ULISSE

Posted on

Versailles in piano sequenza

 

 

Rai Cultura e Alberto Angela, in collaborazione con l’Établissement public du château, du musée et du domaine national de Versailles presentano lo speciale in onda lunedì 2 marzo in prima serata su Rai 1

 

 

Un viaggio alla scoperta di una delle regge più famose al mondo, attraverso le stanze più sfarzose, ma anche quelle più nascoste e inaccessibili che solo raramente i turisti visitano. Alberto Angela esplorerà Versailles attraverso un percorso di due ore e venti minuti, interamente girato con la tecnica del piano sequenza, il più lungo mai realizzato in tv al mondo, senza montaggio e senza stacchi su una seconda camera, droni inclusi. Una vera sfida che l’intero gruppo di lavoro ha deciso di accettare, poiché attraverso il piano sequenza il pubblico potrà rendersi conto dell’esatta collocazione di ogni spazio e capire meglio com’è fatta Versailles, quanto è grande e quanto magnifica. La telecamera seguirà Alberto lungo scale che portano ad alcove d’amore, attraverso porte segrete oltre le quali si infiltrano il desiderio d’amare e la paura di morire, sbucando in passaggi nascosti agli occhi dei curiosi. All’interno della reggia, un’assurda magnificenza creata per stupire, echeggiano le voci dei personaggi che l’hanno resa immortale: Il Re Sole, che ampliando il casino di caccia del padre, ha creato un altare al proprio orgoglio; Luigi XV, il beneamato, che ha intuito i primi scricchiolii di un mondo dorato che si sarebbe sbriciolato, ma fu incapace di porvi rimedio; Luigi XVI, e sua moglie Maria Antonietta, ultima regina di Francia e forse il personaggio più chiacchierato a Versailles. Parte del percorso segue la sua parabola in una reggia piena d’intrighi che, fin dal suo arrivo a soli quattordici anni, l’ha accolta come un corpo estraneo, un’intrusa, un’austriaca, e l’ha resa protagonista di una leggenda nera e terribile, incarnazione di tutti i mali di Francia. Eppure, nelle stanze da parata e in quelle private di Maria Antonietta, ristrutturate di recente, è evidente il volto di una donna che dalla frivolezza iniziale, ha saputo evolversi affrontando con dignità il suo tragico finale. Nel percorso anche la sosta in una piccola stanza, il gabinetto Fersen, dove il conte svedese Hans Axel Von Fersen, suo presunto amante, sostò a dormire durante le sue visite a Versailles. Si trattò di umore sublime e casto, come voleva la tradizione cavalleresca, oppure appassionato e carnale? Una risposta è nella loro corrispondenza, perché come disse la regina stessa: “tutto a te mi guida”. Tra le sue passioni certe c’era invece la moda: un meraviglioso vestito realizzato da Milena Canonero, per il film “Marie Antoinette”, diretto venti anni fa da Sofia Coppola, attende gli spettatori nella camera da letto della regina. L’interno della reggia, che ha più di duemila stanze e oltre duemila finestre, sarà animato dalla presenza di rievocatori storici e di un team di esperti – i curatori stessi del castello di Versailles – che racconterà la rigida etichetta attraverso la quale Luigi XIV teneva sotto controllo la nobiltà di corte. E poi la moda e i vestiti, i menù dei pranzi da parata e quelli privati preparati dal re stesso, gli oggetti preziosi che sono scampati alla violenza dei rivoluzionari, i delicati lavori di restauro delle tappezzerie. Il racconto di Alberto Angela sarà anche un tuffo nella vita quotidiana del castello nel “grand siècle”: come venivano riscaldate le stanze, le musiche e i balli, i giochi a carte e quelli sotto le lenzuola, tra favorite in competizione per sedurre il re e amanti ufficiali che si comportavano come vere regine.  E, per la prima volta in televisione, sarà visibile il nuovo allestimento della Galleria degli Specchi, ritornata al suo aspetto originario, così come i cortigiani la vedevano durante il regno del Re Sole. Un viaggio all’interno di una reggia dove si è praticata un’arte del vivere alla francese che ha suscitato l’ammirazione di tutte le corti europee del Settecento. E che attraversa la storia di un Paese anche quando la Rivoluzione pone drasticamente fine alla monarchia assoluta. Ci penserà infatti Luigi Filippo, molto tempo dopo il Terrore, a fare della reggia un museo dedicato a tutte le glorie di Francia, glorie fra le quali spicca una figura: Napoleone Bonaparte. A distanza di più di tre secoli dalla sua costruzione la reggia di Versailles continua a brillare come un diadema che la forza della Storia ha ineluttabilmente macchiato di oro e di sangue. “Versailles in piano sequenza”, con la regia di Gabriele Cipollitti, è stato realizzato dalla Direzione Produzione Tv della Rai, Centro di Produzione di Napoli, con la consulenza scientifica di Mathieu Da Vinha, Direttore del Centro di Ricerca della Reggia di Versailles.

 

 

 

#SANREMO2026

Posted on

Sal Da Vinci re del Festival

 

Con il brano “Per sempre sì” il cantautore ha vinto la 76esima edizione della kermesse sanremese e rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest di Vienna. Secondo sul podio Sayf con “Tu mi piaci tanto”, terza Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. La serata finale del Festival ha visto anche il passaggio di testimone da Carlo Conti a Stefano De Martino, prossimo direttore artistico e conduttore di Sanremo

 

 

 

Grande commozione e la dedica a Napoli. Sal Da Vinci ha trionfato al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Per sempre sì”. Secondo gradino del podio per Sayf, con “Tu mi piaci tanto”, terzo per Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. Alla cantautrice romana è stato assegnato anche il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale. Il Premio Bardotti per il miglior testo a Fedez & Masini con “Male necessario”. Fulminacci, con la canzone “Stupida sfortuna”, ha vinto il Premio della Critica “Mia Martini” per la Sezione Campioni. A lui, 26 voti dei giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Ariston Roof. A Serena Brancale, assegnato il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” Sezione Campioni. Nicolò Filippucci con “Laguna” si è aggiudicato infine il primo posto tra le nuove proposte.

