Giovani talenti e performer sono i protagonisti del nuovo programma comico di Rai 2. Da sabato 3 giugno alle 14.00
L’estate
di Rai 2 comincia sabato 3 giugno alle 14.00 con “Non stop… Now”, il nuovo
programma comico realizzato presso il CPTV di Torino.
Il
programma sarà l’occasione per presentare al pubblico le nuove leve della
comicità e i giovani talenti che si affacciano nel panorama artistico italiano,
molti dei quali nati dal web. Un’atmosfera colorata e giocosa farà da cornice
ai protagonisti in un laboratorio creativo nel quale, senza la presenza di un
conduttore, si alterneranno performance canore, coreografie ritmate e gag
estemporanee.
Un
format in quattro puntate che stravolge la liturgia tradizionale del varietà
televisivo, la cui idea prende ispirazione dal programma cult “Non Stop” del
1977/78 che portò alla ribalta grandissimi talenti: Carlo Verdone, il trio La
Smorfia, I gatti di vicolo miracoli… solo per citarne alcuni. E chissà se
anche “Non stop… Now”, oggi come allora, farà nascere qualche nuova stella.
Prodotto
dalla Direzione Intrattenimento Day Time Rai, “Non stop… Now” è un programma di
Massimo Cinque, Maurizio Gianotti, Alessandro Migliaccio e Giulia Nannini. A
cura di Danila Giarda, produttore esecutivo Maria Grazia Morino. La regia è di
Giovanna Cuccurullo.
La giornalista del Tg 1 Adriana Pannitteri racconta la Raffa nazionale, a ottant’anni dalla nascita. Edito da Morellini Editore, “Raffaella Carrà. La ragazza perfetta” raccoglie testimonianze ed emozioni di chi ha conosciuto da vicino la conduttrice e showgirl più amata di sempre
Perché “la ragazza perfetta”?
Perché sin da bambina Raffaella sapeva che
avrebbe dovuto faticare per esprimere il suo talento. Lo ha fatto negli anni,
in tutti i modi possibili e immaginabili, senza mai risparmiarsi. Chi ha
vissuto con lei le lunghe trasferte in Sudamerica, nei tempi d’oro, ricorda
Raffaella provare all’inverosimile per tutta la giornata, per poi chiudersi in
camera la sera a imparare lo spagnolo. Da questo punto di vista è stata la
“ragazza perfetta” e lo è stata forse anche troppo, perché quando si punta alla
perfezione e si pretende troppo da se stessi, si rischia di non voler mai perdere
il controllo e di essere un po’ trattenuti.
Cosa ti ha spinto a raccontare
Raffaella?
Un anno fa ho avuto l’occasione di
realizzare uno Speciale Tg 1 su di lei in collaborazione con la regista Cinzia
Perreca, che mi ha parlato a lungo di Raffaella, figura di donna in fondo molto
lontana da quelle di cui fino ad allora mi ero occupata. In passato avevo
certamente apprezzato la Carrà, e la sua figura, che mi era sembrata
esclusivamente basata sulla leggerezza, ma pian piano ha cominciato a rivelarmi
aspetti interessanti, a partire dalla capacità di affermarsi in un mondo di
uomini e di farcela da sola grazie al suo talento. Ha avuto sì dei compagni che
l’hanno sicuramente sostenuta in un connubio professionale, ma non sono stati
loro a farle la carriera. Lei non ha mai scelto la strada del personaggio
importante al suo fianco per trovare il successo e questo lo trovo
straordinario. Mi ha colpito la figura di una donna che si è data da fare tutta
la vita e ha saputo anche reinventarsi. Ha recitato, ballato, condotto, si è
spesa per battaglie sociali come quella delle adozioni, per il mondo LGBT.
Raffaella non è stata solo leggerezza.
Nel tuo viaggio alla scoperta di
Raffaella hai incontrato molte persone che hanno condiviso un percorso con lei,
cosa ha lasciato a chi l’ha amata?
Non solo la simpatia, ma un modello
di lavoro basato sulla professionalità. C’è chi l’ha definita una
professionista all’americana che si spendeva fino all’ultimo. Ha insegnato un
modello di serietà e di tenacia.
Raffaella persona e personaggio,
com’era la Carrà nella vita di tutti i giorni, che idea ti sei fatta?
