Uno sguardo verso il futuro

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Fabrizio Bentivoglio si trasforma nell’imprenditore che ha fatto sognare l’Italia nella sfida alla conquista della Coppa America del 1992. La docufiction “Raul Gardini” diretta da Francesco Miccichè esplora la vita privata e professionale attraverso materiali di repertorio, interviste d’archivio, testimonianze, ma anche con ricostruzioni di fiction e interviste alle persone che gli sono stati vicino

Rivive in un film per la tv la straordinaria avventura, umana e imprenditoriale, di Raul Gardini, uomo carismatico dalla personalità complessa, che tanto ha dato al Paese e alle persone che gli sono state vicino e che ancora molto avrebbe potuto offrire se non si fosse improvvisamente interrotta la sua voglia di vivere. Figura di primo piano dell’imprenditoria italiana degli anni ‘80 e dell’inizio degli anni ‘90, armatore capace di far sognare l’Italia con la sfida alla conquista della Coppa America del 1992, Raul Gardini ha avuto sempre davanti a sé grandi obiettivi. La docufiction diretta da Francesco Miccichè, in onda domenica 23 luglio in prima serata Rai 1, esplora l’imprenditore, l’uomo d’affari e i suoi legami con la famiglia e la terra, la sua visione del mondo e i suoi sogni, concentrando la narrazione nel periodo che va dall’11 marzo 1990, giorno del varo del Moro di Venezia, al 23 luglio 1993, il suo ultimo giorno di vita. Furono questi anni fondamentali per la vita professionale di Gardini e per la storia del nostro Paese: dalla crisi di Enimont alla frattura di Gardini con il resto della famiglia Ferruzzi, dal suo allontanamento dal gruppo all’avvio di Tangentopoli. La docufiction permette di rivivere quel periodo e di avvicinarsi alla storia di Gardini attraverso materiali di repertorio, interviste d’archivio, testimonianze, ma anche con ricostruzioni di fiction di vita familiare e non, interviste a chi lo ha conosciuto, ai manager che gli sono stati vicini, agli amici più cari, tra i quali Vanni Balestrazzi, amico dalle scuole elementari di Raul, che ancora oggi ne difende la memoria. Attraverso la sfida per la conquista della Coppa America – un’impresa che lo stesso Gardini definì non soltanto sportiva, ma di conoscenze tecnologiche “guardando al futuro” – emergeranno la complessità e le contraddizioni di un uomo, di un imprenditore con una visione strategica che ha sempre creduto nella crescita industriale dell’Italia e dell’Europa.

LOCATION

Il film è stato girato a La Monaldina, la tenuta di famiglia nella campagna ravennate, dove Raul Gardini ha trasferito i suoi uffici dopo il divorzio con i Ferruzzi e dove ancora oggi sono conservati intatti molti dei suoi preziosi arredi. Grazie alla collaborazione e alla fiducia dei figli dell’imprenditore, si è avuto accesso a fotografie e oggetti personali. L’attuale proprietario, l’imprenditore Maurizio Vecchiola, ha consentito di girare, invece, sul Moro 2, imbarcazione molto amata da Raul sulla quale sono state realizzate le scene in mare aperto. Nelle riprese sono stati, inoltre, coinvolti il circolo velico del porto di Marina di Ravenna, dove Gardini era socio, il Mausoleo di Teodorico,  la Basilica di San Vitale e il mausoleo di Galla Placidia di Ravenna.

LA SCENA

Grande attenzione ai luoghi, ma anche ai costumi e ai fabbisogni di scena, elementi importanti che contribuiscono a veicolare al pubblico emozioni. Un esempio: la penna originale con cui Idina Gardini-Ferruzzi moglie di Raul, firmò il miliardario divorzio con i suoi fratelli.

FABRIZIO BENTIVOGLIO

Erano anni che aspettava l’occasione giusta per interpretare questo ruolo, al quale ha dedicato straordinaria attenzione e particolare cura. La passione e l’entusiasmo coinvolgente di un interprete attento, ha evitato il pericoloso percorso dell’imitazione e ha trovato una chiave misurata e credibile per far rivivere un uomo così carismatico.

PILAR FOGLIATI

Nel film Tv è Maria Bertasi. Quello interpretato dall’attrice romana è l’unico personaggio inventato. Fogliati veste in panni della giornalista che fa da giusto contraltare a Raul (Fabrizio Bentivoglio).

