Una vita in sartoria a confezionare abiti eleganti, poi, dismessi ago e filo, l’incontro con il re della Tv, Fiorello, e la ribalta dello spettacolo. A 83 anni, il nonno-cantante di “Viva Rai 2!” è personaggio amato e apprezzato dal pubblico
La Tv con Fiore l’ha resa molto popolare, Ruggiero, è felice?
Felicissimo, Rosario mi ha dato una seconda giovinezza, con lui sto
benissimo.
Come sono cambiate le sue giornate da quando ha incontrato la Tv?
Alla mattina non vedo l’ora di uscire di casa (sorride). Mi sveglio
e alle 5, massimo alle 5.30, sono pronto per uscire di casa ed essere puntuale
al Foro Italico. Sempre con l’entusiasmo di un ragazzino.
E la sera?
Alle 9 sono a letto per ricaricare le batterie.
In famiglia come vivono la popolarità di nonno Ruggiero?
I miei nipoti sono entusiasti. Mi mandano i messaggi, si complimentano con
me. Avere l’apprezzamento di figli e nipoti fa molto piacere. Mi vogliono bene.
Come e quando nasce la sua passione per la musica?
Ho fatto il sarto sin da ragazzo e in sartoria, dove trascorrevo tutta la
giornata, si è sempre ascoltata tanta musica. Si cantavano le canzoni del
Festival di Sanremo, che ascoltavamo prima alla radio poi in televisione, sentivamo
Carla Boni, Gino Latilla, Achille Togliani, il Duo Fasano. Da allora ho sempre
cantato con grande passione…
Imparando i testi a memoria?
Certamente. La sera, a letto, imparavo i brani che mi piacevano di più:
“Vecchio frack”, “Il torrente”, “Buongiorno tristezza”, “Incantatella”…
… una canzone del cuore ce l’ha?
“Giamaica”, che negli anni Cinquanta è stata interpretata da numerosi
artisti, ma anche “Granada” di Claudio Villa.
Che cosa le piace, e cosa le piace di meno, della musica di oggi?
Alcuni brani di oggi, che mi fanno ascoltare i miei nipoti, sono
bellissimi. Certo, quelli dei miei tempi erano più melodici, la musica moderna
ha ritmi molto diversi.
Tra i grandi ospiti di “Viva Rai 2!” ce n’è stato uno che ha incontrato
con più piacere?
Tutti! Anche se Gianni Morandi ha qualcosa in più, devo dire che mi ha
colpito all’istante, è un amico, un ragazzo semplice, uno come noi. È stato bello incontrarlo,
era come se ci conoscessimo da una vita.
Cos’è per lei Fiorello?
Fiorello è la sincerità e l’allegria. Con lui si ride, si scherza, si
canta. Un amico veramente, gli sono molto grato per questa bella avventura che
dura da anni.
Natalia Cattelani è in
libreria e negli store digitali con le ricette dei suoi nuovi dolci alla
portata di tutti: torte e crostate adatte a ogni occasione, perfette per fare colazione
al mattino, per essere servite come dessert a una cena tra amici, o per
festeggiare una ricorrenza importante
Torna in libreria con i
suoi dolci. Sono ricette alla portata di tutti?
Assolutamente sì, sono proprio i dolci di casa come mi piace
definirli. Possono essere replicati senza bisogno di attrezzature particolari e
con pochi ingredienti, solo con la voglia di prepararli.
Ha preso spunto dalla
tradizione di casa sua?
Soprattutto nei precedenti libri. Poiché questo è il terzo
che tratta di dolci, ci ho messo la mia esperienza di golosa. A me piacciono
tantissimo i dolci e quando li vedo sono sempre molto incuriosita. Quando guardo
qualcosa di nuovo, la faccio mia mettendo gli ingredienti che mi piacciono di
più.
Da dove nascono invece
le sue creazioni originali?
Cerco di mettere insieme tante esigenze. Guardo la praticità
ad esempio. Poi ci sono dolci che a casa si riescono a realizzare con
semplicità. Mi piace che chi fa i miei dolci abbia la soddisfazione di una buona
riuscita. Quindi le mie ricette vengono da tutto quello che mi circonda. Dalla
stagionalità e dai profumi invernali con le spezie. Mentre d’estate guardo
tutto quello che è leggero e fresco. Sono continuamente alla ricerca del
prossimo dolce da fare.
E’ diventata un punto
di riferimento on line per gli appassionati di cucina. Cosa condividete in
particolare?