A Raffaella piaceva giocare a carte
con gli amici e contornarsi delle persone a cui voleva bene. Aveva anche amici
vip, come Renato Zero e Fiorello, ma quando non lavorava e trascorreva il tempo
nel suo buen retiro di Porto Santo Stefano, stava in compagnia di persone comuni
che le consentivano, almeno nella vita privata, di essere solo Raffaella
Pelloni. Aveva un grande senso di libertà. I suoi collaboratori, con i quali ha
lavorato ad esempio in Spagna, raccontano che quando andava a vedere uno
spettacolo lo faceva in incognito, non si faceva regalare i biglietti. Amava
trascorrere il suo tempo libero come voleva. Mi sono fatta l’idea di una donna
che nella vita privata era estremamente semplice, le piacevano le scarpe basse,
i jeans, il maglioncione. E poi quando la vedevi in televisione, come diceva il
costumista Luca Sabatelli, più che vestirsi si armava con abiti di scena pazzeschi.
In cosa è stata rivoluzionaria
Raffaella?
Penso al “Tuca Tuca”, che venne visto
con preoccupazione dagli allora vertici della Rai. Ma era un’esibizione
spensierata che hanno ballato i bambini, gli anziani, e anche i frati quando
Raffaella è andata a trovarli a San Giovanni Rotondo. Quel ballo ha mandato un
messaggio di libertà in maniera lieve. Raffaella non ha fatto la rivoluzione
proclamandola, ma attraverso la leggerezza. Quello che pensava l’ha sempre
detto, senza mai farsi problemi e sempre in modo semplice.
Si dice che Raffaella fosse brava in
cucina…
Amava cucinare per gli amici. Nei
giorni in cui andava in diretta con il programma preparava il sugo la mattina
presto.Lasciava tutto pronto per cenare con i collaboratori a casa sua a
tarda sera, una volta spente le telecamere.
Nel tuo racconto dedichi ampio spazio
a “Carramba”, cosa ha rappresentato per Raffaella e per il suo pubblico quel
programma?
È stato forse il programma più innovativo
della storia della Tv. Può piacerci o meno, possiamo trovarlo per certi versi
melenso, ma gli ascolti erano stratosferici. Raffaella ha sdoganato certamente
le lacrime, ma soprattutto l’abbraccio. Ha anche avvicinato l’Italia
all’America latina, con ricongiungimenti di persone separate da tantissimo
tempo che non avevano grandi possibilità economiche. Credo che in quegli anni
quel programma sia stato geniale.
Il libro chiude con il racconto del
ritorno di Raffaella all’Argentario. Perché ha amato quel luogo così tanto da
voler essere sepolta lì?
Credo per motivi anche un po’ casuali, forse perché Gianni Boncompagni
e Sergio Japino avevano già una villa lì, ma nel tempo per Raffaella quel posto
è diventato un punto di riferimento, luogo in cui scappava ogni volta che
poteva. Aveva preso casa a Cala Piccola, una vista spettacolare di fronte
all’Isola del Giglio. Il silenzio della natura si contrapponeva al tanto “rumore”
del mondo dello spettacolo, della città. Oggi è sepolta nel piccolo cimitero di
Porto Santo Stefano, in paese ci sono anche un premio cinematografico e un
giardinetto intitolati a lei.
Raffaella, forse non perfetta, ma
certamente unica…
Non penso fosse facile essere la
Carrà. Ha dato tantissimo allo spettacolo e al suo pubblico divenendo un
personaggio unico, e cercando al tempo stesso di essere, per se stessa,
semplicemente Raffaella.
«Un viaggiatore vero non potrà mai essere insoddisfatto. Ogni posto può regalare delle emozioni, l’importante è sempre saperle cogliere e osservare»: la conduttrice al timone anche della versione serale del “Kilimangiaro”, in onda dal nuovo studio di Milano
Camila Raznovich,2019
“Kilimangiaro” in prima serata. Quali sono le
novità di questa nuova stagione?
Le novità sono rivolte a tutti gli spettatori
che ogni estate aspettano e seguono le prime serate del Kilimangiaro. Ai
Viaggiatori in procinto di partire, ma anche e soprattutto a tutte quelle
persone che vogliono viaggiare e conoscere il mondo insieme a noi, magari
guardandoci comodamente da casa. Sono
tante, tantissime le persone che ci ringraziano perché li portiamo in angoli di
mondo che difficilmente potrebbero visitare. Quest’anno la frase “stiamo
lavorando per voi” assume anche un significato pratico: abbiamo un nuovo studio
a Milano che abbiamo letteralmente costruito ex novo. E poi ci saranno tanti
filmati inediti che i nostri filmmaker hanno girato proprio per l’occasione di
queste prime serate.