La classifica di Sanremo 2026:

1 Sal Da Vinci – Per sempre sì

2 Sayf – Tu mi piaci tanto

3 Ditonellapiaga – Che fastidio!

4 Arisa – Magica favola

5 Fedez e Masini – Male necessario

6 Nayt – Prima che

7 Fulminacci – Stupida sfortuna

8 Ermal Meta – Stella Stellina

9 Serena Brancale – Qui con me

10 Tommaso Paradiso – I romantici

11 LDA e AKA 7even – Poesie clandestine

12 Luche’ – Labirinto

13 Bambole di pezza – Resta con me

14 Levante – Sei tu

15 J-Ax – Italia Starter Pack

16 Tredici Pietro – Uomo che cade

17 Samurai Jay – Ossessione

18 Raf – Ora e per sempre

19 Malika Ayane – Animali notturni

20 Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

21 Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta

22 Michele Bravi – Prima o poi

23 Francesco Renga – Il meglio di me

24 Patty Pravo – Opera

25 Chiello – Ti penso sempre

26 Elettra Lamborghini – Voilà

27 Dargen D’Amico – AI AI

28 Leo Gassmann – Naturale

29 Mara Sattei – Le cose che non sai di me

30 Eddie Brock – Avvoltoi

 

 

SERIE TV

Posted on

Mare fuori, stagione 6

 

I primi sei episodi disponibili dal 4 marzo su RaiPlay, l’intero box set dall’11 marzo. La serie, diretta da Beniamino Catena e Francesca Amitrano, sarà trasmessa in sei serate prossimamente su Rai 2

 

 

 

Torna su RaiPlay e Rai 2 una delle serie Tv più amate dal grande pubblico televisivo e della rete. Protagonista della vicenda l’IPM di Napoli, con le storie dei giovani detenuti che cercano di trovare la loro strada tra le sfide e le ombre della reclusione e la luce del mondo esterno. Al centro della narrazione c’è ancora Rosa Ricci, l’ultima e invidiatissima erede del boss don Salvatore, che navigherà tra complessi conflitti familiari, vendette incrociate del clan Di Salvo e la ricerca di un domani fatto di redenzione. L’arrivo tra le detenute di tre sorelle assetate di potere alimenterà dinamiche e storie segnate dal crimine, ma anche dalla possibilità di invertire la rotta. Tra i nuovi ingressi anche una ragazza di buona famiglia che ha commesso un errore imperdonabile e una giovane detenuta straniera dal passato misterioso. Parallelamente, altri ragazzi affronteranno le conseguenze delle proprie azioni, costruiranno relazioni significative e lotteranno per un futuro diverso, mentre le pressioni e i pericoli del loro ambiente di origine continueranno a minacciarli. A dirigere la serie, da un’idea di Cristiana Farina, i registi Beniamino Catena e Francesca Amitrano.

I PERSONAGGI

I RAGAZZI

Simone (Alfonso Capuozzo): che sia proprio lui ad aver attentato alla vita di Rosa? Il ragazzo sembra disposto a tutto per diventare il re di Napoli e regolare i conti in sospeso una volta per tutte. Ma ad ostacolare i suoi piani ci sono l’amore e la passione per due ragazze che lo affascinano per motivi diversi.

Tommaso (Manuele Velo): si è preso una pallottola per salvare Rosa e si trova a dover riflettere su quello slancio, semplice altruismo o le conseguenze di un amore difficile da decifrare? Intanto i sensi di colpa per il delitto commesso lo mettono a dura prova.

Luigi Di Meo detto Cucciolo (Francesco Panarella): mentre su di lui aleggia il sospetto di essere il killer di Rosa il ragazzo vive una fase difficile, diviso tra il dolore della morte di Milos e la preoccupazione per la madre. Il pensiero di vendicare il suo perduto amore e il desiderio di trovare nuove alleanze per prendersi la carriera criminale che desidera, lo terrà in vita.  Ma quale sarà il suo futuro?

Raffaele Di Meo detto Micciarella (Giuseppe Pirozzi): dopo essersi preso le sue responsabilità per la morte dell’avvocato, Micciarella è un ragazzo nuovo pronto ad affrontare la vita e ad aiutare gli altri. In particolare le sue attenzioni si rivolgono a Marta che fatica a sopportare la lontananza da Sonia. E alla fine si troverà di fronte ad una scelta che potrebbe cambiare la sua vita.

Pino ‘o pazzo (Artem): Alina è il nuovo amore di Pino, pronto per essere vissuto. Il ragazzo è convinto che lei sia quella giusta e nonostante alcuni imprevisti la rendano una sfida ardua da cogliere, Pino è pronto a sostenerla. Ma un evento drammatico lo metterà a dura prova e Pino potrebbe non essere abbastanza forte da gestire questa dura fase della sua vita.

Diego detto Dobermann (Salahudin Tidjani Imrana): Dobermann ha chiuso con la droga ed è deciso a riconquistare l’amore per Sonia che una leggerezza con Marta nella precedente stagione ha compromesso.  La sfida appare molto difficile ma Diego non è uno disposto ad arrendersi facilmente.

Samuele (Francesco Luciani): la sua passione per Lorenza lo porta a commettere qualche errore di troppo e la contrapposizione con la direttrice avrà tragiche conseguenze e qualcuno deciderà che è ora che paghi per la sua cattiveria.

Federico (Francesco Di Tullio): è il momento per Federico per capire da che parte stare, se continuare a sprecare la sua vita insieme all’amico di sempre oppure cominciare un cammino di redenzione.  Visto il rapporto tra i due, non sarà facile prendere una decisione.

LE RAGAZZE

Rosa Ricci (Maria Esposito): l’attentato che ha subito la porta a riflettere sulla sua vita e sulle scelte che ha fatto dettate anche dall’appartenenza alla sua famiglia. Ma chi ha provato ad ucciderla non ha intenzione di arrendersi. Intanto, grazie a Tommaso ma anche a sua madre, capisce qual è la vita che vuole davvero vivere.

Alina (Yeva Sai): la felicità sembra finalmente bussare alla sua porta con l’amore per Pino e una notizia che la scuote ma che alla fine accetta con entusiasmo. Il destino, però, ha scritto per lei un’altra storia.

Carmela (Giovanna Sannino): vive con preoccupazione l’attentato che Rosa subisce ma la ragazza è determinata a portare avanti il sogno che era di Edoardo. Diventare la regina di Napoli: per farlo è disposta a tutto. Ma un’inaspettata passione per un ragazzo rischia di compromettere i suoi piani.

Marta (Rebecca Mogavero): vive un momento di grande crisi per il riavvicinamento di Sonia e Dobermann ma trova in Micciarella un inaspettato sostegno. La ragazza conosce un sentimento fino a quel momento sconosciuto ma l’amore può fare anche molto male.

Sonia (Elisa Tonelli): il riavvicinamento con Dobermann la porta a riflettere sulla vera natura del suo rapporto con Marta a cui deve molto ma che deve gestire per poter crescere e diventare autonoma. Il cammino è duro e pieno di insidie che metteranno a dura prova le sue convinzioni.

Lorenza (George Li): impegnata come sempre a fare la ribelle per vendicarsi della madre, non si accorge dei pericoli che corre ma, quando la situazione sembra degenerare, Lorenza sembra ritrovare la ragione.

Mei Ling (Joyce Huang): di origini cinesi, quando arriva in IPM mette tutti in difficoltà, poiché nessuno riesce a comunicare con lei. La ragazza porta con sé un mistero, un oggetto segreto che deve nascondere e proteggere a ogni costo.

Sharon (Cartisia Somma): è una ragazza di umili origini, costretta a gestire il banco del pesce della sua famiglia, ambisce alla ricchezza e al potere. Ha stretto un’alleanza preziosa che può aiutarla nella sua ascesa e, anche se l’arresto potrebbe compromettere i suoi piani, sa come rendersi utile anche in IPM.

