NON STOP… NOW

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Giovani talenti e performer sono i protagonisti del nuovo programma comico di Rai 2. Da sabato 3 giugno alle 14.00

L’estate di Rai 2 comincia sabato 3 giugno alle 14.00 con “Non stop… Now”, il nuovo programma comico realizzato presso il CPTV di Torino. 

Il programma sarà l’occasione per presentare al pubblico le nuove leve della comicità e i giovani talenti che si affacciano nel panorama artistico italiano, molti dei quali nati dal web. Un’atmosfera colorata e giocosa farà da cornice ai protagonisti in un laboratorio creativo nel quale, senza la presenza di un conduttore, si alterneranno performance canore, coreografie ritmate e gag estemporanee.

Un format in quattro puntate che stravolge la liturgia tradizionale del varietà televisivo, la cui idea prende ispirazione dal programma cult “Non Stop” del 1977/78 che portò alla ribalta grandissimi talenti: Carlo Verdone, il trio La Smorfia, I gatti di vicolo miracoli… solo per citarne alcuni. E chissà se anche “Non stop… Now”, oggi come allora, farà nascere qualche nuova stella.

Prodotto dalla Direzione Intrattenimento Day Time Rai, “Non stop… Now” è un programma di Massimo Cinque, Maurizio Gianotti, Alessandro Migliaccio e Giulia Nannini. A cura di Danila Giarda, produttore esecutivo Maria Grazia Morino. La regia è di Giovanna Cuccurullo. 

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La forza della leggerezza

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La giornalista del Tg 1 Adriana Pannitteri racconta la Raffa nazionale, a ottant’anni dalla nascita. Edito da Morellini Editore, “Raffaella Carrà. La ragazza perfetta” raccoglie testimonianze ed emozioni di chi ha conosciuto da vicino la conduttrice e showgirl più amata di sempre

Perché “la ragazza perfetta”?

Perché sin da bambina Raffaella sapeva che avrebbe dovuto faticare per esprimere il suo talento. Lo ha fatto negli anni, in tutti i modi possibili e immaginabili, senza mai risparmiarsi. Chi ha vissuto con lei le lunghe trasferte in Sudamerica, nei tempi d’oro, ricorda Raffaella provare all’inverosimile per tutta la giornata, per poi chiudersi in camera la sera a imparare lo spagnolo. Da questo punto di vista è stata la “ragazza perfetta” e lo è stata forse anche troppo, perché quando si punta alla perfezione e si pretende troppo da se stessi, si rischia di non voler mai perdere il controllo e di essere un po’ trattenuti.

Cosa ti ha spinto a raccontare Raffaella?

Un anno fa ho avuto l’occasione di realizzare uno Speciale Tg 1 su di lei in collaborazione con la regista Cinzia Perreca, che mi ha parlato a lungo di Raffaella, figura di donna in fondo molto lontana da quelle di cui fino ad allora mi ero occupata. In passato avevo certamente apprezzato la Carrà, e la sua figura, che mi era sembrata esclusivamente basata sulla leggerezza, ma pian piano ha cominciato a rivelarmi aspetti interessanti, a partire dalla capacità di affermarsi in un mondo di uomini e di farcela da sola grazie al suo talento. Ha avuto sì dei compagni che l’hanno sicuramente sostenuta in un connubio professionale, ma non sono stati loro a farle la carriera. Lei non ha mai scelto la strada del personaggio importante al suo fianco per trovare il successo e questo lo trovo straordinario. Mi ha colpito la figura di una donna che si è data da fare tutta la vita e ha saputo anche reinventarsi. Ha recitato, ballato, condotto, si è spesa per battaglie sociali come quella delle adozioni, per il mondo LGBT. Raffaella non è stata solo leggerezza.

Nel tuo viaggio alla scoperta di Raffaella hai incontrato molte persone che hanno condiviso un percorso con lei, cosa ha lasciato a chi l’ha amata?

Non solo la simpatia, ma un modello di lavoro basato sulla professionalità. C’è chi l’ha definita una professionista all’americana che si spendeva fino all’ultimo. Ha insegnato un modello di serietà e di tenacia. 

Raffaella persona e personaggio, com’era la Carrà nella vita di tutti i giorni, che idea ti sei fatta?

