BIANCA GUACCERO

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Avventura immensa

Il pubblico e la giuria hanno incoronato la showgirl, insieme al maestro Giovanni Pernice, vincitrice della diciannovesima edizione di “Ballando con le Stelle”. L’intervista del RadiocorriereTv il giorno dopo il trionfo

 

Come è andata la prima notte da vincitrice di “Ballando”?

Non abbiamo dormito, troppa adrenalina, troppi pensieri, troppi messaggi da leggere. La realtà era prepotente (sorride). Questa notte sono stata in un bel frullatore, ubriaca di gioia. Una bellissima nottata in bianco, ma ne è valsa la pena.

 

Cosa prova di fronte all’amore che il pubblico le dimostra e le ha dimostrato votandola fino a notte fonda?

Un’emozione incredibile. Il pubblico è il motivo fondamentale per cui noi facciamo questo lavoro, la cosa più importante è il legame che si instaura, un’alchimia che rimane nel tempo. Sono senza parole, questa coppa è nostra, di tutti.

 

Cosa le hanno insegnato queste lunghe settimane da concorrente in sala prove e davanti alle telecamere?

Sono state l’ennesima prova di quanto il duro lavoro sia fondamentale per raggiungere un risultato. Bisogna superare le proprie paure, le diffidenze, se vuoi fare un salto di qualità nella tua vita, come nella professione, devi lasciarti andare. Per un certo periodo mi ero chiusa in me stessa, anche per paura. Questa esperienza mi ha fatto ritrovare fiducia in me e negli altri.

 

Qual è stato il momento più complesso di queste settimane?

Sin dall’inizio ho avuto paura di farmi male, in questa gara la priorità era stare bene fisicamente. Allenandomi da anni sono stata aiutata dalla mia struttura muscolare.

 

La sua prima fan è sua figlia Alice… quanto ha contato il suo sostegno?

A mia figlia ho spiegato che sarei stata tanto impegnata e che contavo molto sulla sua comprensione. Lei si è sentita coinvolta ed è diventata la mia “coach motivazionale” numero uno, mi ha dato anche un sacco di consigli, invitandomi a tirare fuori ancora di più la grinta e a divertirmi. Mi dice: “Mamma, se non ti diverti si vede”. Alice è molto saggia.

 

“Ballando” ha portato nella sua vita il maestro Giovanni Pernice, un incontro che è andato oltre le aspettative…

Giovanni è stato un altro regalo di questa straordinaria esperienza. Ho aspettato tanto nella vita, ma ora sono davanti a una persona speciale, incredibile, che non si arrende mai, ha una grande tenacia. Io l’ho messo davanti ai miei ostacoli psicologici e fisici, perché sono una persona estremamente diffidente. Lui è riuscito a smontare pezzo dopo pezzo quel muro che c’era tra me e il resto del mondo. Ha fatto un lavoro straordinario.

 

La gioia, la fatica, le emozioni, con quale parola definirebbe questa grande avventura?

Ne ho due: immersa e Immensa.

 

Cosa si sente di dire a Milly?

A Milly dico un grazie gigante, un grazie che non finirà mai. È anche grazie a lei che ho ritrovato tanta luce, Milly è un capitano eccezionale, osservandola giorno dopo giorno ho imparato tanto. Tutta “Ballando con le Stelle” è un gruppo di lavoro straordinario, un ambiente sano e pulito.

 

E alla giuria?

Che alla fine sono stati tutti bravi, anche Guglielmo Mariotto (sorride).

 

Cosa le mancherà di più di “Ballando” e del suo mondo?

Tutto, se ci penso mi viene da piangere e questo lo dico sin dalla prima puntata. A distanza di tre mesi lo confermo (sorride). Ora ci sta riposarsi un po’, ma ho già voglia di ritrovare il mio pubblico.

 

Dal 10 gennaio sarà di nuovo in pista…

Sì, su Rai 1 con “Dalla strada al palco”. Filippo (Nek) mi ha voluto con sé per il venerdì sera di Rai 1, mi ha fatto il grande regalo di dirmi che con me avrebbe portato una quota di varietà nel programma, cosa che mi ha fatto tanto piacere. Cercherò di ripagarlo con tutto il mio impegno. E poi lo farò ballare…

Suona come una sfida…

Lui non lo vuole fare ma sono certa che ci riuscirò… mi piacerebbe vederlo in pista con un “quickstep”, la cosa più difficile che io abbia fatto a “Ballando” (sorride).

 

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Dal sole della Sardegna al ghiaccio di Oslo

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Storie dietro le storie

Dietro le storie narrate in un romanzo c’è sempre la storia di chi quelle parole le ha immaginate, sognate, scritte, pubblicate. Per questo la rubrica “Storie dietro le storie” vuole raccontare autrici e autori che hanno un vissuto “speciale”, un’esperienza che immancabilmente trova spazio nelle pagine dei loro libri. Rossana Porcu (che pubblica con lo pseudonimo Anna D’Alberto) è nata a Cagliari e ama visceralmente il mare, il sole, i profumi della sua terra. Oggi però, e ormai da molti anni, vive e lavora e scrive a Oslo, in Norvegia. «La spinta – racconta – è stata la voglia di realizzare qualcosa di più, il non volermi accontentare di quanto l’Italia offriva lavorativamente. La Norvegia, e non un altro posto, per la realtà sociale pacifica e tranquilla, per l’economia solida, e la vicinanza alla natura, anche nella capitale»

Dietro le storie narrate in un romanzo c’è sempre la storia di chi quelle parole le ha immaginate, sognate, scritte, pubblicate. Per questo la rubrica “Storie dietro le storie” vuole raccontare autrici e autori che hanno un vissuto “speciale”, un’esperienza che immancabilmente trova spazio nelle pagine dei loro libri. Rossana Porcu (che pubblica con lo pseudonimo Anna D’Alberto) è nata a Cagliari e ama visceralmente il mare, il sole, i profumi della sua terra. Oggi però, e ormai da molti anni, vive e lavora e scrive a Oslo, in Norvegia. “La spinta – racconta – è stata la voglia di realizzare qualcosa di più, il non volermi accontentare di quanto l’Italia offriva lavorativamente. La Norvegia, e non un altro posto, per la realtà sociale pacifica e tranquilla, per l’economia solida, e la vicinanza alla natura, anche nella capitale.”