Il fatto di condividere dolci in tv ha creato una community
che è anche on line dove sono diventata un punto di riferimento per i dolci di
casa. Ma, essendo una mamma con quattro figli che lavora e che deve comunque
mettere in tavola ogni giorno qualcosa, cerco anche di condividere quello che
faccio durante il giorno per la mia famiglia. Spunti per chi mi segue. Pasti
veloci, fatti bene, con ingredienti di stagione e che possano piacere alle
famiglie dove ci sono dei ragazzi.
“Prova del cuoco” prima
e poi “È sempre mezzogiorno”. La televisione è la sua seconda cucina?
Sì, davvero! Non lo avrei creduto neanch’io. Tutto è nato da
una mail dove mi si chiedeva se avessi voglia di partecipare in studio con dei
bambini. Io sono nata, televisivamente parlando, con la cucina per ragazzi e
bambini. Tutto è iniziato per gioco. I bambini sono cresciuti e siamo passati
ad altro.
Nel suo libro, sua
sorella racconta che sin da ragazzine, lei trascriveva in bella copia il
ricettario delle torte di famiglia. Lo conserva ancora?
Assolutamente sì. Sono una che butta tante cose e non tiene
molti ricordi. Ma quello sì. Tra l’altro lo tengo insieme ad un quaderno delle
elementari. In un compito in particolare la maestra ci diede un tema libero e
io raccontai come avevo cucinato lo gnocco fritto, con ricetta e sequenze.
Presi 9.
Rispetto a quelle
ricette, però, si lasciava andare anche a piccole variazioni…
Sì, perché mi piaceva personalizzarle. Le provavo e poi la
volta successiva le aggiustavo, facendole mie. Raramente mi adeguavo a quello
che vedevo. Sono una creativa, ma non tocco le ricette della tradizione. Mi
avvantaggio solo sulle tecniche.
Cosa significa per lei,
in casa, preparare un dolce per qualcuno?
Per me il dolce, sembra scontato, ma significa pensare a
qualcuno e trasmettergli il proprio sostegno. Ho preparato torte ad amiche in
difficoltà, trasmettendo loro vicinanza. Ovviamente arrivava la mia torta, ma
poi c’ero anch’io per loro. Il dolce ha questa magia di emanare profumi che
piacciono anche a chi non gradisce tanto mangiarli. Preparare un dolce per me è
come esprimere qualcosa che non so dire a parole. Sono una donna pratica e i
dolci parlano per me.
Una ricetta di Natale
per i nostri lettori?
Trovo che sia molto delicata e pratica, da preparare anche il
giorno prima, la corona con i frutti di bosco con crema alla namelaka. Una
crema che si fa da sola, molto semplice. Ho fatto questa corona e l’ho decorata
con stelline di biscotti. Una torta di Natale un po’ fuori dalla tradizione di
Natale che è a pagina 249 del mio libro.
E una ricetta dolce per
l’ultimo dell’anno?
Un dolce pratico, che si prepara prima, dato che arriviamo
sempre all’ultimo momento di corsa: la torta semifreddo a vulcano. Fa un
figurone incredibile, è gradevole dopo un pasto abbondante, si presenta molto
brillante. Si tratta di due torte messe insieme che tagliate in un certo modo
creano una cupola. Sembra una ricetta difficile ma non lo è, ed è un dolce che
può essere congelato. Lo trovate a pagina 230. Credo sia molto divertente per
l’ultimo dell’anno.
