Nudi per la vita

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DOCU-REALITY

Memo Remigi, Francesco Paolantoni, Gabriele Cirilli, Gianluca Gazzoli, Gilles Rocca, Antonio Catalani. Insieme a Corinne Clery, Alessandra Mussolini, Brenda Lodigiani, Elisabetta Gregoraci, Maddalena Corvaglia, Valeria Graci. Sono i protagonisti del programma condotto da Mara Maionchi, con il coreografo Marcello Sacchetta, dal 12 settembre in prima serata su Rai2 il lunedì e il martedì. La conduttrice al RadiocorriereTv: «non c’è in palio nulla da vincere se non superare certi ostacoli interiori per la causa prevenzione»

Sensibilizzare il pubblico alla prevenzione del tumore al seno e alla prostata. È la mission del programma, leggero e divertente, condotto da Mara Maionchi su Rai2 dal 12 settembre (altri appuntamenti il 13, il 19 e il 20 settembre). Prodotto da “Blu Yazmine”, avrà come protagonisti un gruppo di sei uomini e di sei donne, personaggi famosi del mondo del cinema, della tv e della musica e dello spettacolo in generale: Memo Remigi, Francesco Paolantoni, Gabriele Cirilli, Gianluca Gazzoli, Gilles Rocca, Antonio Catalani, Corinne Clery, Alessandra Mussolini, Brenda Lodigiani, Elisabetta Gregoraci, Maddalena Corvaglia e Valeria Graci. Il programma, in maniera provocatoria, racconterà la storia della messa in scena di una performance di ballo alla “Full Monty” per gli uomini e una divertente coreografia per le donne, esortando il pubblico a non aver paura di ‘esporre’ il proprio corpo a screening medici che possono salvare la vita. Insieme a Mara Maionchi, il coreografo Marcello Sacchetta.

Mara, come siete arrivati al titolo “Nudi per la vita”?

Il titolo della serie originale te lo faccio scrivere perché è in inglese e figurati se lo so pronunciare! (Who Bares Wins) Per noi italiani valeva la pena “scaldare” un po’: non c’è in palio nulla da vincere se non superare certi ostacoli interiori per la causa prevenzione, che poi ti salva la vita. Il nostro è anche più auto-esplicativo di quello che lo spettacolo si prefigge di fare.

Cosa significa “mettersi a nudo”?

Significa essere liberi in senso metaforico ma, in questo caso, anche materiale. È stata una sfida per i concorrenti e per me e Marcello Sacchetta condurli a perdere le loro remore iniziali.

L’ironia per “sensibilizzare” il pubblico sul tema della prevenzione. Cosa succederà in queste quattro puntate?

Sei vip uomini e sei donne attraverseranno delle prove di gruppo e personali oltre a tante prove in sala da ballo per preparare due coreografie, una ispirata a “Full Monty” per i signori e una a “Moulin Rouge” per le signore. Le coreografie culminano con una messa a nudo, un gesto liberatorio di coraggio…per questo non parlo mai di spogliarello mi sembra di non fargli giustizia.

Quali caratteristiche hanno in comune gli ospiti del programma?

Il coraggio e l’autoironia, sono state sicuramente le due principali. Si sono messi tutti a servizio del messaggio è stato molto bello vederli fare squadra in questo. 

Alla fine delle puntate sarà felice se…

Vedrò aumentare anche solo di un punto percentuale la nostra statistica italiana – bassina – di visite preventive per i tumori alla prostata e seno.

Lei viene dalla musica, a quale canzone accosterebbe la parola lotta?

“Respect” di Aretha Franklin.

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Giovani e boomers, una questione di parole

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PIERLUIGI DIACO

Dal lunedì al venerdì alle 15 il programma che mette a confronto i ragazzi di oggi e quelli di ieri. «Siamo abituati – dice il conduttore – a vedere talenti che vogliono esibirsi dal punto di vista creativo, qui dovranno parlare, spogliarsi dall’idea di essere soltanto un profilo social. “BellaMa’” tenterà di mettere l’ascolto al centro». Dal 12 settembre su Rai2

Foto: Federico Guberti

Come nasce il programma?