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RUMORS

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Un teen drama norvegese di grande successo, diventato un caso nel panorama delle serie scandinave dopo “Skam”. In esclusiva su RaiPlay la serie diretta da Kjersti Steinsbø

Arriva in esclusiva sulla piattaforma del Servizio Pubblico “Rumors”, fiction di successo norvegese che gioca sul complesso tema della definizione di sé nel periodo dell’adolescenza. Al centro della narrazione il confine, spesso troppo labile, tra realtà delle cose e la loro percezione attraverso i social network per una generazione in cui l’esigenza di comunicare attraverso un post, che si tratti di falsità o rivelazioni imbarazzanti, diventa sempre più pressante. Il protagonista della storia è Erik, un ragazzo misterioso e sfuggente che, a soli sedici anni, scappa da una brutta storia di bullismo, cercando di ricominciare una nuova vita a Vesterøy, una piccola isola al largo della costa norvegese. Qui il ragazzo si inserisce in un gruppo storico di amici cresciuti insieme e che si frequentano da sempre: tra loro ci sono Mathias e Sara, promessi sposi fin dall’infanzia, ricchi e bellissimi, e Thea, l’influencer della comitiva, sempre pronta a postare foto e commenti. I tre ragazzi cercano in ogni modo di far sentire Erik parte del gruppo, ma la sua resistenza, accompagnata dai misteri sulle ragioni del suo trasferimento e dalla sua completa assenza da ogni social, destano sospetti e ipotesi assurde, che ben presto si tramutano in prese in giro diffuse online.
Seppur lontano dal suo passato, Erik non riesce a sfuggire alle voci che circolano sul suo conto messe in giro anche dai suoi nuovi amici, che sui social cominciano a imbastire una rete fatta di bugie e misteri.

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Live “Abissale”

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Dopo il successo dei live nei Palasport di tutta Italia, continua il nuovo tour di Tananai. Fino a settembre, con la sua band, calcherà i palchi dei festival con la sua anima musicale pop ed elettronica

Continua il viaggio live di Tananai con la tournée estiva nei principali festival della stagione. In primavera aveva registrato il tutto esaurito e oggi aggiunge date ai suoi live. Fino a settembre, insieme alla sua band, calcherà i più grandi palchi dell’estate suonando e cantando con il pubblico i suoi successi. Dalle hit su cui scatenarsi, come “Baby Goddamn” (quadruplo disco di platino) e “Sesso Occasionale” (doppio disco di platino) alle canzoni più malinconiche, come “Abissale” (doppio disco di platino) e “Tango” (doppio disco di platino) tratte dal suo primo album di inediti “Rave, Eclissi”, certificato disco di platino, e dall’EP “Piccoli boati”. Durante il live, Tananai mostra tutte le sue anime, dalla parte più pop a quella elettronica, ma non manca un momento più intimo piano e voce. Tananai si è esibito a giugno al Cortona Comics di Cortona (AR) (sold out) continuando poi il tour nel mese di luglio al Sequoie Music Park di Bologna, Brescia Summer Music, Flowers Festival di Collegno (TO), Live in Genova Festival, Pordenone Live, al Mamamia di Senigallia (data riposizionata), Sonic Park Matera, Arena Musa di Benevento, ad agosto al Suonica Festival alla Spiaggia del Faro di Jesolo (VE), Viper Summer Festival di Cinquale (MS), Zoo Music Fest di Pescara, Oversound Music Festival di Gallipoli (LE), al Roccella Summer Festival di Roccella Jonica (RC), Sotto Il Vulcano Fest di Catania, presso i Cantieri Culturali alla Zisa in occasione del Green Pop Festival di Palermo, esibirsi al celebre Red Valley Festival di Olbia e al Vallecamonica Summer Music di Edolo (BS), per concludere con speciali appuntamenti al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) sabato 9 settembre e alla Cavea Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma venerdì 25 settembre.

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OFFERTA TV 23-24

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Di tutto, di tutti

Presentati a Napoli agli investitori pubblicitari e alla stampa i programmi della Rai per la prossima stagione. Dall’intrattenimento all’approfondimento, dalla cultura alla fiction. E ancora i film, i ragazzi, lo sport. La presidente Marinella Soldi: «Il nostro approccio è responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso,  ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal contratto di servizio». L’amministratore delegato Roberto Sergio: «Abbiamo fatto un grande sforzo per  aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i  nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze  che di contenuti»