Laureata in ingegneria, appassionata di quelli che chiama i viaggi veri, fuori dalle solite rotte turistiche, pittrice, fotografa e batterista dilettante, Rossana è riuscita a trasporre nella Trilogia di Tzjane la capacità di cogliere il bello, di esercitare curiosità e meraviglia, ma anche di analizzare luoghi, tradizioni, suoni e lingue con approccio antropologico.

Cosa ricorda del primo impatto con quella che sarebbe diventata la sua seconda patria?

Il porto di Oslo, la città sul mare, i gabbiani, insomma l’aria di casa, ma più a nord, con meno auto e più silenzio. Le persone in generale più felici e soddisfatte rispetto all’Italia.

La sua trilogia fantasy è espressione, in qualche modo, del coraggio di lasciare ciò che le era noto per abbracciare l’ignoto?

Sì, dico sempre che il pericolo più grande è restare fermi. Il rimpianto esiste per le cose non fatte, mentre non ci si pente mai di imparare cose nuove.

Senza mai dimenticare da dove si parte. Non è un caso se “Le torri di Cnus”, “Il suono del Teir” e l’ultimo uscito, “Il pifferaio di Kennegalt” prendono slancio da un luogo chiamato Cnus, ovvero dalla Sardegna. Rossana aveva cominciato a scrivere questa storia ancor prima di prendere la decisione di lasciare l’isola e l’Italia per mettere a frutto le sue molte competenze ingegneristiche in Norvegia. Normale che poi le atmosfere scandinave abbiano trovato spazio e suggerito ambientazioni, popoli, linguaggi. E veniamo nello specifico alla Trilogia di Tzjane. I tre volumi – pubblicati dalla casa editrice romana Dei Merangoli – rappresentano una sfida all’interno di un mercato editoriale che ha bisogno di catalogare con precisione ciò che viene proposto ai lettori. Rossana lo definisce un fantasy musicale (sì, la musica ha un ruolo importantissimo) e scientifico (perché la verosimiglianza di alcuni dei manufatti descritti travalica la fantasia per approdare alla scienza) ambientato in mondi che richiamano un tardo Medioevo occidentale. “Decisamente non è un Grimdark” spiega, “ma nemmeno High fantasy perché mancano le battaglie epiche. Forse si avvicina maggiormente ai lavori di Robin Hobb e Patrick Rothfuss, dove i personaggi sono molto approfonditi e più importanti rispetto alla trama. In effetti Hobb e Rothfuss li metto ai primi posti nella mia personale classifica, assieme ad Abercrombie, di cui però non riesco ad eguagliare il pessimismo.”

Difficile stupirsi di quest’ultima affermazione. La personalità e la scrittura di Rossana Porcu/Anna D’Alberto sono luminose anche nei passaggi più difficili e hanno determinato la scelta dei colori delle tre cover: il blu nebbioso dell’incertezza iniziale, il verde denso di una foresta reale ma anche metafora della crescita dei personaggi, l’arancio intenso del sole e della rivelazione del mistero che lega i tre volumi.

La storia in un pitch:

I portali che permettevano di viaggiare tra i mondi sono stati sigillati e un gruppo di studiosi si adopera per ripristinarli. La musica è il filo conduttore che accompagnerà i cinque personaggi principali alla scoperta di se stessi.

La Trilogia di Tzjane è composta da: “Le torri di Cnus”, “Il suono del Teir”, “Il pifferaio di Kennegalt” (Dei Merangoli Edizioni)

Laura Costantini

MASSIMO CAGNINA

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Ciro sembra scritto per me

Seconda stagione ne “Il Paradiso delle Signore” su Rai 1, dove interpreta un barista trasferitosi con la sua famiglia a Milano. Tra segreti, intrighi e innovazioni repentine della società e del costume, il personaggio vive con difficoltà i cambiamenti.  «Ciro è un uomo molto semplice che viene dal sud, dalla terra. Sa ascoltare, ha sempre qualche buon consiglio da dare, una sorta di saggezza sorniona. Per alcuni di questi aspetti si avvicina molto a me» afferma l’attore siciliano

 

Per la seconda stagione interpreta Ciro Puglisi. Le piace il suo personaggio?

Ho avuto una grande fortuna a “incontrarlo”. Per certi aspetti sembra sia stato scritto per me. Mi affascina molto, lo sento molto mio anche se ha alcune caratteristiche che non mi appartengono, come il suo essere retrogrado. Ma è molto interessante il processo con cui riesce a superare le sue fragilità.

Quali sono le caratteristiche di Ciro che le appartengono?

Sicuramente la sua capacità di empatia.  Ciro è un uomo molto semplice da un punto di vista mentale, è una persona che viene dal sud, che viene dalla terra. Sa ascoltare, ha sempre qualche buon consiglio da dare, una sorta di saggezza sorniona. Per alcuni di questi aspetti si avvicina molto a me.

Gli intrighi ne “Il Paradiso delle Signore” coinvolgono anche il suo personaggio. Cosa ci può rivelare?

I grossi segreti di Ciro sono svelati nel corso di questa stagione. Si è trasferito a Milano perché ha dovuto cedere le sue terre, si era rivolto agli strozzini per cercare di ripianare le incombenze che la gestione richiedeva. Altri segreti al momento non ce ne sono perché Ciro è un uomo semplice. Sarono tanti invece gli intrighi che continuano nella grande finanza.

Molto legato alla sua terra, la Sicilia, e alle sue tradizioni. Come si trova Ciro a Milano?

In maniera molto traumatica. Milano era così frenetica, così moderna, piena di innovazioni nella moda, nel costume, nel gusto. Per un uomo che negli anni sessanta proveniva da una Sicilia anche un po’ retrograda, rappresentava un trauma. Inizialmente Ciro si scontrava con le novità, come ad esempio la minigonna, ed essendo padre di due figlie femmine che si affacciavano alla vita, era molto preoccupato.

Ma ad un certo punto sembra aprirsi alle novità di Milano…

In questa seconda stagione è molto migliorato, ha aperto la sua mentalità e ha anche un po’ accettato i cambiamenti.

Lei come ha vissuto nuovi luoghi e nuove abitudini?

Io sono un ramingo a causa del mio lavoro, per le tournée teatrali che ho fatto quasi incessantemente. Nel 2004 mi sono diplomato al Teatro Stabile di Genova e fino al 2020 ho lavorato quasi interrottamente. Essendo poi figlio di un dirigente della Banca d’Italia che veniva spesso trasferito, fin da piccolo ho vissuto una vita movimentata. Sono nato ad Agrigento, cresciuto a Trapani, trasferito a Potenza, poi a Trieste, Pistoia, Firenze. Ogni volta ho cambiato scuola, amici e so cosa vuol dire cambiare cultura e mentalità. Anche per me è stata dura.