A Raffaella piaceva giocare a carte con gli amici e contornarsi delle persone a cui voleva bene. Aveva anche amici vip, come Renato Zero e Fiorello, ma quando non lavorava e trascorreva il tempo nel suo buen retiro di Porto Santo Stefano, stava in compagnia di persone comuni che le consentivano, almeno nella vita privata, di essere solo Raffaella Pelloni. Aveva un grande senso di libertà. I suoi collaboratori, con i quali ha lavorato ad esempio in Spagna, raccontano che quando andava a vedere uno spettacolo lo faceva in incognito, non si faceva regalare i biglietti. Amava trascorrere il suo tempo libero come voleva. Mi sono fatta l’idea di una donna che nella vita privata era estremamente semplice, le piacevano le scarpe basse, i jeans, il maglioncione. E poi quando la vedevi in televisione, come diceva il costumista Luca Sabatelli, più che vestirsi si armava con abiti di scena pazzeschi.

In cosa è stata rivoluzionaria Raffaella?

Penso al “Tuca Tuca”, che venne visto con preoccupazione dagli allora vertici della Rai. Ma era un’esibizione spensierata che hanno ballato i bambini, gli anziani, e anche i frati quando Raffaella è andata a trovarli a San Giovanni Rotondo. Quel ballo ha mandato un messaggio di libertà in maniera lieve. Raffaella non ha fatto la rivoluzione proclamandola, ma attraverso la leggerezza. Quello che pensava l’ha sempre detto, senza mai farsi problemi e sempre in modo semplice.

Si dice che Raffaella fosse brava in cucina…

Amava cucinare per gli amici. Nei giorni in cui andava in diretta con il programma preparava il sugo la mattina presto.Lasciava tutto pronto per cenare con i collaboratori a casa sua a tarda sera, una volta spente le telecamere.

Nel tuo racconto dedichi ampio spazio a “Carramba”, cosa ha rappresentato per Raffaella e per il suo pubblico quel programma?

È stato forse il programma più innovativo della storia della Tv. Può piacerci o meno, possiamo trovarlo per certi versi melenso, ma gli ascolti erano stratosferici. Raffaella ha sdoganato certamente le lacrime, ma soprattutto l’abbraccio. Ha anche avvicinato l’Italia all’America latina, con ricongiungimenti di persone separate da tantissimo tempo che non avevano grandi possibilità economiche. Credo che in quegli anni quel programma sia stato geniale.

Il libro chiude con il racconto del ritorno di Raffaella all’Argentario. Perché ha amato quel luogo così tanto da voler essere sepolta lì?

Credo per motivi  anche un po’ casuali, forse perché Gianni Boncompagni e Sergio Japino avevano già una villa lì, ma nel tempo per Raffaella quel posto è diventato un punto di riferimento, luogo in cui scappava ogni volta che poteva. Aveva preso casa a Cala Piccola, una vista spettacolare di fronte all’Isola del Giglio. Il silenzio della natura si contrapponeva al tanto “rumore” del mondo dello spettacolo, della città. Oggi è sepolta nel piccolo cimitero di Porto Santo Stefano, in paese ci sono anche un premio cinematografico e un giardinetto intitolati a lei.

Raffaella, forse non perfetta, ma certamente unica…

Non penso fosse facile essere la Carrà. Ha dato tantissimo allo spettacolo e al suo pubblico divenendo un personaggio unico, e cercando al tempo stesso di essere, per se stessa, semplicemente Raffaella.

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Lasciatevi stupire

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«Un viaggiatore vero non potrà mai essere insoddisfatto. Ogni posto può regalare delle emozioni, l’importante è sempre saperle cogliere e osservare»: la conduttrice al timone anche della versione serale del “Kilimangiaro”, in onda dal nuovo studio di Milano

Camila Raznovich,2019

“Kilimangiaro” in prima serata. Quali sono le novità di questa nuova stagione?

Le novità sono rivolte a tutti gli spettatori che ogni estate aspettano e seguono le prime serate del Kilimangiaro. Ai Viaggiatori in procinto di partire, ma anche e soprattutto a tutte quelle persone che vogliono viaggiare e conoscere il mondo insieme a noi, magari guardandoci comodamente da casa.  Sono tante, tantissime le persone che ci ringraziano perché li portiamo in angoli di mondo che difficilmente potrebbero visitare. Quest’anno la frase “stiamo lavorando per voi” assume anche un significato pratico: abbiamo un nuovo studio a Milano che abbiamo letteralmente costruito ex novo. E poi ci saranno tanti filmati inediti che i nostri filmmaker hanno girato proprio per l’occasione di queste prime serate.

