Mi godo questa seconda giovinezza

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RUGGIERO DEL VECCHIO

Una vita in sartoria a confezionare abiti eleganti, poi, dismessi ago e filo, l’incontro con il re della Tv, Fiorello, e la ribalta dello spettacolo. A 83 anni, il nonno-cantante di “Viva Rai 2!” è personaggio amato e apprezzato dal pubblico

La Tv con Fiore l’ha resa molto popolare, Ruggiero, è felice?

Felicissimo, Rosario mi ha dato una seconda giovinezza, con lui sto benissimo.

Come sono cambiate le sue giornate da quando ha incontrato la Tv?

Alla mattina non vedo l’ora di uscire di casa (sorride). Mi sveglio e alle 5, massimo alle 5.30, sono pronto per uscire di casa ed essere puntuale al Foro Italico. Sempre con l’entusiasmo di un ragazzino.

E la sera?

Alle 9 sono a letto per ricaricare le batterie.

In famiglia come vivono la popolarità di nonno Ruggiero?

I miei nipoti sono entusiasti. Mi mandano i messaggi, si complimentano con me. Avere l’apprezzamento di figli e nipoti fa molto piacere. Mi vogliono bene.

Come e quando nasce la sua passione per la musica?

Ho fatto il sarto sin da ragazzo e in sartoria, dove trascorrevo tutta la giornata, si è sempre ascoltata tanta musica. Si cantavano le canzoni del Festival di Sanremo, che ascoltavamo prima alla radio poi in televisione, sentivamo Carla Boni, Gino Latilla, Achille Togliani, il Duo Fasano. Da allora ho sempre cantato con grande passione…

Imparando i testi a memoria?

Certamente. La sera, a letto, imparavo i brani che mi piacevano di più: “Vecchio frack”, “Il torrente”, “Buongiorno tristezza”, “Incantatella”…

… una canzone del cuore ce l’ha?

“Giamaica”, che negli anni Cinquanta è stata interpretata da numerosi artisti, ma anche “Granada” di Claudio Villa.

Che cosa le piace, e cosa le piace di meno, della musica di oggi?

Alcuni brani di oggi, che mi fanno ascoltare i miei nipoti, sono bellissimi. Certo, quelli dei miei tempi erano più melodici, la musica moderna ha ritmi molto diversi.

Tra i grandi ospiti di “Viva Rai 2!” ce n’è stato uno che ha incontrato con più piacere?

Tutti! Anche se Gianni Morandi ha qualcosa in più, devo dire che mi ha colpito all’istante, è un amico, un ragazzo semplice, uno come noi. È stato bello incontrarlo, era come se ci conoscessimo da una vita.

Cos’è per lei Fiorello?

Fiorello è la sincerità e l’allegria. Con lui si ride, si scherza, si canta. Un amico veramente, gli sono molto grato per questa bella avventura che dura da anni.

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PROFUMO DI BUONO

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Natalia Cattelani è in libreria e negli store digitali con le ricette dei suoi nuovi dolci alla portata di tutti: torte e crostate adatte a ogni occasione, perfette per fare colazione al mattino, per essere servite come dessert a una cena tra amici, o per festeggiare una ricorrenza importante

Torna in libreria con i suoi dolci. Sono ricette alla portata di tutti?

Assolutamente sì, sono proprio i dolci di casa come mi piace definirli. Possono essere replicati senza bisogno di attrezzature particolari e con pochi ingredienti, solo con la voglia di prepararli.

Ha preso spunto dalla tradizione di casa sua?

Soprattutto nei precedenti libri. Poiché questo è il terzo che tratta di dolci, ci ho messo la mia esperienza di golosa. A me piacciono tantissimo i dolci e quando li vedo sono sempre molto incuriosita. Quando guardo qualcosa di nuovo, la faccio mia mettendo gli ingredienti che mi piacciono di più.

Da dove nascono invece le sue creazioni originali?

Cerco di mettere insieme tante esigenze. Guardo la praticità ad esempio. Poi ci sono dolci che a casa si riescono a realizzare con semplicità. Mi piace che chi fa i miei dolci abbia la soddisfazione di una buona riuscita. Quindi le mie ricette vengono da tutto quello che mi circonda. Dalla stagionalità e dai profumi invernali con le spezie. Mentre d’estate guardo tutto quello che è leggero e fresco. Sono continuamente alla ricerca del prossimo dolce da fare.

E’ diventata un punto di riferimento on line per gli appassionati di cucina. Cosa condividete in particolare?