Dove ci porteranno i sei appuntamenti?
In giro per tutto il mondo, ma anche in giro
per la cultura, come ad esempio facendoci conoscere la Milano di Leonardo.
Lei è cresciuta in viaggio e in diverse
comunità. Cosa porta al “Kilimangiaro” di tutte le sue esperienze?
Abbiamo portato al Kilimangiaro un
grandissimo cambiamento rispetto a quello che era sempre stato, nei modi, nei
termini e nel contenuto. Siamo usciti dalla sfera cartolina turistica e siamo
entrati in una narrazione del viaggio e della cultura del posto.
Che ricordi ha del suo primo viaggio in
solitaria?
Il mio primo viaggio in solitaria è stato
dopo la maturità classica in India, avevo 19 anni. Prima di partire avevo un
mix di emozioni, paura, eccitazione, curiosità e poi, come sempre nella vita
accade, mi ricordo che la paura è durata giusto il tempo di mettere piede in
India. Quando sono atterrata a Mumbai, che allora era ancora Bombay, tutte le
paure sono sparite perché iniziava la mia avventura. In questi casi poi
necessità fa virtù ed è proprio in questi momenti che scopri di avere molte più risorse di quelle che pensi
di avere.
Cos’è importante in un viaggio?
In un viaggio è importante lasciarsi stupire,
essere curiosi, lasciare a casa i pregiudizi e guardare, osservare e ponderare
la possibilità che anche le cose più lontane da noi, più diverse da noi, siano
ugualmente interessanti, meravigliose e giuste. Credo che a volte si abbia
troppa paura delle cose che non conosciamo e quindi tendiamo a giudicarle
perdendo così la possibilità di imparare.
Qual è invece l’insoddisfazione di un
viaggiatore?
Un viaggiatore vero non potrà mai essere
insoddisfatto. Ogni posto può regalare delle emozioni, l’importante è sempre
saperle cogliere e osservare.
Qual è, in cima ai suoi desideri, il posto
nel mondo che desidera visitare?
È un sogno
pre-covid, attraversare la Cina, con le mie ragazze. Un Paese che mi ha sempre affascinata
e che ancora mi affascina tantissimo, indubbiamente un Paese che va conosciuto.
Per come sta andando il mondo, sarà sicuramente uno dei protagonisti del
prossimo secolo per cui è bene capirlo per poi poterlo giudicare, apprezzare o
meno.
Due tappe televisive del lungo tour che lo sta portando nei più importanti teatri italiani: Massimo Ranieri debutta con il suo show sul piccolo schermo. Al suo fianco Rocío Muñoz Morales. Il 26 maggio e il 2 giugno alle 21.30 su Rai1
Massimo Ranieri torna su Rai1 con due
serate speciali, un grande show che vuole omaggiare il “varietà” di una volta.
Un racconto fatto di storie, aneddoti personali e le più belle canzoni di
sempre. Ad accompagnare l’artista in questo suo viaggio tra i grandi classici della
canzone italiana, una fan d’eccezione, un’attrice che si è fatta conoscere e
amare non solo per la bravura, ma anche per la simpatia, la solarità e la
bellezza: Rocío Muñoz Morales. Nel corso delle due puntate, Massimo Ranieri
ospiterà grandi artisti della scena musicale italiana: gli amici di una vita,
ma anche comici e grandi talenti della danza. La scenografia, realizzata da
Gennaro Amendola, è quella delle grandi occasioni ed evoca gli show degli anni
‘60 e ’70. La regia televisiva, che giocherà fra tradizione e modernità, è
affidata a Duccio Forzano. L’orchestra è diretta dal Maestro Leonardo De
Amicis. A completare l’assetto di queste due meravigliose serate evento
dedicate a uno degli artisti più amati di sempre, un grande corpo di ballo
coreografato da Grazia Cundari. Massimo Ranieri ci aspetta il 26 maggio e il 2
giugno alle 21.30 in prima serata su Rai1. “Tutti i sogni ancora in volo” è una
produzione Direzione Intrattenimento Prime Time, in collaborazione con
Ballandi.
Torna sabato 27 maggio alle 14.00 su Rai 1 il programma dedicato al mare e agli oceani. Conducono Donatella Bianchi e Fabio Gallo, con la partecipazione della giornalista del TG1 Valentina Bisti. La prima puntata dedicata a Linosa e Lampedusa
Fiumicino : Linea Blu . Nella foto : Donatella Bianchi e Fabio Gallo
Sabato
27 maggio torna “Lineablu” con una nuova edizione, la trentesima. In onda dal
1994, è lo storico appuntamento della Rai dedicato al Mediteranno e, più in
generale, al mare e agli oceani del pianeta.
