SECONDA LINEA

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Il talk che va oltre il talk

foto: Servello

In onda il giovedì in prima serata dall’1 ottobre su Rai2, il programma condotto da Alessandro Giuli e Francesca Fagnani rivoluzionerà gli spazi classici di questo genere televisivo. Tra i temi portanti l’ambiente, la ricerca scientifica, le nuove generazioni

Cosa rappresenta per voi la seconda linea?

ALESSANDRO: Nella metafora rugbistica è quell’elemento di fatica, di sforzo, che deve premiare una missione, quella di fare meta. La seconda linea sono i faticatori di una squadra forte, coesa, che lavorano per tutti. Da un punto di vista più televisivo è invece una prima linea che ancora non sa di esserlo, i nuovi volti di primissimo piano del discorso pubblico che verrà.

FRANCESCA: L’idea è di dare voce a quel mondo che apparentemente è una seconda linea rispetto alla politica che vediamo ogni giorno nei talk, coloro che sono meno appariscenti, ma che sono fondamentali per arrivare a meta, dagli imprenditori ai medici, agli agricoltori.

Il giovedì è una serata affollata, come pensate di fare la differenza?

FRANCESCA: Il nostro campionato, almeno all’inizio, non può essere quello degli ascolti. L’obiettivo è creare una finestra in più, che sia gradevole, interessante, che sappia affrontare tutti i temi con un tono anche un po’ di leggerezza. La gravità ci ha accompagnato in questi mesi e molti problemi restano sul tavolo, anche per questo bisogna cercare di usare toni che non esasperino. Mischieremo registri, ospiti, inserendo rubriche divertenti e intelligenti.

ALESSANDRO: Non conosco serate televisive che non siano affollate (sorride). Cercheremo di essere un pochino colti, un pochino gentili e un po’ spiazzanti, in un approfondimento che intrattiene anche, e che diversifica l’offerta rispetto al canonico conflitto della politica di ogni giorno. È la scommessa a cui tutti ambiamo, vogliamo offrire un racconto un po’ diverso dalle altre due grandi narrazioni del giovedì sera.

Un approccio informale per portare di fronte al teleschermo anche chi non guarda spesso la Tv…

ALESSANDRO: Li staneremo casa per casa, uno per uno. Saranno giovani quando offriremo il dibattito sulle generazioni, sulle classi d’età, sulla digitalizzazione. Parleremo alle persone più grandi quando, ad esempio, affronteremo temi sanitari.

FRANCESCA: Ci piacerebbe trovare un pubblico trasversale, che vada dai ragazzi agli adulti, non ideologizzato.

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LINO GUANCIALE

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Se il maestro perde la sua allieva…

«Nelle nuove puntate non c’è più un rapporto verticale tra Conforti e Alice, piuttosto un rapporto orizzontale e paritario tra colleghi. In genere, quando ci sono dei cambiamenti, ad andare in crisi è sempre il mentore». Lino Guanciale racconta al RadiocorriereTv le novità della terza stagione della serie in onda la domenica su Rai1

foto: P.Bruni

Finale a sorpresa nella seconda stagione, da dove riprende il terzo capitolo de “L’Allieva”?

Sia io che Alessandra (Mastronardi) abbiamo riconosciuto nelle sceneggiature delle possibilità di racconto nuovo dei protagonisti. È una narrazione al terzo capitolo, nella quale funziona bene il rapporto fra le tre parti. Abbiamo visto i personaggi sempre in un dato momento del loro percorso, ricalcando gli step di Alice, che non rimane sempre nello stesso momento della sua vita accademica e professionale, ma evolve e attorno a lei tutto il resto. In particolare, al di là dell’amore fra i due, sempre ricco di schermaglie, muta la posizione di Conforti. Nelle nuove puntate non c’è più un rapporto verticale tra maestro e allieva, piuttosto un rapporto orizzontale e paritario tra colleghi. In genere, quando ci sono dei cambiamenti, ad andare in crisi è sempre il mentore (ride).

Qual è stato il cambiamento più forte del suo personaggio?