Che cosa l’ha colpita di più degli anni Sessanta?

Il fermento che c’era in tutti i settori, anche dal punto di vista musicale. Nella serie facciamo riferimenti continui anche ai brani di Sanremo. In quegli anni si passava dalla classicità alla modernità. Si vivevano cambiamenti che oggi sono scontati.

La ricostruzione di quegli anni sul set è sempre molto fedele alla realtà…

Resto sempre colpito dagli accessori, dai mobili che addirittura mi risvegliano dei ricordi, quelli delle case di nonna e di zia. La ricerca e la ricostruzione fedele, sono un grande pregio di questa serie.

Nella puntata del 31 dicembre ne “Il Paradiso delle Signore”, festeggerete il Capodanno. Che sensazione ha vissuto in questo countdown di 59 anni?

Devo dire che fa un po’ impressione interpretare quel momento proprio a ridosso della stessa data, ma di tanti anni dopo…

La produzione, voi attori, fate entrare gli spettatori in una sorta di macchina del tempo. Qual è la difficoltà maggiore che incontrate?

Recitare una serie di atteggiamenti di Ciro che non mi appartengono. Per me è uno sforzo non indifferente impersonare un uomo che non accetta la minigonna della propria figlia o un brano moderno. Vivendo nel 2024, non riesco neanche a immaginare di dovermi scontrare con cose oggi tanto scontate. Credo che la difficoltà maggiore nell’interpretare quegli anni stia nel cercare di riprodurne lo stupore.

Tra i generi più ricorrenti della sua carriera ci sono soprattutto commedie e ruoli drammatici. In quale si ritrova di più?

La commedia mi è più congeniale. I ruoli drammatici li interpreto sempre con grande interesse e con trasporto. La commedia però mi si confà maggiormente, anche per questioni di caratteristiche fisiche. La conosco meglio.

È uscito nel 2024 “La bocca dell’Anima” con la regia di Giuseppe Carleo dove interpreta il siciliano “Zù Mimì”. Sta lavorando ad altri film per il cinema?

“Il Paradiso delle signore” ci impegna otto mesi l’anno, è quindi difficile inserire altre cose nei quattro mesi che restano. Ma ho avuto la fortuna di vincere un provino per un nuovo film insieme a Lillo Petrolo di “Lillo e Greg”, per la regia di Andrea Jublin, che comincerò a girare a gennaio. Un personaggio molto interessante, drammatico, dentro una commedia che ha anche delle vene di romanticismo.

Oltre la recitazione quali sono le sue passioni?

Nel periodo del Covid mi trovavo in Sicilia e ho deciso di frequentare dei corsi di regia e di direzione della fotografia. Mi sono appassionato a un settore più tecnico e ho realizzato il mio primo cortometraggio, dietro la macchina alla presa. Ho la passione anche per i film d’autore del passato, i classici, e quando ho tempo li divoro.

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Pierluigi Diaco

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In ascolto dell’altro

Tre prime serate per trascorrere le Feste con leggerezza e con la voglia di regalare un sorriso a che, per ragioni diverse, questo sorriso non può permetterselo. Si inizia il 22 dicembre con “BellaFesta per Fondazione Telethon” su Rai 1 e si prosegue il 26 dicembre e il 2 gennaio alle 21.20 su Rai 2. Il conduttore al RadiocorriereTv: «Ho raggiunto la solidità di chi questo lavoro lo fa con senso di responsabilità, spero di proseguire con la stessa passione, con la stessa umiltà e con la stessa costanza che mi ha accompagnato in questi anni»

 

“Bellama’” in prima serata, che festa sarà?

In un periodo in cui gli spettatori e le spettatrici hanno estremo bisogno di fare famiglia durante le feste, noi regaleremo tre prime serate con la nostra famiglia televisiva, quella di “Bella Ma’” che entra nelle case degli italiani tutti i giorni alle 15.27 su Rai 2. Il 22 dicembre, in prima serata Rai 1, si parte con “BellaFesta per Fondazione Telethon”, un programma incentrato sulle emozioni, come ben racconta il sottotitolo “Dal dolore alla gioia”. Ospiteremo gran parte del nostro cast, al quale si aggiungono Alex Britti, Fausto Leali, Drupi, Tazenda, Alberto Bertoli e Michele Zarrillo. Nel corso della serata renderemo omaggio a Pierangelo Bertoli e ad Andrea Parodi, ex leader dei Tazenda scomparso qualche anno fa, ricorderemo con affetto Fabrizio Frizzi, uno dei conduttori che ha condotto più maratone di Telethon, e ospiteremo Valeria Fiorito, la ragazza che ha ricevuto in dono proprio da Fabrizio il midollo, prima che lui morisse.

Una serata ricca…

Nella quale ci sarà spazio per il racconto di chi, in vita, come Giovanni Paolo II e Sammy Basso, ha testimoniato come, affrontando il dolore, un’esperienza negativa possa essere trasformata in un momento di speranza.

E poi…

Si continua il 26 dicembre, con la “BellaFesta” che si sposta nella prima serata di Rai 2, dopo il Tg2. Sarà un confronto generazionale tra cinque coppie (Lino Banfi e la figlia Rosanna, Simona Izzo e la nuora Cristina Congiunti, Nadia Rinaldi e la nipote Maria Isabella Marangoni, Flora Canto e la nonna Diana, e Rosanna Lambertucci con la figlia Angelica Amodei, si sfideranno tra di loro in prove di canto e ballo. Rossella Erra estrarrà i numeri per far giocare le coppie familiari in gara, il cast di boomer e generazione Z di “BellaMa’” in studio e tutto il pubblico in platea), avremo un super ospite come Christian De Sica, che canterà e racconterà come passa e ha passato le feste in famiglia. Nella serata del 2 gennaio, invece, il nostro super ospite sarà Albano, che si esibirà con i suoi grandi successi, accompagnato dalla Resident band Infieri. Le coppie “in gara” saranno questa volta Valeria Fabrizi e la figlia Giorgia Giacobetti, Maria Teresa Ruta e il genero Mirko Gancitano, Licia Colò e la figlia Liala Antonino, Alba Parietti e il figlio Francesco Oppini e Gabriele Cirilli con il figlio Mattia. Anche questa serata si chiuderà con un ballo di gruppo, animato dai Los Locos, che suoneranno i loro grandi successi e, immancabile l’oroscopo dell’astrologo Jupiter per dire cosa aspettarci dal 2025.