Un’offerta sempre più vasta e di qualità per i canali tradizionali, generalisti e specializzati, e per la piattaforma RaiPlay. Il Centro di Produzione Rai di Napoli, che festeggia i 60 anni di attività, ha ospitato la presentazione agli investitori pubblicitari e alla stampa dell’offerta del servizio pubblico 2023-2024. Una Rai che guarda al futuro e all’innovazione con determinazione, consolidando i valori che contraddistinguono l’azienda: «Ai nostri inserzionisti, io vorrei parlare del come facciamo il nostro prodotto, il nostro lavoro.  Perché alla radice della distinzione e unicità del servizio pubblico, rispetto a tutti gli altri media, commerciali, over the top, il frastuono dei social media, c’è proprio il “come”, il come si costruisce quello che facciamo, la nostra missione» afferma la presidente della Rai Marinella Soldi, che prosegue, «se il nostro “come” è un approccio responsabile, trasparente, inclusivo, innovativo, coraggioso, ispirato dunque ai valori del servizio pubblico sanciti anche dal Contratto di Servizio di cui tanto si è parlato ultimamente, questo si traduce  in un linguaggio, una scelta dei temi, una qualità che i media commerciali possono ignorare e che invece fa del nostro un prodotto unico, necessario e vincente, in sintonia con lo zeitgeist di una democrazia moderna». Trenta i nuovi programmi in palinsesto e tantissime le conferme di appuntamenti di successo. «Abbiamo fatto un grande sforzo per  aggiungere, per innovare, per sperimentare e per fare in modo che i  nostri palinsesti fossero ulteriormente arricchiti, sia di competenze  che di contenuti» ha detto l’amministratore delegato Roberto Sergio, secondo il quale «aggiungere maggiore pluralismo è un investimento sul futuro  della Rai, tanti programmi sono una sperimentazione, con magari la  possibilità di lanciare nuovi talent e avere prodotti di successo.  Quest’anno abbiamo avuto il coraggio di provare a farlo, insieme a  programmi storici straordinari». Il direttore generale Giampaolo Rossi parla di una Rai «indirizzata al pubblico generalista ma anche con grande capacità di indirizzarsi verso i canali specializzati e soprattutto una Rai che si sta trasformando in digital media company, che sta investendo molto sui contenuti delle nuove piattaforme per la distribuzione non lineare. Una Rai che guarda al futuro con la valorizzazione di talenti ma anche di prodotti completamente innovativi». La parola d’ordine per conquistare il mercato è eccellenza. «I nostri obiettivi sono quelli di valorizzare al meglio, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, l’offerta meravigliosa che ci viene messa a disposizione dai nostri editori che fanno un lavoro straordinario su tutte le piattaforme – dichiara l’amministratore delegato di Rai Pubblicità Gian Paolo Tagliavia – la stagione televisiva si prospetta interessante, abbiamo anche ottime sensazioni per quanto riguarda RaiPlay e tra poco ci saranno cose molto interessanti anche dal punto di vista radiofonico. C’è grande fiducia anche perché  quest’anno il mercato  sembra migliore rispetto alle aspettative». Cuore della presentazione il racconto dell’offerta tradizionale e della piattaforma, illustrato dai direttori della Distribuzione Stefano Coletta e di RaiPlay Elena Capparelli. Nelle prossime pagine del RadiocorriereTv le principali novità della stagione. L’intera programmazione è consultabile collegandosi al QR-code a fianco.

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Nel cerchio degli uomini

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La regista Paola Sangiovanni ci porta a scoprire un modello culturale maschile che si fonda sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni.  Giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3

Roberto, Domenico e Mario sono accomunati dal desiderio di costruire un futuro in cui il modello culturale maschile si allontani dalla competizione e dal potere e si fondi sulla ricchezza delle emozioni e delle relazioni. “Nel cerchio degli uomini” racconta le storie personali e quelle collettive che nascono dalle attività che mettono in campo con la loro associazione, a cominciare dalla loro scelta fondante, il cerchio di autocoscienza maschile. L’uomo, da una parte soggetto privilegiato di una società ancora patriarcale, dall’altra, come mostrano le cronache, ci appare oggi anche disperatamente fragile e capace di agire la violenza, in primo luogo nei rapporti più intimi, verso di sé e soprattutto contro le donne. Prodotto da Kon-Tiki Film in collaborazione con Rai Documentari, “Nel cerchio degli uomini” arriva, in un momento cruciale, a mostrare una possibile via di cambiamento. Una storia di uomini che, senza rinunciare alle qualità tradizionalmente associate al maschile, fa proprie le dimensioni dei sentimenti, degli affetti e della cura, in primo luogo di sé. Il documentario ci porta a scoprire una realtà che, con pazienza e tenacia, tenta da anni di portare a una maschilità nuova, più ricca e felice. A raccontare questa storia lo sguardo di una regista, Paola Sangiovanni, che ha già saputo raccontare nei suoi precedenti lavori con sensibilità e profondità, tra storia personale e storia collettiva, l’impegno delle donne nella Resistenza; le protagoniste del Femminismo che ha cambiato la società italiana negli anni Settanta; la violenza delle guerre contemporanee sul corpo delle donne, attraverso le testimonianze di un soldato italiano in Somalia e di una donna vittima di violenza in Bosnia, che cerca di portare davanti alla giustizia gli stupratori. Il documentario inedito e necessario di Paola Sangiovanni, in onda giovedì 13 luglio in prima serata su Rai 3, si fa strumento prezioso di conoscenza e ha l’indubbio valore di aprire un varco, di restituire l’immagine viva e autentica di un tipo di mascolinità “salubre”, che tenta quotidianamente di percorrere una sotterranea ed energica opera di destrutturazione e ricostruzione del proprio stare al mondo, attraverso l’incontro, il confronto, l’ascolto e la fiducia nell’altro.