Donatella
Bianchi e Fabio Gallo ripartono alla scoperta dei luoghi più suggestivi della
penisola, della biodiversità marina e costiera e, insieme, porteranno ancora il
mare nelle sue infinite declinazioni, ambientali, sociali, economiche e
culturali, nelle case degli italiani.
Sarà
un’edizione speciale anche grazie al contributo di un celebre volto del TG1,
Valentina Bisti che percorrerà i cammini e i sentieri che si affacciano sul
mare per raccontare gli aspetti più nascosti dei paesaggi e delle comunità da
punti di vista unici, privilegiati.
Sopra,
sotto e intorno al mare sarà ancora una volta lo slogan che guiderà il viaggio
di “Lineablu2023”.
La
prima puntata è dedicata alle isole d’alto mare, terre di grandi contrasti,
simboli del mare aperto proprio nel cuore del Mediterraneo. La prima esclusiva dell’anno sarà
l’esplorazione e la ricostruzione delle ultime ore di volo del Martin Baltimore
AG699, bombardiere della Royal AirForce, a ottant’anni dal suo
affondamento. Naufragato nel Giugno del 1942 a poche centinaia di metri
dalle coste dell’isola di Linosa, ritrovato nel 2016 su un fondale di 85 metri
in perfetto assetto di navigazione e documentato per la prima volta dal team
subacqueo di “Lineablu”. Il viaggio di “Lineablu” approderà alle isole Pelagie,
simbolica cerniera tra Europa e Africa. Lampedusa e Linosa, nel cuore dello
Stretto di Sicilia, sempre al centro delle cronache per gli sbarchi dei
migranti, raccontate questa volta da un punto di vista diverso, per le loro
caratteristiche geologiche e naturalistiche.
Linosa,
incantevole ed estrema, selvaggia e isolata, con le sue coste e suoi fondali
turchesi, resta l’habitat ideale per la riproduzione di specie protette come la
Carretta Carretta e le berte, uccelli d’alto mare. Fabio Gallo incontrerà gli
abitanti dell’isola, costretti a vivere tra mille difficoltà a causa
dell’isolamento, ma resilienti e innamorati del loro scoglio vulcanico e
racconterà la stretta interazione tra il vulcano e l’isola: i paesaggi di lava,
l’agricoltura eroica, la bellezza mozzafiato. E con Valentina Bisti il pubblico
potrà andare alla scoperta della Riserva Naturale Orientata Isola di Lampedusa,
attraverso sentieri che racconteranno gli aspetti naturalistici dell’isola e la
particolarità del fenomeno geologico dei valloni, isola laboratorio ideale per
i ricercatori di Enea impegnati nel monitoraggio del ciclo del carbonio in
atmosfera e in mare.
Sabato 27 maggio alle 21.45 su Rai3 una puntata speciale del programma condotto da Francesca Fialdini. Ad aprire la serata la storia della centenaria Yvonne Girardello, la prima hostess italiana. Dopo di lei Albertina Gasparoni, segretaria di Aldo Moro, Graziella Pera, costumista e scenografa, la cantante Edda Dell’Orso, Maria Caruso, figlia di contadini del sud, e Giulia Bassani, ingegnere aerospaziale del nuovo millennio
“Le Ragazze”, Francesca Fialdini,2023
“Le Ragazze”, il programma di Rai Cultura condotto da Francesca Fialdini, arriva in prima
serata. L’appuntamento è sabato 27 maggio alle 21.45 su Rai3 per raccontare storie di donne, famose o
sconosciute, che sono state ventenni dagli anni ‘40 agli anni ‘90, o che lo
sono oggi. Racconti che si intrecciano, regalando alle nuove generazioni un
originale sguardo al femminile sul mondo.
Ad aprire la puntata sarà una centenaria, Yvonne
Girardello, prima hostess italiana e Ragazza degli anni ‘40. È
la decana di questa edizione de “Le
Ragazze”. Nata nel 1923 al Lido di Venezia, dopo la guerra Yvonne viene
assunta come prima hostess della storia dell’aviazione civile italiana.
Una vita fatta di voli andata e ritorno Lido-Roma tutti i giorni dell’anno, ma
anche di incontri con passeggeri speciali, soprattutto durante i giorni della
Mostra del Cinema di Venezia quando il Lido si riempiva di star: Sandra Milo,
Domenico Modugno, Maria Callas. Il suo invito alle giovani generazioni: vivete
al massimo.