La partenza della festa, però, è all’insegna della ricerca. Cosa significa per lei impegnarsi in una serata dedicata a Telethon?

Innanzitutto, significa onorare i 35 anni di Telethon, un marchio di garanzia, e poi cercherò di mettermi nei panni di chi, grazie alla Fondazione e attraverso i fondi sulla ricerca, ha trovato le soluzioni importanti per uscire fuori dai propri problemi fisici. E poi… significa onorare una quantità di operatori Telethon che in questi anni hanno continuato silenziosamente a fare il proprio lavoro, che non è circoscritto solamente alla settimana in cui c’è la maratona con Rai, ma è uno sforzo che dura tutto l’anno. Mi piace, dunque, l’idea di rendere loro omaggio, sono operatori di pace, perché, in fondo, si occupano della serenità interiore delle persone che devono affrontare delle malattie geneticamente rare.

Il suo “Bella Ma’” è in perfetta sintonia con le linee guida del Servizio Pubblico. Come interpreta questo ruolo?

Con professionalità e con garbo, rispettando tutte le opinioni e utilizzando un buon vocabolario nella conduzione e nell’esposizione orale dei concorrenti e degli opinionisti. E poi la leggerezza, che è un valore fondamentale. Il mio compito è entrare in punta di piedi nelle case, costruire ogni giorno un prodotto godibile, rispettoso e leale del pubblico, che sia in grado di regalare allegria al pubblico che ci segue.

In particolare, durante le feste…

Dobbiamo considerare che, purtroppo, non tutte le persone possono permettersi un Natale sereno, ecco perché si deve entrare a casa della gente con delicatezza, rivolgendosi in particolare alle persone che vivono quel senso di solitudine o di smarrimento, e che fanno fatica a trovare serenità nelle proprie famiglie. Il mio pensiero durante queste tre puntate speciali è rivolto a tutti coloro che non potranno trascorrere il Natale con le stesse emozioni di chi è più fortunato, di chi può contare su un lavoro o su una famiglia sempre pronta a sostenersi. Gli italiani sono un popolo straordinario, ma non dobbiamo dimenticare che davanti al video ci sono persone con storie diverse, belle o meno belle, e il nostro compito è regalare un sorriso, soprattutto a chi questo sorriso non se lo può permettere.

“Bella Ma’” è un programma di successo, un po’ come un figlio che diventa grande. Che cosa si aspetta dal futuro di questo programma?

Di andare avanti a lungo. A marzo inizieranno i provini per la quarta stagione e siamo tutti desiderosi di proseguire questo lavoro. Per me “Bella Ma’” può essere il programma che mi accompagna fino alla fine, mi piacerebbe che la Rai offrisse a questo format una lunga serialità. Io vado in onda sempre senza una scaletta, immagino dunque un “Bella Ma’” sempre in evoluzione, esattamente la società, il Paese.

Come sono cambiati nel tempo i suoi sogni e obiettivi professionali?

Faccio questo mestiere da trentatré anni, avevo quattordici anni quando ho iniziato con la radio, oggi ne ho quarantasette e non mi sono mai fermato. Come tutti, ho commesso degli errori, ma da questi ho cercato di imparare e, ora che ho raggiunto la solidità di chi questo lavoro lo fa con senso di responsabilità, spero di proseguire con la stessa passione, con la stessa umiltà e con la stessa costanza che mi ha accompagnato in questi anni.

Qual è l’insegnamento più grande che ha ricevuto da questo mestiere?

Ho imparato a capire sempre di più le ragioni degli altri, a rispettare i diversi punti di vista, ma soprattutto il mio lavoro mi ha insegnato a mettermi in ascolto. A volte è più importante ascoltare che parlare.

Come sarà il suo Natale?

Io sono un tradizionalista, trascorrerò le feste con la mia famiglia, con la mia mamma e le mie sorelle, con i nipoti e con mio marito…

È un uomo di radio e di tv, qual è il suo personale augurio alla nostra azienda?

Auguro che continui a investire e a valorizzare le sue risorse interne, perché in Rai ci sono figure professionali eccellenti, ed è importantissimo dar loro valore. Le risposte, se guardiamo con attenzione, sono tutte in casa.

Se potesse fare un tuffo indietro nel tempo nella tv che è stata una grande tv del passato, dove si collocherebbe?

Mi sarebbe piaciuto lavorare accanto a Gianni Minà a Blitz, il mio programma preferito.

 

 

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La valanga azzurra

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“La Valanga Azzurra” ripercorre la parabola irripetibile della nazionale italiana di sci alpino degli anni ’70, guidata dal leggendario tecnico Mario Cotelli e capitanata da campioni come Gustavo Thoeni e Piero Gros. Attraverso successi che hanno riscritto la storia dello sport italiano, come la conquista di cinque Coppe del Mondo e numerose medaglie tra Olimpiadi e Mondiali, il documentario celebra le rivalità interne, i contrasti caratteriali e i sacrifici che hanno reso invincibile questa squadra. Le testimonianze inedite dei protagonisti, intrecciate alla narrazione di Giovanni Veronesi, che rivela in questa occasione i suoi trascorsi di aspirante campione fanno rivivere l’epopea unica di un ciclone sportivo, dagli esordi gloriosi fino a un inevitabile declino. Il documentario andrà in onda lunedì 30 dicembre in prima serata su Rai 3

 