Marika (Carlotta Pinto): sorella di Sharon, Marika non condivide le sue stesse ambizioni. Coltiva invece il sogno del canto e troverà un’inaspettata alleata proprio in IPM. Non è facile per lei affrancarsi e liberarsi dall’influenza di Sharon, che continua a osteggiare il suo sogno.

Annarella (Greta De Rosa): adottata dalla famiglia di Sharon e Marika, Annarella farebbe di tutto per loro, in particolare per Sharon. Per la prima volta però le richieste di sua sorella la mettono in difficoltà, quando inizia a provare un inconfessabile attrazione per quello che dovrebbe essere il suo principale nemico.

Stella (Virginia Bocelli): è una giovanissima ragazzina allevata rigidamente per divenire un talento musicale, si macchia suo malgrado di un terribile crimine pur di sfuggire all’oppressivo ambiente domestico. In IPM si ritrova sola e spaurita, ma ha l’occasione per la prima volta di scoprire il potere dell’amicizia.  Alina, infatti, rivedendosi in lei la mette sotto la sua ala protettrice.

GLI ADULTI

Massimo Esposito (Carmine Recano): l’attentato a Rosa lo avvicina sempre di più a Maria e presto dovrà confrontarsi con i sentimenti che prova per lei. Ma non dimentica il suo ruolo all’interno dell’IPM e fa di tutto per convincere Rosa ad abbandonare la sua vita criminale. In un momento di crisi commette una leggerezza con una donna che lo metterà in grande difficoltà.

Sofia Durante (Lucrezia Guidone): la disperazione per la fuga della figlia metterà in grande crisi il rapporto con Beppe. Ma quando sembra essere tornato il sereno i drammatici eventi che accadono in IPM la porteranno a prendere importanti decisioni.

Beppe (Vincenzo Ferrera): vive con sofferenza la crisi del rapporto con Sofia ma i drammatici eventi che accadono all’IPM lo porteranno a concentrare le sue attenzioni su Pino.

 

Lino (Antonio De Matteo): gli errori del passato, la complicità con i milanesi, continuano a tormentare Lino fino a spingerlo a prendersi le sue responsabilità. Ma l’agente non è ancora pronto per ripartire e anzi precipita in una crisi difficile da affrontare.

Stefano Stazi (Romano Reggiani): è il nuovo giovane direttore dell’IPM soffocato da un padre oppressivo e intimorito dal nuovo incarico, si aggrappa scrupolosamente alle regole per non venire schiacciato dal peso delle responsabilità. Massimo è un prezioso alleato per lui ma rischia di diventare troppo ingombrante.

Claudia (Francesca Agostini): è una giovane e scrupolosa educatrice che arriva in IPM ad affiancare Beppe. Sotto l’ineccepibile preparazione nasconde un segreto del passato che ancora la tormenta e che è decisa ad affrontare proprio grazie alla vicinanza con i ragazzi.

Maria Ricci (Antonia Truppo): mentre lotta contro i fantasmi del passato, per vivere liberamente l’amore appena nato con Massimo, Maria cerca di stare vicina a sua figlia. Fa di tutto per sottrarre Rosa alle dinamiche dei clan e ricostruire con lei una vita normale.

Loredana (Tea Falco): nel disperato tentativo di essere madre per i suoi figli si avvicina pericolosamente a una figura autorevole nell’IPM e sviluppa per lui una crescente e pericolosa ossessione.

Gennaro (Agostino Chiummariello): una figura insostituibile nei complessi meccanismi dell’IPM è sempre un riferimento per i ragazzi che nutrono per lui un profondo rispetto.

Nunzia (Carmen Pommella): è la mamma che ogni figlio vorrebbe, severa ma sempre pronta al colloquio e al dialogo con i ragazzi, non esita a mettersi in gioco per farli sentire meno soli.

 

 

 

 

Sabrina Ferilli

Posted on

Una umanità travolgente


«Nel momento in cui Gloria diventa vera, senza rinunciare a se stessa, scopre di essere amata ancora di più» racconta l’attrice romana a proposito del suo personaggio – Gloria Grandi -, una donna che ora è costretta a misurarsi con la fragilità, riconciliandosi con le proprie radici e scegliendo di mostrare il suo lato più autentico

 

 

 

La prima volta di Gloria in tv ha spiazzato il pubblico per la sua irriverenza e originalità. Quale sarà il mood di questo film?

La bellezza di questo personaggio è sempre stata proprio la sua natura inusuale. È difficile raccontare figure così politicamente scorrette, che non inseguono facili simpatie o empatie. Ed è proprio questo che mi divertiva: è stata una scommessa che, fortunatamente, abbiamo vinto. La serie si chiudeva in modo molto misterioso, non si capiva esattamente cosa stesse accadendo, con il film riprendiamo Gloria esattamente da dove l’avevamo lasciata. Il suo è un percorso burrascoso – ma del resto, se non vive situazioni tempestose, Gloria non si sente nemmeno in pace con se stessa. Il film avrà un finale a sorpresa, ma questa volta chiude davvero il cerchio, concludendo la storia della nostra beniamina.

L’abbiamo conosciuta mentre tirava fuori gli artigli contro il giudizio degli altri. Ora la ritroviamo nel momento più basso della sua vita. Come reagirà?

Gloria non è una che si abbatte, figuriamoci nelle difficoltà, anche se ha fatto talmente tante cose che, in un certo senso, si trova a pagare per i propri errori. Senza anticipare troppo, posso dire che il film segna un passaggio importante, quello della riappacificazione con la sua vera identità, con le sue radici. Rispetto al passato, questa storia ha una cifra più umana, più intima, mostra un lato di Gloria che prima non avevamo visto.

Che cosa scopre delle sue fragilità?

In realtà Gloria non è fragile, piuttosto viene messa nella condizione di capire che forse il modo in cui si raccontava e si muoveva prima non era il migliore. Decide allora di diventare autentica, senza rinunciare alle sue caratteristiche – che fanno parte della sua natura di donna e di persona. E nel momento in cui si mostra per quella che è davvero, si accorge di essere amata ancora di più rispetto a quando appariva come una diva distante da tutto e da tutti. Questa nuova consapevolezza le regala un’umanità travolgente.

Quanto c’è di suo in Gloria? Quali caratteristiche personali ha portato nel personaggio?

Quando il personaggio è stato scritto, sono stata coinvolta attivamente e ho collaborato su alcuni temi e situazioni. Gloria ha delle particolarità caratteriali che mi appartengono: la velocità nella battuta, una certa goliardia, la capacità di raccontare anche le cose più pesanti con leggerezza, con un tono da commedia piuttosto che tragicomico. Questa è una cifra che sento molto mia, e ho fatto in modo che appartenesse anche a Gloria Grandi.