Il fatto di condividere dolci in tv ha creato una community che è anche on line dove sono diventata un punto di riferimento per i dolci di casa. Ma, essendo una mamma con quattro figli che lavora e che deve comunque mettere in tavola ogni giorno qualcosa, cerco anche di condividere quello che faccio durante il giorno per la mia famiglia. Spunti per chi mi segue. Pasti veloci, fatti bene, con ingredienti di stagione e che possano piacere alle famiglie dove ci sono dei ragazzi.

“Prova del cuoco” prima e poi “È sempre mezzogiorno”. La televisione è la sua seconda cucina?

Sì, davvero! Non lo avrei creduto neanch’io. Tutto è nato da una mail dove mi si chiedeva se avessi voglia di partecipare in studio con dei bambini. Io sono nata, televisivamente parlando, con la cucina per ragazzi e bambini. Tutto è iniziato per gioco. I bambini sono cresciuti e siamo passati ad altro.

Nel suo libro, sua sorella racconta che sin da ragazzine, lei trascriveva in bella copia il ricettario delle torte di famiglia. Lo conserva ancora?

Assolutamente sì. Sono una che butta tante cose e non tiene molti ricordi. Ma quello sì. Tra l’altro lo tengo insieme ad un quaderno delle elementari. In un compito in particolare la maestra ci diede un tema libero e io raccontai come avevo cucinato lo gnocco fritto, con ricetta e sequenze. Presi 9.

Rispetto a quelle ricette, però, si lasciava andare anche a piccole variazioni…

Sì, perché mi piaceva personalizzarle. Le provavo e poi la volta successiva le aggiustavo, facendole mie. Raramente mi adeguavo a quello che vedevo. Sono una creativa, ma non tocco le ricette della tradizione. Mi avvantaggio solo sulle tecniche.

Cosa significa per lei, in casa, preparare un dolce per qualcuno?

Per me il dolce, sembra scontato, ma significa pensare a qualcuno e trasmettergli il proprio sostegno. Ho preparato torte ad amiche in difficoltà, trasmettendo loro vicinanza. Ovviamente arrivava la mia torta, ma poi c’ero anch’io per loro. Il dolce ha questa magia di emanare profumi che piacciono anche a chi non gradisce tanto mangiarli. Preparare un dolce per me è come esprimere qualcosa che non so dire a parole. Sono una donna pratica e i dolci parlano per me.

Una ricetta di Natale per i nostri lettori?

Trovo che sia molto delicata e pratica, da preparare anche il giorno prima, la corona con i frutti di bosco con crema alla namelaka. Una crema che si fa da sola, molto semplice. Ho fatto questa corona e l’ho decorata con stelline di biscotti. Una torta di Natale un po’ fuori dalla tradizione di Natale che è a pagina 249 del mio libro.

E una ricetta dolce per l’ultimo dell’anno?

Un dolce pratico, che si prepara prima, dato che arriviamo sempre all’ultimo momento di corsa: la torta semifreddo a vulcano. Fa un figurone incredibile, è gradevole dopo un pasto abbondante, si presenta molto brillante. Si tratta di due torte messe insieme che tagliate in un certo modo creano una cupola. Sembra una ricetta difficile ma non lo è, ed è un dolce che può essere congelato. Lo trovate a pagina 230. Credo sia molto divertente per l’ultimo dell’anno.

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La guerra non è ancora finita… prima ha dà passà a nuttata

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Continua grazie al Servizio Pubblico l’ambizioso progetto di trasposizione cinematografica delle opere di Eduardo. Dopo “Natale in Casa Cupiello”, “Sabato, Domenica e Lunedì” e “Filumena Marturano” il progetto prosegue con “Napoli Milionaria!”, la commedia più “contemporanea” dell’autore napoletano con i suoi riferimenti alle aberrazioni delle guerre e al potere del denaro. Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo in prima serata su Rai 1 lunedì 18 dicembre