Dimmi cos’era la Valanga…

In montagna negli anni Settanta l’Italia insegnava a sciare al mondo, vinceva tutto, e sulle code degli sci metteva due corazzate alpine come Austria e Svizzera. Un successo dopo l’altro, dalla portata e dalla forza di una Valanga, che non poteva che essere Azzurra. Sotto la regia di un uomo dalle straordinarie intuizioni come Mario Cotelli, direttore tecnico azzurro, e sulla scia di un fuoriclasse assoluto come Gustavo Thoeni all’alba di quel decennio nasce quella che sarà la squadra italiana più forte di sempre. Il raccolto è copioso: i ragazzi di Mario Cotelli e del loro allenatore Oreste Peccedi, un papà sulla neve, portano al di qua delle Alpi ben cinque Coppe del Mondo (quattro con Gustavo Thoeni e una con Piero Gros) e dodici medaglie tra mondiali e olimpiadi. Un ciclo irripetibile, un’età dell’oro che cambierà per sempre la storia di questo sport nel nostro Paese. Ma in uno sport individuale come lo sci quella della Valanga Azzurra è anche la storia di una squadra, di un gruppo. Straordinario pure questo. I vari Gustavo Thoeni, Piero Gros, Fausto Radici, Stefano Anzi, Giuliano Besson, Tino Pietrogiovanna, Erwin Stricker, Rolando Thoeni, Helmuth Schmalzl, Franco Bieler, Paolo De Chiesa, Herbert Plank e una donna, Claudia Giordani, diventano idoli per una generazione che in camera affigge i loro poster: Lo sci, da sport di nicchia e pratica di snobismo per una élite di pochi privilegiati con il maglione griffato, i pantaloni a tubo, occhiali da sole e cremine per il visage, diviene un fenomeno di massa che riversa sulle piste migliaia e migliaia di praticanti…

 

Il regista Giovanni Veronesi racconta

«Non avevo mai saputo paragonare lo sci a qualcos’altro e poi, un giorno, mio fratello Sandro scrisse un romanzo, XY, e lì ho imparato a farlo: Sciare è come scrivere senza punteggiatura senza virgole né punti senza vincoli né cancelli sciare è libertà assoluta e curva dopo curva con le cosce che ti bruciano essere felici. Io sono uno sciatore mancato, dicono i miei amici. Io invece dico “fallito”. Non ho fatto altro che sciare fino a 14 anni, gara dopo gara, per diventare un campione e non ce l’ho fatta. Questa è la spinta più forte che mi ha convinto a raccontare la storia della Valanga Azzurra. Quelli sono davvero i miei miti, sono quello che io avrei voluto essere nella vita, sono Me dentro. Facendo questo documentario ho chiuso per sempre il cerchio. Ho messo la parola fine alla mia esperienza sugli sci e non andrò mai più a sciare. Ho deciso, che è giusto così, che raccontare una storia del genere deve avere uno scopo privato, deve anche essere un’esperienza personale e io la farò essere la mia ultima volta. Raccontiamo le imprese di atleti come Gros e Thoeni, che portarono lo sci ad essere in quegli anni il secondo sport nazionale dopo il calcio e mi sono dato da fare per tirar fuori dalle bocche di gente zitta, tutte le emozioni, le invidie e i sentimenti che regnarono nei cuori coraggiosi di quei campioni senza tempo. Sono andato a sciare con loro e ho cercato, nelle chiacchierate sulle piste e in seggiovia, di estrarre la vera natura del campione, quella del virtuoso, quella del sacrificio di un’infanzia diversa, quella che si esprime e viene fuori solo curva dopo curva senza virgole né punti, senza scrupoli né ostacoli, sciando accanto alla tua ombra al ritmo di un “click” che ti fa curvare solo in quel punto, né un attimo prima né uno dopo, così come accade nella musica dove chi va fuori tempo “inforca”. C’è la neve nei miei ricordi c’è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare.»

 

I PROTAGONISTI (foto)

MARIO COTELLI

«Il boss», come lo definì il grande Alfredo Pigna…

 

ORESTE PECCEDI

Il papà. Allenatore della Valanga Azzurra, Oreste Peccedi è uno dei più importanti personaggi della storia dello sci alpino italiano…

 

GUSTAVO THOENI

Il campionissimo, classe pura e cristallina come le placide acque di un laghetto alpino…

 

PIERO GROS

La mia banda suona il rock. Gioventù ribelle, gli anni Settanta nell’anima: capello lungo spettinato, aria sfrontata e irriverente, in pista un classico centravanti di sfondamento che, con gli sci ai piedi, scatenava tutta la sua potenza…

 

PAOLO DE CHIESA

Il «bocia» della Valanga Azzurra: con Thoeni, Gros, e Radici, compone il nostro quartetto d’archi in slalom…

 

HERBERT PLANK

“Manubrio”, così lo chiamava Mario Cotelli, per la posizione delle braccia che assumeva in discesa…

 

FAUSTO RADICI

Il gentleman. Privo di vista da un occhio, fare sci a quei livelli era già un miracolo, ma Fausto Radici va oltre…

 

ERWIN STRICKER

Il «Cavallo Pazzo» della Valanga Azzurra…

 

FRANCO BIELER

Valdostano di Gressoney, l’uomo dalle commozioni cerebrali, tre per la precisione, e sempre in discesa libera. Lui non fa una piega e ci ride su…

 

TINO PIETROGIOVANNA

Era in Polizia, e lo chiamavano “il Colonnello”, ci vedeva poco e doveva sciare con gli occhiali. Questo non gli ha impedito di collezionare due podi in Coppa del Mondo…

 

STEFANO ANZI & GIULIANO BESSON

I gemelli diversi li metti insieme, pronunci i loro nomi all’unisono, perché insieme son sempre stati e insieme hanno condiviso tutto, nel bene e nel male…

 

HELMUTH SCHMALZL

L’intellettuale della compagnia…

 

ROLANDO THOENI

Genio e sregolatezza in piena regola. Gran talento, amava la vita…

 

MARCELLO VARALLO

Milanese di nascita, ma la Val Badia è la sua terra promessa…

 

CLAUDIA GIORDANI

La ragazza della Valanga Azzurra, che aprì la strada alla Valanga Rosa…

 

INGEMAR STENMARK

Il più grande di sempre, inarrivabile…

 

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SARÀ SANREMO

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Obiettivo Ariston

Tappa finale per selezionare le Nuove Proposte 2025. Sei giovani in gara sul palco del teatro del Casinò in prima serata su Rai 1, Rai Radio 2 e RaiPlay con Carlo Conti e Alessandro Cattelan 

Sfida finale per gli artisti di Sanremo Giovani. Dopo cinque appuntamenti e tante sfide dirette, i magnifici sei, selezionati dalla Commissione Musicale composta da Ema Stokholma, Carolina Rey, Manola Moslehi, Enrico Cremonesi e Daniele Battaglia (insieme a Carlo Conti e Claudio Fasulo, giurati fuori onda), dovranno affrontare l’ultimo esame per fregiarsi del titolo di Nuove Proposte 2025. Solo tre di loro, insieme al vincitore della sfida diretta tra i due finalisti provenienti da Area Sanremo, avranno infatti questa opportunità. In gara Angelica Bove, Alex Wyse,  Mew, Selmi, Settembre, Vale Lp e Lil Jolie, mentre per Area Sanremo a calcare il palco saranno Etra e Maria Tomba. L’appuntamento è per mercoledì 18 dicembre con Carlo Conti e Alessandro Cattelan in diretta in prima serata su Rai 1, ma anche su Radio2 e Raiplay. Nel corso della puntata, in onda dal teatro del Casinò della Città dei fiori, saranno svelati anche i titoli dei brani dei big in gara a febbraio nella 75esima edizione del Festival della Canzone italiana.