Da un punto di vista affettivo, assistiamo già nella seconda stagione a una vera trasformazione di Claudio Conforti nei confronti delle relazioni. A questo punto della storia, cambia invece il rapporto di tutti con il tempo e con le conseguenze delle varie soglie professionali, esistenziali a cui questo ci sottopone. Non dico nulla di tremendamente filosofico, è la vita di ognuno di noi. Alice è finalmente in un momento rampante della sua professione, CC, al contrario, in una fase di stasi. È già arrivato a un livello molto alto e con difficoltà può compiere ulteriori salti. Questo lo getta in una crisi profonda che lo costringerà a guardare il mondo diversamente, se ci tiene a salvaguardare quel che aveva appena cominciato a costruire.

Un terzo capitolo che vede anche un fratello e una Suprema di troppo…

Capirete presto perché CC tende a nascondere a tutti, anche a se stesso, questo strano fratello che crea continui imbarazzi (ride). Giacomo (Sergio Assisi) e la Suprema Manes (Antonia Liskova), nuova direttrice dell’Istituto di Medicina Legale, sono due ingressi che porteranno grande disequilibrio, e non perché si pasticci sul fronte sentimentale. Alessandra dice una cosa molto intelligente quando parla di una stagione in cui non c’è un triangolo amoroso classico, ma una storia d’amore alle prese con i cambiamenti della vita. Vedrete come Sergio Assisi porterà una “Confortità” diversa e come l’ingresso di una donna così forte e allo stesso tempo sfaccettata, piena di incrinature, gioco forza muteranno tantissimo il modo di stare in Istituto, i rapporti tra i personaggi e, ovviamente, la relazione dei due protagonisti.

Alice è ormai una donna in carriera e questo destabilizzerà Conforti. È così difficile per un uomo accettare, oggi, l’indipendenza di una donna?

Posso dare la risposta che qualunque uomo evoluto darebbe: no, non è difficile. Nel momento stesso in cui si dà questa risposta l’uomo che pensa di essere evoluto rischia di obliare il problema. Il problema esiste, bisogna solo ammetterlo. Noi uomini siamo cresciuti in un mondo fondamentalmente maschilistico, maschiocentrico, e questo va avanti da centinaia di generazioni. Perché le donne non siano più penalizzate da alcuni aspetti belli e fisiologici della vita – una maternità per esempio, o altri cambiamenti che il tempo pone – e per compiere effettivamente il primo passo verso la normalità, la parità di genere, bisogna che il maschio riconosca di avere un problema.

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CAROLINA CRESCENTINI E CARMINE RECANO

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Stregati da Mare fuori

I protagonisti della serie in onda il mercoledì sera su Rai2, e disponibile anche su RaiPlay, raccontano al nostro giornale le emozioni del set

foto di Sabrina Cirillo

La serie

“Un viaggio bellissimo, che è andato oltre il lavoro. Ho avuto a che fare con dei ragazzi che non sono semplicemente dei bravissimi attori, ma degli esseri speciali, puri, che mi hanno insegnato molto, che mi hanno intenerito e fatto riflettere. Il carcere minorile è diverso da quello degli adulti, può essere un luogo in cui trasformi la tua vita, rilanci e te la riprendi, è un luogo formativo, anche se dentro le umanità e le sensibilità si mescolano in qualunque modo” (Carolina).

“Ho molte cose che mi porto di questa serie, il rapporto con un gruppo straordinario di attori, con il regista. È stato un lunghissimo viaggio, bello e faticoso. Il carcere rappresenta il luogo in cui i sogni dei ragazzi restano rinchiusi, dove le leggi e le regole non vengono percepite come un qualcosa di giusto, di utile. C’è una sola morale legata alla sopravvivenza, la sopravvivenza del branco” (Carmine).

I personaggi di “Mare fuori”

“Tutti i personaggi hanno un prima e un dopo, ricostruirsi dopo un trauma che nel loro caso porta alla detenzione, che è un altro trauma ancora, è una faccenda complessa. Il compito del mio personaggio è quello ricordare loro cosa significano le parole responsabilità, conseguenze e regole. Sulla base di questi tre paletti tutto è costruibile” (Carolina).

“Massimo è uno che non si rassegna al destino, che cerca di migliorare la vita di questi ragazzi. È un uomo che conosce molto bene quel tipo di realtà, quindi riesce a porsi nel modo giusto di fronte a certe situazioni, riesce a comprendere lo stato d’animo dei giovani detenuti. Quello che interpreto è un personaggio straordinario, ho avuto il piacere di dargli voce e corpo” (Carmine).