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Le vacanze possono aspettare

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Per la conduttrice di “Tg2 Post” la sfida della prima serata con “Filorosso”, l’approfondimento estivo del martedì di Rai 3. «Nella vita come nel lavoro a guidarmi è la curiosità» racconta al RadiocorriereTv: «Non avrei potuto fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole»

Cosa ti ha portato alla prima serata di Rai 3?

Una continuità con l’informazione. Passo dal “Tg2 Post” quotidiano a “Filorosso”, un approfondimento settimanale in prima serata. Le notizie non vanno in vacanza e quest’anno neanche io (sorride).

Nel mare magnum inarrestabile di notizie, come si mantiene la rotta e come si crea il filo rosso?

C’è una squadra straordinaria di professionisti ineguagliabili, di inviati in gambissima che confezionano inchieste in Italia e in giro per il mondo. Seguiremo gli eventi dell’estate, l’attualità, con un approfondimento dei fatti. Per di più d’estate succedono generalmente più cose che nel corso dell’inverno.

Come sarà il tuo stile di narrazione?

Non vado a copione e ciò che faccio in studio mi somiglia molto: ci saranno interviste dinamiche, ospiti, collegamenti, molti contributi filmati. Cercheremo, ogni martedì sera, di proporre un viaggio agli spettatori seguendo un filo rosso, che è quello che ci lega al bisogno di informazione.

Qual è l’ospite che ti dà più soddisfazione?

Quello che riesce a interagire senza barriere, che mi segue lungo un filo rosso. Accade quando si stabilisce un rapporto empatico, di condivisione di un momento insieme, cercando di fare informazione.

E quello che invece ti fa arrabbiare?

(sorride) Gli intervistati che non rispondono alle domande, che sono tanti, quelli che cominciano un discorso a prescindere da ciò che gli hai chiesto.

In questi casi cosa si fa?

Ribatti, ci riprovi fino a quando non ti rispondono. E se proprio non lo fanno dici: va bene, ho capito che non mi vuol rispondere (sorride).

Il senso di responsabilità di un giornalista del servizio pubblico…

Sempre altissimo, perché devi essere equilibrato ed equidistante, devi sempre verificare le tue fonti ed essere certo di ciò che dici, serve correttezza. È utile, pur non essendo semplice farlo, mantenere un minimo di distanza dalla notizia, per essere più obiettivi, per non rischiare di farsi trascinare dall’emozione.

Ricordi la tua prima volta in diretta?

Nel 1987 in una televisione locale romana dove conducevo il notiziario. Non c’erano servizi filmati, leggevamo le notizie. Nel 1992, dopo tanta Tv privata, sono arrivata in Rai, dove ho appena festeggiato i trentun anni. Una bella cifra direi.

Qual è il filo rosso nel percorso professionale e umano di Manuela Moreno?

Lavoro e vita corrono in parallelo, sono connessi, non riesco proprio a scindere le due cose. A legarli è la curiosità, il voler capire, farmi mille domande su quello che succede. Non avrei potuto fare una professione che somigliasse di più a quella che è la mia indole. Dei mille “perché” che mi ponevo da bambina ho fatto una professione.

Un’estate al lavoro, più i pro o i contro?

“Filorosso” è una grandissima occasione che mi ha dato la Rai, azienda che adoro, che mi ha fatto crescere e che mi ha fatto conoscere tante persone anche in giro per il mondo. Quando mi è stata proposta la conduzione del programma ho subito accettato con entusiasmo.

Nel corso dell’inverno hai realizzato “inchieste” divertentissime per lo show di Fiorello. Quanto conta per te l’ironia e quanta ce n’è nella tua vita?

La mia vita ne è piena, sono veramente una “giocherellona”. Quando Fiore mi ha proposto di realizzare le mie inchieste sono impazzita e nel farle mi sono divertita come una matta. Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco con un talento ineguagliabile, Rosario è un artista che sa fare tutto benissimo. Mi sono fidata ciecamente, ancor prima di sapere che cosa avrei dovuto fare.

Difficile trattenersi dal ridere?