Da un’intuizione condivisa insieme all’amministratore delegato Carlo Fuortes, all’ex direttore del Daytime Antonio Di Bella e con l’attuale direttore Simona Sala. L’idea è quella di costruire una trasmissione quotidiana che metta insieme e a confronto due generazioni, quella che va dai 18 ai 25 anni e i boomers, dai 55 ai 90. Non sarà semplicemente un confronto generazionale, ma anche un talent di parola. Siamo abituati a vedere in televisione talenti che vogliono esibirsi dal punto di vista creativo, con il canto o con il ballo, qui dovranno parlare, spogliarsi dall’idea di essere soltanto un profilo social. L’obiettivo è quello di restituire loro, televisivamente, la dignità di persone.

Cosa significa avere talento di parola?

Saper dare significato alle parole, dare peso a quello che si dice. Al tempo stesso pensare che il dialogo, attraverso la parola, funziona solo se ci si mette all’ascolto. Solitamente siamo abituati ad avere un tasso di sopportazione rispetto al racconto degli altri pari a zero, “BellaMa’” tenterà di mettere l’ascolto al centro. Questo è l’obiettivo, speriamo di raggiungerlo.

Come è strutturato il programma?

È diviso in tre blocchi. Si parte con un quiz culturale che si ispira a “Parola mia”, storico programma di Luciano Rispoli, quindi un’intervista collettiva che ci riporta a “Speciale per voi”, storico marchio della Rai. La terza parte sarà una sorta di arena, per la quale ci siamo ispirati alla prima edizione di “Amici”, in cui Maria De Filippi metteva i ragazzi a confronto tra loro solo attraverso la parola. Con “BellaMa’” vogliamo raccontare due generazioni rivolgendoci al pubblico storico della Rai, tentando di entrare in punta di piedi nel mondo interiore dei più giovani che solitamente preferiscono RaiPlay alla tv generalista.

Che caratteristiche deve avere chi partecipa a “BellaMa’”?

Sincerità, spontaneità e anche un po’ di sobrietà. Sui social, ovviamente, i ragazzi sono figli dell’era digitale e c’è spesso fanatismo, voglia di raccontarsi a tutti i costi, anche quando si ha poco da raccontare.  In studio ci saranno trenta opinionisti, suddivisi tra giovani e boomer, venti concorrenti (dieci giovani e dieci boomer) e una band di ragazzi presi per la strada. In ogni puntata avremo un ospite per l’intervista collettiva. E poi non mancheranno le sorprese.

L’empatia, che è un po’ la cifra del suo fare televisione, potrebbe essere l’elemento di collegamento tra la Tv di ieri e quella di domani?

Come spesso dico, dentro di me abita una “signora mia”, mi ispiro alla Tv artigianale degli anni Sessanta firmata Rai. Mi piace moltissimo costruire il programma come se fosse uno spettacolo teatrale. Ci tengo a dire che “BellaMa’” è realizzato internamente dalle risorse dell’Azienda.

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Eh già, io sono ancora qua

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MARA VENIER

Quattordici edizioni condotte, la prima nel lontano 1993. La “Zia” più amata d’Italia è tornata con la sua “Domenica In”, su Rai 1 la domenica alle 14. Al RadiocorriereTv racconta: «Mi chiamarono per condurre un gioco nel corso del programma, pensai che sarebbe stata un’esperienza a termine. E invece…». E ancora, «metto la stessa emozione con tutti gli ospiti che intervisto, amo le persone che ho davanti e penso che il segreto stia in questo»

Domenica In, Mara Venier

Ha preso il via la sua 14esima “Domenica In”, cosa rappresenta per lei, dopo tanta strada percorsa insieme ai telespettatori, la domenica di Rai 1?

La domenica di Rai 1, quattordicesima edizione, è un record totale e assoluto. Il grande Pippo Baudo ne ha fatte tredici, con queste quattordici supero tutti i record (sorride), penso anche che solo una pazza come me possa affrontare un programma tanto impegnativo e complicato per così tanto tempo. Rendere piacevole il pomeriggio degli italiani non è così facile, servono impegno, amore, ed è stato così fin dall’inizio…

… la sua prima “Domenica In” fu nel 1993…

A inizio ottobre, impensabile immaginare che dopo trent’anni sarei stata ancora qua. Quando mi offrirono di condurre un gioco nel corso di quell’edizione pensai che sarebbe stata un’esperienza a termine. Però, come dice Vasco, “eh, già, io sono ancora qua” (sorride).

Molti degli ospiti del programma sono suoi amici. Che valore dà all’amicizia e chi verrà a trovarla nelle prossime domeniche?