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MICHELE GUARDI’

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Mi faccio da 30 anni i fatti vostri

La popolare trasmissione del mezzogiorno di Rai 2 festeggia il trentennale. Il RadiocorriereTv incontra l’ideatore e regista che sul futuro della televisione afferma: “La Tv generalista è ancora quel palcoscenico che si apre nelle case delle famiglie che continuano ad avere bisogno di compagnia”

Come le venne in mente di creare “I fatti vostri” e perché scelse questo nome?

Quando ero bambino la mia fissazione era la televisione, a dodici anni disegnavo su un quadernetto a quadretti, con la copertina nera, i programmi che avrei voluto fare. Un giorno vidi una trasmissione nella quale un signore, per dieci minuti, raccontava la storia della sua vita e la cosa mi piacque moltissimo. Erano gli anni delle Kessler, di Mike Bongiorno, dei grandi varietà, ma mi affascinò anche quel signore che raccontava, così su quel quadernetto appuntai l’idea di fare un programma televisivo che raccontasse storie di gente comune. Tanti anni dopo, quando già facevo televisione e avevo realizzato dei varietà e “Uno Mattina”, il direttore di Rai2 Giampaolo Sodano mi disse che bisognava fare un programma a mezzogiorno. Pensai che a quell’ora avrei voluto portare in Tv ciò che succedeva nella piazza del mio paese.

Casteltermini, nella sua Sicilia…

In quella piazza si parlava dei fatti del giorno. Io, quando facevo l’avvocato e uscivo dalla pretura, raccontavo le cause che c’erano state. Davanti al bar c’era un juke-box che suonava le ultime canzoni arrivate e, sempre in piazza, qualche avventore raccontava cosa gli era successo durante la giornata. Pensai di ambientare il programma nella piazza del mio paese, con le chiese e i bar del mio paese, e di fare parlare la gente dei fatti loro. Dissi al direttore che avrei voluto chiamarlo “I fatti vostri”, poi cambiai idea e pensai al nome “La piazzetta”. Sodano mi disse che il primo titolo sarebbe durato quindici anni, che sarebbe entrato nella storia. Si è sbagliato, perché siamo al trentesimo anno (sorride). Io che ho memoria, in un’azienda che spesso perde memoria, sono grato a Sodano di avermi dato quello spazio che oggi festeggia un compleanno tanto importante.

Quale Italia ha raccontato, negli anni, con “I Fatti vostri”?

Ho tentato di raccontare l’Italia bella e positiva, però quello che succede ogni giorno non sempre crea la felicità di esistere. Ricordo quando nel gennaio del 1991 scoppiò la Guerra del Golfo, evento che praticamente cambiò il modo di fare la televisione, di raccontare la quotidianità. Il programma era nato in una certa maniera, ma quando i telegiornali trasmisero quelle immagini verdi, con i bagliori dei bombardamenti su Baghdad, svegliai Giovanna Flora, autrice storica con me del programma e Rory Zamponi, e dissi loro che avremmo dovuto riorganizzare la trasmissione del giorno dopo. Pensai che fosse successo qualcosa che stava cambiando il mondo. Da lì il programma si aprì anche ai grandi eventi. Se prima erano “fatti vostri” le piccole vicende quotidiane, diventarono “fatti vostri”, e lo sono tutt’ora, anche i grandi fatti che hanno cambiato la vita dell’uomo.

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Guida Romantica a Posti Perduti

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Non decidiamo noi dove andare…

Presentato alle 77esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia, come evento speciale alle “Giornate degli Autori”, il nuovo film di Giorgia Farina, “Guida Romantica a Posti Perduti” con Clive Owen, Jasmine Trinca, Irène Jacob, Andrea Carpenzano, Teco Celio e Edoardo Gabbriellini, è distribuito all’estero da Rai Com e sarà nelle sale italiane dal 24 settembre