Dove ci porteranno i sei appuntamenti?

In giro per tutto il mondo, ma anche in giro per la cultura, come ad esempio facendoci conoscere la Milano di Leonardo.

Lei è cresciuta in viaggio e in diverse comunità. Cosa porta al “Kilimangiaro” di tutte le sue esperienze?

Abbiamo portato al Kilimangiaro un grandissimo cambiamento rispetto a quello che era sempre stato, nei modi, nei termini e nel contenuto. Siamo usciti dalla sfera cartolina turistica e siamo entrati in una narrazione del viaggio e della cultura del posto.

Che ricordi ha del suo primo viaggio in solitaria?

Il mio primo viaggio in solitaria è stato dopo la maturità classica in India, avevo 19 anni. Prima di partire avevo un mix di emozioni, paura, eccitazione, curiosità e poi, come sempre nella vita accade, mi ricordo che la paura è durata giusto il tempo di mettere piede in India. Quando sono atterrata a Mumbai, che allora era ancora Bombay, tutte le paure sono sparite perché iniziava la mia avventura. In questi casi poi necessità fa virtù ed è proprio in questi momenti che scopri  di avere molte più risorse di quelle che pensi di avere.

Cos’è importante in un viaggio?

In un viaggio è importante lasciarsi stupire, essere curiosi, lasciare a casa i pregiudizi e guardare, osservare e ponderare la possibilità che anche le cose più lontane da noi, più diverse da noi, siano ugualmente interessanti, meravigliose e giuste. Credo che a volte si abbia troppa paura delle cose che non conosciamo e quindi tendiamo a giudicarle perdendo così la possibilità di imparare.

Qual è invece l’insoddisfazione di un viaggiatore?

Un viaggiatore vero non potrà mai essere insoddisfatto. Ogni posto può regalare delle emozioni, l’importante è sempre saperle cogliere e osservare.

Qual è, in cima ai suoi desideri, il posto nel mondo che desidera visitare?

È un sogno pre-covid, attraversare la Cina, con le mie ragazze. Un Paese che mi ha sempre affascinata e che ancora mi affascina tantissimo, indubbiamente un Paese che va conosciuto. Per come sta andando il mondo, sarà sicuramente uno dei protagonisti del prossimo secolo per cui è bene capirlo per poi poterlo giudicare, apprezzare o meno.

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Tutti i sogni ancora in volo

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SERATE EVENTO

Due tappe televisive del lungo tour che lo sta portando nei più importanti teatri italiani: Massimo Ranieri debutta con il suo show sul piccolo schermo. Al suo fianco Rocío Muñoz Morales. Il 26 maggio e il 2 giugno alle 21.30 su Rai1

Massimo Ranieri torna su Rai1 con due serate speciali, un grande show che vuole omaggiare il “varietà” di una volta. Un racconto fatto di storie, aneddoti personali e le più belle canzoni di sempre. Ad accompagnare l’artista in questo suo viaggio tra i grandi classici della canzone italiana, una fan d’eccezione, un’attrice che si è fatta conoscere e amare non solo per la bravura, ma anche per la simpatia, la solarità e la bellezza: Rocío Muñoz Morales. Nel corso delle due puntate, Massimo Ranieri ospiterà grandi artisti della scena musicale italiana: gli amici di una vita, ma anche comici e grandi talenti della danza. La scenografia, realizzata da Gennaro Amendola, è quella delle grandi occasioni ed evoca gli show degli anni ‘60 e ’70. La regia televisiva, che giocherà fra tradizione e modernità, è affidata a Duccio Forzano. L’orchestra è diretta dal Maestro Leonardo De Amicis. A completare l’assetto di queste due meravigliose serate evento dedicate a uno degli artisti più amati di sempre, un grande corpo di ballo coreografato da Grazia Cundari. Massimo Ranieri ci aspetta il 26 maggio e il 2 giugno alle 21.30 in prima serata su Rai1. “Tutti i sogni ancora in volo” è una produzione Direzione Intrattenimento Prime Time, in collaborazione con Ballandi.

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LINEABLU compie trent’anni

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Torna sabato 27 maggio alle 14.00 su Rai 1 il programma dedicato al mare e agli oceani. Conducono Donatella Bianchi e Fabio Gallo, con la partecipazione della giornalista del TG1 Valentina Bisti. La prima puntata dedicata a Linosa e Lampedusa

Fiumicino : Linea Blu . Nella foto : Donatella Bianchi e Fabio Gallo

Sabato 27 maggio torna “Lineablu” con una nuova edizione, la trentesima. In onda dal 1994, è lo storico appuntamento della Rai dedicato al Mediteranno e, più in generale, al mare e agli oceani del pianeta.