Difficilissimo, mi sono occupata di cose così assurde che ridevo, proprio come si fa a scuola, al limite delle lacrime.

Se non avessi fatto la giornalista?

Non so dire in quale campo, ma mi sarebbe piaciuto fare l’atleta. L’altra mia grande passione è infatti lo sport. Ho fatto ginnastica artistica a livello agonistico e ho continuato, per quanto possibile, a fare tutti gli sport che mi sono capitati lungo la strada. Tranne lo sci perché soffrivo un po’ il freddo.

Cosa ti fa piacere che il pubblico dica di te?

Che sono una persona corretta.

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Per voi ci facciamo in 3

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UNOMATTINA ESTATE

Ad aprire il programma alle 9 è Tiberio Timperi con attualità, territorio, salute e benessere. Alle 10 il testimone passa a Serena Autieri e a Gigi Marzullo per “Unomattina Estate Show”: un’ora di leggerezza scandita da musica, costume e incontri con grandi personaggi. Alle 11 spazio alle cronache, alle inchieste, ai grandi gialli del passato. Dal lunedì al venerdì su Rai 1

Uno Mattina Estate,2023

Alle 9 (e alle 11) c’è Tiberio

Il tuo primo pensiero al risveglio…

Meglio il secondo (sorride). Mi dico, dai facciamo colazione e poi, dove eravamo rimasti? Che dobbiamo fare?

A proposito di colazione, cosa metti in tavola?

Cambia di giorno in giorno, e anche sui social network ne do prova. Questa mattina ho fatto colazione con due piccoli maritozzi alla panna. Una tazza regale, quella di Re Carlo, a volte biscotti, altre pane nero con marmellata e cioccolata da spalmare.

Che rapporto hai con l’estate?

Odio l’estate, proprio non la sopporto. Si suda, è tutto più faticoso, la luce è forte.

I mesi più caldi li passerai al lavoro, e quando le telecamere si spengono?

Vado in piscina, guardo film… e va bene così.

Che cosa significa essere un conduttore del servizio pubblico?

Hai alle spalle una tradizione importante, è una bella responsabilità. Ti dà una forte sensazione.

Come si mantiene vivo e fresco un programma come “Unomattina Estate” che ha superato i trent’anni di messa in onda?

Basandosi sull’attualità che si rinnova ogni giorno, oltre ad alcune piacevoli abitudini consolidate nel corso degli anni.

Che cos’è per te la televisione?

Una cosa che si può spegnere (sorride).

Che cos’è per te la Rai?

È l’azienda di mio papà, anche se nel tempo è molto cambiata, è un punto di riferimento per il Paese. Quando entri negli studi di via Teulada o in quelli di Saxa Rubra senti proprio la storia, ti ricordi che la Rai è un’azienda fatta da persone e da idee. Dio lo sa quanto sono importanti oggi le idee.

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Il mondo con gli occhi di Overland

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In viaggio tra Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese. Il mercoledì in seconda serata su Rai 1

Guerre, catastrofi naturali, epidemie, terrorismo, corruzione e povertà: di alcuni Paesi nel mondo si sa solo quel che di brutto accade e, difficilmente, si prova desiderio o curiosità di scoprire cosa ci sia oltre ai titoli di giornale. L’idea che si ha in Occidente di Nazioni come Iraq, Somalia, Afghanistan, Kazakistan, Siria, RD Congo, Nord Corea, spesso si limita alla pessima fedina che la Storia ha loro assegnato. Dopo oltre 35 anni di avventure televisive, Beppe e Filippo Tenti si mettono in viaggio per scardinare questi stereotipi e scoprire incredibili nuove realtà nascoste, su itinerari spesso difficili e pericolosi.  Un viaggio che porta la carovana di “Overland” in Iraq, Uganda, Somalia e Borneo malese, a scoprire Parchi Naturali e Siti Unesco pressoché sconosciuti.

LA SECONDA E LA TERZA PUNTATA

Mercoledì 12 Luglio 2023 – Iraq

Un viaggio tra città e monumenti le cui origini si perdono nella notte dei tempi come Hatra, il minareto di Samara e la Ziggurat di Ur, la piramide della Mesopotamia. La storia antica dell’Iraq è ciò che lo rende un Paese unico, con un forte bisogno di presente: i segni del suo passato, le cicatrici della sofferenza sono ancora visibili; per farcela serviranno un lungo periodo di pace e tutta la forza di un popolo incredibile.

Mercoledì 19 Luglio 2023 – Uganda

Il Paese vanta una varietà di parchi nazionali e riserve naturali che ospitano alcune delle specie animali più rare e affascinanti. Al Queen Elizabeth National Park scopriamo la sua straordinaria biodiversità e un’incredibile fauna selvatica come elefanti, bufali, antilopi, giraffe, leoni, leopardi e molti altri animali. Nel corso della puntata emerge il profondo legame della popolazione locale con gli animali.