Continua grazie al Servizio Pubblico l’ambizioso progetto di trasposizione cinematografica delle opere di Eduardo. Dopo “Natale in Casa Cupiello”, “Sabato, Domenica e Lunedì” e “Filumena Marturano” il progetto prosegue con “Napoli Milionaria!”, la commedia più “contemporanea” dell’autore napoletano con i suoi riferimenti alle aberrazioni delle guerre e al potere del denaro. Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo in prima serata su Rai 1 lunedì 18 dicembre
È un
ambizioso progetto di trasposizione filmica dei capolavori teatrali di Eduardo
De Filippo, grande protagonista del teatro italiano ed internazionale, che
impegna la Rai nel suo ruolo centrale di Servizio Pubblico dedicato a custodire
e rinnovare la memoria culturale del nostro Paese: «Siamo andati a toccare uno
degli autori più importanti del Novecento italiano, che ha naturalmente una
produzione sterminata. Tutto è nato durante il Covid, abbiamo pensato di fare
un regalo di Natale agli italiani: il grande teatro di Eduardo in forma
cinematografica» afferma Ivan Carlei, vicedirettore di Rai Fiction. Le commedie
di Eduardo fondono in un meccanismo perfetto la comicità con l’inquietudine, il
ritmo dell’azione con la riflessione e, sotto un’apparente leggerezza, sono in
realtà specchio amaro ed ironico della nostra società. Dopo “Natale in Casa
Cupiello”, “Sabato, Domenica e Lunedì” e “Filumena Marturano” il progetto continua
con la commedia più “contemporanea” dell’autore napoletano con i suoi
riferimenti alle aberrazioni delle guerre e al potere del denaro. Realizzata
per la prima volta nel suo ambiente “testuale”, un vicolo nel cuore di
Forcella, mette in scena una famiglia che si dissolve e che, solo ai confini
del baratro, cerca di ritrovare se stessa. Dentro i suoi spazi angusti senza sole
né luce, con la materia porosa delle sue mura e i legni sbreccati dei suoi
portoni, si muovono i protagonisti della storia, Gennaro, la moglie Amalia e i loro
tre figli, in un dialogo continuo con gli altri abitanti del vicolo. Nessuno di
loro è innocente: tutti in cambio della felicità sono pronti a vendersi
l’anima. Faust dentro vicolo Scassacocchi. In questo mondo ha lavorato il
regista Luca Miniero per raccontare in primo piano una famiglia e sullo sfondo
l’umanità lacera e disperata che la circonda, dove la pietas è scomparsa
travolta dalla fame. Qui vivono gli Jovine alla ricerca commovente della loro
identità, aggrappati alla speranza che “Ha dà passà a nuttata”. La collection continua
il 2 gennaio su Rai 1 con “Non ti pago” diretto da Edoardo De Angelis e
interpretato da Sergio Castellitto.
Napoli Milionaria!
La storia…
È
il racconto, attualissimo, della potenza del denaro e della sua capacità di corrompere
le anime. Lo vivono sulla propria pelle Gennaro e Amalia Jovine e i loro tre
figli. Il primo, ex
tranviere, è costretto
a fare il finto morto per coprire i traffici della moglie che si arrangia con
la borsa nera in combutta con Errico Settebellizze. Cercano di sopravvivere
alla miseria in cui è piombata la città nel suo ultimo anno di guerra. E poi
arriva la pace, l’abbondanza delle merci americane, la fame dei napoletani e i
soldi, tanti soldi. Gennaro, catturato dai tedeschi in ritirata, è ormai
scomparso dalla vita della donna che rimane abbagliata da tutta quella
ricchezza a portata di mano. Quando inaspettatamente ritorna, la sua famiglia
si è dissolta e “perduta”. Amalia è una donna ricca in società con
Settebellizze, innamorato di lei, e tratta con crudeltà spietata quelli che si
rivolgono a lei per acquistare beni di prima necessità. Amedeo, il figlio più
grande è diventato un ladro di pneumatici, Maria Rosaria la figlia maggiore è
incinta di un soldato americano che l’ha poi abbandonata. Sarà l’improvvisa
malattia di Rituccia, la figlia più piccola, a costringere tutti a fare i conti
con quello che sono diventati. Gennaro inizierà a ricostruire l’identità onesta
della sua famiglia facendo aprire gli occhi ad Amalia per guardare l’inferno in
cui è precipitata. Sarà un percorso lungo e incerto perché, come ha ripetuto
inascoltato dal giorno del suo ritorno Gennaro, la guerra non è ancora finita. Prima
“ha dà passà a nuttata”.