Segue
il racconto intrecciato delle Ragazze degli anni ‘60. Albertina Gasparoni, segretaria di Aldo Moro, Giovanni Leone e
Sandro Pertini: la sua è la vita di una persona comune che diventa testimone
oculare della storia. Vive da vicino prima il dramma del rapimento e della
strage di via Fani, poi quello della morte di Moro. Durante i giorni del
sequestro gli inquirenti si rivolgeranno a lei per riconoscere la calligrafia
delle lettere dalla prigionia del Presidente Moro. Dal 1978 al 1985 è nella
segreteria personale del Presidente Sandro Pertini e dopo la sua morte diventa
molto amica della moglie Carla Voltolina, che sarà per lei una seconda madre. Insieme
a lei la storia dell’eclettica Graziella
Pera, celebre costumista e scenografa che ha fatto la storia della
televisione firmando gli esagerati abiti e copricapi della Laurito, i costumi
di “Indietro tutta” di Renzo Arbore e le mitiche spalline di Raffaella
Carrà in “Carramba che Sorpresa”.
Per
gli anni ‘50 ci sarà la cantanteEdda Dell’Orso: la sua voce
inconfondibile è legata alle più famose colonne sonore composte da Ennio
Morricone per capolavori come “C’era una volta il West”, “Giù la
testa”, “Metti una sera a cena” e “C’era una volta in
America”. La sua storia incontra quella di Maria Caruso. Nata in una famiglia contadina del sud, dopo la
terza elementare, come tutte le bambine dell’epoca, Maria viene mandata a
lavorare in campagna e come lavandaia. È un mondo, quello delle campagne del
dopo la guerra, nel quale la donna è totalmente assoggettata prima alla
famiglia e poi al marito e alla madre di lui.
In
questa serata speciale le protagoniste dei racconti intrecciati Graziella Pera
e Albertina Gasperoni, Edda dell’Orso e Maria Caruso si incontreranno per la
prima volta in studio: una novità che vuole sottolineare ancora di più la diversità
delle storie all’interno dell’identità delle generazioni.
Chiude
questo straordinario appuntamento in prima serata la ragazza del nuovo
millennio, Giulia Bassani, aspirante
astronauta. Giulia è la giovanissima di questa edizione de “Le
Ragazze”. A soli 24 anni è già ingegnere aerospaziale. La passione per lo
spazio arriva a 15 anni grazie all’esempio di Samantha Cristoforetti, il
suo idolo.
“Le Ragazze” è un
programma di Cristiana Mastropietro, Riccardo Mastropietro e Giulio Testa
prodotto da Pesci Combattenti per Rai Cultura. La regia è di Riccardo
Mastropietro e Jovica Nonkovic.
Per la prima volta sul grande schermo la saga di Saint Seiya di Masami Kurumada in live-action. La proiezione nel corso del Festival che si terrà a Pescara dal 31 maggio al 4 giugno
Sarà presentato in anteprima italiana, giovedì 1 giugno 2023, a “Cartoons On
The Bay – International Festival of Animation, Transmedia and Meta-Arts 2023”, “I Cavalieri dello Zodiaco”, diretto
da Tomek Bagiński. Tratto dalla celebre serie animata,
porta per la prima volta sul grande schermo la saga di Saint Seiya di Masami Kurumada in live-action.
Giunto alla 27a edizione, “Cartoons”, promosso dalla Rai e
organizzato da Rai Com, torna dal 31 maggio al 4 giugno 2023 a Pescara, dopo il successo dello scorso anno. Seiya, interpretato da Mackenyu, è un testardo adolescente di strada che
trascorre il suo tempo alla ricerca della sorella rapita e a combattere per
ottenere denaro. Quando in uno dei suoi combattimenti sprigiona
involontariamente poteri mistici che non sapeva di avere, Seiya si ritrova
coinvolto in un mondo di santi in guerra, di antichi addestramenti magici e di una dea reincarnata che ha bisogno della
sua protezione. Per sopravvivere, dovrà abbracciare il suo destino e
sacrificare tutto per conquistare il posto che gli spetta tra i Cavalieri dello
Zodiaco. Il film, prodotto dalla Toei
Animation Production e
interpretato anche da Famke Janssen, Madison Iseman, Diego Tinoco, Mark
Dacascos, Nick Stahl e Sean Bean, uscirà solo al cinema il 26, 27 e 28 giugno
2023, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures. A “Cartoons On The Bay” saranno ospiti anche il regista e
produttore cinematografico britannico Peter
Lord e il regista e produttore
israeliano Ari Folman, che
riceveranno il Premio alla
Carriera e Ian Mackinnon, produttore e leggenda della stop motion, che ritirerà il premio Studio of the year 2023 assegnato allo Studio MacKinnon &
Saunders e farà anche parte della giuria internazionale del Festival, che assegnerà i Premi
Pulcinella delle varie categorie del concorso.