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Topo Gigio

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Per allietare l’estate dei bambini sono arrivati in prima visione su Rai Yoyo e RaiPlay i nuovi episodi della seconda stagione della serie a cartoni animati ispirata al popolarissimo personaggio creato da Maria Perego. Tutti i giorni alle ore 10.30 sul canale 42 e sulla piattaforma RaiPlay

Per Topo Gigio tutto è una sorpresa e una novità da esplorare! Ma il suo entusiasmo e la sua ingenuità spesso lo portano a combinare qualche pasticcio. Per fortuna, al suo fianco ci sono sempre la sua migliore amica Zoe, pronta a dargli una mano a sistemare le cose, Bob, compagno di scuola di Zoe con una grande passione per le bici e le invenzioni bizzarre, e il G-Team (Talpa, Piccione, Coniglietti, Tartaruga, Rospo), in prima linea per seguirlo nelle sue nuove, divertentissime “missioni”! Grazie a loro, a fine giornata le cose si sistemano sempre ed è il momento giusto per dire a Zoe… “Strapazzami di coccole!”. Capelli biondi, denti sporgenti, grandi orecchie rotonde e un’inconfondibile vocina con la quale pronuncia la sua frase preferita: «ma cosa mi dici mai?». Questo l’identikit di Topo Gigio, il personaggio inventato da Maria Perego che da oltre 60 anni vive nell’immaginario collettivo di bambini e adulti, in Italia e in tanti paesi del mondo. La sua prima apparizione televisiva è nel 1959 nella trasmissione “Alta Fedeltà” con la voce di Domenico Modugno, ma la sua voce storica è quella di Peppino Mazzullo (dal 2010 la voce ufficiale è quella di Leo Valli). Nel 1961 fu il primo pupazzo animato ad apparire nel “Carosello”, come testimonial di una nota marca di biscotti. Il 1961 è anche l’anno del debutto sul Corriere dei Piccoli e al cinema con il film Le avventure di Topo Gigio diretto da Federico Caldura, marito di Maria Perego, che ha contribuito a creare il celebre topo. Negli anni successivi partecipa a moltissime trasmissioni della Rai dove dialoga con i presentatori: tutti lo ricordano accanto a Mago Zurlì/Cino Tortorella nello “Zecchino d’Oro”, a Memo Remigi nel programma per bambini L’inquilino del piano di sotto e con la sua soubrette preferita: Raffaella Carrà, nella “Canzonissima” del 1974, dove sono irresistibili nel duetto “Strapazzami di coccole”, altra sua frase tormentone. È stato ospite 94 volte dell’“Ed Sullivan Show”, il più famoso programma degli Stati Uniti, in onda dal 1948 sulla CBS per oltre vent’anni. Come lui nessuno mai. I Beatles, che gli sono secondi, solo 26 volte. Negli Usa diventò uno slogan la sua dolce richiesta del bacio della buonanotte: «Ed…Edy…Kiss me goo’night!». Un personaggio ancora talmente famoso negli Usa, che in una delle ultime puntate dell’altrettanto celebre “David Letterman Show”, chiuso il 20 maggio 2015 dopo oltre vent’anni sempre sulla CBS, l’attore comico Will Ferrer chiede al conduttore: “Quando esce Topo Gigio?”. Gag che rievoca un altro addio, appunto quello di Ed Sullivan, che nel suo show ospitò il pupazzo italiano per quasi dieci anni. Fino alla sua ultima puntata, nel 1971. Oltre un milione, e infinite repliche, le sue apparizioni sulle tv di tutto il mondo fino ad oggi, dove ha conosciuto personaggi straordinari come Louis Armstrong, Ginger Rogers, John Wayne, Frank Sinatra, Michael Jackson, Diego Armando Maradona, Dario Fo, Hugo Pratt, Lucio Dalla e tantissimi altri, tutti suoi sinceri ammiratori. Topo Gigio ha fatto il giro del mondo. Dall’Europa, al Sud America fino al Giappone, il mondo intero ha fatto la conoscenza del topolino italiano. In Giappone, paese dove Topo Gigio è popolarissimo, nel 1967 è stato il protagonista di un lungometraggio di Kon Ichikawa con la sceneggiatura di Caldura e di una serie tv nel 1988. E dopo il terremoto e lo tsunami, nel 2011 è stato nominato “Goodwill Ambassador” per la ricostruzione. Già dal 1997, Topo Gigio e la sua creatrice erano stati nominati ambasciatori dell’Unicef. Negli anni ’80 e ’90 Topo Gigio è stato ancora ospite fisso nei programmi di Rai Uno “La Banda dello Zecchino” e “La festa della mamma”. Con circa 5 milioni di follower su Facebook e più di 248 milioni di visualizzazioni su YouTube, Topo Gigio è oggi una star anche del web. Per Halloween nel 2015, la star internazionale Shakira ha postato sulla sua pagina Facebook una foto dove è ritratta insieme al campione di calcio Gerard Piqué, e ai due figli, tutti vestiti da Topo Gigio, ottenendo 5,3 milioni di like in sole 24 ore. Nel 2017, dopo 11 anni di assenza, è tornato allo “Zecchino d’Oro” al fianco di Carlo Conti per festeggiare le 60 edizioni del concorso canoro e della finale. Nel 2020 ha debuttato su RaiPlay e Rai Yoyo la nuova serie animata che è stata subito accolta con favore dal pubblico.