È un ambizioso progetto di trasposizione filmica dei capolavori teatrali di Eduardo De Filippo, grande protagonista del teatro italiano ed internazionale, che impegna la Rai nel suo ruolo centrale di Servizio Pubblico dedicato a custodire e rinnovare la memoria culturale del nostro Paese: «Siamo andati a toccare uno degli autori più importanti del Novecento italiano, che ha naturalmente una produzione sterminata. Tutto è nato durante il Covid, abbiamo pensato di fare un regalo di Natale agli italiani: il grande teatro di Eduardo in forma cinematografica» afferma Ivan Carlei, vicedirettore di Rai Fiction. Le commedie di Eduardo fondono in un meccanismo perfetto la comicità con l’inquietudine, il ritmo dell’azione con la riflessione e, sotto un’apparente leggerezza, sono in realtà specchio amaro ed ironico della nostra società. Dopo “Natale in Casa Cupiello”, “Sabato, Domenica e Lunedì” e “Filumena Marturano” il progetto continua con la commedia più “contemporanea” dell’autore napoletano con i suoi riferimenti alle aberrazioni delle guerre e al potere del denaro. Realizzata per la prima volta nel suo ambiente “testuale”, un vicolo nel cuore di Forcella, mette in scena una famiglia che si dissolve e che, solo ai confini del baratro, cerca di ritrovare se stessa. Dentro i suoi spazi angusti senza sole né luce, con la materia porosa delle sue mura e i legni sbreccati dei suoi portoni, si muovono i protagonisti della storia, Gennaro, la moglie Amalia e i loro tre figli, in un dialogo continuo con gli altri abitanti del vicolo. Nessuno di loro è innocente: tutti in cambio della felicità sono pronti a vendersi l’anima. Faust dentro vicolo Scassacocchi. In questo mondo ha lavorato il regista Luca Miniero per raccontare in primo piano una famiglia e sullo sfondo l’umanità lacera e disperata che la circonda, dove la pietas è scomparsa travolta dalla fame. Qui vivono gli Jovine alla ricerca commovente della loro identità, aggrappati alla speranza che “Ha dà passà a nuttata”. La collection continua il 2 gennaio su Rai 1 con “Non ti pago” diretto da Edoardo De Angelis e interpretato da Sergio Castellitto.

Napoli Milionaria!

La storia…

È il racconto, attualissimo, della potenza del denaro e della sua capacità di corrompere le anime. Lo vivono sulla propria pelle Gennaro e Amalia Jovine e i loro tre figli. Il primo, ex tranviere, è costretto a fare il finto morto per coprire i traffici della moglie che si arrangia con la borsa nera in combutta con Errico Settebellizze. Cercano di sopravvivere alla miseria in cui è piombata la città nel suo ultimo anno di guerra. E poi arriva la pace, l’abbondanza delle merci americane, la fame dei napoletani e i soldi, tanti soldi. Gennaro, catturato dai tedeschi in ritirata, è ormai scomparso dalla vita della donna che rimane abbagliata da tutta quella ricchezza a portata di mano. Quando inaspettatamente ritorna, la sua famiglia si è dissolta e “perduta”. Amalia è una donna ricca in società con Settebellizze, innamorato di lei, e tratta con crudeltà spietata quelli che si rivolgono a lei per acquistare beni di prima necessità. Amedeo, il figlio più grande è diventato un ladro di pneumatici, Maria Rosaria la figlia maggiore è incinta di un soldato americano che l’ha poi abbandonata. Sarà l’improvvisa malattia di Rituccia, la figlia più piccola, a costringere tutti a fare i conti con quello che sono diventati. Gennaro inizierà a ricostruire l’identità onesta della sua famiglia facendo aprire gli occhi ad Amalia per guardare l’inferno in cui è precipitata. Sarà un percorso lungo e incerto perché, come ha ripetuto inascoltato dal giorno del suo ritorno Gennaro, la guerra non è ancora finita. Prima “ha dà passà a nuttata”.

I PERSONAGGI

Gennaro Jovine (Massimiliano Gallo): un tranviere senza più tram e famiglia

Amalia Jovine (Vanessa Scalera): una moglie disposta a qualsiasi cosa per i suoi figli

Errico Settebellizze (Michele Venitucci): un borsaro innamorato di Amalia

Amedeo (Vincenzo Nemolato): un figlio pulito sporcato dalla guerra

Maria Rosaria (Carolina Rapillo): una figlia abbandonata a se stessa

Rituccia (Andrea Solimena): una figlia più piccola che si troverà di fronte alla morte

Brigadiere Ciappa (Jacopo Cullin): un poliziotto che apprezza le recite

Ragioniere Spasiano (Tony Laudadio): un uomo ridotto alla miseria dalla borsa nera

Peppe o’ cricco (Gennaro Di Biase): un’anima nera per Amedeo

‘O miezo prèvete (Marcello Romolo): un confidente e amico di Gennaro

Donna Peppenella (Maria Bolignano): una popolana che ammira Amalia

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La seconda chance

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Un film che affronta la tematica genitori-figli con leggerezza, trattando in modo sincero le dinamiche che si creano all’interno di un nucleo famigliare. Un racconto perfetto per le feste, in prima visione assoluta su Rai 1 venerdì 29 dicembre alle 21.25

