa, Gildo e Luciano, insieme agli amici e alla
fidanzata di Gildo, Irene, la cercano ovunque, invano. Danilo Restivo ammette
di aver incontrato Elisa, ma suo padre Maurizio interrompe il confronto del
figlio con Gildo. Il comportamento di Danilo appare sempre più sospetto. Il
padre lo manda a Napoli. Tornato a Potenza, Danilo Restivo viene finalmente
interrogato, si dichiara innocente e la polizia non ha sufficienti elementi per
trattenerlo. Partono comunque le indagini ufficiali, ma i vestiti che Danilo
indossava la domenica non vengono sequestrati. La mamma di Elisa, Filomena, ha
un colloquio con Don Mimi’, il parroco della chiesa della Santissima Trinità,
che afferma di non aver notato nulla di particolare il giorno della scomparsa
della ragazza. Gildo scopre, leggendo il diario segreto della sorella, che lei
era stata più volte seguita da Danilo. Porta il diario in procura, ma gli viene
detto che non si tratta di un indizio utile.
Nuovi format e nuovi linguaggi più agili nei palinsesti della prossima stagione di Rai Contenuti Digitali e Transmediali, la direzione guidata da Maurizio Imbriale. Un’offerta che parla ai nativi digitali con produzioni originali e idee innovative abbracciando i temi più vari. Parola d’ordine sperimentare nuovi format per indagare la realtà in tutte le sfaccettature
Direttore Imbriale, “Nati digitali” è
un claim che va oltre il claim. Oggi più che mai la Rai ha un obiettivo
importante.
Una direzione che nasce per andare a intercettare
il pubblico tra i 18 e i 35 anni, quello della generazione Z e dei millennials,
che tradizionalmente segue tantissimi prodotti audiovisivi ma non sulle reti
generaliste e su quelle specializzate.
Che cosa ci regalerà questa stagione?
Tanti prodotti che vanno
dall’intrattenimento, alle docu-serie, alla fiction. Spaziamo un po’ in tutti i
generi declinandoli anche in forme differenti, che avranno come sede naturale
d’approdo RaiPlay, ma che avranno anche versioni realizzate ed editate in
maniera differente per la rete generalista.
Cosa significa fare Servizio Pubblico
e al tempo stesso dover portare a casa nuovi spettatori…
È una sfida molto importante,
intrigante, ma anche molto ardua. Il pubblico soprattutto dei nativi digitali è
abituato ad avere informazioni snack molto veloci, rapide. Mentre in realtà Rai
e RaiPlay hanno una funzione che è leggermente diversa, tanto è vero che noi
vinciamo sempre in termini di permanenza ma non di click. Questo vuol dire che
chi si collega a RaiPlay lo fa per vedere il contenuto, non per consumarlo. È una differenza sottile e importante.
Noi cerchiamo comunque, attraverso la nostra direzione, di realizzare dei
prodotti che siano declinati in maniera differente. Prodotti leggermente più
brevi per RaiPlay, che possibilmente verranno anche “spillolati”, suddivisi in
tante piccole sezioni, per essere visti in maniera random, mentre per la Tv
useremo un linguaggio più televisivo, con un respiro più ampio e una narrazione
diversa, con prodotti che potranno variare dai 50 ai 90 minuti.
Quali sono le storie che i giovani
vogliono sentirsi raccontare?
Soprattutto le storie che li
riguardano, fatte da persone che vivono le loro stesse esperienze: giovani che
raccontano i giovani. Noi cerchiamo di farlo attraverso vari prodotti, cito
“Confusi 2”, sketch comedy che parla di giovani ed è scritta da giovani.
Ricordo “Faccende complicate” con Valerio Lundini, “Conferenza stampa”, che
vede protagonista un pubblico di liceali, a domanda libera sui talent.
Cerchiamo sempre di coinvolgere i giovani parlando il loro linguaggio.
Con uno sguardo attento alla
contemporaneità…
Parlando dei giovani non si può non
essere contemporanei, quindi indagare la realtà in tutte le sfaccettature, le
problematiche legate a un disagio giovanile che esiste e che con il covid si è
molto accentuato.
Da direttore qual è il suo sogno più
grande?
Di fare un prodotto che abbia una
forza da tale da poter attrarre i giovani così come, per altro, in alcune
situazioni è già accaduto per prodotti non della mia direzione, che è appena
nata, come “Mare fuori” e “Una pezza di Lundini”.
TITOLO BOX:
Cosa vedremo
TESTO:
La Conferenza Stampa
Torna il programma di Giovanni Benincasa che
segue l’incontro di 350 ragazzi con grandi personaggi dello spettacolo, dello
sport e del giornalismo. I giovani, fra i 14 e i 20 anni, diventeranno
giornalisti per un giorno e incalzeranno gli il- lustri ospiti con domande
semplici e dirette ma anche bizzarre e inaspettate.
Faccende
Complicate
Una serie di
reportage filmati, scritti e realizzati dal comico Valerio Lundini. Un viaggio
in giro per l’Italia per intervistare e raccontare storie che ci riguardano
tutti da vicino. Dieci tappe durante le quali Lundini sarà testimone di tutte
le “faccende complicate” che coinvolgono gli italiani.
Listen to me
– Ascoltami
Un palco dove
si esibiscono in successione cinque persone, un pubblico di ragazzi. I
personaggi – persone comuni o volti noti del mondo dello spettacolo o dello sport
– raccontano in cinque minuti una storia inedita e densa di
autenticità.