DOCUMENTARIO

Posted on

Il mio nome è Riccardo Cocciante

 

Il primo docufilm sulla vita del cantautore andrà in onda il 4 marzo in prime time su Rai 1

 

 

Nel mese del suo ottantesimo compleanno, Riccardo Cocciante torna a stupire il suo pubblico con l’annuncio di un film che racconta tutta la sua vita, dove l’aspetto personale e quello professionale si fondono restituendo il profilo di un artista la cui esistenza è da sempre indissolubilmente legata alla musica. Un anno, il 2026, che segna un grande ritorno per Cocciante: dal 26 febbraio tornerà anche in scena Notre Dame de Paris, l’opera popolare più esportata al mondo, con le musiche firmate dal Maestro, prodotta da Clemente Zard e interamente curata e distribuita da Vivo Concerti. In estate sarà inoltre protagonista di un tour da solista, prodotto anch’esso da Vivo Concerti, che lo vedrà esibirsi in alcune delle più suggestive location open air italiane. Il docufilm “Il mio nome è Riccardo Cocciante”, diretto da Stefano Salvati, farà scoprire allo spettatore le diverse sfumature di questo artista poliedrico, attraverso il suo inedito racconto in prima persona tra ricordi, difficoltà, incertezze e una ricchissima vita artistica. Il film ripercorre la vita di Cocciante dalla nascita fino alla lavorazione dei progetti dell’ultimo anno. Immagini di repertorio e fotografie personali inedite restituiscono il ritratto dell’artista in gioventù e del suo contesto familiare. Per la prima volta le elaborazioni grafiche saranno integrate anche da contenuti generati dall’AI che andranno a impreziosire i repertori giovanili della vita di Cocciante e si uniranno alle molte testimonianze raccolte. Da Laura Pausini a Gianna Nannini, da Elodie a Achille Lauro, da Mogol a Fiorella Mannoia, voci e testimonianze di colleghi e persone che hanno intrecciato i loro percorsi con il Maestro che completano la definizione del ritratto a tutto tondo di un artista di fama internazionale e di un compositore senza tempo. In onda il 4 marzo in prime time su Rai 1.

 

 

EVENTO

Posted on

Ci vediamo da Lucio

 

La musica che unisce generazioni nel segno di Dalla. In onda il 3 marzo in seconda serata su Rai 2, il programma condotto da Elenoire Casalegno racconta la quarta edizione della rassegna dedicata al cantautore bolognese. Tra premi, nuovi talenti e grandi interpreti, il progetto celebra l’eredità artistica del musicista e il valore di una musica che continua a innovare restando autentica

 

 

Che cosa rappresenta oggi questo progetto nel panorama musicale italiano?

Prima ancora del progetto bisogna pensare a che cosa rappresenta Lucio Dalla per la musica italiana. Io ne sento molto la mancanza e non credo di essere la sola. Parliamo di un artista che ha cambiato le regole della musica, della scrittura, dell’arrangiamento. Era un musicista capace di passare dal pop al jazz, dall’elettronica all’opera, muovendosi con naturalezza tra stili diversi. Sicuramente ha lasciato un segno profondo.

Questa edizione si svolge all’interno della casa di Lucio Dalla, un luogo simbolico e molto evocativo. Che atmosfera si respira registrando proprio lì?

Io in quella casa c’ero stata quando avevo vent’anni e mi colpì fortissimo, perché è un luogo pregno d’arte, che ti avvolge, ti abbraccia, ti circonda. Tornarci dopo quasi trent’anni mi ha dato una sensazione particolare: non sembra la casa museo di un artista scomparso. Quella casa è viva, è come se lui non se ne fosse mai andato. È una sensazione difficile da descrivere, ma non c’è tristezza, anzi: è come se la sua presenza fosse ancora lì.

 

La rassegna è dedicata alle forme innovative di musica e creatività. A suo avviso, che cosa significa oggi innovare davvero nella musica?

Significa non cercare di piacere a tutti a ogni costo, non inseguire le mode o usare scorciatoie per strizzare l’occhio al pubblico. Innovare vuol dire essere se stessi, non scendere a compromessi.

Il programma mette a confronto artisti affermati e nuovi talenti. Quanto è importante creare questo ponte tra generazioni diverse?

È un ponte necessario, non solo nella musica ma in qualsiasi settore. Mia nonna diceva sempre: “Se i giovani sapessero e i vecchi potessero”. È un insegnamento prezioso, perché ciascuno può dare molto all’altro. Le nuove generazioni non devono essere messe a confronto, ma tenute per mano. L’esperienza e l’insegnamento da una parte, l’energia e lo sguardo nuovo dall’altra: non deve esserci contrapposizione, ma unione.

Che immagine della musica italiana emerge da questa edizione?

Un’immagine molto aperta. Lucio era un artista che parlava con tutti, che attraversava i generi, dal jazz in poi. Quando la comunicazione è autentica, questo dialogo è possibile.

Il racconto televisivo oggi è spesso molto veloce, mentre questo progetto sembra voler dare spazio anche all’ascolto e alla narrazione. Pensa che il pubblico senta il bisogno di questo tipo di racconto?

Chi ama la musica sente questo bisogno. Non si può amare la musica italiana senza conoscere Lucio Dalla, senza entrare nella sua dimensione, nella sua vita, nella sua arte. Vale per chi la musica la fa, ma anche per chi la ascolta. E poi Lucio è ancora attualissimo: la buona musica non ha tempo, non ha età. Rimane un capolavoro, un’eredità che resta per sempre.

Dalla musica alla sua conduzione: con una lunga esperienza alle spalle, c’è stata una sfida particolarmente stimolante nel guidare un programma come questo?

È stato molto emozionante, soprattutto tornare in quella casa, rivivere certe sensazioni e scoprirne di nuove, anche attraverso gli aneddoti e le reazioni degli artisti ospiti. Ho visto, per esempio, Malika molto emozionata e felice di partecipare a questo omaggio. È riuscita a emozionare tutti, a strapparci una lacrima. È un’artista che, come Lucio, ama spaziare tra molti stili e riesce a toccarti nel profondo. La tecnica conta, certo, ma non basta. Un artista deve emozionare. La storia della musica è piena di interpreti che magari non avevano una vocalità straordinaria, ma arrivavano dritti dentro. Quando succede, capisci che lì c’è qualcosa di vero.

 

 

 

 

Rosso Volante

Posted on

Sport, amore, amicizia, coraggio

 

Eugenio Monti, per tutti il “Rosso Volante”, come lo soprannominò Gianni Brera. “Rosso” per il colore dei capelli e “Volante” perché il volo, la velocità era la sua stessa vita. È tuttora uno degli atleti più titolati al mondo, e la sua storia diventa un film diretto da Alessandro Angelini, in onda lunedì 23 febbraio su Rai 1. A vestire i panni del campione Giorgio Pasotti, mentre Linda Lee, moglie di Monti, è interpretata da Denise Tantucci

 

 