 

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Via dei Matti n. 0

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Torna la striscia preserale di Rai Cultura, ideata e condotta da Valentina Cenni e Stefano Bollani. Dal 16 dicembre, dal lunedì al venerdì, alle 20.20 su Rai 3

 

La celebre casa di “Via dei Matti n. 0” ha riaperto le sue porte, accogliendo il pubblico in un universo musicale fatto di esibizioni, improvvisazioni, dialoghi e duetti con ospiti nazionali e internazionali. L’appuntamento è per il 16 dicembre, ogni sera dal lunedì al venerdì alle 20.20 su Rai 3. Come da tradizione, ogni episodio si concluderà con Stefano e Valentina che, al pianoforte, saluteranno gli spettatori con un arrangiamento originale di brani provenienti da diverse tradizioni musicali.

 

Tornate proprio nei giorni delle feste… che viaggio sarà?

STEFANO: Sarà un grande viaggio all’interno della musica. Quest’anno la novità è nell’aver deciso di concentrare le energie ogni sera su un personaggio molto importante della storia della musica, da Johnny Mitchell a Igor Stravinsky, passando per Bob Marley e tanti altri. Il nostro scopo è che il pubblico si interessi e decida di approfondirne la conoscenza.

VALENTINA: Per noi sarà un grande dono incontrare ogni sera questi grandi maestri che hanno fatto la storia della musica, entrare nelle loro vite, nel loro modo di vivere e di pensare la musica.

 

Sette note capaci di evocare milioni di emozioni anche diversissime tra loro. Quando avete capito che la musica sarebbe stata centrale nella vostra vita?

STEFANO: Subito, perché da bambino venivo placato dal suono della musica che c’era in casa e che volevo ascoltare continuamente.

VALENTINA: La musica ha sempre fatto parte della mia vita, della mia quotidianità, è entrata, però, proprio a fondo dopo aver incontrato Stefano, diventando centrale nelle nostre vite.

 

Che cosa deve avere una canzone per lasciare il segno, per vincere sul trascorrere del tempo?

STEFANO: Ogni canzone ha qualcosa di unico. A noi fa molto piacere a fine trasmissione ritrovarci al pianoforte, cercare di tirare fuori quel quid e far vedere che c’è un diamante dietro ogni piccola idea.

VALENTINA: Entrare ogni sera nelle storie narrate dai grandi cantautori è emozionante. Cerchiamo di farlo a fondo per comprenderle e comunicarle al pubblico.

 

Testi che raccontano le emozioni più profonde del nostro animo, altri che esplorano i nostri tempi, la contemporaneità, la società. A quali vi sentite più vicini?

STEFANO: Per me scegliere è veramente difficile. Per quanto mi riguarda sto ascoltando tutti i giorni George Harrison. I suoi dischi da solista, per testi, musiche e realizzazione, mi sembrano dei piccoli capolavori, purtroppo poco conosciuti.

VALENTINA: Il testo in una canzone è sempre un pretesto, perché comunque, a parlare, è qualcosa che va oltre le parole. Non mi sono mai appassionata a chissà quale testo, ma al risultato, al messaggio profondo.

 

Prima di iniziare questa avventura credevate che avrebbe trovato un riscontro così forte da parte del pubblico?

STEFANO: Non ci abbiamo mai pensato. È un programma che mancava, e non potevamo prevedere, né noi, né la Rai, il risultato finale. Abbiamo solo cercato di fare del nostro meglio, senza avere aspettative, e questo è sempre un modo interessante per affrontare la vita, perché senza aspettative non ci sono neanche delusioni.

VAENTINA: Quando abbiamo scoperto che anche il pubblico, un grande pubblico, partecipava alla nostra trasmissione con trasporto, è stata una grandissima gioia.

 

I vostri duetti appassionano i telespettatori, c’è un brano che avete interpretato, o che farete, che vi racconta particolarmente?

STEFANO: Difficile rispondere, ma direi “Aquarela do Brasil”, una canzone brasiliana che, forse, ci racconta in maniera particolare, perché il Brasile è una terra che amiamo molto.

VALENTINA: Anch’io direi quella insieme ad altre canzoni brasiliane. Me ne viene in mente una meravigliosa che si chiama “Casa da Floresta”, che parla di costruirsi una casa con le proprie mani, di vivere la vita nella terra, nella comunione, insieme alle persone, di stare insieme e nell’amore.

 

Le tradizioni musicali che preferite sono legate al Brasile?

STEFANO: Abbiamo una passione per il Brasile, per cui si ascolta molta musica brasiliana in casa nostra, in tutte le stagioni.

VALENTINA: Abbiamo passioni musicali comuni fin da prima di conoscerci. Fin da piccola ascoltavo comunque il jazz, il cantautorato italiano degli anni ’60 e ‘70, la musica classica.

 

Quali cambiamenti ci saranno in questa stazione di “Via dei Matti n.0”?

STEFANO: L’impianto è quello e ci concentriamo ogni sera su un musicista. A non cambiare è la vastità dell’universo musicale che cerchiamo di portare in scena. A noi piace l’idea, come in passato, di parlare di musica antica, di musica contemporanea, di jazz e di portare in tv, oltre ai grandi nomi della musica italiana e internazionale, anche i giovani che si stanno facendo largo nel mondo della musica.

VALENTINA: Il programma ha una struttura molto solida e rimane quella. La nostra è una casa viva, quindi cambia insieme a noi.

 

Com’è la vostra casa a telecamere spente?

STEFANO: Quella che vedete in “Via dei Matti n.0”.  I protagonisti sono la luce, le piante, i minerali, abbiamo un sacco di pietre, tanti libri e tanti dischi.

VALENTINA: Quello che manca sono le porte, ce ne sono poche ed è molto bella così.