I PERSONAGGI
Gennaro Jovine (Massimiliano Gallo): un
tranviere senza più tram e famiglia
Amalia Jovine (Vanessa Scalera): una moglie
disposta a qualsiasi cosa per i suoi figli
Errico Settebellizze (Michele
Venitucci): un borsaro innamorato di Amalia
Amedeo (Vincenzo Nemolato): un figlio pulito sporcato dalla guerra
Maria Rosaria (Carolina Rapillo): una figlia
abbandonata a se stessa
Rituccia (Andrea Solimena): una figlia più piccola che si troverà di
fronte alla morte
Brigadiere Ciappa (Jacopo
Cullin): un poliziotto che apprezza le recite
Ragioniere Spasiano (Tony
Laudadio): un uomo ridotto alla miseria dalla borsa nera
Peppe o’ cricco (Gennaro Di
Biase): un’anima nera per Amedeo
‘O miezo prèvete (Marcello
Romolo): un confidente e amico di Gennaro
Donna
Peppenella (Maria Bolignano): una popolana
che ammira Amalia
Un film che affronta la tematica genitori-figli con leggerezza, trattando in modo sincero le dinamiche che si creano all’interno di un nucleo famigliare. Un racconto perfetto per le feste, in prima visione assoluta su Rai 1 venerdì 29 dicembre alle 21.25
«Per la prima volta con questo film ho scelto di
raccontare la famiglia. La storia affronta la tematica genitori-figli con
leggerezza, trattando in modo sincero le
dinamiche che si creano all’interno di un nucleo famigliare. Il film
vuole divertire ma senza tradire l’autenticità dei personaggi, le loro
inquietudini, le distanze che spesso si creano tra i genitori e i figli. È così
che il racconto ci porta a riflettere su quanto noi genitori non conosciamo le
vite dei nostri figli»
racconta Umberto Carteni, regista di “La seconda chance” con Max Giusti e
Gabriella Pession. Il film, in onda venerdì 29 dicembre in prima serata Rai 1, è
«un film di buoni
sentimenti, che il pubblico della Rai meritava di vedere adesso, senza
aspettare anni prima di poterlo vedere in tv» ricorda Adriano De Maio, Direttore Cinema e Serie Tv,
a cui segue il commento di Paolo Del Brocco, AD di Rai Cinema: «si tratta di un prodotto cinematografico nuovissimo e
inedito che mi ha colpito perché, in chiave leggera, parla di un tema sociale
attuale, cioè il complicato rapporto genitori/figli» in cui tutti si possono ritrovare. Che succede
veramente in una famiglia, a un certo punto? Figli che crescono e da
adolescenti cominciano a parlare sempre meno con i padri e le madri, la routine
che prevale sulla comunicazione e dinamiche che a un certo punto vanno i tilt.
E allora il vero convitato di pietra a ogni cena abita nella testa di ognuno: e
se fosse colpa mia? Se avessi o non avessi fatto così? È davvero troppo tardi?
E se ci fosse ancora una possibilità? È proprio in quei pensieri fastidiosi e
assillanti la sola possibilità di ritrasformarsi in famiglia…
La trama
Max e Anna Mancini sono sposati da venticinque anni ed hanno
due figli adolescenti. I due ragazzi, sebbene siano gemelli, sono
caratterialmente agli antipodi: Tina è ribelle e poco studiosa; Nico è pacato,
solitario ed ha il chiodo fisso dei videogiochi. Tra genitori e figli è in atto
una guerra costante, che raggiunge l’apice il giorno del diciottesimo
compleanno dei gemelli, quando la festa a casa, che era stata loro concessa, degenera.
Max e Anna si rendono conto di non sapere nulla di quei due adolescenti, si
chiedono dove abbiano sbagliato e ripensano con nostalgia ai tempi in cui Tina
e Nico erano adorabili scriccioli da proteggere. Ma ricordano davvero com’è
andata? Al termine di quella serata disastrosa, si presenta una seconda chance
per Anna e Max, per vedere chiaro nel rapporto con i loro figli e tentare, dove
possibile, di non ripetere gli stessi errori.
Novità della Direzione Intrattenimento Day Time del Servizio Pubblico che aspira a raccontare le emozioni dal punto di vista di ragazzi, giovani tra i diciotto e i venticinque anni, che si mettono in discussione e si raccontano grazie alla lettura. Da lunedì 18 dicembre, dal lunedì al venerdì, alle 15.20 su Rai 3
Quindici puntate, quindici sentimenti: dalla felicità alla
nostalgia, dalla rabbia alla paura. È “La Biblioteca dei sentimenti” condotto
da Maurizio De Giovanni, scrittore e drammaturgo, e Greta Mauro che raccontano
i grandi sentimenti dell’umanità attraverso i libri, insieme a nove Millennial:
ragazze e ragazzi tra i diciotto e i venticinque anni che arricchiscono la
discussione in studio con il loro punto di vista. Nel dibattito, aperto da un
monologo di De Giovanni che introduce il sentimento di puntata, i ragazzi
analizzeranno tre testi (un grande classico, un romanzo contemporaneo e un
libro di saggistica) in compagnia di tre personalità del mondo della cultura e
della letteratura. Il programma è una sorta di “manuale per la
contemporaneità”, “un farmaco per la coscienza” che prova a fornire nuove
suggestioni per comprendere meglio il nostro presente e interpretare il futuro.
E lo fa attraverso i libri, il pretesto per parlare della vita, per aiutare il
pubblico a scoprire come, attraverso la letteratura, sia possibile comprendere
meglio il nostro vissuto, mettere a fuoco emozioni e stati d’animo.