Donatella Bianchi e Fabio Gallo ripartono alla scoperta dei luoghi più suggestivi della penisola, della biodiversità marina e costiera e, insieme, porteranno ancora il mare nelle sue infinite declinazioni, ambientali, sociali, economiche e culturali, nelle case degli italiani.

Sarà un’edizione speciale anche grazie al contributo di un celebre volto del TG1, Valentina Bisti che percorrerà i cammini e i sentieri che si affacciano sul mare per raccontare gli aspetti più nascosti dei paesaggi e delle comunità da punti di vista unici, privilegiati.

Sopra, sotto e intorno al mare sarà ancora una volta lo slogan che guiderà il viaggio di “Lineablu2023”.

La prima puntata è dedicata alle isole d’alto mare, terre di grandi contrasti, simboli del mare aperto proprio nel cuore del Mediterraneo.  La prima esclusiva dell’anno sarà l’esplorazione e la ricostruzione delle ultime ore di volo del Martin Baltimore AG699, bombardiere della Royal AirForce, a ottant’anni dal suo affondamento.  Naufragato nel Giugno del 1942 a poche centinaia di metri dalle coste dell’isola di Linosa, ritrovato nel 2016 su un fondale di 85 metri in perfetto assetto di navigazione e documentato per la prima volta dal team subacqueo di “Lineablu”. Il viaggio di “Lineablu” approderà alle isole Pelagie, simbolica cerniera tra Europa e Africa. Lampedusa e Linosa, nel cuore dello Stretto di Sicilia, sempre al centro delle cronache per gli sbarchi dei migranti, raccontate questa volta da un punto di vista diverso, per le loro caratteristiche geologiche e naturalistiche.

Linosa, incantevole ed estrema, selvaggia e isolata, con le sue coste e suoi fondali turchesi, resta l’habitat ideale per la riproduzione di specie protette come la Carretta Carretta e le berte, uccelli d’alto mare. Fabio Gallo incontrerà gli abitanti dell’isola, costretti a vivere tra mille difficoltà a causa dell’isolamento, ma resilienti e innamorati del loro scoglio vulcanico e racconterà la stretta interazione tra il vulcano e l’isola: i paesaggi di lava, l’agricoltura eroica, la bellezza mozzafiato. E con Valentina Bisti il pubblico potrà andare alla scoperta della Riserva Naturale Orientata Isola di Lampedusa, attraverso sentieri che racconteranno gli aspetti naturalistici dell’isola e la particolarità del fenomeno geologico dei valloni, isola laboratorio ideale per i ricercatori di Enea impegnati nel monitoraggio del ciclo del carbonio in atmosfera e in mare. 

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Lo sguardo al femminile sul mondo

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Sabato 27 maggio alle 21.45 su Rai3 una puntata speciale del programma condotto da Francesca Fialdini. Ad aprire la serata la storia della centenaria Yvonne Girardello, la prima hostess italiana. Dopo di lei Albertina Gasparoni, segretaria di Aldo Moro, Graziella Pera, costumista e scenografa, la cantante Edda Dell’Orso, Maria Caruso, figlia di contadini del sud, e Giulia Bassani, ingegnere aerospaziale del nuovo millennio

“Le Ragazze”, Francesca Fialdini,2023

“Le Ragazze”, il programma di Rai Cultura condotto da Francesca Fialdini, arriva in prima serata. L’appuntamento è sabato 27 maggio alle 21.45 su Rai3 per raccontare storie di donne, famose o sconosciute, che sono state ventenni dagli anni ‘40 agli anni ‘90, o che lo sono oggi. Racconti che si intrecciano, regalando alle nuove generazioni un originale sguardo al femminile sul mondo. 

Ad aprire la puntata sarà una centenaria, Yvonne Girardello, prima hostess italiana e Ragazza degli anni ‘40.  È la decana di questa edizione de “Le Ragazze”. Nata nel 1923 al Lido di Venezia, dopo la guerra Yvonne viene assunta come prima hostess della storia dell’aviazione civile italiana. Una vita fatta di voli andata e ritorno Lido-Roma tutti i giorni dell’anno, ma anche di incontri con passeggeri speciali, soprattutto durante i giorni della Mostra del Cinema di Venezia quando il Lido si riempiva di star: Sandra Milo, Domenico Modugno, Maria Callas. Il suo invito alle giovani generazioni: vivete al massimo. 