Non so dire ora quali saranno gli amici ospiti delle prossime puntate, perché gran parte della trasmissione nasce nel corso della settimana. Certo, alcuni sono già fissati, ma io cavalco molto l’attualità, il momento. Sono capace di stravolgere l’intera scaletta il venerdì. Il programma è una costruzione day by day, cosa possibile grazie a un gruppo di collaboratori con i quali siamo da anni in perfetta sintonia. Per quanto riguarda l’amicizia, se gli ospiti vengono tutti, a volte anche gratis, e nella maggior parte dei casi sono rapporti personali, vuol dire che mi sono comporta bene nel corso della vita e che sono persone che mi vogliono bene.

Qual è il segreto di una buona intervista?

Sapere ascoltare.

C’è un personaggio che ancora non è riuscita a portare nel suo salotto?

Non penso mai ai personaggi, vivo molto con i piedi per terra. Metto la stessa passione e lo stesso amore se devo intervistare Jovanotti, Zucchero, Pierfrancesco Favino o una persona che ha semplicemente una storia da raccontare. Mi sono occupata tante volte di femminicidio, ho ospitato madri e sorelle, ho invitato la sorella di quella povera donna, Alessandra, ammazzata in maniera così barbara dall’ex fidanzato. Metto la stessa emozione con tutti quanti, amo le persone che ho davanti e penso che il segreto stia in questo.

E anche in una buona preparazione…

Leggo tutto, a partire dalle vecchie interviste del mio ospite, cerco di conoscere bene chi ho davanti. Se ospito uno scrittore leggo interamente il libro, in una delle ultime puntate della scorsa stagione ho invitato Roberto Saviano, i suoi libri sono sempre molto impegnativi e ho finito di leggerlo alle quattro del mattino. Cerco sempre di mettere rispetto nelle interviste che faccio.

Negli ultimi anni, con il grande lavoro che ha fatto sull’emergenza pandemica, il programma ha assunto un’autorevolezza ancora maggiore, come vive questo risultato?

Credo che la vera svolta nella mia carriera sia avvenuta quando, all’esplodere dell’emergenza covid, decisi di andare avanti con “Domenica In” nonostante avessi tanta paura di ciò che stava accadendo. Mi fermai una domenica, poi il mio direttore di rete e il direttore generale della Rai mi invitarono a pensarci bene, mi dissero che in quel momento gli italiani avevano bisogno di una persona come me, rassicurante. E così decisi di andare avanti. Anche oggi, incontrando le persone per strada, mi commuovo quando mi dicono grazie per aver fatto loro compagnia in quel periodo terribile. Se devo individuare qualcosa che dia senso a quello che ho fatto in questi trent’anni è proprio quel grazie.

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Social e Tv? “Nemici” inseparabili

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MARCO CARRARA

Il conduttore di “Timeline” è uno dei volti emergenti più apprezzati di Rai 3. Esperto e indagatore dell’universo web, anche presenza storica al moviolone di “Agorà”, ritorna domenica 18 settembre alle 10.25. «Non credo nella teoria che un nuovo mezzo sostituisca il precedente – afferma – ma che per entrambi sia un’occasione in più per continuare a essere centrali»

“Timeline” cambia giorno di messa in onda e si sposta alla domenica, pronto a questo nuovo debutto?

Pronto e carico dopo un’estate bellissima. Mi elettrizza molto, dopo cinque anni, la sfida della domenica mattina. Nelle prime puntate cercheremo di aggiustare un po’ il tiro, per conoscere il nuovo pubblico, sperando che quello del sabato mattina continui a seguirci. Il nostro faro sarà continuare a raccontare i social in Tv, cosa che rende unico “Timeline”, cercando di renderli accessibili a tutti.

Quali sono gli argomenti che più attraggono il vostro pubblico?

La forza di “Timeline” è nella flessibilità. Gli argomenti ci vengono dettati da ciò che accade, noi li subiamo, facciamo una selezione tra quelli che sono stati più di tendenza, condivisi ad esempio su Instagram. Cerchiamo le storie dal basso, anche di perfetti sconosciuti divenute virali sui social. Naturalmente anche i volti noti sono i benvenuti.

Nel corso degli anni come è cambiato il rapporto tra social e televisione?