Piero Angela raccontato dal figlio Alberto. Uno speciale in prima serata per raccontare il più grande divulgatore televisivo di sempre. Giovedì 25 maggio su Rai 1
Per
oltre settant’anni ha accompagnato il grande pubblico televisivo lungo la
strada della conoscenza. Lo ha fatto con programmi diventati cult sul piccolo
schermo, alla radio, con i suoi libri, e facendo sempre uso di ogni strumento
tecnologico che potesse facilitare la divulgazione. Alberto Angela ripercorre
tutte le tappe della carriera del padre Piero: il primo impiego in radio, gli
esordi in televisione come corrispondente per la Rai da Parigi e Bruxelles,
l’esperienza come inviato di guerra in Algeria e Vietnam, gli incontri con le
grandi star del cinema e della
musica, l’approdo alla conduzione del telegiornale su Rai 1. “Piero Angela – Un viaggio lungo una vita” è
il titolo dello speciale di “Ulisse, il piacere della scoperta”
dedicato al più grande divulgatore italiano, che Rai Cultura propone giovedì 25
maggio alle 21.25 su Rai1. Una serata per scorgere le tante facce, anche quelle
più private, dell’uomo che ci ha portati sulla luna e che ci ha raccontato la
scienza e la natura in prima serata. “Quark”, “Super
Quark”, “Viaggio nel Cosmo”, “La macchina
Meravigliosa”, “Il pianeta dei dinosauri”: programmi che hanno
segnato profondamente la storia della televisione italiana, sia dal punto di
vista dei contenuti, che da quello della forma e delle innovazioni del mezzo
televisivo in sé. Piero Angela era un pioniere, un visionario che, sempre con
razionalità e rigore scientifico, ci ha raccontato la complessità del mondo, i
progressi della scienza e della tecnologia, ma anche, anzitempo, le conseguenze
dell’accelerazione del progresso: dai problemi ambientali a quelli etici. Un
intellettuale che sapeva parlare a tutti, spiegando cose a volte molto
complesse con parole semplici e chiare. Insieme ad Alberto Angela, le voci e i
ricordi di tanti amici e collaboratori di Piero. Un viaggio che racconta anche
le passioni del grande divulgatore, a partire dal Jazz. Erano gli anni del dopoguerra, quando
sotto il nome di Peter Angela animava i jazz club della sua città, Torino. A
raccontare il giovane Piero è Stefano Bollani. Jovanotti racconta invece di
come, per un suo tour, Piero gli fece compagnia per tutte le tappe. E poi
Riccardo Muti sulla scelta di Angela di usare l’aria sulla quarta corda di Bach
come sigla dei suoi programmi e ancora il Nobel per la fisica Giorgio Parisi,
l’astronauta Paolo Nespoli, la giornalista Gaia Tortora. Una puntata in cui
ritroviamo i racconti in prima persona di Piero: dall’infanzia sotto le bombe
al padre, lo psichiatra Carlo Angela, che salvò dalla morte molti ebrei; dai
sogni realizzati a quelli che ha dovuto lasciare a metà; dalla lotta contro le
fake news e le bufale scientifiche alla sua ultima fatica, “Prepararsi al
futuro”, una trasmissione nata per mettere al corrente le nuove
generazioni sui problemi del mondo. Quando è andata in onda Piero Angela non
c’era già più, ma la sua voce, il suo pensiero, la sua visione del mondo
rimarranno con noi per molto tempo ancora.
In “Vivere non è un gioco da ragazzi” l’attrice interpretaAnna, la madre di Lele. Ex stella di periferia, fa la barista e ama la lettura. Più sofisticata del marito, subisce un ricatto che potrebbe risolvere i problemi economici a casa, ma si troverà di fronte a una dura scelta. Lunedì 22 maggio in prima serata su Rai 1
Nella serie interpreta
il ruolo della mamma di un ragazzo che resta imbrigliato nel mondo della droga.
Come vive Anna questo calvario?