A Natale nella Ville Lumière con Alberto Angela. Su Rai 1 la serata evento prodotta da Rai Cultura. Lunedì 25 dicembre alle 21.25
Il viaggio nella storia, nell’arte e nella
musica di Parigi. Dopo il grande successo delle passate edizioni, dedicate alle
città d’arte italiane, quest’anno rivivremo le atmosfere intime e raccolte di
“Stanotte a…” in una Parigi grandiosa e allo stesso tempo insolita. Alberto
Angela, a bordo della mitica deux chevaux, ci porterà nei luoghi più celebri
della Ville Lumière e in quelli più difficili da scovare. La puntata prende il
via da piazza del Trocadero, quando già la Tour Eiffel risplende sulla città.
Qui l’incontro con Giancarlo Giannini, presenza fissa di “Stanotte a…”, questa
volta nei panni di un commissario Maigret che pare conoscere tutti i segreti
della Parigi del suo creatore, George Simenon. Il viaggio prosegue attraverso
le stradine tortuose di Montmartre, Place Vendôme, e i grandi viali voluti dal
barone Haussmann, fino ad arrivare all’Opéra Garnier, dove rivivremo il
memorabile esordio a Parigi di Maria Callas su questo importante palcoscenico.
Scopriremo poi gli incantevoli colori delle vetrate della Sainte- Chapelle,
capolavoro dell’architettura gotica francese.
Nella notte si accenderanno anche le luci della reggia di Versailles,
dalle magnifiche fontane alla Sala degli specchi. E un’altra luce, quella che
Claude Monet inseguiva mentre dipingeva le ninfee, ci guiderà al museo
Marmottan. Parigi è anche la città dell’amore, dal Museo Rodin Alberto Angela
vi racconterà “Il bacio”, uno dei più famosi della storia dell’arte, e dal
museo di Cluny, l’affascinante storia di una dama e di un unicorno impressa su
un ciclo di arazzi. La magia di
“Stanotte a…” prosegue tra le strade del Marais, dove scopriremo in una
boulangerie i segreti della baguette perfetta e dei dolci natalizi fino ad
arrivare al mulino più famoso al mondo: il Moulin Rouge. I fari della deux chevaux illumineranno luoghi
celebri come la Piramide del Louvre, l’Arco di Trionfo, il Centre Pompidou, il
Museo Nazionale di Storia naturale e la Cattedrale di Notre-Dame, ancora ferita
dall’incendio del 2019. Durante il viaggio nella notte parigina il racconto di
Alberto Angela s’intreccia con quello di grandi ospiti. Il cantante di origini
libanesi, Mika, ci racconterà della sua infanzia trascorsa a Parigi. Gianluigi
Donnarumma, portiere della Nazionale italiana e del Paris Saint- Germain,
ripercorrerà i primi passi della sua carriera e l’approdo in una città che ha
amato fin da subito. La cantante e attrice Lola Ponce ci farà rivivere le
atmosfere del musical di Riccardo Cocciante, “Notre-Dame de Paris”, tratto dal
romanzo omonimo di Victor Hugo. “Stanotte a Parigi” è una produzione realizzata
dalla Rai, diretta da Gabriele Cipollitti, con la
fotografia di Vincenzo Calò. È scritta con Fabio Buttarelli, Ilaria Degano, Vito Lamberti, Aldo Piro, Emilio Quinto.
Sta per arrivare sul grande schermo il nuovo attesissimo film del quattro volte candidato all’Oscar® Michael Mann, con il candidato all’Oscar® Adam Driver nel ruolo di Enzo Ferrari e il Premio Oscar® Penélope Cruz in quello della moglie Laura
“Ferrari”
è un’esperienza cinematografica epica, spettacolare e appassionante, ambientata
nell’affascinante quanto rischioso mondo delle corse automobilistiche degli
anni Cinquanta: la storia di una leggenda che ha costruito un mito inossidabile
diventando un’icona mondiale. Siamo a Modena, è il 1957. Enzo Ferrari, ex
pilota e costruttore delle auto più famose al mondo, sta vivendo una crisi
personale e professionale. L’azienda che dieci anni prima aveva creato dal
nulla è in grave difficoltà e anche il matrimonio con la moglie Laura sta
diventando sempre più tempestoso dopo la morte del loro unico figlio Dino e la
scoperta dell’esistenza di Piero, il figlio che Ferrari aveva avuto da una
relazione extraconiugale. In cerca di riscatto, il “Drake” decide di puntare
tutto su una gara di velocità che si disputa in Italia: la leggendaria Mille
Miglia. Dietro la macchina da presa il quattro volte candidato all’Oscar® Michael Mann, con il candidato all’Oscar®
Adam Driver nel ruolo di Enzo Ferrari
e il Premio Oscar® Penélope Cruz in quello della moglie Laura. Nel cast,
inoltre, Shailene Woodley interpreta Lina Lardi, Patrick Dempsey e Jack
O’Connell indossano le tute dei piloti Piero Taruffi e Peter Collins, Sarah
Gadon è Linda Christian e Gabriel Leone il carismatico Fon De Portago. Scritto
da Troy Kennedy Martin (The Italian Job)
e dallo stesso Mann, il film è basato sul romanzo di Brock Yates “Enzo Ferrari:
The Man and The Machine” ed è stato girato in Italia. Prodotto da STX
Entertainment, “Ferrari” è un’esclusiva per l’Italia Leone Film Group in
collaborazione con Rai Cinema e uscirà al cinema con 01 Distribution.