Penso che siano costantemente amici e nemici. Credo fortemente nella complementarità di questi due mezzi perché uno non riesce a stare senza l’altro. Pensiamo alla pandemia, quando grazie al digital tutti noi ci siamo uniti. La Tv si è cibata dei contenuti che arrivavano dai social e si è avvantaggiata grazie ai tanti software del mondo digital che hanno reso possibile la realizzazione dei programmi Tv. Allo stesso modo i social hanno potuto accreditarsi, godere di un prestigio maggiore grazie al fatto che la Tv riporta contenuti di loro provenienza. Non credo nella teoria che un nuovo mezzo sostituisca il precedente, anzi, credo che per entrambi sia un’occasione in più per continuare a essere centrali.

Si dice che i social siano al nostro servizio, ti capita di pensare che siano invece loro a usarci?

Credo che parlando di social sia il tema centrale, insieme al grande dibattito sull’utilizzo dei dati personali. Con “Timeline” sento forte la responsabilità di fare aumentare la consapevolezza negli utenti. Se posso aiutare le persone a casa a utilizzare i social in modo più consapevole, con più strumenti, anche questo è servizio pubblico. Se il pubblico riesce a utilizzarli in modo più attento è una missione vinta.

I social ci hanno abituato a raccontare, e a raccontarci, anche in pochi caratteri. Ti racconteresti con un tweet?

Hai scelto la persona sbagliata, amo parlare e spesso devo essere fermato (sorride). Ho difficoltà anche nelle Instagram Stories, che durano 15 secondi. Se posso estremizzare, preferisco utilizzare una sola parola che racchiude tutto ed è “curioso”. Curiosità nei confronti del mio lavoro, di ciò che non conosco, delle notizie nuove, della vita, delle passioni, dei miei amici…

Se dovessi raccontarti su Instagram che foto utilizzeresti?

A settembre 2022 sceglierei la foto che ho scattato quando Piero Angela è stato ospite di “Timeline”, uno dei momenti più belli e che difficilmente dimenticherò. Angela, faro della divulgazione, ci ha insegnato che non bisogna mai smettere di studiare. Quella foto invita a non sentirmi mai troppo comodo sullo sgabello su cui siedo e di continuare a studiare.

Un vero e proprio monito…

Angela mi disse anche che “le persone soddisfatte di sé non sono molto intelligenti”. Frase che mi spiazzò e che condivido.

Quanto è giusto concedere, della nostra sfera più privata, ai social?

Credo che sia sbagliato giudicare. Ognuno di noi può concedere, anzi, cedere, parte della propria vita privata per divertirsi, svagarsi o per essere più leggero. Non sai da cosa siano mosse le persone. L’importante è che tutto avvenga con consapevolezza. Devi sapere che cosa stai facendo.

Ti è capitato di arrabbiarti, magari in seguito a una critica ingenerosa in rete e dire… basta, lascio i social?

Ho una community straordinaria, ci scambiamo opinioni in modo anche molto partecipato e ho un sentiment molto positivo. Quando ci sono critiche, magari da parte di hater, credo si debba rispondere, mettendo dei puntini e non lasciando perdere.

Nel corso degli anni il tuo viso è diventato popolare, come stai vivendo questo traguardo?

Sono veramente agli inizi, per me è tutto nuovo (sorride), ma quando mi capita di essere apprezzato è davvero una grande soddisfazione. Sostengo sempre che ci sia differenza tra l’essere popolare e l’essere amati. Penso a Fabrizio Frizzi, era certamente popolare ma anche amato. Ecco, spero, un giorno, di essere accolto con questo amore dal pubblico.

Cosa ti incuriosisce del passato?

La tv artigianale del secolo scorso, sono pazzo di “Techetecheté”. Di quel mondo mi affascinano il perfezionismo, lo studio, l’esercitazione, la possibilità di provare tanto, un lusso che oggi la televisione non ha più.

E del futuro?

Sono uno zio pazzo di sua nipote, spero di poterle lasciare un mondo migliore rispetto a quello che stiamo vivendo. Mi affascina la velocità, che può essere anche un grande svantaggio. Del presente ti dico invece che tornano le mie sveglie alle 4.45 del mattino, in un autunno caldo, dalla politica al conflitto. Sono pronto a raccontare tutto questo.

Pensati per un istante dall’altra parte dello schermo. Un consiglio per Marco Carrara ce l’hai?

Di non abituarmi alla lucina rossa della telecamera e di non perdere mai l’entusiasmo.