Confusi 2
Una real
comedy che aspira a raccontare i ventenni di oggi con un taglio ironico e
divertente e un linguaggio veloce, troncato, contaminato dai social network. I
quattro protagonisti di “Confusi” vivono sempre sotto lo stesso tetto,
all’interno delle proprie camerette, a volte si sentono a casa, a volte si
rifugiano, altre volte chiudono
la porta del mondo per vivere la propria intimità e la propria confusione.
Scuola di danza 2 – I ragazzi dell’Opera
La seconda stagione del programma vede i giovani
diplomati alla ricerca di un lavoro e di un equilibrio emotivo ed esistenziale.
I ragazzi del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma daranno vita a
momenti emozionanti e a storie legate all’inarrestabile passaggio al mondo
adulto
Le Città del futuro
Le città rappresentano il fulcro della civiltà umana, ma
sono diventate il luogo e la principale causa di aggressione dell’ambiente da
parte dell’uomo. “Le Città del futuro” è una serie documentaristica,
realizzata in collaborazione con Rai Documentari, che racconta come i centri
urbani dovranno cambiare per trasformarsi da parte attiva del cambiamento
climatico in fonti di soluzioni
Touch – Il futuro a portata di mano
Riprende, in veste completamente
rinnovata, il magazine settimanale dedicato a tutto ciò che fa cambiamento:
digitale, ecologico, sociale. Un viaggio nelle nuove tecnologie e nei nuovi
stili di vita.
Voci fuori
dal coro
La storia
dell’arte è stata contrassegnata, nei secoli, da un atteggiamento di grande
pregiudizio e diffidenza verso le figure femminili: uomini potenti, artisti
molto noti, persino familiari e amici si sono dimostrati totalmente riluttanti
a riconoscere il valore, la creatività, l’immaginazione, la competenza, la
cultura delle loro colleghe donne. Attraverso un percorso di otto puntate da
venti minuti, dalla sala A di Via Asiago, il direttore d’orchestra Beatrice
Venezi racconterà altrettante figure femminili che hanno lasciato un segno
indelebile nella storia della musica, addirittura cambiandola.
Pillole contro la disinformazione
Guerra,
clima, vaccini, migranti, elezioni politiche, mercati finanziari, relazioni. La
disinformazione investe tutti gli ambiti dell’attualità e inquina l’ecosistema
mediatico con fake news, bufale, teorie del complotto. Per combatterla
occorrono: consapevolezza del fenomeno, conoscenza dei suoi meccanismi,
utilizzo di specifici strumenti di contrasto. La terza stagione vede dieci
brevi filmati che, oltre ad essere pubblicati su RaiPlay, sono trasmessi da
tutti i canali Rai.
Lillo e Greg
610 da vent’anni
Serata di
festa il 3 dicembre 2023 per Rai Radio2 che nella Sala Petrassi dell’Auditorium
Parco della Musica di Roma celebrerà il ventesimo anniversario di “610”, il
programma cult di Lillo e Greg con Carolina Di Domenico. Buonumore assicurato
per il pubblico presente che si divertirà assistendo a una rassegna degli
sketch che hanno caratterizzato il programma negli anni.
SkillZ
Il lavoro e
le competenze digitali sono necessari per i giovani e per tutta la popolazione.
Per questo Rai, con il Fondo Repubblica Digitale (voluto dal Governo e da
ACRI), sta sviluppando un progetto dedicato alle competenze necessarie per i
lavori del futuro, con l’obiettivo di raggiungere i giovani tra i 15 e i 34 anni.
Martina Socrate è il volto di “SkillZ”. È lei, influencer da un milione e seicentomila followers, che ci
guida nei mondi della musica, dei videogiochi, del giornalismo o della moda con
un linguaggio efficace e coin- volgente.
Women of
Science EBU
Un innovativo
progetto pilota di EBU – Europe – an Broadcasting Union – che mette al centro
le opportunità che le materie STEM (science, technology, engineering and
mathematics) possono offrire alle donne. Rai Contenuti Digitali e Transmediali
sta producendo un documentario da 15’ sul tema e la stessa cosa stanno facendo
altri 5 broadcaster (compresa BBC). Il progetto prevede in totale sei storie
raccontate con un linguaggio armonizzato.
Drugs
La serie, in
collaborazione con Rai Documentari, descrive le patologie legate a dipendenze
da sostanze o da comportamenti compulsivi e vuole raggiungere e informare un
pubblico soprattutto giovanile. Il racconto mescola linguaggi visivi diversi,
mutuati dalla fiction e dai videoclip.
Oltre il
cielo
La docu-serie
“Oltre il Cielo” racconta le fasi del recupero, in carcere e in comunità, di
alcuni giovani coinvolti in storie di varia criminalità. Parallelamente, in un
montaggio tra presente e passato, si snoda la vita di Don Claudio Burgio,
responsabile della Comunità di Vimodrone e cappellano dell’istituto di pena minorile
Cesare Beccaria di Milano. Si seguirà poi Don Claudio e una delle giovani
educatrici che lo supporta, nel lavoro di recupero dei ragazzi della comunità
Kairos e in un istituto di pena.
Parti da qui
Un format
itinerante, realizzato in collaborazione con le Direzioni Comunicazione e
RaiPlay e Digital, che raggiungerà le scuole di molte città italiane per
coinvolgere le ragazze e i ragazzi e metterli a confronto con personaggi noti
sui temi a loro più cari.