«Ho deciso di raccontare una storia piccola, leggera e intima, lo sfioramento di due anime alla ricerca della chiave di lettura della loro esistenza» ci racconta Giorgia Farina, regista romana, reduce dal successo di Venezia. Terzo lungometraggio dopo “Amiche da morire” e “Ho ucciso Napoleone”, “Guida romantica a posti perduti” vuol «risvegliare nel pubblico la curiosità e la necessità di concedersi un viaggio alla ricerca dei propri posti perduti, nascosti tra le pieghe della vita». Un viaggio a ritroso indispensabile se ci si vuole concedere una nuova possibilità per accettarci e per iniziare a scrivere la nostra guida personale. Nel film il tema della ricerca del proprio posto nel mondo per i personaggi consiste nel rendersi conto che l’idea prestabilita del vivere può essere molto diversa da quella vera e l’unica strada è abbandonarcisi e viverla. Allegra e Benno, i protagonisti, incredibilmente diversi nelle loro disfunzionalità, donna giovane lei che ha paura di vivere, uomo maturo lui al quale la vita sta chiedendo il conto, attraverso questo affascinante road trip si scopriranno molto più simili di quanto credessero all’inizio. «Le loro idiosincrasie e piccole fragilità li avvicinano permettendo di metter in luce l’uno l’esistenza dell’altro che entrambi hanno nascosto in una matassa di bugie e false aspettative» afferma la regista che, a proposito dell’itinerario dice: «Ho scelto con accuratezza i posti perduti del viaggio che ho poi intrapreso in macchina durante la scrittura del film, qui sotto una breve descrizione delle tappe e delle mie foto personali dei posti così come mi sono apparsi durante la prima visita». 
Cinque tappe, dalla Chiesa di San Vittorino, poco fuori Roma, passando per il villaggio operaio di Crespi d’Adda e il castello abbandonato di Chateau – Thierry, toccando un misterioso parco acquatico per completare il viaggio presso il campo militare di Stanford. Una settimana per condividere con Allegra e Brenno un crescendo di sensazioni ed essere trascinati nell’avventura di due perfetti sconosciuti, che si incontrano per caso, e si abbandonano alla meraviglia della riscoperta di luoghi dimenticati e della propria interiorità.

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I NUOVI PALINSESTI

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Un’onda sempre in movimento

Nella storica sede di Via Asiago a Roma, è stata presentata la programmazione autunnale di Rai Radio, sempre più attenta alle nuove tendenze e a soddisfare i desideri di tutti gli ascoltatori

“Crediamo molto nella radio, che è il mezzo di comunicazione che sopravvive bene al digitale, senza problemi, con crescenti successi di pubblico. La Rai, nella sua missione di Servizio Pubblico, deve credere in questo mezzo”. È il presidente della Rai, Marcello Foa, ad aprire la presentazione dei palinsesti autunnali delle emittenti di Rai Radio nella sede storica della radiofonia pubblica, in via Asiago a Roma. “Lo sforzo deve essere costante nel rinnovarsi e nel mantenere la buona tradizione di Rai Radio – prosegue Foa – Abbiamo una squadra molto motivata e come presidente sono molto contento di potere incoraggiare questa nuova stagione che mi auguro ricca di successi, di soddisfazioni per il pubblico e per la Rai”. L’amministratore delegato Fabrizio Salini conferma la centralità della radio nell’offerta pubblica: “Non solo è moderna e contemporanea e non solo vive una seconda giovinezza, ma è innervata all’interno di tutta la nostra offerta. La radio è su RaiPlay, la radio oggi diventa finalmente immagine e di questo dobbiamo andare particolarmente fieri e orgogliosi. C’è un altro aspetto che mi piace sottolineare, il primo anno ci chiedevamo come raccontare la radio per immagini, oggi non ce lo domandiamo più, le immagini raccontano benissimo la radio. Le parole e la radio diventeranno protagoniste anche con le immagini”.

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100 anni di Rodari

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Rai Yoyo, Rai Gulp e Rai Radio Kids celebrano, con il comune di Omegna, il grande scrittore, giornalista e poeta famoso per le sue opere dedicate all’infanzia. Eventi, spettacoli, convegni e una programmazione speciale sui canali dedicati ai più piccoli

Cento anni fa nasceva Gianni Rodari, scrittore, pedagogista, giornalista e poeta, noto per le sue opere dedicate all’infanzia. Per questo il comune di Omegna (Torino), sua città Natale, in collaborazione con Rai Ragazzi e Rai Radio Kids, celebrerà il grande autore, nato il 23 ottobre del 1920, con una serie di eventi in programma dal 27 settembre. Nasce così il “Ri… Centenario di Gianni Rodari”. E’ prevista anche l’emissione di un francobollo celebrativo.