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Servizio Pubblico baluardo della libertà

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LORENZO LO BASSO

«Avverto una forte aspettativa, c’è la consapevolezza che questo sia uno dei programmi informativi più importanti non solo dell’azienda, ma del panorama editoriale italiano. Per fortuna posso contare sul sostegno di una squadra fenomenale» afferma il nuovo conduttore di “Agorà Estate”, da lunedì 3 luglio alle 8 su Rai 3

12 giugno 2023 AGORA’ ESTATE

Pronto per la partenza?

Mi sto preparando con la squadra, si studia molto.

La politica e l’attualità di un’estate intensa, che racconto sarà?

Viviamo uno dei momenti più importanti, secondo me, nella storia dell’Italia repubblicana. Sono tempi estremamente interessanti, sfide con cui il Paese si confronta e con uno scenario internazionale che interviene pesantemente sulla politica nazionale. Pensiamo, per esempio, a ciò che è successo in Russia con la Brigata Wagner, i fattori internazionali irrompono nella politica italiana, cambiano gli assetti nazionali e dobbiamo essere pronti a dare risposte immediate. Da giornalisti abbiamo la possibilità di raccontare la complessità della realtà, difficile e sfidante allo stesso tempo. Facile da dire, meno da tradurre e portare tutto questo in uno studio. È la nostra sfida, noi siamo lì per ascoltare, capire e spiegare.

Partendo dalla tua storia professionale, come vivi questo debutto in un programma complesso come “Agorà”?

Da una parte non vedevo l’ora… anche perché non sono stato sempre completamente fuori da uno studio. In questi anni, a Rainews24 ho condotto il telegiornale, rassegne stampa, approfondimenti, speciali, è stato sempre un percorso di gavetta e di crescita. Adesso che ci avviciniamo al debutto, mi sto rendendo meglio conto e penso “non avrò preso un boccone troppo grande?”. C’è una grande aspettativa…

In che senso?

Io sono un figlio di “Agorà” fondamentalmente. Ho iniziato a Rai 1, per tanti anni ho lavorato a “Unomattina” dove sono stato vice autore e successivamente inviato. Con Gerardo Greco sono passato proprio ad “Agorà” e non ho mai smesso di fare l’inviato. Questa crescita professionale mi ha portato fino a questo punto. Avverto una forte aspettativa, c’è la consapevolezza che sia uno dei programmi informativi più importanti non solo dell’azienda, ma del panorama editoriale italiano. Ho la fortuna di contare sul sostegno di una squadra fenomenale, di lavorare con un gruppo coeso, insieme da tanti anni. “Agorà” ha una macchina redazionale, dirigenziale, di produzione e di studio che è una corazzata.

Cosa ti ha insegnato l’esperienza di reporter in Ucraina?

La guerra è uno spartiacque della vita, in generale, della mia in particolare, ma soprattutto della storia del continente europeo degli ultimi 70 anni. Fare l’inviato mi ha insegnato la differenza tra realtà e propaganda, disinformazione e fake news. Questo, ovviamente, non vale solo per la guerra, per cui tutto è mastodontico. Andare sul posto è un privilegio, una potenza “di fuoco”, non sono tanti gli editori come la Rai che vantano la presenza nei luoghi cruciali di tantissimi inviati che, per comprendere meglio la realtà, raccontano i fatti direttamente dove le cose accadono. Un privilegio, un onere e un onore di cui dobbiamo ricordarci. Io mi sento molto libero nel mio lavoro.

Pensi che il pubblico abbia perso l’interesse per la buona informazione?