Segue il racconto intrecciato delle Ragazze degli anni ‘60. Albertina Gasparoni, segretaria di Aldo Moro, Giovanni Leone e Sandro Pertini: la sua è la vita di una persona comune che diventa testimone oculare della storia. Vive da vicino prima il dramma del rapimento e della strage di via Fani, poi quello della morte di Moro. Durante i giorni del sequestro gli inquirenti si rivolgeranno a lei per riconoscere la calligrafia delle lettere dalla prigionia del Presidente Moro. Dal 1978 al 1985 è nella segreteria personale del Presidente Sandro Pertini e dopo la sua morte diventa molto amica della moglie Carla Voltolina, che sarà per lei una seconda madre. Insieme a lei la storia dell’eclettica Graziella Pera, celebre costumista e scenografa che ha fatto la storia della televisione firmando gli esagerati abiti e copricapi della Laurito, i costumi di “Indietro tutta” di Renzo Arbore e le mitiche spalline di Raffaella Carrà in “Carramba che Sorpresa”.  

Per gli anni ‘50 ci sarà la cantanteEdda Dell’Orso: la sua voce inconfondibile è legata alle più famose colonne sonore composte da Ennio Morricone per capolavori come “C’era una volta il West”, “Giù la testa”, “Metti una sera a cena” e “C’era una volta in America”. La sua storia incontra quella di Maria Caruso. Nata in una famiglia contadina del sud, dopo la terza elementare, come tutte le bambine dell’epoca, Maria viene mandata a lavorare in campagna e come lavandaia. È un mondo, quello delle campagne del dopo la guerra, nel quale la donna è totalmente assoggettata prima alla famiglia e poi al marito e alla madre di lui. 

In questa serata speciale le protagoniste dei racconti intrecciati Graziella Pera e Albertina Gasperoni, Edda dell’Orso e Maria Caruso si incontreranno per la prima volta in studio: una novità che vuole sottolineare ancora di più la diversità delle storie all’interno dell’identità delle generazioni. 

Chiude questo straordinario appuntamento in prima serata la ragazza del nuovo millennio, Giulia Bassani, aspirante astronauta. Giulia è la giovanissima di questa edizione de “Le Ragazze”. A soli 24 anni è già ingegnere aerospaziale. La passione per lo spazio arriva a 15 anni grazie all’esempio di Samantha Cristoforetti, il suo idolo.

“Le Ragazze” è un programma di Cristiana Mastropietro, Riccardo Mastropietro e Giulio Testa prodotto da Pesci Combattenti per Rai Cultura. La regia è di Riccardo Mastropietro e Jovica Nonkovic.

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I Cavalieri dello Zodiaco in anteprima

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COTB 2023

Per la prima volta sul grande schermo la saga di Saint Seiya di Masami Kurumada in live-action. La proiezione nel corso del Festival che si terrà a Pescara dal 31 maggio al 4 giugno

Sarà presentato in anteprima italiana, giovedì 1 giugno 2023, a “Cartoons On The Bay – International Festival of Animation, Transmedia and Meta-Arts 2023”, “I Cavalieri dello Zodiaco”, diretto da Tomek Bagiński. Tratto dalla celebre serie animata, porta per la prima volta sul grande schermo la saga di Saint Seiya di Masami Kurumada in live-action.

Giunto alla 27a edizione, “Cartoons”, promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com, torna dal 31 maggio al 4 giugno 2023 a Pescara, dopo il successo dello scorso anno. Seiya, interpretato da Mackenyu, è un testardo adolescente di strada che trascorre il suo tempo alla ricerca della sorella rapita e a combattere per ottenere denaro. Quando in uno dei suoi combattimenti sprigiona involontariamente poteri mistici che non sapeva di avere, Seiya si ritrova coinvolto in un mondo di santi in guerra, di antichi addestramenti magici e  di una dea reincarnata che ha bisogno della sua protezione. Per sopravvivere, dovrà abbracciare il suo destino e sacrificare tutto per conquistare il posto che gli spetta tra i Cavalieri dello Zodiaco. Il film, prodotto dalla Toei Animation Production e interpretato anche da Famke Janssen, Madison Iseman, Diego Tinoco, Mark Dacascos, Nick Stahl e Sean Bean, uscirà solo al cinema il 26, 27 e 28 giugno 2023, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures. A “Cartoons On The Bay” saranno ospiti anche il regista e produttore cinematografico britannico Peter Lord e il regista e produttore israeliano Ari Folman, che riceveranno il Premio alla Carriera e Ian Mackinnon, produttore e leggenda della stop motion, che ritirerà il premio Studio of the year 2023 assegnato allo Studio MacKinnon & Saunders e farà anche parte della giuria internazionale del Festival, che assegnerà i Premi Pulcinella delle varie categorie del concorso.