«Per la prima volta con questo film ho scelto di raccontare la famiglia. La storia affronta la tematica genitori-figli con leggerezza, trattando in modo sincero le

dinamiche che si creano all’interno di un nucleo famigliare. Il film vuole divertire ma senza tradire l’autenticità dei personaggi, le loro inquietudini, le distanze che spesso si creano tra i genitori e i figli. È così che il racconto ci porta a riflettere su quanto noi genitori non conosciamo le vite dei nostri figli» racconta Umberto Carteni, regista di “La seconda chance” con Max Giusti e Gabriella Pession. Il film, in onda venerdì 29 dicembre in prima serata Rai 1, è «un film di buoni sentimenti, che il pubblico della Rai meritava di vedere adesso, senza aspettare anni prima di poterlo vedere in tv» ricorda Adriano De Maio, Direttore Cinema e Serie Tv, a cui segue il commento di Paolo Del Brocco, AD di Rai Cinema: «si tratta di un prodotto cinematografico nuovissimo e inedito che mi ha colpito perché, in chiave leggera, parla di un tema sociale attuale, cioè il complicato rapporto genitori/figli» in cui tutti si possono ritrovare. Che succede veramente in una famiglia, a un certo punto? Figli che crescono e da adolescenti cominciano a parlare sempre meno con i padri e le madri, la routine che prevale sulla comunicazione e dinamiche che a un certo punto vanno i tilt. E allora il vero convitato di pietra a ogni cena abita nella testa di ognuno: e se fosse colpa mia? Se avessi o non avessi fatto così? È davvero troppo tardi? E se ci fosse ancora una possibilità? È proprio in quei pensieri fastidiosi e assillanti la sola possibilità di ritrasformarsi in famiglia…

La trama

Max e Anna Mancini sono sposati da venticinque anni ed hanno due figli adolescenti. I due ragazzi, sebbene siano gemelli, sono caratterialmente agli antipodi: Tina è ribelle e poco studiosa; Nico è pacato, solitario ed ha il chiodo fisso dei videogiochi. Tra genitori e figli è in atto una guerra costante, che raggiunge l’apice il giorno del diciottesimo compleanno dei gemelli, quando la festa a casa, che era stata loro concessa, degenera. Max e Anna si rendono conto di non sapere nulla di quei due adolescenti, si chiedono dove abbiano sbagliato e ripensano con nostalgia ai tempi in cui Tina e Nico erano adorabili scriccioli da proteggere. Ma ricordano davvero com’è andata? Al termine di quella serata disastrosa, si presenta una seconda chance per Anna e Max, per vedere chiaro nel rapporto con i loro figli e tentare, dove possibile, di non ripetere gli stessi errori.

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La Biblioteca dei sentimenti

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Con i libri per parlare della vita

Novità della Direzione Intrattenimento Day Time del Servizio Pubblico che aspira a raccontare le emozioni dal punto di vista di ragazzi, giovani tra i diciotto e i venticinque anni, che si mettono in discussione e si raccontano grazie alla lettura. Da lunedì 18 dicembre, dal lunedì al venerdì, alle 15.20 su Rai 3

Quindici puntate, quindici sentimenti: dalla felicità alla nostalgia, dalla rabbia alla paura. È “La Biblioteca dei sentimenti” condotto da Maurizio De Giovanni, scrittore e drammaturgo, e Greta Mauro che raccontano i grandi sentimenti dell’umanità attraverso i libri, insieme a nove Millennial: ragazze e ragazzi tra i diciotto e i venticinque anni che arricchiscono la discussione in studio con il loro punto di vista. Nel dibattito, aperto da un monologo di De Giovanni che introduce il sentimento di puntata, i ragazzi analizzeranno tre testi (un grande classico, un romanzo contemporaneo e un libro di saggistica) in compagnia di tre personalità del mondo della cultura e della letteratura. Il programma è una sorta di “manuale per la contemporaneità”, “un farmaco per la coscienza” che prova a fornire nuove suggestioni per comprendere meglio il nostro presente e interpretare il futuro. E lo fa attraverso i libri, il pretesto per parlare della vita, per aiutare il pubblico a scoprire come, attraverso la letteratura, sia possibile comprendere meglio il nostro vissuto, mettere a fuoco emozioni e stati d’animo.