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SPOILER

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Marco Acampa e Linda Raimondo raccontano il futuro su Rai Gulp e RaiPlay

Per affrontare le sfide tecnologiche che caratterizzeranno il futuro prossimo occorrerà agire sulla formazione dei più giovani promuovendo il più possibile le materie Stem in maniera rapida. È l’obiettivo di “Spoiler – Un salto nel futuro”, la trasmissione in onda tutti i giorni (tranne il martedì e il venerdì), alle 19.35 su Rai Gulp e RaiPlay. Il programma, realizzato da Rai Kids e KR1, parte dall’esigenza di accompagnare i ragazzi in un viaggio alla scoperta del complesso mondo della ricerca e delle nuove tecnologie. Per uno strano caso del destino e grazie alla scienza, Mario Acampa e Linda Raimondo, i due protagonisti del format, si parlano da due epoche diverse: il primo nel 2024 e la seconda nel 2034. La vita di Mario, attore un po’ stravagante e disorganizzato, e quella di Linda “del futuro”, che ha realizzato il suo sogno di diventare astronauta e vive nel Gateway che orbita attorno alla Luna, si incroceranno portando i ragazzi a capire che scienza, tecnologia e ricerca spaziale sono strettamente correlati con la nostra vita quotidiana e che molte delle semplici domande che ci poniamo hanno invece risposte complesse che riguardano letteralmente tutta l’umanità. Con l’aiuto di Mia, l’intelligenza artificiale che gestisce la casa di Mario nel presente, i due protagonisti affronteranno di volta in volta diversi argomenti per dare risposte alle domande che caratterizzano il nostro tempo: quali possono essere valide fonti di energia alternativa? È vero che la Terra si sta scaldando? Dove vivrà l’uomo del futuro? Come ci possiamo prendere cura del nostro pianeta e dello spazio che lo circonda? Grazie alla collaborazione con ESA e altri enti di ricerca internazionali, quali ITER (Francia) e Fermi Lab (USA), “Spoiler” immagina e racconta il futuro prossimo che riguarda non solo il fronte dell’esplorazione spaziale, ma anche l’innovazione tecnologica che porterà sulla Terra energie pulite, computer quantistici e benefici in campo medico. A raccontare il programma sono proprio i due protagonisti.

Perché è necessario creare per la tv programmi di divulgazione scientifica come SPOILER?

Mario Acampa: Credo sia necessario sapere quello che accade attorno a noi, dall’infinitamente piccolo al macro. Capire il funzionamento del mondo ci consente di essere consapevoli e questo allontana la paura. La divulgazione scientifica così come l’abbiamo pensata e realizzata in questo format serve proprio a capire per non avere paura. Questo secondo me significa essere liberi.

Linda Raimondo: La scienza è poesia, nel momento in cui si capisce si aprono le porte a tantissima bellezza ma questo l’ho scoperto crescendo. Da bambina  scienza e matematica non mi piacevano proprio. La matematica mi faceva paura, solo che per me era diventata una sfida capirla. E anche oggi vado ogni giorno all’università sapendo che non capirò nulla di quello che mi spiegano, ma poi il pomeriggio mi metto a studiare per comprendere ciò che mi è stato detto a lezione. Quindi è per vincere questa sfida che bisogna fare divulgazione scientifica…anche in televisione.

Sei attore, regista e conduttore. Sogno del cassetto?

Mario Acampa: Ho una cassettiera! Mi piace sperimentare linguaggi differenti e tutti esprimono la mia urgenza di comunicare emozioni. Mi piace creare progetti, realizzare idee, e televisivamente mi piacerebbe costruire un format “tutto mio” nel quale poter mettere insieme tutte le esperienze fatte in questi anni e raccontare il mondo che verrà; non solo parlando di scienza e tecnologia, ma anche di cibo, di musica e di ecologia avvicinando alla televisione un publico sempre più trasversale! Quindi restate sintonizzati…

Sei divulgatrice scientifica, hai tenuto conferenze per TEDx e ti sei appena laureata. Sogno nel cassetto?

Linda Raimondo: Per tanto tempo ho pensato che sarei diventata astronauta. Guardavo le stelle ed ero certa  che un giorno le avrei viste da una prospettiva diversa, da più vicino. Oggi mi sono “innamorata” della fisica e quindi il mio sogno è quello di lavorare in questo campo magari come ricercatore e chissà che questo non voglia dire chiudere il cerchio entrando anche nell’ambito dell’aerospazio.

Quale è la tua parola del 2025?

Mario Acampa: Per me è orizzonte. Un orizzonte che in questi anni ho sempre spostato un po’ più in là e mi ha sempre sorpreso. Come in un quadro di Turner! Non vedo il limite, ma la gioia di veder rinascere il sole ogni volta in modo diverso.

Linda Raimondo: La mia parola è futuro. Sto studiando e lavorando perché il futuro sia all’altezza delle mie aspettative: sfidante ma soddisfacente.

 

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CAROLYN SMITH

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La danza è vita

Il 21 dicembre in diretta su Rai 1 sarà proclamata la coppia vincitrice della diciannovesima edizione di “Ballando con le Stelle”. A presiedere la giuria, la ballerina e coreografa scozzese che al RadiocorriereTv dichiara: «Ho visto tra le coppie il desiderio di arrivare alla fine, ma non azzardo un totonomi. Questa edizione è diventata da subito speciale per il pubblico»

 

Siamo alle battute finali di una stagione straordinaria di “Ballando con le Stelle”, ci scatta una fotografia a due settimane dalla proclamazione del vincitore?

Stiamo vivendo una delle edizioni più originali, sia per la qualità dei concorrenti sia per i colpi di scena. Difficile dire chi potrà vincere, cosa che invece in altre stagioni del programma è accaduto. Anche se siamo a due sole puntate dalla finalissima, non mi sento di azzardare un totonomi per il podio. Non va mai dimenticato che contano, alla fine, i voti del pubblico.

Cosa ha reso così speciale questa edizione?

Prima di tutto i concorrenti, che si sono impegnati molto. Pur essendo diverse tra loro, ho visto tra le coppie il desiderio di arrivare alla fine. Molti sono stati bravi dalle prime puntate, come Bianca Guaccero, Federica Nargi, Nina Zilli (che, purtroppo, si è dovuta ritirare per una serie di infortuni). Altri hanno avuto bisogno di più tempo per raggiungere livelli alti. Tutto può succedere. Questa edizione è diventata fin da subito speciale per il pubblico, che la segue con passione. Vengo spesso fermata per strada per avere pronostici: mi è sempre accaduto, ma mai così frequentemente. Anche sulle mie pagine social ricevo ogni giorno domande su chi vincerà la coppa il 21 dicembre.