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Un viaggio lungo una vita

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ULISSE

Piero Angela raccontato dal figlio Alberto. Uno speciale in prima serata per raccontare il più grande divulgatore televisivo di sempre. Giovedì 25 maggio su Rai 1

Per oltre settant’anni ha accompagnato il grande pubblico televisivo lungo la strada della conoscenza. Lo ha fatto con programmi diventati cult sul piccolo schermo, alla radio, con i suoi libri, e facendo sempre uso di ogni strumento tecnologico che potesse facilitare la divulgazione. Alberto Angela ripercorre tutte le tappe della carriera del padre Piero: il primo impiego in radio, gli esordi in televisione come corrispondente per la Rai da Parigi e Bruxelles, l’esperienza come inviato di guerra in Algeria e Vietnam, gli incontri con le grandi star del cinema e della musica, l’approdo alla conduzione del telegiornale su Rai 1.  “Piero Angela – Un viaggio lungo una vita” è il titolo dello speciale di “Ulisse, il piacere della scoperta” dedicato al più grande divulgatore italiano, che Rai Cultura propone giovedì 25 maggio alle 21.25 su Rai1. Una serata per scorgere le tante facce, anche quelle più private, dell’uomo che ci ha portati sulla luna e che ci ha raccontato la scienza e la natura in prima serata. “Quark”, “Super Quark”, “Viaggio nel Cosmo”, “La macchina Meravigliosa”, “Il pianeta dei dinosauri”: programmi che hanno segnato profondamente la storia della televisione italiana, sia dal punto di vista dei contenuti, che da quello della forma e delle innovazioni del mezzo televisivo in sé. Piero Angela era un pioniere, un visionario che, sempre con razionalità e rigore scientifico, ci ha raccontato la complessità del mondo, i progressi della scienza e della tecnologia, ma anche, anzitempo, le conseguenze dell’accelerazione del progresso: dai problemi ambientali a quelli etici. Un intellettuale che sapeva parlare a tutti, spiegando cose a volte molto complesse con parole semplici e chiare. Insieme ad Alberto Angela, le voci e i ricordi di tanti amici e collaboratori di Piero. Un viaggio che racconta anche le passioni del grande divulgatore, a partire dal Jazz.  Erano gli anni del dopoguerra, quando sotto il nome di Peter Angela animava i jazz club della sua città, Torino. A raccontare il giovane Piero è Stefano Bollani. Jovanotti racconta invece di come, per un suo tour, Piero gli fece compagnia per tutte le tappe. E poi Riccardo Muti sulla scelta di Angela di usare l’aria sulla quarta corda di Bach come sigla dei suoi programmi e ancora il Nobel per la fisica Giorgio Parisi, l’astronauta Paolo Nespoli, la giornalista Gaia Tortora. Una puntata in cui ritroviamo i racconti in prima persona di Piero: dall’infanzia sotto le bombe al padre, lo psichiatra Carlo Angela, che salvò dalla morte molti ebrei; dai sogni realizzati a quelli che ha dovuto lasciare a metà; dalla lotta contro le fake news e le bufale scientifiche alla sua ultima fatica, “Prepararsi al futuro”, una trasmissione nata per mettere al corrente le nuove generazioni sui problemi del mondo. Quando è andata in onda Piero Angela non c’era già più, ma la sua voce, il suo pensiero, la sua visione del mondo rimarranno con noi per molto tempo ancora.

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Una storia contemporanea

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NICOLE GRIMAUDO

In “Vivere non è un gioco da ragazzi” l’attrice interpreta Anna, la madre di Lele. Ex stella di periferia, fa la barista e ama la lettura. Più sofisticata del marito, subisce un ricatto che potrebbe risolvere i problemi economici a casa, ma si troverà di fronte a una dura scelta. Lunedì 22 maggio in prima serata su Rai 1

Nella serie interpreta il ruolo della mamma di un ragazzo che resta imbrigliato nel mondo della droga. Come vive Anna questo calvario?