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Stanotte a Parigi

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A Natale nella Ville Lumière con Alberto Angela. Su Rai 1 la serata evento prodotta da Rai Cultura. Lunedì 25 dicembre alle 21.25

Il viaggio nella storia, nell’arte e nella musica di Parigi. Dopo il grande successo delle passate edizioni, dedicate alle città d’arte italiane, quest’anno rivivremo le atmosfere intime e raccolte di “Stanotte a…” in una Parigi grandiosa e allo stesso tempo insolita. Alberto Angela, a bordo della mitica deux chevaux, ci porterà nei luoghi più celebri della Ville Lumière e in quelli più difficili da scovare. La puntata prende il via da piazza del Trocadero, quando già la Tour Eiffel risplende sulla città. Qui l’incontro con Giancarlo Giannini, presenza fissa di “Stanotte a…”, questa volta nei panni di un commissario Maigret che pare conoscere tutti i segreti della Parigi del suo creatore, George Simenon. Il viaggio prosegue attraverso le stradine tortuose di Montmartre, Place Vendôme, e i grandi viali voluti dal barone Haussmann, fino ad arrivare all’Opéra Garnier, dove rivivremo il memorabile esordio a Parigi di Maria Callas su questo importante palcoscenico. Scopriremo poi gli incantevoli colori delle vetrate della Sainte- Chapelle, capolavoro dell’architettura gotica francese.  Nella notte si accenderanno anche le luci della reggia di Versailles, dalle magnifiche fontane alla Sala degli specchi. E un’altra luce, quella che Claude Monet inseguiva mentre dipingeva le ninfee, ci guiderà al museo Marmottan. Parigi è anche la città dell’amore, dal Museo Rodin Alberto Angela vi racconterà “Il bacio”, uno dei più famosi della storia dell’arte, e dal museo di Cluny, l’affascinante storia di una dama e di un unicorno impressa su un ciclo di arazzi.  La magia di “Stanotte a…” prosegue tra le strade del Marais, dove scopriremo in una boulangerie i segreti della baguette perfetta e dei dolci natalizi fino ad arrivare al mulino più famoso al mondo: il Moulin Rouge. I fari della deux chevaux illumineranno luoghi celebri come la Piramide del Louvre, l’Arco di Trionfo, il Centre Pompidou, il Museo Nazionale di Storia naturale e la Cattedrale di Notre-Dame, ancora ferita dall’incendio del 2019. Durante il viaggio nella notte parigina il racconto di Alberto Angela s’intreccia con quello di grandi ospiti. Il cantante di origini libanesi, Mika, ci racconterà della sua infanzia trascorsa a Parigi. Gianluigi Donnarumma, portiere della Nazionale italiana e del Paris Saint- Germain, ripercorrerà i primi passi della sua carriera e l’approdo in una città che ha amato fin da subito. La cantante e attrice Lola Ponce ci farà rivivere le atmosfere del musical di Riccardo Cocciante, “Notre-Dame de Paris”, tratto dal romanzo omonimo di Victor Hugo. “Stanotte a Parigi” è una produzione realizzata dalla Rai, diretta da Gabriele Cipollitti, con la fotografia di Vincenzo Calò. È scritta con Fabio Buttarelli, Ilaria Degano, Vito Lamberti, Aldo Piro, Emilio Quinto.

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Ferrari

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AL CINEMA

Sta per arrivare sul grande schermo il nuovo attesissimo film del quattro volte candidato all’Oscar® Michael Mann, con il candidato all’Oscar® Adam Driver nel ruolo di Enzo Ferrari e il Premio Oscar® Penélope Cruz in quello della moglie Laura

“Ferrari” è un’esperienza cinematografica epica, spettacolare e appassionante, ambientata nell’affascinante quanto rischioso mondo delle corse automobilistiche degli anni Cinquanta: la storia di una leggenda che ha costruito un mito inossidabile diventando un’icona mondiale. Siamo a Modena, è il 1957. Enzo Ferrari, ex pilota e costruttore delle auto più famose al mondo, sta vivendo una crisi personale e professionale. L’azienda che dieci anni prima aveva creato dal nulla è in grave difficoltà e anche il matrimonio con la moglie Laura sta diventando sempre più tempestoso dopo la morte del loro unico figlio Dino e la scoperta dell’esistenza di Piero, il figlio che Ferrari aveva avuto da una relazione extraconiugale. In cerca di riscatto, il “Drake” decide di puntare tutto su una gara di velocità che si disputa in Italia: la leggendaria Mille Miglia. Dietro la macchina da presa il quattro volte candidato all’Oscar® Michael Mann, con il candidato all’Oscar® Adam Driver nel ruolo di Enzo Ferrari e il Premio Oscar® Penélope Cruz in quello della moglie Laura. Nel cast, inoltre, Shailene Woodley interpreta Lina Lardi, Patrick Dempsey e Jack O’Connell indossano le tute dei piloti Piero Taruffi e Peter Collins, Sarah Gadon è Linda Christian e Gabriel Leone il carismatico Fon De Portago. Scritto da Troy Kennedy Martin (The Italian Job) e dallo stesso Mann, il film è basato sul romanzo di Brock Yates “Enzo Ferrari: The Man and The Machine” ed è stato girato in Italia. Prodotto da STX Entertainment, “Ferrari” è un’esclusiva per l’Italia Leone Film Group in collaborazione con Rai Cinema e uscirà al cinema con 01 Distribution.