«Il programma sarà un luogo di incontro e confronto. Cerchiamo una connessione sana tra la politica e le persone». Parte “Avanti Popolo”, martedì 10 ottobre in prima serata su Rai 3
Nunzia De Girolamo,2023
Per la prima volta alla conduzione di un programma che racconta la
politica, la società. Che narrazione sarà?
Sarà un programma di infotainment che racconta la politica, la società, la
cronaca. Tutto quello che riguarda il nostro Paese, dove a essere protagonista
tornerà a essere il popolo, la gente comune. Un programma di racconto,
realistico, pluralistico. “Avanti popolo” sarà la casa di tutti dove non
porterò in scena le idee personali legate alle mie esperienze, ma il mio ruolo
di conduttrice, che è anche un po’ di arbitro, tra il popolo che ha perso i
luoghi del confronto con la politica o i protagonisti della vita pubblica, e
quei protagonisti.
Cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida?
Un po’ perché sono una folle con elementi di razionalità (sorride).
La sfida l’ho accettata perché, nel bene e nel male, fa parte della mia
esistenza. Ho vissuto sfidando innanzitutto me stessa, e continuo a farlo
buttando il cuore oltre l’ostacolo. In virtù anche della mia precedente
esperienza, amo il racconto della vita reale, ascoltare le persone, mi
piacerebbe tanto poter condurre delle battaglie che, attraverso il Servizio
Pubblico, possano diventare anche delle piccole soluzioni. So che sarà una
goccia nell’oceano, ma tutti dovrebbero dare il proprio contributo. Quando mi è
stato proposto mi sono tremate le vene, e ancora mi tremano. Entro in punta di
piedi cercando di fare una cosa completamente diversa, la mia ansia è anche sinonimo
di grande rispetto per il pubblico di Rai 3.
“Avanti popolo” sembra essere anche un’esortazione. Come vedi oggi il
rapporto tra i cittadini e la politica?
Come sigla del programma abbiamo scelto “Amen”, la canzone di Francesco
Gabbani, il cui testo dice “E allora avanti popolo, che spera in un miracolo”.
C’è ancora un popolo che ci crede, che va a votare, che pensa che le cose
possano cambiare, che vuole essere protagonista. Questo nasce dal fatto che
abbiamo perso i luoghi del confronto, non solo con la politica. Siamo tutti
parte dell’evoluzione culturale del Paese, nell’esserne parte siamo tutti
complici e protagonisti. Il problema è che mentre prima, anche rispetto alla
politica, c’erano le piazze, le sezioni, i circoli, le case del popolo, le
segreterie politiche, oggi tutto questo non esiste. Certo, abbiamo la piazza
virtuale dei social, ma lì non metti la faccia, non ti incontri con gli occhi,
non è carne viva. Tanto è vero che abbiamo il problema che molte persone si
nascondono dietro quello schermo, poi quando le incontri, gli rispondi, ci
interloquisci, cambiano anche idea perché si sentono considerate. Anche con i
social, spesso si esprime, con i cosiddetti haters, un malessere che non trova
sfogo in altri luoghi. Questo vorrei portarlo in televisione nel rispetto di
tutti, sia della politica sia del popolo, cercando di creare una connessione
sana.
Si dice che giovani e politica non siano mai stati così distanti. È
davvero così?
Dobbiamo capire che sono cambiati i linguaggi, gli strumenti. I ragazzi si
sentono spesso non considerati, talvolta delegittimati. I giovani hanno un
linguaggio che devi intercettare, e non parlo solo della politica. C’è
un’intera generazione che vorrebbe essere ascoltata e io credo che sia arrivato
il momento di farlo. Non abbiamo le soluzioni in tasca per ogni cosa, ma già
l’ascolto renderebbe tutto più semplice nel circuito malato che si è generato
oggi.
Come spieghi la politica a tua figlia?
Nelle azioni quotidiane. Gea è una bambina molto interessata, ti può
parlare di reddito di cittadinanza o di altri problemi, però ha il privilegio
di stare in una famiglia in cui la politica è pane quotidiano. Cerco di
spiegargliela attraverso i valori. Non è facile, guardiamo il Tg, documentari, e
parliamo di ciò che viene raccontato. Con Gea guardiamo “Mare fuori” e
attraverso quella serie le racconto dove inizia il male e dove finisce, come ci
si riabilita. Cerco di farle capire come la politica sia nella vita di tutti
noi, la facciamo in ogni nostra azione. Quando getti una carta o una gomma per
strada hai fatto una scelta: non rispettare l’ambiente, la collettività. Stare
in società significa seguire le regole, rispettando gli altri.
La politica vista da fuori, la politica vista da dentro. Cosa cambia?
Cambia che sono diventata una conduttrice con un master in politica e
questo per certi versi è un vantaggio. Mi porta anche tante polemiche, tanto
pregiudizio, ma tra i miei tanti scopi ci sarà quello di dimostrare agli altri
che saprò essere equidistante da tutto e saprò usare il vantaggio di avere
visto la politica da vicino per farla capire anche agli altri, rispettando le
differenze.
Un’intervista impossibile, chi vorresti di fronte a te?
Come politico Obama. Lui è un “yes we can”, è una cultura che cambia,
un’America che riprende forma. Al di là delle ideologie, è un po’ una speranza.
È un po’ come
Giorgia che fa cadere il tetto di cristallo e dimostra che una donna può
governare un Paese, come Elly leader delle opposizioni. Noi immaginiamo e
desideriamo ciò che vediamo.
La tua carriera televisiva procede a gonfie vele. Te lo aspettavi?