Rai Ragazzi darà vita a una rassegna di spettacoli dal vivo con Rai Yoyo e Rai Gulp, cui si aggiunge anche una giornata con Radio Kids. “È per me un piacere essere qui, nella città in cui è nato Gianni Rodari”, ha detto la vice direttrice di Rai Ragazzi, Mussi Bollini, alla conferenza di presentazione dell’evento, “parliamo di un uomo che ha lavorato tutta la vita nella convinzione che l’Immaginazione ha un suo posto nell’Educazione. Noi di Rai Ragazzi, come Gianni Rodari, abbiamo fiducia nella creatività infantile e in coloro che sanno quale valore di liberazione possa avere la parola, e perché, per dirla come lui, ‘nessuno sia schiavo’”.  Un pensiero condiviso anche da Roberto Sergio, Direttore di Rai Radio, secondo cui “Gianni Rodari è una presenza importante su Rai Radio Kids. Da diversi mesi mandiamo in onda le letture di tantissime sue opere, dalle ‘Favole al telefono’ alle ‘Filastrocche in cielo e in terra’, passando per ‘Cipollino’. Siamo felicissimi di far rivivere i testi di Rodari nelle nostre produzioni e aver avuto la possibilità di farlo è stato per tutti noi una enorme soddisfazione. Per questo, non potevamo non essere presenti nel Centenario e nel Ri…Centenario di Omegna. Ci saremo con uno show dei nostri testimonial principali, Armando Traverso e i pupazzi Lallo, Lella e DJ. E sarà anche l’occasione per riprendere le nostre performance live post-lockdown, un periodo in cui con la radio abbiamo cercato di essere vicini ai tanti bambini a casa. Se siamo riusciti a far sorridere per qualche minuto anche uno solo di loro, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Diceva Rodari: ‘bisogna che il bambino faccia provvista di ottimismo per sfidare la vita’. Ecco, credo che il nostro ruolo oggi sia sempre più quello di regalare ottimismo e ringrazio per questo gli organizzatori di questo evento davvero speciale”.

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Miguel Gobbo Diaz

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Sempre in movimento (ma con un posto sicuro dove tornare)

Ne ha fatta di strada da quando, a soli vent’anni, lasciava la provincia vicentina per studiare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. «Un’esperienza bellissima, importante, ma la vera palestra è il set», dice l’attore protagonista di “Nero a Metà”, il giovedì in prima serata su Rai1

La prima stagione si è chiusa alla grande, le seconde sono sempre una sfida. Come si è allenato?

Conoscevo già molto bene come sarebbe stato il lavoro, è stato più semplice prepararmi e organizzarmi per essere “pronto” a ogni situazione. Me la sono goduta molto di più rispetto alla volta precedente. La prima stagione è stata tutta una scoperta, anche perché era la mia prima grande esperienza lavorativa, questo secondo appuntamento l’ho vissuto con meno tensione. Ho ritrovato con piacere i colleghi, una piccola famiglia che si sostiene.

Com’è cambiato Malik?


È certamente più consapevole e maturo nel lavoro, è un professionista che segue la giustizia, ma nella vita privata ha ancora molta strada da fare. Vuole essere indipendente dal punto di vista professionale, vuole trovare il proprio spazio nella squadra, un po’ come chi vive con i genitori e a un certo punto sente l’urgenza di cavarsela da solo e spiccare il volo.

E Miguel?


Quando decidi di fare questo mestiere si cambia molto, l’esperienza acquisita aiuta ad affrontare il lungo cammino. Sul lavoro mi sento più sicuro e, nonostante le solide basi che mi ha dato il Centro Sperimentale di Cinematografia, la vera grande palestra è fuori, sul set.

“Nero a metà” le ha dato popolarità ed è oggi considerato una delle promesse del cinema e della Tv. Questo la spaventa, o è uno stimolo in più?

Ho scelto io questo mestiere, sono quindi pronto a qualsiasi sfida. È un lavoro che ogni giorno ti mette in difficoltà per la sua natura precaria, è necessario quindi essere una persona equilibrata e accettare di mettersi in competizione con se stessi sempre, con umiltà e con onestà, per dare il meglio. Dopo queste importanti esperienze nelle lunghe serialità, mi piacerebbe molto mettermi alla prova anche nel cinema.