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Sogno, ma con i piedi per terra

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DOMENICO CUOMO

Apprezzato in “Mare fuori”, ha confermato il proprio talento nella serie di Rai 1 “Un Professore”, nella quale veste i panni di Mimmo, ex studente di Dante finito in carcere minorile e ora in semilibertà. «Gli sceneggiatori hanno deciso di fare crescere il mio personaggio, di questo sono grato e onorato» dice l’attore diciannovenne, la cui popolarità è in crescita esponenziale: «La famiglia e gli amici, che mi trattano sempre allo stesso modo, ricordandomi di restare quello che sono»

Com’è stato l’incontro con il suo personaggio?

Un bellissimo incontro. Ho iniziato questo viaggio con Alessandro D’Alatri, che oltre a essere stato un grande artista, un grande regista, è stato per me un punto di riferimento: mi ha dato tanto, mi ha insegnato come comportarmi verso lo studio, verso il set. Mi aveva anche parlato delle potenzialità di Mimmo, che sarebbe potuto crescere nelle nuove stagioni della serie. Ed è andata così, gli sceneggiatori hanno deciso di fare crescere il mio personaggio, di questo sono grato e onorato.

Come ha vissuto, sulla sua pelle, la trasformazione di Mimmo?

All’inizio della stagione ha ottenuto la semilibertà, trascorre le sue giornate fuori dal carcere, lavora come aiuto bibliotecario nell’istituto in cui insegna Dante. Ho trovato un Mimmo pronto a rapportarsi con i propri coetanei, con i professori, con una grande città come Roma. È arrivato quasi ad accarezzare una vita normale, la cosa più bella che possa provare un ragazzo di quell’età.

Portare in scena giovani che cercano riscatto, in Mare Fuori come in “Un professore”, che responsabilità è per un attore?

Credo che sia una responsabilità stupenda. Diventi una bandiera, un manifesto, rappresenti in quel momento quella fetta di ragazzi che cerca di voltare pagina.

Il mio obiettivo è portare in scena Mimmo nella maniera più reale possibile.

Nella serie ha lavorato ancora una volta con Nicolas Maupas, come è stato dividere con lui un set diverso da quello di “Mare fuori”?

Con Nicolas è sempre un piacere lavorare. Ci conosciamo da tempo e anche tecnicamente conosciamo i rispettivi tempi di battuta, riusciamo a improvvisare in maniera sciolta. Per di più è un amico. È un piacere incontrare, oltre a bravi attori, delle belle persone, da Damiano Gavino ad Alessandro Gassmann, a tutti gli altri ragazzi che mi hanno accolto bene sul set.

Che consiglio ha chiesto ad Alessandro Gassmann…

Alessandro è una persona molto umile. Mi ha regalato la sua serenità, la sua capacità di mettermi a mio agio. Gli puoi esporre ogni dubbio, e lui è sempre pronto ad ascoltarti, è autocritico, si mette a disposizione del gruppo.

Come sta vivendo l’arrivo della popolarità nella sua vita?

Il mio lavoro non ha cambiato nulla. Ci sono sempre la mia famiglia e la mia cerchia di amici, che mi trattano sempre allo stesso modo, ricordandomi di tenere i piedi per terra, di restare quello che sonio. Al tempo stesso ci sono più persone che mi riconoscono per strada, ma quando mi fermano e mi chiamano, anche con il nome del mio personaggio, provo gratitudine.

Come ha incontrato la recitazione?

La mia è una famiglia molto numerosa. In occasione delle grandi tavolate io ero un po’ il giullare, imitavo i parenti, gli animali. Intorno ai dieci anni chiesi ai miei genitori di potere fare teatro, e cominciai. Con il teatro sono arrivati gli spettacoli, l’agenzia e ho cominciato a lavorare.

Quando ha capito che la cosa si stava facendo seria?

Per me la cosa è sempre stata seria, un gioco serio (sorride).