Non me l’aspettavo e speriamo che queste vele non si sgonfino (sorride).
A cosa penserai, martedì sera, un istante prima di andare in onda?
Alle parole di Gea. Quando è iniziata “Estate
in diretta” mi ha detto “mamma, quando si accende la telecamera giocatela
tutta, non ti hanno scelto per caso”. Questo mi ha fatto calare la tensione.
Insieme a Gea penserò alle persone a casa, sono le uniche alle quali vorrò
parlare.
Divisi tra ragione e sentimento, i protagonisti della seconda stagione della serie ambientata a Le Molinette, nella Torino degli anni Sessanta, si raccontano al Radiocorrieretv. Il pubblico può seguire le loro vicende la domenica in prima serata su Rai 1
Matteo Martari
è Alberto Ferraris
Come si dividerà il suo personaggio tra ragione e sentimento?
Il dottor Ferraris è un uomo sopraffatto dalla ragione ma
che, come spesso accade, non può sottrarsi alle ragioni dettate dal sentimento.
In questa seconda stagione il nostro Alberto vivrà molto in bilico tra testa e cuore,
è il suo destino.
Nella serie il racconto di anni pieni di poesia…
Siamo alla fine dei Sessanta, anni che entrano
prepotentemente nelle vite dei personaggi, si respira un’aria magica, tutti
abbiamo potuto apprezzare quella grande attenzione al dettaglio, così
magistralmente riprodotta in scena dalle maestranze. Ci si è presi cura di ogni
piccolo particolare per rendere la narrazione sempre più credibile e aiutare
cast e spettatori a lasciarsi avvolgere da questa atmosfera.
Come spiega il successo internazionale di “Cuori”?
Raccontiamo bene un Paese che puntava all’eccellenza, nel
caso specifico quella del reparto di cardiochirurgia de Le Molinette, una
realtà all’avanguardia. Dietro questo successo c’è però anche la grande
capacità italiana di raccontare le storie d’amore.
Come ci si prende cura del proprio “cuore”?
Dal punto di vista medico… con uno stile di vita sano, una
buona alimentazione e attività fisica (ride). Umanamente, avendo il
massimo del rispetto verso se stessi.
Daniele Pecci è
Cesare Corvara
L’immagine
dell’Italia viaggia nel mondo grazie alla serialità…
Con “Cuori” stiamo raccontando un periodo storico piuttosto
felice dell’Italia, florido, pieno di speranza e di eccellenze, di voglia di
fare e di sperimentazione. La serie ha mostrato al mondo la grandezza di un
ospedale, all’avanguardia per quello che riguardava il trapianto di cuore, la creazione
della macchina cuore polmone. In questo modo siamo riusciti ad approfondire un pezzo
importante della nostra storia, un’operazione molto interessante per
comprendere che tipo di Paese siamo e siamo stati.
Come
evolve il personaggio del dottor Corvara?
Non è certo un periodo facile per lui, da una parte rimane lo
scienziato che abbiamo conosciuto nella prima stagione, proiettato nello
studio, attento al suo ospedale, dall’altra ritroviamo un uomo che deve fare
sempre di più i conti con la malattia, con la perdita dell’amore. Dovrà
imparare a ripartire da zero, nella vita come nella professione. Sarà una bella
avventura umana, credo che per lo spettatore sarà interessante vedere come
risalirà la china.
Come si
“cura” il cuore?
Questa è la domanda delle cento pistole… Non saprei, probabilmente
lasciando entrare solo le cose belle, dando spazio al positivo. A volte però, come
nel caso di Corvara, potrebbe non essere sufficiente perché, per quanto lui eccella
nella professione, l’incontro con l’amore di una donna molto giovane lo espone
a pericoli, a situazioni che lo rendono sempre più vulnerabile.
Andrea Gherpelli
è Mosca
Un racconto sempre un po’ in bilico tra i battiti del cuore e
le ragioni della testa…
Tra cuore e testa c’è una continua invasione di campo, non
esiste mai una separazione netta, a volte si riesce a tenere a casa il cuore,
altre si esce completamente dai binari. Mosca questo lo sa bene, deraglia
spesso, un comportamento, purtroppo per lui, molto spontaneo. Dovrà però
accorgersi che bisogna farsi scrupoli delle proprie azioni.
Come considera il periodo storico che racconta la storia?
Sono anni pieni di poesia, caratterizzati da uno spiccato senso
del bello, un’epoca che si racconta anche attraverso le musiche e nella quale
si assecondava il desiderio di abbattere le distanze. La gente aveva la necessità
di guardarsi a fondo, di toccarsi, di animare il proprio cuore, qualcosa che
stiamo perdendo, oggi siamo più propensi a dare spazio ai social network,
invece di vivere la magia di un incontro.
Cuori e l’amore del pubblico internazionale…
Questa è una
storia che non ha confini, è soltanto ambientata in Italia, ma è costruita con ingredienti
che fanno parte dell’essere umano. Il cuore, d’altra parte, si sa, è uno
zingaro e va.
Bianca Panconi
è Virgina Corvara
Bentornata
“Virginia”…
Il pubblico ha ritrovato una ragazza più matura e sicura di
sé, non più la ragazzina “ribelle” che non sapeva quale direzione prendere
nella sua vita. In questa seconda stagione si percepisce il forte desiderio di
ricominciare.
Come manifesta questa sua nuova consapevolezza?