Apprezzato in “Mare fuori”, ha confermato il proprio talento nella serie di Rai 1 “Un Professore”, nella quale veste i panni di Mimmo, ex studente di Dante finito in carcere minorile e ora in semilibertà. «Gli sceneggiatori hanno deciso di fare crescere il mio personaggio, di questo sono grato e onorato» dice l’attore diciannovenne, la cui popolarità è in crescita esponenziale: «La famiglia e gli amici, che mi trattano sempre allo stesso modo, ricordandomi di restare quello che sono»
Com’è stato l’incontro con il suo
personaggio?
Un bellissimo incontro. Ho iniziato
questo viaggio con Alessandro D’Alatri, che oltre a essere stato un grande
artista, un grande regista, è stato per me un punto di riferimento: mi ha dato
tanto, mi ha insegnato come comportarmi verso lo studio, verso il set. Mi aveva
anche parlato delle potenzialità di Mimmo, che sarebbe potuto crescere nelle nuove
stagioni della serie. Ed è andata così, gli sceneggiatori hanno deciso di fare
crescere il mio personaggio, di questo sono grato e onorato.
Come ha vissuto, sulla sua pelle, la
trasformazione di Mimmo?
All’inizio della stagione ha ottenuto
la semilibertà, trascorre le sue giornate fuori dal carcere, lavora come aiuto
bibliotecario nell’istituto in cui insegna Dante. Ho trovato un Mimmo pronto a
rapportarsi con i propri coetanei, con i professori, con una grande città come
Roma. È arrivato quasi ad accarezzare una
vita normale, la cosa più bella che possa provare un ragazzo di quell’età.
Portare in scena giovani che cercano
riscatto, in Mare Fuori come in “Un professore”, che responsabilità è per un
attore?
Credo che sia una responsabilità
stupenda. Diventi una bandiera, un manifesto, rappresenti in quel momento
quella fetta di ragazzi che cerca di voltare pagina.
Il mio obiettivo è portare in scena
Mimmo nella maniera più reale possibile.
Nella serie ha lavorato ancora una
volta con Nicolas Maupas, come è stato dividere con lui un set diverso da
quello di “Mare fuori”?
Con Nicolas è sempre un piacere
lavorare. Ci conosciamo da tempo e anche tecnicamente conosciamo i rispettivi
tempi di battuta, riusciamo a improvvisare in maniera sciolta. Per di più è un
amico. È un piacere incontrare, oltre a bravi attori, delle belle persone, da
Damiano Gavino ad Alessandro Gassmann, a tutti gli altri ragazzi che mi hanno
accolto bene sul set.
Che consiglio ha
chiesto ad Alessandro Gassmann…
Alessandro è una
persona molto umile. Mi ha regalato la sua serenità, la sua capacità di
mettermi a mio agio. Gli puoi esporre ogni dubbio, e lui è sempre pronto ad
ascoltarti, è autocritico, si mette a disposizione del gruppo.
Come sta vivendo l’arrivo della
popolarità nella sua vita?
Il mio lavoro non ha cambiato nulla.
Ci sono sempre la mia famiglia e la mia cerchia di amici, che mi trattano
sempre allo stesso modo, ricordandomi di tenere i piedi per terra, di restare
quello che sonio. Al tempo stesso ci sono più persone che mi riconoscono per
strada, ma quando mi fermano e mi chiamano, anche con il nome del mio
personaggio, provo gratitudine.
Come ha incontrato la recitazione?
La mia è una famiglia molto numerosa.
In occasione delle grandi tavolate io ero un po’ il giullare, imitavo i
parenti, gli animali. Intorno ai dieci anni chiesi ai miei genitori di potere
fare teatro, e cominciai. Con il teatro sono arrivati gli spettacoli, l’agenzia
e ho cominciato a lavorare.
Quando ha capito che la cosa si stava
facendo seria?
Per me la cosa è sempre stata seria,
un gioco serio (sorride).
C’è un sogno che sta rincorrendo?