Eugenio Monti, per tutti il “Rosso Volante”, come lo soprannominò Gianni Brera. “Rosso” per il colore dei capelli e “Volante” perché il volo, la velocità era la sua stessa vita. È tuttora uno degli atleti più titolati al mondo. Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, presenta così l’opera: “Ringrazio chi ha permesso a questa storia di arrivare al pubblico, una vicenda particolare, sembrerebbe di nicchia, perché nasce da uno sport meno seguito, ma che in realtà parla a un pubblico molto più vasto. Un grazie particolare a Giorgio Pasotti, che mi ha fatto scoprire Eugenio Monti e ci ha permesso di portare la sua vita sul piccolo schermo, veicolando valori importanti come solo sa fare servizio pubblico. Ringrazio il Presidente Mollicone per aver ricordato l’importanza della narrativa popolare, che noi portiamo avanti con la televisione e con RaiPlay, raccontando spesso grandi personaggi, eroi e antieroi che hanno fatto la storia d’Italia. Quella di Monti è una storia di grande valore civile, che nasce dal suo genio e da quella lealtà sportiva che forse si è un po’ smarrita negli anni, ma che resta il sale di ogni competizione. Lo sport, in fondo, è empatia: capacità di stare con gli altri, apertura verso il prossimo e impegno totale di corpo, mente e cuore. Il mio ringraziamento va alla squadra: a Silvio Napolitano per la scrittura, ad Alessandro Angelini che, da grande regista, ha interpretato magnificamente il racconto, e al cast, con Giorgio che veste i panni del Rosso Volante. La citazione di Brera è emblematica: una penna straordinaria e intuitiva che, con un solo soprannome, ha saputo tratteggiare non solo un personaggio, ma un intero percorso di vita.”

 

Giorgio Pasotti

Come ha scoperto questa storia?

È avvenuto tutto per caso, ero ospite a un evento del CONI e, a un certo punto, è stato proiettato un breve filmato d’epoca sulle imprese dei grandi campioni del passato. Tra questi c’era il celebre episodio di Innsbruck 1964, dove Monti smontò un bullone dal proprio bob per darlo ai rivali britannici Nash e Dixon. Ne sono rimasto letteralmente folgorato, mi sono chiesto come fosse possibile che una storia di tale potenza etica fosse quasi dimenticata dal grande pubblico cinematografico. Da quel momento è iniziata una ricerca matta e disperatissima, ho iniziato a scavare negli archivi, a leggere biografie, cercare testimonianze dirette a Cortina d’Ampezzo, dove Monti era una vera leggenda. Mi sono ovviamente rivolto a  Rai Fiction, perché non volevo solo interpretarlo, ma desideravo che questo  progetto avesse il respiro di un’epopea sportiva che parlasse di lealtà prima ancora che di vittorie.

Chi era Eugenio Monti, oltre lo sport?

Non volevo fare un santino, ma raccontare un uomo spigoloso, un montanaro vero che però aveva una nobiltà d’animo fuori dal comune e un legame indissolubile con le sue Dolomiti.

La velocità era il suo mondo, ma nella vita Eugenio è mai riuscito a rallentare?

Ha rallentato solo quando ha conosciuto sua moglie, Linda Lee, nel ’69. Da quel momento ha diminuito la sua velocità, come spesso accade ai campioni che, quando incontrano un sentimento profondo, iniziano a percepire i rischi in modo diverso. Inconsciamente, non vogliono portare il peso emotivo degli affetti nella competizione, perché può diventare pericoloso. Con l’amore, Monti ha rallentato fisiologicamente fino al ritiro dall’agonismo, ma non ha mai abbandonato lo sport.

In che senso?

Nel senso che non bisognerebbe mai abbandonare l’attività fisica. Lo sport aiuta a vivere meglio, a scoprire i propri limiti e ad alzare l’asticella. Fare piccoli progressi quotidiani aiuta ad avere una mente focalizzata e libera dalle tensioni e dalle preoccupazioni della vita. Lo sport è, prima di tutto, salute.

Se avesse avuto la possibilità di incontrare il vero “Rosso Volante”, cosa gli avrebbe detto?

Forse non gli chiederei nulla. Mi basterebbe stargli accanto e respirare la sua grandezza.

 

Denise Tantucci

Chi è Linda Lee?

È una donna che non sta solo ‘accanto’ a un campione, ma che ne comprende la solitudine. In quegli anni lo sport era eroico e brutale; il mio compito era portare l’umanità dietro il casco e la velocità. È stata una figura fondamentale per Eugenio. Il film racconta i suoi ultimi anni: quelli paradossalmente più gloriosi, segnati dalla medaglia d’oro per il fair play, ma anche dalla consapevolezza della malattia e dell’età che avanza — un fattore determinante nello sport. Linda arriva e usa l’unica arma a sua disposizione: la sincerità. Quella del medico, che non può tacere sullo stato di salute, ma anche quella dell’essere umano che ne incontra un altro e sente di volerlo amare e proteggere. Nel film traspare la paura, ma anche la forza di restargli accanto; Linda impara a “essere pietra” per sostenerlo, anche quando avrebbe voluto solo essere sabbia e lasciarsi andare.

Com’è stato lavorare con Giorgio Pasotti?

Lavorare con Giorgio è stato naturale. Lui ha portato l’ossessione sportiva di Monti, io ho cercato di portargli la terra ferma. C’è una scena in particolare, girata al tramonto tra le cime, in cui abbiamo sentito davvero lo spirito di quegli anni.

Oltre lo sport, la storia di un campione, cosa deve rimanere?

Oggi siamo abituati a tutto e subito. Questa storia parla di attese, di bulloni svitati, di gesti che valgono più di una medaglia d’oro. Spero che i ragazzi della mia età capiscano che il successo non è nulla senza l’eleganza d’animo.”

 

La storia

  1. Eugenio Monti, campione di bob, ha 36 anni, ha vinto quasi tutto, ma gli manca l’oro olimpico ed è deciso a conquistarlo ai Giochi Olimpici invernali di Innsbruck. Monti realizza un tempo eccezionale, ma durante la gara si accorge che il rivale Tony Nash ha perso un bullone. Senza pensarci un attimo, gli dà il suo. Un gesto di grande lealtà sportiva che permette agli inglesi di vincere l’oro, mentre l’Italia deve accontentarsi del bronzo. Per il suo eccezionale esempio di fair play, il Comitato Olimpico Internazionale premia Monti con il trofeo Pierre De Coubertin, considerato la più alta onorificenza per un atleta. L’episodio del bullone è il punto di partenza di un racconto che ripercorre i quattro anni che portano Eugenio Monti (“Rosso Volante”, come lo soprannominerà il giornalista Gianni Brera per la sua audacia e il colore dei suoi capelli) a vincere l’agognata medaglia d’oro alle Olimpiadi di Grenoble nel 1968. Quattro anni di tenacia, cadute e speranze di un campione di grande talento che ha sempre sfidato la vita. Una storia di sport, amore, amicizia, coraggio.

Maurizio Pagnussat

Posted on

Traduco in immagini il battito delle canzoni

 

L’emozione che resta sempre nuova, il lavoro condiviso con gli artisti, le nuove soluzioni tecniche e la ricerca di un equilibrio tra tecnologia e sensibilità musicale. Il regista di Sanremo racconta come nasce la regia delle serate, il clima di lavoro con Carlo Conti e la lunga preparazione che rende possibile la diretta

 

 

 

Diversi Sanremo alle spalle, l’emozione è sempre forte e nuova?

Sempre forte. È un avvenimento che ti prende e che, per un lungo periodo, finisce per coinvolgere completamente la tua esistenza.

Come racconterà, per immagini, il Festival?