Ci indica un aggettivo per ognuna delle coppie rimaste in gara?

Sia per la coppia Nargi/Favilla che per quella Guaccero/Pernice posso attribuire due aggettivi: armonici e caparbi. Sono coppie che, pur avendo caratteristiche diverse, dimostrano di essere entrate nel mondo del ballo non solo con il corpo, ma anche con la mente e la sintonia. Si muovono in pista come veri professionisti del ballo. Per Barbareschi/Tripoli, l’aggettivo giusto è intensi. Luca è un uomo di teatro e sa coinvolgere il pubblico anche con un gesto o uno sguardo. Alessandra riesce a cogliere questa sua caratteristica. Per la coppia Pellegrini/La Rocca non mi sento ancora di trovare un aggettivo, non avendoli visti abbastanza, ma posso utilizzare il termine “sorprendente” e, per come conosco Pasquale La Rocca, aggiungerei determinati. Federica ha dimostrato una crescita importante. Marini/Berto complici e molto moderni. Lo stesso vale per Castoldi/Perrotti. Queste coppie di giovani hanno portato sulla pista del programma una nuova espressione e sono molto amalgamate tra loro. Per Paolantoni/Kuzmina uso in perfetta sintonia e tenaci, anche nel momento dell’infortunio di Anastasia.

Cosa rappresenta per lei “Ballando”?

Per me rappresenta moltissimo. Considero Milly Carlucci una sorella, con Paolo (Belli) siamo legati da un sentimento profondo e fraterno. Tutto il team è molto affiatato e questo per me è una grande sicurezza. Per il pubblico il programma rappresenta un appuntamento fisso ed atteso.

Cosa significa insegnare il culto della danza?

Ho iniziato a studiare danza quando avevo quattro anni e fin da giovanissima avevo le idee chiare. Volevo diventare ballerina con l’idea di essere, un giorno, anche insegnante di ballo. Trasmettere l’arte della danza è una grande responsabilità perché si possono creare, se allevati bene, dei futuri campioni italiani e del mondo. Io non ho avuto figli, ma ho insegnato negli anni a molti giovani che, oggi hanno trovato la loro strada grazie anche al tanto lavoro fatto assieme. Occorrono molto sacrificio e volontà. Insegnare comporta un grande senso di responsabilità, anche per gli insegnanti di “Ballando con le Stelle” vale questo principio.

Come si fa a essere sempre oggettivi nella valutazione di un concorrente?

Il mio giudizio è solo frutto dell’osservazione della performance, valuto i concorrenti come se fossi a una gara di ballo, ovviamente con le riserve dovute al fatto che loro non sono professionisti. Non penso ad altro che guardare i passi e l’impostazione. Cerco sempre di inserire un consiglio per i ballerini, in modo che nella puntata successiva possano applicarlo. Il mio giudizio è determinato in questo modo, poi, certamente, lo show televisivo necessita di elementi più leggeri.

Quanto conta la giusta simbiosi tra concorrente e maestro?

È un elemento molto importante. Non bastano predisposizione e volontà, la coppia deve essere affiatata e questo porta a risultati spesso inattesi, soprattutto per il concorrente.

Cosa la diverte (e cosa la fa un po’ arrabbiare) in trasmissione?

Mi piace moltissimo e mi divertono i momenti fuori programma come battute comiche che arrivano da alcuni concorrenti e dagli stessi altri giudici. Difficile che mi arrabbi, comunque, non seriamente. Sicuramente non mi piace quando si alzano i toni.

Uno sguardo al passato… c’è un concorrente rimasto nel cuore?

Tanti. Ne scelgo uno fra tutti, Kaspar Capparoni, vincitore nel 2011 della settima edizione del programma.

Chi è Carolyn Smith oggi?

Carolyn è una donna che ha raggiunto tanti obiettivi che si era prefissata, ma è anche una donna che ne mette in lista qualcuno in più ogni giorno, potrei dire di essere sempre in movimento. Ricevo tante soddisfazioni dai ballerini che preparo per le gare, mi emoziono moltissimo quando i miei progetti prendono forma, come è avvenuto con i corsi di danza, fitness e motivazione che coinvolgono oltre quindicimila donne in tutta Italia e all’Estero (sensualdancefit.it). Mi è accaduto spesso, in questi anni, di rimanere sorpresa dei passi fatti. Ultimamente ho lanciato una collezione di moda e gioielli con un motto importante I am a Woman first (sono una donna prima di tutto) con lo scopo di divulgare un pensiero. Questo progetto è cresciuto in pochissimo tempo e quel motto è diventato un pensiero motivante per tante donne. La Carolyn di oggi vuole andare sempre avanti, anche se questo richiede di lottare. In qualche modo il tumore al seno che mi ha colpito nove anni fa mi ha costretto a tirar fuori ulteriori risorse. Per questo, anche nell’ambito della divulgazione della prevenzione, mi sono impegnata tanto. Recentemente ho voluto creare un progetto per aiutare i pazienti oncologici attraverso lezioni di ballo (Dance for Oncology) perché la danza può dare un ottimo contributo ed è taumaturgica.

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SANREMO GIOVANI 2024

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Verso la finalissima con Alessandro Cattelan

La puntata di martedì 10 dicembre in seconda serata su Rai 2, Rai Radio 2 e Raiplay deciderà i sei finalisti che mercoledì 18 dicembre si affronteranno in “Sarà Sanremo”

Dopo quattro appuntamenti e tante sfide dirette, martedì 10 dicembre con Alessandro Cattelan in seconda serata su Rai 2 (ma anche su Radio2 e RaiPlay), i 12 finalisti di “Sanremo Giovani” dovranno sfoderare le proprie qualità migliori per superare l’ultima prova e approdare alla finalissima di “Sarà Sanremo”, in onda il 18 dicembre, dal Teatro del Casinò di Sanremo, in prima serata su Rai 1. Ma solo sei di loro avranno questa chance. A giudicarli sempre la Commissione Musicale composta da Ema Stokholma, Carolina Rey, Manola Moslehi, Enrico Cremonesi e Daniele Battaglia (insieme a Carlo Conti e Claudio Fasulo, giurati fuori onda).

 

I MAGNIFICI 12 SONO:

Mazzariello, Mew, Tancredi

Grelmos, Settembre, Selmi

Arianna Rozzo, Alex Wyse, Bosnia,

Angelica Bove, Questo e Quello, Vale Lp e Lil Jolie

 

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