Temo che quello che accade nella serie sia una delle paure più grandi per noi genitori. Il ruolo di Anna l’ho amato molto perché è una donna forte, concreta, che ha sempre lavorato e fatto di tutto per dare il meglio alla sua famiglia. Affronta tante fatiche e, nonostante questo, la famiglia è molto unita e la coppia è solare e vera. Davanti a queste grandi difficoltà, però, l’equilibrio familiare comincia a vacillare, perché quando un figlio prende una strada diversa rispetto a quello che si sperava per lui, è un colpo brutto per ogni genitore.

Come si è preparata per vestire i panni di Anna?

Ho attinto molto dalla mia vita quotidiana. Ho due figli, seppure piccoli, e tutte le paure e le fragilità di Anna sono anche le mie. Li faccio crescere spiegando che devono ragionare con la loro testa, che non devono avere paura dei genitori e che non devono vederci come dei nemici.

La storia racconta di una profonda crisi che porta ciascun personaggio a fare i conti con i propri fantasmi interiori. Quali sono quelli di Anna?

Anna ad un certo punto ha rinunciato a tutto in nome di due maternità. Quindi i suoi fantasmi sono aver dovuto fare un passo indietro rispetto ai suoi sogni e alle sue ambizioni e, forse, ad un amore molto grande che però l’ha messa anche in difficoltà. E’ una donna risolta per metà. I vuoti vengono spesso fuori.

La vicenda di Lele, suo figlio nella serie, farà deflagrare l’equilibrio familiare?

Sì, perché tra l’altro a livello economico la famiglia attraversa una grande crisi e Lele inizia a prendere una strada particolare pur essendo un bravo ragazzo. Per amore e per apparire come un ragazzo ricco che può permettersi cose che noi non possiamo dargli, inizia a spacciare. Una storia contemporanea che parla ai giovani e ai genitori.

Il tema della serie è fortemente ispirato alla verità della vita quotidiana. Ci si potranno riconoscere molti genitori e molti figli?

Assolutamente sì. Credo che queste storie siano belle e confacenti a un servizio pubblico reale. La serie ricorda ai genitori che i figli non vanno mai persi di vista: il fatto che crescano in questo mondo, ci dà la possibilità di controllarli di più, ma allo stesso tempo li espone a più pericoli. Bisogna tenere alto il livello di attenzione parlando loro, ascoltandoli, guardandoli davvero.

Cosa porta con sé della sua adolescenza?

Erano anni diversi e la mia adolescenza è stata particolare. “Non è la Rai” a quindici anni, ha sicuramente dato un taglio diverso a un’età in cui si vive di spensieratezza. Ho iniziato a lavorare molto giovane e ad avere il senso della responsabilità molto presto. Sono contenta di questo perché ho avuto un senso di disciplina che mi ha salvato da tante cose. Credo che i giovani debbano mettere a fuoco una passione. Che sia sport, arte, studio, è l’unica forza reale che tiene lontano dai rischi.

Ha iniziato a lavorare nella tv da giovanissima e la sua grande popolarità è arrivata con le fiction. Quale momento ha segnato maggiormente la sua carriera?

Credo che “Mine vaganti” sia stato il punto di svolta. Il film che ha consacrato il mio ruolo di attrice.

Quale ruolo non le è stato ancora mai proposto ma le piacerebbe interpretare?

Mi piacerebbe molto un ruolo sbagliato, sporco, cattivo. Fino ad oggi sono stata madre, compagna, poliziotta, infermiera, sempre rivolta agli altri. Mi piacerebbe raccontare un personaggio più oscuro.

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Quanto è difficile fare l’antipatico

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Nella serie di Rai 1 diretta da Rolando Ravello, l’attore è il commissario Saguatti, poliziotto ruspante e popolare, con metodi poco ortodossi ma che rivelerà risvolti imprevedibili: «All’inizio con il protagonista gioca un po’ al gatto con il topo, lo tratta male, ma nel corso della storia si rivelerà più umano»

Un ritorno alla fiction e un debutto in Rai. Cosa l’ha spinta ad accettare questo progetto?

Innanzitutto, l’amicizia con lo sceneggiatore, Fabio Bonifacci. La serie è tratta da un suo libro (Il giro della verità). I veri protagonisti della storia sono i ragazzi, gli adolescenti con i loro problemi. Il mio personaggio, il commissario Saguatti, all’inizio era solo un cammeo, che poi è stato allargato nella stesura e nel corso delle riprese. Bonifacci e il regista Rolando Ravello mi hanno simpaticamente accerchiato, ma anche il ruolo ha rappresentato qualcosa di nuovo.