Ho difficoltà a dirlo. I miei
obiettivi mutano ogni giorno e credo che non mi sentirò mai arrivato. Cerco
sempre di alimentare, di infuocare i miei obiettivi, di rinnovarli, per non
rimanere fossilizzato o frustrato, senza riporre aspettative verso qualcosa che
è fuori dal nostro controllo.
il canale è visibile in 40 milioni di case nel mondo e 174 sono i paesi coperti dal segnale su un bacino di utenza che arriva a 80 milioni di oriundi e 250 milioni di ‘italici’
Rai Italia fa un nuovo, fondamentale passo, verso la sua diffusione anche
in Europa. E lo fa in ‘grande stile’ consentendo alla Rai di approdare per la
prima volta con le sue trasmissioni in Gran Bretagna e Spagna, due aree
geografiche dove la comunità italiana è vasta e molto attenta alle
vicissitudini del proprio paese di origine. L’accordo di distribuzione con la
World Stream – Il Globo è stato finalizzato da Rai Com e comprende, tra gli
altri, anche i territori di Irlanda del Sud, Portogallo, Svizzera, Francia,
Belgio, Malta, Grecia, Cipro, Turchia, Romania, Moldavia, Finlandia, Lettonia e
Lituania che si aggiungono a Germania, Ungheria e Lussemburgo. La World Stream
è parte integrante del Gruppo editoriale di Melbourne “Il Globo”, nato nel 2016
con l’intento di fornire un servizio di informazione cartacea e digitale alle
comunità di italiani residenti, in lingua italiana ed inglese ed ha già altri
accordi in essere per la distribuzione di Rai Italia in Australia ed America
del Sud. La platea del canale della Rai è davvero ampia e, oggi, è visibile in
oltre 40 milioni di case raggiunte attraverso piattaforme satellitari, cavo,
Iptv e OTT in tutti i continenti. Il suo pubblico nel mondo è rappresentato da
oltre sei milioni di italiani (iscritti all’Aire) che vivono e lavorano
all’estero, circa ottanta milioni di oriundi e duecentocinquanta milioni di
italici. Numeri capaci di garantire anche la validità del progetto e di
centrare appieno gli obiettivi del Servizio Pubblico. Rai Italia trasmette il
meglio dei programmi delle reti generaliste Rai cui si aggiungono le produzioni
originali per l’estero che superano le 8.760 ore l’anno. Il ‘best of’ comprende
i Tg Rai in diretta, la grande fiction, gli show serali e i talk di attualità
in contemporanea con la messa in onda italiana; gli approfondimenti e le
inchieste giornalistiche; i grandi eventi musicali in diretta. La
programmazione originale prevede circa 1300 ore di produzioni per l’estero, di
cui 430 dedicate all’approfondimento informativo, oltre 180 all’informazione
religiosa, 350 di sport e 100 dedicate al cinema italiano. Da sottolineare i
prodotti ‘Teche’ con varietà, volti, personaggi e territorio (250 ore).
Dentro una “zona grigia” dove diventa difficile, se non impossibile, distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Il RadiocorriereTv incontra alcuni dei protagonisti e l’autore, ex magistrato, che con i suoi romanzi ha ispirato la serie
2022, Il Maresciallo Fenoglio
GIANRICO CAROFIGLIO
Esistono dei punti in comune tra lo scrittore e
l’investigatore?
È una mia vecchia fissazione riflettere su cosa accomuni lo scrittore
e l’investigatore. Sembra un pensiero un po’ bizzarro ma se ci si riflette bene
non lo è, perché entrambi si occupano di storie. Se per uno scrittore avere a
che fare con una storia è ovvio, lo è certamente meno per l’investigatore, ma
le buone storie sono sempre uno strumento di lavoro anche per chi prende le
tracce di un delitto e le deve ricostruire in una narrazione coerente dei
fatti. Più la narrazione è coerente, più esiste la possibilità che la spiegazione
di quello che è successo sia giusta. Un bravo investigatore è un buon
raccontatore di storie – anche soltanto a se stesso – che non deve dimenticare
di verificarle. È una somiglianza non da poco, me ne sono accorto quando ho
cominciato a scrivere ed è stata una folgorazione abbastanza inattesa.
Magistrato, scrittore, sceneggiatore. Quale equilibrio ha
trovato per la serie?
Il mio apporto alla serie è aver scritto i romanzi, che io
definisco investigativi, non crime o gialli. Aver fatto il magistrato, il pubblico
ministero che si occupa di criminalità organizzata, è stato decisivo per la
credibilità. La partecipazione alla sceneggiatura è un fatto collaterale, il
lavoro di sceneggiatore è un altro, non è il mio, e c’è chi lo fa meglio di me.