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In alto i sentimenti

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ELISA ISOARDI

Dire grazie e chiedere scusa per vivere in modo pieno e vero i rapporti con le persone che più amiamo. Su Rai2 arriva “Vorrei dirti che…”, lo show in cui la popolare conduttrice viaggia per l’Italia alla ricerca di storie emozionanti da raccontare alla platea Tv. Protagonisti del programma, un po’ factual e un po’ emotainment, sono il cuore, il territorio e la cucina, luogo in cui viene realizzato il pranzo dedicato al destinatario della sorpresa. Da domenica 11 settembre alle 15

Elisa, come si appresta a vivere questo ritorno?

Ritornare in Rai è per me qualcosa di straordinario. Torno con entusiasmo dopo una pausa, bella, nella quale sono riuscita a far tesoro dei momenti in cui la televisione l’ho seguita da spettatrice. Appena Antonio Di Bella (ex direttore Daytime) mi ha proposto il programma ho detto sì, come se si trattasse di una proposta di matrimonio: ho accettato senza capire dove, come e quando (sorride). Ho capito che era una bella scommessa anche per una rinascita di Rai2. Mi piace il palinsesto, mi piace la collocazione, nonostante sia una fascia molto difficile.

La domenica pomeriggio, mentre Rai1 trasmette “Domenica In”…

L’ammiraglia non si tocca, Mara Venier è la numero uno e se sono rientrata è anche grazie a lei, a una sua intervista. Ringrazio Mara, ma anche Bianca Berlinguer, Milly Carlucci, che in tempi non sospetti mi prese a “Ballando”, facendomi scoprire un’Elisa diversa. Ringrazio anche Simona Sala (direttrice del Daytime) che ha mantenuto il volere di Di Bella. Sono quattro donne, e per me ringraziare le donne della Rai è una vittoria. I rapporti con le donne li porto a casa come trofei.

Ci parla di “Vorrei dirti che…”?

Sono felice di poter fare un programma che mi veste, mi calza a pennello. Parla di cuore, di cucina e di territorio, elementi tra loro correlati. Vogliamo parlare di emozioni, di sentimenti, di saper dire grazie e di saper chiedere scusa. Quando lo facciamo è un passo in avanti soprattutto per noi stessi. Cerchiamo di riscoprire sentimenti che forse, con il covid, abbiamo un po’ tenuto da parte per fare uscire la paura. Via dunque la paura, in alto i sentimenti. Abbracciamoci, chiediamo scusa.

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Verso il voto

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SERVIZIO PUBBLICO

Da “Mezz’ora in più” a “Porta a Porta”, passando per “Il cavallo e la torre”, “#cartabianca”, “Agorà”, “Agorà weekend” e “Restart”: sulle tre reti Rai sono ripartite le trasmissioni di approfondimento politico