C’è un sogno che sta rincorrendo?

Ho difficoltà a dirlo. I miei obiettivi mutano ogni giorno e credo che non mi sentirò mai arrivato. Cerco sempre di alimentare, di infuocare i miei obiettivi, di rinnovarli, per non rimanere fossilizzato o frustrato, senza riporre aspettative verso qualcosa che è fuori dal nostro controllo.

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Sempre più Europa per Rai Italia

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il canale è visibile in 40 milioni di case nel mondo e 174 sono i paesi coperti dal segnale su un bacino di utenza che arriva a 80 milioni di oriundi e 250 milioni di ‘italici’

Rai Italia fa un nuovo, fondamentale passo, verso la sua diffusione anche in Europa. E lo fa in ‘grande stile’ consentendo alla Rai di approdare per la prima volta con le sue trasmissioni in Gran Bretagna e Spagna, due aree geografiche dove la comunità italiana è vasta e molto attenta alle vicissitudini del proprio paese di origine. L’accordo di distribuzione con la World Stream – Il Globo è stato finalizzato da Rai Com e comprende, tra gli altri, anche i territori di Irlanda del Sud, Portogallo, Svizzera, Francia, Belgio, Malta, Grecia, Cipro, Turchia, Romania, Moldavia, Finlandia, Lettonia e Lituania che si aggiungono a Germania, Ungheria e Lussemburgo. La World Stream è parte integrante del Gruppo editoriale di Melbourne “Il Globo”, nato nel 2016 con l’intento di fornire un servizio di informazione cartacea e digitale alle comunità di italiani residenti, in lingua italiana ed inglese ed ha già altri accordi in essere per la distribuzione di Rai Italia in Australia ed America del Sud. La platea del canale della Rai è davvero ampia e, oggi, è visibile in oltre 40 milioni di case raggiunte attraverso piattaforme satellitari, cavo, Iptv e OTT in tutti i continenti. Il suo pubblico nel mondo è rappresentato da oltre sei milioni di italiani (iscritti all’Aire) che vivono e lavorano all’estero, circa ottanta milioni di oriundi e duecentocinquanta milioni di italici. Numeri capaci di garantire anche la validità del progetto e di centrare appieno gli obiettivi del Servizio Pubblico. Rai Italia trasmette il meglio dei programmi delle reti generaliste Rai cui si aggiungono le produzioni originali per l’estero che superano le 8.760 ore l’anno. Il ‘best of’ comprende i Tg Rai in diretta, la grande fiction, gli show serali e i talk di attualità in contemporanea con la messa in onda italiana; gli approfondimenti e le inchieste giornalistiche; i grandi eventi musicali in diretta. La programmazione originale prevede circa 1300 ore di produzioni per l’estero, di cui 430 dedicate all’approfondimento informativo, oltre 180 all’informazione religiosa, 350 di sport e 100 dedicate al cinema italiano. Da sottolineare i prodotti ‘Teche’ con varietà, volti, personaggi e territorio (250 ore).

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L’arte della pazienza

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IL METODO FENOGLIO

Dentro una “zona grigia” dove diventa difficile, se non impossibile, distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Il RadiocorriereTv incontra alcuni dei protagonisti e l’autore, ex magistrato, che con i suoi romanzi ha ispirato la serie

2022, Il Maresciallo Fenoglio

GIANRICO CAROFIGLIO

Esistono dei punti in comune tra lo scrittore e l’investigatore?

È una mia vecchia fissazione riflettere su cosa accomuni lo scrittore e l’investigatore. Sembra un pensiero un po’ bizzarro ma se ci si riflette bene non lo è, perché entrambi si occupano di storie. Se per uno scrittore avere a che fare con una storia è ovvio, lo è certamente meno per l’investigatore, ma le buone storie sono sempre uno strumento di lavoro anche per chi prende le tracce di un delitto e le deve ricostruire in una narrazione coerente dei fatti. Più la narrazione è coerente, più esiste la possibilità che la spiegazione di quello che è successo sia giusta. Un bravo investigatore è un buon raccontatore di storie – anche soltanto a se stesso – che non deve dimenticare di verificarle. È una somiglianza non da poco, me ne sono accorto quando ho cominciato a scrivere ed è stata una folgorazione abbastanza inattesa.

Magistrato, scrittore, sceneggiatore. Quale equilibrio ha trovato per la serie?