Una storia che ci racconta il travaglio del giovane Lele nell’assumersi la responsabilità dei propri errori, ma che affronta anche il tema del rapporto genitori-figli…

Il rapporto genitori e figli è atavico, e in ogni epoca ha i suoi problemi. La serie comincia con una tragedia, la morte di un ragazzo per una pasticca di droga tagliata male spacciata da Lele. Ma la vera storia è proprio quella di Lele (Riccardo De Rinaldis). All’inizio lo abbiamo visto salire i gradini della questura insieme al padre Marco (Stefano Fresi) per andare a denunciarsi. Una scelta preceduta da un momento di difficoltà e di sofferenza.

Come “girano” le verità nella serie?

Insieme al rapporto genitori-figli c’è il tema etico: è giusto o non è giusto dire la verità? Nel corso delle puntate Lele si contorce, si chiede se parlare con i genitori, con gli amici, con il commissario Saguatti…

Che tipo è il suo commissario?

All’inizio con Lele gioca un po’ al gatto con il topo, lo tratta male, ma nel corso della storia si rivelerà più umano. Il gioco delle verità è legato in qualche modo anche a lui, che alla fine una bugia la dirà. Nasconderà qualcosa, probabilmente a fin di bene, capendo che la responsabilità delle pasticche tagliate male non è del giovane.

Come ha vissuto l’incontro con il suo personaggio?

Fare l’“antipatico” è una cosa che mi risulta simpaticamente difficile, visto che di default, da “Zelig” in poi, appaio come simpatico. Come attore mi ha incuriosito fare qualcosa che andasse fuori dalla mia comfort zone.

Un commissario che quando si ritrova con il suo assistente, l’appuntato Paternò (Antonio Perna), sa essere anche ironico…

Il regista mi ha affiancato il personaggio di Paternò con il quale è nato un duo comico e sono tornato a fare un po’ da spalla a un comico puro. Sul set ci siamo divertiti a improvvisare anche al di fuori del copione, ne esce un contrappunto simpatico.

La difficoltà di essere genitori e quella dei ragazzi di trovare un posto nel mondo… è davvero così difficile vivere il gioco della vita?

Direi di sì. Credo che oggi lo sia molto di più che un tempo. Noi avevamo ideali, magari sbagliati, ma un po’ più di alto respiro. Anche quelli che dicevano “no future” a modo loro prendevano una posizione. Oggi, mi permetto di dire, i selfie e ciò che diciamo sui social non sono la stessa cosa. Certamente arrivano a molte più persone, potenzialmente a milioni, ma il contenuto non ha la stessa forza. E poi aggiungi anche la crisi economica.

Da padre come vede i nostri giorni?

Penso ai miei figli che l’adolescenza l’hanno superata, oggi hanno più di vent’anni e sono alla ricerca di lavoro. Io ho iniziato a lavorare a fine anni Settanta e allora un giovane poteva scegliere. Ho lavorato nel turismo in un’agenzia di viaggi, ho deciso di fare l’attore, ho cambiato, ma con la consapevolezza che avrei potuto tornare indietro. Mi sembrava ci fossero più prospettive. Oggi sono cavoli amari. Anche ai miei figli non so cosa consigliare, cosa dire. Sono un po’ pessimista sul futuro.

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LA STORIA

TESTO BOX:

Il diciottenne Lele, bravo ragazzo di umili origini, frequenta il liceo con i figli dell’élite bolognese ed è innamorato di Serena, bellissima, intelligente e perfetta reginetta della scuola. Invitato una sera in discoteca da Serena e dal suo gruppo di amici, Lele per fare colpo su di lei prende una pasticca di Mdma. Risucchiato nel mondo delle discoteche e della droga, Lele rimane però presto senza soldi e, per continuare a frequentare Serena, si ritrova a comprare le pasticche nel suo quartiere e a rivenderle in discoteca al doppio del prezzo. Una sera vende una pasticca al suo amico Mirco, che viene trovato morto il giorno dopo proprio a causa della droga. Per Lele, corroso dai sensi di colpa perché convinto di essere l’assassino di Mirco, inizia un calvario che stravolge il rapporto con Pigi, suo migliore amico, con Serena e con i genitori.

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