In vista della tornata elettorale del 25 settembre sono ripartiti i programmi dedicati all’approfondimento politico. La domenica alle 14.30 su Rai3 l’appuntamento è con “Mezz’ora in più”, che dopo la serie di puntate speciali estive, è tornata nel suo studio per raccontare l’ultimo mese di campagna elettorale: attraverso la voce dei protagonisti Lucia Annunziata dà spazio alla presentazione di ciascuna delle liste che i cittadini troveranno sulla scheda. Da lunedì 29 agosto alle 20.40 su Rai 3, in diretta dal nuovo studio di Viale Mazzini con vista sul cavallo simbolo della Rai, ha preso il via “Il cavallo e la torre”: il fatto del giorno filtrato in dieci minuti dagli occhi e dalla sensibilità di Marco Damilano. Nel gioco degli scacchi la torre è il simbolo di chi fa una mossa ripetitiva, il cavallo salta e spiazza. La politica, i poteri, le persone dei nostri tempi raccontati da uno dei più autorevoli giornalisti italiani insieme ai protagonisti (noti e meno noti) della vita politica, sociale, economica, culturale del Paese in un momento decisivo. Già in onda anche la nuova stagione di “Porta a Porta” di Bruno Vespa, trasmesso dal lunedì al giovedì in seconda serata su Rai1, con una prima serata speciale, giovedì 22 settembre, e due speciali in collaborazione con il Tg1 in seconda serata domenica 25 e lunedì 26 settembre, per seguire l’esito delle votazioni. Nell’arco dell’intera programmazione saranno invitati tutti i leader politici che parteciperanno alle prossime elezioni. Il martedì in prima serata su Rai3 è tornato “#cartabianca” condotto da Bianca Berlinguer. In primo piano il confronto politico; nel corso della stagione il programma affronterà tutti i temi legati all’attualità, alla politica e al sociale, con dibattiti in studio alla presenza di ospiti rappresentativi della politica italiana ed estera, delle questioni stringenti legate all’attualità del Paese, del mondo della cultura e dello spettacolo. L’approfondimento è tornato anche su Rai2 con “ReStart”. Quali sono i programmi economici dei partiti e delle coalizioni che il 25 settembre chiederanno il voto agli italiani? Quali le sfide, quali le soluzioni del nuovo Governo italiano? Quali saranno le conseguenze per i cittadini nella vita di tutti i giorni? A queste e altre domande cercherà di rispondere il programma di economia e politica condotto da Annalisa Bruchi ogni venerdì di campagna elettorale e poi, dal 3 ottobre, ogni lunedì alle 23.30. La conduttrice è affiancata dal vicedirettore del Corriere della Sera Aldo Cazzullo e dal direttore dell’Agi Mario Sechi. “ReStart” si propone di decifrare e rendere chiari i risvolti economici dei vari programmi dei partiti e delle coalizioni alla vigilia di elezioni fondamentali per il nostro Paese. Da lunedì 12 settembre alle 8, su Rai3, per seguire il rush finale della campagna elettorale, “Agorà Estate” passerà infine il testimone alla versione invernale di “Agorà”, condotto quest’anno da Monica Giandotti: notizie, ospiti, storie e collegamenti dal territorio, supportati dal Moviolone di Marco Carrara, che proseguiranno sino alle 10.30 anche con l’approfondimento di “Agorà Extra”. A partire da sabato 17 settembre, poi, per il secondo anno consecutivo, l’informazione di Rai 3 sarà in onda sette giorni su sette con Agorà Weekend, condotto tutti i sabati e le domeniche sempre alle 8.00 da Giusi Sansone.

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Che musica all’Arena!

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TIM MUSIC AWARDS

Carlo Conti e Vanessa Incontrada in diretta da Verona premiano i big della canzone che hanno ottenuto i migliori risultati sul mercato. Venerdì 9 e sabato 10 settembre su Rai1 e Rai Radio2. Domenica 11 settembre alle 17.20 ritorna invece lo speciale “Tim Music Awards – Dalla strada al palco” condotto da Nek e da Carolina Di Domenico

È la grande festa della musica. Venerdì 9 e sabato 10 settembre dall’Arena di Verona tornano su Rai1 in prima serata i “Tim Music Awards” con la conduzione di Carlo Conti e Vanessa Incontrada. Compito dei presentatori, che per l’undicesimo anno consecutivo si ritrovano insieme al timone del programma-evento, sarà quello di conferire agli artisti il premio per i risultati ottenuti con i loro album, singoli, concerti, oltre ai premi speciali FIMI, SIAE, EARONE, ASSOMUSICA e Arena di Verona. A essere premiati saranno gli Album che hanno raggiunto la Certificazione FIMI/GFK Oro, Platino e Multiplatino tra il 1° settembre 2021 e il 31 agosto 2022 e i singoli Multiplatino usciti nello stesso periodo. Nell’edizione di quest’anno dei TIM Music Awards, ritornano anche le premiazioni legate alle Certificazioni Siae sugli eventi e i tour che hanno raggiunto gli oltre 100mila spettatori (Oro), 300mila (Platino) e 500mila (Diamante) svolti tra settembre 2021 e settembre 2022. Domenica 11 settembre dalle ore 17,20, sempre su Rai1, andrà invece in onda lo Speciale TIM Music Awards – Dalla radio al palco, con Nek e Carolina Di Domenico.

SUL PALCO DEI TIM MUSIC AWARDS

Antonello Venditti e Francesco De Gregori, Amadeus,  Alessandra Amoroso, Biagio Antonacci, Ariete, Blanco, Bresh, Brunori Sas, Capoplaza, Alessandro Cattelan, Milly Carlucci, Maurizio Carucci, Chiello, Antonella Clerici, Coez, Colapesce e Dimartino, Riccardo Cocciante, Gigi D’alessio, Dargen D’amico, Andrea Delogu, Stefano De Martino, Elettra Lamborghini, Elisa, Elodie, Fabri Fibra, Fedez, Franco 126, Francesco Gabbani, Guè Pequeno, Irama, La Rappresentante di lista, Lazza, Lele Blade, Luche’, Marracash, Marco Mengoni, Francesca Michielin, Moda’, Gianni Morandi, Nek, Paky, Giorgio Panariello, Tommaso Paradiso, Max Pezzali, Pinguini Tattici Nucleari, Rhove, Rkomi, Rocco Hunt, Vincenzo Salemme, Salmo, Sangiovanni, Mara Sattei, Shablo, Sick Luke, Tananai, Mara Venier.