Il mio apporto alla serie è aver scritto i romanzi, che io definisco investigativi, non crime o gialli. Aver fatto il magistrato, il pubblico ministero che si occupa di criminalità organizzata, è stato decisivo per la credibilità. La partecipazione alla sceneggiatura è un fatto collaterale, il lavoro di sceneggiatore è un altro, non è il mio, e c’è chi lo fa meglio di me.

Chi è Pietro Fenoglio?

Sembrerà banale, ma Fenoglio è un carabiniere atipico… tutta la sua idea di stare nel mondo e nelle indagini è abbarbicata al concetto di dubbio. È il dubbio metodico di un uomo che probabilmente avrebbe voluto fare altro nella vita, e che si è trovato un mestiere che gli permette di esercitare un’intelligenza mite, non violenta, che va al cuore del male, evitando il giudizio che offusca la visione, la capacità di leggere le cose. In un altro libro mi è capitato di scrivere che i peggiori investigatori sono quelli che fanno parte della categoria dei moralisti.

Con la serie ci si immerge in una città che piano piano si scopre sopraffatta dal crimine organizzato…

Con le location è stato fatto un bellissimo lavoro, si percepisce lo spirito del tempo, un senso di verità importante, perché quegli anni, per tante ragioni, sono stati singolari sia per la storia della Puglia e della criminalità organizzata pugliese, sia per la grande storia della lotta al crimine organizzato nel nostro Paese.

In uno scambio di battute tra Fenoglio e Pellecchia si parla della “pazienza” come qualcosa di rivoluzionario…

Penso che la pazienza sia un grande strumento di lavoro in molti ambiti, tanto più importante, quanto più difficile da praticare. Ragionando di pazienza mi piace anche pensare alle differenze tra fretta e rapidità. La fretta è quel comportamento un po’ scomposto di chi si muove senza sapere bene quello che deve fare e quando farlo. È il frutto dell’incompetenza, dell’ansia della inadeguatezza. La rapidità, invece, è il modo di muoversi di chi è competente, che non fa azioni non necessarie, che quando deve muoversi, fisicamente o metaforicamente, lo fa in modo rapido ed efficace. Per essere capaci di praticare la rapidità, bisogna essere capaci di praticare la pazienza.

GIULIA BEVILACQUA (Serena)

Ci racconta il suo personaggio?

Serena è la compagna del maresciallo, che lei chiama sempre per cognome. È una donna ironica, empatica che riesce a gestire il rapporto con quest’uomo così spigoloso ricorrendo al dialogo e alla dolcezza. Il loro legame si basa sulla stima reciproca e sul rispetto.

Cosa rappresenta per lei questa serie?

È un racconto necessario su un momento drammatico della nostra storia che non deve essere dimenticato, soprattutto dai ragazzi. Abbiamo il dovere di ricordare, nonostante la sua tragicità. In questa serie, dal regista Alessandro Casale a Gianrico Carofiglio, da un cast straordinario a tutte le maestranze, ciascuno ha cercato di investire talento e professionalità. C’è un’altissima qualità, non solo nella cura dei contenuti, ma anche estetica che rende “Il Metodo Fenoglio” un bellissimo esempio di cinema nella televisione.

Fenoglio e la mafia a Bari…

Fenoglio è impegnato in indagini faticose, difficili, rischiose perché, per la prima volta si parla di mafia anche in Puglia… questo il maresciallo lo aveva già intuito. Lui sa bene che dietro l’incendio del Tetro Petruzzelli di Bari c’era la mano di un’organizzazione criminale.

PAOLO SASSANELLI (Antonio Pellecchia, alter ego di Pietro Fenoglio)

Pellecchia e Fenoglio… che coppia!

Il loro è un rapporto bellissimo basato sull’amicizia e sulla fiducia. Pellecchia rispetta la sua intelligenza, la sua cultura, il suo essere un grande investigatore e pensatore raffinato. Fenoglio ha bisogno della mano pesante e della crudezza dell’amico che ha una conoscenza profonda del territorio e su questo si muove perfettamente. È uno strano miscuglio che funziona. L’obiettivo di Fenoglio è sempre la verità, non si accontenta mai di una sola pista, è l’uomo del dubbio e per questo si muove sempre in più direzioni, in cerca di soluzioni mai scontate.

Cosa rappresenta il Metodo Fenoglio?

È un crime vero, si è scelto di concedere poco alla commedia e alla leggerezza, siamo andati sulla sostanza, senza fronzoli, dritti alle cose concrete. Gli sceneggiatori hanno trovato un ottimo equilibrio tra storia vera e quella sceneggiata, anche per me che sono pugliese è stato difficile percepire la differenza tra finzione e realtà perché è stato fatto un lavoro ottimo.

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