Virginia è apparsa fin da subito come un personaggio all’avanguardia,
nello stile e dell’atteggiamento. Dopo una delusione sentimentale ha il
coraggio di lasciare Torino e, per sette mesi, si trasferisce a Parigi per
studiare. Al suo ritorno in Italia è una ragazza più consapevole delle sue
capacità, meno attenta all’abbigliamento e più concentrata sul proprio sviluppo
intellettuale.
Paola e Simona. In gara il sabato sera su Rai 1 a “Ballando con le Stelle”, padrone di casa la domenica mattina a “Citofonare Rai 2”. Il RadiocorriereTv incontra le due popolari conduttrici
Come è andata la partenza della terza stagione
del vostro programma?
SIMONA: Assolutamente bene, c’era e c’è la
felicità di ritrovarsi. Attraverso la nostra amicizia abbiamo creato una cosa
molto divertente, uno show di intrattenimento leggero, puro al cento per cento,
“Citofonare Rai 2” sta andando nella direzione che noi vogliamo.
Quali le novità?
PAOLA: Innanzitutto si comincia prima, alle
10.30. Con noi c’è Gene Gnocchi ospite fisso, che si è creato un ufficio
speciale, l’ufficio “di Gene”. È lui a riferirci il sentiment del pubblico,
anche se molto spesso le cose se le inventa (sorride). Con noi ci sono
sempre Valeria Graci e Antonella Elia. Abbiamo anche un nuovo gioco musicale
con la nostra band l’Isola delle rose.
Due amiche sempre più amiche, come si
costruisce un rapporto professionale partendo dall’amicizia?
PAOLA: Con la stima reciproca e con il
rispetto.
SIMONA: Con grande lealtà.
Cosa ha aggiunto questa esperienza al vostro
rapporto?
SIMONA: Siamo sempre più unite, ci confidiamo,
ci aiutiamo. Non parlo solo di lavoro, è un’amicizia vera, quasi una parentela.
PAOLA: Sicuramente conoscenza, perché la
nostra è comunque un’amicizia fresca, di poco tempo. Una frequentazione assidua
ci ha fatto conoscere molto meglio.
Che cosa avete scoperto, di più, l’una
dell’altra?
PAOLA: Che Simona è esattamente quella che
avevo immaginato. Una persona schietta e leale, una professionista molto seria
e dedita al lavoro.
SIMONA: Che Paola è una persona molto buona,
generosa, cosa che avevo già intuito.
Quando la si pensa diversamente, o qualcosa
non va, cosa succede?
PAOLA: È normale non pensarla sempre allo
stesso modo e in tal caso ci si confronta. Quando c’è l’educazione si parla e
si individua la soluzione migliore.
SIMONA: Se c’è qualcosa che non va, ad esempio
nel lavoro, ci sentiamo io e Paola, ne parliamo, poi condividiamo con tutto il
gruppo.
In che cosa siete totalmente diverse?
SIMONA: Forse nella follia, ma lo siamo sempre
meno. Quando abbiamo iniziato avevamo prerogative di carattere differenti. Nel
tempo ci siamo mischiate e unite: io ho dato a lei un po’ di follia, lei mi ha
dato un po’ più di razionalità.
PAOLA: In video Simona ha più un’attitudine a
mostrarsi, io sto più in difesa.
A cena insieme di che cosa parlate?
SIMONA: Non di televisione. Abbiamo tanto in
comune, anche se lei è già nonna e io spero di diventarlo più tardi possibile (sorride).
PAOLA: Di figli, di famiglia, come accade tra
le donne che vanno a cena da sole. Parliamo di tutto tranne che di lavoro.
Che cosa rimane dello stupore degli inizi
della vostra carriera?
PAOLA: Tutto, quando parto con un nuovo progetto
c’è lo stesso stupore di un tempo, sento le farfalle nello stomaco. Accade a
ogni prima puntata (sorride). È adrenalina, è linfa vitale.
SIMONA: Sono ancora emozionata e curiosa di
fare cose nuove. È tutto come all’inizio.
Cosa provate se vi ripensate agli esordi?
SIMONA: Che non ho mollato mai!
PAOLA: Mi faccio tanta tenerezza. Non ero
ragazza, ma una bambina. Avevo 16 anni e all’epoca a quell’età si era veramente
bambini. Mi ricordo spaurita, non conoscevo niente della vita, tutto era
difficile.
In che cosa il mondo dello spettacolo vi ha
deluso e vi ha sorpreso?
PAOLA: Come in tutti i lavori si vivono
momenti diversi, talvolta hai soddisfazioni altre hai delusioni. A stupirmi
ancora oggi è l’ansia che provo prima di una prima. C’è ancora dopo
quarant’anni, ma credo che se facciamo questo lavoro è anche per quell’energia
lì.
SIMONA: Anche nelle delusioni ho sempre trovato
il lato positivo, mi sono servite a crescere, a migliorare. Siamo un po’
un’azione in borsa, l’ho sempre avuto chiaro, possono esserci up e down (sorride).
L’importante è essere sempre qui. Bene o male, anche quando non ero nella Tv
generalista, ho sempre lavorato, e il pubblico mi ha seguito e voluto bene. Un
grande orgoglio.
Che cosa significa confrontarsi con il
pubblico della domenica mattina?
SIMONA: È un pubblico nuovo, che abbiamo
scelto, è stato bello poter crescere e coprire una fascia difficile. Piano
piano, con il lavoro e l’entusiasmo, siamo riuscite a riempire uno spazio che
non c’era.