Chi è Pietro Fenoglio?
Sembrerà banale, ma Fenoglio è un carabiniere atipico… tutta
la sua idea di stare nel mondo e nelle indagini è abbarbicata al concetto di
dubbio. È il dubbio metodico di un uomo che probabilmente avrebbe voluto fare
altro nella vita, e che si è trovato un mestiere che gli permette di esercitare
un’intelligenza mite, non violenta, che va al cuore del male, evitando il
giudizio che offusca la visione, la capacità di leggere le cose. In un altro
libro mi è capitato di scrivere che i peggiori investigatori sono quelli che
fanno parte della categoria dei moralisti.
Con la serie ci si immerge in una città che piano piano si
scopre sopraffatta dal crimine organizzato…
Con le location è stato fatto un bellissimo lavoro, si percepisce
lo spirito del tempo, un senso di verità importante, perché quegli anni, per
tante ragioni, sono stati singolari sia per la storia della Puglia e della
criminalità organizzata pugliese, sia per la grande storia della lotta al
crimine organizzato nel nostro Paese.
In uno scambio di battute tra Fenoglio e Pellecchia si parla
della “pazienza” come qualcosa di rivoluzionario…
Penso che la pazienza sia un grande strumento di lavoro in
molti ambiti, tanto più importante, quanto più difficile da praticare. Ragionando
di pazienza mi piace anche pensare alle differenze tra fretta e rapidità. La
fretta è quel comportamento un po’ scomposto di chi si muove senza sapere bene
quello che deve fare e quando farlo. È il frutto dell’incompetenza, dell’ansia
della inadeguatezza. La rapidità, invece, è il modo di muoversi di chi è
competente, che non fa azioni non necessarie, che quando deve muoversi,
fisicamente o metaforicamente, lo fa in modo rapido ed efficace. Per essere
capaci di praticare la rapidità, bisogna essere capaci di praticare la
pazienza.
GIULIA BEVILACQUA (Serena)
Ci racconta il suo personaggio?
Serena è la compagna del maresciallo, che lei chiama sempre per
cognome. È una donna ironica, empatica che
riesce a gestire il rapporto con quest’uomo così spigoloso ricorrendo al
dialogo e alla dolcezza. Il loro legame si basa sulla stima reciproca e sul
rispetto.
Cosa rappresenta per lei questa serie?
È un racconto necessario su un momento drammatico della
nostra storia che non deve essere dimenticato, soprattutto dai ragazzi. Abbiamo
il dovere di ricordare, nonostante la sua tragicità. In questa serie, dal
regista Alessandro Casale a Gianrico Carofiglio, da un cast straordinario a
tutte le maestranze, ciascuno ha cercato di investire talento e professionalità.
C’è un’altissima qualità, non solo nella cura dei contenuti, ma anche estetica
che rende “Il Metodo Fenoglio” un bellissimo esempio di cinema nella
televisione.
Fenoglio e la mafia a Bari…
Fenoglio è impegnato in indagini faticose, difficili,
rischiose perché, per la prima volta si parla di mafia anche in Puglia… questo
il maresciallo lo aveva già intuito. Lui sa bene che dietro l’incendio del Tetro
Petruzzelli di Bari c’era la mano di un’organizzazione criminale.
PAOLO SASSANELLI (Antonio Pellecchia, alter ego di Pietro
Fenoglio)
Pellecchia e Fenoglio… che coppia!
Il loro è un rapporto bellissimo basato sull’amicizia e sulla
fiducia. Pellecchia rispetta la sua intelligenza, la sua cultura, il suo essere
un grande investigatore e pensatore raffinato. Fenoglio ha bisogno della mano
pesante e della crudezza dell’amico che ha una conoscenza profonda del
territorio e su questo si muove perfettamente. È uno strano miscuglio che
funziona. L’obiettivo di Fenoglio è sempre la verità, non si accontenta mai di
una sola pista, è l’uomo del dubbio e per questo si muove sempre in più direzioni,
in cerca di soluzioni mai scontate.
Cosa rappresenta il Metodo Fenoglio?
È un crime vero, si è scelto di concedere poco alla commedia
e alla leggerezza, siamo andati sulla sostanza, senza fronzoli, dritti alle
cose concrete. Gli sceneggiatori hanno trovato un ottimo equilibrio tra storia
vera e quella sceneggiata, anche per me che sono pugliese è stato difficile
percepire la differenza tra finzione e realtà perché è stato fatto un lavoro
ottimo.
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