Quest’anno abbiamo puntato molto su una collaborazione stretta con gli artisti. Abbiamo proposto delle “mood board” insieme al reparto grafico della Rai e ai miei collaboratori. Il racconto sarà molto ritmato, con numerosi cambi di inquadratura, perché è un Festival giovane, con molti cantanti che si esibiscono per la prima volta sul palco dell’Ariston, e abbiamo cercato di costruire un’immagine coerente.

Tra tecnologia e cuore, qual è il punto di equilibrio?

Il cuore, il ritmo, il battito cardiaco, quello che la canzone esprime. Sto cercando di dare continuità a ciò che sento con le immagini, di tradurre in immagini quello che mi ispira la canzone.

Tecnicamente quali saranno le novità?

Ci sono novità abbastanza importanti: più camere volanti, diversi angoli di ripresa e non solo l’inquadratura centrale, ma anche molti tagli laterali. La scenografia può diventare multicolore, cambiare aspetti e trasformarsi. Ci saranno anche più grafica e diversi elementi che ho voluto introdurre rispetto allo scorso anno.

Cosa significa avere un conduttore come Carlo Conti?

È una garanzia, una presenza che tranquillizza, perché sappiamo che lo troviamo sempre nel posto giusto. Allo stesso tempo ci dà carica e ci sprona al divertimento. Non è un personaggio che soffoca, lascia molta libertà e con lui c’è grande sintonia: un clima ideale per esprimere al meglio il proprio lavoro.

Come si prepara alle lunghe dirette del Festival?

In realtà la diretta è forse l’elemento meno importante, o meglio, quando si va in diretta è già tutto pronto. La fase di preparazione è quella che mi coinvolge e mi impegna di più. Abbiamo una squadra di altissimo livello, quindi la diretta non ci spaventa. Potremmo andare avanti anche ventiquattr’ore… anche se speriamo di restare nei tempi e ottenere un buon risultato.

C’è un gesto scaramantico che fa prima del live?

Preferirei non dirlo. Sono un po’ scaramantico, ma con molte ore di diretta ci ho fatto il callo. Comunque qualcosa facciamo… diciamo che un augurio beneaugurante non manca mai.

Nicola Savino

Posted on

Un Dopofestival libero, imprevedibile e allegramente disordinato

 

Entusiasmo, responsabilità e voglia di sorprendere: per il presentatore, è come una convocazione in Nazionale. In questa nuova edizione punta su leggerezza, improvvisazione e una squadra affiatata per raccontare il Festival in modo spontaneo, mantenendo ritmo, attenzione e uno spazio di confronto aperto, mai prevedibile

 

 

 

Che effetto le fa tornare al “Dopofestival” e cosa ha in mente per questa nuova edizione?

Tornare al “Dopofestival” è qualcosa di bellissimo. Il Festival di Sanremo è un po’ come la convocazione in Nazionale per un calciatore, sono i nostri mondiali. Quest’anno vorrei fare, sulla scorta delle esperienze precedenti, qualcosa di abbastanza spericolato: preparare il meno possibile. Il “Dopofestival” è un dopo-partita, quindi bisogna registrare quello che accade e non costruire troppo prima. L’importante è preparare un buon cast, una buona compagnia di giro, guardare con attenzione la serata del Festival e invitare più amici possibile tra i cantanti. Mi piacerebbe che fosse qualcosa di allegramente disordinato, con un’atmosfera rilassata ma piena di allegria, un po’ come i “Dopofestival” degli anni Ottanta che ricordo da spettatore.

È un dopo-partita, ma qual è la sfida più grande nel gestire un programma così libero e imprevedibile notte dopo notte?

La sfida è mantenere l’attenzione. Come in una conversazione vera, serve avere il cervello sempre acceso. Bisogna tenere vivo il ritmo e far capire al pubblico che si tratta di qualcosa che sta accadendo in quel momento, quindi imperdibile. Se c’è un aggettivo da temere, è “prevedibile”: non dobbiamo esserlo.

Che dinamica di squadra immagina e che ritmo vuole dare al programma?

La squadra è fondamentale. Con me ci saranno Aurora Leone dei The Jackal, che considero un talento straordinario, molto preparata sulla musica e con un linguaggio comico che apprezzo molto, e Federico Basso, stand-up comedian e vincitore dell’ultima edizione di LOL, capace di improvvisare con grande intelligenza e misura. Ci sarà poi la musica del maestro Enrico Cremonesi. Questo è il punto di partenza, ma il “Dopofestival” sarà uno spazio molto aperto: ai giornalisti, agli artisti, ai comici, agli esperti del Festival e a chiunque sia a Sanremo e abbia qualcosa da raccontare. I punti fermi sono la squadra di base, tutto il resto deve restare aperto e vivo.

Quando gli artisti arrivano subito dopo l’esibizione, cosa emerge che il pubblico non ha visto?

Dipende molto dall’orario in cui hanno cantato. Se si sono esibiti presto, spesso arrivano con l’adrenalina già scesa; se invece hanno cantato tardi, l’adrenalina è ancora molto alta. In entrambi i casi colpisce la tenuta psicologica dei cantanti, soprattutto di quelli un po’ più esperti. I più giovani, invece, a volte sono spaesati, perché conoscono meno il mondo della televisione e la televisione conosce meno loro. In quei casi diventa importante studiare bene il cast, capire chi sono e metterli a loro agio.

Quanto è importante avere uno spazio in cui il Festival possa essere raccontato e discusso senza filtri?

La missione che mi ha dato Carlo Conti è proprio questa: uno spazio libero, nei limiti dell’educazione. Tutti possono fare domande, anche provocatorie, ma senza scadere nell’insulto. È un principio in cui credo molto, soprattutto quando si parla dei ragazzi più giovani, che vanno sempre rispettati e, se necessario, difesi.

Porta qualcosa delle esperienze televisive precedenti in questa nuova avventura?

Ogni programma, ogni esperienza, anche quelle meno fortunate, ti fa crescere e ti lascia qualcosa. Sicuramente porterò anche l’imitazione di Carlo Conti, che ormai è quasi il mio sistema operativo.

Che rapporto aveva con il Festival quando lo guardava da ragazzo?

Ricordo il Festival visto in famiglia, commentato per settimane, e le classifiche dei dischi invase dalle canzoni di Sanremo. Persino le gite scolastiche di primavera avevano come colonna sonora i brani del Festival. Nella mia memoria, dalla fine degli anni Settanta in poi, con artisti come Anna Oxa e con le edizioni di Pippo Baudo, il Festival è rifiorito.

C’è un momento della storia di Sanremo che per lei rappresenta davvero il Festival?

Penso sempre a Pippo Baudo che, dopo la vittoria tra i giovani, fa notare al pubblico un dettaglio tecnico di Laura Pausini: il modo in cui avvicinava e allontanava il microfono per modulare la voce. Lei era emozionatissima, e quel piccolo particolare, apparentemente insignificante, raccontava la cura, il talento e l’emozione. Ecco, per me anche questo è Sanremo.