PAOLA: Quando scrivi un programma, e
“Citofonare Rai 2” l’abbiamo scritto Serena Costantini e io, pensi sempre al
pubblico a cui ti stai rivolgendo, cercando di arrivare con empatia e con il
sorriso nelle case di chi ti guarda.
Da complici ad avversarie in pista… sta per
arrivare “Ballando con le stelle”…
PAOLA: Esatto! C’è tanta ansia, ma ci sono
anche entusiasmo e curiosità perché è una sfida nuova, che mi permette di
mettermi in gioco in modo diverso rispetto a ciò che ho fatto fino ad ora.
SIMONA: Siamo avversarie per modo di dire. Certo,
anche se ci vogliamo bene, la competizione c’è, con grande affetto, grande
amore.
Cosa vi ha convinte a partecipare, a fare
fatica in sala prove per tante settimane?
SIMONA: Milly! È stata fondamentale, me ne ha
parlato durante “Il cantante mascherato”, ha avuto l’idea di mettere le
componenti di una coppia l’una contro l’altra.
PAOLA: Milly mi ha convinto a mettermi di
nuovo alla prova con me stessa. Per quanto riguarda la fatica non mi spaventa,
è l’ultimo dei miei pensieri.
Cosa temete di “Ballando”?
PAOLA: Di non essere in grado di ballare, ad
esempio… vedendo che non l’ho mai fatto nella mia vita (sorride). Non mi
spaventa mostrare quello che veramente sono, con le mie fragilità, le mie
insicurezze. Fa parte di un processo di consapevolezza che credo fondamentale.
Quando ti conosci così bene da non temere il giudizio degli altri hai raggiunto
un obiettivo importante.
SIMONA: Non temo niente, devo solo stare
attenta a gestire bene le energie. Ho paura di farmi male, non sono più quella
di vent’anni che faceva l’ISEF e praticava tanti sport contemporaneamente.
Che spazio ha la Tv nella vostra vita?
PAOLA: Un lavoro bellissimo che ho il
privilegio di fare, ma non viene prima dei miei affetti, della mia famiglia.
SIMONA: È il mio lavoro principale pur non
essendo l’unico. Con il mio compagno Giovanni Terzi abbiamo una società di
produzioni che realizza documentari, attività che mi dà grande soddisfazione.
Che cosa dite a voi stesse quando vi guardate
allo specchio…
SIMONA: Mi dico che non ho mollato mai.
Crederci sempre arrendersi mai è il claim della mia vita.
PAOLA: Mi do una pacca sulla spalla e mi dico
brava, perché ho fatto tanta strada in salita, anche con me stessa, e ho retto
botta comunque. Sono qui oggi con il sorriso, l’entusiasmo, la conoscenza e la
consapevolezza.
Quale giravolta siete pronte a fare nella
vostra vita?
PAOLA: Vivo molto il presente e sono per il
qui e ora. Sono pronta a tutte le giravolte che la vita mi presenterà e che
avrò voglia di fare.
SIMONA: Ogni giravolta. Ho sempre gettato il
cuore oltre l’ostacolo. Può andar bene o può andar male, ma dopo non ho
rimpianti.
Se la prima volta di “Blanca” è stata di prova, un momento di grande sperimentazione tecnica, la seconda stagione è una ricetta riuscita veramente. E il pubblico che segue la storia il giovedì in prima serata Rai 1 lo ha confermato
IAN MICHELINI, REGISTA
Cosa significa per un regista dirigere ancora una volta una
serie di grande successo come “Blanca”?
Significa avere la responsabilità di lavorare ancora meglio, abbracciare
totalmente il progetto e portare fino in fondo le scelte fatte nella prima
stagione, alzando sempre più l’asticella. La prima volta è stata di prova, la
seconda è una ricetta riuscita veramente.
Quale sarà l’evoluzione della protagonista?
Blanca cresce e imparerà in qualche modo a essere donna,
sorella, amica vera, “madre”. Questa ragazza sarà costretta a passare dall’essere
una ragazza coraggiosa, simpatica, cinica a donna e abbracciare, ancora di più,
quei suoi difetti che la rendono così particolare. Crescere non significa
migliorarsi come persone, ma avvolgere il proprio essere fino in fondo, facendo
i conti con i propri limiti.
Cosa le lascia questo lavoro?
Tanta voglia di ricominciare un’altra volta, perché ho
lavorato con persone interessanti, piene di talento, penso a Maria Chiara, a Enzo
Paci e a Giuseppe Zeno. È stato un set divertente, aperto alle improvvisazioni,
musicale perché fortemente connotato dalla musica.
A proposito di musica…
Anche quest’anno i Calibro hanno fatto un lavoro
straordinario, abbiamo anche prodotto un nuovo disco e un vinile. La colonna
sonora ha lo stesso mood della prima stagione, ma totalmente rinnovato, quindi nuove
canzoni, nuovi brani, reinterpretazioni di quelli vecchie. Ci siamo divertiti a
fare un “Blanca” 2.0, ma ancora meglio.
MARIA CHIARA GIANNETTA
è Blanca
Blanca ci ha insegnato ad avere sempre “fame di vita”. Come
evolverà il personaggio?
La fame di vita di questa ragazza sarà sempre presente, ma
sarà la stagione della maturità, della crescita, nella quale è costretta a
prendere decisioni importanti e ad assumersi delle responsabilità verso il
lavoro, ma anche nel suo privato. Dovrà cominciare a mettersi da parte per gli
altri.
Quali le principali novità?