Lo si diceva anche per la radio che sarebbe scomparsa con le nuove tecnologie, e invece è esplosa, funziona su tutte le piattaforme digitali e viene ascoltata prevalentemente dai giovani. C’è stato un contraccolpo, i social ne sono in parte responsabili, si è però compreso che l’informazione libera e di qualità, che va pagata perché è costosa da fare, rappresenta uno dei beni primari fondanti della democrazia. La gente lo ha capito, alle persone sta diventando molto chiaro, tocca a noi, e al nostro lavoro, far fruttare al meglio quel valore, quel costo. È una delle grandi sfide su cui ci si gioca la libertà delle democrazie occidentali, perché se si affida tutto a siti dove le cose si comprano, dove le informazioni sono veicolate da qualunque partner commerciale – che ha tutte le motivazioni per farlo – queste sono destinate a scomparire. Forse non siamo stati abbastanza bravi in passato, noi stessi giornalisti non siamo riusciti a veicolare l’importanza di comprare i giornali, di sostenere la televisione pubblica, di investire nell’informazione, presidio della democrazia e della libertà.

Cosa possono fare l’informazione, la Rai, per ridurre il gap esistente tra parte degli italiani e la politica, la cosa pubblica…

Se c’è qualità e la si sostiene, alla fine il lavoro paga e rimane nel tempo. Bisogna fare questo, sostenere i programmi giornalistici e di approfondimento di qualità, realizzati secondo i crismi dell’onestà intellettuale e del racconto della verità. In questo la Rai gioca una partita fondamentale, con tutte le sue piattaforme e canali, rappresenta, probabilmente, il più grande editore d’Europa. Dovremmo essere più bravi nel comunicare meglio il valore del Servizio Pubblico, essere più fieri di quello che facciamo e rappresentiamo, ovvero uno dei baluardi della libertà.

Qual è quindi il valore aggiunto di un giornalista del Servizio Pubblico?

Sono quasi diciannove anni che lavoro in Rai, ho iniziato nel 2005 e da allora non ho mai smesso. Sono stato precario fino a tre anni fa, ho visto emittenti televisive, reti private, quotidiani, mensili, settimanali di ogni tipo, posso affermare che siamo molto più liberi, perché il nostro editore è il Parlamento. L’azienda è molto grande, ha tantissima offerta informativa, non dipende dai grandi gruppi industriali o finanziari. È questo il nostro valore aggiunto. Il giornalismo radiotelevisivo pubblico è veramente libero, dobbiamo comunicarlo meglio, far capire all’esterno le nostre grandi professionalità.

Cosa fai quando ti accorgi che un intervistato non ti sta dicendo la verità?

Succede molto spesso, chiedere è lecito rispondere cortesia. Basta lavorare di sottrazione e fare la cronaca. È la cosa più facile, raccontare i fatti esattamente come sono, senza troppe interpretazioni. 

Cosa pretendi da te stesso, da questa esperienza?

Il massimo, come sempre. Sono una persona molto determinata, anche abbastanza cocciuta. Vorrei lavorare bene, innovare, partendo però dalla grande tradizione che contraddistingue “Agorà”. Aspiro a un programma senza pregiudizi, capace di raccontare la realtà per quello che è, senza filtri ideologici, cercando di essere estremamente dinamici. Vogliamo costruire un programma realizzato come un giornale da sfogliare. Il core business, ovviamente, sarà la politica, con inviati sul territorio per parlare di Ucraina e di Emilia-Romagna. E poi ci sarà tanto racconto dell’estate, con interviste e la presenza di tanti volti. Si inizia con la parte delle “hard news”, poi cambiamo passo e linguaggio, ci rallentiamo un po’ e proviamo ad aprirci di più al pop. Una bella sfida, insomma. Io sono molto adrenalinico.

Cosa ti ha insegnato il mestiere del giornalista nella vita?

Intanto mi stupisco del fatto che ci paghino per farlo (ride), è un privilegio avere la libertà di andare sui posti, vedere cosa succede e raccontarlo alla gente. Non è poco. È il mestiere che sognavo di fare fin da piccolo, è una bella responsabilità. Prendo molto seriamente il fatto che hai un mandato per fare questo lavoro, e devi essere corretto, pulito.

Ti fa paura il dilagare dell’intelligenza artificiale? Potrebbe minare il mestiere del giornalista?

È qualcosa che voglio capire bene, quindi sono già in ritardo su questo argomento (ride). Onestamente non lo so. Il mestiere è lo stesso da sempre, nel tempo sono cambiati gli strumenti. Per fare una diretta prima dovevi avere il camion, il satellite, la parabola, poi sono arrivati gli zainetti, macchinosi e faticosi, adesso si ricorre al cellulare per tutto. La tecnologia ha cambiato i paradigmi, ma non il mestiere. Non sono impaurito, piuttosto sono spaventato di quello che l’intelligenza artificiale può fare in altri ambiti, per esempio sull’infrastruttura della Difesa.

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