Marco Cunsolo

Posted on

Cuore, esperienza e tecnologia. È il nostro Sanremo

Al Festival come alle Olimpiadi l’impegno della Rai è nel segno della qualità e dell’innovazione, per trasformare i grandi eventi, le emozioni dello spettacolo e dello sport, in prodotti televisivi e digitali apprezzati da milioni di persone. Una sfida entusiasmante che il Direttore di Produzione Tv Rai racconta al nostro giornale

Una carriera iniziata nel 1988 al Centro di Produzione Tv della Rai di Roma che lo porta a confrontarsi nel tempo con tutti gli aspetti della produzione televisiva. Marco Cunsolo, dal 2023 a capo della Direzione Produzione Tv, racconta l’altro Festival di Sanremo, quello meno noto agli spettatori, fatto di donne e uomini che dedicano competenza, passione e cura alle fasi di progettazione e realizzazione di uno dei fiori all’occhiello della Rai. Dalle scene alle luci, dalle riprese audio e video alle grafiche. Una grande squadra di professionisti di cui fanno parte tecnici e programmisti, ma anche costruttori, costumisti, truccatori, parrucchieri, operai. Forze Rai che giungono ogni anno a Sanremo dai Centri di Produzione Tv di Roma, Napoli, Torino e Milano. La macchina del Festival ha acceso i motori, per portare sugli schermi le canzoni e i loro interpreti insieme alle emozioni della gara canora più amata.

Martedì 24 febbraio alle 20.40 il segnale che partirà dall’Ariston di Sanremo raggiungerà la messa in onda al centro Rai di Saxa Rubra a Roma e da lì milioni di spettatori, in televisione come in rete. Una magia che nasce dal lavoro di centinaia di professionisti, cosa accadrà in quel preciso momento? 

Alle 20.40 non sarà solo l’accensione di 12 telecamere in ultra HD dell’OB20 di Roma, ma l’avvio simultaneo di una catena tecnica e umana — acquisizione, regia, trasporto su fibra/satellite, master control, encoding e distribuzione — che trasforma ciò che accade sul palco in un programma visibile a milioni di persone in Tv e in rete, grazie al lavoro coordinato di centinaia di professionisti Rai che da mesi lavorano al progetto più importante per l’Azienda, ma anche alla  vetrina tecnologica del più grande broadcaster europeo, la Rai.

Cosa significa, per Direzione Produzione Tv, prepararsi a un evento della portata del Festival? 

Significa mettere in piedi, coordinare e testare una macchina complessa che trasforma uno spettacolo dal vivo in un prodotto televisivo e digitale fruibile da milioni di persone; è un lavoro che coinvolge tecnologia avanzata, scelte editoriali e una catena umana molto ampia. Gli obiettivi da raggiungere sono numerosi, tra cui garantire la qualità editoriale attesa, assicurare quella tecnica con immagini, audio, luci, grafica e sottotitoli che devono essere coerenti e privi di errori, proteggere la continuità di trasmissione con la creazione delle necessarie ridondanze e piani di emergenza, per evitare qualsivoglia tipo di interruzione. Ma significa anche curare, con il massimo della professionalità, gli aspetti audio legati agli artisti in gara, mettendoli al centro con le loro necessità, facendoli sentire “tutelati” e aprendo l’orizzonte alle sonorità che ci si attendono da questo tipo di manifestazioni live e in diretta.

Quando inizia la preparazione di tutto questo?

La fase di preparazione è ampia e comincia appena dopo la conclusione di ogni edizione del Festival. Consiste in una fase di preproduzione, basata su software predittivi, di progettazione tecnica, mappatura delle telecamere, microfoni, regie, collegamenti fibra/satellite e infrastrutture IT (Information Technology) per prepararsi al periodo di allestimento e prove, prima su Roma, poi su Sanremo, e arrivare al montaggio di palco e set a Sanremo, generalmente 45 giorni prima della prove, con l’installazione della scena, delle luci e della parte audio oltre ai cablaggi verso gli OB van (pullman regia) e punti di trasmissione. E concludersi con le rehearsal: prove tecniche, prove con orchestra e artisti, prove di regia e sincronizzazione con i vari software di automazione e playout.

Quali sono i Centri di Produzione Tv della Rai coinvolti nell’operazione Sanremo e quante le persone all’opera?

La Direzione Produzione impiega circa 400 professionisti appartenenti a diverse specializzazioni: aiuto registi e assistenti alla regia, costruttori, tecnici, operatori di ripresa, elettricisti, grafici, ispettori di palco, coordinatori, montatori, aiuto scenografi, arredatori, truccatori, parrucchieri, costumiste, scenografi, operai, oltre al personale dedicato alla security e alla safety. Il gruppo di lavoro proviene in gran parte dal CPTV di Roma, affiancato da mezzi e colleghi dei Centri di Produzione di Napoli e Torino e da personale in arrivo da diverse sedi regionali. Quest’anno il Centro di Milano, intensamente impegnato nelle produzioni legate alle Olimpiadi, non ha potuto garantire la consueta presenza numerica, pur offrendo un contributo qualitativo grazie ad alcune figure chiave. Da sottolineare anche la partecipazione di alcuni giovanissimi apprendisti, per i quali è stata prevista un’esperienza diretta nella produzione del Festival. In un momento di forte ricambio generazionale, il passaggio di competenze dai profili più esperti si intreccia con l’energia e la visione innovativa delle nuove risorse.

Quattrocento professionisti al lavoro che “suonano” come una grande orchestra…

Corretto, infatti durante le fasi organizzative, ma anche durante la settimana delle dirette, per garantire il necessario “sincronismo” e una comunicazione in tempo reale con tutti i settori è stata sviluppata, in collaborazione con la Direzione ICT (Information and Communication Technology) della Rai, una app dedicata a tutti gli operatori presenti a Sanremo, per raccogliere in un unico spazio tutte le informazioni tecniche e logistiche utili all’evento. Il suggello di un grande lavoro di squadra.

Quanta innovazione c’è dietro le quinte del Festival?  

Moltissima e costante, anche se “trasparente” per l’utenza. Lo scorso anno, durante il Festival, la Rai aveva sperimentato tecnologie audio all’avanguardia come l’Audio Immersivo in Dolby Atmos. In questa edizione la sperimentazione diventa realtà: il Festival viene infatti prodotto con un suono multicanale e completamente immersivo. Il segnale audio in Dolby Atmos permette di percepire ogni elemento sonoro con grande precisione, in qualunque punto dello spazio, restituendo un’esperienza d’ascolto tridimensionale e molto vicina alla percezione naturale dell’orecchio umano. Per la prima volta l’audio immersivo Atmos e il video 4K raggiungeranno gli utenti a casa attraverso il canale Rai 4K (210 Tivùsat) e, sempre per la prima volta, anche sul canale 101 del digitale terrestre, sui televisori compatibili e con sistemi audio multicanale o soundbar predisposte. L’ascolto in mobilità sarà invece possibile tramite RaiPlay, utilizzando cuffie collegate a smartphone o tablet. In questo caso l’effetto immersivo è ottenuto grazie all’audio binaurale, una tecnica che ricrea la spazialità del suono in cuffia. Queste innovazioni aprono nuove possibilità creative: i contenuti audio possono ora avere un impatto ancora più forte e coinvolgente, offrendo al pubblico un’esperienza sonora moderna e realistica. Il Festival di Sanremo, quest’anno, suona davvero al passo con i tempi.