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In Tv tutti i colori della nostra vita

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INTRATTENIMENTO DAY-TIME

Impegno e leggerezza, cronaca, attualità, evasione e informazione. Tra conferme e novità parte la nuova stagione. La direttrice Simona Sala al RadiocorriereTv: «La Rai ha fatto una grande rivoluzione, una divisione per generi, una sfida che dovrà consentirci di armonizzare di più l’offerta»

foto di Eleonora Ferretti

Ci siamo, lunedì 5 settembre prendono il via i primi programmi curati dalla Direzione Day-Time della Rai, ai cui vertici c’è Simona Sala.

Direttrice, una stagione televisiva più che mai attesa che parte con una grande novità…

Questa stagione è pensata su tre reti. La Rai ha fatto una grande rivoluzione, una divisione per generi, una sfida che dovrà consentirci di armonizzare di più l’offerta.

Partiamo dall’Ammiraglia…

Su Rai1 rimangono le trasmissioni che definisco granitiche, alle quali i telespettatori sono affezionati, lo hanno dimostrato con picchi di share e di ascolto fortissimi, in particolare lo scorso anno. La mattina di Rai1 parte in collaborazione con il Tg1 con le morning news, alle 9 abbiamo un “Uno Mattina” diverso, con Massimiliano Ossini, quindi ci sono Eleonora Daniele con “Storie italiane” e Antonella Clerici con “E’ sempre mezzogiorno”. Dopo il Tg i nostri due talk show del pomeriggio. Serena Bortone con “Oggi è un altro giorno”, che come sempre avrà uno spazio dedicato alla politica, e sarà il nostro contributo alla campagna elettorale. E poi, naturalmente, Alberto Matano con “La vita in diretta”. Lo scorso anno Alberto si è conquistato sul campo una leadership importante e dobbiamo mantenerla. E poi abbiamo i game, Marco Liorni che non si è spento mai per tutta l’estate con “Reazione a catena”, con punte fino al 28 per cento di share. Mentre da novembre tornerà Flavio Insinna con “L’eredità”.

Importanti novità per Rai2 e per Rai3

La Rai sta cercando di rivitalizzare Rai2. Noi del Daytime, in piena sintonia con il direttore Coletta del Prime Time, cerchiamo di fare una rete con trasmissioni nuove. “BellaMa’” di Pierluigi Diaco, “Nei tuoi panni” di Mia Ceran sono trasmissioni che puntano sul confronto intergenerazionale, la società di oggi ci dice che ce n’è bisogno e il Servizio Pubblico c’è. Su Rai3 abbiamo le storie dei “Ribelli” di Emma d’Aquino e il “Tv Talk” di Massimo Bernardini, che ci spiegherà se abbiamo sbagliato o se abbiamo fatto bene con la nostra televisione.

Come sta la Tv generalista oggi e dove può andare?

La televisione sta bene e deve entrare sempre di più nel mondo del digital. Le nostre trasmissioni punteranno ad avere sempre più spinoff sul digitale, dei podcast. Non dobbiamo avere paura dei nuovi media ma dobbiamo farli nostri.

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Vi aspetto su Rai3

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EMMA D’AQUINO

Da sabato 10 settembre alle 15.15 condurrà “Ribelli”, ritratti di personaggi che con le loro scelte hanno rotto schemi precostituiti. Dal 20 ottobre sarà invece alla guida, in prima serata, di “Amore criminale”, programma cult della rete

foto di Eleonora Ferretti

Emma, come sarà “Ribelli”?

In quattro appuntamenti racconteremo altrettanti personaggi, uno a puntata, che a loro modo hanno scardinato il sistema in cui vivevano e che per questo abbiamo soprannominato ribelli. Sono Papa Albino Luciani, Pietro Mennea, Tommaso Buscetta e Oriana Fallaci. Ci saranno interviste in cui si parlerà del personaggio, i miei interventi, ricostruzioni che ci aiuteranno a raccontarli.