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Monica Setta

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Parliamo a tutti

Parliamo a tutti“Uno Mattina in Famiglia” è ripartito con share e qualità: “è un binomio tra informazione e intrattenimento senza mai cadere nella minimizzazione o nell’enfasi – spiega la giornalista – Noi siamo rigore con il sorriso sulle labbra, con la giusta distanza dagli eccessi. E qui si riconosce il servizio pubblico”

“Uno Mattina in famiglia” è ripartito con qualità e ascolti. Come si fa a mantenere entrambi?

Siamo riusciti a mantenere una leggerezza calviniana, intelligente, con uno sguardo più lieve sui fatti del mondo. Questo binomio tra informazione e intrattenimento porta ad avere un risultato come il nostro, con molto impegno da parte dei conduttori, degli autori e di tutti.  Noi non smettiamo mai di essere sul pezzo, di approfondire. Riusciamo a distrarre e a divertire, ma anche ad insegnare. L’altro grande merito è quello della giusta distanza come nei confronti del Covid. Era molto facile cadere nella minimizzazione o nell’enfasi. Noi siamo rimasti nel rigore, ma con il sorriso sulle labbra. Entriamo nelle case degli italiani abbastanza presto nel fine settimana e quindi abbiamo un target variegato. E’ importante parlare a tutti, con empatia e la giusta distanza dagli eccessi.  E qui si riconosce il servizio pubblico.

Come ha accolto la sua riconferma in un programma che era già rodato?

Sono stata molto contenta. E’ un programma che mi piace e che seguo da tanti anni. E’ un pilastro della televisione italiana. Prima di arrivare alla conduzione dello scorso anno, io avevo fatto due anni di collaborazione fissa con un gruppo di lavoro con Michele Guardì per Mattino in Famiglia, per cui già conoscevo tutti. E la proposta di tornare l’ho accolta con molta gioia.

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Milly Carlucci

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La scommessa più grande

Il 19 settembre in prima serata su Rai1, in diretta dall’Auditorium Rai del Foro Italico a Roma, torna “Ballando con le stelle”. Tredici coppie in pista per una sfida lunga dieci puntate. A giudicarle, la giuria composta da Carolyn Smith, Guillermo Mariotto, Fabio Canino, Selvaggia Lucarelli e Ivan Zazzaroni. Ad accompagnare i ballerini ancora una volta la band diretta da Paolo Belli, in regia Luca Alcini. Il RadiocorriereTv incontra la conduttrice: “Quest’anno, per tutti noi, ci vogliono ancora più forza e determinazione”

“Ballando con le stelle” è da sempre sinonimo di sfida e quest’anno lo è ancora di più. Milly, è pronta?

Sabato sera, quando andremo in onda, come Cristoforo Colombo bacerò la terra. Quello che stiamo compiendo è un percorso che nemmeno nell’addestramento dei marines… è una cosa incredibile (sorride).

Cosa significa fare convivere ogni giorno un lavoro tanto bello ed emozionante con il rischio del contagio?

È tutto molto complicato, non puoi dimenticare nemmeno un attimo di essere immerso in una serie di problemi. E poi abbiamo dieci puntate dal vivo, senza pubblico in studio, non siamo un programma impacchettato e registrato che nel momento in cui è realizzato va in onda di certo. Noi, facendo tutti gli scongiuri, siamo legati a quello che accadrà in Italia.

Quanto aiuta avere alle spalle una grande squadra, quella famiglia di “Ballando” che lei stessa ha costruito negli anni?

Siamo un gruppo compattissimo, siamo veramente una famiglia. Chi entra a fare “Ballando” diventa parte di una famiglia allargata. Si crea un clima di solidarietà, complicità, di mutuo supporto, che aiuta tanto. Ci siamo tenuti in contatto nel periodo peggiore del lockdown, tutti si sono allenati via internet con i propri maestri, non abbiamo mai fatto cadere il livello dell’ottimismo e dell’umore.

Lei è una professionista di grande esperienza, cosa ha imparato dal momento storico che stiamo vivendo?

Umanamente si è rafforzato ancora di più il senso della fragilità che noi dovremmo ricordare di avere. Sono sempre stata convinta che un grande limite degli esseri umani sia quello di pensare di essere i padroni del mondo, mentre non lo siamo affatto. Covid-19 a parte, nel mondo abbiamo aperto grandi ferite, vogliamo parlare dell’oceano invaso dalla plastica e dello scioglimento del ghiaccio nei poli? Tutte cose che gridano al disastro e al pericolo vero per l’umanità, però andiamo avanti come se nulla fosse.

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