Come tutti i supereroi che hanno subito un fortissimo trauma,
per andare avanti devono trovare la forza di rinascere dalle loro ceneri, e
Blanca ci riuscirà, acquisterà più forza, acuirà le sue capacità. Dal punto di
vista tecnico, nella serie ritroviamo la camera nera, ma con una nuova forma di
proiezione nei contesti, quasi reale. Uno degli elementi di novità è la bomba, un
effetto visivo, sonoro e di calore molto importante. Tutto questo per Blanca
sarà una nuova challenge, per usare un linguaggio moderno (ride).
Cosa ha significato per lei questo ruolo?
Blanca ha risvegliato la mia parte più istintiva, dormiente
da un po’ anche a causa di quello che negli ultimi anni è successo a tutti noi.
Mi ha aiutato ad avere un contatto nuovo con quella parte del mio carattere più
aperta al rischio, che per troppo tempo era stata soffocata.
PIERPAOLO SPOLLON è
Nanni
Come ritroviamo Nanni?
Peggio, molto peggio (ride). Nanni esce dal carcere
ma, invece di una rieducazione, vive una condizione di annullamento umano. Si
rende conto di quello che ha fatto, ma al tempo stesso sente di aver subito un
torto nel passato, quando ha scontato una pena di quindici anni da innocente. Dovrà
rinascere dalle sue ceneri come una fenice.
Come farà?
Come Blanca, anche lui è affamato di vita, riparte da zero, mattoncino
dopo mattoncino, scontrandosi contro i pregiudizi della società, che preferisce
etichettare le persone invece di conoscerle nel profondo. Nanni si ritrova
solo, abbandonato, ma la vicinanza anche di una sola persona può completamente
cambiare il gioco.
Blanca è stata un volano anche per la sua carriera. Come
gestisce tutto questo successo?
Sono in quella fase della carriera in cui le persone mi
riconoscono per strada, ma non sono preso d’assalto, una celebrità ancora a
misura d’uomo. Sono felice quando la gente parla con me e mi confida le emozioni
che ha provato quando recito. Fortunatamente non c’è una morbosità nei miei
confronti, se potessi, firmerei per questo per tutta la vita, amo il contatto
con la gente, chiacchierare e dire le stupidaggini. Ma forse, non essendo io un
grande sex symbol, non avrò mai quel problema, anzi no, non è vero che non sono
bello, è che non voglio avere quel successo (ride)
GIUSEPPE ZENO è
l’Ispettore Liguori
Una nuova bellissima avventura…
… un ritorno pieno di entusiasmo! Quando sei consapevole di
aver preso parte a un progetto che il pubblico ha amato molto, riproporlo è
sicuramente uno stimolo in più, per noi attori, ma anche per tutti coloro che
hanno creduto nella serie. Non possiamo garantire per il risultato, ma possiamo
affermare che tutti ci abbiamo messo passione e ancor più consapevolezza. Nella
prima stagione, grazie a un regista geniale come Ian Michelini, abbiamo sperimentato,
in questa seconda sono certo che il pubblico sarà coinvolto ancora di più nelle
novità.
Che ritmo ha questa seconda stagione?
Un ritmo legato al battito della vita, inclusivo e che si
concede delle improvvisazioni. Ha a che fare con l’impellente necessità da
parte di Blanca di riappropriarsi della propria esistenza, al di là dei suoi limiti.
È cieca, ma questo non è mai stato un motivo per abbattersi o arrendersi, la
sua storia è un vero e proprio inno alla vita.
Come verrà trascinato Liguori nel mondo di Blanca?
Liguori sarà sempre più immerso nel suo mondo fino a far
emergere un conflitto importante dovuto all’istinto di protezione che sente nei
confronti di questa ragazza che, con la sua continua voglia di mettersi in
gioco, combinerà grandi casini, davanti ai quali Liguori può solo alzare le
mani e dire “forse avevi ragione tu”. La linea narrativa orizzontale sarà
decisamente particolare, c’è grande attrazione sentimentale tra i personaggi,
ma anche stima reciproca. Vedremo come sapranno gestire la complessità.
SARA CIOCCA è Lucia
Nella prima stagione il suo personaggio ha imparato a ballare
nella pioggia con Blanca, cosa succede in questo nuovo viaggio?
I sentimenti e il cuore si sono rafforzati grazie a Blanca, ora
Lucia troverà ancora più conforto, stimolo e sicurezza nella sua grande
passione, la chitarra. Anche per me la musica è una delle grandi salvezze della
vita, non ne posso fare a meno.
Cosa rappresenta Blanca nella vita di questa ragazza?
Grazie a Blanca, Lucia scopre cosa significa avere accanto
una madre, una persona che ti sprona e ti aiuta a seguire le proprie passioni,
i propri sogni. Per lei sarà l’amica più fedele e sincera.
Che rapporto ha con Maria Chiara Giannetta?
Nel momento in cui si entrava in scena c’era molta musica,
armonia, abbiamo trovato l’intesa immediatamente. Il momento più bello, quello
prima dello stop quando ci abbandonavamo alle improvvisazioni, liberando quello
che c’era veramente dentro di noi. Da Maria Chiara ho imparato tantissimo, è una
grande donna, ma soprattutto una grande amica.