Ritratti di personaggi molto distanti tra loro…

Sto lavorando con entusiasmo insieme alla regista Roberta Bernabei e al collega del Tg3 Roberto Balducci. L’idea è quella di raccontare personaggi che hanno segnato con la loro vita dei cambiamenti. Papa Luciani, morto troppo presto, lo ha fatto nel Vaticano. Buscetta, che non è certamente un eroe, con le sue dichiarazioni ha permesso a Falcone, al pool antimafia, di scardinare e di conoscere per la prima volta l’organigramma mafioso. Oriana Fallaci si ribellò al sistema che voleva la giornalista soltanto dedita al racconto di moda, di gossip, dicendo basta e disegnandosi il proprio destino. Mennea fu invece ribelle anche contro il suo stesso corpo. Non aveva un fisico adatto a quel tipo di sport, tanto è che erano tutti sorpresi. Correva con atleti di colore che pensavano che non avrebbe mai avuto la capacità e la possibilità di vincere. Di questi personaggi vogliamo raccontare il momento della loro vita in cui hanno detto “adesso si cambia”. Il momento di ribellione a ciò che era scritto per loro.

Era più difficile essere ribelli un tempo o è più difficile esserlo oggi?

Se per ribelle non intendiamo la persona che per definizione dice no all’autorità, ma che sperimenta qualcosa di nuovo, conoscendo i propri limiti e le proprie possibilità per realizzare un obiettivo, era difficile allora come oggi. Ribellarsi a degli schemi è complesso, c’è un prezzo da pagare. Non credo sia un problema di epoche, devi avere coraggio, capacità e forza.

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Un viaggio bellissimo

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ALBERTO MATANO

«Quella del giornalista è una missione, sei consapevole di avere un compito importante. Il Servizio Pubblico è un supplemento di responsabilità e al tempo stesso un elemento di orgoglio». Il conduttore torna il 5 settembre su Rai 1 con la nuova edizione de “La vita in diretta”, racconto quotidiano dei fatti, delle storie della gente, del Paese

foto di Assunta Servello

“La vita in diretta” riparte con il racconto del Paese, dei fatti, della cronaca. Come sarà questa nuova edizione?

Una stagione nel segno della continuità, di formato e di squadra. Il pubblico ci ha regalato amore e fiducia e noi siamo felici di continuare a onorare il patto che ci lega ai telespettatori. Qualche novità ci sarà, ma il cuore del programma rimane lo stesso.

Tra dramma e speranza, che cosa ha significato raccontare i due anni del covid?

Innanzitutto qualcosa che non avrei mai immaginato di vivere, a partire dall’essere tra i pochi a poter lavorare durante il lockdown: città e studi televisivi deserti, paura, incertezza, non sapere all’inizio cosa fosse questo virus e cosa ci fosse all’orizzonte. E poi c’è stato il compito, complesso, di fare comprendere alle persone che cosa si dovesse fare, quali dispositivi e misure di sicurezza osservare. Non allarmare ma informare, rassicurare. Ho attinto dallo zaino del telegiornale che avevo con me, pensando a tutte le volte che avevo raccontato per il telegiornale, anche con edizioni straordinarie, stragi, sciagure, terrorismo, fatti drammatici. Mi sono appellato a quel tipo di esperienza cercando di raccontare in maniera corretta. Dopo due anni, possiamo dire che è stato un periodo davvero brutto.

Cosa hanno portato, nella tua esperienza di giornalista, queste tre edizioni de “La vita in diretta”?

Hanno profondamente cambiato quello che era il mio stile, hanno cambiato il mio sentire, il rapporto con le persone. Oggi, rispetto a prima, ci sono più empatia, calore, vicinanza.

C’è un momento di questo tuo viaggio che ritieni particolarmente significativo?

Da un punto di vista generale ce ne sono stati tanti in cui ci siamo resi conto che avevamo un compito importante in anni difficili e mai visti prima. Questo è stato un po’ il nostro barometro. Noi stessi eravamo spaventati, disorientati, ma abbiamo comunque cercato di mettere da parte quello che vivevamo per essere al servizio di chi ci segue. Sul piano personale, invece, a rendermi più felice è la percezione che il pubblico abbia compreso a pieno chi sono, anche partecipando ai momenti felici della mia vita degli ultimi tempi. Questa è la ricompensa migliore per chi con passione, ogni giorno, cerca di fare del suo meglio per entrare nelle case degli italiani.

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