Temo che quello che accade nella serie sia una delle paure
più grandi per noi genitori. Il ruolo di Anna l’ho amato molto perché è una
donna forte, concreta, che ha sempre lavorato e fatto di tutto per dare il
meglio alla sua famiglia. Affronta tante fatiche e, nonostante questo, la
famiglia è molto unita e la coppia è solare e vera. Davanti a queste grandi
difficoltà, però, l’equilibrio familiare comincia a vacillare, perché quando un
figlio prende una strada diversa rispetto a quello che si sperava per lui, è un
colpo brutto per ogni genitore.
Come si è preparata per
vestire i panni di Anna?
Ho attinto molto dalla mia vita quotidiana. Ho due figli,
seppure piccoli, e tutte le paure e le fragilità di Anna sono anche le mie. Li
faccio crescere spiegando che devono ragionare con la loro testa, che non
devono avere paura dei genitori e che non devono vederci come dei nemici.
La storia racconta di
una profonda crisi che porta ciascun personaggio a fare i conti con i propri
fantasmi interiori. Quali sono quelli di Anna?
Anna ad un certo punto ha rinunciato a tutto in nome di due
maternità. Quindi i suoi fantasmi sono aver dovuto fare un passo indietro
rispetto ai suoi sogni e alle sue ambizioni e, forse, ad un amore molto grande
che però l’ha messa anche in difficoltà. E’ una donna risolta per metà. I vuoti
vengono spesso fuori.
La vicenda di Lele, suo
figlio nella serie, farà deflagrare l’equilibrio familiare?
Sì, perché tra l’altro a livello economico la famiglia
attraversa una grande crisi e Lele inizia a prendere una strada particolare pur
essendo un bravo ragazzo. Per amore e per apparire come un ragazzo ricco che
può permettersi cose che noi non possiamo dargli, inizia a spacciare. Una
storia contemporanea che parla ai giovani e ai genitori.
Il tema della serie è
fortemente ispirato alla verità della vita quotidiana. Ci si potranno
riconoscere molti genitori e molti figli?
Assolutamente sì. Credo che queste storie siano belle e confacenti
a un servizio pubblico reale. La serie ricorda ai genitori che i figli non
vanno mai persi di vista: il fatto che crescano in questo mondo, ci dà la
possibilità di controllarli di più, ma allo stesso tempo li espone a più
pericoli. Bisogna tenere alto il livello di attenzione parlando loro,
ascoltandoli, guardandoli davvero.
Cosa porta con sé della
sua adolescenza?
Erano anni diversi e la mia adolescenza è stata particolare.
“Non è la Rai” a quindici anni, ha sicuramente dato un taglio diverso a un’età
in cui si vive di spensieratezza. Ho iniziato a lavorare molto giovane e ad
avere il senso della responsabilità molto presto. Sono contenta di questo
perché ho avuto un senso di disciplina che mi ha salvato da tante cose. Credo
che i giovani debbano mettere a fuoco una passione. Che sia sport, arte,
studio, è l’unica forza reale che tiene lontano dai rischi.
Ha iniziato a lavorare
nella tv da giovanissima e la sua grande popolarità è arrivata con le fiction.
Quale momento ha segnato maggiormente la sua carriera?
Credo che “Mine vaganti” sia stato il punto di svolta. Il
film che ha consacrato il mio ruolo di attrice.
Quale ruolo non le è
stato ancora mai proposto ma le piacerebbe interpretare?
Mi piacerebbe molto un ruolo sbagliato, sporco, cattivo. Fino
ad oggi sono stata madre, compagna, poliziotta, infermiera, sempre rivolta agli
altri. Mi piacerebbe raccontare un personaggio più oscuro.
Nella serie di Rai 1 diretta da Rolando Ravello, l’attore è il commissario Saguatti, poliziotto ruspante e popolare, con metodi poco ortodossi ma che rivelerà risvolti imprevedibili: «All’inizio con il protagonista gioca un po’ al gatto con il topo, lo tratta male, ma nel corso della storia si rivelerà più umano»
Un ritorno alla fiction e un debutto in
Rai. Cosa l’ha spinta ad accettare questo progetto?
Innanzitutto, l’amicizia con lo
sceneggiatore, Fabio Bonifacci. La serie è tratta da un suo libro (Il giro
della verità). I veri protagonisti della storia sono i ragazzi, gli
adolescenti con i loro problemi. Il mio personaggio, il commissario Saguatti,
all’inizio era solo un cammeo, che poi è stato allargato nella stesura e nel
corso delle riprese. Bonifacci e il regista Rolando Ravello mi hanno
simpaticamente accerchiato, ma anche il ruolo ha rappresentato qualcosa di
nuovo.