«Non mi succedevano cose belle perché non avevo nessuno a cui raccontarle» dice la protagonista del film che segna l’esordio alla regia della sceneggiatrice Carolina Cavalli. La pellicola, che porta ancora una volta sul grande e piccolo schermo il talento di Benedetta Porcaroli, in esclusiva su RaiPlay dal 14 ottobre
Amanda, 24 anni e di famiglia
borghese, o, per usare le sue parole, “ricca e liberale”, da quando ha memoria,
non ha mai avuto un’amica. È una ragazza sveglia, sagace, avrebbe a
disposizione molte risorse, ma non compie alcuno sforzo per inserirsi nella
società come i suoi coetanei. Vive una vita da “esclusa”, non riesce neanche a
reggere il confronto con la sorella maggiore, apparentemente più inquadrata, in
realtà sempre sull’orlo di una crisi di nervi. «Quando ho scritto Amanda non è che avessi delle
intenzioni particolari, se non quelle di scrivere una bella storia» afferma la regista, che aggiunge: «Non
so bene se Amanda parli di solitudine o di amicizia. Fondamentalmente parla di
Amanda, che è molto sola e vuole un’amica a tutti i costi». Se decide di partecipare
a un rave, la giovane ci va con la colf sudamericana: «So come essere sola in
una stanza piena di gente che non è da sola», ripete. A un certo punto però
qualcosa nella sua mente scatta e decide di avvicinarsi a Rebecca (Galatea
Bellugi), figlia di una cara conoscente della madre, Viola (Giovanna
Mezzogiorno). Amanda sceglie la sua nuova missione: convincerla che sono
migliori amiche. Impresa non facile,
perché la sua coetanea da anni è barricata nella sua camera… Ma qualcosa
lentamente comincia a cambiare e, quando conosce un tipo che le piace, Dude
(Michele Bravi), riflette: «Non mi succedevano cose belle perché non avevo
nessuno a cui raccontarle».
Il Servizio Pubblico italiano vince con il film evento “Esterno notte”, la serie “Mare fuori” e il documentario “Plastica connection”. La presidente Marinella Soldi: «Orgogliosi dei riconoscimenti conquistati»
Con ben tre
premi, tra cui quello del Presidente della Repubblica, la Rai chiude la 75ᵃ
edizione del Prix Italia a Bari con un grande risultato, il migliore dal
2001. «La qualità dei prodotti
candidati al Prix Italia 2023 – commenta la Presidente della Rai Marinella
Soldi – è stata straordinariamente alta e questo rende Rai ancora più
orgogliosa dei tre premi conquistati, tra cui, per la prima volta, il Premio
del Presidente della Repubblica. Un film-evento d’autore, una serie che è un
fenomeno tra i giovani, un documentario d’impatto capace di indagare in
profondità: i tre titoli vincitori – prosegue la Presidente Soldi – mostrano
come la Rai sia capace di produrre una gamma ampia di contenuti rilevanti e
apprezzati dal pubblico, per ogni tipo di pubblico».
Il Servizio Pubblico – arrivato con cinque
produzioni tra le ventisette finaliste – vince il Premio Speciale in Onore
del Presidente della Repubblica con la fiction “Esterno notte” di
Marco Bellocchio, scritto da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Ludovica
Rampoldi, Davide Serino. Una serie Rai prodotta da Lorenzo Mieli per The
Apartment (Fremantle Group) con Simone Gattoni per Kavac Film, in
collaborazione con Rai Fiction, in coproduzione con Arte France.
La Giuria – composta da Paola Corvino
(Produttrice, Intramovie), Graham Ellis (Controller Production of BBC Audio),
Lia Furxhi (presidente Centro Nazionale del Cortometraggio), Aldo Grasso (critico
radiotelevisivo), Walter Iuzzolino (presidente Prix Italia 2023) – ha
assegnato, all’unanimità, l’ambìto riconoscimento alla produzione giudicata
migliore tra le ventisette finaliste con la seguente motivazione: “Questo
programma rappresenta l’apice dell’eccellenza nella narrazione audiovisiva di
oggi, con scrittura e recitazione impeccabili e una regia sublime. È stato
inoltre ampiamente apprezzato in quanto storia del passato che parla al
presente con voce chiara e autorevole, senza mai prendere posizioni scontate.
Infine, ma non meno importante, il programma ha dato vita a una serie di
personaggi memorabili e profondamente commoventi, raccontati attraverso
dettagli e momenti di vita quotidiana che hanno catturato l’attenzione”.
Altro riconoscimento di prestigio arriva per Rai
nella categoria Digital Fiction con “Mare Fuori”, il più grande
successo di RaiPlay che ha ottenuto oltre 200 milioni di visualizzazioni. Una
produzione Rai Fiction e Picomedia da un’idea di Cristiana Farina, scritta con
Maurizio Careddu e la regia di Ivan Silvestrini. La serie si aggiudica il
premio “per la sua capacità nell’accorciare le distanze tra i giovani e i media
di servizio pubblico, grazie alla sua estrema qualità, proporzionale
all’impatto che ha avuto”.
Il Premio Speciale Prix Italia-Ifad-Copeam
– che competa il palmarès di questa 75ᵃ edizione – è stato assegnato a “Plastica
Connection”, di Teresa Paoli, giornalista e film-maker, inviata di
“PresaDiretta”. Questo Premio speciale – giunto alla seconda edizione con lo scopo
di creare consapevolezza sui temi della sostenibilità e, in particolare, sulla
sicurezza alimentare – è andato all’inchiesta della Paoli che aveva come
obiettivo quello di promuovere la consapevolezza dell’impatto ambientale della
plastica sulla vita del pianeta. “La giuria ha particolarmente apprezzato
l’approccio sistemico a un tema ambientale particolarmente rilevante,
analizzato con accuratezza in tutti i suoi aspetti”.
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