Novità anche sul fronte video…

Come nella produzione per RaiPlay di “Sotto Sanremo”, programma in sette puntate che propone interviste, reportage e momenti di backstage raccontati con lo sguardo della Gen Z. Le conduttrici provengono dal mondo social e, oltre ai contenuti girati in esterna, avranno a disposizione uno spazio fisso allestito come un “campo base” per accogliere artisti e ospiti. Il set, collegato direttamente al Teatro Ariston, è dotato di una predisposizione multicamera composta da cinque smartphone e una regia finale basata su sistemi iOS. Le riprese vengono realizzate con telefoni cellulari equipaggiati con luce, microfoni ambientali e radiomicrofoni. L’approccio “smartphone e digital first” valorizza le competenze da influencer e content creator delle conduttrici, avvicinando ulteriormente il linguaggio del programma al pubblico più giovane. Grazie all’ecosistema Blackmagic Design, i dispositivi mobili diventano veri strumenti di produzione professionale, integrando hardware e software sotto la guida tecnica e creativa di personale interno specializzato in questo tipo di realizzazioni. Tutte le camere e la produzione del Festival, invece, saranno in 4k SDR nativo, come nella scorsa edizione.

Insieme al Festival, Produzione Tv realizzerà “PrimaFestival” e “DopoFestival”, il tradizionale appuntamento post festivaliero con “Domenica In”, i programmi del Daytime in trasferta e un’infinità di collegamenti con telegiornali e non solo. Da un punto di vista produttivo come si mette insieme tutto questo? 

L’indotto produttivo creato dal Festival nella cosiddetta “golden week” estende le sue propaggini anche all’esterno del Teatro Ariston. Si parte dal Palco di Piazza Colombo (progetto Tra Palco e Città di Rai Pubblicità) che ospiterà i collegamenti con vari artisti presenti al Festival. Sul palco saranno registrate anche le puntate di “Radio2 Social Club” e la trasmissione “Playlist” di Rai 2. Le riprese saranno effettuate dall’OB van 31 del Centro di Produzione TV di Napoli con sette telecamere. Il Teatro del Casinò ospiterà invece il “DopoFestival”, con riprese del mezzo OB33 del Centro di Produzione TV di Torino. Altre regie mobili in flight case sono state allestite al Teatro Ariston. La prima, che dispone di quattro telecamere, tre collocate di fronte al teatro e una in prossimità della porta carraia dalla quale entrano gli artisti, è destinata ai programmi del Daytime. In questa edizione, con un potenziamento di tre telecamere e tre operatori, realizzerà anche “La Volta Buona” in diretta dal glass studio di piazza Borea D’Olmo e il “Primafestival” dal glass studio di fronte l’Ariston. Le altre sono la regia Tg (tre telecamere) per i collegamenti delle news, la regia dedicata a Rainews 24, una regia PTZ con camere robotizzate e la regia nella Sala Stampa, per la trasmissione delle conferenze dal Roof dell’Ariston e dalla sala Lucio Dalla al Palafiori. All’interno del teatro è allestito anche un centro di controllo, collegato in maniera ridondata sia su Roma Saxa che su Milano Sempione,  per lo smistamento di tutti i segnali in ingresso e in uscita, a servizio del Festival e di tutte le aree produttive

Nei giorni appena trascorsi Produzione Tv è stata protagonista della realizzazione televisiva delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, ci racconta qual è stato l’impegno Rai?

Per le Olimpiadi Rai ha garantito una copertura capillare e integrata tra TV, Radio e piattaforme digitali con la trasmissione simultanea di oltre 200 ore di diretta delle gare, delle cerimonie di apertura e chiusura. Se l’Olympic Broadcasting Services ha prodotto il segnale internazionale, noi abbiamo arricchito con telecronache, studi glass e studio centrale su Sempione, con interviste e realtà aumentata: sei le zone miste TV e altrettante per la radio, la copertura di Casa Italia a Milano, Cortina e Livigno, troupe ENG ultraleggere su tutto il territorio, l’inoltro di tutti i segnali verso il CPTV Milano attraverso l’International Broadcast Centre allestito nell’ex area Fiera di Milano. Tutto questo con l’impiego di 255 persone. Ma non finisce qui, il nostro impegno produttivo proseguirà con entusiasmo con le Paralimpiadi dove gestiremo direttamente anche due venues di gara come Host Broadcaster.

Una realizzazione che ha portato il segnale Rai nelle case di tutto il mondo, cosa ha provato di fronte al raggiungimento di un risultato così importante? 

Il successo di questo progetto tecnico è la prova concreta di ciò che possiamo ottenere quando competenza e spirito di squadra si incontrano. Un risultato che ci rende fieri e ancora più legati alla nostra Azienda. L’impegno tecnico e umano messo in campo anche in questa occasione è stato notevole, il risultato raggiunto, anche in termini di ascolto, è motivo personale di grande orgoglio e rafforza il nostro senso di appartenenza alla Rai.

La produzione è il cuore di ogni broadcaster, in quale direzione sta andando la Rai?

La Direzione Produzione Tv sta vivendo una rinnovata stagione in cui non si limita più a “supportare” i contenuti: li co‑crea, li plasma, li accompagna. L’obiettivo è affermare con forza il suo ruolo di coeditore, diventando parte attiva del racconto che arriva al pubblico. Negli studi, il cambiamento è visibile a occhio nudo. Le scenografie diventano ambienti flessibili, costruiti su ledwall, platee modulari e arredi intelligenti. Non più continui cambi di scena materica, ma spazi che si trasformano con un gesto, grazie a grafica e realtà aumentata. È un nuovo modo di pensare il set: più veloce, più creativo, più sostenibile. Parallelamente, le persone crescono insieme alla tecnologia. Percorsi di formazione, reskill e upskill accompagnano figure come direttori di produzione, direttori della fotografia e videomaker verso competenze nuove, più ibride, più adatte a un mondo che cambia ritmo ogni mese. Sul fronte tecnico, la qualità dell’immagine compie un salto: il 4K HDR e l’HD HDR diventano standard da esplorare, non più sperimentazioni isolate. E mentre la definizione aumenta, anche il modo di produrre si fa più intelligente. Software come Cuepilot automatizzano stacchi camera, grafica e luci, come già accaduto in diversi eventi, aprendo la strada a produzioni più fluide e coreografate.

Qual è l’augurio che, da direttore, fa a tutti i suoi uomini impegnati al Festival?

Vorrei davvero rivolgere a tutte le donne e gli uomini della Rai un augurio sincero e rispettoso di ogni ruolo. Nel contesto del Festival di Sanremo in particolare, sono fiero di celebrare il loro talento, la loro forza e il contributo fondamentale che offrono ogni giorno al mondo della cultura, dello spettacolo, dell’informazione, dello sport e della società.

 

Ivan Gabrielli