Una storia che ci racconta il
travaglio del giovane Lele nell’assumersi la responsabilità dei propri errori,
ma che affronta anche il tema del rapporto genitori-figli…
Il rapporto genitori e figli è
atavico, e in ogni epoca ha i suoi problemi. La serie comincia con una
tragedia, la morte di un ragazzo per una pasticca di droga tagliata male
spacciata da Lele. Ma la vera storia è proprio quella di Lele (Riccardo De
Rinaldis). All’inizio lo abbiamo visto salire i gradini della questura
insieme al padre Marco (Stefano Fresi) per andare a denunciarsi. Una
scelta preceduta da un momento di difficoltà e di sofferenza.
Come “girano” le verità nella serie?
Insieme al rapporto genitori-figli c’è
il tema etico: è giusto o non è giusto dire la verità? Nel corso delle puntate
Lele si contorce, si chiede se parlare con i genitori, con gli amici, con il
commissario Saguatti…
Che tipo è il suo commissario?
All’inizio con Lele gioca un po’ al
gatto con il topo, lo tratta male, ma nel corso della storia si rivelerà più
umano. Il gioco delle verità è legato in qualche modo anche a lui, che alla
fine una bugia la dirà. Nasconderà qualcosa, probabilmente a fin di bene,
capendo che la responsabilità delle pasticche tagliate male non è del giovane.
Come ha vissuto l’incontro con il suo
personaggio?
Fare l’“antipatico” è una cosa che mi
risulta simpaticamente difficile, visto che di default, da “Zelig” in poi,
appaio come simpatico. Come attore mi ha incuriosito fare qualcosa che andasse
fuori dalla mia comfort zone.
Un commissario che quando si ritrova
con il suo assistente, l’appuntato Paternò (Antonio Perna), sa essere anche
ironico…
Il regista mi ha affiancato il
personaggio di Paternò con il quale è nato un duo comico e sono tornato a fare
un po’ da spalla a un comico puro. Sul set ci siamo divertiti a improvvisare
anche al di fuori del copione, ne esce un contrappunto simpatico.
La difficoltà di essere genitori e
quella dei ragazzi di trovare un posto nel mondo… è davvero così difficile
vivere il gioco della vita?
Direi di sì. Credo che oggi lo sia
molto di più che un tempo. Noi avevamo ideali, magari sbagliati, ma un po’ più
di alto respiro. Anche quelli che dicevano “no future” a modo loro prendevano
una posizione. Oggi, mi permetto di dire, i selfie e ciò che diciamo sui social
non sono la stessa cosa. Certamente arrivano a molte più persone, potenzialmente
a milioni, ma il contenuto non ha la stessa forza. E poi aggiungi anche la
crisi economica.
Da padre come vede i nostri giorni?
Penso ai miei figli che l’adolescenza
l’hanno superata, oggi hanno più di vent’anni e sono alla ricerca di lavoro. Io
ho iniziato a lavorare a fine anni Settanta e allora un giovane poteva
scegliere. Ho lavorato nel turismo in un’agenzia di viaggi, ho deciso di fare
l’attore, ho cambiato, ma con la consapevolezza che avrei potuto tornare
indietro. Mi sembrava ci fossero più prospettive. Oggi sono cavoli amari. Anche
ai miei figli non so cosa consigliare, cosa dire. Sono un po’ pessimista sul
futuro.
TITOLO BOX:
LA STORIA
TESTO BOX:
Il diciottenne Lele, bravo ragazzo
di umili origini, frequenta il liceo con i figli dell’élite bolognese ed è
innamorato di Serena, bellissima, intelligente e perfetta reginetta della
scuola. Invitato una sera in discoteca da Serena e dal suo gruppo di amici,
Lele per fare colpo su di lei prende una pasticca di Mdma. Risucchiato nel
mondo delle discoteche e della droga, Lele rimane però presto senza soldi e,
per continuare a frequentare Serena, si ritrova a comprare le pasticche nel suo
quartiere e a rivenderle in discoteca al doppio del prezzo. Una sera vende una
pasticca al suo amico Mirco, che viene trovato morto il giorno dopo proprio a
causa della droga. Per Lele, corroso dai sensi di colpa perché convinto di
essere l’assassino di Mirco, inizia un calvario che stravolge il rapporto con
Pigi, suo migliore amico, con Serena e con i genitori.
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